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Capitolo 5: Monodia Medievale non liturgica

Nel mondo medievale non vi era solo la musica sacra ma tutte le attività sociali, lavorative,
politiche e ricreative erano scandite da momenti musicali ma tutto ciò rimase solo nel dominio della
tradizione orale.
Un'altra connotazione della musica era di fungere da simbolo sonoro di un gruppo sociale; la
musica era quasi lo stendardo fonico del monarca.
Nasceva anche un collaborazione tra musica e poesia che verrà parzialmente infiltrata solo a partire
dal dolce stil novo.
Il più antico e vasto patrimonio di poesie in lingua volgare, le liriche dei “trovatori”, entra quindi di
slancio nella storia della musica. I trovatori non vanno confusi con i menestrelli e i giullari.
I giullari erano gli eredi degli antichi iaculatores: artisti girovaghi, spesso indigenti essi erano anche
giocolieri e saltimbanchi
I Menestrelli erano invece musicisti e buffoni a volte anche uomini di fiducia ben ricompensati.
La differenza era dunque sociologica: dilettanti i trovatori, professionisti gli altri.
L’arte “Trobadorica” ha un origine poco chiara, sembra infatti che questo repertorio fiorisca da
nulla. Ma ciò che più ha suscitato discussione è la provenienza del contenuto delle liriche. Esse
infatti oltre a trattare argomenti politici, satiri e religiosi trattavano l’amore in modo misterioso
quasi adultero.
Alcuni studiosi hanno rintracciato precise corrispondenze con la musica sacra e ad essa
contemporanea, trovatore potrebbe derivare proprio da “Tropatore” vista la vasta diffusione dei
tropi all’epoca, oppure potrebbero derivare da poesie arabe.
Il periodo di maggiore sviluppo del repertorio trovierico si situa nel XIII secolo, mentre quello
trobadorico nel XII secolo e la grande differenza era nella lingua impiegata; i trovieri infatti non si
esprimevano in lingua d’oc ma in lingua d’oil la quale darà origine al francese moderno.
Le strutture metriche e musicali delle due produzioni una grande quantità di soluzione formali
diverse, nella tipologia più semplice e comune la struttura di un cansò era formata da due sole frasi
musicali (A e B).
In ambito sacro invece, oltre alle laude, sono rimasti abbondanti tracce di un particolare repertorio
in lingua latina:Il dramma liturgico, esso rappresentava una tipica espressione del gusto medievale,
il quale si orientava sempre più verso l’esteriorizzazione e la visualizzazione del rito religioso.
Una vastissima diffusione in tutta Europa ebbero i drammi in volgare, per questo tipo di repertorio
si può veramente parlare di teatro.
Infine mentre i drammi liturgici in latino erano integralmente musicati in stile moderno, nei drammi
in volgare era riservato ampio spazi ai dialoghi parlati. Strumenti musicali (percussioni, organi,
liuto, arpa, viella, tromba) potevano essere utilizzati in ambedue i generi, anche se non è rimasta
alcuna traccia delle musiche ad essi destinata.

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