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Hume

I modelli filosofici del passato


(dalla Ricerca sull’intelletto umano, sezione I)

Due modelli filosofici insoddisfacenti Hume parte dalla constatazione che nella tradizione filosofica emer-
gono due principali modelli filosofici. Il primo modello presenta una filosofia che si limita a persuadere gli uomini alla
pratica della virtù, ovvero si limita a individuare gli argomenti retorici più adatti per indirizzare verso comportamenti
virtuosi.
Il secondo modello è costituito da filosofie che conducono indagini rigorose e scientificamente fondate sulla natura
umana. Questo tipo di filosofia, che dispone di una solida base teorica, identifica però la natura umana con la sua
componente razionale, spesso intesa in maniera astratta; in questo modo, secondo Hume, si dà spazio a falsi pro-
blemi, gli stessi che punteggiano la storia della metafisica. Del resto la polemica antimetafisica percorre l’intero testo
della Ricerca.

Una scienza sistematica della natura umana Individuati i limiti delle filosofie del passato, bisogna correggere
il tiro, unendo il rigore del metodo e l’analisi empirica. Hume si propone di fondare una scienza che abbia per oggetto
la natura umana nei suoi diversi aspetti:
– gnoseologico (con la definizione delle competenze e dei limiti dell’intelletto);
­– etico, politico, religioso (con l’esame degli istinti e delle passioni che determinano le scelte e i comportamenti pratici;
spingono gli individui alla convivenza sociale; danno origine alle credenze nella divinità).

La filosofia morale: virtù e vizio


La filosofia morale, cioè la scienza della natura umana1, si può trattare in due differenti
maniere; ognuna di queste ha i suoi meriti specifici e può contribuire a dilettare, a istruire
ed a migliorare gli uomini. Ci sono filosofi che considerano principalmente l’uomo come
nato per l’azione e dominato, nelle sue decisioni, dal gusto e dal sentimento2; essi lo giu-
dicano come impegnato a conseguire un oggetto ed a tenerne lontano da sé un altro, in
base al valore che tali oggetti sembrano possedere ed in base alla luce in cui essi stessi gli
si presentano. E poiché si suole ammettere che, di tutti gli oggetti, quello maggiormente
fornito di valore sia la virtù, questa specie di filosofi3 la dipinge coi colori più amabili,
prendendo a prestito dalla poesia e dall’eloquenza tutti gli aiuti che queste possono reca-
re; e trattano il loro soggetto in una maniera agevole ed ovvia, nella maniera più d’ogni
altra adatta a piacere all’immaginazione ed a sollecitare gli affetti.
Essi scelgono dalla vita comune le osservazioni e gli esempi più atti a colpire, danno
opportuno rilievo al contrasto di opposti caratteri e, attraendoci sulla via della virtù con
prospettive di gloria e di felicità, guidano i nostri passi in essa con i precetti più giudi-
ziosi e con i più famosi esempi. La differenza fra il vizio e la virtù essi ce la fanno sentire4,
volta a volta eccitano e moderano i nostri sentimenti; e se possono anche soltanto in-
clinare i nostri cuori all’amore dell’onestà e del vero onore, pensano d’aver pienamente
conseguito lo scopo di tutte le loro fatiche.
L’altra specie di filosofi considera l’uomo più come un essere ragionevole che come un
essere attivo e si sforza più di formare il suo intelletto che di coltivare i suoi costumi5.
Essi considerano la natura umana come oggetto di speculazione e la esaminano con
1 Per Hume la filosofia morale è, in senso eti- tura umana, a cui egli stesso riconosce un ruolo alla formazione etica dell’uomo. Il riferimento
mologico (morale da mos, “costume, abitudi- importante. concerne le correnti razionaliste, intese in sen-
ne”), la scienza dei concreti comportamenti de- 3 Il riferimento è a Cicerone nell’antichità e ai so ampio, a cominciare da Socrate, che identi-
gli uomini. moralisti francesi secenteschi, che si preoccupa- ficava la virtù con il sapere. Di questa tradizio-
2 Hume allude a tutte quelle correnti di pensie- no di esortare gli uomini a una condotta virtuosa. ne Hume valuta positivamente l’impegno ad
ro che, mettendo in secondo piano la compo- 4 Cioè si richiamano al sentimento e al gusto, analizzare la componente razionale dell’uomo,
nente razionale dell’uomo, sottolineano il ruolo più che alla ragione, sollecitando ad agire secon- mettendo tuttavia in guardia contro il rischio
del sentimento e del gusto all’origine dell’agire do virtù. di identificare l’essenza umana con la ragione e
umano. Pur denunciandone i limiti, Hume ap- 5 Hume allude ora al secondo modello filo- di lasciare in secondo piano quegli aspetti del-
prezza i meriti di questa impostazione, che valo- sofico, che, invece, privilegia l’aspetto teorico- la natura umana estranei alla razionalità, come
rizza la componente pratica e intuitiva della na- razionale della natura umana e quindi tende l’istinto o il sentimento.

1
un’indagine accurata, allo scopo di trovare i princìpi che regolano il nostro intelletto e
quelli che danno origine ai nostri sentimenti e che ci fanno approvare o riprovare qual-
che particolare oggetto, azione o comportamento. Essi pensano che alla cultura nel suo
insieme risalga il biasimo del fatto che la filosofia non sia ancora riuscita a dare qualche
stabilità, al di sopra di ogni controversia, alla fondazione della morale, del ragionamento
e della critica del gusto; e che, invece, continui sempre a parlare di vero e di falso, di vi-
zio e di virtù, di bello e di brutto, senza riuscire a determinare la fonte di tali distinzioni.
Impegnati in quest’arduo compito, nessuna difficoltà li distoglie; ma, procedendo da
casi particolari a princìpi generali, essi spingono continuamente le loro indagini verso
i princìpi più generali e non si fermano soddisfatti finché non arrivino a quei princìpi
originari di fronte ai quali si deve fermare, in ogni scienza, qualsiasi curiosità umana6.
Sebbene le loro speculazioni sembrino astratte e perfino incomprensibili ai loro lettori
comuni, essi tendono a conseguire l’approvazione dei dotti e delle persone sagge e si
ritengono sufficientemente ricompensati per la fatica dell’intera loro vita, se riescono a
scoprire qualche verità nascosta, che possa contribuire al sapere dei posteri.

La critica alla metafisica


Ma quest’oscurità della filosofia profonda ed astratta, si obbietta, non è soltanto gene-
ratrice di pena e di fatica, ma è anche inevitabile fonte di incertezza e di errore7. La più
giusta e plausibile obiezione contro una parte considerevole della metafisica è, in verità,
questa: che essa non è propriamente una scienza, ma nasce o dagli sforzi infruttuosi
dell’umana vanità, che vorrebbe penetrare in oggetti del tutto inaccessibili all’intelletto,
o dall’inganno delle superstizioni popolari che, essendo incapaci di difendersi in terreno
aperto, fanno nascere questi rovi ingombranti per coprire e proteggere la loro debolez-
za. Cacciati dalla campagna aperta, questi malandrini dileguano nella foresta e stanno
in agguato per irrompere in qualsiasi strada mal custodita dello spirito, ed opprimerla
con timori e pregiudizi religiosi. Il più robusto lottatore, se abbandona per un istante
la guardia, viene sopraffatto. E molti, per codardia e per stupidità, aprono le porte ai
nemici e li accolgono volentieri con reverenza e sottomissione, come loro legittimi so-
vrani8. [...]
L’unico modo per liberare, una buona volta, il sapere da questi problemi astrusi, è di
svolgere un’indagine seria sulla natura dell’intelletto umano e di mostrare, in base ad
un’analisi rigorosa dei suoi poteri e delle sue capacità, che esso non dispone dei mezzi
per argomenti così remoti ed astrusi9. Dobbiamo sottoporci a tale fatica, per poter vivere
tranquillamente d’ora in avanti e dobbiamo coltivare con qualche cura la vera metafisi-
ca, per distruggere quella falsa ed adulterata10.

[D. Hume, Opere filosofiche, a c. di E. Lecaldano, tr. di M. Dal Pra, vol. II,
Laterza, Roma-Bari 1992, pp. 3-4, 9]

6 Hume descrive l’impegno dei filosofi che credenze popolari, alimentate da pregiudizi e do sui poteri, le capacità, i limiti dell’intellet-
possiamo definire razionalisti nel dare un sicu- superstizioni. Con la metafora dei malandri- to umano.
ro fondamento alla morale, individuando attra- ni nascosti nella foresta Hume intende mettere 10 Hume contrappone alla falsa metafisica,
verso un’indagine rigorosa, insieme ai principi in guardia contro tali credenze, le quali, non che, distaccandosi dalla realtà delle cose, si ca-
dell’intelletto, anche i principi che regolano le essendo sostenute da validi argomenti logici, rica di errori e inganni, la vera metafisica, che
altre facoltà umane. tendono a creare nebulosità e confusione (ro- conduce le sue ricerche sulla natura umana se-
7 Viene ora sviluppata una critica della meta- vi ingombranti), per irrompere nelle menti dei condo il metodo empirico-sperimentale. È chia-
fisica in quanto sapere astratto e infondato; è distratti (anche solo temporaneamente) e degli ro che il significato tradizionale di metafisica
questo un motivo che percorre tutto il testo del- sprovveduti. come scienza dell’essere nella sua totalità, e in
la Ricerca. 9 I problemi metafisici. Hume parla ora del modo specifico dell’essere trascendente, viene
8 La metafisica nasce o dalle ambizioni dei fi- suo proposito di costruire una nuova scien- abbandonato da Hume, per il quale metafisica
losofi, che vorrebbero conoscere ciò che non za, che unisca il rigore del metodo conoscitivo indica semplicemente un sapere rigoroso che sta
è alla portata dell’intelligenza umana, o dalle all’attenzione per la realtà concreta, indagan- a fondamento di ogni analisi sulla realtà.

2
Competenze
Individuare e comprendere
1 “La differenza fra il vizio e la virtù essi ce la fanno sentire”: dopo aver precisato a quali filosofi Hume si riferisce,
spiega il senso della sua affermazione (max 3 righe).
2 “Il più robusto lottatore, se abbandona per un istante la guardia, viene sopraffatto”: che cosa intende dire
Hume? (max 3 righe)
3 Quali sono, per Hume, i “problemi astrusi” di cui si occupa la metafisica? (max 3 righe)
Riflettere e valutare
4 Due modelli filosofici a confronto: uno facile, l’altro astruso; illustra le caratteristiche attribuite da Hume a cia-
scuno dei due modelli, indicando i rispettivi pregi e difetti (max 5 righe).