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MARX

Nasce a Treviri, una cittadina nella parte occidentale del Land tedesco della Germania, nel
1818 ​ da una famiglia di condizione economiche agiate, il padre era un avvocato, la madre
una casalinga. Per volere del padre Marx si iscriverà alla facoltà di Bon di giurisprudenza ma
in realtà si rende subito conto di non essere portato per questi studi tanto è vero che si dà
alla vita notturna, goliardica e dunque il padre decide di spostarlo alla facoltà di Berlino. Qui
a Berlino ebbe modo di conoscere i giovani hegeliani, quindi la sinistra hegeliana,
espressione di progressismo, lui si appassiona al pensiero di questi giovani hegeliani, in
particolare al pensiero di Feuerbach; tuttavia si rende poi conto che tanto rivoluzionari non
erano, nel senso che questi giovani hegeliani volevano fare la rivoluzione attraverso le parole,
le “frasi”, ma non era certamente quello che concepiva Marx per rivoluzione: secondo Marx
non era la coscienza a fare la vita ma la vita a fare la coscienza, e quindi con le frasi non si
attua una rivoluzione. Marx abbandona la facoltà di giurisprudenza per iscriversi a quella di
filosofia, si laurea in breve tempo e dopo la laurea comincia a viaggiare; viaggia, si ferma in
Francia, in Belgio e a Bruxelles avrà modo di conoscere Friedrich Engels con cui scriverà un
libro fondamentale ​“Il manifesto del partito comunista”​ ​. Questo testo viene pubblicato
attraverso una colletta perché Marx non disponeva dei soldi necessari e sarà solo di 20
pagine, ma secondo Lenin questo libro peserà quanto interi volumi poiché riesce a smuovere
la coscienza degli individui al punto tale da sollecitarli alla rivoluzione, dunque secondo
Lenin è Marx il mentore della rivoluzione bolscevica (questo accade nel ‘48).
Nel ‘44 scrive un altro importante testo ​“I manoscritti economico-filosofici”​ e nel ‘45 ​“Tesi su
Feuerbach”​ .
Marx si trasferisce poi in Inghilterra (aveva come classe di riferimento il proletariato, a
differenza di Lenin che nasce e muore in Russia e avrà come base la classe contadina) dove
nel ‘48 pubblica il suo capolavoro ​“Il Capitale”​ ​la fotografia economico-sociale del
capitalismo del tempo, dove si parla di merce, plusvalore, capitale variabile, capitale
costante.
Marx viene considerato il padre fondatore del materialismo storico e dialettico (termine
adottato maggiormente da Engels)​ ​, in realtà Marx amava parlare di ​concezione
materialistica e dialettica della storia​.
“MATERIALISTICA”= Seconde Marx fino a quel momento la storia era stata studiata
tenendo conto dell’ideologia, cioè fino a questo momento gli uomini si erano soffermati a
studiare le epoche storiche attraverso il pensiero dell'uomo, l’emotività, la spiritualità; invece
secondo Marx la storia non andava studiata in questo modo, la storia andava studiata
<<tenendo conto dell’azione materiale di produzione dei beni economici >>. Ciò significa
che la storia va studiata tenendo conto della ​struttura della società​, che Marx definisce lo
scheletro della società, le fondamenta della società, cioè tenendo conto dell'economia,
bisogna partire da quella per poi comprendere tutto il resto; tutto ciò che deriva da questa
struttura, l’eco, il riflesso di questa società è la ​sovrastruttura​, parliamo quindi degli
istituti giuridici, delle leggi, degli istituti filosofici, della religione, dell’arte, della cognitività
dell’uomo, l’emotività. Ecco perché Marx dice che Hegel ha posto l’uomo sulla testa, dunque
tenendo conto delle idee, lui invece lo poggerà sui piedi, lo terrà concretamente a terra
poiché bisogna partire dalla struttura per poi giungere alla testa (un po’ come faceva
Feuerbach che capovolge la struttura idealistica del sistema hegeliano). Marx è stato molto
criticato , poiché sotto questo punto di vista viene considerato riduttivo, superficiale, quasi
come se avesse introdotto una sorta di materialismo volgare (materialismo comune, come lo
era per Democrito oppure Hobbes), lui però non vuole rendere riduttivo il suo discorso.
Dinanzi questo suo essere riduttivo Engels prova un po’ a correggerlo.
Marx intendeva dire che fino a quel momento i filosofi erano stati degli ideologi, si erano cioè
chiusi nelle loro torri e burne del sapere, in questi loro castelli speculativi delle idee, invece
bisognava metter mani e piedi alle idee secondo Marx. La storia non può prescindere in
alcun modo dalla questione della struttura, dalla questione economica; l’uomo, per essere
studiato per bene, deve essere calato in un contesto socio-economico. Secondo Marx la
sinistra hegeliana ha fatto ideologia, poiché i filosofi devono occuparsi della realtà.

La struttura, definita anche ​modo di produzione​ consta di alcuni punti fondamentali, in


particolare le forze produttive e i rapporti di produzione. Le forze produttive sono a loro
volta costituite da: forza-lavoro
mezzi di produzione
conoscenze scientifiche e tecnologiche (tecniche)
Forza-lavoro: è costituita dagli operai, gli impiegati, dai proprietari di fabbrica, quindi i
grandi imprenditori, dai contadini, dai proprietari terrieri, tutti coloro che si impegnano in
un contesto lavorativo.
Mezzi di produzione: sono gli strumenti, i mezzi che una determinata società utilizza per
produrre e guadagnare (i macchinari, la terra…)
Conoscenze tecniche: tutte quelle conoscenze utilizzate dalla forza-lavoro per giungere ad un
introito sempre maggiore.
Nella struttura ci sono ovviamente anche dei rapporti di produzione, cioè l'inter correlazione
che c’è tra i vari soggetti che in quel momento rappresentano la forza lavoro.
“​La differenza sostanziale tra l’uomo e la bestia consiste in un’unica cosa, cioè
nel fatto che l’uomo crea da solo i mezzi per il sostentamento, mentre l'animale
va solo alla ricerca di tali mezzi”
La sovrastruttura viene definita da Marx l’eco, il riflesso della società.

“DIALETTICA”= per Hegel aveva molta importanza la dialettica, questa legge del fluire, del
cambiamento, “panta rei” alla maniera eraclitea, che è ovviamente diversa dalla dialettica di
Marx. Hegel sosteneva che i momenti della dialettica fossero tre (tesi, antitesi, sintesi), di cui
i primi due erano solo teorici; Hegel ragionava dunque da ideologo secondo Marx. Marx nel
suo materialismo storico e dialettico concepisce la dialettica in maniera differente: anche per
lui c’erano questi tre momenti che erano però tutti concreti. Se leggiamo economicamente
tesi e antitesi sono rappresentate dalle classi sociali​ e dunque nella sua epoca
parliamo della classe capitalista e proletaria: due classi sociali completamente antitetiche, in
lotta tra loro. Può dunque essere che la sintesi sia un superamento di questi due opposti, una
conciliazione di queste due classi? Ovviamente non è possibile secondo Marx, poiché la
sintesi è la vittoria di una classe e la sconfitta di un’altra, una delle due sfrutta l’altra, lo
sfruttamento è alla base della struttura, non c’è mai stata un società priva di sfruttamento, e
cioè lo sfruttamento dei pochi a danno della sottomissione dei molti. Ecco perché per Marx è
fondamentale la rivoluzione e non bisogna fermarsi alle parole, piuttosto bisogna impugnare
le armi per liberarsi da queste catene.

Marx va ad analizzare le diverse epoche storiche tenendo conto della sua concezione
materialistica e si rende conto che questo modo di produrre è sempre diverso, ma soprattutto
si rende conto che le classi sociali sono state sempre in lotta tra loro, dove c’è sempre stato
sfruttamento.

Età antica: modo di produzione schiavistico. All’interno di questa età esisteva l’antinomia,
l’antitesi tra i liberi e gli schiavi, era tutto incentrato in città e queste due classi erano
totalmente diverse tra loro. Ai liberi erano riservate le arti, gli schiavi invece erano obbligati a
svolgere i lavori forzati, erano dunque gli schiavi la moltitudine sfruttata.

Età medievale: modo di produzione feudale. Marx parla dell’antinomia tra proprietari
terrieri (feudatari) e vassalli (servi), tutto incentrato in campagna.

Epoca moderna (quella in cui vive Marx): modo di produzione capitalistico. Secondo Marx
ciò che ha cambiato radicalmente lo status quo è stata la Rivoluzione Francese, dopo la quale
c’è stato il passaggio economico-sociale dall’età medievale a quella moderna. Questo
feudatario si rende conto, in maniera intelligente, che per guadagnare di più anziché vendere
la materia prima, deve trasformarla in manufatto e da questo manufatto lui ottiene un
introito altamente superiore: il feudatario riesce a diventare imprenditore, e quindi
capitalista. Poiché gli operai vengono altamente sfruttati da questi imprenditori è necessario
che facciano partire la rivoluzione, attraverso la quale si riesce a creare una società
egualitaria, libera.

TESI SU FEUERBACH (1845)

In questo testo elogia Feuerbach, si rende conto che ha portato avanti una filosofia di grande
critica nei confronti di Hegel, poiché Feuerbach ha avuto modo di capovolgere il sistema
hegeliano: egli è partito dall’uomo, e non dalla ragione come voleva Hegel, giungendo alle
idee dell’uomo, un uomo concretamente inteso, che aveva bisogno del tu. Tuttavia, secondo
Marx, Feuerbach parte da un aspetto sbagliato, cioè quest’uomo viene considerato sempre in
termini di astrattezza, poiché non viene calato in un contesto socio-economico, e se non si
considera la struttura si parla sempre di astratto. Un altro punto di Feuerbach da elogiare è
l’ateismo filosofico (non è dio a creare l’uomo, ma è l’uomo a creare dio) : è una religione in
cui l’uomo vuole proiettare fuori di sé tutto ciò che in realtà non ha (onnipotenza,
infinitudine, eternità…). Marx riprende anche il concetto di alienazione, va bene che l’uomo
si stacca da sé per alienarsi in dio; ma prima ancora di vivere questa alienazione in dio,
l’uomo si ​aliena dal lavoro ​poiché frustrato, annoiato ed è per questo che poi si aliena in
dio. Dunque la religione per Marx diviene il sospiro della creatura oppressa, l'oppio dei
popoli, diventa quello che serve all’uomo per superare questa frustrazione, incapacità di
vivere: dio serve all’uomo ed è per questo che l’uomo lo crea.