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Tipologie di didattica

Didattica per concetti = utilizzo di mappe concettuali = Novak “promotore”


Il concetto è l'unità di pensiero con la quale gli uomini pensano e rappresentano; è struttura alla base del
“sapere” e consiste in una conoscenza organizzata che dà unitarietà all'informazione e fa parte, a sua volta,
di una struttura concettuale. Le "mappe concettuali" mezzo promosso da Novak e Gowin per "…mettere in
evidenza le connessioni di significato tra i concetti che formano le proposizioni" attraverso modalità di
rappresentazione che contribuiscano a dare senso e unitarietà a quello che si sta imparando. Le mappe
concettuali, rappresentate mediante grafici, sembrano favorire, inoltre, l'apprendimento perché
consentono di mettere a fuoco le "idee chiave" alle quali si deve porre particolare attenzione per svolgere
un compito o per acquisire una conoscenza.

Didattica metacognitiva = imparare ad imparare/come si imparano le cose


Intervento didattico che si basa sui processi metacognitivi spontanei di ciascun allievo, ne valorizza
l'importanza nell'espletamento delle attività di studio e di apprendimento, ne provoca o ne sollecita, da una
parte, un ampliamento delle circostanze d'uso e, dall'altra parte, un miglioramento delle modalità di
attuazione. Lo scopo diretto è quello di consentire ad ogni allievo di conseguire capacità di autocontrollo
cognitivo, di partecipazione personale all'acquisizione delle proprie conoscenze, di individuazione e di
scelta delle strategie di apprendimento più adeguate. Ragioni in grado di giustificare didatticamente la
presenza nella scuola di itinerari per lo sviluppo, negli allievi, della capacità di "metacognizione", ovvero di
"conoscenza della conoscenza" sono: a) rendere sempre più efficace l'intervento didattico b) stimolare il
soggetto a conoscere ciò che sa e che sa fare e come lo sa e come lo sa fare; c) sostenere l'allievo, di fronte
alla complessità del mondo contemporaneo, nell'acquisizione di efficaci abilità e consuetudini mentali e di
studio; d) favorire la messa in disparte e l'abbandono di modalità stereotipate e adulto-centrale di
intervento didattico grazie ad una considerazione del soggetto che apprende quale costruttore autonomo
di conoscenze e abilità.

Didattica orientativa = prospettiva del lifelong learning -> sviluppare una personalità capace di
progettare autonomamente
La “didattica orientativa” è parte integrante del processo di orientamento individuale che attraverso lo
studio delle discipline scolastiche e della loro applicabilità all’esterno, offre la possibilità di acquisire
consapevolezza delle proprie attitudini, delle competenze e delle potenzialità al fine di trovare le “strategie
utili” per costituire una “base sicura” in una prospettiva formativa e professionale. La “didattica orientativa”
consente ai giovani in età evolutiva di attraversare le discipline di studio per scoprire in ciascuna di esse la
loro spendibilità nella società e di conoscere le proprie potenzialità in linea con il “percorso
didattico/interdisciplinare”, e di assumersi la consapevolezza e la responsabilità nell’ effettuare delle scelte
autonome. L’ orientamento didattico è strutturato in modo tale da aumentare la conoscenza delle
discipline di studio e della loro spendibilità nel “qui ed ora”, come anche in una “prospettiva futura”,
mirando in tal modo ad un percorso di autoconsapevolezza delle proprie competenze, dei propri bisogni. È
importante non fermarsi all’acquisizione delle mere conoscenze dichiarative (sapere che cos’è una certa
cosa) e procedurali (sapere come fare una certa cosa a livello logico, metodologico e operativo), ma
intrecciare il “sapere teorico” e quello “pratico” e “tecnico esperienziale” con le competenze trasversali,
permettendo alla persona di adattarsi all’imprevisto e di fronteggiare qualsiasi cambiamento.
Didattica speciale = valorizzare le differenze e costruire l’apprendimento in modo collaborativo
Come afferma Canevaro, “gli elementi di didattica generale vanno riformulati ed adattati alla didattica che
quei soggetti e quella situazione presentano ed esigono”. La didattica speciale ha come compito principale
quello di definire le strategie insegnative e apprenditive specifiche per soggetti in situazione di svantaggio
socioculturale, affinché questi diventino autonomi nel pensiero e nell’azione. Quindi si concretizza
nell’adozione di un insegnamento individualizzato capace di organizzare un’istruzione articolata in relazione
alle esigenze apprenditive dei singoli alunni. Tra le possibili strategie, fondamentali sono i tipi di
insegnamento mediato da pari, i metodi cioè collaborativi che facilitano l’aiuto reciproco, la coesione
sociale e l’imparare insegnando, dunque consentendo al disabile la reale integrazione: Cooperative
Learning, Brainstorming, Tutoring, Peer Teaching. Il lavoro di gruppo (Cooperative Learning) rappresenta il
luogo privilegiato delle relazioni interpersonali e rappresenta un’occasione per comunicare, apprendere e
produrre. Il lavoro di gruppo ha lo scopo di incrementare qualitativamente l’attività dei singoli, favorendo la
socializzazione e la soddisfazione di esigenze emotive, quali ad esempio, il bisogno di difendersi dall’ansia,
di riuscire a collaborare, di trovare sicurezza, di essere accettati. Nel gruppo, ciascuno partecipa secondo il
proprio stile personale e ciascuno rappresenta un’occasione di stimolo e di verifica per gli altri (Vygotskij).

Didattica multimediale = si avvale di TIC (Tecnologie dell’informazione e comunicazione)


La didattica multimediale ha una grande valenza educativa, perché può amplificare e migliorare la
produttività individuale degli studenti, in quel clima educativo che è proprio della didattica individualizzata,
ossia un ambiente dove gli studenti possano esprimere le proprie potenzialità mediante
l’autoapprendimento, facilitato dalla mediazione formativa dei docenti e con l’aiuto di software didattici
adeguati e specifici. Lo studente è inserito in un ambiente permeato dalla tecnologia: l’apporto di questa
allo studio consente di stimolare l’allievo a una partecipazione che si svolge attraverso un multicanale e
che, pertanto, promuove la sollecitazione e il mantenimento dell’attenzione da un lato, la memorizzazione
produttiva dei contenuti dell’altro. L’uso di immagini, suoni, commenti vocali, ipertesti, animazioni, video e
soprattutto dell’interattività nel recuperare informazioni in tempo reale mediante la rete sviluppa le
capacità comunicative degli alunni e stimola la loro curiosità, favorendo l’attivazione di processi
metacognitivi conducendoli a “fare” e “sperimentare” attivamente.

Didattica laboratoriale = imparare facendo (pro: collaborazione)


Nella didattica laboratoriale l'enfasi si pone sulla relazione educativa (dalla trasmissione/riproduzione della
conoscenza alla costruzione della conoscenza); sulla motivazione, sulla curiosità, sulla partecipazione, sulla
problematizzazione; sull'apprendimento personalizzato e l'uso degli stili cognitivi e della metacognizione;
sul metodo della ricerca; sulla socializzazione e sulla solidarietà. Nel laboratorio si abbandona la logica della
ri-produzione del sapere per fare spazio alla ricostruzione, reinvenzione delle conoscenze (Frabboni, 2004).
Tramite l’utilizzo di una didattica laboratoriale si auspica a promuovere negli alunni competenze più
complesse, si cerca di rispondere in modo vistoso ai loro bisogni, consentendogli di imparare facendo e di
acquisire un metodo di lavoro personale. Tramite la didattica laboratoriale viene attivata un’operatività che
è comunque cognitiva oltre che manuale: il saper fare attivato nella pratica laboratoriale non promuove
solo abilità operative, ma stimola un sapere complesso che abbraccia il sapere della mano e quello della
mente. La pratica laboratoriale risulta inoltre motivante e gratificante per gli alunni perché consente di
vedere concretamente il risultato del proprio lavoro, di percepire i risultati degli sforzi compiuti. Il frutto del
pensiero viene “esternalizzato” sotto forma di azione e/o prodotto.
METACOGNIZIONE
Con metacognizione si indica un costrutto teorico utilizzato in ambito psicologico ed educativo. La
metacognizione indica un tipo di autoriflessività sul fenomeno cognitivo, attuabile grazie alla possibilità di
distanziarsi, auto-osservare e riflettere sui propri stati mentali. L'attività metacognitiva ci permette, tra
l'altro, di controllare i nostri pensieri, e quindi anche di conoscere e dirigere i nostri processi di
apprendimento. Il termine metacognizione significa letteralmente "oltre la cognizione", ed è usato per
indicare la cognizione sulla cognizione, o più informalmente, il pensiero sul pensiero. Il termine fu introdotto
dallo psicologo dell'età evolutiva Flavell nel 1976. Flavell ha definito la metacognizione come conoscenza e
controllo della cognizione.

Community of Learners (Brown, Campione)


Ogni membro della classe è al tempo stesso apprendista ed insegnante, condividendo con tutti gli altri le
proprie conoscenze. Ciascun membro della comunità è considerato come fonte consultabile per ottenere
informazioni, risposte a quesiti, stimoli per riflettere e ognuno condivide con tutti gli altri le proprie
conoscenze. Lo studente è costruttore attivo di conoscenza, viene data grande importanza alle abilità di
autocontrollo, autodirezione e autovalutazione. L’insegnante non è un l’”unico esperto” ma un modello del
“come fare a sapere”.

Modello Jigsaw (Aronson, 1971)


Consiste nell’attribuzione a ciascuno studente del gruppo di una parte di lavoro che al termine egli dovrà
esporre ai suoi compagni. Gli altri compagni faranno lo stesso, in una situazione che potremmo definire di
peer education. Assume particolare rilievo la motivazione del singolo studente, sollecitato e
responsabilizzato a portare elementi necessari alla rielaborazione comune del proprio gruppo, creando così
interdipendenza.

Peer Tutoring (Topping, 2000)


Il tutoring può essere definito come un’attività svolta da persone che non sono insegnanti professionisti che
consiste nell’aiuto e sostegno all’apprendimento di altri in modo interattivo, intenzionale e sistematico. Di
solito si fa su base uno ad uno, in coppia. In ambito scolastico, il peer tutoring consiste nell’insegnamento
reciproco tra pari, dove uno studente svolge il ruolo di “tutor”, cioè colui che insegna al compagno, che è il
“tutee” o tutorato. Non deve essere una persona tanto più esperta del compagno, anche se deve essere un
po’ più avanti rispetto al contenuto o all’abilità da insegnare per rispettare appunto la Zona di Sviluppo
Prossimale Vygotskijana. Può essere un tutoraggio Cross age (diversa età: tipo Studenti delle classi più
avanzate, “esperti” esterni) o Same age (stessa età: compagni di classe). Il docente svolge ruolo di
supervisore. Utile perché si avvantaggia sia chi impara da un “pari”, quindi meno distacco/confronto
dall’insegnante e si avvantaggia chi “tutora”, perché ripetendo ed insegnando stabilizza concetti e può
apprendere novità/porsi domande sulla base di eventuali dubbi del tutorato per esempio.

Team Teaching
Insegnamento impartito da più docenti (in genere due), anche di materie diverse, basato sulla
programmazione in équipe in funzione di un apprendimento interdisciplinare dei contenuti. I docenti
possono anche insegnare ad un gruppo più grande (mettono insieme le loro due classi) e gli studenti
possono osservare come uno stesso argomento possa essere trattato attraverso differenti approcci. Allo
stesso modo anche i momenti di riflessione e le valutazioni possono essere gestiti da entrambi i docenti in
team.

Brainstorming (Osborn, fine anni ‘30)


Ogni persona è stimolata a produrre quante più idee possibili, relativamente un determinato
tema/problema (fase divergente). L’ordine degli interventi non è ordinato o determinato a priori; ogni
partecipante può esporre le proprie idee liberamente e/o proporre associazioni con quelle degli altri
partecipanti all’intervista. È utile che il facilitatore/intervistatore tenga traccia visibile di tutte le idee
proposte, utilizzando pennarelli, cartelloni, post-it, lavagne a fogli mobili, LIM etc. Al termine della
fase divergente, si passerà alla fase convergente, mantenendo soltanto le idee che, a detta del gruppo,
paiono maggiormente adeguate e/o efficaci per rispondere al problema presentato.

Apprendimento per tutti (Benavides, Dumont, Istance 2010)


- Riconoscere le diversità di ogni studente e incoraggiare la partecipazione
- Apprendimento fondato su una natura sociale e cooperativa
- Essere in sintonia con gli studenti (dal punto di vista emotivo, relazionale, ecc)
- Favorire un contesto interculturale e eterogeneo
- Contesti di apprendimento coinvolgenti e stimolanti sia per studenti che per insegnanti (Stipeck)
- Valutare in modo continuo l’apprendimento

Vigotskij vs Piaget
Per Vigotskij l’apprendimento non è un’attività individuale ma è possibile soltanto grazie all’interazione con
altri

Per Piaget invece lo sviluppo del bambino deve prima passare attraverso determinati stadi (senso-motorio
fino a 2 anni, pre-operatorio fino a 6, operatorio concreto fino a 12, operatorio formale dai 12 anni in poi).

Goleman (1996)
Intelligenza emotiva = capacità di monitorare i propri sentimenti e quelli altrui al fine di raggiungere
obiettivi

Bruner
Introduce il concetto di “azione creativa” come azione che può generare una “sorpresa produttiva”, che
non è frutto del caso ma il risultato di “un bisogno profondo di capire qualcosa, di padroneggiare una
tecnica”
Emilio Baumann (1843 – 1917)
Allievo di Obermann, medico ed insegnante, è considerato il fondatore della ginnastica italiana. L’esercizio
non solo come strumento finalizzato alla preparazione dei giovani alla pratica militare, ma in un’ottica di
promozione del miglioramento organico quanto del perfezionamento morale, tenendo conto di anatomia,
fisiologia, igiene e pedagogia degli esercizi (si scontrò col maestro Obermann che invece era rimasto allo
stampo bellico).

Apprendimento significativo e apprendimento meccanico


Estremi di un continuum secondo Ausubel (anni ’60). Per un apprendimento significativo, votato al problem
solving e alla “versatilità” delle competenze è utile fornire agli studenti stimoli simili in contesti differenti; al
contrario un apprendimento meccanico veicola informazioni “fisse”, non adattabili a differenti
situazioni/contesti

OSA (Obbiettivi specifici di apprendimento)


Indicano le conoscenze (il sapere) e le abilità (il saper fare) che tutte le scuole della nazione sono invitate ad
organizzare in attività educative e didattiche volte alla promozione delle competenze degli allievi a partire
dalle loro capacità.

Per quanto riguarda le scienze motorie, per la scuola secondaria di I grado abbiamo:

Classe prima e seconda

- Consolidamento delle capacità coordinative


- Sviluppo e tecniche di miglioramento delle capacità condizionali (secondo liv. di maturazione
individ.)
- Elementi tecnici e regolamentari di alcuni sport (individuali e di squadra, non specificati)
- Effetti dell’attività motoria per il benessere della persona e prevenzione delle malattie
- Attività sportiva come valore etico (rispetto regole, avversari, ecc)
- Valore del confronto e della competizione
- Tecniche di espressione corporea
- Presa di coscienza del proprio stato di efficienza fisica attraverso autovalutazione personale
- Norme fondamentale di prevenzione infortuni legati all’attività fisica (anche in strada)
- Segnaletica stradale e norme di conduzione dei cicli e dei ciclomotori

Classe terza

- Sviluppo della disponibilità variabile (utilizzare le abilità apprese in situazioni differenti)


- Anticipazione motoria
- Fantasia motoria
- Metodi di allenamento
- Tecniche e tattiche dei giochi sportivi (sempre senza specificare quali)
- Gesti arbitrali in diverse discipline sportive
- Tecniche relazionali che valorizzino le diversità di capacità, sviluppo e prestazione
- Rapporto tra attività fisica e cambiamenti fisici e psicologici tipici dell’adolescenza
- Regole di prevenzione e attuazione della sicurezza personale a scuola/a casa/in ambienti esterni
- Regole del codice stradale anche per la guida di cicli e motocicli

In uscita al termine della classe terza, gli obiettivi di apprendimento possono essere riassunti in
relazione a corpo e funzioni senso-percettive, movimento del corpo e relazione con spazio e tempo,
linguaggio del corpo come modalità comunicativo-espressiva, gioco-sport-regole e fair play, sicurezza e
prevenzione/salute e benessere.

Il secondo ciclo, finalizzato alla crescita educativa, culturale e professionale dei giovani attraverso il sapere,
il fare e l’agire e la riflessione critica su di essi, è finalizzato a sviluppare l’autonoma capacità di giudizio e
l’esercizio della responsabilità sociale e personale.

In relazione agli OSA, per la scuola secondaria di II grado abbiamo:

Biennio

- Aspetti essenziali della struttura e dell’evoluzione dei giochi e degli sport individuali e collettivi di
rilievo nazionale e della tradizione locale
- Terminologia: regolamento, tecniche e tattiche dei giochi e degli sport
- Principi scientifici fondamentali che sottendono la prestazione motoria e sportiva
- Principi igienici essenziali che favoriscono il mantenimento dello stato di salute e favoriscono
l’efficienza fisica
- Principi fondamentali di prevenzione e attuazione della sicurezza personale in
palestra/scuola/esterno

Secondo biennio

- Struttura e evoluzione degli sport individuali e di squadra


- Principi scientifici fondamentali che sottendono la prestazione motoria e sportiva
- Tecniche mimico gestuali e di espressione corporea e interazioni con gli altri linguaggi
- Principi fondamentali della teoria e metodologia dell’allenamento
- Principi generali dell’alimentazione
- Alimentazione nell’attività fisica e nei vari sport
- Attività motoria e sportiva in ambiente naturale

Quinto anno

- Effetti dei percorsi di preparazione fisica e dei procedimenti farmacologici tesi al risultato
immediato
- Interrelazione dello sviluppo funzionale motorio con lo sviluppo delle altre aree della personalità
- Educazione motoria, fisica e sportiva nelle diverse età e condizioni
- Aspetto educativo e sociale dello sport
- Concetti essenziali di valutazione funzionale e classificazione bioenergetica degli sport

In aggiunta, per quanto riguarda i licei ad indirizzo sportivo, abbiamo:

- Saper applicare i metodi della pratica sportiva a diversi ambiti


- Saper elaborare analisi critica dei fenomeni sportivi
- Saper ricercare strategie atte a favorire la scoperta del ruolo pluridisciplinare e sociale dello sport
- Saper approfondire conoscenza e pratica delle diverse discipline sportive

Dovendo specificare gli OSA sotto forma testuale (come fai nella sezione obbiettivi del programma che
scrivi a inizio anno) le categorie principale da ricordare per poi scrivere 3-4 righe per ognuna sono:
- Percezione di sé e completamento dello sviluppo funzionale delle capacità motorie e espressive
- Sport, regole e fair play
- Salute, benessere, sicurezza e prevenzione
- Relazione con ambiente naturale e tecnologico

Curricolo e PTOF
In Italia il termine “curricolo” viene utilizzato per la prima volta nel 2000: Decreto Ministeriale 234/2000,
intitolato “Regolamento recante norme in materia di curricoli nell’autonomia delle istituzioni scolastiche”.
Il curricolo è l’insieme delle esperienze di apprendimento progettate, attuate e valutate da una comunità
scolastica per il perseguimento di obiettivi formativi esplicitamente espressi. Oltre a introdurne il concetto,
il DM sancisce il diritto di ogni istituto scolastico a pianificare il proprio curricolo in maniera del tutto
autonoma nella misura del 20% (in termini di monte-ore), mentre il restante 80% viene definito dal
Ministero.

Ogni scuola predispone quindi il proprio curricolo all’interno del Piano dell’Offerta Formativa (diventato
triennale, quindi PTOF, dalla buona scuola ovvero legge 107/2015). Si tratta di un documento
programmatico e informativo fondamentale in ogni istituto. Al suo interno è riportata la strategia
dell'istituto che punta a perseguire fini educativi e formativi basandosi sulle proprie risorse, che siano esse
umane, professionali, territoriali o economiche. Si tratta dunque di un mezzo per pianificare e realizzare
l'autonomia scolastica di ogni singolo istituto, tenendo come riferimento punti cardine come la
progettazione curricolare, la progettazione extracurricolare, la progettazione educativa, la progettazione
organizzativa.

Un Piano Triennale dell'Offerta Formativa dovrebbe, dunque, contenere delle informazioni dettagliate su:

- potenziamento delle conoscenze e delle competenze degli alunni;


- progetti per l'apertura della comunità scolastica al territorio coinvolgendo le istituzioni e le realtà
locali;
- iniziative di potenziamento e attività progettuali per il raggiungimento degli obiettivi formativi;
- iniziative di formazione sulle tecniche di primo soccorso e sicurezza sul lavoro rivolte agli studenti;
- programmazione di attività formative per il personale docente e ATA;
- programmazione e promozione della Didattica Inclusiva;
- percorsi formativi e iniziative finalizzate all'orientamento degli studenti;
- percorsi di alternanza scuola-lavoro (almeno per le scuole di II grado);
- percorsi formativi volti allo sviluppo delle competenze digitali degli studenti;
- percorsi formativi volti allo sviluppo delle competenze digitali di docenti e personale ATA;
- programmazione di attività extracurriculari come i viaggi di istruzione;

L'approvazione del ptof è di competenza del consiglio di istituto, in quanto al collegio dei docenti spetta il
compito di elaborare il piano che poi viene legittimato dal consiglio di istituto.

A seguito del diffondersi della pandemia da Covid-19 il mondo della scuola ha dovuto effettuare
un'evoluzione repentina adeguandosi alla digitalizzazione e implementando soluzioni formative che
prevedessero l'utilizzo della didattica a distanza. Le lezioni e le altre attività svolte da docenti e studenti
sulle piattaforme online hanno sottolineato l'importanza e l'efficacia della didattica online, che da soluzione
di emergenza sta diventando sempre più una prassi quotidiana. Si potrebbero annettere alcuni elementi
della DAD ai classici PTOF: degli esempi delle attività implementabili potrebbero essere:

- implementazione di strategie didattiche in modalità mista integrando lezioni in aula frontale con
contenuti multimediali online (come lezioni in e-learning);
- formare docenti e studenti sulle modalità di utilizzo, fruizione, nonchè creazione di contenuti da
fruire online in modalità sincrona e asincrona; (ad esempio in videoconferenza o in e-learning)
- promuovere la cultura della didattica a distanza e dell'uso consapevole delle fonti digitali presenti
sul web.
- documentare e monitorare le attività relative alla didattica online, servendosi anche di strumenti
come il registro elettronico;

Leggi – Riforme - Burocrazia


Legge Casati (1859)
La ginnastica viene per la prima volta prescritta come disciplina in tutti gli studi secondari

Riforma Gentile (1923)


Il governo fascista emana direttive concernenti la metodologia e i provvedimenti in materia scolastica (lotta
all’analfabetismo, estensione dell’istruzione obbligatoria) con particolare attenzione allo sviluppo di doti
patriottiche e militari. Nasce l’ENEF (Ente Nazionale di Educazione Fisica), fu poi sostituito
dall’Organizzazione Nazionale Balilla

Sabato fascista (istituito nel 1935)


Giornata dedicata all’attività fisica a cui tutti erano tenuti a partecipare; le attività erano destinate a tutti,
grandi, ragazzi/e e bambini (i “figli della lupa”). Considerato indispensabile per la fascistizzazione della
popolazione

Legge 88/1958
Prima legge a risollevare l’educazione fisica dopo la diffidenza lasciata dal regime fascista; istituisce i gruppi
sportivi scolastici, attività da svolgere oltre l’orario scolastico. Nel 1968 si trasformeranno nei Giochi della
gioventù, idea scaturita dallo scarso medagliere ottenuto dall’Italia nelle olimpiadi di città del Messico 68; a
loro volta si trasformeranno poi nei Giochi sportivi studenteschi

1962
Scuola media unica obbligatoria, durata di 3 anni

Legge 517 del 1977


Alle lezioni devono essere ammessi e coinvolti anche gli alunni in situazione di handicap, secondo possibilità
e necessità di ognuno in relazione a contenuti e strumenti

Programmi del 1985


Si inizia a parlare di corporeità e di presa di coscienza del valore del corpo

199
Licei e tecnici vengono strutturati con un biennio con diverse discipline in comune e un successivo triennio

Legge Moratti (2003)


Tra le tante novità portate dalla legge (tipo l’insegnamento della lingua straniera già dalla prima
elementare), l’educazione fisica cambia nome e diventa Scienze motorie e Sportive
Decreto ministeriale 254 del 2012
Le indicazioni nazionali del 2012 dedicano la parte centrale ad un essenziale profilo delle competenze
derivanti dall’applicazione negli apprendimenti. Il concetto di “competenza” è legato alla capacità di usare
consapevolmente ed efficacemente le conoscenze in rapporto a contesti significativi, implicando
contemporaneamente un “sapere” e un “saper fare”. Nella competenza, o meglio nell’essere competenti, si
rilevano dunque un aspetto “esterno”, vale a dire la prestazione adeguata, e un aspetto “interno”, cioè la
padronanza mentale dei processi esecutivi. Dal punto di vista cognitivo, la competenza implica sia la
“cognizione” sia la “metacognizione”: una vera competenza, infatti, non si limita a padroneggiare il saper
fare, ma include una rappresentazione della struttura e dei criteri dell’agito, vale a dire la capacità di
spiegare come si fa e perché. Alla competenza inoltre sono connessi aspetti “affettivi” poiché essa coinvolge
anche atteggiamenti (esempio, la disponibilità ad impegnarsi) e motivazioni (come la spinta ad agire per
ottenere un risultato gratificante). Pertanto, la competenza è un qualcosa che si sviluppa, ha un processo di
incremento e richiede tempo.

Orari
Secondaria di I grado = 990 ore obbligatorie (30 aggiungibili, oppure si fa il tempo pieno), ovvero 29 ore a
settimana, due ore di scienze motorie per un totale di 66 annue

Secondaria di II grado, tecnici e professionali = 1056 ore obbligatorie, ovvero 32 ore a settimana, due ore di
scienze motorie per un totale di 66 annue

Secondaria di II grado, licei = monte ore varia a seconda dell’indirizzo, due ore di scienze motorie per un
totale di 66 annue ad eccezione dell’indirizzo sportivo dove sono 3 ore a settimana (99 annue)

Citazioni importanti
Classi e scuole sono spazi sociali: gli studenti apprendono in collaborazione con insegnanti, compagni e
anche con il personale scolastico (White 2011).

Prensky (2001). Coniata la denominazione “nativi digitali” con la quale si indicano coloro che sono nati in
una società fortemente pervasa dalla digitalizzazione. “Migranti digitali” sono invece i soggetti cresciuti in
una società ancora prettamente analogica, che hanno imparato a gestire gli strumenti digitali in età adulta.
Non si parla di due differenti generazioni (essere dei migranti non implica necessariamente avere meno
abilità dei nativi); ci si riferisce a due tipologie differenti di funzionamento del cervello che si sono
strutturate in base all’ambiente in cui i soggetti sono cresciuti. Mentre i migranti tendono a prediligere
l’accesso alle informazioni in forma scritta, i nativi, invece, prediligono quelle in forma grafica. I primi
tendono a concentrarsi su una sola azione per volta mentre i secondi a svolgerne diverse
contemporaneamente. In questa serie di caratteristiche differenti, secondo Prensky, sarebbe da individuare
la causa del disagio che i giovani incontrano in ambito scolastico. In aula infatti vengono catapultati in un
ambiente (in parte, dice tosatto) analogico in linea con la generazione a cui appartengono i loro docenti,
che viene così percepito come estraneo.

È dall’esperienza diretta della partecipazione che si apprende a vivere concretamente la democrazia


(Mortari 2008).
Alla costruzione delle competenze di cittadinanza concorrono non soltanto apprendimenti disciplinari ma
anche l’insieme dell’esperienza vissuta dagli studenti nelle classi e nella scuola (Losito 2009).

FGI = Federazione ginnastica d’Italia (1859, come la legge Casati)

FIS = Federazione Italiana scherma (1913)

FIGC = Federazione italiana giuoco calcio (1898)