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teoria in pillole

tavole grammaticali
teoria in pillole teoria in pillole

A A – la forma senza participio o nominale prevede un sostantivo in ablativo unito ad un altro
sostantivo, aggettivo o pronome, anch’esso in ablativo, utilizzato in funzione predicativa al A
posto del verbo. L’azione espressa è sempre contemporanea a quella della reggente.
B Abbondanza, complemento di ➤ Messala et Pisone consulibus. Durante il consolato di Messala e Pisone. B
Tra le espressioni piú consuete ricordiamo: natura duce, consule duce, invito senatu, diis invītis,
C
Vedi Complemento
C auctore consule, ignaris omnibus.

D Ablativo Accusativo
D
E Caso obliquo, raccoglie le funzioni originariamente proprie di tre casi diversi: l’ablativo pro-
priamente detto, il cui valore principale era quello dell’allontanamento, della separazione; lo
Caso diretto, è tradizionalmente considerato il caso del complemento oggetto. Tuttavia, ac- E
canto a questa funzione fondamentale, ne assorbe altre, collegate all’idea di movimento verso
F strumentale, con cui si esprimeva il mezzo attraverso cui si compie un’azione; il locativo, che
indicava collocazione nello spazio e nel tempo.
qualcosa, sia nello spazio che nel tempo (relazione, estensione nello spazio e nel tempo, luogo),
per la cui trattazione rimandiamo alla sezione specifica.
F
G G
L’ablativo corrisponde quindi a numerosi complementi dell’italiano (allontanamento, privazio-
Può inoltre trovarsi in dipendenza da verbi ed espressioni particolari (vedi Verbo ➝ Verbi asso-
ne, origine, argomento, materia, agente e causa efficiente, paragone e moto da luogo; mezzo,
lutamente impersonali, Verbi di movimento, Verbi relativamente impersonali, Verbi tran-
abbondanza, causa, limitazione, misura, compagnia e unione, modo, qualità, prezzo e pena;
H H
sitivi e intransitivi; Doppio accusativo).
complementi di luogo e tempo), per la cui trattazione rimandiamo alla sezione specifica.
Può inoltre trovarsi in dipendenza da verbi ed espressioni particolari (vedi Fruor, Fungor, Po-

I tior, Utor e Vescor; Dignus e indignus; Opus est).


Agente, complemento di I
L Ablativo assoluto
Vedi Complemento
L
M È cosí chiamata la costruzione formata da un sostantivo, in funzione di soggetto, unito a un par-
ticipio (presente o perfetto), in funzione di predicato, posti tutti e due in caso ablativo. È ab- Aggettivo M
N solutus, «sciolto», perché grammaticalmente autonomo rispetto alla reggente, e corrisponde a
una proposizione subordinata con valore causale, concessivo, avversativo, ipotetico o tem- Ricollegabile al verbo latino adicere («aggiungere»), è quella parte del discorso che si «aggiun- N
ge» al nome per qualificarlo, motivo per cui concorda con esso in genere, numero e caso. Gli ag-
O
porale.
O Tre sono le forme principali di ablativo assoluto: con participio presente, con participio per-
gettivi latini sono raggruppati in due classi fondamentali:
– prima classe: il maschile e il neutro hanno le terminazioni della seconda declinazione, il
fetto, senza participio. Al variare del tempo, varierà anche il rapporto temporale con la reg-
P gente. Nello specifico: femminile quelle della prima; si hanno perciò, al nominativo singolare, le terminazioni -us,
-a, -um (altus, alta, altum); -ĕr, -ĕră, -ĕrum (misĕr, misĕra, misĕrum); -ĕr, -ră, -rum (pulchĕr, P
– il participio presente, riscontrabile con tutti i verbi, ha valore attivo ed esprime contempo-
Q Q
pulchra, pulchrum);
raneità rispetto all’azione espressa dalla reggente. In italiano viene reso, in forma implicita, – seconda classe: tutti e tre i generi hanno le terminazioni della terza declinazione (ma l’abla-
con un gerundio presente attivo, in forma esplicita, con una proposizione subordinata ge- tivo singolare in -ī; il genitivo plurale in -iŭm; il nominativo, l’accusativo e il vocativo plurali in
R
neralmente temporale o causale.
➤ Romulo regnante, Sabinarum raptus fuit.
-iă).
R
In base alle terminazioni del nominativo singolare, questi aggettivi si suddividono a loro volta
S S
Regnando Romolo/Mentre regnava Romolo, ci fu il ratto delle Sabine. in tre gruppi:
– il participio perfetto è riscontrabile solo con i verbi transitivi attivi e intransitivi deponenti;  aggettivi a tre terminazioni, che presentano uscite differenti per il nominativo maschile,
T T
nel primo caso ha valore passivo ed esprime anteriorità rispetto all’azione espressa dalla femminile e neutro (acer, acris, acre);
reggente. In italiano viene reso, in forma implicita, con un participio passato o con un gerun-  aggettivi a due terminazioni, che presentano una stessa uscita per il nominativo maschile
dio passato di forma passiva, in forma esplicita, invece, con una proposizione subordinata
U U
e femminile, e una differente per il neutro (brevis, breve);
generalmente temporale o causale.  aggettivi a una terminazione, che presentano una stessa uscita per il nominativo maschile,
➤ Confecto proelio milites ad castra reverterunt. femminile e neutro (ingens, ingentis).
V Terminata la battaglia/Essendo terminata la battaglia/Dopo che fu terminata la bat-
taglia, i soldati tornarono nell’accampamento.
Confronta tavole grammaticali. V
Z Legatis profectis, omnes discesserunt. (Ces.)
Partiti gli ambasciatori, tutti si ritirarono.
Aggettivo, gradi d’intensità dell’  Con tale formula si intende la misura entro cui si manife-
sta una determinata qualità, per cui di ogni aggettivo qualificativo sarà possibile individuare:
Z
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A
– il grado positivo o zero («bello»); Confronta tavole grammaticali.
A – il grado comparativo, inteso come comparativo di maggioranza, minoranza o uguaglianza
(«piú bello», «meno bello», «tanto bello quanto»); Aggettivi sostantivati  In latino, come in italiano, l’aggettivo può assumere il valore di so-
B – il grado superlativo («bellissimo», «estremamente bello» …). stantivo:
– al maschile plurale, per indicare una categoria di persone (boni, «i buoni»; antiqui, «gli anti-
B
C C
Per un’analisi piú dettagliata, vedi Comparativo e Superlativo. chi»; stulti, «gli stolti»; Romani, «i Romani»);
– al neutro singolare e plurale, per esprimere un concetto astratto (verum, «il vero»; iustum, «il
Aggettivi correlativi vedi Pronome ➝ Pronomi e aggettivi correlativi
D D
giusto», «la giustizia»);
– al neutro plurale, per esprimere un qualcosa di concreto e ben tangibile: nella traduzione, di
Aggettivi determinativi  vedi Pronome ➝ Pronomi e aggettivi determinativi norma, viene sottinteso il sostantivo italiano «cose» (bona, «le cose buone», cioè «i beni»)
E Aggettivi dimostrativi  vedi Pronome ➝ Pronomi e aggettivi dimostrativi E
F Aggettivi indeclinabili  Sono tali gli aggettivi che presentano la medesima terminazione in Allontanamento o separazione, complemento di F
tutti i casi (frugi, «buono»; macte, «bravo»; nequam, «malvagio», etc.) Vedi Complemento
G ➤ Vir frugi. Uomo dabbene. G
Puellae frugi. Fanciulla dabbene.
H Aggettivi indefiniti  vedi Pronome ➝ Pronomi e aggettivi indefiniti Anteriorità, legge della H
I Aggettivi interrogativi  vedi Pronome ➝ Pronomi e aggettivi interrogativi
Tale norma interviene per regolare la relazione che intercorre tra principale e subordinata, dal
momento che nel latino, piú che nell’italiano, vige un rispetto rigoroso dei rapporti cronologici
I
L L
tra due azioni. Quando tra esse è percepito un rapporto di anteriorità dell’una rispetto all’altra,
Aggettivi numerali  Si distinguono nelle seguenti categorie:
questo rapporto influisce sulla scelta dei tempi verbali nella maniera che segue:
cardinali, indicano una quantità determinata e rispondono alla domanda «quanti?». Sono
– 
M M
– se nella principale vi è un presente, l’anteriorità è resa nella subordinata con il perfetto;
indeclinabili, eccetto unus, -a, -um; duo, duae, duo; tres, tria; le centinaia (tranne centum); mi-
– se nella principale vi è un passato, l’anteriorità è espressa con il piuccheperfetto;
lia, -ium;
– se nella principale vi è un futuro semplice, l’anteriorità è resa con il futuro anteriore.
N N
ordinali, corrispondono all’italiano «primo, secondo, terzo, etc.» e seguono la declinazione
– 
degli aggettivi della prima classe in -us, -a, -um (primus, -a, -um); Vedi anche Consecutio tempŏrum.
distributivi, rispondono alla domanda «quanti per volta? quanti per ciascuno?» e sono
– 
O scomparsi in italiano; seguono la declinazione del plurale degli aggettivi della prima classe,
con una preferenza per il genitivo in -um (anziché in -orum);
O
Apodosi
P Per gli avverbi numerali, vedi Avverbio.
È la proposizione principale, che riferisce la «conseguenza» della condizione espressa nella pro-
P
Q Aggettivi possessivi  vedi Pronome ➝ Pronomi e aggettivi possessivi tasi, o «premessa». Vedi Periodo ipotetico.
Q
R R
Aggettivi pronominali  Cosí chiamati perché, pur seguendo la declinazione degli aggettivi
della prima classe, presentano alcune uscite proprie della declinazione dei pronomi (gen. sing.
in -īus e dat. sing. in -ī). I piú comuni sono: Apofonia
S alter, altera, alterum altro (tra due); uno (fra due) Si tratta di un mutamento vocalico, consistente nella variazione del timbro (apofonia qualita- S
alius, alia, aliud altro (tra molti); diverso tiva) o della quantità (apofonia quantitativa) della vocale tematica di una parola, oppure nella
T neuter, neutra, neutrum nessuno dei due
nullus, nulla, nullum nessuno
variazione di entrambi (apofonia qualitativa e quantitativa). T
➤ făcio (presente indicativo) – fēci (perfetto indicativo): apofonia qualitativa e quantitativa.
U solus, sola, solum solo
totus, tota, totum tutto
U
V ullus, ulla, ullum
unus, una, unum
qualche, alcuno (usato in frase negativa)
unico (solo)
Argomento, complemento di V
Vedi Complemento
Z uter, utra, utrum
uterque, utraque, utrumque
quale dei due (interrogativo)
ognuno dei due, entrambi, l’uno e l’altro Z
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Asindeto
A
Avverbi di modo o maniera  Cosí chiamati perché indicano le modalità con cui si svolge l’a-
A zione; possono essere suddivisi, sulla base della loro formazione, nei seguenti gruppi:
Ricollegabile al greco asýndeton («privo di legami, slegato»), permette di coordinare proposi- – avverbi derivati da aggettivi, che si formano dal tema dell’aggettivo (ottenuto togliendo
B zioni semplicemente giustapponendole, senza l’ausilio di congiunzioni coordinanti. la terminazione del genitivo maschile singolare) + i suffissi -e, per gli aggettivi della prima
classe (es. clar-e, da clarus, -a, -um), -er o -ĭter, per gli aggettivi della seconda classe (es. lev-
B
C Assimilazione – 
ĭter, da levis, -e; prudent-er, da prudens, prudentis);
avverbi derivati da nomi o aggettivi in caso accusativo, detto appunto accusativo avver- C
D
biale (es. difficile, dulce, facile sono accusativi neutri singolari di aggettivi);
D Si tratta di un mutamento consonantico, consistente nella mutazione del timbro di una con- – avverbi derivati da nomi o aggettivi in caso ablativo, detto appunto ablativo avverbiale
sonante a contatto con un’altra. È regressiva quando si ha l’adeguamento della prima conso- (es. crebro, raro, subito, forte sono ablativi singolari di aggettivi);
E nante alla seconda, e può essere totale (occīdo, da ob-caedo) o parziale (impar, da in-par); è
progressiva quando si ha l’adeguamento della seconda consonante alla prima (velle, da *vel-
– 
– 
avverbi derivati da antichi locativi (es. heri, «ieri»; vespĕri, «di sera»; luci, «di giorno»);
avverbi formati da preposizione + sostantivo (es. emĭnus, da e + manus, «da lontano»;
E
F F
se). Vedi Dissimilazione. obviam, da ob + viam, «incontro»).
– avverbi derivati da espressioni costituite in origine da voci verbali (es. forsĭtan, da fors-
sit-an, «forse», «sia forse il caso che»; scilĭcet, da scire-licet, «certamente», «è lecito sapere»).
G Assolutamente impersonali, verbi Avverbi di quantità e di stima  Cosí chiamati perché indicano una quantità non ben preci-
G
H
Vedi Verbo ➝ Verbi assolutamente impersonali
H
sa e derivano generalmente dal neutro di aggettivi o da pronomi indefiniti. Tra i piú frequenti
ricordiamo admŏdum, «molto»; amplius, magis, «piú»; minus, «meno»; nimis, «troppo»; parum,
«poco»; satis, «abbastanza»; quam, quanto, quantum, «quanto»; tanto, tantum, «tanto», etc.
I Attrazione modale
Avverbi di tempo  Cosí chiamati perché indicano le circostanze di tempo in cui avviene l’azio-
I
L L
Si parla di tale fenomeno, quando una subordinata, che di norma richiederebbe l’indicativo (re- ne espressa dal verbo. Sono numerosi e vengono distinti in base alla domanda cui rispondono
lativa, temporale, causale, etc.), presenta un verbo al congiuntivo che non può spiegarsi con («quando?»; «per quanto tempo?»; «da quanto tempo?»; «quante volte?»).
alcuna ragione sintattica né con una particolare esigenza espressiva. Tale fenomeno si verifica
M soltanto in subordinate di grado superiore al II, dipendenti da reggenti espresse al congiun-
tivo o all’infinito, che esercitano una sorta di «attrazione» sul verbo della proposizione dipen-
Avverbi enunciativi  In base al loro valore, si suddividono in avverbi affermativi (certe; M
profecto; quidem; equĭdem; vere; vero, etc.), avverbi di negazione (non; haud; haudquāquam;
N dente, che passa cosí al congiuntivo. Nella traduzione italiana è spesso preferibile il regolare uso
dell’indicativo in luogo del congiuntivo latino.
minĭme; nequāquam; ne … quidem) e avverbi di dubbio (forsĭtan; fortasse).
N
O O
➤ Putavit se Graeca lingua loquentes, qui Asiam incolĕrent, sub sua retenturum potestate. Avverbi interrogativi  Cosí chiamati perché derivano da pronomi e corrispondono alle piú
(Nep.) comuni forme di domanda; questi hanno anche valore relativo. Tra i piú comuni segnaliamo
Ritenne che avrebbe tenuto in suo potere i parlanti in lingua greca, che abitavano l’Asia.
P
ubi?, «dove?»; quō?, «verso dove?»; unde?, «da dove?»; cur?, quare?, «perché?»; quotiens, «quan-
P te volte?», etc.

Attributive, proposizioni
Q Avverbi numerali  Cosí chiamati perché indicano quante volte si compie un’azione o si ripete
un elemento; sono indeclinabili. Tra i piú comuni ricordiamo quelli mutuati dalle forme neutre Q
Sono quelle subordinate che nel periodo svolgono una funzione equivalente a quella di un ag-
R R
degli ordinali: primum, «per la prima volta»; iterum, «per la seconda volta»; tertium, «per la terza
gettivo in funzione attributiva; sono, in sostanza, le relative proprie, alla cui trattazione specifi-
volta», etc.
ca si rimanda (vedi Relativa ➝ Relativa propria).

S S
Av verbio Av versativa, proposizione
T T
È una parte invariabile del discorso che, posta accanto (ad) a una parola (verbum), ne modifica il Si tratta di una proposizione circostanziale che descrive un fatto o una situazione in opposi-
U senso o ne precisa il significato. zione a quella espressa nella reggente. In latino è introdotta dalla congiunzione cum, «mentre,
mentre invece», o da un pronome relativo (relativa impropria) con il congiuntivo. I tempi sono
U
V
Avverbi di luogo  Cosí chiamati perché svolgono la funzione di localizzare nello spazio l’azio-
V ne espressa dal verbo. Derivano per lo piú dai pronomi dimostrativi, determinativi, relativi e
usati con valore assoluto e non sempre sono conformi alla consecutio temporum.
➤ Cur Lysias amatur, cum penitus ignoretur Cato? (Cic.)
indefiniti e presentano forme diverse a seconda che indichino lo stato in luogo, il moto a luo-
Z go, il moto da luogo o il moto per luogo (es. hīc, «qui»; hūc, «verso qui»; hinc, «di qui»; hāc, «per
di qui»).
Perché Lisia è amato, mentre è completamente ignorato Catone?
Z
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A B ➤ Pueri gratias semper agunt magistris, quia boni discipuli sunt.


I ragazzi ringraziano sempre i maestri poiché sono buoni studenti. A
Baritonèsi, legge della B
Laeti pacem agitabamus, quippe quis hostis nullus erat. (Sall.)
B

Lieti andavamo agitando la pace, proprio perché non avevamo alcun nemico.

C
È una delle tre regole fondamentali della lingua latina, atta a regolamentare la pronuncia, se-
C condo cui l’accento non cade mai sull’ultima sillaba. Vedi anche Penultima sillaba e Trisilla-
bismo.
Cifre romane
D
È opportuno ricordare i segni fondamentali (I = 1; V = 5; X = 10; L = 50; C = 100; D = 500; M =
D
E 1000) e seguire poche regole essenziali:
E
F
C – per i multipli corrispondenti, i segni I, X, C, M vengono ripetuti non piú di tre volte: II = 2; CCC
= 300;
F
– la cifra posta a destra del numero maggiore viene sommata: VI = 6; LXVII = 67; MCXV = 1115;
Caso
G G
– la cifra posta a sinistra del numero maggiore viene sottratta: IX = 9; CM = 900;
– le cifre D e M si scrivono anche I Ce CI C;
Ricollegabile al verbo latino cadĕre («cadere»), è una parola usata dai grammatici antichi in ri-
– i segni C e C, aggiunti rispettivamente a sinistra e a destra di CI C, ne moltiplicano il valore
H H
ferimento al fatto che le parole si concludono, cioè «cadono», ora in un modo ora in un altro
per 10: CCICC = 10 000; XX
all’interno della declinazione. I casi latini sono sei e definiscono, in sostanza, la funzione sin-
– una cifra sormontata da una linea orizzontale va moltiplicata per 1000: = 20 000;
tattica che la parola assume nella frase: nominativo, genitivo, dativo, accusativo, vocativo,
I I
– una cifra sormontata dal segno la moltiplica per 100 000: = 2 000 000.
ablativo.
Solitamente si parla di casi diretti o retti (nominativo, accusativo, vocativo), che esprimono
L cioè rapporti sintattici diretti con il verbo, non indicati in italiano da preposizioni, e di casi obli-
qui o indiretti (genitivo, dativo, ablativo), che esprimono rapporti indiretti con il verbo, indicati Circostanziali, proposizioni L
M M
in italiano da preposizioni.
Altrimenti dette avverbiali o complementari indirette, sono quelle subordinate che nel pe-
riodo svolgono una funzione equivalente a quella di un avverbio o di un complemento indiret-
N Causa, complemento di
to. Sono, in sostanza, le finali, le consecutive, le temporali, le causali, le condizionali, le con-
cessive, le avversative, le comparative, per le quali si rimanda alla trattazione specifica.
N
O Vedi Complemento
O
P Colpa, complemento di P
Causa efficiente, complemento di Vedi Complemento
Q Vedi Complemento Q
R Compagnia, complemento di R
S Causale, proposizione Vedi Complemento
S
T T
Si tratta di una subordinata circostanziale che esprime il motivo, la causa, che ha determinato
l’azione espressa nella principale. In latino, quando la causa è ritenuta oggettiva o reale da chi
scrive, la proposizione causale, nella sua forma esplicita, si trova espressa al modo indicativo; se Comparatio compendiaria
U la causa è soggettiva (o viene riferita l’opinione di un altro) è espressa al modo congiuntivo. Ri-
corrono le seguenti congiunzioni: È la cosiddetta «comparazione abbreviata», in base alla quale, quando il secondo termine di pa-
U
V V
–  quia, quod, quoniam, «poiché, perché, dal momento che»; ragone è costituito da un pronome dimostrativo, questo viene spesso sottinteso.
–  quandoquĭdem, siquĭdem, propterea quod, «poiché, dato che, siccome» (piú raramente); ➤ Romanorum copiae magis strenuae quam hostium erant.

Z Z
–  quippe, utpote + relativo; Le truppe dei Romani erano piú valorose di quelle dei nemici.
–  cum, talvolta rafforzato da praesertim, quippe, utpote (seguito sempre dal congiuntivo).
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Comparativa, proposizione Complemento


A A
Si tratta di una subordinata circostanziale che funge da secondo termine nel confronto con ciò È cosí chiamata quella parte di discorso che «completa» il senso della frase, esprimendo varie
B che è indicato nella reggente. Può essere di due tipi: semplice e ipotetica. Nella comparativa
semplice viene enunciato un fatto reale, eventuale, possibile; in quella ipotetica un fatto ipote-
relazioni. In latino, come in italiano, esiste un gran numero di complementi, ciascuno con una
sua formazione ben precisa.
B
C tico. La comparazione può essere di maggioranza, minoranza e uguaglianza:
–  maggioranza e minoranza sono introdotte da quam; Abbondanza  Ricorrente dopo verbi e aggettivi che indicano pienezza e appagamento, co- C
D D
– l’uguaglianza da ut, sicut, tamquam, velut, quasi, in correlazione con avverbi come ita, sic, me abundo, impleo, compleo, plenus, si esprime con l’ablativo semplice.
o da nessi correlativi come tantus ... quantus, tam ... quam, tantum ... quantum. ➤ Insula auro abundat. L’isola abbonda d’oro.

E E
Le comparative semplici hanno di solito il modo indicativo (il congiuntivo se esprimono
eventualità, possibilità o per attrazione modale); le comparative ipotetiche, caratterizzate dal- Agente e causa efficiente  Si trovano a completamento di verbi di forma passiva, rispetto ai
la particella si (velut si, ut si, tamquam si) hanno il modo congiuntivo e non sempre seguono la quali indicano da chi (agente) o da cosa (causa efficiente) è compiuta l’azione descritta. Il pri-
F consecutio tempŏrum.
➤ Plura dixi quam volui.
mo viene espresso con a/ab e l’ablativo; il secondo con l’ablativo semplice (a meno che non
si tratti di concetti personificati). F
G Ho detto piú di quel che avrei voluto.
Gellius, quasi mea culpa bona perdiderit, ita est mihi inimicus. (Cic.)
➤ Exercitus noster ab hostibus profligatus est.
Il nostro esercito fu sbaragliato dai nemici. G
H
Puer lapide ictus est. Il ragazzo fu colpito da una pietra.
H Gellio fino a tal punto mi è ostile, come se avesse perso i suoi beni per colpa mia.
Allontanamento o separazione  Dipendente da verbi, aggettivi, espressioni indicanti la sfe-
I Comparativo
ra del distacco, è espresso con:
– l’ablativo semplice;
I
L Indica la qualità di un confronto tra due o piú termini, fra cui si può stabilire un rapporto di su-
–  a/ab, e/ex, de e l’ablativo.
L
periorità o di inferiorità del primo sul secondo, oppure di parità fra i due. Argomento  Viene reso con de e l’ablativo, costruzione che può essere usata anche per defi-
M Comparativo assoluto  Viene definito tale il comparativo con valore intensivo, privo del se- nire, in alternativa al nominativo, i titoli di opere letterarie. M
condo termine di paragone: indica che una qualità è posseduta con un certo grado di intensi- ➤ Cicero librum de senectute scripsit. Cicerone scrisse un libro sulla vecchiaia.
N tà, senza che venga stabilito un paragone tra due termini. In italiano si traduce facendo prece-
dere l’aggettivo da avverbi come «alquanto, un po’, piuttosto, troppo».
De bello Gallico. La guerra gallica (opera di Cesare). N
O ➤ Marcus pecuniae avidior est. Marco è piuttosto/troppo/alquanto avido di denaro. Causa  Si esprime con l’ablativo semplice, che è il caso piú impiegato soprattutto se accom-
pagnato da verbi o espressioni di sentimento (laboro, «soffro»; fleo, «piango»; gaudeo, «sono fe- O
P
lice, godo»; doleo, «sono addolorato»), o con ob o propter e l’accusativo, quando viene espres-
P
Comparativo di maggioranza  Generalmente si forma aggiungendo al tema dell’aggettivo
di grado positivo (che si ottiene eliminando la terminazione -i o -is del genitivo maschile singo- sa una causa esterna al soggetto. Talvolta è reso anche con prae e l’ablativo, per indicare una
lare) la terminazione -iŏr, per il nominativo maschile e femminile, e -iŭs, per il neutro (fort-iŏr, causa che impedisce lo svolgimento dell’azione.
Q fort-iŭs, da fortis, -e, «piú forte»). La declinazione segue il primo gruppo dei sostantivi della
terza declinazione (tipo consul, consulis): i comparativi hanno dunque l’ablativo singolare in -e,
➤ Milites victoriā laeti erant. I soldati erano lieti per la vittoria.
Cato propter severitatem suam clarus erat. Catone era famoso per la sua severità.
Q
R
il genitivo plurale in -um e il nominativo, l’accusativo e il vocativo neutri plurali in -a.
Per il secondo termine di paragone, vedi Complemento ➝ Paragone.
Nauta prae procellā non remeat.
Il marinaio non ritorna a causa della tempesta.
R
S Comparativo di minoranza  A differenza di quello di maggioranza, non si esprime attraverso Colpa  Si trova in dipendenza da verbi come accuso, insimŭlo, argŭo, «accuso, incolpo», dam- S
no, condemno, «condanno per ...», absolvo, «assolvo da ...», ed è espresso con:
T T
forme organiche. Come in italiano, infatti, anche in latino esso si costruisce premettendo all’ag-
gettivo di grado positivo l’avverbio minus, in correlazione con l’avverbio quam, che introduce – il genitivo, talvolta preceduto dagli ablativi crimĭne o scelĕre;
invece il secondo termine di paragone. –  de e l’ablativo, in presenza di espressioni di uso giuridico come ambitus, -us, «broglio eletto-
U ➤ Marcus minus bonus quam Paulus est. Marco è meno buono di Paolo. rale»; repetundae, -arum, «concussione»; peculatus, -us, «peculato, appropriazione di denaro
pubblico»; maiestas, maiestatis, «lesa maestà».
U
V Comparativo di uguaglianza  Similmente a quello di minoranza, si esprime premettendo
all’aggettivo di grado positivo gli avverbi tam o aeque o ita, in correlazione rispettivamente a
Per indicare la pena capitale, invece, si usava sia capĭtis che capĭte.
➤ Paulus furti accusatus est. Paolo fu accusato di furto.
V
Z
quam o ac (atque, se la parola successiva comincia per vocale) o ut.
Z ➤ Marcus aeque bonus ac Paulus est. Marco è (ugualmente) buono come Paolo.
Verres de peculatu insimulatus est.
Captivi capite (capitis) damnati sunt.
Verre fu accusato di peculato.
I prigionieri furono condannati a morte.
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A
Compagnia e unione  Si esprime con cum e l’ablativo. Età  Può essere espresso con:
A ➤ Caesar cum auxiliis e proelio excēdit. – natus, concordato con il nome, e l’accusativo del numerale cardinale;
Cesare si allontana dalla battaglia con le truppe ausiliarie. ➤ Hannibal, novem annos natus, ad Hispaniam venit.
B Romani cum magnā praedā oppidum relinquunt. Annibale, a nove anni (all’età di nove anni), andò in Spagna. B
I Romani abbandonano la città con un grande bottino. – agens (participio presente del verbo ago), concordato con il nome, e l’accusativo del nu-
C Convenienza o pertinenza  Indica la persona o la cosa cui conviene, si addice una funzione,
merale ordinale, aumentato di un’unità; C
➤ Hannibal, decimum annum agens, ad Hispaniam venit.
D oppure, al contrario, la persona o la cosa cui non spetta un determinato elemento. È sempre
unito a voci del verbo sum ed è reso con il genitivo.
Annibale, a nove anni (all’età di nove anni), andò in Spagna. D
– un sostantivo, come puer, vir, senex, adulēscens, puella, iuvenis, e il numerale cardinale
E ➤ Senatoris est boni semper in senatum venire. (Cic.)
È proprio del buon senatore andare sempre in senato.
seguito dal genitivo annorum.
➤ Hannibal, puer novem annorum, ad Hispaniam venit.
E
F Denominazione  È rappresentato da un nome proprio, che precisa un nome geografico co-
Annibale, a nove anni (all’età di nove anni), andò in Spagna. F
mune o sostantivi come «mese, nome, soprannome», ed è preceduto dalla preposizione «di».
G In latino costituisce una semplice apposizione e quindi viene espresso nello stesso caso del no-
Fine o scopo  Si può trovare espresso in:
– dativo semplice;
G
me da cui dipende, mantenendo il proprio genere e numero.
H H
– ad e accusativo, per sottolineare il movimento figurato verso il fine e lo scopo;
➤ Oppidum Alesiă oppugnabatur a Romanis. La città di Alesia era assediata dai Romani. – genitivo seguito dagli ablativi causā e gratiā.

I I
➤ Dies ad colloquium (o colloquio) dicta est. Fu fissato un giorno per il colloquio.
Distanza  Viene espresso con:
Graeci contra Persas libertatis causā (o gratiā) pugnaverunt.
– l’accusativo o l’ablativo, spesso in dipendenza da verbi come absum, «sono lontano»; disto,
I Greci combatterono contro i Persiani per la libertà.
L «disto»;
➤ Domus duo stadia/duobus stadiis ab urbe distabat.
Limitazione  Si esprime con l’ablativo semplice e si trova usato in particolare con:
L
M M
La casa distava due stadi dalla città.
– verbi e aggettivi che esprimono superiorità (supero, vinco, excello, maior sum), uguaglianza
– il genitivo in dipendenza da un sostantivo come intervallo, spatio o iter. (par, aequalis sum) o inferiorità (minor, inferior sum);

N ➤ Domus spatio duorum stadiorum ab urbe distabat.


La casa era alla distanza di due stadi dalla città.
➤ Cicero omnes Romanos eloquentiā superabat.
Cicerone superava tutti i Romani per eloquenza.
N
O Il luogo da cui si calcola la distanza viene reso in latino con l’ablativo, preceduto da a/ab, per cui
vedi Allontanamento o separazione.
– aggettivi che esprimono una qualità o una condizione. O
➤ Civitate Romani sumus. Per (di) cittadinanza siamo Romani.
P Epesegetico o dichiarativo  Precisa un sostantivo generico, indicandone la specie o la cate- Materia  Si esprime con:
P
Q Q
goria di appartenenza, ed è reso con il genitivo.
– e/ex e l’ablativo;
➤ Lauri bacas. (Virg.) Le bacche dell’alloro. – l’aggettivo di significato corrispondente, concordato, in quanto attributo, in genere, nume-

R R
ro e caso con il sostantivo cui si riferisce.
Estensione  Il numero che esprime la misura si rende con: ➤ Templum columnas ex marmŏre/marmoreas habebat. Il tempio aveva colonne di marmo.
– l’accusativo, se è introdotto da aggettivi come longus, «lungo»; latus, «largo»; altus, «alto,
S profondo»;
➤ Caesar fossam tres pedes altam perduxit.
Mezzo o strumento  Si esprime con: S
– l’ablativo semplice, quando il mezzo è rappresentato da un oggetto;
T Cesare fece scavare una fossa profonda tre piedi.
– l’accusativo, in dipendenza dal verbo pateo, «estendersi», frequentemente accompagnato
– per e l’accusativo, quando il mezzo è rappresentato da una persona. T
➤ Ancillae rosis mensam ornant. Le ancelle ornano la tavola di rose.
U dalle espressioni in longitudinem, «in lunghezza»; in latitudinem, «in larghezza»; in altitu-
dinem, «in altezza, in profondità»;
Domina Tulliam per ancillam vocat.
La padrona chiama Tullia per mezzo di un’ancella.
U
V ➤ Fossa in altitudinem tres pedes patebat.
La fossa si estendeva in profondità per tre piedi. Misura  Si esprime con il genitivo.
V
Z – il genitivo (di misura) in dipendenza da sostantivi.
➤ Caesare fossam trium pedum perduxit. Cesare fece scavare una fossa di tre piedi.
➤ Fluminis erat altitudo pedum circuite trium. (Ces.)
La profondità del fiume era di circa tre piedi.
Z
teoria in pillole teoria in pillole

A
Modo  Si esprime con cum e l’ablativo, se è rappresentato dal solo sostantivo; qualora sia ac- Partitivo  Si esprime con:
A compagnato da un attributo, la preposizione cum è generalmente inserita fra aggettivo e so- – il genitivo;
stantivo oppure viene omessa (ablativo semplice). – e/ex o, piú raramente, de e l’ablativo;
B ➤ Legati cum silentio audiebantur. Gli ambasciatori erano ascoltati in silenzio.
Milites magnā (cum) virtute pugnabant. I soldati combattevano con grande valore.
– inter e l'accusativo B
➤ Militum pars in castra pervēnit.
C Moto a luogo  Si esprime, di norma, con l’accusativo preceduto dalle seguenti preposizioni:
Una parte dei soldati giunse nell’accampamento. C
Numa Pompilius unus fuit ex septem regibus. Numa Pompilio fu uno dei sette re.
D – 
– 
in, per indicare un movimento che si conclude entro un certo luogo;
ad, per esprimere l’idea di generico avvicinamento. Pena  Si trova in dipendenza da verbi come damno, condemno, multo, «condanno a ..., multo
D
E ➤ Copiae in oppidum intrant.
Copiae ad Latium contendunt.
Le truppe entrano nella città.
Le truppe si dirigono verso il Lazio.
di ...», ed è espresso in ablativo semplice, a meno che non si tratti di una multa indeterminata,
espressa, in tal caso, in genitivo (tanti, quanti, dupli, tripli). E
F F
Tuttavia con i nomi propri di città o di piccola isola il moto a luogo si trova espresso con l’ac- ➤ Aristides exilio damnatus est. Aristide fu condannato all’esilio.
cusativo semplice. Fur dupli condemnabatur. Il ladro era condannato al doppio.

G G
➤ Galli Romam perveniunt. I Galli giungono a Roma.
Predicativo dell’oggetto  È espresso in accusativo ed è attestato prevalentemente con i ver-
bi appellativi (voco, dico, appello, nomino, fero), elettivi (creo, elĭgo, constituo), estimativi (iudĭco,
H
Moto da luogo  Si esprime, di norma, con l’ablativo preceduto dalle seguenti preposizioni:
H – a/ab, per indicare in generale l’idea di allontanamento;
puto, existimo, habeo, duco, cognosco) ed effettivi (facio, reddo), sempre in forma attiva.
➤ Romani Petronium appellabant elegantiae arbitrum.
– e/ex, per esprimere l’idea di uscita;
I – de, per indicare un movimento dall’alto in basso. I Romani chiamavano Petronio “arbitro di raffinatezza”.
I
➤ Hostes ab urbe fugiunt. I nemici fuggono dalla città.
L Mercurius de Olympo descendit. Mercurio scende dall’Olimpo. Predicativo del soggetto  È espresso in nominativo e si trova generalmente sia con verbi di
forma attiva, solitamente intransitivi (existo, maneo, appareo), sia con verbi di forma passiva, di L
Tuttavia con i nomi propri di città o di piccola isola il moto da luogo viene espresso con l’a-
M
norma i cosiddetti verbi appellativi (vocor, dicor, appellor, nominor, feror), elettivi (creor, elĭgor,
M blativo semplice. constituor), estimativi (iudĭcor, putor, existimor, habeor, ducor, cognoscor) ed effettivi (fio, reddor).
➤ Naves Naxo solvebant. Le navi salpavano da Nasso. ➤ Caesar dictator creatus est. Cesare fu fatto dittatore.
N Moto per luogo  Si esprime, di norma, con per e l’accusativo. Prezzo  Si esprime, in modo determinato, con una cifra, o in maniera indeterminata, con av-
N
O ➤ Transeo per agros. Passo per i campi.
Tuttavia con i sostantivi che indicano un luogo di passaggio obbligato (porta, «porta della cit-
verbi come «molto, poco, niente, piú». È reso in ablativo semplice in entrambi i casi.
➤ Signum emi sex talentis. Ho comprato una statua per sei talenti.
O
P tà»; ianua, «porta di casa»; via, «via»; pons, «ponte») il complemento di moto per luogo si trova
espresso con l’ablativo semplice.
Equum magno pretio emi. Ho comprato un cavallo a caro prezzo.
P
Q ➤ Consul ponte Sublicio transit. Il console passa per il ponte Sublicio. Privazione  Si esprime in ablativo semplice.
➤ Campus frumento caret. Il campo è privo di frumento. Q
R R
Origine e provenienza  Dipendente da verbi come nascor, orior, «nasco», o intellĕgo, accipio,
«capisco, ricevo», precor, quaero, peto, «chiedo, prego», può essere espresso con: Qualità  Si esprime con:

S
– l’ablativo semplice, per indicare la stirpe, la condizione sociale o il nome del padre;
S
– il genitivo, per determinare le qualità morali;
– a/ab, e/ex, de e l’ablativo, per designare gli antenati o la provenienza figurata. – l’ ablativo semplice, per indicare qualità fisiche o una condizione transitoria dell’animo.
➤ Reperiebat plerosque Belgas ortos esse a Germanis. (Ces.) ➤ Erat vir magni ingenii. Era un uomo di grande ingegno.
T Trovava che moltissimi Belgi discendessero dai Germani. Puer laeto animo saepe est. Il ragazzo è spesso di buon umore. T
U Paragone  Corrispondente al secondo termine di paragone, può essere reso con:
– quam e il caso del primo termine, costrutto piú frequente e di gran lunga preferito quando
Soggettivo e oggettivo  Si trova in specificazione di un nome di derivazione verbale e si
esprime in entrambi i casi con il genitivo. Si noti la differenza sostanziale negli esempi che se-
U
V quest’ultimo è in un caso indiretto;
– l’ablativo semplice, di norma in frasi negative o quando il secondo termine è costituito da
guono:
➤ Animi imperio, corporis servitio magis utimur. (Sall.)
V
Z Z
un pronome relativo. Ci serviamo del comando dell’animo, del servizio del corpo.
➤ Marcus velocior quam Paulus/Paulo est. Marco è piú veloce di Paolo. ➤ Custos es pauperis horti. (Virg.) Sei custode di un povero orto.
teoria in pillole teoria in pillole

Concessiva, proposizione
A
Specificazione  Si esprime in genitivo e di norma precede il nome cui si riferisce.
A ➤ Domini filia pulchra est. La figlia del padrone è bella.
Si tratta di una subordinata circostanziale che indica la circostanza nonostante la quale si veri-
B Stato in luogo  Si esprime, di norma, con in e l’ablativo. fica quanto è espresso nella reggente. In latino, la concessiva può avere il modo indicativo o
congiuntivo a seconda che la concessione sia sentita dal parlante come una constatazione o
B
➤ In foveā rana coaxat. La rana gracida nella fossa.
C Tuttavia con i nomi propri di città plurali (Athenae, -arum; Syracusae, -arum; Thebae, -arum) lo
come una supposizione; la negazione in ogni caso è non. Nello specifico:
– hanno il modo indicativo le concessive introdotte da etsi, tametsi, quamquam;
C
stato in luogo viene espresso con l’ablativo semplice; mentre con quelli di città o di piccola
D isola singolari appartenenti alla I o alla II declinazione, si predilige l’antico caso locativo che,
per le prime due declinazioni, presenta la stessa terminazione del genitivo singolare (-ae; -i).
➤ Arma, quamquam vobis sunt invisa, sumenda sunt.
Devono essere prese le armi, benché a voi siano odiose. D
E ➤ Syracusis libenter maneo.
Amici mei Romae habitant.
Rimango volentieri a Siracusa.
I miei amici abitano a Roma.
– hanno il modo congiuntivo le concessive introdotte da quamvis, ut, licet, cum, etiamsi
(quest’ultima, tuttavia, può reggere anche l’indicativo, a seconda che la concessione sia sen- E
F F
tita dal parlante come reale o supposta).
Stima  Si trova in dipendenza da verbi che indicano considerazione o stima, come puto, ➤ Quamvis ames Paulum, tamen laudare non potes.

G
Per quanto tu voglia bene a Paolo, tuttavia non puoi lodarlo.
G
aestĭmo, existĭmo, o duco, habeo, facio, utilizzati in questa specifica accezione, e si esprime con
il genitivo, detto anche genitivo avverbiale, come segue: magni, «molto»; parvi, «poco»; tanti,
«tanto»; quanti, «quanto»; maximi, «moltissimo»; minōris, «di meno».
H ➤ Parvi aestĭmo divitias. Stimo poco le ricchezze.
Condizionale (falso condizionale) H
I Tempo continuato  È reso con l’accusativo, spesso preceduto dalla preposizione per.
➤ Legiones (per) tres horas pugnavērunt. Le legioni combatterono per tre ore.
Nelle espressioni che indicano azioni che sarebbe opportuno, giusto, utile fare, ma che non
sono state realizzate, il latino presenta il modo indicativo al posto del condizionale italia-
I
L Da notare, tuttavia, come i nomi che indicano periodi della vita (adulescentia, «adolescenza»; se-
nectus, «vecchiaia»), cariche pubbliche (praetura, «pretura»; quaestura, «questura»), circostanze
no. All’indicativo presente latino corrisponderà, quindi, in italiano il condizionale presente,
all’indicativo dei tempi storici corrisponderà il condizionale passato. L
M M
temporali particolari (pugna, «battaglia»; bellum, «guerra») si trovino espressi in ablativo sem- Nello specifico tale impiego dell’indicativo si verifica con:
plice quando sono accompagnati da un attributo, e in ablativo preceduto dalla preposizione – verbi che esprimono possibilità, necessità, convenienza (possum, debeo, oportet, necesse est,

N
in quando si trovano da soli.
N
decet, licet, interest, etc.);
➤ In pugna multi milites cadebant. Durante la battaglia cadevano molti soldati. – il verbo sum seguito da un aggettivo neutro o da un genitivo di pertinenza (facile est, lon-
Tota nocte iter faciemus. Viaggeremo tutta la notte. gum est, melius est, optabilius est, dementis est, etc.);
O – i verbi di volontà volo, nolo, malo (la forma piú in uso è malueram, «avrei preferito»);
–  espressioni negative o di senso negativo, ma riferite al passato (numquam putabam,
O
Tempo determinato  Viene reso con l’ablativo semplice.
P P
numquam putavi, numquam putaveram, «non avrei mai creduto»; quis putabat?, quis puta-
➤ Autumno agricolae uvas legunt. In autunno i contadini raccolgono l’uva. vit?, «chi avrebbe creduto?»);
–  la perifrastica passiva;
Q Termine o destinazione  Si esprime in dativo.
➤ Puellae dona deae ferunt. Le fanciulle portano doni alla dea.
–  paene, «quasi, per poco non …», e il perfetto indicativo. Q
➤ Possum persequi permulta oblectamenta rerum rusticarum. (Cic.)
R Vantaggio e svantaggio  Viene espresso in dativo (è il cosiddetto dativo d’interesse).
Potrei dilungarmi a esporre i moltissimi piaceri della campagna. R
Longum est omnia enumerare proelia. (Nep.)
S ➤ Domus domino aedificata est. La casa è stata costruita per il padrone. Sarebbe lungo enumerare tutte le battaglie. S
Aut non suscipienda fuit ista causa aut defendenda ad extremum. (Cic.)
T Completive, proposizioni
Questa causa non si sarebbe dovuta affrontare oppure si sarebbe dovuta difendere a
oltranza.
T
U Altrimenti dette sostantive o complementari dirette, sono quelle subordinate che «comple- U
tano» la valenza del verbo della reggente, che svolgono cioè una funzione equivalente a quella
V di un sostantivo con valore di soggetto o di oggetto. Sono, in sostanza, le infinitive, le interro-
gative indirette, le proposizioni introdotte da quod, ut, quin, per le quali si rimanda alla tratta-
Condizionale, proposizione V
Z Z
zione specifica. Si tratta di una subordinata circostanziale che esprime a quali condizioni si può verificare l’azio-
ne espressa nella reggente. In latino è introdotta dalle congiunzioni dum, modo, dummŏdo se
teoria in pillole teoria in pillole

A
positiva; dum ne, modo ne, dummŏdo ne se negativa, con il congiuntivo usato secondo le nor- In italiano si traduce ricorrendo all’avverbio «pure» o con espressioni come «ammettiamo
A me della consecutio tempŏrum. che ...».
➤ Neque id quibus modis assequeretur, dum sibi regnum pararet, quicquam pensi habebat. ➤ Sit sane fortis, tamen malus est. Ammettiamo pure che sia forte, tuttavia è malvagio.
B (Sall.)
E non riteneva di nessuna importanza con quali modi ottenere ciò, pur di procurarsi il
– congiuntivo desiderativo o ottativo: esprime l’augurio che una cosa avvenga o che sia av- B
venuta (desiderio realizzabile) o il rimpianto che una cosa non possa o non sia potuta avve-
C potere. nire (desiderio irrealizzabile).
Nel caso di desiderio realizzabile si usa il presente (per il presente o il futuro) e il perfetto
C
D
Congiuntivo, modo
(per il passato); nel caso di desiderio irrealizzabile si usa l’imperfetto (per il presente o il
futuro) e il piuccheperfetto (per il passato). Il congiuntivo desiderativo si può trovare da so- D
E E
lo o accompagnato dall’avverbio utĭnam o, piú raramente, ut; la negazione usata è general-
È il modo della soggettività ed esprime esortazione, dubbio, eventualità, possibilità: è usato mente ne, ma possiamo trovare anche non.
In italiano si traduce ricorrendo ad espressioni come «magari ...», «oh se ...», «voglia il cielo
F
prevalentemente nelle proposizioni subordinate, ma ricorre anche in quelle indipendenti con
F particolari valori. che ...», «mi auguro che ...».
➤ Utĭnam nostri hostes vincant! Voglia il cielo che i nostri vincano i nemici!
G Congiuntivo dipendente  Esprime proposizioni causali, consecutive, concessive, finali, tem-
porali, etc., alla cui singola trattazione rimandiamo; talvolta assume un valore o, per meglio dire,
Utĭnam nostri hostes vicĕrint!
Utĭnam mater mea adhuc vivĕret!
Magari i nostri avessero vinto i nemici!
Oh se mia madre ancora fosse in vita!
G
H H
una sfumatura particolare, legata alla sua natura di modo della soggettività e dell’eventualità. Utĭnam dux clemens fuisset! Magari il comandante fosse stato clemente!
I principali usi del congiuntivo che esprime la soggettività sono:
– congiuntivo esortativo: esprime un’esortazione, un divieto, un ordine, ma si distingue
I I
–  congiuntivo caratterizzante: vuole sottolineare la caratteristica propria di una o piú perso-
dall’imperativo per il carattere meno perentorio della richiesta. È espresso con il congiunti-
ne in dipendenza da espressioni quali sunt / reperiuntur qui ..., «ci sono / si trovano di quelli
vo presente e con la negazione ne.
che ...»; nemo est qui ..., «non c’è nessuno che ...», etc.
L ➤ Fuēre item qui inimicos suos cognoscerent. (Sall.)
➤ Magno animo pugnemus!
Ne iniusti sint!
Combattiamo con grande coraggio!
Non siano ingiusti! L
Ci furono anche coloro che riconoscevano i loro avversari.
M congiuntivo eventuale: presenta la possibilità che una circostanza si verifichi o no.
– 
– congiuntivo dubitativo (o deliberativo): esprime in forma interrogativa un dubbio, reale o
fittizio, su una decisione da prendere o già presa. Si trova piú frequentemente alla I persona M
➤ Mercatoribus est aditus magis eo ut quae bello ceperint quibus vendant habeant, quam
N
singolare e plurale in frasi interrogative dirette. È espresso con il presente (per il dubbio nel
N quo ullam rem ad se importari desiderent. (Ces.)
I mercanti hanno accesso [dai Germani] piú perché essi [i Germani] abbiano a chi vendere
presente o nel futuro) e con l’imperfetto (per il dubbio nel passato). La negazione usata è
non.
O le cose che si siano procurati [eventualmente] in guerra, che perché desiderino che ven-
ga loro importata qualche merce.
➤ Quid agam?
Quid agĕrem?
Che cosa dovrei/potrei fare? Che faccio? Che farò? Che fare?
Che cosa avrei dovuto/avrei potuto fare?
O
P – congiuntivo obliquo: si usa quando colui che scrive vuole sottolineare la soggettività
dell’informazione o riportando il parere di un’altra persona, oppure volendo indicare che si
– congiuntivo irreale: indica qualcosa che non si può (o non si è potuto) realizzare. È espres-
so con l’imperfetto (per il presente) e con il piuccheperfetto (per il passato) e la negazione
P
Q Q
tratta del proprio punto di vista in opposizione a quello di altri. usata è non.
➤ Necata est anus Vitia, Fufii Gemini mater, quod filii necem flevisset. (Tac.) ➤ Venissem ad te, sed meā valetudine impeditus sum.
L’anziana Vitia, madre di Fufio Gemino, fu uccisa perché aveva compianto la morte del fi-
R glio.
Sarei venuto da te, ma sono stato trattenuto dalle mie condizioni di salute.
– congiuntivo potenziale: esprime la possibilità che un’azione accada o sia accaduta; di so-
R
S
(con il congiuntivo flevisset l’autore intende riportare il pensiero di chi ha deciso di mettere a
S morte Vitia).
lito nella lingua letteraria è usato in espressioni formulari con un soggetto indeterminato
(pronomi indefiniti o interrogativi). È espresso con il presente o il perfetto, per la possibili-

T
tà nel presente o nel futuro; con l’imperfetto, per la possibilità nel passato, e la negazione è
T Congiuntivo indipendente  Esprime un valore ben determinato, tanto da poter essere di-
stinto in due grandi gruppi: i congiuntivi che esprimono una volontà sono detti congiuntivi
non.
➤ Aliquis hoc faciat/fecĕrit. Qualcuno potrebbe fare ciò.
U U
volitivi e sono il concessivo, il desiderativo o ottativo, l’esortativo; la loro negazione è di nor-
ma ne. I congiuntivi che esprimono una eventualità sono detti congiuntivi eventuali e sono il Facĕres hoc. Avresti potuto fare ciò.
dubitativo, l’irreale, il potenziale e il suppositivo. La loro negazione è non. – congiuntivo suppositivo: esprime un’ipotesi, una supposizione su qualcosa. Se l’ipotesi è
V –  congiuntivo concessivo: esprime una concessione, un’ammissione che un fatto sia vero,
anche se non lo si ritiene tale. È accompagnato generalmente da avverbi come sane, ut, li-
ritenuta possibile, è espressa con il presente (per il presente e il futuro) e il perfetto (per
il passato), se è ritenuta irreale è espressa con l’imperfetto (per il presente e il futuro) e il
V
Z cet ed è espresso con il presente (per una concessione nel presente) o il perfetto (per una
concessione nel passato). La negazione usata è ne.
piuccheperfetto (per il passato); la negazione usata è non.
➤ Dicas verum. Supponiamo che tu dica la verità.
Z
teoria in pillole teoria in pillole

Congiunzione Coniugazione perifrastica attiva


A A
È una parte invariabile del discorso che ha la funzione di collegare (da coniungo, «congiunge- Si tratta di una costruzione formata dal participio futuro in unione con una voce del verbo
B re») fra loro due termini di una proposizione o due proposizioni all’interno di un periodo. sum (il termine «perifrastica» deriva dal verbo greco periphrazein, «parlare con circonlocuzio-
ni»).
B
C Congiunzioni coordinanti  Cosí chiamate perché uniscono due o piú elementi di una stessa
proposizione o piú proposizioni dello stesso grado, si possono distinguere in:
Il participio futuro concorda con il soggetto in genere e numero, mentre la forma del verbo sum
indica il tempo e il modo dell’azione.
C
D D
– copulative, in quanto creano un legame (= copula): et, atque, ac, -que (enclitica), «e»; etiam, La perifrastica attiva esprime l’imminenza di un’azione o l’intenzione di compiere l’azione stes-
quoque (sempre posposta), «anche»; nec, neque, «né, e non»; ne ... quidem, «nemmeno, sa. Deve essere tradotta in italiano con le perifrasi «stare per …, essere sul punto di …, avere in-
tenzione di …, essere destinato a …», tutte seguite dall’infinito presente del verbo.
E E
neppure»;
– disgiuntive, in quanto disgiungono o distinguono gli elementi: aut ... aut (contrapposizio- ➤ Hostes pacem petituri erant.
I nemici stavano per chiedere/erano sul punto di chiedere/avevano intenzione di
F F
ne), vel ... vel (scelta), «o ... o / oppure»; sive ... sive / seu, «sia ... sia, ossia, oppure»;
chiedere la pace.
– avversative, in quanto indicano opposizione (avversione): at, «ma, al contrario»; atqui,
«eppure»; autem, «ma, poi, invece»; sed, «ma»; tamen, «tuttavia»; vero, verum, «ma, poi, inve-
G ce»;
Coniugazione perifrastica passiva
G
– dichiarative, in quanto introducono una spiegazione, un chiarimento: enim (dopo una o
H piú parole) / etĕnim, nam, namque (in principio di proposizione), «infatti, giacché»; scilĭcet, vi-
delicet, nempe (particelle usate sia come avverbio sia come congiunzione), «certamente, na- Come il precedente, è un costrutto tipico della lingua latina: è formato dal gerundivo unito a H
I
una voce del verbo sum e concordato come un aggettivo con il soggetto della frase. Ha sempre
I
turalmente»;
valore passivo ed esprime la necessità, l’obbligo dell’azione.
– conclusive, in quanto presentano una conclusione o una conseguenza: ergo, igitur, itaque,
La perifrastica passiva può presentare due diverse costruzioni, la costruzione personale, pro-
L L
«dunque, perciò, e cosí»; proinde, «pertanto»; quāre (qua re), quamŏbrem, quo circa, «per la
qual cosa»; pria dei verbi transitivi, attivi e deponenti, e la costruzione impersonale, la sola possibile con i
verbi intransitivi, che nella coniugazione passiva ammettono solo le forme di terza persona sin-
– correlative, in quanto creano una sequenza o un rapporto di relazione: aut ... aut, «o ... o,
M sia ... sia»; cum ... tum, «sia ... sia; non solo ... ma anche»; et ... et, «sia ... sia»; nec ... nec / neque ...
neque, «né ... né»; non solum / (modo) ... sed etiam, «non solo ... ma anche»; seu ... seu / sive ...
golare con valore impersonale, e con i verbi transitivi, quando la persona o la cosa che deve su-
bire l’azione non è espressa. M
N sive, «o ... o»; vel ... vel, «o ... o, oppure». Costruzione personale  È caratterizzata da un soggetto che indica la persona o la cosa che
deve subire l’azione, con cui concordano la voce del verbo sum e il gerundivo che costituisce il
N
O
Congiunzioni subordinanti  Cosí chiamate perché collegano fra loro proposizioni di grado
O diverso, si possono distinguere in base alle subordinate che introducono in:
nome del predicato. Il complemento d’agente è espresso in dativo e prende il nome di dativo
d’agente (si trova, altresí, a/ab e l’ablativo quando la presenza di un altro dativo nella frase po-

P
trebbe creare ambiguità).
P
– causali: quia, quod, quoniam, «perché, poiché»; quando, quandoquĭdem, «dal momento
che»; siquidem, «se è vero che»; cum, «poiché»; quippe cum, utpŏte, cum, «proprio perché, ➤ Patria amanda est civibus.
giacché»; La patria deve essere amata dai cittadini/I cittadini devono amare la patria/È necessario
Q – comparative: sicut, tamquam, ut, velut, quemadmŏdum, «come»; ac si, quasi, tamquam si, ut
si, velut si, «come se»;
(bisogna) che i cittadini amino la patria. Q
R – concessive: quamvis, quamquam, licet, «benché, quantunque, sebbene»; etiamsi, etsi, ta-
metsi, «anche se, se anche»; cum, ut, «benché, sebbene»;
Costruzione impersonale  È formata dal gerundivo con la terminazione -um del neutro
singolare unito alla terza persona singolare del verbo sum. La persona che deve compiere l’a- R
zione è espressa di norma in dativo d’agente (si trova, anche in questo caso, a/ab e l’ablativo
S – condizionali: dum, modo, dummodo, «purché»; dum ne, dummodo ne, «purché non»;
– consecutive: ut, «cosí che, tanto che»; ut non, «cosí che non, tanto che non»;
quando la presenza di un altro dativo nella frase potrebbe creare ambiguità). S
➤ Nobis vivendum est bene.
T – dichiarative: quod, «che, per il fatto che»;
– finali: ut, uti, quo (con comparativi), «affinché, perché»; ne, «affinché non, che non (comple-
Noi dobbiamo vivere bene/È necessario che noi viviamo bene. T
U tiva volitiva), che (verba timendi); neve / neu, «e affinché non»;
U
– suppositive: si, «se»; nisi / ni / si non, «se non»; sin / sin autem, «ma se, se invece»; nisi forte, ni- Coniugazione verbale
V
si vero, «tranne che, a meno che»;
– temporali: cum, «quando, allorché»; ubi / ubi primum, ut primum / ut, «appena che»; simul / È la flessione del verbo, secondo il modo, il tempo, la forma, la persona e il numero. In latino esi- V
Z Z
simul ac / simul atque, «appena che»; dum, «mentre»; dum, donec, quoad, quamdiu, «finché»; stono quattro coniugazioni, distinguibili grazie alla terminazione dell’infinito presente attivo.
antequam, priusquam, «prima che»; postquam, «dopo che»; quotiens, «ogni volta che». Laudāre, laddove āre è caratteristico della I coniugazione
teoria in pillole teoria in pillole
Monēre, laddove ēre è caratteristico della II coniugazione
A
giuntivo presente; se la conseguenza dell’azione si riflette nel passato, viene espressa con il
A Legĕre, laddove ĕre è caratteristico della III coniugazione congiuntivo imperfetto o perfetto.
Audīre, laddove īre è caratteristico della IV coniugazione ➤ Titus Pomponius adeo peritus lingua Graeca fuit ut omnes eum appellarent Atticum.
B Confronta tavole grammaticali. Tito Pomponio fu esperto a tal punto della lingua greca che tutti lo chiamavano Attico. B
C C
Consecutio tempŏrum Convenienza o pertinenza, complemento di
D Vedi Complemento D
Altrimenti detta «correlazione o rapporto dei tempi», è il sistema di norme che regolamenta i
E rapporti cronologici vigenti tra la proposizione principale e la subordinata. Bisogna ricordare,
infatti, che in latino i tempi assumono di norma valore relativo e segnalano anteriorità, contem-
E
Coordinazione
F F
poraneità, posteriorità dell’enunciato rispetto a quanto espresso nella reggente.
Andamento di tipo paratattico, in cui due o piú proposizioni aventi lo stesso valore sintattico so-
Subordinazione al congiuntivo  L’alternanza fra i tempi è strettamente connessa alla pre-
G senza nella reggente di un tempo principale o di un tempo storico.
no collegate tra loro mediante congiunzioni coordinanti o per asindeto.
G
Se nella reggente vi è un tempo principale, nella subordinata di I grado si avrà:
H – il presente congiuntivo per indicare contemporaneità con la reggente;
– il perfetto congiuntivo per indicare anteriorità; Cum + congiuntivo H
I
– la perifrastica formata da participio futuro + congiuntivo presente di sum per indicare
posteriorità. È un costrutto tipico della lingua latina, formato dalla congiunzione subordinante cum e il con-
giuntivo, e introduce proposizioni subordinate che possono avere valore temporale, causale,
I
L L
Se nella reggente vi è un tempo storico, nella subordinata di I grado si avrà: concessivo. Esso viene chiamato anche cum historicum o narrativum, poiché si attesta soprat-
– l’imperfetto congiuntivo per indicare contemporaneità con la reggente; tutto nelle narrazioni e, in particolare, in quelle storiche. Prima di esplicitare il cum e il congiun-

M M
– il piuccheperfetto congiuntivo per indicare anteriorità; tivo a seconda del contesto e renderlo quindi con una delle circostanziali sopra enumerate, sarà
– la perifrastica formata da participio futuro + congiuntivo imperfetto di sum per indicare buona norma lasciarlo in forma implicita, con il gerundio italiano.
posteriorità.
N
I tempi del congiuntivo sono usati secondo la consecutio temporum, a cui si rimanda: il presen-
N ➤ Quaerere ipse secum coepit quibusnam rebus pecuniam facere posset. (Cic.) te e il perfetto, indicano rispettivamente un’azione contemporanea e una anteriore in rappor-
(Verre) cominciò a domandarsi con quali mezzi potesse far soldi. to a un tempo principale nella reggente; l’imperfetto e il piuccheperfetto, invece, indicano ri-
O Subordinazione all’indicativo  Nell’uso dei tempi non vi sono variazioni rispetto al corri-
spettivamente un’azione contemporanea e una anteriore in rapporto a un tempo storico nella
reggente.
O
P
spondente valore assoluto, fatta eccezione forse per il rapporto di anteriorità, marcato con
P
In questo modo, in relazione a un tempo principale:
un’evidenza ben superiore all’uso italiano. Quindi: ➤ Exercitus proelium committit, cum Caesar iubeat / cum Caesar iusserit.
– rispetto a un presente, l’anteriorità è espressa con il perfetto;
Q Q
L’esercito attacca battaglia, poiché Cesare lo ordina / poiché Cesare lo ha ordinato.
– rispetto a un passato, l’anteriorità è espressa con il piuccheperfetto;
– rispetto a un futuro semplice, l’anteriorità è espressa con il futuro anteriore. In relazione a un tempo storico:

R ➤ Caesar, quos laborantes suspexĕrat, iis subsidia submittebat.


Cesare inviava aiuti a coloro che temeva (lett.: «aveva temuto») fossero in difficoltà.
➤ Exercitus proelium committit, cum Caesar iubēret / cum Caesar iussisset.
L’esercito attaccò battaglia, poiché Cesare lo ordinava / poiché Cesare lo aveva ordinato. R
S S
T Consecutiva, proposizione D T
Dativo
U U
Si tratta di una subordinata circostanziale che indica la conseguenza dell’azione espressa nella
reggente. In latino la proposizione consecutiva è introdotta dalle congiunzioni ut, se affermati-
va, e ut non, se negativa, seguite dal congiuntivo. Come in italiano può essere anticipata da av- Caso obliquo, qualifica la persona o la cosa a cui è rivolto il processo verbale. Le sue funzioni
V verbi (come ita, sic, «cosí»; tam, «tanto»; adeo, «a tal punto»; tantum, «tanto») o da aggettivi (co-
me tantus, -a, -um, «tanto grande, cosí grande»; talis, -e, «tale»; is, ea, id, «tale»).
si possono riassumere come segue:
–  termine o destinazione;
V
Z I tempi del congiuntivo sono usati con valore proprio, sono cioè svincolati dal tempo della reg-
gente. Pertanto, se la conseguenza dell’azione si riflette nel presente, viene espressa con il con-
– 
– 
interesse e attribuzione;
fine o scopo. Z
teoria in pillole teoria in pillole

Denominazione, complemento di
A
Può, pertanto, esprimere una quantità di complementi italiani (termine, relazione, agente, van-
A taggio e svantaggio, fine), oltre a formare costrutti particolari (vedi Dativo di possesso; Dop-
Vedi Complemento
pio dativo; Verbo ➝ Verbi con costruzioni diverse, cui corrispondono diversi significati,
B Verbi con doppia costruzione, Verbi transitivi e intransitivi), per la cui trattazione rimandia-
mo alla sezione specifica.
B
Deponenti, verbi
C Vedi Verbo ➝ Verbi deponenti
C
Dativo di possesso
D È un costrutto piuttosto comune in latino, in cui il verbo sum è usato in funzione di predicato
D
Desinenza
E verbale ed è accompagnato dal dativo della persona che possiede qualcosa, in senso proprio
o figurato; l’oggetto posseduto è il soggetto della frase latina ed è espresso in nominativo.
È la parte finale e variabile della parola, nonché elemento portatore di informazioni grammati-
E
F F
In italiano è preferibile tradurre questo costrutto con il verbo avere, ponendo come soggetto il cali su caso, genere e numero.
sostantivo latino espresso in dativo e come complemento oggetto il soggetto della frase latina.

G
➤ Dominae (dat.) multae ancillae (nom.) sunt. Alla padrona sono molte ancelle.
G La padrona ha molte ancelle. Determinativi, pronomi e aggettivi
H Declinazione
Vedi Pronome ➝ Pronomi e aggettivi determinativi
H
I È la flessione del sostantivo, dell’aggettivo o del pronome in base al genere, al numero e al caso, Diàtesi I
da intendersi come l’insieme dei mutamenti che avvengono in fine di parola e che coinvolgo-
L no, quindi, la desinenza. Il latino conosce cinque declinazioni, cui si rifanno le tre categorie no-
minali sopra menzionate: ciascuna presenta terminazioni proprie, distinguibili empiricamente
È la forma assunta dal verbo, che veicola la relazione grammaticale vigente tra le varie parti del L
discorso. Dal punto di vista morfologico si presenta come attiva e passiva e ciascuna è caratte-
M dalla terminazione del genitivo singolare. Confronta tavole grammaticali. rizzata da terminazioni proprie: laudo, «io lodo»; laudor, «io sono lodato». Anche in latino, come
in italiano, solo i verbi transitivi possono presentare entrambe le forme, mentre quelli intransi-
M
N N
Prima declinazione  Comprende nomi con tema in -ă, prevalentemente femminili, pochi tivi presentano solo la forma attiva. In latino esiste poi una serie di verbi, detti Deponenti, che
maschili, nessun neutro; il nominativo e il genitivo singolari escono rispettivamente in -ă e -ae. hanno la forma passiva, ma il significato attivo (hortor, «io esorto», e non «io sono esortato»).

O Seconda declinazione  Comprende nomi di genere maschile, femminile (pochi) e neutro O


uscenti al genitivo singolare in -i.
Dichiarativa, proposizione
P I maschili e i femminili escono al nominativo singolare in -us, i neutri in -um; vi è poi un gruppo
di sostantivi maschili uscenti al nominativo singolare in -er e in -ir (nel caso di vir e dei suoi com- Si tratta di una subordinata completiva che esprime la constatazione di un fatto, risultato dell’a-
P
Q Q
posti), che si differenziano da quelli in -us solo nel nominativo e vocativo singolari. zione del verbo della reggente. È introdotta dalle congiunzioni ut, se la subordinata è afferma-
tiva, e ut non, se la subordinata è negativa, seguite dai tempi del congiuntivo, sulla base dei
Terza declinazione  Comprende la maggior parte dei nomi maschili, femminili e neutri del
R
rapporti temporali vigenti tra la reggente e la subordinata.
R lessico latino. Essi sono caratterizzati dall’uscita -is del genitivo singolare, mentre il nominativo
presenta varie terminazioni. Questi sostantivi si possono distinguere in tre gruppi: Le completive dichiarative si trovano in dipendenza da:
– verbi come fit ut, accĭdit ut, incĭdit ut, evĕnit ut, «accade che, avviene che, capita che». La
S – imparisillabi con una sola consonante prima della terminazione -is del genitivo singolare;
– parisillabi e imparisillabi con due consonanti prima della terminazione -is del genitivo sin-
completiva assume in questo caso valore soggettivo;
– verbi che esprimono un risultato o una conseguenza, come facio ut, perficio ut, efficio ut,
S
T T
golare; «faccio sí che, faccio in modo che»; restat ut, «rimane che». La completiva assume in questo
– neutri con il nominativo singolare in -ĕ, -ăl, -ăr. caso funzione oggettiva o soggettiva;

U
– espressioni impersonali costituite per lo piú dal verbo sum in unione con un aggettivo, un
U Quarta declinazione  Comprende nomi in prevalenza maschili, pochi femminili, pochissimi
neutri. Essi sono caratterizzati dal nominativo singolare in -ŭs o in -u, nel caso dei neutri, e dal
nome, un avverbio, come verum est ut, «è vero che»; mos est ut, «è consuetudine che»; lex
est ut, «è legge che»; satis est ut, «è sufficiente che». La completiva assume sempre valore
V V
genitivo singolare in -ūs.
soggettivo.
Quinta declinazione  Comprende un ristretto numero di nomi, tutti femminili, ad eccezione ➤ Accidit ut pueri errent. Accade che i ragazzi sbaglino.

Z di dies, «giorno», e meridies, «mezzogiorno». Caratteristiche di questa declinazione sono la ter-


minazione -ēs del nominativo singolare e la terminazione -ĕi/-ēi del genitivo singolare.
Pater effecit ut sui filii non tristes essent.
Il padre fece in modo che i suoi figli non fossero tristi.
Z
teoria in pillole teoria in pillole
Verum est ut Romani multa bella vicĕrint. Doppio accusativo
A È vero che i Romani hanno vinto molte guerre. A
Si definisce tale un costrutto che vede uniti due sostantivi in caso accusativo ma con due diffe-
B Difettivi, verbi
renti funzioni sintattiche. I piú comuni sono: B
C Vedi Verbo ➝ Verbi difettivi
Accusativo dell’oggetto e del predicativo dell’oggetto  Sono retti, all’attivo, da quelle stes-
se categorie di verbi che alla forma passiva presentano il doppio nominativo, ovvero i verbi ap- C
D
pellativi (dico, appello, nomino), elettivi (creo, eligo, designo), estimativi (iudico, puto, habeo,
D existimo) ed effettivi (facio, efficio, reddo).
Dignus e indignus ➤ Senatus Catilinam hostem iudicat. Il senato giudica Catilina un nemico.
E Questi aggettivi, indicanti ciò di cui si è degni o indegni, si costruiscono, di norma, con l’ablativo Accusativo dell’oggetto (della persona) e di relazione (della cosa)  Sono retti da verbi co-
E
F F
strumentale (piú raramente con il genitivo). me doceo, edoceo, «insegno», celo, «nascondo», e rappresentano l’accusativo della persona su
➤ Marius dignus est magnis laudibus. Mario è degno di grandi lodi. cui si rivolge l’azione (l’oggetto diretto) e quello della cosa oggetto dell’azione (in realtà un ac-
cusativo di relazione); si trovano, altresí, in dipendenza dai verba rogandi (posco, reposco, flagi-
G Tuttavia è opportuno ricordare che:
– se la cosa di cui si è degni è un pronome neutro, questo va normalmente in nominativo / ac-
to, oro, rogo, interrogo), in qualità di accusativo della cosa chiesta e accusativo della persona cui
si chiede.
G
H cusativo;
➤ Non me censes scire quid dignus siem? (Plaut.)
➤ Catilina iuventutem mala facinora edocebat.
Catilina insegnava alla gioventú azioni criminali.
H
I Non credi che io sappia di che cosa sono degno?
– la cosa di cui si è degni si trova costruita anche con una proposizione relativa al congiuntivo.
Roga hoc Epicurum. (Cic.) Chiedilo a Epicuro.
I
Doppio accusativo con verbi di movimento composti  In dipendenza da verbi di movimen-
L ➤ Marius dignus est qui laudetur. Mario è degno di essere lodato.
to composti con le preposizioni trans e circum si trovano due accusativi, quello dell’oggetto e
quello del moto a luogo o per luogo voluto dalla preposizione.
L
M Dimostrativi, pronomi e aggettivi ➤ Hac igitur mente Hellespontum copias traiecit. (Nep.)
Dunque con questo piano trasportò le truppe al di là dell’Ellesponto.
M
N Vedi Pronome ➝ Pronomi e aggettivi dimostrativi
N
O Discorso diretto
Doppio dativo O
P P
Si definisce tale un costrutto in cui il verbo si completa con due dativi, uno di interesse e uno
Vedi Oratio recta di fine. Si trova attestato con verbi come sum, «sono»; fio, «divento»; do, «do»; mitto, «mando»;
venio, «vengo», etc.
Q
Discorso indiretto
➤ Ipse sibi perniciei fuit. (Nep.) Egli stesso fu di rovina per sé. Q
R Vedi Oratio obliqua R
Doppio nominativo
S Si definisce tale un costrutto in cui il verbo si completa con il soggetto e con il complemento S
Dissimilazione
T T
predicativo del soggetto (o con il nome del predicato).
Si tratta di un mutamento consonantico, del tutto opposto a quello dell’assimilazione, in ba- È tipico delle seguenti categorie di verbi:

U
–  sum e composti;
U se al quale, quando si susseguono due suoni simili, di effetto sgradevole, uno di essi si modifica
(carmen, da *canmen). – verbi intransitivi indicanti stato, condizione, come fio, existo, videor, appareo, nascor, morior,
evado, discedo, orior, etc.;
V – verbi appellativi (appellor, dicor), estimativi (existimor, habeor, ducor, iudicor), elettivi (eli-
gor, creor), effettivi (reddor), alla forma passiva. V
Distanza, complemento di
Z Vedi Complemento
➤ Caesar beneficiis ac munificentia magnus habebatur. (Sall.)
Cesare era ritenuto grande per i suoi benefici e la sua generosità. Z
teoria in pillole teoria in pillole

A E

Milites cum animo pugnabant ne urbs ab hostibus deleretur.
I soldati combattevano con coraggio affinché la città non fosse distrutta dai nemici. A
B Enunciativa, proposizione B
Oltre che con ut e il congiuntivo, la finale si può esprimere anche con:
– il pronome relativo qui, quae, quod e il congiuntivo;

C
Si tratta di una proposizione indipendente che «enuncia» una constatazione, un dato di fatto. In
C
➤ Hostium legatio vēnit quae pacis condiciones nuntiaret.
quanto tale, utilizza generalmente il modo indicativo. Giunse un’ambasceria dei nemici per annunciare le condizioni di pace.

D D
➤ Puer dormit. Il ragazzo dorme. – l’ablativo avverbiale quo e il congiuntivo, se la finale contiene un comparativo o un verbo di
superiorità;

E
➤ Athenienses muris urbem saepserunt, quo facilius defendere possent. (Nep.)
E Epesegetico o dichiarativo, complemento Gli Ateniesi cinsero di mura la città per poterla difendere meglio.

F F
Vedi Complemento – il supino attivo in -um in dipendenza da un verbo di movimento;
➤ Perdiccas Aegyptum oppugnatum erat profectus. (Nep.)

G
Perdicca era partito per assalire l’Egitto.
G Esclamativa, proposizione – il participio futuro;

H H
➤ Exercitus missus erat oppidum expugnaturus.
Si tratta di una proposizione indipendente che esprime un’esclamazione. Utilizza, di norma, il
modo indicativo. L’esercito era stato inviato a espugnare la città.

I I
➤ Quam libenter hoc feci! Con quanto piacere ho fatto ciò! – il participio presente;
➤ Legati a Saguntinis Romam missi sunt auxilium orantes.

L L
Dai Saguntini furono mandati ambasciatori a Roma per chiedere aiuto.
Estensione, complemento di – il genitivo del gerundio o del gerundivo unito agli ablativi causā o gratiā;

M Vedi Complemento ➤ Imperator viros bonos administrandae rei publicae causā quaerebat.
L’imperatore cercava uomini onesti per amministrare lo Stato. M
N Età, complemento di
– ad e l’accusativo del gerundio o del gerundivo.
➤ Consul cum paucis equitibus ad exploranda loca proficiscitur.
N
O Vedi Complemento
Il console parte con pochi cavalieri per esplorare i luoghi.
O
P Fine o scopo, complemento di P
F
Q Q
Vedi Complemento

Falso condizionale
R Flessione R
Vedi Condizionale
Si parla di flessione del verbo, per cui vedi Coniugazione, e di flessione nominale, per cui si ri-
S manda alla voce Declinazione. S
Finale, proposizione
T Forma T
Si tratta di una subordinata circostanziale che indica il fine, lo scopo, a cui tende l’azione espres-
U sa nella principale. In latino, la proposizione finale di forma esplicita è introdotta dalle congiun-
zioni ut, se è affermativa, o ne, se è negativa, seguite dal congiuntivo:
Vedi Diàtesi U
V – 
– 
presente, in dipendenza da tempi principali (presente o futuro);
imperfetto, in dipendenza da tempi storici (imperfetto, perfetto, piuccheperfetto). Fruor, ĕris, fruĭtus e fructus sum, frŭi V
Z ➤ Socii in senatum veniunt ut auxilium petant.
Gli alleati vengono in senato per chiedere aiuto.
È un verbo deponente della III coniugazione, con il significato di «usufruisco di». Regge l’ablati-
vo strumentale, per cui vedi Ablativo.
Z
teoria in pillole teoria in pillole

Fungor, ĕris, functus sum, fungi ➤ Senatus Romanus Pompeio bellum gerendum dedit.
A Il senato romano affidò a Pompeo la gestione della guerra. A
È un verbo deponente della III coniugazione, con il significato di «adempio, compio». Regge l’a- Cives cupidi erant defendendae patriae.
B blativo strumentale, per cui vedi Ablativo. I cittadini erano desiderosi di difendere la patria. B
C C
G I
D Imperativo, modo
D
Genere
E È una categoria grammaticale applicabile al nome, maschile, femminile o neutro, e al ver-
Modo finito usato per esprimere un’esortazione o un comando, presenta, oltre al presente, un
tempo futuro non sopravvissuto in italiano, usato per lo piú nei decreti, nelle leggi, nei responsi.
E
F
bo, in latino come in italiano, transitivo o intransitivo. Bisogna tuttavia precisare che non vi
F è sempre corrispondenza tra nomi, cosí come tra verbi transitivi e intransitivi, nelle due lingue ➤ Si filius genĭtur unus, is heres esto. (Cic.)
Se nasce un solo figlio, sia (lett. «sarà») lui l’erede.
(persuadeo, «persuadere», in latino è intransitivo ed è costruito con il dativo, mentre in italiano
G è transitivo).
G
Imperativo negativo
H Genitivo Detto anche «proibitivo», si può esprimere con:
H
I Caso obliquo, raccoglie diverse funzioni, la piú tipica delle quali è sicuramente quella della spe-
cificazione, e forma una quantità di complementi (età, misura, qualità, stima, prezzo, possesso,
– ne e la seconda persona singolare o plurale del congiuntivo perfetto;
➤ Ne pugnavĕris! Non combattere!
I
L colpa, pena, convenienza o pertinenza; dichiarativo, partitivo, soggettivo e oggettivo), per la
cui trattazione rimandiamo alla sezione specifica.
Ne pugnaverĭtis!
– 
Non combattete!
noli/nolīte (imperativo presente del verbo nolo, «non volere») o fuge/fugĭte (imperativo
L
M M
Può inoltre trovarsi in dipendenza da aggettivi, participi, verbi particolari (vedi Interest e refert, presente del verbo fugio, «fuggire») e l’infinito presente;
Verbo ➝ Verba recordandi et obliviscendi).
➤ Noli pugnare! / Fuge pugnare! Non combattere!

N Nolīte pugnare! / Fugĭte pugnare! Non combattete!


N
Gerundio – cave/cavēte («guardati, guardatevi») o vide/vidēte («bada, badate») e una proposizione

O È una forma nominale del verbo, come l’infinito e il participio, piú precisamente è un nome ver-
completiva al congiuntivo introdotta da ne o un costrutto paratattico (quest’ultimo at-
testato prevalentemente in presenza di cave/cavete); O
P P
bale, ha valore attivo e rappresenta la declinazione dell’infinito nei casi indiretti, ovvero al ➤ Cave (ne) pugnes! / Vide ne pugnes! Non combattere!
genitivo, dativo, accusativo preceduto da preposizione, ablativo (le funzioni logiche del sogget- Cavēte (ne) pugnētis! / Vidēte ne pugnētis! Non combattete!
to e del complemento oggetto sono supplite già dall’infinito nominale).
Q Q
– ne e l’imperativo presente, il cui uso è tuttavia arcaico o poetico.
Si forma aggiungendo al tema del presente le terminazioni -ndi, -ndo, -ndum, -ndo.
➤ Ne iura! (Plaut.) Non giurare!
Hanno il gerundio i verbi attivi e deponenti, transitivi e intransitivi.
R ➤ Magna est cupiditas discendi. Grande è il desiderio di imparare. R
Male imperando dux imperium amisit. Impersonali, verbi
S Mal comandando, il condottiero perse il comando.
Vedi Verbo ➝ Verbi impersonali
S
T Gerundivo T
Incidentale, proposizione
U È un aggettivo verbale di valore passivo. Esso si forma aggiungendo al tema del presente le
terminazioni -ndus, -nda, -ndum e si declina come un aggettivo della prima classe, concorda-
U
Viene cosí chiamata perché è inserita all’interno di un’altra proposizione senza essere legata a
V to in genere, numero e caso con il sostantivo a cui si riferisce. questa da alcun rapporto sintattico. Si tratta, quindi, di una proposizione autonoma con il valo-
re di un’esclamazione o di una precisazione.
V
Hanno il gerundivo i verbi transitivi, sia attivi che deponenti; i verbi intransitivi hanno soltanto
Z la forma del neutro in -ndum, per cui si rimanda alla voce Coniugazione perifrastica passiva
➝ Costruzione impersonale.
➤ Educatus est in domo Pericli – privignus enim eius fuisse dicitur –, eruditus a Socrate. (Nep.)
Fu educato nella casa di Pericle – si dice infatti fosse suo figliastro –, istruito da Socrate.
Z
teoria in pillole teoria in pillole

Indicativo, modo
A
tum est, «è stato tramandato». In alternativa, una soggettiva può essere retta da espressioni co-
A stituite da un aggettivo neutro e la terza persona singolare di sum, come aequum est, «è giu-
È il modo dell’oggettività, a cui il parlante ricorre per esprimere una constatazione del proces- sto»; utile est, «è utile»; necesse est, «è necessario»; oppure da un sostantivo e la terza persona
B so verbale, ovvero per descrivere i fatti, per affermare o negare qualcosa in modo oggettivo. È
usato nelle proposizioni reggenti e il suo uso corrisponde sostanzialmente a quello italiano, fat-
singolare di sum, come fama est, «è fama».
➤ Oratorem irasci minime decet. (Cic.) All’oratore non si addice affatto l’adirarsi.
B
C ta eccezione per pochissimi casi (vedi Condizionale).
C
D Indipendenti, proposizioni
Infinito, modo D
E E
Modo indefinito usato per esprimere il puro significato verbale, può assumere funzione:
Sono le principali, proposizioni sintatticamente autonome, caratterizzate da un uso assolu- – nominale, quando indica l’azione di per sé («il leggere», «lo scrivere») e si comporta come un
to dei tempi verbali e da un senso compiuto. Possono essere di vario tipo, per cui vedi le voci
F
sostantivo; viene perciò detto infinito sostantivato. In qualche caso ammette la costruzione
F Enunciativa, Interrogativa ➝ Interrogative dirette, Esclamativa, Incidentale.
Vedi anche i congiuntivi volitivi (Congiuntivo ➝ Congiuntivo indipendente).
con preposizioni e, se accompagnato da un aggettivo, questo si declina al genere neutro.
Può avere valore di:
G  soggetto, nome del predicato;
➤ Saepe tacere bonum est. Spesso è bene stare zitti.
G
H Infectum, tema dell’  oggetto, con i verbi servili (volo, nolo, malo, possum, debeo) o con verbi che assumono co-
munque una funzione vicaria rispetto all’infinito e formano con questo un unico predicato
H
I I
Viene definito tale il tema del presente, dell’«incompiuto», poiché da esso si formano tempi ver- verbale (soleo, cupio, statuo, conor, coepi, incipio, etc.).
bali che esprimono un’azione continuativa nel tempo: presente, imperfetto e futuro semplice.
➤ Idem Aelius Stoicus esse voluit. (Cic.) Il medesimo Elio volle essere Stoico.

L verbale, quando, oltre a essere usato nelle proposizioni subordinate infinitive, si trova im-
– 
piegato anche nelle proposizioni indipendenti con le funzioni di:
L
Infinitiva, proposizione
M Si tratta di una subordinata completiva, di natura soggettiva o oggettiva, caratterizzata dal
 infinito storico o narrativo, in altri termini un predicato all’infinito presente spesso utiliz-
zato nei testi storiografici per conferire all’espressione rapidità e immediatezza. Esso si com-
M
N verbo all’infinito e dal soggetto in caso accusativo. In italiano tale costrutto deve essere reso
con una struttura esplicita introdotta dalla congiunzione «che» e avente per soggetto il termine
porta come un modo finito, in quanto il soggetto e gli eventuali predicativi si trovano al
nominativo. Ha il valore dell’indicativo imperfetto, con il quale talvolta si alterna. N
O O
latino in accusativo. Se il soggetto della reggente e il soggetto dell’infinitiva coincidono, l’infini- ➤ Antoniani me insequi: nostri pila conicere velle.
tiva latina può essere resa con una struttura implicita introdotta dalla preposizione «di», seguita I soldati di Antonio mi inseguivano: i nostri volevano lanciare giavellotti.
dal verbo all’infinito. In latino il soggetto (in accusativo) è sempre espresso.
P P
 infinito esclamativo, ovvero un predicato all’infinito presente o perfetto impiegato in
Proposizione infinitiva oggettiva  È introdotta da Verba dicendi et existimandi, come di- proposizioni esclamative. Soggetto ed eventuali predicativi sono in accusativo. Spesso un
co, «dico»; nego, «dico che non, nego»; nuntio, «annuncio»; trado, «tramando»; scribo, «scrivo»; termine della frase è rafforzato dalla particella enclitica -ne.
Q respondeo, «rispondo»; o da Verba sentiendi, come audio, «ascolto»; intellĕgo, «capisco»; scio,
«so», etc.; o da Verba affectuum, come gaudeo, «sono contento»; doleo, «sono addolorato»; spe-
➤ Mene incepto desistere victam! (Virg.) Io, vinta, desistere dall’impresa! Q
R ro, «spero»; infine da Verba voluntatis come cupio, «desidero»; iubeo, «comando»; veto, «vieto»,
etc. R
Interest e refert
S S
L’infinito può essere utilizzato in tutti e tre i tempi, a seconda del rapporto temporale che si sta-
bilisce fra la subordinata e la reggente.
Se utilizzati come impersonali, assumono il significato di «importare, interessare, stare a cuore»
Va infine ricordato che, in latino, quando il soggetto della reggente è una terza persona sin-
T golare o plurale ed è lo stesso della infinitiva, in quest’ultima troviamo il pronome riflessivo
se, oppure sese; se non vi è identità di soggetto con la reggente, in latino si trova illum o eum,
e si costruiscono con il genitivo della persona a cui una cosa interessa; tuttavia, se la persona
è costituita da un pronome personale, essa deve essere resa con meā, tuā, nostrā, vestrā per la T
I e II persona, mentre per la III persona singolare e plurale si ha eius/illīus, eorum/illorum, ea-
U illos o eos.
➤ Puer dicit se librum attente legisse.
rum/illarum. U
La cosa che importa non è mai espressa con un sostantivo, ma con un pronome neutro o con
V
Il ragazzo dice di aver letto il libro attentamente.
Puto eum cum animo pugnare. Ritengo che lui combatta con coraggio.
un’espressione verbale, come l’infinito, la proposizione infinitiva, ut/ne + congiuntivo, la
proposizione interrogativa indiretta.
V
Z Proposizione infinitiva soggettiva  È introdotta da verbi impersonali o usati impersonal-
mente come decet, «conviene»; licet, «è lecito»; constat, «è noto»; oportet, «è opportuno»; tradi-
Il fine per cui una cosa importa si esprime con ad e l’accusativo, mentre il grado dell’interesse,
cioè quanto una cosa importa, è espresso con un avverbio o con un genitivo di stima. Z
teoria in pillole teoria in pillole
➤ Nostrā interest hoc. Ci interessa ciò.
A
quemadmŏdum?, «come?»; ubi?, «dove?»; quo?, «dove?, verso quale luogo?»; unde?, «da do-
A Meā interest legĕre. Mi interessa leggere. ve?»; qua?, «per dove? attraverso quale luogo?»);
Pauli interest te Romam venīre. A Paolo interessa che tu venga a Roma. ➤ Quando venies? Quando verrai?
B Magistri interest multum (magni) quid putetis. pronomi e aggettivi indefiniti usati in senso interrogativo (qualis?, quale?, «quale?, di che
–  B
Al maestro interessa molto che cosa pensate. genere?»; quantus?, quanta?, quantum?, «quanto grande?»; quot?, «quanti di numero?»;
C quam multi?, «quanti?, quanto numerosi?»); C
➤ Quot milites Hannĭbal in Italiam duxit? Quanti soldati condusse in Italia Annibale?
D Interiezione – particelle interrogative, nello specifico: D
E E
Collegabile al verbo latino intericio («getto in mezzo»), è una parte invariabile del discorso che  -ne (enclitica), solitamente posta all’inizio della frase e appoggiata per lo piú al verbo, intro-
esprime un sentimento o un moto improvviso dell’animo, priva di rapporti grammaticali con duce una interrogativa reale, ovvero una domanda di cui non si conosce la risposta. In ita-
liano non viene tradotta, ma resa col semplice punto interrogativo;
F
gli altri elementi della frase in cui è inserita e spesso accompagnata dal punto esclamativo. Le
F interiezioni appartengono soprattutto alla lingua parlata e si dicono:  num («forse? forse che?») è utilizzata quando si rivolge una domanda dalla quale ci si aspet-
ta una risposta negativa. Introduce quindi una interrogativa retorica, perché la risposta è

G G
– proprie, quando sono suoni istintivi, privi di significato grammaticale, indicanti emozioni, implicita nella domanda;
sentimenti, stati d’animo:  nonne («non è forse vero che? forse non?») è utilizzata quando si rivolge una domanda dalla
� eia, heia «orsú! suvvia!» quale ci si aspetta una risposta affermativa. Anche questa particella introduce una interro-
H � ei; heu, heus
� euhoe; ā, hā
«ahi»; «ahi, ohimè!»
«evoè!» (grido orgiastico); «ah!»
gativa retorica, poiché la risposta è già implicita nella domanda. H
➤ Vidistine amicum meum? Hai visto il mio amico?
I � st
� en; o
«ss! Silenzio!»
«ecco!»; «oh!»
Num legisti omnes Ciceronis orationes? Forse che hai letto tutte le orazioni di Cicerone?
Nonne primus Romanorum rex Romulus fuit?
I
L � ah; ohe «ah!»; «oh!»
improprie, quando sono costituite da vocativi, verbi o avverbi usati con funzione esclama-
– 
Non è forse vero che il primo re dei Romani fu Romolo?
L
La proposizione interrogativa diretta si dice disgiuntiva quando chi rivolge la domanda pro-
M tiva:
� age, agĭte, agĕdum «orsú!»
pone la scelta tra due o piú termini. Il primo membro dell’interrogazione può essere introdotto
o meno dalle particelle interrogative -ne (enclitica) o utrum; mentre il secondo, cosí come gli
M
N � edepol, pol
� bene, recte
«per Polluce!»
«bene!»
eventuali altri membri della domanda, è sempre introdotto dalla particella disgiuntiva an, «o,
oppure» (o, in modo ellittico, da an non, «o no?»). N
O O
� Hercŭle, Hercle, mehercle, mehercŭle «per Ercole!» ➤ Utrum venis Romam an ruri manes? Vieni a Roma o rimani in campagna?
� ecastor, mecastor «per Castore!» Venisne Romam an non? Vieni a Roma o no?

P P
� medius Fidius, me Dius Fidius, «sulla mia buona fede, in fede mia, per Dio!»
mediusfidius Interrogative indirette  Esprimono una domanda in forma indiretta e, come in italiano, rap-
presentano proposizioni completive, con funzione cioè di soggetto o di oggetto del verbo
� malum, nefas «peccato!, orrore!, vergogna!»
Q � vivat! (vivant!), bene!, pulchre! «evviva!, bene!, bravo!»
della reggente, dipendenti normalmente da verbi che significano «interrogare, sapere, non sa-
pere, ignorare», come quaero, peto, rogo, interrogo, scio, novi, nescio, haud scio, ignoro. Q
R R
Sono introdotte dagli stessi pronomi, aggettivi, avverbi, particelle interrogative già riportate
per le Interrogative dirette, a cui si rimanda (-ne, num, nonne dovranno essere tradotte in ita-
Interrogativa, proposizione liano con la congiunzione «se»). Lo stesso dicasi anche per l’interrogativa indiretta disgiuntiva,
S Si tratta di una proposizione indipendente, che pone una domanda, in forma diretta o indiretta,
per la quale troveremo ancora utrum ... an, ne ... an; ... an.
Il verbo della proposizione interrogativa indiretta è sempre al congiuntivo e i tempi sono utiliz-
S
T semplice o disgiuntiva. zati con valore relativo, secondo la consecutio temporum: esprimono quindi un rapporto di con-
temporaneità, anteriorità o posteriorità rispetto al tempo della proposizione reggente. T
Interrogative dirette  Esprimono una domanda in forma diretta, sono rese di norma con l’in-
U dicativo e possono essere introdotte da:
– pronomi o aggettivi interrogativi (quis?, quid?, «chi?, che cosa?»; uter?, utra?, utrum?, «chi Ipotetica, proposizione
U
V dei due?»; qui?, quae?, quod?, «quale?»; quisnam?, quidnam?, «chi mai?, che cosa mai?»;
numquis?, numquid?, «forse qualcuno?, forse qualcosa?»); Vedi Periodo ipotetico V
Z Z
➤ Quis venit Romam? Chi viene a Roma?
avverbi interrogativi (cur?, quare?, quid?, «perché?»; quando?, «quando?»; quomŏdo?,
– 
teoria in pillole teoria in pillole

A L modi indefiniti, che non presentano desinenze differenti per le singole persone, ma una
– 
forma unica che svolge una funzione assimilabile a quella di un aggettivo o di un sostantivo. A
Essi sono l’infinito, il gerundio e il supino, per i quali si parla anche di nomi verbali; il ge-
B Limitazione, complemento di rundivo e il participio, all’occorrenza dei veri e propri aggettivi verbali.
B
C
Vedi Complemento
C Modo, complemento di
D Locativo, caso Vedi Complemento D
E Caratterizzato dalla terminazione -ĭ e atto a indicare il luogo, reale o figurato, in cui si colloca-
va l’azione verbale, rappresenta un caso scomparso nel processo di evoluzione della lingua la-
Moto a luogo, complemento di
E
F F
tina. Sopravvive solo nel complemento di stato in luogo per i nomi di città o piccola isola, in
espressioni idiomatiche, come domi bellique, domi militiaeque, «in pace e in guerra», e in po- Vedi Complemento
che forme cristallizzatesi, quali ruri, «in campagna», humi, «a terra», luci, «di giorno».
G Per quanto riguarda il resto, le sue funzioni sono state assorbite dall’ablativo. G
Moto da luogo, complemento di
H Logico, perfetto Vedi Complemento
H
I È cosí chiamato il perfetto che esprime le conseguenze dell’azione nel presente e che, pertan- I
to, presenta le voci mutuate dal tema del perfetto ma sempre corrispondenti nel significato ai
L rispettivi tempi del sistema del presente (es. perfetto = presente; piuccheperfetto = imperfetto,
etc.). Memini, novi, odi sono perfetti logici.
Moto per luogo, complemento di L
M M
Vedi Complemento

N M N
N
O Materia, complemento di
Nesso relativo
O
P P
Vedi Complemento
Riconducibile al latino nexus, «collegamento», è un costrutto tipico della lingua latina che vede

Q
un pronome relativo preceduto da un forte segno di interpunzione (punto; punto e virgola; due
Q Mezzo o strumento, complemento di punti) e posto all’inizio di un periodo. In questa funzione il pronome relativo assume il valore di
un pronome dimostrativo preceduto da congiunzione.
R Vedi Complemento Le proposizioni cosí introdotte vengono pertanto definite relative apparenti.
Sono considerati nessi relativi anche alcune espressioni ricorrenti, quali qua de causa, «per que-
R
S Misura, complemento di
sto motivo»; quam ob rem, «per tale fatto»; qua de re, «per tale cosa».
➤ Alexander magnus dux fuit. Qui iuvenis mortuus est.
S
T Vedi Complemento
Alessandro fu un grande condottiero. Ma egli morí giovane.
T
U Nome U
Modo
V Definisce il punto di vista di chi parla o scrive. Come in italiano possiamo distinguere tra:
Il sostantivo latino, come già l’aggettivo, il pronome e il verbo, costituisce una parte variabile
del discorso, soggetta a flessione. Si caratterizza, pertanto, per genere, numero e caso.
V
Z – modi finiti, caratterizzati da una terminazione particolare per ciascuna persona singolare e
plurale. Essi sono l’indicativo, il congiuntivo, l’imperativo;
La quasi totalità dei nomi latini è riconducibile a una delle cinque declinazioni (per cui si veda al-
la voce Declinazione) e segue le regole morfologiche di base, ma si presti attenzione a: Z
teoria in pillole teoria in pillole
➤ Discipulis (dat.) libri (nom.) opus sunt.
A
Nomi di città e piccola isola  Presentano alcune particolarità nella resa del complemento di
A luogo, per cui vedi Complemento ➝ Moto a luogo, Moto da luogo, Stato in luogo. Gli scolari hanno bisogno dei libri. (lett. Agli scolari sono necessari dei libri)

B B
La cosa di cui si ha bisogno può essere espressa anche da un infinito o da una proposizione in-
Nomi greci  Rigorosamente registrati dal dizionario, si segnalano per l’aver mantenuto alcune finitiva soggettiva.
delle desinenze originarie.
➤ Quid opus est te redīre? Che bisogno c’è che tu torni?
C Nomi indeclinabili  Presentano una sola forma, che vale per tutti i casi. È il caso di fas, «lecito», Costruzione impersonale  Presenta il verbo sum alla III persona singolare, la persona che ha
C
e nefas, «illecito»; fors, «caso»; mane, «mattino»; pessum, «rovina», etc; e di alcuni nomi prove-
D D
bisogno in dativo e la cosa di cui si ha bisogno in ablativo. È usata di norma nelle espressioni di
nienti da lingue straniere (ma diverse dal greco), come Abraham, Isaac, etc. senso negativo e con nihil e quid interrogativo retorico.

E E
➤ Discipulis (dat.) libris (abl.) opus est.
Gli scolari hanno bisogno dei libri. (lett. C’è necessità di libri per gli scolari)
Nominativo
F
Nihil opus est auxilio.
F È il caso del soggetto e di tutti gli elementi che vi sono riferiti, quali l’attributo, l’apposizione, Non c’è affatto bisogno di aiuto.
il predicativo del soggetto. Si trovano in nominativo anche i titoli di opere, le frasi nominali e
G le sentenze, le esclamazioni. Ricorre, infine, in costrutti particolari, come quello del Doppio no-
minativo, o in presenza di Videor o dei Verba dicendi e dei Verba iubendi (per cui vedi Verbo),
G
H per i quali si rimanda alla trattazione specifica.
Oratio obliqua H
I Numerali, aggettivi e avverbi
È propriamente il «discorso indiretto»: si ha quando le parole di un personaggio sono riportate
nella narrazione in forma indiretta, con dipendenza sintattica da un verbum dicendi, espresso o I
L L
sottinteso.
Vedi Aggettivo ➝ Aggettivi numerali e Avverbio ➝ Avverbi numerali
In latino, come in italiano, il passaggio dall’oratio recta all’oratio obliqua si caratterizza per de-

M
terminati cambiamenti grammaticali, dovuti proprio al diverso rapporto sintattico instauratosi.
M
Numero Le proposizioni principali: dalla forma diretta all’indiretta

N È una categoria grammaticale applicabile tanto al nome quanto al verbo e basata sulla
– se nell’oratio recta la proposizione principale è enunciativa, nell’oratio obliqua si ha l’accu-
sativo con l’infinito secondo le norme proprie delle proposizioni infinitive;
N
O
possibilità di classificazione mediante numerazione. Perciò lupos sarà un accusativo maschile
O plurale da lupus; laudat, una terza persona singolare da laudo. ➤ Athenienses, inquit quidam, sciunt quae recta sunt, sed facere nolunt.
(Proditum est) dixisse quendam: Athenienses scire, quae recta essent, sed facere nolle. (Cic.)
P È stato tramandato che uno dicesse che gli Ateniesi sanno quello che è giusto ma non vo-
P
O
gliono metterlo in pratica.

Q – se nell’oratio recta la proposizione principale è volitiva (imperativo; congiuntivo esortativo,


ottativo, concessivo), nell’oratio obliqua si ha il congiuntivo senza ut se positiva, preceduto Q
Oggettiva, proposizione
R R
da ne se negativa, secondo le norme proprie della consecutio tempŏrum;
➤ Caesari respondent: Tu in Galliam revertere, Arimino excede, exercitus dimitte.
Vedi Infinitiva, proposizione
S
Illi respondent: Caesar in Galliam reverteretur, Arimino excedĕret, exercitus dimit-
S tĕret. (Ces.)
Gli rispondono che Cesare tornasse in Gallia, se ne andasse da Rimini, congedasse gli
T Opus est eserciti. T
– se nell’oratio recta la proposizione principale è interrogativa, nell’oratio obliqua si ha il con-
U
Tale espressione, che significa «bisogna, è necessario», può presentare una costruzione imper-
sonale e una personale.
giuntivo secondo le norme proprie della consecutio tempŏrum; ma se la proposizione prin-
cipale è in realtà un’interrogativa retorica, nell’oratio obliqua si avrà l’infinitiva, poiché es-
U
V Costruzione personale  Presenta il verbo sum concordato con il soggetto, che va in nomina-
tivo e rappresenta la cosa di cui si ha bisogno; la persona che ha bisogno è espressa in dativo.
sa equivale di fatto a una proposizione enunciativa.
➤ Quid ad me venitis?, inquit Ariovistus.
V
Z Questa costruzione è di norma usata quando la cosa necessaria è costituita da un pronome o
un aggettivo neutro.
Ariovistus conclamavit: quid ad se venirent? (Ces.)
Ariovisto chiese a gran voce perché andassero da lui. Z
teoria in pillole teoria in pillole

Origine e provenienza, complemento di


A
Le proposizioni subordinate: dalla forma diretta all’indiretta
A – se nell’oratio recta la proposizione subordinata è all’indicativo, nell’oratio obliqua si ha il
Vedi Complemento
B B
congiuntivo secondo le norme proprie della consecutio tempŏrum;
➤ Pro illo carmine, inquit Scopas, tibi dabo dimidium eius quod pactus eram.

C
(Ferunt) Scopam Simonidi dixisse: se dimidium eius ei quod pactus esset, pro illo carmine
C daturum. (Cic.)
Raccontano che Scopa dicesse a Simonide che per quella poesia gli avrebbe dato la metà di P
D quello che aveva pattuito.
Paradigma D
E E
– se nell’oratio recta la proposizione subordinata è al congiuntivo, nell’oratio obliqua si ha il
congiuntivo secondo le norme proprie della consecutio tempŏrum; È la «carta d’identità» del verbo, il prospetto delle forme-base da cui è possibile ricavare tutti i
➤ Periculum est ne victi magis timendi sint quam bellantes fuerint. tempi e i modi verbali latini. È sempre registrato dal dizionario e si compone delle seguenti for-
F De Lacedaemoniis actum: periculum esse ne victi magis timendi forent quam bellantes fu-
me:
–  I e II persona singolare del presente indicativo (amo, -as; video, -es; vinco, -is; finio, -is);
F
issent.
G Si parlò degli Spartani: c’era il rischio che da vinti fossero piú temibili di quanto lo erano
stati in guerra.
–  I persona singolare del perfetto indicativo, dalla quale si ricava il tema del perfetto
(amav-i; vid-i; vic-i; finiv-i); G
H H
–  supino attivo in -um, dal quale si ricava il tema del supino (amat-um; vis-um; vict-um; finīt-
– se nell’oratio recta la proposizione subordinata è all’infinito, nell’oratio obliqua si ha l’infi- um);
nito; –  infinito presente, dal quale si ricava il tema del presente (am-āre; vid-ēre; vinc-ĕre; fin-īre).
I ➤ Satis scio origini Romanae et deos adfuisse et non defuturam virtutem.
Romulus legatos circa vicinas gentes misit: satis scire origini Romanae et deos adfuisse et
Nella formazione dei tempi si parla, quindi, di un sistema del presente (o dell’infectum), di un
sistema del perfetto (o del perfectum) e di un sistema del supino.
I
L non defuturam virtutem. (Liv.)
Romolo mandò messaggeri ai popoli vicini: sapeva bene che alla nascita di Roma gli dèi ave-
L
M M
vano dato il loro aiuto e che alla città non sarebbe mancato il valore.
– non subiscono alcun mutamento le proposizioni incidentali che, anche nell’oratio obliqua,
Paragone, complemento di

N N
mantengono la loro autonomia sintattica. Vedi Complemento
Pronomi e avverbi: dalla forma diretta all’indiretta
O – i pronomi di prima persona (ego, nos), passando in terza persona, si mutano nel riflessivo sui,
sibi, se; in modo analogo il possessivo (meus, noster) diventa suus, -a, -um. Tuttavia i pronomi Participio, modo O
P
ego e nos si mutano in ipse e ipsi quando rimangono al nominativo, nelle contrapposizioni e
in caso di ambiguità; Modo indefinito, è considerato un aggettivo verbale: esso «partecipa» della natura dell’ag-
gettivo, poiché si declina, e della natura del verbo, poiché marca il tempo e la forma. In latino
P
Q
– i pronomi di seconda persona (tu, vos) si mutano in ille, illi; il possessivo (tuus, vester) si tra-
Q sforma nei genitivi illius, illorum, illarum o in eius, eorum, earum. Se nel discorso indiretto ac-
il participio ha tre tempi: presente, perfetto e futuro, usati in relazione al verbo della proposi-
zione che regge o comprende il participio.
quistano valore riflessivo si mutano in sui, sibi, se e il possessivo in suus, -a, -um;
R – i pronomi dimostrativi hic e iste diventano ille;
– anche gli avverbi di tempo e di luogo subiscono considerevoli trasformazioni, nel modo che
Il participio, infine, ha sia un uso nominale che un uso verbale.
R
Participio presente  Si declina come un aggettivo della seconda classe a una sola terminazio-
S segue: nunc diventa tum; heri si trasforma in pridie; cras muta in postero die; hoc loco diviene
illo loco, etc.
ne. Si forma aggiungendo al tema del presente le desinenze -ns per il nominativo, -ntis per il ge-
nitivo, etc. Cosí: amans, amantis; videns, videntis; vincens, vincentis; finiens, finientis.
S
T È possibile con tutti i verbi (transitivi, intransitivi, attivi e deponenti), esprime un’azione con-
temporanea a quella del verbo della reggente e ha sempre significato attivo.
T
Oratio recta
U Participio perfetto  È un aggettivo verbale di significato passivo nei verbi di forma attiva. U
È propriamente il «discorso diretto»: si ha quando nella narrazione vengono inserite diretta- Lo possiedono, pertanto, solo i verbi transitivi. Esso si declina come un aggettivo della prima
V mente le parole pronunciate da un personaggio ed esse si trovano in un rapporto di coordina-
zione con il verbo che introduce la citazione. In caso contrario si parla di «discorso indiretto»,
classe e indica, generalmente, un’azione anteriore rispetto a quella del verbo della reggente.
Si forma aggiungendo al tema del supino -us, -a, -um.
V
Z Z
per cui vedi Oratio obliqua. Cosí: amatus, -a, -um; visus, -a, -um; victus, -a, -um; finitus, -a, -um.
teoria in pillole teoria in pillole

Penultima sillaba, legge della


A
Participio futuro  È un aggettivo verbale derivato dal tema del supino. Esso si forma con
A l’aggiunta dei suffissi -ūrus, -ūra, -ūrum, e segue il modello di declinazione degli aggettivi del-
la prima classe. Indica posteriorità rispetto al verbo della reggente e ha sempre significato È una delle tre regole fondamentali della lingua latina, atta a regolamentare la pronuncia, secon-
B attivo.
Cosí: amaturus, -ura, -urum; visurus, -ura, -urum; victurus, -ura, -urum; finiturus, -a, -urum.
do cui, in una parola che ha piú di due sillabe, l’accento cade sulla penultima sillaba se que-
sta è lunga, sulla terzultima se la penultima è breve. Vedi anche Baritonèsi e Trisillabismo.
B
C C
Participio, uso nominale del Perfectum, tema del
D In questa veste, il participio può trovarsi impiegato come:
D
Viene definito tale il tema del perfetto, del «compiuto», poiché da esso si formano tempi verbali
E – 
– 
aggettivo, in funzione attributiva;
aggettivo sostantivato (equivalente, quindi, a un nome).
che esprimono un’azione già conclusa nel momento in cui si esprime il parlante: perfetto, piuc-
cheperfetto e futuro anteriore.
E
F In italiano, queste forme corrispondono a quelle di un aggettivo, di un aggettivo sostantivato, o
anche di una proposizione relativa propria. F
Perifrastica attiva
G G
➤ Urbem venalem et mature perituram. (Sall.)
Città venale e destinata in breve tempo a perire.
Vedi Coniugazione perifrastica attiva
H
Magna pars hominum est quae non peccatis irascitur sed peccantibus. (Sen.)
H È grande la parte degli uomini che non se la prende con i peccati ma con i peccatori.
Vir bonus et sapiens et legibus parens. (Cic.)
I Un uomo onesto e sapiente, e che obbedisce alle leggi. Perifrastica passiva I
L Participio, uso verbale del
Vedi Coniugazione perifrastica passiva
L
M In questa veste, il participio può trovarsi impiegato come: Periodo M
participio congiunto, costrutto in cui il participio, concordato con un sostantivo quasi co-
N
– 
N me un’apposizione, assolve la funzione di un’intera proposizione (temporale, causale,
ipotetica, concessiva). Si può incontrare con tutti i tempi, ovvero presente, perfetto, futuro
Ricollegabile al greco períodos («giro intorno a qualcosa»), è un discorso dotato di senso, com-
posto da una o piú proposizioni.

O (quest’ultimo, raro negli autori classici, assume valore finale);


➤ Puellae flebant amicas reliquentes. Le fanciulle piangevano mentre lasciavano le amiche.
O
Periodo ipotetico
P Themistocles, a civibus offensus, Athenas relīquit.
Temistocle, poiché era stato offeso/essendo stato offeso/offeso dai concittadini, lasciò
P
Si intende l’insieme di una proposizione suppositiva, detta protasi, «premessa», e di una pro-
Q Atene.
Adest de te sententiam laturus. È presente per portare una testimonianza su di te.
posizione principale, detta apodosi, «conseguenza». La proposizione suppositiva, chiamata
anche ipotetica, è una subordinata circostanziale che esprime la condizione richiesta perché
Q
R participio in funzione di predicato nell’ablativo assoluto, per cui vedi Ablativo assolu-
– 
to;
avvenga o meno ciò che viene affermato nella reggente.
Il periodo ipotetico può essere: indipendente, se l’apodosi è costituita da una proposizione in-
R
S S
participio futuro in unione con le voci del verbo sum, per cui vedi Coniugazione perifra-
–  dipendente; dipendente, se l’apodosi è invece una proposizione subordinata.
stica attiva. In latino esistono tre tipi di periodo ipotetico: reale, possibile, irreale.

T Partitivo, complemento
Periodo ipotetico dipendente  È tale se l’apodosi è costituita da una proposizione subordi-
nata.
T
U Vedi Complemento
Nel caso di apodosi all’infinito, si verificheranno i seguenti casi:
– Primo tipo: nell’apodosi si ha un infinito (presente, perfetto, futuro), nella protasi troviamo U
V V
il congiuntivo secondo la consecutio temporum;
– Secondo tipo: nell’apodosi troviamo l’infinito futuro e nella protasi il congiuntivo secondo
Pena, complemento di la consecutio temporum;
Z Vedi Complemento
– Terzo tipo: nell’apodosi troviamo l’infinito futuro in -urum fuisse e nella protasi il congiunti-
vo imperfetto o piuccheperfetto.
Z
teoria in pillole teoria in pillole

A
Nel caso di apodosi al congiuntivo, si verificheranno i seguenti casi: passiva. La voce verbale può presentarsi anche senza fare riferimento a una persona e assumere
A – Primo e secondo tipo: si riconoscono solo dal contesto. Nella apodosi e nella protasi trovia- la forma impersonale, che coincide con la III persona singolare.
mo il congiuntivo secondo la consecutio temporum;
B – Terzo tipo: sia nell’apodosi che nella protasi troviamo il congiuntivo imperfetto o piucche- B
perfetto senza consecutio temporum, con gli stessi tempi dell’italiano. Nell’apodosi, quando Pluralia tantum
C il verbo è attivo, il piuccheperfetto congiuntivo è quasi sempre sostituito dal participio futu-
ro e dal congiuntivo perfetto di sum. Sono sostantivi usati soltanto al plurale e appartenenti per lo piú alle prime tre declinazioni. È C
D D
il caso di deliciae, -arum, «delizia»; insidiae, -arum, «agguato»; minae, -arum, «minaccia»; arma,
Periodo ipotetico indipendente  È tale se l’apodosi è costituita da una proposizione indi- -orum, «armi»; hiberna, -orum, «accampamento invernale»; fores, -ium, «porta», etc.
pendente.

E – Periodo ipotetico di primo tipo o dell’obiettività: esprime un’ipotesi vera, obiettiva, la


cui conseguenza è sicura. Quindi:
E
Polisindeto
F  nell’apodosi si usano tutti i modi delle frasi indipendenti;
 nella protasi si trovano tutti i tempi dell’indicativo, usati con valore sia proprio sia relativo. Ricollegabile al greco polysýndeton («legato insieme con molte congiunzioni») e opposto all’a-
F
G G
Nella resa italiana si conservano modi e tempi del latino, sia nell’apodosi che nella protasi. sindeto, permette di coordinare proposizioni mediante l’iterazione di congiunzioni.
➤ Si Romam venis, meum amicum cognosces. Se vieni a Roma, conoscerai il mio amico.

H – Periodo ipotetico di secondo tipo o della possibilità: esprime un’ipotesi che, secondo
colui che parla o scrive, può realizzarsi. Sia nella apodosi che nella protasi troviamo: Potior, īris, potītus sum, potīri H
I
 il congiuntivo presente per una possibilità nel presente;
 il congiuntivo perfetto per una possibilità nel passato. È un verbo deponente della IV coniugazione, con il significato di «mi impadronisco di». Regge I
l’ablativo strumentale, per cui vedi Ablativo, talvolta anche il genitivo.
L L
Nella resa italiana si usa il congiuntivo imperfetto nella protasi e il condizionale presente
nell’apodosi.
➤ Si meum filium videas, eum laudes. Se tu vedessi mio figlio, lo loderesti
M – Periodo ipotetico di terzo tipo o della irrealtà: esprime un’ipotesi che, secondo colui che Predicativo dell’oggetto, complemento M
parla o scrive, è irrealizzabile. Sia nella apodosi che nella protasi troviamo:
N  il congiuntivo imperfetto per un’irrealtà nel presente;
Vedi Complemento
N
 il congiuntivo piuccheperfetto per un’irrealtà nel passato.
O Nella resa italiana, per l’irrealtà nel presente si usa il congiuntivo imperfetto nella protasi e il
Predicativo del soggetto, complemento O
condizionale presente nell’apodosi; per l’irrealtà nel passato, invece, si ricorre al congiuntivo
P trapassato nella protasi e al condizionale passato nell’apodosi.
➤ Si homines pacem amarent, bella vitarent.
Vedi Complemento P
Q Se gli uomini amassero la pace, eviterebbero le guerre.
Q
– Periodo ipotetico misto: è caratterizzato da protasi e apodosi con tempi e modi verbali di Preposizione
R norma caratteristici di periodi ipotetici diversi. Esso veniva utilizzato soprattutto per dare
maggiore risalto al punto di vista del parlante, per sottolineare l’eventualità o la soggettività Ricollegabile al verbo latino praeponere («porre davanti»), è la parte invariabile del discorso che
R
S S
della protasi, oppure per darle una sfumatura concessiva. viene «preposta» a un nome, a un aggettivo o a un pronome, per specificarne la funzione lo-
➤ Satis longa vita est, si tota bene collocaretur. (Sen.) gica. Questo vale anche in latino, nonostante la flessione nominale svolga già questo compi-
to; tuttavia i casi sono in tutto sei, mentre le funzioni logiche (i vari complementi) sono molte di
T T
La vita è abbastanza lunga, se venisse tutta bene impiegata.
piú: le preposizioni, combinandosi con i vari casi, intervengono a definirle.
Anticamente erano avverbi e alcune conservano ancora il valore avverbiale, come ad esempio
U Persona ante, circa, circum, post, etc. Quasi tutte le preposizioni, inoltre, sono utilizzate anche come pre-
verbi nella formazione dei verbi composti. Si distinguono pertanto in:
U
V È una categoria grammaticale applicabile al pronome e al verbo e facente riferimento al tipo di
partecipanti a un dato enunciato.
proprie, quelle che sono usate solo come preposizioni o preverbi (a/ab, ad, in, de, etc.);
– 
improprie, quelle che sono utilizzate anche con funzione di avverbio (come post) o come
– 
V
Z Z
In latino, come in italiano, il verbo si flette con desinenze che indicano tre persone (I, II, III) sia al congiunzioni (come cum).
singolare sia al plurale; abbiamo dunque sei desinenze personali di forma attiva e sei di forma Reggono per lo piú l’accusativo o l’ablativo, o entrambi i casi.
teoria in pillole teoria in pillole

Prezzo, complemento di
A
talis, tale tale, di tal natura
A tantus, tanta, tantum tanto grande
Vedi Complemento tot tanti (indecl.)
B qualis, quale quale B
quantus, quanta, quantum quanto grande
C Privazione, complemento di quot quanti (indecl.) C
D D
Vedi Complemento Pronomi e aggettivi determinativi  Determinano e precisano una persona, una cosa, un
enunciato (senza riferimenti spazio-temporali, come invece i dimostrativi). Seguono una decli-
nazione particolare, presentando al genitivo e al dativo singolari le desinenze peculiari degli
E Prolessi o anticipazione del relativo
aggettivi pronominali (vedi Aggettivo ➝ Aggettivi pronominali), uguali per tutti e tre i ge-
neri. Sono:
E
F Ricollegabile al greco prolexis («il dire prima»), è la costruzione che colloca la proposizione re-
lativa prima della frase reggente con l’intento di mettere in risalto il contenuto della relati-
– is, ea, id, «egli, ella, ciò»; «quello, quella, quella cosa»; «tale»: viene solitamente utilizzato an-
che come pronome personale di III persona;
F
G G
va. Solitamente il pronome relativo è richiamato da un altro pronome nella frase reggente. Tale – idem, eădem, idem, «stesso, stessa, stessa cosa»; «medesimo, medesima, medesima cosa»:
pronome viene chiamato epanalettico, poiché svolge una funzione di ripresa o epanalessi. indica qualcosa o qualcuno di noto, di cui si è già parlato;
– ipse, ipsa, ipsum, «stesso, stessa, stessa cosa»; «proprio lui (lui in persona), proprio lei (lei in
H H
Nella resa italiana di norma la relativa va collocata dopo la principale.
persona), proprio ciò»: viene utilizzato per dare rilievo a ciò a cui si riferisce.
➤ Quae mihi dona misistis, ea nondum vidi.
Confronta tavole grammaticali.
I I
Non ho ancora visto quei doni che mi avete mandato.
(lett: I doni che mi avete mandato, essi non ho ancora visto.)
Pronomi e aggettivi dimostrativi  Determinano la collocazione nello spazio e nel tempo

L di una persona o di una cosa, in rapporto a chi esprime l’enunciato. Anch’essi seguono una de-
clinazione particolare, presentando al genitivo e al dativo singolari le desinenze peculiari de- L
Pronome
M
gli aggettivi pronominali (vedi Aggettivo ➝ Aggettivi pronominali), uguali per tutti e tre i
M È una parte variabile del discorso che sostituisce un nome o un’altra parte.
generi. Sono:
–  hic, haec, hoc, «questo, questa, questa cosa»: indica persona, oggetto o fatto vicini a chi par-
N I pronomi latini possiedono declinazione propria con alcune terminazioni particolari (diverse
da quelle dei sostantivi) e non hanno il vocativo, per il quale si trova occasionalmente il nomi- – 
la, e marca l’idea di presente;
iste, ista, istud, «codesto, codesta, codesta cosa»: indica persona, oggetto o fatto vicini a chi
N
O O
nativo. ascolta; può assumere anche significato dispregiativo;
Possono essere distribuiti nelle seguenti categorie: –  ille, illa, illud, «quello, quella, quella cosa»: indica persona, oggetto o fatto lontani da chi par-

P
la e da chi ascolta, e marca l’idea di passato.
P Pronome relativo  Qui, quae, quod («che, il quale, la quale, la qual cosa») ha la funzione sia di
sostituire un elemento della frase, sia, soprattutto, di creare un legame forte tra l’elemento cui si Confronta tavole grammaticali.

Q
ricollega e un’intera subordinata, la relativa, all’interno della quale occupa il primo posto.
Q Solitamente, concorda in genere e numero con il termine della reggente cui si riferisce, men- Pronomi e aggettivi indefiniti  Sono cosí chiamati perché indicano una persona o una cosa
tre assume il caso richiesto dalla funzione logica che svolge nell’ambito della subordinata re- senza precisarla, ma con diverse sfumature di indeterminatezza.
R lativa.
Può essere preceduto da un dimostrativo o da is, ea, id: questi pronomi sono in genere sottin-
Rispetto all’italiano, il latino ha un numero maggiore di pronomi e aggettivi indefiniti, a cui ri-
corre con una certa frequenza, data la mancanza di articoli indeterminativi. Per consuetudine
R
S tesi, se il caso è lo stesso di quello del pronome relativo. Vengono invece espressi quando il caso
è diverso o se hanno particolare rilievo.
didattica si suddividono in diversi gruppi:
– pronomi e aggettivi composti di quis, quid («qualcuno, qualcosa», pronome) e qui, quae,
S
T T
Tuttavia, con i pronomi neutri, l’antecedente del relativo può essere sottinteso, anche se non si quod («qualche, alcuno», aggettivo): aliquis, aliquid («qualcuno, qualcosa», pronome) e ali-
trova allo stesso caso, purché l’uno e l’altro siano comunque in uno dei casi diretti. qui, aliqua, aliquod («qualche, alcuno», aggettivo); quidam, quaedam, quiddam («un cer-
➤ Ex iis qui video Marcus pulcherrimus est. Tra quelli che vedo Marco è il piú bello. to, un tale, una certa cosa», pronome) e quidam, quaedam, quoddam («qualche, un certo»,
U Quod (id quod) dicis falsum est. Ciò (sogg.) che (ogg.) dici è falso. aggettivo); quispiam, quidpiam (o quippiam) («un certo, un tale, una certa cosa», pronome)
e quispiam, quaepiam, quodpiam («qualche», aggettivo); quisquam, quidquam (o quic-
U
V
Per quanto concerne il pronome relativo e i suoi costrutti, vedi anche le voci Nesso relativo
V e Prolessi o anticipazione del relativo; per la declinazione, confronta tavole grammaticali.
quam) («un certo, un tale, una certa cosa», pronome), mentre non ci sono forme proprie per
l’aggettivo, per cui si trova impiegato ullus, ulla, ullum;

Z
– pronomi e aggettivi distributivi: quisque, quidque, unusquisque, unumquidque («ognu-
Z Pronomi e aggettivi correlativi  Cosí chiamati perché adoperati in «correlazione», denotano
confronti istituiti su parametri di qualità, misura, ordine numerico. I piú comuni sono:
no, ciascuna cosa», pronome) e quisque, quaeque, quodque, unusquisque, unaquae-
teoria in pillole teoria in pillole

A
que, unumquodque («ogni», aggettivo); quivis, quaevis, quidvis («qualsiasi, qualsivoglia, Pronomi riflessivi  Sono definiti tali i pronomi che si riferiscono solo al soggetto della pro-
A chicchessia», pronome) e quivis, quaevis, quodvis («qualsivoglia», aggettivo); quilĭbet, posizione in cui si trovano: per la I e per la II persona i pronomi personali fungono anche da
quaelĭbet, quidlĭbet («qualsiasi, qualsivoglia, chicchessia», pronome) e quilĭbet, quaelĭbet, riflessivi; la III persona, invece, ha un suo specifico pronome riflessivo, che manca, però, del no-
B quodlĭbet («qualsivoglia», aggettivo);
– pronomi e aggettivi con il significato di «altro»: alius, alia, aliud («un altro, diverso»); alter,
minativo e presenta una declinazione unica per il singolare e il plurale (sui, sibi, se, se).
Confronta tavole grammaticali.
B
C C
altĕra, altĕrum («l’altro, il secondo»); relĭqui, relĭquae, relĭqua («gli altri, i rimanenti»); cetĕri,
cetĕrae, cetĕra («tutti gli altri»);
– pronomi e aggettivi di senso negativo: nemo, nihil («nessuno, niente, nulla», pronome); nul- Proposizione
D lus, -a, -um («nessuno», aggettivo);
– pronomi e aggettivi composti di uter: uterque, utrăque, utrumque («l’uno e l’altro dei Si tratta di un enunciato di senso compiuto, che può essere indipendente (o principale) e di-
D
E due, ciascuno dei due»); utervis, utrăvis, utrumvis («qualsiasi dei due, qualsivoglia dei
due»); uterlĭbet, utralĭbet, utrumlĭbet («qualsiasi dei due, qualsivoglia dei due»); alterŭter,
pendente (o subordinato). Vedi Indipendenti e Subordinate.
E
alterŭtra, alterŭtrum («l’uno o l’altro dei due»); neuter, neutra, neutrum («né l’uno né l’al-
F tro»). Pròtasi F
Confronta tavole grammaticali.
G È la proposizione subordinata suppositiva o ipotetica, una circostanziale che esprime la condi-
zione richiesta perché avvenga o meno ciò che viene affermato nella reggente. Vedi Periodo G
Pronomi e aggettivi interrogativi  Introducono una domanda, diretta o indiretta; tra i piú
H
ipotetico.
H comuni vi sono:

Q
– quis?, quid?, «chi? che cosa?» (pronome);
I – 
– 
qui?, quae?, quod?, «quale?, che?» (aggettivo);
uter?, utra?, utrum?, «chi? quale dei due?» (pronome e aggettivo).
I
L Altri pronomi e aggettivi interrogativi, composti di quis?, quid? e qui?, quae?, quod?, sono:
–  quisnam?, quidnam? quinam?, quaenam?, quodnam?
Qualità, complemento di L
M M
–  ecquis?, ecquid? ecqui?, ecquae?, ecquod? Vedi Complemento
–  numquis?, numquid? numqui?, numquae?, numquod?

N Di uso abbastanza frequente sono anche:


–  qualis?, quale?, «quale?, di quale natura?»;
Quantità vocalica e sillabica N
O O
–  quantus?, quanta?, quantum?, «quanto grande?»; Si intende la durata dell’articolazione di una vocale o di una sillaba, caratteristica della lingua
–  quot?, «quanti?» (aggettivo indeclinabile); latina e necessaria per la pronuncia e per la distinzione delle parole omografe (è il caso di vĕnit/
–  quam multi?, quam multae?, quam multa?, «quanti?, quanto numerosi?» (pronome); vēnit, l’uno indicativo presente, l’altro indicativo perfetto).
P –  quotus?, quota?, quotum?, «in che ordine?». Le vocali a, e, i, o, u possono essere sia brevi che lunghe; la y nelle parole latine di derivazione
greca è breve, mentre mantiene la sua quantità originale nella traslitterazione di parole greche.
P
Confronta tavole grammaticali.
Q I dittonghi sono sempre lunghi. La quantità di una vocale, tuttavia, non sempre coincide con
la quantità della sillaba di cui fa parte, per cui si dovrà ricordare che: Q
Pronomi e aggettivi possessivi  Indicano la persona o la cosa «che possiede», «a cui si rife-
R R
– la sillaba aperta, cioè terminante in vocale, ha la stessa quantità della vocale, breve se con-
risce» un dato elemento. Pronomi e aggettivi sono formalmente identici e si presentano come tiene una vocale breve (fŭgit), lunga se contiene una vocale lunga o un dittongo (māter);
aggettivi della prima classe. Confronta tavole grammaticali. – la sillaba chiusa, cioè terminante in consonante, è per natura sempre lunga, perché alla du-
S Pronomi personali  Sono soltanto due, per la I e per la II persona (singolare e plurale); il corri-
rata del suono della vocale si aggiunge quello della consonante che segue (fāc-tus). S
T
spondente pronome personale di III persona esiste soltanto con valore riflessivo, mentre per un
uso non riflessivo si ricorre al determinativo is, ea, id (vedi Pronomi e aggettivi determinativi), Qui, quae, quod T
che presenta forme distinte per il maschile, il femminile e il neutro.
U Di norma, il pronome è sottinteso, a meno che non gli si voglia dare una certa enfasi nel discor-
Vedi Pronome ➝ Pronome relativo, Pronomi e aggettivi indefiniti, Pronomi e aggettivi in-
terrogativi U
so. Confronta tavole grammaticali.
V V
Pronomi relativi-indefiniti  Quicumque, quaecumque, quodcumque e quisquis, quidquid
Quis, quid
Z (quicquid), «chiunque, qualunque cosa», sono definiti tali perché combinano le funzioni del re-
lativo e dell’indefinito. Vedi Pronome ➝ Pronomi e aggettivi indefiniti, Pronomi e aggettivi interrogativi
Z
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Quod Rotacismo
A Piuttosto comune in latino, ricopre la duplice veste di:
A
Si tratta di un mutamento consonantico, consistente nella trasformazione della fricativa sorda
B – congiunzione subordinante, che può avere valore causale, con il verbo all’indicativo o al
congiuntivo, o dichiarativo, di solito con l’indicativo (talvolta con il congiuntivo eventuale o
-s- intervocalica in -r-, a seguito della sonorizzazione della -s- nella suddetta posizione (è il caso
di *arbŏses > arbŏres). Tuttavia non mancano in latino parole che conservano ancora la -s- inter-
B
C C
obliquo); vocalica, che o deriva dalla semplificazione di una doppia s (caussa > causa) o si trova in parole
– pronome, corrispondente ai casi diretti neutri singolari del relativo qui, quae, quod. di origine non latina (casa).

D D
R S
E
Radice
E
Semideponenti, verbi
F È l’elemento irriducibile e invariabile di una parola, sia essa verbo o sostantivo; se è comune a F
Vedi Verbo ➝ Verbi semideponenti
G
piú parole, determina una famiglia lessicale.
G
H Relativa, proposizione Sincope H
I I
Si definisce tale la proposizione dipendente unita alla reggente tramite un pronome relativo o Si tratta di un mutamento vocalico, consistente nella caduta di una vocale breve, di una sillaba
un avverbio relativo (ubi, «dove»; quo, «dove, verso cui»; unde, «da dove», e simili). o di un gruppo all’interno di una parola (è il caso di dextĕra > dextra; laudavisti > laudasti).
La relativa può essere propria o impropria.
L L
Relativa propria  Si definisce tale la relativa che specifica e qualifica un elemento della frase, Singularia tantum
M svolge cioè funzione attributiva o appositiva; ha di solito il verbo all’indicativo.
In tale caso il pronome relativo è sempre all’inizio della proposizione relativa e concorda nel ge- Sono sostantivi usati soltanto al singolare e corrispondenti per lo piú a concetti astratti o indi- M
N N
nere e nel numero con l’elemento a cui si riferisce; il caso dipende, invece, dalla funzione logica canti materia. È il caso di piĕtas, pietātis, «pietà»; proles, -is, «prole»; aurum, -i, «oro», etc.
che il pronome svolge nella relativa.

O
➤ Da mihi librum quem tibi donavi. Dammi il libro che ti ho donato.
O Relativa impropria  Formalmente relativa, perché introdotta dagli stessi elementi della re-
Soggettiva, proposizione
P lativa propria, ha in realtà valore circostanziale (causale, concessivo, condizionale, consecuti-
vo, finale). Per questo ha sempre il verbo al congiuntivo.
Vedi Infinitiva, proposizione
P
Q Q
➤ Domi autem creant decem praetores, qui exercitui praeessent, in eis Miltiadem. (Nep.)
In patria poi eleggono dieci strateghi, perché comandino l’esercito, tra essi Milziade. Soggettivo e oggettivo, complemento
R Relativamente impersonali, verbi
Vedi Complemento R
S Vedi Verbo ➝ Verbi relativamente impersonali
Specificazione, complemento di
S
T Relativo, pronome
Vedi Complemento T
U Vedi Pronome ➝ Pronome relativo U
Stato in luogo, complemento di
V V
Riflessivo, pronome Vedi Complemento

Z Vedi Pronome ➝ Pronomi riflessivi Z


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Stile epistolare Superlativo


A A
Il mittente dell’antica Roma aveva un approccio diverso dal nostro, assumendo di norma il pun- Esprime una qualità al massimo grado e si forma aggiungendo al tema dell’aggettivo di grado
B to di vista del destinatario della missiva, il quale, a causa della lentezza delle comunicazioni,
avrebbe letto il messaggio molto tempo dopo. Dunque, nel tradurre i tempi verbali riguar-
positivo (che si ottiene eliminando la terminazione -i o -is del genitivo maschile singolare) le ter-
minazioni -issimus, -issima, -issimum (clar-issĭmus, -a, -um, da clarus, -a, -um, «illustrissimo»). Il
B
C danti le circostanze della stesura della lettera, si deve tenere presente che:
– l’imperfetto e il perfetto latini corrispondono al presente italiano;
superlativo segue, quindi, la flessione degli aggettivi della prima classe.
Tuttavia gli aggettivi della prima e della seconda classe in -er aggiungono -rimus, -a, -um; alcu-
C
D D
– il piuccheperfetto latino coincide con il passato prossimo o il passato remoto; ni aggettivi in -ĭlis, invece, hanno il superlativo in -illĭmus (facĭlis, difficĭlis, simĭlis, humĭlis, e simi-
– l’imperfetto della perifrastica attiva corrisponde al futuro italiano. li); gli aggettivi della prima classe in -dĭcus, -fĭcus e -vŏlus, infine, aggiungono -entissimus, -a,
-um.
E E
Lo stesso dicasi anche per gli avverbi temporali, per cui a eo die corrisponde hodie, pridie si iden-
tifica con heri, e cosí via. Superlativo assoluto  Il superlativo si definisce tale quando esprime il massimo grado di una
qualità, senza istituire alcun confronto (mons altissimus, «monte altissimo, monte molto alto»).
F
La lettera cominciava con il nome del mittente, a cui seguiva quello del destinatario in caso
dativo, accompagnato da una formula abbreviata di saluto. Superlativo relativo  È cosí chiamato quando esprime il massimo grado di una qualità, in F
G G
–  Cicero Tironi s. (salutem), «Cicerone manda i suoi saluti a Tirone»; relazione a un insieme omogeneo con cui si stabilisce un confronto (mons altissimus Alpium,
–  Cicero Tironi s. d. (salutem dicit), «Cicerone manda i suoi saluti a Tirone»; «il monte piú alto delle Alpi»). Il superlativo relativo latino, come quello italiano, è seguito dal
–  Cicero Tironi s. p. d. (salutem plurimam dicit), «Cicerone manda a Tirone affettuosissimi saluti». complemento partitivo, che specifica il gruppo rispetto al quale si manifesta l’eccellenza (vedi
H Seguiva una seconda formula di saluto, in apertura del testo della lettera. Complemento ➝ Partitivo). H
– S.V.B.E. (si vales bene est, «se stai bene, va bene»);
I – 
– 
S.V.G.V. (si vales, gaudeo; valeo, «se stai bene, ne sono felice; io sto bene»);
S.V.L.Q.V.V.B.E.E.V. (si vos liberique vestri valetis, bene est; ego valeo, «se voi e i vostri figli state Supino I
L – 
bene, va bene; io sto bene»);
S.T.E.Q.V.B.E. (si tu exercitusque valetis, bene est, «se tu e il tuo esercito state bene, va bene»).
È la quarta voce del paradigma. Si tratta di un nome verbale, con una natura «doppia», di ver-
bo, con tempo e forma attiva o passiva, e di nome, con possibilità di esprimere la sua funzio-
L
M La lettera terminava, poi, con un vale, «sta’ sano, sta’ bene», o con cura ut valeas, «fa’ di star be-
ne», formula di commiato seguita, infine, dalla data. Questa veniva espressa con la sigla D., da-
ne logica anche attraverso una declinazione. Esso ha solo due casi, un accusativo in -um corri-
spondente a valore attivo, e un ablativo in -u corrispondente a valore passivo. M
N
bam, «consegnavo», o data, «consegnata», seguita dal giorno e dal luogo, in ablativo (moto da
N luogo) o locativo (stato in luogo). Il supino attivo si usa in dipendenza da verbi di movimento e indica lo scopo per cui si compie
tale movimento; ha quindi un valore finale.

O Stima, complemento di
➤ Imus cubĭtum. Andiamo a dormire.
Il supino passivo è attestato solo per alcuni verbi (audītu, cognĭtu, dictu, factu, inventu, memo-
O
P Vedi Complemento
ratu, visu, e pochi altri), si usa soltanto in dipendenza da alcuni aggettivi (facilis, difficilis, iucun-
dus, gratis, incredibilis, mirabilis, utilis, turpis, e simili) e ha la funzione di ablativo di limitazione. P
Q
➤ Incredibile dictu. Incredibile a dirsi.
Q
Subordinate, proposizioni
R Sono proposizioni sintatticamente non autonome, ma dipendenti da un’altra proposizione e T R
S S
caratterizzate da un uso relativo dei tempi verbali. Da un punto di vista sintattico, possono es-
sere esplicite o implicite, a seconda che contengano un verbo di modo finito (indicativo, con- Tema
giuntivo) o indefinito (infinito, participio, gerundio, gerundivo, supino); dal punto di vista della
T funzione logica si distinguono in completive (o sostantive o complementari dirette), attributi-
ve, circostanziali (o avverbiali o complementari indirette), alle quali si rimanda.
Parte della parola invariabile e portatrice di significato, talvolta coincide con la radice, cioè
l’elemento irriducibile in comune con intere famiglie di parole; spesso non si identifica sempli-
T
U cemente con la radice ma deriva dall’unione di questa con suffissi recanti significati particolari.
U
Subordinazione
V Tempo V
Andamento di tipo ipotattico, in cui le proposizioni dipendono l’una dall’altra, in un ordine ge-
Z rarchico che parte dalla principale. Esse sono collegate tra loro mediante congiunzioni subor-
dinanti, che ne precisano il valore.
In relazione a un verbo, indica «quando» si svolge l’azione sia in termini assoluti, vale a dire se
si svolge nel passato, nel presente o nel futuro, sia in termini relativi, cioè se l’azione è avvenuta Z
teoria in pillole teoria in pillole

A
anteriormente, contemporaneamente o successivamente rispetto a un’altra. Non vi è una cor- Cum primum, ubi / ubi primum, ut, simul ac / atque: «appena che, non appena»  Esprimono
A rispondenza perfetta tra tempi latini e tempi italiani: basterà ricordare che il perfetto latino, da coincidenza o precedenza immediata rispetto all’azione indicata dalla reggente e sono al modo
solo, assolve le funzioni del passato remoto, del passato prossimo e del trapassato remoto; allo indicativo. Rispetto all’italiano l’anteriorità è espressa con maggior rigore.
B stesso tempo l’italiano non conosce il tempo futuro dei modi imperativo, infinito e participio,
ma ricorre a delle perifrasi.
➤ Timoleon, cum primum potuit, imperium deposuit. (Nep.)
Timoleonte, non appena poté, rinunciò al potere.
B
C Dum; donec, quoad, quamdiu: «mentre»; «finché, finché non, per tutto il tempo che»  Gene-
C
Tempo continuato, complemento di
D Vedi Complemento
ralmente hanno tutte il modo indicativo; sono seguite dal congiuntivo se esprimono una sfu-
matura di eventualità o intenzionalità. D
E E
– Dum e l’indicativo presente (indipendentemente dal tempo della reggente) esprimono
concomitanza, esatta contemporaneità, di un’azione rispetto all’enunciato della reggente.
Tempo determinato, complemento di ➤ Dum magister librum legit, discipuli audiebant.
F Vedi Complemento
Mentre il maestro leggeva il libro, gli studenti ascoltavano. F
G
Dum, donec, quoad, quamdiu (quam ... diu) possono introdurre una temporale in cui si
G
– 
esprime un processo parallelo a quello della reggente e, in questo caso, reggere il modo in-
Temporale, proposizione dicativo («finché, per tutto il tempo che»); oppure possono esprimere successione imme-
H
Si tratta di una subordinata circostanziale che definisce l’azione, precisando quando essa avvie-
diata ed essere seguiti dall’indicativo o dal congiuntivo («finché / fino al momento che»).
H
➤ Se quisque hostem ferire, murum ascendere, conspici, dum tale facinus faceret, properabat.
I ne, è avvenuta o avverrà. In latino può essere introdotta da molte congiunzioni, tra le quali le
piú comuni sono cum, «quando», «mentre»; dum, donec, quoad, «mentre», «finché»; antequam,
(Sall.) I
Ognuno cercava di ferire il nemico, scalare il muro, esser visto, mentre (= per tutto il tem-
L L
priusquam, «prima che»; postquam, posteaquam, «dopo che»; quoties, quotiens, quotiescumque,
po in cui) faceva una tale impresa.
«tutte le volte che»; cum primum, ubi, ut, simul atque, «appena che, non appena», etc.

M
Le proposizioni temporali hanno il modo indicativo se indicano un fatto reale; sono costruite
M con il congiuntivo se indicano un fatto eventuale, possibile, augurabile (o per attrazione mo-
Antequam, priusquam: «prima che»  Introducono una temporale in cui il fatto è posteriore a
quello della reggente. Si trovano con l’indicativo o il congiuntivo, secondo la solita opposizione
dale).
N N
realtà / eventualità.
Cum  Assume valori diversi a seconda del modo utilizzato. ➤ Priusquam incipias consulto opus est. (Sall.)
Prima di cominciare, bisogna pensarci bene.
O O
Cum e l’indicativo esprimono il significato generico di «quando». Il contesto può rivelare se
– 
sono presenti particolari sfumature. Occasionalmente si trova anche il congiuntivo obliquo
o eventuale. Postquam, posteaquam: «dopo che»  Introducono una temporale in cui il fatto è anteriore a
P ➤ Cum vos considero, milites, et cum facta vestra aestimo, magna me spes victoriae tenet.
quello della reggente e si trovano prevalentemente con l’indicativo perfetto e piuccheperfetto.
➤ Igitur ii milites, postquam victoriam adepti sunt, nihil relicui victis fecēre. (Sall.)
P
Q
(Sall.)
Q Quando vi osservo, soldati, e quando valuto le vostre azioni, una grande speranza di vit-
Orbene, quei soldati, dopo che ebbero ottenuto la vittoria, non lasciarono nulla ai vinti.
toria mi prende.
R Cum inversum è il nome dato a un costrutto particolare della lingua latina che tende a «in-
– 
vertire» i rapporti gerarchici usuali tra reggente e subordinata, dando maggiore risalto alla Terminazione R
S seconda. Cum è accompagnato spesso da repente, con il significato di «quand’ecco che», e
talvolta anticipato nella reggente da vix, «a stento», o iam, «già». Introduce un evento inatte- Rappresenta la parte conclusiva di una parola e comprende la vocale tematica, gli eventuali S
morfemi temporali e le desinenze. Nella forma vidēbam, -ē- è la vocale tematica tipica della II
T T
so e utilizza l’indicativo.
coniugazione; -ba- è il morfema temporale, ovvero l’infisso, caratteristico dell’indicativo imper-
➤ Iamque haec facere noctu apparabant, cum matres familiae repente in publicum fetto; -m è l’uscita della prima persona singolare.

U
procurrerunt. (Ces.)
U E ormai si preparavano a fare queste cose durante la notte, quand’ecco che le matrone ap-
parvero in pubblico di corsa.
V Cum e il congiuntivo, noto anche come cum narrativo o storico, è un costrutto tipico della
–  Termine o destinazione, complemento di V
lingua latina che determina subordinate temporali, ma anche causali o concessive. I tempi
Z Z
Vedi Complemento
del congiuntivo sono usati secondo la consecutio temporum (per un approfondimento, vedi
Cum + congiuntivo).
teoria in pillole teoria in pillole

Trisillabismo, legge del Senatus ab Hannibăle, Carthaginiensium duce, petivit ut captivi Romani redderentur.
A Il senato chiese ad Annibale, comandante dei Cartaginesi, che fossero restituiti i prigio- A
È una delle tre regole fondamentali della lingua latina, atta a regolamentare la pronuncia, se- nieri Romani.
B condo cui l’accento non può risalire oltre la terzultima sillaba. Vedi anche Baritonèsi e Penul-
tima sillaba.
Ut finale (Ne in contesto negativo): «affinché»
–  B
➤ Sertorius, vir egregius ac dux rei militaris peritissimus, ut milites suos ad pugnam excitaret
C atque victoriam adipisceretur, etiam mendaciis utebatur. (Gell.)
Sertorio, uomo straordinario ed espertissimo nell’arte della guerra, per incitare i suoi sol-
C
D U dati alla battaglia e conseguire la vittoria, si serviva anche di menzogne.
Ut consecutivo (Ut non in contesto negativo): «cosí che, in modo che»
– 
D
E Ut ➤ Nam tanta tempestas de improviso coorta est, ut pleraeque naves disiectae sint, neque
ullo tempore tanta maritĭma procella audita est. (Eutr.)
E
F F
È una delle congiunzioni piú frequenti della lingua latina e introduce proposizioni all’indicativo All’improvviso, infatti, si levò un temporale cosí violento che la maggior parte delle navi si
e al congiuntivo, assumendo di volta in volta sfumature diverse. disperse, e in nessun tempo si sentí dire di una tempesta marina di tali dimensioni.

G Ut + indicativo  Assume le seguenti accezioni:


– Ut temporale: «quando»
– Ut concessivo (Ut non in contesto negativo): «benché»
➤ Ut desint vires, tamen est laudanda volutas. (Ov.)
G
H ➤ Ut (Pompeius) peroravit, surrexit Clodius. (Cic.)
Quando (Pompeo) finí di parlare, si alzò Clodio.
Benché manchino le forze, si deve tuttavia lodare la buona volontà.
Ut condizionale restrittivo (Ne in contesto negativo; anticipato da modo): «purché, a patto che»
– 
H
I – Ut modale: «come»
➤ Prima luce gallus, sic ut eius mos est, cecĭnit. (Es.)
➤ Servarent sane receptus gregibus inter hominum famem, modo ne vastitatem ac
solitudinem mallent quam amicos populos. (Tac.) I
L L
Al mattino, come sua abitudine, il gallo cantò. Si riservassero pure un rifugio per le loro bestie, in mezzo a uomini affamati, purché non
preferissero la desolazione e il deserto all’amicizia dei popoli.
– Ut comparativo (di solito anticipato da un correlativo come ita, sic, etc.): «come»

M ➤ Ut sentit, sic dicit.


Come pensa, cosí parla. Utor, ĕris, usus sum, uti
M
N Ut limitativo: «per quanto»
– 
➤ Curibus Sabinis (Numa Pompilius) habitabat, consultissimus vir, ut in illa quisquam esse
È un verbo deponente della III coniugazione, con il significato di «uso, mi servo di». Regge l’abla- N
tivo strumentale, per cui vedi Ablativo.
O aetate poterat, omnis divini atque humani iuris. (Liv.)
(Numa Pompilio) abitava con i Sabini a Curi, uomo versatissimo, per quanto si poteva es-
O
P
serlo in quell’epoca, nel diritto divino e umano.
Ut dichiarativo: «dato che, in quanto»
– 
V P
Q ➤ Horum auctoritate finitimi adducti, ut sunt Gallorum subita et repentina consilia, eadem
de causa Trebium Terrasidiumque retinent … (Ces.)
Vantaggio e svantaggio, complemento di Q
R R
Influenzati dall’autorità dei Veneti, dato che le decisioni dei Galli sono improvvise e re- Vedi Complemento
pentine, anche i popoli limitrofi trattengono Trebio e Terrasidio con le stesse intenzioni …

S Ut + congiuntivo  Assume le seguenti accezioni:


– Ut dichiarativo (Ut non in contesto negativo): «il fatto che, per il fatto che, cioè perché»
Verbo S
T ➤ Illud suum nihil ut adfirmet tenet ad extremum.
(Socrate) fino all’ultimo segue il suo famoso principio di non affermare nulla.
Ricollegabile al latino verbum («parola»), è la piú importante fra le parti del discorso. Esso forni-
sce una serie di informazioni fondamentali per la comprensione, come la tipologia dell’azione T
espressa, la parte attiva e quella passiva nel processo verbale, il livello di partecipazione del sog-
U Ut completivo (Ut non nelle completive oggettive; ne nelle completive volitive, in contesto
– 
negativo): «che, di»
getto, il tempo e le modalità con cui si svolge l’azione. U
Ogni verbo latino ha tre temi fondamentali, cioè tre parti fisse da cui derivano le voci di tutti i
V ➤ Manitudo doni eff ĭcit ut donum gratum sit; gratius tamen erit donum, licet parvum, si
opportuno tempore datum erit.
tempi verbali:
– tema del presente o dell’infectum;
V
Z Z
La grandezza del dono fa sí che questo sia gradito; tuttavia tanto piú gradito sarà il dono, – tema del perfetto o del perfectum;
anche se piccolo, se sarà dato al momento opportuno. – tema del supino.
teoria in pillole teoria in pillole

A
Per esprimere i vari rapporti che assume nel discorso, il verbo modifica la sua parte finale, la ter- obsto, «mi oppongo»; resisto, «resisto»; recuso, «rifiuto», etc.) reggono una completiva che for-
A minazione, dando luogo a una flessione chiamata coniugazione (vedi Coniugazione verbale). nisce dettagli sul rifiuto o sull’impedimento espresso dal verbo. Essa si trova solitamente in un
Una voce verbale coniugata fornisce informazioni relative al genere, alla forma, al modo, al rapporto di contemporaneità con la reggente: il modo usato sarà, dunque, il congiuntivo pre-
B tempo, alla persona e al numero. sente o imperfetto, secondo le norme della consecutio temporum.
Tali completive sono introdotte da:
B
C C
Verba affectuum  Verbi indicanti un sentimento (doleo, gaudeo, rideo, queror, miror) reggono –  ne o quomĭnus (quo minus), se la reggente è affermativa;
l’accusativo di relazione o l’ablativo semplice o de + l’ablativo; nel caso siano seguiti da una su- –  quomĭnus o quin, se la reggente è negativa.
bordinata, richiedono un’infinitiva o anche quod + indicativo / congiuntivo.
D D
➤ Transfŭga impĕdit ne Romani de iis rebus doceantur.
➤ Mirari se aiebat, quod non ridēret haruspex, haruspicem cum vidisset. (Cic.) Il disertore impedisce che i Romani siano informati di queste vicende.
Affermava di stupirsi che un aruspice non ridesse quando vedeva un altro aruspice.
E
Non recusabo quin omnes scripta mea legant.
E Verba dicendi et existimandi  I verbi che significano «dire, narrare» (dico, fero, narro, trado, re- Non rifiuterò che tutti leggano i miei scritti.

F F
spondeo) o, altresí, «stimare, considerare» (habeo, duco, puto, existimo), sono detti anche copu-
Verba iubendi  Verbi ed espressioni indicanti un comando, un divieto o un permesso (iubeo,
lativi e, se usati alla forma attiva, reggono il doppio accusativo dell’oggetto e del predicativo
cogo, prohibeo, veto, sino) alla forma attiva si costruiscono con l’accusativo della persona cui si
dell’oggetto; se utilizzati alla forma passiva vogliono, invece, il doppio nominativo del soggetto
G e del predicativo del soggetto; nel caso siano seguiti da una subordinata, i verba dicendi richie-
dono un’infinitiva o una completiva con ut/ne + congiuntivo; i verba existimandi preferiscono
ordina e l’infinito, oppure con il solo infinito passivo se non è espressa la persona a cui si coman-
da, si vieta o si permette. G
H H
la costruzione personale del nominativo + infinito nelle forme derivate dal presente, mentre ri- ➤ Caesar portas claudi iussit. (Ces.) Cesare ordinò di chiudere le porte.
corrono a quella impersonale nelle forme derivate dal perfetto. Alla forma passiva presentano anch’essi la costruzione personale del nominativo + infinito. Nel-

I I
➤ Tradĭtum est Romulum Romae primum regem fuisse. la traduzione italiana, tuttavia, è preferibile usare la forma impersonale e tradurre il soggetto la-
È stato tramandato che Romolo fosse stato il primo re di Roma. tino con un complemento di termine.
➤ Milites pugnare prohibĭti sunt. Ai soldati fu impedito/si impedí di combattere.
L
Pytia respondit ut moenibus ligneis se munīrent. (Nep.)
L La Pizia rispose che si difendessero con mura di legno.
Verba recordandi et obliviscendi  Verbi ed espressioni di memoria (memini, reminiscor, obli-
M Verba dubitandi  Verbi ed espressioni di dubbio, preceduti da negazione o con senso negati-
vo (non dubito, «non dubito»; non est dubium, «non c’è dubbio»; dubito, «dubito»; non obscurum
viscor) vogliono il genitivo della persona. La cosa può essere espressa con il genitivo, l’accusati-
vo o de e l’ablativo, a meno che essa non sia rappresentata da un pronome neutro, nel qual caso M
N N
est, «non è ignoto», etc.) reggono una completiva al congiuntivo introdotta da quin, secondo le si troverà sempre l’accusativo.
norme della consecutio temporum latina. ➤ Vivorum memini. (Cic.) Mi ricordo dei vivi.

O O
In italiano si rendono sia all’indicativo sia al congiuntivo, preceduti da «che».
Verba rogandi  Verbi con il significato di «chiedere, interrogare» (rogo, interrogo, peto, quae­
te perturbet. ro, posco, reposco, flagito) reggono, di norma, il doppio accusativo, della cosa e della persona.

P } te perturbaturus sit. P
➤ Non dubito quin hoc consilium te perturbaverit. Tuttavia presentano anche altre costruzioni, sempre segnalate dal dizionario: peto e quaero, per
esempio, reggono l’accusativo della cosa; per quanto riguarda la persona, l’uno la esprime con

Q
a/ab + l’ablativo, l’altro con e/ex + l’ablativo. Nel caso siano seguiti da una subordinata, di norma
Q ti sconvolga.
i verba rogandi richiedono ut/ne e il congiuntivo, l’infinito o la proposizione infinitiva.

} ti sconvolgerà.
➤ Quaero ex vobis quid putetis de maiorum nostrorum continentia. (Cic.)
R R
Non dubito che questo piano ti abbia sconvolto.
Vi chiedo che cosa pensate della moderazione dei nostri antenati.

S te perturbaret.
Verba sentiendi  Verbi ed espressioni indicanti sensazioni o percezioni (intellego, audio, vi-
S
} te perturbaturus esset.
deo, aspicio, sentio), se usati alla forma attiva, reggono il doppio accusativo dell’oggetto e del
Non dubitabam quin hoc consilium te perturbavisset.
T T
predicativo dell’oggetto; se utilizzati alla forma passiva vogliono, invece, il doppio nominativo
del soggetto e del predicativo del soggetto; nel caso siano seguiti da una subordinata, predili-
gono la costruzione personale del nominativo + infinito.
U ti sconvolgesse. I verba sentiendi sono costruiti anche con il participio predicativo, quando viene sottolineata la U
} ti avrebbe sconvolto.
Non dubitavo che questo piano ti avesse sconvolto. stretta contemporaneità delle due azioni.
V ➤ Videbam puerum currentem. Vedevo il bambino correre/mentre sta correndo. V
Z Z
Verba impediendi et recusandi  Verbi ed espressioni indicanti impedimento, rifiuto e oppo- Verba timendi  Verbi ed espressioni che suggeriscono l’idea del timore (timeo, metuo, metus
sizione (impedio, «impedisco»; prohibeo, «proibisco»; deterreo, «distolgo»; retineo, «trattengo»; est, timor est, sollĭcitus sum) reggono una completiva introdotta dalle congiunzioni:
teoria in pillole teoria in pillole

A
ne, quando si teme che avvenga una cosa che non si desidera;
–  Si ricordi anche che:
A ne non/ut, quando si teme che non avvenga una cosa che si desidera.
–  – se la persona che prova il sentimento è rappresentata dal pronome di III persona singolare o
Il modo usato è il congiuntivo presente o imperfetto, come per le completive volitive. plurale si usa eum, eam, eos, eas, e non se, che si trova invece nelle infinitive quando il sog-
B ➤ Timeo ne hostes perveniant. Temo che i nemici giungano. getto è lo stesso della proposizione reggente; B
Timeo ne non/ut ad me venias. Temo che tu non venga da me. ➤ Eum paenĭtet sui erroris. Egli si pente del suo errore.
C Verba voluntatis  Verbi ed espressioni di volontà (volo, nolo, malo, cupio, studeo) si costrui-
Is dicit se paenitēre sui erroris. Egli dice di pentirsi del suo errore. C
– se la cosa che suscita il sentimento è rappresentata da un’azione, può essere espressa da un
D
scono con l’infinito semplice (o con l’infinito e il nominativo) se il soggetto della reggente coin-
cide con quello della subordinata; se non vi è identità di soggetto, essi possono essere seguiti
infinito, da una proposizione completiva introdotta da quod e l’indicativo o il congiunti-
vo, o, piú raramente, da un’infinitiva o da un’interrogativa indiretta;
D
da un’infinitiva, una completiva al congiuntivo con o senza ut, un participio predicativo.
E ➤ Volo felix esse. Voglio essere felice.
➤ Puerum paenĭtet quod hoc fecit/fecĕrit. Il ragazzo si pente di aver fatto ciò.
Patrem piget suos filios otiosos esse. Al padre rincresce che i suoi figli siano oziosi.
E
Domina vult (ut) ancilla sedula sit. La padrona vuole che l’ancella sia operosa.
F Verbi a coniugazione mista  Anche detti in -io, sono cosí chiamati perché seguono per alcu-
– se il verbo impersonale è accompagnato da un verbo servile, il verbo servile diventa imper-
sonale e l’impersonale va all’infinito;
F
G G
ne forme la terza coniugazione, per altre la quarta. Tali verbi, infatti, hanno la prima persona ➤ Puerum potest paenitēre sui erroris. Il ragazzo può pentirsi del suo errore.
uscente in -io, come quelli appartenenti alla quarta coniugazione, ma presentano -ĕre e -i come
– se il verbo impersonale dipende da un verbo di volontà, questo resta personale, mentre
terminazioni rispettive dell’infinito presente attivo e passivo.
H Le differenze maggiori riguardano, poi, il tema del presente, laddove la -ĭ- si trasforma in -ĕ-
l’impersonale è espresso al congiuntivo senza ut;
➤ Puer vult se paeniteat. Il ragazzo vuole pentirsi.
H
davanti a -r- e in finale di parola (la seconda persona singolare dell’indicativo presente passivo,
I pertanto, esce in -ĕris, anziché in -iris). Per il resto, la loro coniugazione è identica a quella dei
verbi della quarta coniugazione.
– nella perifrastica passiva la persona che deve provare il sentimento va in dativo (dativo
d’agente) e la perifrastica è costruita nella forma impersonale; I
L I principali verbi attivi appartenenti a questo gruppo sono:
capio, -is, cēpi, captum, capĕre prendo
➤ Puero paenitendum est sui erroris. Il ragazzo deve pentirsi del suo errore.
– i verbi impersonali non hanno l’imperativo, che è sostituito dal congiuntivo esortativo.
L
M cupio, -is, cupīvi, cupĕre
facio, -is, feci, factum, facĕre
desidero
faccio
➤ Te paeniteat. Pèntiti!
M
N
Verbi con costruzioni diverse, cui corrispondono diversi significati  Sono verbi che, a se-
N fodio, -is, fōdi, fossum, fodĕre
fugio, -is, fugi, fugitum, fugĕre
scavo
fuggo
conda del tipo di reggenza, assumono significati anche molto diversi tra loro.

O O
Caveo + dativo provvedo a
iacio, -is, ieci, iactum, iacĕre scaglio, getto + accusativo sto attento a
pario, -is, pepĕri, partum, parĕre genero +ab e ablativo mi guardo da
P quatio, -is, quassi, quassum, quatĕre scuoto Consulo + dativo provvedo a P
rapio, -is, rapui, raptum, rapĕre rapisco, porto via + accusativo consulto
Q sapio, -is, sapi(v)i o sapui, sapĕre ho sapore; ho saggezza in e accusativo prendo provvedimenti contro
Q
Metuo / Timeo / Vereor + dativo temo per qualcuno / qualcosa
R Verbi assolutamente impersonali  Sono definiti tali alcuni verbi usati esclusivamente alla III
persona singolare e indicanti sentimenti: essi sono costruiti con l’accusativo della persona che
+ accusativo temo qualcuno / qualcosa
+ a/ab (e/ex) e ablativo temo da parte di qualcuno
R
prova il sentimento e il genitivo della cosa che suscita il sentimento, a meno che quest’ultima
S non sia rappresentata da un pronome neutro, nel qual caso va espressa in nominativo / accusativo. Prospicio / Provideo

+ dativo
+ accusativo
provvedo a
prevedo
S
I verbi assolutamente impersonali sono cinque:
T misĕret, miserĭtum est (miseruit), miserēre aver compassione, aver pietà Verbi con doppia costruzione  Dono, «dono»; induo, «vesto»; circumdo, «circondo»; macto, T
paenĭtet, paenitŭit, paenitēre pentirsi «sacrifico», etc., sono verbi che possono esprimere il medesimo concetto mediante costruzioni
U piget, piguit, pigēre rincrescere diverse (accusativo e dativo / accusativo e ablativo), esemplificabili nel seguente modo: U
pudet, pudĭtum est (puduit), pudēre vergognarsi dono aliquid alicui dono aliquem aliqua re donare qualcosa a qualcuno
V taedet, pertaesum est, taedēre annoiarsi
circumdo aliquid alicui circumdo aliquem aliqua re circondo qualcuno con qualcosa
V
Z Z
➤ Puerum paenĭtet sui erroris. Il ragazzo si pente del suo errore. Verbi deponenti  Caratterizzati da forma passiva, ma con un significato attivo, sono defini-
Puerum id paenĭtet. Il ragazzo si pente di ciò. ti tali (deponentes) perché «depongono» il senso passivo, pur conservandone la forma, o, secon-
teoria in pillole teoria in pillole

A
do un’altra prospettiva, «depongono» la forma attiva, pur conservandone il significato. Come oportet, oportuit, oportēre bisogna, è opportuno
A gli altri verbi, si dividono in transitivi e intransitivi e seguono il modello delle quattro coniu- patet è manifesto, è chiaro
gazioni passive. restat rimane
B ➤ Vercingetŏrix omnes Gallos ut arma capiant hortatur.
Vercingetorige esorta tutti i Galli a prendere le armi.
suffĭcit è sufficiente
interest / refert, retŭlit, referre importa
B
C Verbi difettivi  Sono definiti tali i verbi che hanno coniugazione incompleta, in quanto man- Verbi irregolari o anomali  Sono definiti tali alcuni verbi latini che, rispetto al modello delle
C
D D
cano totalmente o parzialmente del sistema del presente, oppure presentano soltanto al- quattro coniugazioni, presentano diverse irregolarità nella flessione. Si registrano anomalie:
cune forme della normale coniugazione verbale.
– nei temi verbali, che possono attingere a radici differenti per la formazione dei vari tempi di
I verbi che hanno solo le voci derivanti dal tema del perfetto sono quattro (si ricordi, tuttavia,
E E
uno stesso verbo (fero presenta il tema fer- per i tempi dell’infectum, il tema tul- per quelli del
che memini, odi e novi sono perfetti logici): perfectum e il tema lat- per i tempi verbali derivati dal supino);
coepi, coepisti, coeptum, coepisse ho cominciato – nelle desinenze, come ad esempio in alcuni congiuntivi presenti con terminazione in -im,
F memĭni, meministi, meminisse ricordo
odi, odisti, odisse odio
-is, etc. (sim, «che io sia»; velim, «che io voglia»);
– nella mancanza di vocale tematica in alcune forme derivate dal tema del presente, moti-
F
G novi, novisti, novisse so vo per cui si parla anche di coniugazione semiatematica (il presente indicativo di fero ha la
seconda e la terza persona singolari atematiche, fer-s, fer-t, e la prima plurale tematica fer-ĭ- G
I verbi che hanno poche forme del sistema del presente sono tre: mus);
H aio, ais
inquăm, inquis, inquĭi
dico, affermo, rispondo
dico
– nei diversi gradi di apofonia del tema verbale, che nei vari tempi dell’infectum può assu-
mere una vocale diversa, indice, per l’appunto, di un diverso grado apofonico. Una simile
H
I fari parlare alternanza può verificarsi fra tempi differenti (volo presenta il tema vol- per il presente indi-
cativo, e il tema vel- per il presente congiuntivo), oppure anche all’interno della flessione di I
L L
Verbi di interesse  I piú importanti sono, indubbiamente, Interest e Refert, ai quali si rimanda. uno stesso tempo verbale (sum, nella flessione del presente indicativo, alterna il tema ridot-
to in s-, come in sumus, sunt, a quello in es-, come in es, est).
Verbi di movimento  Sono per definizione intransitivi ma, in unione con preverbi costituiti da Confronta tavole grammaticali.
M preposizioni reggenti l’accusativo (ad, circum, in, ob, sub, trans, etc.), diventano transitivi. Essi sono: M
➤ Diem obit supremum. (Nep.) Andò incontro al giorno supremo. sum, es, fui, esse sono
N Verbi impersonali  Come in italiano, anche in latino sono verbi usati alla terza persona singo-
eo, is, ivi (ii), itum, ire
edo, edis, edi, esum, edĕre
vado
mangio
N
O O
lare o all’infinito. Essi si possono suddividere in tre gruppi: fero, fers, tuli, latum, ferre porto, sopporto
–  Verbi che indicano fenomeni atmosferici: fio, fis, factus sum, fiĕri sono fatto, divento, accade

P P
fulget, fulsit, fulgēre; fulgurat, fulguravit, fulgurāre lampeggiare volo, vis, volui, velle voglio
fulmĭnat, fulmināvit, fulmināre fulminare nolo, non vis, nolui, nolle non voglio

Q Q
grandĭnat, –, grandināre grandinare malo, mavis, malui, malle preferisco
lucescit, luxit, lucescĕre farsi giorno
ningit, ninxit, ningĕre nevicare Verbi relativamente impersonali  Rientrano in questa categoria alcuni verbi utilizzati solo
R nubĭlat, –, nubilāre
pluit, pluit, pluĕre piovere
rannuvolarsi alla III persona singolare e plurale, che esigono la persona in caso accusativo, ma ammettono
come soggetto un nominativo o, in alternativa, un’intera proposizione o un pronome neutro; R
S S
sono, pertanto, solo apparentemente impersonali. Tra questi, i piú diffusi sono:
tonat, tonuit, tonāre tuonare
vesperascit, vesperāvit, vesperascĕre farsi sera me fallit, fugit, latet mi sfugge

T T
me iŭvat mi piace
Verbi di sentimento, per cui vedi Verbi assolutamente impersonali
– 
me decet a me si conviene, si addice
–  Verbi indicanti accadimento, evidenza, necessità, convenienza: me dedĕcet non mi conviene, non mi si addice
U accĭdit, contĭgit, evĕnit, est, fit accade ➤ Id omnes fugit. Questo sfugge a tutti. U
attĭnet, pertĭnet riguarda
V
Deos decet gloria. Agli dèi si addice la gloria.
V constat
convĕnit conviene
è noto Haec consulem dedecent. Queste cose non si addicono al console.

Z libet, libuit (libĭtum est), libēre


licet, licuit (licĭtum est), licēre
piace
è lecito
Verbi semideponenti  Sono tali alcuni verbi che hanno significato attivo, ma forme in par-
te attive, in parte passive. Nello specifico, i seguenti verbi hanno forme attive nel sistema del Z
teoria in pillole teoria in pillole
➤ Magistro videbatur pueros studii taedere (da taedet, verbo impersonale).
A
presente (tempi dell’infectum) e forme passive nel sistema del perfetto (tempi del perfec-
A tum): Al maestro sembrava che i ragazzi avessero a noia lo studio.
audeo, -es, ausus sum, -ēre oso, ho coraggio
B
è usato in locuzioni incidentali, come ut videtur, «come sembra»; si tibi videtur, «se ti sem-
B
 
fido, -is, fīsus sum, -ĕre mi fido bra».
confīdo, -is, confīsus sum, -ĕre confido ➤ Bene, ut mihi videtur, fecisti. Hai fatto bene, come mi sembra.
C diffīdo, -is, diffīsus sum, -ĕre
gaudeo, -es, gavīsus sum, -ēre
diffido
godo
C
D soleo, -es, solĭtus sum, -ēre sono solito Vocale tematica D
Verbi servili  Richiedono l’infinito, al quale conferiscono una sfumatura particolare: con es-
E E
È posta tra radice e desinenza, di fatto chiude il tema di un nome e precede la desinenza: è il
so formano il gruppo del predicato verbale. Fra i piú diffusi vi sono: possum, queo / nequeo, de- caso di ros-a-rum, in cui la vocale tematica è -a-. Permette di riconoscere la declinazione di ap-
beo, volo, nolo, malo, soleo, etc. partenenza di un sostantivo o la coniugazione di riferimento di un verbo.
F Verbi transitivi e intransitivi  Non vi è una corrispondenza esatta tra il latino e l’italiano, per F
G G
cui si troveranno verbi transitivi in entrambe le lingue (amo), cosí come verbi transitivi in latino
e non (o non sempre) in italiano (richiedono l’accusativo abdico, fugio / refugio, iuvo / adiŭvo, Vocali
ulciscor, stupeo, miror, etc.) o, viceversa, verbi transitivi in italiano ma non in latino (richiedono
H H
Sono sei: a, e, i, o, u, y. Si pronunciano come in italiano; il suono della y, usata solo nelle parole di
il dativo invideo, ignosco, nubo, parco, satisfacio, suadeo / persuadeo, subvenio / succurro, etc.).
origine greca, è lo stesso della i. Ogni segno, ad eccezione della y, dà luogo a due suoni vocalici,
sulla base della quantità, cioè della durata del suono, per cui la vocale può essere breve o lunga
I (vedi Quantità vocalica e sillabica). I
Vescor, ĕris, vesci
L È un verbo deponente della III coniugazione, con il significato di «mi cibo di, mangio». Regge l’a- Vocativo, caso
L
M M
blativo strumentale, per cui vedi Ablativo.
È l’unico caso che coincide con una sola funzione, quella del complemento di vocazione (e

N
degli elementi ad esso collegati): in questo caso, cioè, si declina il nome della persona (o piú ra-
N Videor
ramente della cosa) cui ci si rivolge. Spesso preceduto da interiezioni, non ha una vera e propria
relazione sintattica con il resto della proposizione, ma è un sintagma autonomo e compiuto;
O Se utilizzato non come passivo di video, ma nel significato di «sembrare, apparire, dare l’impres-
per questo è sempre racchiuso dalla virgola, sia che si trovi all’inizio, sia che si trovi all’interno
della frase. O
sione di», rientra nel gruppo dei verbi copulativi e presenta diversi costrutti:
P – il doppio nominativo, costituito dal soggetto e dal predicativo del soggetto, se costruito
personalmente;
➤ O Brute, ubi es? O Bruto, dove sei?
P
Q ➤ Marcus mihi bonus videtur. Marco mi sembra buono.
Volitiva, proposizione Q
– la costruzione personale, cioè il nominativo con l’infinito;
R ➤ Vos mihi videmini male egisse.
Si tratta di una subordinata completiva, dipendente da verbi che esprimono intenzione, volon-
tà, desiderio, come:
R
Voi mi sembrate aver agito male. / Mi sembra che voi abbiate agito male.
S – la costruzione impersonale, tipica della lingua italiana, in cui videor è utilizzato alla terza
– 
– 
curo, provideo, «curo, provvedo a ...»; caveo, consulo, «sto attento a ...», etc.;
moneo, admoneo, «ammonisco, consiglio», etc.; S
persona singolare e ha come soggetto una proposizione subordinata infinitiva soggettiva.
T T
–  oro, rogo, «prego»; peto, «chiedo», etc.
Si attesta la costruzione impersonale quando il verbo videor: È introdotta da ut, se la subordinata è affermativa, da ne, se la subordinata è negativa, e si co-

U U
  è accompagnato da aggettivi neutri; struisce con:
➤ Marium creari consulem omnibus utile videbatur. – il congiuntivo presente, in dipendenza da un tempo principale;
A tutti sembrava utile che Mario fosse eletto console. – il congiuntivo imperfetto, in dipendenza da un tempo storico.
V  ha il valore deliberativo di «sembrare bene, sembrare opportuno»; ➤ Vos oro ut ad me veniatis. Vi prego di venire da me. V
Dux militibus imperavit ut hostium urbem obsiderent.
Z
➤ Duci pugnare visum est. Al comandante sembrò opportuno combattere.
Z è seguito da un verbo o da un’espressione impersonale;
 
Il comandante ordinò ai soldati di assediare la città dei nemici.