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Vito Ricci

Templari e giovanniti a Trani (secc. XII-XVI).

1. Origini dello stanziamento degli Ordini religioso-militari


in età normanno-sveva.

Trani è una città sulla costa adriatica a nord di Bari della quale
si hanno notizie a partire dal III secolo d.C. (Tabula Peutinge-
riana), fu sede arcivescovile, ebbe particolare sviluppo nel XI se-
colo mostrando una vocazione marittima e commerciale: sono di
questo periodo gli Ordinamenta et Consuetudo maris edita per
consules civitatis Trani, il più antico codice marittimo del Medi-
terraneo medievale,1 e l’edificazione della cattedrale. Mantenne
per buona parte del Medioevo un’importanza spesso superiore ad
alcuni centri come Bari, sia in termini demografici che in quelli
economici.2

1
G.B. Beltrani, Su gli antichi ordinamenti marittimi della città di Trani,
Barletta 1873.
2
Sulla storia di Trani medievale cfr. A. Prologo, I primi tempi della città di
Trani, Giovinazzo 1883; V. Vitale, Trani dagli Angioini agli Spagnuoli:
contributo alla storia civile e commerciale di Puglia nei secoli XV e XVI,
Trani 1912; G. Vitale, Note di socio-topografia della città di Trani dall’XI al
XV secolo, in «Archivio storico per le province napoletane», 97 (1979), p.
31-97; R. Colapietra, Profilo storico urbanistico di Trani dalle origini alla
fine dell’Ottocento, Bari 1981; AA. VV., Guida a Trani, Bari 1981; B. Ron-
chi, Indagine sullo sviluppo urbanistico di Trani dall’11. al 18. secolo, Fa-
sano 1984; C.D. Fonseca, Trani, in G. Musca (a cura di), Itinerari e centri
urbani nel Mezzogiorno normanno-svevo. Atti delle X giornate normanno-
sveve (Bari, 21-24 ottobre 1991), Bari 1993, pp. 365-384; G. Bertelli, Trani
e il suo territorio tra il VI e la metà dell’XI secolo, in III Congresso Nazio-
nale di Archeologia medievale (Salerno, 2-5 ottobre 2003), Firenze 2003, pp.
418-427.

29
È in questa città portuale che si registra una delle prime presen-
ze documentate dell’Ordine templare nel Mezzogiorno italiano. A
fornire tale testimonianza è il diacono tranese Amando, in seguito
vescovo della vicina Bisceglie, il quale, nella sua Historia Trasla-
tionis Sancti Nicolai Peregrini, narrando della traslazione delle re-
liquie del giovane pellegrino greco assunto a Santo patrono della
città, avvenuta il 4 ottobre 1142, riporta il manifestarsi di un even-
to miracoloso: in un cielo completamente terso, si erano all’im-
provviso levate dalla Cattedrale due colonne di nuvole e tale por-
tento era stato notato anche dai frati templari che dimoravano poco
fuori città:

milites etiamTempli Domini, qui paulo remotus ad urbe [Trani] dista-


bant, hoc cernentes, dixerunt: illud stupendum miraculum sacri corpo-
sis traslationem indicare.3

Qualche studioso,4 esaminando con attenzione la dicitura Mili-


tes Templi Domini, si è chiesto se si tratti realmente di templari
oppure di canonici del Templum Domini.5 Bramato6 afferma che
tale ipotesi non appare molto solida. Il termine milites difficilmen-
te è stato attribuito ai componenti di una comunità canonicale ed è
provato che, nei primi anni di vita dell’Ordine templare in diversi
documenti si fa riferimento a esso come Templum Domini. Rite-
niamo, per tanto, che con ogni certezza Amando riportava della
presenza di cavalieri templari che, stando alle parole del cronista,
all’epoca erano già insediati poco fuori della città, posizione abba-

3
Amandi Diaconi Tranensi, Historia Traslationis Sancti Nicolai Peregrini,
in F. Ughelli, Italia Sacra, Venezia 1721, col. 904.
4
L. Imperio, Insediamenti templari in Puglia: attribuzioni e certezze, in
CRT-XX (Barletta, 7-8 settembre 2002, Latina 2002, p. 81.
5
K. Elm, Tempio, canonici del, in Dizionario degli istituti di perfezione,
Roma 1997, vol. 9, col. 884-996.
6
F. Bramato, Il Templum Domini e la Militia Templi nella diocesi di Trani.
Elementi e prospettive per una ricerca, in “Barletta crocevia degli Ordini re-
ligioso-cavallereschi medioevali”, Seminario di studio (Barletta, 16 giugno
1996), Taranto 1997, p. 56.

30
stanza consueta per le fondazioni rossocrociate. La scelta dell’Or-
dine non appare affatto casuale: la città era dotata di un porto che
avrebbe favorito di certo i collegamenti con la Terrasanta ed era un
centro all’epoca abbastanza dinamico. Una tradizione,7 non sup-
portata da riscontri documentali8 che già a metà Ottocento sem-
brava abbastanza consolidata, ha voluto individuare la sede tem-
plare tranese presso la chiesa di Ognissanti che effettivamente era
poco fuori dell’abitato. Tale tradizione, perpetuata in diversi Au-
tori sino a noi nostri giorni9 e molto adicata negli abitanti di Tra-

7
Uno dei primi a indicare dei legami tra i templari e Ognissanti è M. Came-
ra, Annali delle Due Sicilie, vol. II, Napoli 1860, p. 155: «In Trani ebbero i
templari la loro casa con chiesa e ospedale vicino quel porto, in onor di S.
Giovambattista, i cui avanzi scorgonsi presso la chiesa di Ognissanti». Si
avrà modo di ritornare sull’affermazione di tale Autore.
8
A. Prologo, Frammenti di storia tranese. Notizie delle chiese di Ognissanti,
S. Giacomo, S. Maria de Russis e S. Giuliano, in «Rassegna pugliese di
scienze, lettere ed arti», 9-10 (1894), pp. 269-273: «La tradizione mantenu-
tasi costante tra i nostri concittadini afferma che questa chiesa fu fatta edifi-
care dai Cavalieri del Tempio, e che di fianco ad essa esisteva un ospedale
pel ricovero dei pellegrini che facevano il viaggio in Terrasanta». Lo stesso
Autore ritiene di avvalorare tale tradizione, sebbene precisa di non essere
riuscito a reperire fonti documentarie che diano conferma: «E per verità io
credo che la tradizione sia del tutto esatta, perché sebbene da una parte bi-
sogna che io confessi non essermi riuscito trovare alcuna carta da cui possa
dirsi quel fatto esattamente confermato, dall’altra è pur certo che nell’anno
1142 i templari erano già venuti a Trani, come ci è attestato dal diacono
Amando nella storia della traslazione del corpo di S. Nicola Pellegrino».
9
F. Bramato, I templari in terra di Bari. Note e appunti per una storia del-
l’Ordine cavalleresco in Italia, in «Nicolaus», 7 (1979), pp. 173-181; B. Ca-
pone, Vestigia templari in Italia, Roma 1979, pp. 111-112; B. Capone, L.
Imperio, E. Valentini, Guida all’Italia dei templari. Gli insediamenti tem-
plari in Italia, Roma 1989, pp. 246 e ss.; F. Bramato, Storia dell’Ordine dei
templari in Italia, vol. I: “Le fondazioni”, Roma 1991, pp. 81, 61, 142; I
templari. Storia e mito dei monaci-guerrieri, cura dell’Associazione Obietti-
vo Trani, Bari sd., pp. 31-32; B. Ronchi, La Chiesa di Ognissanti a Trani,
Fasano 1985; P.F. Pistilli, Un insediamento di un ordine militare in Terra di
Bari: la chiesa e l’ospedale di Ognissanti a Trani e l’architettura di tradi-
zione templare in Puglia, in Monaci in armi. L’architettura sacra dei tem-

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ni,10 va però confutata come già scritto in altra sede11 e si avrà mo-
do di riprendere in appendice a questo lavoro. Vanno prese con e-
strema cautela le notizie su alcune elargizioni effettuate a favore
dei templari a Trani riportate da Matteo Camera in quanto non
hanno riscontro nei documenti; si riportano per completezza della
trattazione: nel 1158 il milite napoletano Giovanni de’ Pagani,12
protettore della religione dei templari, dava il consenso a «una do-
nazione fatta da un tal Boemondo13 barone della Puglia d’alcuni
suoi beni in Trani», mentre nel 1192, Abelardo figlio di Giovanni,
interveniva per acconsentire una sepoltura a favore del giudice Lu-
cifero in una chiesa di Trani nota come grancia de’ Cavalieri del
Tempio.14 A una più approfondita indagine si scopre che la fonte
delle notizie riportate dall’annalista napoletano è l’araldista del
XVII secolo Filiberto Campanile:

plari attraverso il Mediterraneo, a cura di G. Viti, A. Cadei, V. Ascani, Cer-


tosa di Firenze 1995, pp. 247-295 (le ultime monografie riguardano preci-
puamente l’architettura della chiesa); M. Pasquale, La chiesa templare di
Ognissanti a Trani. Note di iconologia romanica, in «Quaderni tranesi», 2
(2002); Ecclesia Omnium Sanctorum de Trani, a cura dell’Associazione O-
biettivo Trani, Bari sd., pp. 10-12.
10
La chiesa è anche detta Ognissanti o dei templari nella segnaletica turisti-
ca; annualmente nell’ambito della settimana medievale, giunta alla XII edi-
zione, viene proposta la rievocazione, più spettacolare e folcloristica che sto-
rica a dire il vero, denominata Nox Templariorium.
11
V. Ricci, La chiesa di Ognissanti di Trani non fu templare in «Cronache
medievali», 32 (2010), pp. 7-11. Già Bramato nel 1997 si era ricreduto sul-
l’appartenenza della chiesa ai templari rispetto a suoi precedenti studi. Cfr.
F. Bramato, Il Templum Domini…, cit., pp. 57 e ss.
12
Camera sostiene che il fondatore dell’Ordine templare era campano e im-
parentato con questo milite.
13
È estremamente difficile a quale personaggio storico si riferisca il Camera.
Boemondo I d’Altavilla (1051/8-1111) è sicuramente precedente la fonda-
zione dei templari, così come il figlio Boemondo II di Antiochia (1109-
1130) non era ancora nato all’epoca della donazione del 1158. Anche il tito-
lo di barone della Puglia appare poco chiaro in quanto mai esistito, semmai
si potrebbe parlare di duca.
14
M. Camera, cit., vol. I, Napoli 1841, p. 44, nota n.1.

32
Giovanni nel 1158 come Protettor della Religion de’ templari fondata
da’ suoi maggiori interviene, e dà il consenso a una donatione fatta da
Boemondo,15 un de’ Baroni del Regno d’alcuni suoi beni nella Città di
Trani a beneficio della militia di detta Religione, il che appare per
scritture de’ reali archivij. Com’anche per un’altra scrittura de’ mede-
simi archivij del 1192 si vede che Abielardo figliuol di questo Gio-
vanni interviene, e consente a una concession di sepultura, che si fa a
un Ucifero Giudice in una Chiesa di Trani, come grance della militia
del sacro Tempio, di cui Abielardo era all’hor Protettore.16

Sebbene l’Autore riporti di aver attinto le informazioni da ar-


chivi regi, esse vanno prese con estrema cautela e non sono riscon-
trabili né nei fatti né nei personaggi menzionati, alcuni dei quali in
relazione di parentela con Ugo de’ Pagani di Nocera, presunto
fondatore dell’Ordine templare secondo Campanile. Nel settembre
119417 Ruggero «de Imbracis18 baro, filius Rogerii de Inebracis

15
Da quanto riporta Campanile Boemondo era uno dei baroni del Regno
normanno e non barone delle Puglie come riportato da Camera. Nel 1148 è
menzionato un dominus Boamundus miles, patrocinatore del monastero di
Cava de’ Tirreni in una donazione effettuata a Molfetta in favore di tale ente
religioso; potrebbe essere il personaggio a cui fa riferimento Campanile. Cfr.
F. Carabellese (a cura di), Le carte di Molfetta (1076-1309), Codice Diplo-
matico Barese (di seguito CDB), vol. VII, Bari 1912, n. 18.
16
F. Campanile, L’armi overo insegne de’ nobili, Napoli 1610, p. 253.
17
H. Houben, Templari e Teutonici nel Mezzogiorno normanno-svevo, in G.
Musca (a cura di), Il Mezzogiorno normanno-svevo e le Crociate. Atti delle
XV giornate normanno-sveve (Bari, 17-20 ottobre 2000), Bari 2002, p. 262,
in particolare la nota n. 35. Il testamento è inedito e si trova presso l’Ar-
chivio Segreto Vaticano (di seguito ASV) (A.A. Arm. I-XVIII, n. 2367), as-
sieme alle concessioni di Enrico VI (25 aprile 1195 e 6 aprile 1197) e di Co-
stanza (marzo 1196); ne dà menzione P. Kehr, Die Kaiserur des Vatikani-
schen Archivs, in “Neues Archivder Gesellschtffürälteredeutsche Geschi-
chtskunde”, 14 (1889), pp. 360, n. 7.
18
Nella donazione del medesimo casale da parte dell’imperatore Enrico VI
di Svevia è chiamato Rogerius Ebriacus de Trano. Cfr. P. Csendes (a cura
di), Urkunden Heinrichs VI. Für Empfängerausdem Regnum Siciliae Vorläu-
fige Version, pp. 129-130 consultato on line: <http://www.mgh.de/file ad-
min/ Downloads/pdf/Heinrich_VI_Csendes_2013-12-23.pdf>.

33
baronis civitatis Trani», nel suo testamento ancora inedito, lascia-
va ai templari il casale di Lama Ciprandi19 in Capitanata e 16 vi-
gneti con la condizione che l’Ordine doveva pagare i creditori di
Ruggero per la somma di 24 once e dare al defunto benefattore
una degna sepoltura nella chiesa di Santa Maria de Russo. Non
siamo purtroppo a conoscenza di altre notizie di questo barone tra-
nese partigiano di Guglielmo III d’Altavilla nello scontro con En-
rico VI per la successione al trono del Regno di Sicilia, come si
evince dalla datatio del testamento. La chiesa di Santa Maria de
Russis20 esiste ancora oggi, sotto il titolo di San Giacomo de Rus-
sis,21 ma non vi è traccia della sepoltura di Ruggero.22 Houben23
afferma che si trattava di una chiesa templare, non perché così era
riportato nel testamento, ma piuttosto per una sua deduzione: poi-
ché Ruggero faceva una donazione ai templari e chiedeva di essere
sepolto in Santa Maria de Russis, quella chiesa doveva essere per
forza templare.24 L’attribuzione di tale chiesa all’Ordine fondato
da Hugues de Payns era stata già fatta in precedenza da Francesco

19
Questo casale era stato usurpato dalla famiglia de Imbracis al monastero
benedettino di Torremaggiore; nel Catalogus Baronum apparteneva alla mo-
glie di Russo de Ymbriata. Per approfondimenti si rimanda a V. Ricci, Stra-
tegie insediative e patrimonio fondiario dei templari in Capitanata durante
il regno normanno-svevo, in CRT-XXXV (Roma, 23 settembre 2017), Tu-
scania 2018, pp. 147-205.
20
Su alcuni aspetti storico-artistici di questa chiesa cfr. il recente saggio: F.
Calò, Leonesse e cuccioli di pietra tra Puglia e Campania. Il caso di Santa
Maria de Russis a Trani, in Dal vino alle pietre, 5° quaderno di Baruli Res,
(2018), pp. 155-176.
21
A. Prologo, Frammenti di storia tranese…, cit., pp. 271-273.
22
La chiesa viene datata al XII maturo (cfr. F. Calò, cit., p. 155), quindi la
sepoltura di Ruggero de Ebriaco avvenne quando la conclusione dei lavori
era terminata da pochi anni.
23
H. Houben, cit., p. 262: «[…] e dare al testatario una degna sepoltura nel-
la chiesa di S. Maria “de Russo” (o “Russa”), ovviamente una chiesa dei
templari».
24
Da quanto riportato dallo stesso Houben appare che l’Ordine templare sia
l’esecutore del testamento e non è affatto da ritenere che la sepoltura era da
effettuarsi in una chiesa dell’Ordine.

34
Tommasi come Bramato, nel 1991, in una nota riporta:

Francesco Tommasi dubita che l’ecclesia templare di Trani sia stata


Ognissanti e ritiene di poter individuare in San Giacomo “de Russis”
la vera sede dell’Ordine cavalleresco nella città pugliese25

senza indicare in quale lavoro di tale Autore sia riportato questo


pensiero. La medesima indicazione nel 1992 (anche se gli atti fu-
rono pubblicati nel 1995) viene fornita da Pistilli26 il quale fa rife-
rimento ad alcune lapidi funerarie emerse durante i lavori di re-
stauro della chiesa di San Giacomo de Russis oggetto di una pub-
blicazione da parte di Tommasi.27 È assai probabile che Tommasi
abbia attribuito Santa Maria de Russis ai templari in quanto a co-
noscenza del testamento di Ruggero de Ebriaco. È interessante os-
servare che la storica inglese Janet Ross (1842-1927) visitando
Trani nel 1888 a proposito di San Giacomo de Russis scriveva:
«[…] in via Romito esiste una squisita chiesetta, già appartenente
ai templari, e che è intitolata a San Giacomo»,28 ma molto proba-
bilmente sovrapponeva per errore la tradizione della presenza
templare attribuita alla chiesa coeva di Ognissanti.29 La costruzio-
ne della chiesa di Santa Maria de Russis viene collocata stilistica-
mente alla fine del XII secolo30 ed è attestata nella documentazio-

25
F. Bramato, Storia dell’Ordine dei templari in Italia…, cit., p. 52, nota n.
81.
26
P.F. Pistilli, cit., p. 251, nota n. 11.
27
Allo stato attuale non risulta alcuna pubblicazione di Tommasi su San
Giacomo de Russis; nel 1994 lo storico ha dedicato un lavoro sulle lastre
tombali presenti nel castello di Barletta.
28
J. Ross, La Puglia nell’Ottocento (La Terra di Manfredi), Lecce 1997. La
pubblicazione in inglese risale al 1889, la versione in italiano a dieci anni
dopo. Il testo citato è contenuto in R. Bianco, La conchiglia e il bordone. I
viaggi di San Giacomo nella Puglia Medievale, Perugia 2017, p. 165.
29
Ibidem.
30
Ivi, p. 164; F. Calò, cit., p. 172.

35
ne a partire dal 1276-127731 quando è menzionato il loco Sancte
Marie de Russa nel quale si trovava una casa concessa in locazio-
ne; di seguito nel 128532 in un contratto di vendita di una casa «or-
reata sita in vicinatu ecclesie Sancte Marie de Russone» e succes-
sivamente nel 129933 nella donazione di una casa sulla quale gra-
vava un censo annuo di 3 tarì e 15 grana da pagarsi alla chiesa di
Santa Maria de Russone. In nessuno di tali documenti viene indi-
cata l’appartenenza della chiesa all’Ordine templare, né tanto me-
no dopo il 1312 all’Ordine giovannita che ereditò le proprietà
templari.34 Stando a quanto riferisce il diacono Amando nella sua
cronaca, la domus templi era ubicata poco fuori le mura cittadine,
mentre Santa Maria de Russis era all’interno della cinta urbica: nel
documento del 1285 la casa venduta era «iuxta muros veteres civi-
tatis Trani». La specificazione de Russis, de Russone e altre va-
rianti sembrerebbe rimandare al fondatore della chiesa o ad una
famiglia. Non può essere presa come valida per l’attestazione di
una precettoria a Trani nel 119635 la sottoscrizione apposta da «Al-
ferius preceptor domus Trani» all’atto notarile della permuta di un
terreno tra i templari e il vescovo di Canne in quanto le firme delle
sottoscrizioni sono postume di alcuni secoli e tutte di una stessa

31
R. Filangeri (a cura di), I Registri della Cancelleria Angioina ricostruiti
da Riccardo Filangieri con la collaborazione degli archivisti napoletani,
Napoli 1949, (di seguito RA), XIV, p. 209, n. 352 e RA, XV, p. 12, n. 47.
32
F. Carabellese, La Puglia nel XV secolo, vol. II, Bari 1907, pp. 9-11, n. 4.
33
Ivi, pp. 11-12, n. 6.
34
La chiesa è menzionata diverse volta dopo lo scioglimento dell’Ordine dei
templari: F. Carabellese, La Puglia…, cit., vol. II, p. 47, n. 53 (1350), p. 75,
n. 63 (1361), p. 97, n. 85 (1391); L. Scarano, Regesto delle pergamene del
Capitolo metropolitano e della Curia Arcivescovile de Trani: dai Longobar-
di agli Angioini (845-1435), Bari 1983, pp. 203-204, n. 417 (1425), F. Cara-
bellese, La Puglia…, cit., vol. II, p. 101, n. 87 (1456); G. Beltrani, Cesare
Lambertini e la società familiare in Puglia nei secoli XV e XVI, Milano
1884, p. 549 (1460), p. 712 (1483), p. 751 (1487).
35
F. Nitti di Vito, Le pergamene di Barletta, Archivio capitolare (897-1285),
CDB, vol. VIII, Bari 1914, n.173.

36
mano, come osserva l’Editore. In un documento del 121336 relati-
vo a una controversia tra i templari e l’abbazia di San Leonardo di
Valle Volaria per il possesso delle chiese di Sant’Arcangelo di
Bersentino e di Santa Maria di Lama si menziona una riunione del
capitolo provinciale templare che si tenne non a Trani, come inter-
pretato da alcuni,37 ma presso Lama in Capitanata: «in capitulo
Tranensi apud Lama celebrato»; per capitulo Tranensi deve in-
tendersi capitolo templare della diocesi di Trani nella quale si tro-
vava la casa madre di Barletta.
Una prima testimonianza di rapporti fra Trani e i giovanniti ri-
sale al 1163-116938 quando il maestro generale ospitaliero fra’ Gil-
berto d’Assailly scrisse all’arcivescovo di Trani di far inviare al-
l’Ordine soccorsi sotto forma di denaro per la difesa della Terra-
santa. Non sappiamo se all’epoca esisteva già una fondazione gio-
vannita in città, ma i rapporti con l’arcivescovo di Trani Bertrando
non dovettero essere facili: nel 1181-118539 papa Lucio III delega-
va l’arcivescovo di Bari Rainaldo a dirimere la controversia tra i
giovanniti di Barletta e l’arcivescovo di Trani e il suo clero, in
quanto i primi seppellivano i loro morti con croce, candeliere e
campana nel cimitero annesso alla propria chiesa nonostante il di-
vieto di Bertrando. Il conflitto con il presule ebbe una lunga durata
e la mediazione di Rainaldo non portò buoni frutti; infatti nel

36
F. Camobreco (a cura di), Regesto di S. Leonardo di Siponto, Roma 1913,
n. 158, p. 100.
37
M.I. de Santis, I beni dei templari a Molfetta dal XII al XIV secolo, in
«Studi Melitensi», XXII-XXIII (2014-2015), pp. 221-222 riporta che il capi-
tolo fu celebrato nella chiesa di Ognissanti, riprendendo F. Bramato, Storia
dell’Ordine dei templari in Italia… cit., p. 74. In altra sede anche chi scrive,
seguendo Bramato, ha riportato la notizia che il capitolo si era tenuto a Trani
cfr. V. Ricci, I templari nella Puglia medievale, Bari 2009, p. 76.
38
J. Delaville Le Roulx, Cartulaire général de l’Ordre des Hospitaliers de
Saint Jean de Jérusalem 1100-1310, (di seguito CGOH), Paris 1894-1906,
IV, p. 247, n. 310 bis.
39
P.F. Kehr (a cura di), Regesta pontificarum romanorum, vol. IX, Berlin
1962, p. 298, n. 32. Lucio III delegava l’arcivescovo di Bari Rainaldo a di-
rimere la controversia tra i giovanniti e il vescovo di Trani e il suo clero.

37
1186-118740 Urbano III scriveva a Bertrando di non molestare i
giovanniti nella sua diocesi e lo stesso faceva il re Guglielmo II.41
Prologo ritiene che sia un giovannita «Petrus prior ecclesie Sancte
Caterine de Campo belli ierosolimitanus» che nel 118642 prestava
giuramento di obbedienza all’arcivescovo Bertrando e alla chiesa
tranese; tale attribuzione è errata, in quanto un cavaliere giovanni-
ta non doveva prestare fedeltà all’ordinario locale: l’Ordine dipen-
deva direttamente dal papa. Nel 119543 un abitante di Trani, Iaco-
bus de Andrikissa, aveva lasciato nel proprio testamento la quarta
parte di un oliveto alla «domum hospitalis Ierusalemque Trani fa-
bricata est» e al monastero di Santa Maria de Colonia; tale man-
sione è stata identificata44 erroneamente con la chiesa di San Gio-
vanni de la penna, appartenuta effettivamente ai giovanniti ma so-
lo verso la fine del XIV secolo e nel successivo XV, come avremo
modo di constatare. Nel 121645 Onorio III trasmetteva anche ai
maestri templare e giovannita della diocesi di Trani una bolla af-
finché:

Iuxta decretum Concilii Lateranensis omnes clerici tam subditi quam


praelati vigesimam ecclesiasticorum proventuum usque ad triennium
conferant in subsidium Terrae Sanctae.

Nel 121946 lo stesso pontefice ordinava all’arcivescovo di Trani

40
Ivi, n. 36 e p. 306, n. 4, CGOH, I, n. 816.
41
F. Carabellese, L’Ordine di Gerusalemme in Puglia sotto i re normanni e
svevi, in «Rassegna Pugliese di scienze, lettere e arti», 1 (1898), p. 3.
42
A. Prologo, Le carte che si conservano nello archivio del Capitolo metro-
politano della citta di Trani (dal IX secolo fino all’anno 1266), Barletta
1877, n. 78. È ripreso anche da B. Ronchi, La chiesa del Carmine di Trani.
Memorie storiche e testimonianze artistiche, Fasano 1986, p. 11.
43
CDB, VIII, n. 228. Il documento è del 1224, ma trattasi di transunto di un
testamento del 1195.
44
G. Vitale, cit., pp. 48-49, nota n. 42.
45
P. Pressutti (a cura di), I regesti del pontefice Onorio II dall’anno 1216
all’anno 1227, vol. I, Roma 1884, pp. 27-30.
46
CGOH, II, p. 260, n. 1655.

38
e al vescovo di Canne di procedere con un’inchiesta sugli intrighi
del precedente presule tranese contro i giovanniti di Barletta per
un oratorio fatto costruire dagli stessi presso San Lorenzo in Car-
mignano. L’esatta individuazione della precettoria dell’Ordine a
Trani è fornita da un documento del 126347 relativo a Molfetta: si
tratta di una permuta di due terreni che veniva fatta tra i cavalieri
giovanniti e Stefanizio de Marino, un influente cittadino molfette-
se. L’Ordine era rappresentato dal locale precettore di San Primo
frate Dionisio («frater Dionisius preceptor in ecclesia sancti Primi
in territorio Melficte hobedentia sacre domus Hospitalis») e da fra
Vitale, precettore della chiesa di Santa Maria Maddalena di Trani
(«fratrer Vitalis preceptor in ecclesia sancte Marie Madalene de
Trano hobedientia predicte domus Hospitalis»), per volontà di fra
Oddone de Canilla, maestro dell’Ordine in tota Apulia –deve in-
tendersi tutta l’Italia meridionale peninsulare– («de mandato et vo-
lutate fratris Oddonis de Canilla venerabilis magistri in tota Apu-
lia domorum omnium dicte sacre domus Hospitalias et conventus
et totius capituli eiusdem domus») con il consenso dell’intero capi-
tolo, con l’assistenza del confratello Marsilio avvocato molfettese
(«pro advocato Marsilio cive Melficte confratre48 nostro»). Pos-
siamo affermare con certezza che la «domus hospitalis Ierusalem-
que Trani fabricata est» era la chiesa di Santa Maria Maddalena,
in quanto la chiesa di San Giovanni non apparteneva ancora ai
giovanniti, ma a un altro Ordine: quello templare.
La città di Trani per la sua importanza suscitò l’interesse anche
dell’Ordine teutonico che fondò una propria commenda, sebbene
questa e i suoi titolari sono ricordati solo in due circostanze tempo-
rali abbastanza prossime in epoca sveva nel 123749 e nel 123950 (in

47
CDB, VII, n. 122.
48
Molto probabilmente questo confratello era un oblato dell’Ospedale o co-
munque era una persona in rapporti stretti con gli ospitalieri dato che viene
chiamato confratre nostro.
49
H. Houben, cit., p. 278.

39
quest’anno il commendatore di Trani Diepoldo partecipò a un ca-
pitolo della balia di Puglia che si tenne a Bari). Molto probabil-
mente la commenda ebbe una durata assai breve, in quanto non ri-
sulta più esistente nei secoli XIV-XV, mentre sono ricordate solo
alcune proprietà fondiarie nell’agro tranese51 nella prima metà del
Quattrocento.

2. Dall’avvento degli angioini alla soppressione dei templari.

Sebbene gran parte dei documenti del XIII e XIV secolo con-
servati presso l’Archivio diocesani di Trani siano stati editi,52 essi
risultano estremamente avari di notizie sugli Ordini religioso-mi-
litari dei quali ci stiamo occupando in tale contributo. Pertanto,
non resta che rivolgersi a fonti esterne dalle quali è possibile rica-
vare informazioni utili sulla presenza templare, mentre allo stato
attuale sono estremamente sporadici i riferimenti ai giovanniti nel-
la prima metà del Trecento. Nel 1270-127153 nei perduti registri
della cancelleria angioina è menzionata una «provisio pro Precep-
tore domus Hospitalis S. Marie Magdalene in Trano, pro posses-
sione unius domus». Tanto i templari quanto i giovanniti godettero
del grande favore della monarchia angioina. Il 20 giugno 127154
Carlo I d’Angiò scriveva da Lagopesole ai baiuli di Barletta e
Trani che il frate templare Adriano Ungaro, «nuper in Barolo vel
Trano moranti», era chiamato dallo stesso sovrano a Lagopesole
«pro servitio Maiestatis nostre» e gli stessi ufficiali dovevano
50
K. Forstreuter, Per la storia del baliato dell’Ordine Teutonico in Puglia
(trad. di P.L. Casarano), in Studi di storia pugliese in onore di Giuseppe
Chiarelli, a cura di M. Paone, vol. I, Galatina 1972, p. 605.
51
K. Toomaspoeg (a cura di), La contabilità delle Case dell’Ordine Teutoni-
co in Puglia e in Sicilia nel Quattrocento, Galatina 2005, pp. 311-315, 335-
337, 341-342.
52
Cfr. A. Prologo, Le carte…, cit.; F. Carabellese, La Puglia…, cit., vol. II,
pp. 3-100.
53
RA, VI, n. 407, p. 98.
54
Ivi, n. 1348, p. 252.

40
provvedere alle «necessarias espensas» per il frate e «pro sua
familia et equitaturis suis». Non sappiamo quale ruolo tale frate
svolgeva a Trani o a Barletta, ma sicuramente si tratta di un per-
sonaggio vicino all’entourage angioino. I templari dovettero utiliz-
zare talvolta il porto di Trani per delle spedizioni di vettovaglie
come documentato nel 127855 quando Carlo I d’Angiò scriveva al
magistro portulano et procuratori Apulie et Aprucii Angelo San-
nelle di autorizzare la spedizione di 100 salme di frumento, senza
dover pagare le consuete tasse portuali, dal porto di Manfredonia o
da quello di Trani a Zara destinato al sostentamento dei frati della
domus di Vrana in Croazia («pro usibus fratrum et personarum
domus predicte»). Tale richiesta era stata avanzata da frate Franco,
precettore di Vrana («supplicacionem religiosi viri, fratri Franci
preceptoris domus Templi existentis in Avarna, in partibus Scla-
vonie, devoti nostri»).
Nel 127956 con atto rogato dal notaio Guidone di Barletta il 29
giugno Andreas Strinus donava a Petro de Ianua Magistro Ordinis
Templariorium metà delle sue proprietà immobiliari che possedeva
a Trani ovvero «domus sua cum plateae, cisternae et cryptae». Il
templare in questione è identificabile probabilmente con Pierre Le
Griffier maestro provinciale di Apulia57 in quel frangente storico,
mentre nel Catalogo dei Cavalieri Templarij58 Pietro de Gemma è
riportato come «percettore (sic) della casa del Tempio di Trani»
dal 1279 al 1289; nel 128559 Petro de Ianua risultava essere «Pro-
curatori Syndico Domus Militiae Templi» e come tale è ricordato
in un giudizio relativo all’usurpazione di alcuni beni. Un docu-
55
RA, XLIV, n. 198, p. 593, n. 308, p. 630.
56
A. D’Aprea, Syllabus membranarum ad Regiae Siclae archivium pertinen-
tium, Napoli 1824-1845, vol. I, p. 180, n. 7.
57
V. Ricci, Province e maestri provinciali templari nel Mezzogiorno italia-
no, Taranto 2017, pp. 53-55.
58
Biblioteca Nazionale di Napoli, ms. X E 40, ff. 1-5r pubblicato in E. Filo-
mena, Presenza dell’Ordine dei templari in Terra d’Otranto, in «Lu Lam-
piune», a. V, n. II agosto 1989, p. 38. Tale fonte non risulta sempre attendi-
bile.
59
A. D’Aprea, cit., vol. II, 1, p. 9, n. 5.

41
mento molto importante per l’individuazione della domus templare
di Trani è l’atto di donazione rogato dal notaio Marinus il 28 set-
tembre 129560 con il quale Alferada, vedova di Ruggero de sir
Sammaro un notabile tranese, offriva alcuni suoi beni ai templari
di Trani riservandosi l’usufrutto vita naturale durante con la condi-
zione che:

in predicta Ecclesia Sancti Iohannis in Trano subjecta dicte sacre do-


mus templi perpetue sit unus Sacerdos qui serviet et celebre ibi pro a-
nima mea et quolibet anno in sepulcro meo quia ibi volo sepeliri die
mortuorum stent et ardeant duo cerea duarum librarum.

Dal contenuto di questa donazione si apprende come la chiesa


di San Giovanni di Trani fosse una dipendenza dell’Ordine tem-
plare e quasi sicuramente era la fondazione in quella città. Il do-
cumento del 1295 era noto agli studiosi di storia templare: Brama-
to61 identifica la chiesa di San Giovanni con la grancia dei templari
menzionata nel 1191 e ritiene che fosse un’altra chiesa secondaria
posseduta a Trani dai cavalieri rossocrociati.62 Successivamente,
rigettando l’appartenenza di Ognissanti all’Ordine, il medesimo
Autore scrive che la domus templi di Trani si deve identificare con
la chiesa di San Giovanni Evangelista63 (sic), precisando che non
risultano ulteriori notizie sui legami tra tale chiesa e i templari, se
non la circostanza che nel 1373 la chiesa era di proprietà dei gio-

60
Ivi, p. 160, n. 3.
61
F. Bramato, I templari in terra di Bari…, cit., p. 181.
62
F. Bramato, Storia dell’Ordine dei templari in Italia…, cit., p. 142. Della
stessa opinione B. Capone, L. Imperio, E. Valentini, cit., p. 246.
63
Bramato sembra identificare la chiesa di San Giovanni dei templari men-
zionata nel 1295 con la chiesa di San Giovanni Evangelista che invece ap-
parteneva all’episcopio, nelle cui vicinanze era ubicata, e aveva sede una fra-
ternitas. La chiesa, di antica fondazione (1059), è ampiamente documentata
nel XII-XV secolo; cfr. F. Carabellese, La Puglia…, cit., vol. II, n. 34, a.
1337 nel quale è specificato: «fraternitatis ecclesie s. Iohannis prope Tra-
nense marchi episcopatus site»; è citata anche in molti altri documenti. Essa
è ovviamente distinta dalla domus templare.

42
vanniti, probabilmente ereditata dopo il 1312.64 A indicare che la
domus templare di Trani era sotto il titolo di San Giovanni Batti-
sta, Santo particolarmente venerato tanto dai giovanniti quanto dai
templari,65 era stato già nel 1860 Matteo Camera:

in Trani ebbero i templari la loro casa con chiesa e ospedale vicino


quel porto, in onor di S. Giovambattista, i cui avanzi scorgonsi presso
la chiesa di Ognissanti.66

Tale Autore identificava erroneamente i resti dell’antica dimora


dei templari con la chiesa di Ognissanti. In effetti quest’ultima
chiesa ha sempre offuscato la chiesa di San Giovanni che, secondo
l’opinione di chi scrive, è la vera e unica sede templare a Trani,
molto probabilmente sin dal loro insediamento in città intorno al
1142.67 Purtroppo, la consolidata tradizione ottocentesca, ripresa
da diversi Autori del Novecento, ha finito per prevalere sui legami
documentati tra San Giovanni e i templari, relegando, al massimo,
questa chiesa a un ruolo secondario rispetto a Ognissanti, quasi
una sorta di dipendenza. Anche uno studioso attento come Raffae-
le Colapietra attribuisce la chiesa di Ognissanti ai templari scri-
vendo di un «cavaliere del Tempio che comincia a chiamarsi aba-
te di Ognissanti»68 nel 1211.

64
F. Bramato, Il Templum Domini…, cit., pp. 59-60.
65
F. Lanzi, La devozione alla Madonna e ai Santi nell’Ordine del Tempio:
nuove acquisizioni (Francia, Spagna, Italia, Inghilterra, Scozia), in CRT-
XXXV (Roma, 23 settembre 2017), Tuscania 2018, pp. 113-118. San Gio-
vanni Battista era il Santo Patrono dell’Ordine ospitaliero.
66
M. Camera, cit., vol. II, p. 155.
67
L’evento portentoso delle due colonne di nubi sulla cattedrale era sicura-
mente meglio visibile dalla chiesa di San Giovanni piuttosto che da quella di
Ognissanti, in quanto la prima era più distante.
68
R. Colapietra, cit., p. 15, nota n. 33. Si avrà modo di tornare su questo a-
spetto nell’appendice.

43
Veduta della città di Trani nel 1586 Fonte: elaborazioni su immagine
da Archivio Generale Agostiniano, Roma, Carte Rocca.

44
Tale Autore considera la chiesa della Trinità,69 che in realtà ap-
parteneva alla Trinità di Cava de’ Tirreni,70 come la futura sede
templare, ovvero Ognissanti.71 Come si avrà modo di vedere nel
paragrafo seguente, la chiesa di San Giovanni dopo la soppressio-
ne dell’Ordine templare fu assegnata ai giovanniti, figurando tra le
proprietà di costoro nel 1373, rimanendovi sino alla metà del XVI
secolo. Essa era ubicata in località Penna72 laddove sorge l’attuale
chiesa del Carmine e che nel XII secolo risulta extra moenia, solo
nel Trecento sarà all’interno della cinta muraria.73 Geograficamen-
te era in pratica di fronte alla chiesa di Ognissanti, dall’altra parte
del bacino del porto.74 Diversi studiosi,75 molto probabilmente i-
gnorando il documento del 1295, hanno ritenuto che la chiesa di
San Giovanni sia appartenuta ab origine ai giovanniti, i quali inve-
ce sappiamo avevano la propria domus presso la chiesa di Santa
Maria Maddalena. Allo stato attuale delle ricerche, quella del 1295
è l’attestazione più remota della chiesa di San Giovanni e prece-
dentemente non si hanno altre notizie. Non sono note neppure le
modalità e il momento in cui i templari ne vennero in possesso. Sia
questa chiesa che quella di Santa Maria Maddalena non compaio-

69
Ivi, p. 10, nota n. 21.
70
B. Ronchi, Indagine sullo sviluppo…, cit., p. 24; G. Vitale, cit., pp. 43-47;
tale chiesa fu edificata nel 1177 dai benedettini di Cava e consacrata
dall’arcivescovo Bertrando nel 1184; nel 1216 risultava ancora una dipen-
denza cavense; L. Scarano, cit., p. 64, n. 110.
71
Cfr. B. Ronchi, Indagine sullo sviluppo…, cit.: nella pianta di Trani nel
XII secolo si vede come la chiesa della Trinità esisteva ancora ed era pros-
sima a Ognissanti.
72
Località menzionata nel 1125; cfr. A. Prologo, Le carte…, cit., p. 74, e nel
1311 cfr. F. Carabellese, La Puglia…, cit., vol. II, n. 14: «iuxta aquas que
dicuntur Penna de Carbonarense». Come si avrà modo di vedere nel XV se-
colo la chiesa sarà denominata San Giovanna de Penna, dalla località in cui
sorgeva.
73
B. Ronchi, Indagine sullo sviluppo…, cit., pianta di Trani nel XIV secolo.
74
Ivi, p. 24.
75
Ibidem; R. Colapietra, cit., p. 10, nota n. 22; G. Vitale, cit., pp. 48-49, nota
n. 42.

45
no nelle Rationes decimarum del 131076 nell’arcidiocesi di Trani;
la prima era ancora formalmente templare, in quanto l’Ordine non
era stato ancora sciolto, mentre per la seconda è probabile che la
decima fosse stata pagata dal priorato di Barletta.
All’interno dell’attuale chiesa del Carmine si possono osservare
alcune testimonianze lapidee e figurative provenienti, con buona
probabilità, da San Giovanni e attribuibili al Duecento. La prima è
un lavabo,77 la seconda è una grossa mensa rettangolare senza de-
corazione

e una fonte circolare, posata su una base di forma ottagonale che


presenta in rilievo, sul fronte e sulle facce laterali, delle croci greche
con i bracci a terminazione espansa.78

La fonte è legata a una leggenda secondo la quale l’icona della


Madonna della Fonte, il terzo cimelio, sarebbe stata trasportata con
la fonte sul dorso di un grosso pesce e sarebbe giunta a Trani il
Sabato Santo del 1234.79 Un’epigrafe non più esistente,80 ma ri-
prodotta dal canonico Vincenzo Manfredi (1685-1732), ricordava
il portentoso evento; alla fine dell’epigrafe era riportato il nome di
fra Giovanni di Giovanni di Trani: potrebbe essere un templare?
L’icona raffigurante la Madonna della Fonte costituisce un tipico
esempio di tavole pugliesi della seconda metà del XIII secolo, pro-

76
D. Vendola (a cura di), Rationes decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV
Apulia, Lucania, Calabria, Città del Vaticano 1939, pp. 44-55.
77
B. Ronchi, La chiesa del Carmine…, cit., p. 13: «La vasca, di forma ret-
tangolare, è interessata sul fronte di una cornice a dentelli alternati, mentre
l’architrave, sorretto da due colonnine dotate di basi e di capitellini, si pre-
senta decorato da due protomi leonine contornate da motivi foliari termi-
nanti in volute. Sull’architrave si leva un arco acuto trilobato, profilato dal-
la stessa decorazione a dentelli della vasca e riquadrato da una leggera
cornice liscia. A riempire i pennacchi, per la loro intera superficie, sono sta-
ti realizzato con sicuro magistero tecnico due grossi fiori radiati».
78
Ibidem.
79
Ivi, pp. 13-14.
80
Ivi, p. 14.

46
babilmente realizzata in loco.81 Sicuramente il reperto più interes-
sante è il fonte con le croci patenti,82 datato al XII-XIII secolo,83
che potrebbe essere un richiamo abbastanza evidente all’Ordine
templare, sebbene occorre precisare che tale tipo di croce non era
di esclusivo appannaggio dei cavalieri. Inoltre è opportuno ricor-
dare che le chiese templari non erano dotate di fonte battesimale, a
meno che non si trattasse di chiese parrocchiali,84 in quanto non
venivano celebrati battesimi dato che l’uso era riservato esclusiva-
mente ai templari. Se il manufatto è effettivamente di provenienza
da una chiesa templare85 è assai più probabile che si tratti di
un’acquasantiera, sebbene le dimensioni siano particolarmente
grandi86 (il diametro è di cm 115, mentre la profondità del fonte è
di cm 50). Esso potrebbe essere confrontato con dei manufatti pre-
senti in alcune chiese campestri dipendenti, secondo Pezzella –
mancano però dei riscontri documentali– dalla precettoria di San
Quirino (Pordenone). In particolare si fa riferimento a un’acqua-
santiera, di difficile datazione, ma antica secondo Pezzella, presen-
te nella chiesa di San Floriano di Campagna (Aviano) o un’altra
acquasantiera87 che si trova nella chiesa di San Martino di Campa-

81
Ivi, pp. 15-16.
82
Sono visibili delle croci su tre lati in corrispondenza dei punti cardinali,
molto probabilmente è presente anche sul quarto lato addossato alla parete.
83
M. Pasquale, Acqua lustrale. Fonti istoriati e percorsi battesimali nel Me-
dioevo pugliese, in «Rivista di Scienze Religiose», XXIII, 1 (2009), pp. 199-
223: 201. Ringrazio la prof.ssa Rosanna Bianco dell’Università degli studi di
Bari Aldo Moro per la segnalazione di questo studio.
84
J. Schenk, Aspects and problems of the Templars’ religiouspresence in
Medieval Europe from the twelfth to the early fourteenthcentury, in
«Traditio», 71 (2016), pp. 273-302: 295.
85
Allo stato dei fatti non si hanno informazioni sul carattere parrocchiale o
meno della templare di San Giovanni, sita extra moenia. Il fonte potrebbe
essere già stato presente nella chiesa al momento dell’acquisizione da parte
dei cavalieri.
86
Nel duomo di Siena vi sono delle acquasantiere con un diametro di cm 80.
87
Non si sa se tale manufatto sia stato sempre in situ o abbia un’altra prove-
nienza, magari da una chiesa templare.

47
gna, entrambe caratterizzate dalla decorazione con una croce “tem-
plare”.88 Se si tratta effettivamente un fonte battestimale come so-
stengono gli storici dell’arte altri scenari plausibili che si possono
delineare sono: o la chiesa templare di San Giovanni era di tipo
parrocchiale, oppure il fonte si trovava già nell’edificio sacro
prima che i templari ne divenissero i titolari. A un più attento esa-
me della croce presente sul fonte di Trani, sembra che nel braccio
in basso vi sia un piccolo puntale, appena visibile probabilmente a
causa di abrasione. Questo particolare rimanda a un tipo di croce
abbastanza singolare detta croix pattée au pied fiché caratterizzata
dalla presenza di un “ardiglione” che spesso si riscontra in am-
biente templare come nel caso delle croci presenti all’esterno di
Tempio di Ormelle,89 su alcuni sigilli templari della seconda metà
del XIII-inizi del XIV secolo,90 sul sarcofago del maestro generale
Arnau de Torroja presso la chiesa di San Fermo di Verona91 op-
pure in contesti di probabile pertinenza templare, come le croci
presenti nella scena della “Presentazione al Tempio di Gesù" del
cosiddetto “Trittico Marzolini” conservato alla Galleria Nazionale
dell’Umbria a Perugia, e ritenuto di proveniente da San Bevignate,

88
N. Pezzella, Chiesette dipendenti dalla precettoria di San Quirino, CRT-
XXIII (Vicenza, 19 settembre 2015), Tuscania 2016, pp. 46-47.
89
Cfr. N. Pezzella, M. Caruso, La chiesa di tempio di Ormelle aspetti archi-
tettonici ed iconografici, CRT-IX (San Quirino, 18-19 maggio 1991), San
Quirino 1992, pp. 86-93; M.A. Moro, L. Mingotto, I templari a Tempio di
Ormelle, scavo e restauri nella Masòn templare e giovannita, Treviso 2000.
90
In particolare: in quello di Foulques de Saint-Michel commandeur in A-
quitania (1251-1269), di fra Amblard preceptor in Aquitania (1283) e di
quello del maestro del Poitou (1302). Per ulteriori dettagli si rinvia a L. Im-
perio, Sigilli templari, Latina 2006 e P. de Saint-Hilaire, Les sceaux des
Templiers et leurs symboles, Puisseaux 1991.
91
G. Bagni, La sepoltura del maestro generale Arnau de Torroja: fonti e a-
nalisi scientifiche, CRT-XXXV (Roma, 23 settembre 2017), Tuscania 2018,
pp. 135-146: 140-143; id., The Sarcophagus of Templar Master Arnau de
Torroja in Verona? Sources and Scientific Analysis, in «Crusades» 7 (2017)
(in corso di pubblicazione).

48
92
o nella chiesa di Santa Maria di Norbello in Sardegna.93

Da sinistra in alto (in senso orario): acquasantiera di San Martino


(© N. Pezzella); fonte battesimale di Trani (© V. Ricci);
tomba di Arnau de Torroja (© E. Valentini); affresco della chiesa
di Santa Maria di Norbello (© S. Sammarco).

92
Cfr. S. Merli, I templari a Perugia. Storia e arte della precettoria di San
Bevignate, Perugia 2017.
93
S. Sammarco, La chiesa di Santa Maria di Norbello (Oristano). Un possi-
bile possedimento templare nel Giudicato di Arborea, in CRT-XXXI (Bolo-
gna, 12 ottobre 2013), Tuscania 2014, pp. 171-199: 180-181.

49
La croix fichée nella parte inferiore presenta un puntale o “ar-
diglione” che potrebbe essere un riferimento al carattere militare
dell’Ordine. Occorre precisare che anche questa particolare tipo-
logia di croce non è appannaggio esclusivo dei templari, ri-
scontrandosi anche in contesti a loro estranei. Anche la presenza
dell’icona della Madonna della Fonte non dovrebbe stupire data la
grande venerazione dei templari per la Vergine.94
A inquisizioni già avviate, il 12 agosto 130895 da Poitiers Cle-
mente V si rivolgeva agli arcivescovi di Napoli e Brindisi, al ve-
scovo di Avellino, ad Arnulfo Battaile, arcidiacono di Natzamia,
al maestro Berengario de Olargiis, canonico Nabornensis, e a Gia-
como di Carapelle, canonico di Santa Maria Maggiore de Urbe e
ordinava loro di recarsi nelle città, nelle diocesi e nelle province di
Trani, Sorrento, Capua, Cosenza, Reggio, Napoli, Bari, Acheron-
te, Brindisi, Salerno, Benevento, Consana, Santa Severina, Taran-
to, Siponto, Otranto, Rossano, Amalfi e svolgervi con diligenza
l’inchiesta

circa apostasiae salus, detestabile ydrolatiae vitium, execrabile faci-


mus Sodomorum et haeres varias de quibus accusabantur magister et
fratres Militiae Templi.

Nello stesso giorno il pontefice si rivolgeva ai medesimi in-


quisitori di procedere «contra Templarios ibidem existens», tra cui
Trani.96 Il 3 aprile 1312 Clemente V, durante il concilio di Vien-
ne,97 sopprimeva l’Ordine templare con la bolla Vox in excelso,98

94
F. Lanzi, La devozione…, cit.
95
D. Vendola (a cura di), Documenti tratti dai registri vaticani: da Bonifa-
cio VIII a Clemente V, vol. II, Trani 1963, n. 90, pp. 106-107.
96
Ivi, n. 92, p. 107.
97
A. Nicolotti, Concilio di Vienne (1311-1312), in O. Bucci, P. Piatti (a cura
di), Storia dei concili ecumenici, attori, canoni, eredità, Roma 2014, pp.
285-311.
98
A. Demurger, I templari: un ordine cavalleresco cristiano nel Medioevo,
Milano 2006, pp. 469-471.

50
mentre un mese dopo con la bolla Ad provvidam99 stabiliva che i
beni del disciolto Ordine dovevano essere attribuiti ai giovanniti e
nel Mezzogiorno affidava l’esecuzione del passaggio dei beni
templari all’Ospedale ad alcuni presuli tra i quali Leonardo, arci-
vescovo di Siponto, i vescovi di Termoli e di Civitate, l’arcive-
scovo di Trani Oddone, i vescovi di Melfi e Monopoli, l’arcive-
scovo di Bari Landulfo, l’arcivescovo di Brindisi e il vescovo di
Canne.100 Purtroppo non ci sono pervenuti documenti relativi né
all’attività inquisitoria nell’arcidiocesi di Trani, nella quale si tro-
vava Barletta, il più importante centro templare nel Regno di Na-
poli, né tantomeno sulle modalità e i tempi della transizione del
patrimonio fondiario dall’Ordine templare a quello giovannita.
Sappiamo che nel Mezzogiorno angioino erano ancora presenti
degli ex frati templari.
Nella bolla pontificia Considerantes dudum del 6 maggio 1312
era prospettato il quadro generale del destino dei templari dopo la
fine dell’Ordine, in particolare quelli che erano stati assolti e ri-
conciliati dal vescovo erano autorizzati a continuare a vivere nella
condizione di frati mantenuti con i redditi dei beni delle case
dell’Ordine soppresso.101
È molto probabile che ne fossero presenti anche nell’arcidiocesi
tranese, potrebbe trattarsi benissimo di quei frati arrestati dieci an-
ni prima e rinchiusi nel castello di Barletta;102 nel 1317 nella let-
tera di investitura del priore giovannita di Barletta Bertrando de
Malobosco era presente una clausola relativa agli oneri fiscali: una
parte delle responsioni da versare al Tesoro di Rodi era destinata al

99
Ivi, pp. 471-477.
100
D. Vendola (a cura di), Documenti…, cit., vol. II, p. 147, n. 133.
101
A. Demurger, I templari…, cit., p. 478.
102
Nel marzo 1308 alcuni templari (Michele Tersi, Oliviero de Berona, Gu-
glielmo Angelicus (Anglicus), Bartolomeo e Andrea da Cosenza, Domenico
de Turrosa, Angelo da Brindisi e Stefano d’Antiochia) furono catturati in di-
verse località in Terra di Bari e rinchiusi nel castello di Barletta cfr. H. Prutz,
Entwicklung und: Mit Benutzungbisherungedruckter Materialien, Berlin
1888, pp. 363-364.

51
mantenimento delle persone condam Templi.103 A fine 1318 Gio-
vanni XXII si rivolgeva, tra gli altri, all’arciprete della cattedrale
di Trani, al priore dei frati predicatori e al guardiano dei frati mi-
nori di Trani

di moderare la larga assegnazione di quei beni [appartenuti ai tem-


plari] fatta ai gerosolimitani da alcuni Vescovi, in modo che il super-
fluo fosse utilizzato per la Terra Santa.104

Lea105 interpretò erroneamente questo provvedimento come un


intervento affinchè gli ex templari fossero mantenuti106 dagli Or-
dini mendicanti (domenicani e francescani). In realtà a provvedere
al pagamento delle pensioni agli ex frati templari era l’Ordine gio-
vannita.

103
Archivio Segreto Vaticano, Reg. Av. 7, ff, 587v-588r, riportata in F.
Tommasi, Fratres quondam Templi: per i templari in Italia dopo il concilio
di Vienne e il destino di Pietro da Bologna, in K. Borchardt, K. Döring, P.
Josserand, H. Nicholson (a cura di), The Templars and their sources, Lon-
don 2017, p. 253, nota n. 25: «Propterea […] ordinamus quod responsionem
consuetam […] thesauro ultramarino dicti Hospitalis […] singulis annis
[…] mittere ac nichil ominus valorem expensarum et aliorum, que illis per-
sonis condam Templi, que in dicto prioratu morantur, habes pro tempore
ministrare, ipsisi successivis temporibus cedenti bus vel decedentibus, re-
sponsionibus et debita, predicto prioratui tuo incumbentia, tenearis».
104
Notizia tratta da ASV, Reg. Vat. 69, f. 84v, ep. 265 riportata in D. Vendo-
la, L’Ordine Sovrano di S. Giovanni di Gerusalemme nella diocesi di Trani
nel XIV secolo, in «Archivio Storico di Malta», VIII (1937), fasc. II, pp.
153-177: 155. Cfr. anche K. Eubel (a cura di), Bullarium Franciscanum, vol.
V, Romae 1898, pp. 162-163, n. 347.
105
H.C. Lea, A history of the inquisition of Middle ages, vol. III, New York
1906, p. 324.
106
Tommasi afferma che il Lea fraintese il ruolo di francescani e domenicani
che non era di “mantenere” gli ex templari. Cfr. F. Tommasi, Fratres quon-
dam Templi…, cit., p. 253, nota n. 28.

52
3. L’inchiesta pontificia del 1373 nella diocesi di Trani.

Per trovare una qualche notizia sulla presenza giovannita nella


città della quale ci stiamo occupando occorre attendere il 1347107
quando titolare della domus di Trani, e anche di quelle di Grassano
e Gravina, era Ricano de Vinzobriis, molto probabilmente un fran-
co-provenzale originario di Vinsobres. Non sappiamo se tale frate
fosse legato da vincoli di parentela con Bertrando de Binsobriis
che fu precettore della Santa Trinità di Bonaconversa dal 1366 al
1373108 e in tale anno era luogotenente del priore di Barletta, il
provenzale Raymo de Sabran.109 Un altro precettore è menzionato
nel 1366110 in occasione della nomina del nuovo titolare Domenico
de Alamania111 che prendeva il posto di Ruggero de Sansonisiis,
titolare della domus di Ruvo, Corato e Trani,112 promosso alla pre-
cettoria di Venosa che poteva tenere per dieci anni.
Una fonte importante per la storia dei giovanniti a Trani nella
seconda metà del XIV secolo è costituita dall’inchiesta che il pon-
tefice Gregorio XI fece condurre nel 1373. Egli decise di avviare

107
Valletta, National Library of Malta, Archives of the Order of Malta (di
seguito AOM), n. 317, f. 199r.
108
AOM, n. 319, f. 147r.
109
M. Salerno, K. Toomaspoeg, L’inchiesta pontificia del 1373 sugli Ospe-
dalieri di San Giovanni di Gerusalemme nel Mezzogiorno d’Italia, Bari
2008, p. 87.
110
AOM, n. 319, f. 247v.
111
Per un profilo biografico di questo cavaliere cfr. D. Capolongo, Storia di
una commenda magistrale gerosolimitana: Cicciano, secoli XIII-XIX, Roc-
carainola 2012, pp. 123-126, 134-137; id., Fra’ Domenico de Alamania, i
suoi ultimi anni in Rodi e la strana vicenda dell’ospizio che aveva fondato
nell’isola, Boscoreale 2012. Cfr. anche E. Catone, La famiglia d’Alemagna:
una casata nobile della Buccino medievale, Salerno 2005, pp. 35-36, 112-
114.
112
Dalla seconda metà del Trecento all’interno dell’Ordine invalse la pratica
di assegnare più domus raggruppandole in un’unica precettoria per attribuirle
a un solo titolare. Domenico de Alamania otteneva anche le case di Bari e
Monopoli (San Giovanni) per il trasferimento di Berardo di Acquaviva al
priorato di Capua.

53
un’indagine sull’Ordine giovannita in tutte le diocesi della Cristia-
nità, sui suoi beni e i suoi componenti al fine di avviare in seguito
una riforma della Religione.113 Gli atti di tale inchiesta relativa-
mente all’arcidiocesi di Trani,114 nella quale ricadeva Barletta sede
priorale, ci sono pervenuti integralmente e furono editi per la pri-
ma volta da Domenico Vendola;115 in epoca più recente sono stati
oggetti di studio da parte di Raffaele Iorio116 e poi di Mariarosaria
Salerno.117 L’inchiesta fu promossa dall’arcivescovo di Trani Gia-
como Tura Scottini, frate domenicano, che fu titolare dal 1352 al
1379. La documentazione riguarda la sede priorale di Barletta dal-
la quale dipendevano delle masserie e le precettorie di San Nicola
di Molfetta, di Santa Maria di Sovereto, di Bersentino, del castello
del Garagnone sulla Murgia e le precettorie di Trani e Corato.
L’interrogatorio del personale della domus di Trani118 e di tre abi-
tanti del posto avvenne nel palazzo episcopale il 26 maggio. Gli
articoli sui quali tutti erano chiamati a rispondere a quale sede
dell’Ordine i frati appartenevano e il titolo della domus, a fornire i
nominativi e l’età delle persone (precettore, milites, sacerdotes…)
che si trovavano presso l’insediamento, a indicare gli introiti e o-
neri sostenuti dalla casa, se era plausibile che i beni della domus
fossero ceduti in affitto o enfiteusi a terzi e a quanto avrebbe reso
in franchi o in fiorini l’affitto degli stessi.119 Titolare della precet-
toria di Trani sotto il titolo di Santa Maria Maddalena120 era il fra-
ter miles Federicus de Brundusio di circa 40 anni, che tuttavia non
veniva interrogato molto probabilmente in quanto non era presente

113
J. Glénisson, L’enquête pontificale de 1373 sur les possessions des Hos-
pitaliers de Saint-Jean de Jérusalem, in «Bibliothèque de l’école des
chartes», 129, 1 (1971), pp. 83-111.
114
ASV, Instrumenta Miscellanea, 7203.
115
D. Vendola, L’Ordine Sovrano…, cit.
116
R. Iorio, L’ inchiesta di papa Gregorio XI sugli Ospedalieri della diocesi
di Trani, Taranto 1996.
117
M. Salerno, K. Toomaspoeg, cit., pp. 84-93, 219-245.
118
Ivi, pp. 237-242.
119
M. Salerno, K. Toomaspoeg, cit., p. 224; R. Iorio, cit., pp. 40-48.
120
Ivi, p. 92.

54
fisicamente presso la domus in quel frangente, secondo quanto af-
fermava il suo luogotenente e procuratore frater Lucas de Monte-
piloso;121 nella domus era presenti anche il cappellano dominus
Dominicus (Micculus) de Goffridella, l’altro cappellano dominus
Dyonisius de Nardo confrater Hospitalis, Francus de Trano, an-
ch’egli confrater, dominus Nicolaus Vaxallus de Trano che in pas-
sato aveva ricoperto gli incarichi di cappellano e procuratore della
precettoria, molto probabilmente era stato costretto a rinunciare a
tali mansioni in quanto avanti negli anni ed era stato sostituito da
altri frati o confrati più giovani. La testimonianza più completa e
puntuale è quella di Luca di Montepeloso, mentre gli altri interro-
gati confermano quando affermato da questi e aggiungono talvolta
alcuni particolari. Il frate affermava che a Trani la precettoria gio-
vannita possedeva due chiese: una intitolata a San Giovanni122 e
l’altra a Santa Maria Maddalena («in civitate Trani sunt due eccle-
sie preceptorie predicte, videlicet una que vocatur ecclesia Santi
Iohannis et alia que vocatur ecclesia Sante Magdalene»). La chie-
sa di San Giovanni non è altro che la domus appartenuta ai templa-
ri123 menzionata nel 1295, dato che non sono documentate altre

121
Tale frate in realtà faceva parte della magna domus di Barletta presso la
quale ricopriva l’incarico di magister hospitalarius; in precedenza per 7 anni
era stato un semplice oblato dell’Ordine e da 27 era diventato frate a tutti gli
effetti. Egli era abbastanza esperto nella contabilità del denaro, nella riscos-
sione dei proventi e nel pagamento delle spese. Cfr. Ivi, pp. 230-231.
122
La circostanza che tale chiesa venga menzionata per prima potrebbe indi-
care che fosse la chiesa principale della precettoria. cfr. R. Iorio, cit., p. 58.
Acquisita dai templari dopo il 1312 aveva finito di prevalere sulla più antica
chiesa di Santa Maria Maddalena, allo stesso modo di quanto avvenne nella
vicina Molfetta dove la ex chiesa templare di San Nicola divenne più impor-
tante della fondazione originale di San Primo. Cfr. V. Ricci, Templari ed
Ospitalieri a Molfetta tra XII e XV secolo, in CRT-XXVIII (Anghiari, 17-18
settembre 2010), Tuscania 2011, pp. 55-104.
123
Di tale opinione è Vendola che però ritiene tale chiesa secondaria rispetto
a Ognissanti. Inoltre, riporta l’anno 1169 come attestazione delle precettoria
di Trani e del precettore Alferius, ma in realtà si tratta del 1196. Cfr. D.
Vendola, L’Ordine Sovrano…, cit., p. 157.

55
chiese dedicate a tale Santo eccettuato la chiesa di San Giovanni
della fraternitas omonima, passata dopo il 1312 ai giovanniti che
avevano la propria fondazione presso la chiesa di Santa Maria
Maddalena.124 Nella chiesa di San Giovanni officiava come cap-
pellano dominus Dominicus de Goffridella, mentre a Santa Maria
Maddalena era cappellano dominus Dyonisius de Nardo. Per quan-
to riguarda gli aspetti economici frate Luca sembra conoscere ab-
bastanza bene le proprietà della precettoria:125 in città possedeva
alcune case affittate da cui si ricavavano 6 once e 15 tarì e alcune
terre seminative e dei giardini (ortorum) che rendevano 9 once e
10 tarì; a Molfetta aveva delle terre e degli oliveti con un introito
di 4 once; a Bisceglie aveva delle case e degli oliveti con un reddi-
to di 2 once; a Barletta da un diritto di terraggio ricavava 8 once.
In totale le entrate delle precettoria assommavano a 29 once e 25
tarì. Sugli oneri a carico della domus tranese riferiva che «pro vita,
victu et vestitu» del precettore si spendevano 6 once; fra Federico
aveva al suo servizio uno scudiero, un cuoco e un servo che veni-
vano retribuiti per vitto e vestiario con 8 once; il precettore dispo-
neva di due cavalli e di un somaro che in «ordeo, palea, ferris e
clovis et aliis necessariis» richiedevano 4 once. Tra le altre spese
vi erano quelle per la manutenzione e la riparazione delle case di
proprietà della fondazione che annualmente ammontavano a 6 on-
ce e per lo stipendio di un cappellano 3 once, mentre per altro cap-
pellano che stava presso Santa Maria Maddalena 15 tarì. La pre-
cettoria pagava all’arcivescovo di Trani un censo annuo di 6 duca-
ti126 (pari a un’oncia) sebbene il presule ne richiesse il doppio; le
responsioni pagate alla sede centrale assommavano a 4 once e 10
tarì.

124
Di questa chiesa Vendola riporta che era fuori città e non si ha altra atte-
stazione all’infuori di quella dell’indagine del 1373; invece la chiesa è do-
cumentata nel 1263 e poi nel 1270-1271. Cfr. D. Vendola, L’Ordine Sovra-
no…, cit., p. 158.
125
Egli dichiarava di conoscere queste notizie in quanto procuratore del pre-
cettore.
126
1 ducato = 5 tarì.

56
Nel complesso le spese127 erano pari a 32 once e 25 tarì; la pre-
cettoria di Trani aveva quindi un deficit di 3 once. Stando alla te-
stimonianza del procuratore, questo sembrerebbe il bilancio ordi-
nario della domus al quale si aggiungono altre spese o investimenti
di natura eccezionale come l’acquisto di alcune case nel casale
detto “de Sapone” che era nelle vicinanze della chiesa («domorum
itarum in casali qui dicitur de Sapone128 intus in Trano129 prope
dictam ecclesiam Santi Iohannis») per 6 once e la dotazione di una
campana, di un calice d’argento e alcuni paramenti per altare per
la chiesa di San Giovanni130 («unam campanam et unum calicem
de argento et certos pannos pro altari cum uno pulcro vestimento
in dicta ecclesia Santi Iohannis») per 6 once e più. In questo modo
il deficit aumentava sino a 15 once.

Tab. 1 - Situazione contabile degli introiti e degli


oneri ordinari e straordinari della precettoria di Trani

Introiti Oneri
Voci
Once Tarì Once Tarì %
Affitto case a Trani 6 15 21,8
Redditi terre seminative e giardini
9 10 31,3
a Trani
Redditi terre e oliveti a Molfetta 4 13,4
Redditi terre e casa a Bisceglie 2 6,7
Diritto di terraggio a Barletta 8 26,8
Totale introiti 29 25 100,0

127
Fra’ Luca da Montepeloso era a carico della sede priorale di Barletta e
quindi non gravava sul bilancio della domus di Trani.
128
Nel 1482 è menzionata una Ruga dello sapone. Cfr. G. Beltrani, Cesare
Lambertini…, cit., p. 702.
129
Questo particolare ci fa comprendere come nel 1373 la chiesa di San
Giovanni fosse all’interno della cinta muraria della città.
130
L’acquisto di tutte queste suppellettili contribuisce a far intendere come
questa fosse la chiesa principale della precettoria.

57
Spesa vitto e vestiario del precettore 6 13,4
Retribuzione scudiero, cuoco
8 17,8
e servitore
Spesa per cavalli e somaro 4 8,9
Riparazione e manutenzione case 6 13,4
Stipendi cappellani 3 15 7,8
Censo pagato all'arcivescovo di Trani 1 2,2
Responsioni 4 10 9,7
Totale oneri ordinari 32 25 73,2
Acquisto case nel casale de Sapone 6 13,4
Acquisto campana e altri paramenti
6 13,4
per la chiesa di San Giovanni
Totale spese straordinarie 12 26,8
Totale oneri 44 25 100,0

Nella Tab. 1 si riporta la situazione contabile delle domus se-


condo quanto riportato da fra’ Luca di Montepeloso. Esaminando
le incidenze percentuali si nota come le entrate maggiori erano
quelle derivanti dalle proprietà di Trani e dal diritto di terrarico
percepito a Barletta; gli oneri ordinari incidevano per il 73,2%,
mentre quelli straordinari per il restante 26,8%. La spesa maggiore
(17,8% del totale) era per la retribuzione del personale a servizio
del precettore, seguivano le spese per il mantenimento dello stesso
precettore, quelle per la riparazione delle case concesse in affitto,
per l’acquisto di nuove abitazioni nei pressi della domus, elementi
questi che fanno capire che veniva data una certa rilevanza alla ge-
stione e manutenzione del patrimonio immobiliare, e per la dota-
zione della chiesa di San Giovanni. Le responsioni incidevano per
il 9,7%, mentre il deficit era pari al 50% del totale dei proventi. Da
questi dati contabili si comprende bene come la situazione econo-
mico-finanziaria della precettoria di Trani non era molto florida,
ma si trattava di un problema generale presente anche nelle altre
domus esaminate nell’inchiesta del 1373, dato che anche la magna
domus di Barletta, sede priorale, aveva un disavanzo di 59 once

58
circa e solo la domus di Corato chiudeva con un leggero surplus.131
Resta tuttavia da chiedersi quanto attendibili risultano le testimo-
nianze dei frati sugli aspetti economici e contabili. Il procuratore
concludeva la deposizione resa sostenendo che i beni della precet-
toria di Trani potevano essere locati annualmente solo per la som-
ma di 20 o 22 once mentre in precedenza, prima che vi fosse la
crisi economica132 nel Regno, potevano essere affittati anche sino a
70 once annue («dixit quod credit dicta bona non posse locari an-
nuatim uncini viginti vel vigintiduabus, licet olim ante quam fuis-
sent brige133 in regno valuissent bona ipsa locari potuissent an-
nuatim uncini septuaginta»).
Dyonisius de Nardo dichiarava di essere confratello dell’Ordine
e cappellano nella chiesa di Santa Maria Maddalena, confermava
quanto aveva testimoniato Luca da Montepeloso e sosteneva che
erano trascorsi 5 anni (quindi nel 1368) da quanto con un suo so-
cio (Franco da Trani) acquistò «fructus, redditus et proventus» nel
territorio di Trani appartenenti all’Ospedale da fra Ruggero de
Sansonisio di Barletta per la somma di 14 once annue. Il confrate
purtroppo doveva ricordare male o l’anno o il nome del precettore
in quanto nel 1368 era titolare di Trani Domenico de Alemania,
mentre Ruggero de Sansonisiis lo era prima del 1366. Egli sapeva
delle spese sostenute del precettore Federico da Brindisi in quanto
aveva visto quando erano state pagate; anche per Dionisio i beni
potevano essere affittati per 20-22 once annue. Il confrater Franco
da Trano confermò quanto dichiarato dal procuratore e dal cappel-
lano di Santa Maria Maddalena; dominus Nicolaus Vaxallus ag-
131
R. Iorio, cit., p. 107. Cfr. anche M. Salerno, K. Toomaspoeg, cit., pp. 90-
92.
132
Crisi caratterizzata da carestie, pestilenze e guerre dinastiche che logora-
rono l’economia del Regno di Napoli nella seconda metà del XIV secolo.
Cfr. G. Vitolo, Il Mezzogiorno tra crisi e trasformazione. Secoli XIV-XV, in
Italia 1350-1450: tra crisi, trasformazione, sviluppo, Pistoia 1993, pp. 301-
316 e id., Il regno angioino, in Storia del Mezzogiorno, vol. IV, Roma 1986,
pp. 68-75.
133
Molto probabilmente il frate si riferiva alle guerre dinastiche che ebbero
luogo nel regno angioino intorno alla metà del XIV secolo.

59
giunse pochi e marginali dettagli, ovvero che era a conoscenza che
Micculus de Goffridello talvolta celebrava messa a San Giovanni e
di come egli stesso in passato fu cappellano e procuratore della
domus tranese. Micculus de Goffridello affermava di essere cap-
pellano della chiesa di San Giovanni e ricopriva tale incarico da un
anno, percependo come stipendio la somma di 15 tarì annui. Non
forniscono alcun contributo informativo ulteriore le testimonianze
di tre abitanti di Trani: il marinarius Exeltius,134 il comite Rogerius
de Nonna e il magister Goffridus Nicolai Caputi.

4. Dal XV secolo alla scomparsa della commenda (1503).

A cavallo fra Trecento e Quattrocento, quando l’Ordine aveva


raggiunto la piena maturità, anche a seguito di eventi come la con-
quista di Rodi e l’eredità di buona parte del patrimonio fondiario
templare, ebbe luogo un processo di riorganizzazione. Questa ri-
strutturazione territoriale comportò il passaggio dalle precetto-
rie,135 strutture caratterizzate dalla presenza di una comunità di fra-
ti in tutto simile a un convento degli altri Ordini religiosi, alle
commende, ovvero all’assegnazione dei beni a un unico cavaliere
che li aveva in godimento.136 In questo frangente non è raro che
diverse antiche case, in precedenza autonome, venissero attribuite

134
Di questo personaggio è menzionata l’abitazione in un documento del
1378: «domus Exelcij piscatoris»; cfr. G. Beltrani, Cesare Lambertini…,
cit., p. 174.
135
I termini precettoria e commenda sono sinonimi e indicano una stessa re-
altà. Si preferisce utilizzare il termine precettoria per il periodo XII-XIV se-
colo, ovvero quando nell’insediamento religioso-militare vi era una comuni-
tà di frati, e quello di commenda per il periodo successivo, quando scompare
la comunità dei frati e i beni vengono attribuiti in godimento a un unico ca-
valiere, detto commendatore.
136
K. Toomaspoeg, L’organizzazione territoriale dell’ordine dei giovanniti,
in A. Pellettieri (a cura di), Alle origini dell’Europa Mediterranea: l’Ordine
dei Cavalieri giovanniti, Atti del Convegno Internazionale (Castello di La-
gopesole, 25-26 giugno 2005), Firenze 2007, pp. 58-60.

60
a un unico commendatore, come nel caso del 1366 quando a Do-
menico de Alamania venivano assegnate le case di Ruvo, Corato e
Trani. L’insediamento giovannita di Trani spesso sarà “abbinato” e
seguirà le sorti di quelli di Bari e Bitonto.
Nel 1415137 la domus di Trani possedeva delle vigne in locus
Trusani («vineas ecclesie s. Iohannis de penna de Trano ordinis
Sancti Iohannis Ierosolimitani»); come si può vedere, da questo
momento la chiesa giovannita viene chiamata San Giovanni de
penna dalla località in cui sorgeva, non sappiamo per quale motivo
invalse questa denominazione nei documenti. Nel 1419138 era
commendatore il frate napoletano Carolus de Facipecoris; il 3
marzo di quell’anno l’arcidiacono Viticus e il sacrista «dominus
Basilius cappellus procuratores nobilis et religiosi viri fratri Ka-
roli de Facipecoris de Neapoli139 perceptoris seu prioris sancti Io-
hannis de la pena ordini Ierosolimitani tranensi» interrogati dal-
l’arcivescovo di Trani Francesco Carosio140 (1418-1427) dichiara-
vano che annualmente la commenda di San Giovanni, a titolo di
censo, doveva pagare alla chiesa di Trani due once, quasi sicura-
mente si tratta dello stesso canone di 6 ducati documentato nel-
l’inchiesta del 1373, e il presule affermava che il commendatore
risultava moroso di ben 8 once non pagate nei quattro anni prece-
denti.141 I procuratori spiegavano che il predecessore di Carosio,
fra Giacomo (1390-1414), si era accontentato del pagamento di
una sola oncia (prassi già invalsa all’epoca dell’indagine di Grego-
rio XI, come si è visto). L’arcivescovo Carosio, per rifarsi del
mancato pagamento del canone, faceva sequestrare alcune rendite
della commenda. Se i precedenti presuli si era mostrati alquanto

137
G. Beltrani, Cesare Lambertini…, cit., n. 66.
138
Ivi, n. 69.
139
Sappiamo anche dove si trovava la sua abitazione in questa città: «in pla-
tea Capuane». Cfr. Ivi, p. 270.
140
V. Vitale, cit., p. 129. Tale presule ricoprì importanti ruoli politico-
amministrativi per conto della regina di Napoli Giovanna II.
141
Non è dato sapere se la commenda non era stata in grado di pagare il ca-
none censuario per delle difficoltà economiche già emerse nel 1373.

61
tolleranti nei confronti del comportamento dei commendatori gio-
vanniti per il pagamento parziale o mancato del canone censuario,
Carosio, uomo non solo di chiesa ma anche molto vicino al potere
regio e consigliere di Giovanna II142 –fu protonotario del regno nel
1415, luogotenente del logoteta e protonotario nel 1420, ambascia-
tore della regina a Firenze e al concilio di Costanza ed ebbe un
ruolo abbastanza importante nella vita politica dell’epoca– non
volle più soprassedere e diede mandato affinché fossero recuperate
le somme dovute dalla casa giovannita.
Qualche mese dopo, il 22 dicembre143 per la precisione, il pre-
sule tranese faceva processare frate Karolus de faczipecoris ordi-
nis Ierosolimitani144 dall’uditore del cardinale legato che lo con-
dannava in contumacia alla multa di 200 ducati e al pagamento
delle spese processuali per aver fatto sottrarre con violenza al-
l’arcivescovo Carosio una mula e 3 cavalli145 mentre questi si tro-
vava a Napoli. Non sappiamo il motivo di tale gesto criminale fat-
to compiere dal frate gerosolimitano, ma potrebbe essere una sorta
di ritorsione contro il presule per aver posto sotto sequestro le ren-
dite della commenda. Il cardinale legato comunicava il 2 febbraio
1420146 la sentenza all’abate del monastero dei canonici del Tem-
pio del Signore di Barletta, e non dei templari –come scrive Vita-
le147– ormai soppressi da già un secolo, all’arciprete e al primice-
rio di Trani affinché ne dessero esecuzione rivalendosi sui beni del
frate giovannita148 e avvalendosi anche dell’aiuto del braccio seco-

142
G. Beltrani, Cesare Lambertini…, cit., p. 279, n. 66: «consiliarius et fide-
lis nostri dilecti».
143
Ivi, n. 72.
144
In questo documento il frate non è più indicato come precettore della do-
mus di Trani, non sappiamo se per una semplice omissione o perché non più
titolare.
145
«Mula una pili grisij, quistribus, uno pili morelli, uno pili sauri et alio pi-
li Bay».
146
G. Beltrani, Cesare Lambertini…, cit., n. 73.
147
V. Vitale, cit., p. 130.
148
Anche in tale documento è ricordato come semplice frate e non come
commendatore di Trani, carica della quale probabilmente era stato privato.

62
lare. Non contento di questo l’arcivescovo Carosio si rivolse alla
regina Giovanna II e questa il 26 gennaio 1421149 scriveva al capi-
tano di Trani e, accanto ad altre questioni, gli ricordava di eseguire
la sentenza contro fra Carolus de Faczipecoris.
Nel 1421150 Cecca figlia del defunto giudice Angelo di Termoli
e vedova di Giovanni de Aldemario essendo malata e allettata
(«infirmam iacentem in lecto gravi langore detentam») nella
propria abitazione faceva redigere il suo testamento lasciando al-
cuni beni alla nipote Rita, di origine abruzzese ma abitante a Ca-
nosa, e chiedeva di essere sepolta nella chiesa dei giovanniti ac-
canto alla tomba del marito («precepit corpus suum sepelliri in ec-
clesia s. Johannis de penna de trano in sepulcro ubi iacet cadaver
dicti quondam Johannis de Aldemario viri sui»). Alla chiesa dona-
va pro anima sua un terreno fuori Trani in loco Turricelle della
capacità seminativa di 50 salme con l’obbligo per il precettore e i
suoi successori di provvedere a edificare un altare nella chiesa
propre rotam sistentem in dicta ecclesia entro un anno dalla data
di morte di Cecca; qualora il precettore non avesse provveduto en-
tro tale termine l’appezzamento di terra sarebbe stato dato alla
chiesa di San Giovanni Evangelista dell’omonima fraternitas alla
quale donava i redditi che percepiva sui beni che possedeva a Tra-
ni. Il precettore, inoltre, doveva far celebrare in perpetuum due
messe a settimana pro anima testatrics mentre i confratelli di San
Giovanni Evangelista nel giorno della commemorazione dei de-
funti doveva far accendere dei ceri sul sepolcro di Cecca. Nomina-
va come esecutori testamentari l’abate Petrillus Vulcanus di Napo-
li, ma abitante a Trani, e dominus Pascarellus de Carducio di Tra-
ni. Si doveva trattare di una donna appartenente a una famiglia di
un certo prestigio, il cui marito potrebbe essere stato un discenden-
te dell’omonimo Johannis de Aldemario giureconsulto tranese vis-
suto nel XIII secolo che durante il regno di Carlo I d’Angiò ricoprì

149
G. Beltrani, Cesare Lambertini…, cit., n. 76.
150
Ivi, n. 77.

63
l’importante carica di consigliere della Magna Curia Vicarii.151 La
sepoltura dei due coniugi è purtroppo andata perduta: Capozzi nel
1924 scriveva di una lastra tombale presente nella chiesa del Car-
mine datata al XIV secolo con un’epigrafe in caratteri gotici e l’ef-
figie di un uomo «con corto copricapo, con naso e barba consu-
mati dal calpestio dei pedoni».152 Potrebbe trattarsi del sepolcro di
Johannis de Aldemario oppure di altro personaggio. Questi parti-
colari mostrano come vi fosse una certa ambizione da parte di per-
sonaggi altolocati a essere sepolti all’interno della chiesa giovanni-
ta. In un testamento del 1433153 nella confinazione di alcune pro-
prietà terriere è menzionata in località matine154 di San Salvatore e
San Giacomo una «terras ecclesie sancti Johannis ordinis Ieroso-
limitani de Trano». Il medesimo apprezzamento di terra è ricorda-
to in un altro documento del 1463:155 «terras ecclesiae s. Io. Hye-
rosolimitani de Trano».
Nel 1457156 è attestato un nuovo titolare della commenda di
Trani: si tratta del frate napoletano Sergio Seripando; questi ricoprì
importanti cariche nell’Ordine: fu balì di Sant’Eufemia in Cala-
bria dal 1438,157 tesoriere, partecipò a un capitolo generale del

151
B. Ronchi, La chiesa del Carmine…cit., p. 12, nota n. 7. L’Autore riporta
anche che in precedenza il marito di Cecca era stato confuso con l’omonimo
uomo di legge vissuto nel Duecento (cfr. S. Capozzi, Nella luce della B. V.
del Carmine in Trani, Trani 1924, p. 10).
152
S. Capozzi, cit., pp. 9-10.
153
G. Beltrani, Cesare Lambertini…, cit., n. 112.
154
Si trattava di appezzamenti posti in zona pianeggiante, formati general-
mente da terreni argillosi pliocenici, dove l’acqua facilmente ristagnava, ver-
so l’area murgiana.
155
G. Beltrani, Forges Davanzati, i mss. di Vincenzo Manfredi e Filippo Fe-
sta, Trani 1901, p. 144, n. 129.
156
Biblioteca Metropolitana Santa Teresa dei Maschi de Gemmis (di seguito
BMS), Pergamene della Collezione De Gemmis, n. 34, in C. Falconieri (a
cura di), Regestario delle pergamene della Biblioteca provinciale De Gem-
mis di Bari, Bari 1986, n. 41.
157
M. Salerno, Istituzioni religiose in Calabria in età medievale. Note di sto-
ria economica e sociale, Soveria Monnelli 2006, p. 107.

64
1454;158 fu ammiraglio,159 (nel 1462160 partecipò in tale veste a un
capitolo generale) e luogotenente del gran maestro in Italia dal
1461161 (nel 1464 fu inviato a Roma come ambasciatore presso il
papa con altri frati162), morì a seguito di una malattia nel 1465 a
Roma.163 Nel 1453164 tale cavaliere era commendatore di Bari,165
Bitetto e Bitonto («comendarius civitatis Barj Bitonti et Bitecti»)
per le quali aveva ricevuto la proroga circa il mantenimento delle
stesse da gran maestro dell’Ospedale fra’ Giovanni de Lascito (Je-
an de Lastic, 1437-1454) in ossequio di alcune disposizioni ema-
nate da papa Nicola V e al contempo il gran maestro lo autorizza-

158
G. Bosio, Dell’istoria della sacra religione et illustrissima militia di S.
Giovanni Gierosolimitano, Parte Seconda, Libro VII, Roma 1594, p. 188:
«fra Sergio di Seripando Baglivo di Santa Eufemia».
159
Era l’ufficiale più importate (piliere) della Lingua d’Italia.
160
G. Bosio, cit., Parte Seconda, Libro VIII, p. 220: «fra Sergio di Seripando
Ammiraglio».
161
BMS, Pergamene della collezione De Gemmis, n. 34.
162
G. Bosio, cit., p. 228: «l’Ammiraglio fra Sergio di Seripando Luogote-
nente del Gran Maestro in Italia».
163
Ivi, 228-229: «l’Ammiraglio Fra Sergio di Seripando, sopragiunto essen-
do da un fastidioso catarro, e da febre intensissima, e graue; se passò final-
mente à miglior vita in Roma a’ quattordici di Gennaio, principio dell’anno
seguente 1465. E fu con grand’honore sepolto fuori della Chiesa del Priora-
to di Roma nel Monte Aventino, à canto al Gran Maestro Fra Riccardo Ca-
racciolo in un sepolto di marmo sopra del quale stà la sua Statua di rilevo in
atto di giacere co’l Manto di punta indosso e con questi versi intagliati nel
marmo: Hoc Seripande iaces gelido sub marmore Sergi / QuemtremuitMau-
rus, et tremuere Friges, / Armiratuseras, nulli prebitate secundus / Rhodius,
et prime Religionis honos. In questo freddo marmo Sergio giace / Seripando,
terror de’ Mori, e Frigi / Di Rodi eri, Ammiraglio, à niun secondo/in bontà,
e del tuo primo Ordine honore».
164
BMS, Pergamene della Collezione De Gemmis, n. 29, in C. Falconieri,
cit., n. 41.
165
Risultava titolare della casa di Bari dal 1442, quando tramite un procura-
tore dava a censo alcuni oliveti a Bari. Biblioteca Nazionale di Bari, Fondo
d’Addosio, ms. I/90, f. 344v.

65
va ad affittare la commenda. Il 13 ottobre 1457166 Antonio Siri-
pando, procuratore di frate Sergio e probabilmente anche suo pa-
rente, concedeva a fra Luca de Candida167 dell’Ordine giovannita
che si era aggiudicato l’asta quale ultimo licitatore e migliore offe-
rente, il casale di San Primo sito tra Molfetta e Bisceglie e parte
della precettoria di Trani.168 Nel documento del 1457 è definito
come membrum. Tale proprietà era gravata dal censo annuo di
un’oncia e 20 tarì che il de Candida avrebbe pagato il 24 giugno di
ciascun anno. Sappiamo che nel 1263169 la chiesa di San Primo era
la sede della precettoria di Molfetta e faceva parte dell’omonimo
casale170 ubicato a nord di questo centro, a circa km 3,5, in dire-
zione di Bisceglie. Molto probabilmente la chiesa di San Primo

166
BMS, Pergamene della Collezione De Gemmis, n. 34, in C. Falconieri,
cit., n. 37. Cfr. anche Biblioteca Comunale di Molfetta (di seguito BCM),
Fondo Manoscritti, Notaio Muti, Famiglie molfettesi, f. 85r. Da tale fonte si
apprende che la concessione al de Candida era stata fatta per i servigi da
questi resi all’Ordine.
167
Non sappiamo se fosse in rapporti di parentela con Andrea de Candida
priore di Barletta nel 1446. Su tale frate cfr. D. Capolongo, Storia di una
commenda…, cit., pp. 144-148.
168
Delle proprietà fondiarie («olivas S. Primi») della chiesa di San Primo
sono menzionate nell’apprezzo di Molfetta del 1417, senza alcuna indicazio-
ne dell’appartenenza all’Ordine giovannita. Cfr. G. De Gennnaro, Il Liber
appretii di Molfetta, dei primi del Quattrocento, Bari 1963, p. 130.
169
CDB, VII, n. 122.
170
La prima testimonianza risale al 1135 quando Robertus de Basunvilla,
conte di Conversano e signore di Molfetta, donava all’abbazia di Cava de’
Tirreni la chiesa di San Martino in Torre Forcata con gli abitanti del casale
di San Primo (C.A. Garufi, I diplomi purpurei della Cancelleria normanna
ed Elvira prima moglie di re Ruggiero, in «Atti della R. Acc. di scienze, let-
tere ed arti di Palermo», s. 3, VII (1904), Appendice, pp. 26-28). È menzio-
nato in diversi documenti di epoca normanna ed è detto talvolta castello
(CDB, VII, n. 40, a. 1160), talvolta hospitale (CDB, VII, n. 56, a. 1176). Per
approfondimenti si rinvia a V. Ricci, Templari ed Ospitalieri a Molfetta…,
cit., pp. 82-83 e a C. Pappagallo, Torri e masserie fortificate a Molfetta,
«Quaderni del Centro Culturale Auditorium, Molfetta», 10 (1996), pp. 169-
176.

66
dopo il 1312, quando i giovanniti ebbero a Molfetta la chiesa di
San Nicola appartenuta ai templari, perse d’importanza e dopo il
1373171 cessò di essere parte della commenda di Molfetta per esse-
re integrata nel patrimonio di quella di Trani. Il 18 ottobre 1459172
l’ammiraglio Seripando confermava a Luca de Candida il possesso
in enfiteusi perpetua del casale di San Primo appartenente alla pre-
cettoria di Trani con il pagamento del canone concordato con il
suo procuratore. L’ammiraglio confermava nuovamente al de
Candida la concessione in enfiteusi del casale di San Primo il 3
marzo 1464.173 Dopo la morte di tale frate,174 avvenuta il 14 gen-
naio 1465, il de Candida chiedeva a Giulio Carafa, cancelliere del
tribunale della cura arcivescovile di Napoli, che gli fosse rilasciata
copia della conferma della concessione enfiteutica del 1464 da
parte di Seripando. Luca de Candida continuò a tenere in enfiteusi
il casale, nel 1478175 è menzionato Stephanus Lucae de Candida
tamquam Procuratori Ecclesiae Sancti Primi e nel 1488176 ottenne
dall’Università di Molfetta che il vino e i prodotti ricavati nel casa-
le di San Primo fossero esenti dal dazio. Gli eredi di de Candida
nel 1590177 cedettero il diritto enfiteutico sul casale a Marzio Pas-
sari di Molfetta con l’onere del canone annuo di 5 ducati da pagar-
si al priore di Barletta.
Alla morte di Sergio Seripando le domus di Bari, Bitonto e
Trani furono assegnate probabilmente al miles Iohannes Alamanus

171
Nell’inchiesta del 1373 il casale di San Primo non è annoverato tra le
proprietà della domus di Trani. Nel 1345 è menzionata una «terras Sancti
Primi» nella definizione dei confini di una proprietà fondiaria. S. Santeramo
(a cura di), Codice diplomatico barlettano, vol. II, Barletta 1931, n. 187.
172
BMS, Pergamene della Collezione De Gemmis, n. 34, in C. Falconieri,
cit., n. 39.
173
Ivi, n. 43.
174
Egli dovette tenere la domus di Trani sino alla morte.
175
BCM, Fondo Manoscritti, Notaio Muti, Famiglie molfettesi, f. 81r.
176
F. Sammarelli, Chiese e cappelle di Molfetta ora scomparse, Molfetta
1941, p. 27.
177
BCM, Fondo Manoscritti, Notaio Muti, Famiglie molfettesi, f. 85r.

67
de Belpucio documentato a Bitonto nel 1467178 quando nominava
Oddus de Infridella suo procuratore al posto dell’aragonese Gu-
glielmus de Miragreca. Tale frate nel marzo 1468 risultava già
morto.179
Nel 1474180 il nuovo commendatore di Trani, Bitonto181 e Ba-
ri era il catalano Berardo Gelardo de Requesens183 che il 15 ot-
182

tobre di quell’anno aveva nominato con atto rogato a Napoli il


proprio procuratore a Trani nella persona di Iohannes de Mullet de
Valencia e questi il 20 giugno 1475184 concedeva in enfiteusi per
29 anni a due fratelli Giovanni Antonio e Nicola Fidella di Trani
una casa della commenda «in loco casilis ecclesie prelibate» per il
canone annuo di 10 tarì da pagarsi entro la festività della Vergine
Maria nel mese di settembre. La casa confinava con un’altra abita-
zione, nella quale dimorava il cappellano della chiesa, e un’altra
casa, sempre della commenda, concessa al notaio Gaspare Basile.
Inoltre, nella via pubblica vi era una cisterna della commenda uti-
lizzata per la raccolta delle acque piovane che veniva concessa ai
fratelli assieme alla casa. Il gruppo di case menzionate in tale do-
cumento si può identificare con buona probabilità con quelle ac-
quistate prima del 1373 dal precettore Federico da Brindisi nel ca-
sale Sapone e dovevano essere quindi in prossimità della chiesa di

178
Archivio di Stato di Bari (di seguito ASB), Archivi Notarili, Notai di Bi-
tonto, Notaio Angelo di Bitritto, Protocollo notarile, anno1467, f. 53r-53v.
179
ASB, Archivi Notarili, Notai di Bitonto, Notaio Pascarello de Tauris, an-
no 1468, f. 38v.
180
È assai probabile che Requesens fosse titolare anche di Trani almeno dal
1471.
181
Era titolare di Bitonto dal 1471; cfr. F. Carabellese, La Puglia nel XV se-
colo, vol. I, Bari 1908, pp. 82-83.
182
Tale frate secondo il ruolo di Del Pozzo risultava titolare di Bari già dal
1468; cfr. B. Del Pozzo, Ruolo generale de’ Cavalieri Gierosolimitani della
veneranda lingua d’Italia, Torino 1738, pp. 42-43.
183
Su questo cavaliere si veda il profilo in D. Capolongo, Storia di una com-
menda…, cit., pp. 150-153.
184
G. Beltrani, Cesare Lambertini…, cit., n. 197.

68
San Giovanni. Nel 1475185 Requesens tramite il suo procuratore
Franciscus notarii Roberti de Ogento concedeva in enfiteusi a Bi-
tonto un orto dotato di pozzo: in tale documento è definito: «Ber-
nardo Garano de Riccaseus Commendatoris civitatum Trani, Bari,
Botonti, et Bitecti». Nel 1477186 il cavaliere catalano nominava suo
nuovo procuratore l’arciprete barese Colecta de Chyurielia, nel-
l’atto è ricordato come «Bernaudus Giraldi de Requesens, miles
ordinis s. Iohannis Hyerosolimitani commendator Bari, Botonti et
Trani», poi sostituito da Michele di Sebastiano de Cervera. Nel te-
stamento del 1483187 di Antonio de Capace, arcidiacono della
chiesa di Trani, è menzionato un «clusum s. Iohannis de penna or-
dinis hierosolimitani in loco Trusani», molto probabilmente si trat-
ta della medesima proprietà citata nel 1415.
Nel 1488 Requesens non era più titolare della domus di Biton-
to: in quell’anno risultava magnifico priore e rettore della chiesa di
San Giovanni gerosolimitano di Bitonto Fabrizio Pignatelli di Na-
poli che curava i propri affari tramite il suo procuratore Bernardi-
no di Pietro de Tancia.188 Non abbiamo riscontri documentali circa
le domus di Trani e quella di Bari e non sappiamo se queste siano
state mantenute o meno dal frate catalano, titolare tra l’altro del-
l’importante commenda di Cicciano. Verso la fine del Quattrocen-
to Requesens dovette tornare in possesso della commenda di Bi-
tonto in quanto, dopo essere stato promosso priore di Catalogna
nel 1501, il 20 luglio 1503189 rinunciava alla «Baiulam itaque seu
preceptoriam nostram de Baro et Bitonto» che veniva assegnata
dal gran maestro a Nicolò della Tisana,190 frate del priorato di Ve-
185
F. Carabellese, La Puglia…cit., vol. I, pp. 82-83.
186
Archivio del Capitolo metropolitano di Bari, Fondo pergamenaceo, n.
542. Michele di Sebastiano de Cervera confermava al precettore la procura
già concessagli. Regesto in F. Nitti (a cura di), Le pergamene del Duomo di
Bari. Catalogo (1309-1819), CDB, XV, Bari 1939, n. 359.
187
G. Beltrani, Cesare Lambertini…, cit., p. 725.
188
ASB, Archivi Notarili, Notai di Bitonto, Notaio Pietro de Orfanis, Proto-
collo, anni 1488-1490, ff. 14r e 14v. L’atto notarile è datato 9 luglio 1488.
189
AOM, n. 394, f. 144v.
190
B. Del Pozzo, cit., pp. 50-51.

69
nezia. Dopo qualche mese, il 13 novembre,191 con un’altra bolla
magistrale, emanata dal luogotenente del gran maestro, si confer-
mava la precettoria di Bari, alla quale veniva unita anche quella di
Trani, a Nicolò della Tisana (Nicolao de la Tysana):

baiulam itaque seu preceptoriam nostram de Baro Prioratus Baroli, u-


nitam simul cum preceptoriam de Trano, data(m) pro membro ipsi
preceptorie de Bari […] per resignationem factam de eadem in mini-
bus bone memorie reverendissimi domini Cardinalis et Magistri192 a
legittimi procuratoribus venerandi etc. fratris Bernardi Gelardi de Re-
quesens pro moti ad Prioratum nostrum Cathalonie, eiusdem precepto-
rie de Baro et Trano ultimi legitimi preceptoris et possessoris.

Dal tenore di questo provvedimento magistrale si comprende


come le case di Bitonto193 e Bari venissero tra loro divise, proba-
bilmente in una prospettiva di riorganizzazione delle precettorie, e
contestualmente la domus di Trani cessava di esistere come inse-
diamento autonomo e veniva aggregata alla casa di Bari divenendo
membro. Dietro questa trasformazione è assai probabile che vi fos-
sero dei motivi di natura economica, essendo i beni di Trani di mi-
nore importanza e consistenza rispetto a quelli di altri centri come
Bari o Bitonto.
Dalla documentazione non si hanno più riferimenti alla chiesa
di Santa Maria Maddalena dopo il 1373; essa viene menzionata so-
lo verso i decenni finali del Quattrocento, senza tuttavia più alcun
legame con l’Ordine giovannita. Nel 1485194 i responsabili dell’o-
spedale di Santa Maria Maddalena («procuratores et iconomi ve-
nerabilis hospitalis s. marie magdalene extra menia civitatis tra-
ni») Rainaldus de lo Sayco e Nicolaus Ninfa barbitonsor richiede-
vano copia di un atto notarile con il quale nel 1474 l’ospedale fece

191
AOM, n. 394, f. 144r.
192
Si tratta del gran maestro Pierre d’Aubusson (1476-1503), creato cardina-
le da Innocenzo VIII nel 1488.
193
Questa casa veniva attribuita a Nicola Brusco; cfr. AOM, n. 394, ff.
144v-145r.
194
G. Beltrani, Cesare Lambertini…, cit., n. 224.

70
censire una cisterna «dirutam et fractam» sita tra l’orto dello stes-
so e la via che dalla chiesa di San Pietro portava al castello. Tale
edificio era ubicato, secondo Amorese,195 all’incrocio tra via Ma-
rio Pagano e via Santa Maria, ma dal documento del 1485 la strut-
tura era al di fuori della cinta muraria cittadina e l’ubicazione pro-
posta da Amorese non sembra attendibile in quanto nel XV secolo
era intra moenia. Circa la chiesa di Santa Maria Maddalena si pos-
sono aprire due possibili scenari: la chiesa fu ceduta dall’Ordine
giovannita ad altri, in quanto la sede principale era diventata San
Giovanni, eredita dai templari; oppure la chiesa attestata nel 1485,
sebbene con lo stesso titolo, sia distinta da quella appartenuta ai
giovanniti. Sono due ipotesi che appaiono parimenti probabili. La
presenza di un ospedale presso Santa Maria Maddalena potrebbe
essere una traccia della precedente proprietà ospitaliera.196 La
chiesa in questione con l’annesso ospedale è ricordata qualche an-
no dopo: nel 1498197 i sindaci di Trani Bernardinus Lauridanus e
Nicolaus Delphinus su richiesta del rettore ordinavano che fosse
restituito alla chiesa un orto occupato illecitamente da un tale Ber-
nardino Portanaro di Barletta.
A Trani i giovanniti continuarono a possedere delle proprietà,
come risulta dal regesto di un atto del notaio Angelo Cardegna del
1541198 effettuato da Vincenzo Manfredi: Guido Antonio de Ru-
gnano di Milano, procuratore del priore di Barletta fra Gabriele
Tadino da Martinengo,199 concedeva in enfiteusi a Mastro Angelo

195
G. Amorese, Le cento chiese di Trani, Cavallino di Lecce 1992, p. 75.
196
Nel corso del XV secolo a Trani, oltre a quello di Santa Maria Maddale-
na, sono documentati diversi ospedali: «hospitalis sancte Marie Incandelo-
re» nel 1415 (G. Beltrani, Cesare Lambertini…, cit., n. 67), «hospitalis s.
Marie de inblancis» nel 1466 (ivi, n. 177), «hospitalis s. Andree» nel 1489
(ivi, n. 228).
197
G. Beltrani, Il Libro Rosso dell’Università di Trani, a cura di G. Cioffari,
M. Schiralli, Bari 1995, n. 98.
198
Biblioteca Comunale di Trani “G. Bovio”, Università di Trani, ms. B16,
f. 1r.
199
Su questo frate cfr. G. Tadini, Vita di Gabriele Tadino da Martinengo
priore di Barletta, Bergamo 1973. Fu nominato priore di Barletta nel 1525,

71
Marra di Calabria 5 vigne di terra e un vignale a San Barnaba, in
agro di Trani,con il pagamento di un censo annuo di 20 carlini. Da
un documento relativo alla Dogana delle Pecore di Foggia del
1575200 nel quale era «reconosciute, apprezzate e compassate da-
gli officiali ordinari della regia Dohana» le matine di Trani si ap-
prende che il priore giovannita di Barletta possedeva una matina
denominata di San Giovanni de la Penna dell’estensione di «carra
quattro et versure dodici»201 nei pressi di un tratturo che portava a
Corato confinante con altre matine dette di Torricella, di Sant’A-
lesso e del demanio di Corato. L’appezzamento di terra era utiliz-
zato per il ricovero delle pecore, all’interno era presente uno jazzo
coperto (si tratta di un tipico recinto realizzato con pietre di uso
comune utilizzato nel periodo della transumanza nella zona delle
Murge per le pecore), ed era apprezzato per 22 ducati al carro
(«paese saldo, atto a pecore, con uno giaccio dentro, circondato
di pietre, coperto a boira, et potrà valere ducati ventidoi al car-
ro»). È singolare come sia nel 1541 che nel 1575 le proprietà gio-
vannite di Trani vengano gestite dal priore di Barletta, quando
sappiamo che nel 1503 la domus di Trani divenne membro della
commenda di Bari. Molto probabilmente questa situazione dovette
cambiare nei decenni successivi e i beni di Trani vennero a far ca-
po direttamente al priore di Barletta, se ne ha conferma anche nel
1590, come già visto in precedenza, quando nella vendita del casa-
le di San Primo era previsto il pagamento di un canone censuario
al priore giovannita. Dal cabreo della commenda di Santa Caterina
di Bari del 1564202 non vi è alcuna menzione del possesso di beni

fu condottiero e ingegnere militare. Tiziano Vecelio nel 1538 realizzò un ri-


tratto di questo cavaliere.
200
G. Beltrani, Il Libro Rosso…, cit., p. 683.
201
Antiche misure di superficie utilizzate per le terre soggette alla Dogana
delle pecore: il carro era diviso in 20 versure e una versura equivale a 1,23
ettari. La matina di San Giovanni de la Penna in misure attuali era di 113,16
ettari.
202
Archivio del Sovrano Militare Ordine di Malta, Roma, Fondo Cabrei,
010/4, Cabreo della commenda di Santa Caterina di Bari, anno 1564.

72
nel territorio di Trani.
Ridotta a semplice membro della commenda di Bari nel 1503 e
poi passata alle dipendenze direttamente del priore di Barletta, la
chiesa di San Giovanni dovette rimanere nelle disponibilità del-
l’Ordine giovannita almeno sino alla prima metà del XVI secolo,
quando il cardinale Giovanni Domenico de Cupis, amministratore
apostolico dell’arcidiocesi di Trani dal 1517 al 1551, nel 1549203
concedeva con suo diploma ai Carmelitani presenti a Trani extra
moenia presso il convento di Gesù e Maria di edificare entro le
mura cittadine «novam domum seu monasterium». La richiesta era
stata avanzata dagli stessi carmelitani, non perché la sede fuori le
mura fosse vetusta, i frati si era insediati a Trani nel 1474,204 ma
per le precarie condizioni sanitarie e climatiche molto probabil-
mente dovute alla malaria. Nel diploma del cardinale de Cupis non
è specificato il sito nel quale i carmelitani potevano trasferirsi in
città, ma la scelta dovette cadere sul complesso di San Giovanni de
penna, ovvero la chiesa con le vicine abitazioni, non più utilizzate
dai cavalieri, e molto probabilmente con il consenso del priore
giovannita di Barletta. Secondo Ronchi205 il trasferimento dal con-
vento di Gesù e Maria a San Giovanni avvenne qualche anno dopo
l’intervento del de Cupis a seguito di lavori di restauro del com-
plesso ex gerosolimitano. Dal regesto di Vincenzo Manfredi rac-
colto nei suoi Zibaldoni apprendiamo che il 24 aprile 1571206 ve-
niva stipulato un mandato di procura

Ad ven(eran)dum conventum Jesus Mariae Ordinis Carmelitanum, et

203
G. Beltrani, Forges Davanzati…, cit., pp. 170-171, n. 259.
204
L. Turi, I carmelitani di Puglia e la memoria della Terrasanta, in «Ad
Limina», 6 (2015), pp. 149-180: 162; B. Ronchi, La chiesa del Carmine…,
cit., p. 19, nota n. 15.
205
Ivi, p. 19. Nel 1552 i Carmelitani impegnati nella ristrutturazione di San
Giovanni concedevano in locazione una vasta proprietà terriera nei pressi del
convento di Gesù Maria, mentre nel 1571 possedevano sia questa struttura
che quella intra moenia. Ronchi ipotizza il trasferimento intorno al 1560.
206
Biblioteca Comunale di Trani “G. Bovio”, Università di Trani, Mss. C 19,
f. 19r.

73
proprie intus ecc(lesiam) s(ancte) Marie della fonte seu s(anctus) Jo-
hannis de la penna;

nel 1571 i carmelitani si erano oramai insediati presso la chiesa di


San Giovanni de la penna alla quale avevano cambiato il titolo in
Santa Maria della Fonte per la presenza dell’icona della Vergine
presente nel sacro edificio. Qualche anno dopo nel 1588,207 e non
nel 1558 come riporta Ronchi,208 fra Domenico da Brindisi si fre-
giava del titolo di priore di Santa Maria della fonte e Gesù Maria:
era scomparso definitivamente ogni riferimento alla precedente in-
titolazione della chiesa giovannita. All’inizio del Seicento i padri
carmelitani fecero abbattere la vetusta chiesa per costruire un nuo-
vo edificio sacro dedicato alla Madonna del Carmelo.209

Cronotassi dei titolari della domus giovannita di Trani

Vitalis (1263)
N. (1270-71)
Ricano de Vinzobriis (1347)
Rogerius de Sansonisiis (ante 1366)
Dominicus de Alamania (1366)
Federicus de Brundusio (1373)
Carolus Facipecoris (1415-1419)
Sergius Seripandus (1457-1465)
Iohannes Alamannus de Belpucio (1467)
Bernardo Geraldo de Requesens (1474-1503)
Nicolao de la Tysana (1503)

207
B. Ronchi, La chiesa del Carmine…, cit., p. 19.
208
Ibidem.
209
G. Amorese, cit., p. 62.

74
Appendice

La chiesa di Ognissanti

Trattando della presenza dei templari nella città di Trani, non si


può di evitare di affrontare la spinosa questione della chiesa di
Ognissanti.210 Dato che essa storicamente non ha alcun legame
fondato con i cavalieri rossocrociati, ho deciso di occuparmi di tale
argomento solo a margine del contributo. Come già scritto esiste
una radicata tradizione dell’appartenenza, o addirittura della fon-
dazione, della chiesa di Ognissanti ai templari che trova testimo-
nianza in lavori di studiosi del XIX secolo: Camera nel 1860211 e
poi più approfonditamente Prologo212 nel 1894 il quale, pur sotto-
lineando l’assenza di documenti che confermino dei rapporti tra la
chiesa e l’Ordine religioso-militare, si sentiva di avvalorare la tra-
dizione all’epoca abbastanza consolidata. Verso la fine del XX se-
colo Bramato in un primo tempo ha ribadito il legame con i tem-
plari,213 ma successivamente ha cambiato posizione rigettando
quanto scritto da lui stesso in precedenza,214 sostenendo che diffi-
cilmente l’Ordine avrebbe potuto edificare quella chiesa per le se-
guenti ragioni:

1) intorno alla metà del secolo XII i templari non possedevano in


Puglia, e tanto meno a Trani, un patrimonio così cospicuo per
consentire la costruzione di un complesso vasto e articolato
come Ognissanti costituito dalla chiesa con l’annesso ospedale;

210
La chiesa è stata riaperta al pubblico, dopo un lungo restauro, il 28 mag-
gio 2018.
211
M. Camera, cit., vol. II, p. 155.
212
A. Prologo, Frammenti di storia tranese…, cit., pp. 269-273.
213
F. Bramato, I templari in terra di Bari…, cit., pp. 111-112; id., Storia
dell’Ordine dei templari…cit., pp. 81, 61, 142.
214
F. Bramato, Il Templum Domini…, cit., pp. 57 e ss.

75
2) nel XII secolo i templari d’Italia non possedevano in campo ar-
chitettonico delle capacità progettuali così profonde e raffinate
da permettere la realizzazione di una chiesa come Ognissanti;
3) ammesso che i templari avessero edificato una propria chiesa a
Trani, molto probabilmente l’avrebbero intitolata a Santa Maria
de Templo come risulta documentato per altre domus in Italia e
in Europa.215

A tali motivazioni aggiungerei anche queste:

4) ammesso che avessero posseduto un patrimonio così cospicuo


l’avrebbero impiegato per finanziare gli insediamenti in prima
linea in Terra Santa; siamo alla vigilia della Terza Crociata e
del ritorno alla carica dei musulmani dopo un periodo di calma;
verso il 1150 iniziarono a ristrutturare le fortezze già esistenti
in Terra Santa.
5) l’attività edilizia dei templari in Italia fu estremamente rara, po-
tendosi avere l’unico esempio di chiesa fatta costruire dai cava-
lieri in San Bevignate a Perugia alla metà Duecento, ovvero
nella fase di maggior splendore dell’Ordine.

Nonostante Bramato sia tornato sui suoi passi, l’appartenenza


del complesso di Ognissanti ai templari è divenuta verso la fine del
Novecento come quasi una certezza, dando vita a diversi studi an-
che di carattere storico-artistico che presentano la chiesa di Trani
come esempio di architettura templare,216 sebbene una studiosa
molto attenta come Pina Belli D’Elia217 nei primi anni Duemila ha
messo in dubbio la tesi dell’appartenenza templare, senza tuttavia
escluderla, attribuendo a Ognissanti il carattere di chiesa gentilizia
datando la sua fondazione ai primi decenni del XII secolo.

215
Sul tentativo di censimento delle intitolazioni delle chiese templari cfr. F.
Lanzi, La devozione…, cit.
216
P.F. Pistilli, cit.
217
P. Belli D’Elia (a cura di), Puglia Romanica, Milano 2003, pp. 187-193.

76
Piantina della città di Trani nel XIII secolo.
Fonte: elaborazioni su immagine tratta da
B. Ronchi, Indagine sullo sviluppo urbanistico
di Trani dall’11. al 18. secolo, Fasano 1984.

77
La prima attestazione nei documenti della chiesa di Ognissanti
risale al 1170,218 quando compare tra i beneficiari delle disposizio-
ni testamentarie del notaio ravellese Orso Rogadeo219 che posse-
deva dei beni fondiari a Trani:

Et dimitto in ecclesia omnium Sanctorum de Trani ipsa portione mea


de ipse vinee, que ibidem sunt, quod comparavi cum Iohannizio de
Firmica, pro redemptione anime mee et patris et matris mee et de filiis
meis.

Nel legato di Orso Rogadeo non viene fatto alcun riferimento a


chi apparteneva la chiesa di Ognissanti, se effettivamente fosse
stata un insediamento templare il notaio l’avrebbe riportato. In un
atto del 2 luglio 1207220 viene citato Stefano de Consilio quale sa-
cerdote della chiesa di Ognissanti di Trani («Stephanus de Consi-
lio sacerdos ecclesie omnium sanctorum Trani») relativamente a
una vertenza con il priore di San Nicola di Bari. Anche in tale cir-
costanza nessuna indicazione che rimandi ai templari, tuttavia Co-
lapietra221 attribuisce ai cavalieri l’intitolazione della chiesa a O-
gnissanti, sostenendo che si tratta della prima menzione della chie-
sa con questo titolo, circostanza errata in quando è attestata a parti-
re dal 1170. Nel 1221222 in un breve di papa Onorio II dato il 14
ottobre si parla di una relazione tra alcuni mercanti di Ravello e un
«cavaliere del Tempio che comincia a chiamarsi abate di Ognis-
santi»,223 così si esprime Colapietra. Consultando il breve di Ono-

218
C. Salvati (a cura di), Le pergamene degli archivi vescovili di Amalfi e
Ravello, 998-1218, vol. II, Napoli 1974, n. 73.
219
La famiglia Rogadeo, di origini ravellesi, si trasferì con un ramo a Trani e
con un altro a Bitonto.
220
F. Nitti, Le pergamene di S. Nicola di Bari. Periodo svevo (1195-1266),
CDB, VI, Bari 1906, n. 21.
221
R. Colapietra, cit., p. 14, nota n. 30.
222
P. Pressutti (a cura di), Regesta Honorii Papae III, vol. 2, Roma 1895, n.
3544; D. Vendola (a cura di), Documenti tratti dai registri vaticani (da In-
nocenzo III a Nicola IV), vol. I, Trani 1940, pp. 117 e ss, n. 129.
223
R. Colapietra, cit., p. 15, nota n. 33.

78
rio III, non vi è alcun riferimento alla presenza templare presso O-
gnissanti, ma si cita solo l’“abate” della chiesa («abbati Omnium
Sanctorum Tranensis»). Appare evidente come Colapietra si sia
lasciato influenzare, in buona fede è da ritenere, dalla tradizione
che vorrebbe Ognissanti templare e non abbia riportato esattamen-
te i fatti così come erano esposti nel breve di Onorio III. Il pontefi-
ce si rivolgeva all’arcivescovo di Trani e all’“abate” di Ognissanti
per informarli dell’esito della conclusione di una controversia tra il
capitolo di Foggia e due fratelli di Ravello Filippo e Maurizio
Frecza a cui favore si risolveva la questione per il possesso di al-
cune case e di alcuni beni fondiari. La notifica della sentenza al-
l’arcivescovo di Trani e all’abate di Ognissanti era dovuta con
molta probabilità al fatto che i due fratelli risiedessero a Trani; se
la comunicazione al presule appare piuttosto chiara, di più difficile
lettura riguarda quella all’“abate” di Ognissanti, chiesa che doveva
necessariamente avere dei legami con i due fratelli ravellesi, es-
sendo forse la loro chiesa di appartenenza o di riferimento a Trani.
La chiesa è menzionata in un documento della cancelleria angioina
del 1269-1270224 con il quale si concedevano a personaggio fedeli
alla causa angioini i beni sequestrati a Trani ai proditores seguaci
di Manfredi: «propre eccl. Omnium Sanctorum viridarius de oli-
vis». Dalle Rationes decimarum dell’arcidiocesi di Trani del
1310225 si apprende che l’abbas Bartholomeus Castaldus reggeva
la chiesa di Ognissanti e pagava 10 tarì e mezzo di decima, mentre
il cappellanus Omniumn Sanctorum doveva 2 tarì226 e la chiesa
pagava 3 tarì.227 Nel 1378228 Maria Castaldo di Trani, vedova di
Domenico de Muscaronibus di Bologna, effettuava una transazio-
ne relativa ad alcune case della famiglia Castaldo nei pressi della
chiesa di Ognissanti e molto probabilmente rientranti nel patrimo-
nio della stessa chiesa («caselenum fore dicte Ecclesie et ad ean-

224
RA, V, p. 195, n. 21.
225
D. Vendola (a cura di), Rationes decimarum…, cit., p. 54, n. 844.
226
Ivi, p. 46, n. 594.
227
Ivi, p. 47, n. 610.
228
G. Beltrani, Cesare Lambertini…, cit., n. 40.

79
dem ecclesiam pleno iuro spectare»). Nel documento è menziona-
to Stephanus Castaldus abate e rettore della chiesa di Ognissanti
all’epoca già defunto. La famiglia Castaldo era originaria di Ra-
vello, come i Rogadeo, e dal tenore del contenuto del documento
del 1378 sembra avesse un patronato sulla chiesa già dall’inizio
del Trecento, quanto era rettore l’abate Bartolomeo Castaldo. Cir-
ca un secolo nel 1479229 il patronato apparteneva al vescovo di
Conversano Paolo de Turculis230 e a suo nipote Filippo i quali, con
un atto del 4 maggio, dichiarando la loro gratitudine per i benefici
ricevuti da Pietro Lambertini, giureconsulto tranese originario di
Bologna, gli donavano metà del diritto di patronato di loro spet-
tanza sulla cappella di San Magno nell’arcivescovado e l’intero di-
ritto sulle chiese di Santa Maria de Cara e di Ognissanti. Non sap-
piamo purtroppo come il diritto di giuspatronato sia passato dalla
famiglia Castaldo a quella del vescovo de Turculis. Nel 1524231
era ancora tenuta dalla famiglia Lambertini e, molto probabilmen-
te, fu il presule Cesare a far realizzare un’epigrafe che si vede an-
cora nella chiesa con gli stemmi delle famiglie ravellesi de Iustis,
Castaldo, Rogadeo e Achonzaioco e Lambertini al centro con la
seguente iscrizione: HVIVS AEDIS SACRAE FUNDATORUM /
AB HIS CAUSAM HABUI.232 La lapide, fatta apporre dal Lam-
bertini, voleva ricordare secondo le intenzioni dello stesso, le fa-
miglie che avevano detenuto in passato (de Iustis, Castaldo, Roga-
deo e Achonzaioco) il patronato e la sua che lo possedeva all’epo-
ca. La presenza del termine fundatorum potrebbe lasciare suppor-
re, a eccezione della sola famiglia Lambertini, che si tratti di colo-
ro che edificarono la chiesa di Ognissanti, mentre Prologo233 ritie-

229
Ivi, n. 210.
230
Il presule fu amico di Pietro Lambertini e diede la prima tonsura al figlio
di questi Cesare nel 1491, chierico e giureconsulto che fu vescovo di Isola.
Cfr. F. Crucitti, Lambertini, Cesare, in Dizionario Biografico degli Italiani,
vol. 63, Roma 2004 (ad vocem).
231
G. Beltrani, Forges Davanzati…, cit., p. 171, nota n. 1.
232
A. Prologo, Frammenti di storia tranese…, cit., p. 270.
233
Ibidem.

80
ne che si trattava delle famiglie che con le loro elargizioni avevano
costituito la dotazione patrimoniale della chiesa. Se esaminiamo i
documenti sin qui esposti, oltre a non trovare traccia alcuna di le-
gami con i templari, si notano due elementi che fungono da filo
conduttore: la costante presenza di abati e di famiglie ravellesi. Ol-
tre agli abati menzionati nei documenti si deve aggiungere un altro
di un’epoca imprecisata che fu sepolto nei pressi della chiesa come
recita un’epigrafe: HIC REQUESCIT COSTANTINUS MEDI-
CUS ET ABBAS ORATE PRO ANIMA EIUS.234 La sequenza di
abati, più che rimandare a una comunità monastica, fa pensare a un
titolo ecclesiastico attribuito al rettore della chiesa, Stephanus Ca-
staldus è ricordato proprio come abate e rettore;235 si potrebbe trat-
tare di abati secolari titolari di un beneficio ecclesiastico, oppure di
un titolo puramente onorifico di alcuni chierici. L’altro elemento
che presenta una certa continuità temporale sono i rapporti della
chiesa di Ognissanti con le famiglie ravellesi a cominciare dalla
donazione di Orso Rogadeo del 1170 e sino alla lapide fatta appor-
re da Cesare Lambertini. Già dell’epoca normanna si assiste a una
presenza di amalfitani, ravellesi, scalesi nelle terre pugliesi.236 No-
tizie di amalfitani e ravellesi a Trani risalgono agli anni Trenta del
XII secolo, con diverse attestazioni anche nei decenni successi-

234
Prologo sostiene che alla guida di una domus vi era un cavaliere questo
prendeva il titolo di preceptor, mentre se era un canonico quello di abbas
(cfr. A. Prologo, Frammenti di storia tranese…, cit., p. 270), ma tale affer-
mazione non ha alcun fondamento e non trova riscontro in studi maggior-
mente accreditati sui templari (cfr. A. Demurger, cit.).
235
Sono documentate diverse chiese tranesi rette da abati: San Luca nel 1370
(G. Beltrani, Cesare Lambertini…, cit., n. 30), San Donato nel 1375 (ivi, n.
34), San Giorgio nel 1410, 1412 e 1426 (ivi, nn. 54, 58 e 91), San Magno nel
1479 con giuspatronato (ivi, n. 210). Inoltre, nel 1310 vi sono molti esponen-
ti del clero di Trani che si fregiavamo del titolo di abate.
236
Tra i lavori più recenti cfr. R. Allaggio, Saggi di storia amalfitana, s.l.
2012; P. Skinner, Medieval Amalfi and its diaspora 800-1250, Oxford 2103;
N. Palmitessa, Amalfitani e città marinare di Puglia e Barletta, Barletta
2018.

81
vi,237 in particolare nel 1170 sono documentati i Rogadeo e nel
1197238 e poi nel 1206239 i de Justi. Impegnati nel commercio,
spesso di vino oppure olio,240 a Trani, come in altre città, si stabili-
rono lungo una strada con le loro botteghe e i loro fondaci che pre-
se il nome di ruga Ravellensium (era nei pressi di porta Vassalla)
documentata già a partire dal 1215:241 in tale anno i ravellesi do-
vevano essere già una comunità abbastanza numerosa e ben inseri-
ta nel tessuto socio-economico di Trani. Come già si è scritto, Pina
Belli d’Elia ha avanzato l’ipotesi che Ognissanti fosse una chiesa
gentilizia, ipotesi suffragata non solo dalla documentazione, ma
anche dalle dimensioni modeste della chiesa che la connoterebbero
con la tipica fisionomia di chiesa gentilizia come Santa Margherita
di Bisceglie o San Gregorio a Bari. A tali edifici si può aggiungere
anche la chiesa della Vallisa sempre a Bari che presenta molti e-
lementi di somiglianza con Ognissanti: periodo di costruzione (fi-
ne XI-prima metà del XII secolo), posizione vicino al mare, tre ab-
sidi semicircolari, la ridotta dimensione, la presenza di un portico
anteriore. La Vallisa, in epoca medievale nota come San Pietro,
era la chiesa di riferimento della comunità ravellese presente a Ba-
ri (lo stesso nome è una deformazione della parola “ravellese”).
Tenendo presente le molteplici somiglianze con la chiesa barese e
il costante legame con le famiglie ravellesi, si ritiene che Ognis-
santi di Trani era la chiesa di riferimento della comunità ravellese
dimorante in Trani che probabilmente provvide anche a farla edifi-
care e alcune famiglie mantennero il diritto di patronato sino alla
prima metà del XV secolo.

237
P. Skinner, cit., p. 202, nota n. 98.
238
CDB, VII, n. 77.
239
CDB, VIII, n. 195.
240
R. Allaggio, cit., p. 64.
241
A. Prologo, Le carte…cit., n. 103.

82