Sei sulla pagina 1di 12

Coltellino adesso è bianco

A Sembene Ousmane

È
vero, sissignore, avevo già giurato che non avrei mai
più detto parolacce, bestemmie, volgarità, molti parla-
no tanto ma però, tuttavia, comunque, non gli piace
leggere, io vorrei allora guardarli negli occhi e dirgli imposto-
ri, falsi, ipocriti del cavolo, ma pensando bene forse c’è una
differenza, le parole, quando vengono dette, le porta via il
vento, ma se sono trascritte sulla carta, proprio così, nero su
bianco, come prevede la legge, rimangono per sempre, posso
addirittura ridurre un tipo sul lastrico, per questo una volta i
bianchi si approfittavano del fatto che i neri non sapevano
leggere né scrivere e li obbligavano a firmare certe carte stra-
ne. È solo per registrare, signor Kiteculo, sa com’è, uno di noi
due può morire e, dopo, nessuno sa cosa era stato stabilito tra
di noi, dicevano, in realtà quello che stava scritto su quelle
carte poi ha portato solo disgrazie, lo stesso Coltellino mi ha
raccontato molte storie piene di queste disgrazie, a quel tem-
po lui era ancora nero come me, non so se devo dirlo, ma
anche a Coltellino piaceva dire volgarità, aka!, di quelle pro-
prio più gravi, noi lavoravamo allora come aiutanti del signor
Antero, un bianco camionista che faceva viaggi tra Benguela
e Moxico, il quale (beh, ora che ho iniziato dirò tutto) anche
lui sparava parolacce a tutto spiano, in modo che, di quando
in quando, specialmente quando avevamo qualche proble-
ma, una gomma bucata per strada, uno scarico più lento, una
discussione con qualche cliente, la nostra conversazione sem-
116 joão melo

brava una sinfonia di parolacce, insulti e improperî, parola


strana che, non so perché, ha deciso di intromettersi in que-
sta parte del testo, allora, affinché la tal dei tali non sia venuta
invano, posso anticipare che, difatti, a tutti e tre ci piaceva
proprio aprire bene le nostre bocche e lanciare improperî in
libertà, contro tutto e contro tutti, a cominciare proprio da
noi stessi, ma una volta che le parole erano svanite nel vento,
bevevamo la birra e proseguivamo il nostro percorso, il si-
gnor Antero al volante e io e Coltellino là dietro, sul rimor-
chio, è chiaro, esposti al sole, alla pioggia e al vento libera-
mente, infatti a quel tempo le cose funzionavano così, le rego-
le erano queste e punto, se io sapessi usare l’ironia direi, per
esempio, che queste erano le precedenze protocollari dell’epo-
ca, in realtà non mi importava molto, la mia posizione relativa
dentro alla struttura fisica della camionetta, diciamo così, mi
sembrava un mero dettaglio, a dire la verità io non avevo il
benché minimo interesse a viaggiare nella cabina con il signor
Antero a causa di un altro dettaglio che adesso posso rivelare
liberamente, ossia, la sua straordinaria, radicale e assoluta-
mente inevitabile puzza di sudore, ma Coltellino, al contrario
mio, reclamava continuamente contro questo fatto, a lui non
piaceva viaggiare sul rimorchio, non gli piaceva prendere il
sole, né la pioggia, né il vento, ma non gli piaceva principal-
mente sapere che il signor Antero viaggiava nella cabina da
solo, ben protetto e riguardato, perfino dagli improperî (no-
tate la parola ben educata di nuovo) che lui gli lanciava da là
dietro. Questi coloni chi pensano di essere? Questa faccenda
uno di questi giorni deve pur finire!, posso solo dare questi
due esempi, sfortunatamente non posso essere più fedele alle
parole di Coltellino, poiché non voglio che mi diano del ma-
leducato, non sopporto più quest’etichetta, anch’io ho dei
figli da crescere, anche se da molto tempo non so più dove
siano, anche loro si sono persi, come me, nella voragine degli
il giorno in cui paperino... 117

accadimenti che hanno scosso la nostra terra, Coltellino sem-


brava uno stregone, in quel tempo lui diceva, L’Angola deve
cambiare!, oggi, quando mi ricordo di queste parole non so se
ridere o piangere, l’Angola è cambiata, sissignore, ma eccomi
qua, seduto davanti al ristorante più lussuoso della città, pro-
tetto dalla penombra della notte, cencioso, sporco e soprat-
tutto affamato, in attesa degli avanzi della cena, senza avere
un posto dove andare quando l’ultimo dei clienti se ne andrà,
a pensare alle parole di Coltellino, Questi coloni pensano for-
se che siamo cani?!, e, adesso voglio dire la mia verità, ho
nostalgia del rimorchio della camionetta del signor Antero,
non so, chiaro, se avrei dovuto scrivere le precedenti parole
proprio così, nero su bianco, ma, ecco, sono scritte, come ho
dichiarato prima, viaggiare sul rimorchio o meno è sempre
stato, per me, un semplice dettaglio, mentre Coltellino recla-
mava ogni momento contro il sole, la pioggia o il vento, insul-
tava il signor Antero in tutti i modi e maniere e, quando io gli
parlavo del problema della puzza di sudore, rispondeva, Quel
tipo ha la puzza, ma ha anche soldi!, era in questi momenti,
principalmente, che mi raccontava le storie delle carte strane
che causavano solo disgrazie, improvvisamente saltavano
fuori i bianchi nei paesini e dicevano, Queste terre sono no-
stre!, le recintavano tutt’intorno, mettevano delle guardie e
iniziavano a sfruttarle in un modo diverso da quello che i
contadini avevano imparato dai loro antenati, i soba non po-
tevano far nulla, gli spiriti non sentivano le preghiere degli
uomini e questi, sempre più perplessi e indeboliti, venivano
spinti sempre più lontano, alcuni di loro, addirittura, furono
obbligati a partire per regioni distanti e sconosciute, dove
hanno imparato a esercitare altre funzioni, perlomeno era
quello che lo stesso Coltellino diceva, Io non sono mai stato
aiutante di camionista!, non capivo molto bene queste parole,
anche perché neanch’io ero mai stato aiutante di camionista,
118 joão melo

è anche vero che non sono mai stato contadino, dato che sono
nato in città e l’unica altra professione che mi ricordo di aver
avuto è quella di ragazzo di bottega, ma quando Coltellino
aggiungeva, E non sarò aiutante di camionista per sempre!, il
tono solenne e drammatico che dava a questa frase mi riem-
piva di curiosità, ma al contempo non potevo impedire che
un certo timore, seppure indefinito, si posasse sul mio cuore,
rimanevo solo così a fantasticare, anche questo tipo, questo
tipo non sa nulla, come me, se non sarà aiutante del bianco
cosa mai sarà, questa domanda non ha il punto interrogativo
per una ragione molto semplice, me la chiedevo solo a me
stesso, non avevo coraggio di mettere la suddetta domanda (o
meglio, la suppensata domanda) faccia a faccia con Coltelli-
no, a causa della maniera con cui lui allora pronunciava la
frase, Io non sarò aiutante di camionista per sempre!, io avevo
paura, sì, avevo paura di questa frase, ma avevo paura ancora
di più, una strizza proprio, della faccia che faceva quando
pronunciava questa frase, Coltellino serrava i denti, corruga-
va la fronte, guardava bene nei miei occhi e diceva la frase
completa, Io sono figlio di soba, non sono mai stato aiutante di
camionista nella mia vita e non lo sarò per sempre!, quando
finiva la frase si metteva a fissare il signor Antero, che non si
rendeva conto di nulla perché stava da solo dentro la cabina,
protetto da tutte le minacce fisiche e simboliche, a dire la
verità pare che io avessi più paura di quanta ne avrebbe do-
vuto avere il signor Antero, per lo meno a sentire Coltellino,
Quel tipo sta solo nella cabina perché ha paura, lui sa che la
nostra ora arriverà!, diceva, che cosa avrebbe potuto la mia
argomentazione, basata solo su un mero e in un certo modo
ridicolo dettaglio, contro una frase così assoluta e perentoria,
Ma che puzza e puzza!, reagiva Coltellino quando, insensata-
mente, io insistevo su questo dettaglio, Mica avrai paura dei
bianchi? Storicamente, loro sono condannati…, a quel punto
il giorno in cui paperino... 119

io non avevo altra soluzione che tacere irrimediabilmente, in


realtà Coltellino non sapeva nulla, come me, non aveva nes-
suna istruzione, ma a volte sembrava possedere una saggezza
irrefutabile, questo mi spaventava e io mi sentivo bene con la
vita che facevo, mi piaceva viaggiare sul rimorchio del signor
Antero, già conoscevo tutte le località tra Benguela e Moxico
ma trovavo sempre qualche sorpresa in ogni viaggio, lo stesso
signor Antero non era un bianco cattivo, il problema più
grande è che diceva molte parolacce, ma state tranquilli che
non ne riprodurrò nessuna, ho già promesso che non dirò più
parolacce, improperî o, secondo alcuni, oscenità, e tanto
meno li scriverò nero su bianco, senza nessun rispetto per i
lettori moralmente corretti, per tutte queste ragioni (o intui-
zioni, che ne so), trovavo un pochino esagerati i reclami di
Coltellino, ma, però, tuttavia, comunque non avevo grandi
argomenti da contrapporgli, la verità, addirittura, è che mi
piaceva stare a sentire le storie che lui raccontava sulle disgra-
zie, le sfortune e i malefici causati dai bianchi da quando era-
no arrivati nella nostra amata terra, noi due sdraiati sulla mer-
ce, guardando il paesaggio che cambiava o guardando il cielo,
apprezzando le nuvole, se era giorno, o le strade, se era notte,
mentre la camionetta del signor Antero rotolava tranquilla-
mente sulle strade, senza che il padrone sospettasse nemme-
no degli improperi che là dietro il suo aiutante Coltellino gli
dirigeva, a lui e a tutta la sua razza, io solo in silenzio, che
ascoltavo, al contempo triste per tutta la sofferenza degli an-
golani e meravigliato dalle storie raccontate da Coltellino,
ammirando ogni parola, la saggezza e il coraggio che traspa-
riva da esse, ma sempre con quel timore ancora sconosciuto
che assale il mio cuore quando certe parole uscivano dalla
sua bocca, lo stridere dei denti, l’ombra rossa negli occhi, il
modo in cui improvvisamente taceva e fissava lo sguardo sul-
la nuca del signor Antero, che non sentiva nulla, come se, per
120 joão melo

lui, Coltellino, le parole non fossero più sufficienti, ah, ma io


vi rivelerò la mia verità, quando quelle parole vennero meno,
sentii la loro mancanza, molta mancanza proprio, mi sentii
perso, il paesaggio che conoscevo per i tanti viaggi fatti, per
anni, iniziò a perdere la capacità di sorprendermi, tutti i gior-
ni vedevo le stesse nuvole e le stesse stelle, le stesse località, le
stesse persone, tutto uguale, ma il fenomeno più strano che
mi accadde in quel periodo è che iniziai a guardare in modo
diverso il signor Antero, poveretto, sia detta anche la verità,
può aver rapinato e sfruttato molti angolani, ma a me, perso-
nalmente, non mi ha mai fatto nessun male, malgrado ciò,
però, iniziai a guardarlo male, a rispondergli a casaccio, lui
arrivò a chiedermi un giorno, Ma che diavolo di animale ti ha
morso, ragazzo?, io non risposi, poiché in realtà neanch’io sa-
pevo che cosa mi stesse succedendo, il fatto è che improvvi-
samente sentii molta rabbia verso il signor Antero, per me il
colpevole della scomparsa di Coltellino poteva essere solo
lui, quando glielo chiesi giurò di no, che Coltellino gli piace-
va, come avrebbe potuto, infatti, essere il responsabile per la
rispettiva scomparsa, lui aveva sempre rispettato gli angolani,
senza nessuna discriminazione, in realtà era un semplice ca-
mionista che cercava solo di guadagnare un po’ di soldi con il
suo proprio lavoro, questo, riassumendo, mi rispose il signor
Antero, perciò, se è impossibile conoscere la verità, sia nella
vita che nella letteratura, mi restano solo i fatti, i quali posso-
no essere riassunti proprio così, Coltellino scomparve un
giorno qualsiasi, nel bel mezzo di un viaggio tra l’antica Silva
Porto, oggi Kuito, e l’antica Luso, oggi Luena, senza avvisare
nessuno, il signor Antero si era fermato a una pompa di ben-
zina poco dopo il confine tra il Bié e il Moxico, erano le sei
del pomeriggio, perciò lui ci disse che quella notte avremmo
dormito lì, per partire molto presto, verso Luso, mi ricordo
come se fosse oggi, era particolarmente amichevole con Col-
il giorno in cui paperino... 121

tellino, Vedi se riesci a fuggire per unirti a quei testoni…, gli


disse, ridendo, la cosa strana è che anche Coltellino era ben
disposto, tanto che gli dette una risposta inaspettata, Solo se
Lei, padrone, viene con me…!, ridemmo tutti e tre, il signor
Antero ci dette dei soldi per comprare una bottiglia di vino
per accompagnare il funje, poi andò a cena con il padrone
della pompa di benzina, un vecchio amico suo, che gli offriva
sempre la stanza degli ospiti per dormire, mentre noi dormi-
vamo, come sempre, sul rimorchio della camionetta, quella
notte, dopo aver mangiato funje e finito la bottiglia di vino,
Coltellino non mi raccontò nessuna storia, poiché era molto
stanco e voleva dormire subito, la mattina presto, quando mi
svegliai, era già sparito, nessuno sapeva nulla di lui, nessuno
aveva sentito nulla, il signor Antero iniziò a imprecare contro
tutti gli obiettivi e in tutte le direzioni, ricorrendo ugualmen-
te a tutte le lingue che conosceva, il portoghese, che era la
lingua sua propria, ma anche l’umbundo e il luvale, idiomi
che aveva imparato a parlare con gli angolani, Brutto terrori-
sta!, Brutto terrorista!, questa è l’unica espressione pubblica-
bile, in mezzo a tutte le imprecazioni emesse in libertà dal
signor Antero, da quel giorno io rimasi completamente solo
al mondo, senza le storie di Coltellino, senza le sue parole che
mi terrorizzavano, ma, allo stesso tempo, mi indicavano un
futuro diverso, L’Angola cambierà!, diceva, sì, l’Angola è
cambiata, poco tempo dopo la sparizione di Coltellino ci fu il
25 aprile, l’esercito portoghese firmò la pace con i tre movi-
menti di liberazione, venne creato un governo di transizione
a Luanda, del quale facevano parte gli ex terroristi, come il
signor Antero li chiamava, l’indipendenza fu fissata per l’11
novembre 1975, la guerra ricominciò nelle città tra i tre mo-
vimenti di liberazione, i portoghesi iniziarono a fuggire cari-
chi di casse in cui portavano via tutto quello che potevano,
con l’aereo, sulla nave, persino su dei pescherecci, l’FNLA
122 joão melo

portò gli zairensi, arrivarono i bianchi sudafricani, con i loro


carri da combattimento che vomitavano fuoco dalla bocca e i
loro elicotteri gialli, i cubani vennero in aiuto per affrontare i
sudafricani e gli zairensi, Agostinho Neto riuscì a proclamare
l’indipendenza l’11 novembre, l’fapla e i cubani cacciarono
gli zairensi e i sudafricani, l’mpla adottò il marxismo-lenini-
smo come ideologia di regime alla fine del 1976, nel 1977 ci
fu un tentativo di colpo di stato a Luanda, il presidente degli
Stati Uniti, Ronald Reagan, decise, nel 1980, di trasformare
l’unita nel suo principale strumento per far cadere il gover-
no, negli anni Ottanta l’Angola fu praticamente divisa in due
stati, nel 1989 si registrò l’uscita contemporanea dall’Angola
delle forze sudafricane e di quelle cubane, nel 1990 l’mpla
abdicò dal regime a partito unico, abbandonò il socialismo
schematico e instaurò il capitalismo selvaggio, nel 1991 il go-
verno angolano e l’unita firmarono l’Accordo di Pace di Bi-
cesse, nel 1992 si tennero le prime elezioni generali del paese,
vinte dall’mpla e dal presidente José Eduardo, per la dispera-
zione dell’ex presidente portoghese Mário Soares e del suo
figlioccio João Soares, i quali, quando ricordano il fatto, ini-
ziano immediatamente a dire parolacce, l’unita rifiutò i risul-
tati e ricominciò la guerra, nel 1994 fu firmato un altro accor-
do di pace tra il governo e l’unita, il Protocollo di Lusaka, ma
la guerra continuò, finché, il 22 febbraio del 2001, il leader
ribelle, Jonas Savimbi, fu ucciso in combattimento, in mutan-
de a strisce verdi e bianche, mentre si accingeva a sentire alla
radio il commento della partita di calcio Sporting-Guimarães,
valida per il campionato portoghese, il che rese possibile la
firma, il 4 aprile dello stesso anno, di un Memorandum d’In-
tesa tra l’esercito governativo e le truppe dell’unita, siglando
definitivamente la pace nel paese, fino a oggi, per lo meno,
non ci sono stati più spari, la verità è che io ignoravo comple-
tamente tutti questi fatti sopraddetti, l’unico responsabile
il giorno in cui paperino... 123

per il suddetto riferito racconto è l’autore, io mi limitai allora


a vivere sulla mia pelle gli incredibili cambiamenti attraversa-
ti dall’Angola negli ultimi decenni, mi persi nel turbine degli
eventi dei quali fui testimone oculare e non solo, andai alla
deriva per il paese, ho fatto vari figli a casaccio, che non co-
nosco, li ho lasciati ancora più a casaccio, sono fuggito, sono
stato in miniera, sono andato a finire in un campo di rifugiati
in Namibia, adesso sto qui a Luanda, non ho una casa, non
ho una famiglia, non ho assolutamente nessuno, vivo per
strada, deambulo per la città, il mio ultimo ormeggio è questo
ristorante, vengo qui tutte le sere, verso le undici, in attesa
degli avanzi della cena, così come della mancia di qualche
trippapiena, come questo, per esempio, che sta arrivando
adesso su una jeep brutale, la sua marca, voglio dire, della
jeep, sembra essere Hummer, come mi dice il ragazzino Tony,
questi ragazzini sanno tutte le marche delle macchine, delle
moto e non solo, l’autista della jeep apre lo sportello al trip-
papiena, questi scende pieno di stile, appeso a una magrina
tutta scura con le extension bionde, quasi fino al culo, che
nascondono la chioma crespa e rada, vestita con uno spacco
che le arriva a metà della coscia, scarpe con quasi mezzo me-
tro di altezza e a punta, tipo anti-scarafaggio, il trippapiena la
stringe bene contro di lui, le dà una manata sul culo all’insù,
forse per rilassarla, mentre si dirigono con decisione verso la
porta del ristorante, quando la luce li colpisce in faccia io ho
voglia di saltare e gridare, Coltellino!, Coltellino!, esito, è
proprio lui, non è lui, non l’ho più visto da quando è sparito
alla pompa di benzina sulla strada per Luso, già sono passati
più di trent’anni, ma in realtà non l’ho dimenticato un solo
giorno, tutti i giorni, in tutti questi cammini per i quali mi
sono perso, speravo di incontrarlo, sì, so che ho già parlato di
questo, ma la verità non è mai troppa, quando lui sparì mi
sentii perso nel mondo, avevo nostalgia delle storie che mi
124 joão melo

raccontava, delle sue parole piene di significati contradditto-


ri, esaltanti e minacciosi, come potrei dimenticare Coltellino,
è proprio lui, è diverso, sembra bianco, chissà dove sarà stato
tutti questi anni, che cosa gli sarà successo, cosa gli avranno
fatto per trasformarlo così tanto, non so, ma l’autore, ancora
una volta, ha l’obbligo di saperlo, com’è, hey!, racconta un
po’ ai lettori che cosa è successo a Coltellino, beh, nulla di
straordinario, mezza pagina basta per raccontarlo, quando
Coltellino sparì nella strada per Luso, in quella pompa di
benzina dove il signor Antero si fermava sempre, per pernot-
tare, andò a unirsi a un gruppo di guerriglieri dell’mpla con il
quale già aveva contatto da qualche tempo, stette con quel
gruppo solo due giorni e poi fu mandato alla base situata alla
frontiera con la Zambia, dove arrivò appena in tempo per
essere integrato in un gruppo di giovani che andarono a stu-
diare in Unione Sovietica, stette dieci anni in quel paese, stu-
diò all’Università Patrice Lumumba, considerata dalle forze
reazionarie (ancora esistono?) di tutto il mondo, non so per-
ché (già ho detto che l’ironia non è il mio forte), un’ “univer-
sità per neri”, tornò in Angola già negli anni Ottanta con il
titolo di comandante, anche se non aveva mai sparato uno
colpo nella guerriglia, fu nominato amministratore dell’im-
presa di diamanti, all’inizio degli anni Novanta rilasciò un’in-
tervista in cui giurò di non essere mai stato marxista-leninista,
fu governatore provinciale per alcuni anni, ma fu esonerato
perché sospettato di vendere combustibile ai ribelli, adesso è
uno dei più noti imprenditori genuinamente angolani, ha af-
fari in tutte le aree, import-export, commercio, industria e
servizi, agricoltura e allevamento, pesca, consulenza, pubbli-
cità e marketing, essendo particolarmente apprezzato dalla
stampa, pubblica e privata, il suo appoggio alla cultura e alle
arti, infatti è uno dei principali patrocinatori dei costanti
viaggi in Angola della famosa cantante romantica brasiliana
il giorno in cui paperino... 125

Roberta Miranda, come vedete, avevo le mie ragioni per so-


spettare quando Coltellino diceva che non sarebbe stato aiu-
tante di camionista per sempre, ebbi voglia di dire una gran-
de parolaccia, ma avevo già giurato che non l’avrei più fatto,
la letteratura angolana, nell’attuale fase di riconciliazione in
cui ci troviamo, fortunatamente, a vivere, non deve essere
corretta solo politicamente, ma anche moralmente, questo è
il mio ultimo pensiero prima di alzarmi e andare ad abbrac-
ciare Coltellino, grido, Coltellino!, Coltellino!, il tipo sembra
proprio bianco, ma sono sicuro che mi riconoscerà, adesso,
sì, anche la mia vita cambierà veramente, quel tipo si è tra-
sformato in un trippapiena, per cui mi potrà aiutare a cam-
biare vita, a uscire da questa disgrazia nella quale ho sguazza-
to fin da quando è sparito, torno a gridare, Coltellino!, Coltel-
lino!, il tipo dà un ordine qualunque, che non vedo, mi spa-
vento solo quando due guardie di sicurezza private, un poli-
ziotto e l’autista del bianco che assomiglia a Coltellino mi
prendono e iniziano a darmi un sacco pugni, calci e spranga-
te, impedendomi di abbracciarlo come al tempo in cui lui era
nero come me, in realtà io sono rimasto così confuso nella
mia testa che mi sono addirittura dimenticato le promesse
che ho fatto ai carissimi lettori, non ce l’ho proprio fatta, ho
aperto la bocca da tanto tempo zitta e ho detto così nero su
bianco, caricando bene tutte le sillabe, Merda!, Cazzo!, Vaf-
fanculo!, Va’ da quella puttana di tua madre, bianco di merda!,
spero che permettiate la mia maleducazione, ma in realtà,
però, in questa nostra terra d’Angola stanno succedendo cose
strane, così improbabili, la gente non fa che rimanere a bocca
aperta, delle persone che sono state nel mezzo della lotta e si
sono dimenticate delle ragioni che le avevano portate fin là,
stanno facendo uguale a quello che i coloni fecero in quei
tempi di una volta, o sempre peggio, adesso Coltellino, per
esempio, è già diventato bianco, lui che era nero come me,
126 joão melo

queste cose proprio strane, che noi non abbiamo stabilito,


solo insultando, solo vituperando a voce alta e a tutto volu-
me, con tutta la tristezza che abbiamo nel nostro cuore, come
io ho appena fatto.