Sei sulla pagina 1di 13

Dio è buono nº 6

A Pati

Q uando mi piaceva il calcio, io ero del Corinthians. Ma


ora so che il calcio non è Dio. I giocatori confondono
parecchio le due cose. Com’è che Dio può far fare gol
a Marcelinho? Se fosse Dio ad aiutare una squadra a vincere le
partite, questa squadra non perderebbe mai. Se il Corinthians
fosse Dio, il Corinthians vincerebbe tutte le partite. E il Corin-
thians non perde, forse? Marcelinho continua a dire che è Dio
a fare i gol. Ma non è Dio, no. È proprio lui, Marcelinho. Anche
le altre squadre hanno dei giocatori che dicono che è Dio a fare
i gol. Allora, com’è che funziona? Dio non può tifare e fare gol
per tutte le squadre. La squadra è come un Dio: possiamo aver-
ne solo uno, dobbiamo sceglierne uno e basta. Dio non cambie-
rebbe squadra continuamente, perché Dio ha una sola parola,
che è quella giusta. Se Dio facesse gol per tutte le squadre che
hanno giocatori che dicono che è Dio a fare i gol, pareggereb-
bero tutti. È per questo che il calcio non è Dio. Ebbene, quando
amiamo Marcelinho, quando amiamo il Corinthians, non amia-
mo Dio. A Dio non piacciono molto queste persone che, invece
di amare Dio, amano una squadra di calcio. L’Amore, possiamo
averlo solo per Dio. L’Amore, possiamo averlo solo per Gesù,
che è Dio stesso, insieme allo Spirito Santo, che non so cosa sia
ma che è anche lui Dio. Qualcuno pensa che lo Spirito Santo
sia quella colomba. Ma lo Spirito Santo non è proprio nessuna
colomba. È Dio. Allora, dobbiamo amare Dio, che è il padre,

65
André Sant’Anna

che non è Giuseppe, che pure è padre, ma in modo diverso,


senza essere proprio un padre, perché il padre è Dio. Dobbiamo
amare Gesù, che è figlio del padre, che è Giuseppe, che non è
Dio, ed è figlio del padre che è lui stesso, che è Dio. Perché
Gesù è Gesù, il figlio, ed è anche Dio. Gesù è il padre di se stes-
so, che è Dio, ma che ha anche due padri: Giuseppe, che non è
Dio, e Dio, che è lui stesso, il figlio. E c’è lo Spirito Santo, che è
Dio ma sembra una colomba. È che Dio è tre, ma è uno solo,
che è Dio stesso, che non è Giuseppe, ma è il padre; è Gesù
Cristo, che è il figlio e il padre di se stesso allo stesso tempo; ed
è lo Spirito Santo, che non è una colomba e che è anche lui Dio.
Non possiamo amare nessuno, né ci può piacere niente di tutto
il resto. Nemmeno ci può piacere la nazionale, che è il Brasile,
ma questa storia che Dio è brasiliano è una bugia, perché Dio è
dio di tutto il mondo e Gesù, che è il figlio di Dio e che è anche
Dio, è nato a Betlemme, che non è la Betlemme, cioè Belém,
che c’è qui in Brasile. È quella Betlemme in cui ci sono gli ebrei
a cui Bin Laden spara per dire che è il suo dio che è il Dio, ma
non è nessun Dio, né Spirito Santo, sono solo pazzi che fanno
terrorismo perché sono invidiosi di Dio che è lo stesso che c’è là
negli Stati Uniti, che è il Dio che è Gesù, che è come il Dio che
è l’unico e uno solo per tutto il mondo. Allora non c’è motivo di
amare il Brasile, che è soltanto una squadra di calcio, che è come
il Corinthians, ma con giocatori di tutte le squadre. E quando si
vince una coppa è ancora peggio, perché i giocatori cominciano
ad alzare la coppa al cielo come se fosse un idolo, e Dio ci ha
proibito di adorare gli idoli. Ancor più che quest’idolo, che è la
coppa, è tutto d’oro come l’agnello d’oro che Dio ci ha proibito
di adorare attraverso le parole di Mosé, che non è Dio ma è il
profeta che andò là in Egitto a uccidere quella gente che adora-
va l’agnello d’oro. A Dio non piace questa storia dell’oro. Non
puoi adorare una coppa d’oro. Non puoi amare nulla all’infuori
di Dio. Nemmeno nostra moglie possiamo amare molto. La

66
Amicizia

donna significa soltanto desiderio, per questo io nemmeno le


guardo, le donne. Altrimenti il desiderio si risveglia e ci si di-
mentica di amare Dio. Non possiamo nemmeno amare Maria,
la Vergine Maria, perché è donna e non è Dio. Dio è un uomo
come Gesù, più il padre – che non è Giuseppe – più lo Spirito
Santo che è una colomba-uomo, ma che è anche Dio. È lo Spi-
rito Santo che ha fatto sì che Maria, la Vergine Maria, che non
è Dio, rimanesse incinta di Gesù, che è Dio. Per questo lo Spi-
rito Santo è anche uomo, ma senza poter fare sesso, ed è anche
Dio, perché è Dio ad essere il padre di Gesù, che è Dio. Possia-
mo adorare solo Dio che è uomo. Solo che Dio non è un uomo,
perché è Dio. È solo nel sesso che Dio è uomo. Ma non sto
parlando di quel sesso che si fa con le donne. Sto parlando del
sesso che c’è scritto sui documenti per indicare se una persona è
maschio o femmina. Dio è un maschio, ma è Dio, e non un
maschio a cui piacciono le donne. A Dio non piace il sesso, ed è
per questo che ha mandato lo Spirito Santo a fare sesso con
Maria, la Vergine Maria, perché a lui, a Dio, non piacciono le
donne. E qualcuno doveva generare Gesù nel ventre di Maria,
la Vergine Maria. Ma il sesso che lo Spirito Santo, che è Dio, ha
fatto con Maria, la Vergine Maria, che non è Dio, è un sesso
diverso, che è più un soffio, una luce che entra nel ventre di
Maria, la Vergine Maria, che non può proprio fare sesso, di
quello che mi piaceva fare prima di iniziare ad amare Dio e
adesso, che non mi piacciono più le donne, ma mi piace solo
Dio, quel sesso non mi piace più, perché Dio è contrario a quel
sesso. Dio è contrario alle donne, è contrario al calcio, è contra-
rio al bere, è contrario alle sigarette, è contrario alla televisione.
Dio è contro tutte le cose buone, perché tutto ciò che è buono è
cattivo perché ci porta a non amare Dio. Ci ricordiamo di Dio
solo quando accade qualcosa di brutto, per questo devono esser-
ci sempre cose brutte, per ricordarci sempre che esiste Dio. A
Dio non piace che ci si dimentichi di amarlo. A Dio non piace

67
André Sant’Anna

nemmeno che si rida molto. Perché se ridiamo molto significa


che ci sta piacendo qualcosa che non è Dio. Quando amiamo
Dio, lo amiamo seriamente, senza ridere. Per questo io ora sono
serio, non sto ridendo e amo Dio con la faccia seria. Io amo Dio
e soffro perché a Dio piace. A Dio piace che soffriamo per farci
capire quanto fa bene soffrire come soffrì Gesù – che è Dio
stesso – quando era sulla croce. Quel tormento fa bene. Quel
tormento a Dio piace. Perché, quando soffriamo, paghiamo per
i nostri peccati, anche se non abbiamo fatto nulla, perché il pec-
cato nasce con noi, perché Adamo fece sesso con Eva dopo aver
mangiato la mela. È per questo che a Dio non piacciono le don-
ne: fu Eva che diede da mangiare la mela ad Adamo e per que-
sto a lui venne voglia di fare sesso, cosa che a Dio non piace. È
andata così: adesso dobbiamo soffrire. Soltanto che la nostra
sofferenza, di noi che non siamo Dio, è molto minore di quella
di Gesù, che è Dio. Per questo dobbiamo essere seri e soffrire
molto, per soffrire almeno una parte della sofferenza patita da
Gesù, che è Dio. Pensi che sia facile servire Dio? No, non lo è.
Per servire Dio, non si può andare in giro nei bar, a bere birra, a
guardare le donne, a parlare di calcio e di politica. Io odio la
politica. A Dio non piace la politica, e non gli piace nemmeno
questa gente che si lamenta del governo. Io non mi lamento mai
di nulla, perché lamentarsi è la stessa cosa che provare piacere
per qualcosa. Ci lamentiamo quando qualcosa ostacola ciò che
ci piace. E, se ci piace qualcosa che non è Dio, a Dio questo non
piace. Allora io adesso non mi lamento più di niente, perché
non mi piace più niente. Solo Dio. A me non piacerà mai più
niente, per questo odio la politica, in particolare questa politica
di essere contro, ovvero quelli che si lamentano di più, quelli a
cui piacciono di più queste cose che non sono Dio. Questi op-
positori chiedono che il governo faccia delle cose buone per
loro, dimenticandosi che, se il governo facesse soltanto cose
buone, loro non sentirebbero quella sofferenza, che fa male ma

68
Amicizia

che fa bene perché fa in modo che piacciamo a Dio. Così, questi


oppositori, godono delle cose buone che il governo fa per loro e
dimenticano le cose cattive che Dio ha fatto per il loro bene e
per vendicarsi di Adamo, che invece di amare Dio, è rimasto lì
nell’Eden a fare sesso, mangiando la mela e godendosi Eva,
standosene lì nudo per tutto il giorno. A me non piacerà mai
più nulla. Nemmeno mia moglie, con cui mi sposerò il mese
prossimo. Lo giuro. No, non giuro, ché a Dio non piace: è no-
minare il nome di Dio invano. Prometto che non amerò troppo
mia moglie. Se mi accorgessi di amare troppo mia moglie, smet-
terei all’istante. Nel momento in cui mi venisse voglia di amare
mia moglie, mi basterebbe pensare a Dio e allo Spirito Santo,
che non è una colomba ma è Dio. Così smettiamo di amare
tutto il resto per amare soltanto Dio, che è l’unica cosa che pos-
siamo amare. Possiamo amare anche il nostro prossimo, sempre
che non sia una donna, né il calcio, né le altre cose che non pos-
siamo amare, che a Dio non piacciono. Dobbiamo amare il
prossimo, ma senza troppo entusiasmo. Dobbiamo amare il
prossimo senza però amarlo troppo, in modo da non amarlo più
di quanto amiamo Dio. Dio è molto meglio del prossimo, per
questo è Dio colui che dobbiamo amare di più. Il prossimo vie-
ne dopo, perché Dio sta sopra ogni cosa. Per primo Dio, poi
Gesù, che è anche Dio, poi lo Spirito Santo, che sembra una
colomba ma è Dio, poi il prossimo e, per ultimo, là vicino all’in-
ferno – perché l’inferno esiste – c’è il sesso, che è la cosa peggio-
re, che a Dio non piace per niente. Per questo non farò molto
sesso con mia moglie, con cui mi sposerò il mese prossimo. Lo
farò soltanto due volte, perché voglio avere due figli, un bambi-
no e una bambina, a cui non potrà piacere nulla, solo Dio. Inse-
gnerò ai miei figli ad amare Dio fin da piccolissimi, di modo
che crescano ben educati. Dovranno iniziare a soffrire subito
dopo aver imparato a camminare e parlare, ovvero nel momen-
to in cui Dio trasforma i bambini in uomini che cominciano a

69
André Sant’Anna

pensare se Dio esiste o non esiste. E i miei figli devono pensare


che Dio esiste. Io gli insegnerò che Dio esiste. Per educarli cor-
rettamente, dobbiamo comportarci proprio come Dio fa con
noi: molto cattivi. Dobbiamo far soffrire i nostri figli, tormen-
tarli, perché è così che impareranno ad amare Dio. La bambina
non potrà nemmeno andare a scuola, per evitare che le venga
voglia di fare sesso. Il bambino potrà, perché essendo un ma-
schio dovrà imparare almeno un poco come fare sesso, perché
cresca e si moltiplichi, come Dio ha ordinato. A scuola, durante
la lezione di scienze, insegnano come funzionano l’utero, gli
spermatozoi, come si fa a fare figli. Per fare figli, Dio permette
di fare sesso. Ma il sesso non deve piacere. A me non piacerà
fare sesso, perché Dio è totalmente contro il sesso. Nemmeno a
mio figlio piacerà fare sesso. Mio figlio farà sesso solo per quel-
la cosa del “moltiplicatevi”. A Dio piace essere amato. Se amia-
mo Dio senza ridere molto, poi quando moriremo potremo fare
tutto e ci potrà piacere tutto quello che faremo. Allora tornerò
a tifare per il Corinthians e a bere birra, che adesso non mi pia-
ce, ma che mi piacerà quando morirò. E amerò anche mia mo-
glie quando morirò. Mia moglie mi piacerà quando morirò e
quando lei morirà. Quando moriremo, io e mia moglie faremo
molto sesso. Quando si muore si può. E potrò addirittura fare
sesso con altre donne quando morirò e quando loro moriranno.
Quando si muore si può. Anche se non ci saranno molte donne
per fare sesso, perché le donne che fanno sesso non andranno
dove andrò io, nell’Éder, perché le donne che fanno sesso sono
molto belle e a Dio non piacciono le donne belle. A Dio piac-
ciono le donne brutte, grasse, pelose e piene di varici. A Dio
piacciono quelle donne che non ti fanno venire voglia di fare
sesso. Ma io non vorrò fare sesso con queste donne orribili, per-
ché in quel momento sarò già morto e non avrò più bisogno di
farmi piacere le cose brutte. Ma potrò fare sesso con mia mo-
glie, che sposerò il mese prossimo, perché lei si imbruttirà subi-

70
Amicizia

to dopo il matrimonio per poter stare con me e fare sesso con


me quando moriremo. Là nell’Éder lei sarà bella. Là si può. Là
nell’Éder, che non è quel giocatore di calcio molto nervoso, ma
è il cielo, non quel cielo con le nuvole, ma il cielo con Dio, si può
pure guardare la televisione, anche quei film d’azione che mi
piacevano tanto quando non amavo Dio e che ora non mi piac-
ciono più. Ma per ora no. A Dio non piace la violenza, e anche
se qualcuno ci picchia, non possiamo pensare che sia un male. A
Dio piace quando veniamo picchiati e non reagiamo. Perché, se
non reagiamo, chi ci picchia diventa un demonio e noi diventia-
mo come Gesù, che è Dio, che ha permesso a tutti di picchiarlo.
Allora io lascio che tutti mi picchino, per essere uguale a Gesù,
ma senza voler essere Gesù, perché essere Gesù è peccato. A
Dio non piace che la gente sia Gesù, che è Dio stesso. Dobbia-
mo essere come Gesù senza essere Gesù, senza voler essere Dio,
che è uno solo, che è tre. Se cominciamo a picchiare chi ci pic-
chia, allora diventeremo demoni come loro. Perché picchiare è
proprio come fare sesso: è una cosa piacevole che è contraria a
Dio, è una cosa che ci fa provare piacere, perché ci libera di
qualcosa che ci sta dando fastidio, cioè della gente. Allora, quan-
do facciamo sesso, quando picchiamo gli altri, espelliamo quel-
la cosa che ci stava tormentando, ovvero quella voglia di prova-
re piacere, e così inizia a piacerci vivere. E questo a Dio non
piace. A Dio piace quando moriamo, perché è solo in quel mo-
mento che ci può donare tutte le cose buone che non ci può
dare quando siamo in vita. Perché, quando moriamo, Dio può
essere buono con noi, e a Dio piace essere buono. Ma se Dio
fosse buono con noi anche quando siamo vivi, noi ne approfit-
teremmo e così non lo ameremmo più. Ci piacerebbero solo le
cose buone che non sono Dio. Ci piacerebbe soltanto fare sesso.
Ci piacerebbe soltanto picchiare la gente che picchia la gente, ci
piacerebbe soltanto il calcio, e ce ne staremmo lì a criticare sem-
pre il governo. Vorremmo che Dio fosse sempre buono. Ma Dio

71
André Sant’Anna

può essere buono solo quando moriamo, perché in quel mo-


mento abbiamo già provato tutta quella sofferenza che piace a
Dio. A Dio non piace che ci piacciano le cose che non fanno
parte di Dio. A Dio non piace che ci piacciano le cose belle.
Mentre siamo vivi, ci possono piacere soltanto le cose brutte.
Ma sono proprio le cose brutte che non ci piacciono, e non sto
parlando delle cose brutte che vengono dal demonio, dato che
quelle sono cose belle, perché il demonio ci offre cose belle per
non farci piacere Dio, che invece ci dà solo cose brutte per farci
soffrire e per insegnarci ad amarlo, al contrario di quello che
fece Adamo, che si mise a fare sesso con Eva invece di amare
Dio. I demoni invece no. I demoni ci danno cose belle mentre
siamo in vita, e poi, quando moriamo, al posto delle cose belle, i
demoni ci riempiono di cose orribili per l’eternità. E quella è
proprio un’agonia terribile, perché lì non smetti più di soffrire,
mai più. Desideri soltanto pace, e ciò non va bene, perché non
avrai mai pace. Non serve nemmeno fare sesso con le donne
avvenenti che andranno tutte all’inferno, perché le donne belle
sono quelle che là all’inferno avranno il compito di darci fuoco.
Noi andiamo per fare sesso, e loro ci mordono e ci infilzano,
invece di fare quel bel sesso che facevamo mentre eravamo in
vita, ma che non è una bella cosa perché non piace a Dio. Un’al-
tra cosa che non piace a Dio è che si guadagnino dei soldi, per
questo ho deciso che diventerò sempre più povero. I soldi che
guadagnerò li userò soltanto per comperare del cibo. Ma soltan-
to cibo schifoso, perché a Dio non piace che si mangi cibo sa-
porito. Perché il cibo è come il sesso. È come picchiare qualcuno
che non ci piace. Come quando ci passa la fame dopo aver man-
giato, il piacere è lo stesso. Dobbiamo mangiare proprio le cose
che non ci piacciono, come il grasso che si trova in quelle bistec-
che di pessima qualità, e appena la fame comincia a passare,
dobbiamo smettere di mangiare per non sentirci soddisfatti.
Ah! Il denaro deve servire anche a comprare dei vestiti: non

72
Amicizia

possiamo rimanere nudi, perché a Dio non piace. Dobbiamo


usare dei vestiti per non restare nudi. Dio è contrario al nudo.
Bisogna vestirsi per non vedere le donne nude, per non avere
voglia di fare sesso con loro. Per questo ordinerò a mia moglie
di mettere sempre dei vestiti lunghi: per non vederla mai nuda,
perché non sia attraente. Dovrà mettere dei vestiti come quelli
che usano quelle donne orribili e pelose, per coprire una bellez-
za che non possiedono. Perché a Dio non piace che le donne si
depilino le gambe, perché se lo fanno diventano come quelle
donne che hanno quei peletti sulle gambe, tutti schiariti per
distrarre noi uomini dall’amore che dobbiamo provare per Dio.
Loro se ne stanno lì, senza peli sulle gambe, per infilzarci e bru-
ciarci all’inferno, che esiste davvero. Anche i vestiti di mia mo-
glie saranno brutti. Per far piacere a Dio dobbiamo essere mol-
to brutti. Mia moglie è bella, non ha le gambe pelose, non ha
varici, non è grassa, ma io le ho già ordinato di diventare alme-
no un po’ più brutta. Così io approfitto per non avere più voglia
di fare sesso con lei, e nemmeno di amarla troppo. E, quando
starà per nascere nostro figlio, a me non piacerà fare sesso con
lei, perché lei sarà un po’ più bruttina, il che è meglio. Anche i
figli nasceranno brutti, perché avranno preso da noi, che siamo
brutti. Io sono già brutto, grazie a Dio, e anche mia moglie di-
venterà brutta, subito dopo che ci saremo sposati, subito duran-
te la luna di miele, che non faremo perché a Dio non piace,
perché la luna di miele serve soltanto a fare sesso e a me non
piacerà fare sesso perché mia moglie diventerà brutta. Poi,
quando mia moglie morirà, potrà tornare ad essere bella perché
io possa fare sesso con lei senza dover fare sesso con quelle don-
ne pelose e piene di varici che piacciono a Dio. E c’è dell’altro:
le donne le dobbiamo trattare molto male, così noi smettiamo
di piacergli e diventa anche più facile che loro non ci piacciano,
così da non aver bisogno di fare sesso, che a Dio non piace. Per
questo dobbiamo continuare a tormentare le nostre mogli, per

73
André Sant’Anna

fare in modo che loro non amino noi, ma soltanto Dio, e che
noi non amiamo loro, ma soltanto Dio. Allora, come stavo di-
cendo, con i soldi che guadagnerò – che saranno pochi, di modo
che io resti povero, per poi diventare ricco quando morirò – io
comprerò soltanto vestiti brutti e cibo scadente. Il resto dei sol-
di lo darò a Dio, perché quando morirò, Dio me li restituirà
raddoppiati. E allora io spenderò molti soldi, perché lì il denaro
non vale nulla e si possono spendere tutti i soldi che si vogliono.
Potremo spendere tutto in cose che non servono a niente ma
che ci piacciono. Perché tutto ciò che non serve a niente è buo-
no, e ciò che davvero serve, cioè Dio, è cattivo. Ma lo è soltanto
perché è necessario per insegnarci a fare per bene, per poter poi
andare nell’Éder, dove tutto è buono, perché là tutto ciò che è
cattivo può essere buono. Là nell’Éder, possiamo guadagnare
molti soldi di cui non abbiamo bisogno. Adesso non possiamo.
Perché adesso abbiamo bisogno di soldi. Adesso il denaro ci
serve, ma non è giusto averne, perché poi cominciamo ad amar-
lo molto, dimenticandoci di amare Dio. Quando morirò, potrò
di nuovo mangiare buon cibo. Quando mia moglie morirà, po-
trà tornare di nuovo ad essere bella. Quando morirò, potrò
mangiare manna, che non so che gusto abbia, ma dev’essere
buona almeno quanto il churrasco, che prima di iniziare ad ama-
re Dio, mangiavo sempre con quelli dell’azienda quando c’era
una festa. D’ora in avanti il churrasco non mi piacerà mai più. A
Dio non piace il churrasco, perché il churrasco è saporito, e così
uno approfitta per bere qualche birra, e inizia anche a notare le
donne dell’azienda. Uno comincia a guardare i pantaloncini. A
Dio invece piace la gonna lunga per coprire le varici e le gambe
pelose delle donne, questo piace a Dio. A Dio piace che si man-
gi carne scadente, dura, piena di nervi. Se si mangia la picanha,
così piena di sangue, a Dio non piace. Questo perché il sangue
ricorda il sangue di Gesù, che è Dio stesso. Si può mangiare
solo carne senza sangue, carne che non sembra nemmeno pro-

74
Amicizia

venire da una vacca. Il problema è il sangue. È il sangue a fare


in modo che le cose diventino piacevoli, grazie a quella cosa del
provare piacere. Perché, quando vediamo sanguinare le persone
che non ci piacciono, noi ci sentiamo sollevati perché non è il
nostro sangue a uscire. A Dio piace che sia proprio il nostro
sangue a uscire. Allora noi non possiamo essere contenti quan-
do a uscire è il sangue degli altri, perché allora questi diventano
Gesù e noi diventiamo i romani e i giudei, felici di veder uscire
il sangue di Gesù, che è il sangue di Dio. E allora tutto il sangue
degli altri diventa il sangue di Dio, quello di tutti eccetto il no-
stro; il nostro noi dobbiamo essere contenti di vederlo scorrere,
di modo che i demoni non possano più togliercelo quando mo-
riremo. Ma non ci può piacere nemmeno il sangue delle vacche,
perché le vacche sono quasi come il prossimo. Le vacche sono
quasi come le donne, che perdono sangue tutti i mesi, perché a
Dio non piacciono le donne e per questo impose a Eva di per-
dere sangue ogni mese, di modo che lei soffrisse, e soffrendo
avrebbe imparato che non avrebbe dovuto dare la mela ad Ada-
mo e rimanere tutto il giorno nuda là nell’Éder con tutto in
bella mostra. Con tutto quello che Dio non vuole che si mostri.
Allora è tutto uguale, il sangue del prossimo, il sangue che esce
dalle donne, il sangue delle vacche. Tutti devono soffrire e per-
dere sangue. E non ci può piacere il sangue del prossimo, né il
sangue che esce dalle donne, perché quel sangue è per farci pas-
sare la voglia di fare sesso con loro macchiando tutto di sangue,
che è una cosa orribile. Quindi non ci può piacere nemmeno il
sangue della picanha. Perché anche le vacche sono figlie di Dio,
ma in modo diverso. È stato Dio a creare le vacche, solo che le
vacche non sanno che Dio esiste. Loro non capiscono, non pen-
sano. E per sapere che Dio esiste dobbiamo pensare, dobbiamo
osservare che se esiste il mondo, le cose, le vacche e tutto il resto,
è proprio perché Dio non può che esistere. Perché, se Dio non
esistesse, non ci sarebbe nulla, perché come potrebbe esistere

75
André Sant’Anna

qualcosa se non ci fosse Dio? Chi ci porterebbe a pensare che


esiste Dio? Io no di certo, che penso a Dio, che so che Dio esi-
ste, che amo Dio invece di amare le donne e la picanha. Quando
penso, io penso soltanto a Dio, perché a Dio non piace che si
pensi molto ad altre cose al di fuori di Dio, come per esempio il
calcio, che non è Dio. A Dio piace che noi, gli uomini, pensia-
mo soltanto al fatto che Dio esita. Al resto non serve pensare
molto perché a Dio piace saperci asini. Non asini come l’anima-
le, anche lui creato da Dio per portare Maria, la Vergine Maria,
che non è Dio, perché Dio è un uomo, ma è la madre di Gesù,
che è Dio. L’asino, come le vacche, è proprio un asino perché
non sa che Dio esiste. Nessun animale sa che Dio esiste. Solo
noi, gli uomini, che non siamo asini, lo sappiamo, ma dobbiamo
fare attenzione per non essere troppo intelligenti, per non voler
essere migliori di Dio. Noi, gli uomini, dobbiamo usare l’intel-
ligenza solo per credere che Dio esiste. Non possiamo pensare
a niente più di questo, altrimenti cominciamo a pensare che
Dio possa non esistere, e se Dio non esiste, tutta la sofferenza
che ci deve piacere per forza non avrebbe più ragione di esserci,
rimarrebbe solo la sofferenza, che non finirebbe nemmeno dopo
la morte, perché, se non esistesse Dio, non potremmo fare sesso
nemmeno con quelle donne pelose dell’Éder, e così tutto sareb-
be orribile e senza senso, senza Dio. Questo problema di pensa-
re molto ce lo abbiamo solo noi uomini. Noi, gli esseri umani,
siamo l’unico animale razionale che sa dell’esistenza di Dio. Per
questo tutti gli animali esistono soltanto per servire l’uomo. E
l’uomo serve Dio. L’uomo è l’animale di Dio. Così come Dio
può uccidere l’uomo quando vuole, anche l’uomo può uccidere
le vacche. Alle vacche non importa di venire mangiate dall’uo-
mo. Dato che le vacche non pensano, non sanno che l’uomo le
mangerà. Loro non hanno questo problema del pensare. Allora
va tutto bene. Possiamo uccidere le vacche e mangiarle senza
nessun problema, e non c’è nessun problema nemmeno a ucci-

76
Amicizia

dere il prossimo, che è un essere umano e ha quella scocciatura


di dover soffrire per poter andare nell’Éder. Le vacche non sof-
frono perché loro non sanno che Dio esiste, per questo loro
possono starsene lì a mangiare l’erba, tranquille, senza dover
pensare a niente, vivendo, senza sapere che noi, gli uomini, le
prenderemo e daremo loro una botta in testa per mangiare la
loro carne. Quello che non si può fare, invece, è mangiare le
vacche con molto sangue, perché ricorda il sangue di Cristo. Se
invece mangiamo le vacche senza sangue, quando moriremo ri-
nasceremo di nuovo e potremo mangiare le vacche col sangue,
che sono più saporite. Solo che anche le vacche, quando muoio-
no, poi rinascono di nuovo per farsi mangiare da noi dopo che
saremo morti. E loro muoiono e nascono, muoiono e nascono,
per poter farsi mangiare sempre. Invece noi, gli esseri umani,
moriamo soltanto una volta e poi viviamo per sempre, per l’eter-
nità. Noi, gli esseri umani, abbiamo due vite. Una bella, l’altra
orribile. Ma, se la prima è stata bella, la seconda sarà orribile, e
allora sarà molto peggio, perché la seconda vita e molto più
lunga della prima ed è molto meglio vivere per più tempo bene
che vivere per più tempo in modo orribile. Allora la prima vita,
che è questa che esiste in questo momento, che è vera, è la vita
orribile, quella con la carne dura coi nervi, con le donne pelose
e orribili che perdono sangue ogni mese. È la vita che deve ave-
re tormento, in cui non si può provare piacere. E c’è un’altra vita,
che è più lunga, che è la vita che ci aspetta dopo la morte, è la
bella vita, dove si può mangiare la picanha al sangue, perché,
quando moriamo, tutto ciò che è rosso si trasformerà nel sangue
di Gesù Cristo, come se fosse vino, che è proprio il sangue di
Gesù anche in questa vita, che è orribile. Per questo non sono
più del Corinthians.

77