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E' indispensabile, per un bonsaista, conoscere le varie tipologie di terricci

e saperli usare nella maniera adeguata. Partendo da alcuni principi di


base. Il terriccio deve avere un mix di caratteristiche di base:

- buon drenaggio;
- buon mantenimento della struttura;
- buon passaggio d’aria;
- buona forma delle particelle e colore (dal punto di vista estetico).

Caratteristiche fisiche del substrato

Nella preparazione del terriccio il primo elemento da considerare è la


permeabilità del terriccio all’aria. Tra i grani di terra esiste uno spazio che,
per un fenomeno conosciuto come capillarità, trattiene acqua e aria.
Questo spazio è detto atmosfera del suolo. Come norma generale,
maggiore è la dimensione dei grani della terra, maggiore è la percentuale
di aria disponibile.
Questa percentuale influisce sulla crescita della pianta: maggiore è la % di
aria, maggiore è la crescita delle radici, al contrario, minore è l’aria
contenuta nel terreno, minore è la crescita delle radici.

Pertanto, se si vuole che un Bonsai cresca più velocemente vanno preferiti


grani grossi, al contrario, se si vuole una crescita più contenuta è
necessario utilizzare granulometrie più fini. Per grani fini non si intende la
polvere (che va sempre scartata), perché questa non permette il
passaggio dell’aria nelle radici e quindi ne provoca l’asfissia. Ad ogni
trapianto si aggiunge sempre terriccio nuovo; per diversi motivi – sia
energetici, quindi fornire nuova fonte di sostentamento alla pianta, ma
soprattutto sostituire i grani disgregati dalle annaffiature giornaliere e
dall’azione erosiva delle radici. La presenza di aria nel substrato migliora
anche la moltiplicazione della microflora e microfauna utile del terreno (es.
batteri nitrificanti, funghi della micorriza ecc.).

Mentre l’albero cresciuto spontaneamente può scegliere dove sviluppare


al meglio le radici, nel vaso Bonsai questo non è possibile. Per essere
permeabile il terriccio deve essere poroso , cioè costituito da particelle
piuttosto grossolane (da 2 a 4 mm) che formino una quantità di piccoli
interstizi tra loro, in modo da permettere il passaggio dell’acqua e
dell’aria. Con l’alternarsi di bagnato e asciutto l’aria viene rinnovata
continuamente, cosa che se il terreno è molto compatto non avviene. Vi
sono tre elementi essenziali per determinare la validità di un buon
terriccio di coltivazione. Quando il terreno è normalmente bagnato, questo
è costituito da una parte solida (grani di terra) una parte liquida (acqua) e
una parte gassosa (aria).
Una quantità standard raccomandata consiste in un 40 % di parte solide ,
30 % di liquidi , 30 % di gas .

Sicuramente diverse specie di piante richiedono delle differenti


proporzioni. Gradualmente come la pianta cresce, a causa dell’attività
delle radici ed al naturale scioglimento delle particelle di terra, la presenza
di aria nel terreno diminuisce, mentre proporzionalmente aumentano le
parti solide e liquide. Un requisito che deve avere il terriccio per BONSAI è
di non essere troppo fertile, non perché i BONSAI siano piante denutrite,
ma perché terricci e concimi devono essere strumenti separati che in
mano al bonsaista sono usati per ottenere i risultati prefissati.

Bisogna quindi sempre tenere presente che il terriccio serve a formare una
bella radice, attiva, ramificata ed equilibrata, mentre è il concime che
deve nutrire la pianta.

Caratteristiche chimiche del substrato

E’ opportuno ricordarsi che la struttura fisica, che assicura la porosità, è


più importante della natura dei componenti. La prima non si può infatti più
correggere fino al rinvaso successivo, mentre si riesce sempre a ritoccare
la situazione chimica o biologica del substrato.
In un giardino il pH del suolo è tra il 4 ed il 7,5. Oltre questi limiti non può
crescere nessun tipo di vegetale. Il pH ideale dipende dalle specie da
coltivare. La maggior parte delle specie arboree richiede un terriccio
leggermente acido con un pH tra 6,2 e 6,5. E’ molto importante conoscere
la natura chimica del terreno, l’esame si può fare molto facilmente usando
un pH tester. Questo esame serve a stabilire il grado di acidità ed
eventualmente a modificare lo stato: per esempio, il valore di alcalinità si
abbassa aggiungendo terricci vegetali (torba, di foglie ecc. ) o gesso
agricolo; per i terricci acidi si aggiunge calce spenta o cenere di legna per
ridurre l’acidità. La nutrizione delle piante, più che dal potere assorbente,
è regolata dalla acidità del substrato, per l’influenza che essa esercita
direttamente, sia sulla nutrizione, sia sullo sviluppo della flora batterica
favorendo o inibendo le attività microbiche. Una pianta rinvasata con una
miscela sbagliata, avrà come conseguenza un rallentamento dello
sviluppo poiché non riuscirà ad assimilare le sostanze presenti nel
terriccio. Durante la coltivazione, il ph del terreno spesso va verso
l’alcalino perché quasi sempre l’acqua del rubinetto che si usa è calcarea.
Questo cambiamento può ad esempio impedire l’assorbimento radicale
del ferro, in quanto esso viene assorbito solo a condizione che il terreno
sia acido.
Composizione del substrato

La terra è composta da materia organica e inorganica. Quella organica


deriva da materiale vegetale ed animale ed è denominata humus, mentre
quella inorganica proviene dalla corrosione delle rocce. Il tipo di suolo è
determinato dalle diverse quantità di humus e sostanze rocciose presenti.
In molti libri degli anni ottanta è sovente proposta la miscela tra sabbie,
torbe e terra di campo, considerata oggi una soluzione pessima che non
permette il controllo del vigore del bonsai. La qualità di queste miscele di
vecchio stile era migliorata proprio con l’uso di pomice, lave e terricci di
foglie, che talvolta portava a buoni risultati. La ragione è che si devono
rispettare diverse esigenze della pianta, quali : un substrato vivo, poroso,
lievemente acido capace di reggerla, e capace di trattenere una
sufficiente quantità di acqua. Il compromesso si raggiunge preparando un
miscuglio di sostanze con differenti caratteristiche.

Sabbia

La sabbia è un sedimento detritico proveniente dalla disintegrazione della


roccia per azione chimica o meccanica, ha peso specifico superiore a 1,
con granulometria variabile, da 0,2 ad oltre 4 mm e pH generalmente
neutro. La sabbia garantisce un buon drenaggio; ma asciuga facilmente e
contribuisce ad aumentare il peso dei vasi. Si adatta in percentuale
maggiore alle conifere che hanno dei fabbisogni d’acqua più limitati. Se
una pianta e’ posta in una miscela di terriccio dove prevale la sabbia si
avrà un ispessimento ed un aspetto rozzo della corteccia dovuto alla
carenza d’acqua. Questo e’ un’altro motivo per cui si adopera la sabbia
per le conifere, le quali assumono così un aspetto più vecchio. Può essere
di fiume o di montagna, quella di fiume è composta da grani arrotondati
ed è utile per Bonsai già formati, mentre quella di montagna è composta
da grani spigolosi ed è usata nei vasi di coltivazione. La sabbia va
setacciata facendola passare attraverso maglie di 5 mm e da maglie di 2
mm. Altra precauzione da usare è quella di procedere al lavaggio della
sabbia , poiché le particelle attirano la polvere (limo) e quando questa
viene ceduta per le innaffiature, ostruendo i pori del terriccio. La sabbia
favorisce l’infittimento delle radici e la porosità. Quindi le sabbie o le
ghiaie possono garantire il drenaggio, ma rappresentano materiali inerti,
sterili. Hanno il vantaggio di essere facilmente disponibili e con costi
ridotti, ma hanno come svantaggio il peso elevato e la necessità di
aumentare la durata/quantità delle irrigazioni e delle concimazioni perché
il loro potere tampone è in pratica nullo. Inoltre, non avendo scambi
cationici con la soluzione circolante, se non minimi, non apportano i
vantaggi dell’uso di un materiale granulare d’origine lavica o vulcanica

Lapillo vulcanico

ll lapillo con le sue particelle a superficie ruvida trattiene capillarmente


l’acqua meglio di altri tipi di sabbia. Il problema principale per l’uso delle
lave nella coltivazione dei bonsai è il controllo dell’ irri- gazione, e
l’eccessiva fertilità. Le lave, soprattutto il lapillo, trattengono molto
l’umidità nel fondo del vaso, causando, in alcuni periodi dell’anno,
marciumi radicali, ed è pertanto necessario il controllo molto preciso
dell’irrigazione, anche in relazione al luogo.
Anche la fertilità eccessiva delle lave può essere un problema nei
programmi di coltivazione con concimazioni differenziate.

Pomice
La pomice è un materiale derivante dalla frantumazione di rocce d’origine
vulcanica, composto da granuli leggeri e porosi, di colore grigio/marrone,
con granulometria compresa tra 0,1 e oltre 10 millimetri. E’ utilizzata, in
varie percentuali, per alleggerire i substrati di radicazione e coltivazione e
per la radicazione di piante che non gradiscono ristagni d’acqua ma
discreti tassi d’umidità radicale (es. conifere). L’utilizzo della pomice è
diretto a soddisfare due esigenze. 1) A favorire lo sviluppo dell’apparato
radicale; 2) A migliorare il drenaggio in vaso ,con conseguente
miglioramento dell’aerazione e, indirettamente del fissaggio dell’azoto
dell’aria mediante microflora. E’ una sostanza con un pH quasi neutro
(7,5), molto leggera, con ottime capacità igroscopiche . E’ atossica,
inattaccabile da acidi e basi e quindi non produce nessuna interferenza
nell’uso combinato di fertilizzanti ed anticrittogamici. Ha una notevole
capacità di trattenere l’acqua, cedendola su richiesta delle radici. Non va
sottovalutato l’azione fertilizzante della pomice. E’ infatti un silicato
complesso contenente importanti elementi quali; boro, potassio,
magnesio, calcio, ecc.. La pomice in quanto igrometrica, ha la spiccata
capacità di saturarsi di soluzioni di sostanze fertilizzanti nell’arco di 3-6
giorni che poi cede lentamente al terreno attraverso il fenomeno della
diffusione.
E’ disponibile sul mercato ad un prezzo superiore a quello della sabbia, ma
ha il vantaggio di avere un peso nettamente inferiore. Prima dell’utilizzo è
opportuno setacciarla e lavarla per eliminare la parte polverosa.

Zeoliti

Le zeoliti naturali sono minerali di origine vulcanica appartenenti


alla classe dei tettosilicati.
La loro struttura è caratterizzata dalla presenza di canali e cavità in
cui trovano alloggio ioni e molecole dotati di estrema mobilità. Le
zeoliti consentono di:
- correggere le qualità dei substrati tramite l’incremento della
capacità di scambio cationico;
- consentire un lento rilascio di macroelementi (potassio ed azoto
ammoniacale) e di microelementi vari, con il duplice vantaggio
relativo alla riduzione dei concimi da apportare e al mantenimento
delle riserve nutritive del terreno;
- incrementare la ritenzione idrica del terreno e/o del substrato
(torba/terriccio) con riduzione della frequenza delle irrigazioni e dei
fenomeni di stress idrico;
- tamponare l’azione bruciante dei fertilizzanti chimici e degli
antiparassitari;
- ridurre i fenomeni di dilavamento degli elementi nutritivi
fondamentali.
Da utilizzare miscelata con altri elementi.

Perlite (Agriperlite, Serlite..)

La perlite è un materiale di origine lavica sottoposto a trattamenti termici


(1800 °C), per mezzo dei quali l’acqua contenuta evapora e il materiale
assume la forma di piccoli granuli spugnosi, di colore biancastro e molto
leggeri. E’ sterile ed esente da agenti patogeni, riduce il rischio di
marciumi radicali, non fornisce sostanze nutritive al terreno. Ha una bassa
capacità di scambio cationico e favorisce lo sviluppo delle piante per il
rapporto ottimale aria/acqua.
E’ generalmente impiegata per la realizzazione di substrati di semina e
radicazione di talee, assieme a sabbia e torba o in sostituzione della
stessa. Nella preparazione dei terricci può essere utilizzata (miscelata)
sfruttando le sue principali qualità (estrema leggerezza, rapporto ottimale
aria/acqua).
NB – La polvere di Perlite può provocare danni temporanei agli occhi o
disturbi se inalata.
Durante l’uso è opportuno l’utilizzo di mascherine protettive/occhiali e/o
presidi di protezione.

Leonardite
E’ la sostanza fossile con il più alto contenuto di sostanza organica
umificata, scoperta dal dr. A. Leonard negli anni quaranta. Può presentare
sino al 80-85% di acidi umici naturali. Ha origini più antiche della torba,
ma è più giovane della lignite. E’ disponibile sia in polvere sia in scaglie.
Va miscelata con altri elementi o sparsa nel periodo autunnale/invernale
sulla superficie del terreno. E’ disponibile anche in forma liquida.
Akadama

E’ una terra argillosa a grumi, svolge molte funzioni tra cui la nutrizione
della pianta; piccole particelle di sostanze minerali chiamate colloidi, che
sono silicati di alluminio idrato, che agiscono chimicamente al cambiare
della temperatura. Questo significa che nella struttura granulare avviene
una scissione e vengono rilasciati le parti nutritive che saranno utilizzate
dalla pianta, quali idrogeno, sodio, potassio, magnesio, ecc.. Inoltre
assicura una eccellente ritenuta d’acqua e un veloce ciclo di asciugatura.
Un’argilla ottimale dovrebbe avere un pH neutro o leggermente acido,
ideale per la maggior parte delle specie ; avere grani molto solidi e
resistenti alla pressione, ed al tempo senza disfarsi. Dovrebbe essere
porosa e avere una alta capacità di interscambio di ioni, cioè la capacità
delle particelle del terreno di trattenere e poi liberare le sostanze nutritive.
Un' argilla del genere in Italia non esiste , ma è presente in Giappone
(zona pianura Kanto, dove c’e’ Tokyo) ed è l’Akadama. Il colore di questo
terriccio (AKA significa rosso) e’ dato dalla presenza elevata di ossido di
ferro, favorisce lo sviluppo delle radici capillari e di conseguenza la
creazione di una ramificazione sottile.

Torba

E’ un prodotto delle torbiere, paludi dove le piante , per mancanza di aria


si sono decomposte nel corso dei millenni, la sua caratteristica specifica è
l’acidità , che la rende molto resistente alla decomposizione
batteriologica. Le torbe, pur essendo fondamentali in un suolo naturale,
non sono particolarmente interessanti nella coltivazione bonsai, per la loro
rapida degenerazione nel vaso, in seguito agli sbalzi idrici e termici. Sono
stati usati in passato per i bonsai che erano coltivati in ambienti molto
ombreggiati, ma il loro uso oggigiorno non è più interessante per i bonsai
di alta qualità. I materiali organici hanno una forte ritenzione idrica ed
un’elevatissima fertilità (a parte le torbe), con conseguenti rischi di
marciume radicale; inoltre avendo una struttura fine e fibrosa, possono
ridurre il drenaggio.

Kanuma
Questo terriccio originario del Giappone, della periferia di Tokyo provincia
Saitama e’ di colore giallo, chiaro, molto leggero e mantiene bene
l’umidità permettendo un buon passaggio d’aria, garantisce inoltre un
buon drenaggio. Siccome e’ un terriccio acido (PH circa 5) si adatta
particolarmente alle azalee o per lo sviluppo delle talee. E’ molto fragile
perché molto poroso, non lasciare gelare.

Terricci di foglie ed humus di lombrico

Possono avere un uso corretto ancora oggi per alcuni casi particolari.
Humus: sostanza organica in decomposizione del suolo . Essa corregge i
difetti del terreno quali: indurimento del terreno , difficoltà di
asciugamento, sviluppo radicale ridotto, minore assorbimento d’acqua e di
elementi nutritivi . Ad opera dei microrganismi rifornisce gradualmente la
soluzione circolante e le radici di macroelementi e microelementi. In
definitiva l’humus diviene il regolatore dell’alimentazione minerale delle
piante. L’aggiunta di humus di lombrico di buona qualità , nel substrato ne
migliora le caratteristiche e vi introduce la vita biologica, sotto forma di
batteri e funghi utili , enzimi ecc... La flora batterica “ buona” dell’humus ,
esplica una azione quasi antibiotica, creando una specie di barriera
biologica all’ingresso dei batteri “cattivi”. L’humus di lombrico è il
materiale organico più interessante, da miscelare con l’akadama ove
necessario, per la sua capacità drenante, rara qualità fra i terricci
organici ) Ad esempio per i Meli bonsai si può inserire un 10% di humus
nell’akadama, per sostenere le fruttificazioni. Anche nel caso dei Ficus, un
20% di materiale organico nell’akadama, può migliorare la capacità di
sopravvivenza in appartamento. È da ricordare che miscelando terriccio
organico all’akadama, si diminuisce notevolmente la sua capacità di far
radicare (le torbe, anche le migliori come quelle d’Irlanda, non sono
indicate per i bonsai per la loro difficile capacità di reidratazione una volta
asciugate).
I migliori terricci di foglie sono quelli derivati dal bosco di Faggi e dal bosco
misto (Querce, Carpini, Olmi, ecc.) di pianura.

Mizugoke (sfagno)

Si usa per mantenere l’umidità’ del terriccio e durante gli attecchimenti o


le margotte. La sua lunghezza media e’ 10 - 18 cm. Normalmente si usa
con kanuma per le azalee.

Kiryu

La Kiryu è un substrato di origine giapponese, specifico per le conifere, ma


idoneo anche nella coltivazione di tutte le latifoglie sempreverdi di origine
mediterranea. Presente in granulometrie differenti e selezionabili tramite
setacciature, ha un valore di pH che è tendenzialmente acido, e grazie a
questa caratteristica rende disponibili i microelementi ferrosi di cui è
ricchissima. Parallelamente al pH, il suo valore di CSC è pari a ca 25 (di
poco inferiore all’akadama ed alla Kanuma). Queste sue caratteristiche la
rendono eccellente alla prolificazione dei capillari radicali e nelle specie
che be-neficiano di micorrize, aumenta l’allungamento ifale. La sua
presenza nei substrati dev’essere in percentuali molto basse (max 20 %),
in quanto non essendo un substrato completo nella sua componente
chimica, se usata al 100% potrebbe dare problemi di antagonismo
nell’assorbimento di altri elementi nutritivi. La sua struttura, povera in
micropori, la rende inoltre poco idonea in climi caldo-mediterranei per il
non trattenimento di acqua utile (caratteristica preziosa delle pomici). Le
migliori prestazioni della kiryu, sotto il profilo chimico-fisico le si hanno
miscelandola con substrati ben strutturati tipo akadama,
pomici e kanuma. Il suo utilizzo, solitamente ignorato per le latigoglie, è
invece indicatissimo nella formulazione di substrati di specie sempreverdi
che necessitano di alimentazione fogliare costante perché i microelementi
ferrosi intervengono nella biosintesi della clorofilla.

CAPACITA’ DI SCAMBIO CATIONICO

La capacità di scambio cationico dei suoli individua la quantità di ioni


positivi che possono essere scambiati e trattenuti dal suolo; dalla CSC
dipende la capacità del suolo di trattenere tutti gli elementi chimici
presenti in forma di ioni positivi e, in particolar modo, i metalli pesanti.

POTERE TAMPONE Con questa definizione s’intende la possibilità, da parte


di un substrato, di assorbire dosi eccessive di sostanze (concimi,
antiparassitari etc.) e rilasciarli in maniera bilanciata senza variazioni
sostanziali del Ph. In sostanza maggiore è il potere tampone, maggiore la
capacità del terreno di assorbire shock evitando danni all’apparato
radicale.

RAPPORTO CARBONIO / AZOTO

Con il termine rapporto C/N s’intende il rapporto, in proporzione


percentuale, tra la sostanza organica (C) e l’azoto (N). Il valore di questo
rapporto deve essere inferiore o uguale a 20. Se si hanno valori < =20, si
ha una maggiore efficienza nella mineralizzazione del substrato,
mineralizzazione che andrà ad aumentare la percentuale d’azoto
disponibile per la pianta.

SUBSTRATO SECONDO LA SPECIE Un buon terriccio lo si ottiene


mescolando in differenti proporzioni queste sostanze . Con una serie di
setacci si vagliano queste sostanze, allontanandone la parte polverulenta
che renderebbe il terriccio troppo compatto. Quindi conviene utilizzare tre
differenti setacci . Il materiale che non passa dal primo setaccio (5 mm) è
troppo grosso, è può essere usato solo come drenaggio, il terriccio che
non passa attraverso le maglie di 3 mm viene utilizzato con il resto che
rimane all’interno dell’ultimo setaccio , il resto va scartato.
E’ importante ricordare che le proporzioni dei componenti del terriccio
possono variare in base alle situazioni climatiche , ad esempio un
esemplare posto in akadama pura nelle regioni meridionali calde e
asciutte richiederebbe continue innaffiature , con il rischio di subire un
colpo di secco. In queste zone è preferibile mescolare una percentuale di
materiale organico, che aumenta la ritenzione di umidità del substrato.

Al contrario , in zone a clima umido con piogge tutto l’anno, è


indispensabile un drenaggio ottimale, per scongiurare asfissia o marciume
delle radici. In questo caso si consiglia di aumentare la proporzione di
sabbia, o pozzolana, oppure usare una granulometria maggiore. Il
composto migliore è quello che consente alla pianta di crescere sana e
vigorosa, considerando le condizioni climatiche, la posizione, la
disponibilità del coltivatore ad intervenire per rispondere alle necessità
della pianta, e anche la disponibilità dei materiali stessi.

E’ bene preparare un miscuglio tale per cui, nel pieno dell’estate, possa
bastare mediamente una innaffiatura al giorno. Ogni bonsaista ha
sviluppato con il tempo e l’esperienza una sua miscela specifica per i vari
tipi di piante. Sarebbe perciò utile che ognuno trovasse, sperimentando,
una miscela personale ed ottimale per le proprie piante.