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Il termine educazione è strettamente legato a quello di pedagogia, disciplina che,

secondo la moderna accezione, si occupa del suo studio sistematico. L’educazione è


una funzione fondamentale dell’uomo e ne accompagna il cammino fin dalle origini
più remote. La pedagogia, nel suo farsi scienza dell’educazione, ha dovuto fare i conti
con la complessità del fenomeno educativo posto al centro della sua riflessione.
L'ipotesi pedagogica fondamentale che sta alla base dell'educazione consiste nella
convinzione che il processo educativo permetta di rendere gli individui migliori,
sviluppando le loro personalità e aiutandoli ad acquisire determinate caratteristiche.
Questa scienza è piuttosto recente in quanto si organizza come disciplina autonoma a
partire dal XIX secolo, ma l'educazione non è un fenomeno che si è venuto a formare
negli ultimi anni, in quanto esiste fin dai tempi antichi. In seguito verrà assunta una
prospettiva storica, per mezzo della quale verranno tracciate alcune linee essenziali
della storia dell’educazione e della pedagogia, partendo dalle prime civiltà fino ad
arrivare ai nostri giorni.

Partendo dal mondo classico, con la cultura greca la pedagogia si sviluppa come la
teorizzazione di quel processo rivolto a educare, istruire e formare soggetti
individualmente e socialmente intesi. L’educazione acquisisce in Grecia un ruolo
rilevante e ci consegna per la prima volta una pedagogia, cioè una riflessione
sull’educazione. La parola pedagogia deriva infatti dal greco e sta a significare
condurre, accompagnare, guidare il bambino: nell'antichità il pedagogo altro non era
che uno schiavo che accompagnava il bambino nel processo educativo. La pedagogia
nasce quindi con la filosofia e resterà accorpata a essa per oltre due millenni.

Durante il medioevo l’istruzione continua a fare dei passi avanti con la nascita delle
scuole monastiche: la decadenza dell’Impero romano aveva portato allo sviluppo del
monastero, il quale aveva alcuni compiti da svolgere, tra cui l’educazione. Si afferma
quindi la scuola del monastero in cui era necessaria un’educazione cristiana per la
formazione.
Nel XII secolo nasce l’università. Molte scuole urbane, religiose o civili, diventarono
luoghi di formazione superiore. Da città a città erano presenti diverse universitas:
l’università medievale era una comunità di studenti e maestri dediti allo studio e alla
ricerca secondo le modalità della filosofia scolastica;

L’età moderna ha inizio nel 1400 e la sua fine si fa coincidere con la Rivoluzione
francese, nel 1798. Questo periodo portò rilevanti novità per quanto riguarda
l’educazione. Tra il XV e il XVI secolo, sotto la spinta dei cambiamenti, nell’
educazione ci fu la crescita dell’alfabetizzazione in particolare tra gli strati sociali più
umili. Nel corso del XVII secolo, invece, nacquero numerose accademie e
associazioni di studiosi che si impegnavano nello studio e nella diffusione delle
scienze, delle lettere, delle arti e della musica. Nel XVIII secolo ci furono profondi
cambiamenti che immettono nell’epoca contemporanea, in particolar modo la
rivoluzione francese. Il principio del diritto all’istruzione era contenuto all’interno
della rivoluzione francese con due diversi punti di vista: secondo la destra, i ceti più
abbienti avevano diritto all’istruzione, mentre il popolo non poteva essere istruito
questo era ciò che pensava la destra; al contrario, la sinistra sosteneva che l’istruzione
doveva essere per tutti. Nel XIX secolo, l’istruzione diventa finalmente una funzione
statale, pubblica e regolata da apposite leggi. In Italia, negli anni che vanno dalla
Restaurazione (1815) al Risorgimento e all’Unità (1861), la scuola e la pedagogia
italiane risentono dei cambiamenti: la pubblica istruzione era più avanzata al Nord e
meno al Sud; nel Regno di Sardegna, tra il 1848 e il 1859 viene istituita la scuola
statale. Di contro, lo Stato della Chiesa rifiuta il principio dell’istruzione per tutti.

Nella prima metà del 900 la scolarizzazione via via si estende anche agli strati sociali
più umili. Nei primi decenni del secolo nascono le scuole nuove in Europa e negli
Stati Uniti il cui obiettivo era praticare un’educazione nuova e progressiva. Vi era
insoddisfazione per la scuola tradizionale: il bambino doveva essere attivo, ovvero
operare in libertà e l’educatore doveva solo correggere i suoi errori, di conseguenza il
fanciullo veniva posto al centro dell’atto educativo. Importanti figure di questa nuova
corrente di pensiero conosciuta con il nome di attivismo pedagogico furono Maria
Montessori e John Dewey.

Sempre agli inizi del 900, Giovanni Gentile, un’altra personalità di spicco,
attraverso la sua riforma del 1923 introdusse importanti cambiamenti nel sistema
scolastico: rilanciò il percorso ginnasio-liceo-università fondato sull’asse retorico-
umanistico; creò l’istituto magistrale; introdusse gli esami nelle scuole; ripristinò
nella scuola elementare l’insegnamento della religione cattolica.

Nella seconda metà del secolo si è assistiti ad una evoluzione continua che ha
configurato la pedagogia come lo spazio in cui si affermano i problemi educativi, a
cui la stessa disciplina deve dare risposta. Dagli anni ottanta del Novecento alcuni
studiosi hanno suggerito di sostituire il termine “pedagogia” con l'espressione
“scienze dell'educazione”. Nel corso dei secoli dunque, l’interesse pedagogico si è
ampliato fino a comprendere settori disciplinari (psicologia, sociologia, antropologia
etc) sempre più vasti e articolati.

Il lavoro che verrà presentato nelle pagine successive affronterà degli argomenti che
hanno avuto un eco altisonante nel periodo di emergenza sanitaria ancora in corso e si
riveleranno profondamente connessi con la disciplina pedagogica sotto molteplici
aspetti. Nel corso del primo capitolo verrà trattato l’argomento della disinformazione
mediatica che, da sempre presente nello scenario collettivo, si è conquistata un ruolo
di primo piano durante l’emergenza Covid. Come vedremo più avanti, la
pubblicazione di contenuti falsi in rete prenderà in esame due considerazioni diverse:
la prima quella del giornalismo online, che, complice dei nuovi mezzi di
comunicazione, si può trasformare talvolta in un mezzo di cattiva informazione,
dovuto alla presenza di fake news e di notizie il cui obiettivo principale è accaparrarsi
più utenti possibili col fine di un riscontro economico; la seconda, volgerà invece lo
sguardo alla connessione esistente tra educazione e processo informativo. Nella
stesura di questa prima parte si è rivelato illuminante il seminario condotto dal
professore Mario Caligiuri, docente di pedagogia della comunicazione presso
l’Università della Calabria. Citando il dottor Caligiuri,

“L’eccesso delle informazioni che ogni giorno ci investono unitamente al basso livello d’istruzione
crea un corto circuito che impedisce comprensione della realtà. Appunto per questo la chiave della
pedagogia è più fondamentale che mai (…).”

Arriveremo dunque a trattare queste tematiche con l’ausilio della disciplina


denominata pedagogia comunicativa, il cui obiettivo è l’analisi dei fenomeni
comunicativi dal punto di vista educativo, puntando principalmente a capire i
possibili effetti sulla persona. L’epoca digitale in cui viviamo, ha completamente
scardinato i principi originari della comunicazione giornalistica, propendendo talvolta
verso un’ addomesticamento dell’utente, piuttosto che verso un’informazione
realistica e veritiera. Di fronte ad un’informazione fuorviante e ad un eccesso di
informazione che rischia di compromettere la comprensibilità della stessa, la miglior
arma da possedere è l’istruzione. Il processo educativo, dunque, in chiave pedagogica
trova un proprio spazio all’interno della nuova società della comunicazione o
dell’informazione e sarà proprio la triade pedagogia-educazione-informazione a
rappresentare il filo conduttore di questa prima parte. L’affinamento di un pensiero
critico, concetto correlato con discipline come la scienza, la matematica,
l’antropologia e la pedagogia, verrà infine discusso come strumento imprescindibile
per individuare, discernere, analizzare e infine valutare le informazioni rilevanti e
attendibili che aiutino a comprendere la realtà sociale che circonda l’individuo nel
suo rapporto con il mondo.

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