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Riepilogo

• Vista: caratteristiche anatomiche dell’occhio umano e


implicazioni funzionali per la visione
• Sensibilità al dettaglio e al contrasto: coni e bastoncelli
• Inibizione laterale

• Macula caeca e ricostruzione del campo visivo (funziona anche


per background complessi)
X
X
Acuità visiva
I test per l’acuità visiva cercano di
misurare quanto accuratamente
possono essere percepiti dettagli
visivi
Acuità di C di Landolt Acuità di Acuità di Lettera di
Vernier risoluzione contrasto Snellen acuità spaziale; differenza tra
aree bianche e aree nere
Acuità di contrasto e connessioni laterali

è importante valutare l’acuità di contrasto: la capacità di distinguere le differenze di


luminosità; alla percezione del contrasto contribuiscono le connessioni laterali

Esempio: Griglia di Hermann


Griglia di Hermann
Spiegazione
Inibizione laterale per una cellula centrata sull’intersezione tra le linee bianche…

Pattern dell’inibizione laterale: si riduce il segnale proveniente dalle cellule adiacenti

Perché l’effetto scompare quando guardiamo le


intersezioni?
In visione centrale c’è una maggiore densità, e gli
effetti di inibizione laterale sono più localizzati:
COLORE
Spettro del visibile
• Mentre la relazione tra lunghezze d’onda e colore percepito si
applica direttamente alla luce emessa da una fonte radiante
(lampadina, sole, etc), spesso la sensazione di colore scaturisce
da un oggetto che riflette la luce

Un oggetto che riflette la luce rossa appare


rosso
Un oggetto che non riflette alcuna luce
appare nero
Un oggetto che riflette tutta la luce appare
bianco
• In parte inoltre la nostra percezione del colore dipende dagli
oggetti che circondano l’oggetto stesso:
• Vedere il colore è una costruzione del cervello, in parte basata
su dati provenienti dal mondo esterno, in parte basata su
conoscenze e assunzioni
COLORE
• Diversi autori hanno cercato di individuare un
principio organizzativo per poter quantificare il colore,
utilizzando delle teorie e dei modelli di diverso tipo.
• Ordinare i colori è un processo che si occupa della
sensazione visiva, piuttosto che delle proprietà della
luce, ed il suo fine è quello di trovare una descrizione
precisa che permetta di trattarli nel modo più efficace
possibile.
• Riuscire ad identificare un colore in base a parole è
però un compito difficile: la possibilità di utilizzare un
gran numero di vocaboli per discriminare due colori
molto simili porterebbe a delle descrizioni troppo
lunghe.
Sistema Munsell
• Il sistema Munsell è uno dei
più diffusi sistemi di
ordinamento dei colori, tuttora
largamente impiegato. Viene
considerato il sistema
standard in fatto di spaziatura
dei colori percettivamente
uniforme.
• I colori sono rappresentati in
uno spazio di colore (solido
del colore) composto da tre
dimensioni: tinta (hue),
luminosità e saturazione
METAMERI
• Quanti colori siamo in grado di vedere? Nonostante la grande
sensibilità a variazioni in lunghezza d’onda (jnd = 2 nanometri), è
facile dimostrare che il sistema visivo perde informazione
cromatica
• I metameri sono colori fisicamente diversi (cioè composti da
lunghezze d’onda tra loro molto diverse) ma che vengono
percepiti come identici
• Es. luce gialla a 580 nm = luce rossa 650 nm + verde 500 nm + blu 450nm
Metameri
• Il sistema non è in grado di discriminare se un colore è costituito
da una luce pura o da una miscela
• Il risultato è che ogni colore può essere descritto come
combinazione di tre colori principali: rosso, verde e blu
Miscele tricromatiche
• Implicazioni tecnologiche: attraverso la combinazione di
emettitori di queste tre lunghezze d’onda (RGB, rosso verde e
blu), è possibile simulare qualsiasi colore percepibile
• Implicazioni cliniche: persone non sensibili a uno di queste tinte
(daltonici o dicromatici) o a due di queste tinte (monocromatici)
vedranno il colore in modo diverso
Teorie sulla visione del colore
• Partendo dalla natura fisica della luce (differenti lunghezze
d’onda) e dalla natura psicologica della percezione del colore
(es. metameri ma non solo), sono state svoluppate diverse teorie
per spiegare il modo in cui percepiamo il colore

• Young-Helmholz: teoria tricromatica


• Hering: opponenza cromatica
Young-Helmholz: teoria tricromatica

• Questa teoria postulò l’esistenza di


tre tipi di recettori, sensibili a
lunghezze d’onda diverse, prima
della scoperta dei coni
• Ciascuno di questi recettori è
atttivato da una specifica
lunghezza d’onda
• La percezione del colore è data
dalla somma dell’attività di questi
recettori
• La teoria tricromatica spiega bene il modo in cui costruiamo il
colore sulla base dei coni attivati
• Spiega i deficit di visione per gli individui dicromatici o
monocromatici

• Tuttavia non spiega alcuni aspetti fenomenologici del colore


(«come appaiono le cose»)
• Tutti i colori vengono descritti come combinazione di uno o due
delle seguenti tinte:
Rosso
Verde
si no
Giallo
Blu

• Inoltre alcune miscele sono usate per descrivere colori (es.


rosso-blu o giallo-verde) mentre per altre questo non accade (es.
rosso-verde o giallo-blu)
• Rosso-verde e giallo-blu formano coppie di colori tra loro
«antagonisti»
• Immagini postume: fissando per alcuni minuti un insieme dei
quattro colori individuati da Hering, e posando lo sguardo poi su
una superficie neutra, si osserva una immagine postuma formata
dai 4 colori complementari
Teoria a due stadi
• La teoria tricromatica e quella dei colori opponenti sono state in
competizione, fino a quando si è suggerito che ognuna di esse
spiegasse uno stadio di analisi cromatica
• Teoria tricromatica: attività dei coni nella retina
• Teoria di opponenza: attività dei neuroni nel talamo
TEORIA A DUE STADI

CONI: stadio tricromatico Connessione


inibitoria

Connessione
eccitatoria

TALAMO: stadio opponente

LUMINOSITA’

[un altro gruppo di neuroni ha le stesse connessioni, ma speculari; cioè, le connessioni che qui sono inibitorie
diventano eccitatorie, e viceversa]
Uno scenario applicativo

• La perdita di dettagli di una scena o di un oggetto avviene in


funzione della della sua distanza
• E della acuità del sistema visivo: quanto piccoli sono i dettagli
che posso discriminare?
• Implicazione pratica: a che distanza una testimonanza oculare è
credibile?
• Posso rappresentare la sensibilità (e quindi l’accuratezza) di un
sistema visivo come qualcosa che cala in funzione della
dimensione
Uno stimolo composto da
dettagli a cui sono molto
molto
sensibile avrà molte possibilità
sensibile
di essere riconosciuto

Poco
sensibile Uno stimolo composto da
Dettagli più Dettagli più dettagli a cui sono poco
grossolani fini sensibile avrà poche
possibilità di essere
riconosciuto
• Posso rappresentare la sensibilità (e quindi l’accuratezza) di un
sistema visivo come qualcosa che cala in funzione della
dimensione
Uno stimolo composto da
dettagli a cui sono molto
molto
sensibile avrà molte possibilità
sensibile
di essere riconosciuto

Poco
sensibile Lo stesso stimolo, al variare
Dettagli più Dettagli più della distanza, diventa
grossolani fini composto prevalentemente da
dettagli a cui sono poco
sensibile
• Sulla base di questi ragionamenti, è possibile simulare uno
stimolo distante semplicemente sfocandolo: i dettagli fini
spariranno, e quelli più grossolani tenderanno sempre più alla
dimensione «soglia» per la percezione dei dettagli
Se per due persone (una miope e una normovedente)
un oggetto è visibile in maniera simile da vicino,
l’effetto della distanza sulla visibilità dell’oggetto per
queste due persone sarà diverso; conoscendo l’acuità
visiva di queste persone, è possibile stimare
l’identificabilità di persone lontane
• Obiettivo: stabilire in maniera oggettiva in quali condizioni un
volto sia riconoscibile (es., una testimonianza possa essere
attendibile). In assenza di questa informazione, il giudizio di
riconoscibilità varia in maniera arbitraria ed è influenzata da
fattori quali hindsight bias (senno di poi), volontà di riconoscere
una persona, stati emotivi, precedenti memorie, etc.