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AITAREIA

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Angelo Mazzei
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E a M p
AITAREIA
L'isola dai molti nomi
di Angelo Mazzei

Il nome è per gli antichi un'etichetta che certifica, una norma di


legge, un indicatore di tracciabilità. In latino nōmen deriva da
gnosco-ere (Gr. Gignosco γιγνώσκω Gnosis γνῶσι, a sua volta da
“intelligenza applicata alla Terra1” da γ+νόος, da cui “conoscenza
dei fenomeni terreni”). In latino è esemplare il senso di
“tracciabile” vivo nel termine nobĭlis, che indica ciò le cui origini
sono co-noscibili. Se è vero che capire un luogo è anzitutto
studiarne la storia e scoprirne le origini, esse saranno più nobili
quanto più ci consentano di trovargli un nome remoto nel tempo 2.
Qualsiasi enciclopedia riporta per l'Elba come nome più antico
quello di Aethalia (Ecateo di Mileto 550-476 a.C.). L'isola è stata
chiamata in epoca moderna Île d'Elbe dai francesi, Isle of Elba
dagli inglesi e Isla de Elba dagli spagnoli. Nei documenti in latino
del XIII sec. d.C. dalle Repubbliche Marinare di Pisa e Genova è
chiamata Ylba ( gen. Ylbe). L'origine è di certo da Ilva, di epoca
FIG. 1 - Tavoletta da Pylos An 657 romana, che secondo alcuni a sua volta deriverebbe da un ipotetico
nome simile nella lingua etrusca; com'è vero che non ci sono prove che lo attestino con una certa
sicurezza, altrettanto è vero che non lo si può negare per partito preso 3. Ma più nobile suonava ai
romani Aethalia, latinizzazione dal greco, a sottolinearne l'antichità, da Aithalia (αιθαλία, usato
almeno circa dal IV secolo avanti Cristo), o nel più arcaico Aithaleia (ΑΙΘΑΛΕΙΑ, circa dal VII)4.

1 Terra. n in “miceneo” lineare B (suono Kha) e in etrusco (suono Th). ΓΑ in dorico (suono Gha) e ΓΗ in attico
(suono Ghì). Dalla stessa radice trae origine Genesis, che indica il venire alla luce, il prendere corpo, nascere sulla
Terra. ΝΟΟΣ (Noos) è la facoltà dell'anima dedicata alla conoscenza del mondo, l'intelletto.

2 Psammetico, il faraone che fece crescere due bambini nel silenzio per vedere quale parola avrebbero detta per prima.
La lingua corrispondente sarebbe stata considerata la più nobile in quanto primordiale. I bimbi dissero “pane” in
Frigio, e il faraone (il cui nome significa “venditore di vini da Metijek (forse una pelasgica città di Lesbo)” dovette
ammettere che i Frigi erano più antichi degli Egizi, e quindi più nobili (Erodoto, Storie, Lib. II).

3 Forse anche per il fatto che non essendo mai esistito nessun importante etruscologo esperto negli studi epigrafici,
nessuno si trovasse predisposto “neurolinguisticamente” a trovare quello che probabilmente non stava cercando.
Timidi dibattiti si sono aperti e immediatamente chiusi su termini etruschi con radice in SILVA- (sempre e comunque
recluso nella teonimia come per AIS- e AITH-), e sulle iscrizioni ITULE ILUCUE da Tabula Capuana, ITALE
ILACUE da Lamine di Pyrgi (relegate unanimemente nell'ambito dei dimostrativi questo e quello).

4 Gianluca Casa, Elba fonti greche e latine, online.


Non è dato certo fornire una conferma
'scientifica' che il nome scritto inciso su una delle
tavole trovate a Navarino nel Palazzo di Nestore sia
stato un toponimo dell'isola nella lingua di Danai,
Achei, Argivi o Messeni. Sappiamo essere stato un
soprannome attribuito anche ad altre isole etrusche
non del Mar Tirreno, come Lemno e Chio.
L'iscrizione (FIG.1) fu scoperta nel 1939 ma
decifrata solo dopo che nel 1953 l'architetto inglese
FIG. 2 - Ricostruzione ipotetica del nome al nominativo singolare
Michael Ventris e il linguista John Chadwick ebbero
trovato il bandolo della matassa, comparando questa
scrittura fino ad allora enigmatica al Greco di Omero ed Esiodo di 4-5 secoli dopo. Oltre al fatto,
non di poco conto, che non si scriveva con un alfabeto di simboli rappresentanti vocali e
consonanti come il nostro. Si usava invece, come per i più antichi sistemi cuneiformi e
geroglifici, una scrittura nella quale ogni carattere corrispondeva a un suono 'sillabico'. Nella
tavola (FIG.1) appare un elenco di destinazioni con relativo numero di equipaggi e/o passeggeri
da imbarcare-per. Nella riga 10 della tavola si legge, coniugato nel caso locativo plurale, il nome
che andiamo a studiare (FIG.3). La pronuncia esatta non è dato affermarla. Si potrebbe leggere
AITAREUSI o AITALEVS, e rimanderebbe comunque a una forma al nominativo che sarebbe
potuta scriversi EaMp (Aitareia/Aitaleia come in FIG.2). Gli stessi loro abitanti ricorrono con
l'etnonimo di AITHALÌDE (Micen.: a₃-ta-ro-ue / ai-ta-lo-ve, Gr. Αιθαλ[ε]ιδης come in FIG.3). Il
termine in lineare 'B' e proviene da Navarino5, nel sud-ovest della Grecia continentale (Messenia,
Peloponneso). AITALEÌA, che precede di circa sei secoli il più conosciuto AITHALÌA.

5 Navarino è il nome italiano risalente al “colonialismo” veneziano. Il porto si trova a sud di Navarone. Vi è stato
individuato il Palazzo di Nestore, oltre alla meravigliosa pietra agata (Sharon Stocker & Jack Davis,The Combat
Agate of Griffin Warrior Tomb) raffigurante una scena in tutto e per tutto omerica (XIII-XII a.C.) che però gli
archeologi datano attorno al XV. Nestore è l'unico degli Argonauti ad aver preso parte alla ventennale guerra di
Troia. Originario di Gerenia fu “Re” di Pylos. Nell'Iliade ha un ruolo di consulente, la sua figura è rispettata da tutti
per quello che ha compiuto in passato, seppur i suoi consigli risultino spesso inadeguati ai tempi. Riesce quasi a
dirimere la lite tra Achille e Agamennone. In tutti i discorsi di Nestore lo scopo ultimo è quello di motivare un
individuo o un gruppo all'azione. Consiglia agli Achei di costruire un muro per proteggere l'accampamento e di
seppellire i loro morti. Suggerisce ai guerrieri lo spionaggio. Consiglia ad Agamennone di inviare dei doni ad
Achille in segno di buona fede. E ispira Patroclo a convincere Achille a tornare a combattere. Nestore dimostra di
essere un sapiente consigliere, e la maggior parte di quelli da lui consigliati riconoscono la sua saggezza. Durante i
giochi funebri Achille offre un dono a Nestore per rispetto della sua anzianità. A sua volta, Nestore prega che Achille
possa godere della sua stessa sorte. Forse solo Ulisse può competere con Nestore nella capacità di portare l'ordine
dove regna il caos.
FIG. 3 - Forse 1) "agli aethalidi" e 2) "aethalide"

a₃ – ta – re – u – si

Scelgo di trascrivere EaMtc con AITALEUSI contravvenendo ai canoni micenologici.


Come caposaldo alla fine ho adottato il Diccionario Micenico di Aurra Jorro e Rodriguez Adrado
che mi è parso il più pratico tra tutte le alternative disponibili anche in altre lingue 6. Gli autori
latinizzano il primo logogramma con 'a₃', mentre altri usano 'ai', non saprei dire se per convenzione
internazionale istituzionalizzata, ma questa questione tecnica non sta nel focus della nostra ricerca.
Toponimo o etnonimo, nel caso dativo/locativo, assai probabilmente plurale 7. Come
toponimo troverebbe un senso solo se inteso come “alle (isole) Aethalie8”, cioè “alle isole dei
metallurghi (Tirreni)”, cosa assolutamente improponibile; semmai, piuttosto, “agli (ethnos)
Aethalidi”, i suoi abitanti, ma in questo caso sarebbe un locativo plurale ricavato da ai-ta-ro-ue e
non da una probabilmente9 deducibile EaMp (AITALEIA Fig.2). Il testo è stato rilevato dalla tavola

6 Questa ricerca è di fatto costretta nei limiti di sei lingue: inglese, italiano, francese, tedesco, spagnolo e portoghese.

7 Si tratterebbe invece del termine aitaleùsis da intendere come forma avverbiale omerica nel senso di “esattamente nel
numero di” riferito ai dieci guerrieri nel testo secondo D.A.Was, Anatolica 3, 1969-70, pag.162, che secondo Bryan
Feuer, Mycenean Civilization: An annotated bibliography, offre una visione alternativa rispetto a topografia e sistema di
difesa del Regno di Pylos (Navarino) nella forma fornitaci da L.R. Palmer (ivi, note 11 e 13), ma, sia in questo che in
altri casi, ad un primo approccio Was ci è sembrato in alcuni casi eccessivamente “alternativo”, e questo ci ha dissuasi
dall'approfondirne lo studio. Mea culpa.

8 Etimologicamente Aithalia significa "terra / isola fumosa" o simili. Come riportato in Jacobi, «secondo Stephanos di
Byzantion (Αιθάλη), varie isole un tempo portavano questo nome: Elba (Ecateo, BNJ 1 F 59), Lemnos (Polibio
34.11.4), e anche Chios. Dato il contesto, quando spieghiamo l'etimologia, dovremmo forse pensare non tanto al fumo
quanto alla foschia - cioè l'Isola Nebbiosa». Secondo la mia modesta opinione il toponimo non ha niente a che fare con
la nebbia, ma come sostenuto da alcuni studiosi, si riferisce alla fuliggine, il fumo scintillante dei forni di riduzione dei
metalli. Rame prima e ferro poi – come ricordato nei Mirabilia.

9 La scelta di questo avverbio è stata impossibile ed è terminata con la resa – probabilmente probabilmente. La
domanda resta insoluta: «probabilmente per chi?».
PY An 657.10 (al toponimo segue ku-pa-ri-si-jo ke-ki-de VIR 10 [dieci uomini?], e sotto da a2-ru-
wo-te ke-ki-de ku-pa-ri-si-jo VIR 20 [venti uomini?])10.
La sua interpretazione come toponimo parrebbe confermata dal parallelismo con a2-ru-wo-
11
te , entrambe le forme richiamano ad un'etnonimia, come ricordano Aurra e Rodriguez nel testo
citato. Generalmente interpretato come aithaleusi (αιθαλευσι)12.
Dalle altre righe del testo della An 657 si sarebbe portati ad evincerne una collocazione
geografica nei pressi di Kyparissos (Κυπαρισσος), associato con o-wi-to-no e a₂-ru-wo-te, e che il
luogo fosse adibito a presidio militare, nel nord della “provincia” de-we-ro-a₃-ko-ra-i-ja13.
Kyparissos è però un toponimo assai generico, in quanto potrebbe significare “città dei
cipressi” o “cipresseto”, ed essere un nome di molti luoghi in disparate zone del mondo conosciuto
a Nestore e i suoi contemporanei. Quindi, anche nel caso che EaMtc fosse da geolocalizzare in
prossimità di Kyparissos, nulla toglie che non potesse esserci anche una Kyparissos vicina alle
Aethaliae note. Considerando inoltre che a partire dalla fase alfabetica (Ellenica, a partire dal VIII
sec. a.C.)14 l'unico toponimo in terre continentali su matrice Aithal- (ΑΙΘΑΛ-) è relativo ad un deme
(quartiere, rione) di Atene che si chiamava Aithalidhes (ΑΙΘΑΛΙΔΗΣ), proprio come uno dei
cinquanta componenti l'equipaggio della nave Argo 15. Ma non c'è ragione di pensare che degli
Aithalidei si trovassero in una regione del nord-est della Grecia, eccetto Lemno o Chio le fumose
pelasgiche. Seppur la prima “storia” delle vie d'acqua d'Europa sia stata raccontata solo un migliaio
di anni dopo essere “avvenuta”16, dobbiamo ad ogni modo ritenere di avere contezza che popoli
dell'area Egea abbiano frequentato i nostri mari almeno una trentina d'anni prima che scoppiasse la
Guerra di Troia, storiograficamente corrispondente alla fine dell'Età del Bronzo, ovverosìa, la
caduta delle grandiose culture di Ittiti e Frigi) e dei Palazzi Micenei e Pelasgi.

10 Il punto interrogativo tra parentesi quadre intende proporre una riflessione generale sulla nostra più volte altrove
ribadita questione filosofica del “ciò che diamo per scontato”, col quale dobbiamo sempre e continuamente tornare
“a fare i conti”. La nostra ricerca sfugge a ogni indirizzo specialistico perché vaga come nomade sui binari - pieni di
curve e di scambi – del “non dare mai nulla per scontato. La visione che altrove chiamiamo “aethalocentrica” -
quando ci riferiamo agli autori di questo testo - o “egogeocentrica” quando la intendiamo come valida per l'Uomo in
Genere. Menschheit in unserem Geschlecht.

11 E. Risch, Ruijgh, Palmer, Perpillou, Zudiri.

12 Ernst Risch, Wortbildung der homerischen Sprache, de Gruyter, 1974, pag. 155 «Tra gli aggettivi con
desinenza in -αλόεις si trovano poche immagini chiare: tra le quali [...] αίθαλόεις ''fuligginoso” ( ted. rußig= myk. P N
Ai-ta-ro-we) con αΐθαλος Eur. Hp., cfr. Chantraine I 33». Aggiungiamo specificando “fuligginoso” nel senso omerico di
“fumoso e scoppiettante (scintillante)”.

13 Cf. L. R. Palmer, 1. c.; Stefan Hiller, Studien zur Geographie des Reiches um Pylos nach den mykenischen und
homerischen Texten, Hermann Bohlaus, Vienna, 1972 pagg.27,38,60-66, 236, 243; A. P. Sainer, SME/1 17, 1976, 36.

14 L'alfabeto greco sarebbe apparso invece addirittura nel XV sec per Bernal, Cadmean letters, Winona L., 1990; nel
XIII sec per Niesolowski-Spanò, Early alphabetic scripts etc., Rzeszòw, 2007; nel X sec per Mavrojannis,
Herodotus on the introduction of the Phoenician alphabet etc., Klio, 2007, e per Ruijgh, Sur la date de la création
de l'alphabet grec, Mnemosyne, 1998.
15 Figlio di Hermes, equivalente di Mercurio, che non si capisce perché non abbia fatto sbizzarrire la fantasia di
qualche studioso di teonimi in toponomastica alla maniera settecentesca, che avrebbe potuto e dovuto collegarlo al
Rimercoio del Monte Perone, Rivus Mercurius, facendo così l'allegrezza dei suoi lettori.
16 Apollonio Rodio, Argonautiche Orfiche e Valerio Flacco.
Pylos An 35.5

Non esaminiamo qui l'altro termine dal Lineare B collegabile ad Aithaleia, ovvero a₃-ta-
17
ro . Ci limitiamo a ricordare che per Pugliese Carratelli la linea ai-ta-ro tu-ru-pte-ri-ja ku-pe-ri-jo
corrisponderebbe ad “Aithalia – allume18 - Cipro”. Rileggendolo ed integrandolo, Eleonora Bonanni
associa tu-ru-pte-ri-ja al greco στρυπτερια, allume. Poi, ku-pi-ri-jo e ai-ta-ro come etnonimi e non
toponimi. Infine sottolinea come la Grecia fosse del tutto sprovvista di allume e ne necessitasse
l'importazione. Adele Franceschetti segue Michel Lejeune insistendo sul fatto che ai-ta-ro non può
riferirsi ad un mercante dell'isola d'Elba, in quanto la forma tipica dell'etnico miceneo sarebbe in i-
jo finale. Carlo Gallavotti – come ricorda ancora Bonanni – stranamente ignorato da Franceschetti,
riteneva che potessero esserci anche degli aggettivi con terminazione in -os come Aithal-os, ovvero
-ro nel miceneo ai-ta-ro.

Ringrazio il caro professor etruscologo Dominique Briquel per la pazienza e la cura dimostrate.
Non deve essere stato piacevole leggere questo documento di pseudo-micenologia scritto da un assoluto principiante.

Poggio, 30 giugno 2019

17 Il termine collegato all'isola d'Elba è stato ampiamente trattato da Pugliese Carratelli, Achei nell'Etruria e nel Lazio,
in La Parola Del Passato Rivista Di Studi Antichi, Fasc. LXXXVI, Macchiaroli, Napoli, 1962, pagg.5-25. In Alessandro
Corretti, Fuliggine all'Elba? Storie di metallurghi e navigatori, Archaeologica pisana : scritti per Orlanda Pancrazzi,
Giardini, Pisa, 2004, pag.124, troviamo un cenno alla diatriba tra Lejeune e Pugliese Carratelli riguardo
all'interpretazione di Aithalo come Elba. Essenziale alla comprensione delle ragioni dell'uno e dell'altro ci viene in
soccorso un puntuale articolo di Eleonora Bonanni Martinotti, Nota alle tavolette di Pilo An. 35.5, Un 443(+)998, e
Tirinto x 6, Rivista di cultura classica e medioevale,Vol. 36, No. ½, Accademia Editoriale, Catania, 1994, pagg.. 65-68.

18 Non c'è traccia di allume sull'isola d'Elba

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