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Forma di stato della costituzione italiana

La forma di stato dello statuto albertino (poi trasformata in stato autoritario nel
fascismo) era indiscutibilmente accentrata.

Poi nel 1948 arriva la costituzione repubblicana, e identifica una stato democratico
regionale. Stabilisce che la sovranità appartiene al popolo, che la esercita con i
seguenti modi:

1) Diritto di voto (art. 48)


2) Referendum abrogativo ( art. 75)
3) Petizione popolare alle camere (art.50)
4) Iniziativa legislativa popolare (art. 71)

Il diritto di voto è esercizio della sovranità tramite rappresentanza politica, mentre gli
altri sono istituti di democrazia diretta, per la diretta partecipazione del cittadino al
potere sovrano.

Il referendum è il più rilevante, in cui con 500.000 firme si può richiedere


l’abrogazione di una legge, escluse leggi tributarie o di bilancio, di amnistia o di
indulto, o autorizzazione di ratifica di trattati internazionali.

La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la


maggioranza degli aventi diritto e se si è raggiunta la maggioranza dei voti espressi
(doppio quorum).

Il referendum entra in gioco anche in un eventuale processo di modifica della


costituzione. In particolare, una volta che la legge costituzionale (nuova o di
revisione) è approvata dalle 2 camere, entro 3 mesi dalla pubblicazione si può
richiedere il referendum (possono farlo 500k elettori, o 1/5 dei membri di una
camera, o 5 consigli regionali).

Questo è disciplinato dall’articolo 138 della costituzione stessa. Nell’articolo 139 è


invece specificato ciò che NON si può modificare della costituzione, e si tratta della
forma di stato: l’italia è una repubblica e non può essere trasformata in dittatura o
monarchia (salvo tramite rivoluzione armata).

Il principio democratico (e quindi di separazione dei poteri) stabilisce anche il fatto


che il governo, rappresentativo della sola maggioranza parlamentare, può emanare
delle leggi soltanto in casi particolari e specificati nel dettaglio.

Sono due i modi con cui il governo può ottenere il potere legislativo (art. 76 cost
“funzione legislativa può essere delegata al governo soltanto con determinazione di
principi e criteri direttivi e per tempo limitato e oggetti definiti”):

- Decreto legislativo: questo può essere prodotto dal governo soltanto dopo che il
parlamento ha emanato una legge delega.

- Decreto legge (art.77): il governo può emanare un decreto legge in qualsiasi


momento, in caso di necessità ed urgenza. Tuttavia, questo decreto dovrà essere
presentato il giorno stesso alle camere (che si dovranno riunire in 5 giorni anche se
sciolte). Le camere devono approvarlo entro 60 giorni dalla pubblicazione: se questo
non accade, il decreto perderà validità anche in maniera retroattiva, cioè per eventi
avvenuti tra la pubblicazione e il tempo di discussione alle camere.

Nell’entrata dell’Italia nell’unione europea si è parlato di deficit democratico, perché il


parlamento europeo, già attivo dal 1979, aveva un ruolo troppo marginale nella
produzione degli atti normativi, e invece il Consiglio europeo (formato dai ministri
delle nazioni) aveva il ruolo più importante. Con il trattato di Lisbona nel 2009 questo
problema è però andato ad arginarsi abbastanza, rafforzando i poteri legislativi del
parlamento europeo.

Fisionomia rapporto governo/territorio della nostra costituzione

Questo rapporto è stato profondamente cambiato nella riforma Bassanini del 1997
(cosiddetta del massimo del federalismo possibile a costituzione invariata) e poi nel
2001 con la riforma relativa al titolo V della parte II della Carta che ha mutato la
ripartizione delle competenze legislative e amministrative tra stato e regioni.

Il testo della costituzione del 1948 era ispirato da 2 influenze principali: il


regionalismo spagnolo, e il federalismo mitteleuropeo, in particolare tedesco.

Sul modello spagnolo, nell’articolo 117 venivano enumerate le competenze


legislative relative alle regioni, e secondo il parallelismo delle funzioni, anche le
competenze amministrative. Secondo l’articolo 118, “spettavano alla regione le
funzioni amministrative per le materie elencate nel precedente articolo, salvo quelle
di interesse esclusivamente locale” che potevano essere attribuite dalle leggi alle
province, ai comuni, o altri enti locali. L’art 118 stabiliva poi che lo stato potesse, con
legge, delegare alla regione l’esercizio di altre funzioni amministrative e che la
regione esercitasse normalmente le sue funzioni amministrative delegandole alle
province, ai comuni o ad altri enti locali, o valendosi dei loro uffici.

Queste disposizioni sono in maniera evidente del solco del regionalismo, poiché nel
modello federale la tecnica enumerativa è inversa (prima si elencano le competenze
dello stato).

Dall’influenza spagnola derivano anche le 5 regioni ad autonomia speciale (Friuli V.


G., Sardegna, Sicilia, Trentino, Valle d’Aosta).

Risultavano invece modellate sul federalismo mitteleuropeo le regioni ad autonomia


ordinaria, con uguali attribuzioni come in uno stato federale e la
costituzionalizzazione del riparto delle competenze tra centro e periferia demandato
oltre che alla costituzione, agli statuti regionali speciali, adottati a differenza della
spagna con legge costituzionale.