Sei sulla pagina 1di 14

AURUM

Funzioni e simbologie dell'oro


nelle culture del Mediterraneo antico

a cura di
Marisa Tortorelli Ghidini

«L’ERMA» di BRETSCHNEIDER
AURUM
Funzioni e simbologie dell'oro
nelle culture del Mediterraneo antico

© Copyright 2014 «L’ERMA» di BRETSCHNEIDER


Via Cassiodoro, 11 - 00193 Roma
http://www.lerma.it

Progetto grafico:
«L’ERMA» di BRETSCHNEIDER

Tutti i diritti risevati. è vietata la riproduzione


di testi e illustrazioni senza il permesso scritto dell’Editore.

In copertina:
Lamine d’oro trovate a Pélinna (fine IV secolo a.C.). Museo di Larissa (foto G. Tzartzas).

Aurum. Funzioni e simbologie dell’oro nelle culture del Mediterraneo antico / Marisa Tortorelli Ghidini
(a cura di) - Roma : «L’erma» di Bretschneider, 2014. - 458 p. : ill. ; 20 cm. (Studia Archaeologica 193)

ISBN CARTACEO 978-88-913-0482-7


ISBN DIGITALE 978-88-913-0480-3

CDD 739.2

1. Oreficerie - Storia 2. Oro - Storia


Chrysothronos: note in margine a
un epiteto aureo
Gabriella Pironti

Nel corso degli ultimi decenni, l’origine e il significato degli epiteti in


–thronos, tra cui chrysothronos, hanno sollevato una serie di interrogativi
che, almeno finora, non hanno trovato una risposta chiara e condivisa. Le
riflessioni che seguono non hanno l’ambizione di risolvere la questione,
ma si propongono più semplicemente di rivederne i termini, cercando di
impostare il problema in modo diverso. Quel che soprattutto ci interessa
è ripensare la funzione svolta da chrysothronos nella rappresentazione
delle divinità greche che tale epiteto aureo è chiamato a qualificare.

Lo splendore e l’incorrutibilità sono ca- rea egida», per Atena, chrysotoxos per
ratteristiche che rendono l’oro particolar- Apollo, il dio «dall’aureo arco», chrysor-
mente adatto a rappresentare ed evocare rapis, «dall”aurea verga», per Ermes, e
la sfera del divino nel mondo antico, e la via di seguito1. Oltre ai valori semantici
Grecia non fa eccezione a questa tenden- di fondo già segnalati, il riferimento alla
za generale. L’oro accompagna e circonda materia aurea contribuisce qui a mettere
la vita quotidiana degli dèi dell’Olimpo, in risalto un elemento emblematico che
quale è descritta nelle fonti letterarie, evoca, in un contesto dato, pur senza cir-
contribuendo a sottolineare lo statuto coscriverle, le timai di una divinità.
eccezionale di questi esseri sovrumani, Negli epiteti composti appena men-
immuni dalla morte e dall’invecchia- zionati, costruiti su misura per ogni di-
mento (i theoi sono ambrotoi, oltre che vinità e quindi non intercambiabili, l’oro
per definizione athanatoi e ageraoi). Ma fa corpo con il segno specifico attribuito
il prezioso metallo diventa talvolta an- alla potenza divina. Diverso sembra esse-
che il segno rivelatore della potenza di re il caso di un’altra serie di epiteti, volen-
una specifica divinità, come quando è tieri attribuiti a più di una divinità femmi-
associato a un emblema distintivo e si nile, quali ad esempio chrysostephanos,
ritrova nella composizione di un epiteto chrysopedilos, chrysampyx2, dove l’oro
particolarmente qualificante. A titolo di è associato alla parure delle dèe e, pur
esempio, sembra essere questo il caso di: facendo corpo con esse, ne metterebbe
chryseoskaptros, «dall’aureo scettro», per in risalto più un generico splendore che
Zeus, chrysotriainos per Poseidone, il dio non specifiche prerogative. Tale distinzio-
«dall’aureo tridente», chrysaigis, «dall’au- ne vale tuttavia a fini puramenti indicati-
Aurum 211
vi ed euristici, in quanto a uno sguardo Dal thronos ai throna: tesi a con-
più attento non possono sfuggire casi di fronto
difficile classificazione: si pensi a un epi-
teto quale chrysee che è caratteristico di Vi sono da un lato i sostenitori dell’in-
Afrodite sin dall’epopea. Afrodite è l’“au- terpretazione tradizionale, che associa-
rea” per eccellenza: il riferimento all’oro no il secondo elemento del composto
è slegato in apparenza da un particolare chrysothronos al sostantivo thronos e
emblema e sembra quindi esaltare più traducono di conseguenza l’epiteto con
lo splendore divino in generale che non «dall’aureo trono/seggio»5. Il suo partico-
lo specifico potere della dèa. Eppure, il lare legame con Era, la regina dell’Olimpo,
solo fatto che le altre dèe non ricevano sembrerebbe corroborare questa inter-
di norma questo epiteto ne evidenzia la pretazione, l’oro esaltando in tal caso le
forte pertinenza al mondo di Afrodite; specifiche competenze regali della sposa
inoltre, l’associazione di questa divinità di Zeus. Ma come spiegare allora che sia
con la sfera del thelgein - dalla seduzione presentata quale chrysothronos anche
all’obnubilamento delle facoltà razionali-, la dea dell’aurora, a cui l’attribuzione di
con l’eros anche nella sua dimensione di un trono d’oro sembra convenire assai di
impatto visuale e con lo splendore dei meno, senza parlare di Artemide? Si po-
corpi, suggerisce che qui l’oro sia chiama- trebbe allora invocare il carattere stretta-
to in causa nella sua forma assoluta, ma- mente formulare dell’epiteto e spiegarne
teria e luce al tempo stesso, proprio per l’uso sulla base di una convenienza me-
rappresentare e qualificare l’apparenza trica, sganciandolo dal contesto, ma in tal
radiosa e abbagliante di questa divinità caso si sancirebbe una dissociazione tra
in particolare3. epiteto e teonimo che proprio lo statuto
Venendo all’epiteto che ci interessa, regale di Era sembra non autorizzare6.
chrysothronos, anche quest’ultimo, come Si è fatta gradualmente strada tra
vedremo, non è di facile classificazione. gli studiosi anche un’altra interpretazio-
A differenza degli epiteti aurei non inter- ne dell’epiteto, la cui associazione a più
cambiabili, riferentisi ad attributi emble- divinità femminili, diverse tra loro per
matici delle divinità siano esse maschili o raffigurazione e prerogative, è stata spie-
femminili, e proprio come taluni epiteti gata in riferimento alla parure delle dèe
intercambiabili e più generici relativi alla in generale, e ciò attraverso un riesame
parure delle dèe, chrysothronos quali- complessivo degli aggettivi in –thronos7.
fica esclusivamente divinità femminili, Sulla base dell’epiteto, non formulare,
soprattutto Era ed Eos, la dea dell’auro- poikilothronos, attribuito ad Afrodite
ra, e un paio di volte Artemide4. Ma per da Saffo in apertura del suo più celebre
capire quale sia la funzione dell’oro in poema, e di un confronto con un verso
questo composto, ovvero per accedere omerico8, cui è verosimile che la poetessa
alla rappresentazione delle divinità che il di Lesbo si sia ispirata nella composizio-
riferimento aureo contribuisce a costrui- ne dell’epiteto, è stata avanzata l’ipotesi
re e veicolare, è indispensabile prendere che poikilothronos significhi non già «dal
in considerazione il secondo elemento trono variamente decorato», ma piutto-
dell’aggettivo, –thronos, ed è proprio su sto «dalle vesti variamente fiorate». Nella
questo punto fondamentale che si sono composizione degli epiteti in –thronos,
sviluppate due opposte tendenze inter- andrebbe quindi riconosciuto al secondo
pretative. elemento non il senso di «trono», colle-

212 Gabriella Pironti


gato al sostantivo thronos, ma quello di hanno proposto un compromesso, distin-
«tessuti con decorazioni floreali», deriva- guendo, nella serie degli epiteti in –thro-
to dal plurale throna, termine raro che è nos, tra quelli riferentisi al trono e quelli
così inteso in taluni lessici e scolii antichi9. relativi alle vesti (o alle parures) “floreali”
Questa reinterpretazione degli epite- delle dèe14, altri studiosi finiscono invece
ti in –thronos ha indubbiamente il merito per negare qualsiasi rapporto tra questa
di fornire una risposta ad alcuni interro- serie di epiteti e il termine throna. L’inter-
gativi non eludibili, quale ad esempio pretazione “floreale-vestimentaria” appa-
l’associazione esclusiva di questi aggetti- re loro costruita sulla base di un procedi-
vi con le dèe, laddove anche gli dèi, e Zeus mento indiziario, la cui fragilità di fondo
più di tutti, avrebbero potuto beneficiare risiederebbe in una lettura pregiudiziale
di qualificativi legati al trono o ai rispet- dei lessici e degli scolii antichi, più inclini
tivi seggi in quanto simboli di autorità e a spiegare throna con «fiori/piante a fiori»
di potere10. Quanto a Eos, la dea dell’au- che non con «ricami floreali»: la rarità del
rora, che nell’epopea greca è presentata termine throna, unita al carattere tardo
al tempo stesso come chrysothronos ed della documentazione che lo spiega, e
euthronos, un riferimento al trono d’oro il legame assai tenue nelle fonti antiche
e al bel trono sembra meno congruente con il senso di «decorazione floreale», e
di quello a vesti decorate con fiori aurei ancor più tenue con quello di «vesti de-
(chrysothronos) e a belle vesti decorate corate a fiori», sono gli argomenti invoca-
con fiori (euthronos)11, tanto più quando ti per ridabire l’interpretazione tradizio-
si pensi a un altro suo epiteto “floreale” nale e ricollegare a thronos tutti gli epiteti
quale il formulare rhododaktylos, come della serie, ivi compreso il problematico
anche a krokopeplos, che ne evoca ap- poikilothronos15. E così l’Afrodite di Saffo
punto le vesti color del croco. Inoltre, si vede privata di vesti “floreali” per recu-
l’Afrodite poikilothronos di Saffo, se intesa perare un trono riccamente decorato.
come la dea dalle vesti riccamente deco- Una disamina particolareggiata de-
rate a fiori, sembra trovare una conferma gli argomenti degli uni e degli altri esula
nella tradizione letteraria greca, dove si dai limiti di queste riflessioni, incentrate
racconta del peplo “floreale” preparato sull’epiteto “aureo” della serie, chrysothro-
per lei dalle Cariti e dalle Ore12, mentre re- nos appunto. Ma è a partire da questo
sterebbe senza confronto un riferimento caso in particolare che è forse possibile,
al trono variamente decorato della dea. impostando la questione in altri termini,
Quanto a chrysothronos in particolare, trovare una via d’uscita dall’aporia cui
l’interpretazione “floreale-vestimentaria” sembrano confinarla le due interpreta-
troverebbe conferma grazie a un passag- zioni sopra descritte, entrambe plausibili,
gio di Aristofane: un poeta squattrinato ma anche, ognuna a suo modo, fragiliz-
dopo essersi riuscito a procurare un man- zate dalla chiusura agli argomenti validi
tello inneggia alla sua Musa chrysothro- dell’altra. Il parallelo tra il verso dell’Ilia-
nos, jeu d’esprit che certamente si spiega de16 e l’epiteto di Afrodite in Saffo non
meglio, dato il contesto, se si ricollega l’e- può essere eluso da chi voglia compren-
piteto a throna anziché a thronos13. dere il senso di poikilothronos, in cui è
Questa lettura innovativa, pur aven- verosimile riconoscere un riferimento ai
do molte frecce al suo arco, non ha tut- throna ricamati da Andromaca nel poe-
tavia persuaso i sostenitori dell’interpre- ma omerico. Né si può trascurare il fatto
tazione tradizionale: se è vero che taluni significativo che gli epiteti in –thronos

Aurum 213
non siano mai attribuiti a divinità ma- voler applicare questa tesi, avanziamo
schili. Innegabile è anche la plausibilità per lo meno l’ipotesi di un’eventuale poli-
dell’interpretazione floreale-vestimenta- semia, o meglio bisemia, per confrontarla
ria nel caso specifico di Eos chrysothro- con gli indizi riscontrabili in un preciso
nos, come probabilmente anche per la contesto. Lo stesso ragionamento appli-
Musa chrysothronos di Aristofane. Quan- cato alla Musa chrysothronos di Aristofa-
to a Era tuttavia, la questione si presenta ne, per corroborare il valore vestimen-
in modo diverso: in effetti, sebbene una tario dell’epiteto, può essere invocato a
parure decorata di aurei fiori si presti si- buon diritto, nel caso di Era chrysothro-
curamente a esaltare lo splendore della nos, per avvalorare l’ipotesi che, in deter-
sposa di Zeus17, un trono aureo appare minati contesti, l’epiteto della dea non sia
altrettanto consono a indicare quelle dissociabile dalla sua figura di sovrana e
prerogative regali che le erano unanime- dai simboli del potere divino.
mente riconosciute nel pantheon della La statura regale di Era appare chia-
Grecia antica. Ragion per cui un eventua- ramente nell’Iliade, anche grazie al con-
le collegamento tra chrysothronos e il tro- fronto dialettico che vede la dea alle
no, per lo meno nel caso di Era, non può prese con il fratello-sposo per buona
essere escluso a priori. parte del poema20. L’Olimpo trema quan-
do Era si agita sul suo thronos, e trema
anche quando Zeus si siede sul suo tro-
Era chrysothronos no, d’oro ben inteso (sono chryseoi, nel-
la stessa scena, anche i seggi di Era e di
Nell’Iliade è Era la dea chrysothronos per Atena)21. Soprattutto, non sembra un
eccellenza, nell’Odissea invece Eos. Am- caso che, in una scena del canto XIV, Era
mettiamo pure che l’intera serie di ag- chrysothronos, nel tentativo di ingraziarsi
gettivi in –thronos si sia originariamente il dio Hypnos, gli offra in dono un kalon
formata in riferimento ai throna, siano qronon, afqiton aiei / ruseon: l’u-
essi fiori o ricami, il che ne spiegherebbe so dell’epiteto per la dea in congiunzione
l’attribuzione alle sole divinità femminili: con l’esplicito richiamo a un ‘trono aureo’
nell’Iliade si registrano, infatti, chrysothro- permettono di concludere che, in questo
nos per Era, una volta per Artemide, ma caso, il senso di chrysothronos non sia
anche euthronos per Eos18. Possiamo però semplicemente floreale-vestimentario22.
escludere che il poeta e il suo pubblico Del resto, se uno scoliasta dell’Iliade non
fossero in grado di stabilire già all’epoca esiterà a spiegare che Era è chrysothronos
arcaica, come avverrà più tardi, anche un «in quanto possiede un aureo trono, regi-
eventuale collegamento tra chrysothro- na»23, senza nemmeno accennare ad altri
nos e thronos? Non siamo invece in diritto possibili significati, l’ipotesi di una possi-
di ipotizzare che il contesto e la rappre- bile polisemia in epoca arcaica non appa-
sentazione specifica di una divinità po- re insensata e, dato che indizi interni al
tessero ampliare lo spettro semantico poema omerico sembrano invece confer-
percepito in connessione con questo marla, merita quindi di essere perseguita
particolare epiteto e influenzarne in una anche in altri contesti più o meno coevi.
qualche misura la ricezione? I sostenitori In un episodio diffuso fin dall’epoca
del contestualismo radicale rispondereb- arcaica, noto da fonti sia letterarie che
bero che è il solo contesto a determinare iconografiche, Era cade nella trappola te-
il senso di un enunciato19. Anche senza sagli dal dio Efesto, che le invia in dono

214 Gabriella Pironti


un trono d’oro al quale la dea resta inca- chrysothronos in particolare, e di conclu-
tenata24. Lo stesso Efesto che nell’Odissea dere che quest’ultimo non possa essere
aveva incatenato Afrodite e Ares al letto interpretato unicamente in senso florea-
su cui avevano appena consumato la loro le-vestimentario.
passione amorosa25, lega in questo caso,
grazie alle sue arti, anche la regina dell’O-
limpo a un oggetto altamente simbolico L’oro delle dèe tra polisemia e conte-
della sua personalità e del suo potere, un stualismo
trono d’oro appunto. Come dissociare
dallo spettro semantico evocato dall’epi- Non è certo possibile escludere che, in età
teto chrysothronos il trono aureo, opera arcaica e classica, un collegamento con
di Efesto, che un’Era chrysothronos offre throna fosse ancora attivabile per gli epi-
a Hypnos, e il trono sempre d’oro che teti in –thronos attribuiti alle dèe: del re-
l’artigiano divino offre in dono alla stessa sto, il confronto con l’epiteto chrysopeplos,
dea, nell’intento di incatenarla ad esso? attribuito alla stessa Era da Bacchilide31,
Il “legame” tra Era e il trono difficilmente suggerisce che, anche nel caso della sposa
avrebbe potuto trovare immagine più di Zeus, lo stesso chrysothronos potesse
efficace. In termini semiotici, potremmo essere inteso talvolta in senso floreale-
dire che i racconti relativi al trono aureo, vestimentario, come quando è chiamato
nel quale Era resta intrappolata o che la a evocare l’epifania dorata di Eos32. Resta
dea offre in dono, costituiscono una sor- però il fatto che gli indizi in favore di un
ta di “espansione” narrativa del lessema collegamento dell’epiteto con thronos, nel
chrysothronos 26. caso di Era, sono estremamente stringenti:
Ma vi sono anche altri indizi di una l’uso dell’epiteto in solidarietà con la po-
stretta relazione tra l’epiteto in questione sizione regale della dea, nonché l’“espan-
e lo statuto regale di Era: la dea è invo- sione narrativa” dell’epiteto testimoniata
cata in quanto chrysothronos e basileia dai racconti relativi al trono aureo, invita-
in un breve inno omerico a lei dedicato, no a concludere che chrysothronos avesse
il cui autore esalta il potere che la sposa almeno capacità bisemica; e fosse cioè in
di Zeus esercita sugli altri dèi; anche per grado di attivare l’una o l’altra direttrice
Pindaro Era chrysothronos è la «regina semantica (il trono / la parure) a seconda
degli dèi»27. In un altro poema, sempre del contesto. In altre parole, sarebbero al-
Pindaro, nell’ambito di un’invocazione a lora la pragmatica del contesto immediato
una triade di divinità “politiche”, esalta, (ad esempio, il riferimento al «trono d’oro»
accanto a Estia, il sommo Zeus ed Era nel passo dell’Iliade sopra citato) e la mo-
homothronos; e lo scoliasta spiegherà bilizzazione di specifiche “voci” dell’enci-
tale epiteto, anch’esso in –thronos, con il clopedia culturale (l’apparizione radiosa
fatto che Era esercita la basileia insieme nel caso di Eos, lo statuto di sposa e regina
a Zeus28. Un riferimento al trono che Era proprio di Era, dalle auree vesti/dagli aurei
condivide con il re dell’Olimpo29 appare fiori e/o, più spesso, dall’aureo trono33) a
in effetti più probabile, nel contesto di determinare in ultima istanza l’uso e la ri-
questi versi pindarici, che non un richia- cezione dell’epiteto, attivandone un senso
mo ai loro throna comuni30. Gli esempi piuttosto che l’altro, se non addirittura cu-
passati in rassegna permettono dunque mulandoli. E questo fin dall’epoca arcaica.
di intravedere una solidarietà significati- Che l’epiteto in generale, per la sua
va tra lo statuto regale di Era e l’epiteto stessa struttura e funzione, possa essere

Aurum 215
caratterizzato da una certa ambiguità divinità femminili diverse da Artemide, e
semantica, è noto. Più interessante, però, non rappresentate nella figura di saetta-
risulta per noi il fatto che tale ambiguità trice che è specifica di questa dea, anche
ricorra proprio nel campo degli “epiteti altri poeti avranno appunto fatto leva su
aurei” della divinità34. Uno degli epiteti questa diversa possibilità di senso, legata
formulari di Artemide nell’epopea ome- al mondo della filatura e già inerente di
rica è chryselakatos, normalmente inteso per sé al composto chryselakatos (gene-
dai commentatori dei poemi in riferimen- ricamente «dall’aureo stelo», ma poi, a
to alla figura della dea saettatrice, quindi seconda del contesto, «dalle auree frec-
«dalle auree frecce» o «dall”aureo arco», ce/dall’aureo arco» o «dall’aureo fuso/
come si evincerebbe del resto dal conte- dall’aurea conocchia»).
sto della maggior parte dei passi omerici Nel caso di chryselakatos, il gioco
in cui è utilizzato35. Ma elakate, il cui si- polisemico si fonda sul termine elaka-
gnificato originario sarebbe ‘stelo’, viene te, «stelo», che, a seconda del contesto,
adoperato principalmente per indicare il viene a designare per sineddoche ora
fuso o la conocchia36: è verosimile allora un oggetto ora un altro, un fuso o una
che quando l’epiteto chryselakatos (o la freccia; nel caso di chrysothronos, invece,
sua forma dorica chrysalakatos) è utilizza- il medesimo gioco si fonda sul fatto che
to per qualificare divinità femminili diver- due termini distinti e indicanti oggetti di-
se da Artemide, quali Anfitrite, le Nereidi versi - throna e thronos - pur non essendo
o Leto37, il composto non debba essere omofoni, risultano tali in composizione:
inteso nel senso di «dalle auree frecce/ e come tali si prestano ad assumere più
dall’aureo arco», ma in quello di «dall’au- significati.
reo fuso/dall’aurea conocchia», e che si Queste nostre riflessioni, dunque,
presti a sottolineare il genere femminile portano a ritenere che la semantica di
di tali divinità attraverso un richiamo al taluni epiteti è potenzialmente aperta, e
mondo della filatura. Che tale significato che sono il contesto immediato e i con-
parallelo, tuttavia, possa essere attivato tenuti culturali - evocati in ciascuno - a
anche nel caso di Artemide è suggerito determinarne e/o ad ampliarne il senso:
da un passo dell’Odissea in cui alla dea quando si tratta di Era, chrysothronos svi-
rushlakato è paragonata Elena, la luppa un’ulteriore accezione che lo colle-
moglie di Menelao38: a meno di non vo- ga al thronos, e quando si tratta di Arte-
ler dissociare del tutto l’uso dell’epiteto mide il generico chryselakatos si adatta
dal contesto, appare sorprendente che la alla figura della dea saettatrice. Nulla im-
regina di Sparta sia qui paragonata all’Ar- pedisce, del resto, di pensare a una possi-
temide saettatrice; soprattutto, non è un bile compresenza di più significati anche
caso che la stessa Elena nei versi succes- in tali contesti.
sivi sia presentata nell’atto di filare la lana
e che sia menzionato proprio un “fuso ***
d’oro” (v. 131: rusehn t hlakathn)39.
La figura di filatrice in cui il poeta Ritorniamo, per concludere, alle ri-
dell’Odissea sceglie di rappresentare la flessioni introduttive sugli epiteti aurei
regina di Sparta sembra dunque riverbe- degli dèi e la loro difficile classificazione:
rare sull’accezione dell’epiteto di Artemi- chrysothronos come chryselakatos, in fun-
de, ampliando o precisando la portata se- zione del contesto d’uso e della divinità
mantica di chryselakatos. Nell’associarlo a cui si applicano, potrebbero trovare po-

216 Gabriella Pironti


sto sia nella serie degli epiteti intercam- zione del divino che gli è propria, utile ad
biabili, relativi alla parure delle dèe, sia in articolare e declinare, nelle loro diverse
quella degli epiteti “emblematici”, costru- figure e nelle loro specifiche prerogative,
iti su misura per ogni divinità plasman- le divinità del pantheon greco.
done nell’oro un attributo caratteristico.
In altre parole, chrysothronos e chrysela-
katos rientrano sia tra i qualificativi con Note
funzione epitetica, alla maniera di chryso-
stephanos e chrysopedilos; sia fra gli epi- 1
Per gli esempi citati, vd. B., (Ep.), 9, 100
teti con funzione tendenzialmente “teo- Snell-Maehler; Ar., Eq., 559; B., fr. 15, 2 Snell-
nimica”, alla maniera di chryseoskaptros Maehler; Pi., O., 14, 10; Hom., Od., 5, 87.
(= Zeus) e chrysotriainos (= Poseidone). 2
Chrysostephanos è attribuito a Ebe (Hes., Th.,
Questo genere di epiteti, con funzione 17; Pi., O., 6, 57; P., 9, 109), Phoibe (Hes., Th., 136) e
bivalente, si presta anzi a formulare un’ul- Afrodite (h. Hom., 6, 1: Sapph., fr. 33 Voigt); chrysope-
tima riflessione. dilos a Era (Hom., Od., 11, 604; Hes., Th., 454) ed Eos
(Sapph., 103, 10; 123 Voigt); chrysampyx alle Ore (h.
Gli esempi su cui ci siamo soffermati, Hom., 6, 5) e alle Muse (Hes., Th., 916; Pi., P., 3, 89).
risultano indicativi di un processo dina- 3
Sull’Afrodite “epica”, vd. Boedeker Dickmann
mico e plurale nella caratterizzazione del- 1974; sulle svariate competenze della dea,
le divinità tramite lo strumento dell’epi- Pirenne-Delforge 1994, Pironti 2007; sul thelgein
teto. Entrambi i composti, chrysothronos tra Eros e Aphrodite, Carastro 2006, pp. 90-99;
e chryselakatos, si trovano infatti associati sull’aurea Afrodite, vd., in questo stesso volume,
a più divinità femminili, di cui esaltano il saggio di Renate Schlesier.
l’apparenza radiosa e lo statuto d’ecce-
4
Era è la dea chrysothronos nell’Iliade (e.g.
Hom. Il., 1, 611; 14, 153); Eos nell’Odissea (e.g.
zione; inoltre, in virtù del senso floreale-
Hom., Od., 10, 541; 12, 142); negli inni pseudo-
vestimentario che è possibile riconoscere omerici, l’epiteto è riferito ora all’una (h. Hom.,
al primo epiteto e del richiamo al mondo 3, 305; 12, 1), ora all’altra divinità (h. Hom., 4,
della filatura potenzialmente inerente al 326; 5, 218). Quanto ad Artemide, vd. Hom., Il.,
secondo, essi qualificano al tempo stesso 9, 533 e Od., 5, 123. Anche per Pindaro, Era è la
il genere femminile delle potenze divine dea chrysothronos: N., 1, 37 (l’epiteto è attribu-
rappresentate. Ma nell’accezione seman- ito alla ninfa Cirene, in P., 4, 260). Per la Musa
tica ampliata e/o rideterminata che que- chrysothronos, vd. Ar., Av., 950-951, e la strofe
sti stessi due epiteti assumono in precisi anonima 953 PMG. L’associazione tradizionale
con Era perdura fino a Nonno: D., 2, 599; 5, 134
contesti, dove chrysothronos è associato (è Ebe a essere così qualificata in 19, 50), ed è
a Era e chryselakatos ad Artemide, non è attestata anche in AP, 9, 165, 5.
tanto il genere delle divinità a essere ri- 5
Le diverse posizioni sono riassunte da Jou-
chiamato, quanto una specifica funzione anna 1999, cui si rinvia per l’amplia bibliografia
e/o un attributo emblematico: il trono nel sulla questione.
caso di Era, nella sua figura di regina degli 6
Né è possibile ritenere secondaria l’asso-
dèi e sposa di Zeus, l’arco e le frecce nel ciazione dell’epiteto con Eos, più volte definita
caso di Artemide, nella sua figura di dea chrysothronos nell’Odissea (vd. nota 4), ma an-
che euthronos nei poemi (e. g. Hom., Il., 8, 565;
saettatrice.
Od., 6, 48; 15, 495), a riprova della forte perti-
In una prospettiva contestualista, la nenza del secondo elemento del composto nel-
polisemia di questi epiteti aurei, favorita la caratterizzazione di questa dea in particolare.
dalla loro struttura composita, si rivela Sulle altre formule omeriche relative a Era, cfr.
quindi un ennesimo strumento al servi- Beck 1986.
zio del politeismo e della rappresenta- 7
Lawler 1948 e 1961; Bolling 1958; Putnam

Aurum 217
1960; Svenbro 1984, che riprende e sviluppa i in –thronos di Eos era ammesso anche da Wila-
suoi argomenti in Scheid, Svenbro 20032 (1994), mowitz 1916, p. 31 n. 2, che invitava a distingue-
pp. 51-72. re, secondo il contesto, tra quelli formatisi da
8
Sapph., 1, 1 Voigt; Hom., Il., 22, 441: ... en de throna e quelli formatisi da thronos. Vd. anche
qrona poikil epasse, dove è questione di Merkelbach 1973 e Bannert 1977. Càssola 1975, p.
Andromaca che, tessendo una tela, «vi ricama 556, ammette per taluni epiteti in –thronos, ivi
ogni sorta di fiori». Sia il dizionario etimologico compreso il saffico poikilothronos, la derivazio-
di P. Chantraine (DELG, s.v. qrona) che l’edizione ne da thronon «fiore» e, nella sua edizione degli
integrata del LSJ (1996), s.v. poikiloqrono, Inni Omerici, traduce chrysothronos con «dai fiori
segnalano questa diversa interpretazione dell’e- d’oro», quando l’epiteto è riferito a Eos, ma pre-
piteto: «à la robe ornée de dessins ou de fleurs», ferisce renderlo con «dal trono d’oro», se riferito
«on a richly-worked throne (or adorned with va- a Era.
riegated flowers)». 15
Tali argomenti sono sviluppati da Jouanna
9
Vd., ad esempio, Hsch., s.v. qrona e 1999. Per una critica di Lawler 1948, vd. anche
trona; schol. Theoc., II, 59 (anqina imatia). Privitera 1967, pp. 11-15, in particolare p. 12:
10
Nella sua critica ai “sostenitori dei fiori”, per lo studioso, gli epiteti omerici in –thronos
Jouanna 1999, pp. 114-115, non risponde a que- sarebbero formulari e privi di forza evocativa;
sto preciso interrogativo, ma si limita a segnala- quale che fosse l’origine del secondo elemen-
re che sia gli dèi sia le dèe hanno thronoi. to del composto, il suo significato si sarebbe
11
Su Eos, vd. le condivisibili riflessioni di Je- perso ben presto; infine, la maggior parte degli
sper Svenbro in Scheid, Svenbro 20032 (1994), pp. 54- aggettivi della serie veicolerebbe in sostanza il
55. Occorre tuttavia segnalare che, per lo scoliasta senso di “nobile”. Ribadiscono l’interpretazione
dell’Iliade (schol. Hom., Il., 8, 561, 565), Eos è euthro- tradizionale di poikilothronos anche Degani, Bur-
nos in quanto ha un «bel trono, regale», o un «bel zacchini 1977, p. 125-126, invocando l’omerico
carro» (un «trono/seggio da carro» per lo scoliasta daidaleos thronos di Il., 18, 389-390 e Od., 1, 130-
dell’Odissea: schol. Hom., Od., 6, 48), il che con- 131, e Ferrari 2007, p. 153-154.
ferma la prevalenza, in epoche più recenti, di un 16
Hom., Il., 22, 441: ... en de qrona poikil
collegamento con «trono» anche per gli epiteti in epasse.
–thronos di questa dea. D’altra parte, il contesto di 17
Per la parure dorata della dea, vd. chryso-
Od., 6, 48-49, dove a Eos euthronos risponde Nau- peplos in Bacchilide (Dith., 19, 22 Snell-Maehler);
sicàa eupeplos, lascia pensare che un riferimento ai per chrysopedilos, vd. supra nota 2.
throna fosse percepito in epoca arcaica. 18
Era: Hom. Il., 1, 611; 14, 153; 15, 5. Arte-
12
Vd., in particolare, Cypr., fr. 4 Bernabé: mide: Hom., Il., 9, 533. Eos euthronos : Hom., Il.,
eimata men roi esto, ta oi arite 8, 565. Delle 11 occorrenze di chrysothronos
te kai Wrai poihsan kai ebayan en nell’Odissea, 10 sono relative a Eos (5 le occor-
anqesin eiarinoisin, oia ferous wrai, renze di euthronos per la stessa dea), e una ad
en te krokwi, en q uakinqwi, en te iwi Artemide. Tale distribuzione “differenziale” non
qaleqonti rodou t eni anqei kalwi hdei sembra casuale: in presenza di Hera chrysothro-
nektarewi, en t ambrosiai kalukessin nos, il poeta dell’Iliade sceglie euthronos per Eos,
aiqesi narkissou kallipnoou. wd laddove quello dell’Odissea attribuisce alla dea
Afrodith wrai pantoiai tequwmena “aurorale” entrambi gli epiteti in –thronos. Vd.
eimata esto. Per Pindaro, euthronoi sono anche supra note 4 e 6.
le Ore (P., 9, 60), come Afrodite (I., 2, 5). Cfr. B., 19
Sul contestualismo radicale e la nozione
(Dith.) 16, 3 Snell-Maehler. di background, vd., per un quadro d’insieme,
13
Ar., Av., 950-951, interpretato in questo Bianchi 2002.
senso da Svenbro 1984, pp. 60-61; Scheid, Svenbro 20
Pirenne-Delforge, Pironti 2009.
20032 (1994), p. 53; contra Jouanna 1999, pp. 112- 21
Hom., Il., 8, 198-199, 436-443.
113, secondo cui il significato dell’epiteto in 22
Hom., Il., 14, 153 e 238-239. Tale associa-
questi versi dipende in ultima istanza dall’uso zione sarà ripresa, e nello stesso verso, da Non-
omerico di chrysothronos. no: 2, 599 (qwkon eousa teh rusoqrono
14
Il significato vestimentario degli epiteti Hrh) e 5, 134 (kai qronon eulaigga pore

218 Gabriella Pironti


rusoqrono Hrh). A proposito dell’uso di ad loc.) epi kunhgetikh qeou akairon
questo epiteto, Janko 1992, p. 172, commentan- to epiqeton. Su protothronos, anche questo
do il canto XIV dell’Iliade, afferma che «the bards un epiteto che Artemide condivide con Era, vd.
no doubt derived it from ‘throne’, but it surely Scheid, Svenbro 20032 (1994), pp. 63-64, che vi ri-
originated in qronon, “flower”». conoscono un’evocazione dei throna nuziali.
23
Schol. Hom., Il. 1, 611, 6: rusoun 33
L’uso, da parte di Bacchilide, di chrysope-
qronon eousa, basili. plos in luogo del tradizionale chrysothronos per
24
Alc., fr. 349 Voigt. L’intero racconto è ripre- Era (vd. nota 31) potrebbe essere un sintomo
so da Paus., 1, 20, 3 e Lib., Narr., 7. Cfr. West 2001; del carattere “remissivo” del senso vestimenta-
Bremmer 2010. rio dell’epiteto in –thronos se riferito a questa
25
Hom., Od., 8, 266-366. dea in particolare.
26
Vd. Greimas, Courtés 2007 (1979-2007), s.v. 34
Le riflessioni che seguono sono state ispi-
Condensazione, Elasticità del discorso, Espansio- rate da Vernant 1987, p. 19, nota 1.
ne. 35
Hom., Il., 16, 183; 20, 70 (in cui Artemide è
27
h. Hom., 12, 1-2 ( Hrhn... rusoqronon descritta nella figura di dea saettatrice, sorella
... / aqanathn basileian); Pi., N., 1, 37-39 di Apollo e come lui signora dell’arco); h. Hom.,
(rusoqronon / Hran... / qewn basilea). 5, 16-18 (vd. Faulkner 2008, p. 91); h. Hom., 27, 1
Altrove lo stesso poeta (P., 4, 260-261) defini- (vd. Càssola 1975, p. 581). Schol. Hom., Il., 16, 183
sce chrysothronos la ninfa Cirene: lo scoliasta di spiega l’epiteto con kallitoxos e in riferimento ai
questo poema (schol. Pi., P., 4, 461), come anche chrysois belesi della dea (vd. anche schol. Hom.,
quello dell’Iliade, collega l’epiteto a thronos. Vd. Il., 6, 491). Artemide è così qualificata anche in
Braswell 1988, p. 358. Cfr., per una diversa inter- S., Tr., 637, e lo schol. ad . loc. collega l’epiteto alla
pretazione, Scheid, Svenbro 20032 (1994), p. 65-66. figura della dea chrysotoxos.
28
Pi., N., 11, 1-2: Pai Rea, a te 36
Vd. Chantraine, DELG e LSJ, s.v. hlakath.
prutaneia leloga, Estia, / Zhno Anche Hsch., s.v., gli attribuisce questo signifi-
uyistou kasignhta kai omoqronou cato, pur ricordando che, in composizione, nel
Hra. Schol. ad loc.: th Hra th caso di chryselakatos, prende il senso di belos; lo
omoqronou kai sumbasileuoush t Dii.. stesso lessicografo, s.v. rushlakato, spie-
29
Aubert 2004 presenta diversi esempi di ga l’epiteto con kallitoxos, in quanto l’hlakath
rappresentazioni figurate in cui Era condivide il sarebbe appunto o toiko kalamo. Il LSJ
trono di Zeus. è alquanto incerto sul senso dell’epiteto com-
30
Cfr., tuttavia, E., Hel., 241-243: a de posto: s.v. hlakath, è asserito il riferimento
ruseoi qronoisi / Dio upagkalisma alla freccia nel caso di chryselakatos, mentre s.v.
semnon / Hra ..., dove Era è presentata come rushlakato questo riferimento è negato
«l’auguste déesse que Zeus embrasse en son per privilegiare il senso di «with distaff of gold».
lit d’or», nella traduzione di H. Grégoire per la Secondo Eust., Comm. Il. P 183 (vol. 3, 831-832
C.U.F. Sulla base di un confronto con E., HF, 1127 van der Valk), hlakath ou monon to tou eriou
(invocazione a Zeus che risiede accanto ai thro- organon, alla kai o kalamo h to ulon
noi di Era) e Tr., 836 (dove Ganimede vive sere- tou belo, oqen A  rtemi rushlakato.
no accanto ai thronoi di Zeus), anche nei versi Sulla questione, vd. anche Due 1965; Piccirilli 1981,
dell’Elena euripidea si potrebbe comunque ri- pp. 244-248; Janko 1992, p. 343.
conoscere un riferimento all’aureo trono. 37
Pi., O., 6, 104 (Anfitrite), N., 5, 36 (Nereidi),
31
B., (Dith.) 19, 22 Snell-Maehler. N., 6, 36 (Leto); B., (Ep.) 11, 38 (Artemide), (Ep.)
32
Non è chiaro invece come debba essere 9, 1 (Cariti).
inteso chrysothronos in Hom., Il., 9, 533 e Od., 5, 38
Hom., Od., 4, 120-135; v. 122: Artemidi
123, dove qualifica Artemide, al di là dell’evi- rushlakat eikuia.
dente riferimento all’apparenza luminosa della 39
Secondo Onians 1924, il termine hlakath
dea. Per il commentatore dell’Odissea (schol. avrebbe indicato in origine il solo fuso.

Aurum 219
Bibliografia

Aubert 2004 É. Aubert, Le trône grec et ses représentations, in Pallas, 65, 2004,
pp. 57-76.
Bannert 1977 H. Bannert, Aglaoqrono, in ZPE, 24, 1977, pp. 165-166.
Beck 1986 W. Beck, Choice and Context: Metrical Doublets for Hera, in AJPh,
107, 1986, pp. 480-488.
Bianchi 2002 C. Bianchi, Contestualismo radicale, in C. Penco (a cura di), La svolta
contestuale, Milano 2002, pp. 251-263.
Boedeker Dickmann 1974 D. Boedeker Dickmann, Aphrodite’s Entry into Greek Epic, Leiden 1974
(Mnemosyne, suppl. 32).
Bolling 1958 G. M. Bolling, Poikilo and Qrona, in AJPh, 79, 1958, pp. 275-
282.
Braswell 1988 B. K. Braswell, A Commentary on the fourth Pythian Ode of Pindar,
Berlin 1988.
Bremmer 2010 J. N. Bremmer, Hephaistos Sweats or How to Construct an Am-
bivalent God, in J.N. Bremmer-A. Erskine (eds.), The Gods of Ancient
Greece, Edinburgh 2010, pp. 193-208.
Carastro 2006 M. Carastro, La cité des mages. Penser la magie en Grèce ancienne,
Grenoble 2006.
Càssola 1975 F. Càssola, Inni Omerici, Milano 1975.
Degani-Burzacchini 1977 E. Degani-G. Burzacchini, Lirici greci. Antologia, Firenze 1977.
Due 1965 O. Steen Due, The Meaning of the Homeric Formula
rushlakato keladeinh, in C&M, 26, 1965, pp. 1-9.
Faulkner 2008 A. Faulkner, The Homeric Hymn to Aphrodite. Introduction, Text,
and Commentary, Oxford 2008.
Ferrari 2007 F. Ferrari, Una mitra per Kleis. Saffo e il suo pubblico, Pisa 2007.
Greimas-Courtés 2007 (1979-2007) A.J. Greimas-J. Courtés, Semiotica. Dizionario ragionato della teoria
del Linguaggio, a cura di P. Fabbri, Milano 2007 (or. fr., Paris 1979-
2007)
Janko 1992 R. Janko, The Iliad: A Commentary, (Gen. Ed. G.S. Kirk), vol. 4, Cam-
bridge 1992.
Jouanna 1999 J. Jouanna, Le trône, les fleurs, le char et la puissance d’Aphrodite, in
REG, 112, 1999, pp. 99-126.
Lawler 1948 L.B. Lawler, On Certain Homeric Epithets, in PhQ, 27, 1948, pp. 80-
84.
Lawler 1961 L.B. Lawler, Pepoikilmena Zoia, in CJ, 56, 1961, pp. 349-351.
Merkelbach 1973 R. Merkelbach, Aglaoqrono, in ZPE, 11, 1973, p. 160.
Onians 1924 R.B. Onians, On the Knees of the Gods, in CR, 38, 1924, pp. 2-6.
Piccirilli 1981 L. Piccirilli, Le sopracciglia di Artemide, in CCC, 2, 1981, pp. 223-
252.
Pirenne-Delforge 1994 V. Pirenne-Delforge, L’Aphrodite grecque. Contribution à l’étude de
ses cultes et de sa personnalité dans le panthéon archaïque et clas-
sique, Athènes-Liège 1994 (Kernos, suppl. 4).
Pirenne-Delforge, Pironti 2009 V. Pirenne-Delforge, G. Pironti, Le féminin des déesses à l’épreuve des
épiclèses : le cas d’Héra, in L. Bodiou, V. Mehl (éd.), La religion des
femmes en Grèce ancienne, Rennes 2009, pp. 95-109.
Pironti 2007 G. Pironti, Entre ciel et guerre. Figures d’Aphrodite en Grèce an-
cienne, Liège 2007 (Kernos, suppl. 18).
Privitera 1967 G. A. Privitera, La rete di Afrodite. Ricerche sulla prima ode di Saffo,
in QUUC, 4, 1967, pp. 7-58.

220 Gabriella Pironti


Putnam 1960 M.C.J. Putnam 1960, Throna and Sappho 1.1, in CJ, 56, 1960, pp.
79-83.
Scheid-Svenbro 20032 (1994) J. Scheid-J. Svenbro, Le métier de Zeus, Paris 20032 (1994).
Svenbro 1984 J. Svenbro, La stratégie de l’amour. Modèle de la guerre et théorie de
l’amour dans la poésie de Sappho, in QS, 19, 1984, pp. 57-79.
Vernant 1987 J.-P. Vernant, La morte negli occhi. Figure dell’Altro nell’antica Gre-
cia, Bologna 1987 (or. fr., La mort dans les yeux, Paris 1985)
West 2001 M. L. West, The Fragmentary Homeric Hymn to Dionysus, in ZPE,
134, 2001, pp. 1-11.
Wilamowitz 1916 U. von Wilamowitz-Moellendorff, Die Ilias und Homer, Berlin 1916.

Aurum 221