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Rimuovere i classici?

Cultura classica e società contemporanea

A cura di Franco Montanari

Einaudi scuola
La traduzione del testo di Francisco Rico
è di Enriqueta Pere z Vazquez Prefazione

Questo volume è nato in seguito alla giornata « Cult ura


Classica e Società Contemporanea», promossa dall'Asso-
li SistemaQualitàdi Edumond
Le Monni
cr S.p.A. ciazione Alunni, Ricercatori e Professori della Scuola Nor-
~ cenificato daBVQI
secondolaNorma UNIENISO9001:2000 male Superiore e svoltasi a Pisa il giorno 8 giugno 2002,
(Vision2000)perle attivitàdi:
progettazione,rtallzzazione
nella Sala Azzurra della storica sede della Scuola, in Piazza
e commercialinazione di testiscolastici, dei Cavalieri. L'articolazione dei lavori prevedeva quattro
dizionarie supporti.
relazioni nella mattina, presieduta da Salvatore Settis e in- .
trodotta dallo stesso Settis, Direttore della Scuola Norma-
le, e da Claudio Cesa, Presidente dell'Associazione (i loro
interventi sono pubblicati qui in apertura); e una tavola
© 2 00 3 Einaudi Scuola
Edumo nd Le Monn ier S.p.A. rotonda nel pomeriggio, presieduta da Edoardo Vesentini
Tutti i diritti riservati
(Presidente dell'Accademia dei Lincei).
L'espress ione usata qui all'inizio vuole dire che non si
Prima edizione: novembre 2 003
tratta di «Atti » di quel colloquio: non tutti gli interventi
Edizioni sono stati pubb licati, qualcosa si è aggiunto , alcuni testi
l 2 3 4 5 6 7 8 9 IO
2 003 200 4 200 5 2 oo6 200 7 sono stati riveduti, il libro non segue l'articolazione origi-
Stampato in Italia - Printed in Ital y naria dei lavori. Nella mattinata c'è stata anche una relazio-
ne dedicata ai problemi dell'editoria , con un dibatt ito al
Stampa
«La Tipo grafica Varese S.p.A.» - Varese quale hanno partecipato autorevoli dirigenti di grandi
gru ppi editoriali impegnat i nell 'editoria scolastica e um- i propri contenuti e li comunica. Se non si può espungere,
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versi taria • Tuttavi a, Cultura Classicae SocietàContempora- forse sarà meglio conosce rla e capirla.
nea resta il tema e lo spirito di fondo del libro , come lo è Franco Montanari
stato delle discussioni tenutesi quel giorno alla No rmal e. Giugno 2003
Modernizzaz ioni facili e scontate (spesso sbagliate ), no -
stalgie sentim enta li ed estetizzant i, affermazioni categori-
che senza riflessioni critiche, prese di pos izione non do cu-
m entate, classicismo di m aniera o da turista mor di-e-fuggi:
tutto questo non è nelle corde né di chi ha pensato e orga-
ni zzato la giornata alla Scuola Nor mal e, né di chi ha volu to
lasciare con questo volume una testimonianza di quelle
riflessioni indirizzata soprattutto alla scuola , il che vuole
dire - bisogna capirlo bene - alla società nel suo compl esso
e nel suo profon do. Scuola migliore e maggiore formazio-
ne delle persone significa vivere me glio e in un a società
piu civile. Questa convinzio ne è davvero condi visa? Chi ha
nelle man i le possibil ità di fare, agisce davvero con questa
visione ed è capace di farlo, oppure ha altri scopi ?
In questa prospe ttiva , l'idea da teners i stretta è che
l'ombra lunga delle antich e civiltà gre ca e latina si distend e
fino alla società contemporanea , ovunque e comunque , e
continuerà a farlo finché ci sarà un sole che determinerà
ombre. Non è una visione né teleo logica né nosta lgica: è
solo che la storia non si pu ò espungere, permea il sistema
nervoso di una civiltà, lungo i gangli e i neuroni portatori
degli imp ulsi attraverso i quali una cultura si esprim e, fissa

,. cfr. Franco Montanari, Editoria,Scuolae Università,in NORMALE . Bollettino


dell'Associa zione Normalis1i, V 2, D icembre 2002, pp. 5-8.Erano presenti Erman-
na Bombonati (Edumond -Le Monnicr ); Vittoria Calvani (consulente della Edu - È doveroso un ringraziamento a Amelia Vallerini, per il su? prodigarsi
mond -Le Monnie r); Aron Buttarell i (Loescher); Federico Enriques (Zanichelli); nella realizzazione della giorna ta alla Scuola Normale e d1 questo vo-
Alessandro Larerza. lume.

VI VII
Classici e Scuola
ClaudioCesa
Nel settembre 1786, Goet he, non ancora quarantenne,
intraprese il suo viaggio in Italia; a poco piu di un mese
dal passaggio del Brennero, a Venezia, tirava un primo
bilancio: «Sia lodato Iddio, c~e rl!.9rn~ d ama re ciò che
ha significato tanto nella mia giov~nez2:a _:_
Come mi rende
felice poter osare di riaccostarmi agli scrittori antichi !
Adesso lo posso dire, posso confessare la deformazione
mentale di cui ho sofferto. Er ano già alcuni anni che non
po tevo gettar l' occhio su un autore latino, né guardar nulla
che mi suggerisse un' immagine dell'Italia. Se pe r caso mi
accadeva, ne uscivo sconvolto. H erder spesso mi prend eva
in giro, dicendomi che prete nd evo di imparare il latino
leggendo soltanto Spinoza - si era accorto che questo era
l'unico libro che leggevo; ..ma non sapeva qu anto io mi
dovessi proteggere dagli antichi e con quanto tremo re cer-
cassi rifugio in q_uelle astruse generalità ! Ancora poco tem-
po fa, la trad uzione, di ·w ièland, delle Satire, mi ha fatto
davvero star male; lettene un paio, mi pareva di and ar /

fuori di senno» .

II


Su che cosa «l'Italia» abbia significato per Goe the , è si tro va in una città della quale non conosce la lingua, e
stata scritta un'in tera biblioteca : si è detto e ripetuto, già nella quale non era prudente parlare tedesco; vede per
dai cont empora nei, che egli era nutrito di un mondo d'i m- strada un sacerdote, e lo interpella in latino «Pater opt ime,
magini classicistico, piuttosto che classico, e di questo ubi est m ensa pauperorum? ». Un latino sgangherato, da
mondo cercasse soltanto conferme; ma non è questo che parte di entramb i, ma sufficiente ad intendersi .
qui interessa - val la pena di rilevare, piuttosto, il suo at- È abbastanza inverosimile che qualcuna delle vicende
I teggiamento nei confronti dei testi latini, che per quasi
tutti i suoi amici erano una lettura quotidiana.
che ho evocato, tutte legate al presuppo sto di una cono-
scenza del latino , in modi e livelli evidentemente diversi,
Spostiamo ci in Francia , quasi trent'anni dopo. Jules Mi-
chelet, che divenne uno dei maggiori storici dell'Ottocen -
to, è un adolescente poverissimo, che il padre, eroicam en-
pot rebbe ripete rsi oggi. Ci sono ancora giovani che, al ter-
mine dei loro studi liceali, sono diventat i bravi latinist i; ci
sono studiosi in grado di parlare e di scrivere in latino; ma
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te, vuol mantenere agli studi; al liceo, il suo abb igliamento è venuta meno l'idea che ogn uno che voglia essere « col-
miserabile, e la sua timidezza, ne fanno uno zimbello dei to» , o addi rittura che possa ven ir considerato « istru ito»,
comp agni. Per sottrarsi al loro « riso crudele» per due anni debba avere una base classica, anche dal p unto di vista
non fa che leggere Tibullo, O razio, «e soprattutto Virgi- linguistico . Si fa un gran parlare , ormai da molti anni, di
lio»: «erano loro a riconciliarmi con l'um anità»; un giorno ident ità cultura le europea, e non si manca mai di evocare
uno dei suoi professor i lodò un suo componimento latin o, il pensiero greco, il diritto romano, la chiesa catto lica, l'u -
e questo gli diede il coraggio di affrontare un concorso manes imo, e cosi via; malgrado tutte qu este belle parole,
scolastico: « je cracha is dµ Virgile à tort et à travers ». la conoscenza, anche elementare, delle lingue antiche si è
Facciamo un altro salto di quasi un secolo al congresso ridot ta nelle ultime due generazioni , in mani era impressi o-
storico di Roma del 1903, secondo la cronaca del Wilam o- nan te. Un a indicazione diversa potrebb e venire dalla pre- /
witz, tradotta e parafrasata da G. Pasquali: «Nella prima
sedut a la sezione filologica nominò Bticheler pr esidente ,
ed egli parlò in latino, ciò che dapprima stupi. Il giorno
senza di buonissime collezioni editoriali, che ren do no ac-
cessibili, con traduzione e tes to, opere anche estr anee al
normale canone liceale; ma è difficile dire da chi, e in che
J
dopo lo sostituii io, e feci come lui. Gli italiani seguiron o modo , questi libri siano letti. _.
subito il o.ostro esempio, tutti cont enti di mostrare la loro Una spiegazione quasi spontanea di tale fenomeno è \
padronan za della lingua. A loro fa sempre piacere, se uno che si tr atta dell'inevitab ile tributo da pagare all'accult ura-
straniero ci riesce».
Un ulti~ o salto, a Cra covia, nel 1945 - secondo il rac-
zione di massa. Ma dire cosi è semplificare troppf la que-
stione. Non si dimentichi che a part ire almeno dal XVIII

conto di Pr imo Levi, in La tregua. Uscito dal Lager, Levi secolo, e comunque nei decenni che precedet tero la Rivo-

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luzione francese, ci si interrogò sul ruolo che le lingue Francesco De Sanctis, per la terza volta ministro della pub-
classiche avrebbero dovuto avere in un sistema scolastico blica istruzione, segnalava che si stava diffondendo la «col-
«moderno»; allora il latino era la lingua di comunicazione tura letteraria» «come quella che, essendo la espressione
dei dotti, in quasi tutte le università europee era obbligo piu esatta del pensiero, e la forma piu diretta dell 'ideale,
che una parte almeno dei corsi venisse tenuta in latino , o conferisce maggiormente a coltivare l'intelligenza e ad ele-
vare a piCralta meta le aspirazioni della gioventù»; e infor-

l
su manuali scritti in latino, che in latino dovessero essere
redatte le tesi di laurea - non era dunque per i destinatari mava anche che si stava articolando meglio l'insegnamento
dell'insegnamento universitario che il problema era agita- della storia italiana, « primo fondamento della educazione
to, ma per gli altri, la parte piu numerosa della «nazione» politica e del sentimento nazionale». È proprio negli anni
(come si incominciava a dire), coloro che erano destinati immediatamente successivi che vennero preparate le gran-
ad esercitare attività «utili»; che senso aveva - ecco la di antologie scolastiche della lettera~ura italiana,_quella .di
domanda - imporre ad adolescenti che non se ne sarebbe- Francesco T orraca, e po i, memorabile , quella d1 Alessan -
ro mai serviti l'apprendimento di una lingua non piu in dro D'Ancona e di Orazio Bacci.
uso, diminuendo cosi il tempo che avrebbe potuto esser Non che le lingue antiche, nel sistema educativo otto-
meglio impiegato dedicandosi alle scienze, e alla lingua centesco, venissero private di dignità (restavano per esem-
nazionale? Quest'ultima era sempre piu considerata l' ele- pio, la struttura portan te dei licei classici, i soli che aprisse-
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mento fondamentale dell'identità di un popolo - in quanto ro le porte di tutte le facoltà universitarie); ma venne me-
lingua che fosse non soltanto strumento di comunicazione no, gradualmente, la convinzione che esse fossero il veicolo
' privilegiato per la trasmissione della « umanità». A questo
ma avviamento alla formazione del gusto e della sensibilità,
con la lettura di certi autori; gli uomini del Settecento era- venir meno contribui, involontariamen te, il diffondersi
no tutt 'altro che provinciali: vedevano bene le specificità della cosiddetta coscienza «storica». Che senso aveva - ci
delle culture letterarie delle diverse aree linguistiche, aspi- si chiedeva - leggere opere, o peggio brani di opere, senza
ravano ad una omogeinizzazione il piu possibile avanzata un'adeg uata contestual izzazione storica? La storia della ci-
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dei «generi», ma volevano che l'adeguamento verso l'alto viltà, o delle civiltà, sembrava assai piu importante di una
delle culture nazionali avvenisse sulla base di modelli mo- (del resto quasi sempre modesta) perizia linguistica - e tale ,
derni. E nel corso dell'Ottocento, e dei primi decenni del storia poteva essere imparti ta anche sulla bise di tr aduzio-
Novecento, l'alfabetizzazione delle masse andò di pari pas- ni. Chi è vecchio, ricorderà che soltanto 60 anni fa neppu-
so con lo sforzo di affermare la lingua nazionale e la lette-
ratura nazionale, come strumenti insieme di amalgama e
re il liceale piu sfrontato avrebbe osato portare a -scuola
un testo trado tto; se il professore se ne fosse accorto, lo

di educazione, anche politica. In una relazione del 1880 avrebbe esposto al pubblico lud ibrio. E invece, una venti- /

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na di anni fa, in un buon liceo toscano, sotto lo stimolo di europe i. Ripeto: quasi per un contrappasso , quel risultato
un professore del resto assai valente, le traduzioni affian- che i fautori della scuola mode rna si proponevano, è stato
cavano opere famose di storia della civiltà antica: col risul- raggiunto per la parte negativa - l'ema rginazione delle lin-
tato che i liceali discettavano su raffinate questioni, ma gue antiche - e non per quella positiva, cioè una buona
non sapevano tradurre a prima vista una riga di greco; e pratica della lingua nazionale, e nei vari settori della cultu-
per il latino non era molto meglio. ra moderna.
La vittoria del modo di educare «moderno» sembrava Che il livello di preparazione degli studenti che escono
a portata di mano; senonché, ci si accorse, e ci si accorge, dai licei sia basso, è un dato di fatto riconosciuto ormai da
che il prezzo pagato è altissimo: in desuetudine sono cadu- tutti . I vari progetti di riforme, delle scuole medie supe rio-
te non solamente le lingue antiche, ma anche la lingua ri e dell'università, che sono stati dibattuti e in parte anche
«nazionale». L'uso di essa è in sensibile declino; qualche porta ti ad esecuzione, nell'ultimo mezzo secolo, sono piu
decennio fa era impensabile che i medici, in corsia, parlas- adattamen ti alla situazione che interventi col proposito di
sero tra loro in dialetto - lo usavano, semmai, rivolgendos i correggerla. Poiché n~n apprezzo la sistematic~ aut odeni- 1
agli infermieri, o a pazienti anziani, come forma di familia- grazione delle cose d1 casa nostra, tengo a ripetere che
rità; lo stesso fenomeno, in Italia settentrionale, si not a in questo si può dire non solamente per l'Italia. _
molti uffici pubblici, e non sempre in conseguenza di una È sempre stato giudizio accettato che, per avere un ]
consapevole opzione pe r le culture e le lìngue locali. Anco- buon livello di istruzione scolastica, occorrono insegnanti
ra: basta sintonizzarsi su un canale televisivo cittadino, e preparati e motivati. El~bor~re programm i'. an~he ragione- \

I
seguire un dibattito di un consiglio comunale, per accor- voli, serve a poco, se poi essi vengono applicati male: basta
gersi di quanto povera, e ingessata, sia la lingua di molti percorrere, anche a casaccio, le discussioni sui problemi
concittadini che pure farebbero parte del ceto dirigente. della scuola degli ultimi 150 anni per accorgersi di questo
\ Ma passiamo alla scuola: sarebbe strano dolersi che i gio- dislivello, denunciato dagli oppositori, e riconosciuto dai
vani non leggano piu Virgilio in latino , quando non si governanti, tra ciò che si prescrive e ciò che si fa. Molte
orientano piu sull'italiano non solamente di Dante, ma an- paro le d'ordine che vengono oggi proposte sono tutt'altro
! che di Machiavelli. Già il compianto Luigi Firpo si era che nuove - per esempio quella della «aµtonomia» degli
I trovato costretto a tradurre, a lezione, qualche pagina del istitu ti educativi; e tutt'a ltro che una novità è il volere la

l Principee dei Discorsiin un italiano comprensibile dal suo


uditorio - di studenti frequentanti un corso di storia delle
scuola come il luo go nel quale si avvii alle professioni.
Queste parole d'ordine, oggi, segnalano semmai , rispetto
dott rine politiche. Questa difficoltà di lettura, degli autori al passato la tendenza di chi ha la responsabilità della edu-
classici della propria lingua, si riscontra anche in altri paesi cazione nazionale a scaricare sulla base, cioè sugli inse-

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gnanti, compiti che que sti, con le sole loro for ze, non sono ricavato da tante altre fonti. P ersino per superare l'esame
in grado di affrontare . E si è venuto costituen do un vero della patente automobili stica occo rre sapere qualche cosa }
e proprio circolo pe rverso: gli insegnanti di oggi sono il del motore, anche se pochi si illudo no di pote r mettere
prodotto di que sta scuola, e ne sono anche le vittime: sulle utilmente le mani nel cofano.
loro spalle vengono poste tutt a una serie di funzioni che Fuo ri di scherzo : lo studiar e è per sua natu ra « astrat -
sono si «ed ucative», ma che un temp o erano svolte da to », e staccat o dal quo tidiano, e lo diventa tanto p iu quan -
altri corpi del tessuto sociale. Da competente in determi - to piu gli stud i si fanno avanzati. L 'adattamento operativo
nati settori del sapere, e quindi educ atore, il professore di quel sape re lo far à ciascuno , qu an do gliene capiteranno
delle nostre scuole medi e, superiori ed inferiori, è stato le occasioni : e sarà tanto piu incisivo ed originale quanto
progres sivament e ridott o ad una sorta di impiegato sub al- piu la preparaz ione di base non sarà stata strum entale. È
tern o che deve intratt enere i ragazzi sui piu diversi temi - fortemente diseducativo batt ere la strada app arente men te
come stupirsi della demo ralizzazione, e di tutto il resto ? piu facile, cioè pre tendere di condurre per mano l' adole-
So bene che ci sono ancora professori eccellenti, ma sono scent e dalla scuola alla «vita», aiutandolo ad inserirsi nel
anche convinto che sono tali per merito loro, e non perché « presente» . Se anch e si riuscisse ad individu are con esat-
le istituzioni - la scuola come istituz ione - li abbiano pre- tezza che cosa sia il giovane oggi, e che cosa egli desideri
parati a divenir tali. Sembra che, nelle assegna zioni delle (e qui la sociologia e i questionari propri o non servono), e
cattedr e di insegnament o, le competenze specifiche conti- a elab orar e un mod ello educa tivo che vi corrisponde, si
no sempre meno ; giovani che sono riusciti primi ai concor - avrebb e un insegname nt o che immobili zza piu ttosto che
si, si trovano, per pe rversi me ccanismi, risospinti in fondo liberare. Fanno un 'immensa pena i componimenti scolasti-
alle graduatori e; come ci si può aspettar e che altri si con- ci su temi contemp oranei, squallidi esempi del politica-
vinca no che la premessa di una « carriera » di insegnante ment e cor retto. La riottos ità dei gjovani non è alimentata
sia il conoscere bene le cose che si devono insegnare? anche da un a confu sa reazione al li~ellame!lt<?_?
Si è a lungo ostentato fastidio per le antiche form ule, Propr io la distanza dei « classici » (greci, latini, italiani)
dell'insegnam ento come missione, e della scuola come il dall'ogg i può esercitare una funzione liberatrice, mostran -
luogo nel quale si offre agli adolescenti il modo di diventa - do mode lli, vicende , prospettive che , per la loro alterità
re uomin i «educa ti», e consapevoli. Ma, fatta la tara allo rispetto alla nostra vita quotid iana, possono aiutare i giova-
sfruttam ento retorico , non c'era in quelle formu le un fon- ni ad inserirsi, quando se ne presenterà l'occasione - e si
damento di verità ? Per diventare uomini educati, bisogna presenta sempre - con gli occhi aper ti. E tale alterità ha i
suoi diritt i che devono essere fatti valere. Non si deve aver

studi are, e studi are significa soprattutto apprendere ciò
che non si esaurisce nell 'uso quotid iano, che può essere paura di mettere in primo piano l'insegnam ent o linguisti-

r8 r9
co, perché non si può separare il contenuto dalla sua forma
espressiva; né si deve aver paura di rimettere in onore l'in-
segnamento mnemonico: anche educatori liberalissimi
(dallo Herder amico di Goethe che si è citato all'inizio, al
nostro Giuseppe Lombardo-Radice) non esitavano a rac-
comandare di mandare a memoria liste di vocaboli; e ag-
giungerei che non si può sapere la storia senza i nomi e le
date, né esporre il pensiero di un autore senza conoscere
il titolo degli scritti nei quali è depositato. E per quanto
riguarda la poesia, si crede che una lettura cursoria sia
sufficiente a farne sentire la forza? Nel libro che gli det te
fama, il Se questo è un uomo, Primo Levi ha rievocato la
sua recitazione, smozzicata, del canto dantesco di Ulisse
ad un compagno di prigionia, francese, che capiva a stento
il senso, ma si sentiva preso da quella armonia.
Tornare ad impiantare su queste basi il nostro insegna-
mento, come del resto è avvenuto piu di una volta nella
storia della scuola europea, è anche un modo di restitu ire
dignità al mestiere degli insegnanti, e di restituire un indi-
rizzo alle facoltà universitarie destinat e alla loro prepara-
zione.

i,
Oggi ci si accorge che le antiche messe in guardia con-
tro una preparazione scolastica troppo libresca, forse tal-
volta giustificate, sono diventate un pretesto per togliere
alla scuola, media e universitaria, lo spazio che solum è
/
suo. Tale spazio va riconquistato. E, almeno in Europa, il
suo fondamento deve essere classico. •

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