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Olivier Messiaen nasce ad Avignone nel 1908.

Proveniente da una famiglia altamente artistica


(Il padre, grande appassionato di Shakespeare e la madre poeta) comincia a provare subito, in
giovane età, un naturale ed acceso interesse per l’arte, in particolare per la musica del periodo
“impressionista” francese.

Ascolta, studia ed analizza la musica e le partiture di Debussy e Ravel, cercando di entrare


nella loro mente per comprendere il loro processo compositivo. Inizia a studiare da autodidatta il
pianoforte finché, ad 11 anni, comincia a studiare al Conservatoire National Superieur de Paris, con
insegnanti quali P. Dukas, C.Widor, M. Duprè, M. Emmanuel.

Uno degli elementi portanti della sua musica e della sua formazione come persona è stato il
suo forte attaccamento alla religione Cristiana Cattolica, che lo portò a lavorare come organista nella
chiesa della Sainte Trinitè di Parigi dal 1931, e ad includere riferimenti teologici e religiosi in
numerose sue opere (Quatour pour la fin du temps, Saint Francoise d’Assise, Trois petites Liturgies).

Il quatour pour la fin du temps, composto in prigionia nel campo di lavoro di Gorlitz nel 1941,
diventa un caposaldo dello stile compositivo di Messiaen, dando una svolta alla sua direzione
artistica, e divenendo il fondamento della sua personalissimo metodo di comporre musica. Tornato
dal campo di lavoro comincia ad insegnare armonia al conservatorio di Parigi, dove i suoi importanti
allievi saranno P. Boulez, I. Xenakis, K. Stockhausen, G. Benjamin, tutti compositori che in seguito
diventeranno figure importanti del serialismo, della musica elettronica e aleatoria.

Messiaen opera durante gli anni del Serialismo, ma riesce a prenderne le dovute distanze,
impiegandone nella sua musica alcune tecniche, ma senza limitarsi ad esse. Egli infatti basa la sua
armonia dai 7 modi a trasposizione limitata, ovvero scale musicali che presentano delle simmetrie tali
da rendere alcune trasposizioni uguali alla scala di partenza (es. scala esatonale o a toni interi, scala
ottotonica, formata dall’alternanza di tono e semitono, ecc.).

Ciò che caratterizza Messiaen ancora di più rispetto al suo utilizzo dell’armonia sono le sue
sperimentazioni del linguaggio ritmico. Molto spesso nelle sue partiture è assente un’unità di misura
e la sua indicazione, perché la durata di ogni battuta varia continuamente. Egli utilizza antichi modi
ritmici greci (dattilo, anapesto, spondeo, trocheo, giambo, tribraco), figurazioni indiane come il
Ragavardhana o il Simavikridita, valori aggiunti e ritmi non retrogradabili: elementi che saranno
trattati più approfonditamente nell’analisi del brano Le Merle Noir.

Olivier Messiaen, oltre ad essere un pianista e compositore, era anche un dedicato ornitologo.
La sua voglia di sperimentazione e la sua apertura mentale gli concessero di unire le due cose, in una
fase successiva della sua carriera (dopo l’inizio degli anni ’50), utilizzando il canto degli uccelli come
elemento all’interno della propria musica. Egli studiava e trascriveva i canti degli uccelli in modo da
utilizzarli come materiale melodico per le sue composizioni (Catalogue d’Oiseaux, le merle noir,
oiseaux exotiques, reveil des oiseaux).

La sua sperimentazione si estende anche alla musica elettronica, componendo per uno
strumento chiamato Onde Martenot, con timbro e funzionamento simile al Theremin, ma dotato di
uno strumento a tastiera. Scrisse per questo strumento Fete des belles eaux, per sei Onde Martenot,
e la sinfonia Turangalila. Durante i suoi ultimi anni viene insignito di varie onorificenze per
l’importanza che il suo ruolo ha avuto nella musica del ‘900. Muore a Clichy nell’Aprile 1992.
Le Merle Noir è un brano per Flauto e Pianoforte di breve durata (circa 6 minuti, 120 battute)
composto da Olivier Messiaen nel 1952, commissionato dall’allora direttore del Conservatoire
superieur de Paris Claude Delvincourt come brano per il flùte concours , ovvero la competizione
flautistica più importante dal periodo romantico in poi. indetta da Paul Taffanel nel 1860, ogni anno
gli studenti del conservatorio di Parigi si esibivano davanti ad una giuria di esperti, interpretando tutti
uno stesso brano, chiamato Piece de Concours, scelto ogni anno appositamente per il concorso.

Nel 1952 fù la volta di Messiaen di comporre il Piece de Concours, dando una svolta alla
precedente politica di scelta dei brani, dominata dalla volontà dell’allora professore di flauto Marcel
Moyse di selezionare solo brani scritti almeno 50 anni fa, ripudiando la musica moderna, da lui
ritenuta inutile.

L’importanza di questo brano fu senza dubbio nell’impatto che ebbe nella scuola flautistica
francese, scuotendone le fondamenta e spingendo la concezione del modo di suonare e di comporre
per flauto verso nuovi limiti, ma soprattutto nell’incisività che ebbe nello stile compositivo del
compositore. È infatti da questo punto in poi che Messiaen aggiunse alla sua musica un nuovo
elemento portante: Il canto degli uccelli, motivando il compositore ad unire la sua passione e
competenza nell’ornitologia alla sua opera musicale.

Le Merle Noir infatti è il primo brano di Messiaen interamente incentrato sul canto degli
uccelli, in maniera specifica su quello di un Merlo.

La prima cosa che possiamo riscontrare è l’assenza sia di specificazione della tonalità che di
indicazione metrica: questo perché l’armonia della composizione è atonale, ottenuta in parte da
tecniche serialiste, ma in maggior parte dall’utilizzo dei modi a trasposizione limitata. Il metro invece
è indefinito, la durata di una battuta cambia ad ogni misura, perché il compositore potesse mettere in
pratica le tecniche di scrittura ritmica avanzata da lui sperimentate.

Il brano si può suddividere in tre sezioni: A, A’, B.

Le sezioni A ed A’ sono parallele nella forma ed anche nell’intento e nello stile, variando in
alcuni particolari melodici. Esse sono suddivise a loro volta in 6 sezioni ciascuna:

A A’

1. Cluster Pianoforte (1-3) (44-46): Il brano si apre con un cluster del pianoforte in tessitura
grave, un gruppo irregolare di 9 su 8 alterna una linea cromatica ascendente da mi a sol# (1)
ad una discendente da do a la (2), dando l’effetto di un rombo che imposta il tono per l’intera
composizione. La figurazione si ripete in maniera esatta nella sezione A’
2. Cadenza Flauto (3-8) (46-53): sulla scia del cluster creato dal piano si accoda il flauto,
che esegue una cadenza volta ad imitare il verso di un Merlo. Il compositore qui si serve delle
trascrizioni che ha compiuto dei versi dell’uccello, applicandole alla cadenza per rendere il più
autentico possibile l’effetto. Egli utilizza inoltre alcune formule ritmiche particolari, come il
riutilizzo del metro ritmico Giambo (battute 4,7,8,9,49,50,52) utilizzato nella musica greco e
costituito da una nota breve seguita da una nota lunga il doppio del suo valore. Entrambe le
cadenze si concludono con una ripetizione al flauto di un frammento della frase inizialmente
eseguita dal pianoforte: nella Sezione A la linea ascendente mi-sol# (1) e nella sezione A’ la
linea discendente do-la (2).

3. Melodia alternata (9-26) (54-71): Dall’indicazione Presque lent, tendre il piano introduce
una frase di tre battute (A) poi ripetuta dal flauto, dopo un’altra frase del pianoforte di 4
battute (B), poi ripetuta dal flauto, per terminare con una frase C conclusiva suonata dal
flauto . In questa sezione sono presenti altri due elemento ritmici tipico di Messiaen: i ritmi a
valore aggiunto, ovvero l’aggiunta di valore breve ad un ritmo tramite un punto, una pausa o
una nota; ed i ritmi non retrogradabili, ritmi che letti all’inverso figurano alla stessa maniera
ritmicamente, quindi con valori estremi identici ma valore centrale libero, come in battuta 15
e 56, 58, 59, 60 e 69), è presente inoltra un’altra figura metrica greca a battuta 10, il Trocheo:
nota lunga seguita da nota breve la metà del valore. Nella sezione A’ si ripete la stessa
melodia, ma viene distribuita tra pianoforte e flauto il maniera diversa, come una sorta di
canone, ma con la melodia del flauto che entra un sedicesimo in anticipo alla battuta
seguente per le prime 7 battute, ed un sedicesimo in ritardo per le successive 12.

4. Ottave (27-29) (72-75) Il pianoforte espone una sequenza di note raddoppiate


all’ottava, e la ripete esattamente nella battuta successiva. Nella sezione A’ il flauto suona la
stessa sequenza, ma a distanza di due crome rispetto al pianoforte.

5. Accordi +silenzio (29-35) (75-82) Degli accordi freddi e acuti accompagnano il flauto che
ripete la melodia della sezione 4 omettendo però la nota finale, dopodiché seguono altri
accordi lenti raddoppiati dal flauto al canto.
6. Un peu vif, trilli (36-43) (83-90) Un cluster simile a quello iniziale prepara una melodia al
flauto, ripetuta in maniera esatta per 3 volte, ed accompagnata da trilli al pianoforte,
concludendo il discorso musicale.

La sezione B (91-120), a conclusione del brano, è uno dei pochi esempi nel lavoro di Messiaen
dell’utilizzo della tecnica serialista dell’organizzazione dodecafonica dei suoni. Qui infatti troviamo
una serie composta da (la-re-sol#-re#-sib-solb-mi-do-reb-si-fa-sol) nella mano destra del piano,
mentre nella mano sinistra troviamo in suo retrogrado inverso una terza minore sotto. Il brano si
conclude con un do acuto in fff del flauto.

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