Sei sulla pagina 1di 24

Generalità

Funzione delle molle:

Immagazzinare energia di deformazione in campo elastico


(lineare o non lineare)

• immagazzinare energia da restituire in condizioni prestabilite;


• attenuare urti;
• esercitare carichi continui, contrasti e reazioni;
• meccanismi di richiamo;
• determinare un particolare comportamento dinamico di un sistema;
• …………..

1
Generalità: materiali

Materiali per la costruzione delle molle:


- acciai ad alto tenore di carbonio
- acciai al silicio
- acciai legati (Cromo-Silicio, Cromo-Vanadio, Silicio-Cromo-Nichel)
- per impieghi particolari si usano anche: acciai inox, leghe Rame-Berillio, ecc.


Acciaio per molle
Limite elastico

Limite elastico
Acciaio comune

Generalità: rigidezza

L0

2
Generalità: rigidezza

F
F  k

δ LF

Generalità: tipologie ed equazioni fondamentali


Relazione
caratteristica Relazione
Molle di trazione: carico-freccia: di resistenza:
A
N EA N
N f 
L A
L f rigidezza k

Molle di flessione:
I, Wf P
3E I PL
P f  max 
f L3 Wf
rigidezza k
L
Molle di torsione: Mt
J, Wt
 GJ Mt
Mt    max 
L Wt
rigidezza k
L

3
4
5
6
7
8
Generalità: coefficiente di utilizzo

Si definisce coefficiente di utilizzo Cu


il rapporto:
1
Energia effettivamente immagazzinata nella molla
Pf
Cu   2 2
Energia teoricamente immagazzinabile 1
se tutto il materiale fosse alla σ massima V
2 E

Molle di trazione: Cu  1
1
Molle di flessione: Cu  (lamina rettangolare)
9
1
Molle di flessione: Cu  (lamina triangolare)
3
1
Molle di torsione: Cu  (barra cilindrica)
2

9
Generalità: coefficiente di utilizzo

Si definisce coefficiente di utilizzo Cu


il rapporto:
1
Energia effettivamente immagazzinata nella molla
Pf
Cu   2 2
Energia teoricamente immagazzinabile 1
se tutto il materiale fosse alla σ massima V
2 E
Molle di flessione: Energia effettivamente immagazzinata nella molla:
P
PL3 12 PL3
L f  
f 3 E I 3 E bh 3

bh 3 h 1 1 12 PL 12 P L
3
2P L 2 3 2 3
I Pf  P  
12 2 2 3 E bh 3
6 E bh 3
E bh 3
b

Generalità: coefficiente di utilizzo

Si definisce coefficiente di utilizzo Cu


il rapporto:
2 P 2 L3
Energia effettivamente immagazzinata nella molla
 Ebh2
3
Cu 
Energia teoricamente immagazzinabile 1
se tutto il materiale fosse alla σ massima V
2 E
Molle di flessione: Energia effettivamente immagazzinata nella molla:
P
PL3 12 PL3
L f  
f 3 E I 3 E bh 3

bh 3 h 1 1 12 PL 12 P L
3
2P L 2 3 2 3
I Pf  P  
12 2 2 3 E bh 3 6 E bh 3 E bh 3
b

10
Generalità: coefficiente di utilizzo

Si definisce coefficiente di utilizzo Cu


il rapporto:
2 P 2 L3
Energia effettivamente immagazzinata nella molla
 Ebh2
3
Cu 
Energia teoricamente immagazzinabile 1
se tutto il materiale fosse alla σ massima V
2 E
Molle di flessione: Energia teoricamente immagazzinabile
se tutto il materiale fosse alla σ massima
P
M 6 PL
L  max  
f W f bh 2

bh 3 h 12 Lbh  6 PL  Lbh1836


2
P 2PL23L2
I V    
12 2 E 2 E  bh 2  2 E Ebh
b 23h 4
b
V  Lbh

Generalità: coefficiente di utilizzo

Si definisce coefficiente di utilizzo Cu


il rapporto:
2 P 2 L3
Energia effettivamente immagazzinata nella molla
 Ebh2 3
3
Cu 
Energia teoricamente immagazzinabile 18 P L
se tutto il materiale fosse alla σ massima
Ebh 3
Molle di flessione: Energia teoricamente immagazzinabile
se tutto il materiale fosse alla σ massima
P
M 6 PL
L  max  
f W f bh 2

bh 3 h 12 Lbh  6 PL 
2
18 P 2 L3
I V   
12 2 E 2 E  bh 2  Ebh 3
b
V  Lbh

11
Generalità: coefficiente di utilizzo

Si definisce coefficiente di utilizzo Cu


il rapporto:

Energia effettivamente immagazzinata nella molla 1


Cu  
Energia teoricamente immagazzinabile 9
se tutto il materiale fosse alla σ massima
Molle di flessione: Energia teoricamente immagazzinabile
se tutto il materiale fosse alla σ massima
P
M 6 PL
L  max  
f W f bh 2

bh 3 h 12 Lbh  6 PL 
2
18 P 2 L3
I V   
12 2 E 2 E  bh 2  Ebh 3
b
V  Lbh

Progetto di una molla

Variabili in gioco:
resistenza statica e/o a fatica
rigidezza richiesta (relazione carico-freccia)
ingombro e peso
frequenza propria del sistema
instabilità a compressione
comportamento non lineare (molle “dure” e “soffici”)
smorzamento
…

12
Molle di torsione ad asse rettilineo: barre di torsione

L
Relazioni fondamentali:

Mt  J
G
 
 d4 G
 
 d4 E

Mt
M t  k
L 32 L 32 2 1    L
Mt 16 M t
 max   max 
Wt  d3

Una volta scelta la classe del materiale con cui realizzare la barra, che ci vincola
il valore di G, le dimensioni d ed L sono fissate sulla base degli ingombri e della
rigidezza richiesti utilizzando la relazione carico-freccia.
Segue la verifica a resistenza (statica o a fatica) che viene fatta impiegando gli
usuali criteri adottati per il dimensionamento dei componenti meccanici.
Alle molle si applicano, in genere, coefficienti di sicurezza X di poco superiori a 1.

Molle di torsione ad asse non rettilineo: molle elicoidali

Relazioni fondamentali:
Dalle relazioni valide per le barre
di torsione: M t  k
sapendo che:
P
D D 2f
Mt  P , f  
2 2 D
D G 2 2 G 2
si ottiene: P J f P J f Pk f
2 L D D L D
Mt 

2 G 2 2  d4 G  2  d 4G d 4 E cos 
P J f    f  f  f
D L D D  32 L  D 8 D2L 16 (1   ) n D 3
in cui: n = numero spire attive
L è stata posta uguale a n  D cos  D = diametro della spirale
E  = angolo della spirale
G è stato sostituito con
21   

13
Molle di torsione ad asse non rettilineo: molle elicoidali

Relazioni fondamentali:

P
 d 4G
f 
d 4 E cos 
f P
8 D2L 16 (1   ) n D 3

n = numero spire attive


L  n  D cos  D = diametro della spirale
 = angolo della spirale

Si noti che gli effetti dovuti alla curvatura del tondino con cui è costruita la
spirale sono stati qui trascurati. Infatti, una molla che abbia il rapporto D/d
(detto indice della molla) piccolo risulta avere una rigidezza maggiore di
quella espressa dalla formula riportata.

Molle di torsione ad asse non rettilineo: molle elicoidali

Relazioni fondamentali:
PD 2 4 P 8 P D 16 cos  P
 max    max   
Wt 3 A cos   d3 3  d2
8 P D  2 cos  d 
 1  
 d3  3 D
 Il coefficiente 2 3 cos  è spesso approssimato a 0,5; in questo modo si
tiene conto della ridistribuzione delle tensioni che si ottiene plasticizzando
localmente il materiale.
 Anche in questo caso sono stati trascurati gli effetti dovuti alla curvatura
della spirale. Infatti, quando una trave curva è sollecitata a torsione il suo
lembo interno risulta più sollecitato di quello esterno.
 La concentrazione delle tensioni dovuta alla curvatura dell’elica non può
essere trascurata nella progettazione delle molle che lavorano a fatica,
per cui la formula precedente deve essere così corretta:

8P D  4  d D 2 cos  d 
 max  
3 
 
 d  41  d D  3 D 

14
Progetto di molle elicoidali

Nel progetto di una molla elicoidale le variabili in gioco sono:


 per il materiale:
E,   in genere sono sempre le costanti elastiche dell’acciaio
L  vale s/X nella progettazione statica (X può essere molto prossimo
a 1 specialmente per le molle compresse)
 nel dimensionamento a fatica, a eq e m eq vanno confrontate con la
retta di Goodman (nella maggior parte dei casi applicativi b1 e b2
possono essere posti uguali ad 1)
 per la geometria:
d, D  il rapporto D/d dovrebbe essere maggiore di 34
h0  l’altezza “libera” è vincolata dai problemi di instabilità a compressione
hp  l’altezza “a pacchetto” è data da ntotd, dove il numero totale di spire ntot
è dato da n (spire attive) più 1 o 2 a seconda del tipo di terminazioni
  l’angolo dell’elica è in genere scelto < 15°
 per i carichi:
Pmin, Pmax
 valori del carico agli estremi del campo di lavoro

Progetto di molle elicoidali

Altezza della molla: Lunghezza libera

h0

h0  nD tan  h0  nD tan   ni  d

h0  nD tan   2  d h0  nD tan   d

15
Progetto di molle elicoidali

Altezza della molla:

PMIN
PMAX
Pp
f
h0

hp

Lunghezza libera Lunghezza di Lunghezza al Lunghezza


montaggio carico massimo a pacco

PMAX  PMIN
f = escursione di lavoro Rigidezza k
f

Progetto di molle elicoidali

Ingombro radiale della molla:

Rapporto D/d ≥ 3 ÷ 4

16
Molle in serie e parallelo

In vari casi le molle vengono utilizzate simultaneamente. Le configurazioni più


tipiche sono quelle di molle in serie e parallelo. In questi casi è utile conoscere la
relazione tra le rigidezze delle singole molle utilizzate e la rigidezza di molla
equivalente dell’insieme.

F  F1  F2
Molle in SERIE:

  1   2

1
K
1
K
i

F F F 1 K1 K 2
K    
  1   2 F K1  F K 2 1 K1  1 K 2 K 1  K 2

Molle in serie e parallelo

In vari casi le molle vengono utilizzate simultaneamente. Le configurazioni più


tipiche sono quelle di molle in serie e parallelo. In questi casi è utile conoscere la
relazione tra le rigidezze delle singole molle utilizzate e la rigidezza di molla
equivalente dell’insieme.

Molle in PARALLELO:
  1   2
F  F1  F2

F F1  F2 F1 F2
K   
   
K  K1  K 2

K   Ki

17
Molle di flessione: balestre

P Relazioni fondamentali:
I(x), Wf(x)

3EI PL
P f  max 
L3 Wf
L
x
Poiché le molle di flessione a sezione costante risultano avere un coefficiente di
utilizzo molto basso, queste sono in genere realizzate cercando di portare la
tensione massima su ciascuna sezione al valore massimo ammissibile.
Quindi, introducendo la coordinata x, potremo ricavare la legge di variazione del
modulo di resistenza Wf che porta la max di ciascuna sezione al valore massimo
ammissibile 0.

Px
 max ( x )    0  cost
W f ( x)

Molle di flessione: balestre

Nel caso tecnicamente più significativo di lamine a sezione rettangolare,


avremo:
Px
 0
b( x ) h 2 ( x )
6
Indicando con b0 e h0 le dimensioni della sezione di incastro:
Px PL
 0 
b( x ) h ( x )
2
b0 h02
6 6
da cui segue:
x
b( x ) h 2 ( x )  b0 h02
L
Quindi ipotizzando di voler variare solo b o solo h, la sezione della lamina dovrà
seguire una delle seguenti leggi di variazione:
x x
b( x )  b0 , h( x )  h0
L L

18
Molle di flessione: balestre

x x
b( x )  b0 , h( x )  h0
L L
La prima delle due leggi di variazione porta allo schema di molla di flessione
a lamina triangolare:

per la quale valgono le seguenti


P
relazioni fondamentali:

E b0 h03
P f
6 L3
6PL
b0 L  max 
b0 h02
1
Cu 
3

Molle di flessione: balestre

Nella pratica costruttiva si passa dalla forma triangolare a quella trapezoidale per
rendere possibile l’applicazione del carico all’estremità libera:

b0 b0

b1
Il valore della rigidezza k potrà essere ottenuto (in prima approssimazione) come
quello ricavabile dal parallelo di una molla triangolare con una rettangolare:

E b0  b1 h03 Eb1h03 Eb0 h03  2  b1 b0 


k  ktri  k rett     
6 L3 4 L3 4 L3  3 

19
Molle di flessione: balestre

Inoltre le molle di flessione a lamina trapezoidale non vengono realizzate in


questa forma, ma sovrapponendo più lamine rettangolari di lunghezza
decrescente. Queste si possono pensare ricavate dalla lamina originaria
attraverso una serie di tagli longitudinali. Si arriva così alla molla a balestra.

b1
b1
2

Eb0 h03  2  b1 b0 
K   con b0  nb1
4 L3  3 

Molle di flessione: balestre

x x
b( x )  b0 , h( x )  h0
L L
La seconda delle due leggi di variazione porta allo schema di balestra a spessore
variabile:

20
Molle di flessione: molle a tazza (Belleville)
Le molle di flessione possono avere anche
forme particolari, come le molle a tazza.
Sono dotate di:
-Elevata rigidezza in spazi contenuti
-Buone proprietà di smorzamento per attrito su
superfici di appoggio e tra le stesse molle (se in
parallelo)
-Possibilità di avere diversi tipi di caratteristiche,
anche non lineari
F

Disposizione in serie Disposizione in parallelo

(Vanno guidate sull’esterno o sull’interno)


δ

Molle di flessione: molle a tazza (Belleville)

h  f pacco
t d
D D/d β
1.2 0.29

Relazione forza-freccia: F C
tf
D 2

h  f h  0.5 f   t 2  1.4
1.6
0.45
0.57
1.8 0.65
t 3h
Forza a pacco (f=h): F C
*
2 0.69
D 2 2.2 0.73
Derivando si ottiene la rigidezza: 2.4 0.75

K
dF
df
C
t
D 2

h 2  3hf  1.5 f 2  t 2 
Rigidezza è variabile in f.
Ma per h e f piccoli (< t) K è piuttosto costante

21
Molle di flessione: molle a tazza (Belleville)

1.4

1.2
Caratteristica ~ piatta

0.8 h/t 
F/F*

0.1
0.6 0.4
0.75
0.4 1
Caratteristica ~ lineare 1.3
0.2 1.5
1.75
0 2
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1
f/h

In genere si pone fmax < 0.75h per evitare plasticizzazione

Molle di flessione: molle a tazza (Belleville)

2500
0.1
0.4
2000
0.7
1
1500 1.5
2
forza [N]

2.75
1000
3.5

500

Caratteristica a “S”
‐500
0 1 2 3 4 5 6 7 8
freccia [mm]

Per h/t > 2.4 si ha una curva caratteristica a “S”, utile per meccanismi a scatto

22
Molle

Esercizio: meccanismo di regolazione

Il meccanismo di regolazione
rappresentato in figura è costituito da due
molle (molla1 esterna e molla 2 interna).
Dimensionare la molla interna in modo tale
che ad una forza F corrisponda uno
spostamento x del punto di applicazione
della forza. In seguito effettuare la verifica
a resistenza delle due molle.
F 160 N
x 2 mm

E 200000 MPa
 0.3
s 510 MPa

Molla1
D 50 mm
C 5
 10 °
nt 7
na 5

23
Esercizio: meccanismo di regolazione
Il meccanismo di regolazione
L
rappresentato schematicamente in
figura è costituito da una lamina ret-
F tangolare e da una molla elicoidale.
Durante il funzionamento viene sol-
lecitata inizialmente la lamina men-
tre successivamente vengono cari-
cate contemporaneamente la lami-
H na e la molla.

b Si chiede di determinare:
1. il massimo abbassamento subito
dall’estremità della lamina in se-
guito all’applicazione di un carico F
2. la tensione massima agente sulla
molla.
3. la forza massima prima che la
molla arrivi a pacco.

Esercizio: la molla della penna a sfera

La molla elicoidale del meccanismo di estrazione/ritrazione


della punta di una penna a sfera deve soddisfare le seguenti
specifiche:

carico di azionamento: 0.5 N  20%


corsa massima: 7 mm
diametro interno: > 3.5 mm
lunghezza totale: < 30 mm

Si completi il progetto della molla scegliendo il materiale


e definendo le altre dimensioni in gioco.

24

Potrebbero piacerti anche