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CAPITOLO 8 – ARS NOVA ITALIANA

Il Duecento musicale italiano sembrava orientato verso una pratica non scritta, privilegiava la dulcedo
dell’espressione poetica rispetto alla subtilatis contrappuntistica, coltivata invece dai compositori
oltralpe.Anche nel campo della musica sacra continuavano a praticare le tradizionali improvvisazioni che
non necessitavano di scrittura.Sono rimaste, invece, numerose testimonianze di un particolare repertorio
extraliturgico di tradizione orale: “Le Laude”. Esse erano dei canti devozionali in volgare, monodici, di
struttura strofica, eseguiti in occasione di processioni o riunioni di devoti.Poiché questi manoscritti
adoperano notazione quadrata vi è sempre il problema dell’interpretazione ritmica.Molto importante per la
diffusione delle laude fu la spiritualità Francescana, San Francesco D’Assisi compose infatti il cantico delle
creature e lo insegnò ai suoi compagni, può essere dunque definito il primo compositore di musiche su testi
in italiano della storia.Nel Trecento le cose cambiarono, improvvisamente il consumo di musica profana
avvertì l’esigenza di appoggiarsi alla scrittura musicale.I Primi importanti segni di musica profana fu
prodotta da musicisti provenienti da celebri università, in un clima di contaminazione culturale sottolineando
un collegamento con l’ars nova francese.Proprio nella città universitaria di Padova nacque il primo tra i più
importanti musicisti dell’ars nova italiana: Marchetto da Padova, che scrisse due trattati sulla notazione
musicale, il Lucidarium e il Pomerium.Il sistema italiano di notazione sistematizzato da Marchetto
ammetteva anche esso sia la suddivisione ternaria che quella binaria. La scansione binaria era considerata
tipica della musica italiana (aer itallicum) e quella ternaria invece era tipica francese (aer gallicum) ma nel
tardo trecento i due sistemi si fusero dando vita al sistema di scrittura detto “Notazione Mista (o di Maniera)”
o addirittura Ars Subtilior.

Da Bologna invece proveniva il musicista Jacopo da Bologna, che si dedico soprattutto al genere che fu il
prediletto dell’ars nova italiana: Il Madrigale. Il Madrigale del Trecento (da non confondere con quello del
500) era una composizione generalmente a due voci, di impianto strofico, era costituito da due o più terzine
di endecasillabi intonate tutte sulla stessa musica, come le strofe di una canzone moderna. Alla fine delle
strofe il componimento veniva chiuso in rima baciate detta ritornello. Questa forma struttura (AA…B) fu
chiamata madrigale perche era il genere musicale in lingua madre. Quando il soggetto dei madrigali
descriveva scene di caccia esso invece assumeva una forma particolare detta appunto “Caccia” dove le voci
si rincorrevano. Questo artificio si chiama Canone (Un tempo detta “Fuga”), un antichissimo e famosissimo
canone a 4 voci è Fra Martino Campanaro. Dopo la seconda metà del secolo l’Italia musicale invece ruotò
intorno a Firenze. I Giovani borghesi del decameron di Giovanni Boccaccio sapevano prodursi sia nel canto
che nell’esecuzione strumentale, molto vivo era anche lo scambio tra musicisti e poeti e il genere più
frequentato a Firenze era “la Ballata”. I Musicisti dell’Ars Nova del trecento legarono quindi strettamente la
forma delle loro composizioni alla forma poetica dei testi stessi.

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