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La grammatica delle immagini e dei video

Per trasformare un racconto in una “Digital Story” bisogna usare, oltre alla scrittura della parola,
anche la scrittura digitale, ovvero il lavoro con il software digitale, ma tra questi vi è il passaggio
intermedio della scrittura audiovisiva. Senza questa non ci sarà niente su cui lavorare nel software:
la nostra storia scritta o orale verrà raccontata con immagini fisse (foto/disegni) o in movimento e
suoni (musica/voce/rumori).

La scrittura audiovisiva, come la scrittura della parola, ha la sua grammatica con delle regole,
strutture e convenzioni che danno senso e significato.

Allo stesso modo, bisogna essere consapevoli del senso aggiunto che il suono dà ad una immagine o
ad un filmato.

Nonostante l'alto livello di esposizioni visuali, la maggior parte di noi non conosce nemmeno
le basi della "lingua audiovisiva", necessarie per poter de-costruire e analizzare un “testo”
audiovisivo, e tanto meno sa come creare senso e significato usando immagini e suoni.

Quindi bisogna capire che la cosa più importante nel creare una “Digital Story” non è l'hardware o
il software digitale che usiamo, ma la nostra “visual literacy”, perché il senso passerà attraverso la
creazione e l’accostamento delle immagini e dei suoni.

Lo strumento tecnico e il software sono solo strumenti che usiamo per mettere tutto insieme. Sono
come la penna che usiamo quando scriviamo. Il tipo di penna o, nell’era digitale, il tipo di software
che usiamo quando scriviamo non incidono sulla nostra storia. Usiamo la penna o il software che ci
piace di più, con il quale ci troviamo meglio. Per questo il lavoro sarà focalizzato prima di tutto
sull’alfabetizzazione visuale.

Introduzione
Parte 1 - Costruire e de-costruire le immagini

“regole” che uno può, anzi deve, rompere, ma consapevolmente. Inquadrature, piani, campi, angolazioni,
colore, luce ecc. Conoscere questi elementi serve per dare il senso che volete alle vostre foto, ma diventa
anche utile per “leggere” i significati di una immagine non fatta da voi.

Esempi di de-costruzione – immagine fissa

Leggerete l’analisi di due immagini che verranno de-costruite, e le risposte a una serie di domande sulle
immagini.

Parte 2 - La grammatica dell’audiovisivo

Immagine in movimento accompagnata dall’audio. Qui si applicano gli stessi principi applicati all’immagine
fissa, ma si presentano altri elementi importanti legati al movimento, il montaggio dei vari pezzi di ripresa e
il sonoro.

Esempi di de-costruzione - video


Leggerete l’analisi di due video clip che verranno de-costruite, e le risposte a una serie di domande sui
video.

Parte 3 - Trasformare una storia scritta in una storia ad immagini

Come si trasforma una storia scritta in una storia con immagini e suoni, passando attraverso lo storyboard.

2. Costruire e de-costruire le immagini


Tutte le fotografie, i video e i film sono costruzioni. Quando un fotografo guarda attraverso il
mirino fa una serie di scelte, prende decisioni, segue certi criteri per comporre un’immagine o
un'inquadratura così da comunicare un significato, un sentimento o un’idea desiderata.

Essere consapevole di questo genere di decisioni e criteri è essenziale sia per creare immagini
significative sia per leggere e interpretare tutta la comunicazione visiva.

Elementi della composizione fotografica

Collocando un soggetto dentro il rettangolo del mirino facciamo un’inquadratura. Quando il


nostro soggetto è all’interno dell’inquadratura abbiamo bisogno di decidere come sarà
composta l’immagine, in modo tale che sia piacevole e che trasmetta i nostri pensieri, i nostri
sentimenti e la nostra conoscenza e interpretazione del soggetto.

 La regola dei terzi


 I tipi di inquadrature
 L'angolo di ripresa

2.1. La regola dei terzi


Forse il principio più conosciuto della composizione fotografica è “la regola dei terzi”. Questa
regola riguarda la prima scelta che bisogna fare quando si guarda attraverso il mirino: dove
posizionare il soggetto della fotografia all’interno dell’inquadratura.
Il principio di base della regola dei terzi è di immaginare di dividere l’immagine in tre parti, sia
orizzontalmente che verticalmente, in modo da creare 9 parti.

Questa griglia identifica quattro punti di immagine, da considerare come punti di interesse o
punti di forza nell’inquadratura.

Questa regola creerà quattro “linee” che costituiranno punti utili in cui posizionare gli oggetti

La teoria è che se tu posizioni i punti di interesse nelle intersezioni o lungo le linee, la tua
foto diventa più bilanciata e consentirà a colui che guarda di interagire con l’immagine in
modo più naturale.

Studi hanno mostrato che quando noi guardiamo le immagini, i nostri occhi solitamente
vanno più spontaneamente su uno dei punti di intersezione piuttosto che nel centro
dell’inquadratura.
Naturalmente le regole sono fatte apposta per essere infrante e molto spesso questa cosiddetta
“regola” darà il giusto effetto alla nostra fotografia e comunicherà il messaggio desiderato.

Quindi quando creiamo un’immagine dovremmo anche considerare come e perché questa “regola”
viene seguita o infranta.