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Riassunto capitolo 4 - Verso l'inclusione

Sociologia del diritto ed elementi di informatica giuridica (Università degli Studi


di Modena e Reggio Emilia)

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Capitolo IV
Rudolf Smend: il modello costituzionale dell'integrazione
Rudolf Smend (1882-1975) non è stato né un sociologo né un giurista-sociologo ma un grande
costituzionalista -> studioso di diritto costituzionale la cui dottrina dell'integrazione ha influenzato,
dopo la caduta del regime nazista, la concezione dei giuristi e dei giudici costituzionali tedeschi
sui diritti e sulla costituzione. Fino agli anni '90 del Novecento il suo insegnamento, la "teoria
materiale dei lavori" è stato recepito anche da una corrente di costituzionalisti italiani.

La sua riflessione segna un vero e proprio cambiamento nella concezione del ruolo dello Stato
nell'integrazione sociale. Nello stato liberale il diritto riguardava il controllo sociale -> norme del
diritto venivano rispettate e reprimevano i comportamenti devianti o criminali.

Con lo stato costituzionale (Repubblica di Weimar 1918-1933), lo stato interveniva per garantire il
benessere dei cittadini -> consenso nei confronti dello stato e delle istituzioni giuridiche e
politiche.
Smend affronta la questione dell'integrazione tramite le "scienze dello spirito" che comprendono i
fenomeni storici e sociali cogliendone il senso tramite l'esperienza vissuta della persona
coinvolta o del l'osservatore. Le istituzioni esistono solo in forza della capacità dell'individuo di
parteciparvene alla vita e condividerne l'operato e l'esistenza. La loro esistenza non costituisce
un fatto naturale ma un "problema", una "conquista culturale" che deve essere continuamente
riaffermata.
Lo stato è visto da Smend come un fenomeno dello spirito e come comunità di valori. ->
integrazione -> non bisogna soltanto tenere unita la società agendo in conformità delle istituzioni
ma anche infonderle vita tramite l'agire conforme dell'individuo che attiva una "connessione
spirituale complessiva" rinnovandola e perfezionandola.
Lo stato esiste e vive solo in un processo di costante rinnovamento -> esiste perché
continua ad integrarsi, si costituisce a partire dai singoli individui: questo processo continuo
costituisce la sua essenza come realtà spirituale sociale.
Si percepisce allora che lo Stato è una reale unione di volontà e che integrazione significa creare
di volta in volta l'individualità politica del popolo nel suo insieme producendo il presupposto del
suo attivarsi e significa anche produzione o formazione di un'unità o totalità che si compone di
elemento singoli così che l'unità ottenuta vale di più della somma delle parti.

Per Smend ci sono tre modalità integrative:


1. integrazione personale -> si attua con il riconoscimento della leadership politica da parte dei
cittadini. È di natura formale.
2. integrazione funzionale -> si attua mediante il potere, nei processi di produzione,
attualizzazione, rinnovamento e perfezionamento, dei valori ma soprattutto nei processi di
formazione della volontà politica. È di natura formale.
3. integrazione materiale -> si attua in riferimento ai valori. È di carattere essenziale.

Smend contesta le concezioni teologiche dello Stato in quanto la sua natura non è spiegabile dagli
scopi che persegue o dalle buone decisioni del governo. Lo stato non è una entità reale in se ma
una realtà solo in quanto realizzazione di senso. -> la sua essenza deve essere compresa come
"realizzazione di valore", lo stato possiede la realtà che esso ha in quando comunità di vita
spirituale in proporzione ai contenuti di senso che costituiscono questa stessa comunità.

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Dai valori politici e culturali che lo stato riesce a realizzare dipendono la sua capacità di esercitare
il potere, la sua legittimità e quella del suo ordinamento -> fondamento di legittimità sono i valori
concreti che pretendono e che sostengono la validità di un determinato orientamento giuridico
statale.
Una compiuta integrazione dello stato non si ottiene soltanto sulla base di un singolo tipo
integrativo, ma è necessario il concorso di molteplici fattori di integrazione dei diversi tipi e quindi è
necessario che il sistema integrativo opero unitariamente e sia in grado di sostituire processi di
integrazione materiale a processi di integrazione formale e vice versa.

La costituzione è il principio che fornisce il processo unitario di integrazione. Essa rappresenta la


sostanza specifica dello Stato -> la costituzione non produce questa sostanza nei particolari ma
si riferisce alla vita dello stato nel suo complesso e all'insieme del processo integrativo
cogliendo, perciò, il concetto in modo sistematico e in singoli aspetti determinandone la dinamica
attraverso stimoli e limiti.
La costituzione è l'ordinamento giuridico dello stato, della vita con cui lo stato ha la propria realtà
esistenziale -> è l'ordinamento nel suo processo integrativo. Il senso di questo progresso è la
nuova produzione della totalità di vita dello stato e la costituzione è la normazione legale di
singole parti di questo processo.
Secondo Smend, il pensiero deve oscillare ciclicamente per poter tematizzare la struttura dello
Stato in quanto realtà socio -spirituale: questi sono il suo momento "ideale-atemporale" del
senso è quello "temporale-reale" dell'esperire. -> entrambi riguardano sia il carattere materiale
che formale della vita statale.
Anche la costituzione ha più aspetti:
- rappresenta una forma di manifestazione della statualità -> si identifica con il processo
di integrazione che deve garantire l'esistenza e la vita dello stato
- intesa come valore a se stante appartenente allo stato come su essenza sovraempirica
-> è diritto positivo cioè manifestazione reale della volontà dei cittadini (essa non è
soltanto norma ma anche una realtà integratrice)
- individua i valori della positivizzazione giuridica
- incorpora la necessità categorica, essenziale, della legittimazione dello stato
I diritti fondamentali costituiscono un sistema culturale di valori concreti che rendono omogeneo lo
stato su base nazionale. Essi conferiscono ai cittadini uno status materiale che li rende
concretamente un popolo. In virtù di questo status si fonda la motivazione dell'agire politico dei
cittadini chiamati a partecipare attivamente alla vita dello stato e a mettere in pratica il plebiscito
quotidiano sulla sua esistenza.
La costituzione di Smend quindi è sia il principio di farsi dell'unità politica dello Stato, sia il
rispecchiamento di un processo spirituale e culturale che si compone di atti di produzione della
realtà statuale.
Per quanto riguarda l'integrazione Smend riprende i concetti di Theodor Litt (1880-1962)
nell'opera "individuo e comunità".
Secondo Smend al centro dell'interesse del giurista tedesco vi è un concetto di "circolo chiuso"
che costituisce la realtà sociologica dello Stato.
Per Litt la realtà sociale è formata dall'universo della coscienza; la sociologia deve cercare di
cogliere la struttura essenziale delle esperienze vissute mediante un'analisi fenomenologica che
cerchi di comprendere le esperienze sia dell'individuo che della comunità superando così la loro
tradizionale separazione.

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Litt adotta una concezione di natura organicista secondo la quale ogni elemento di un insieme
può venire definito solo tramite la connessione con il tutto (come Comte). Da questo punto
di vista il circolo chiuso rappresenta la condizione essenziale che supera la semplice reazione
binaria io-tu dell'individuo poiché è caratterizzata dalla presenza del terzo e si concretizza in un
gruppo in cui le esperienze vissute dai membri possano essere comunicate in modo che ogni
esperienza del singolo partecipi a formare il contenuto delle esperienze degli altri.

Il problema di Litt è quello di ricavare le circostanze che contribuiscono a formate e stabilizzare


un contesto di contenuti di senso oggettivati capaci di acquisire un significato sovra-personale
cioè indipendenti dai soggetti che hanno vissuto l'esperienza. -> l'individuo è in grado di
comprendere non solo ciò con cui è d'accordo ma anche con ciò che non condivide.

Nel processo di oggettivi stazione del senso di ciò che é accaduto gli individui sospendono
parzialmente la propria soggettività in quanto sono consapevoli che le proprie prospettive sono
correlate a quelle degli altri componenti del gruppo e si intrecciano -> chiamato da Litt "intreccio
sociale" cioè collegare l'esperienza vissuta dall'io con l'esperienza vissuta complessivamente.

Litt si pone il problema della durata e della stabilità delle formazioni sociali. Per evitare che esse si
disgregano si ricorre al rinforzamento del sentimento dell'appartenenza dei membri attraverso l'
"esperienza secondaria". -> essa si riferisce ad un vissuto passato che viene reso attuale dalla
comunicazione interpersonale intesa come fenomeno di mediazione sociale delle esperienze.

L'intreccio delle relazioni sociali si può stabilizzare anche nonostante il numero dei membri del
gruppo; in tal modo viene superato il principio costitutivo della esperienza complessiva e quindi il
circolo chiuso secondo il quale ognuno conosce tutti gli altri. Il carattere di chiusura ora viene
mantenuto dal processo di formazione dell'esperienza complessiva nel tempo e non dal numero
dei suoi appartenenti. -> questo processo determina l'origine della coscienza storica dell'individuo
e conferisce all'intreccio sociale la sua specificità culturale in quanto comune realtà delle
esperienze.
Questo processo avviene all'interno della "comunità d'opera culturale" che si realizza tramite il
principio per il quale l'esperienza di senso ha un carattere sociale" -> il contesto della realtà
sociale si compone delle connessioni reali tramite le formazioni di senso vissute nell'esperienza e
di un elemento ideale e atemporale che consiste nel senso dell'esperienza stessa.

Il contesto all'interno del quale può essere compresa la realtà sociale è formato dal "contesto
dell'esperienza" e dal "contesto del senso" il cui schema è rappresentato dal linguaggio. -> senza
esperienza vissuta non è possibile alcun senso e senza linguaggio non si può comunicarla.

All'interno del gruppo quindi non solo l'universo delle esperienze ma anche il regno del senso è
comune a tutti gli individui. -> per formare il contenuto particolare del linguaggio è richiesto lo
sforzo comune.
La comunità d'opera della cultura è costituita dalla partecipazione produttiva di tutti al medesimo
ambito di senso che avviene con lo scambio delle idee comuni.

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L' esperienza è possibile solo quando tra i membri della formazione sociale esiste un
riferimento comune alla sfera dell'oggettivo .

Queste opere e queste norme alle quali l'individuo deve obbedire diventano cultura che funge
come principio unitario dell'intreccio sociale dalla struttura stabile. -> omogeneità della società è
data dalla comune cultura dei suoi momenti che emerge solo sulla base della possibilità di
trasmettere il senso oggettivo dell'esperienza vissuta.
Le formazioni di senso sono fissate mediante dei simboli e sono diffuse dal linguaggio ->
svolgono una funzione unificante, integratrice rispetto al contesto della realtà sociale -> cultura
omogenea
Ogni esperienza vissuta da un'individuo può assumere un senso diverso per gli altri; questa
diversità può essere un conflitto che mette in discussione la comunanza dei valori -> insieme
dei valori è detto "politeismo dei valori" (Weber).
In quanto i valori costituiscono una cultura comune, significa che sono tra di loro compatibili
e conciliabili quindi il conflitto si dilegua facilmente.
In sintesi:
All'interno dell'intreccio sociale, la realtà del circolo chiuso si compone per Litt come unita vita di
io e società. I due poli del rapporto strutturale del gruppo sociale sono rappresentati dal momento
temporale dell'esperienza e dal momento ideale e atemporale del senso. I due poli non sono in
relazione ma concorrono alla costituzione della realtà sociale nella storia in cui storia significa
socializzazione dell'esperienza di senso oppure realizzazione del l'ideale nel tempo, ma deve
essere intesa come lenta e continua evoluzione priva di tagli con il passato.

Litt esprime una concezione della storia che si fa cultura la quale fornisce la base della società. ->
Smend rifiuta la contrapposizione tra valore dell'individuo e comunità trasformando il problema
strutturale del rapporto tra io e universo sociale. La soluzione del problema per Smend è
l'integrazione mediante la quale la realtà dello Stato viene garantita come unità di senso della vita
spirituale reale -> cioè come attualizzazione e riproduzione funzionale di un continuo compimento
e sviluppo.
Mediante il sistema culturale dei valori lo Stato legittima il suo potere ai cittadini che integrano lo
stato stesso. L'esperienza quindi è vista come partecipazione alla vita dello Stato.

Lo Stato rappresenta un fenomeno problematico che deve trovare continuamente conferma,


per Smend la si trova in due modi:
1. trattare il consenso come una variabile funzionale che non esaurisce la stabilità e
l'integrazione della comunità statale
4. cogliere gli aspetti critici a cui i sistemi sociali possono sopperire aumentando la propria
complessità interna attraverso la differenziazione strutturale e l'organizzazione.

L'uomo moderno è l'uomo privo di valori costitutivi di comunità soprattutto quelli


tradizionali.
I valori a cui pensa Smend sono principalmente i diritti dell'uomo e la loro forma di
concretizzazione.

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