Sei sulla pagina 1di 6

HEGEL

Georg Wilhelm Friedrich Hegel è un pensatore tedesco della prima metà dell’Ottocento, considerato il
massimo esponente dell’idealismo tedesco.

Le tesi di fondo della filosofia di Hegel sono tre:

La risoluzione del finito nell’infinito

Hegel sostiene che la realtà finita di cui abbiamo esperienza quotidianamente altro non è che la
manifestazione di un principio unico, chiamato “Assoluto” o “Infinito”, che costituisce quell’unico, grande
organismo in cui tutto ciò che esiste è compreso. Poiché il finito altro non è che espressione dell’infinito,
è possibile affermare che ne sia dipendente: pertanto, esistendo il finito solo in virtù dell’infinito, è
possibile ignorarlo in funzione della “realtà autentica”, individuata da Hegel nell’infinito.

Inoltre, Hegel considera l’Assoluto non come qualcosa di statico, sempre uguale a sé stesso, quanto
piuttosto qualcosa di dinamico che si auto-determina in un processo formato da diversi “momenti”

Il rapporto tra realtà e razionalità

Poiché per Hegel tutto è compreso in una realtà infinita e organica, è possibile affermare che ragione e
realtà, pensiero ed essere siano parte integrante di essa. Non solo: tramite un famoso aforisma, Hegel
sostiene che “ciò che è reale è razionale, e ciò che è razionale è reale”. Questo aforisma ha un duplice
significato. In primo luogo, Hegel intende dire che la razionalità non è soltanto qualcosa di astratto, ma
costituisce il modo stesso per cui la realtà si organizza; in secondo luogo, quindi, la realtà non è qualcosa
di casuale e caotico, ma segue fedelmente un principio di razionalità intrinseco ad essa. Per via di questa
tesi, la filosofia di Hegel viene definita come “panlogismo”. Questo, infine, implica che nel mondo sia
presente un ordine che viene sempre rispettato: l’infinito, quindi, nel suo auto-determinarsi segue un
principio di necessità, per cui ciò che esiste è tale poiché deve essere necessariamente in quel modo

La funzione della filosofia

Essendo presente nel mondo un ordine determinato, compito della filosofia, secondo Hegel, è di
prendere atto delle strutture razionali che sostengono la realtà e comprenderle. Ciò implica che la
filosofia non deve mettere in discussione l’ordine di ciò che esiste, ma deve, anzi, giustificarlo.

Hegel procede poi a definire il modo in cui l’Assoluto si autodetermina, individuando tre momenti:

L’idea in sé e per sé: corrisponde all’idea considerata autonomamente, senza considerare come si realizza
nel mondo (ovvero a Dio);

L’idea fuori di sé: l’idea che si concretizza nella realtà spazio-temporale del mondo (corrisponde alla
natura);

L’idea che ritorna in sé: l’idea che, dopo essersi fatta natura, torna presso di sé tramite la razionalità
dell’uomo (è, cioè, lo spirito);

Queste tre partizioni definiscono anche la divisione della filosofia hegeliana, divisa, rispettivamente, in:
logica, filosofia della natura, filosofia dello spirito.

Sempre tre, inoltre sono i momenti della dialettica, che è al tempo stesso la legge che regola lo sviluppo
della realtà e il metodo logico di comprensione della realtà stessa:

Il primo momento (tesi o affermazione), chiamato astratto o intellettuale, consiste nel concepire le
diverse componenti della realtà come qualcosa di statico e separato dalle altre parti;
Il secondo momento (antitesi o negazione), definito dialettico o negativo-razionale, consiste nel mettere
in relazione tra loro le componenti che si oppongono tra loro;

Il terzo e ultimo momento (sintesi), definito speculativo o positivo-razionale, consiste nel superare
l’opposizione tra le varie determinazioni per coglierne, piuttosto, la loro unità in una realtà superiore che
comprende le determinazioni opposte e le sintetizza. In particolare, il momento di sintesi viene definito
da Hegel come la “riaffermazione potenziata dell’affermazione iniziale” (Aufhebung)

LA FILOSOFIA DELLO SPIRITO

La filosofia dello spirito è quella parte della filosofia hegeliana che si occupa dell’idea che ritorna in sé
tramite la razionalità umana dopo essersi estraniata nella natura.

Lo sviluppo dello spirito avviene in tre fasi:

• Spirito soggettivo

• Spirito oggettivo

• Spirito assoluto

SPIRITO SOGGETTIVO

Hegel definisce lo spirito soggettivo come lo spirito individuale, corrispondente alla singola persona
quindi, preso nel suo lento emergere dalla natura per arrivare a forme di vita superiore. La filosofia dello
spirito soggettivo si divide in tre parti:

• Antropologia: studio dello spirito soggettivo come anima, dunque di quel legame tra spirito e natura
che si manifesta nell’uomo sotto forma di carattere, temperamento, disposizioni psico-fisiche legate alle
diverse fasi della vita e al sesso; in tal senso, Hegel divide la vita dell’uomo in tre fasi: l’infanzia (tesi), in
cui l’uomo si trova in armonia col mondo circostante; la giovinezza (antitesi), in cui l’uomo entra in
contrasto col mondo circostante; la maturità (sintesi), in cui l’uomo, dopo la fase adolescenziale,
comprende la necessità dell’ordine esistente e vi si adegua;

• Fenomenologia: studio dello spirito soggettivo come coscienza, autocoscienza e ragione;

• Psicologia: studio dello spirito soggettivo in senso stretto, e cioè nelle sue manifestazioni che sono il
conoscere teoretico, l’attività pratica e il volere libero, ovvero: del modo in cui lo spirito concretamente
aumenta le proprie conoscenze; l’insieme di manifestazioni attraverso cui lo spirito diviene libero; la
volontà di libertà, divenuta essenziale e costitutiva dello spirito.

SPIRITO OGGETTIVO

Hegel racchiude nello spirito oggettivo tutte le manifestazioni dello spirito in istituzioni sociali concrete,
ovvero in determinazioni sovra-individuali. I momenti dello spirito oggettivo sono tre:

• Diritto astratto

• Moralità

• Eticità

Diritto astratto
Hegel nota che il volere libero dello spirito si manifesta, anzitutto, come volere dell’individuo singolo,
laddove con “individuo” Hegel intende una “persona giuridica”, ovvero un soggetto fornito di capacità
giuridiche.Il singolo individuo, dunque, trova il suo primo compimento nel possesso di qualcosa di
esterno, ovvero in una proprietà, che deve, tuttavia, essere riconosciuta anche dalle altre persone per
mezzo di un accordo (contratto). In generale poi, il diritto definisce la sfera d’influenza in cui una volontà
libera può manifestarsi.Come esiste il diritto, tuttavia, esiste anche il suo contrario (o antitesi), ossia il
torto, che necessita una pena affinché il diritto violato venga ripristinato. La pena, dunque, è per Hegel
una necessità oggettiva del vivere insieme. Affinché la pena sia efficace è necessario, però, che anche il
colpevole la riconosca. Ci si sposta verso il momento della moralità

Moralità

Mentre il diritto rappresenta la sfera della volontà oggettiva, quindi esterna, imparziale e uguale per
tutti, la moralità sta a rappresentare la volontà soggettiva, che si manifesta nell’azione. Hegel osserva che
qualsiasi azione nasce da un proponimento iniziale, che si concretizza in una intenzione che, al suo grado
più alto, ha per fine il bene in sé e per sé: tuttavia, essendo intenzione, questo bene non si realizza mai
concretamente e pienamente. Per Hegel questo rappresenta un limite, poiché implica la separazione tra
il bene proposto nell’intenzione e il soggetto che deve compierlo: si tratta, quindi, di una differenza tra
essere e dover essere. Questo è, per Hegel, il limite della morale kantiana, che accusa anche di essere
eccessivamente formale: non fornendo un contenuto specifico, infatti, può virtualmente giustificare
qualsiasi azione e trasformare il proposito morale di una “buona coscienza” in una “cattiva coscienza”,
che fa consistere il bene nel soddisfacimento delle proprie inclinazioni personali. Hegel ritiene che la
“cattiva coscienza” sia tipica dei pensatori romantici, che, al culmine del proprio soggettivismo e
individualismo, ricadono nella figura dell’“anima bella”: sprofondano, cioè, nella propria interiorità,
disinteressandosi completamente del mondo reale e concentrandosi solo sulla loro supposta moralità

Eticità

Il superamento della separazione tra soggettività e bene da realizzare avviene nel terzo momento dello
spirito oggettivo: l’eticità. Hegel definisce questo momento come la “moralità sociale”, ovvero la
concretizzazione del bene tramite tre “istituzioni” o “forme sociali”:

• Famiglia

• Società civile

• Stato

Questo è un aspetto molto importante in Hegel, poiché comporta il collocamento dell’individuo in un


preciso contesto storico-culturale: agire moralmente per Hegel vuol dire, dunque, agire all’interno di
questo contesto, rispettandone le regole e le istituzioni: solo in questo senso il bene può attuarsi
concretamente, al contrario della dimensione prettamente morale. Secondo Hegel, quindi, la vera
moralità può realizzarsi soltanto tramite la perfetta unione tra cittadino e Stato, che formano insieme un
organismo riscontrabile nella storia solo nelle città della Grecia antica: alla “moralità” individualista della
civiltà borghese Hegel contrappone l’ethos, il “costume” della Grecia antica. Infine, l’Eticità si pone come
momento di sintesi tra diritto e moralità.

Famiglia: primo momento dell’eticità, si fonda sul rapporto naturale tra sessi che assume la forma di una
“unità spirituale”. La famiglia si articola nel matrimonio (atto di nascita della famiglia), patrimonio (per il
sostentamento) e nell’educazione dei figli, che, una volta maturi, entreranno nella società civile,
perseguendo i propri interessi personali
Società civile: con la formazione di diversi gruppi familiari, l’unità della famiglia si frantuma nella
conflittualità della società civile, coincidente con la componente socio-economica e giuridico-
amministrativa della vita collettiva: la società civile, quindi, oltre ad essere il luogo di scontro dei diversi
interessi, è anche quel “posto” in cui avviene la coesistenza tra i diversi individui che compongono la
società. Anche la società civile si articola in tre momenti:

- Sistema dei bisogni: per soddisfare le proprie esigenze, i membri della società civile si dividono in classi
per soddisfare i propri bisogni tramite il lavoro. Si distinguono tre classi: agricoltori, artigiani e
commercianti, pubblici funzionari.

- Amministrazione della giustizia: riguarda le leggi e la loro tutela

- Polizia e corporazioni: provvedono entrambi alla sicurezza sociale. Le corporazioni, in particolare, si


pongono come mediatrici tra gli interessi del singolo lavoratore e la categoria lavorativa cui
appartengono.

Stato: momento culminante della eticità, in quanto sintesi tra l’unità della famiglia e la dispersione della
società civile: si ha, dunque, la perfetta congiunzione tra organicità e società civile. Per questo motivo
Hegel vede nello Stato la suprema incarnazione della moralità sociale e del bene comune: pertanto, lo
Stato è il vero soggetto etico, cioè indirizza concretamente le scelte del singolo individuo. Ciò che lo Stato
ritiene giusto, lo sarà anche per il cittadino e lo stesso vale per ciò che è sbagliato: è questo il fulcro della
concezione hegeliana di “Stato etico”. Questo modo di intendere lo Stato è opposto all’idea liberale e
soprattutto a quella democratica: la democrazia viene considerata da Hegel una forma di Stato inefficace
poiché fonda la sua sovranità sul popolo, che Hegel definisce una “moltitudine informe” incapace di
decidere cosa sia giusto e cosa no. Da questo consegue che per Hegel la sovranità di uno Stato risieda
nell’idea stessa di Stato; si rifà, inoltre, ad una concezione organicistica, per cui lo Stato nel suo insieme è
superiore ai singoli cittadini che lo formano sia da un punto di vista sia storico (lo Stato viene
cronologicamente prima dei cittadini) che ideale (il tutto è superiore alla parte). In virtù di quanto
affermato, l’atto fondamentale di uno Stato, ovvero la costituzione, non è frutto di un accordo, ma di un
processo storico che si concretizza nella costituzione stessa e nello Stato. Per Hegel lo stato detiene tre
poteri: legislativo, governativo e principesco. Lo Stato, quindi, ha il potere di legiferare per mezzo del
Parlamento, diviso in Camera alta e Camera bassa; tramite il governo traduce concretamente il
contenuto delle leggi; infine, tramite il principe lo Stato si incarna in una persona che rappresenta l’unità
stessa dello Stato. Da quanto detto è possibile dedurre che la forma di Stato “razionale” secondo Hegel è
la monarchia costituzionale. Va detto, infine, che Hegel considera lo Stato come la massima espressione
dello Spirito: è l’entrata di Dio del mondo. Per questo motivo, regolare i rapporti tra Stati tramite la
diplomazia è superfluo, e le contese tra Stati devono essere regolati per mezzo della guerra, momento
strutturale dell’unico vero arbitro che è lo spirito universale, identificato da Hegel nella storia.

SPIRITO ASSOLUTO

Dopo essersi concretizzato nello Stato, lo Spirito giunge a piena consapevolezza di sé stesso e della
propria infinità, divenendo Spirito Assoluto. Questo processo non avviene immediatamente, ma si
articola in tre momenti, uguali per contenuto, ma diversi per forma:

- Arte: primo gradino del processo di acquisizione, che nell’arte avviene per mezzo dell’intuizione
che riguarda forme sensibili (es. figure, parole, musica). Nell’arte, infatti, lo spirito vive in modo
immediato (e dunque intuitivo) quella unione tra uomo e natura teorizzata dalla filosofia
idealistica: di fronte ad una statua, ad esempio, si percepisce immediatamente l’unione tra
l’oggetto (il marmo) che si “spiritualizza” per mezzo dell’intuizione dell’artista, che “naturalizza”
(concretizza) il contenuto dello Spirito. A seconda di come si è sviluppato il rapporto tra
contenuto (spirito) e forma (oggetto), Hegel distingue tre momenti nella storia dell’arte:
• Arte simbolica: tipica delle grandi civiltà orientali e pre-elleniche, presenta uno squilibrio tra
forma e contenuto dal lato del contenuto: non essendoci un grande contenuto spirituale da comunicare, i
primi uomini usavano ricorrere a simboli. Pertanto, la forma d’arte prevalente del periodo è
l’architettura;

• Arte classica: tipica dell’età greca e romana, questo periodo si caratterizza per un perfetto
equilibrio tra forma e contenuto, attuato mediante la rappresentazione della figura umana: arte
prevalente del periodo è, infatti, la scultura;

• Arte romantica: espressione dell’epoca cristiana medievale e moderna, si caratterizza per un


nuovo squilibrio tra forma e contenuto, stavolta dal lato della forma. Il contenuto spirituale, difatti, è
troppo elevato per essere comunicato tramite forme artistiche concrete. Arti prevalenti sono la pittura e
la musica.

Per via di questa inadeguatezza nell’esprimere la moderna sensibilità dell’uomo, Hegel parla di “morte
dell’arte”.

- Religione: secondo momento del processo di consapevolezza dello spirito assoluto. La religione si
pone a metà tra l’intuizione dell’arte e il concetto filosofico: questo perché caratteristica della religione è
la “rappresentazione”, ovverosia rappresenta dei concetti tramite delle immagini astratte. Per questo
motivo, la religione procede in modo a-dialettico, basandosi sulla semplice opposizione di diverse
immagini tra loro, incapace di cogliere la logicità e l’atemporalità del concetto filosofico: in altre parole,
nella religione l’Assoluto viene rappresentato come fatto storico e la sua autorità viene garantita dal
dogma della rivelazione (pensa al Vangelo, in cui si narra la vita storica di Gesù). Essenziale nella religione
è il rapporto tra Dio e coscienza. A seconda di come questo si è caratterizzato, Hegel distingue diverse
fasi:

 Religione naturale: Dio appare come manifestazione di fenomeni naturali. Forma più bassa della
religione, caratteristica delle civiltà tribali e della civiltà orientale;

 Religione naturale che trapassa in religione della libertà: Dio inizia ad essere concepito come
spirito libero, ma rimane ancorato a una dimensione naturale (es. religione egiziana, divinità-animali);

 Religioni della individualità spirituale: forma tipica della religione giudaica, romana e greca. Dio
appare in forma spirituale;

 Religione assoluta: si identifica con la religione cristiana, in cui Dio appare per ciò che è, ovvero
Spirito Assoluto.

Nonostante la religione fornisca una consapevolezza maggiore rispetto all’arte, Hegel insiste comunque
sulla inadeguatezza della rappresentazione, preferendo il “concetto”, tipico della filosofia

- Filosofia: ultima fase dello Spirito Assoluto, in cui giunge alla piena consapevolezza di sé stesso.
La filosofia ha lo stesso contenuto della religione: ha per oggetto, cioè, Dio e la coscienza che Egli ha di sé.
Hegel ritiene che anche la filosofia altro non sia che un processo storico che giunge al suo culmine proprio
con l’idealismo hegeliano. Pertanto, la filosofia in Hegel si identifica con la storia della filosofia, in cui
ogni forma di pensiero altro non ha fatto che perfezionare quella precedente, per giungere alla
perfezione, ossia la filosofia di Hegel.

FILOSOFIA DELLA STORIA

Cruciale nella filosofia hegeliana è la filosofia della storia. Infatti, Hegel non considera la storia come un
mero insieme di fatti privi di significato, quanto il dispiegarsi di fatti necessariamente collegati tra loro
che implicano l’esecuzione di un disegno provvidenziale regolato dalla razionalità. Insomma, per Hegel la
storia è necessità e ogni fase della storia rappresenta un momento necessario di un percorso avente un
obiettivo ben preciso: il fine della storia è che lo Spirito giunga alla piena consapevolezza di sé stesso e
manifesti questa consapevolezza. I mezzi di cui si avvale la storia per realizzare questo scopo sono gli
individui con le loro passioni. Hegel nota che gli individui di maggiore successo sono quelli che hanno
agito in perfetto rispetto dello spirito del popolo a cui questi individui appartenevano. Ciò potrebbe far
pensare che la storia sia soltanto conservazione: al contrario, la storia è soprattutto progresso, la cui
molla sono individui eccezionali che hanno compreso precocemente quale fosse la direzione della storia.
Hegel chiama questi individui “eroi del mondo” (es. Cesare, Alessandro Magno, Napoleone): questi solo
apparentemente agiscono sulla base di una loro ambizione, mentre in realtà sono manovrati dalla storia
tramite la loro stessa ambizione. In realtà, quindi, gli “eroi del mondo” altro non fanno che far progredire
la storia verso il suo compimento. Hegel chiama questo processo “astuzia della ragione”. Per quanto
affermato nella analisi della filosofia dello spirito, è possibile affermare come il fine ultimo della storia
coincida con la creazione dello Stato come manifestazione suprema. Hegel individua tre forme
fondamentali di stato, appartenenti a tre mondi diversi:

• Mondo orientale: questo Stato è caratterizzato dalla libertà di un solo uomo (il monarca assoluto);

• Mondo greco-romano: in questa forma di Stato alcune persone sono libere (esiste, infatti, la schiavitù);

• Mondo germanico: in questa forma tutti gli uomini sono liberi