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1.

LE GRANDI PROBLEMATICHE DELL’OTTOCENTO

L'EREDITÀ DELL’ILLUMINISMO E DELLA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

Tanto gli ideali illuministici di libertà e di uguaglianza, quanto il protagonismo della nascente
borghesia industriale furono i tratti caratterizzanti delle due grandi rivoluzioni, che nella seconda metà
del settecento, sconvolsero il panorama europeo e nordamericano.

1. LA RIVOLUZIONE AMERICANA​ del ​1776​, condotta dalle 13 colonie inglesi della costa
atlantica del Nord America contro la madrepatria, non portò solo alla nascita degli STATI
UNITI D’AMERICA (1783) ma espresse, attraverso la DICHIARAZIONE DI INDIPENDENZA,
tutti i principi illuministi.
Rivendicando l’uguaglianza di tutti gli uomini, crea un nuovo modello politico e statuale,
dimostrò che gli ideali dell’illuminismo non erano solo utopie ed accelerò la crisi già in atto
dell'assolutismo monarchico francese.
Questa rivoluzione, a differenza di quella francese non incise profondamente a livello politico
ed istituzionale.

2. La ​RIVOLUZIONE FRANCESE​ del ​1789 v​ ide protagonista la ribellione della borghesia


francese contro Luigi XVI e la sua monarchia.
L’eco di questa rivoluzione avrebbe continuato a farsi sentire nei secoli successivi, la
rivoluzione francese infatti non solo affermò con, ​LA DICHIARAZIONE DEI DIRITTI
DELL’UOMO E DEL CITTADINO​, i principi di libertà e sovranità popolare quali fondamenti
del potere politico, ma innesca una serie di eventi e fenomeni che, come vedremo, neppure la
successiva ​RESTAURAZIONE ​dei sovrani potè fermare.

La rivoluzione risulta pertanto una rottura drastica, un periodo storico fondamentale.


A differenza della rivoluzione americana, ha inciso a livello politico istituzionale, questo perchè è
avvenuta in un grande stato assoluto (Francia), e perché è stata guidata da quello che viene definito il
TERZO STATO , la borghesia.
Questa rivoluzione riuscirà ad abbattere la monarchia e istituire la repubblica.

Per la prima volta, con una portata del genere, viene introdotta una legittimazione del potere quasi
mai vista precedentemente e tutta la storia ne sarà influenzata, non solo in Francia.

Napoleone Bonaparte​, tra il ​1796 ​(data periodizzante) e il primo decennio del XIX secolo, conquistò
con il suo esercito gran parte del continente europeo e, forte di questi successi, riuscì a consolidare in
Francia una dittatura personale che passerà come ​ETÀ NAPOLEONICA​.
Le sue guerre di conquista si rivelarono trascinatrici di:
1. Idee di libertà ed eguaglianza postulate dalla Rivoluzione del ​1789 ​in tutta Europa
2. Favorirono il sorgere e il radicarsi di identità nazionali presso quei popoli che subirono l'invasione
francese (Italia compresa).
3. Un senso di umiliazione e di rivalsa nei popoli sconfitti ovunque quel pathos nazionale e
patriotico che sarebbe stato determinante nella formazione dell'idea moderna di nazione.
L'importanza della rottura è quello di aver scoperchiato valori inediti, come quello di ​NAZIONE​.
La guerra di Napoleone incarna proprio questo nuovo modo di vedere il potere (veniva dai bassi
ranghi dell'esercito, il mito del soldato incoronato).
La sconfitta di Napoleone nel 1815 non poté sopire del tutto le speranze e le rivendicazioni della
nascente borghesia europea.
Dopo le guerre napoleoniche si proverà a restaurare le monarchie assolute con delle legittimazioni
astratte, ma è impossibile.
Nel Settembre del 1815, lo zar Alessandro I propose alle altre potenze europee di stringere
un'alleanza a cui fu dato l'appellativo di ​SANTA ALLEANZA​ (Si volevano negare i principi della
rivoluzione francese).
Accolsero l'invito e sottoscrissero il patto il re di Prussia e l'imperatore d'Austria, mentre rifiutò la Gran
Bretagna.
I tre sovrani facevano riferimento a tre religioni diverse.
La Prussia al protestantesimo, Russia all'ortodossia e l'Austria al Cattolicesimo.

Ben più efficace si dimostrò la ​QUADRUPLICE ALLEANZA​, formata dai re di Prussia, Gran
Bretagna, e i sovrani di Austria e Russia.
Molti movimenti, in seguito, si sono ispirati agli ideali della Rivoluzione francese.
Ad esempio i diritti dell'uomo ispireranno le Nazioni Unite.
La ​ROTTURA STORIC​A con la rivoluzione francese determinerà una​ FORMA DI LEGITTIMITA' DEL
POTERE​.
Sarà anche diverso il modo in cui verranno legittimate le guerre.
La guerra nazionale da delle motivazioni diverse rispetto quelli tradizionali. Il soldato è un cittadino,
non un suddito.

IL CONGRESSO DI VIENNA

Congresso di Vienna inaugura una serie di conferenze internazionali che caratterizzeranno l'800 e il
900. Il tentativo di concordare norme per la gestione dei confini a livello mondiale. (Da questo
Congresso è visibile questa ambizione).

Il Congresso convocato a Vienna nell'Autunno del 1814, e conclusosi nel Giugno 1815 dopo la
definitiva sconfitta di Napoleone, aveva richiamato tue le grandi potenze europee con l'obiettivo di
tracciare un nuovo ordine geopolitico dell'Europa dopo gli sconvolgimenti seguiti dalla Rivoluzione
francese e alle guerre napoleoniche.

Le nazioni partecipanti furono le vincenti del periodo napoleonico ​(CONCERTO DELLE POTENZE)

• Gran Bretagna

• Impero D'Austria

• Russia zarista

• Regno di Prussia

Questo segnerà l'emarginazione di alcuni sta che in passato giocavano un ruolo di primo piano.

• Il declino di Danimarca e Svezia

• Spagna e Portogallo, prima erano potenze sul colonialismo, ma ne escono distrue.

L'obbiettivo della Restaurazione è:

1. Riportare sui troni europei i sovrani riconosciuti tali per diritto divino

2. Costruire un sistema di relazioni internazionali bilanciato all'interno del quale non potesse
emergere una potenza in grado di imporsi sulle altre. I veri protagonisti del Congresso di Vienna
furono Gran Bretagna e Russia, anche se un ruolo decisivo lo ebbe anche il ministro degli esteri
austriaco Von ​Metternich​.

• La RUSSIA ottenne la Finlandia, la Bessarabia, e una parte della Polonia, incrementando quindi il
suo territorio verso Occidente; le fu negato il passaggio dello stretto dei Dardanelli che le avrebbe
consentito l'accesso ai mari caldi.

• L'IMPERO ASBURGICO estese i suoi domini sul territorio della penisola italiana, vedendosi
riconosciuto,oltre al possesso della Lombardia, anche il Veneto.

• La GRAN BRETAGNA è l'unica delle potenze ad avere una forte proiezione coloniale ( Australia,
Canada, India) e sui mari, rendendola diversa e privilegiata. non accampò richieste territoriali sul
continente e si limitò a garantirsi una posizione strategica sui mari acquisendo l'isola di Malta, il cui
possesso,aggiungendosi a quello che già vantava su Gibilterra, le permetteva di consolidare una
posizione egemonica nel Mediterraneo.

Al termine della Congresso di Vienna la carta geopolitica dell'Europa Restaurata rimanda ad


un'immagine per molti aspetti simile a quella che il continente aveva avuto prima della Rivoluzione
francese.
• In Spagna ritornava la dinastia dei Borbone.
• La Prussia aveva esteso i territori verso Ovest, incorpora la Polonia (sparta con la Russia zarista)
ma non le fu consentito di porsi come guida di un processo di unificazione nazionale dei popoli di
lingua tedesca.
• I territori dell'Europa Centrale vennero riuniti nella​ CONFEDERAZIONE GERMANICA​, che risultava
formata di 39 sta di lingua tedesca.
La Confederazione fu posta sotto la presidenza dell'imperatore d'Austria e venne dotata di un
impianto istituzionale la cui sede era Francoforte.
In questa dieta cominciò il confronto per la costruzione di uno stato nazionale.
Ne sfociarono due ipotesi:
-1) ​GRANDE GERMANIA:​ unificazione con impero austriaco (parte tedesca)
-2) ​PICCOLA GERMANIA:​ esclude l'Austria ed è quella che desidera la Prussia.
Anche nella penisola italiana furono reintrodotti i sovrani deposti:
- Scompare la Repubblica di Venezia
- Aggregazione del Nord Italia con l'impero Austriaco
- Regno di Sardegna si vede annessa la Liguria
- Modificazioni territoriali nel Centro Sud
La Francia fu ugualmente ammessa a Vienna e ottenne che le fossero garantiti i suoi confini originari
che il trono andasse a Luigi XVIII di Borbone che riprendendo possesso del trono francese, scelse di
seguire una linea moderata e concesse una Costituzione.

In capo ad alcuni decenni, però, si sarebbe dimostrata del tuo illusoria la convinzione che la sola
restaurazione delle antiche case regnanti bastasse a ripristinare completamente la situazione politica
precedente la Rivoluzione francese e le guerre napoleoniche.
Gli eventi degli anni Trenta e soprattutto la nuova ondata rivoluzionaria del 1848 avrebbero sgretolato
gran parte del sistema europeo uscito dalla mediazione realizzata a Vienna nel 1814-1815.
I limi della Restaurazione sono marca dalle rivalità delle grandi potenze, oltre che dalla di+usione
dell'aspirazione di creare una società di po borghese-capitalisco (un germe inarrestabile).

LE RIVOLUZIONE DEL 1848 TRA COSTITUZIONE, DIRITTI E PRINCIPI


DI NAZIONALITA’
LA FRANCIA DAL SECONDO IMPERO ALLA TERZA REPUBBLICA

Allo spettro della recessione economica seguì quello della crisi 'finanziaria, che colpì soprattutto i
paesi in via di industrializzazione, come la Francia.
Proprio la diffidenza nutrita dalla monarchia di Luigi Filippo d'Orleans e dai suoi ministri nei confronti
delle richieste di democratici e radicali fece da detonatore all'insurrezione parigina del​ 22 FEBBRAIO
1848.
Di fronte al divieto, posto dal governo, di tenere riunioni pubbliche, i cosidde "banchetti", per chiedere
l'ampliamento del suffragio elettorale, i parigini insorsero costringendo il re alla fuga.

Proclamata la Repubblica, fu creato un governo provvisorio (liberali, moderati, repubblicani e il


socialista Louis Blanc). Importanti riforme furono varate dal nuovo esecutivo: libertà di stampa e di
associazione, imposta, progressiva sul reddito, riduzione della giornata lavorativa.
Louis Blanc proclamò il diritto al lavoro e tentò di realizzare un programma a favore dei disoccupati,
che prevedeva l'istituzione di "opifici nazionali" (Ateliers Nationaux) destinati a realizzare un vasto
piano di opere pubbliche.
Le elezioni dell'Assemblea Costituente, svolte il​ 23 APRILE 1848​, decretarono perciò la vittoria
schiacciante dei moderati. (su 900 deputa solo un centinaio erano socialisti o democratico-radicali -
La sinistra cercava di nuovo la via insurrezionale).
Il ​10 DICEMBRE 1848​ fu eletto alla più alta carica dello Stato ​LUIGI NAPOLEONE BONAPARTE​, un
successo spiegabile in parte con l'esigenza di stabilità e ordine, ma soprattutto con il grande prestigio
dei Bonaparte.
In Francia il 1848 sfociò, di fatto, in uno scontro tra modera e forze democratiche e socialiste.

GERMANIA: LA COSTRUZIONE DELL’IMPERO E LE SUE FASI

Anche il mondo germanico fu attraversato dai venti di rivolta.


Alla richiesta di maggiori libertà da parte delle forze democratiche si venne però intrecciando quel
desiderio di unità nazionale.
Si giunse così, nei territori della Confederazione, all'elezione a suffragio universale maschile di
un'Assemblea Costituente dove dovevano essere rappresentati gli stati tedeschi (A Francoforte).

L'Assemblea vide immediatamente l'affermazione di due parti contrapposte:


• ​GRANDE GERMANIA​: auspicavano l'unione di tu i popoli di lingua tedesca sotto la guida
dell'Austria.
• ​PICCOLA GERMANIA​: Far nascere uno Stato nazionale più piccolo e compatto guidato dalla
Prussia.
A prevalere fu il progetto "piccolo tedesco" e ciò spinse i deputati ad offrire, nell'Aprile del 1849, a
Federico Guglielmo IV di Prussia la corona dell'Impero federale tedesco. Il re, tuttavia, la rifiutò poiché
accettare un'investitura venuta da una rivoluzione di popolo lo avrebbe costretto ad ammettere un
maggior peso politico al principio della sovranità popolare.
L'Assemblea Costituente tedesca fu sciolta il 18 GIUGNO 1849.

L’IMPERO ASBURGICO

Nei territori dell'Impero Asburgico ( e anche in quelli tedeschi) a rendere ancora più problematici i
conflitti fra le forze rivoluzionarie si aggiunse la questione nazionale. L'eco dei fa parigini si diffuse
rapidamente nel cuore dell'Europa.
Il ​13 MARZO 1848​, una rivolta scoppiata a Vienna costrinse l'imperatore Ferdinando I d'Austria a
convocare un'Assemblea Costituente e ad allontanare dalla corte il principe Metternich.
Questi eventi aumentano la convinzione tra gli altri popoli soggetti all'impero Asburgico (come italiani
ed ungheresi) che il momento fosse propizio per ribellarsi alla dominazione austriaca e ottenere
l'indipendenza nazionale.
In Ungheria i rivoluzionari intrapresero una vera e propria guerra di indipendenza.
Ma a compromettere tale iniziativa fu il neo rifiuto degli ungheresi di concedere parità di diritti alle
minoranze costituite da slovacchi, serbi, romeni e croati.
La dinastia asburgica, facendo leva proprio su questi dissidi interetnici e sociali all'interno del
fronte rivoluzionario e avvalendosi del prezioso appoggio militare della Russia, riuscì in breve tempo a
domare i moti autonomisti e a ristabilire l'ordine in tu i propri territori.

TERRITORI ITALICI

In Italia il malcontento popolare fomentò una serie di rivolte.


Sulla spinta dei mo rivoluzionari che dilagarono ovunque in molti concessero delle Costituzioni o altre
riforme.
Il 23 Marzo 1848 Carlo Alberto, re del Regno di Sardegna, si decise ad intervenire militarmente
contro gli Asburgo dichiarando guerra all'Austria (PRIMA GUERRA DI INDIPENDENZA).
Lo stesso fecero Toscana e lo stato pontificio e altri.
L'entusiasmo popolare per un'iniziativa che, nelle speranze dei patrio, avrebbe addirittura potuto
condurre all'unificazione nazionale scemò tuttavia molto rapidamente.
Gli allea del Piemonte ritirarono le proprie truppe e così l'esercito sabaudo venne definitivamente
sconfitto.

Il sovrano abdicò in favore del 'figlio, Vittorio Emanuele II.


Le truppe austriache intervennero in Toscana, a Venezia e nelle Legazioni pontificie per abbattere le
ultime isole di resistenza degli insorti.
Tra le ultime a capitolare, per mano della Francia di Luigi Napoleone, fu la Repubblica
Romana, sorta dopo la fuga del papa a Gaeta. Pio IX. Infatti, aveva lasciato Roma il 24 Novembre
1848.
A Roma si insediò quindi un governo provvisorio reo da un triumvirato composto da democratici, tra
cui Giuseppe Mazzini (che rivedremo poi).
La Repubblica romana venne stroncata dagli eserciti francesi.
Il solo ma decisivo lascito della primavera dei popoli furono le costituzioni che molti sovrani decisero
di concedere una volta riportato l'ordine nei propri territori.
Nel caso della penisola italiana, tutti i monarchi, non appena avevano cominciato a spirare i venti
della Restaurazione, si affrettarono a ritirare i testi costituzionali concessi nel 1848.
Vittorio Emanuele di Savoia accettò, con una scelta sofferta ma di straordinaria lungimiranza
politica, di mantenere in vigore lo Statuto promulgato dal padre, lo​ STATUTO ALBERTINO.

2.LE TRASFORMAZIONI DELL’EUROPA


L'INGHILTERRA VITTORIANA E LA TRASFORMAZIONE DEL SISTEMA POLITICO

Durante l'Ottocento gli Stati europei guardarono al sistema politico-istituzionale della Gran Bretagna
come ad un vero e proprio modello.
La Gran Bretagna si era avviata sulla strada del costituzionalismo liberale, aveva affrontato in modo
abbastanza lineare e non traumatico il passaggio a un sistema politico fondato sulla sovranità della
nazione e del Parlamento.
Forte di una ​balance ​istituzionale fondata sulla monarchia, l'aristocrazia e la rappresentanza
popolare.
Il potere legislativo era detenuto da due Camere:

1. Una eleva, la​ CAMERA DEI COMUN​I, che riuniva i rappresentanti delle diverse comunità della
nazione
2. L'altra a cui avevano accesso membri dell'aristocrazia che tramandano il titolo per via ereditaria e
quelli di nomina regia, la ​CAMERA DEI LORD​.
Sebbene in origine il re fosse titolare del potere esecutivo, la prassi istituzionale per limitare sempre di
più i poteri politici della Corona ed instaurare, a partire dalla grande riforma elettorale del 1867, un
rapporto 'fiduciario tra Parlamento e governo.
Il primo ministro sarebbe dovuto emergere dai ranghi della maggioranza parlamentare e dunque
diventava premiere il leader del parto che vinceva le elezioni.
I due par storici erano i WHIGS, i quali volevano autonomia e superiorità del parlamento, e i TORIES,
che nutrivano una maggiore simpatia verso la corona e la chiesa anglicana.
Da questa parte, nel corso del XIX secolo ebbero origine il partito liberale e quello conservatore.

La regina Vittoria regno dal 1837 al 1901​, dando il suo nome ad un'intera epoca, ​l'ERA
VITTORIANA.​ Conservando per la monarchia una funzione quasi puramente simbolica, la regina
Vittoria riuscì a reinventare l'immagine della monarchia in senso più moderno e conforme agli sviluppi
del sistema parlamentare.
LA FRANCIA DEL SECONDO IMPERO ALLA TERZA REPUBBLICA

La Seconda Repubblica francese, nata dai moti del 1848, ebbe il destino segnato dall'elezione quasi
plebiscitaria alla presidenza della Repubblica di Luigi Napoleone Bonaparte, denominato
NAPOLEONE III​, candidato dell'area conservatrice, che tuttavia godeva di ampi consensi anche negli
strati più popolari della popolazione francese.
Nel 1851, Luigi Napoleone cercò di far approvare dall'Assemblea nazionale un progetto di
revisione costituzionale che gli avrebbe consentito di ricandidarsi.
Di fronte al rifiuto dell'Assemblea, Napoleone fece occupare dall'esercito la capitale francese e la
sede del Parlamento e chiese ai cittadini francesi di sanzionare con un plebiscito la sua condotta.
Il voto fu una vittoria schiacciante per il presidente che ottenne anche i poteri per redigere una nuova
Costituzione.
In questa allungava a dieci anni la durata in carica del presidente, conferma il suffragio universale
maschile diretto, ma soprattutto toglieva alla Camera l'iniziativa legislativa, trasferendola nelle mani
del presidente e di una nuova seconda Camera, un Senato di nomina presidenziale.
Nel 1852 una modifica alla Costituzione reintegrare la dignità imperiale e la attribuiva allo stesso
Napoleone III e che sancì​ il ritorno dell'IMPERO in Francia​ ​(SECONDO IMPERO FRANCESE).

L'evento fu di una portata decisiva anche per i caratteri politici nuovi che immediatamente assunse il
regime, si trattava infatti di una nuova forma di governo per la quale Marx coniò il termine di
BONAPARTISMO​. Essa si esprimeva in una dittatura più o meno velata che univa elementi di
modernità a forme politiche arcaiche e conservatrici.
Da una parte, infatti rimase in vigore il suffragio universale diretto, utilizzato per l'appello al popolo
mediante i plebisciti; dall'altro però Napoleone III volle recuperare alcuni elementi tipici delle forme
autoritarie d​'Ancien Régime​, come il mito dell'Impero e l'assoluto centralismo decisionale.
Si poneva dunque a metà strada tra il PATERNALISMO e l'AUTORITARISMO.
In politica estera Napoleone III voleva riaffermare lo status della Francia come massima potenza
continentale.
Un esempio della megalomania di Napoleone fu il tentativo francese di instaurare un governo
imperiale in Messico.
Nel 1873 la giovane Repubblica subì una prima contestazione con l'elezione alla presidenza del
generale Maurice Mac Mahon, fautore di una restaurazione monarchica.
Si fece immediatamente conferire il potere esecutivo e cercò di imporre un ritorno alla monarchia.
Mac Mahon cercò di ra+orzare il peso politico del presidente, nel maggio 1877, chiese e ottenne dal
Senato l'autorizzazione allo scioglimento della Camera dei deputa.
Mac Mahon sposto il con6io dal terreno parlamentare a quello popolare.
Le elezioni, però, sancirono la sconfitta dei progetti del presidente. Si dimise il 30 gennaio 1879.
Da quel momento il potere di scioglimento della Camera da parte del presidente della Repubblica
cadde in disuso e l'impianto della​ Terza Repubblica​ assunse una chiara fisionomia parlamentare.
Messa da parte ogni incertezza sulla natura dell'ordinamento istituzionale, la guida della Francia
passò quindi definitivamente nelle mani dei repubblicani.

Georges Boulanger, uomo ambizioso e dalle straordinarie doti comunicative, che dal 1886 era
ministro della Guerra su incarico del leader radicale Clemenceau.
I primi a di Boulanger furono volti a modernizzare le strutture dell'esercito, ma ben presto non esitò a
proporsi come simbolo del mai sopito desiderio di rivincita rispetto alla Germania, andò su questo
fronte lo stesso governo repubblicano.
Boulanger si lanciò in politica riportando vittoria in diverse elezioni suppletive.
Nonostante questi successi non arrivò mai al punto di mettersi a capo di un colpo di stato delle destre.
Nel 1889 Boulanger fu dichiarato
ineleggibile.
A sanzionare la definitiva fine dell'avventura boulangista e dal sogno di rivincita della destra
monarchica, furono le elezioni del 1889 che decretarono la vittoria dello schieramento repubblicano di
centro e una crescita della sinistra radicale e socialista.
Le mai sopite ambizioni egemoniche di Napoleone III, finirono per l'entrata in conflitto col
percorso di unificazione nazionale e avviato in quegli anni dalla Prussia.
Lo scontro tra Francia e Prussia ebbe origine per una contesa esterna che riguardava la successione
al trono di Spagna.

Napoleone III, timoroso di un possibile accerchiamento del territorio francese da parte della casata
tedesca si affrettò a chiedere ai prussiani l'immediato ritiro della candidatura.
La risposta negativa del re di Prussia, volutamente manipolata e resa pubblica dal cancelliere
Bismarck ​al fine di renderla inaccettabile all'imperatore e dai francesi, indusse Napoleone III a
dichiarare guerra alla Prussia il ​19 Luglio 1870​.
La guerra si rilevò rovinosa per l'esercito di Napoleone, che fin da subito mostrò di essere inferiore a
quello prussiano per capacità logiche e addestrative.
La Francia fu costretta ad arrendersi. A Parigi, cinta d'assedio dalle forza prussiane, venne
proclamata la ​ TERZA REPUBBLICA​ e creato un governo provvisorio di difesanazionale
che cercò di far fronte alle drammatiche urgenze del momento.
Dopo una serie di ulteriori sconfitte, il governo provvisorio chiede l'armistizio che venne 'firmato nel
Gennaio del 1871; la ​PACE DI FRANCOFORTE​ prevedeva una pesante indennità economica
e ​ la perdita delle regioni francesi dell'Alsazia e della Lorena​. (che vedremo poi)

L'invasione del paese e la perdita di una parte del suo territorio furono vissute dalla Francia come una
gravissima umiliazione.
La Francia si trovò a fronteggiare una nuova drammatica crisi interna, dovuta al riemergere di una
frattura: quella tra le sue componenti rivoluzionarie e le variegate forze conservatrici.
Tale frattura emerse per la nuova Assemblea nazionale, che vide ele in maggioranza conservatori e
monarchici di varie tendenze.
Alla guida del governo fu chiamato​ Adolphe Thiers​, il quale si trovò subito nella difficile situazione di
dover sottoscrivere una pace umiliante coi tedeschi.
Quando furono rese note le condizioni imposte da Bismarck, il popolo parigino insorse e costruì la
Guardia nazionale, un esercito volontario intenzionato a provvedere autonomamente alla difesa della
città.
Alla richiesta di Thiers di deporre le armi, la Guardia nazionale si rifiutò ed indisse le elezioni per il
Consiglio Della​ COMUNE​, un organo di autogoverno popolare il cui nome evocava l'esperienza della
Comune giacobina del 1793-94.
Le elezioni, tenutesi nel 1871, videro il trionfo dell'estrema sinistra socialista e anarchica.
Il governo della Comune si tramutò nel più grande esperimento di democrazia diretta e autogoverno
operaio dell'epoca.
Il primo esempio di gestione socialista del potere, secondo Marx.
Ben presto, però, fu chiaro che l'appello della Comune a tue le città libere di Francia affinché si
unissero alla sua lotta, non trovava largo seguito.
Nel Maggio 1871 le truppe governative, con l'avallo dei prussiani che temevano
l'esplodere di una nuova armata rivoluzionaria in Francia, sferrarono l'attacco decisivo ai
comunardi e ripresero il controllo di Parigi.
Nel medio periodo, comunque, l'esperienza della Comune parigina produsse un effetto
politico decisivo nell'opinione pubblica europea; provocò infatti la definitiva separazione
delle prospettive democratiche da quelle liberali.
La nuova Repubblica francese, la Terza, nasceva con una marcata ipoteca conservatrice. La Terza
Repubblica si avviava quindi a sperimentare la propria precaria legittimazione dinanzi alle
pressioni della destra ultranazionalista e reazionaria nella quale si univano il tradizionalismo
cattolico, il desiderio di rivincita nei confronti della Germania (​REVANCHISMO​) e l'aspirazione a
ripristinare la forma istituzionale monarchica.
LA GERMANIA: LA COSTRUZIONE DELL'IMPERO

Dopo il Congresso di Vienna la storia tedesca fu caratterizzata da spinte verso l'unificazione


nazionale che si articolano attorno a tre grandi direttrici: il Regno di Prussia, l'Impero asburgico e la
Confederazione Germanica (comprendente 39 stati).
Si arrivò al 1818 allo ​ZOLLVEREIN​, ovvero ad una Unione doganale il cui pieno compimento permise
la nascita di un fiorente mercato interno senza barriere economiche, che fu alla base del decollo
industriale dei paesi della Confederazione.
La protezione dell'economia nazionale veniva inoltre garantita dai dazi doganali verso l'esterno,
che servivano a bloccare la competizione con i prodo stranieri.
Nel 1861, salì sul trono di Prussia Guglielmo I​. Questo cercò fin da subito di dare corpo
all'immagine di una grande potenza prussiana ed entrò in conflitto con le forze liberali del Parlamento
su una progettata riforma dell'esercito che avrebbe richiesto un forte stanziamento.
Nel 1862 Guglielmo I chiamò come primo ministro ​OTTO VON BISMARCK​, che risolse
drasticamente il conflitto sul bilancio per il rafforzamento militare sciogliendo la Camera e governando
senza l'approvazione parlamentare delle spese di bilancio.
A suo avviso, di fronte al conflitto tra re e Parlamento doveva prevalere sempre la decisione
della Corona.
Forte di queste determinazione, varò la riforma dell'esercito voluta dal re.
Bismarck portò avan, tra il 1864 e il 1871, tre grandi campagne militari al cui termine si realizzò l'unità
della Germania sotto la guida del militarismo prussiano.

1. Nel 1864, nella guerra contro la Danimarca , vennero strappati i ducati di Schleswig e Holstein.
2. Dopo Bismarck mosse guerra all'Austria per dirimere la contesa sul controllo dei ducati stessi.
Per la Prussia si trattava dell'occasione storia per risolvere l'annosa competizione con gli Asburgo. La
guerra iniziata nel 1866, fu rapida; nel giro di tre settimane l'indiscussa supremazia militare della
Prussia fece crollare l'esercito austriaco.
La Prussia non avanzò richieste territoriali, ma riuscì definitivamente a mettere fine alla
Confederazione e all'influenza degli Asburgo sugli Stati tedeschi.
Mentre gli Stati del Sud rimanevano indipendenti, quelli del nord diedero vita nel​ 1867 alla
Confederazione tedesca del Nord​, sotto il controllo della Prussia.
Vincitore dell'impero asburgico, a Guglielmo I rimaneva solo da sconfiggere l'altro grande
rivale che poteva contendere alla Prussia la supremazia sull'Europa centro-occidentale:
Napoleone III.
L'occasione per un confronto militare con l'imperatore francese si presentò nel 1870 in occasione
dell'improvvisa vacanza del trono di Spagna.
Ancora una volta l'efficienza dell'esercito prussiano dimostrò la sua superiorità e la Francia fu
irreparabilmente sconfitta a Sedan, con la conseguente caduta del Secondo Impero di Napoleone III.
Le condizioni stabilite dai prussiani furono particolarmente dure.
Non solo la Francia perde due province, l'Alsazia e la Lorena, poste al confine coi territori tedeschi e
doveva versa un'alta quota di riparazioni di guerra, ma fu anche costretta ad ospitare nella storica
reggia di Versailles la cerimonia di incoronazione di Guglielmo I a Kaiser, ovvero imperatore, di
Germania. A Versailles venne infa proclamata la nascita del secondo​ REICH ​tedesco su tu i territori
germanici, compresi quelli degli Stati del sud.
Questi ultimi, di fronte ad un trionfo di così grandi proporzioni, misero fine ad ogni resistenza verso il
progetto bismarckiano ed entrarono a far parte del nuovo Stato unitario tedesco.
L'impero si diede una struttura federale accentrata.
Il Parlamento era composto da due Camere, una eletta, il REICHSTAG, a suffragio universale
maschile per godere della massima legittimazione popolare, e il BUNDESRAT, ovvero la Camera
federale formata dalle rappresentanze dei governi dei diversi Sta tedeschi in numero proporzionale
alla loro estensione, il che garantiva alla Prussia la maggioranza relativa al suo interno.
Il governo del Reich rimaneva formalmente nelle mani dell'imperatore ed era esercitato da un
cancelliere che non doveva rispondere al Parlamento del proprio operato; Bismarck decise poi di far
coincidere la carica di cancelliere con quella di primo ministro prussiano, senza tuttavia che questo
venisse formalmente scritto nella Costituzione.
Nonostante il sistema politico imperiale non avesse riservato un ruolo di primo piano al
Parlamento,per Bismarck era ugualmente importante il confronto ed il riferimento ad una maggioranza
politica coesa.
Cercò quindi una chiara legittimazione per la sua politica e lo fece distinguendo tra i partiti che erano:
fedeli all'impero e nemici dell'impero.

La bandiera di custode dell'equilibrio europeo fu nuovamente assunta da Bismarck nel 1878 quando
convocò a Berlino un Congresso internazionale con l'obiettivo di ridimensionare gli spazi che lo zar di
Russia aveva conquistato in seguito al conflitto con l'impero Ottomano del 1877.
La Germania pur non vantando ambiziosi mire espansionistiche, svolse l'importante ruolo di custode
dell'ordine geo politico europeo; la mediazione di Bismarck ridimensionò e pretese russe.
Grazie alla sapiente gestione del Congresso di Berlino, Bismarck era riuscito a ribadire il ruolo
centrale della Germania nell'Europa continentale.
Nel 1881 il cancelliere riuscì a sottoscrivere un rinnovo del Patto dei tre imperatori e già all'indomani
del Congresso di Berlino aveva siglato un'alleanza segreta con l'Impero asburgico a cui, nel 1882, si
aggiunse anche l'Italia, con la firma della Triplice Alleanza.
Questa complessa strategia, finalizzata ad assicurare lo status quo in Europa e a fare della Germania
il perno degli equilibri continentali, venne tuttavia pericolosamente abbandonata dal nuovo
imperatore tedesco Guglielmo II, che salì al trono nel 1888.
Nel 1890 il cancelliere di ferro Bismarck diede le dimissioni.

L’ITALIA: L’UNIFICAZIONE CON CAVOUR

Nella penisola italiana il fallimento dei mo del 1848-49 segnò ancora una volta il ritorno sui troni dei
legittimi sovrani e il ritiro di qualsiasi progetto di riforma istituzionale.
Unica eccezione in questo senso fu il Piemonte Sabaudo, dove lo Statuto Albertino rimase in vigore
per volontà del nuovo sovrano Vittorio Emanuele II.
A partire dal 1850 all'interno del governo piemontese cominciò ad affermarsi la figura del conte di
Cavour, nominato presidente del consiglio nel 1852.
Nel regno sabaudo, pur tra mille resistenze, andava rafforzandosi un sistema che si può definire di
monarchia costituzionale parlamentare dove, cioè, le sorti del governo dipendevano dalla volontà del
Parlamento.
Nei primi anni del suo governo, Cavour non mostrò particolare interesse per i progetti di unificazione
della penisola italiana, convinto che qualsiasi azione in questo senso dovesse avvenire in maniera
graduale, sotto la guida di un regime monarchico-costituzionale in grado di scongiurare pericolose
pulsioni rivoluzionarie.
Si impegnò quindi soprattutto in un'opera di accelerata modernizzazione economica del Piemonte
sabaudo.

In occasione della Conferenza di pace di Parigi del 1856, dove Cavour rappresenta il Piemonte tra le
potenze vincitrici della guerra di Crimea, venne posto il problema dell'indipendenza della penisola
italiana tra le grandi questioni internazionali da discutere.
L'idea iniziale di Cavour di allargare i confini del Piemonte a scapito dell'Austria si incontrò in quella
fase con le mire espansionistiche della Francia di Napoleone III.
Ma oltre all'appoggio dell'imperatore francese, in vista di un eventuale attacco allo status quo difeso
dall'Austria, Cavour aveva anche bisogno di controllare e sottomettere i fermenti patrioci di stampo
rivoluzionario, mai del tutto sopiti dopo il 1849.
Accanto all'ala moderata del movimento risorgimentale, infatti, continua ad essere presente
quella democratica rappresentata dalla strategia di​ GIUSEPPE MAZZINI​, secondo il quale si sarebbe
ottenuta l'unità d'Italia solo con un moto insurrezionale repubblicano e nel quadro di un
complessivo rivolgimento rivoluzionario.
Fondamentale fu la nascita, nel 1857, della ​ SOCIETÀ' NAZIONALE​, fondata da Daniele Manin allo
scopo di operare per la causa dell'unificazione nazionale in sinergia col governo costituzionale
sabaudo.
Alla proposta di Manin aderirono molti, tra cui ​GIUSEPPE GARIBALDI​.
Il Regno di Sardegna cominciava dunque ad apparire ai patrio italiani come la sola carta vincente per
il progetto di unificazione..
Gli ​ACCORDI DI PLOMBIÈRES​ sigla nel Luglio del 1858 prevedevano la cessione alla Francia dei
territori transalpini di Nizza e della Savoia e la divisione della penisola italiana in tre sta:
il nord sotto il controllo sabaudo, il centro formato da Toscana e province pontificie e quello
meridionale liberato dal controllo borbonico.
Affinché l'alleanza con la Francia diventasse operava era però necessaria un'aggressione da parte
dell'Austria e Cavour riuscì abilmente ad ottenerla con manovre militari al confine tra Piemonte e
Lombardia.
L'ultimatum di Vienna giunse il 23 Aprile 1859; Cavour lo respinse e si aprirono le ostilità.
Dopo le prime importanti vittorie ottenute dai franco-piemontesi, Napoleone III decise di formare, nel
Luglio del 1859 a Villafranca, l'armistizio con l'Austria senza consultare l'alleato sabaudo.
L'accordo stabiliva il passaggio della Lombardia alla Francia che l'avrebbe poi passata al Piemonte.

Oltre ai fattori di politica interna, ciò che aveva indotto l'imperatore francese al repentino voltafaccia fu
la situazione che si stava allargando nel resto della penisola italiana, dove una serie di insurrezioni
avevano costretto alla fuga i vecchi sovrani e, di fatto, stanno vanificando l'ipotesi di un'Italia divisa in
tre sta, così come previsto dagli accordi di Plombières.
Mentre, dunque, il regno sabaudo si stava trasformando in un vero e proprio Stato Nazionale, riprese
vigore l'iniziativa dei democratici-mazziniani che sollecitano l'intervento di Garibaldi a sostegno di
un'insurrezione antiborbonica che intendevano far scoppiare in Sicilia.
Una spedizione di un migliaio di garibaldini parte da Quarto il 5 Maggio 1860, senza il sostegno
aperto ma anche senza l'opposizione del Piemonte.
Il rapido successo della spedizione dei Mille, che consente a Garibaldi di controllare tua l'isola e di
risalire velocemente la penisola fino a Napoli, dove giunse all'inizio di Settembre, colse di sorpresa
anche Cavour il quale si mobilita immediatamente con due precisi obiettivi.
Da un lato, sostenere il movimento nazionale in corso nell'Italia meridionale e dall'altro impedire
eventuali velleità di ulteriore avanzate dai garibaldini.
Il governo piemontese decise quindi di inviare l'esercito nello Stato pontificio, dove sconfisse le truppe
pontificie a Castelfidardo.
Alla testa delle sue truppe Vittorio Emanuele II raggiunse Garibaldi nei pressi di Teano nell'Ottobre
1860.

Nel frattempo erano stati indetti i plebisciti in tutte le province meridionali, nelle Marche e in Umbria;
ovunque la popolazione, con amplissima maggioranza, decretò l'annessione al regno sabaudo.
Il 17 MARZO 1861 il primo Parlamento nazionale, ele4o con la legge elettorale vigente nel Regno di
Sardegna, proclamò Vittorio Emanuele II, re d'ITALIA.
L'unificazione italiana era stata ottenuta dalla combinazione di diversi fattori:
1. L'iniziativa liberal-moderata di Cavour e della monarchia sabauda
2. Il movimento popolare rappresentato dalle insurrezioni nell'Italia meridionale e centrale
3. La spedizione garibaldina
La struttura amministrava, i codici civili e penali furono quelli dello stato piemontese. La carta
costituzionale adottata fu lo ​STATUTO ALBERTINO​, quindi ci fu una sorta di continuità, vi erano dei
caratteri liberali tipici dell'800 ed era concessa dall'alto.
Il titolare del potere rimaneva inoltre il sovrano, che sceglie i suoi ministri, richiamava lo ​STATO
ASSOLUTO​ e decideva sulla guerra.

GUERRA DI CRIMEA

Camillo Benso realizzò il suo programma di portare il Piemonte al rango di Stato (nel processo di
unificazione nazionale con una politica estera abile e diplomatica).
L'occasione per fare assumere al Piemonte un ruolo nei giochi d'equilibrio che le grandi potenze
compivano in Europa fu data dalla ​guerra di Crimea (1853-1856​).

Si trattò di un episodio che rimise in moto la competizione e la conflittualità tra gli Stati che ambivano
al predominio nell'Europa.
La guerra rappresenta un momento della cosiddetta “questione d'oriente”: la disgregazione, ormai in
atto, dell'Impero ottomano poneva agli Stati europei il problema di una spartizione dei territori ad esso
soggetti, primo fra tutti il territorio balcanico.
Ad iniziare le ostilità fu lo zar di Russia Nicola I che occupò i principati danubiani di Moldavia e
Valacchia appartenenti all'Impero ottomano.
Scoppia così la guerra, Francia e Inghilterra aprirono le ostilità contro la Russia assolutista e
semifeudale, pronte ad impedire un suo allargamento territoriale nell'area balcanica.
Direttamente interessata alle sorti dei Balcani, ma timorosa di mettersi a fianco delle tradizionali
nemiche (Francia e Inghilterra), l'Austria mostrò una neutralità che tuttavia le consentì di occupare,
col consenso del sultano turco, i due principati danubiani abbandonati dalle truppe d'occupazione
russe.
Fu a questo punto che si inserì la diplomazia piemontese:​ Cavour, che non aveva previsto la
neutralità austriaca, si era adoperato per stringere accordi con Francia e Inghilterra in vista di una
comune azione contro Austria e Russia; e si trovò costretto a prendere parte al conflitto sollecitato
dagli alleati che avevano anche l'interesse di garantire all'Austria che, se fosse intervenuta al loro
fianco, nulla sarebbe accaduto alle sue spalle, cioè in Italia.
Tuttavia Camillo Benso ritenne che l'intervento piemontese, pur nella mutata situazione, fosse
opportuno, ed i fatti successivi gli diedero ragione.
Così un corpo di spedizione di 15.000 uomini al comando del generale Alfonso La Marmora partì,
verso la metà del 1855, per la Crimea (dove appunto si svolgeva il conflitto e prese parte alla battaglia
della Cernaia ed all'assedio di Sebastopoli, la potente piazzaforte russa che resistette circa un anno
all'assedio delle truppe anglo - franco - piemontesi).
L'obiettivo che Cavour si prefigge era la partecipazione del Piemonte alle trattative di pace e la
conseguente possibilità di porre le condizioni dell'Italia sul tappeto degli interessi generali delle
potenze europee.
Ciò avvenne al​ Congresso di Parigi​ dove, caduta Sebastopoli, i rappresentanti delle potenze
europee si riunirono per le trattative di pace (1856).

Il gioco del Conte di Cavour era perfettamente riuscito​: come rappresentante del piccolo Stato
piemontese egli sedeva, a parità di rango, accanto a quelli di Francia, Inghilterra, Austria, Russia, e
poteva illustrare, in una seduta suppletiva chiesta ed ottenuta, nonostante le proteste austriache, le
penose condizioni di soggezione e vassallaggio in cui le popolazioni del Lombardo Veneto e dell'Italia
meridionale erano tenute dagli Asburgo e dai Borboni.
La questione italiana era posta come qualcosa di cui l'Europa progressista doveva in qualche modo
occuparsi. Oltre a ciò, con la partecipazione al Congresso di Parigi, il Piemonte si guadagna
definitivamente, agli occhi del movimento liberale italiano, il ruolo di protagonista della lotta contro
l'Austria. La guerra di Crimea aveva peraltro reso Napoleone III arbitro della politica europea.
L'isolamento dell'Austria, la sconfitta dell'iniziativa russa, l'alleanza con l'Inghilterra, davanti
all'imperatore dei Francesi la possibilità di portare a compimento l'influenza francese sull'Europa
appoggiandosi ai movimenti nazionali.
In questo quadro Francia e Piemonte firmarono a​ Plombières​, nel luglio 1858, un trattato segreto di
alleanza anti austriaca.
L'alleanza fu resa possibile dal fatto che la politica di Cavour aveva dato ampie garanzie alla Francia
di muoversi su un piano antidemocratico (si vedano le dure polemiche del Cavour contro Mazzini e i
suoi metodi insurrezionali).
Gli accordi segreti di Plombières riguardavano l'assetto da dare al territorio italiano dopo una
eventuale vittoria sull'Austria, contro la quale l'imperatore francese si impegnava a scendere in campo
accanto al Piemonte soltanto se quella avesse dichiarato per prima la guerra.
Si prevedeva una confederazione di Stati italiani comprendente il regno dell'Italia settentrionale
(Piemonte, Lombardo - Veneto, Emilia, Romagna) su cui avrebbe regnato la dinastia sabauda, un
regno dell'Italia centrale, da assegnare ad un principe francese ma che al proprio interno avrebbe
consentito il mantenimento dell'autorità pontificia sulla città di Roma, ed il regno dell'Italia meridionale
dove, ai Borboni spodestati, sarebbe succeduto un discendente di Gioacchino Murat. Nizza e la
Savoia, due province del Regno di Sardegna confinanti con la Francia, costituirono il compenso
chiesto al Piemonte dall'imperatore in cambio del suo intervento.

Queste condizioni, dettate da Napoleone III, vennero accettate da Camillo Benso, convinto che il
processo di unificazione nazionale avrebbe avuto tempi più lunghi di quanto pensassero i democratici
e tutto il movimento unitario, e che al Piemonte fosse possibile assumere un ruolo dominante nella
confederazione italiana.
Da parte francese vi era tutta l'intenzione di porre sotto la propria egemonia gli Stati italiani
confederati.