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ROMA, TEMPIO DI GIOVE CAPITOLINO

Fondato, secondo la leggenda, da Tarquinio Priscoo, completato da Tarquinio il Superbo e dedicato dai primi
consoli della Repubblica nel 509 a.C.. Tuttavia vi sono ancora dubbi sull’effettiva datazione di questa
costruzione.
Si volle in quanto testimonianza monumentale della presenta etrusca in Roma nel VI secolo a.C., secondo
Dionigi di Alicarnasso un incendio lo distrusse nell’83 a.C. e fu ricostruito da Catulo nel 69 a.C.
Si tratta di un periptero sine poetico con tre celle, dedicate rispettivamente a Giunone, Giove e Minerva.
Dotato di sei colonne sul fronte e sei sui lati.
Il tempio è riprodotto come tetrastilo su monete e rilievi storici dell’età imperiale.

AREA SACRA DI LARGO ARGENTINA


Il palinsesto archeologico di Largo Argentina si trova nella zona tra Circo Flaminio e Campo Marzio,
costituisce il massimo insieme di templi di età medio e tardo-repubblicana. L’insieme dei templi è databile dal
IV secolo a.C. al I d.C. 

L’area è interessante poiché le strutture arcaiche di alcuni templi ci confermano la koinè etrusco-italica del IV
e III secolo A.c. e la tendenza, col passare dei secoli, a ridurre progressivamente l’altezza dei podii. Inoltre,
grazie al podio e alla pianta del tempio B, abbiamo conferma dell’ellenizzazione della cultura romana nel II
secolo a.C..

Non si è certi delle divinità a cui i templi furono votati.

L’area sacra si apre sulla Porticus Minucia Vetus, edificata nel 106 a.C. da Minucio Rufo per un trionfo sigli
Scordisci. La porticus è ancora riconoscibile nel complesso grazie ai colonnati sul lato settentrionale ed
orientale della piazza ed al pavimento in tufo, che ha sostituito alcune delle pavimentazioni originali dei
templi dell’area.
L’area è composta da quattro templi, denominati per convenienza A, B, C e D da nord verso sud.
• Il più antico dei templi è quello identificato con la lettera C, che poggia un un podio di quasi quattro metri.
Questo ha una una pianta classica da periptero sine postico, probabilmente tetrastilo o esastilo sulla fronte
e poi colonnato sulle alae ma chiuso in fondo da una parete continua.

Questo tempio ha l’aspetto più arcaico ed è dotato di una propria platea pavimentale, poi sostituita, sulla
quale si imposta un altare in peperino. 

Il tempio durante la media e tarda fase repubblicana ha subito notevoli modifiche e, in particolare,
l’abbassamento del podio dovuto all’innalzamento dei livelli pavimentali tipica dell’età tardo-repubblicana. 

Sulla divinità adorata in questo tempio non ci sono notizie, è stata proposta Feronia.
• Il secondo tempio in ordine di datazione è il tempio A, in origine un edificio in antis o un prostilo tuscanico
(con colonne sulla facciata e con la cella chiusa), posto su un podio decorato a cuscini.

Era dotato di una platea in tufo sulla quale posava un altare in peperino, poi sostituita da una seconda
platea. 

In seguito il tempio venne convertito, probabilmente da Catulo, e trasformato in un periptero alla greca di
sei per nove colonne corinzie con basi e capitelli in travertino e fusti in tufo stuccato. 

Il tempio è probabilmente dedicato a Giuturna o Giunone.
• Il tempio D comprende una parte cementizia più antica ed un rifacimento del I secolo a.C., la pianta ha
tuttavia caratteri arcaici ed è composta da una cella rettangolare preceduta da un ampio pronao esastilo.
Del podio più antico rimane solo l’ossatura cementizia essendo stato sostituito da un podio in travertino nel
I secolo a.C..
• Il tempio B, identificato grazie a Varrone come aedes Fortunae huiusce diei fu votato nel 101 a.C. da
Lutazio Catulo e dedicato successivamente. 

Nella sua fase originaria constava una peristasi circolare, con colonne in tufo dalle basi attiche e capitelli
corinzi in travertino, posto su un podio decorato con gusto ellenico ed una cella sempre circolare.

Successivamente fu modificato e la cella venne eliminata rendendolo uno pesudoperiptero.

COSA: IMPIANTO URBANISTICO


Le colonie romane seguivano generalmente la tradizione urbanistica del castrum ma le colonie latine del IV-
III secolo a.C. assumono fin dalla fondazione l’aspetto delle grandi città italico-ellenistiche. Le dimensioni e
le attrezzature monumentali sono adeguate al numero dei coloni, generalmente alto. 

Le mura della città di Cosa, fondata nel 273 a.C., sono poligonali, lunghe quasi un chilometro e dotate di una
posterula, tre porte e diciotto torri dal lato del mare e munita di di una propria autonoma cinta dal lato delle
colline con funzione di arx. 

Parallela alle mura vi è una via intramuraria che percorre tutta la città.

Entro strade rettilinee e incroci ortogonali si formano insulae di diverse dimensioni, tutte dotate di un
impianto fognario. 

Nella stella fra le due alture si colloca il foro e due templi all’interno di esso, al centro della città furono
collocate delle terme.

Gli approvvigionamenti idrici erano garantiti da due cisterne pubbliche e da altri strumenti privati.

La città conobbe la massima fioritura nel III e II secolo a.C..

ROMA: TOMBA DEGLI SCIPIONI


L’ipogeo gentilizio dei Cornelii Scipiones sorse lungo la via Appia nel 312 a.C. circa, probabilmente ad opera
di Scipione Barbato, il cui sarcofago è posto nel luogo di maggior rilievo all’interno della camera. All’inizio fu
una grossa camera praticamente quadrata in cui si inserirono differenti sarcofagi monolitici in tufo o costituiti
da differenti lastre posti dentro rudimentali nicchie scavate nelle pareti dei corridoi per risparmiare spazio.

Solamente alcuni sarcofagi sono datati o iscritti quindi è possibile datarli esclusivamente fino al 150 a.C.,
dopo questa data gli fu affiancato un secondo ipogeo più piccolo ma simile dove furono sepolti altri membri
della famiglia nel corso del II secolo a.C.

In occasione della costruzione del secondo ipogeo fu fatta erigere una solenne facciata rupestre, consistente
in un podio con severe cornici a cuscino, entro la quale si aprono tre archi di cui due diretti agli ipogei ed uno
cieco. È in un prospetto tripartito a semicolonne e nicchie, ispirato alla scaenae frontes ellenistiche. Tre
statue marmoree sono poste all’interno delle nicchie: l’Africano, l’Asiatico e il poeta Ennio.

Questo prodotto è la testimonianza della diffusione progressiva della cultura ellenistica in Roma ed è
probabilmente da attribuire a Scipione l’Emiliano.

ROMA: C.D. BRUTO CAPITOLINO


La testa bronzea rinvenuta fin dal ‘500, appartenuta ad una statua andata perduta, è stata identificata con il
ritratto di Bruto, mitico fondatore della repubblica e l’identificazione è stata condotta grazie ad un confronto
con la ritrattistica nella numismatica del 59-43 a.C.

Il ritratto ha carattere intenso e ispira la gravitas, l’impegnono e la tensione ideale che assegnava il patriziato
romano ai suoi membri più illustri. 

È probabile che si tratti di una ricostruzione più che di un ritratto, la raffinatezza dei dettagli sia pure nella
sua costruzione semplice la rende databile al III secolo a.C., momento di massima espansione culturale
romana e di assoluto predominio politico e culturale sulla penisola, poco prima dell’avvento
dell’ellenizzazione.

ROMA: TOMBA DEGLI SCIPIONI, SARCOFAGO DI SCIPIONE BARBATO


Nel fondo del primitivo ipogeo della famiglia degli Scipioni si trova il sarcofago in nenfro di Scipione Barbato,
che fu console nel 289 a.C.. Questo sarcofago è l’unico all’interno della tomba ad avere una decorazione di
tipo architettonico ed elaborato. Esso è concepito in forma di altare, vi sono numerosi riferimenti alla cultura
ellenistica, con sobrie modanature alla base ed una cornice a dentelli sovrapposta ad un fregio dorico in alto.
È decorato con delle rosette poste dentro alle metope. 

È presente il gusto del primo ellenismo con le sue cornici ioniche su fregi dorici e coronamenti corinzi.
Questo fa ritenere che il sarcofago provenga dall’Italia meridionale e fa pensare alle maestranze dell’Etruria
meridionale. È anche possibile che si tratti, tuttavia, di un pezzo prodotto dal confronto diretto con le culture
megalo-greche. 

Sul coperchio un’iscrizione dipinta indica il nome del defunto, l’altra incisa successivamente contenente un
estratto della laudatio funebris.

ROMA: NECROPOLI DELL’EQUILINO, AFFRESCO CON SCENA STORICA


Questo pezzo di affresco, giuntoci da una tomba nella necropoli esquilina (usata dal VIII al I secolo a.C.) è
un importante documento per la pittura storica romana.

L’affresco è composto da quattro registri: del primo ci rimangono le gambe di un personaggio; nel secondo si
scorgono le mura di una città popolata con dei personaggi in abiti militari sannitici posti dinnanzi a mura; nel
terzo registro troviamo due scene diffrenti, una di combattimento ed una simile alla precedente; il quarto
registro mostra un duello tra un sannita e un romano.

Gli ultimi due registri e le iscrizioni hanno fatto supporre che si tratti di rappresentazioni di battaglie e tregue
della seconda guerra sannitica. 

Gli elementi stilistici ed il gusto narrativo sono quelli italici: i dettagli individuali, i contrasti cromatici e la
tendenza a costituire delle pitture trionfali.


ROMA: FORO BOARIO, TEMPIO C.D. DI VESTA


Costruito probabilmente sotto la censura di Scipione Emiliano nel 142 a.C., si tratta di un tempio marmoreo
composto su una elevata piattaforma a blocchi di tufo, che riveste un’importanza storica incredibile.

Viene identificato con l’aedes Herculis Vincitoris, dedicato da un fortunato mercante tiburtino alla fine del II
secolo a.C., questo lo dimostra la statua di Ercole che abbellisce il tempio.

L’edificio voleva essere simbolo della potenza della classe equestre del suo tempo. Le fondazioni sono ad
anelli di blocchi di cappellaccio e al di sopra si eleva, senza un podio alla maniera ellenica, una serie di
gradini di krepidoma, su quale si impostano la peristasi e la cella con un alto zoccolo a ortostrati interamente
in marmo. 

Le colonne hanno le basi attiche, il fusto scanalato e i capitelli corinzi: la maggior parte sono state sostituite
in età imperiale. 

Il soffitto era cassettonato e si conservano pochi resti dell’elegante cornice. La cella era originariamente
coperta da una cupola, crollata quando il tempio è stato trasformato nella chiesa di S. Maria Egiziaca nel
medioevo.
Tutta la concezione del tempio tradisce le maestranze greche della fine del II secolo a.C.: i modelli sono
palesemente classici, sia per l’impianto che per i modelli decorativi, ispirati ai grandi santuari greci ma filtrati
mediante l’esperienza tardo-ellenistica e poi romana.

ROMA: FORO OLITORIO, TEMPLI REPUBBLICANI


La chiesa di S. Nicola in Carcere, ai margini tra Foro Olitorio e Foro Boario, contiene i resti di tre templi d’età
repubblicana identificati con quelli di Ianus, Iuno Sospita e Sepes databili dal 260 a.C. al 194 a.C. ma
restaurati in età tardo repubblicana o imperiale. 

Uno è un periptero 6x11 dorico posto su un podio non modanato, uno è un periptero ionico 6x11 posto su un
podio alto di tufo e l’ultimo è un periptero sine postico 6x9 con colonne in tufo rivestite di stucco ed un podio
basso elegantemente sagomato.

ROMA: CAMPO MARZIO MERIDIONALE


Campo Marzio meridionale esprime lo stile urbanistico della Roma tardo repubblicana meglio di ogni altra
area della città, malgrado la pluralità degli interventi l’area è indubbiamente tesa a mostrare la grandezza
della Roma del tempo e del suo imperialismo. 

L’intervento rivoluzionario è da attribuire a Flaminio nel 221 a.C., che fa costruire il Circo Flaminio per i ludi
plebei con un asse inclinato nord-ovest sud-est, su questo asse si inseriranno poi tutti gli altri costruttori di
edifici trionfali dall’Hercules Musarum del 189 a.C. al teatro di Pompeo del 55 a.C., fino ai grandi edifici di
Agrippa e Domiziano.

ROMA: CAMPIDOGLIO, TABULARIUM


É certamente l’opera più impegnativa dal punto di vista architettonico: eretta in opera quadrata con i soffitti a
volta in calcestruzzo nel 78 a.C. da Lutazio Catulo allo scopo di servire come archivio di Stato. 

La Tabularium occupava le pendici orientali del Campidoglio e maschera, con la sua substructio a scarpa, il
Capitolium e l’Arx.
La substructio è sormontata da una grande galleria a volta aperta verso il Foro romano, composta da archi
inquadrati da semicolonne doriche, alle spalle della quale sono poste una serie di stanze chiuse e coperte a
volta. Questa tipologia di struttura e di decorazione diventeranno poi un modello accettato universalmente
per tutti gli edifici romani successivi.


PALESTRINA: SANTUARIO DELA FORTUNA PRIMIGENIA

TIVOLI: SANTUARIO DI ERCOLE VINCITORE


Il

TERRACINA: SANTUARIO DI IUPPITER ANXUR


Il

COSA: FORO
Il

POMPEI: FORO
Il

POMPEI: TEATRO E ODEON


Il

POMPEI: TERME STABIANE


Il
POMPEI: CASA DEL FAUNO
Il

ROMA: C.D. ARA DI DOMIZIO ENOBARBO


Il

ROMA: ACROLITO FEMMINILE


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ROMA: RITRATTO DI POMPEO


Il

ROMA: BASILICA EMILIA, FREGIO STORICO


Il

ERCOLANO: CASA SANNITICA, PARETE DI I STILE


Il

ROMA: CASA DEI GRIFI, PARETE


Il

POMPEI: VILLA DEI MISTERI, SALONE CON SCENE MISTERICHE


Il