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Una questione di estetica

I
n fin dei conti sono una bella donna. Secondo me, chi usa
scarpe da ginnastica, o è un atleta o è un adolescente. De-
testo gli adolescenti. Detesto gli uomini che si atteggiano
da atleti. Detesto la gente malvestita. Ho delle colleghe, là in
azienda, che non si curano, che non investono su loro stesse.
Che non si danno un’aggiustatina nemmeno quando vanno a
parlare con il direttore, nemmeno quando devono vedere un
cliente importante. Io sono diversa. Lo so che questo non è
tutto, che è soltanto una parte del tutto, ma io valorizzo sem-
pre molto l’aspetto estetico. Non è nemmeno necessario che
sia una cosa appariscente. Non si tratta di infiocchettarsi come
quelle oche, queste nuove ricche. No. Per ogni occasione esiste
una cosa adeguata, un modo giusto di vestirsi. In azienda io
vado sempre col tailleur. È normale. Rende tutto più semplice,
perché si adatta sempre all’ambiente lavorativo. Ne ho tre a
casa. Va bene riutilizzarli di tanto in tanto, ma solo al lavo-
ro. Quando c’è una festa, un avvenimento sociale, questo tipo
di eventi, non uso mai due volte lo stesso vestito, a meno che
non sia una festa di gruppi di persone diverse. È una questione
di estetica. Io non sono una persona ricca, per ora, ma se si
ostenta povertà, allora i soldi non arriveranno proprio mai. Ma
io posso dire di avere una carriera, di avere degli obiettivi da
raggiungere. E, quando hai una carriera professionale davanti a
te, mete che devono essere raggiunte, devi mostrare al mondo
il tuo successo, far vedere al mondo che sei capace di vincere.
Per essere vincente, devi sembrare vincente. E il successo si ri-

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fletterà sempre nella tua bellezza. I vestiti che mettiamo sono


il ritratto di chi siamo.
Se arrivano due persone a fare un colloquio in un’azienda,
entrambe con gli stessi titoli di studio, con la stessa esperienza,
con un curriculum dello stesso livello… chi avrà il posto? È
chiaro che sarà la persona con il miglior aspetto. Qualche volta
l’aspetto è addirittura più importante del curriculum. Io non
credo che sia sbagliato. Non penso che sia un pregiudizio, né una
discriminazione. È che l’aspetto esprime la capacità di organiz-
zarsi di una persona. Ci sono persone che non hanno il minimo
senso della realtà, che non si sono mai guardate allo specchio.
Che vanno a cercare lavoro tutte trasandate, che sembrano usci-
te da un raduno di hippie. Detesto gli hippie. Detesto la gente
che si atteggia a “non sono qui per l’apparenza, ciò che importa
è la mia competenza”. Sai quella storia ridicola della “bellezza
interiore”? Ma per favore. Le scarpe, per esempio. Chi non sa
curare le proprie scarpe secondo te dovrebbe riuscire gestire i
conti di un’azienda? O gli appuntamenti del capo? Quando un
uomo ci prova con me io guardo subito le scarpe. Il tipo può
essere intrigante, ma se ha delle scarpe vecchie, mal lucidate,
non avrà la minima chance con me. Peggio ancora sono quelli
che usano quei mocassini verniciati, con i calzini bianchi felpati.
Giuro, mi fanno schifo. Immagina il genere di posto in cui mi
porterebbe un tipo così, se avessimo un appuntamento. Imma-
gina un tipo di questi che ti bacia. Immagina che profumo che
userà. Sai quelle lozioni dopobarba dolciastre? Argh! Con uno
di questi al sesso non ci penso neanche. Non darei corda a un
tipo così neanche morta. Per uscire con me devi essere minimo
un dirigente. Scarpe italiane. Sì, insomma, è un esempio, ma
neanche poi tanto, in fondo.
Nel mondo in cui vivo, con la mia carriera da gestire, i mo-
menti migliori per farsi dei buoni contatti sono le feste e le
cene, si sa. In quei momenti si deve usare un po’ di sex appeal.

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Nessuna volgarità. È arte della seduzione. L’importante è creare


il clima giusto. Non si tratta di trasformare il sesso in un’arma
per riuscire nella vita. Ma tu sei lì… Un imprenditore impor-
tante, disponibile, sicuro di sé, viene a parlarti… È chiaro che
noterà la tua apparenza, la mia bellezza. È così che può nascere
la più grande opportunità della tua vita. Della mia vita. Se piaci,
se piaccio, a quest’uomo… non dico per sposartelo, no. Io mi
sposo solo per amore. E l’amore può sbocciare quando ti rendi
conto che l’uomo che ti interessa è attraente e ti può offrire una
vita interessante, una vita glamour, piena di momenti intensi, di
viaggi, una casa grande, un posto dove tutto sembra un sogno.
Se l’uomo di cui ti sto parlando fosse proprio così e ti chiedesse
di continuare la serata in un ristorante carino, di buon gusto,
con un vino di prima qualità, e forse anche una notte in un hotel
a cinque stelle, un bell’uomo, elegante, imprenditore, ricco… e
tu vai, ti diverti, e più tardi può pure uscirne fuori una buona
offerta di lavoro. Io non rifiuterei di certo. Non mi sentirei una
prostituta per questo, né lo chiamerei abuso sessuale. Se sei stata
capace di uscire con un uomo così, sei perfettamente in gra-
do anche di fare un ottimo lavoro nella sua azienda. Anche il
potere della seduzione è un segno di competenza. Dopodiché,
basta soltanto non importunare troppo il soggetto, soprattutto
se è sposato. Non c’è nulla di più grossolano che essere l’amante
del padrone. Di peggio c’è solo l’uomo che porta i boxer di seta
colorata.
Funziona allo stesso modo se un uomo con un ruolo meno
importante del mio viene a parlarmi. Che ne so, qualcuno agli
inizi, uno stagista per esempio. Beh… Per prima cosa, come ho
già detto, guardo le scarpe. Soprattutto se il ragazzo è ancora
giovane, quando ancora non ha imparato i trucchi. Poi gli do
un’occhiata generale. Se è ben vestito, dentro i minimi parame-
tri necessari, con i capelli ben tagliati, l’alito fresco, se non beve
molto, non fuma (le sigarette mi disgustano), allora così si può

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cominciare a parlarne. Se ha passato il test visivo, il resto sarà


tutto più facile. Bisogna capire se ha un po’ di cultura, se va al
cinema almeno una o due volte al mese. Ma non può nemmeno
andarci troppo. Detesto gli intellettuali che ti portano al cinema
tre volte a settimana e subito dopo a bere birra e a commentare
il film. Un continuo: «Hai visto la fotografia? Hai visto la luce?
Hai visto non so che…» Sai quei film immobili? Sai quei film
cinesi, quelle cose là? Li detesto. Ad eccezione di questi qua,
è molto difficile trovare un intellettuale attraente, qui da noi.
Certo, la bellezza non è la cosa più importante. È più l’eleganza
che conta, lo charme, quella capacità di saper dire quello che a
me piace sentire. Quel tipo che entra in un locale e sembra pro-
prio che abbia scritto in fronte “The Boss”. Nel caso dello stagi-
sta, di quelli che si vede hanno un futuro, che saranno qualcuno
nella vita, su uno così a me addirittura piace investire, anche in
caso non abbia i soldi per portarmi al ristorante top. Può essere
anche un locale così così, un giapponese, una taverna italiana.
Solo che, per fare sesso, non vado così con chiunque, no. Per
andarci a letto bisogna fare una cosa graduale. Quando il tipo è
un giovincello, un single, lo dice a tutta l’azienda che è venuto
a letto con te. I dirigenti invece no. Anche perché sono quasi
sempre sposati e non vogliono rischiare. Loro parlano solo con
gli amici più stretti, che a loro volta sono uomini di classe. In
questo caso, il dirigente in questione ti sta addirittura facendo
pubblicità. Pubblicità che passa di bocca in bocca. A livello pro-
fessionale, dico.
Da come parlo, sembra che io vada a letto con un uomo
per denaro. Non è così. Non è il mio carattere. Io dico sempre
quello che penso, spontaneamente. È difficile da spiegare. Non
è il denaro che mi attrae in questi uomini. Ciò che mi attrae è
uno stile, tutto ciò che quest’uomo mi può insegnare, il modo
in cui mi può aiutare a livello personale e professionale. Le op-
portunità che può creare per me. Le porte che mi potrà aprire.

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Amicizia

E, a livello personale, è soprattutto lo stile, il modo di essere,


ad attrarmi. È che questi uomini più… così, come dire?, più…,
non trovo la parola, più… più imprenditori, ecco, gli uomini che
sono imprenditori hanno più esperienza, sono stati all’estero,
sanno scegliere un buon vino, possono pagare una buona pale-
stra per mantenersi in forma. Tra l’altro, se c’è una cosa che mi
raffredda tutti gli entusiasmi, è proprio la pancia. Per me è il
primo segnale di trascuratezza. Ma quello che voglio dire è che
questi uomini sanno come coinvolgerti, sanno creare un’atmo-
sfera romantica. Un’atmosfera di bellezza, di piacere, l’atmosfe-
ra giusta per poter assaporare le cose buone della vita, sapendo
cogliere le opportunità che vanno sorgendo. È quello che ho
detto: un uomo così, che sa abbinare la cravatta al vestito, sa
anche come far felice una donna. Per lo meno una donna come
me, che dà importanza alle questioni estetiche. Ho sviluppato
un occhio clinico per riconoscere un uomo vincente. Loro sono
belli. Il successo è bello. Puoi verificarlo anche tu: scommetto
che non hai mai visto un uomo di successo con delle scarpe che
cadono a pezzi.

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