Sei sulla pagina 1di 2

Raccontare un territorio: l’Alto Adige

di Marco Rancati | 

Un appassionato “incontro” con i vini e i vitigni che caratterizzano la


zona vitivinicola più settentrionale dell’Italia.
Ci sono luoghi che rimangono nomi tracciati su una carta geografica. Per l’appassionato di vino ci sono luoghi che
diventano racconto, ovvero la descrizione della loro unicità, della loro essenza. Il racconto di un incontro.
Girovagando senza bussola o cartine, il mio incontro l’ho avuto con l’Alto Adige.

Territorio bellissimo, affascinante, ricco di paesaggi, profumi, dove si passa dai monti ai laghi, dalle colline ventilate alle
pianure bruciate dal sole. Il quadro climatico altoatesino non manca certo di varietà: forti escursioni termiche tra il dì e la
notte; temperature estive altissime nei fondovalle (la conca di Bolzano, per esempio); venti freddi che scendono dai
monti, oppure caldi, come l’Ora, che arrivano dal Garda; precipitazioni piovese non abbondanti. In Alto Adige puoi
trovare il clima alpino come quello continentale e, addirittura, come sottolineano in molti, un clima mite, “quasi”
mediterraneo.

La vite, in queste condizioni così varie e favorevoli, ha trovato un


habitat privilegiato ed ottimale. L’Alto Adige è sempre stato un territorio vocato alla viticoltura e lo testimoniano sia la
varietà dei vigneti sia la diversità dei suoli dove vengono allevati. A causa dell’origine vulcanica, glaciale e alluvionale di
questa terra, si possono averi terreni ricchi di roccia vulcanica, calcare, argilla e marna sabbiosa. E la qualità dei vini è
tutta nel calice. Che vengano prodotti dai vigneti tra i più alti d’Europa (come quelli da spumante della cantina Arunda
Vivaldi) o dall’infuocata zona di Gries di Bolzano, dove domina il lagrein, i vini di questo angolo d’Italia, il più a nord del
Belpaese, raggiungono notevoli livelli d’eccellenza, eleganza, piacevolezza e tipicità.

Vanto per i produttori altoatesini è l’ampio numero di varietà di vitigni che si sono qui ambientati. Che si parli di vini
ottenuti da vitigni autoctoni oppure alloctoni, non si può che rimanere colpiti dal loro indiscusso valore. Se si guarda poi
alla varietà dei vini, ci si rende conto che... a ciascuno il suo vino! Perché in Alto Adige non mancano i vini rossi fragranti,
beverini ma non banali, i vini bianchi freschi e minerali, i vini rossi strutturati e, proprio per non scontentare nessuno, gli
spumanti Metodo Classico e i grandi vini da dessert o conversazione, questi ultimi tra i migliori d’Italia. Signori, il
catalogo altoatesino è questo!

Parlando di vitigni autoctoni il principe indiscusso del “vigneto Alto Adige” è, tra quelli a bacca bianca (anche se a
maturazione completata appare di un rosa-grigio), il gewürztraminer, che qui, sia nella versione secca oppure da
vendemmia tardiva, regala vini straordinari per profumi, struttura, persistenza e, per alcuni, potenzialità
d’invecchiamento. Degustare un Kolbenhof della cantina Hofstätter, oppure un Nussbaumer Terminum della cantina
Tramin, o ancora un Exlissi di Baron Di Pauli, sono emozioni… con la “G” maiuscola!

Tra i rossi, a parte la schiava, la varietà più diffusa in Alto Adige, il lagrein è il vitigno a bacca rossa dal potenziale
enorme. Dà vini dal colore impenetrabile, con profumi di viola, frutti di bosco, speziati, intensi: i Lagrein di Bolzano
hanno conquistato tanti ammiratori negli ultimi anni.
Tra le perle altoatesine non si possono non citare gli aromatici Moscato Giallo (portato, si dice, dai Romani), vinificato sia
in versione secca o vendemmia tardiva, e il più difficile (per resa e coltivazione) e complesso, Moscato Rosa.

I vitigni internazionali danno vita ad


altrettanti vini emozionanti e sorprendenti: sauvignon, chardonnay, riesling, müller-thurgau, kerner per i bianchi; pinot
nero, cabernet sauvignon e merlot, soprattutto, per i rossi. In Val Venosta, solo per fare un esempio, si producono
eccellenti Riesling, tra Naturno e Castelbello (provare, tra i migliori, quelli di Castel Juval e Falkenstein). Mentre i
Cabernet Sauvignon della zona di Bolzano stupiscono, oltre per le consuete caratteristiche varietali, per le note di
cioccolato, la struttura e il carattere.

E poi c’è il Pinot nero dell’Alto Adige… Il Pinot Nero fa tanto parlare di sé, ma in Italia solo in poche zone riesce a far
emozionare. I produttori altoatesini hanno capito bene come aspettare, “domare” questo vitigno unico ma così difficile.
Con serietà, guardando ovviamente anche alla Francia, hanno permesso a quest’uva così nobile di esprimersi in modo
sorprendente, soprattutto nei comuni di Egna e Montagna. Franz Haas, Gottardi, Ferruccio Carlotto Stroblhof sono
sicuramente tra i produttori di eccellenza.
Bisogna però sottolineare che l’Alto Adige rimane un territorio “limite”, un po’ Italia e un po’ altro. Certo, tra bilinguismo
(basti pensare all’etichette sui vini o ai nomi dei vitigni) e un certo senso d’isolamento istituzionale-culturale, quando ci si
trova da queste parti in cerca di un nuovo produttore o di un vino nuovo da “scoprire”, sembra di vivere in un luogo
sospeso, appartato, chiuso e diffidente a chi non ne faccia parte. Ma il tutto dura poco, il tempo di uno sguardo, di un
profumo, di un assaggio, ed è il vino a parlare, a raccontare un territorio. E l’incontro continua. La chiusura iniziale si
apre ad una cordialità, ad una gentilezza, sempre sottocontrollo, ma genuina e, soprattutto, ricca. S’inizia a capire
meglio, perché a parlare senza troppi tecnicismi, a quel punto, rimangono i produttori, consapevoli della potenzialità del
territorio e dei suoi frutti, oppure la qualità che ti parla direttamente dal calice.

Potrebbero piacerti anche