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LA RIVOLUZIONE RUSSA 1917-1919

Nel 1914, dopo le prime vittorie, la russia entrò in un periodo di crisi, l’andamento della guerra era
negativo e la crisi economica iniziava a disgregare la società russa, l’apparato russo era debole e
incapace di reggere il peso della guerra. Nelle città c’era poco da mangiare (poca produzione
agricola perché i contadini vennero inviati al fronte), la moneta perse velocemente valore, e
iniziarono sommosse e scioperi, repressi spietatamente. Iniziarono le deportazioni in massa da
parte del governo zarista di polacchi, tedeschi ed ebrei; perché ritenuti membri di nazionalità
considerate non affidabili.
IL 1917
La situazione degenerò a seguito delle proteste popolari.
La rivoluzione iniziò Il 20 febbraio (5 marzo del nostro calendario) a Pietrogrado, con uno sciopero
di operai a cui si unirono le donne che protestavano contro il carovita (innalzamento dei prezzi di
beni di prima necessità). In pochi giorni ci fu uno sciopero generale che paralizza completamente
la capitale: lo zar ordinò di sciogliere le manifestazioni e decretò lo stato d’assedio ma le truppe
fraternizzano con i scioperanti .
La mobilitazione politica della classe operaia delle grandi fabbriche e la defezione dell’esercito
furono i fattori decisivi della rivoluzione del febbraio 1917. La rivolta si estendeva e il regime zarista
non riuscì a tenere la situazione sotto controllo, inoltre iniziava a venire meno l'appoggio allo zar da
parte della chiesa ortodossa. Nicola II abdicò e il regima zarista finì.

La rivoluzione fu rapida e poco contrastata, a dimostrazione della fragilità di un sistema autarchico,


il problema nuovo era il fatto che non esisteva una élite preparata ad assumere il potere e di
conseguenza si creò un vuoto di potere.

Caduto lo zar, bisognava organizzare il governo e decidere cosa fare nella guerra.
Nel frattempo iniziavano delle violente proteste contadine. Durante la rivoluzione si erano creati 2
centri di potere, il governo provvisorio nominato dalla DUMA (sorta di parlamento russo) e guidato
dai liberali e dal principe, dall’altro il Soviet di Pietrogrado (consiglio dei deputati degli operai e dei
soldati). Questa situazione di doppio potere rese estremamente difficile la gestione politica della
rivoluzione dato che avevano programmi diversi e contrastanti.

I liberali che si concentrano nel governo provvisorio (Partito cadetto), volevano una rivoluzione che
portasse a un esito costituzionale parlamentare, presero subito provvedimenti di tipo liberale come
il diritto alla parola, libertà di stampa, abolizione della pena di morte, convocazione di
un'assemblea costituente per decidere il futuro assetto del Paese. I liberali volevano la
prosecuzione della guerra e rassicurano l’Intesa e fecero appello al patriottismo dei soldati.
Nei due diversi centri di potere ( governo provvisorio e soviet di pietrogrado) c'erano diverse
posizioni come per esempio i menscevichi che volevano una rivoluzione democratica e legalitaria e
un governo guidato dai soviet. Dopodiché c'erano i socialisti rivoluzionari molto radicati nelle
campagne che volevano una riforma agraria che distribuisse alle comunità rurali le terre dei grandi
proprietari e del demanio pubblico. Entrambi questi gruppi ( menscevichi e socialisti) escludevano
l’ipotesi di finire la guerra. Il potere dello stato si frantuma in una molteplicità di micropoteri su
base locale e in una miriade di organizzazioni di base. Nel 1917 in Russia ci fu per la prima volta la
libertà democratica, i cittadini partecipavano alla vita politica e alla pubblica discussione.
Gli operai chiedevano aumento dello stipendio, i soldati volevano la fine della guerra, i contadini la
distribuzione delle terre lasciate in abbandono e il tutto divise ancora di più i ceti popolari.
*SOVIET= consiglio di autogestione di una azienda, di una fabbrica, dell’esercito= vogliono
autogovernarsi. (comitati autogestiti di gruppi di soldati/operai)

C’era un vuoto di potere e questo lasciò spazio a Lenin. Lenin tornato dall'esilio in Svizzera il 3
aprile 1917 ( fatto rientrare dai tedeschi perché sapevano che poteva innescare la rivoluzione) , un
leader internazionale. Nelle Tesi di Aprile che presentò al partito bolscevico, Lenin propose di
rompere con il governo provvisorio, di attribuire il potere agli organismi consiliari (tutto il potere ai
soviet), di attuare una riforma agraria e di porre fine alla guerra a tutti i costi.
Fu con questa linea che riuscì nei mesi successivi a portare i bolscevichi alla conquista del potere.
Il governo provvisorio perse nel frattempo sempre più potere e auorevolezza perche non affrontò le
questioni più importanti per il popolo: la riforma agraria e la pace. Nel corso dell’estate 1917 la
Russia divenne praticamente ingovernabile. Al fronte si moltiplicavano gli atti di insubordinazione e
di violenza nei confronti degli ufficiali. Interi reparti disertavano. Nelle campagne i contadini
incominciarono a prendere di mira non solo i proprietari nobili e le loro terre ma anche i contadini
agiati (kulaki). Nelle grandi città sull’orlo della fame e nelle fabbriche cresceva la protesta operaia.
All’inizio di luglio, a Pietrogrado, scoppiò un violento movimento insurrezionale, i bolscevichi
vennero arrestati e Lenin scappò in Finlandia.

In ottobre Lenin, rientrò clandestinamente a Pietrogrado e riuscì a far passare la linea


dell’insurrezione armata vincendo l’opposizione. In questa circostanza ebbe l’appoggio di Lev
Trockij (Troski) e di Stalin. Nella notte tra il 24 e il 25 ottobre 1917 i bolscevichi occuparono punti
strategici della città conquistando il Palazzo d’inverno (sede del governo provvisorio) e incontrando
scarsa resistenza. Il 26 ottobre Lenin costituì un governo rivoluzionario che non comprendeva né
menscevichi né socialrivoluzionari.

Il governo di Lenin mise in atto diversi decreti tra cui il decreto sulla terra (il più importante) che
confiscò le proprietà dei grandi proprietari terrieri della Corona e della Chiesa e le distribuì ai
piccoli contadini. Con questi provvedimenti i bolscevichi ricevettero notevoli consensi.

Nel novembre 1917, ci furono le elezioni per l’Assemblea costituete, a suffragio universale e
scrurtino segreto. Bolscevichi ottennero solo il 25% mentre i socialrivoluzionari il 63%.
Così l'assemblea rifiutò di riconoscere la legittimità del governo bolscevico e Lenin la fece
sciogliere con la forza il giorno successivo (19 gennaio 1918). Venne ridotta la libertà di stampa e
cominciò a operare una polizia politica la CEKA, che reprime le manifestazioni (è di fatto un colpo
di stato).

Pace di Brest-Litovsk ( pace sul fronte orientale) marzo del 1918


Decisi di chiudere la guerra, Lenin firmò una pace separata, vincendo la resistenza dei
bolscevichi. Il 3 marzo 1918 fu sottoscritto il trattato di Brest-Litovsk, una pace durissima per la
Russia che doveva riconoscere l’indipendenza dell’Ucraina e rinunciare ai territori polacchi alla
Lettonia, Estonia e Finlandia. La russia perse 800’000 km2 di terra, 26% della popolazione, il 32%
della produzione agricola, il 23% della produzione industriale e il 75% del carbone e del ferro.

L’umiliante pace di Brest-Litovsk e lo scioglimento dell’assemblea costituente alimentarono


l’opposizione nei confronti del neo partito comunista bolscevico (ex partito socialista).
In diverse parti del paese come Ucraina, Uzbekistan, Bielorussia sorgevano poteri locali o regionali
che chiedevano autonomia dal governo centrale.
Tra 1918 e il 1919 infuriò nel paese una spietata guerra civile per il controllo del territorio.
Del terrore bianco (controrivoluzionari, vogliono lo zar) e del terrore rosso hanno fatto le spese la
popolazione contadina con battaglie campali e scontri locali che lasciavano regolarmente dietro di
sé devastazioni e sangue.

In questo periodo viene uccisa l’intera famiglia reale (degli zar) e anche i nobili scapparono dalla
Russia. I bolscevichi vinsero perché affrontarono la guerra civile con drastiche misure di ordine
militare, economico, politico. Decisiva fu costituzione dell’Armata rossa organizzata da Lev Trockij,
caratterizzata da fedeltà alla causa della rivoluzione. I comandanti erano affiancati da commissari
politici. L'armata rossa sconfisse le forze bianche. Il governo bolscevico rappresentava l’unica
forza capace di mantenere unito lo Stato. A questo va aggiunta la forza rappresentata dal Partito
Comunista, 600’000 uomini che Lenin trasformò in un organizzazione disciplinata e centralizzata.

I comunisti affrontarono la guerra civile con misure economiche e politiche drastiche. Le industrie
chiudevano, i contadini si rifiutavano di dare il raccolto allo Stato, mancavano i beni di prima
necessità , il rublo perde valore, il sistema dei trasporti era collassato, inoltre il governo aveva
perduto territori più ricchi come Ucraina , paesi baltici, zona di Volga e la Siberia occidentale.
I bolscevichi avviarono un processo di abolizione della proprietà privata e del libero mercato il
cosiddetto Comunismo di guerra :
● nazionalizzazione delle imprese,
● statalizzazione del commercio interno,
● rigida disciplina del lavoro,
● requisizione forzata di tutto il grano eccedente le pure necessità di sopravvenienza e di
semina.

Venne instaurata la dittatura del partito comunista, vennero proibiti i giornali non bolscevichi, fu
reintrodotta la pena di morte, il partito assunse potere assoluto, le altre organizzazioni vennero
messe fuori legge, la ceka (polizia politica) assunse dimensioni e poteri sempre maggiori,
eseguendo arresti, fucilazioni e invio ai campi di detenzione.
LA PACE IMPOSSIBILE

La grande guerra vide il 50% dei maschi europei tra i 18 e 49 anni in guerra. Coinvolse i popoli e
utilizzò tecnologie innovative aiutate dalla straordinaria performance produttiva degli apparati
industriali . La guerra rappresentò una frattura profonda nella storia del mondo europeo e l’europa
perse il ruolo di baricentro economico e politico che aveva ricoperto per secoli. Poiché gli USA non
erano ancora disponibili ad assumere il suo posto, il mondo del dopoguerra si trovò privo di un
vero centro. Dopo la guerra finì l’epoca che si era aperta con l’illuminismo, la rivoluzione francese
e la rivoluzione industriale caratterizzata dalla fiducia nel progresso economico e civile, nella
scienza e nella ragione.

Dopo la guerra bisognava trovare di nuovo equilibrio e pace. Una funzione di guida sarebbe
spettata agli Stati Uniti. Gli americani erano i veri vincitori della guerra, avevano il territorio intatto,
un’economia che andava molto bene e crediti presso tutti i governi europei. Il presidente Woodrow
Wilson aveva indicato i 14 punti su cui fondare la politica internazionale del dopoguerra.
tra cui:
1. autodeterminazione dei popoli = i popoli vanno messi nella nazione a cui appartengono
culturalmente
2. libertà di commercio e abolizione delle dogane (abilita la politica protezionistica)
3. creazione della società delle nazioni = organismo sovranazionale che regolava le
controversie internazionali e manteneva la pace (prima fase di ONU)
4. convenzioni di pace palesi, nessun accordo segreto
5. restituzione dell’Alsazia e della Lorena alla Francia
6. Austria - Ungheria più sostegno per lo sviluppo
7. riduzione degli armamenti (la voleva perchè, con la corsa agli armamenti i paesi si erano
armati in modo esponenziale e questa preparazioni era anche una delle cause della
guerra).

Era una concezione dei rapporti internazionali idealistica e innovativa, ma di difficile attuazione. In
primo luogo, infatti, il principio di autodeterminazione risultò difficile da applicare sia in Europa,
dove si scontrava con gli egoismi nazionali e con la presenza di stati multietnici, sia nel mondo
coloniale, per la volontà delle potenze europee di conservare quanto più possibile i propri domini.
Quanto alla Società delle nazioni, essa nacque già debole per la mancata partecipazione degli
Stati Uniti, che rifiutò di sottostare a vincoli internazionali permanenti e, quindi, non ratificò il
trattato istitutivo della Società. A questa debolezza si aggiunse anche l’esclusione della Russia
(retta da un governo comunista non riconosciuto dalle potenze occidentali) e della Germania
(considerata responsabile del conflitto). Più che un organismo sovranazionale, la Società apparve
di fatto l’espressione degli interessi anglo-francesi e non ebbe perciò l’autorevolezza e la forza
necessarie a svolgere il compito per la quale era stata fondata.

LA CONFERENZA DI PARIGI ( gennaio- giugno 1919)

Detta anche di Versailles, perché lì si svolse la discussione sul tema più importante, il trattato di
pace con la Germania. I negozianti dovettero ridisegnare la carta politica d’Europa sconvolta dal
collasso di 4 grandi imperi, che erano anche i pilastri dell’ordine europeo centro-orientale (l’Impero
austro-ungarico, il Reich tedesco, l’Impero ottomano e l’Impero russo). Inoltre si doveva conciliare
il principio di nazionalità con quello di equilibrio tenendo conto delle clausole degli armistizi e dei
patti che erano stati stretti durante la guerra ( es: patto di Londra con l’Italia).
PACE DEI VINCITORI
La pace, che venne presentata come una conferenza di popoli, fu in realtà dominata dai quattro
grandi vincitori: Woodrow Wilson (USA), Clemenceau (Francia), Lloyd George (Gran Bretagna) e
Vittorio Emanuele Orlando (Italia)(che ebbe però un ruolo secondario). L’Austria e la Germania,
benché divenute nel frattempo repubbliche democratiche, non furono nemmeno ammesse alla
discussione per volontà della Francia (immemore di quando 100 anni fa era stata ammessa al
Congresso di Vienna, 1814-1815, pur essendo responsabile degli sconvolgimenti causati dalle
guerre napoleoniche). Dopo lunghe trattative si arrivò a 4 trattati di pace il più importante il trattato
di Versailles, con la Germania (28 giugno 1919) , poi il trattato di Saint-Germain con l’Austria, poi
altri con la Bulgaria, Ungheria e Turchia.

PROBLEMA CON LA GERMANIA​ ( novembre 1918 finisce la guerra )


L’intransigenza di Clemenceau (Francia) riuscì ad imporre alla Germania, sconfitta, condizioni di
pace assai dure e punitive: ​ (Wilson,USA, e Lloyd, R.Unito, avevano una linea più moderata vs Germania)
- la Germania persa l’Alsazia- Lorena (restituita alla Francia)
- cessò lo sfruttamento dei bacini carboniferi della Saar (ceduto temporaneamente alla
Francia ma sotto amministrazione della Società delle nazioni)
- perse lo Schleswig settentrionale (va alla Danimarca)
- dovette cedere alla Polonia la Pomerania, la Posnania, l’Alta Slesia e il corridoio di Danzica
(divide Germania e Prussia) per garantire alla Polonia l'accesso al mare.
- occupazione della Renania-Palatinato e smilitarizzazione della riva sinistra del Reno
- riduzione degli effettivi dell’esercito a 100000 uomini
- perdita delle colonie (spartite tra i vincitori)
- risarcire i danni di guerra 132 miliardi di marchi d’oro, cifra spropositata che avrebbe
distrutto l'economia tedesca (infatti venne pagata solo in parte). La germania perse il 13%
del territorio, il 10% della popolazione e il 75% ei giacimenti di ferro e i floridi centri
industriali dell’Alsazia, della Lorena e dell’Alta Slesia.
➔ l’imperatore tedesco abdica e viene instaurata una repubblica

IMPERO AUSTRO-UNGARICO​ ( diviso in 4 nuovi stati) trattato di Saint-Germain

- l’Austria venne ridotta in un piccolo stato con capitale Vienna (molto grande)
- l’Ungheria divenne indipendente ma dovette cedere la Transilvania alla Romania
- la Cecoslovacchia = unificò 2 nazionalità quella boema e quella slovacca
- nei Balcani venne creato il Regno Serbo Croato-Sloveno (poi Iugoslavia, slavi del sud)
- la Romania ampliò il proprio territorio con la Transilvania e divenne uno stato multinazional.
- l'istria viene data all’italia

➔ l’imperatore non c’è più perché non c’è più il governo

L’ITALIA = ebbe il Trentino, il Sud Tirolo-Alto Adige sino al confine con il Brennero, Trieste e
l'Istria ma ​non la Dalmazia e Fiume​ (problema per il paese e soprattutto per i nazionalisti)
EX- IMPERO RUSSO
- la Finlandia dichiarò indipendenza così come le repubbliche baltiche (l’Estonia la Lettonia e
Lituania). Tutte a seguito della rivoluzione russa del 1917.
- La Polonia divenne uno Stato sovrano incorporando la Galizia austriaca, la Posnania, la
Pomerania e parte della Slesia, nonché Danzica. In Polonia un terzo dei cittadini non era di
nazionalità polacca e c'erano molti ebrei.

VITTIME DIMENTICATE
Una delle conseguenze della guerra fu lo sradicamento, l’espulsione e l’esodo di interi gruppi
umani in particolare nell’area dei Balcani. I trattati di pace ridisegnarono le carte europee
ispirandosi al principio dell’omogeneità nazionale, tentando cioè di far coincidere stato e nazione.
Ma questo provocò l’emarginazione delle minoranze rispetto gruppi maggioritari.

es: un milione di tedeschi furono espulsi dall’ex impero prussiano o abbandonarono l’Alsazia e la
Lorena, circa due mln di polacchi si trasferirono nello stato polacco , circa 2 milioni di di russi e
ucraini fuggirono all’estero, + di un milione di greci furono espulsi dalla Turchia mentre i turchi
musulmani dalla Grecia tornarono in Turchia.
ARMENI= 300000 armeni scamparono dal genocidio del 1915 e lasciarono la Turchia, rifugiandosi
un po’ ovunque

LO STERMINIO DEGLI ARMENI


Gli armeni in Anatolia erano una nazione senza stato, stessa lingua cultura e religione ma privi di
sovranità politica. Furono sempre assoggettati a grandi potenze ma mantennero sempre una forte
identità , nel 1915, il governo di Istanbul, temendo che gli armeni si alleassero con la Russia e
mettessero la Turchia in una posizione di svantaggio decisero di iniziare il genocidio.
Iniziarono eliminando gli armeni dall’Anatolia, poi comiciarono le deportazioni nel 1915 dirette
verso la Siberia e la Mesopotamia. Tale deportazione fu in realtà uno sterminio di massa per le
condizioni impossibili della marcia. Le cifre di tale massacro sono aleatorie da 300-600’000
persone.
Fu il primo genocidio nella storia dopodiché ci fu quello degli ebrei e poi quello in Rwanda dei Tutsi
e gli Hutu.

IL QUADRO ECONOMICO DEL DOPOGUERRA- DALLO SVILUPPO ALLA CRISI


IL DOPOGUERRA
Nell'immediato dopoguerra tutti i Paesi europei si trovarono alle prese con grandi problemi
economici: l’inflazione e la svalutazione provocata da un’eccessiva immissione di moneta sul
mercato per coprire le spese belliche; un pesante indebitamento pubblico nei confronti degli USA;
la riconversione produttiva che creava disoccupazione aggravata dalla smobilitazione dell’esercito
e dal reinserimento nella vita civile e produttiva di milioni di reduci, che portava più persone in
cerca di lavoro. Queste difficoltà economiche furono accompagnate da acute tensioni sociali.
Tuttavia esse vennero superate con maggiore o minore difficoltà e rapidità.
La guerra fu un grande business e un potente acceleratore dello sviluppo.
Concentrazione industriale, innovazione tecnologica, innovazione organizzativa, produzione di
massa furono le nuove parole d’ordine.
La guerra, inoltre, aveva ridisegnato un nuova gerarchia economica con al vertice gli Stati Uniti.
Iniziò la produzione di massa e l’organizzazione scientifica del lavoro.
C’era molta domanda e anche tanta offerta e questo fece sempre di più aumentare la produttività.
ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO
Per aumentare la produttività fu inventato un metodo per migliorare il rapporto tra tecnologia e
lavoro umano, Frederick Winslow Taylor teorizzò l’organizzazione scientifica del lavoro che fu
messa in pratica da Henry Ford. Il taylorismo-fordismo consisteva nella scomposizione delle
mansioni del lavoro in unità minime e nella fissazione rigida dei tempi necessari a svolgere ogni
mansione. La cosiddetta DIVISIONE DEL LAVORO. Qua iniziò il concetto di impiegati e operai.
La produzione di massa cambiò anche la società, furono favoriti gli operai specializzati in un'unica
mansione a discapito dei lavoratori professionalizzati. Aumentarono anche gli impiegati pubblici e
privati che prendevano il nome di colletti bianchi in opposizione dei colletti blu che erano utilizzati
per gli operai, la divisione era netta tra chi presta lavoro manuale e chi invece il lavoro intellettuale.
Iniziò anche lo sviluppo dell settore terziario ovvero quello dei servizi.

IL BOOM AMERICANO
Questi grandi cambiamenti iniziarono in America dove la crescita negli anni venti fu veramente
esponenziale, il reddito nazionale passò da 33 miliardi nel 1914 a 87 miliardi nel 1929 anno in cui
esplose poi la crisi. La crescita più spettacolare fu quella delle case e dei beni di consumo durevoli
(automobili, apparecchi, frigoriferi, macchine per cucire). Un altra grande protagonista degli anni 20
fu la radio.
In america fino al ‘29 la situazione era fiorente, i salari aumentano e la disoccupazione diminuiva,
meno di un terzo degli americani aveva un reddito considerato dignitoso ma comunque, tale livello
era superiore a quello europeo. IL 24 OTTOBRE 1929, il cosiddetto giovedì nero, crollò la borsa di
New York aprendo la più grave crisi del 900.

LA CRISI DEL 29
Venivano offerte in borsa più azioni di quante ne venissero richieste, ciò indusse i risparmiatori e
speculatori a vendere per timore di subire perdite. Si diffuse il panico e oltre 16 mln di azioni furono
vendute in pochi giorni (alcune a pacchi di un dollaro l’uno). Si avviò una spirale di caduta
dell’economia. La crisi si trasmise a tutto il sistema economico. Dal settore finanziario a quello
reale. Una catena di fallimenti investì le banche che furono costrette a chiudere e quando fallisce
la banca fallisce il sistema economico. (i risparmiatori presi dal panico corsero a ritirare i propri
depositi). Tutto il sistema entrò in una grave crisi di liquidità mancava il denaro per finanziare le
attività economiche. La domanda di beni di consumo diminuì rapidamente. Le industrie iniziarono
a licenziare. Si avviò una recessione dell'economia. La crisi fu lunga e profonda. In 5 anni gli USA
persero metà della loro ricchezza. La disoccupazione raggiunse nel 1933 13 milioni, pari a ¼ della
forza lavoro.
IL FASCISMO

L’italia del dopoguerra era un paese lacerato da conflitti sociali e da contrapposizioni ideologiche,
la violenza divenne pane quotidiano. (1919= 50 giorni di scontri di piazza con morti e feriti) .
Tra il 1919 e il 1920 ci fu il cosiddetto biennio rosso, che fu dominato dalle grandi lotte contadine e
operaie mentre dal 1920 al 1922 il protagonista fu lo squadrismo fascista, che mise il paese a ferro
e fuoco.

LA SITUAZIONE ECONOMICA ITALIANA


La situazione economica era difficile, soprattutto a causa delle enormi spese sostenute dallo Stato.
Aumentò la quantità di moneta ma questo provocò la svalutazione della lira, che fu accompagnato
dall’inflazione e il costo della vita aumentò come anche aumentò la disoccupazione.
Nel corso della guerra l’industria italiana, tuttavia, si era sviluppata nella siderurgia, nella
meccanica e nella chimica, in questo periodo nascono grandi imprese che tutt'oggi sono importanti
come la fiat, l’ilva, montecatini e la beda . La necessità della produzione bellica aveva stimolato il
rinnovamento tecnologico. La guerra aveva prodotto un capitalismo più concentrato e più
moderno. Finito il conflitto però lo Stato non era più in grado di sostenere le imprese, e inoltre le
imprese dovevano riconvertire la produzione da quella di guerra a quella di pace, e questa
riconversione produttiva comportò una diminuzione della manodopera occupata.
A partire dal 1919 iniziò un ciclo di lotte sociali e sindacali che coinvolsero milioni di lavoratori.
Le lotte avevano natura spontanea, i contadini occuparono le terre incolte e contemporaneamente
nelle regioni aumentano violenti tumulti popolari contro il carovita.
Altri scontri più organizzati iniziarono nelle città come per esempio gli scioperi per l‘aumento dei
salari. Gli scioperi erano sotto la guida di Federterra (organizzazione socialisti dei braccianti) e
della CGL ( che passò da 250000 iscritti a 2200000 nel 1918) ma anche di una nuova
confederazione italiana: CIL (ora chiamata CISL) sindacato di ispirazione cattolica .
Il governo reagì a tali lotte con l’uso della forza per mantenere l’ordine alla ricerca di soluzioni
positive. Il movimento dei lavoratori ottenne effettivamente importanti risultati:

● Nelle fabbriche gli operai ottennero l’aumento dei salari nel 1919
● riduzione dell’orario lavorativo a otto ore (storico accordo del 20 febbraio)
● i braccianti ebbero anche un aumento della paga e l’imponibile di manodopera
● i mezzadri ottennero miglioramenti dei patti agrari
● il governo operò una redistribuzione ai contadini delle terre incolte che erano state
occupate.

IL DISAGIO SOCIALE DEI CETI MEDI


Il disagio invece continuava nel ceto medio: professionisti, magistrati, professori, impiegati, fittavoli
di campagna (imprenditori agricoli). I disagi erano di carattere materiale ma anche sociale, gli
impiegati avevano lo stipendio ridotto dall’inflazione , gli ex ufficiali non riuscivano a reintegrarsi
nella vita civile e si lamentavano di non ricevere un riconoscimento adatto, gli intellettuali e gli
studenti erano delusi dal risultato della guerra. Queste figure erano accomunate da un’avversione
per il socialismo che nel frattempo stava ottenendo buoni risultati e accentuata dalla paura di una
rivoluzione di tipo bolscevico (comunista). Il ceto medio era un protagonista della vita politica,
molte figure di questo strato sociale erano ex combattenti e reduci, erano antisocialisti e anti
democratici. Erano esasperati e aggravati dalle difficoltà economiche e dal l'inasprirsi del conflitto
sociale.
LA NASCITA DEL FASCISMO
In questa situazione ebbe le sue radici il movimento dei FASCI DI COMBATTIMENTO, fondato nel
marzo 1919 in piazza San Sepolcro a Milano da Benito Mussolini. I fasci erano formati da ex
socialisti, repubblicani, sindacalisti rivoluzionari, arditi ovvero un’insieme eterogeneo accomunato
dall’esperienza dell’interventismo. I Fasci nacquero come antipartito (infatti era un movimento).
Il programma politico (dei fasci) comprendeva il diritto di voto alle donne, l’abolizione del Senato di
nomina regia, la giornata lavorativa di otto ore, la tassazione straordinaria dei capitali.
Il programma era però anche una miscela di nazionalismo e sindacalismo rivoluzionario e che
trovava il suo collante nella violenza “rigeneratrice” e nell’ispirazione antidemocratica e socialista.
La prima azione pubblica fu l'incendio della sede milanese dell’ “Avanti” nell’aprile del 1919.

*FASCIO (arma usata dagli antichi Romani, dava l’idea di stare stretti e uniti per poi colpire)

BENITO MUSSOLINI
Aderì presto al socialismo, era contrario alla guerra in Libia , fu nominato direttore del quotidiano
del partito “l’Avanti”, ma negli anni maturò posizioni più estremiste e divenne polemico nei confronti
del neutralismo socialista. Fu espulso dal partito nel 1914 e si avvicinò al nazionaliso, fondando il
“Popolo d’Italia”, quotidiano interventista.

INCENDIO A AVANTI
15 APRILE 1919 Milano . I socialisti avevano proclamato lo sciopero per l’uccisione di un operaio
da parte della polizia. Nessun operaio ne tranviere si era presentato al lavoro, tutta la città stava
aspettando il previsto corteo socialista. Quando il corteo fece il suo ingresso in Piazza d’Uomo, fu
attaccato da un gruppo di arditi, studenti ed ex ufficiali, che Mussolini aveva chiamato alla
contromanifestazione patriottica. Non ci fu opposizione da parte dei carabinieri. La battaglia durò
1h e ci furono 4 vittime , dopodichè i fascisti puntarono verso la sede dell’ “Avanti”, la devastarono
e poi la diedero alle fiamme. Questo avvenimento fu un atto esemplare della violenza fascista, che
ebbe sin dall’inizio un carattere materiale e simbolico: colpì il nemico nei suoi uomini, nelle sue
organizzazioni e nei suoi simboli (L’Avanti).
Il fascismo aveva ancora un ruolo secondario perché il vero ruolo centrale lo aveva il nazionalismo,
attraverso la parola d’ordine vittoria mutilata. I trattati di pace sembravano confermare il timore che
l'Italia non ottenesse compensi adeguati al tributo sanguinoso versato. L’italia ebbe il Trentino, il
Sud Tirolo, Trieste ma non ebbe l’Istria, la Dalmazia e la città di FIUME abitata prevalentemente da
italiani.
Questo diede il pretesto ai nazionalisti di scatenare una violenta polemica contro il governo.

OCCUPAZIONE DI FIUME
La città di Fiume ai tempi era ungherese. Gabriele d’Annunzio 11-12 settembre 1919 occupò la
città proclamando l'annessione all’Italia. Egli si rifaceva ai 14 punti di Wilson ma gli alleati non
avevano concesso Fiume all'italia. Era comunque una violazione dei trattati di pace e questo mise
in difficoltà Il governo di Nitti che non seppe opporsi all'atto di forza , erano però contrari.
D’annunzio diede una nuova costituzione a Fiume molto all’avanguardia come la parità di sessi, la
facoltà di divorziare e la libertà di culto. Mussolini espresse vicinanza a D’Annunzio come anche
altre persone ma l’impresa era illegale. La situazione rimane così per dei mesi ma poi con il trattato
di Rapallo stipulato da Giolitti nel 1920, fiume viene proclamata libera, ma c’era D’annunzio.
Così il Regno d’Italia intervenne con la forza e in pochi giorni Fiume viene liberata.
La Venezia Giulia era un territorio plurietnico e plurilingue, gli italiani erano principalmente nei
centri urbani e sulle coste all'interno invece c’era una mescolanza di popoli sloveni e croati.
+LEGGI PAG.113
Nel 1919 nacque anche il partito popolare italiano, il primo partito di ispirazione cattolica, il
programma di tale partito ribadiva i punti fondamentali della dottrina sociale, ebbe molto riscontro a
livello contadino.

Alle elezioni del 1919, il partito cattolico ebbe il 20% , i liberali ebbero buoni risultati e il partito
socialista divenne la prima forza politica con il 34% dei voti. I Fasci non entrarono in Parlamento e
ebbero solo 4000 voti. Tuttavia ci furono dei fattori che ne favorirono l’ascesa:

● la capacità di proporsi alla borghesia produttiva e ai ceti medi come la forza capace di
riportare l’ordine nel paese sconfiggendo i socialisti e i sindacati;
● l’impiego della violenza appoggiata anche dello Stato
● la fragilità delle istituzioni e l’instabilità del sistema politico liberale
● le divisioni del movimento socialista e dei popolari

LO SQUADRISMO 1920
Nel 1920 cominciò a diffondersi in modo sistematico il fenomeno dello squadrismo , squadre
d’azione fasciste contro sedi e esponenti del movimento sindacale e socialista, le camere del
lavoro, i comuni amministrati dai socialisti . Una violenza terroristica finanziati e organizzata dagli
agrari. Le cosiddette “camice nere” si battevano anche contro i cattolici se necessario.
Erano composte da giovani ex combattenti, studenti, disoccupati, ufficiali. piccoli borghesi che
sapevano maneggiare le armi e che l’avevano imparato in guerra. Le violenze che accaddero tra il
1920 e il 1922 crebbero sempre di più e le forze dell'ordine e la magistratura non riuscirono o non
vollero reprimerle e punirle perchè erano un po d’accordo, tolleranti e complici.

Nelle elezioni del 1921, i fascisti si presentarono in liste di blocco nazionale con i liberali.
Tuttavia le elezioni furono precedute da una campagna elettorale insanguinata dalle violenze
squadristiche. I Fasci ottennero 31 seggi. Nel novembre 1921 Mussolini trasformò il vecchio
movimento dei fasci nel PARTITO NAZIONALE FASCISTA (PNF). Questo gli permise di tenere
sotto controllo i cosiddetti ras, squadristi locali che non volevano cessare la violenza.
Nel mentre che il partito nazionale fascista si consolidava, il partito socialista si indeboliva a causa
di ulteriori divisioni.

LA MARCIA SU ROMA (1922)


Mussolini nell’estate del 1922, da un lato decise di trattare con gli esponenti liberali per la
formazione di un nuovo governo, mentre dall’altro preparava una concentrazione di squadristi
armati nella capitale. Le squadre erano organizzate sotto un comando unificato.
La marcia su Roma ebbe inizio negli ultimi giorni di ottobre con l’occupazione di edifici pubblici in
varie città e colonne di fascisti convergevano su Roma. Se si parla dal punto di vista militare, i
fascisti non avrebbero mai potuto fronteggiare con speranza di successo l’esercito italiano ma il
problema non si pose dal momento che nessuno aveva intenzione di schierare l’esercito.
Il presidente del consiglio Luigi Facta portò al re, per la firma, il decreto che proclamava lo stato di
assedio per difendere Roma. Il sovrano rifiutò di firmare, Facta si dimise e Vittorio Emanuele offrì a
Mussolini un importato ministero. Mussolini rifiutò perchè voleva il governo, così il re acconsentì e
a quel punto iniziarono le parate per le vie della capitale per accogliere Mussolini, giunto lì il 30
ottobre.

Mussolini di fatto si fece assegnare il mandato governativo con la minaccia delle armi ( per la
prima volta nella storia dell’Italia). La marcia non segnò l’inizio della dittatura infatti nel governo
erano ammessi liberali, popolari, indipendenti, nazionalisti, filofascisti. = inaugurò il nuovo governo
con il Discorso del Bivacco (16 novembre).
DISCORSO DEL BIVACCO =MUSSOLINI ALLA CAMERA 16 novembre 1922

con il discorso pronunciato da mussolini, lui disse che stava di fatto facendo un favore all’italia,
perché il governo che c’era prima era alquanto inutile. dice che poteva facilmente vincere con la
violenza ma si è posto dei limiti questa volta. Poteva fare un dittatura e far chiudere il parlamento
ma non l'ha fatto. Finché è possibile preferisce collaborare con la camera poi se diventa
impossibile la scioglierà quando vuole che può essere in 2 giorni o 2 anni( 2 anni dopo lo fa).

Novembre 1922

il paese era stufo del biennio rosso, dei socialisti, degli attacchi dello squadrismo, delle
manifestazione per questo motivo le forze conservatrici diedero appoggio all’opera di
normalizzazione, ma questa normalizzazione non era tranquilla anzi venivano bastonati a morte gli
oppositori. ( assassinio matteotti) .

PROVVEDIMENTI ECONOMICI=

una volte al governo, mussolini prese provvedimenti per avere consenso dei ceti produttivi =
● favorevole all’iniziativa privata
● abolizione della nominatività dei titoli azionari
● riduzione delle imposte di successione
● abolizione delle imposte straordinarie sui sovraprofitti di guerra
● concessione del servizio telefonico a società private

OMICIDIO DI DON MINZONI e GIOVANNI AMENDOLA

era contro il fascismo, venne bastonato a morto da degli squadristi, le inchieste non condannarono
i colpevoli. stessa cosa per giovanni amendola.

PER CONSOLIDARE IL SUO POTERE MUSSOLINI:

- istituisce la milizia volontaria per la sicurezza nazionale che giura fedeltà al capo di governo
e che i occupava
- va a elezioni per capire se ha il consenso del parlamento (però prima cambia la legge
elettorale ovvero una legge maggioritaria = legge acerbo= ⅔ dei seggi vanno a chi ottiene
la maggioranza dei voti )

il partito fascista entra con una lista nazionale= nazionalisti, fascisti, cattolici clerico-moderati,
esponenti militari. ottiene il 65% dei voti e ottenne 374 deputati di cui 275 deputati fascisti.

DA NOTARE ci sono 2 tipi di legge elettorale


proporzionale= i seggi vengono dati in modo proporzionale ai voti ottenuti
maggioritario= il territorio viene diviso in collegi, e vice il deputato che ha più voti in un collegio,
l’espressione in parlamento non è proporzionale ma ci sono solo quelli che vincono

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