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PENSIERO SULLA PENA DI MORTE

«A chi sa di dover morire, gli ultimi cinque minuti di vita sembrano interminabili, una
ricchezza enorme. In quel momento nulla è più penoso del pensiero incessante: "se potessi
non morire, se potessi far tornare indietro la vita, quale infinità! E tutto questo sarebbe mio!
Io allora trasformerei ogni minuto in un secolo intero, non perderei nulla, terrei conto di ogni
minuto, non ne sprecherei nessuno!".»

​ )
(​L'idiota[7]​

Sempre nello stesso romanzo:

«Ma il dolore principale, il più forte, non è già quello delle ferite; è invece la certezza, che
fra un’ora, poi fra dieci minuti, poi fra mezzo minuto, poi ora, subito, l’anima si staccherà dal
corpo, e che tu, uomo, cesserai irrevocabilmente di essere un uomo. Questa certezza è
spaventosa. (...) Uccidere chi ha ucciso è, secondo me, un castigo non proporzionato al
delitto. L’assassinio legale è assai più spaventoso di quello perpetrato da un brigante. La
vittima del brigante è assalita di notte, in un bosco, con questa o quell’arma; e sempre
spera, fino all’ultimo, di potersi salvare. Si sono dati casi, in cui l’assalito, anche con la gola
tagliata, è riuscito a fuggire, ovvero, supplicando, ha ottenuto grazia dagli assalitori. Ma con
la legalità, quest’ultima speranza, che attenua lo spavento della morte, ve la tolgono con
una certezza matematica, spietata. (...) Un solo uomo potrebbe chiarire il punto; un uomo
cui abbiamo letto la sentenza di morte, e poi detto: “Va', ti è fatta la grazia!”. Di un tale
strazio anche Cristo ha parlato… No, no, è inumana la pena, è selvaggia e non può né
deve esser lecito applicarla all’uomo.»

In modo simile Dostoevskij scrive anche in ​Delitto e castigo,​ sempre sulla pena di morte:

«Dove mai ho letto che un condannato a morte, un'ora prima di morire, diceva o pensava
che, se gli fosse toccato vivere in qualche luogo altissimo, su uno scoglio, e su uno spiazzo
così stretto da poterci posare soltanto i due piedi – avendo intorno a sé dei precipizi,
l'oceano, la tenebra eterna, un'eterna solitudine e una eterna tempesta –, e rimanersene
così, in un metro quadrato di spazio, tutta la vita, un migliaio d'anni, l'eternità, anche allora
avrebbe preferito vivere che morir subito? Pur di vivere, vivere, vivere! Vivere in qualunque
modo, ma vivere!... Quale verità! Dio, che verità! È un vigliacco l'uomo!... Ed è un vigliacco
chi per questo lo chiama vigliacco.»

​ )
(​Delitto e castigo[8]​
«Se Dio non esiste, tutto è permesso.»