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LA MILZA

La milza è un grande organo linfoide secondario, localizzato nella cavità addominale,


alla sinistra dello stomaco. E’ un organo impari e pieno, del peso di circa 160 grammi.
Ha una forma ovoidale, molto schiacciata. La milza presenta una faccia diaframmatica
o laterale, lievemente convessa, ed una viscerale o mediale. Sulla faccia mediale
troviamo l’ilo della milza, in cui entra l’arteria lienale (o splenica) ed esce la vena
omonima.
FUNZIONI DELLA MILZA
-Produzione di risposte immunitarie (specie anticorpali, quindi mediate da
linfociti B) contro antigeni trasportati alla milza dal sangue.
-Rimozione dal circolo sanguigno di elementi corpuscolati del sangue (in
particolare eritrociti, invecchiati o danneggiati) e di microorganismi (batteri,
virus).
-Riserva di sangue: la milza contiene 250 ml di sangue.

La milza non è un organo indispensabile per la vita, perché alcune delle sue
funzioni (ad esempio distruzione degli eritrociti invecchiati) sono svolte anche
dal fegato. Tuttavia, la rimozione della milza, specie in giovane età, espone al
pericolo di gravissime infezioni batteriche.
STRUTTURA DELLA MILZA
La milza è circondata esternamente da una capsula di t.c. fibrillare denso.
La milza all’interno presenta delle zone bianco-grigiastre (polpa bianca),
alternate a zone rossastre (polpa rossa). Normalmente la polpa rossa
rappresenta il 70-75% del parenchima della milza.
La polpa bianca e la polpa rossa sono sostenute da abbondante tessuto
connettivo reticolare.
STRUTTURA DELLA MILZA (I)
La polpa bianca è formata da tessuto linfoide disposto a manicotto
intorno ad un’arteriola, presente in posizione più o meno centrale. I linfociti
localizzati immediatamente all’esterno dell’arteriola sono T, mentre quelli
disposti più perifericamente sono B. Nella polpa bianca troviamo anche
macrofagi/cellule che presentano l’antigene. La polpa bianca è importante
per risposte immunitarie nei confronti di antigeni trasportati dal sangue.
STRUTTURA DELLA MILZA (II)
La polpa rossa contiene capillari sinusoidi di tipo discontinuo (quindi con
membrana basale largamente incompleta) con lume molto ampio, detti seni
della milza, fra i quali si trovano degli spazi contenenti macrofagi, linfociti,
plasmacellule, granulociti etc. supportati da un’estesa impalcatura di fibre
reticolari.
Una caratteristica delle cellule endoteliali che rivestono internamente i
capillari della milza è la forma a bastoncino.
Fra le cellule endoteliali sono presenti delle caratteristiche fessure, molto
ampie.
Gli eritrociti riescono ad uscire dai capillari della polpa rossa della milza, ma
a anche a rientrarvi (eccezione), attraverso le fessure presenti fra le cellule
endoteliali.
I macrofagi della polpa rossa fagocitano gli eritrociti invecchiati o danneggiati
che sono usciti dai seni della milza.
La milza è l’organo in cui avviene la distruzione della maggior parte degli
eritrociti invecchiati/danneggiati. La distruzione degli eritrociti
invecchiati/danneggiati avviene anche nel fegato ad opera delle cellule di
Kupffer.
Struttura della parete di un capillare della polpa rossa della milza
Apparato urinario
E’ formato da due organi
parenchimatosi, i reni, e da
una serie di strutture cave
(calici renali minori e
maggiori, pelvi o bacinetto
renale, ureteri, vescica
urinaria ed uretra) che
formano le vie urinarie. Le
vie urinarie hanno il
compito di trasportare
l’urina, prodotta dai reni,
all’esterno del nostro
organismo.
I RENI
I reni sono organi pari
e pieni, localizzati nelle
regioni lombari, ai lati
della colonna
vertebrale.
Il rene sin. è un poco
più alto del dex., a
causa della presenza
del fegato che sposta
in basso il rene dex.
I reni hanno la forma di
grossi fagioli con un
peso si aggira sui 120-
150 g. Sono alti 12 cm,
larghi 6 cm, spessi 3
cm.
Funzioni dei reni
-Regolazione del volume e della pressione del sangue tramite:
-modulazione dell’ H2O persa con le urine;
-rilascio di eritropoietina aumento ematocrito ;
-rilascio di renina aumento pressione sanguigna.
-Regolazione della concentrazione plasmatica di Na+, K+, Cl-, Ca2+ ed altri
elettroliti, tramite il controllo della loro eliminazione con le urine.
-Eliminazione di scorie metaboliche endogene organiche, soprattutto azotate
(urea, acido urico, creatinina) e di sostanze tossiche esogene (farmaci).
-Stabilizzazione del pH del sangue (circa 7.35-7.45).
-Sintesi della forma attiva della vitamina D3 (in collaborazione col fegato),
importante per il metabolismo del calcio e l’ossificazione dello scheletro.
Ogni rene presenta una
faccia ant. ed una post., un
polo superiore ed uno
inferiore, un margine laterale
ed uno mediale. Nel margine
mediale del rene troviamo
l’ilo del rene che porta ad una
cavità interna detta seno
renale. Nell’ilo del rene entra
l’arteria renale, escono la
vena renale e la pelvi (o
bacinetto) renale.
Tramite le arteria renali (rami
dell’aorta addominale), i reni
ricevono il 15-20% della
gittata cardiaca ed ogni 5
minuti tutto il sangue del ns.
corpo passa attraverso i reni.
IL SENO RENALE
Il seno renale è una cavità contenente tessuto adiposo,
vasi sanguigni (arterie, vene) ed una serie di strutture
cave che appartengono alle vie urinarie:

1. Calici renali minori (di solito 12-20)


2. Calici renali maggiori (di solito 3)
3. Pelvi o bacinetto renale

Solitamente da 4 a 7 calici renali minori confluiscono in


un calice renale maggiore. A loro volta i 3 calici renali
maggiori confluiscono per formare la pelvi renale che
fuoriesce parzialmente dall’ilo del rene, continuandosi
con l’uretere.
PAPILLA
RENALE
ASPETTO DEL PARENCHIMA RENALE
• Una sezione frontale del rene ci permette di osservare
delle zone di colore più scure (midollare del rene) e delle
zone più chiare (corticale del rene).
• Le zone più scure ci appaiono come dei triangoli ma, se
viste tridimensionalmente, sono in realtà delle piramidi
(piramidi renali) con l’apice rotondeggiante (papilla
renale) che sporge verso la cavità del seno renale e si
immette dentro ad un calice renale minore. Sulla papilla
renale possiamo osservare, con una lente di
ingrandimento, dei forellini da cui gocciola urina
definitiva.
• La corticale si insinua anche fra le piramidi renali
dirigendosi verso il seno renale. Si formano così le
colonne renali.
CIRCOLAZIONE RENALE
L’arteria renale, una volta entrata nel seno renale,
solitamente si divide in 5 arterie segmentali. Le arterie
segmentali danno poi origine alla arterie interlobari.
Ciascuna arteria interlobare penetra nel parenchima renale
e decorre a lato di una piramide renale. Le arterie lobari,
giunte all’altezza delle base delle piramidi renali, curvano e
si dispongono parallelamente alla base stessa delle
piramidi. Queste arterie, a motivo della curva che
disegnano, esse vengono denominate arterie arcuate. Le
arterie arcuate provenienti da un lato delle piramidi renali si
anastomizzano con quelle provenienti dall’altro lato. Dalle
arterie arcuate originano le arterie interlobulari che si
dirigono verso la superficie del rene.
Le arterie interlobulari danno poi origine alle arteriole
afferenti ai glomeruli.
Diagramma della circolazione renale
Arteria renale Arterie segmentali

Arterie interlobari

Vena renale Vene interlobari Arterie arcuate

Arterie interlobulari
Vene arcuate

Vene interlobulari Arteriole afferenti

Venule Glomerulo

Capillari peritubulari,
Arteriole efferenti
vasa recta
NEFRONE
(unità anatomo-funzionale del rene)

Corpuscolo Tubulo
renale: diametro renale: lunghezza
300 mm 5-7 mm

Glomerulo Capsula di Tubulo contorto


arterioso Bowman prossimale;
Ansa di Henle;
Tubulo contorto
OGNI RENE CONTIENE 1.3 X 106 NEFRONI distale
Il nefrone è l’unità anatomo-funzionale del rene. Ogni rene
contiene circa 1,3 x 106 nefroni.
Il nefrone è formato da:

A. Corpuscolo renale
B. Tubulo renale

Ogni corpuscolo comprende un glomerulo arterioso


circondato da una struttura epiteliale, la capsula di
Bowman.
Ogni tubulo renale è formato da 3 tratti consecutivi uno
all’altro:
A. tubulo contorto prossimale; B. ansa di Henle; C. tubulo
contorto distale.

Molto importante: il corpuscolo renale ed il tubulo renale


sono posizionati in serie, ovvero da ogni corpuscolo origina
un tubulo renale.
ESISTONO 2 TIPI DI NEFRONI

1. Nefroni corticali o nefroni ad ansa corta (80% del


totale), i cui corpuscoli si trovano nei 2/3 esterni della
corticale. Essi hanno l’ansa di Henle corta, contenuta
in parte nella corticale ed in parte nella midollare
(ovvero nelle piramidi renali).

2. Nefroni iuxtamidollari o nefroni ad ansa lunga (20%


del totale), i cui corpuscoli si trovano nella corticale, al
confine con la midollare. Essi hanno l’ ansa di Henle
lunga che si sviluppa completamente nella midollare
(ovvero nelle piramidi renali).
Corpuscolo renale

È costituito da:

1. IL GLOMERULO ARTERIOSO

2. LA CAPSULA DI BOWMAN
IL GLOMERULO ARTERIOSO
È formato da un gomitolo (glomerulo) di una trentina di capillari
fenestrati e collegati fra loro (cioè anastomizzati) che originano
dall’arteriola afferente al glomerulo. Come sappiamo, le arteriole
afferenti derivano dalle arterie interlobulari.
I capillari del glomerulo arterioso confluiscono poi per formare
l’arteriola efferente che ha un calibro inferiore rispetto all’arteriola
afferente.

ECCEZIONE: i capillari del glomerulo arterioso sono interposti


fra due arteriole e non fra un’arteriola ed una venula, come
nella maggioranza degli organi.
ULTRAFILTRAZIONE
Capillare fenestrato

Membrana basale

Cellule endoteliali

Tight junction

Finestre (pori) nel


citoplasma delle cellule
endoteliali
POLO VASCOLARE

POLO URINIFERO
PARTE INIZIALE, A FONDO
CIECO, DEL TUBULO RENALE
PRIMITIVO

CELLULE ARANCIONI: DIVENTERANNO I PODOCITI, CIOE’ LE CELLULE DEL


FOGLIETTO VISCERALE DELLA CAPSULA DI BOWMAN.

CELLULE BIANCHE: DIVENTERANNO LE CELLULE DEL FOGLIETTO


PARIETALE DELLA CAPSULA DI BOWMAN, CHE SI CONTINUA CON
L’EPITELIO DI RIVESTIMENTO DEL TUBULO CONTORTO PROSSIMALE A
LIVELLO DEL POLO URINIFERO DEL CORPUSCOLO RENALE.
PARTE INIZIALE, A
FONDO CIECO, DEL POLO VASCOLARE
TUBULO RENALE DEL CORPUSCOLO
PRIMITIVO RENALE

Il corpuscolo renale presenta un polo vascolare, a


livello del quale entra l’arteriola afferente ed esce
quella efferente, nonché un polo urinifero, dove POLO URINIFERO DEL
inizia il tubulo contorto prossimale. CORPUSCOLO RENALE
LA CAPSULA DI BOWMAN
È una struttura epiteliale, costituita da due foglietti, uno parietale ed uno
viscerale che si continuano l’uno con l’altro a livello del polo vascolare del
corpuscolo renale.
Il foglietto parietale è formato da un unico strato di cellule appiattite che non
hanno particolari caratteristiche. Tali cellule, a livello del polo urinifero del
corpuscolo renale, si continuano con l’epitelio di rivestimento del tubulo
contorto prossimale.
Il foglietto viscerale, invece, è formato da cellule particolari dette podociti. I
podociti rivestono esternamente i capillari glomerulari e presentano dei
caratteristici processi primari o processi maggiori.
Dai processi primari originano dei sottili prolungamenti detti processi
secondari o pedicelli. E’ importante ricordare che i pedicelli di podociti
adiacenti si interdigitano fra di loro, senza toccarsi, formando così delle
fessure, dette fessure di filtrazione (ampiezza 20-40 nm), che sono chiuse da
sottilissimi diaframmi (spessore 6 nm).
Il corpuscolo renale presenta un polo vascolare, a livello del
quale entra l’arteriola afferente ed esce quella efferente,
nonché un polo urinifero, dove inizia il tubulo contorto
prossimale.
Il foglietto parietale della capsula di Bowman, costituito da
cellule appiattite, si continua, a livello del polo urinifero della
capsula, con l’epitelio di rivestimento del tubulo contorto
prossimale, che è di tipo isoprismatico semplice.
Fra i due foglietti della capsula di Bowman è racchiuso uno
spazio, detto spazio capsulare o glomerulare, dove si
raccoglie l’ultrafiltrato glomerulare o preurina.
ULTRAFILTRAZIONE
L’ultrafiltrazione è quel fenomeno in base al quale un liquido, in parte
simile al plasma, viene spinto fuori dai capillari glomerulari passando
attraverso il filtro renale e si raccoglie nello spazio capsulare (o
glomerulare) compreso fra i due foglietti della capsula di Bowman.
Questo liquido si chiama ultrafiltrato glomerulare o preurina. Ogni
giorno si formano 160-180 litri di preurina. Il 99% della preurina verrà
poi riassorbito lungo i vari tratti del tubulo renale.
La preurina è formata da H2O, elettroliti (Na+, K+, Cl-, etc.), glucosio,
vitamine, amminoacidi, sostanze di scarto (esempio: creatinina, urea)
e piccolissime quantità di proteine a basso peso molecolare.
Molecole con diametro inferiore a 3.5 nm e con carica elettrica positiva
o neutra passano più facilmente attraverso il filtro renale e quindi nella
preurina. Il processo dell’ultrafiltrazione è del tutto passivo e non
richiede dispendio energetico.
IL FILTRO RENALE
Il filtro renale, responsabile dell’ultrafiltrazione del plasma, è costituito da tre
strati che, procedendo dall’interno dei capillari glomerulari verso l’esterno,
sono:
1. Il citoplasma, provvisto di pori (finestre), delle cellule endoteliali che
rivestono i capillari glomerulari. I pori hanno un diametro di 6-10 nm e non
presentano dei diaframmi di chiusura, tuttavia il loro contorno presenta molte
cariche negative.
2. La membrana basale, che è in comune fra le cellule endoteliali ed i
podociti, ed ha uno spessore di circa 350 nm. La membrana basale è ricca
di glicosoaminoglicani che hanno una carica negativa. Pertanto, le molecole
con carica negativa (esempio: albumina, una proteina) attraversano la
membrana con difficoltà, al contrario di quelle con carica neutra o positiva
3. Le fessure di filtrazione presenti fra i pedicelli di podociti adiacenti, chiuse
da sottili diaframmi che sono formati dalla proteina nefrina e da altre
proteine definite «nephrin-like».
TUBULO RENALE
È costituito da tre tratti consecutivi che hanno il compito di
riassorbire la maggior parte della pre-urina:
1. TUBULO CONTORTO PROSSIMALE (CORTICALE)
2. ANSA DI HENLE (CORTICALE/MIDOLLARE)
3. TUBULO CONTORTO DISTALE (CORTICALE)

Tramite il tratto reuniente, il tubulo renale si continua poi con i dotti


collettori. A loro volta i dotti collettori confluiscono nei dotti papillari
che si aprono nei forellini posti sull’apice delle papille renali, da cui
esce l’urina definitiva. L’urina definitiva entra così nei calici renali
minori, che sono la parte iniziale delle vie urinarie.
EPITELIO DI RIVESTIMENTO DEI VARI TRATTI
DEL TUBULO RENALE

TUBULO CONTORTO PROSSIMALE: troviamo un epitelio


isoprismatico semplice con moltissimi microvilli, che aumentano la
superficie assorbente. Ciò ci indica che la maggior parte della preurina
viene riassorbita a questo livello.

ANSA DI HENLE: troviamo un epitelio pavimentoso semplice.

TUBULO CONTORTO DISTALE: troviamo un epitelio isoprismatico


semplice con scarsi microvilli.
RIASSORBIMENTO DELLA PREURINA
NEL TUBULO RENALE E NEL DOTTO COLLETTORE

TUBULO CONTORTO PROSSIMALE: vengono riassorbiti H2O, glucosio,


amminoacidi, vitamine, Na+, K+, Cl-, HCO3-, piccole proteine. Nel complesso,
viene riassorbito il 70% del totale della preurina.

ANSA DI HENLE: vengono riassorbiti H2O, Na+, K+, Cl-, HCO3-. Nel
complesso, viene riassorbito il 15% del totale della preurina.

TUBULO CONTORTO DISTALE: vengono riassorbiti Na+, Cl-, H2O. Il


riassorbimento di Na+ e H2O dipende dall’ormone aldosterone, prodotto dalle
ghiandole surrenali. Nel complesso viene riassorbito il 7% del totale della
preurina.

DOTTO COLLETTORE: vengono riassorbiti H2O, Na+. Il riassorbimento di H2O


è dipendente dall’ormone ADH o ormone antidiuretico, prodotto dall’ipotalamo.
L’APPARATO IUXTAGLOMERULARE

Esso è costituito da un insieme di cellule che sono posizionate vicino


ad ogni corpuscolo renale. Pertanto, ad ogni nefrone è associato un
apparato iuxtaglomerulare. Questo apparato svolge un ruolo
fondamentale nella regolazione della pressione sanguigna.
L’apparato iuxta-glomerulare è formato da 3 tipi di cellule:

1. CELLULE IUXTAGLOMERULARI
2. CELLULE DELLA MACULA DENSA
3. CELLULE DEL MESANGIO EXTRA-GLOMERULARE
1.CELLULE IUXTAGLOMERULARI: sono localizzate per la maggior parte nella
tonaca media della parete dell’arteriola afferente al glomerulo. Ve ne sono però alcune
anche nella parete dell’arteriola efferente. Sono dei pressocettori, ovvero cellule che
costantemente misurano la pressione del sangue che scorre all’interno delle arteriole
afferenti ed efferenti.
Le cellule iuxtaglomerulari, quando la pressione sanguigna scende sotto certi livelli,
secernono nel sangue la renina, un enzima che ha come substrato l’angiotensinogeno,
una proteina del plasma costituita da 453 amminoacidi e prodotta soprattutto dal
fegato (epatociti). La renina trasforma l’angiotensinogeno in angiotensina I, un peptide
di soli 10 amminoacidi. L’angiotensina I non ha effetti biologici conosciuti.
L’angiotensina I è trasformata poi in angiotensina II, un peptide di 8 amminoacidi, da
parte di un enzima detto ACE (Angiotensin Converting Enzyme) che è sintetizzato
soprattutto dalle cellule endoteliali dei vasi sanguigni polmonari e secreto quindi nel
sangue.
L’angiotensina II ha i seguenti effetti:

 stimola direttamente la contrazione della muscolatura liscia di tutte


le arteriole del corpo aumento pressione sanguigna;

 stimola le ghiandole surrenali a produrre l’ormone aldosterone che


fa riassorbire più Na+ ed H2O a livello del dotto collettore del
nefrone aumento volume del sangue aumento pressione
sanguigna;

 aumenta direttamente il riassorbimento di Na+ ed H2O nel tubulo


contorto prossimale  aumento volume del sangue  aumento
pressione sanguigna.

 ci fa venire sete. L’introduzione di liquidi contribuisce ad aumentare


la pressione sanguigna.
2. CELLULE DELLA MACULA DENSA: sono localizzate nell’epitelio di
rivestimento del tubulo contorto distale, nel punto in cui tale tubulo passa
vicino al corpuscolo renale di origine. Sono degli osmocettori, ovvero
sono cellule che costantemente misurano la concentrazione di Na+ e Cl-
presente nella preurina che transita all’interno del tubulo contorto
distale.

Le cellule della macula densa, se rilevano che la preurina contenuta nel


tubulo contorto distale ha un contenuto troppo basso in Na+ e Cl- (le cause
che possono determinare ciò sono molte), mandano un segnale alle cellule
iuxtaglomerulari, forse attraverso le cellule del mesangio extraglomerulare
che fungerebbero da intermediari. In seguito a tale messaggio, le cellule
iuxtaglomerulari secernono renina che causa la cascata di effetti visti prima e
fa aumentare il riassorbimento di Na+ e Cl- dalla preurina, in modo che ne
venga eliminata la minor quantità possibile tramite l’urina definitiva.
3. CELLULE DEL MESANGIO EXTRAGLOMERULARE (O

CELLULE DI LACIS): Sono cellule localizzate a livello del


polo vascolare del glomerulo e sono poste fra
l’arteriola afferente e quella efferente. Nonostante
siano note da molti anni, la loro funzione non è ancora
ben chiara. Come detto in precedenza, fungerebbero
da intermediari negli scambi di segnali fra le cellule
della macula densa e le cellule iuxta-glomerulari.
Effetti della vitamina D

La vitamina D si forma nella cute a partire


dal colesterolo in caso di irraggiamento
solare (UVB), oppure viene assunta
tramite l’alimentazione. Il fegato ed il rene
attivano la vitamina D, trasformandola
nella forma attiva, diidrossicolecaleciferolo,
che, visti i suoi meccanismi di azione, può
essere considerato un vero e proprio
ormone. La vitamina D stimola la
deposizione di Ca2+ a livello osseo.

Una carenza di vitamina D determina il


rachitismo dei bambini. Il rachitismo è
caratterizzato da una crescita rallentata e
dalla presenza di ossa lunghe deboli che
si incurvano sotto il peso del corpo
quando il bambino inizia a camminare.
IL RENE PRODUCE ERITROPOIETINA

Effetti dell’eritropoietina (EPO)


L’EPO è un ormone (citochina) glicoproteico sintetizzato e secreto da fibroblasti disposti intorno
ai tubuli contorti prossimali quando la pressione parziale di ossigeno (pO2) si riduce, ad esempio
in caso di anemia o di soggiorno prolungato ad alta quota. L’EPO stimola la produzione di
eritrociti nel midollo emopoietico, con conseguente aumento dell’ematocrito. Nell’adulto il
90% dell’EPO viene prodotto nel rene, la quota rimanente è prodotta dal fegato.
VIE URINARIE
Le vie urinarie iniziano con i calici renali minori,
proseguono poi con i calici renali maggiori ed quindi
con la pelvi o bacinetto renale.
I calici minori e maggiori sono interamente contenuti
all’interno del seno renale, mentre la pelvi fuoriesce,
in parte, dall’ilo del rene.

Questi primi tratti delle vie urinarie sono rivestite


internamente da una tonaca mucosa che presenta un
epitelio composto molto particolare, detto epitelio
polimorfo o di transizione o anche «urotelio». Questo
tipo di epitelio di rivestimento è caratteristico delle vie
urinarie.
LA VESCICA URINARIA
E’ un organo impari e cavo, con una capacità di 500 ml nel
maschio e di 300-350 ml nella donna. Infatti, nella donna la
presenza dell’utero riduce lo spazio a disposizione della vescica
urinaria. Quando è vuota, la vescica urinaria ha la forma di un
cono ad apice superiore e anteriore o della prua di una barca.
Quando è piena, la vescica urinaria ha forma globosa e si
espande verso l’alto nella cavità addominale. Nella vescica
urinaria confluiscono i due ureteri. Dalla vescica urinaria origina
l’uretra, che ne permette lo svuotamento all’esterno.
STRUTTURA DELLA PARETE DELLA
VESCICA URINARIA
• In quanto organo cavo, la vescica urinaria presenta una
struttura a tonache sovrapposte:

1. Tonaca mucosa
2. Tonaca muscolare
3. Tonaca avventizia

Va notato come anche nella parete della vescica urinaria


manchi una tonaca sottomucosa.

Nella tonaca mucosa, l’epitelio di rivestimento è di tipo


polimorfo o di transizione, ovvero il caratteristico epitelio di
rivestimento delle vie urinarie (urotelio).
EPITELIO DI POLIMORFO O DI TRANSIZIONE

CELLULE AD OMBRELLO

CELLULE A CLAVA (o intermedie)

CELLULE BASALI
Rappresentazione schematica di un epitelio polimorfo: a. organo contratto (vuoto);
b. organo disteso (pieno).
Questo epitelio è caratterizzato da cellule ad ombrello, cellule a clava e cellule basali. Tutti
questi tipi cellulari sono capaci di variare la propria altezza, anche se tale caratteristica è più
evidente nelle cellule a clava ed in quelle ad ombrello. In questo modo lo spessore di tale epitelio
può variare di molto, anche se il numero degli strati di cellule non cambia.
APPARATO TEGUMENTARIO
Questo apparato è costituito dalla cute o pelle e dagli annessi cutanei che
comprendono i follicoli piliferi, i peli, i capelli, le unghie, le ghiandole sebacee
e le ghiandole sudoripare.

LA CUTE O PELLE
La cute ha uno spessore variabile da 0,5 mm (palpebre) fino a 4 mm (pianta
dei piedi). La sua estensione è in media pari a 1,5-2 m2 ed il suo peso è
circa il 15% del peso corporeo.
La cute è costituita in superficie da un epitelio di rivestimento pavimentoso
composto cheratinizzato, detto epidermide, al di sotto del quale è presente
uno strato di t. c. fibrillare denso a fasci intrecciati, detto derma.
Il confine fra epidermide e derma non è rettilineo, ma presenta dei
sollevamenti del derma detti papille dermiche.
In profondità rispetto al derma troviamo poi il sottocutaneo, cioè del t. c.
fibrillare lasso, più o meno ricco (a seconda delle zone, del sesso e degli
individui) di cellule adipose (adipociti univacuolari).
FUNZIONI DELLA CUTE:

 Protegge in ns. organismo da danni meccanici, chimici, fisici (calore,


freddo, radiazioni UV).
 Partecipa alla regolazione della temperatura corporea
(termoregolazione).
 Previene la disidratazione del ns. organismo, impedendo
l’evaporazione dai tessuti sottostanti.
 Protegge dalla penetrazione di microorganismi.
 Elimina prodotti di rifiuto del ns. metabolismo tramite il sudore.
 Produce la vitamina D, che deve poi essere attivata nel fegato/rene.
 È un importante organo di senso (sensibilità tattile, ad esempio).
L’EPIDERMIDE E’ COMPOSTA DA VARI TIPI DI CELLULE:
1.CHERATINOCITI: sono le cellule più numerose (95%)
dell’epidermide e sono così dette perché producono grandi
quantità di proteine dette cheratine.
2. MELANOCITI: producono il pigmento chiamato melanina.
3. CELLULE DI LANGERHANS: sono cellule che presentano
l’antigene, derivate dai monociti; appartengono dunque al
sistema immunitario.
4. CELLULE DI MERKEL: sono cellule coinvolte nella ricezione
di stimoli tattili.
L’EPIDERMIDE PRESENTA 4/5 STRATI, CHE, DALLA
PROFONDITA’ IN SUPERFICIE, SONO:

1. BASALE O GERMINATIVO

2. SPINOSO

3. GRANULOSO

4. LUCIDO (solo nel palmo delle mani e nella pianta dei


piedi)

5. CORNEO
• Lo strato basale o germinativo è composto da cellule staminali,
precursori dei cheratinociti, separate dal sottostante derma da una
membrana basale. Le cellule di questo strato si dividono per mitosi
asimmetrica, dando ciascuna origine ad una cellula staminale e ad una
cellula che sale nello stato spinoso per differenziarsi trasformandosi in
cheratinocita.
• Nello strato spinoso i cheratinociti cominciano a produrre lipidi.
• Nello strato granuloso i cheratinociti perdono il nucleo e rilasciano dal
citoplasma, tramite esocitosi, lipidi contenuti in corpi lamellari. Tali
lipidi formano una specie di barriera impermeabile all’acqua nello
spazio extra-cellulare.
• Lo strato corneo, variabile da pochi strati a centinaia di strati (ad
esempio nelle regioni del palmo della mano e della pianta del piede) è
formato da elementi cellulari morti (chiamati anche corneociti), privi
di nucleo, molto appiattiti. I corneociti sono circondati da un involucro
proteico formato da cheratine e da strati di lipidi. La maggior parte
della funzione protettiva dell’epidermide risiede in questo strato.

• Una cellula impiega 2 settimane per passare dallo strato spinoso alla
sommità di quello granuloso. Trascorre poi 4 settimane nello strato
lucido/corneo ed infine si desquama.
APPARATO ENDOCRINO
• L’apparato endocrino rappresenta uno dei due
grandi meccanismi di comunicazione del nostro
organismo.
• L’altro meccanismo è rappresentato dal sistema
nervoso. I messaggi inviati dal sistema nervoso sono
di natura elettrica e viaggiano molto velocemente.
• Invece, l’apparato endocrino si serve di messaggi
chimici, detti ormoni, che viaggiano più lentamente
attraverso la circolazione sanguigna.
• Mediante questi due sistemi di comunicazione, che
sono ampiamente collegati ed integrati fra loro, il
nostro organismo armonizza le funzioni di tutte le
sue parti e può così rispondere in maniera ottimale a
sollecitazioni sia interne che esterne.
L’apparato endocrino è costituito da:
A. Ghiandole endocrine vere e proprie: tiroide, gh. surrenali, gh.
paratiroidi, adenoipofisi.
B. Gruppetti di cellule presenti all’interno di altri organi: isolotti
pancreatici di Langerhans; cellule interstiziali di Leydig del testicolo.
C. Cellule isolate presenti nell’ambito di tessuti non endocrini: cellule
enteroendocrine presenti nello stomaco e nell’intestino tenue/crasso.
D. Vi sono anche cellule che, pur svolgendo altre funzioni,
secernono anche ormoni: cardiomiociti atriali che secernono il
peptide natriuretico atriale o ANP.
E. Alcuni neuroni hanno attività endocrina e secernono ormoni,
come vedremo.
• In molti casi gli ormoni agiscono a distanza da dove
sono stati prodotti e sono trasportati agli organi
bersaglio dalla corrente sanguigna (vera funzione
endocrina).

• Alle volte però gli ormoni possono agire o sulle


stesse cellule che li hanno prodotti (autocrinia) o su
cellule circostanti (paracrinia; esempio: le cellule d
(delta) degli isolotti pancreatici producono l’ormone
somatostatina che agisce sulle cellule a (alfa) e b
(beta) degli stessi isolotti, regolandone la funzione).
VERA FUNZIONE ENDOCRINA

PRODUZIONE EFFETTO
PARACRINIA AUTOCRINIA
LA TIROIDE
• La tiroide è un organo impari e pieno, localizzato nella parte
antero-inferiore del collo. Ha la forma di una lettera H
maiuscola e pesa in media 16-20 g.
• E’ formata da 2 lobi laterali (destro e sinistro), disposti
verticalmente, collegati da un istmo, disposto
orizzontalmente.
• Dall’istmo, nel 30-40% degli individui, origina il lobo
piramidale, che ha la forma di un dito e si dirige in alto.
STRUTTURA DELLA TIROIDE: I FOLLICOLI TIROIDEI

L’unità anatomo-funzionale della tiroide è il follicolo tiroideo, una cavità


rotondeggiante e chiusa (diametro 200-300 m), rivestita internamente da un epitelio
monostratificato, formato da cellule definite tireociti. All’esterno dei tireociti troviamo
una membrana basale.

All’interno dei follicoli è presente un materiale gelatinoso detto colloide, formato da


una glicoproteina chiamata tireoglobulina. La colloide è prodotta e secreta all’interno
dei follicoli dai tireociti e rappresenta la forma di deposito degli ormoni tiroidei, T3 e
T4.
Altre cellule della tiroide
Oltre ai tireociti, la tiroide contiene le cellule parafollicolari o
cellule C.
Queste cellule sono localizzate o fra i tireociti e la membrana
basale che circonda il follicolo, oppure negli spazi che sono
presenti fra un follicolo e l’altro.
Le cellule C costituiscono solo lo 0,1% della massa della
tiroide e non vengono mai in contatto con la colloide.
Le cellule C producono la calcitonina, un ormone che regola i
livelli plasmatici del calcio (calcemia).
Ormoni della tiroide

TETRA-IODO-TIRONINA
(TIROXINA, o T4)
Ormoni tiroidei
prodotti dai tireociti

TRI-IODO-TIRONINA,
o T3

Prodotta dalle cellule


CALCITONINA
parafollicolari (cellule
C)
Produzione di T3 e T4
1. I tireociti sintetizzano e secernono la TIREOGLOBULINA che

va a depositarsi all’interno del follicolo, formando la colloide.

La tireoglobulina è una proteina molto ricca dell’amminoacido

tirosina (vi sono 100-120 molecole di tirosina/molecola di

tireoglobulina), che può legare IODIO.

2. In particolare, ogni molecola di tirosina può legare 1 o 2 atomi

di iodio.
Produzione di T3 e T4
2. Nel sangue circola I- (ioduro) che viene captato ed
internalizzato dai tireociti. Infatti i tireociti possiedono sulla loro
membrana plasmatica una “pompa” per I- (co-trasportatore I-
/Na+).
Lo I- viene poi pompato all’interno dei follicoli tiroidei
tramite una proteina di membrana chiamata pendrina (uno
scambiatore Cl-/I-), presente al polo apicale dei tireociti.
Tramite un enzima detto PEROSSIDASI TIROIDEA, lo I-
viene poi ossidato e legato alle molecole di tirosina presenti
nella tireoglobulina.
Secrezione di T3 e T4
Quando c’è bisogno di ormoni tiroidei in circolo, la tireoglobulina
viene internalizzata mediante macropinocitosi (un particolare tipo
di endocitosi) dai tireociti che, tramite degli enzimi proteolitici
(proteasi) contenuti nei lisosomi, liberano T3 e T4 dalla
tireoglobulina. T3 e T4 vengono poi secreti nel sangue.
T4 rappresenta l’80% degli ormoni tiroidei, T3 solo il 20%, ma è più
potente di T4.

La sintesi e la secrezione di T3 e T4 sono controllate dall’ormone


TSH (ORMONE TIREOTROPO), prodotto dall’ipofisi anteriore. I
tireociti, infatti, esprimono sulla membrana il recettore per il TSH che
stimola la sintesi e la secrezione di T3 e T4.

Praticamente tutte le cellule del ns. organismo sono sensibili agli


ormoni tiroidei.
TIREOGLOBULINA (NEL FOLLICOLO)

CAPTAZIONE DELLA TIREOGLOBULINA ALL’INTERNO DEI TIREOCITI

TETRA-IODO-TIRONINA TRI-IODO-TIRONINA

MOLTO PIU’ POTENTE


(3/4 volte)

ORMONI TIROIDEI
(SECRETI NEL SANGUE)
FUNZIONI DEGLI ORMONI TIROIDEI

A. T3 e T4 aumentano il metabolismo corporeo,


incrementando il consumo di O2 a livello cellulare.
B. Aumentano la temperatura corporea (termogenesi).
C. Aumentano la sintesi proteica, il metabolismo lipidico e
quello dei carboidrati.
D. Aumentano la frequenza e la gittata cardiaca.
E. Sono molto importanti per lo sviluppo del sistema nervoso
centrale durante la vita embrionale e fetale. Uno loro carenza
durante la vita intrauterina causa danni irreversibili al S.N.C.
F. Agiscono anche sullo scheletro, favorendone lo sviluppo.
GHIANDOLE PARATIROIDI
La paratiroidi sono 4 quattro piccole ghiandole endocrine (peso: 30-
50 mg ciascuna) di solito localizzate posteriormente ai lobi laterali
della tiroide (due a dex. e due a sin.), anche se la loro posizione può
variare da individuo ad individuo.
Le ghiandole paratiroidi hanno
una struttura a cordoni di
cellule, in cui sono presenti
cellule principali, che
producono l’ormone
paratormone (PTH), e cellule
ossifile, che compaiono alla
pubertà, formano degli isolotti
fra le cellule principali e
contengono molti mitocondri.
Il numero delle cellule ossifile
aumenta con l’età, ma la loro
funzione non è nota, benché
queste cellule siano conosciute
da molti anni.
EFFETTI DEL PARATORMONE (PTH)

A. A livello osseo il PTH favorisce la formazione di osteoclasti,


cellule che riassorbono l’osso, con conseguente liberazione di
Ca2+ nel sangue.

B. Il PTH stimola il riassorbimento di Ca2+ dalla pre-urina a


livello del tubulo renale.

C. Il PTH stimola la produzione della forma attiva della vitamina


D nel rene. La vitamina D, a sua volta, favorisce l’assorbimento
di Ca2+ a livello intestinale.

Questi tre effetti portano ad un innalzamento della


concentrazione di Ca2+ nel plasma, ovvero ad un incremento
della calcemia.
PARATORMONE: ORMONE IPERCALCEMIZZANTE
OSTEOCLASTI

Paratormone
EFFETTI DELLA CALCITONINA
Oltre che dal paratormone, la calcemia è regolata dalle cellule
parafollicolari o cellule C della tiroide, che producono l’ormone
calcitonina. La calcitonina ha due effetti:
A. Inibisce l’azione degli osteoclasti e quindi diminuisce la
liberazione di Ca2+ dal tessuto osseo, preservandone la
calcificazione.
B. Favorisce l’eliminazione di Ca2+ con l’urina, diminuendone
l’assorbimento a livello del tubulo renale.

Questi effetti portano ad un abbassamento della concentrazione


di Ca2+ nel plasma, ovvero ad una diminuzione della calcemia.
Va comunque rilevato che il ruolo della calcitonina nel regolare la
calcemia nell’uomo adulto non sembra essere molto rilevante.
Nella specie umana la calcitonina pare importante nel bambino
durante lo sviluppo dello scheletro e per preservare la
calcificazione delle ossa nella donna durante la gravidanza e
l’allattamento.
CALCITONINA: ORMONE IPOCALCEMIZZANTE

CALCITONINA
GHIANDOLE SURRENALI
Le ghiandole surrenali sono organi pari e pieni, del peso di circa 3-5 g.
ciascuno, poste al di sopra del polo superiore del rispettivo rene. Esse
hanno una forma grossolanamente piramidale con l’apice rivolto in alto e
medialmente e la base che si adatta al polo superiore del rispettivo rene.
La ghiandole surrenali sono circondate da una
capsula di t. c. fibrillare denso. Una volta
sezionate, le ghiandole surrenali presentano
una parte esterna, detta corticale, di colore
giallastro, ed una parte interna, detta
midollare, di colore marrone scuro.
LA PARTE CORTICALE E’
SUDDIVISIBILE IN TRE
ZONE, CHE PROCEDENDO,
DALL’ESTERNO
ALL’INTERNO, SONO:
1. ZONA GLOMERULARE
2. ZONA FASCICOLATA
3. ZONA RETICOLARE
Nella zona glomerulare le cellule
sono disposte a formare glomeruli
(gomitoli).
Nella zona fascicolata le cellule
sono disposte a formare dei cordoni
paralleli.
Nella zone reticolare le cellule
formano un reticolo tridimensionale.
GLOMERULARE

FASCICOLATA
(ZONA PIU’
ESTESA, CIRCA IL
70% DELLA
CORTICALE)

RETICOLARE
La corticale del surrene produce ormoni di tipo
steroideo, derivati cioè dal colesterolo.
La midollare del surrene produce invece adrenalina e
noradrenalina, che appartengono alla famiglia delle
catecolammine.
La tre zone della corticale del surrene sono abbondantemente vascolarizzate
e producono ormoni steroidei di tipo differente:

A. La zona glomerulare produce mineralcorticoidi, di cui il più noto è


l’aldosterone.
B. La zona fascicolata produce glicocorticoidi, di cui il più noto è il cortisolo.
C. La zona reticolare produce ormoni steroidi anabolizzanti (androgeni), di cui
il più noto è il deidroepiandrosterone o DHEA.

Negli individui adulti, le zone più importanti della corticale del surrene sono la
glomerulare e la fascicolata.
EFFETTI DELL’ALDOSTERONE
A. Aumenta il riassorbimento di Na+ e H2O dalla preurina a
livello del tubulo renale del nefrone.
B.Aumenta la secrezione di K+ nella preurina a livello del
tubulo renale del nefrone.
Come conseguenza di questi fenomeni si ha incremento del
volume del sangue ed aumento della pressione sanguigna.

La secrezione dell’aldosterone è stimolata dall’angiotensina II


(sistema renina-angiotensina II-aldosterone).
EFFETTI DEI GLICOCORTICOIDI

A. Aumentano la glicemia.
B. Aumentano la pressione sanguigna.
C. Deprimono il sistema immunitario (linfociti T e B).
D. Diminuiscono la sensazione di fatica (effetto dopante).
E. Potenziano la memorizzazione di eventi legati a ricordi spiacevoli o
piacevoli.
F. Sono assolutamente necessari per sopravvivere a condizioni di stress
(esempio: gravi infezioni).

E’ comunque da rilevare che molti degli effetti dei glicocorticoidi sono


più evidenti quando questi ormoni vengono utilizzati come farmaci e
quindi a dosi non fisiologiche.

La secrezione dei glicocorticoidi e’ stimolata dall’ormone


adrenocorticotropo (ACTH) prodotto dall’ipofisi anteriore.
MIDOLLARE DEL SURRENE
E’ formata da cellule dette “cromaffini” perché si colorano bene con i
sali di cromo. Queste cellule sono in realtà neuroni modificati, ovvero
dei neuroni gangliari dell’ortosimpatico, privi però di assone e
dendriti. Di queste cellule, 80% produce adrenalina, 20%
noradrenalina. Adrenalina e noradrenalina sono anche definiti ormoni
dello stress.
Cellule cromaffini
Adrenalina Noradrenalina

Gli ormoni dello stress,


adrenalina e noradrenalina,
producono la reazione di FUGA
e di LOTTA, vale a dire la
predisposizione degli apparati
cardiovascolare/respiratorio e
del metabolismo ad uno sforzo
fisico massimale di breve
durata.