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LE BUGIE DI CHIODI

Il presidente della Regione Gianni Chiodi, nella sua qualità di commissario straordinario alla
sanità, ha sostenuto una serie di affermazioni false con l’obiettivo di cambiare le carte in tavola e
dare una versione del tutto diversa della situazione della sanità abruzzese. Qui di seguito sono
riportate tutte le affermazioni di cui Chiodi si è fatto portavoce

1) CHIODI: “Per il 2010 abbiamo stimato un disavanzo addirittura considerevolmente al di


sotto della percentuale fissata nel programmatico del piano di rientro per il 2010”;

FALSO :Il Piano di rientro approvato con DGR. 224 del 13/3/07 stabilisce una riduzione del deficit
di 58 mln nel 2007, 98 mln nel 2008, e 129 mln nel 2009, per arrivare a una gestione in pareggio al
2010. Tali obiettivi sono stati rispettati al di là di ogni rosea previsione ( vedi Delibera Comm .
Redigolo n° 62 del 5 agosto 2009 ) fino al 2009, passando da 469,40 mln del 2005 a 43,30 del
2009. Nel 2010 invece ,con il commissario Gianni Chiodi, c’è stata una inversione di tendenza
con un deficit salito fino a 101 mln, così come riportato nel P.O., in parte coperto da fondi
regionali, per arrivare a una previsione di deficit di 68,9 mln programmato che purtroppo è salito a
79 milioni dopo le ultime verifiche.

Si tratta di un risultato negativo derivante dal saldo di mobilità interregionale, dall spese per il
personale, la farmaceutica, i beni sanitari e le prestazioni dai privati..

Qui di seguito è riportata la tabella estrapolata dal DPEFR 2011-2013 approvato con Delibera di
Consiglio regionale n° 64 /3 del 28.12.2010
2) CHIODI: “In due anni è stato ridotto del 22% il debito del sistema sanitario regionale”;

Falso. La riduzione del debito comincia dal 2006 con il governo di centro sinistra ( vedi tabella).

Ricordiamo che alla fine del 2004 il governo Pace aumentò il budget alle cliniche private del 20%,
fu approvata la prima cartolarizzazione e la spesa sanitaria aumentò di 200 euro pro-capite.

Qui di seguito la tabella estrapolata dal DPEFR 2011-2013 approvato con Delibera di Consiglio
regionale n° 64 /3 del 28.12.2010
3) CHIODI: “ Ci siamo trovati di fronte ad alti tassi di ospedalizzazione”

Falso: Il Piano Operativo approvato da Chiodi riporta a chiare lettere la riduzione del tasso di
ospedalizzazione della Regione Abruzzo negli anni 2006-2008 . Una riduzione pari al – 24% per
ricoveri per acuti e – 14% per ricoveri in Day Hospital, miglior risultato in assoluto tra le regioni
italiane.

4) CHIODI: “Con il centro sinistra vi è stata una proliferazione dei posti letto, di unità
operative complesse, ricoveri inappropriati”;

Falso: con la Legge R. 6/ 2007 relativa alla riorganizzazione della rete ospedaliera sono stati tagliati
1000 P.L. per acuti e sono aumentati i posti letto di lungodegenza e riabilitazione negli ospedali
pubblici, con un taglio complessivo pari al 17% dei P.L. privati e del 5% pubblici. Con
l’approvazione della L.R. 20/2006 e della successiva D.G.R. n° 354/2008, sono stati calcolati i
livelli di inappropriatezza dei ricoveri per singola struttura e sono state calcolate le somme da
recuperare, pari complessivamente a 50.2 milioni nel privato e 65 mln nel pubblico per un totale di
115 mln di euro. Chiediamo al presidente Chiodi : sono state recuperate tali somme?

E’ stata applicata la legge anche agli esercizi successivi ? Il governo Chiodi, per il calcolo del
fabbisogno, cioè del numero dei ricoveri necessari per soddisfare il fabbisogno della nostra regione,
non ha fatto ricorso alla L.R. 20/ 2006, non ha fatto riferimento all’inappropriatezza di ogni singola
struttura, ma si è limitato ad applicare solo degli abbattimenti generali previsti dalle norme
nazionali, mettendo sullo stesso piano privati che hanno una inappropriatezza che si avvicina al
60%, l’ospedale pubblico ( Teramano), S.Omero che raggiunge il 52% e l’ospedale di
Guardiagrele ,nonostante il fatto che quest’ultimo, grazie a un processo di riconversione approvato
nel 2007, si colloca tra le strutture più virtuose con un livello pari al 36% .

Dobbiamo a questo punto chiederci: perché il presidente Chiodi, con un comportamento a dir poco
illegittimo,(oggetto del mio ricorso al TAR), ha deciso di non applicare una legge della Regione
Abruzzo? Si tratta di un atto gravissimo.
Si riporta lo stralcio del Piano di Riorganizzazione della rete ospedaliera prevista dalla L.R. 6/2007,
dal Piano di Rientro dai debiti sanitari approvato con DGR n ° 224/2007 e del Piano Sanitario
Regionale approvato con L.R. 5/2008.
5) CHIODI: “Questa situazione ha portato all’esplosione del debito, che ad inizio del 2008 era il
più alto d’Italia”

Falso: Basta dare uno sguardo alla tabella precedente e alla seguente, estrapolate dal DPEFR 2011-
2013, presentata dal presidente Chiodi e approvato con Delibera di Consiglio Regionale n° 64 /3
del 28.12.2010

6) CHIODI: “Due sono punti più importanti su cui siamo intervenuti: per quanto riguarda i
privati abbiamo fissato i tetti di spesa e firmato per tempo i contratti; per quanto invece attiene la
rete ospedaliera, abbiamo provveduto alla riconversione di sei piccoli ospedali che presentavano
dimensionamenti ridotti tali a nostro giudizio da mettere a repentaglio la qualità dei servizi
stessi.

Falso : Innanzitutto gli ospedali da riconvertire sono 5 e non 6 !!! Per quanto attiene i piccoli
ospedali , nel piano sanitario regionale approvato con L.R. 5/2008 sono già stati riconvertiti in
Ospedali di Territorio che prevede : attivazione/potenziamento dei reparti di lungodegenza,
riabilitazione, pronto soccorso territoriale, medicina orientata, lungodegenza, riabilitazione, day
hospital D.S. e One day surgery , chirurgia e ambulatoriale, day service, pacchetti ambulatoriali
complessi, ospedale di comunità, ambulatori specialistici, articolazioni organizzative della
medicina generale, casa della salute.

La trasformazione in Ospedali del Territorio deve essere avviata contestualmente alla


riorganizzazione della rete dell’emergenza e del sistema delle cure domiciliari. Fino al
completamento delle suddette realizzazioni, che devono avere priorità assoluta nella
programmazione regionale e aziendale, e devono essere portate a compimento nell’arco del
prossimo triennio, nei “piccoli ospedali” rimarranno attivi, ove già presenti, i servizi di
pronto/primo soccorso e/o le UU.OO. o moduli di medicina interna/geriatria, anche con funzioni di
ricovero ordinario, che avverrà attraverso il servizio di accettazione di reparto.

Invece sono state tagliate ulteriormente 11 postazioni territoriali di 118 nelle zone interne e attivate
( guarda caso a Teramo ) 2 nuove postazioni lungo la costa.. Risultato finale: la rete ospedaliera la
provincia di Teramo, pur avendo un territorio molto inferiore a quella di Chieti e una popolazione
inferiore di 75.000 unità, ha lo stesso numero di postazioni ( 10) della provincia di Chieti.

La riconversione dei Piccoli ospedali in “ ospedali di territorio, ha anche un altro obiettivo molto
importa tante, quello di riequilibrare l’offerta della RIABILITAZIONE oggi a favore del privato.

Purtroppo il presidente Chiodi, si ostina ripetere sempre le stesse cose ( troppi ospedali….
insicuri…. sottocasa …. Lobby) dimostrando di non conoscere minimamente il contenuto del PSR
approvato nel 2008. Ignoranza o solo calcolo ben preciso per liberare risorse e soprattutto Posti
Letto a favore dei privati?

Considerato che la determinazione dei Posti letto preaccreditati del privato è definita dalla
programmazione regionale in funzione dell’erogazione dei LEA , quindi conn finalità pienamente
integrativa rispetto alle dotazioni ospedaliera a gestione pubblica, perché, allora, Villa Pini è stata
riaccreditata qualche giorno dopo la chiusura di tre ospedali pubblici? perché si è voluto creare un
danno patrimoniale, azzerando il valore di tre strutture pubbliche e ripristinando e potenziando il
valore di una struttura privata, il cui accreditamente era stato sospeso per problemi amministrativi
legati al personale che poteva essere tutelato seguendo le esperienze di altre regioni, come il Lazio e
il Veneto?

7) CHIODI : “Processo che ha interessato 6 ospedali pubblici su 22 e porterà


all’abbattimento dei posti per acuti ma nel contempo a una presenza più immediata e
diretta sul territorio” .

Falso: Gli ospedali sono 5 ( Gissi, Casoli, Guardigrele, Pescina e Tagliacozzo) e inoltre il
presidente Chiodi mente. Non è possibile procedere all’abbattimento dei posti per acuti in
quanto detti ospedali sono già stati riconvertiti in Ospedali di Territorio che non prevedono la
presenza di P.L. per acuti.
8) CHIODI: “L’attuazione del Piano sta portando a benefici non solo dal punto di vista
finanziario, ma soprattutto per migliorare la qualità dei servizi offerti”

Falso: I benefici economici si sono registrati fino all’insediamento del commissario Chiodi, cioè
fino al 2009 ( vedi tabella iniziale DPEFR 2011-2013) . Per quanto riguarda la qualità dei servizi,
tale affermazione è spudoratamente falsa: basta dare uno sguardo alla rassegna stampa, ai dati
sanitari sulla mobilità passiva degli ultimi due anni che ha fatto registrare un aumento del 20% con
un aumento della spesa di 22 milioni di euro tra il 2007 e il 2009. Per quanto riguarda la
riconversione dei piccoli ospedali, così come riportato nel P.O., essa non incide minimamente sugli
aspetti finanziari ( previsto un risparmio a regime di soli 4,7 milioni di euro). Per quanto riguarda
invece la mobilità passiva e la qualità delle prestazioni sanitarie della Regione Abruzzo, chiunque è
in grado di capire che esse dipendono dagli ospedali di eccellenza e non dai piccoli ospedali.
Chiodi dovrebbe spiegare agli abruzzesi: Perché con il suo commissariamento nel 2010 il deficit è
tornato a crescere fino a 101 mln di euro?

9) CHIODI : “Stiamo lavorando sulla farmaceutica e sul personale”

Chiodi però dimentica di specificare che, nel 2010, nonostante l’aumento dei ticket da 1 a 4
euro per ricetta, la spesa farmaceutica è aumentata di 8,5 milioni e la spesa del personale di 6
milioni (dati estrapolati dal Piano Operativo predisposto dal presidente Chiodi).

10) CHIODI : “I risultati raggiunti hanno evitato di aumentare ulteriormente le tasse


….e portare il disavanzo annuale 2010 al di sotto del debito programmatico”

Falso: I risultati che hanno evitato l’aumento delle tasse sono quelli relativi all’anno 2008 , mentre
il disavanzo annuale 2010 che doveva essere pari a zero, ha avuto un aumento fino a 101 mln di
euro ( corretti fino a 68 con fondi regionali, tendenti a 79 mln come da tavolo di verifica)

11) CHIODI : “Per anni abbiamo parlato di un sistema sanitario che si presentava
iniquo, illegale, ma non le abbiamo scoperto noi queste cose ma le ha scoperto la
magistratura prima di noi; Gruppi di interesse che stanno resistendo al cambiamento
sono gli stessi che hanno contribuito a generare un sistema sanitario del genere ,
approfittando della debolezza della politica che non si è posta a leadership ed era
arrendevole al sistema corporativo della sanità. Come allo stesso modo sono da
considerare corresponsabili i sindacati, e le figure professionali dei medici”;

Dichiarazioni gravi e irresponsabili che Chiodi dovrebbe specificare nel dettaglio e denunciare alle
autorità competenti. Ma, non si può tacere sulle dichiarazioni assurde rese dal presidente-
commissario durante le varie audizioni, : “ ci vuole un altro anno di tolleranza… illegalità ?”, che
supera ogni limite di correttezza e di senso di responsabilità. Chiodi aveva ed ha, la possibilità e,
perché no, anche il dovere morale e politico di assicurare percorsi trasparenti , condivisi, di
garantire il rispetto delle regole, di garantire la verità su fatti e responsabilità . Avrebbe avuto come
alleati l’intero consiglio regionale e l’intera società abruzzese. Invece, si è rinchiuso in un vicolo
cieco e, attualmente, non perde occasione per scaricare responsabilità sul passato, mentendo
spudoratamente in ogni occasione per imporre delle decisioni che, dopo una fase di risanamento
( dimostrata dai dati approvati dallo stesso governo regionale), stanno portando la sanità abruzzese
nel caos più totale

Chiodi deve avere l’onestà, intellettuale e polita , di dire con la massima chiarezza che:

a) Debito sanitario, pari a 1.760 milioni di euro, è stato accumulato dal centro destra nel periodo
2001-2005 ( come : da verifiche trimestrali dei tavoli di lavoro nazionali, da relazione della Corte
dei Conti 2008 e dal Piano di Rientro Sanitario.)

b) Fermo restando, l’azione della magistratura per l’accertamento di eventuali comportamenti


criminosi, rimane un dato fondamentale,( storico per questa regione): il governo di centro sinistra
si è opposto con decisione, ai gruppi di interesse, ed ha approvato una serie di norme , leggi,
delibere , stabilendo regole certe che hanno consentito una azione di risanamento del debito
sanitario e una riduzione del tasso di ospedalizzazione andata avanti fino al 2009. Purtroppo nel
2010, con il commissario Chiodi, c’è stato una inversione di tendenza con un nuovo deficit, a fine
2010 pari a 101 milioni di euro.

A dimostrazione di quanto sopra affermato, si riportano alcuni dei provvedimenti più


significativi di quell’esperienza di governo , durata appena tre anni ( 2005-2008)

- L.R. 20/ 2006 “ Misure per il settore sanità relative al funzionamento delle strutture
sanitarie e all’utilizzo appropriato dei regimi assistenziali….”

- DGR n° 224/ 2007 “Approvazione accordo …. per approvazione Piano di Rientro”

- L.R. 32/ 2007 “sulle autorizzazioni …… Privati”

- L.R. 6 / 2007 “ linee guida per la ridefinizione dei posti letto ….”

- L.R. 5/2008 “ Piano Sanitario Regionale ……”.

- DGR n° 354/ 2008 “ conseguenze …….. mancato raggiungimento degli obiettivi di


abbattimento dei ricoveri, in applicazione dell’ART.1 L.R. 20/2006 ” .
- Delibera che ha permesso un recupero di 105 milioni di euro di cui 52 milioni nel settore
privato.

- DGR n° 45 “ Piano di risanamento ……….prestazioni riabilitative”

Delibera che prevedeva un taglio del budget del 2008 rispetto al 2007, alle cliniche private, pari
a 33,5 Mln ( - 24,9 %). Taglio giudicato da parte del TAR Abruzzo “ eccessivo e tale da
mettere in discussione la competitività delle aziende private” .

Una sentenza che dimostra chiaramente che, quell’azione di governo, non è stata tenera con
nessuno!!!

- DGR n° 49 /2007 “ Piano di risanamento ……….prestazioni riabilitative”

Che prevedeva un abbattimento del budget delle cliniche private di 20,9 mln di euro ( - 23%)

QUESTI SONO FATTI CONCRETI E NON PAROLE CHE CHIODI IGNORA, NON
CONOSCE O PREFERISCE FAR FINTA DI NON CONOSCERE

12 ) CHIODI : “Questo è il sistema contro il quale si sta combattendo , che è un sistema


formato da gruppi di pressione antichi, possenti e forti che ritengono questo cambiamento
pericoloso perché va ad intaccare posizione di potere;

Chiedo al presidente Chiodi:

- Quali sono “ i gruppi di pressione antichi, possenti e forti” ?.

Forse sono le popolazioni delle zone interne , come spesso ripete il presidente Chiodi, che
cercano solo di salvare i loro piccoli ospedali e di assicurare un minimo di servizi sanitari per
dare maggiori garanzie alle zone interne?.

- Perché il presidente Chiodi non ha mai fatto riferimento alle 13 strutture private che,
effettivamente, sono troppi come evidenziato nel Piano di Rientro e non ha seguito l’esempio del
centro sinistra che con il PSR, ha tagliato il 17% dei posti letto ai privati e il 5% al pubblico?

- Perché, stante la necessità di potenziare la rete di Emergenza-Urgenza non ha mai pensato di


coinvolgere anche le strutture private?perché non hai mai pensato di togliere l’accreditamento alle
strutture private e non a quelle pubbliche?

- Perché non si è mai preoccupato di assicurare una equa distribuzione delle strutture sanitarie su
tutto il territorio regionale e soprattutto nelle zone interne, come stabilito dall’art, 32 della
Costituzione Italiana?

- Perché il P. Chiodi ha deciso di mantenere il commissariamento sulla sanità pur avendo la


possibilità , in base L. 191 / 2009 comma 95 art. 2 di presentare un Nuovo Piano di Rientro e
ridare piena legittimità al consiglio regionale? Perché ha bocciato il mio emendamento alla
finanziaria che andava proprio in quella direzione?
- Perché ha presentato, nel mese di maggio, la prima stesura del Piano Operativo di nascosto, senza
informare nemmeno i consiglieri di maggioranza, e senza assicurare nessun confronto sui territori,
come stabilito dalla risoluzione approvata dal Consiglio Regionale?

- Perché, da commissario, non ha dato seguito al Piano di Rientro e alle varie leggi vigenti nella
regione come previsto dalle leggi vigenti, tanto da costringere il sottoscritto a presentare ricorso al
TAR?

E’ opportuno entrare nel merito di alcune scelte del centro destra che il commissario-
presidente Chiodi avrebbe il dovere di spiegare agli abruzzesi:

Perché la Regione non si è attivata per “adottare provvedimenti finalizzati a garantire che dal 1
gennaio 2011 ( salvo proroghe ..) cessino gli accreditamenti provvisori delle strutture private …”
in base a quanto stabilito dal art.1 comma 796 della L.27 dicembre 2006 n° 296?

- Perché il P.O. riporta dei dati falsi rispetto ai posti letto pubblici e privati , considerando per il
pubblico 4.363 rispetto ai 4.841 previsti nel Piano di Rientro ( vedi tabella precedente ) e nel piano
di Riordino della Rete Ospedaliera ( cioè 478 p.l. in meno), mentre per il privato si riportano 1.132,
un numero addirittura superiore a quanto previsto dal Piano di Rientro pari a 1.107 ( cioè 25 P.L. in
più)?

Non mi sembra che tale comportamento rappresenti una azione forte da parte del presidente
Chiodi contro i poteri forti ?

- Perché con la delibera del commissario ad acta n° 40/09 , sono state aumentate le tariffe
per le cliniche private del 30% rispetto a quelle previste nel Piano di Rientro ?

Non mi sembra che tale comportamento rappresenti una azione forte da parte del centro destra
contro i poteri forti ?

Per assicurare la massima chiarezza e dare la possibilità ai cittadini e alle commissioni di valutare e
giudicare correttamente , è opportuno fare qualche considerazione sulle novità introdotte dal
commissario Chiodi con la Delibera comm. n° 14/2010 del 18/02/2010 “ linee negoziali per
regolamentazione dei rapporti…..rete ospedaliera privata 2010” ; Delibera n° 26 del 8 aprile
2010 ( …cliniche private )

a) Non vi è alcun riferimento alle leggi vigenti, solo affermazioni vaghe “ definizione dei tetti di
spesa deve ragionevolmente essere affidata sulla base di metodologie condivise”

I contratti firmati dalle cliniche anche dopo la scadenza sono stati modificati in modo sostanziale
rispetto allo schema di contratto approvato e pubblicato sul BURA.
Il tetto di spesa è stato aumentato in fase di firma dei contratti, nonostante la Delibera del
commissario n° 14/2010 stabiliva che “i tetti di spesa fissati ….. per ciascuna struttura privata,
costituisce il limite massimo ….. il cui rispetto è quindi condizione per l’esistenza e validità del
contratto”.

La delibera n° 14 del 18/2/2010 è stata pubblicata sul Bura n° 65 del 6/10/2010, cioè dopo 8
mesi mentre la delibera n° 26 del 8 aprile 2010 ( …cliniche private ) non è stata mai
pubblicata sul BURA

Non mi sembra che tale comportamento rappresenti una azione forte da parte del presidente Chiodi
contro i poteri forti ?

Perché è stata inserita la norma per cui : “fermo restando il criterio della non interscambiabilità
dei posti letto tra le AFO medica e chirurgica, è consentito il criterio della interscambiabilità
nella medesima AFO nell’ambito delle discipline accreditate” ?

Non mi sembra che tale comportamento rappresenti una azione forte da parte del presidente Chiodi
contro i poteri forti ?

Perché all’art. 4 è stato eliminato il seguente comma ( previsto nel 2009): “ fermo restando
l’obbligo di mantenere la propria dotazione organica a regime, la struttura si obbliga a
comunicare tempestivamente alla ASL ogni variazione che incida sul proprio organico , altresì in
ogni caso garantendo che l’erogazione delle prestazioni avverrà nel rispetto della incompatibilità
previste dalla normativa vigente in materia di rapporto di lavoro del personale dei soggetti
appartenenti al S.S,N”.

Non mi sembra che tale comportamento rappresenti una azione forte da parte del presidente Chiodi
contro i poteri forti ?

Perché, in tema di spesa farmaceutica sono stati eliminati i seguenti commi?:

5.3 La struttura è tenuta, sia all’interno della struttura stessa sia all’atto della predisposizione del
percorso terapeutico del paziente in dimissioni, ad ottemperare ai provvedimenti regionali emanati
in materia di assistenza farmaceutica.

5.4 La struttura, altresì, è tenuta ad erogare l’eventuale erogazione dei farmaci al paziente in
dimissione da ricovero e da visita specialistica , in ottemperanza alla normativa nazionale vigente
nonché secondo modalità ed elenchi all’uopo definiti dai provvedimenti regionali.

Non mi sembra che tale comportamento rappresenti una azione forte da parte del presidente Chiodi
contro i poteri forti ?

Norme contrattuali
ART. 9 Il volume di prestazioni massimo consentito alla struttura per l’anno 2010 è quello indicato
nel Piano delle prestazioni di cui all’art.2 del presente contratto.

Ma stranamente, l’ Art. 2 non menziona nessun “Piano delle prestazioni”, determinando una
situazione di estrema gravità, rendendo impossibile esercitare una azione di controllo ai sensi del
Comma 5 lettera b) art. 7 L.R. 32/2007

Art. 10

(2010) ……….. si conviene che il relativo budget annuale previsto, venga frazionato in mensilità
con l’obbligo del non superamento dei limiti progressivi mensili, con una oscillabilità in
incremento mensile massimo non superiore al 30 %.

Non mi sembra che tale comportamento rappresenti una azione forte da parte del presidente Chiodi
contro i poteri forti ?

Perché L’Agenzia Regionale Sanitaria, nel 2010, non ha approvato il bilancio di previsione pur
avendo avuto un Budget maggiore ?. Forse si voleva trovare un alibi per evitare la pubblicazione di
dati e analisi che solo l’ Agenzia sanitaria regionale può fornire ?

Perché la riconciliazione e la certificazione dei debiti accumulati prima del 2005 ( pari a circa 851
milioni di euro ) va molto a rilento, nonostante gli obblighi stabiliti dal tavolo nazionale.?

Perché Chiodi fa finta di ignorare la sentenza del Consiglio di Stato e quella della Corte
Costituzionale, n° 361 che di fatto mette in discussione la legittimità di tutta la sua azione in materia
sanitaria ?

Chiodi farebbe bene, prima di parlare di sanità, a riflettere sulle proprie affermazioni,, senza
scaricare su altri responsabilità che appartengono solo alla sua persona.

Come amministratore del comune di Guardiagrele, mi sono adoperato per completare e inaugurare ,
nel 1993, la nuova struttura Ospedaliera.

Come Sindaco per circa 10 anni, ho cercato con ogni mezzo di evitarne la chiusura come stabilito
nella bozza di Piano del governo del centro destra ( 2000-2005)con la consulenza del dott.
Lanfranco Venturoni. ( euro 30.000)

Come Assessore Regionale , mi sono battuto per la difesa dei piccoli ospedali e per la loro
riconversione a Ospedali di Territorio. Una programmazione necessaria che oggi tutti riconoscono
ma che solo qualche anno fa ho pagato pesantemente in termini di consenso elettorale.

Mi sono assunto le mie responsabilità e voglio continuare a farlo sempre con spirito costruttivo ma
con la massima lealtà e trasparenza. Questo mi aspetto anche dagli altri e soprattutto dal
governatore Chiodi , che mi auguro, accetti il confronto e , con un pizzico di umiltà risponda , dati
alla mano alle mie accuse e alle mie domande .
LE BUGIE DELLA DOTT.SSA BARALDI

BARALDI: “Tutti gli atti che abbiamo fatto non sono mai tagli, ma sono sempre riduzione
dell’inappropriatezza..”

Tutto Falso: Chiediamo alla Dott. Baraldi:

1) Perché non ha applicato mai la L.R 20/ 2006 “ sull’appropriatezza dei ricoveri” ?

2) Perché non ha rimodulato i reparti ( non gli ospedali) tenendo conto del livello di
inappropriatezza?

3) Perché non ha prodotto una analisi che esaminasse struttura per struttura, tagliando i ricoveri
inappropriati e ripetuti come fatto con la delibera n° 354/88?

4) Perché il fabbisogno e l’inapproriatezza sono state calcolate in termini generali, sul numero
complessivo dei ricoveri, applicando degli abbattimenti percentuali stabiliti da norma
nazionali?
5) Perché non ha prodotto una analisi su tutti gli ospedali per un confronto vero e non facendo
riferimento ai soli dati dei 5 ospedali da riconvertire?

6) Perché, nella prima ipotesi presentata dalla Baraldi in 5° Commissione, non si ipotizzava la
riconversione degli ospedali di Casoli e Guardiagrele ma di altri due ospedali?

7) Perché la dott.ssa Baraldi ha deciso di riconvertire l’Ospedale di Guardiagrele? l’ospedale


era stato già sottoposto nel 2007 a un processo di riconversione tale da ridurre notevolmente
il livello di inappropriatezza ( pari a circa il 36%), attraverso la chiusura di 60 P.L.
chirurgici e la riconversione in ospedale medico geriatrico. Perché al contrario si è scelto di
potenziare l’Ospedale di S.Omero che presenta un livello di in appropriatezza del 52% ?

8) E’ falso affermare di aver tagliato del 18%i posti letto nel settore pubblico e nel privato.
Dove sono riportati i P.L. definitivi? Come si possono fare simili affermazioni dal momento
che i dati di partenza sono stati falsati e non corrispondono a quelli stabiliti dal Piano di
rientro e visto che nei contratti non si fa riferimento al Piano delle prestazioni? Sarebbe
opportuno un minimo di chiarimento per fare luce su dati che, se fossero confermati,
dimostrerebbero ancora una volta la scelleratezza di certe decisioni

Tempi di percorrenza 118

1) Sui tempi di percorrenza che riguardano il servizio di Pronto Soccorso sono difficili da
quantificare, perché molto dipende dalle condizioni atmosferiche, (neve-efficienza dei
servizi pubblici).

2) Entro i 20 minuti convenzionali, viene raggiunto solo 71% della popolazione regionale
mentre, così ripartito tra le varie province. Però in ogni caso in base a degli studi attendibili,
considerando la soglia di 30 minuti abbiamo questa situazione per ogni provincia:

Pescara abitanti 60.000 pari al 19 %

Teramo abitanti 98.000 pari al 31%

L’Aquila abitanti 81.700 pari al 26%

Chieti abitanti 153.000 pari al 39%

Come si evince dai dati riportati le situazioni più critiche sono registrate nelle provincie dell’Aquila
e di Chieti dove, guarda caso, ci sono i piccoli ospedali e dove ci sono stati i tagli maggiori.
N. 00118/2011 REG.ORD.CAU.

N. 10310/2010 REG.RIC.

R E P U B B L I C A I T A L I A N A

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Quinta)


ha pronunciato la presente
ORDINANZA

sul ricorso numero di registro generale 10310 del 2010,


proposto da:

IANIERI ANTONIO, DELLA PELLE CAMILLA IRMA, DI PRETORO


FLORIA, FERRARI LILIANA, PALANZA ALBERTO e VITACOLONNA
GIULIABA, rappresentati e difesi dall'avv. Costanzo Dal Pozzo,
con domicilio eletto presso Sabrina Primavera in Roma, via
Nomentana, n. 909;

contro
COMMISSARIO AD ACTA PER L’ATTUAZIONE DEL PIANO DI
RIENTRO DAI DISAVANZI DEL SETTORE SANITARIO DELLA
REGIONE ABRUZZO, in persona del legale rappresentante in
carica, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello
Stato presso i cui uffici in Roma, via dei Portoghesi, n. 12, è
domiciliato;
SUB-COMMISSARIO AD ACTA PER L’ATTUAZIONE DEL PIANO DI
RIENTRO DAI DISAVANZI DEL SETTORE SANITARIO DELLA
REGIONE ABRUZZO, in persona del legale rappresentante in
carica, non costituito in giudizio;
REGIONE ABRUZZO, in persona del Presidente della Giunta
regionale, rappresentata e difesa dall'avv. Pietro Referza, con
domicilio eletto presso Antonio Ruggero Bianchi in Roma, via
Leonardo Greppi, n.77;
AZIENDA SANITARIA LOCALE N. 2 DI LANCIANO, VASTO, CHIETI,
in persona del legale rappresentante in carica, rappresentata e
difesa dall'avv. Maria Rosaria Russo Valentini, con domicilio
eletto presso Rosaria Russo Valentini in Roma, c.so Vittorio
Emanuele II, n. 284;
per la riforma
dell' ordinanza sospensiva del T.A.R. ABRUZZO - L'AQUILA:
SEZIONE I n. 00415/2010, resa tra le parti, concernente dell'
ordinanza sospensiva del T.A.R. ABRUZZO - L'AQUILA: SEZIONE
I n. 00415/2010, resa tra le parti, concernente ATTUAZIONE
PIANO DI RIENTRO DAI DISAVANZI DEL SETTORE SANITARIO;

Visto l'art. 62 cod. proc. amm;


Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;
Visti tutti gli atti della causa;
Visti gli atti di costituzione in giudizio del Commissario ad acta,
della Regione Abruzzo e dell’Azienda Sanitaria Locale N. 2 di
Lanciano, Vasto, Chieti;
Vista la domanda di sospensione dell'esecuzione dell'ordinanza
del Tribunale amministrativo regionale, presentata dalla parte
ricorrente;
Viste le memorie difensive;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 14 gennaio 2011 il
Cons. Carlo Saltelli e uditi per le parti gli avvocati Dal Pozzo,
Referza, Russo Valentini e l’avvocato dello Stato Luca
Ventrella;
Ritenuto che all’esame proprio della fase cautelare non
sembrano del tutto sfornite di fondamento le perplessità
sollevate dagli appellanti nei confronti degli atti di chiusura
dell’Ospedale di Guardiagrele in ordine alla mancata o
insufficiente considerazione, quanto alla sufficienza ed
all’adeguatezza delle misure alternative predisposte (con
riferimento soprattutto ai presidi attivabili ed al Punto di Pronto
Intervento H24), della particolare conformazione del territorio,
dei comuni afferenti al bacino di utenza della struttura
ospedaliera, della effettiva rapida raggiungibilità degli ospedali
vicini soprattutto nel periodo invernale nonché della
popolazione residente nel bacino territoriale dell’Ospedale di
Guardiagrele, formata per la maggior parte da soggetti
ultrasessantacinquenni;
Considerato che i contrapposti interessi in gioco possono
essere opportunamente contemperati ordinando il riesame
degli atti impugnati alla luce dei motivi di censura sollevati, con
particolare riguardo a quelli attinenti al prospettato difetto di
istruttoria;
P.Q.M.
Accoglie l'appello (Ricorso numero: 10310/2010) e, per
l'effetto, in riforma dell'ordinanza impugnata, accoglie l'istanza
cautelare in primo grado ai fini del riesame, nei sensi e nei
limiti indicati in motivazione.
Spese compensate.
La presente ordinanza sarà eseguita dall'Amministrazione ed è
depositata presso la segreteria della Sezione che provvederà a
darne comunicazione alle parti.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 14
gennaio 2011 con l'intervento dei magistrati:
Stefano Baccarini, Presidente
Carlo Saltelli, Consigliere, Estensore
Adolfo Metro, Consigliere
Francesca Quadri, Consigliere
Doris Durante, Consigliere

L'ESTENSORE IL PRESIDENTE

DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 17/01/2011
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)
SENTENZA N. 361

ANNO 2010

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE COSTITUZIONALE

composta dai signori: Presidente: Ugo DE SIERVO; Giudici : Paolo MADDALENA, Alfio
FINOCCHIARO, Alfonso QUARANTA, Franco GALLO, Luigi MAZZELLA, Gaetano
SILVESTRI, Sabino CASSESE, Maria Rita SAULLE, Giuseppe TESAURO, Paolo Maria
NAPOLITANO, Giuseppe FRIGO, Alessandro CRISCUOLO, Paolo GROSSI,

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nel giudizio di legittimità costituzionale degli articoli 1, comma 2, lettera d) e 2, comma 1, dell’atto
denominato legge della Regione Calabria 11 febbraio 2010, n. 5 (Attuazione dell’Intesa sancita in
data 1° aprile 2009, ai sensi dell’art. 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131, tra Stato,
Regioni ed Autonomie locali, concernente misure per il rilascio dell’economia attraverso l’attività
edilizia. Approvata dal Presidente della Giunta Regionale quale commissario ad acta con Decreto n.
24 del 9 febbraio 2010), promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri con ricorso notificato il
19 marzo 2010, depositato in cancelleria il 29 marzo 2010 ed iscritto al n. 49 del registro ricorsi
2010, e nel giudizio per conflitto di attribuzione tra enti sorto a seguito dell’atto di promulgazione e
pubblicazione dell’atto denominato legge della Regione Calabria 11 febbraio 2010, n. 5 (Attuazione
dell’Intesa sancita in data 1° aprile 2009, ai sensi dell’art. 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n.
131, tra Stato, Regioni ed Autonomie locali, concernente misure per il rilascio dell’economia
attraverso l’attività edilizia. Approvata dal Presidente della Giunta Regionale quale commissario ad
acta con Decreto n. 24 del 9 febbraio 2010), promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri con
ricorso notificato il 23 aprile 2010, depositato in cancelleria il 29 aprile 2010 ed iscritto al n. 4 del
registro conflitti tra enti 2010.

Udito nell’udienza pubblica del 16 novembre 2010 il Giudice relatore Ugo De Siervo;
udito l’avvocato dello Stato Paola Palmieri per il Presidente del Consiglio dei ministri.

Ritenuto in fatto

1. – Con ricorso notificato il 19 marzo 2010 e depositato il successivo 22 marzo (reg. ric. n. 49 del
2010), il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello
Stato, ha proposto questione di legittimità costituzionale degli artt. 1, comma 2, lettera d), e 2,
comma 1, dell’atto denominato legge della Regione Calabria 11 febbraio 2010, n. 5 (Attuazione
dell’Intesa sancita in data 1° aprile 2009, ai sensi dell’art. 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n.
131, tra Stato, Regioni ed Autonomie locali, concernente misure per il rilascio dell’economia
attraverso l’attività edilizia. Approvata dal Presidente della Giunta Regionale quale commissario ad
acta con Decreto n. 24 del 9 febbraio 2010), approvata dal Presidente della Giunta regionale nella
qualità di commissario ad acta nominato dal Governo, in relazione agli artt. 117, secondo comma,
lettera s), e 118 della Costituzione.

Il ricorrente premette che l’atto impugnato è stato approvato dal Presidente della Giunta nella sua
qualità di Commissario governativo ad acta, al fine di conferire esecuzione in forma legislativa
all’intesa raggiunta il 1° aprile 2009 in sede di Conferenza unificata tra Stato, Regioni ed autonomie
locali, in punto di «misure per il rilancio dell’economia attraverso l’attività edilizia».

Tuttavia, l’art. 2, comma 1, dell’atto impugnato affida ad un regolamento della Giunta «ogni
conseguente disciplina attuativa», in tal modo violando, secondo il ricorrente, gli artt. 117 e 118
Cost. in riferimento al principio di leale collaborazione, poiché verrebbe così ad essere differito il
pattuito termine di 90 giorni per l’effettiva attuazione dell’intesa.

Inoltre, l’art. 1, comma 2, lettera d), contrasterebbe con l’art. 65, commi 4 e 5, del decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), a propria volta espressivo, secondo
il ricorrente, della competenza esclusiva dello Stato in materia di tutela dell’ambiente.

2. – Con ricorso notificato il 23 aprile 2010 e depositato il successivo 29 aprile (reg. confl. enti n. 4
del 2010), il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale
dello Stato, ha proposto conflitto di attribuzione nei confronti della Regione Calabria, chiedendo
l’annullamento dell’atto di promulgazione e dell’atto di pubblicazione dell’atto denominato legge
regionale della Calabria 11 febbraio 2010, n. 5, approvata dal Presidente della Giunta regionale
nella qualità di commissario ad acta nominato dal Governo, in relazione agli artt. 118 e 120 Cost.

Il conflitto trova la sua origine nell’atto adottato in data 1° aprile 2009 dalla Conferenza unificata
fra Stato, Regioni ed autonomie ordinarie e relativo a «Intesa, ai sensi dell’art. 8, comma 6, della
legge 5 giugno 2003, n. 131, tra Stato, Regioni e gli enti locali, sull’atto concernente misure per il
rilancio dell’economia attraverso l’attività edilizia». In questa intesa si prevede, tra l’altro, che «le
Regioni si impegnano ad approvare entro e non oltre 90 giorni proprie leggi ispirate
preferibilmente» ad una serie di obiettivi e che «in caso di mancata approvazione delle leggi
regionali nel termine stabilito, il Governo ed il Presidente della Giunta regionale interessata,
congiuntamente determinano le modalità procedurali idonee ad attuare compiutamente l’accordo».

Nel dicembre 2009 il Presidente del Consiglio dei ministri, in ragione dell’inerzia della Regione
Calabria ad adottare la legge ipotizzata nell’Intesa, ha nominato – sulla base dell’art. 120 della
Costituzione e dell’art. 8, comma 1, della legge 5 giugno 2003, n. 131 (Disposizioni per
l’adeguamento dell’ordinamento della Repubblica alla L. Cost. 18 ottobre 2001, n. 3) – come
«Commissario ad acta per la piena attuazione dell’Intesa» il Presidente della Regione Calabria,
incaricandolo anche di porre in essere «ogni idonea attività, anche di natura legislativa».

Nel gennaio 2010 il Commissario ha fatto presente i propri dubbi sulla possibilità di andar oltre ad
una funzione di stimolo sul Consiglio regionale, ma il Ministro per i rapporti con le Regioni ha
replicato che la competenza del Commissario sarebbe «particolarmente ampia e tale da consentire
tuttora di giungere alla piena attuazione dell’Intesa in questione, ponendo in essere ogni idonea
attività, anche di natura legislativa».

Pertanto il Presidente della Giunta regionale ha adottato il decreto n. 24 del 9 febbraio 2010,
mediante il quale – tra l’altro – si approva «l’allegato testo del provvedimento legislativo recante:
Attuazione dell’Intesa sancita in data 1° aprile 2009, ai sensi dell’art. 8, comma 6, della legge 5
giugno 2003, n.131, tra Stato, Regioni ed Autonomie locali, concernente misure per il rilancio
dell’economia attraverso l’attività edilizia». Nel medesimo decreto il Presidente della Regione
subordina la pubblicazione nel Bollettino Ufficiale di questo testo all’assenza di rilievi da parte del
Consiglio dei ministri o del Ministro per i rapporti con le Regioni entro dieci giorni dalla
comunicazione ai medesimi del provvedimento, come da art. 41 dello Statuto regionale. Questo
decreto del Presidente della Regione Calabria viene comunicato al Governo nella giornata dell’11
febbraio 2010.

Il testo dell’atto è stato promulgato dal Presidente della Regione come legge regionale n. 5 del 2010
e pubblicato nel Bollettino Ufficiale della Regione del 22 febbraio del 2010. Successivamente, nel
medesimo giorno, il Ministro per i rapporti con le Regioni ha invitato il Presidente della Regione «a
non procedere alla promulgazione e alla pubblicazione del provvedimento», dal momento che «il
contenuto dello stesso non è in linea né con quanto previsto dall’Intesa sancita in data 1° aprile
2009 né con la deliberazione del Consiglio dei ministri».

Il ricorrente ritiene che il proprio Commissario ad acta, promulgando e pubblicando un testo


divergente dalle direttive impartitegli dal Governo, abbia violato gli artt. 118 e 120 Cost.

In particolare, il ricorrente, dopo avere richiamato le vicende che hanno indotto il Governo a
nominare il Presidente della Giunta commissario ad acta, al fine dell’attuazione dell’Intesa del 1°
aprile 2009, osserva che in tale qualità il predetto Presidente ha approvato e promulgato l’atto
avente denominazione di legge regionale, riservandone nel contempo la pubblicazione «all’assenza
di rilievi da parte del Consiglio dei ministri o del Ministro per i rapporti con le Regioni, entro dieci
giorni dalla comunicazione ai medesimi del presente provvedimento, come da art. 41 del vigente
statuto regionale».

Tuttavia, prosegue il ricorrente, benché tali rilievi fossero stati trasmessi dal Governo al
“Presidente-commissario” nel pomeriggio del 22 febbraio 2010, quest’ultimo aveva la mattina
stessa già provveduto alla pubblicazione dell’atto, previamente promulgato.

Il ricorrente ritiene che, così operando, il Presidente della Giunta abbia violato gli artt. 120 e 118
Cost., quest’ultimo espressivo del principio di leale collaborazione, poiché da un lato ha provveduto
in difformità dalle “direttive governative” impartitegli in sede di nomina a commissario, dall’altro
ha anticipato la promulgazione e la pubblicazione della “legge regionale” n. 5 del 2010, così
violando i «più generali principi di buona fede e di correttezza».

3. – Questa Corte aveva fissato la discussione su entrambi i ricorsi per l’udienza pubblica del 5
ottobre 2010, ma l’Avvocatura generale dello Stato il 16 settembre 2010 ha presentato istanza di
rinvio a nuovo ruolo, in relazione al fatto che la Regione Calabria aveva nel frattempo approvato la
legge 11 agosto 2010, n. 21 (Misure straordinarie a sostegno dell’attività edilizia finalizzata al
miglioramento della qualità del patrimonio edilizio residenziale), il cui art. 11 abroga la “legge” n. 5
del 2010, al fine di valutare se «si possa procedere alla rinuncia del ricorso per intervenuta
cessazione della materia del contendere».

Il rinvio della trattazione di entrambe le questioni alla udienza pubblica del 16 novembre 2010 è
stato concesso da questa Corte. Successivamente, l’Avvocatura generale dello Stato ha comunicato
che in effetti il Consiglio dei ministri ha deliberato nella seduta del 22 ottobre 2010 di rinunziare
all’impugnativa relativa alla legge n. 5 del 2010. Relativamente al ricorso per conflitto di
attribuzione il Governo non ha, invece, nulla deliberato prima dell’udienza pubblica.

Considerato in diritto

1. – Con un primo ricorso (reg. ric. n. 49 del 2010), il Presidente del Consiglio dei ministri,
rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, ha impugnato gli artt. 1, comma 2,
lett.d d) e 2, comma 1, dell’atto denominato legge della Regione Calabria 11 febbraio 2010, n. 5
(Attuazione dell’Intesa sancita in data 1° aprile 2009, ai sensi dell’art. 8, comma 6, della legge 5
giugno 2003, n. 131, tra Stato, Regioni ed Autonomie locali, concernente misure per il rilascio
dell’economia attraverso l’attività edilizia. Approvata dal Presidente della Giunta Regionale quale
commissario ad acta con Decreto n. 24 del 9 febbraio 2010), in riferimento agli artt. 117, secondo
comma, lettera s), della Costituzione, ed al «principio di leale collaborazione di cui agli artt. 117 e
118 Cost.».

Con un secondo ricorso (reg. confl. n. 4 del 2010), il Presidente del Consiglio dei ministri ha poi
sollevato conflitto di attribuzione nei confronti della Regione Calabria, per l’annullamento «degli
atti di promulgazione e di pubblicazione» della predetta “legge”, in riferimento all’art. 120 (recte:
art. 120, secondo comma) Cost. e al «principio di leale collaborazione ex art. 118 Cost.».

La vicenda proposta all’attenzione di questa Corte muove, in ordine di tempo, dall’Intesa raggiunta
in sede di Conferenza unificata il giorno 1° aprile 2009 in materia di rilancio dell’economia
attraverso l’attività edilizia, con cui le Regioni si sono impegnate «ad approvare entro e non oltre 90
giorni proprie leggi ispirate» agli obiettivi indicati in tale atto.

Nella persistente inerzia della Regione Calabria a provvedere in tal senso, si è inserito il Presidente
della Giunta, il quale, «nella qualità di commissario ad acta, ai sensi dell’art. 8, comma 1, della
legge 5 giugno 2003, n. 131» (secondo quanto recita il preambolo dell’atto), nominato dal Governo
ed invitato a provvedere, «ha approvato», e successivamente, stavolta in qualità di Presidente della
Giunta, promulgato e fatto pubblicare nel Bollettino Ufficiale della Regione Calabria del 22
febbraio 2010 il testo di un provvedimento composto da due articoli, e denominato appunto «legge
regionale 11 febbraio 2010, n. 5».

Il Governo ha proposto ricorso in via principale contro tale provvedimento, sul presupposto che
costituisca atto avente forza di legge soggetto al controllo di costituzionalità di questa Corte, ai
sensi dell’art. 134 Cost., lamentando che esso viola il principio di leale collaborazione e, quanto al
solo art. 2, comma 1, lettera d), la competenza esclusiva dello Stato in materia di tutela
dell’ambiente.

Inoltre, il Governo ha proposto conflitto di attribuzione avverso gli atti di promulgazione e di


pubblicazione, ritenendo che il Presidente della Giunta, operando in tali sedi in qualità di proprio
commissario ad acta, ne abbia violato le “direttive”, per mezzo dell’approvazione di un testo
difforme dalle indicazioni governative in merito.

2. – I due ricorsi sono connessi e meritano pertanto di essere riuniti, ai fini di una decisione
congiunta.

3. – Nelle more del giudizio, l’atto impugnato in via principale è stato eliminato dall’art. 11 della
legge della Regione Calabria 11 agosto 2010, n. 21 (Misure straordinarie a sostegno dell’attività
edilizia finalizzata al miglioramento della qualità del patrimonio edilizio residenziale): in seguito a
ciò, il Consiglio dei ministri ha deliberato la rinuncia al ricorso in via principale.

In difetto di costituzione della Regione Calabria, ciò determina, ai sensi dell’art. 23 delle Norme
integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzione, l’estinzione del processo, profilo
processuale preliminare la cui ricorrenza esime da ogni ulteriore considerazione.

4. – La rinuncia al conflitto di attribuzione è invece stata adottata dal Consiglio dei ministri solo in
data 18 novembre 2010, e comunicata a questa Corte dall’Avvocatura dello Stato il successivo 22
novembre, quando tale conflitto era già stato discusso, a seguito dell’udienza pubblica del 16
novembre (art. 17, commi 3 e 5, delle Norme integrative): tale rinuncia, per questa ragione, resta
priva di effetti processuali.

5. – Il ricorso è inammissibile per assoluta carenza di idoneità lesiva, rispetto alle attribuzioni
costituzionali dello Stato, degli atti di promulgazione e di pubblicazione impugnati, posto che essi
hanno ad oggetto una mera parvenza di legge, priva dei necessari requisiti previsti dalla
Costituzione per poter essere ritenuta atto legislativo, e pertanto insuscettibile fin dalla sua origine
di determinare effetti di alcun genere (sentenza n. 152 del 1982).

Come si è visto, l’atto in questione è stato approvato non già dal Consiglio regionale, cui l’art. 121
Cost. demanda l’esercizio delle potestà legislative attribuite alla Regione, ma da altro organo del
tutto privo di tale investitura.

Ciò, malgrado che la disciplina del sistema delle fonti normative primarie sia caratterizzata nel
nostro ordinamento costituzionale dalla necessaria individuazione sia delle fonti, che degli organi
titolari delle diverse funzioni legislative.

Infatti, in considerazione della particolare efficacia delle fonti legislative, delle rilevanti materie ad
esse riservate, della loro incidenza su molteplici situazioni soggettive, nonché del loro raccordo con
il sistema rappresentativo, una siffatta individuazione può essere disposta solo da fonti di livello
costituzionale. In particolare, la disciplina delle deroghe alla normale attribuzione del potere
legislativo alle sole assemblee rappresentative è oggetto di normative speciali ed espresse di rango
costituzionale.

In coerenza con queste premesse, è pacifico che a livello regionale è solo il Consiglio regionale
l’organo titolare del potere legislativo.

Né ha alcuna attinenza con la questione oggi a giudizio il dibattuto profilo, concernente l’esercizio
del potere sostitutivo previsto dall’art. 120, secondo comma, Cost., in relazione all’attività
legislativa regionale, mediante atti aventi forza di legge del Governo.

Infatti, la disciplina contenuta nel secondo comma dell’art. 120 Cost. non può essere interpretata
come implicitamente legittimante il conferimento di poteri di tipo legislativo ad un soggetto che sia
stato nominato Commissario del Governo: anche volendosi interpretare la surrichiamata
disposizione costituzionale come tale da legittimare il potere del Governo di adottare atti con forza
di legge in sostituzione di leggi regionali, e quindi eccezionalmente derogando al riparto
costituzionale delle competenze legislative fra Stato e Regioni, tramite l’esercizio in via temporanea
dei propri poteri di cui all’art. 77 Cost., resta evidente il divieto costituzionale di affidare ad un
diverso organo gli eccezionali poteri di natura legislativa del Consiglio dei Ministri o – tanto più –
di incaricarlo addirittura di adottare una legge regionale, che è invece un potere proprio del solo
organo rappresentativo della Regione.

per questi motivi

LA CORTE COSTITUZIONALE

riuniti i giudizi,

dichiara estinto il processo in via principale (reg. ric. n. 49 del 2010), promosso dal Presidente del
Consiglio dei ministri con il ricorso indicato in epigrafe;

dichiara inammissibile il ricorso per conflitto di attribuzione (reg. confl. enti n. 4 del 2010), avente
ad oggetto gli atti di promulgazione e pubblicazione dell’atto denominato legge della Regione
Calabria 11 febbraio 2010, n. 5 (Attuazione dell’Intesa sancita in data 1° aprile 2009, ai sensi
dell’art. 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131, tra Stato, Regioni ed Autonomie locali,
concernente misure per il rilascio dell’economia attraverso l’attività edilizia. Approvata dal
Presidente della Giunta Regionale quale commissario ad acta con Decreto n. 24 del 9 febbraio
2010), sollevato dal Presidente del Consiglio dei ministri, in riferimento agli artt. 118 e 120 della
Costituzione, con il ricorso indicato in epigrafe.

Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 13 dicembre
2010.

F.to:

Ugo DE SIERVO, Presidente e Redattore

Gabriella MELATTI, Cancelliere

Depositata in Cancelleria il 17 dicembre 2010.

Il Cancelliere

F.to: MELATTI