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Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 1

Indice

1
Introduzione.......................................................................................................................2
1.1 La sfera pubblica...................................................................................................8
1.2 Sfere pubbliche globali....................................................................................... 11
2
Lo spazio antropologico della Rete Mondiale.................................................................23
2.1 Scrivere in Rete: dall'email ai MUD...................................................................24
2.2 Dalle homepage personali ai diari on-line.......................................................... 31
2.3 Comunità reali.....................................................................................................39
3
La lingua pubblica .......................................................................................................... 43
3.1 Mezzi linguistici .................................................................................................44
3.2 Web-pidgin......................................................................................................... 46
4
WWW.BEPPEGRILLO.IT............................................................................................. 55
4.1 Pilota del ciberspazio?........................................................................................ 56
4.2 Conversazioni on-line......................................................................................... 63
4.2.1. Dialogo con Beppe Grillo........................................................................... 68
4.2.2. Senso di appartenenza alla comunità e dialogo tra i bloggers.................... 75
5
La blogosfera pubblica.................................................................................................... 83
Appendice.......................................................................................................................88
1 International Herald Tribune...................................................................................89
2 Gli amici di Beppe Grillo di Vicenza..................................................................... 90
3 I siti citati nel blog.................................................................................................. 92
Bibliografia.....................................................................................................................94
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1
Introduzione

Geschrieben steht: “Im Anfang war das Wort!”


Hier stock' ich schon! Wer hilft mir weiter fort?1
[J.W. Goethe, Faust I, vv. 1224-5]

La parola, capacità distintiva dell'essere umano, è sempre stata al centro della riflessione
degli uomini di tutte le culture che, nelle tradizioni più diverse, le hanno da sempre
attribuito un ruolo fondamentale nella creazione del mondo. Gli esempi riportati dalla
letteratura etnografica sono numerosi: il più noto in ambito occidentale, ovviamente, è il
mito della creazione raccontato nella Genesi biblica, dove la parola divina è strumento
essenziale di realizzazione del progetto di Dio:
In principio, [...]

Dio disse:

“Vi sia la luce!”

E apparve la luce. [Genesi, 1-3]

La narrazione dell'inizio del mondo è scandita dalle parole del Creatore: ad ogni suo
comando un pezzo di mondo prende forma dal vuoto, in un rituale scandito dalla
formula Dio disse [...] E così avvenne in cui la parola si configura come atto originario
da cui tutto ha inizio.
L'associazione tra gli inizi cosmologici e il linguaggio è presente anche nei testi di
numerose culture lontane da quella giudaico-cristiana. In un testo egiziano il dio
Nebercer dice: Aprii la mia bocca, pronunziai il mio proprio nome come parola di
potenza, così come nei Veda la parola viene definita l'ombelico del mondo degli dei.
Non si deve pensare, però, che questo elemento sia presente solo nelle tradizioni scritte:

1 Sta scritto, “In principio era il Verbo!”


Son già bell'e fermo! Chi mi aiuta a proseguire?
(Trad. di Giovanni V. Amoretti)
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anche in una cultura orale come quella dei Dogon del Mali l'uomo diventa un essere
completo solo nel momento in cui l'Antenato gli fa il dono del linguaggio, necessario
alla conoscenza di tutto ciò che è utile agli uomini. Un'immagine che ritroviamo anche
in un mito della Nuova Caledonia: saggezza e parola salirono dalle loro viscere,
ridando dignità e valore a quegli esseri scialbi.2

Se il linguaggio, quindi, ha un ruolo fondante in tutte le culture umane, la cultura


occidentale contemporanea sembra averne preso coscienza in modo particolare
definendo il proprio tempo come l'era dell'informazione. Con questa espressione la
parola viene messa ancora una volta al centro della società, ma con una differenza: la
tecnologia ha ampliato gli spazi della parola ma in questo processo il linguaggio è stato
mediato dagli strumenti che lo producono e riproducono, ed ha assunto nuove forme ed
introdotto nuove prospettive nell'interpretazione della realtà. Abbandonato il mito per
ricollocare la parola nel tempo attuale, la società dell'informazione ne riconosce
comunque il ruolo fondamentale di ciò che dà ordine al caos, che dà forma alla materia,
ma la sua riproposizione tramite la televisione, il telefono, la radio, i computer,
ridefinisce lo spazio sociale nel quale gli individui interagiscono.
In questo studio ci concentreremo proprio su questa ridefinizione dello spazio sociale
operata dagli individui interconnessi tramite i mezzi di comunicazione, per provare a
comprenderne meglio le modalità.
Se ciascuna persona si definisce grazie all'interazione con gli altri, questo è possibile
solo tramite degli strumenti di mediazione tra la dimensione individuale e quella
collettiva [Matera, 2002: 41] che, in società in cui il collettivo abbraccia la Terra intera,
sono strettamente legati alla tecnologia. L'intreccio di questi tre elementi, individuo,
tecnologia e linguaggio, porta ad una ridefinizione dell'identità, vista sempre più come
un'entità mutevole e comunque relazionale. Amin Maalouf scrive, infatti:
Chi, nell'Europa odierna, non avverte un conflitto, destinato ad aumentare, fra la
sua appartenenza a una nazione plurisecolare – la Francia, la Spagna, la Danimarca,
l'Inghilterra... - e la sua appartenenza all'insieme continentale che si va costruendo?
2 Per una descrizione più ampia di questi miti si veda Cardona, 1990: 345-7, pagine dalle quali sono
state tratte le citazioni.
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E quanti europei sentono anche, dal paese basco fino alla Scozia, un'appartenenza
potente, profonda, a una regione, al suo popolo, alla sua storia e alla sua lingua!
Chi, negli Stati Uniti, può ancora considerare il suo posto nella società senza
riferimenti ai suoi legami anteriori – africani, ispanici, irlandesi, ebraici, italiani,
polacchi, ecc.? [1999: 10-11]

Se questo è il sentire degli individui, altrettanto composita è l'identità dei gruppi sociali
ai quali le persone fanno riferimento: viene percepita una pressione da parte di poteri
omologanti, ma, tramite la comunicazione su scala globale, le comunità locali tentano
comunque di mantenere un'identità distinta senza rifiutare, in modo più o meno
cosciente, il mutamento inevitabile nell'incessante processo di negoziazione delle
identità. Processo che in questo primo capitolo verrà illustrato da alcuni casi etnografici
presentati dalla letteratura antropologica.

Nel secondo capitolo di questo lavoro, invece, cominceremo a focalizzare con maggiore
precisione l'ambito di ricerca, analizzando diverse tipologie di siti Internet visti come
luoghi di aggregazione, nei quali gli individui possono sperimentare identità alternative
a quelle che interpretano col proprio corpo. Insomma, parleremo di quello che, con
termine molto abusato ma anche rivelatore, possiamo chiamare ciberspazio.
All'interno di questo spazio elettronico consentito dalla digitalizzazione dei testi, che
possono così viaggiare per tutto il pianeta tramite le linee telefoniche, le scienze sociali
riconoscono quelle che vengono comunemente definite comunità virtuali, ovvero sotto-
sezioni della Rete nelle quali le persone scrivono, inviano immagini, suoni e filmati, e
creano una relazione seppure in assenza di una compresenza fisica. Rifletteremo sul
senso di questa virtualità perché questi gruppi sono formati da persone in carne ed ossa
che utilizzano i siti per conoscersi, confrontarsi sui problemi della realtà quotidiana e,
eventualmente, studiare piani di azione comuni per intervenire all’interno della realtà
sociale che vivono quotidianamente. E tutto questo non suona niente affatto come
virtuale.
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Nel terzo capitolo, invece, affronteremo l'aspetto prettamente linguistico della


comunicazione tramite il computer e ne evidenzieremo le particolarità. Qualsiasi
procedimento culturale infatti si attua tramite il mezzo linguistico, anche se nel sistema
sintattico e lessicale non sempre resta traccia delle operazioni culturali; perciò nell'uso
che i parlanti fanno della lingua possiamo trovare tracce interessanti del mutamento
culturale. In questo senso vedremo in che modo il cosiddetto web-pidgin si differenzia
sia dall'italiano parlato che da quello scritto, per poterci poi addentrare, nell'ultimo
capitolo, in una comunità on-line italiana che ha raggiunto nel corso del 2005 un
notevole successo.
Si tratta del blog pubblicato quotidianamente dal comico italiano Beppe Grillo e,
altrettanto quotidianamente, visitato e arricchito dagli interventi di net-surfers italiani
(anche residenti all'estero). Cercheremo così di comprendere quale senso di identità
spinga queste persone a ritrovarsi regolarmente tra le righe di quelle pagine, definendo
così un particolare spazio del visibile3 all'interno della società italiana.

Tutto questo deve essere comunque considerato un momento di riflessione senza alcuna
pretesa da parte dell’autrice di raggiungere conclusioni definitive, perché condizionata
dalla difficoltà di applicare un metodo preciso ad un oggetto di studio per sua natura
sfuggente.
Scriveva Malinowski nell’introduzione al suo testo più famoso:
“L’etnologia è nella situazione tristemente comica, per non dire tragica, che proprio
nel momento in cui comincia a riordinare il suo laboratorio, a forgiare i suoi
strumenti, a partire pronta per lavorare al compito assegnato, il materiale del suo
studio svanisce con irrimediabile rapidità” (Malinowski, 2004, pag. 3).
Queste frasi per Malinowski indicavano il senso d’urgenza col quale egli viveva il
lavoro etnografico, e che avrebbe continuato a caratterizzare l'esperienza etnografica di
buona parte del XX secolo. Per l'antropologia di questo periodo il lavoro dell'etnografo
doveva fissare nella propria narrazione le culture “autentiche” prima dell'inevitabile
mutamento portato dal contatto con i paesi dei quali l'etnografo era rappresentante, in un

3 Cfr. paragrafo 1.1


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progetto tutto occidentale di progresso economico e sociale. Marcus e Fischer


accusavano ancora nelle etnografie degli anni '70-'80 la forte presenza del motivo della
salvaguardia, inteso come proposito di natura scientifica [1994: 66], mettendone però
in evidenza l'inutilità nel mondo sul finire del millennio. Essi sostenevano, piuttosto,
l'emergere dalle riflessioni sui compiti del lavoro sul campo e sulla scrittura etnografica
della cosiddetta antropologia interpretativa che assume la duplice funzione di fornire
dei resoconti sugli altri mondi visti dall'interno e riflettere sui fondamenti
epistemologici di questo genere di resoconti [idem: 68].
L’antropologo del XXI secolo vive ancora quella che questi autori chiamavano una fase
d'acuta consapevolezza dei limiti dei nostri sistemi concettuali in quanto sistemi [1994:
49] come avveniva nella prima metà del Novecento. L'etnografia contemporanea opera
nel contesto di una crisi epistemologica dell'occidente, che ha perso
contemporaneamente sia il ruolo di autorità nel parlare delle popolazioni sia la fiducia
nell'idea della grande teoria che protegge [idem: 53]. Le sue categorie di definizione
della realtà non possono essere considerate universalmente valide, ma devono essere
esse stesse analizzate in un processo che trasforma l'antropologia in una critica culturale
a tutto tondo: se tutte le prospettive sono soggette ad una revisione critica, non possono
che essere lasciate nello stato di alternative multiple e aperte [ibidem]. Oggi il
problema concettuale non è tanto quello di spiegare i fenomeni all'interno di un sistema
di riferimento onnicomprensivo, quanto di esplorare forme innovative di descrizione
del processo di mutamento [ibidem]: non solo l'oggetto di studio, ma anche l'etnografo
(e successivamente il lettore delle narrazioni etnografiche) sono parte del flusso della
storia e quindi entità plurali, non monolitiche.
In qualche modo, il materiale di studio dell'etnografo contemporaneo continua a
scomparire sotto i suoi occhi, nel senso che muta costantemente. Le società non sono
entità statiche, ma, come scrive Matera, sono dislocate, frammentate e mescolate [2004:
66]: si è indebolita la relazione diretta e univoca tra luogo, popolo e cultura perché
ciascun individuo si configura in modo composito tramite esperienze sempre più
interculturali, tanto da poter parlare di un repertorio culturale individuale [idem: 71].
Da questa constatazione deriva la possibilità di un approccio sociolinguistico alla
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cultura, intesa come flusso culturale globale e ibrido [ibidem]: se oggi l'etnografo non
ha più il compito di salvaguardare la diversità culturale dal processo di
occidentalizzazione del pianeta, si occupa piuttosto di continuare a riscoprire le culture
dei popoli del mondo nella misura in cui questi popoli le reinventano col mutamento
delle circostanze storiche, specialmente in un'epoca in cui stanno venendo meno i
metaracconti e i paradigmi certi [Marcus e Fischer, 1996: 67].

Oggi l’antropologia non propone un metodo e raramente propone anche delle


conclusioni4, ma utilizza metodi diversi di ricerca sul campo e ancora più diversi stili di
narrazione etnografica per tradurre l’esperienza:
l’antropologia […] non ritiene che la verità sia qualcosa di raggiungibile al di fuori
delle forme di esistenza storica e sociale in cui vivono gli esseri umani, cioè al di
fuori della loro “cultura”. […] L’antropologia è in effetti una frontiera perché si
situa alla frontiera di una tradizione di sapere che ha sempre considerato se stessa
in grado di ricondurre il mondo a categorie a essa proprie. [Fabietti, 1999: 5]
L’antropologia sembra riflettere quel mutamento sociale che McLuhan [McLuhan-
Powers, 1992] identificava in uno spostamento del nostro modo di pensare dal dominio
dell’emisfero sinistro del nostro cervello (logico-sequenziale) ad un maggiore utilizzo
dell’emisfero destro: una visione della realtà meno analitica e più comprensiva, più
simultanea, acustica per dirlo con le sue parole:
L'antropologia [...] cominciò a usare lo sfondo o la totalità della cultura come
oggetto di studio per richiamare l'attenzione, dando così l'impressione di rompere
con la tradizione bimillenaria di considerare la figura senza lo sfondo. [McLuhan-
Powers, 1992: 41-2]

In questo testo verrà presentata un’etnografia dei nuovi spazi che si sono aperti in un
mondo ormai sotto il controllo degli occhi satellitari. Un mondo dove, finita la realtà
fisica da esplorare (senza quasi più foreste vergini, con strade che solcano tutte le
distanze, con aeroplani che sorvolano ogni metro quadro di crosta terrestre), la scienza
e la fantascienza hanno aperto nuove dimensioni di realtà nelle quali ci si sposta senza
4 v. anche Matera, 2004: 59-60
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che le gambe si muovano. “Esserci senza andarci”, “esserci senza esserci” recitano
alcuni slogan di promozione della videotelefonia che sottolineano l'importanza di far
sentire la propria presenza anche a grandi distanze senza doversi necessariamente
muovere fisicamente, ma spostando la comunicazione dal livello dell'interazione di
persona a quello dell'immagine di sé.
L'etnografo, quindi, accende un computer e si collega a siti Internet in lingua italiana.
Mancherà il viaggio, come spostamento del corpo, mancherà la traduzione, come
spostamento tra due codici linguistici, ma le metafore che descrivono questo spazio ci
guideranno in un viaggio lungo le autostrade telematiche che potrebbe rivelarsi poco
virtuale e molto reale.

1.1 La sfera pubblica

Habermas in Storia e critica dell'opinione pubblica ha analizzato le modificazioni


sociali intervenute nelle società europee del sedicesimo secolo in seguito allo sviluppo
mercantile ed al modificarsi della dimensione politica. In quest'epoca, insieme alla
nascita di una società civile come ambito delle relazioni economiche tra privati, si
sarebbe costituita una nuova sfera pubblica come spazio di relazione tra lo stato,
ovvero il sistema politico istituzionale, e la società civile. In questa sua visione la
costituzione di una sfera pubblica fu un fenomeno tipicamente borghese: era composta
da privati cittadini che si incontravano per confrontarsi su questioni che
precedentemente erano state patrimonio esclusivo dei governanti della società.
Secondo Habermas fu l'Inghilterra dell'inizio del Settecento a consentire lo sviluppo di
questa sfera pubblica borghese, grazie al fatto che in questo paese il controllo politico
della stampa era inferiore a quello attuato da altri governi europei e,
contemporaneamente, si assisteva ad una fioritura dei caffè come luoghi di discussione
di questioni sociali e politiche. I caffè ed i giornali, quindi, crearono il contesto nel
quale fu possibile la formazione di un'opinione pubblica, la quale, a sua volta, avvicinò
il potere politico a coloro che partecipavano di questa dimensione: si trattava di una
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sorta di rete che, attraverso l’agire comunicativo, conferiva rilevanza pubblica a


questioni sorte in seno alla società civile e, ancora prima, in seno alla vita quotidiana
degli individui.
L'instaurarsi di una Öffentlichkeit5, però, fu per Habermas un fatto europeo, non solo
anglosassone, benché i diversi salotti e caffè si distinguessero nello stile sociale e nella
composizione del pubblico, nel tono del ragionamento e nell'orientamento dei temi
[1971: 51]. Nell'Europa moderna, con il formarsi della società civile, quindi, si sviluppò
una nuova sfera pubblica che si posizionava tra l'autorità pubblica, ovvero lo stato, ed i
cittadini borghesi: una dimensione nella quale privati cittadini definivano luoghi
d'incontro nei quali discutere delle regole con le quali organizzare la società.

Numerose sono state le critiche a questa visione, che è limitata alla nascita di una sfera
pubblica borghese e maschile, escludendo gran parte degli attori presenti negli stati
moderni. Thompson ha evidenziato in particolare le obiezioni rivolte alla parte della
teoria che dichiara il declino e la morte della sfera pubblica: per Habermas, infatti, con
la nascita del concetto di benessere sociale e la presenza di forti gruppi di pressione in
grado di influenzare le iniziative dei governanti, salotti, caffè e periodici avrebbero
perso importanza, lasciando aperto il campo allo sviluppo delle istituzioni mediali.
Habermas parla, perciò, di un potenziale ambivalente dei mezzi di comunicazione
perché essi gerarchizzano le sfere pubbliche e, allo stesso tempo, ne ampliano
l’orizzonte di comunicazioni possibili, producendo effetti sociali tanto di controllo
quanto di emancipazione [cfr. Onorati, 2002]. Questo sviluppo condurrebbe così ad una
rifeudalizzazione della sfera pubblica da parte dell'autorità attraverso i media.

Thompson, nel suo testo dedicato ai mezzi di comunicazione, tratteggia secondo nuove
linee il concetto di sfera pubblica distinguendo due possibili significati della dicotomia
pubblico/privato: uno rimanda alla distinzione tra lo stato e le attività che vengono
considerate separate da esso; l'altro significato riguarda la relazione tra visibilità e
5 Il termine tedesco indica la pubblicità nel senso di ciò che costituisce il fatto pubblico ed è stato
tradotto in italiano con sfera o dimensione pubblica o con carattere pubblico per evitare l'ambiguità
del termine italiano (cfr. Habermas, 1971: 7, N.d.T.)
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invisibilità. Riferendosi proprio a quest'ultima opposizione, Thompson, riprende la


teoria habermasiana per quanto riguarda la creazione in epoca moderna di una sfera
pubblica che andava oltre lo stato e si concretizzava anche nello sviluppo di un'opinione
pubblica grazie al fermento nei caffè e tramite la stampa, una discussione che spesso era
di aperta critica nei confronti dello Stato. Oggi, però, che questo panorama si è
modificato con l'affermarsi di una vera e propria industria mediatica, Thompson ritiene
che l'esistenza di una sfera pubblica sia in pericolo, non per la volontà di controllo da
parte degli stati, quanto per l'irrefrenabile crescita di tale industria.
Sono ancora validi, però, i criteri istituzionali comuni che Habermas identifica nelle
diverse forme di sfera pubblica [1971: 51 ss.]:
• relazioni sociali che non presuppongono l'eguaglianza di status6;
• problematizzazione di ambiti che prima di questo momento non si era mai
pensato di porre in questione;
• “generalizzazione” della discussione per cui nessuno può esserne escluso,
cosicché la sfera pubblica è sempre aperta verso l'esterno e non può mai
irrigidirsi in conventicola [ibidem].
Thompson sembra quindi riferirsi soprattutto a quest'ultimo aspetto, quando propone
una riflessione sul tipo di sfera pubblica creato dai media definita in questo modo:
Questi mezzi di comunicazione creano un nuovo tipo di sfera pubblica che consiste
in quello che potremmo definire lo spazio del visibile: uno spazio non localizzato,
non dialogico e aperto nel quale circolano forme simboliche accessibili a una
pluralità di altri non presenti. [1998: 341].

In queste pagine rifletteremo proprio su tale visibilità, ma con un'ottica leggermente


spostata perché la comunicazione tramite Internet offre la possibilità di uno spazio
dialogico, nel quale produttori e destinatari si sovrappongono nei ruoli e dialogano tra
loro.

6 Almeno nelle intenzioni, le leggi del mercato e dello Stato vengono sospese, per cui trionfa l'autorità
dell'argomento su quella della gerarchia sociale.
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1.2 Sfere pubbliche globali

I cybernauti di Istanbul, di Perth, di Ottawa sono rappresentanti di una piccola


minoranza, non superiore al 10% della popolazione mondiale, che utilizza i mezzi
di produzione più avanzati e, inconsapevolmente, si costituisce a classe dirigente
giocando a scacchi dentro la rete. [Zocchi, 2003: 52]

Paolo Zocchi propone una riflessione sulle possibilità democratiche introdotte dalla
Rete grazie alla sua capacità di mettere in contatto tramite un medesimo linguaggio
persone dislocate in diverse parti del pianeta (ma con caratteristiche socio-economiche
comuni). Le interazioni reticolari, a suo parere, favoriscono l’interazione degli
appartenenti ad una élite economica che partecipano a giochi di gruppo, scambiano e-
mail, cercano informazioni e fanno acquisti. Compare così lo spauracchio di Internet
come mezzo che corrobora e rigenera il meccanismo economicamente oligarchico di
costruzione delle classi dirigenti sul piano globale [Zocchi, 2003: 50].
Pur senza disconoscere il problema del digital divide7, voglio qui porre l'accento sulla
presenza nei mezzi di comunicazione di massa di culture diverse che rinegoziano le
rispettive identità tanto da farli assomigliare ad un camaleontico polipo tutto-tentacoli,
quasi senza testa, nel quale gli individui si spostano continuamente dal centro alle
diverse periferie e viceversa.
Come ha osservato Arjun Appadurai, le comunicazioni di massa (e le migrazioni)
agiscono sull’opera dell’immaginazione in quanto tratto costitutivo della soggettività
moderna8 [2001: 16]. Lavoratori turchi emigrati in Germania guardano film turchi nei
loro appartamenti tedeschi e tassisti pakistani a Chicago ascoltano le prediche registrate
su cassetta in Pakistan o in India: questo crea sfere pubbliche diasporiche nelle quali i

7 P. Zocchi fa riferimento alla definizione di digital divide di Augusto Leggio: è l'insieme delle
disuguaglianze indotte sulla società in base al livello di partecipazione alla società tecnologica da
parte di individui, famiglie, imprese e istituzioni, nonché in riferimento alla presenza di barriere di
accesso.
8 In questo testo Appadurai interpreta la realtà contemporanea come modernità, mentre altri autori in
questi anni preferiscono parlare di post-modernità. Il termine modernità, infatti, è nato dalla
presunzione positivistica di trovarsi al punto estremo del progresso umano. In questo senso diventa
inaccettabile oggi e diversi autori hanno piuttosto distinto tra l’epoca moderna, che ha caratterizzato il
periodo dell’industrializzazione, e l’epoca post-moderna, che caratterizza la nostra contemporaneità.
In questo saggio parlerò semplicemente di contemporaneità.
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linguaggi cambiano e, a loro volta, portano al cambiamento di ciò che attiene alla sfera
dell’immaginazione.
I messaggi dei media vengono recepiti in maniera attiva dai soggetti, producendo
spesso resistenza, ironia, selettività e, in generale, azione [Appadurai, 2001: 21]. Se la
televisione, gli affari, i turisti attraversano le culture e le modificano, questi
cambiamenti vengono rielaborati a livello locale portando così ad una ridefinizione di
tutti gli elementi della relazione. Un processo che oggi avviene in ogni angolo del
mondo, sia quelli più esotici, sia quelli che viviamo quotidianamente.
Le comunità di persone che, con una certa frequenza e regolarità, leggono, scrivono e si
confrontano tramite le tecnologie elettroniche contribuiscono a delineare una sfera
pubblica concepibile come uno spazio di visibilità. Al suo interno gli individui cercano
un posizionamento che coincide con l'affermazione di un'identità che, nelle società
multiculturali contemporanee, non può coincidere con il gruppo etnico di provenienza,
ma si rifrange in una miriade di ruoli che ciascuno deve assumere nei diversi momenti
dell'esperienza quotidiana.

Nelle etnografie recenti possiamo trovare numerosi esempi dell’interrelazione tra le


tecnologie della comunicazione e le modalità di definizione e ridefinizione del Sé messe
in atto dagli attori sociali in diverse parti del globo.
Un interessante esempio è costituito dalla colorata descrizione di Mary M. Crain della
festa di San Juan degli indios di Quimsa, nell’Ecuador. Tra il 22 ed il 24 di giugno
questa festa apre un periodo durante il quale i codici che strutturano la vita quotidiana e
le routines lavorative vengono invertiti ed il comportamento dell’élite viene parodiato.
L’antropologa analizza il modo in cui la festa genera specifiche forme di associazione
comunitaria, che utilizzano anche diverse tecnologie mediatiche: cassette registrate dei
san juanitos così come videocassette della festa vengono prestate a chiunque, quimseño
o meno, non abbia potuto essere presente alle celebrazioni, così come vengono riviste,
spesso in ampi gruppi, dagli stessi partecipanti alla festa.
Questo utilizzo della tecnologia per la riproduzione della festa si accompagna agli sforzi
di far riconoscere a livello mondiale il valore delle espressioni della cultura dei
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quimseños, cosa possibile solo tramite categorie che sono state definite all’esterno
dell’ambito locale, ovvero, parafrasando Geertz, tramite concetti lontani dall’esperienza
degli indios. Così la categoria di artistico, tutta occidentale, costituisce da tempo il
passepartout che dà alle nazioni occidentali accesso alle risorse espressive di
popolazioni culturalmente diverse, consentendo loro di rielaborarle e farle proprie.
Le produzioni artistiche delle popolazioni locali stanno per la loro identità [Myers, cit.
in Crain, 1998: 145], che viene così riconosciuta in ambito globale, anche se tramite
categorie di pensiero estranee alla cultura locale. Ecco quindi che gruppi di
intrattenimento come i Boliviamanta, che costituiscono uno dei momenti fondamentali
della festa di San Juan, hanno guadagnato un cachet transnazionale sotto l’etichetta di
“world music” e di “musica popolare andina”.
Gli indígenas vedono che le valutazioni positive della loro arte da parte di un pubblico
non indigeno accrescono il loro capitale simbolico così come il loro valore politico in
ambiti esterni, tanto da portare anche l'élite locale verso un processo di rielaborazione
dell'identità: se inizialmente quest’ultima si era costruita in relazione a rappresentazioni
negative dell’indianità, oggi i cosiddetti (spregiativamente) patrónes incorporano
immagini della differenza indiana come parte della loro stessa costruzione globale del
Sé. Un’incorporazione che può tradursi nell’indossare una gonna vintage acquistata in
Italia con una camicia riccamente ricamata acquistata da una donna india di Quimsa
[cfr. Crain, 1998: 152]. Crain vede questo comportamento come il prodotto non solo
dell’auto-creazione elitaria all’interno di questo contesto particolare, ma anche del
modificarsi dei discorsi politici, economici e culturali che sono emersi durante l’ultimo
ventennio, sia in Ecuador che all’estero, e che fanno vacillare le gerarchie locali.

Questo caso etnografico ci introduce alla questione centrale di un'interessante funzione


dei media nelle società contemporanee: pur costituendo una presenza che induce gli
individui e le società a profondi cambiamenti nella morale, nel gusto, nelle abitudini,
nell'interpretazione della realtà, possono diventare strumenti tramite i quali i gruppi
acquistano una visibilità planetaria. Possono così essere utilizzati dai gruppi minoritari
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per ridare un senso alla propria cultura all’interno della sfera pubblica globale che i
mezzi di comunicazione creano.
Tale funzione dei media appare squisitamente linguistica, nel senso che è resa possibile
proprio dal carattere indessicale del linguaggio. In tutte le lingue, infatti, sono presenti
degli indici, ovvero espressioni linguistiche che possono essere interpretate solo facendo
riferimento al contesto extralinguistico in cui vengono utilizzate. L'indessicalità
consente ai parlanti di comprendere il senso di un messaggio nonostante l'ambiguità
insita in qualsiasi struttura linguistica; se, infatti, i termini utilizzati possono avere
diversi significati, sono gli elementi contestuali e culturali che consentono una loro
corretta interpretazione:
i membri di una comunità linguistica condividono non solo una competenza su
come produrre frasi ben formate, cioè corrette dal punto di vista grammaticale, ma
anche una competenza relativa al “modo sociale o culturale in cui si parla” in una
comunità. [Matera, 2002: 25]

La partecipazione alla sfera pubblica globale è quindi possibile solo nel momento in cui
gli individui, o le società, condividono gli aspetti culturali e contestuali che vengono
diffusi grazie alla globalizzazione degli apparati mediatici.

In questo processo Arjun Appadurai ha visto un elemento di fragilità delle identità


locali: la creazione di vicinati9 virtuali per mezzo dei mezzi di comunicazione è una
delle ragioni di rischio nella produzione di località, da lui intesa come struttura di
sentimento, proprietà della vita sociale e ideologia della comunità situata [2001: 245].
La soggettività locale, con la mediazione elettronica della comunità, diventa più
complessa perché intrisa di aspetti fortemente locali e fortemente translocali [idem:
256] derivati da un immaginario mass-mediatico che spesso travalica lo stato nazionale
[idem: 20], ma anche più fragile:

9 Col termine vicinato Appadurai si riferisce a forme sociali effettivamente esistenti in cui la località,
come dimensione o valore, si realizza in misura variabile. I vicinati, in questo senso, sono comunità
effettive caratterizzate dalla loro concretezza, spaziale o virtuale, e dal loro potenziale di
riproduzione sociale [2001: 231-2]
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Un tipo di fragilità [...] deriva dal fatto che la riproduzione materiale di vicinati
effettivi deve sempre battersi contro la corrosione del contesto, almeno nel senso
che deve opporsi alla tendenza del mondo materiale a resistere ai progetti
standardizzanti dell'azione umana. Il secondo tipo di fragilità emerge quando i
vicinati sono sottoposti alle spinte produttrici di contesto generate da organizzazioni
gerarchiche più complesse, soprattutto quelle del moderno stato nazionale. [idem:
256]

In questa difficoltà di creazione della località è più che mai evidente come tutte le
culture, anche quelle tradizionali, siano dinamiche, perché ciascun gruppo etnico si
autodefinisce e si relaziona con altre comunità tramite strategie contingenti e flessibili
[Fabietti, 2002: 127]. Questo dinamismo sembra essersi accentuato proprio grazie alla
riduzione delle distanze spazio-temporali consentita dalla velocità con la quale è
possibile inviare suoni e immagini a grande distanza. Suoni e immagini (linguaggi) che
mettono in discussione l’identità localmente definita spingendo gli individui, ed i
gruppi, a negoziare un nuovo significato in relazione al globale.
In questo senso i mezzi di comunicazione sono, come lo specchio di Foucault,
un’eterotopia, ovvero qualcosa che
rende lo spazio che occupo nel momento in cui mi guardo nello specchio al tempo
stesso assolutamente reale, collegato con lo spazio che lo circonda, e
assolutamente irreale, perché per essere percepito deve passare attraverso questo
punto virtuale che è al di là di esso [cit. in Hoover e Clark, 2002].
Un esempio del dinamismo culturale che deriva da questo panorama è costituito dalla
cultura WoDaaBe (a cavallo tra Niger e Nigeria), le cui mode cambiano spesso nelle
forme, nei colori, nei materiali. Un'ulteriore conferma che la missione dell'antropologia
classica per salvare il patrimonio culturale (reificato, statico) delle culture tradizionali è
ormai superata dalla consapevolezza che l'equazione “tradizionale = statico” è falsa.
Le danze WoDaaBe, che ora vengono riproposte tramite un linguaggio cinematografico,
mutano di senso e vanno a collocarsi nella categoria dell’esotico. Apparentemente, una
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 16

traduzione che diventa quasi un tradimento della loro tradizione, necessario per crearsi
un’identità forte nel panorama mondiale.
I WoDaaBe sono schiacciati da tutte le direzioni, vengono spinti verso habitat sempre
più aridi, stanno perdendo il loro capitale, ovvero gli animali, e subiscono anche forti
pressioni per la sedentarizzazione. I WoDaaBe, però, temono lo stile di vita delle
popolazioni vicine sedentarie, che, a loro dire, “hanno perso la strada”. Per mantenere la
propria identità distinta, quindi, hanno deciso di aumentare la propria visibilità ed
essere deliberatamente esotici è la loro strategia [Bovin, 1998: 109]: esasperano le
proprie manifestazioni etniche nei confronti del mondo esterno per poter rimanere
WoDaaBe, perché venga loro permesso di continuare ad essere nomadi. Ecco perché le
loro danze vengono trasmesse dalla TV nigeriana o addirittura messe in scena nei
palcoscenici europei. Un’esasperazione, un eccesso che Marc Augé ha identificato come
la modalità essenziale di tutta la contemporaneità (o, nelle sue parole, surmodernità).
Mette Bovin vede queste espressioni culturali come vere armi culturali:
Le danze marcano lo spazio etnico dell’essere WoDaaBe, in relazione sia alle
popolazioni che agli stati confinanti. [Sono] strategie di sopravvivenza per le
popolazioni nomadiche di tutto il globo [1998: 109].
Partecipando della sfera pubblica mediatica, i WoDaaBe modificano anche alcuni
aspetti distintivi della loro cultura. L’apparizione del cinema moderno ha modificato le
rappresentazioni e l’abbigliamento dei WoDaaBe. Nelle maggiori città (ma, con minore
frequenza, anche in quelle più piccole) dell’Africa occidentale i film indiani sono molto
seguiti, con l’effetto che negli anni Settanta e Ottanta alcuni WoDaaBe hanno
cominciato ad imitare le acconciature indiane. Inoltre, siccome per loro la pelle chiara è
un elemento importante della bellezza, alcuni hanno raccontato all’etnografa che gli
“Hindu” sono più belli di loro (affermazione eccezionale perché per tradizione la loro
cura per la bellezza li rende “ineguagliabili” da chiunque provenga da un'altra etnia).

Oltre a radio, cinema e televisione, negli anni più recenti si è aggiunto un ulteriore
elemento nella rete di comunicazione che avvolge la Terra, un elemento tramite il quale
la metafora è diventata esplicita: Internet.
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 17

Nei suoi fili non sono state tessute ancora tutte le culture del mondo, ma in essa sono
presenti e si moltiplicano le alternative culturali presenti nel mondo occidentale. David
Nash evidenzia che Internet sembra aver dato una possibilità di espressione a
movimenti di pensiero (sotto-culture?) che vengono messi a tacere da parte della cultura
dominante. Una visione di Internet molto diffusa soprattutto durante i primi anni di
espansione della Rete, quando si sosteneva con entusiasmo la sua impermeabilità a
forme di censura di tipo tradizionale. Oggi vengono visti con timore i tentativi di
censura e controllo informatico attuati da alcuni governi centrali (v. le limitazioni
d'accesso a gran parte dei contenuti stranieri da parte della della Repubblica Popolare
Cinese), ma i siti continuano a moltiplicarsi, in un inestricabile intreccio di siti
istituzionali e spazi personali, siti commerciali e portali di risorse gratuite. Questo
mescolamento di visioni del mondo in un unico contenitore produce situazioni ambigue,
per la cui interpretazione sono necessarie categorie diverse da quelle della realtà
ordinata delle società organizzate.
Un esempio di ambiguità è costituito dal sito del Blinking Jesus, dove una semplice gif
animata10 poteva essere interpretata come un segno celeste (“aspetta, e vedi se Gesù ti fa
l'occhiolino”, proponeva il sito), ma numerose sono state le critiche inviate al sito stesso
o pubblicate in altri siti, che mettevano in dubbio l'accettabilità di una simile forma di
contatto con il divino.

Proposte come questa, mettono in rilievo un aspetto di Internet che lo distingue dagli
altri media: si configura come uno spazio (e un tempo) socialmente definito nel quale
gli individui hanno la possibilità di invertire, esagerare, parodiare gli aspetti della realtà
sociale nella quale vivono. Non più solo un mezzo col quale rendere visibili le comunità
locali in un contesto globale, ma anche un'occasione per ridefinire anche le stesse
identità locali.
Nell’eterotopia dei mondi mediati dal computer realtà e irrealtà si confondono, ma al
tempo stesso portano gli individui a rendersi conto della labilità del confine che le

10 Il formato .gif per la creazione di file di immagini consente di dare l'effetto di un'immagine che
cambia al passare del tempo.
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 18

divide. Se scompare il confine tra vero e falso, il sé diventa multiplo e le relazioni


tramite le quali si definisce si moltiplicano grazie alle connessioni consentite dalle
macchine. Le forme di socialità tramite il Web possono quindi configurarsi come riti di
inversione (come il Carnevale) ma all'interno di una dimensione in cui il
mascheramento è quotidiano, normale, costitutivo dell’aggregarsi, aumentando così la
consapevolezza totale [McLuhan, 1992] degli individui.
Sherry Turkle racconta di aver incontrato nei mondi generati dai MUD11 personaggi
che l’hanno posta in una relazione del tutto nuova rispetto la sua stessa identità:
Le esperienze in Internet ci aiutano a sviluppare modelli di benessere psicologico
significativamente postmoderni: essi riconoscono la flessibilità e la molteplicità;
riconoscono la natura costruita della realtà, del sé e dell'altro”. [Turkle, 1997: 396]

Rielaborando le riflessioni di McLuhan sulla televisione, potremmo dire che Internet,


basato per lo più sulla scrittura alfabetica, ridà all’uomo la possibilità di un senso di
identità personale [McLuhan. 1992: 123], lo emancipa dalla tribù proiettandolo in uno
spazio individuale. Eppure, cosa può fare un animale sociale quando si trova in una
dimensione individuale? A vedere la diffusione dei siti personali, lo scambio di lettere
elettroniche, la partecipazione nei forum tematici, si potrebbe dire che non fa altro che
intessere nuove relazioni con altri universi individuali.

I MUD, le email, i forum possono essere visti come performance culturali tramite le
quali questi individui negoziano nuove identità ed intessono relazioni. Ne nasce
un’analisi di Internet e dei media, con le parole di MacAloon, come occasione
in cui, dal punto di vista della cultura, noi ci definiamo e riflettiamo su noi stessi,
mettiamo in scena i nostri miti collettivi e la nostra storia, ci presentiamo delle
alternative, insomma, in parte cambiamo ed in parte rimaniamo gli stessi [cit. in
Hoover e Clark, 2002: 137].
Tramite i media, quindi, si possono leggere i diversi discorsi (egemonico o di
rivendicazione di identità locali se non individuali) che permeano una società.

11 I MUD sono software programmati in modo da consentire la costruzione di mondi fittizi, tramite una
modalità di comunicazione testuale (cfr. capitolo 2).
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 19

A questo riguardo è interessante il fenomeno delle città digitali, che sono un esempio di
come le tecnologie digitali stiano modificando la vita delle persone anche a livello
cittadino. Questo avviene tramite la creazione di agorà elettroniche non troppo distanti
da quelle reali [Roversi, 2004: 183], ovvero siti Internet che rievocano i tradizionali
luoghi di incontro sociale come il caffè, il comune, la piazza, favorendo così la
comunicazione tra i cittadini e lo sviluppo di una cooperazione che viene generalmente
considerata in diminuzione nella nostra epoca. Le persone che vivono in un medesimo
territorio oggi non si identificano come un gruppo unitario, magari per portare avanti
originali proposte di miglioramento degli spazi e delle esperienze di vita. Il nuovo
modello di lavoro flessibile che si sta affermando in Italia, pur con numerose perplessità
all'interno della società, favorisce lo spostamento delle persone tra le città e rende
difficile il radicamento in un territorio. Molte sono le persone che oggi fanno fatica a
rispondere con sicurezza ad una domanda apparentemente banale come “di dove sei?”,
perché dalla propria nascita hanno vissuto in posti diversi, ma anche perché non è più
chiaro quale sia il loro contesto di riferimento identitario, se l'Europa, lo stato nazionale
o la regione di provenienza, con le loro diverse storie, lingue e popoli [cfr. Maalouf,
1999: 10-1].
Ecco quindi nascere le reti civiche12 che sono state viste come il risultato di fenomeni
concomitanti, ovvero:
• la diffusione di Internet, particolare aspetto del più generale modificarsi dei
mezzi di comunicazione;
• la ricerca di nuove forme di partecipazione politica in seguito alla crisi delle
forme di rappresentanza conosciute negli ultimi decenni;
• la crisi di legittimità delle istituzioni, particolarmente evidente nella ricerca di
nuove forme di servizio alla cittadinanza. [Roversi, 2004: 188-9]
Questa situazione ha portato alla creazione di diverse forme di aggregazione che
Roversi definisce a metà tra reale e virtuale, perché utilizzano i mezzi di
comunicazione delocalizzati per connettere persone che vivono al massimo a qualche
quartiere di distanza.

12 Siti Internet creati dalle amministrazioni locali e diretti ai cittadini.


Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 20

Il paradosso è che, in una società nella quale le persone si incontrano sempre meno al
bar per discutere di politica, dove le piazze storiche si riempiono solo di turisti, dove
nelle stazioni gli italiani vanno di fretta e chi passa le ore a chiacchierare sulle panchine,
se non è in età da pensione, è sicuramente un poco di buono, si sono creati piazze e
caffè digitali dove ognuno può incontrare altre persone che condividano lo stesso stile di
vita. Nelle piazze digitali non ci sono gli emarginati sociali: sono frequentate solo da
alcuni gruppi sociali e, tra questi, solo da coloro che hanno sufficienti risorse
economiche e culturali per accedervi.
Inoltre, i caffè digitali possono essere frequentati anche durante l'orario di lavoro, grazie
alla connessione ad Internet sempre più diffusa, nonostante gli articoli allarmistici
spesso pubblicati dai quotidiani13. Si può così vivacizzare la giornata lavorativa e
seguire da vicino le tematiche che interessano, anche se si è contrattualmente costretti a
trascorrere le giornate all'interno di un ufficio.
A volte in contrapposizione a volte collateralmente a questi ciberspazi istituzionali, si
sono sviluppati altri siti che promuovono una riflessione sulla società contemporanea,
sull'Italia del terzo millennio nei suoi aspetti più quotidiani, più immediati. Le
discussioni talvolta si sviluppano con un'energia rivoluzionaria, con una volontà di
cambiare un certo stile di vita, mentre altre volte rispondono solo alla necessità di
condividere un'amarezza, una delusione nei confronti del paese nel quale queste persone
vivono (questo aspetto risulterà particolarmente evidente nel capitolo finale dedicato
all'etnografia sul blog pubblicato da Beppe Grillo14).

Se è vero che sta avvenendo una trasformazione della struttura della mitologia
(immaginazione nella parole di Appadurai), questo è, quindi, evidente nelle interazioni
cibernetiche. Pearce e Kang definiscono l'epoca che stiamo vivendo come quel

13 Esempi tratti da RaiNews, ripresi anche da altri quotidiani cartacei, come Il Sole 24 Ore:
• Indagine Internet Monitoring: Internet, 31 milioni di ore lavorative sulle chat-line.
Chiacchiere in rete: è la passione degli italiani, che si collegano al web ufficialmente per tenersi
informati, ma soprattutto per combattere la solitudine
• Indagine di Web@Work tra i dipendenti americani: Meglio internet della pausa caffè
Messi di fronte a una scelta, il 52% dei lavoratori intervistati rinuncia alla tradizionale pausa caffè a
favore della Rete. Che regna in ufficio, per lavoro ma non solo...
14 http://www.beppegrillo.it/
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 21

momento in cui gli esseri umani non sono più confortati dagli orizzonti che gli antichi
testi tracciavano, in cui le scienze negano l'esistenza di una verità assoluta. Nelle società
tradizionali la competenza comunicativa consisteva nei modelli mitologici, la vita stessa
era scandita dalla ripetizione di comportamenti definiti dal gruppo. Nelle società post-
moderne chiunque segua i modelli viene considerato incapace: il senso d’identità
dell’individuo dipende dalla sua capacità di relazionarsi con realtà diverse da quelle in
cui è nato o addirittura diverse da quella in cui vive, in una ricerca continua della novità
che viene alimentata da un bisogno di riconoscimento del proprio valore individuale
derivato dall’efficacia nel modificare il mondo sociale.
Le società nate in seguito alla formazione degli stati nazionali hanno superato i confini
delle comunità locali in un processo omogeneizzante che si è avvalso della forza
unificante del diritto, dell'educazione di massa e della diffusione dei mezzi di
comunicazione. I confini, però, sembrano essersi semplicemente spostati ad un altro
livello, ovvero nella creazione di diverse categorie sociali (genere, età, classe) che
suddividono la massa teoricamente uniforme dei cittadini.
L'epoca contemporanea vede l'evolversi di quel mutamento:
I media elettronici modificano ulteriormente questo scenario permettendo di
superare più agevolmente di prima sia i confini fisici sia quelli relativi alle
diverse categorie sociali. [Paccagnella, 2000: 48]
Questo senso di appartenenza ad una comunità globale si accompagna ad un senso di
spaesamento, per cui il singolo individuo, se percepisce ampi spazi di autonomia e di
autoaffermazione, vive la difficoltà di definire l'altro, che non è più lontano ma
presente nella vita quotidiana, pur continuando ad essere sentito come diverso. L'idea
della diversità si modifica e così anche l'idea d'identità, se è vero che questa è il risultato
della relazione con il diverso.
I MUD sono stati visti da Turkle come un'occasione per sperimentare identità altre, ma
queste alternative fanno sempre parte delle categorie definite all'interno della società
occidentale. Un pregiudizio messo in evidenza da Paccagnella nelle prospettive
d'indagine della comunicazione mediata dal computer è l'idea che i nuovi media siano
qualcosa di completamente nuovo che induce comportamenti sociali inediti. Eppure la
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 22

stessa tecnologia è un costrutto sociale, la cui definizione come artefatto è precedente a


qualsiasi effetto sociale che le si possa attribuire [Wynn e Katz, 1997: 301], quindi la
comunicazione on-line in italiano dovrà essere considerata come un aspetto
particolarmente significativo del cambiamento in atto all'interno della società italiana.
Le società sono in costante mutamento e noi, che viviamo al suo interno, non possiamo
certo valutarlo con occhio storico, ma in questa ricerca cercheremo di coglierne alcuni
aspetti che ci sembrano particolarmente significativi.
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 23

2
Lo spazio antropologico della Rete Mondiale

Potrei parlare di Internet, di ciberspazio, di computer mediated communication, di


comunità virtuali, ma perché non utilizzare il termine più diffuso per definire il canale
comunicativo che conosciamo da qualche decennio, ovvero la Rete? Il contesto al quale
questi termini fanno riferimento è lo stesso, ma il solo fatto che la stessa “entità” possa
essere definita con tante espressioni diverse ci dà l'idea di quanto si sia parlato e scritto
su questo tema, senza definirne con chiarezza i confini.
Internet è innanzitutto una rete con infiniti punti d'accesso e già questo, tenendo in
disparte i discorsi sull'ambiguità del linguaggio e della comunicazione, ci dà l'idea di
quanto sia ampia la possibilità di esperienze che questo termine può evocare.
Molti hanno fatto il loro primo accesso ad Internet tramite la posta elettronica (e-mail).
Personalmente, nel 1997, mentre partecipavo ad un programma di scambio studentesco
a Reading (UK), ho facilmente imparato ad usare quegli strani piccoli televisori con
tastiera che erano disponibili in una delle sale del convitto. Tramite qualche semplice
comando in inglese potevo inviare lettere alla mia cara amica che in quel periodo
studiava in Cina, lettere che lei avrebbe ricevuto in giornata e alle quali avrebbe potuto
rispondere simultaneamente, se fosse stata collegata ad Internet nello stesso momento.
Peccato che i Personal Computer non fossero ancora abbastanza diffusi nelle case degli
italiani da consentirmi di fare altrettanto per tranquillizzare i miei genitori senza
dovermi affidare al costosissimo telefono.

Uno dei miei compagni di università, però, avrebbe definito banale questo utilizzo della
connessione in rete: diversamente, lui si divertiva spesso, nei laboratori universitari, a
collegarsi alle BBS15 (non ho mai capito esattamente per scrivere cosa e a chi).
15 Bulletin Board System: si ritiene che la sua invenzione sia attribuibile a Ward Christianson a cavallo
tra il 1977 e il 1978. Una delle prime importanti BBS fu Fido BBS, nata a San Francisco. Il software
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 24

Da allora i frequentatori di Internet hanno visto il moltiplicarsi di ambienti cibernetici


nei quali scambiare informazioni, opinioni o semplicemente chiacchierare con persone
sconosciute. Vediamo i più diffusi (e chiacchierati).

2.1 Scrivere in Rete: dall'email ai MUD

Un'evoluzione delle lettere elettroniche sono le mailing list, ovvero sistemi più o meno
automatici che rendono le e-mail spedite da ciascun partecipante visibili a tutti i membri
del gruppo all'interno delle proprie caselle di posta (sempre elettronica). Il messaggio
elettronico assume in questo modo un carattere pubblico, infatti le mailing list vengono
generalmente utilizzate come strumento per mandare le informazioni a molte persone
contemporaneamente.

Un sistema più interattivo è, invece, il newsgroup16, letteralmente il gruppo di notizie:


una bacheca elettronica17, accessibile tramite iscrizione, dove ciascuno può pubblicare il
suo messaggio e leggere i messaggi di tutti gli iscritti. La differenza sostanziale tra
questo strumento ed il precedente sta nel fatto che i contenuti del newsgroup restano
visibili a lungo: quando un nuovo membro entra a far parte del gruppo, può vedere tutti
i messaggi che sono stati pubblicati nel passato, mentre chi entra in una mailing list può
ricevere solo i messaggi che verranno spediti da quel momento in poi. I newsgroup sono
molto utilizzati soprattutto dalle varie comunità informatiche per condividere le

che le dava vita fu scritto da Tom Jennings nel 1983 e l'anno successivo al suo interno erano già state
create dozzine di siti.
Il software era basato su una tecnologia che permetteva agli utenti di spedire e-mail e partecipare a
discussioni simili a quelle che erano già in uso tramite altri software (come Usenet), ma la
caratteristica innovativa stava nel fatto che il programma funzionava su qualsiasi PC IBM compatibile
con un sistema operativo DOS2.0 o successivo. Questo voleva dire che chiunque possedesse un
personal computer e un modem poteva diventare un gestore di sistema del proprio nodo. [Hardy,
1993]
16 Un newsgroup è un gruppo di interscambio e di discussione su un particolare argomento che consiste
di interventi scritti in un sito e quindi accessibili a tutti i membri del gruppo.
17 Il termine bacheca elettronica viene utilizzato come sinonimo di forum, ovvero un programma nel
quale ciascuno po' pubblicare un messaggio al quale gli altri partecipanti possono rispondere: i
messaggi vengono pubblicati in sequenza, uno dopo l'altro, o sviluppano i cosiddetti thread, ovvero
fili del discorso.
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 25

soluzioni a problemi sia di sviluppo che di utilizzo dei software, ma esistono


numerosissimi gruppi di discussione sui temi più vari.

I chiacchieroni, invece, si ritrovano nelle chat, ovvero software resi disponibili da siti
all'interno dei quali è possibile scrivere frasi che compaiono immediatamente a tutti
coloro che sono collegati nello stesso momento. Se questo genere di comunicazione è
immediato dal punto di vista funzional-temporale, non lo è altrettanto dal punto di vista
delle regole che ne definiscono l'uso: la comunicazione risulta chiara solo per coloro che
utilizzano questi programmi da un po' di tempo, perché è necessario apprendere i
comandi necessari per comunicare così come le convenzioni linguistiche specifiche di
questi ambienti. Chi entra in una chat tipo IRC18 per la prima volta si trova di fronte a
schermate piene di caratteri apparentemente senza senso in mezzo ai quali si può
cogliere qualche parola comprensibile, in italiano o in inglese. Qui di seguito vediamo
un esempio di pagina d'ingresso alle chat offerte dal sito Tiscali.

18 Internet Relay Chat: Servizio che consente agli utenti di partecipare in tempo reale a conversazioni
pubbliche o private, ovvero le chat.
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 26

Appare così l'elenco delle stanze esistenti al momento del collegamento al sito;
selezionando una delle righe si entra finalmente nella stanza, ovvero una pagina in cui si
susseguono, più o meno velocemente a seconda della foga scrittoria dei partecipanti,
righe di testo, alcune digitate dalle persone collegate, altre generate automaticamente
dal software di gestione della chat:

Nel linguaggio utilizzato nelle chat sono stati affinati degli espedienti linguistici
specifici di questo canale comunicativo. Come nella comunicazione faccia a faccia le
persone utilizzano una serie di segni paralinguistici con i quali aiutano l'interlocutore
nell'interpretazione di ciò che dicono, così nelle chat (ma anche nelle altre forme di
comunicazione on-line) sono stati introdotti degli strumenti per indicare lo stato d'animo
di chi scrive, senza rallentare il flusso della comunicazione:
1) Gli emoticons o smileys sono dei simboli grafici che vogliono dare l'idea
dell'espressione del volto di chi parla: la combinazione dei simboli della
punteggiatura si trasforma in faccine che rappresentano chi scrive (in alcune chat
la trasformazione della combinazione di segni in immagini di volti stilizzati
avviene in automatico (come nell'esempio riportato in questa pagina), oppure
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 27

forniscono un campionario di piccole icone da inserire nel testo, facilitandone


l'uso anche da parte di chi non conosce tutte le convenzioni)19;
2) Acronimi e forme linguistiche contratte si sono diffuse per far avvicinare la
velocità della scrittura alla velocità del parlato. Un'abitudine che si è rafforzata
grazie all'utilizzo degli SMS dei telefoni cellulari che hanno un numero limitato
di caratteri a disposizione. Ecco, quindi, che non diventa nn, chi diventa ki,
perché diventa xké o xkè (l'utilizzo differenziato di accenti gravi e acuti sembra
in decadimento nella rete italiana);
3) Gli utenti, infine, si esprimono spesso in terza persona per indicare le loro
azioni: queste frasi compaiono con un colore diverso rispetto a quelle dette tanto
che a leggere le chat più vivaci sembra di essere di fronte all'opera di un
drammaturgo.
Antonio Roversi nota che, rispetto agli utenti delle chat in lingua inglese, gli utenti
italiani sembrano avere una minore competenza informatica e forse una minore
esperienza, tanto che sono rare le esibizioni di ASCII Art20 così come l'utilizzo della
terza persona.
19 Qualche esempio:
:-) sorriso
;-) occhiolino: spesso indica un'espressione “ironica”
:-o sorpresa
:-P linguaccia o pernacchia
:-D risata
:-/ confuso, scettico, indeciso
Le espressioni più frequentemente utilizzate sono queste, ma ne esiste un'enorme quantità di
variazioni, sulla cui interpretazione non esiste ancora un accordo. Qualche esempio con le rispettive
“traduzioni” riportate in diversi siti Web:
:-X innamorato pazzo / labbra sigillate / bacio / censura / non è la prima volta che ne parlo
:-s preoccupato / è appena stata fatta un'affermazione incoerente
8-) porto gli occhiali / cool! / stupito
:-* bacio / ops! / ho mangiato qualcosa di acido
20 Figure disegnate tramite la combinazione dei caratteri alfanumerici all'interno della pagina. L'esempio
forse più semplice è la rosa:
@>--’--,--
Un po' più complesso ma di ridotte dimensioni è la mucca; di seguito ne mostro una versione
(__)
(oo)
/---------\/
/| ||
* ||--------||
|| ||
^^ ^^
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 28

Insomma, gli italiani sembrano avere una minore cultura della virtualità [2001: 94]:
anche un'indagine condotta nel 2005 a livello europeo ha messo in evidenza che buona
parte degli utenti internet più “soft”, i cosiddetti “dilettanti digitali”, risiede [...]in
Italia (41%), dove il web viene usato solo come ausilio nelle attività giornaliere21.
Per gli utenti americani, invece, le chat sono state ampiamente superate nella
simulazione di ambienti umani reali dai MUD22, che Sherry Turkle ha analizzato come
occasione di definizione di nuove identità e relazioni sociali. La studiosa, infatti, ha
visto questi giochi come una nuova forma di comunità che si crea grazie alla
collaborazione tra i partecipanti. Come in ogni buon gioco ci sono delle regole generali
ma la sceneggiatura delle vicende vissute dai personaggi viene scritta man mano da tutti
i giocatori.
Se Roversi, riferendosi alle prime ricerche sull'uso dell'email, ha definito la
comunicazione via Internet asettica, impersonale, Turkle propone una prospettiva
diversa (il grassetto è mio):
Le finestre del computer mi offrono molteplici strati di materiale diverso a
cui ho accesso contemporaneamente: appunti sparsi; stesure precedenti di
questo libro; trascrizioni di interviste con persone che usano il computer; e le
registrazioni delle mie sessioni di collegamento con sistemi telematici,
bulletin board, comunità virtuali. Quando scrivo al computer questi elementi
sono tutti lì, presenti, e il mio spazio di pensiero appare in qualche modo
più ampio. [...] Dopo anni di simili incontri avere un foglio di carta bianca
davanti mi fa sentire stranamente sola. [1997: 3]
L'abitudine all'utilizzo degli strumenti informatici, e più in generale a mezzi di
comunicazione come telefono e televisione, li rende talmente familiari da farli percepire

21 Da http://www.datamanager.it/tipouno.php?contenuto=ricerchedimercato/websense_internet.htm
22 Inizialmente l'acronimo stava per Multi User Dungeon, in riferimento ad un popolare gioco di ruolo
che è stato l'ispiratore del primo MUD, ma successivamente se ne è voluta ampliare l'accezione
espandendolo in Multi User Dimension.
Possono essere definiti MUD tutti quegli ambienti virtuali che l'utente può esplorare interagendo con
gli altri utenti che sono connessi al server nello stesso momento, ovvero sono sofware tramite i quali
gli utenti possono scambiare frasi, giocare ed esplorare nuovi mondi (sempre fatti di parole, n.d.r.).
Ogni utente controlla un proprio alter ego attraverso il quale cammina, parla con altri personaggi,
esplora aree infestate da mostri pericolosi, risolve enigmi, evita trappole e a volte ha anche una propria
dimora dove riposare e riporre oggetti, frutto di gesta eroiche, furti o missioni.
[cfr. http://punto-informatico.it/p.asp?i=36811&r=PI]
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 29

come indispensabili, anche per attività che un tempo svolgevamo altrimenti. Imparare a
scrivere col computer implica l'apprendimento (talvolta faticoso, altre meno) di una
serie di abilità che, una volta acquisite, diventano irrinunciabili. Ricordo l'espressione
che mia madre utilizzava, negli anni Ottanta, per dirmi di accendere la televisione
all'ora del telegiornale: “Adesso vediamo un po' cos'è successo nel mondo”: la
televisione era, ed è ancora, il collegamento con il mondo, o meglio, con quelle parti di
mondo che le trasmissioni televisive ci rappresentano.
Da quando Internet, insieme al computer, è entrato nelle vite di studenti ed impiegati il
rapporto con la televisione sembra in via di cambiamento: non è più tanto un modo di
collegarsi col mondo, quanto piuttosto un passatempo per quando siamo stanchi,
annoiati:
Si guarda la televisione perché si è annoiati e non si sa che fare. Se ti accorgi che
pubblicare un blog è interessante, ti fa conoscere persone e idee nuove, ti fa
diventare protagonista o almeno di fa sentire di contribuire a qualcosa, allora
Internet diventa il tuo medium preferito.
[Da http://www.debiase.com/storie_Contenuto.asp?Cod_Argomento=52
&Cod_Storia=317&ADDR_CALL=C]
I molteplici strumenti di comunicazione che Internet mette oggi a disposizione, invece,
vengono descritti, non solo dagli slogan pubblicitari, come l'occasione per ciascuno di
prendere parte attiva in questo (nuovo?) gioco di società e, come scrive l'autore del blog
citato sopra, sentirsi protagonisti.
Se, come osserva Appadurai, l'immaginazione ha frantumato la specificità dello spazio
espressivo dell'arte, del mito e del rituale, e adesso è divenuta parte del lavoro mentale
quotidiano della gente comune [2001: 19], lo sviluppo del software risponde a questo
cambiamento moltiplicando le possibilità di ciò che ciascuno può fare con una scatola
grigia collegata alla corrente ed aumentando così la sensazione di potenza.
Teoricamente, tramite il computer collegato in Rete, supponiamo nell'ufficio dove
lavoriamo, possiamo far arrivare il pranzo, far partire il riscaldamento di casa per
trovarla confortevole al nostro rientro, pagare la bolletta del telefono, parlare con amici
e parenti, recuperare le informazioni utili per scrivere una relazione per il capo, ricevere
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 30

la foto della neonata nipotina, giocare a diventare qualcun altro. Tutti gli aspetti della
nostra vita vengono messi sotto il nostro controllo remoto, ma non solo: nel computer
possiamo installare programmi di ogni sorta (programmi di grafica, per la stesura di
testi, per il calcolo, per la costruzione di database, per la creazione di pagine Web, per
disegnare l'arredamento di casa) e questa situazione moltiplica le attività con le quali
possiamo immaginare di occupare il tempo. Avere tutto questo nel proprio computer dà
l'idea di poter fare tutto, un'illusione alla quale si crede di buon grado, come se bastasse
sapere usare un programma di grafica per ottenere i risultati di Andy Warhol.
Paradossalmente, però, il computer, da estensione del nostro corpo, diventa lo strumento
che ci rende consapevoli dei nostri limiti, perché moltiplicando all'infinito le nostre
possibilità d'azione rende evidente la limitatezza di quanto ciascun individuo, come
essere storico e quindi finito, può realizzare.
Umberto Galimberti ha analizzato proprio i riflessi di tali sviluppi tecnologici sulla
psiche: lo sviluppo degli strumenti tecnici per comunicare, egli osserva, dà l'impressione
di avere più chances per entrare in contatto con altre persone, ma in realtà le tecnologie
definiscono i confini all'interno dei quali è pensabile comunicare, restringendo così lo
spettro delle nostre possibilità individuali.
Galimberti, nella sua analisi delle relazioni tra psicologia e tecnica, nota che nel mondo
antico la tecnica era uno strumento a disposizione dell'uomo, mentre oggi ha acquisito
una funzione diversa:
diventa l'ambiente dell'uomo, ciò che lo circonda e lo costituisce secondo le
regole di quella razionalità che, misurandosi sui criteri della funzionalità e
dell'efficienza, non esita a subordinare alle esigenze dell'apparato tecnico le
stesse esigenze dell'uomo. [1999: 36]
Finché la tecnica è stata appena sufficiente a raggiungere i fini che l'essere umano si
prefiggeva, essa era un mezzo, ma da quando la tecnica si è resa disponibile per il
raggiungimento di qualsiasi fine è diventata l'elemento-guida della rappresentazione
delle finalità di uomini e donne:
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 31

la tecnica da mezzo diventa fine, non perché la tecnica si proponga qualcosa,


ma perché tutti gli scopi e i fini che gli uomini si propongono non si lasciano
raggiungere se non attraverso la mediazione tecnica. [1999: 37]
Questo è per Galimberti la causa della decadenza dell'individuo e della sua definitiva
alienazione perché la tecnica come fine assume come suo principio regolativo che si
debba fare tutto ciò che si può fare [1999: 545].

2.2 Dalle homepage personali ai diari on-line

Internet per molti suoi utenti non ha niente a che fare né con i newsgroup né con le chat,
ma è il mare dell'informazione nel quale trovare tutto ciò che interessa. Nella ricerca già
citata [cfr. nota 21], coloro che considerano Internet come uno strumento per cercare
informazioni vengono definiti cyber cercatori sistematici e costituiscono il 44% degli
utenti Internet in Europa.
L'immagine di Internet come enorme contenitore di informazioni è talmente diffusa da
far parte anche del linguaggio di persone che non lo hanno mai utilizzato. Mi è capitato
che una conoscente di 60 anni, per approfondire un argomento del quale stavamo
parlando, mi abbia suggerito di inserire l'argomento in un motore di ricerca in Internet:
“e vedrai che ti viene fuori”, mi disse, quasi si trattasse del trucco di un prestigiatore!
Internet e la ricerca: un binomio molto diffuso, considerando quanto spesso possiamo
notare che, quando in una discussione amichevole nasce un dubbio linguistico o storico
che non si riesce a risolvere, qualcuno conclude con il proposito di andare a cercare la
risposta “in Internet”.
E' la versione ordinaria di quella che Pierre Lévy ha definito l'intelligenza collettiva,
ipotizzando che si sia aperto un nuovo spazio antropologico: lo spazio del sapere, che si
va ad unire ai precedenti spazi di significazione aperti dalla nostra specie, ovvero la
terra, il territorio e lo spazio delle merci. Questo spazio si caratterizza per
la velocità di evoluzione dei saperi, la massa di persone chiamate a imparare
e produrre nuove conoscenze e la comparsa di nuovi strumenti in grado di
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 32

far apparire paesaggi inediti e distinti, identità specifiche, peculiari a questo


spazio, nuove figure storico-sociali [1996: 29-30].
Gli strumenti di comunicazione a supporto digitale favorirebbero, nella sua visione, la
costruzione di collettivi intelligenti in cui le potenzialità sociali e cognitive di ciascuno
possano svilupparsi e ampliarsi reciprocamente [Lévy, 1996: 31]: la possibilità di
scambiare le conoscenze può portare alla creazione di un sapere collettivo che non è la
semplice somma dei singoli saperi, ma qualcosa di più ampio, più organico, più
profondo.
Un ideale simile è quello dei fondatori e dei collaboratori di Wikipedia23, la biblioteca
on-line non coperta da diritti d'autore, nella quale ciascuno mette a disposizione le
proprie conoscenze e contribuisce così alla creazione dei diversi lemmi. A fine 2005,
Wikipedia in italiano ha superato i 128.000 articoli ed i suoi collaboratori sono
numerosi24: quali sono le motivazioni che li portano a utilizzare il proprio tempo per
lasciare scritto agli altri quello che sanno?
Queste motivazioni possono essere ricercate nella cultura hacker, riconosciuta come
l'origine del WorldWideWeb. L'etica hacker, nella letteratura sociologica, identifica uno
spirito innovatore e antiburocratico tipico dei gruppi di giovani programmatori di
software o progettisti di hardware che si è sviluppato a partire dagli anni Sessanta del
secolo scorso, quando in alcune università americane, animate anche da uno spirito
libertario, veniva stimolata la pratica della programmazione e della progettazione
libera e cooperativa [Roversi, 2004: 55].

23 Wikipedia è un'enciclopedia online, multilingue, a contenuto libero, redatta in modo collaborativo da


volontari e sostenuta dalla Wikimedia Foundation, un'organizzazione non-profit.
Attualmente è pubblicata in oltre 200 lingue differenti (di cui circa 100 attive, tra le quali l'inglese è
attualmente la più sviluppata) e contiene voci riguardanti gli argomenti propri di una tradizionale
enciclopedia ma anche di almanacchi, dizionari geografici e le riviste di attualità. Il suo scopo è quello
di creare e distribuire un'enciclopedia internazionale gratuita, declinata nel maggior numero di lingue
possibili.
Wikipedia è curata da volontari alla maniera wiki (termine in lingua hawaiana che significa "rapido" o
"molto veloce"), nel senso che gli articoli possono essere modificati praticamente da chiunque. I
volontari di Wikipedia sostengono la politica del "punto di vista neutrale" secondo la quale le opinioni
presentate da personaggi importanti o da opere letterarie vengono riassunte senza tentare di
determinarne una verità oggettiva. [Tratto da http://it.wikipedia.org]
24 Ad inizio 2006 il totale degli utenti registrati di Wikipedia superava i 760.000
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 33

Se l'hacker è colui che lavora d'accetta, oggi questo termine tende sempre più spesso ad
indicare i cosiddetti pirati informatici, ovvero temibili eroi della nostra epoca in grado
di abbattere le torri del potere grazie alla loro capacità di infiltrarsi all'interno delle
maglie delle strutture informatiche che governano qualsiasi ambiente umano.
Se questa libera circolazione dei prodotti dell'ingegno non piace ai poteri economici che
vivono del controllo del diritto d'autore, essa sta comunque diffondendo software
gratuiti in grado di ricoprire gran parte delle necessità degli utenti di computer:
programmi di videoscrittura e fotoritocco, fogli elettronici, browser di navigazione in
Internet, client di posta elettronica, e la già citata enciclopedia on-line multilingue. Per
non parlare delle persone che pubblicano gratuitamente le proprie tesi di laurea o
semplicemente le proprie ricerche in qualsiasi ambito (dalle informazioni su personaggi
dello spettacolo ad approfondimenti di astronomia).
Al di là della sua identificazione con un termine ancora controverso, la collaborazione è
ormai considerata uno dei valori fondanti della Rete, un aspetto della cybercultura, che
Lévy definisce come
l'insieme delle tecniche, delle pratiche, delle attitudini, delle modalità di
pensiero e dei valori che si sviluppano in concomitanza con la crescita
dell'ambiente di comunicazione emergente dall'interconnessione mondiale
dei computer [1997: 21].
Uno di questi valori è sicuramente l'idea di un ambiente nel quale poter aprire nuovi
spazi di libertà rispetto alle costrizioni sociali le più diverse che questi individui
interconnessi ma distribuiti su tutto il pianeta sentono come opprimenti.
Questa potrebbe essere una ragione iniziale che ha spinto tanti individui a creare negli
anni passati la propria homepage personale. Negli anni dei portali (Tiscali, Yahoo,
Virgilio, Lycos, Jumpy, solo per citarne alcuni) questi cominciarono ad offrire servizi
che avevano lo scopo commerciale di spingere sempre più persone a leggere le loro
pagine. Questi servizi erano soprattutto la posta elettronica e lo spazio Web25 gratuiti, il
secondo dei quali consentiva a chiunque volesse apprendere i rudimenti dell'HTML26 di
25 Spazio Web indica una porzione di memoria del server che viene dedicata a ciascun utente e nella
quale quest'ultimo può salvare dei file che saranno visibili a tutti i frequentatori di Internet.
26 HyperText Markup Language, ovvero un linguaggio di programmazione molto semplificato che viene
interpretato dai browser e consente di visualizzare testi, immagini, suoni e filmati tramite Internet.
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 34

creare il proprio sito personale. Da allora molti hanno provato a presentarsi tramite il
Web, non solo per scopi professionali o commerciali.
Se vogliamo ricercare le motivazioni di chi ha voluto imparare a costruirsi il proprio
sito, possiamo rivolgerci ai siti stessi, in molti dei quali gli autori sembrano voler
giustificare la propria presenza nella Rete. In gran parte dei casi gli autori dichiarano di
voler principalmente condividere le proprie passioni, pubblicare le proprie collezioni
intellettuali, tanto che i siti sono molto spesso “a tema”: dedicati ai fumetti preferiti, ad
un certo tipo di musica, ai testi delle canzoni, alla poesia, alla politica, e così via.
Talvolta si tratta di sfoghi personali oppure di semplici presentazioni di se stessi, quasi
il crearsi un personaggio, tentativi di ridefinire la propria identità. Resta compito degli
psicologi stabilire se queste identità siano quelle assunte nella propria vita face-to-face o
un'alternativa da usare in Rete.

Negli ultimi anni si è diffusa una nuova tipologia di sito personale, che ha la
caratteristica di non necessitare di alcuna conoscenza dei linguaggi di programmazione
per essere costruito. E' l'evoluzione più recente dei tentativi fatti dai portali citati
precedentemente nel cercare di aiutare gli utenti a costruire il proprio sito personale. Se
alla fine degli anni Novanta i portali offrivano software che creavano in automatico
pagine HTML, all'inizio del 2000 hanno provato semplicemente a standardizzare
l'aspetto di queste pagine creando un nuovo formato di sito, con il quale l'utente può
pubblicare qualsiasi genere di contenuto.
Così sono nati i blog, forma contratta di Weblog27, ovvero “diario di Rete” nel quale,
come in un diario, gli interventi sono raccolti per giorno e ora di inserimento. La
consultazione dei blog è inevitabilmente dispersiva sia per l'utilizzo abbondante di link
con altri blog, siti, notizie, sia perché i contenuti dell'autore possono essere letti
seguendo diversi criteri: in ordine cronologico, per temi o cercando delle parole-chiave
all'interno del motore di ricerca, generalmente disponibile all'interno del sito stesso.

27 Un weblog, o blog, è un sito Web aggiornato di frequente che consiste di messaggi (chiamati post)
visibili in ordine cronologico inverso, cosicché l'ultimo appare per primo. Tipicamente i blog hanno
uno stile personale ed informale e variano molto per qualità e contenuto.
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 35

I blog hanno una struttura seriale e cumulativa, simile al genere letterario dei romanzi
epistolari o dei diari, ma, a differenza di questi, il blog è eternamente incompiuto: la sua
fine è data solo dal fatto che l'autore si stanca di pubblicarlo oppure, nei casi più tragici,
non è più in grado di continuarlo. Questa caratteristica costituisce per alcuni un
elemento di fascino di questo tipo di scrittura/lettura, ma per altri rende questi siti
talmente inconcludenti da non risultare affatto interessanti. Non è difficile trovare in
Internet critiche a quella che appare solo come una nuova moda:
Certi blog sono gestiti da giornalisti professionisti, come Luca Sofri, ma i più
sono piccoli diari intimi o originali esperimenti letterari e creativi. Fuffa
insomma. Fuffa è un termine dispregiativo di origini incerte, che significa
"cosa di poco conto", inezia. Ma c'è chi nel popolo blog ha un certo orgoglio
per la propria fuffa. Lo scrittore Tiziano Scarpa, invece scrive: "I diari in rete
fanno pena. Sono autocensura giornaliera in pubblico. Enormi spazi di
espressione libera sprecati a raccontare fuffa".
[da http://digilander.libero.it/ilconiglione/esame.html]

[...] i blogger SONO una categoria. per lo più una categoria di scrittori
frustrati che non riescono ad avere altra visibilità se non quella. una categoria
di falliti. ecco.
[da http://www.giuliomozzi.com/archives/2005/03/lo_linko.html]
Gran parte dei post è costituita da brevi racconti indipendenti, talvolta fittizi,
anche se lo standard del genere imporrebbe all'autore di essere sincero sia nel
rappresentare i propri sentimenti che nel raccontare le proprie esperienze.
Ancora una volta ci si domanda perché qualcuno dovrebbe tutti i giorni, anche più volte
al giorno, collegarsi al proprio sito e pubblicare pensieri, riflessioni, articoli interessanti
letti da qualche altra parte. Come nel caso delle homepage personali, spesso l'autore del
blog comincia con una dichiarazione di intenti dalla quale possiamo comprendere cosa
lo spinge a comunicare con questo nuovo mezzo. Vediamone qualche esempio (il
grassetto è mio).
Semplicemente perchè ho bisogno di uno spazio dove registrare le mie
frustrazioni ed il mio desiderio di rivalsa sulla vita.
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 36

[http://delusione.blogspot.com/2004/02/perch-scrivere-un-blog-sulle-illusioni.html]

Riteniamo che pubblicare un blog sul proprio matrimonio sia un buon metodo per
organizzarsi meglio e scambiare idee utili con altri novelli sposi.
[da http://www.matrimonio-sposa.it]

Ma cos'è un Blog ? E' un sito personale a metà fra una rassegna stampa e un diario,
ma è molto divertente realizzarlo!
[da http://www.dalbauledellanonna.com/Blog.html]

Vi chiederete tutti quale sia il motivo che mi ha spinto a pensare ad un nuovo blog
ed io potrei rispondere scrivendo un libro. In realtà il motivo non esiste. L'ho solo
fatto perchè girando su internet in cerca di siti porno, ho visto che si poteva fare
senza spendere nemmeno un citto e le cose gratis vanno fatte sempre
[da http://taggiablog.blog.kataweb.it/il_blog_del_taggia/2005/10/]

Credo, se affermassi che pubblicare un blog è una forma di esibizionismo,


motivando la mia affermazione, sostendendo la tesi che pubblicare il proprio diario
su internet esprime al contempo il desiderio che qualcuno ci legga. Almeno per
molti credo sia un modo per interfacciare la propria coscienza con il mondo,
mostrare la propria intimità.
Io sono un esibizionista, scrivo perchè voglio essere letto, e voi?
[da http://neuronincrostati.blog.excite.it/permalink/19330]

Ho deciso di pubblicare un blog almeno per un motivo principale: mi darebbe


l'opportunità di contatti sempre più allargati con persone che - più o meno - la
pensano come me. La possibilità di replicare ancora non c'è, ma la aggiungerò
appena possibile; per il momento mi potete scrivere per email, se lo volete.
[da http://www.faciledaricordare.com/2003_09_01_archive.html]
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 37

Una mia amica da tempo cerca di invogliarmi a pubblicare un blog, un pò perché


sa che scrivo, un pò per le mie poesie, ma specialmente per dare visibilità alle
mie foto; [...].
[da http://artelesbica.splinder.com/]

Scrivere sul web può essere utile per condividere con altre persone le proprie
idee o i propri gusti oppure può semplicemente aiutare ad organizzare i propri
pensieri.
[http://www.comefunziona.net/articolo.asp?Ogg=blog&Pro=2]

[...] sono un pò emozionata primo perchè che a trent'anni io abbia ancora una
chances della prima volta mi sembra una figata incredibile secondo perchè questo
mondo un pò mi affascina.
[http://ermione30.blog.kataweb.it/]

E' inutile sottolineare le motivazioni che mi hanno spinto a pubblicare un blog.


Penso siano più o meno le stesse per tutti. C'è sempre meno gente disposta a
"donarti" un po' del suo tempo per ascoltarti. Si va tutti di fretta: c'è il lavoro,
la famiglia, l'obbligo al divertimento; figuriamoci se si ha il tempo di discutere
seriamente con uno scocciatore di politica, cultura e di tutto ciò che riguarda la
nostra interiorità.
[da http://bigwin.clarence.com/]

[...] ho iniziato a vedere gli altri blog e ho sentito la voglia di scrivere tutto quello
che mi passava per la mente... ho sentito il bisogno di tirar fuori quello che ho
dentro e in questo momento, questo è l'unico modo che ho.
Prima esistevano le chat, avevo tanti amici "virtuali" con cui parlare, che alla fine
mi conoscevano anche più di quelli "reali" ed era una bella cosa stare insieme...
come ogni bella cosa è finita e adesso mi manca quel piccolo pezzo di mondo.
Non ho molte persone con cui parlare seriamente, sono tutti così diversi da me,
che potrebbero solo ascoltarmi, non certo capirmi. Con i pochi che mi capiscono,
che mi conoscono, alla fine è difficile tirare fuori tutto, troppa paura di rovinare
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 38

qualcosa, di essere "sempre triste"... che poi che male c'è ad essere se stessi?
Perchè dobbiamo sembre mostrare la faccia che gli altri si aspettano da noi?
[http://bblue.blog.tiscali.it/zs1747626]

Da queste parole traspare il desiderio di condividere con altri i propri pensieri, in un


modo che nella vita di tutti i giorni non sembra possibile. Una chiave di lettura di questo
modo di sentire può essere trovata in quello che Turkle chiama l'effetto del coccodrillo
artificiale. Turkle fa riferimento alla riflessione di Jean Baudrillard sulla funzione di
Disneyland che, con la sua smaccata artificialità, fa sì che altri aspetti della realtà
quotidiana, altrettanto artificiali, vengano percepiti come autentici: nella cultura della
simulazione veniamo abituati all'artificio al punto da percepirlo come un elemento
naturale [Turkle, 1996: 351]. Anche Thompson ha scritto diverse pagine su questa
cultura che porta l'esperienza degli individui ad essere sempre più mediata o, nelle
parole di Turkle, simulata: il contesto in cui le persone vivono queste esperienze “in
differita” è spesso molto diverso dal contesto in cui gli eventi accadono effettivamente e
questo scontro di contesti turba e disorienta [idem: 317]. A questo disorientamento,
però, le persone si sono abituate da diversi anni, tanto che nella maggior parte dei casi
non ne vedono l'origine.
Come osservavo precedentemente, l'abitudine alla simulazione costituisce un elemento
fondamentale nell'uso delle tecnologie informatiche: dopo 50 anni di abitudine allo
schermo televisivo, quello del computer diventa subito familiare, soprattutto se
l'interattività è limitata ed i contenuti rintracciabili per suo tramite assomigliano a quelli
televisivi: immagini in movimento, voci, musica.
A questa assuefazione all'artificio, però, si aggiunge il gusto della straordinarietà:
Spesso l'esperienza diretta risulta caotica: il suo significato non è mai così
chiaro. I prodotti multimediali interattivi arrivano già interpretati.
Contengono una versione della realtà elaborata da qualcun altro. [Turkle,
1996: 355]
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 39

Il coccodrillo della Disney, con i suoi occhi roteanti ed i continui movimenti fuori e
dentro l'acqua, finisce per diventare molto più interessante di un vero coccodrillo che si
muove pacifico a filo d'acqua in un fiume del parco nazionale del Benin.

Questa dimensione che chiamerei dell'eccezionalità simulata coinvolge anche il piano


dei sentimenti a loro volta spettacolarizzati tramite i mezzi di comunicazione, grazie ai
quali i gesti quotidiani di alcune persone rinchiuse in una casa per 100 giorni diventano
importanti, fanno discutere chi li guarda e dà loro un senso di esistere. Allo stesso modo
scrivere il proprio diario nel Web dà un nuovo senso allo scrivere: non più scrivere per
analizzare se stessi, come esercizio introspettivo, ma scrivere per farsi leggere, perché
chi non è presente nei media non esiste. Se gli individui sentono la necessità di
diventare protagonisti della sfera pubblica mediatica, quindi, costruiscono la propria
identità sociale seguendo i modelli che i media propongono, senza più percepirne
l'artificialità.
Come osservavano Pearce e Kang (cfr. paragrafo 1.2), gli individui oggi elaborano la
propria identità dietro la spinta continua della ricerca della novità, in relazione a contesti
lontani da quelli che vivono quotidianamente (v. mode europee come l'arredamento
etnico, la World music, le automobili di grosse dimensioni come quelle nord-
americane). Al tempo stesso i media stanno trasformando ogni aspetto della vita
quotidiana in eventi mediatici, quindi eccezionali. Nel momento in cui, però, questa
eccezionalità diventa caratteristica di ogni aspetto della vita umana, anch'essa mi appare
sempre e soltanto simulata, non più effettiva, perché non esiste più una ordinarietà
rispetto alla quale essere stra-ordinari.

2.3 Comunità reali

L'uomo è sempre vissuto nella rappresentazione della realtà che la sua epoca ha
costruito. La realtà che la nostra epoca sembra costruire è quella che ho definito
dell'eccezionalità simulata, in cui esiste (è dotato di senso) solo ciò di cui viene fatta
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 40

esperienza mediata, negandone contemporaneamente l'artificialità. Le popolazioni


minoritarie che abitano, ed hanno sempre abitato, il mondo possono continuare ad
esistere solo se vengono rappresentate attraverso i media, diventando così parte del
patrimonio esperienziale mondiale. Dalle risposte dei bloggers traspare che tale
esigenza di rappresentazione appartiene anche agli individui che navigano in Internet:
pubblicare un blog fa conoscere persone nuove, rende protagonisti, contribuisce alla
diffusione di idee, sentimenti o fotografie. Il blog, per coloro che lo scrivono, diventa
quindi un modo per acquisire visibilità all'interno di una comunità di persone che
potrebbe essere molto ristretta (i pochi amici che conoscono il link del blog) oppure
ampia come il mondo intero (come accade per i pochi blog personali entrati nelle
classifiche internazionali).
Umberto Galimberti, nella sua analisi del rapporto tra soggettività e tecnologia,
parte dalla constatazione che la tecnologia è diventata il fine stesso dell'uomo e ne
definisce tutte le attività, chiuse all'interno di un ordine di pensiero che impedisce
la concezione di un'azione al di fuori di ciò che è tecnologicamente possibile
realizzare.
Egli sostiene che i mezzi di comunicazione possono essere definiti mezzi solo per un
ritardo linguistico, perché gli strumenti di comunicazione di per sé non servono a nulla.
Un telefono o un computer, da soli, non sono strumenti di comunicazione, ma elementi
di una Rete che è la comunicazione stessa e che riassume tutte le possibilità di
comunicazione che gli esseri umani oggi possono concepire.
Il ciberspazio non è un mezzo, ma un mondo che gli esseri umani abitano e all'interno
del quale l'unico spazio di libertà possibile è dato dalla scelta tra l'essere connessi e il
non esserlo. Creare connessioni, quindi, per auto-rappresentarsi attraverso la Rete e
contribuire così alla spettacolarizzazione della vita quotidiana.

Le persone che scrivono nei blog, come qualsiasi essere umano in quanto animale
sociale, sentono la necessità di parlare di sé, dei propri sentimenti, di condividere con
gli altri le proprie esperienze per attribuire ad esse un senso. Quando l'esperienza è
mediata, però, cambia il contesto rispetto all'evento iniziale, perciò la sua
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 41

interpretazione diventa più che mai un fatto collettivo e il linguaggio riconferma il


proprio ruolo di intermediazione tra individuale e collettivo. Se la conversazione (a
voce, al telefono, tramite il computer) è una delle occupazioni umane più quotidiane,
spontanee e diffuse, è anche un’attività sociale che si pone all’incrocio tra individuale e
collettivo, tra soggettivo e sociale, tra processi cognitivi e rappresentazioni sociali.
L’interazione linguistico-simbolica può essere considerata un dispositivo di costruzione
e salvaguardia delle rappresentazioni sociali attive nel pensiero di ciascun membro di
una data società.
Ecco il perché dello scrivere i propri pensieri e le proprie azioni quotidiani in un posto
dove tutti li possano leggere. La rivista Newsweek nel 2001 pubblicava un'intervista ad
una donna coinvolta dal proprio compagno in un'esperienza sconvolgente: vivere in un
appartamento nel quale erano state installate 32 videocamere che trasmettevano in
tempo reale tutto quello che accadeva nella casa e tutto ciò che vi si diceva28.
L'esperimento finì perché la donna decise di lasciare sia il proprio compagno che questa
vita totalmente pubblica, ma da allora i siti che sviluppano un'idea simile si sono
moltiplicati, primo tra tutti Il Grande Fratello, sito collegato ad un fortunato format
televisivo diffusosi rapidamente in tutta Europa.
Fatti banali, una volta resi pubblici, acquisiscono un senso di straordinarietà che ricorda
quanto Pearce e Kang affermavano riguardo l'epoca contemporanea: il valore non sta
più nella conservazione della tradizione, ma piuttosto nella novità, nella ricerca
continua di ciò che scardina i riferimenti precisi e stabili.
Nell'Italia del terzo millennio sono state sradicate le cosmologie che davano senso alla
vita in ambito locale, ma viene fornita comunque una cornice di pensiero all'interno
della quale ricomporre l'esistenza sociale. Internet è un elemento fondamentale di tale
cornice, in particolare nel fenomeno delle cosiddette comunità virtuali29, di cui parla la
letteratura sociologica, ma anche i giornali, la televisione ed i talk-show.

28 L'indirizzo del sito era, significativamente, Weliveinpublic.com


29 Inevitabile citare la definizione di Howard Rheingold dalla quale comincia qualsiasi analisi
sociologica delle comunità virtuali: Le comunità virtuali sono aggregazioni sociali che emergono
dalla rete quando un certo numero di persone porta avanti delle discussioni pubbliche
sufficientemente a lungo, con un certo livello di emozioni umane, tanto da formare dei reticoli di
relazioni sociali personali nel ciberspazio [1994: 5]
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 42

Vengono definite comunità virtuali uno o più siti Internet nei quali si riunisca un
gruppo di persone che, mosse da uno o più interessi specifici comuni, si ritrovano con
una certa frequenza a comunicare tramite il computer. Rientrano quindi in questa
categoria tutti gli strumenti disponibili sul Web di cui abbiamo parlato finora: dalle reti
civiche ai MUD, dalle chat ai gruppi di blog.
Sono d'accordo con Luciano Paccagnella quando critica la terminologia ormai diffusa
che definisce virtuali questi gruppi, costituiti in verità da individui molto reali e che
spesso stabiliscono relazioni anche di persona. Infatti, il termine virtuale evoca
qualcosa di illusorio, immaginario, oppure, in ambito filosofico, qualcosa che esiste in
potenza ma non in atto. I gruppi che si incontrano in chat da un po' di tempo, invece,
organizzano quasi sempre incontri nei quali conoscersi direttamente, mangiare qualcosa
insieme, vedersi in viso. Se il termine è stato adottato nel gergo informatico per definire
un universo di possibili calcolabile a partire da un modello digitale e dagli input
forniti da un utente [Lévy, 1999:75], questo non toglie che l'utilizzo del termine per
descrivere realtà sociali può risultare fuorviante.

Al di là della terminologia, la letteratura sociologica sulle comunità presenti in Internet


mette spesso in evidenza le analogie delle comunità virtuali con le comunità formate da
persone che si incontrano di persona: spesso nascono da un gruppo ristretto ed
omogeneo di persone che condividono un progetto e si organizzano per realizzarlo, per
poi catalizzare altri soggetti e dotarsi di una struttura più complessa. Le persone, quindi,
si aggregano in gruppi sociali ai quali attribuiscono (arbitrariamente) un determinato
senso, che sia la rivendicazione di diritti, la condivisione di una dimensione religiosa o
il divertirsi con un'attività sportiva.
Se questa è una caratteristica di tutte le aggregazioni sociali, sia on-line che off-line, ciò
che distingue le comunità virtuali è il disvelamento della costruzione sociale: nella
definizione di un mondo tramite la scrittura di testi è particolarmente evidente la
costruzione linguistica della realtà.
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 43

3
La lingua pubblica

Parlare di lingua pubblica può suonare tanto tautologico quanto evocativo; possiamo
pensare al concetto di cultura come testo pubblico di Geertz30 oppure all'affermazione di
Raymond Firth, secondo il quale il linguaggio degli essere umani è fortemente
stereotipato tanto che ognuno dice sempre quello che gli altri, in un modo o nell'altro, si
aspettano che dica. Il linguaggio, quindi, è determinato dal contesto culturale e, al
tempo stesso, determina l'orizzonte di pensiero all'interno del quale ciascuna persona
concepisce la realtà.
Se, infatti, l'ipotesi Sapir-Whorf31 è stata ridimensionata nelle sue conseguenze più
estreme, d'altra parte ha costituito un paradigma forte nella legittimazione dell'idea di
una visione del mondo linguisticamente determinata. In questo senso possiamo parlare
di costruzione linguistica della realtà, ovvero possiamo affermare che il linguaggio col
quale comunichiamo all'interno della nostra comunità dà forma al mondo nel quale
viviamo:
la lingua [...] diviene un potente strumento che ci consente di dar senso al mondo
fornendoci delle categorie di pensiero; ma al tempo stesso, proprio a causa di questa
sua proprietà, limita le nostre possibilità, definisce la distanza o l'ampiezza del
nostro sguardo sul mondo. [Duranti, 2000: 65]

Proveremo in queste pagine a coniugare questa concezione del linguaggio e della


cultura con la dimensione pubblica che si viene così a creare all'interno della nostra
società.

30 Cfr. Interpretazione di culture, pag. 17 e segg.


31 Edward Sapir e B.L. Whorf, antropologi allievi di Franz Boas, legati alla teoria della cultura come
conoscenza, svilupparono il principio di relatività linguistica, che nella sua versione forte afferma che
gli esseri umani sono limitati nelle loro possibilità di pensiero dalla lingua che apprendono all'interno
della propria cultura.
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 44

3.1 Mezzi linguistici

Il punto di partenza per una riflessione sul linguaggio che definisce la sfera pubblica
può essere il seguente: l'esperienza del mondo è mediata simbolicamente, ovvero il
modo in cui ciascuno legge ed interpreta la realtà è definito all’interno delle chiavi di
lettura che la propria cultura gli fornisce. In questo senso, allora, il linguaggio si
configura come uno degli strumenti di definizione, di costruzione del mondo. Il parlare
non è un mezzo tramite il quale gli esseri umani descrivono in maniera neutrale
l’ambiente esterno ed il loro sentire interiore, piuttosto è uno dei sistemi simbolici che
mediano il rapporto con la realtà e danno un senso e un ordine all’esperienza, ovvero
permettono di comprenderla.

Nello sviluppo di questo concetto sono state cruciali le teorie di John L. Austin,
sviluppate nell'opera dal titolo emblematico: How to Do Things with Words. Il suo
lavoro ruota intorno al concetto di atto linguistico, che consiste in un'azione fatta di
parole, ma in grado di agire la realtà. Egli parla, quindi, della necessità di valorizzare
adeguatamente la funzione di attuazione ("performance") del linguaggio, quella, cioè,
nella quale esso si configura come un fare.
Nella Torre di Babele gli esseri umani non si comprendono perché ciascuna lingua
classifica il mondo in modo diverso dalle altre, bloccata com'è all'interno di un circolo
vizioso che potremmo esemplificare in questo modo:

Struttura
Esperienza linguistica

Parlante

Percezione Descrizione
del mondo del mondo
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 45

Ed è così che le comunità vengono immaginate e prende forma una realtà in cui ciò che
viene detto si trasforma in ciò che è, e ciò che è diventa ciò che viene fatto. 32

Accogliendo la proposta di Alessandro Duranti di considerare la comunità linguistica


come il prodotto delle attività comunicative in cui è coinvolto un determinato gruppo di
persone [2000: 81], l'etnografia del prossimo capitolo analizzerà la comunità linguistica
che condivide lo spazio pubblico delimitato dalle pagine Web del blog di Beppe Grillo,
nelle quali migliaia di utenti di lingua italiana (ma non tutti residenti in Italia)
sviluppano una critica della politica e della società civile del bel paese. Delineando una
comunità linguistica in questo modo desidero evitare di dare l'impressione che il gruppo
sociale sia qualcosa di precostituito che l'antropologo riconosce e sonda. Tale concetto
di comunità linguistica, in cui l'attività linguistica crea la comunità, viene proposto solo
come un punto di vista utilizzato nell'analisi.
Riprendendo l'intuizione di Rossi-Landi [Cfr. Onorati, 2002], secondo la quale lo studio
di una comunità linguistica implica l'analisi della circolazione dei segni linguistici (che,
come i beni che circolano all'interno del mercato, soddisfano determinati bisogni, ma al
tempo stesso ne generano di nuovi), cercheremo di analizzare quali bisogni riflette e
crea un blog che ha raggiunto in breve una notevole popolarità.
Prima di fare questo, però, è necessaria una panoramica degli attuali studi del
linguaggio utilizzato in Internet, per la definizione del contesto all'interno del quale si
muove la comunità oggetto di questo studio.

32 Sabelli, 1994, pag. 27: la citazione è decontestualizzata . Sabelli, nella sua analisi delle interrelazioni
tra la ricerca antropologica e le cosiddette iniziative di ‘sviluppo’ nei paesi del ‘Terzo Mondo’,
affronta anch’egli il problema del linguaggio in quanto problema di conoscenza. Nel caso di
associazioni semantiche quali identità culturale e sviluppo, sviluppo culturale e partecipazione,
rapporti interculturali e promozione sociale, egli scrive, il linguaggio si sposta dal livello dell’analisi
a quello della pratica inscrivendosi in progetti specifici che ottengono il consenso
sull’interdipendenza assolutamente indispensabile dei due termini. […] Ed è così che appaiono gli
universi fantastici, in cui ciò che viene detto si trasforma in ciò che è, e ciò che è diventa ciò che
viene fatto.
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 46

3.2 Web-pidgin

In Internet si parla ancora poco: principalmente si scrive. E' vero che viene decantata
sempre più la multimedialità dello scambio via computer, ma è anche vero che, per la
comunicazione orale a distanza, il canale preferito resta quello telefonico.
Giorgio Cardona, nella sua Antropologia della scrittura, faceva notare che la
multimedialità non è certo un tratto distintivo della società moderna: multimediali sono,
piuttosto, le società tradizionali, dove l'oralità è il principale canale di trasmissione e
creazione simbolica. In una società come la nostra, la scrittura ha il ruolo di codice
privilegiato, la comunicazione si linearizza nella dimensione obbligata della scrittura
[1981: 39], egli sosteneva, anche se le linee di scrittura nella Rete si incrociano creando
un reticolo tanto fitto quanto confuso.

Indubbiamente il nostro sviluppo intellettivo è strettamente collegato alla scrittura, tanto


che questa è fondamentale per organizzare i contenuti mentali. Ricordiamo, ad esempio,
l'autore di un blog che vedeva la propria attività di scrivere un diario on-line come un
aiuto nell'organizzare i pensieri (cfr. par. 2.2).
D'altra parte la metafora dell'imprimere nella memoria risale almeno alle origini romane
della nostra cultura e la scrittura è un artificio che ha consentito operazioni mentali
impensabili nelle culture orali.
Non è un caso, quindi, che Internet abbia questa fama di immensa enciclopedia: al suo
interno sono innumerevoli i siti che raccolgono liste di testi, dati, notizie; inoltre, gran
parte delle comunità virtuali, soprattutto le più durature, sono basate su una comunione
di interessi dei partecipanti. Il legame che si crea, quindi, tra i membri di un gruppo che
comunica principalmente tramite Internet, è dato da un lato dai contenuti che queste
persone si scambiano, dall'altro dal linguaggio stesso che utilizzano.
La lingua, infatti, è il metro con cui ciascun individuo misura il proprio grado di
integrazione all'interno della comunità perché tramite la lingua viene condivisa la
cultura di riferimento al momento dell'interazione. Infatti, se è vero che ciascun
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 47

individuo si riconosce in diverse identità che entrano in gioco in distinti contesti


culturali33, possiamo dire che in ciascuna situazione utilizziamo codici linguistici
differenti o almeno ci relazioniamo con persone che li utilizzano e che richiedono una
certa rispondenza di codice per riconoscerci come parte del gruppo. Il code-switching è
quindi un segnale di contestualizzazione che non solo serve a indicare il contesto sociale
e culturale, ma viene manipolato dagli attori sociali per riconfigurare, e quindi
modificare, il contesto [Matera, 2002: 105]. Rispondere all'interlocutore col medesimo
codice linguistico è un'implicita affermazione di appartenenza alla medesima comunità:
come indice performativo dell'identità [ibidem] la commutazione di codice diventa
quindi un elemento tramite il quale vengono costruite le rappresentazioni delle identità
individuali e collettive.
In diversi contesti comunicativi, perciò, pur esprimendosi nella medesima lingua, i
parlanti (o scriventi) selezionano diversi codici linguistici tramite i quali costruiscono la
relazione reciproca. In inglese è stato coniato il termine Netspeak per definire il
linguaggio utilizzato per la comunicazione non mediata tramite Internet. Quando parlo
di comunicazione non mediata intendo indicare gli scambi verbali che singoli individui
effettuano tramite strumenti come forum, chat e blog. Tali strumenti infatti determinano
una rete di comunicazione dove tutti sono in contatto con tutti ed hanno le stesse
possibilità tecnologiche di comunicare con gli altri (a differenza di mezzi di
comunicazione come i giornali, la televisione e la radio).
Nessuno, però, può partecipare all’intera Rete. Ciascuno, dal suo nodo34 può lanciare e
ricevere segnali ad un numero indeterminato di altri nodi costituendo in tal modo una
propria sotto-rete di relazioni. Il meccanismo sociale è simile a quello che si verifica in
tutte le comunità: all'interno di una società, ad un'analisi più approfondita, si rivelano
sempre sottogruppi, comunità più ristrette di individui, e ciascun individuo spesso si
riconosce come appartenente a diversi gruppi, costruendosi così un'identità composita e
mutevole.

33 L'ambito lavorativo, la partita di calcio allo stadio, la palestra, la chat, la cena tra amici sono diverse
situazioni che possono presentarsi nella vita della stessa persona nel giro di poche ore e che
richiedono l'acquisizione di ruoli sociali distinti.
34 Nodo è un termine specifico del gergo informatico che indica i punti di incrocio dei fili della Rete.
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 48

Una caratteristica del netspeak frequentemente evidenziata in letteratura è la


commistione di oralità e scrittura: la comunicazione on-line inizialmente, infatti, ha
assunto le forme tipiche dello scrivere su carta, cosicché nelle lettere elettroniche scritte
in ambito lavorativo venivano ripresi i modelli di scrittura delle lettere formali, mentre
nelle email personali lo stile ricalcava quello delle lettere su carta. Lentamente, però, le
persone hanno sentito il bisogno di modificare queste modalità di scrittura. La velocità
di trasmissione dei messaggi rende spesso necessaria una risposta immediata per la
quale non sempre ci sono il tempo e l'attenzione necessari a redigerla con cura. Perciò la
lettera viene scritta al computer, di getto, e subito spedita, senza neanche una lettura.
Questi aspetti dei linguaggi utilizzati on-line hanno spinto gli studiosi di questo ambito
comunicativo ad adottare un termine molto frequente nelle descrizioni etnografiche,
che indica particolari forme linguistiche nate dal contatto tra culture differenti: il
pidgin35.
Naomi Baron, nel suo studio sul linguaggio delle email cita i numerosi modi in cui
viene definito lo stile linguistico tipico delle lettere elettroniche, letters by phone,
speech by other means, mix and match, e-style, contact system [2003: 85], l'ultimo dei
quali è quello che più si avvicina all'idea di creolizzazione del linguaggio. Una
creolizzazione che si realizza non solo nella definizione di uno stile intermedio tra
scritto e parlato, ma anche come conseguenza del modificarsi dell'italiano in seguito al
contatto con l'inglese, della cui scrittura vengono riprese alcune abitudini tipiche:
• l'utilizzo della seconda persona singolare per rivolgersi a chiunque, a meno che
non si tratti di una persona con una particolare carica politica o, in ambito
lavorativo, superiore nella gerarchia dei ruoli aziendali;

35 Il termine indica le lingue di contatto, ovvero lingue nate spontaneamente dal mescolamento di forme
appartenenti a sistemi linguistici diversi. Il pidgin, che generalmente presenta una grammatica
semplificata ed un vocabolario ristretto, viene utilizzato nella comunicazione orale tra parlanti
provenienti da gruppi linguistici diversi.
Un esempio di pidgin è il bislama della Repubblica di Vanuatu (isole del Mar dei Coralli): viene usato
da tutti gli abitanti delle 82 isole a prescindere dal gruppo locale e dalle influenze coloniali (le altre
due lingue ufficiali sono inglese e francese, mentre nei diversi villaggi vengono parlate 115 lingue
diverse).
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 49

• la diffusione degli acronimi, soprattutto inglesi: a parte acronimi molto diffusi


anche nella lingua parlata come SMS o WWW, ce ne sono altri specifici della
scrittura tramite Internet, come OT, usato nei blog per indicare un argomento
fuori tema;
• adozione di abbreviazioni o semplificazioni grafiche quali:
• x per indicare l'insieme dei caratteri per,
• k al posto di ch,
• 6 come sostituto della seconda persona singolare del verbo essere;
• ce per c'è
• adozione di abbreviazioni di intere parole, come in questi esempi:
• msg - messaggio
• cmq – comunque
• dv dgt? - da dove digiti?
• pvt – privato36
• qll – quello/a
• Veri e propri anglicismi come:
• 4ever – forever
• pls – please
• by
• intere espressioni idiomatiche come number one

Indubbiamente l'abuso di queste abbreviazioni aumenta il livello entropico della


comunicazione che è già elevato a causa della sequenza continua di discorsi diversi che
si sovrappongono.
Si veda questo esempio, tratto dalla chat IRC del sito www.tiscali.it:

36 nelle chat, indica la comunicazione esclusiva tra 2 partecipanti


Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 50

Una ventina di righe impiegate per definire le località di provenienza dei tre partecipanti
alla conversazione possono sembrare un futile spreco di tempo, mentre costituiscono un
tentativo di trovare un argomento col quale avviare la conversazione con degli
sconosciuti. Questa nuova relazione, forse, potrà continuare in una stanza privata per
portare, nei giorni successivi, ad un incontro di persona.

Se la scrittura dell'italiano (e non solo quello di Internet: ci sono numerosi esempi anche
nella stampa dei quotidiani) si sta modificando in una sorta di mescolamento con le
abitudini di scrittura anglofone, bisogna notare che anche l'inglese fino a poco più di un
decennio fa non veniva scritto in questo modo.
Baron vede questo modificarsi della scrittura come la conseguenza delle trasformazioni
avvenute nel sistema educativo americano negli ultimi 125 anni. Innanzitutto nelle
scuole non viene più insegnata la retorica, ma uno stile di scrittura creativa, informale.
Secondariamente, negli Stati Uniti l'identità pubblica oggi viene costruita in modo
diverso perché i modelli sociali proposti ai giovani sono spesso pop-star adolescenti,
campioni di pallacanestro, o geniali hacker informatici: tramite questi modelli si crea
uno scollamento tra l'alto livello di educazione formale ed il successo economico-
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 51

sociale. Infine, sembra che anche il concetto di rispetto della privacy si stia
modificando, perché
many respectable Americans do not think twice about undressing before curtainless
windows, revealing intimate details of their lives on personal web logs or appearing
on 'reality' television programmes37 [Baron, 2003: 91].

Cambiamenti simili forse stanno avvenendo anche nelle abitudini degli italiani: la
creolizzazione con l'inglese non avviene quindi solo a livello linguistico, ma in generale
a livello culturale. L'industria americana dell'intrattenimento, infatti, ha colonizzato, sin
dal secondo dopoguerra, radio, cinema e televisioni: le pop-star inglesi e americane
dominano i palinsesti radiofonici, così come gran parte dei format televisivi vengono
importati da oltreoceano e le produzioni hollywoodiane rendono difficoltoso trovare
persino nei cinema d'essay produzioni europee, per non dire italiane. L'utilizzo del
computer, inoltre, ha importato nel mondo degli affari, ma anche nelle famiglie,
un'innumerevole quantità di termini inglesi, per non parlare dell'importazione di mode
che modificano i consumi e gli stili di vita e del modificarsi dei modelli aziendali e di
gestione del welfare.

L'italiano di Internet può quindi essere definito un pidgin per indicare sia l'inevitabile
influenza dell'inglese sia il lento sparire delle distinzioni tra lingua parlata e lingua
scritta.
Come nel rivolgersi a qualcuno di persona, infatti, anche nelle email e negli altri
messaggi pubblicati su Internet spesso vengono omesse le formule di saluto. Se nei blog
i commenti al diario dell'autore propongono delle riflessioni sull'argomento che iniziano
direttamente in medias res, anche nelle chat non tutti coloro che entrano in una stanza
salutano e vengono salutati, a meno che non vengano riconosciuti da altri utenti abituali.
Inoltre il lessico è colloquiale e la punteggiatura viene usata di rado, spesso in modo
non standard, magari per ottenere particolari effetti grafici.

37 Molti americani rispettabili non ci pensano due volte prima di spogliarsi davanti alle finestre senza
tende, mostrare dettagli intimi delle loro vite nei propri weblog o comparire nei reality televisivi.
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 52

Franca Orletti ha verificato, in un'analisi della scrittura della posta elettronica, che
predominano le frasi brevi e le noun phrase (espressioni nominali, ovvero frasi prive di
verbo), entrambi utili a creare un effetto di immediatezza che è tipico dell'oralità [2004:
81]. Inoltre, Orletti nota una sintassi concatenativa [2004:82], per cui prevale il
succedersi di frasi indipendenti rispetto ad una strutturazione più complessa del periodo.
Queste caratteristiche si ritrovano anche nella conversazione tramite chat, mentre nei
newsgroup e nei blog, dove gli autori sembrano prendersi il tempo di scrivere in modo
più esauriente le proprie considerazioni, verifichiamo un maggiore utilizzo (spesso
creativo) dell'ipotassi.

La tendenza della scrittura in Internet ad avvicinarsi alla lingua parlata è evidente anche
in quegli artifici che assolvono la funzione degli elementi paralinguistici del parlato.
Vediamo il caso, già citato in precedenza, dell'utilizzo delle faccine per rappresentare
gli stati d'animo di chi scrive: servono a cogliere le sfumature delle frasi che vengono
riportate per iscritto ma che evidentemente sono pensate per essere dette. Ad esempio, il
simbolo ;-) assolve alla medesima funzione del cambio di tono della voce o
dell'espressione facciale nella conversazione orale ed indica che la frase non deve essere
interpretata in senso letterale. Invece, il simbolo :-/ spesso serve a giustificare l'assenza
di una risposta immediata da parte dell'interlocutore perché è indeciso o confuso e
quindi sta pensando a cosa scrivere.
Un altro artificio sembra essere stato ripreso dalla scrittura dei fumetti e consiste
nell'utilizzazione di segni grafici per riprodurre i suoni non linguistici che vengono
utilizzati nel parlato. L'utilizzo dei caratteri maiuscoli, ad esempio, (come dichiara
qualsiasi edizione della Netiquette38) indica che le parole vengono dette con un tono di
voce più alto; oppure vengono scritti i caratteri mmmh (in un'infinità di diverse
combinazioni) per indicare che la persona sta pensando, mentre sssss spesso segnala che
l'interlocutore sta fumando.

38 Il termine netiquette indica quello che viene proposto come il galateo di Internet, ma in realtà si
concretizza in diverse stesure che vengono pubblicate nelle diverse comunità on-line. In questi galatei
viene indicato come ci si deve comportare se si vuole evitare di essere esclusi dalla comunità.
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 53

Il ciberspazio è un luogo definito dall'interazione tra coloro che si collegano ad Internet,


una sfera pubblica nella quale risulta particolarmente evidente come linguaggio e azione
sociale coincidano, e nella quale possiamo osservare come le parole di tutti i
partecipanti all'interazione linguistica creano identità individuali e di gruppo nuove e
mutevoli. Staccati dal contesto della realtà che vivono quotidianamente, gli internauti,
come viaggiatori in terre remote, possono cogliere l'occasione per rappresentare se
stessi di fronte agli altri in modo nuovo. E questa occasione è data quindi a tutti coloro
che si incontrano in questo scambio comunicativo e che definiscono
contemporaneamente una nuova comunità di sentimento, ovvero un gruppo che inizia
ad immaginare e sentire cose collettivamente [Appadurai, 2001: 22].
Quello che resta da capire è se queste identità siano realmente nuove, ovvero staccate
dalla realtà fisica che quelle persone, anche se in modo diverso per ciascuno, vivono
quotidianamente.
A. R. Stone sostiene che se
alcuni tipi di interazione riprendono dei pregiudizi di razza e genere, sono
stereotipati e cartesiani, e reificano le differenze di un vecchio potere dai
meccanismi e dagli effetti ormai noti. Altri sono del tutto nuovi e inusuali, forse
trasformativi e sicuramente refrattari ai molti tentativi di categorizzazione
tradizionale. [1997: 50]

Personalmente, osservo che questa realtà viene costruita tramite lo stesso linguaggio che
viene utilizzato nella comunicazione al supermercato o rispondendo al telefono di casa.
Scrivendo in una chat o in un blog si usano acronimi, abbreviazioni, termini inglesi, il
tutto nel tentativo di rendere la scrittura rapida come la conversazione orale; eppure si
parla degli stessi argomenti trattati nei quotidiani, in televisione o durante la pausa-caffè
in ufficio. Vedo le peculiarità di questo tipo di scrittura come un riflesso dei
cambiamenti in atto nella società italiana in generale e non come la definizione di una
realtà alternativa, parallela. Senza nulla togliere all'esistenza di fenomeni innovativi,
anche all'interno della realtà fisica.
Certo, come dice Turkle, l'interazione cibernetica consente di sperimentare identità
alternative, ma lo fa all'interno della medesima cornice di senso che racchiude anche la
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 54

realtà che sperimentiamo vivendola con il nostro corpo, non solo con la nostra mente.
Come sosteneva Cardona, la scrittura è soggetta all'esigenza modellizzante propria
della cultura e
la sua circolazione sarà quella che più evidentemente mostrerà i condizionamenti e
le pressioni, le contraddizioni e i dislivelli del modello sociale. [1981: 89]
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 55

4
WWW.BEPPEGRILLO.IT

Nel gennaio 2006 Il Venerdì de La Repubblica gli dedicava la copertina definendolo un


boom da hit parade [n. 930 del 13/01/2006, pag. 19] per sottolineare come, in meno di
un anno, fosse riuscito a classificarsi tra i 20 blog più popolari del mondo grazie ai suoi
130 mila visitatori al giorno. Un simile successo lo ha portato persino ad essere incluso
tra i 35 eroi europei del settimanale statunitense Time.
Beppe Grillo, uomo di spettacolo (come spesso i suoi sostenitori lo definiscono quando
cercano di giustificare a se stessi la sua impossibilità ad aderire a tutte le loro richieste),
si è infilato tra le maglie della Rete riuscendo così a ricollocarsi all'interno del
panorama comunicativo globale. Escluso dalle trasmissioni televisive, si dice, ha saputo
utilizzare uno strumento nuovo ma ormai collaudato per comunicare col suo pubblico:
il blog.
Ogni giorno, verso sera, pubblica il suo nuovo post, attesissimo dai frequentatori del
sito. Ed è subito gara: i primi commenti sono degli entusiastici “primo!” che mettono in
evidenza lo spirito ludico con cui migliaia di persone consultano queste pagine anche
più volte al giorno.
La Repubblica ha visto tutto questo come un nuovo modo di fare politica, ma Grillo
non si occupa solo di questioni politiche in senso stretto: il suo è uno dei tanti siti critici
di uno stile di vita consumistico che sta mostrando i suoi numerosi limiti nei danni
ambientali e alla salute delle persone, nei costi degli sprechi energetici, nei problemi
sociali; ma, più degli altri siti, Beppe Grillo ha l'ironia giocosa del comico che non usa
mezzi termini per attaccare comportamenti politici sospetti e abitudini irresponsabili.
Inoltre l'artista genovese ha carisma e riesce ad attrarre l'attenzione di chi è insofferente
dello stile di vita proposto dalla società contemporanea e cerca di dare un nuovo
significato al proprio stare al mondo.
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 56

Questi fattori hanno contribuito alla creazione della comunità on-line dei frequentatori
del blog di Beppe Grillo: un gruppo di persone che, oltre a comunicare tramite Internet,
si incontrano e, oltre a scambiare le proprie opinioni sulla realtà contemporanea,
scelgono di adottare comportamenti alternativi (ad esempio per risparmiare sui propri
consumi familiari o per stimolare i propri governanti a fare scelte maggiormente
condivise dalla cittadinanza).
Un nuovo tipo di sfera pubblica, quindi, una riapertura degli spazi di discussione dei
Caffè ottocenteschi, all'interno dei quali la società viene ripensata e ricostruita. Come
allora si verifica un ripensamento del modello sociale ad opera di una fascia limitata
della cittadinanza, definita non tanto dall'occupazione e dal reddito, quanto dall'età e
dalla possibilità di accedere ad Internet. In queste pagine cercheremo proprio di
comprendere le relazioni che si creano grazie all'interscambio on-line (e off-line) tra
queste persone.

4.1 Pilota del ciberspazio?

Il termine “cibernetica” viene usualmente fatto derivare dal greco kibernetes, che sta
per pilota, ovvero colui che conduce, oppure per colui che governa. Il termine fu
ripreso da Ampère nel 1834 che, nella sua classificazione delle scienze, gli dette il
significato di scienza del governo, mentre fu solo con l'inizio della seconda guerra
mondiale che gli venne attribuito il significato di scienza che riguarda in modo
specifico strutture che si autogovernano. In questo senso, assunse grande importanza
quando ci si propose di fornire alle macchine una possibilità di autogoverno, come il
pilota automatico negli aerei. Possiamo così comprendere come Gibson39 abbia derivato
la metafora di un ciberspazio dove non esistono né classi sociali né gerarchie né
controlli centralizzati. Lo spazio dei piloti, però, viene anche associato alle dimensioni
spaziali del mare e del cielo, con le loro caratteristiche di incommensurabilità e

39 William Gibson, scrittore statunitense di fantascienza, coniò nel suo romanzo Neuromante (destinato
ad un notevole successo) il termine cyberspace per definire il mondo dentro allo schermo del
computer. Il termine venne successivamente adottato dagli altri scrittori del genere, ma anche da
scienziati e tecnologi per indicare l'ambiente delle realtà virtuali e poi di Internet.
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 57

incontrollabilità. Pensando al ciberspazio, quindi, possiamo immaginare navigatori


solitari che affrontano i pericoli di acque sconosciute per scoprire nuovi mondi:
ciascuno cerca la sua strada, lungo la quale incontra realtà le più impensabili.
Se usciamo dal mondo della fantascienza, dal quale Internet ha derivato gran parte del
suo patrimonio simbolico, ci accorgiamo che all'interno di ciascuna comunità on-line
sono sempre presenti delle persone, genericamente definite come mediatori o sys-op40,
che godono di maggiori privilegi e definiscono le regole di comportamento all'interno
del sito. Lo stesso avviene in un blog, dove c'è un autore che pubblica quotidianamente
i suoi messaggi e, solo in un secondo momento, ci sono coloro che rispondono a questi
messaggi. Questo avviene infatti nel blog di Beppe Grillo, dove tutti i visitatori
leggono quanto viene scritto dall'attore e solo una parte (ampia) di essi risponde con le
proprie riflessioni aprendo un dialogo sia con lui che con gli altri lettori. Nessuno, però,
può leggere tutti i commenti dei visitatori visto che, giornalmente, superano le 100000
parole, ovvero circa l'equivalente di quasi 300 pagine come questa: ciascuno partecipa
solo ad una parte dei discorsi che si sviluppano. La prima impressione che ne deriviamo
allontana questo blog dall'idea della Rete come struttura anarchica perché sembra che i
discorsi della comunità siano in qualche modo pilotati, ma più avanti la nostra analisi
confuterà questa ipotesi.

In una riunione degli Amici di Beppe Grillo di Vicenza41, una ragazza poco più che
ventenne disse: “Non c'è più la cultura dell'informazione”. Un'affermazione che suona
paradossale nella cosiddetta era dell'informazione in cui si lamenta proprio l'eccessiva
presenza dei mass-media nella vita quotidiana. La ragazza voleva indicare (come poi
avrebbe spiegato) la propria difficoltà nell'orientarsi tra le notizie ed i commenti

40 Sys-op sta per system operator ed è il termine inglese che indica i gestori delle comunità virtuali
41 Tramite il software Meetup è possibile creare diversi siti collegati tra loro che offrono delle
caratteristiche funzionali comuni: message board, appuntamenti (con orari e mappe per raggiungere i
luoghi d'incontro), schede per la presentazione dei partecipanti. Dal blog di Beppe Grillo è stata resa
disponibile questa funzionalità che ha permesso a decine di persone in tutta Italia di creare un sito
degli Amici di Beppe Grillo della propria città o cittadina (cfr. appendice 2).
L'indirizzo del sito dei vicentini è http://beppegrillo.meetup.com/3/
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 58

proposti quotidianamente dai media, e nel ricostruire una versione dei fatti in modo
autonomo.
Per rispondere a questa esigenza, è nato il blog di Beppe Grillo, che vuole utilizzare ed
insegnare ad utilizzare la ricchezza informativa di Internet per approfondire le
tematiche che più da vicino riguardano la vita delle persone ed aiutarle così ad attuare
scelte consapevoli per soddisfare i propri bisogni più sentiti. Grillo denuncia infatti uno
scollamento tra istituzioni e persone ed un fallimento totale della politica che richiede
oggi la responsabilità dei cittadini a farsi soggetti attivi per la promozione di iniziative
pubbliche più vicine alle loro esigenze.
Grillo, nelle sue pagine, si occupa talvolta di temi che hanno grande risonanza
mediatica (come le proteste degli abitanti della Val di Susa contro il passaggio della
TAV negli ultimi mesi del 2005) talaltra di questioni che i grandi mezzi di
comunicazione non approfondiscono (come il dubbio ruolo dei graffiti sui muri delle
nostre città). In ogni caso, i suoi post vengono letti quotidianamente da migliaia di
persone suscitando le reazioni più diverse.
La funzione sostanziale di questo scambio, però, ad uno sguardo attento non appare
tanto quella informativa quanto quella che ho evidenziato nel secondo capitolo di
questo studio: esistere (cfr. par. 2.3). Se esiste (ovvero, è dotato di senso) solo ciò che
viene reso visibile attraverso i media, se le popolazioni minoritarie che abitano il
mondo possono continuare ad esistere solo se vengono rappresentate come esotiche
attraverso i media, anche i singoli individui hanno bisogno di riacquistare un senso
dell'esistenza assumendo un ruolo attivo all'interno del sistema mediatico. Beppe Grillo
si fa portatore di questa rivendicazione, come dichiara in un'intervista a Repubblica
Radio, in occasione delle manifestazioni in Val di Susa:
Queste sono prese di posizione di persone che vogliono esistere, prima di tutto,
vogliono esserci, vogliono un'economia che determini la loro esistenza, prima di
tutto. [intervento telefonico del 16/12/2005]

Queste parole, però, non appartengono al linguaggio che normalmente viene utilizzato
da Beppe Grillo e che descrive lo sviluppo dei blog come un nuovo modo di fare
informazione, che bypassa le intermediazioni:
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 59

Io non è che mi alzo e invento una notizia. Fate delle notizie voi, che siete i
giornalisti, io poi faccio un commento. La gente non viene lì a leggere la notizia,
viene a leggere il mio commento su quella notizia. Perché? Perché si fida di me.
L'unico modo per capire se oggi una cosa è vera o finta è la reputazione di chi te la
dà. Io mi sono conquistato un pezzettino di reputazione in 35 anni e la gente viene a
sentire cosa dico, tutto lì.

Grillo quindi propone il suo sito come un'occasione per sviluppare una forma di
conoscenza, che diventa uno strumento per ridare potere alle persone che oggi non si
riconoscono nei propri governanti:
Le battaglie devono essere fatte per la fruizione libera e gratuita della conoscenza,
siamo in una grande guerra. Non so se avete capito che siamo in una guerra
spaventosa della conoscenza. E la gente... succedono queste cose... la Val di Susa,
per la conoscenza, la non conoscenza.

Qui abbiamo della gente malata, malata di protagonismo, mediocre anche, che dice
“questo va fatto così per il bene del progresso”, sono gente che non sa neanche di
che cosa sta parlando.

Queste nuove forme di comunicazione bypassano. Io sul mio blog, non è che scrivo
io. Hanno scritto i più grandi esperti in queste cose, ingegneri, professori di
università. Se lei va lì e clicca beppegrillo.it e va a vedere i commenti, sono
commenti di ingegneri, università, di biologi, di geologi, gente... di urbanisti. Io
faccio da megafono. Se siamo diventati il tredicesimo blog nel mondo ci sarà una
ragione. E la ragione forse è che il mondo sta cambiando.

Beppe Grillo propone e ripropone questo suo ideale di rinnovamento sociale di fede
umanistica secondo il quale, una volta dati agli individui gli strumenti per informarsi e
fare scelte libere, sapranno e vorranno farle. Ogni volta che il comico propone questo
suo ideale, però, scatena accese discussioni tra chi condivide con lui un'ottimistica
fiducia negli esseri umani e chi sottolinea le difficoltà che tale progetto incontra.
Vediamone un esempio. Il 10 gennaio 2006 Grillo pubblicò un post dal titolo L'albo dei
blogger, dove riprendeva la classifica che lo vedeva al XIII posto tra i blog pubblicati
in Rete, in qualsiasi lingua. La sua riflessione riguardo a questo successo si concludeva
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 60

dichiarando la fine dei vecchi media e del giornalismo, grazie allo sviluppo di un
sistema di comunicazione più egualitario, di uno strumento di democrazia
straordinaria, senza filtri, come era solito definirlo durante gli spettacoli del tour 2006.
Possiamo applicare la proprietà transitiva per cui, se Internet è democratico, lo sono
anche tutti i siti in esso presenti? No, perché la Rete è composta da innumerevoli nodi e
la sua invulnerabilità è data dal fatto che, finché reggono almeno 2 nodi, la Rete esiste.
Un sito, invece, ha un livello di vulnerabilità (sia tecnologica che sociale) maggiore,
quindi, per sopravvivere, necessita di un controllo.
Proviamo, quindi, a verificare il livello di democrazia all'interno del blog di cui ci
stiamo occupando, utilizzando un grafico che dia la dimensione del peso assunto da
Grillo rispetto allo spazio lasciato ai commenti.
Nel caso dei commenti al post del 10 gennaio 2006, ad esempio, possiamo suddividerne
i contenuti in questo modo:
• risposte dirette all'attore genovese: le persone si dichiarano d'accordo con le
idee espresse nel suo post del giorno oppure esprimono un'idea contrastante con
la sua (talvolta opposta, talaltra diversa solo per qualche aspetto);
• argomenti fuori dal tema principale: talvolta restano lettera morta, talaltra fanno
nascere nuove discussioni, comunque costituiscono uno spazio autonomo del
gruppo rispetto al leader;
• discussioni tra gli utenti, messaggi di incoraggiamento a Grillo e al gruppo,
scambi scherzosi simili a quelli che avvengono in chat: elementi che danno la
dimensione della comunità, del gruppo che si riconosce in un obiettivo unitario.

22,16% 10 gennaio 2006:


una tassonomia dei commenti

41,94%
risposte a Grillo
fuori tema
dialogo e comunità

35,90%
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 61

Come vediamo nel grafico, i commenti che si riferiscono direttamente a quanto ha


scritto Grillo sono la netta minoranza. Se è vero che nel blog è l'autore a definire gli
argomenti di discussione, comunque sono gli utenti a definire con cosa occupare lo
spazio a propria disposizione: ben il 36% dei messaggi, infatti, può essere definito fuori
tema, ovvero si tratta di riflessioni non direttamente correlate a quanto scritto dal
comico oppure vere e proprie proposte di nuovi argomenti ispirati da quanto raccontato
da giornali e TV.
Il sito è principalmente uno spazio di discussione, nel quale si esprimono costantemente
opinioni discordanti: secondo lo spirito hacker che informa la Rete essa è il luogo della
discussione, del confronto, non può vivere senza opposizioni. E così avviene anche in
questo blog, dove ogni tanto qualcuno cerca di mettere in dubbio l'autorità del pilota:
[...] hai scritto tante di quelle cazzate in questo blog che non si possono contare e ti
sei ben guardato di fare autocritica. [...]
stefano anedda 11.01.06 10:03

In molti casi, però, giudizi negativi come questo non vengono sufficientemente
motivati. Commenti scettici, invece, vengono da chi sembra essere deluso dal fatto che
alla fin fine Beppe Grillo continua ad essere solo un comico, mentre in molti ne avevano
richiesto un impegno in politica per far nascere un partito dal basso:
Viva la reputazione di chi, pur avendo mezzi e persone al seguito per agire, sa
sempre e solo parlare.
E non agirà mai se no poi i suoi amici politici gli saltano addosso perchè finirebbe
col rubargli la scena e la poltrona... Meglio dare una mano stando in retroguardia
piuttosto che provare in concreto a fare qualcosa. Vero? Perchè tanto sa bene che la
fine che farebbe sarebbe la stessa di tutti quelli che siedono in parlamento: tante
buone parole, e zero fatti concreti.

Roberta Pollini 11.01.06 11:50

Da molte parti infatti continua ad arrivare la richiesta rivolta all'attore affinché si


dedichi a tempo pieno alla politica:
Caro Beppe, se tu o altri,
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 62

NON COMINCIATE **ORA** A PRESENTARE UN PARTITO POLITICO


DALLA STRUTTURA TELEMATICA (dai costi contenuti e dalla altissima
efficienza) SAREMO IMPREPARATI AL CAMBIAMENTO DELLA CLASSE
POLITICA!!

alvaro visconti 11.01.06 11:50

Come quest'ultimo blogger lamenta, in realtà nel blog sono state fatte ben poche
proposte concrete di impegno politico forse per una scarsa conoscenza dei meccanismi
di funzionamento delle istituzioni italiane da parte dei partecipanti, ma anche perché
l'artista genovese ha sempre tenuto a mettere in chiaro che lui è solo un comico.
Nel suo spettacolo del 2 febbraio 2006 a Bassano diceva: è un momento grave, voi siete
anche di più dell'anno scorso, siete di più perché avete dei problemi voi, non perché
sono bravo io! Avete dei problemi: voi non avete più punti di riferimento! Il vostro
punto di riferimento, pensate, è un comico... avete sbagliato tutto nella vita se siete
ridotti così.[ride]
Con un tono di scherno, al quale il pubblico applaudiva tra le risate, Grillo, ironizzando
sul proprio ruolo all'interno della sfera pubblica, non faceva che riaffermarlo. Nel suo
pubblico c'erano fedeli spettatori che lo seguono da anni nei suoi spettacoli, altri lì
quasi per caso ed altri che, dopo mesi che seguono il suo blog, hanno deciso di vederlo
di persona. Certo non si può dire che lui sia un punto di riferimento politico per tutte le
4000 persone presenti quella sera, eppure l'entusiasmo del pubblico era unanime e dal
pubblico non è nata nessuna protesta di fronte a quell'affermazione che potrebbe essere
considerata anche offensiva (proteste che invece sono state sollevate nel momento in
cui ha sostenuto che è giunta l'ora di eliminare il calcio e tutto il mondo che fa
riferimento a questo sport).

L'abilità dell'uomo di spettacolo lo trasforma a sua volta in autore di un incantesimo42,


che dura, però, solo per le due ore di monologo, durante le quali la sua critica della
società italiana gli fa guadagnare un immediato consenso grazie al quale anche le
affermazioni false o imprecise passano in secondo piano. Durante lo show a Bassano,
42 Incantesimi è il titolo dello spettacolo del 2006 di Beppe Grillo
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 63

infatti, ha detto: un anno fa ho aperto il primo blog in Italia. L'affermazione è


chiaramente falsa, perché all'inizio del 2005 esistevano già moltissimi blog italiani. Ho
provato a far notare questo aspetto ad alcuni giovani spettatori, i quali hanno replicato
che lui voleva dire di aver aperto per la prima volta il suo blog, non che questo fosse
stato il primo in assoluto. Credo anch'io che la sua intenzione fosse questa, ma resta il
fatto che lui ha detto un'altra cosa. Durante lo spettacolo del comico si crea una
situazione di consenso generale per cui affermazioni come “ne so più IO del vostro
sindaco!” non provocano nessuna reazione contraria. Eppure tra le 4000 persone del
pubblico è probabile che ce ne fosse più d'una che avesse votato con convinzione per
quel sindaco.
La ragione di tale consenso è stata messa in evidenza dal comico stesso:
la gente si fida di me, perché non si fida più della televisione, non si fida più dei
giornali. Voi vi fidate di me. Venite, pagate un biglietto, vi fidate di me. Io chiedo
soldi attraverso il blog a quelli che sono iscritti e sono migliaia di persone, vanno in
banca e fanno dei versamenti da 2-3 euro. Abbiamo fatto delle cose straordinarie.
Sembrava impossibile, avere una voce diversa in Italia, no? Siamo 77esimi come
libertà di stampa: non passa più niente, ma ve ne state rendendo conto, cosa passa
in televisione, no?43

La fiducia nei confronti di una persona diventa quindi la motivazione che spinge
migliaia di italiani a comunicare tramite le pagine del suo blog, ma sono poi le
conversazioni stesse che catturano il loro interesse e si ampliano fino a costituire quella
che abbiamo definito una sfera pubblica.

4.2 Conversazioni on-line

L'interscambio linguistico che avviene tramite la mediazione del computer presenta


delle caratteristiche peculiari rispetto sia al testo scritto che al parlato, come abbiamo
visto nel capitolo precedente. Proviamo ora a verificare quali meccanismi vengono

43 Spettacolo del 2 febbraio 2006 a Bassano del Grappa (Vicenza)


Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 64

adottati all'interno di questo blog nello svolgersi di una sorta di dialogo collettivo
guidato.
Innanzitutto notiamo che nei commenti ai post di Grillo si è sviluppata una forma
particolare di rituale di apertura, che segue solo di qualche istante la pubblicazione del
post giornaliero (gli esempi che seguono appartengono a post diversi):
primo?

Postato da: Max cam il 02.11.05 16:51

primo

Postato da: Fabio Marigliano il 07.11.05 16:06

PRIMO... AQLMENO QUA... TRISTE CONSOLAZIONE... SCUSATE

Postato da: Luca Maroldo il 08.11.05 16:31

Bella Luca mi hai fregato :-(

Adesso posso leggere il topic di oggi ;-)

Ciao

A.K.

Postato da: Andreves Kunanan il 08.11.05 16:33

Postato da: Nico L 10.01.06 20:58

Arriveremo primi!!!!

Postato da: Leonardo Dal Zovo 10.01.06 20:59

n primo io...no...chissaä

Postato da: primo sonoio 10.01.06 21:00


Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 65

A differenza dei rituali di apertura tipici delle conversazioni telefoniche ma anche di


quelle faccia-a-faccia, questa ritualizzazione dell'inizio dei commenti non ha alcuna
funzione necessaria allo svolgersi della conversazione. Piuttosto può essere inteso come
un rituale che rafforza il senso di appartenenza al gruppo perché chi scrive per primo
dimostra di essere on-line proprio nel momento in cui Beppe Grillo pubblica il suo post.
Quasi che, in una conversazione caratterizzata dall'asincronicità, venisse sentita la
necessità di sapere che qualcun altro è collegato nello stesso momento, ovvero che nel
ciberspazio non si è soli.

Altra caratteristica, stavolta precipua della comunicazione asincrona, è l'inesistenza di


una chiusura. Il tema viene considerato concluso nel momento in cui Grillo pubblica un
nuovo post, il che determina un aggiornamento automatico della homepage del sito,
verso la quale tutti vengono immediatamente dirottati.
In qualche modo la gestione informatica del blog automatizza la conversazione dandole
un carattere di artificialità che rende impossibile per l'etnografo utilizzare gli strumenti
dell'analisi conversazionale classica. Il meccanismo del turno, ad esempio, viene gestito
dal sistema: più persone possono leggere contemporaneamente un commento e
pubblicare una risposta. L'attimo in cui viene usato il pulsante “invia” determinerà
l'ordine di pubblicazione dei messaggi. Proprio per questo spesso risulta difficile seguire
il filo del discorso.
Nel ciberspazio le soluzioni dei problemi comunicativi vengono spesso fornite dagli
informatici che modificano l'ambiente del sito in modo da favorire l'interazione. Proprio
per questo verso la fine del 2005 sono comparse nel sito delle nuove funzionalità grazie
alle quali le risposte ai commenti di singoli utenti vengono pubblicate a parte.
Tecnicamente, si è trattato semplicemente di aggiungere al blog le funzionalità tipiche
dei forum di discussione. Funzionalmente, si è ottenuto più ordine all'interno della
pagina dei commenti perché ora è più raro che le conversazioni tipo chat si mescolino al
discorso generale.
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 66

L'osservazione attenta delle comunicazioni on-line mostra come al loro interno si siano
sviluppati dei meccanismi linguistici propri del mezzo, portando anche questa nuova
scrittura verso l'affermazione di stereotipi tipici del genere. Un fenomeno che conferma
l'ipotesi secondo la quale le conversazioni umane sono altamente stereotipate, tanto che
ciascuno dice ciò che gli altri, in un modo o nell'altro, si aspettano che dica [Firth, cit.
in Matera, 2002: 11]. Posso addirittura affermare che l'utilizzo di un linguaggio
stereotipato è ancor più evidente nelle conversazioni on-line dove l'assenza di elementi
fisici di supporto alla comunicazione (espressione del volto, gesti, tono della voce) lo
porta a diventare più espressivo che nella lingua parlata ma meno formale e strutturato
che nella lingua scritta che ci viene insegnata sui banchi di scuola. Tra i diversi approcci
di studio alla comunicazione mediata dal computer, questo aspetto viene messo in
evidenza particolarmente dalla prospettiva hyperpersonal, secondo la quale le persone
che si relazionano on-line lo fanno in modo più stereotipicamente sociale che off-line
[Walther cit. in Paccagnella, 2000: 36].
Marcatamente iperpersonale, o iperespressiva, è una modalità di interazione distintiva
della comunicazione on-line (e messa in evidenza da numerosi studiosi delle chat): si
tratta del flaming, ovvero l'accendersi improvviso (spesso immotivato) dei toni di chi
scrive tanto ad arrivare a delle vere e proprie offese nei confronti degli interlocutori:
Gli insulti, per i non addetti ai lavori, sono l'arma verbale tipica della rete. Per una
qualche ragione (anonimità? Blocco dello sviluppo? Distanza fisica?), chi scrive in
rete si offende facilmente e fa presto a scagliare tremendi attacchi personali.
Quando il bersaglio risponde a tono, la mischia risultante degenera in una vera e
propria sparatoria: un'infiammata guerra di offese verbali. [Herz, 1995: 27]

Nella sua colorata descrizione delle chat, J.C. Herz propone un'interessante
interpretazione di queste esplosioni di violenza verbale: il flaming in realtà sarebbe solo
un gioco di abilità che non deve essere preso troppo sul serio. Consiste essenzialmente
in una gara di astuzia nella quale i partecipanti cercano di dimostrare di essere i più
perspicaci, di saper eliminare l'avversario del momento grazie alle proprie capacità
pseudo-oratorie. Herz arriva persino a redigere una tassonomia degli insultatori: il
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 67

cospiratore, il volgare, l'intellettualoide, l'asfissiante, l'aspirante hacker, il camaleonte,


il frivolo, l'anonimo, il sofista, il pallista, l'insensibile e il deviato [idem: 28].
Queste figure sono rintracciabili anche nel blog di Beppe Grillo, anche se qui è più raro
che le offese diventino troppo esplicite, perché i webmaster del comico fanno un lavoro
di controllo sui messaggi pubblicati. Ne risulta che raramente i blogger si insultano tra
di loro, e, quando accade, i toni sono comunque contenuti: dei tipi di insultatori descritti
da Herz il più ricorrente in questo blog è l'intellettualoide, che si infiamma nel momento
in cui critica la politica italiana:
[...] Troppo bello sarebbe riuscire in un completo cambio della classe dirigente...
trovare qualcuno che non abbia paura di nessuno "scheletro dentro l'armadio"... e
invece da noi come funziona??? Torna la DC!!!! No dico.. siamo matti??!?? Non
siamo riusciti ad imparare nulla? Qui altro che comunismo o fascismo... qui il
"pubblico" è diventato tutto "privato"... interessi sempre più personali a danno del
popolo!!! E noi qui a guardare "Amici" o "Buona Domenica"... imbambolati
davanti le televisioni che ci propinano quintalate di letame che noi mangiamo
avidamente pur di non pensare alla realtà! [...]
Salvatore Belcaro 11.01.06 00:02

Altre volte l'infiammarsi nasce dalle diverse opinioni politiche dei partecipanti al blog,
come in questo (limitato) battibecco nato dalle affermazioni fatte la sera precedente dal
ministro della giustizia Castelli di fronte all'anziano giornalista Eugenio Scalfari durante
una trasmissione televisiva:
SEI VECCHIO E TI TREMANO LE MANI
Spero che il filmato di Castelli, un ingegnere elettrico diventato ministro della
giustizia, che apostrofa Scalfari venga messo sulla rete ben presto, per esempio su
RAICLICK.
E che tutti gli STRONZI che lo hanno votato vedano questo video, e poi se ne
vadano da questo paese o almeno facciano a meno di andare a votare la prossima
volta
Paolo Battacchio 11.01.06 12:48
Stronzo sarai TU!
é vero scalfari è vecchio e RIMBECILLITO!
Come sono LADRI TUTTI quelli di sinistra!
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 68

Lucia Donadoni 11.01.06 12:53


Questi interventi sono emblematici del tono acceso col quale si esprime gran parte delle
persone che partecipano alla discussione all'interno del blog. La rabbia derivata
dall'impotenza nei confronti di una realtà sociale che non corrisponde ai propri ideali
rende la scrittura di queste persone molto vivace, quasi un riversamento di bile. I
commenti, più o meno lunghi, si caratterizzano quindi per l'uso di termini gergali,
spesso volgari, che servono a dare forza, impatto all'eloquio. Non si può urlare quando
si scrive e l'uso del maiuscolo (equivalente scritto dell'innalzamento del volume della
voce) viene bandito dalla netiquette che lo considera scortese.
Oltre al linguaggio scurrile, i blogger utilizzano altri strumenti nel tentativo di dare alla
propria scrittura una violenza sufficiente a sfogare la propria rabbia. Ecco quindi il
moltiplicarsi dell'interpunzione, soprattutto punti esclamativi, punti di domanda e
puntini di sospensione. Le regole ortografiche non interessano più a nessuno: nel
momento in cui i mass media sono diventati personal media [Boni, 2004: 55] gli
scrittori on-line preferiscono dimenticare le noiose lezioni scolastiche (anche quando
sarebbero indispensabili per una corretta comprensione di quanto viene scritto) ed
utilizzare delle convenzioni che suonano come più innovative ma soprattutto danno un
senso di appartenenza alla grande comunità della Rete.
Appartenere alla comunità del blog di Grillo vuol dire essere parte attiva in un dialogo
a più voci in cui viene ripensata la società italiana, soprattutto dal punto di vista
politico. In questo senso parliamo di una sfera pubblica, cioè uno spazio di discussione
aperto nel quale una parte della società si ritrova per ridefinire la propria identità
collettiva. Ciascuno svolge il proprio discorso secondo due indirizzi principali: uno
rivolto a Beppe Grillo ed uno rivolto agli altri membri della comunità.

4.2.1. Dialogo con Beppe Grillo

Come già osservato l'apertura della discussione nel blog può essere data solo dall'autore
che, con la pubblicazione di un nuovo post, sceglie la tematica intorno alla quale i
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 69

blogger formeranno le proprie opinioni. Eventuali interventi fuori tema non vengono
censurati, ma devono essere giustificati, ad esempio utilizzando l'acronimo OT (cfr.
par. 3.2).
Perciò il riferimento principale dei messaggi che vengono scritti nel blog restano Beppe
Grillo e gli argomenti che lui introduce giorno per giorno, anche se nella maggior parte
dei casi sono solo un pretesto per partecipare alla discussione. All'interno della cornice
mediatica nella quale sono immerse le nostre vite i filoni di discussione sono
determinati da ciò che i media ci propongono: giornali, TV e radio forniscono
sicuramente opinioni discordanti sui diversi argomenti, ma la loro funzione è
essenzialmente quella di determinare su quali argomenti gli individui si formeranno
un'opinione.
Beppe Grillo si propone come una voce fuori dal coro, ma quello che avviene in buona
parte del suo sito è una riproduzione del medesimo meccanismo sociale: l'autore del
blog propone un argomento e gli utenti condividono le proprie opinioni sul medesimo
argomento, talvolta esprimendo il proprio sostegno al punto di vista di Beppe Grillo,
talaltra dissentendo in modo più o meno vivace.
Tra i commentatori del post del 10 gennaio predominavano coloro che appoggiavano
l'idea di Grillo:
Soltanto internet può restituirci la democrazia. Beppe aiutami, sono malato di
idealismo ed ho bisogno di cambiare il sistema. Vorrei che la giustizia sociale
resuscitasse. Fondiamo un partito, un partito in cui ognuno possa dire la
propria...scrivetemi...

Paolo Ares Morelli 10.01.06 22:54

Cazzarola quanto mi ritrovo nelle parole di Beppe...il non controllabile,la notizia


senza filtri ma solo commenti!
Questa e' l' essenza dell' informazione del futuro...ma non stiamo navigando in
acque serene visto quello che si prepara all' orizzonte per internet nel mondo
occidentale ,aleggia un velo di censura(palladium) che mettera' dei paletti all'
informazione che da 3-4 anni gira libera,troppo libera per chi detiene il potere!
Spero che sia un falso allarme,perche' questa ultima spiaggia' della liberta' dell'
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 70

informazione sarebbe distrutta dal solito grattacielo dei media(del potere)


MI auguro di no!!!!
Un bacione a tutti gli amici

Davide Caiaffa 10.01.06 23:19

[...] io ho come l’impressione, che con questa storia dell’informazione libera come
è internet, otterrà solo l’effetto contrario, si verranno a sapere tutti i giochi dei
nostri tanti, tantissimi, “furbetti del quartierone”, voglio vedere chi avrà il coraggio,
di scagliare la prima pietra!

Mario Bianchi 10.01.06 23:53


grande Beppe.. GRAZIE x il tuo lavoro.
Tuo affezionato.
roberto nicora 11.01.06 00:24
Fantastico
Incredibilmente fantastico
I media spariranno, i Blogger diranno al mondo ciò che pensano.
E Beppe Grillo REGNERA'
No dai scherzo, ero preso dall'entusiasmo
Ma tra i Blog, i Voip... questo mondo (e questa italia) non mi sembra più tanto da
buttare. Sono spiragli che mi danno speranza
Grazie Beppe, grazie di tutto
Cristian Venturini 11.01.06 01:16

I commenti quotidiani di Beppe Grillo ricoprono la stessa funzione degli articoli


giornalistici e trasmissioni TV: forniscono delle chiavi di lettura della realtà che i suoi
affezionati lettori e spettatori utilizzano nella propria vita quotidiana. Si crea così una
comunità di persone che condivide una visione del mondo, in particolare dell'Italia e
delle sue istituzioni, aprendo così uno spazio di discussione comune nel quale intessere
relazioni testuali. Da questo spazio sono anche nati altri ciberspazi che fanno
riferimento non più all'Italia intera ma a singole realtà locali: tramite questi siti i
blogger possono incontrarsi di persona ed eventualmente organizzare iniziative comuni.
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 71

Il linguaggio e l'agire sociale sono un insieme inestricabile: queste persone che


discutono tramite il blog hanno anche aderito ad iniziative che concretizzano proprio la
visione del mondo che le loro parole definiscono44.
Inutile dire che gran parte di coloro che partecipano al blog condividono le intenzioni
dichiarate da Beppe Grillo e il suo giudizio negativo sulla politica italiana. Molti
interventi, infatti, consistono principalmente in ringraziamenti rivolti all'artista per la
sua iniziativa:
• Desidero ringraziare Beppe Grillo e tutto il suo staff per quello sta svolgendo e
tutte le persone che nel mondo lottano per l'autoaffermazione dei diritti del genere
umano.
Dott. Luca Faccio 11.01.06 01:43
• Grande Beppe! Sei diventato la coscienza del mondo intero!
Coraggio, ce la possiamo fare a cambiare questo paese se diffonderemo attraverso
i blog l'idea di Democrazia Diretta!
Danila Fava 11.01.06 02:20
• va sottolineato come Beppe, credo, abbia uno staff limitatissimo e ponga temi di
riflessione non banali, che si voglia o meno essere d'accordo sulle sue analisi
Rosario Vesco 11.01.06 02:37
• Complimente Beppe! Hai fatto un gol strepitoso.
Hai focalizzato qualcosa in cui eravamo immersi e non ce ne rendevamo neppure
ben conto;
hai detto con poche e semplici parole qualcosa che magari in noi si stava
cominciando a muovere, a capire, ma ancora magari in modo nebuloso.
E lo hai detto a TUTTI, a quelli di destra e di sinistra, a quelli che ancora credono
che lo scontro sia su questo tema (chi dobbiamo sponsorizzare, sigh), mentre qua
si tratta di decidere se continuare a restare nell' impacchettatura che ci hanno
confezionato addosso o provare almeno ad uscirne: sia che siamo di destra o di
sinistra, cari Amici Tutti.
Roberto Cupioli 11.01.06 08:46

44 Ad esempio, il gruppo degli Amici di Beppe Grillo di Vicenza, a cavallo tra il 2005 ed il 2006, ha
sostenuto il Comitato Più Democrazia nella raccolta-firme per far introdurre nello statuto del Comune
i referendum propositivi e abrogativi, come strumento per aumentare la partecipazione popolare alla
vita politica (v. appendice 2).
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 72

Ci sono però altri frequentatori del blog che cercano di ridimensionare il successo di
Grillo e questa sua immagine di autorevolezza. Alcuni di essi sono frequentatori
assidui, come un certo Benito Le Rose, che viene spesso riconosciuto dagli altri
commentatori del blog come un elemento destabilizzante dell'entusiasmo della
comunità:
@BEppe l informatore del popolo .
Qualche giorno fa` hai fatto un post su l influenza aviaria.

Criticando il fatto che non se ne parla piu etcetce


ci sono altri morti in TURKIa che ne dici di approfittare di questi altri tre fratellini
morti per fare un altro bel post??
Tanto ormai sei famoso per le tue contraddizzioni,non ti preoccupare i tuoi fans ti
amano lo stesso.
MAgarì guadagni un altro posto in classifica che dici??

UNO DEL GIULIVO.

Benito Le Rose 11.01.06 13:15

Spesso i suoi commenti sono anche difficili da comprendere a causa delle


sgrammaticature ma ciò che appare sempre chiaro è il tono polemico e sprezzante nei
confronti, non solo di Grillo, quanto dell'intera comunità dei suoi affezionati. Ecco
infatti come risponde al suo commento un'altra blogger:
E' ARRIVATO BENITO LE ROSE !! GIULIVO E CONTENTO !!

E' L'ORA DELLO PSICOPATICO !!

marietta martin 11.01.06 13:22

Ma Benito Le Rose non è il solo ad insospettirsi quando il coro di entusiasti sostenitori


del comico si fa troppo acceso, troppo entusiastico:
Aiuto grillo è diventato il guru di tutto:
vuoi la verità sulla politica? sull'inquinamento?
su chi ha ragione e chi no?
no problem c'è il blog di beppe grillo!!
Il cosera? minchiate.
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 73

Repubblica? bah..
Il giornale? uuuuuuu che paura!!
Il foglio? ...beh qui è dura ma il nostro
guru la sa lunga e ce la fara' pure qua.
Abemus Papam.

stefano piazzi 11.01.06 09:29

Ci sono altri scettici, però, che, meno provocatori, sono comunque molto dubbiosi
riguardo la portata democratica di questa sfera pubblica:
E' bello sapere che il blog di Grillo sia tra i più visitati nel mondo. Siamo tutti felici
che la sua popolarità abbia raggiunto livelli internazionali. Ma in tutto questo non
vedo interazione, non vedo il NOSTRO ruolo. Noi leggiamo le SUE notizie, ma
non avviene il contrario, dov'è dunque il messaggio "rivoluzionario"? Qual è il
compito del lettore? Sempre lo stesso: quello della goccia che forma l'oceano della
MASSA. Un oceano senza voce propria, un oceano che ha sempre lo stesso rumore,
sempre uguale a sè stesso, oscillante tra il piattume e qualche finta onda, mai troppo
diversa dalla precedente. Sarebbe bello poter comunicare e interagire con chi ha
acquisito, grazie a noi, tanta popolarità e credibilità ma, me ne rammarico, ciò non
avviene.

Maria Laura Frattarelli 11.01.06 13:19

Infine, ci sono numerosi lettori che controbattono in modo più puntuale le affermazioni
del comico con opinioni e dati diversi dai suoi:
Infatti anch'io giorni fa gli facevo notare che quell'argomento era una enorme
cazzata invitandolo a consultare le fonti e stare attento a ciò che scrive, così si perde
di credibilità.

massimo guerra 11.01.06 13:36

In conclusione possiamo dire che, quando gli interventi nel blog assumono la forma di
micro-conversazioni, queste si presentano principalmente come un confronto di idee: se
si prova a fare un conteggio degli interventi a favore e contro ciascun post di Grillo, si
vede che la quantità di scrittori pro e contro all'incirca si equivale.
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 74

Nel caso del post del 10 gennaio 2006


10 gennaio 2006
citato precedentemente, ad esempio, ho Risposte al post del giorno
potuto contare 66 interventi che
appoggiavano esplicitamente quanto
espresso da Grillo nel suo post e 55 che
invece esprimevano un'opinione 45,45%

totalmente o parzialmente contraria. 54,55%

Questo conteggio, su un totale di circa


120 pagine di commenti, mette in
evidenza come il blog venga Pro
Contro
considerato veramente come un'arena di
discussione nella quale leggere le idee più diverse ed esprimere liberamente le proprie.

Un riflesso di questa arena della diversità è data anche dal linguaggio dei blogger che
lascia percepire notevoli differenze d'età e di provenienza geografica, anche se quasi
tutti sono cittadini italiani, figli di cittadini italiani. C'è chi segue le indicazioni della
netiquette ed usa la seconda persona con tutti, chi usa la forma di cortesia nel rivolgersi
a Beppe Grillo, chi la usa per rivolgersi agli altri blogger. In certi casi la comunicazione
diventa quasi formale perché qualcuno inizia i propri messaggi con formule tipo
“Egregio sig. Grillo”. Vediamo un esempio di diversità stilistica in questo scambio di
battute:
egr.sig.Grillo.....leggevo ieri e mi sono permesso di scrivere ora,che sul quotidiano
Libero di Feltri credo di martedi o lunedi, e' stata pubblicata in una pagina interna i
personaggi che avrebbero o hanno ,secondo Libero, usufruito del condono fiscale;
purtroppo risulta anche la sua figura..... puo' commentare o se' e cosi gentile di darci
spiegazioni in merito...??
l'augurio di un buon 2006 da un suo vecchio estimatore.

LUCA LAURINI 11.01.06 12:27


Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 75

UN'ALTRO DAL PAESE DEI CUCU' !! NON HAI ALTRI CAZZI A CUI
PENSARE ???
PER ME QUESTO E' UN PAESE DI BALORDI !!

marietta martin 11.01.06 12:29

Difficile che due persone con stili così diversi possano realmente comunicare.

4.2.2. Senso di appartenenza alla comunità e dialogo tra i bloggers

L'impressione generale nel leggere alcune pagine scritte nel blog è di entrare all'interno
di un gruppo di persone che si frequentano con una certa assiduità. Se l'esistenza di
voci critiche mette in dubbio l'esistenza di un sostrato ideologico comune tra i
partecipanti al blog, sembra però esserci almeno una motivazione condivisa che
consiste nel voler comunicare con altre persone che vivono il medesimo senso di
disagio nei confronti della società. I commenti che esprimono questa sensazione sono
tantissimi, dai più pacati agli episodi di flaming di cui si diceva prima.
Tra le righe dei commenti al post di Grillo compaiono così discussioni sui termini che
vengono utilizzati o sulle opinioni espresse, ma anche scambi di esperienze che
vengono raccontate con tono scherzoso:
ieri ho beccato mi padre a leggersi le cose su internet...non sapete che
soddisfazione.
pierluigi anasparri 11.01.06 00:10
E pensare che un tempo erano i padri che beccavano i figli a fare cose
"sovversive"!!! :)
Mi sa che è proprio la rieducazione della generazione dei genitori che è importante
ora... Accompagnalo su internet più spesso.. anche su questo blog... almeno respira
un po' di aria libera e comincia a vedere le sfumature della libertà in gabbia! :)
Salvatore Belcaro 11.01.06 00:14
Anch'io dopo aver costretto mio padre a vedersi lo spettacolo di Grillo (che poi ha
fatto vedere a parecchi amici suoi...quanto può essere potente il passaparola!!)l'ho
beccato che leggeva il blog.
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 76

E per Natale gli ho pure regalato "Il risparmio tradito",visto che si lamenta spesso
che lui è uno dei "traditi". :)
Nicole Tirabassi 11.01.06 00:26

Il senso di appartenenza alla comunità viene rafforzato anche da semplici


manifestazioni di entusiasmo, quasi un complimentarsi per essere riusciti a creare
un'occasione di interscambio.
Cmq complimenti a Beppe e ai bloggers x essere entrati nella classifica!

Nicole Tirabassi 11.01.06 00:29

Blog di Beppe Grillo,primo in Italia.Molti editori prossimamente licenzieranno i


propri direttori di testata per questo.E molti politici faranno di tutto per
"regolamentare" questo fenomeno,finchè dura.....Questo blog è il massimo della
democrazia:Max Stirner con le sue fans,Proietti con il calice di manduria,Spendi
con le pubblicità e le barzellette su Berlusconi,La Scala con il maiuscolo incazzato
di destra,tutti quelli che hanno da dire ,protestare, informare,
giudicare,psicanalizzare,e dire tutto quello che gli passa per la testa.Questo blog è
una cosa meravigliosa, perchè ci fà capire che la nostra società non è fatta solo da
imbrogloni,falsi,bugiardi,ricottari,traffichini e chi piu' ne ha piu'ne metta,ma da
persone intelligenti,oneste, creative;che anche se possono pensarla in maniera
diversa hanno l'anima in comune.-.-.-.GRAZIE BEPPE.-.-.-.

Antonio Cataldi 11.01.06 00:39

bùònànòttè à tùttì

giampiero puddu 11.01.06 01:02

Come risulta evidente dal grafico del paragrafo 4.2, nel blog si sviluppa un dialogo che
prende solo lo spunto da quanto viene scritto da Grillo: on-line ci sono persone che non
si conoscono ma in questo ambiente si crea un senso di comunanza che invita a
conversare in seconda persona senza che siano necessari preamboli (presentazioni,
convenevoli, ecc.). La situazione è simile a quella che si crea nelle arene sportive, dove
non sono necessari riti di apertura per poter aprire una conversazione con chi ci sta
vicino.
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 77

E' frequente, perciò, che le persone introducano nel proprio discorso anche aspetti della
propria vita privata: è un modo di condividere le esperienze, di creare un collegamento
tra queste relazioni mediate e quelle più immediate con le persone che si incontrano
faccia-a-faccia.
Ogni tanto penso che bella cosa che è internet;indendo internet accessibile dalla
massa;in casa siamo 5, i miei genitori impiegati, io e mia sorella siamo mantenuti
all'unvirsità e in più c'è una sorella piccola..ciò nonostante sono ormai 8 anni che in
casa abbiamo internet.La rete secondo il mio modesto parere ha rappresentato e sta
rappresentando una rivoluzione incredibile;una rivoluzione senza armi,ma solo di
pensiero;non ho paura di dire che è una rivoluzione culturale...il blog di Beppe è
uno dei modi di fare questa rivoluzione e noi dobbiamo continuare.sulla rete si
trova di tutto le VERE notizie,basta non essere pigri e avere un pò di pazienza,tanto
ormai i vari tg nazionali provvedono solo a fare propagand pre-elettorale con il
nano onnipresente...
continua cosi Beppe...

Silvano Costanzo 11.01.06 00:44

Abbiamo visto alcuni esempi della grande varietà di stili linguistici con i quali i membri
della comunità si esprimono: il loro linguaggio è differente perché sono diversi i
contesti culturali nei quali queste persone hanno vissuto e vivono la maggior parte del
proprio tempo. Alcuni studi sul linguaggio degli adolescenti americani hanno mostrato
come tra loro il linguaggio usato on-line tenda all'uniformità perché questi ragazzi,
vicini per età, condividono anche una grande quantità di tempo trascorsa collegati alla
rete Internet. Nella comunità di Beppe Grillo questo non può avvenire, anche se
quest'ultimo si è fatto promotore tramite il suo blog ed i suoi spettacoli di una sorta di
rinnovamento del linguaggio. Egli infatti sostiene che la società italiana è in preda ad
un incantesimo, generato dal modo di fare politica nel paese.
Per questo propone un nuovo utilizzo dei termini che descrivono la realtà, con un
risultato comico eccezionale. In realtà l'unica perifrasi inusuale proposta da Grillo e
diffusasi tra i frequentatori del blog è i nostri dipendenti, per descrivere coloro che
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 78

siedono al parlamento e che, essendo stipendiati grazie alle tasse che i cittadini italiani
versano, vengono considerati dipendenti dello stato inteso come azienda di proprietà
dei cittadini. I blogger hanno fatto propria questa perifrasi, tanto da utilizzarla, con il
plauso di Grillo, anche quando intervengono in trasmissioni radio o TV: questo, nelle
intenzioni, vuole contribuire a diffondere lo spirito del blog anche tra gli altri cittadini
italiani, ma ha anche l'indubbio vantaggio, tra i blogger, di rendere forte il loro
sentimento di appartenenza ad una comunità di rilievo in Italia.

In alcuni momenti il blog diventa un'occasione di scambio emotivo che va al di là del


tema di discussione: ci sono persone che, leggendo le pagine del post giornaliero più o
meno nello stesso momento, si scambiano qualche messaggio e da quel momento in poi
si riconoscono. Ne consegue che i commenti al blog possono anche trasformarsi in una
specie di chat, anche se dai tempi rallentati perché il software di gestione del blog non
consente la medesima immediatezza.
Ciao Paola!:)
Mah. MT avrà i suoi difetti, ma magari ci fossero più giornalisti come lui.
Poi-secondo me- c'è anche da dire che la stampa è meno censurata della tv.
Forse perché il secondo comma dell'art. 21 della Costituzione lo dice in maniera
esplicita.

Buonanotte Paola.
Buonanotte bloggers.
:)

Nicole Tirabassi 11.01.06 00:34

Notte, Nicole :)
Paola Bassi 11.01.06 00:42
Buonanotte a tutti ^^^^^^

Paola Bassi 11.01.06 00:45

buonanotte compagna spero che un giorno faremo merenda assieme (sono


abbastanza ottimista?)
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 79

giampiero puddu 11.01.06 00:49

la vita riserva sempre delle sorprese.. notte :)

Paola Bassi 11.01.06 00:50

.....notte......
giampiero puddu 11.01.06 00:55

Altre volte si svolgono delle vere e proprie discussioni collaterali, ricche del
fascino generato dall'identità fluttuante concessa dalla comunicazione a distanza.
Vediamone un esempio:

Caro Grillo,
poche parole per informarti di un incredibile crimine contro l'Umanità,
accuratamente nascosto dal giornalismo italico.
Sono un vecchio medico ed ho scoperto come guarire agevolmente e
definitivamente una grave e diffusa malattia sociale, ricca di devastanti
complicanze (cecità, ictus cerebrale, infarto del miocardio, insufficienza renale,
cancrena arti inferiori, ecc.) : il diabete mellito tipo due. Quei diabetici sono oggi
circa centocinquanta milioni (in Italia circa tre milioni), tra dieci anni il loro
numero sarà raddoppiato. Con la terapia da me proposta il diabete sarebbe
debellato. Invece, si preferisce "nascondere" il mio studio e far crescere il numero
dei diabetici, che rappresentano una fonte di immensi profitti per l'industria
farmaceutica.
Non aggiungo altro. Il crimine è evidente, in tutta la sua immensa gravità.

Domenico Fico, medico

domenico fico 11.01.06 10:19

Caro Domenico, sono un'infermiera e mio padre è diabetico da 30 anni e pur


essendo un paziente modello da circa una settimana è dovuto ricorrere oltre agli
ipoglicemizzanti orali anche all'insulina. Sarei molto interessata al tuo studio, come
posso fare per visionarlo?
chiara bettini 11.01.06 10:42
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 80

signor Fico o mia madre con il diabete di tipo 2 e cosi cortese da darmi delle
informazioni.grazie

vincenzo vurchio 11.01.06 10:59

vincenzo.vurchio-h48d@poste.it signor Fico il mio indirizzo email

vincenzo vurchio 11.01.06 11:05

il mio indirizzo di posta elettronica: chiara.b1973@libero.it la ringrazio in anticipo


per le informazioni che vorrà fornirmi.Si tratta forse di una terapia con erbe
medicinali?

chiara bettini 11.01.06 11:40

Ciao Domenico, ho un figlio di 19 anni che ha il diabete mellito, quello


insulinodipendente intendo, da quando aveva 1 anno.
Sarei molto interessato a conoscere la tua terapia. Il mio indirizzo e-mail :
angelofarris@alice.it Cordialità Angelo Farris

Angelo Farris 11.01.06 13:43

Ho provato a scrivere alle persone che hanno cercato di mettersi in comunicazione col
presunto dott. Fico, ma solo una di loro mi ha risposto dicendomi quanto segue:
Ciao, il dott. Fico non mi ha contattato.......ho comunque fatto una ricerca ed ho
trovato il suo sito : http://www.diabetenews.8m.com/ visitalo e ti farai anche tu
un'idea....personalmente non mi convince troppo.

Probabilmente il dottor Fico era solo qualcuno che voleva farsi pubblicità senza creare
uno spazio di discussione sul tema che ha introdotto: peccato, un'occasione persa per il
gruppo che avrebbe potuto sviluppare un discorso ampio su questo tema.

La presenza di questo presunto medico pone il problema dell'identità individuale


all'interno del gruppo. L’unica identità che ciascuno possiede è data dallo pseudonimo
che decide di usare: anche se si tratta del suo vero nome, in questo contesto diviene
ridenominazione, con la quale ciascuno si iscrive all’anagrafe del mondo cibernetico,
all'interno del quale questa sua soggettività può esistere con un nome. Un ragazzo che
Herz incontra durante le sue scorribande tra le chat-room racconta:
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 81

Mi sento più me stesso come ‘Johnny Fusion’ che se usassi il mio nome reale che
appare su tutti i miei legittimi documenti di identità. Penso che gli pseudonimi (in
un certo senso una falsa identità) aiutino le persone sensibili come me a ‘essere se
stesse’" [Herz, 1995: 125]

Anche tutti coloro che partecipano al blog di Beppe Grillo si devono identificare: con
un nome ed un cognome, dichiarati, anche se non sempre corrispondono al vero e non è
possibile verificarlo. Altri, invece, si presentano in maniera più completa, costruendosi
un'identità nel gruppo:
Ciao mi presento velocemente. Mi chiamo Donatella Bellini abito a Reggio Emilia
ho quasi 38 anni ( ma pochissime rughe!!!!) e la mia professione è vendere prodotti
completamente naturali (100%) per la cura del viso, corpo e casa. Sono felicemente
accompagnata e ho una figlia di 13 anni.La mia particolarità è che leggo moltissimo
e da 5 anni ho intrapreso un percorso che mi ha spalancato gli occhi sul mondo che
mi gira intorno (meglio tardi che mai) rendendomi ancora più consapevole che
qualcosa può essere fatto da ognuno di noi e che DEVE essere fatto. Vorrei
ricordare a tutti, perchè spesso lo dimentichiamo, che ognuno causa la propria
condizione QUALUNQUE ESSA SIA!!! [...]
Donatella Bellini 11.01.06 12:34

Molti si identificano anche tramite un link: a volte si tratta del sito personale da essi
stessi creato, altre volte del sito di un progetto collettivo al quale collaborano, altre
volte più semplicemente un sito che trovano interessante per gli argomenti che vengono
trattati nel blog. Tramite questi siti, è possibile farsi un'idea, a tutto tondo, della sfera
pubblica che questi utenti stanno sviluppando (cfr. appendice 3); la gran parte sviluppa,
a livello individuale o in gruppo, le idee di cui si parla nel blog di Grillo: stili di vita
alternativi a quello proposto dai media, riavvicinamento delle istituzioni alla realtà delle
persone, ambientalismo, salute.
Essi stessi fanno parte di questa nuova sfera pubblica che non si limita alle pagine
pubblicate da Beppe Grillo ma si diffonde tra le maglie dell'intera Rete avvolgendo
anche i giornali e qualche trasmissione televisiva che trattano i medesimi argomenti.
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 82

5
La blogosfera pubblica

Mir hilft der Geist! Auf einmal seh' ich Rat


Un schreibe getrost: Im Anfang war die Tat!45
[Goethe, Faust I, v. 1236-7]

Raimondo Cardona sul finire degli anni Ottanta vedeva nella scrittura elettronica
l'ideale punto di arrivo nel percorso dalla parola pensata, alla parola detta e poi scritta
che lui ripercorre in I linguaggi del sapere. La videoscrittura, infatti, rende lo scrivere
rapido come mai nel passato: gli errori possono essere corretti immediatamente, le frasi
possono essere spostate velocemente da un punto all'altro del testo, il software ci
segnala gli errori ortografici e, talvolta, quelli sintattici.
La scrittura elettronica, quindi, riduce i tempi dello scrivere avvicinandoli alla velocità
del parlato. Questo è stato probabilmente il primo passo per rendere immaginabile una
comunicazione simultanea che avvenga per iscritto. Il secondo passo è stato
sicuramente la diffusione di Internet che consente a tutti coloro che dispongono di una
connessione telefonica di inviare e ricevere file anche di piccole dimensioni ma che
contengono centinaia di pagine di testo. L'ultimo passo (fino ad oggi) è stata l'offerta di
connessioni Internet attive 24 ore su 24 che consentono di restare collegati ad Internet
giorno e notte, cosicché il nostro computer può ricevere le email pochi istanti dopo il
loro invio e noi possiamo visitare anche più volte al giorno i nostri siti preferiti.
Quando una persona si collega ad un blog molto frequentato come quello di Beppe
Grillo sa che nello stesso momento potrebbero essere collegate centinaia di altre
persone, perciò legge quello che gli altri scrivono e, spesso, scrive anche un proprio
commento, magari rivolto a quanto hanno scritto gli altri commentatori.

45 Lo Spirito mi aiuta! Improvvisamente mi si fa luce dentro: “in principio era l'Azione!”


(Trad. di Giovanni V. Amoretti)
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 83

La conoscenza dell'altro passa quindi per il testo scritto, senza l'aiuto della presenza
fisica. Ognuno, nel Web, è rappresentato da ciò che scrive: la persona viene più che mai
costruita dalla sua scrittura.
L'utilizzo del mezzo elettronico ha, quindi, introdotto un aspetto inedito nelle relazioni
umane: l'assenza del volto e della voce, un anonimato totale perché, se anche non
mancano il nome o il soprannome dell'interlocutore, manca la percezione del referente
fisico di quel nome. Queste condizioni particolari hanno portato studiosi come Sherry
Turkle a definire l'esperienza mediata dal computer come una sperimentazione
identitaria: ciascuno tramite quello che racconta di sé può costruirsi identità alternative
a quelle sperimentate di persona.
In realtà, abbiamo visto che gli esseri umani sono già ampiamente abituati a
sperimentare identità alternative perché diversi contesti di vita richiedono loro di
assumere ruoli sociali differenti, tanto più nelle società diasporiche contemporanee.
L'esperienza comunitaria on-line, quindi, va a costituire uno dei tanti tasselli identitari
della vita dei sempre più numerosi internauti.
Se assumiamo lo sguardo di Turkle sui mondi testuali dei MUD vediamo individui che
si presentano con connotati fantastici per dialogare con altre persone che
padroneggiano il medesimo linguaggio, ma se proviamo ad allargare lo sguardo
antropologico questa realtà tutt'altro che virtuale ci appare in modo diverso.

Laura Graham ha analizzato la sfera pubblica all'interno di una popolazione


dell'Amazzonia: gli Xavante. L'etnografa racconta che durante le sue prime esperienze
con questa popolazione i suoi tentativi di comprendere le modalità di comunicazione
all'interno del “consiglio degli uomini” (il warã) venivano regolarmente delusi. In
seguito ella fu costretta a rivedere questo suo atteggiamento che si rivelava
etnocentrico, perché applicava alle relazioni tra gli Xavante le categorie del discorso
tipicamente occidentali, secondo le quali la pratica discorsiva è un fatto personale,
collegato all'intenzionalità individuale.
Tra gli Xavante, invece, le relazioni tra soggettività individuale, collettività e discorso
sono differenti: essi vedono il discorso pubblico come il prodotto di sé multipli [1993:
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 84

736], perché la produzione del discorso e l'accountability sono distribuite tra i


partecipanti.
Le riflessioni di Graham su questa sua esperienza hanno spinto anche me a rivedere la
sfera pubblica che si è aperta grazie all'incontro tramite le pagine del blog di Beppe
Grillo in un'ottica diversa.
A differenza di quanto avviene in una trasmissione televisiva o in un reportage
giornalistico, in una comunità nata dall'incontro tramite Internet l'autorità è distribuita.
Se è vero, infatti, che il sito di Beppe Grillo ha raggiunto l'attuale successo grazie al
carisma del comico genovese, è anche vero che nei discorsi che si sviluppano nelle
pagine dei commenti non esiste un'autorità primaria. In un'intervista Grillo sosteneva di
essersi guadagnato la fiducia di chi lo segue con i suoi 35 anni di lavoro, ma, dalla
prospettiva di Graham, potremmo dire che il successo del suo blog nasce da una forma
di autorità distribuita, nella quale ciò che conta è l'insieme delle opinioni espresse
all'interno del blog, più che l'opinione di Grillo. L'artista provoca la coscienza sociale
dei suoi lettori, critica l'operato dei governanti ma anche dei cittadini, e così stimola la
discussione; ma questa discussione non esisterebbe senza le migliaia di post inviati
giornalmente dagli internauti, senza le loro mini-chat, le loro piccole provocazioni, le
loro discussioni a gruppi.
Quando entriamo nel blog, possiamo comprendere la comunicazione che vi si svolge
solo se riusciamo ad abbandonare l'idea di un discorso individuale per riflettere
piuttosto sulla coralità del discorso, la sua polifonia, per usare la famosa espressione
bachtiniana. Michail Bachtin, infatti, vedeva la psiche individuale come
l’interiorizzazione di quella che chiamava ideologia sociale, ovvero lo spazio e il
discorso esterni:
Non perverremo mai alle radici vere, sostanziali, di una certa affermazione isolata
se le cercheremo soltanto entro i confini dell’organismo individuale isolato, anche
quando il discorso sembra vertere sugli aspetti più privati ed intimi della vita di un
individuo. Qualsiasi motivo venga dato del proprio comportamento o qualsiasi
istanza di autocoscienza si realizzi [...], si tratta pur sempre di un atto che deve fare
i conti con qualche norma sociale, con una valutazione sociale, si tratta pur sempre,
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 85

per così dire, della socializzazione di se stessi e del proprio comportamento [cit. in
Caputo, 2005: 7].

La sfera pubblica nasce dal dialogo, dal confronto tra alterità, purché sia loro
disponibile un linguaggio che permetta l'incontro. Non è casuale che nel blog di Beppe
Grillo le voci siano solo di italiani. Mentre i volti che incontriamo per le strade delle
nostre città evocano mondi lontani, la sfera pubblica di questa comunità on-line
accoglie le voci solo di coloro che ci sono vicini per storia e abitudini, ma soprattutto
per linguaggio: chi sa parlare l'italiano e lo sa scrivere, ma ha anche un accesso
frequente ad Internet ed è vissuto in Italia da abbastanza anni da ricordare le apparizioni
di Grillo in TV.
Bisogna conoscere questo contesto culturale per comprendere come sia possibile che
tanti cittadini di uno stato lamentino il comportamento dei propri rappresentanti politici,
le loro scelte ed i loro discorsi, senza che ne nasca una rivoluzione. È possibile proprio
perché la sfera pubblica di discussione viene in qualche modo percepita come una
dimensione separata dagli altri momenti della vita. Se nella realtà fisica i cittadini
italiani possono opporsi alle scelte dei loro governanti solo tramite il voto (e qualche
sporadica apparizione nei media), nella sfera di comunicazione tramite Internet viene
offerto lo spazio per criticarle apertamente (con anche qualche elemento di
esagerazione). Quando Graham cercava di interrogare gli Xavante su quanto era stato
detto durante le riunioni serali, questi si rifiutavano di commentarlo. In modo simile,
quando mi è capitato di parlare di politica con i miei compagni del corso d'inglese46 i
toni erano molto trattenuti ed alcuni si sono persino rifiutati di partecipare alla
conversazione. Durante le riunioni degli Amici di Beppe Grillo di Vicenza, i
partecipanti ironizzavano sugli eventi politici di quei giorni, ma anche in questo caso le
espressioni utilizzate comunque non esprimevano quella rabbia, quella concitazione che
traspaiono dai commenti inviati nel blog.
Solo scrivendo tramite Internet, sembra liberarsi una certa vocazione polemica per cui
le persone sentono il diritto (e forse anche il dovere) di dichiarare con forza il proprio

46 L'episodio al quale mi riferisco si svolgeva nel febbraio 2006, quindi nel medesimo periodo in cui si è
svolta la ricerca etnografica all'interno del blog di Beppe Grillo.
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 86

punto di vista: liberi da alcune delle convenzioni che regolano le relazioni nella vita
“fisica”, comunicare con ben pochi indicatori di classe, genere ed età diventa
un'occasione di un ripensamento del vivere sociale che non sembra possibile effettuare
in altri contesti. In questo senso il blog, insieme alle centinaia di siti ad esso collegati,
costituisce una sfera pubblica di visibilità (cfr. par. 1.1) nella quale gli individui danno
senso al proprio stare al mondo con una rappresentazione testuale della propria identità.

Come i Tuareg lasciano sulla sabbia messaggi per chi li segue a diverse ore di cammino
[cfr. Cardona, 1990: 146], così i navigatori del ciberspazio scrivono messaggi per
coloro che sono soliti percorrere le medesime vie. Per costoro scrivere vuol dire
lasciare un segnale col quale affermano di essere al mondo e al tempo stesso di far parte
della comunità alla quale, con le loro parole, contribuiscono plasmare: una nuova
modalità di creazione di uno spazio discorsivo, che risponde a regole proprie, ma al
tempo stesso si inscrive all'interno del contesto culturale che ne rende possibile la
nascita.
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 87

Appendice
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 88

1 International Herald Tribune

Di seguito viene riportata la pagina pubblicata nell'International Herald Tribune del 22


novembre 2005, grazie ai fondi che B. Grillo ha raccolto tra i frequentatori del suo blog.
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 89
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 90

2 Gli amici di Beppe Grillo di Vicenza

Lo spazio dei Meetup vuole essere un punto di aggregazione nel quale affrontare con
maggiore concretezza alcune delle problematiche proposte da Beppe Grillo.
Tramite l'omonimo software gestito da un'azienda
americana è possibile creare un sito con numerose
funzionalità: un'agenda comune per fissare gli incontri,
una bacheca nella quale scambiare idee, un sistema per
proporre dei sondaggi d'opinione.
Così Beppe Grillo lanciava la sua iniziativa nel luglio 2005:
Ho pensato come fare per dare a tutti coloro che seguono il mio blog l’opportunità
di incontrarsi tra loro, discutere, prendere iniziative, vedersi di persona. Di
trasformare una discussione virtuale in un momento di cambiamento.

[...] MeetUp offre una serie di servizi come la gestione degli associati di un
gruppo, le mailing list, l’organizzazione degli incontri, i forum ed altro.[...]

Io cercherò di incontrare i gruppi sul territorio durante il mio tour e ogni volta
che partecipo a un evento. Non vi prometto nulla, ma farò il possibile.
Proviamoci.

Una settimana dopo commentava:


Cari Bloggers,

è passata una settimana dal mio post su MeetUp. Da allora sono stati creati molti
gruppi, anche fuori dall’Italia. Ringrazio chi ha accolto la mia proposta, ma anche
chi l’ha criticata per proporre alternative. Che ci sono, ovviamente.
Il motivo della mia scelta è legato al fatto che MeetUp è un sito costruito
appositamente per incontri reali, tra persone, che possono anche vedersi in gruppi
creati nella loro città e ovunque nel mondo ve ne sia uno dello stesso tipo.

[...] Mi si è chiesto cosa dovrebbero fare inizialmente questi gruppi.


Divertirsi, stare insieme e condividere idee e proposte per un mondo migliore, a
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 91

partire dalla propria città.


E discutere e sviluppare, se si crede, i miei post.

Grazie ancora a chi ha creduto e crederà nell’iniziativa.

Ho partecipato agli incontri del gruppo di Vicenza: l'entusiasmo del fondatore (colui che
si prende l'onere di pagare i 19 dollari mensili per l'utilizzo del software Meetup) era
enorme, anche se inizialmente non aveva le idee chiare su quali potessero essere le
motivazioni in grado di tenere insieme il gruppo. Nei primi mesi, in effetti, il gruppo si
è retto principalmente grazie ad un'iniziativa che ha coinvolto una ventina di persone
(dei 130 iscritti a fine gennaio 2006): tra la fine del 2005 e febbraio 2006 Gli amici di
Beppe Grillo di Vicenza hanno sostenuto un'iniziativa proposta da alcuni di loro (tramite
un comitato nato a questo scopo al di fuori del gruppo) e che mirava all'integrazione
all'interno dello statuto del Comune di Vicenza dei referendum abrogativi e propositivi.
Nelle intenzioni del comitato denominato Più democrazia, questa modifica statutaria
porterà ad una maggiore partecipazione popolare alla vita politica locale, tramite quello
che viene definito uno strumento di democrazia diretta. La raccolta-firme ha avuto
successo, ma il percorso per la modifica dello statuto comunale è ancora lungo e
difficile.

Tra novembre 2005 e febbraio 2006 il gruppo si è incontrato settimanalmente, ma in


realtà i partecipanti a ciascuna riunione variavano continuamente, a parte una decina di
elementi abbastanza costanti nelle presenze. Lo spirito con cui le persone tutt'oggi si
incontrano può essere riassunto tramite un'affermazione espressa durante un incontro di
fine-dicembre e rivolta a Beppe Grillo: Io sono personalmente convinto da anni che sia
un genio. Partecipando alle discussioni che quel genio stimola con le sue provocazioni,
queste persone contribuiscono a creare uno spazio propositivo nell'intento di ridisegnare
la realtà in cui vivono secondo un ideale comune che si definisce tra le righe del blog.
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 92

3 I siti citati nel blog

Se tra i commenti del blog sono presenti solo di rado proposte concrete per attuare un
cambiamento politico, è anche vero che tra i siti ai quali i blogger fanno riferimento ce
ne sono numerosi che sostengono proprio un progetto di questo tipo. Il concetto della
Rete viene sviluppato proprio tramite questa interrelazione tra i diversi siti, che si
citano a vicenda e sviluppano idee congiunte.
La maggioranza dei siti indicati sono diari personali dove ciascuno sviluppa le proprie
idee così come fa Beppe Grillo nel suo blog, ma come fanno anche numerosi
giornalisti. In altri casi, però, vengono linkati anche siti collettivi nei quali viene
alimentato un dibattito sull'informazione alternativa, le organizzazioni non governative,
la politica, la democrazia. Un sito molto citato, ad esempio, è quello di Internetcrazia
che si presenta come il partito che usa internet come strumento con cui tutti possono
prendere parte collegialmente alle decisioni!47 Al suo interno si chiede agli internauti
di partecipare al dibattito per far nascere tale partito perché il dibattito e la
partecipazione delle persone sono considerati un valore fondante. Un valore
sicuramente vicino alle idee di Beppe Grillo, anche se quest'ultimo non ha mai espresso
le proprie opinioni a questo riguardo.
Qui di seguito, in un elenco rappresentativo ma non esaustivo, riportiamo alcuni siti
suddivisi sulla base dei loro argomenti principali.

47 Http://www.internetcrazia.it
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 93

Blog personali: Informazione “alternativa” e videogiornalismo


http://www.ricostruire.it/ via Internet:
http://trafficantedecannelloni.blogspot.com/ http://www.disinformazione.info
http://www.alkemik.com/ http://www.arcoiris.tv
http://www.francesconardi.it/ http://www.comedonchisciotte.org/site/index.php
http://guerrillaradio.iobloggo.com/ http://www.effedieffe.com
http://gary.radiotrm.com/ http://www.nuovimondimedia.com/sitonew/
http://www.zigolo.net/ http://www.italieni.it/
http://www.ilcaffeamaro.splinder.com http://www.onedrop.it/
http://alicesu.blog.kataweb.it/albatros/ http://www.peacereporter.net/
http://www.veronica-vega.com http://www.lagiustainformazione.it/
http://www.currentv.com/
http://www.effedieffe.com
Siti dedicati ad argomenti specifici: Scienza, economia ed esoterismo:
http://www.onedrop.it http://www.nexusitalia.com/nexus_new/index.php
http://www.stradaperta.com/ http://www.nwo.it/
http://blog.neminis.org/ http://ilsignoraggio.blogspot.com
http://www.ildn.net/

Riflessione sulla democrazia e l'azione politica: Siti collettivi di dibattito generalista:


http://www.periferiattiva.org/ http://www.chimeraweb.net/
http://www.carloparlanti.it/ http://www.iltavolodivoltaire.it/
http://www.internetcrazia.org/ http://www.humanisteurope.org/
http://www.megachip.info http://www.freeforumzone.com/viewforum.aspx?f
http://www.zmag.org/Italy/ =78497
http://www.fottilitalia.com
Tatiana Tartuferi Etnografia della comunicazione on-line 94

Bibliografia

• Apolito, Paolo, 2002, Internet e la Madonna, Milano, Giangiacomo Feltrinelli


Editore
• Appadurai, Arjun, 2001, Modernità in polvere, Roma, Meltemi
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