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MARIA RINA GIORGI

pittura è desiderio

Antonella Ortolani
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fig.1 - Un’aurora più ampia di mattina, 2019

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Maria Rina Giorgi
pittura è desiderio

Ho avuto il tempo doloroso della sindrome da tela bianca - un passaggio


dolente a cui mi è spesso parso non poter far fronte. Non controllabile, non
gestibile, più forte del desiderio: infine, silenzio. Non accade più. Le paure
silenziose sono un’apparenza: vado verso un altrove difficoltoso, ma non ag-
gravato da senso di impotenza, perché sottostante c’è un desiderio cui poter
dare parola. Ci giriamo intorno, io e chissà quale altra parte di me, ma sap-
piamo dove vogliamo andare. Non è facile, ma ci piace - in fondo - questo
gioco al massacro. Una fatica dolorosa e felice.
Uno dei cardini - visivi ed emotivi - del lavoro di Maria Rina Giorgi è il desi-
derio. Desiderio come spinta a creare, certo, ma non solo. Desiderio come
salvezza dal silenzio, dal non-essere, dalla vertigine dell’incontenibile. Certo.
Ma non solo. Si avverte, si vede, addirittura si tocca (sì, in certi casi la mate-
ria del quadro la si può toccare, nella sua densità) un desiderio che lei stessa
definisce “carnale”. Parliamo qui non di un concetto che passa dalla materia
per divenire immagine comunicante. Parliamo della materia-colore che parla
da sé, e di sé:
Talvolta accade - e sempre più spesso - che ci sia un desiderio carnale ed ine-
luttabile (difficile da determinare perché insiste sulla bellezza della materia in
quanto tale: pastosa, alleggerita, odorosa, fragile e forte) che porta a impre-
gnare il pennello.

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Se guardiamo quadri come “Un’aurora più ampia di mattina” (fig.1), “Pas-
saggio segreto” (fig.2) o “La costernazione” (fig.3), possiamo cogliere subito
questo aspetto; la fisicità della materia ci colpisce ancor prima di cogliere la
visione d’insieme, e il desiderio
che ha mosso la mano dell’ar-
tista ci si palesa attraverso la
materia densa e vibrante in
pennellate che sembrano vo-
lersi fare gesto plastico, prima
di arrendersi e distendersi – ri-
luttanti quasi – sulla superficie
della tavola. Pennellate dense,
per un rapporto “intenso” con
fig.2 - Passaggio segreto, 2019

la materia, con il corpo del dipingere,


che - però - è ineludibilmente connesso col
pensiero, e con l’idea che informa di sé
la materia; dice ancora l’artista: “la forma
e la misura del materiale sono l’asse che
contribuisce allo sviluppo del pensiero.
Ma anche la materia per “fare” diventa
contenitore e contenuto. E sono tutti ele-
menti che hanno anche un effetto di conte-
nimento - della mano e dell’anima”.
E poi, il colore. Se è vero che Maria Rina
Giorgi padroneggia senza distinzione le
tecniche più varie (dalla pittura ad olio,
all’acrilico, alla grafica, all’incisione, al
modellato), è vero anche che la sua via
fig.3 - La costernazione (part.), 2017

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più felicemente compiuta è senza dubbio nel colore, appassionatamente ama-
to - tramite la conoscenza, lo studio e l’attraversamento delle avanguardie no-
vecentesche più acuminate (l’Espressionismo in primis, nella sua declinazione
fauves ancor più che tedesca; ma anche il Futurismo, il Cubismo sintetico, l’E-
spressionismo astratto del Colorfield Painting). E così, attraverso un ricchissimo
corredo di memorie, e secondo regole personali e segrete di cui l’artista non
dà conto, il colore si fa di volta in volta strumento ora di costruzione e defini-
zione dei soggetti, ora di scavo in profondità, per cercare ed esprimere quella
che - di quei soggetti - è la natura più
vera, e segreta.
Guardiamo ad esempio il dipinto (tra
i più recenti) “Sulla soglia dello stupo-
re” (fig.4). I flussi cromatici corrono e
si espandono lungo direttrici fendenti
diagonalmente la superficie del qua-
dro, esposta così a tensioni che rive-
lano un’angoscia sottile - tutta interna
all’opera - nelle intersezioni di tinte spi-
golose che tagliano in lame di bianchi
e neri il soggetto, in spinte centrifughe
che per poco non riescono nell’intento
di azzerarne la figuralità.
Nei dipinti di Maria Rina Giorgi è qua-
si sempre possibile riconoscere il dato
di natura, ma la superficie della tavo-
la diventa talvolta uno spazio non più
destinato ad accogliere rappresenta-
zioni, e si connota invece come luogo
di accadimenti emotivi. Se guardiamo
opere come “In un tardo pomeriggio
fig.4 - Sulla soglia dello stupore, 2019

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sonnolento” o quadri come “Linee e luce”, “Ed oltre, che altro?” (figg.7, 5 e
6) lo sguardo di chi osserva si inoltra nella selva dei segni, tracce e segnali
che l’artista dissemina nel corso del suo difficile e tormentato passaggio e
che mostrano una forte trasfigurazione mentale nella quale il rapporto con il
modello naturale (un paesag-
gio, una strada, una finestra,
uno scorcio di case..?) evolve
in ricordo allontanato nella
memoria, per diventare real-
tà figurale altra. È, questo, un
procedimento che riguarda
talvolta anche la figura uma-
na, soggetto privilegiato nella
ricerca di Maria Rina Giorgi.

fig.5 - Linee e luce, 2019

È attratta talvolta dalla sintesi - che le per-


mette un’essenzialità stenografica (non si
dimentichi che è maestra nella grafica, e
nell’incisione, arti di sintesi per eccellenza)
- sicché pochi tratti di colore delineano una
figura, una fisionomia, uno stato d’animo:
col colore sa trasformare ogni riferimento
mimetico in lettura interiore; i ritratti restitu-
iscono volti ripresi con tagli particolari, in
alcuni casi fortemente ravvicinati, nei quali
la scelta delle cromie e l’evidenza del se-
gno stravolgono fisionomie reali in una de-
finizione stabilita da uno sguardo mentale
(guardiamo ad esempio “Lo stupore spec-
fig.6 - Ed oltre, che altro?, 2019

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fig.7 - In un tardo pomeriggio sonnolento, 2019
chiato”, fig.8), e nella rappresentazione di figura tal-
volta i lineamenti del viso si sfarinano, lasciando
unicamente all’immagine del corpo il compito della
narrazione visiva (figg.9 e 10). Altre volte l’artista
agisce zoommando con violenza su un particolare
(le mani) fino a renderlo protagonista assoluto del-
la rappresentazione, lasciando il resto del corpo
quasi sullo sfondo, insieme ad uno sguardo atterri-
to che ci fissa da una testa resa molto più piccola
da una prospettiva “piegata” all’intenzione. Ed è il
caso di ritratti maschili quali “Lo scrittore dalle mani
grandi”, “Lo scrittore dagli occhi grandi” (figg.11 e
12) o l’impressionante “Lo scrittore in rosso” (quasi
fig.8 - Lo stupore specchiato, 2019 una citazione dell’autoritratto all’inferno di Edvard
Munch, fig.13).
Nel percorso di Maria
Rina Giorgi la ricer-
ca sulla figura umana
si declina anche - e
soprattutto - nel tema
dell’Autoritratto. Cifra
espressionista per ec-
cellenza, e protagoni-
sta indiscusso di tutte le
ricerche novecentesche
(e non solo) l’autori-
tratto rappresenta per
ogni artista un’officina
per le ricerche più acu-
minate sull’identità, e
fig.9 - Immagine e immaginazione, 2019 fig.10 - Immagine e immaginazione 2, 2019

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fig.11 - Lo scrittore dalle mani grandi, 2019 fig.12 - Lo scrittore dagli occhi grandi, 2019 fig.13 - Lo scrittore in rosso, 2019

Maria Rina Giorgi non se ne sottrae. Si può dire anzi che questo sia un tema
che trasversalmente attraversa tutta la sua parabola, e troviamo autoritratti per
ogni “fase” del suo percorso, e per ogni sperimentazione formale di cui fa espe-
rienza (”Profilo 1”, “Profilo 2”, figg.14 e 15).
Ma non solo delle sperimentazioni e delle ricerche stilistiche ci danno conto i
self-portraits di Maria Rina Giorgi: ci testimoniano anche ben altro. Come si
diceva, la ricerca sull’identità e sul suo mistero, trova nell’autoritrarsi dell’artista
un momento ineludibile di confronto, di conforto a volte, più spesso di conflitto,
con “quell’altro/a” che - davanti allo specchio - gli si sottrae (Io è un altro, ave-
va già detto Rimbaud…).
Per sottrarsi alla minaccia della perdita, l’artista si “afferra” (o cerca di far-
lo) continuamente. E se talvolta - come nel caso dell’autoritratto “Con camicia

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blu” (fig.16) - raggiunge
risultati rassicuranti, nel
compor-si in un equili-
brio formale che, guarda
caso, si conferma nel rap-
presentarsi nell’atto del
dipingere (che fa essere,
in quanto artista), in altri
casi testimonia invece uno
stato d’inquieta fragilità:
nel grande quadro “Fine-
stra e figura con gatto”
fig.14 - Profilo 1, 2019 (fig.17) il volto, che fissa fig.16 - Con camicia blu, 2019
lo spettatore, è sovrastato dal grande spazio caligi-
noso della finestra e si stempera nel rosa tenero e
indefinito che, presenza ectoplasmatica, accompa-
gna come un’ombra il contorno della figura, e pare
volerla sorreggere. Non basta il bianco delle orchi-
dee a rasserenare l’atmosfera livida del quadro: la
figura ritratta (la stessa artista) occupa la scena con
uno sguardo interrogante (implorante?) attraverso
il quale la risacca dei turbamenti “cattura” chi guar-
da, come in una muta richiesta d’aiuto.
E se l’autoritratto rappresenta a volte per Maria Rina
Giorgi quasi un modo per “scherzare” con se stessa
fig.15 - Profilo 2, 2019
e con l’immagine di sé (vedi il vampiresco autoritratto
inciso “Ombra”, fig.18, il perplesso e quasi fumettistico “Non esprimi anche tu un
desiderio?”, fig.19 o il graffiante e parodico “Sorride?”) in altri e più numerosi
casi la visione affonda così profondamente nel vivo dell’indagine da portare a

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fig.18 - Ombra, 2019

fig.19 - Non esprimi anche tu


un desiderio?, 2019 fig.20 - Sorride?, 2019

fig.17 - Finestra e figura con gatto, 2019

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risultati di altissima tensione, formale ed
emotiva. È il caso di quadri di folgoran-
te icasticità come “Balaustra” (fig.21)
dove il volto enigmatico del soggetto ci
appare come in una sorta di decapita-
zione, quasi che la testa fosse staccata
da un corpo a cui neppure si allude. Il
rosso lancinante che dalla cornice del
dipinto “tocca” il collo, fa da conferma
visiva alla suggestione d’una decolla-
zione che ci introduce nei territori dello
straniamento da sé e della impossibilità
d’una “ricomposizione” armonica.
Altro esempio lo vediamo in un autori-
tratto intitolato significativamente “Sto
nascondendomi qualcosa” (fig.22),
dove la potenza dell’immagine fa pen-
sare alle parole che Van Gogh ebbe a
scrivere a proposito degli autoritratti di
Rembrandt: “Vanno oltre la realtà, e
fig.21 - Balaustra, 2019
sfiorano la rivelazione”. E questa figura
che dal nero/buio del busto, attraverso il viatico del bianco/luce del colletto,
emerge per un lampo, per poi rientrare subito nel buio dello sguardo nascosto
nell’ombra, ci appare davvero come un’epifania, una sorta di paradigma della
condizione dell’artista che solo a tratti, e solo in istanti privilegiati, attinge all’e-
nigma della rappresentazione, per cogliere - di sé - un lampo di verità.
Ricordiamoci che il ritratto - secondo il mito narrato da Plinio - nacque dall’om-
bra di un profilo amato, proiettato sul muro da una lucerna.

Antonella Ortolani

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fig.22 - Sto nascondendomi qualcosa, 2019
Maria Rina Giorgi
opere

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Corpi e linee concorrenti, 2019

15
Luce così cordiale brilla negli occhi, 2019
Il poeta, 2019
Quattro figure, 2019
Una certa inclinazione di luce nei pomeriggi d’inverno, 2019
Quando fu l’inizio, 2019
Lo spazio fissa tutt’intorno, 2016
Più leggeva più strano tutto gli sembrava, 2019
Maria Rina Giorgi è nata a Firenze dove vive e lavora.
Negli anni della sua formazione frequenta gli studi di Bruno Bartoccini e di Natale
Filannino, maestri di diverso orientamento che, proprio per questo, le forniscono
strumenti diversi per la sua personale ricerca.
Si diploma all´Accademia di Belle Arti di Firenze – Scuola di pittura – allieva di
Vinicio Berti prima e di Silvio Loffredo poi.
Insegna libere attività artistiche presso una scuola secondaria di primo grado, dan-
do inizio ad un percorso che l’avrebbe portata anche verso lo studio della peda-
gogia, cosa che la induce ad interessarsi, con doppio sguardo, all´illustrazione dei
libri per l’infanzia.
Per molti anni, pur occupandosi a tempo pieno di educazione, continua la sua attivi-
tà grafica e pittorica sia nel privato sia, su richiesta di Enti e Istituzioni, lavorando
a illustrazioni di pubblicazioni rivolte alla
cittadinanza.
Per l´editore Salani illustra le tavole a cor-
redo del romanzo “Il confine nella metro-
poli”.
Nel 2015 illustra il libro “Voci dal fronte”,
per le edizioni Pegaso.
Sue opere fanno parte della collezione del
Consiglio della Regione Toscana.
Partecipa a numerose mostre collettive e
realizza mostre personali, tra cui:
2002 – Settignano (Fi), Ipo-bio. Piccole
sculture
2002 – Settignano (Fi), Illustrazioni e
disegni
2005 – Passignano sul Trasimeno, Impronte
svelate
2010 – Settignano (Fi), In viaggio
2011 – Firenze, Percorsi
novembre 2019

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