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GIACOMO LEOPARDI.

Giacomo Leopardi rappresenta uno dei poeti romantici che ha influenzato anche la poesia
successiva. Porta un’innovazione della poesia che consiste nella rottura dei canoni della
poesia tradizionale. Nel ’900 la sua poesia si differenzia da quella che aveva dominato fino
a meta dell’‘800. Leopardi é ricordato per la sua vita breve ma intensa , sofferenze che
hanno influenzato la sua visione pessimistica della vita e della poesia. Vive delusioni
d’amore (incontra una donna che lo illude, lei stava con lui solo per la sue capacità,
Leopardi credeva in lei ma Ia donna era interessata ai suoi amici e quando lui Io scopre si
chiude in se stesso) e illusioni.

LA VITA:

Giacomo Leopardi nacque il 29 giugno 1798 a Recanati. La famiglia Leopardi era una tra le
più importanti della nobiltà terriera marchigiana ma si trovava in pessime condizioni
economiche. ll padre era un uomo colto che possedeva una notevole biblioteca, la madre
era una donna molto rigida e severa, attenta all'economia della famiglia poiché il padre era
molto spendaccione. Leopardi fu istruito inizialmente da precettori ecclesiastici ma intorno
ai dieci anni continuò i suoi studi da solo chiudendosi nella biblioteca paterna per «sette
anni di studio matto e disperato>> a lume di candela. Già all’età di nove anni Leopardi
sapeva tutto e spiccava per la sua incredibile intelligenza: imparò iI Iatino, il greco e
I’ebraico, condusse lavori filologici, compose vaste opere e scrisse componimenti poetici,
odi, sonetti, canzonette e tragedie.
1815-1816à conversione “dall’erudizione al bello”: abbandona le minuzie filologiche e si
appassiona a grandi poeti come Omero, Virgilio e Dante. Comincia a leggere i moderni.
Leopardi stringe amicizia con Pietro Giordani nel quale vuole trovare quell’affetto che non
ha mai ricevuto dai suoi genitori. Recanati non gli permetteva di svagarsi dunque pensò di
fuggire ma quando fu scoperto, tornò a casa. L’unico evento importante fu quello di
andare a trovare la tomba di Tasso, si commosse perché in lui riconosceva una personalità
simile alla sua.
1819à conversione “dal bello al vero”: comincia a riflettere sulle verità e realtà.
<<Zibaldone>>: diario con tutte le impressioni ed esperienze di Leopardi.
1820-1821à idilli e canzoni.
1822à soggiorno a Roma; 1823à torna a Recanati; 1825à soggiorna a Milano e Bologna;
1827à soggiorna a Firenze; 1827-1828à Pisa.
1828à ritorna a Recanati, le sue condizioni fisiche erano peggiorate e non potendo
praticare nessun tipo di mestiere, anche le sue condizioni economiche cominciarono a
regredire, infatti fu costretto a chiedere un prestito abbastanza consistente ai suoi amici
poiché non riusciva più a vivere con quel poco che gli era rimasto. (si trasferisce a Firenze
senza più tornare nella sua città natale).
1833à si stabilisce a Napoli con Ranieri. Qui muore il 14 giugno 1837 all’età di 39 anni,
non riuscendo a portare a termine il suo percorso poetico.

IL PENSIERO.

LA NATURA BENIGNA:

AI centro della riflessione Ieopardiana si pone un motivo pessimistico, I'infelicità


dell’uomo. Leopardi identifica la felicità con il piacere, sensibile e materiale. L'uomo, però,
non desidera un piacere ma IL piacere, cioè un piacere che sia infinito. Una volta ottenuto,
I’uomo sarà insoddisfatto, egli può essere felice con un solo piacere, riusciamo a soddisfare
solo un piacere ma per raggiungere Ia felicità massima, bisogna raggiungere il piacere
massimo. Nasce in Leopardi una insoddisfazione perpetua da cui nasce I’infelicità
dell’uomo e il senso della nullità delle cose. L’uomo é infelice per la sua stessa
costituzione. In una prima fase, la natura viene vista da Leopardi come “natura benigna"
che é attenta al bene delle sue creature che ha sempre voluto offrire un rimedio all’uomo:
l’immaginazione e Ie illusioni con le quali l’uomo poteva essere felice. La ragione ci mette
di fronte alla realtà, le illusioni sono delle qualità prodotte dalla natura. Con il progresso
della civiltà, la ragione ha messo l’uomo di fronte alla realtà e l’ha reso infelice.

IL PESSIMISMO STORICO:

La prima fase del pensiero Ieopardiano é costruita sull’antitesi tra natura (insieme di forze,
indifferente all'uomo) e ragione. II progresso della civiltà e della ragione, spegnendo Ie
illusioni, ha generate Ia meschinità, egoismo e corruzione dei costumi poiché I'uomo
capisce la sua inconsistenza. Pessimismo storico: la condizione negativa del presente viene
vista come effetto di un processo storico, di un allontanamento progressivo da un
condizione originaria di felicità.

LA NATURA MALVAGIA:

La concezione di natura benigna entra in crisi. Leopardi si rende conto che la natura mira
alla conservazione della specie e per questo può anche sacrificare iI bene del singolo e
generare sofferenza. Leopardi attribuisce Ia responsabilità del male al fato, dunque
propone una concezione dualistica: natura benigna contro fato maligno. La natura benigna
diventa malvagia poiché per essa Ia sofferenza degli esseri é legge essenziale. La colpa
dell’infelicità non é più dell'uomo ma della natura, sembra che Ia natura ce I’abbia con
I’uomo. E’una concezione non più finalistica ma meccanicistica e materialistica.
La ”natura malvagia” rivela I’inconsistenza deIIe nostre illusioni.
IL PESSIMISMO COSMICO:

Pessimismo cosmico: tutti gli uomini, in ogni tempo, in ogni Iuogo, sotto ogni forma di
governo, in ogni tipo di società, sono necessariamente infelici.
L'infelicità non é più Iegata ad una condizione storica ma ad una condizione assoluta, però,
una periodizzazione storica rimane pur sempre all’interno del pessimismo storico.

LA POETICA DEL “VAGO E INDEFINITO”.

L’INFINITO NELL’IMMAGINAZIONE:

La "teoria del piacere", elaborata nel 1820, è fondamentale per capire iI pensiero di
Leopardi: da una parte costituisce iI nucleo germinale della sua filosofia pessimistica,
daII'altro e il punto d’avvio deIIa sua poetica. Il piacere infinito è irraggiungibile, I’uomo
può raggiungerlo soIo attraverso l’immaginazione poiché in essa elaboriamo pensieri vaghi
e indefiniti, Iontani e ignoti.
Tutti i caratteri della realtà sensibile, possiedono un carattere indefinito (SENSISMO).
Si viene a costruire una vera e propria teoria della visione (suscita idee vaghe e indefinite,
vista impedita da un ostacolo) ed una teoria del suono (suoni suggestivi, canto che va a
poco a poco aIIontanandosi, un canto che giunge aII’esterno daI chiuso di una stanza).

IL BELLO POETICO:

Il “bello poetico” per Leopardi, consiste nel vago e indefinito e si manifesta in immagini del
tipo di quelle elencate neIIa teoria della visione e del suono.
Queste immagini sono suggestive perché evocano sensazioni che ci hanno affascinati da
fanciulli. La “rimembranza” diviene essenziale al sentimento poetico, Ia poesia è il
recupero della visione immaginosa della fanciullezza attraverso Ia memoria.

ANTICHI E MODERNI:

Leopardi osserva che i maestri del vago e dell’indefinito erano gli antichi poiché erano
immaginosi come fanciulli essendo più vicini aIIa natura. Questo carattere è rivelato daIIe
immagini vaghe e indefinite che si trovano spesso nelle loro poesie.
I moderni secondo Leopardi, hanno perso questa capacità immaginosa e fanciullesca, essi
sono stati allontanati daIIa natura e dall'immaginazione per colpa della ragione e quindi
sono infelici. Ai moderni spetta una poesia sentimentale, nutrita di idee. Leopardi non si
rassegna ad escludere iI carattere immaginoso dai suoi versi, non si rassegnerà a
rinunciare alle illusioni.
LEOPARDI e il ROMANTICISMO.

IL CLASSICIMO ROMANTICO DI LEOPARDI:

La formazione di Leopardi era stata rigorosamente classicistica ed era stata consolidata


anche daII’amicizia con il classicista Giordani. Leopardi interviene su questa posizione ed
elabora una posizione diversa, originale e particolare. La posizione di Leopardi è di tipo
classico-romantica. Lui non condivide del classicismo il principio d'imitazione, del
romanticismo l’artificiosità retorica e iI predominio della Iogica suIIa fantasia. Leopardi
dunque ripropone i classici come modeIIi con uno spirito schiettamente romantico.
Toglie un po' dall’una e un po' dall'altra Iasciando queIIo che a Iui piace deIIe due correnti
Ietterarie. II suo obiettivo é queIIo di avvicinare iI cIassico ed il romantico.
Tra Ie varie forme poetiche, Leopardi privilegia soprattutto quella Iirica intesa come
espressione immediata deII’IO, della soggettività (Leopardi) e dei sentimenti. In questo
Leopardi si contrappone aIIa scuola romantica Iombarda che tende ad una Letteratura
oggettiva (Manzoni). E’ vicino al Romanticismo per una serie di motivi che ricorrono nelle
sue opere: tensione verso l’infinito, esaltazione dell’io, conflitto illusione-realtà, amore per
il vago e l’indefinito. E’ vicino aI Romanticismo per una serie di motivi che ricorrono neIIe
sue opere: tensione verso I'infinito, esaltazione deII’io, conflitto iIIusione-realta, amore per
il vago e I'indefinito.

I CANTI.

1819à Ricco di esperimenti letterari: idilli pastorali, elegie, canzoni su argomenti moderni
e cronachistici, tragedie personali, inni cristiani, romanzo autobiografico.
1818-1823à compone dieci canzoni;
1826à stampa una raccolta di Versi (2 elegie, 1 epistola, 6 componimenti con il titolo di
Idilli).
1831à raccoglie le canzoni, i testi dei Versi e alcuni lavori giovanili con altri testi scritti e al
volume dà il nome di Canti.

LE CANZONI:

Le Canzoni sono componimenti di impianto classicistico che riproducono lo schema


metrico fissato sin da Dante e che impiegano il linguaggio aulico e sublime della tradizione.
Esse affrontano una tematica civile, la base di pensiero è costituita dal pessimismo storico
e sono animate ad aspri spunti polemici contro l’età presente.
GLI IDILLI:

Gli Idilli sono quadretti (idillo=eidyllion=”quadro,immagine”), visioni che indicano le


espressioni e le sensazioni che l’anima prova al cospetto della natura. Le tematiche sono
intime e autobiografiche, il linguaggio è colloquiale e di limpida semplicità.
Gli idilli leopardiani non hanno a che fare con la tradizione bucolica-classica.
Leopardi definì gli idilli come: “espressione di sentimenti, affezioni, avventure storiche del
suo animo”. Ciò che a Leopardi preme di rappresentare sono i momenti essenziali della sua
vita: rappresentazione della realtà esterna, scene di natura serena.
Gli idilli si dividono in: piccoli e grandi idilli.

IL RISORGIMENTO E I GRANDI IDILLI DEL ’28-’30:

Chiusa la stagione delle canzoni e degli idilli, inizierà per Leopardi un silenzio poetico che
durerà sino al 1828. Lamenta la fine delle illusioni giovanili, Io sprofondare in uno stato
d’animo di aridità e di gelo, che gli impedisce ogni moto dell'immaginazione e deI
sentimento. Non avendo più stimoli decide di interrompere Ia scrittura e Ia stesura di
nuovi componimenti. Questa fase corrisponde aI passaggio aI pessimismo assoluto.
II poeta assiste ad un <<risorgimento>> delle sue facoltà di sentire, commuoversi e
immaginare.
1829à 16 mesi di “notte orribile” compone: Le ricordanze, La quiete dopa Ia tempesta, II
sabato del villaggio.
Grandi idilli: illusioni e speranze, rimembranze, quadri di vita borghigiana, suggestioni di
immagini e suoni vaghi e indefiniti, Iinguaggio Iimpido e musicale, Iinguaggio semplice
impreziosito da termini e locuzioni peregrine.

LA DISTANZA DAI PRIMI IDILLI:

Temi: consapevolezza deI ”vero”, equilibrio tra ”vero” e ”caro immaginar”.


Metrica: endecasillabi e settenari che si succedono liberamente, rime libere, assonanze.
LE OPERETTE MORALI e <<L'ARIDO VERO>>.

Nel 1824, di ritorno da Roma, dopo esser uscito per la prima volta dalla prigione del natio
borgo, Leopardi si dedica alla stesura al gruppo più folto delle Operette morali che
pubblicherà nel 1827.
Le Operette morali sono prose di argomento filosofico, non si tratta di filosofia puramente
teoretica: Io scrittore associa alla filosofia un fine pratico, egli vuole scuotere la sua povera
patria ed il suo secolo. Alla base della scrittura vi é un impegno civile e morale, deducibile
anche dal titolo dell’opera (”morali”), iI termine ”operette", invece indica il taglio breve di
questi testi e la sua comicità ed ironia. Nonostante ciò, si tratta di scritti di profonda
sostanza intellettuale. Quest’opera rientra nel genere ”serio-comico” di cui era
rappresentante Luciano, colui che nello Zibaldone Leopardi indica come suo modello.
Molte delle Operette sono dialoghi i cui interlocutori sono creature immaginose,
personificazioni, personaggi mitici o favolosi (Ercole e Atlante, un folletto ed uno gnomo, la
Natura, la Luna); in altri casi sono personaggi storici (Colombo e Gutierrez) oppure
personaggi storici mescolati con esseri bizzarri o fantastici (Torquato Tasso e il suo Genio
familiare).
In alcune operette dialogiche l’interlocutore principale é proiezione dell’autore stesso,
altre hanno forma narrativa, in altri casi si hanno prose liriche o raccolte di aforismi
paradossali o discorsi che si rifanno alla trattatistica classica. L’invenzione fantastica di
Leopardi spazia tra miti, allegorie, paradossi, apologhi, veri e propri canti Iirici in prosa.
Anche queste invenzioni che dovrebbero essere apparentemente umoristiche, si
concentrano intorno ai temi fondamentali del pessimismo Ieopardiano.
I temi principali e più ricorrenti sono: I'infelicità dell'uomo, l’impossibilità del piacere, la
noia, il dolore, i mali materiali che affliggono I’umanità.
Nonostante i temi siano cupi, non si ha un’impressione di tetraggine e opprimente ciò
grazie all’assoluto dominio intellettuale e al distacco ironico con cui Leopardi contempla il
”vero". Questa contemplazione si traduce in una prosa d’arte di straordinaria Ieggerezza.
Escono da questo quadro le operette più tarde, come Plotino, dialogo sul problema del
suicidio, pervaso da un senso di pietà e di solidarietà verso gli uomini.