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UN Public Service Day

giornata internazionale dedicata al


«celebrare il valore e la virtù del
servizio pubblico alla comunità»

martedì 23 giugno 2020

La “banalità del bene”


Massimiliano A. Polichetti
Funzionario storico dell’arte – Museo delle Civiltà
Coordinatore del Museo d’Arte Orientale ‘Giuseppe Tucci’

massimilianoalessandro.polichetti@beniculturali.it
http://beniculturali.academia.edu/MassimilianoAPolichetti

[Le fonti per questo testo sono tratte in parte da documentazione ufficiale reperibile on line, in parte da alcune
riflessioni contenute in una relazione da me a suo tempo prodotta per il MiBACT.]

Abstract
La Giornata del servizio pubblico delle Nazioni Unite – UN Public Service Day – celebra il valore
e la virtù del servizio pubblico alla comunità; sottolinea il contributo del servizio pubblico nel
processo di sviluppo; riconosce il lavoro dei dipendenti pubblici e incoraggia i giovani a
intraprendere carriere nel settore pubblico.

«La virtù dello Stato è la sicurezza»


Baruc de Espinoza, Tractatus Theologico-Politicus,
Amburgo 1670, I – 6.

La frase scelta per avviare queste riflessioni è intesa a porre bene in evidenza la necessità primaria
che ha spinto l’umanità ad organizzarsi in strutture sempre più complesse e sofisticate. Dalla
comunità tribale all’orda, dai complessi proto-statali allo stato moderno, il coordinamento fra
individui dotati di diverse specificità e competenze – condizione politica complessa, posta in essere
dalla presenza di regole certe e condivise – trae il proprio valore esattamente dalla minore o
maggiore efficacia di un determinato modello sociale a garantire le migliori condizioni possibili di
sopravvivenza tanto al gruppo che al singolo componente.

È alla preservazione del corpo dell’individuo colto nella sua fisicità che si rivolge, in buona
sostanza, tutto l’apparecchio statale. Nel processo d’attribuzione di senso al conflitto con il contesto
ambientale che gli uomini pongono in essere mentre si emancipano dalle avverse condizioni
naturali di partenza, il corpo è infatti l’insostituibile utensile che rende possibile il sofferto lavorio
del principio cosciente – portatore dei valori morali – nei riguardi del mondo esterno, la materia
dalla quale trarre ogni significato. Se a livello teologico l’antropologia era già fondata sul valore
assoluto della persona come irriducibile ad ogni contingenza, a livello giuridico è solo dalla
promulgazione del principio dell’habeas corpus che viene finalmente sancita la piena dignità del
suddito-cittadino, proprio in virtù del suo sussistere in quanto corpo.

Le lotte compiute dal ‘secolo dei lumi’ fino alla contemporaneità hanno infine permesso – almeno a
quella parte di umanità che vive nel cosiddetto ‘nord’ del mondo – di ratificare i diritti umani per i
quali il cittadino di uno stato moderno è portatore di istanze di libertà, dignità ed opportunità di
realizzazione.

Naturalmente in questo processo il ruolo svolto dalle Pubbliche Amministrazioni è strategico, sia
per la definizione delle politiche di individuazione dei diritti, che si vuole siano il più possibile
diffusi, sia per la loro attuazione pratica.

In tutti i paesi di democrazia occidentale la Pubblica Amministrazione – la cui attività dovrebbe


essere caratterizzata dal perseguimento di fini determinati dalla legge e retta dai principi di
imparzialità, proporzionalità, legittimo affidamento, efficacia ed efficienza – è stata interessata da
processi di riorganizzazione ispirati alla piena soddisfazione di cittadini, una volta sudditi ora
addirittura ‘utenti’. In Italia questo processo di riforma è iniziato nel 1993, con il Decreto
Legislativo n. 29, e ha raggiunto con la Legge n. 145 del 2002, un punto importante di
assestamento.

Al centro del processo un progetto ambizioso: trasformare la Pubblica Amministrazione italiana –


oggettivamente pervasa di cultura giuridica e di attenzione quasi esclusiva per i profili procedurali e
formali – in un’organizzazione orientata agli obiettivi e ai risultati, al valore e alla qualità dei servizi
erogati, alla soddisfazione dei cittadini e delle imprese utenti, alla migliore comunicazione e
relazione istituzionale. Saldamente fondati sull’art. 98 della Costituzione – laddove si disegna fra
l’altro il profilo di una Pubblica Amministrazione libera e professionale, ma soprattutto al servizio
esclusivo della Nazione – ci si sta finalmente mettendo al passo con l’Europa.

Alle riforme amministrative si è però giunti in ritardo, negli altri paesi europei il processo essendo
infatti cominciato almeno un decennio prima. Per accelerare i tempi, si è fatto in fretta, spesso più
sul piano legislativo che su quello amministrativo. Ad esempio, molte semplificazioni sono rimaste
sulla carta, o hanno ulteriormente complicato il lavoro amministrativo; il cosiddetto sportello unico
ha unificato poche procedure; le strutture interne dei ministeri si sono moltiplicate, invece di
diminuire. Insomma, vecchio e nuovo continuano a coesistere: accanto alle aste on line rimangono
le vecchie norme di contabilità, e ancora non si sa se finirà per prevalere l’antico o il nuovo regime.
Si avverte pertanto una certa precarietà sotto il profilo strutturale che si traduce nel concreto nella
scarsità di direttive e indirizzi funzionali. Se un tale stato di cose dovesse perdurare il vertice dello
Stato rischierebbe di restare prigioniero della routine e di ritornare alla mera interpretazione della
legge, per tacere del rischio – sempre immanente nella storia – di impadronirsi di questo
atteggiamento di servizio trasformandolo in una struttura di potere autoreferenziale.

Caratteristiche del servizio pubblico

Un servizio pubblico è, in buona sostanza, un tipo di servizio reso alla collettività, oggettivamente
non economico, ma suscettibile di essere organizzato in forma d’impresa, secondo la disciplina dei
vari ordinamenti giuridici.
Il concetto di servizio pubblico è necessariamente connesso ad un riconoscimento giuridico dello
stesso: va perciò inteso come servizio tutelabile dall’ordinamento non solo come semplice
aspirazione della collettività, ma come bisogno primario da dover necessariamente soddisfare
tramite azione legislativa. Ciò implica che si può ricorrere eccezionalmente a concessionari privati,
ove la legge lo consenta e pertanto tale gestione può essere assoggettata a controlli più o meno
stringenti. Il servizio pubblico è però generalmente gestito dalla pubblica amministrazione.

Valutazione della pubblicità dell’interesse

La qualificazione di un servizio come pubblico è derivante dalla disciplina normativa statale, che lo
qualifica come tale mediante disposizioni normative atte a favorirne la soddisfazione con gestione
diretta o indiretta, ma è generalmente una valutazione non assoluta e suscettibile di variazione
geografica e socio-economica. Ciò avviene perché il bisogno qualificato varia a seconda che il
richiedente possa o meno trovarsi nella condizione di necessità sufficiente a mettere in moto il
meccanismo qualificativo.

Le conseguenze della qualificazione come servizio pubblico danno luogo a diversi principi
individuati dalla giurisprudenza europea e dalle autorità di settore:

principio di doverosità: i pubblici poteri si fanno carico del compito di garantire l’erogazione del
servizio;
principio di continuità: l’erogazione del servizio non può essere arbitrariamente interrotta;
parità di trattamento: gli utenti hanno tutti pari diritto ad accedere al servizio e ottenere prestazioni
di eguale qualità;
principio di universalità: il servizio va garantito a prescindere dal reddito, dalla localizzazione e
dalla fascia sociale (non discriminazione);
principio di economicità: il gestore del servizio deve essere posto in condizione di esercitare
l’attività in modo imprenditoriale e conseguire un margine ragionevole di utile. Si ricollega
indirettamente all’”abbordabilità”, espressione con cui si indica la garanzia di usufruire del servizio
ad un prezzo accessibile;
principio di non obbligatorietà a svolgere direttamente il servizio: viene infatti prevista la
possibilità di affidare direttamente o indirettamente ad un privato il soddisfacimento del bisogno
riconosciuto dall’ente.

Rimarrà comunque di pertinenza dell’ente la determinazione di regole per lo svolgimento del


servizio oltre alle tariffe e alla vigilanza sull’esatto svolgimento dello stesso.

È possibile distinguere due categorie di servizi pubblici:

a rilevanza economica: servizi che permettono, nella gestione degli stessi, una copertura tra costi e
ricavi. Dunque, sono suscettibili di essere esercitati in forma imprenditoriale e si prestano a essere
gestiti da privati in regime di concorrenza;

senza rilevanza economica: servizi che non consentono una copertura dei costi: le pubbliche
amministrazioni si fanno carico degli oneri di fiscalità generale e del coinvolgimento dei privati che
è solo eventuale e riguarda i gestori cui vengono erogati finanziamenti pubblici.

Italia

Una definizione indicativa (in quanto valida solo per la disciplina dello sciopero) dei servizi
pubblici essenziali si trova nell’art. 1 della legge 12 giugno 1990 n. 146. Ai fini della legge in
questione sono considerati servizi pubblici essenziali, indipendentemente dalla natura giuridica del
rapporto di lavoro, anche se svolti in regime di concessione o mediante convenzione, quelli volti a
garantire il godimento dei diritti della persona, costituzionalmente tutelati, alla vita, alla salute, alla
libertà ed alla sicurezza, alla libertà di circolazione, all’assistenza e previdenza sociale,
all’istruzione ed alla libertà di comunicazione. Il costo dei servizi pubblici essenziali offerti dallo
Stato ai suoi cittadini rientra nella voce del Bilancio dello Stato sotto forma di spesa pubblica.
Questo servizio è garantito dalla funzione statale.

Venendo ora all’argomento specifico, la Giornata del servizio pubblico delle Nazioni Unite viene
celebrata il 23 giugno di ogni anno. I prestigiosi premi del servizio pubblico delle Nazioni Unite
(UN Public Service Awards), di cui si dirà di più tra poco, vengono assegnati in questo giorno.
Questa Giornata è stata designata dalla risoluzione dell’A/A/RES/57/277 dell’Assemblea generale
delle Nazioni Unite per “celebrare il valore e la virtù del servizio pubblico per la comunità”. Il
Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite ha stabilito che i Premi per il servizio pubblico
delle Nazioni Unite devono essere assegnati in occasione della Giornata del servizio pubblico per i
contributi versati alla causa del rafforzamento del ruolo, del prestigio e della visibilità del servizio
pubblico.

Il giorno segna anche l’anniversario della data in cui l’Organizzazione internazionale del lavoro ha
adottato la Convenzione sui rapporti di lavoro (servizio pubblico), 1978 (n. 151). Questa
Convenzione costituisce il quadro per determinare le condizioni di lavoro di tutti i dipendenti
pubblici

La dichiarazione degli Obiettivi di sviluppo del millennio (Millennium Development Goals) delle
Nazioni Unite ha sottolineato il ruolo della governance democratica e partecipativa nel garantire i
diritti di uomini e donne a “vivere la propria vita e crescere i propri figli con dignità, liberi dalla
fame e dalla paura della violenza, dell’oppressione o dell’ingiustizia”. Ha inoltre osservato che il
buon governo all’interno di ciascun paese è un prerequisito per “rendere lo sviluppo una realtà per
tutti e liberare l’intera razza umana dal bisogno”.

L’esperienza dimostra che senza un buon governo, a livello nazionale o internazionale, e un servizio
pubblico efficiente, competente, professionale, attento e altamente dedicato, lo sviluppo sostenibile
e il sostentamento sono messi a repentaglio. L’ex segretario generale delle Nazioni Unite, nel suo
discorso al World Youth Forum del 1998, ha sottolineato l’importanza del servizio pubblico
incoraggiando i giovani del mondo ad entrare in questo campo. Ha detto: “In questo mondo in
evoluzione di nuove sfide, abbiamo bisogno, più che mai, di persone dedicate e di talento per
accedere al servizio pubblico. Oggi più che mai abbiamo bisogno di persone come te sedute qui, per
fare la scelta del servizio all’umanità. “

Scopo dei premi

Lo scopo generale dei Premi del servizio pubblico delle Nazioni Unite è di riconoscere il contributo
istituzionale fornito dai dipendenti pubblici per migliorare il ruolo, la professionalità, l’immagine e
la visibilità del servizio pubblico (decisione 2000/231 del Consiglio economico e sociale).

Tale scopo può essere tradotto nei seguenti obiettivi:

(a) premiare il servizio ai cittadini e motivare i dipendenti pubblici di tutto il mondo a sostenere lo
slancio dell’innovazione e il miglioramento della fornitura di servizi pubblici;
(b) raccogliere e diffondere pratiche ed esperienze di successo nella pubblica amministrazione al
fine di sostenere gli sforzi per migliorare l’erogazione del servizio pubblico a livello nazionale;
(c) attraverso storie di successo, per controbilanciare qualsiasi immagine negativa della pubblica
amministrazione, aumentare l’immagine e il prestigio dei dipendenti pubblici e rivitalizzare la
pubblica amministrazione come una nobile disciplina da cui dipende fortemente lo sviluppo;
(d) promuovere, incoraggiare e facilitare la creazione di reti tra istituzioni e organizzazioni rilevanti
per la pubblica amministrazione e rafforzare le reti del programma delle Nazioni Unite sulla
pubblica amministrazione e lo sviluppo;
(e) migliorare la professionalità nel servizio pubblico nel premiare le esperienze di successo nelle
innovazioni e l’eccellenza nel servizio pubblico.

Chi è idoneo

Tutte le organizzazioni/agenzie pubbliche a livello nazionale e subnazionale, nonché i partenariati e


le organizzazioni pubbliche/private che svolgano funzioni di servizio pubblico esternalizzate sono
eleggibili per la nomina. I premi del servizio pubblico delle Nazioni Unite prendono in
considerazione una distribuzione geografica di cinque regioni. Al fine di livellare il campo di gioco
per le candidature ricevute da paesi con diversi livelli di sviluppo e reddito, sono state stabilite le
seguenti cinque regioni:

(a) Africa
(b) Asia e Pacifico
(c) Europa e Nord America
(d) America Latina e Caraibi
(e) Asia occidentale

I conferitori della nomina ammissibili includono: dipartimenti e agenzie governative; università,


organizzazioni non governative, associazioni professionali, ecc. Non si qualificano invece per questi
premi le innovazioni puramente scientifiche, ad es. in scienze mediche o ambientali.

Categorie e criteri

Nel 2019 i premi del servizio pubblico delle Nazioni Unite sono stati assegnati nelle seguenti
categorie:

categoria 1: Fornitura di servizi inclusivi ed equi per non lasciare indietro nessuno;
categoria 2: Garantire approcci integrati nelle istituzioni del settore pubblico;
Categoria 3: sviluppo di istituzioni pubbliche efficaci e responsabili [categoria vinta dall’Italia nel
2003];
categoria 4: promozione della trasformazione digitale nelle istituzioni del settore pubblico;
categoria 5: promozione di servizi pubblici sensibili alle questioni di genere.

A problemi complessi, risposte complesse: il servizio inteso come logica di coinvolgimento

Tra i soggetti che partecipano alla risoluzione dei problemi complessi, vi è anche la risposta dei
civili attraverso la responsabilità individuale, e il senso di responsabilità non dovrebbe mai
insorgere poiché si teme una punizione (secondo il modus operandi religioso), bensì da una educata
coscienza, che decide di comportarsi in un certo modo poiché è un dovere etico, civile ed
indipendente da chi ci osserva.
La gestione di una società complessa richiede oramai da tempo che il corpo dei membri incardinati
nella funzione pubblica coordini la pluralità di soggetti privati che contribuiscono o possono
contribuire al bene della collettività anche a titolo volontario. Un chiaro esempio è la Croce Rossa
che raccorda il Servizio Sanitario Nazionale ai Volontari per diffondere una “cultura del soccorso”;
la stessa modalità si applica a vari ambiti, certamente non esclusa la tutela attiva del Patrimonio
culturale.

Codice di comportamento dei dipendenti pubblici

Il Codice di comportamento dei dipendenti pubblici è una norma della Repubblica Italiana emanata
con Decreto del presidente della Repubblica 16 aprile 2013, n. 62 che disciplina il comportamento
dei dipendenti pubblici italiani della pubblica amministrazione italiana. Emanato sulla base della
delega della legge Severino, il codice è entrato in vigore il 19 giugno 2013.

La previsione del Codice venne sancita nell’ordinamento giuridico italiano dall’art. 26 del d.lgs. 23
dicembre 1993, n. 546, che modificò il d.lgs. 3 febbraio 1993, n. 29, aggiungendo allo stesso l’art.
58 bis, che delegava il governo italiano all’emanazione di una tale norma, delega poi attuata col
decreto del Ministero della Funzione Pubblica 31 marzo 1994, poi modificato successivamente dal
decreto del predetto ministro del 28 novembre 2000.

La disciplina confluì poi nel d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165, rimanendo vigente sino alla
promulgazione della legge Severino, che delegò nuovamente il governo italiano all’emanazione di
un nuovo codice, delega poi attuata col D.P.R. 16 aprile 2013, n. 62.

Struttura e contenuto del codice

Il D.P.R. si compone di 17 articoli e le disposizioni possono essere riassunte:

determinazione di obblighi minimi richiesti a ciascun dipendente;


divieto di ricevere regali come corrispettivo per le prestazioni amministrative;
obbligo di astensione in caso di conflitto di interesse;
principi e direttive del comportamento in durante il servizio, ed anche privato in alcuni casi;
definizione della responsabilità e di sanzioni connesse alla violazione del codice.

I principi generali di comportamento

Il Codice richiama una serie di principi generali (articolo 3 del Codice) di comportamento per i
pubblici dipendenti che vanno dal rispetto della Costituzione, all’obbligo di conformare la propria
condotta ai principi di buon andamento e di imparzialità dell’azione amministrativa. Il dipendente
deve, in particolare, rispettare i principi di integrità, correttezza, buona fede, proporzionalità,
obiettività, trasparenza, equità e ragionevolezza e agire in posizione di indipendenza e imparzialità,
astenendosi in caso di conflitto di interessi. Deve svolgere i compiti nel rispetto della legge,
perseguendo l’interesse pubblico, senza abusare della posizione e dei poteri di cui è titolare ed
orientando l’azione amministrativa alla massima economicità, efficienza ed efficacia.

Nella gestione delle risorse pubbliche deve seguire una logica di contenimento dei costi che non
pregiudichi la qualità dei risultati. Il dipendente non deve usare a fini privati le informazioni di cui
dispone per ragioni di ufficio, evitare situazioni e comportamenti che possano ostacolare il corretto
adempimento dei compiti o nuocere agli interessi o all’immagine della pubblica amministrazione.
Prerogative e poteri pubblici devono esercitarsi unicamente per le finalità di interesse generale per
le quali sono stati conferiti. Il dipendente deve dimostrare la massima disponibilità e collaborazione
nei rapporti con le altre pubbliche amministrazioni, assicurando lo scambio e la trasmissione delle
informazioni e dei dati in qualsiasi forma anche telematica, nel rispetto della normativa vigente.

Una particolare attenzione è rivolta ai rapporti con i destinatari dell’azione amministrativa, nella
gestione dei quali il dipendente deve assicurare la piena parità di trattamento a parità di condizioni,
astenendosi, altresì, da azioni arbitrarie che possano produrre effetti negativi sugli stessi o che
comportino discriminazioni basate su sesso, nazionalità, origine etnica, caratteristiche genetiche,
lingua, religione o credo, convinzioni personali o politiche, appartenenza a una minoranza
nazionale, disabilità, condizioni sociali o di salute, età e orientamento sessuale o su altri diversi
fattori.

Corruzione e trasparenza

Un elemento di novità e assoluta rilevanza è l’inserimento, tra gli obblighi di comportamento del
pubblico dipendente, del rispetto delle misure necessarie alla prevenzione degli illeciti
nell’amministrazione, in particolare, delle prescrizioni contenute nel Piano per la prevenzione della
corruzione (articolo 8 del codice). Si tratta del rafforzamento della cogenza del Piano
anticorruzione, la cui violazione può comportare l’applicazione di una sanzione disciplinare. Lo
stesso dipendente è tenuto a prestare la sua collaborazione al Responsabile della prevenzione della
corruzione e, fermo restando l’obbligo di denuncia all’autorità giudiziaria, a segnalare al proprio
superiore gerarchico eventuali situazioni di illecito nell’amministrazione di cui sia venuto a
conoscenza. La collaborazione diretta del dipendente appare uno strumento indispensabile per il
predetto Responsabile, a cui la legge 190/2012 attribuisce compiti di vigilanza e monitoraggio
sull’applicazione del Piano nazionale e di quelli integrativi adottati da ciascuna amministrazione. A
questi compiti sono associate la proposizione dei correttivi necessari ai piani e la responsabilità in
caso di reiterate violazioni degli stessi, fatto salvo che dimostri di aver fatto il possibile per evitarle.
Il dipendente è chiamato, inoltre, ad assicurare l’adempimento degli obblighi di trasparenza totale
previsti in capo alle pubbliche amministrazioni (articolo 9 del Codice), prestando la massima
collaborazione nell’elaborazione, reperimento e trasmissione dei dati sottoposti all’obbligo di
pubblicazione sul sito istituzionale. Il dipendente deve anche garantire, attraverso un adeguato
supporto documentale, la tracciabilità dei processi decisionali adottati, in maniera che siano
«replicabili».

Gli obblighi dei dirigenti

Particolari doveri di comportamento sono posti a carico dei dirigenti (articolo 13 del Codice), ivi
compresi i titolari di incarico ai sensi dell’articolo 19, comma 6, del Dlgs 165/2001e in base
all’articolo 110 del Dlgs 267/2000, nonché ai soggetti che svolgono funzioni equiparate ai dirigenti
operanti negli uffici della diretta collaborazione e ai funzionari responsabili di posizione
organizzativa negli enti privi di dirigenza. Prima di assumere le funzioni, il dirigente deve
comunicare all’amministrazione la propria situazione patrimoniale, nonché le partecipazioni
azionarie e gli interessi finanziari che possono porlo in situazioni di conflitto di interessi con la
funzione pubblica che andrà a svolgere; dichiarare se il coniuge o gli stretti congiunti esercitano
attività che li pongano in contatti frequenti con l’ufficio che dovrà dirigere o che siano coinvolti
nelle decisioni e nelle attività inerenti all’ufficio. Infine, ogni anno, deve depositare copia della
propria dichiarazione annuale dei redditi.

Il Civil (o Public) Servant come “funzionario eccellente”

[fonte: MiBACT, Organismo indipendente di valutazione della performance (OIV), Manuale operativo per il sistema di
valutazione del personale, settembre 2010.]
Sempre, ad un livello superiore, e con risultati decisamente superiori all’attesa e rispetto agli altri
colleghi:

offre spontaneamente supporto ed aiuto ai colleghi;

tiene costantemente conto delle interrelazioni esistenti tra la propria attività e quella degli altri
colleghi, agendo di conseguenza;

è disponibile ad adeguarsi alle esigenze dell’incarico ricoperto, anche in presenza di mutamenti


organizzativi;

è in grado di suscitare nell’utenza (interna e/o esterna) una immagine dell’Amministrazione


affidabile ed efficiente;

individua e utilizza le giuste modalità di rapportarsi agli altri e le adatta rispetto ai diversi
interlocutori;

rispetta i tempi e le scadenze per l’esecuzione della prestazione;

opera con l’attenzione, la precisione e l’esattezza richieste dalle circostanze specifiche e dalla natura
del compito assegnato;

cura costantemente le proprie competenze valorizzando le opportunità formative ricevute,


l’autoapprendimento e lo scambio professionale;

trasmette le competenze possedute ai colleghi, anche di altre funzioni;

è in grado di affrontare situazioni critiche e di risolvere problemi imprevisti, proponendo possibili


alternative ed utilizzando le proprie conoscenze, anche derivanti dall’esperienza sul campo.

Il samurai, il guerriero giapponese come analogia orientale del Servant

Il nome samurai deriva da un verbo, saburau, che significa “servire” o “tenersi a lato” e
letteralmente significa appunto “servitore”. Altro nome con cui era conosciuto il samurai è bushi. I
samurai seguivano un preciso codice d’onore, chiamato bushido o “via del guerriero”.
L’eroismo del servizio, gerarchicamente ordinato, costituisce un minuzioso, continuo esercizio di
affinamento della volontà, una ascesi attiva e passiva al tempo stesso, che si basa su di una fede
inflessibile nel proprio “dovere di stato”.
Il bushido si fonda infine su sette concetti fondamentali, ai quali il samurai deve scrupolosamente
attenersi:

ghi: onestà e giustizia


yu: eroico coraggio
jin: compassione
rei: gentile cortesia
makoto: completa sincerità
meiyo: onore
chughi: dovere e lealtà

«Nihil ex omnibus rebus humanis est praeclarius aut praestantius


quam de re pubblica bene mereri.»

“Tra tutte le cose umane, non vi è nulla di più eccellente e notevole


che essere ben meritevole per la repubblica.”
(Marco Tullio Cicerone, Epistulae ad familiares, X, 5)