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MENSURA

Modus, tempus e prolatio.


L’espressione mensura significa il rapporto metrico tra una nota e quella del grado immediatamente
inferiore. Una nota (senza punto) può essere uguale a due o a tre note più piccole, a seconda della
mensura vigente e anche a seconda del valore delle note adiacenti.
lf,e ancne I uogma oella ùù. I rrrrrla cDD€ urr f u(Jtu
Queste indicazioni provengono dalla dottrina del sec. XIII, nella quale la tripartizione era vista come
perfetta perchéin questa
essa terminologia.
comprendeva “inizio, mezzo e fine”. Naturalmente anche il Dogma della SS:
ema della notazione
Trinità ebbe un ruolo in questo concetto mensurale
e in questabianca esiste la libertà c
terminologia.
imperfetta
rfettadiescelta
Esiste la possibilità principalmente
tra mensura in due principalmente
perfetta e imperfetta note, la B e latra due note, la Breve
e la Semibreve.sono abitualmente
I valori più grandi sonoimperfetti
abitualmente i più piccoli
edimperfetti lo sonc
e i più piccoli lo sono sempre.

Mx: zLi L:zB; B:zoJS; S:zotM


M:zSm; Sm:zFi F:zSf.

La mensura della B viene detta tempus e compare in due tipi: perfetto, indicato da un cerchio, e
imperfetto indicato dal mezzo cerchio.
La mensura della S si chiama prolatio, che se è perfetta viene indicata dalla presenza di un puntino
all’interno del cerchio e del mezzo cerchio. La mancanza del puntino indica la prolatio imperfecta.

tempus inperfecturz cam prolatione imperfectar : C H=oo o=ll


tempw perfectan cum prolalione inperfecta: O H=ooo o=ll
lempus inperfectun cun prolatione perfscta: G p=oo o-ddl
tempas perfectun cum prolatione perfecta: o'H=ooo o=Jld
Al posto delle prolisse indicazioni latine useremo spesso un comol
rtema di îhhrewiazioni nel orrale indichiamo
trascrizione siall tembus chela brolatio cot
moderna

Mensura Tempo Trascrizione Esempio


delle note
!{ oJ I
C Lz,z1 ) ).h.h e) tJ tTt)..hr
e yz,a) ). J. .h g J. ). [nrJ .EJ.
.h | r

Q rc,z] ). J.h.h so).r) 12ú|fr)r


O [g,a] u.J.à.h S U.rJ.tilJ.rJ. J.br
Negli scritti teorici questo schema di base delle quattro mensure viene ulteriormente ampliato con
l’inclusione della Longa e della Maxima. La mensura della L era detta modus longarum o modus
minor, quella della Mx era detta modus maximumarum o modus major. Dato che ciascuna di esse
poteva essere perfetta o imperfetta ne risultava un sistema composto da 16 combinazioni di modus
maximarum, modus longarum, tempus e prolatio. Tuttavia nella notazione bianca le complicazioni
date dalle figure di maggior valore sono ormai ridottissime: il modus maximumarum non compare
più nelle fonti di notazione bianca, e il modus longarum deve essere tenuto presente solo in certe
composizioni, principalmente Messe e Mottetti costruiti su Tenor in cantus firmus.
Nelle fonti musicali il modus viene indicato implicitamente dalle pause di Longa che compaiono
comunemente all’inizio o durante il corso del Tenor. A seconda che le linee di pausa si estendano su
due o tre spazi, la Longa è da interpretare come perfetta o imperfetta.

Tempus imperfectum cum prolatione imperfecta


Qui le note sono tutte binarie con gli stessi rapporti metrici della notazione moderna. Anche le note
con il punto di valore, detto punctus additionis, si interpretano come nella notazione moderna.
La Longa finale dei brani era vista come valore impreciso, non calcolato nella misurazione.

MENSURA

m prolatione inperJecfa

Tempus perfectum cum prolatione imperfecta un cerchio


che nelle fontiaoriginali vieneOin,
In questa mensura, indicata da un cerchio, la Breve è uguale-em simbolo
a tredaISemibrevi: lt, rf,la B è ug
:fe.t:OH=ooo,
mentre tutti gli altri valori sono binari. 'alori sono binari. La trascrizion
La trascrizione in note moderne da battute di 3/4, p. es.: onollor=i J. t) l|Jtà. r.

La Breve è normalmente ternaria,


determinano peròBattraverso
se una un processo
rcstz peúetta di diminuzione
o se viene resa ir può essere resa
binaria. Generalmente questo non viene indicato da un segno particolare
:mplice di imperfezione è dato quando una B si unisc, (paragonabile al punto del
processo inverso di aumentazione), ma certe circostanze determinano se una Breve resta perfetta
o seguente formando un gruppo ternario, cioè una pet una Breve si unisce
o se viene resa imperfetta. Il caso più semplice di imperfezione è dato quando
,a B viene
ad una Semibreve allorao ridotta
precedente seguente,informando
due partiunegruppo
la terza parte cad
ternario.
la B si patla di inperfectio a parte po:t (a
Si chiamano imperfectio a parte post, e imperfectio a parte ante.p. p.), nell'a
a parte ante (a P. o.),

a.p.p. po=tJ Jt a.p.a. on=rJJ r

Regole di perfezione o imperfezione:


1) Una B è perfetta se seguita da un’altra B o da una pausa di B.
2) Una B è perfetta se seguita da due o tre S.
3) Una B è imperfetta se seguita o preceduta da una S, nel qual caso la imperfectio a p. p.
ha sempre la precedenza.
4) Una B è imperfetta se seguita da più di tre S.
5) Una pausa di B non può mai essere imperfetta; tuttavia una pausa di S può causare
imperfezione.
Esempi sulle regole:

1.%Tm=

3. Trsiffi=
#=ffiffi non: J.tÍ) ) rm ) il

E’ bene sottolineare checl()c


PerJecta, urra
queste rluLa
regole c sono
non s ùsBurla
guarruucome
da prendere
PclrcLLa ua ma
rigide leggi, arll principi
urr come
orientativi. specie 12.
La regola 1 èlaunregola ll
fondamento
z: della teoria mensurale:
seguente
Sulla regola 2 il seguente esempio
esempio similes ante similem perfecta.

indica che all’occasione una B seguita da tre S può essere imperfetta a causa di una
imperfezione a p. a.
Le regole 3 e 4 si riferiscono a casi come
BSB - B 4S B - B 5S B e così via.
L’interpretazione normale è B S / B - B S / 3S / B - BS / 3S / SB,
ma raggruppamenti irregolari si possono dedurre dalla concatenazione, quando cioè la prima B è
già resa imperfetta a p. a. In questo caso le 4S del seguente esempio non devono essere divise in
S/3S, ma in 3S/S:

Nell'esempio che segue l'imperfezione a p.a. della prima B rer


rerfette in ugualche
Nell'esempio segue
modo la seconda ea\ap.a.
l'imperfezione
anche B: prima B rende
terzadella
Nell’esempio che segue l’imperfezione a p. a della prima B rende imperfette anche la seconda e
imperfette in ugual modo anche la seconda e 1^ terz^ Bi
terza B:
Se dopo una B seguono una lunga serie di S (o loro equivalenti in valori più piccoli, M e Sm) si
tratta naturalmente di un conteggio impossibile oltre che innaturale. Il principio fondamentale in
questi casi è che la prima S renda imperfetta la B iniziale e le successive S vengano raggruppate
a tre a tre in perfezioni.
Nessuna regola è vincolante.
Sulla regola 5: se una B è seguita da due pause di S, vi sono due possibilità di scrittura, ciascuna
delle quali ha un preciso significato. Se le due lineette compaiono ad altezza sfalsata, la prima deve
rendere imperfetta la B precedente, mentre la seconda sta all’inizio della perfezione successiva.
Se invece sono ambedue alla stessa altezza, esse appartengono alla stessa perfezione e la B
precedente resta perfetta:

ffi

Le regole fin qui date si riferiscono al più facile e importante tipo di imperfezione, la cosiddetta
imperfectio ad totum, cioè di tutta la nota. Esiste anche la imperfectio ad partem, cioè di parte della
nota, cosa che compare occasionalmente e che si riferisce a quei casi in cui una nota viene resa
imperfetta da un valore più piccolo di due o tre gradi. L’esempio più tipico è quando una L è
collegata ad una S seguente o precedente. La L in questo caso viene considerata come formata
da due B delle quali la seconda o la prima viene resa imperfetta dalla S. Le due B, cioè due parti
della L possono essere rese imperfette anche contemporaneamente, fatto che viene indicato
come imperfectio ad partes. Di conseguenza il valore della L può essere ridotto da sei S a cinque
e quattro:

1o=lUJ Jt oi=tJ U. t oqo=lJ )J )l qoo=tJ. tJJJr

Nel sistema della teoria mensurale questo tipo di imperfezione vi


licato come inperfectio ad partem propinquam o ParteÍ propirquas (p
Alterazione
Lacenti)
A proposito indella
contrasto
regola 2 bisogna molto più
con laconsiderare rara
il caso inperfectio
della combinazionead partem
B S S B, perché
renotat qui
'Íes renotas (parti lontane), cioè l'imperfezione da valori di tre gradi da
entra in gioco un altro concetto della teoria mensurale, la cosiddetta alterazione (lat. alteratio,
alter, l’altro il secondo; ossia letteralmente condizionamento della seconda nota).
Itani, come
Il principio Ia Mx da
fondamentale dauna o piùalle
aggiungere J in z]. Qui
13,regole
cinque esisteè ilinseguente:
date prima teoria un grar

6) Se due S si trovano in mezzo a due B, la seconda S raddoppia il suo valore. Esempi:

^) %%= =

ione
La radice di questo principio sta nel sistema lo
è dei modi rer l'odierna
del sec. XIII. Il ritmo
stessc giambico notazione, sta nel
espresso da un gruppo con alterazione (SS) è lo stesso che viene anche ll ritmo giambico ( JJ ) espresso
rappresentatoLa ndice
da una di questo
imperfezioneesto modo
a p. aprincipio il
(SB). Vediamo per l'odiernr
g nell’esempio
strano b) sopracitato i due
casi in successione che danno lo stesso
re ilgruppo
risultato. Ma
espresso in ambedue i casi con una imperfezione, cioè così?
J
allora perché il ritmo giambico non viene

;a espresso in
):HroHOHl.
J può essere espresso da aherazione dl soltanto quando la
Questa scrittura è tuttavia inammissibile perché si scontra con la prima regola principale secondo la
rperfezione
quale una B davanti ada p.a.îH
un’altra Bdiventa
è sempreimpossibile per la regola
perfetta. Di conseguenza I (per
risulta che r
l’alterazione è la
:imento
integrazione qui, come
necessaria spesso
del principio similes ante più
anche tardi,
similem idue
perfecta. In altre paroledi
metodi n, giambico
il ritmo
può essere espressocon
:fercnzrati da alterazione
I'aggiunta di solo
(S S) quando
un arco o larispettivamente di una p a p. a (S B)
sua resa come imperfezione
diventa impossibile per la regola 1. Spesso viene espresso così (regola7):
, Questa regola viene energicamente sottolineata da quasi tutti
anche regolarmente seguita nelle fonti musicali.' Spesso viene
rgue:
nota nota
7) UnaJna devealterata
deve essere soltanto
soltanto quandoaTterata
essere quando
la nota seguente nota
appartiene la
alla specie
r
immediatamente superiore. Cioè:
ne alla specie immediatamente superiore. Cioè:
5-3É.r)) r). t; îno=tJJ tJ...tr íi1q=lJJ td rJ. r

la combil
^nto
(La parentesi quadra sulla alterazione, mentre la tonda sulla imperfezione)
otd^nz con i I
rde imperfetta
Secondo le regole della teoria mensurale l’interpretazione del gruppo B S S B avrebbe dovuto
essere chiarita dalla presenza del punctus divisionis nel modo seguente:
:ainterprctazior
3nte: Ho.oH
rr mancando dt
l
Tuttavia nelle fonti vi sono numerose
questaincertezze, che si spiegano attraverso una progressiva
incertt
evoluzione verso il disuso di questo principio di alterazione.

Soltanto quando le due S sono scritte come ligatura c. o. p. non si modifica mai il vecchio principio
di alterazione:

8) Una ligatura binaria c. o. p. in mezzo a due B richiede sempre alterazione

Aggiungiamo che nella serie B S S B B è impossibile l’imperfezione (per la regola 1) e che è


impossibile l’alterazione quando la S è sostituita dal suo valor, cioè da note più piccole dello stesso
valore come p. es. in B S M M B.

Alla regola 5 corrisponde la seguente:

9) Una pausa non può essere alterata, può però provocare alterazione di una nota.

Esempio:

122
Punctus divisionis
I concetti di perfezione e alterazione non bastano ad esprimere tutti i rapporti ritmici, nonostante la
loro ingegnosità. Per esempio il seguente ritmo semplice

lice IEr ) )t)) r). r

i sirpporti "^ -^^ì regole


limita-" alle
ritmici.
non può essere rappresentatorebbero OHoooH In realtàole due uniche possibilità sarebbero:
lice !r ) ) t)) r).
in note mensurali.
r on può essere
i si limita alle regole , I.tate sopra.z),
(regola In L'akra
[e ritmo semplic
rebbero OHoooH o oppure:rensurali, o Hse
ooHci H I
, I (regola z),rappoftl fltmlcr. Pef srJ. r,l)
s

sarel r).r
punctas diuisionis (p.d.).
L'akra
non può essefe fapp {_
possibilità
li .lirriqinne
In questo,F.ffettiwa-
lrJ. r)))t).r
cc
Però la prima significa In real (regola 2)
citate sopra.
u1!1 u isi o (p. a.).
!t.t1- O H ooH p
p
.di Però
viene usato il pzr
l’altra
irJ. ) rJ r). r). r. (regola 6).
In questo, come I
Come lo stesso nom€
In questi casi viene usato il punctus divisionis (p.d.). Esso possiede tutte le caratteristiche di una
linea di battuta, chiarificante i raggruppamenti. I teorici distinguono nomi come punctus alterationis,
punctus perfectionis, punctus imperfectionis, ecc. In realtà tutti questi provengono dallo stesso
punto, cioè un segno di divisione in mensura perfetta, e differiscono soltanto per aspetti secondari.
Una sostanziale differenza c’è tra il punctus divisionis e il punctus additionis (o augmentationis) il
quale è identico al punto della notazione moderna: l’uno serve a delimitare perfezioni, l’altro ad
aumentare della metà il valore di una nota. Ulteriore differenza consiste nel fatto che il p.d. può
essere usato soltanto in mensura perfetta, mentre il p.a. può essere usato unicamente in note
imperfette. Ecco i due casi:

a)o F.oH=l tJ. tJ) r b)cn.on=it)J)JtJ t

che :,nei due casi le note sia nella loro raffigu


come qu1:o oo.o0 0ó H. 1\ corPo q () razione come an
>ri metrici,
La decisione se un punto
tuttavia sonodato sia un p.d.Tuttavia
identiche.
in questo i punti
o un p.a. risulta
non sidatroverc
caso seguito
generalmente
esercitano facile
duedal fconcatenamento.
Se si tratta di un p.a. deve
te differenti. Nell'esempiosempre essere una nota della specie
a) la B è normalmente ternaria, ed i immediatamente più
piccola, che tefornisce
abbiamol’altraa (are con un p.Sea.,
chedell’aumentazione.
metà îe. questa nota allora si ha a che fare
manca
tanto
con un p.d.
che essa diventi binaria. Al contrario essa è in b) norml
In taluni il :ea un effetto
punto
:d manoscritti aumenta
della il
di sincopazione:
notazione suo valore
bianca, I
l’amanuense lJdifferenzia
in una J.ternaria.
1 il p.d. dal p.a. mettendo il primo
rni manoscritti della notazione bianca
più in alto oppure dandogli una forma particolare:
enza dei pmcti si formò nel sec. xrv (cfr. p. es. GdM I, rol sgg. e HdN l,
. u.sec.
xv e nel mettendo il tentativipiù
xvr furono fattiprimo in
per ridurrealto o
ia molteplicità d.eipucti.N
.

L circa il r48o fino al r 5 5o vengono citati comunemente tre specie di puncti:


,w: I
O H o'o.J oF oppureO H o'o. on. I
una oosizione più elevata (occasiona