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Capitolo 2: LA MONODIA LITURGICA CRISTIANA

Con lo svanire delle musiche greche e romane sussegui il canto gregoriano, che sarebbe più
opportuno definire come Monodia Liturgica Cristiana che raggiunse la fase di scrittura. La liturgia
ebraica era caratterizzata da essere “Cantillata”: le parole veniva intonate su forme melodiche
tradizionali costituite da intervalli musicali molto piccoli detti “microtoni” (più piccoli di un
semitono) la voce era si spostava senza tagli netti (glissando), il ritmo era libero. I cristiani non
attinsero solo dal mondo giudaico ma anche dal Greco e dal Latino. Ancora oggi all’interno della
celebrazione sono presenti i segni della stratificazione: le parole Kyrie e Amen sono ebraiche
mentre è in greco la preghiera kyrie eleison (Signore pietà).
Una grande svolta avvenne nel 313 d. C. quando vennero riconosciuti il diritto all’espressione di
libertà per tutti i culti religiosi. Parte integrante della solennità del rito era la Musica che aveva la
funzione di amplificazione rituale, amplificazione fonica e amplificazione melodica.
La lingua latina come la lingua greca conservava una caratteristica degli antichi idiomi indoeuropei;
gli accenti delle parole consistevano soprattutto nella elevazione melodica della voce. Il movimento
della voce parlata veniva paragonato al canto, da ogni parola latina si poteva tracciare una specie di
diagramma melodico il cui punto più alto corrisponde alla sillaba accentata.
Durante le celebrazioni si arrivava ad un vero e proprio canto, la melodizzazione dipendeva dalle
circostanze: in un breve versetto la melodia era più semplice in stile sillabico, in un canto solistico
più ricco viene nominato stile melismatico o stile fiorito.
Anche il ritmo si modellava fedelmente sulla dizione parlata del testo, venivano cantati con grande
libertà a parte le eccezioni all’amplificazione melodica.
Un altro repertorio che conobbe una vastissima diffusione fu quello degli “Inni” che erano
composizioni poetiche di lode a Dio che assumevano forma strofica con versi regolarmente ritmati e
testo facilmente comprensibile e la musica della prima strofa andava ripetuta identica per tutte le
altre.
Naturalmente, però, la trasformazione del seminarum musices in melodie vere e proprie non
avveniva con un processo di esattezze matematiche, il testo liturgico dava luogo a diverse tradizione
di canto nelle varie regioni d’Europa. Da una parte la chiesa occidentale di lingua latina, dall’altra si
trovavano le chiese orientali frammentate in riti e lingue diverse.

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