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Crisi del 1929 e il New Deal

Nel primo dopoguerra negli Stati Uniti si assistette ad un periodo di straordinario sviluppo.
Le industrie iniziarono a produrre per le masse, composte da classi medio-alte così come da
operai delle grandi industrie che percepivano alti salari. I beni di consumo diventarono così
accessibili per quasi la metà della popolazione, grazie anche alla diffusione delle vendite
rateali.
Gran parte della popolazione possedeva un lavoro, non più nel settore agricolo, ma anche in
quello industriale e nel terziario. Crebbero le città, gli insediamenti residenziali nelle
periferie, ben collegate ai centri delle città: uno dei settori più importanti nella crescita
economica del Paese era proprio il settore edilizio.
Questi anni di prosperità furono guidati dal presidente democratico Wilson il quale si
mostrava a favore di una chiusura del mercato statunitense per la salvaguardia degli
interessi americani.
L'elevata disponibilità finanziaria determinata dall'aumento dei redditi e dalla concessione
di crediti indirizzarono i capitali verso la compravendita di titoli in borsa: coloro che
possedevano denaro in abbondanza investirono in borsa, fiduciosi di poter rivendere le
azioni a un prezzo maggiore grazie all'eccessiva domanda di titoli, alla quale però non
corrispondeva un effettivo incremento dei profitti delle aziende. Alla fine dell'ottobre del
1929 il sistema di compravendita azionaria entrò in crisi. Coloro che avevano investito
iniziarono a vendere le proprie azioni; il valore di queste ultime iniziò a diminuire in maniera
precipitosa fino a provocare il clamoroso crollo di Wall Street il 24 Ottobre 1929.
Questo periodo prende il nome di Grande depressione.
Gli investitori si ritrovarono a dover dichiarare bancarotta; anche le grandi aziende, che
provocarono il successivo aumento della disoccupazione.
La crisi si ripercosse anche in Europa, laddove gli Stati Uniti avevano concesso prestiti per
la ripresa economica post-bellica.
Nel 1932 si svolsero le elezioni presidenziali che videro la vittoria del democratico Roosevelt.
Costui si presentò con un nuovo piano di politica economica e sociale, denominato New
Deal, basato su due capisaldi:

• i meccanismi del libero mercato e l’iniziativa privata non erano in grado da soli di
risollevare da soli l’economia americana: occorreva un forte intervento dello Stato per
stimolare la ripresa;
• l’intervento statale si concretizzava in investimenti produttivi, nella creazione di posti
di lavoro e in provvedimenti a tutela dei lavoratori.
Il nazismo al potere
La Repubblica di Weimar
Il breve periodo della Repubblica di Weimar è rimasto impresso nella memoria collettiva del
popolo tedesco e dell’Europa come quello della cosiddetta iperinflazione, quando un chilo di
pane poteva arrivare a costare milioni di marchi.
Il Reich tedesco-prussiano, che aveva combattuto la Prima guerra mondiale al fianco
dell’impero absburgico, si arrese al presidente americano Woodrow Wilson il 3 ottobre 1918.
Nel biennio successivo, mentre a livello internazionale si trattavano le condizioni della pace
europea, a Berlino scoppiarono tumulti e rivolte.
A Weimar, lontano da Berlino, si riunì l’Assemblea Nazionale che discusse e approvò la
Costituzione della nuova Repubblica tedesca. Una Repubblica semipresidenziale, fondata
sul suffragio universale maschile e femminile. La classe operaia era divisa in due partiti
contrapposti:

• il Partito socialdemocratico che appoggiava la Repubblica;


• il Partito comunista che si ispirava al modello dell’URSS.

Oltre a questi Partiti, c’erano l’alta borghesia e i proprietari terrieri che erano ostili alla
Repubblica, e all’estrema destra si costituirono formazioni politiche nazionaliste. I
nazionalisti si rafforzarono e tra queste nuove formazioni acquistò importanza sempre
maggiore il Partito nazionalsocialista guidato da Adolf Hitler.

L’ascesa di Hitler
Nel 1923 Belgi e Francesi, prendendo a pretesto il mancato pagamento delle indennità per
le riparazioni di guerra previste dal Trattato di Versailles, occuparono la Ruhr, la regione
industriale tedesca. La risposta del governo tedesco fu la resistenza passiva e l’iperinflazione
del marco. Infatti, decise di pagare gli enormi debiti di guerra imposti dal Trattato
stampando cartamoneta.
Ciò ebbe ripercussioni negative molto gravi sull’economia tedesca, che fecero ancor più
precipitare la situazione dell’ordine pubblico. II partito di estrema destra nazionalsocialista
fondato a Monaco da Hitler tentò un colpo di Stato, che però fallì; Hitler stesso fu arrestato.
Ne approfittò per scrivere il saggio che divenne il testo-base del Partito nazista prima e della
Germania tutta dopo, il Mein Kampf (La mia battaglia).
La recessione mondiale seguita alla grande crisi economica del 1929 ridusse in breve la
Germania in condizioni davvero disastrose. La dipendenza dell’economia tedesca dal
capitale finanziario americano si rivelò fatale. La disoccupazione salì a livelli vertiginosi
minando la credibilità dei sindacati, dei partiti di sinistra e della stessa democrazia. Le
elezioni del 1930 videro i voti dei nazisti salire dagli 800.000 del 1928 a 6 milioni. Hitler si
avviava a sfruttare il malcontento di massa per prendere il potere.
Alle elezioni presidenziali del 1932 Hitler non venne eletto, ma solo per la scelta dei
socialdemocratici di votare il conservatore generale Hindenburg, il quale nel gennaio del
1933 affidò a Hitler l’incarico di cancelliere.
Giunto al governo, Hitler fece incendiare la sede del Parlamento (Reichstag), accusando per
questo falsamente i comunisti, e con tale pretesto abolì tutti i Partiti politici, tranne il suo, e
instaurò una dittatura sul modello del fascismo italiano.
Finiva così l’esperimento democratico della Repubblica di Weimar. Nell’autunno del 1933 si
tennero nuove elezioni politiche. Poiché tutti i Partiti politici tranne quello nazista, erano
stati sciolti, in queste elezioni venne proposta solo la sua lista, ottenendo oltre il 90% dei
voti.

La notte dei “lunghi coltelli”


Hitler riuscì, usando la forza degli uni contro gli altri, a mettere d’accordo i diversi gruppi
sociali che al nazismo facevano riferimento: il ceto piccolo-borghese, i grandi industriali, i
latifondisti, gli ex-sottufficiali della Grande Guerra (come lo stesso Hitler), la casta degli
ufficiali dell’esercito. Il momento più significativo è quello rimasto famoso come la ‘notte dei
lunghi coltelli’, il 30 giugno 1934, quando le SS, la guardia hitleriana formata sul modello
della Milizia fascista, uccisero gli oppositori del nazismo, assieme ai leader della destra
conservatrice.

Hitler diventa cancelliere


Alla morte di Hindenburg, il 2 agosto 1934, Hitler assunse assieme alla carica di cancelliere
quella di presidente della Repubblica, creando per sé il titolo di Führer. Nacque il Terzo
Reich.
Grande importanza nella costruzione del regime fascista, ma ancor più nazista, era la ricerca
del ‘nemico’, di un nemico debole e facilmente identificabile, e, perciò stesso, facile da
colpire. Insomma, un vero e proprio capro espiatorio a cui addossare la colpa di tutti i mali
che affliggono il popolo. Si creò così il mito del complotto mondiale contro il popolo
germanico e i suoi alleati, orchestrato dalle potenze democratiche e dalla più grande potenza
mondiale esistente: l’umanità di “razza ebraica”! L’ebreo diventò il capro espiatorio ideale.
La nazificazione della Germania
Il regime nazista sviluppò un controllo totalitario della società tedesca:

• Himmler, il capo delle SS, organizzò una polizia politica, la Gestapo. SS e Gestapo
erano i principali strumenti per mettere in atto la repressione nazista; le SA
(battaglione d’assalto) era, invece, un gruppo paramilitare noto anche come “camicie
brune);
• i sindacati furono aboliti;
• il sistema educativo fu nazificato, cioè nella scuola i giovani tedeschi venivano formati
al culto dell’audacia, della grandezza tedesca e di Hitler.

Il nazismo si servì della propaganda, mobilitando tutti i mezzi di comunicazione (specie


radio e cinema) per diffondere la grandezza del Reich tedesco. Furono organizzate
manifestazioni di piazza, durante le quali vennero bruciate cataste di libri di autori sgraditi
al regime. Anche certe correnti della pittura e della scultura contemporanea subirono un
violento attacco: la propaganda parlò di “arte degenerata” e la fece sparire da tutti i musei.
Fuggirono all’estero moltissimi intellettuali, come Albert Einstein e lo scrittore Thomas
Mann.

Lo Stato nazista interviene con forza nell’economia

Il regime nazista ebbe il pieno appoggio della grande industria. Per rilanciare l’economia
nazionale fu promossa una campagna di sviluppo degli armamenti e un vasto programma di
lavori pubblici, come la costruzione della maggiore rete autostradale d’Europa. Lo Stato
intervenne in modo massiccio nell’economia con una forma di pianificazione. A differenza
dell’URSS non abolì la proprietà privata ma favorì al massimo gli interessi dei grandi
proprietari terrieri e degli industriali.

I fondamenti ideologici del nazismo


Il nazismo poggiava sulle seguenti dottrine:
1. Rifiuto degli esiti della Prima guerra mondiale e del Trattato di Versailles: la sconfitta
del 1918, secondo i nazisti, non era da attribuirsi alla forza militare dell’Intesa, ma al
tradimento di marxisti e pacifisti che avevano sabotato la guerra all’interno del Paese.
2. La purezza della razza e il mito dell’arianesimo: la razza “ariana” (intendendo con
questo termine il tipo etnico nord-europeo) era la stirpe eletta. Occorreva sottomettere le
“razze inferiori” creando un a comunità “purificata” di ogni elemento estraneo. Gli ebrei, in
particolare, furono identificati come la fonte di tutti i mali che affliggevano la Germania. Ma
la “difesa della razza” doveva essere esercitata anche contro gli zingari, gli omosessuali, i
portatori di handicap, i malati di mente, “colpevoli” di contaminare il popolo tedesco.
3. L’anticomunismo: la lotta di classe, principio fondante del marxismo, era considerata
un elemento disgregatore della società, quindi il comunismo, che la propagandava, era il
nemico più temibile.
4. Il disprezzo della democrazia parlamentare: solo un capo carismatico (Fuhrer)
sarebbe stato capace di guidare, con la sua ferrea volontà, la popolazione tedesca ad
acquisire quello spirito di disciplina e di lotta che ne avrebbe fatto la razza dominante.
5. La conquista dello “spazio vitale”: per raggiungere il suo obiettivo di potenza la
Germania, privata delle colonie dai trattati di Versailles, doveva espandersi per garantirsi
sviluppo e prosperità. Lo “spazio vitale” da conquistare era essenzialmente l’Europa
orientale: l’obiettivo dunque era l’asservimento della razza slava, considerata inferiore, e la
distruzione dell’URSS comunista.

L’antisemitismo nazista
La persecuzione degli ebrei era anche strumentale alla presa e al consolidamento del potere:
occorreva un capro espiatorio su cui concentrare l’aggressività e il malessere delle masse, un
gruppo sociale sul quale scaricare le difficoltà economiche del Paese:
- sugli ebrei, oltre che sui comunisti, sulla loro presunta mancanza di “amor di patria”
venivano fatte ricadere le responsabilità della sconfitta del 1918 ;
- si indicava la “finanza ebraica” come responsabile della dissoluzione dei risparmi
delle famiglie tedesche;
- l’isolamento politico della Germania veniva imputato a un “complotto ebraico
internazionale”. Leggi anti-ebraiche furono varate fin dai primi mesi della presa di potere
del nazismo.
Nel 1933 gli ebrei:
- vennero estromessi dalla pubblica amministrazione (insieme a comunisti e
socialdemocratici);
- vennero esclusi dall’insegnamento superiore e dal giornalismo;
- divenne obbligatorio dimostrare una “discendenza ariana” da almeno 2 generazioni
per svolgere qualsiasi impiego nell’amministrazione pubblica;
Nel 1935:
- vennero privati della cittadinanza tedesca e quindi di tutti i diritti politici;
- vennero vietati i matrimoni tra ebrei e cittadini tedeschi;
- vennero punite con il carcere le relazioni extra-coniugali con gli ebrei;
Nel 1938:
- venne imposto agli ebrei di denunciare i patrimoni superiori a 5.000 marchi affinché
potessero essere usati “a favore dell’economia tedesca”;
- Fu vietato agli ebrei di svolgere la professione di medico e di avvocato;

Dopo i Pogrom della “notte dei cristalli” (distruzione delle sinagoghe, 7.000 negozi di ebrei
distrutti, un centinaio di omicidi), agli ebrei:
- veniva vietato di frequentare teatri, musei, campi sportivi, piscine;
- vietato di possedere oro, argento, pietre preziose, radio, telefoni;
Dopo aver escluso gli ebrei da tutti gli aspetti della vita civile Hitler progettava di espellerli
completamente dal Paese attuando il progetto di una Germania judenfrei (libera dagli ebrei).
La svastica
Veniva usata almeno 5.000 anni prima che Adolf Hitler ideasse la bandiera nazista. La
parola svastica viene dal sanscrito svastika e significa “buona fortuna” o “benessere”. Il
simbolo (una croce uncinata) sembra essere stato utilizzato per la prima volta nell’Eurasia
del Neolitico, forse per rappresentare il movimento del sole nel cielo. Ancora oggi è un
simbolo sacro nell’Induismo e nel Buddismo. La si può vedere nei templi e in molte case in
India o in Indonesia. La svastica ha anche una storia antica in Europa dove appare su
manufatti delle culture europee di epoca pre-cristiana.
All’inizio del ventesimo secolo la svastica era ampiamente usata in Europa. Aveva numerosi
significati, il più comune quello di buona fortuna e buon auspicio ma anche simbolo
dell'"identità ariana” e dell’orgoglio nazionalista tedesco.
Questa congettura della discendenza Ariana del popolo tedesco è probabilmente una delle
ragioni principali per cui il partito nazista, nel 1920, adottò formalmente la svastica come
simbolo.
Il partito nazista non era però l’unico partito ad usare la svastica in Germania. Dopo la Prima
Guerra mondiale, diversi movimenti nazionalisti di estrema destra adottarono la svastica in
quanti simboleggiava il concetto di una nazione la cui razza era “pura”.
Nel suo libro Mein Kampf (La mia battaglia), Adolf Hitler scrisse: “Dopo innumerevoli
esperimenti, ho trovato la forma finale: una bandiera a sfondo rosso, un disco bianco e una
svastica nera al centro. Dopo molte ricerche, ho deciso le corrette proporzioni tra la
grandezza della bandiera e quella del disco bianco e la forma e lo spessore della svastica.”
La svastica divenne l’icona più riconoscibile della propaganda nazista, comparendo sia nella
bandiera a cui fa riferimento Hitler nel libro Mein Kampf sia su poster di propaganda
elettorale, bracciali, medaglioni e distintivi di organizzazioni militari o di altro tipo. Un
simbolo potente, destinato a suscitare orgoglio tra gli ariani, la svastica incuteva terrore negli
ebrei e in altri soggetti ritenuti nemici della Germania nazista.