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NUMERO VI - 30/11/2010 - RIVISTA MULTIMEDIALE DI RICERCA E INTERVENTO SOCIALE

FESTINA LENTE
“affrettati ma con giudizio”

Periodico di socioterapia e vita quotidianA

° Notizie dall’AIST 2
° LA TOLLERANZA 3
° Rete Interculturale 5-14
° FORMAZIONE 15-16
2 NOTIZIE DALL’AIST

IL GIOCO/NON GIOCO
DI GIANNI RODARI
L'INTEGRALITÀ DELL'AUTONOMIA: DALLA FAMIGLIA, ALLA SCUOLA, AL MONDO
di Fior ella Paone
Il Progetto IL GIOCO/NON GIOCO DI GIANNI
RODARI, promosso dal Centro di Ricerca di Sociologia
della Prevenzione diretto dal Prof. Leonardo Benvenuti,
che si inserisce nelle iniziative in programma per l'Anno
Rodariano Abruzzese, promosso dal Sistema Bibliotecario
Provinciale di Chieti, dalla biblioteca di Ortona,
dall'Università G. d'Annunzio di Chieti e dalle
Biblioteche provinciali abruzzesi, vuole essere un modo
non solo di ricordare Gianni Rodari a 30 anni dalla sua
morte, ma anche di riflettere insieme sulla grande eredità
culturale che ci ha lasciato.
La riflessione sull'importanza dello sviluppo della "creati-
vità" per la formazione di ogni persona nella sua integrali-
tà, di cui l'autore ci parla in uno dei suoi testi di maggior
successo, La grammatica della Fantasia, è il motore che
spinge a riflettere su quali siano le forme in cui oggi si può
declinare questa lezione.
Qual è oggi la rappresentazione socialmente dominante di
gioco? E quali sono i processi storico sociali che l'hanno
determinata? In che modo essa può influenzare il nostro
rapporto col bambino e il suo processo di crescita? È pos-
sibile leggere le idee rodariane -riassunte nei termini del
"gioco con le storie"- in funzione di una riflessione che
parta dai nuovi media e che permetterebbe di considerar-
le come uno dei possibili strumenti di prevenzione e/o
intervento su eventuali forme di disagio a origine sociale
che si dovessero innescare durante il periodo di socializza-
zione?
Il tentativo di rispondere a tali domande sarà l'occasione
per indagare le radici collettive e sociali delle attuali sfide
dell'educazione e per rileggere la lezione di G. Rodari e dai
suoi "giochi con le storie" nell'ottica delle trasformazioni
comunicazionali dell'attualità.

SOCIO TERAPIA
E
MEDIAZIONE FAMIGLIARE
di ANTONIO
ANTONIO FERRRARA Grande Apertura nel week-end 29-31 ottobre 2010 per il secondo anno del corso di
Socioterapia e Mediazione Famigliare che si tiene alternativamente tra Bologna e Scafati (Sa).
La cofondatrice dell'AIMEF (Associazione Italiana Mediatori Famigliari) dott.ssa Isabella Buzzi si è prestata allo svolgi-
mento di tre giorni di lezione in cui sono stati trattati temi di grande rilievo per futuri Mediatori.
La dott.ssa Buzzi sin dall'inizio delle sue lezioni, è riuscita a trasmette la passione di una persona che da sempre dedica
ogni istante della sua vita ad un progetto di utilità e rilevanza sociale come la Mediazione Famigliare. La Mediatrice
Famigliare, durante le lezioni, ha chiaramente espresso le differenze fra consulenza - mediazione - terapia, ma soprattut-
to i confini fra le dette aree che non sempre risultano ben definite e che rischiano di creare mediazioni non proficue.
Importanti sono state le numerose prove pratiche che tutti i corsisti hanno potuto affrontare sotto la supervisione e i con-
sigli della dottoressa.
Personalmente come partecipante al corso mi ritengo fortunato ad aver potuto conoscere colei che ha lavorato fin dal-
l'inizio sulla materia: ci ha dato la possibilità di poter conoscere la nascita della materia, non solo come teorizzazione, ma
come evento scaturito dal lavoro accanto e per le persone.
Si ricorda che il prossimo incontro che si svolgerà a Scafati, sarà il 29-31 Gennaio 2011 e che è possibile iscriversi al corso
contattando il sito www.aistsocioterapia.org.

il Bradipo 30/11/2010
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COME ANNUNCIATO NEL NUMERO DI SETTEMBRE PUBBLICHIAMO IL LAVORO DI


RIFLESSIONE CONDOTTO DAL GRUPPO DELLA REDAZIONE SUL PERCORSO INTERRE-
LIGIOSO-INTERCULTURALE DEGLI ULTIMI MESI. I CONTRIBUTI SONO CORREDATI
DALLE STELI DI ROSETTA [TRADUZIONI SOCIOTERAPEUTICHE] E DALL'EDITORIALE
SULLA TOLLERANZA DI LEONARDO BENVENUTI.
LE RIFLESSIONI SONO INSERITE NEL PERCORSO DELLA RETE DEI MEDIA INTERCUL-
TURALI IN EMILIA ROMAGNA

LA TOLLERANZA
-editoriale-
LA PAZIENZA E L'ATTESA MANIFESTATA DA ALCUNI NOSTRI LETTORI; LE DIFFICOLTÀ DOVUTE ALL'AC-
CUMULO DI IMPEGNI; LE TANTE PERSONE CHE HANNO RICHIESTO IL NOSTRO AIUTO;
di LEONARDO BENVENUTI
l'incalzare degli impegni della vita
quotidiana; le conseguenze di
progettazioni ardite che, richie-
dendo il massimo impegno, ci
impediscono di decollare nell'on-
nipotenza e nell'autoreferenza; le
necessità di studio che, mano a
mano che la conoscenza progredi-
sce, lasciano sempre meno spazio
alla bellezza delle intuizioni per
richiedere il passaggio ad una for-
malizzazione che ne permetta la
sistematizzazione ai fini della pro-
gettazione di interventi e della
comunicabilità a studiosi ed inte-
ressati; le famiglie con le loro giu-
ste necessità; ecc., ecc.: tutte que-
ste situazioni ed esigenze hanno
La gioia di vivere 1906, Matisse
ritardato (ma, alla fine, anche per-
messo) l'edizione di questo nume- dell'individualismo e della sogget- gioni dei paesi conquistati (a
ro della nostra rivista che, non a tività. meno che non venissero percepiti
caso, si chiama il Bradipo. Come vedremo anche in alcuni come particolarmente intolleran-
Ebbene tutto questo, e tanto altro articoli di questo numero, quella ti) o delle culture delle isole del-
ancora, potrebbe richiedere "tolle- di tolleranza è una nozione passi- l'oceano pacifico che accoglieva-
ranza"? bile di interpretazioni contraddit- no con curiosità e trasporto lo
Automatica la domanda di cosa torie a seconda dei climi culturali, straniero, e cioè chi proveniva dal-
essa sia. intellettuali e morali all'interno l'esterno della propria isola,
Automatica anche la risposta che dei quali viene analizzata. anche per ragioni di mescolanza
vede un suo inquadramento nella La frase di Voltaire ricordata nel- secondo una promiscuità che oggi
nostra disciplina, la socioterapia, l'articolo di Maurizio Maccaferri è interpretabile in un'ottica di rin-
ai fini di aggiungere conoscenza a ("disapprovo ciò che dici ma novo dei patrimoni genetici - si
conoscenza, e cioè a quanto già difenderò fino alla morte il tuo sostituisce, nella modernità, la
affermato nella letteratura scienti- diritto di dirlo") è uno dei punti valutazione egoistica e autorefe-
fica e non. Per questo partiamo di volta per una trasformazione rente del singolo che edifica la
dall'uomo e da quelle sue forme della nozione in concetto: all'ecu- propria società fatta di azioni
organizzative che vanno dalle menismo dell'oralità - tipico, ad individuali e conseguenti all'ap-
dimensioni collettive e corali del- esempio, dell'impero romano che proccio teorico della soggettività.
l'oralità alla solitudine/socialità faceva propri molti costumi e reli- Così l'affermazione "io" "difende-

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rò fino alla morte il tuo diritto" è mente colui che agisce e colui che cui neghi l'autorità per interveni-
già un'affermazione autoreferen- imposta i valori a cui improntare re sulle proprie cose - come una
te, la cui portata non è evidente a i propri comportamenti e che quasi affermazione di sua obsole-
priori: viene riassunto nella frase "essere scenza (vera o presunta) o della
- nelle culture orali la dele- contemporaneamente giudice ed sua incapacità di essere attuale.
ga della gestione dell'intolleranza attore delle proprie azioni ". Tale convinzione spesso è talmen-
è attribuita a un'autorità religiosa Così, ad esempio, nel caso del te forte da appartenere anche al
o laica: la portata di tale situazio- rapporto genitore/figlio: forse il genitore che finisce per il conside-
ne non è valutabile se non nei ter- primo deve essere tollerante rare quello giovanile come il
mini di comportamenti di attacco rispetto al secondo? e/o viceversa? migliore degli stati possibili,
sovente indiscriminato e feroce Indubbiamente la risposta più vagheggiato per il resto della vita.
alle vittime dell'intolleranza, vedi facile ad entrambe le domande Tale nostra cultura porta, troppo
quello che succede in tanti paesi potrebbe sembrare quella affer- spesso, i giovani a comportarsi
del mondo attuale; mativa ma, a ben vedere, potreb- con l'arroganza di chi si affaccia
- nelle culture dell'indivi- be non essere la più corretta poi- alla vita a partire dalla freschezza
dualismo e della soggettività l'in- ché, per loro, potrebbero configu- delle proprie esperienze, delle
tolleranza diviene parcellare e rarsi signifi-
nucleare e si trasforma in compor- cati diversi
tamenti progettati da ogni singolo da quelli
individuo che diviene una sorta apparenti:
di micromotore, progettista ed - n e l
autore di una innumerevole caso di una
quantità di micro-crudeltà, al di là cultura orale
del fatto che possano sfociare in la risposta è
situazioni macro-crudeli: e questa relativamen-
è la foglia di fico di molte situazio- te facile per
ni di razzismi e di autoritarismi la presunzio-
localistici (o micro-crudeltà). ne che l'an-
In parallelo con questi approcci si ziano sia
possono dare due definizioni depositario
della tolleranza, rispetto all'accet- delle cono-
tazione dell'altro o del punto di scenze di vita
vista dell'altro: e della cultu- Pianista e giocatori di dama 1924, Matisse
- nel caso dell'oralità essa è ra del gruppo
un aspetto della referenza e deve di appartenenza, il giovane, dun- proprie conoscenze e/o dei pro-
essere resa possibile da una sor- que, dovrebbe imparare, per cui pri studi.
gente più o meno collettiva di non vi può essere spazio per la tol- Questa è una situazione tipica
comando (religioso, consuetudi- leranza ma solo per il riconosci- dalle culture dell'alfabetizzazione
nario, familistico, ecc.); mento dell'importanza dell'espe- di massa in poi proprio perché
- nel caso della soggettività rienza: è giusto che, prima di permette ai singoli di farsi
è conseguenza di un potere indivi- agire, ascolti i consigli dagli anzia- un'esperienza personale anche se
duale che rende il singolo ancora ni in quanto portatori di saggezza del tutto virtuale in quanto
più legato alla propria autorefe- proprio perché, potremmo dire, costruita non nella relazione con
renza sia nel caso in cui sia tolle- quanto meno sono riusciti ad le persone o con l'ambiente ma
rante, sia nel caso in cui non lo arrivare all'anzianità; indirettamente leggendo e
sia: la referenza diventa sublime o - nel caso delle culture post- apprendendo, in passato, dai pro-
negata proprio in conseguenza di cinquecentesche (o dell'individua- dotti tipografici e, oggi, da quelli
una sorta di esercizio del potere lismo e della soggettività) la tolle- neo-mediali.
di disponibilità verso l'altro o sul- ranza è comprensibile (ma non Nel caso dell'oralità la tolleranza
l'altro. condivisibile) soprattutto perché verrebbe a coincidere con il rico-
può confinare con un atteggia- noscimento dello status di discen-
Alle radici della visione indivi- mento di sopportazione e di suffi- te del figlio a favore dell'eventuale
dualista vi è l'autoreferenza, quel- cienza dell'attore nei confronti competenza del genitore, che a
la condizione in cui la persona si del genitore - e non solo verso di propria volta dovrebbe riconosce-
ritrova ad essere contemporanea- lui ma anche verso tutti coloro
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re e dare al figlio i tempi necessa-


ri e personali per l'apprendimen- TOLLERANZA,
to. Nel secondo caso la tolleranza
potrebbe configurarsi, per il
figlio, con un addestramento UGUAGLIANZA E
all'autoreferenza, a fronte di una
sorta di riconoscimento, come
ricordato, o di un'ammissione di
RISPETTO
inferiorità, da parte del genitore, IL TERMINE TOLLERANZA APPARE SEMPRE PIÙ SPESSO NEL
dovuta ad una più o meno preco- DIBATTITO PUBBLICO ODIERNO. IN ALCUNI AMBITI,
ce obsolescenza dell'adulto e/o LA TOLLERANZA SEMBRA QUASI DIVENTATA UNA
dell'anziano. Seguono due artico- di MAURIZIO MACCAFERRI
li uno del già ricordato Maurizio accettazione indifferenziata di
Maccaferri e l'altro di Davide discriminante per distinguere le qualsiasi opinione, bensì la pos-
varie correnti di pensiero o le sibilità di svolgere realmente un
Bracchi che mette a fuoco il pro- diverse posizioni politiche. Ci si dibattito scevro da quei pregiudi-
blema della tolleranza rispetto accusa vicen-
all'interculturalità e all'incontro devolmente
che abbiamo avuto con di essere
Monsignor Ottani. troppo o
La riflessione è indubbiamente troppo poco
tolleranti; ci
incentrata sull'autoreferenza cul- si definisce
turale della nostra società anche paladini della
se vi è un forte tentativo di distac- "tolleranza
carsi da quest'ultima: in questo zero" - concet-
senso si possono comprendere i to coniato
danni causati da quei micromoto- dall'ex sinda-
ri di cui parlavo rispetto alle co di New
York Rudolf
incomprensioni capillari che pos- Giuliani - o
sono colpire coloro che dovessero al contrario
ritrovarsi ad essere ospitati nel fautori della
nostro paese. Seguono due inter- lotta all'intol-
venti, uno, di Pierluigi Graziani, leranza. La
Via Crucis, Matisse
sulla filastrocca e sull'importanza tolleranza
può cioè
dei ritmi corporei e musicali diventare uno slogan, la cui zi che secondo Voltaire sono
rispetto a quanto si intende espri- valenza varia a seconda di chi lo causa di oscurantismo. La posi-
mere, soprattutto in campo reli- conia, con il forte rischio di abu- zione del filosofo francese è evi-
gioso, e uno sul legame tra immi- sare del termine perdendosi in dentemente figlia dell'epoca in
grazione e integrazione culturale, ragionamenti di senso comune. cui viene espressa. Ricordiamo
di Mattia Tascone. Un'analisi più attenta del signifi- che Voltaire vive nel 1700, secolo
cato del concetto di tolleranza in cui cominciavano ad affermar-
L'argomento religioso riscuote può essere utile a chiarire e qua- si - anche grazie all'Illuminismo -
sempre molto interesse e l'incon- lificare il dibattito. Un primo quegli assunti tipici della società
tro con un prete ortodosso ha contributo ci viene dal grande post-cinquecentesca (tipografica,
calamitato l'attenzione della reda- filosofo francese Voltaire, uno nei nostri termini), vale a dire
zione: padre Dionisios dei massimi esponenti l'uguaglianza e, soprattutto, la
Papavasileiou ha fatto il punto sui dell'Illuminismo. Voltaire pren- soggettività. La tolleranza di
de di mira soprattutto l'intolle- Voltaire appare, quindi, essere la
legami tra le due chiese e l'argo- ranza religiosa, il fanatismo, la premessa per un atteggiamento
mento ha suscitato alcune rifles- superstizione, e vede la tolleranza che richiede che tra le persone
sioni, quali quelle di D.Bracchi, quale conseguenza necessaria che la mettono in pratica vi sia
di P.Graziano, di G.Sida e di della condizione umana. La sua una condivisione di quella cultu-
V.Magri. famosa frase "disapprovo ciò che ra che porterà in seguito alla
dici ma difenderò fino alla morte Rivoluzione Francese e ai suoi
il tuo diritto di dirlo" racchiude principi ispiratori (libertà, ugua-
il significato profondo che l'auto- glianza e fraternità).
re francese attribuisce al nostro Un secondo contributo ci può
termine. Tolleranza non significa venire dal Dizionario della lin-

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gua italiana Devoto


Oli che definisce la
tolleranza come un
"atteggiamento teori-
co e pratico di rispet-
to o di indulgenza
nei riguardi di azioni
o convinzioni altrui,
anche se in contrasto
con le proprie." La
tolleranza è anche
definita come "capa-
cità di tollerare,
senza subire danni,
quanto in sé è o può
essere spiacevole".
All'interno di questa
definizione appare
una differenza che ci
può essere molto
utile ai fini dell'obiet-
tivo che ci siamo dati
in questo articolo. Il
concetto di tolleran-
za sembra, qui, essere
collegato ad un atteg-
giamento di rispetto
o ad un atteggiamen-
to di indulgenza. Nel
primo caso siamo di
fronte ad una posi-
zione etica, laddove il Le Platane, Matisse
rispetto può essere
non solo per le opi- concetto di tolleranza di Voltaire non devono invece essere appli-
nioni altrui ma anche e è nato all'interno di una prospet- cati ai principi morali.
soprattutto per l'altro in quan- tiva culturale e storica oggi in via Non c'è tolleranza nei confronti
to persona. Nel secondo caso di superamento. Teorizzare di comportamenti e opinioni che
siamo di fronte ad una posi- l'uguaglianza ha in alcuni casi si ispirino a principi che noi non
zione più debole. significato legittimare la diversità consideriamo etici, altrimenti si
L'indulgenza può presupporre - si è uguali a partire dal possesso può assistere ad una "falsa" tolle-
a propria volta due situazioni di certe caratteristiche - introdu- ranza che potrebbe non essere
differenti. Nella prima la tol- cendo etichettamenti ed esclusio- altro che sottomissione al più
leranza nei confronti dell'altro ni estranei ad altre culture diver- forte.
può avvenire solo fino ad una se dalla nostra. La tolleranza non
certa soglia (senza subire deve basarsi sulla condivisione Infine la tolleranza non deve
danni) - oltre la quale non si è culturale, altrimenti si assiste alla essere applicata a se stessi, perché
più indulgenti e quindi non schizofrenia di tanti tolleranti a anche in questo caso il rischio è
più tolleranti. parole ma abbastanza intolleran- quello di contrattare sui propri
Nella seconda si può arrivare ti nei fatti, soprattutto quando principi morali trovando in
alla sopportazione, che pre- vengono colpiti gli interessi indi- seguito giustificazioni di fronte
suppone a monte una supre- viduali -. La tolleranza deve al fatto di aver compiuto scelte
mazia da parte di chi sopporta basarsi su un presupposto etico, comportamentali discutibili.
nei confronti di colui che che appunto consiste nel rispetto Sulla base di questi presupposti
viene sopportato. In questo della persona in quanto tale, l'applicazione del concetto di tol-
caso non si può parlare di tol- indipendentemente da ogni leranza può diventare utile per
leranza perché la sopportazio- identità ed appartenenza. qualificare un dibattito e non,
ne non avviene in base ad un Occorre tollerare i comporta- come accade oggi, essere solo un
principio ma può avvenire in menti delle persone soprattutto pretesto per accusarsi reciproca-
base ad un interesse strumen- quando queste ultime si mostri- mente partendo da posizioni
tale - sopporto perché trovo no disponibili a cambiarli qualo- spesso intolleranti.
convenienza a sopportare. ra si dimostrassero non condivi-
Come dicevamo più sopra, il sibili. La tolleranza e il rispetto

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LA STELE DI R OSETTA
TOLLERANZA,
UGUAGLIANZA E RISPETTO
NATURALMENTE DALLE PAROLE DELL'ARTICOLO DI MAURIZIO MACCAFERRI SI POSSONO TRARRE
ALTRI SIGNIFICATI, OLTRE A QUELLI RICORDATI NELL'EDITORIALE, PER IL TERMINE OGGETTO DEL
PRESENTE LAVORO E, TRA GLI ALTRI, SPICCA IL DISCORSO DELLA
di LEONARDO BENVENUTI Uguaglianza e diversità sono devianza, di diversità ecc.;
tolleranza come capacità di due termini che si implicano della fisica o della chimica.
sopportare ciò che è o può l'un l'altro, ma non solo: essi Teorizzare l'uguaglianza non
essere spiacevole ed anche in sono il prodotto di un proces-
serve a legittimare la diversi-
questo caso si tratta di com- so del tutto virtuale che, come
tà, occorre prestare attenzione
prenderne la portata. Nei ter- ho mostrato in un mio prece-
mini della socioterapia tale dente lavoro, derivano da una essendo la prima semplice-
significato indica una capacità capacità tecnico-metodologica mente conseguenza di un pro-
della persona di non farsi tra- di derivazione tipografica che cesso di virtualizzazione sugli
scinare da una mancata distin- vede nel processo di scrittura- appartenenti ad una determi-
zione tra dolore e male: con il zione e descrizione continua,
secondo le teorizzazioni del nata specie che vengono omo-
termine male indichiamo la
causa di uno stato di disagio, metodo cartesiano, il primo geneizzati per mezzo di un
fisica o mentale; con processo prima di
dolore, il segnale che descrizione - che eli-
parte dall'area interessa- mina tutto ciò che in
ta al male per avvertire
essi è particolare -
il sistema nervoso cen-
trale dell'attacco del per essere fatti rien-
male stesso, è una sorta trare all'interno di
di rumore che ci avvisa una certa categoria
di quanto sta accaden- classificatoria da
do a causa del primo.
inserire in una tasso-
Noi, nella nostra cultu-
ra, spesso li confondia- nomia riguardante,
mo e pensiamo che l'as- ad esempio, tutti gli
La Vierge à l’enfant disegno 1949 , Matisse
senza di dolore sia già esseri viventi.
stato di benessere, mentre il fondamentale passo per la È solo dopo tale intervento
male, non avvertito, procede e nascita di un qualunque
approccio scientifico: è così omogeneizzante che il singolo
corre il rischio di diventare
catastrofico e irreversibile per che nascono i primi grandi essere vivente, il singolo
l'organismo. Altro riferimento concetti delle scienze, anche uomo sente la necessità di
è quello all'uguaglianza e sociali, che permettono di una diversificazione (anche se
quindi alla tolleranza nei con- arrivare a generalizzazioni
a-posteriori) senza la quale
fronti delle diversità, ma che quali quelle statistiche di
potrebbe ritrovarsi ad avere
cosa può significare tale pre- uomo medio, di normalità e
occupazione? di normale, di deviazione, di problemi di identità.

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L'esigenza di differenziarsi -
nel momento in cui diviene
L'IDENTITÁ FORTE
rigida ricerca della diversità e
contemporaneamente affer-
Ovvero: L’ESSERE SEMPRE COSÌ
mazione di superiorità pro-
di GIANLUCA SIDA
p r i a - f i n i s c e c o n l ' i n s e r i re be dall'altro, sarebbe in sostan-
L'identità forte per me sta nel- za un mondo migliore.
la persona in una situazio- l'essere sempre se stessi. Ma per me l'identità può trova-
n e te r r i b i l m e n te e s p l o s i v a : Questo vuol dire innanzi tutto re spiegazione anche nel nostro
a f ro n te d i u n a c a re n z a d i credere sempre nelle proprie vissuto, legatissima a ricordi
idee "portandole e facendole che spesso e volentieri ci portia-
valori può finire con il
rispettare ovunque e comun- mo nell'anima e nella mente.
d i ve n t a re a f fe r m a z i o n e d i que", sapendo gestirsi nel Penso pure che non sia facile né
p u r a e s e mp l i c e d i ve r s i t à momento in cui dovesse capita- costruirsela né accettarla. Per
in sé e per sé. Il passo re una qualche disgrazia, e quel che riguarda me in passato
sapendo adeguarsi ad una situa- mi sono trovato a dovermi divi-
ve r s o i l r i f i u to d e l l a d i ve r - zione di disagio, pur ricono- dere tra il senso d'appartenenza
sità altrui (come non omo- scendo ed accettando i propri ad un gruppo, e l'ambito fami-
l o g a z i o n e a s é e c o m e r a z z i- limiti. Credo che la questione liare di provenienza. Non è
di maggior importanza sia il stato semplice scegliere. La
smo) finisce con l'essere
rimanere sempre se stessi, senza famiglia conta tantissimo, l'am-
brevissimo. Altrettanto farsi condizionare dal mondo biente in cui si cresce è fonda-
c o n l a xe n o fo b i a . che ci circonda, ma sapendo mentale, tutto quello che gira
Di qu i a n ch e l a l i c e i t à e l a piuttosto accettare il cambia- intorno a noi è veramente
mento quando questo fosse molto importante.
giustezza della domanda necessario. Il cambiamento
p o st a d a B r a c ch i [ m i s e m- però non deve mutare profon- Penso anche che esista l'identità
br a ] n e l m o m e n to i n c u i damente la persona, la quale di gruppo. La ritengo un'identi-
deve rimanere sempre se stessa tà psicologica, mentale. Il sen-
ch i e d e " qu a n d o p o s s i a m o
senza aver paura delle nuove tirsi o considerarsi cioè parte
dire ch e u n a p e r s o n a str a - situazioni, positive o negative, integrante di un gruppo com-
n i e r a ch e a r r i v a i n I t a l i a , che le si possano presentare. In patto e coerente, avente le stes-
sia realmente integrata una società e in un mondo assai se ideologie, lo stesso modo di
difficile come quello in cui fare e di pensare. A maggior
nella nostra società?" => viviamo penso però che di iden- ragione in casi simili mi viene
n o n è l o st a re i n s i e m e ch e tità vere e proprie ce ne siano da ripetere nuovamente che la
p u ò e s s e re d ete r m i n a to d a ben poche poiché la gran parte cosa importante è "L'ESSERE
delle persone tende piuttosto a SEMPRE SE STESSI".
pietismo o da posizioni
nascondere la propria vera iden-
religiose ma il sentirsi tità. Infatti, nel nostro mondo Questo è come la penso io, è
a c c et t a t i ch e d i v i e n e fo n - le persone indossano sovente necessario "metterci del tuo" in
d a m e n t a l e , e v i c e ve r s a : i n maschere, che, molto spesso, ogni circostanza, non cambiare
sono imposte da tutta una serie mai rispetto al contesto, cercare
m o l te s i t u a z i o n i e r i s p et to di fattori e condizioni che la sempre un punto di vista pro-
a d a l c u n e c u l t u re è i mp o r- vita in società presenta. A volte prio in quello che si fa e perse-
t a n te l ' a c c et t a re e i l n o n mi trovo ad immaginare che guire quello in cui si crede.
mondo sarebbe se tutti fossimo
r i f i u t a re , n e a n ch e i n n o m e
"a modo nostro". Sarebbe il L'essere sempre se stessi costrui-
d e l l a p a u r a d i p e rd e re l a caos? Penso di no, sarebbe più sce l'identità forte.
p ro p r i a i d e n t i t à . bello vivere, ognuno imparereb-

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9 rete interculturale

LA TOLLERANZA
Riflessioni dopo l'incontro con mons. Stefano Ottani
TOLLERANZA: "CAPACITÀ DI TOLLERARE, SENZA SUBIRE DANNI, QUANTO PUÒ ESSERE DANNOSO;
ATTEGGIAMENTO DI INDULGENZA NEI RIGUARDI DEI COMPORTAMENTI O DELLE CONVINZIONI O
DELLE IDEE ALTRUI, ANCHE SE IN CONTRASTO CON LE NOSTRE"
(Dizionario della Lingua Italiana, Zanichelli, 2003).
di DAVIDE BRACCHI
Nell'incontro che abbiamo
fatto con Monsignor Ottani e
Leonardo Benvenuti si è par-
lato di interculturalità e di
come secondo i relatori sia
importante portare le proprie
esperienze e conoscenze ad un
gruppo di persone di cultura e
di fede diversa. Per questo
vorrei parlare di tolleranza.
Per me la tolleranza è un
concetto che permette di esse-
re meno rigidi nel proprio
modo di pensare, ma che non
deve offuscare i valori che una
società sana, cioè non miope
nei propri principi, deve avere
ed in funzione dei quali esi-
ste.
Il vocabolario mi dà una Maison à Fennouillet 1898/99 Toulouse olio su cartone, Matisse
definizione chiara ma, molto
diverso è il metterla in pratica l'altro e di conseguenza di dalla nostra: occorrerebbe,
nel modo giusto. Penso, infat- adeguarsi ad un mondo sem- quindi, essere tolleranti se
ti, che in alcuni casi possa pre più vasto ed aperto come questa persona si dovesse
essere scambiata per debolez- quello attuale. Bisognerebbe mostrare diffidente o comun-
za oppure, ad esempio nei casi cioè confrontarsi apertamente que prevenuta, anche in con-
in cui è necessaria la fermezza, senza esser arroccati sulle pro- siderazione del fatto che,
possa essere addirittura dan- prie posizioni. molto spesso, essa reagisce
nosa. Essere tollerante nei Mettersi in discussione alla percezione di essere vista
confronti di chi ha una cultu- come si fa? Bisogna valutare come un pericolo dalle perso-
ra diversa rispetto alla nostra dove si sbaglia personalmente, ne del paese ospitante.
è sicuramente giusto, a meno non dove si pensa che sbagli In definitiva penso che l'es-
che alcuni aspetti di altre cul- l'altro, affinché si possa inter- sere tolleranti sia un ottimo
ture non violino la dignità e venire principalmente su se atteggiamento, ma bisogna
la legalità del nostro paese. stessi, anche a costo di ricono- anche valutare bene il conte-
Credo quindi che sia impor- scere, eventualmente, di avere sto, cioè capire quando è
tante usare bene il cervello bisogno di aiuto in tali valuta- opportuno esserlo e quando
per far sì che l'incontro fra zioni. Questo darebbe la pos- invece non lo è. Una persona
appartenenti a culture diverse sibilità di cambiare i punti di rea di furto in Italia, in virtù
porti frutti, cercando di vista dove fosse necessario, della legge vigente, non può
discernere fra ciò che è costu- adattando le diverse caratteri- essere punita con, ad esem-
me e ciò che potrebbe essere stiche culturali ed essendo pio, l'amputazione di una
un atteggiamento cercato meno schiavi della tradizione, mano, anche se la legge del
appositamente per la sopraffa- nell'ottica di un bene comune suo paese d'origine dovesse
zione di una cultura diversa finale. prevederlo. Se ciò avvenisse
dalla propria. Ad esempio in Penso inoltre che sia impor- non mi sembrerebbe giusto
un colloquio interculturale ci tante comprendere le difficol- aver un atteggiamento di tol-
dovrebbe essere un'obiettività tà che può incontrare una per- leranza nei confronti di chi
di fondo che permetta di valu- sona proveniente da un paese dovesse compiere (carnefice)
tare serenamente ciò che dice di cultura molto differente un simile fatto.

il Bradipo 30/11/2010
10 rete interculturale

LITANIA
LA DEFINIZIONE DI LITANIA NEL VOCABOLARIO È: "PREGHIERA LITURGICA COSTI-
TUITA DA UNA SERIE DI INVOCAZIONI AD UN DIO; MONOTONA FILASTROCCA".
IO SONO CATTOLICO E AMMETTO CHE IL MIO RAPPORTO CON DIO È SEMPRE
STATO UN PO' OSTICO, PERÒ ESSENDO UN AMANTE DELLA MUSICA IN GENERE, HO
DA SEMPRE APPREZZATO LA MUSICA DURANTE LE FUNZIONI LITURGICHE.
di PIERLUIGI GRAZIANI

L'apice è stato quando ho cono-


sciuto i canti di Taizé, canti
accompagnati da un suono
armonico e costituiti da due
frasi ripetute lungamente, si
potrebbe dire quasi all'infinito,
con un ritmo lento e cadenzato.
Il tutto ti crea una sensazione di
rilassatezza che, a mio parere,
ha lo scopo sia di farti avvicina-
re a Dio sia di farti sentire parte
del gruppo che sta pregando
con te.
Credo che la musica sia come
l'aria, nessuno può toccarla ma
nessuno può farne a meno.
Secondo me la musica è nata
con vari scopi, uno di questi è
trasmettere significati che inter- Ragazza con Veste Bianca su Sfondo Rosso 1944, Matisse
pretati individualmente diven-
tano emozioni. Ad esempio, un quindi personale. Una simile sensazione di "tran-
autore, quando compone un Io penso di sapere ascoltare la ce" veniva provata anche da
brano gli dà il significato della musica perché nella mia vita ho popoli antichi quando, tutti
sensazione che lui prova in quel avuto la possibilità di ascoltar- assieme, suonavano ritmica-
momento, ma se questo brano ne tanti tipi ed avendo pratica- mente delle percussioni allo
diventa la colonna sonora di un to un po' la musica per qualche scopo di entrare in una partico-
evento o di un film particolar- anno (batteria) ho anche impa- lare relazione con l'ambiente
mente violento, il pubblico rato un po' la struttura che la che li circondava.
potrebbe facilmente associare compone. L'effetto creato da Oggi probabilmente alcune
quella musica alla violenza vista una litania è quello di svuotarti sostanze tossiche potrebbero
sullo schermo e per questo vive- la mente. simulare proprio quella sensa-
re delle emozioni diametral- Non dovendo pensare a quello zione di relazione con l'ambien-
mente opposte a quelle che che stai "cantilenando", si crea te, ma occorre ricordare che, in
aveva l'autore al momento della una situazione di "trance" ipno- quanto simulazione, non ha
c o m p o s i z i o n e . tica che ti fa ritrovare in pace nulla a che vedere con la perso-
L'interpretazione della musica è con l'ambiente che ti circonda. na e con l'ambiente stesso.

il Bradipo 30/11/2010
11 rete interculturale

IMMIGRAZIONE E INTEGRAZIONE CULTURALE


Considerazioni dopo l'incontro col dott. Roberto Cigarini
L'IMMIGRAZIONE IN ITALIA PUÒ ESSERE CONSIDERATA UN FENOMENO RELATIVAMENTE
RECENTE; HA COMINCIATO AD ASSUMERE DIMENSIONI ABBASTANZA SIGNIFICATIVE
ALL'INIZIO DEGLI ANNI 70' ED È CONTINUATA A CRESCERE FINO A DIVENTARE UNA COM-
PONENTE STRUTTURALE DELLA DEMOGRAFIA ITALIANA CHE CARATTERIZZA LA NOSTRA
SOCIETÀ NEGLI ULTIMI ANNI.
di MATTIA TASCONE
una società? Per essere
Secondo i dati ISTAT al primo integrata una persona
gennaio 2010 sono presenti in non dovrebbe porsi il
Italia 4.279.000 stranieri che rap- problema sul perché le
presentano ben il 7,1% della altre persone dovrebbe-
popolazione totale; consideran- ro stare insieme a lei: vi
do che a questa percentuale è integrazione nel
andrebbero anche aggiunti tutti momento in cui si ha la
gli irregolari, possiamo chiara- consapevolezza che il
mente comprendere la rilevanza fatto dello "stare insie-
del fenomeno. me" sia un aspetto natu-
Se consideriamo un arco tempo- rale e quasi automatico.
rale più ampio, nel passato, Come è stato detto in
emerge chiaramente che l'Italia redazione l'integrazione
per gran parte della propria sto- Vasellame e frutta 1901, Matisse è legata al fatto che la per-
ria è stato un paese di emigrazio- sona non debba doman-
ne; si stima che tra il 1876 e il Spesso non si ricorda che tra le darsi se occorre qualcosa
1976 siano partite oltre 24 milio- persone che arrivano ve ne sono di particolare per restare all'inter-
ni di persone in cerca di fortuna anche moltissime acculturate che no di un gruppo ma ognuno vi
al di fuori del nostro paese. si accontentano di svolgere lavori appartenga naturalmente.
Alla luce di questi dati, il tema dequalificanti rispetto alle pro- Osservando alcune persone che
dell'integrazione interculturale prie competenze e capacità. sono immigrate in Italia e che ho
risulta essere estremamente In redazione è stata analizzata conosciuto, ho notato che un
attuale ed importante. Vorrei anche una ricerca "sulla percezio- buon indicatore del fatto che essi
soffermarmi a considerare un ne degli stranieri da parte dei cat- siano integrati, emerge dai loro
aspetto dell'integrazione intercul- tolici impegnati nella diocesi di modi di fare e di parlare.
turale: mi chiedo quando possia- Carpi" a cui hanno collaborato Nel senso che spesso, quando
mo dire che una persona stranie- Roberto Cigarini, Raffaele Facci sono ben integrate, parlando con
ra che arriva in Italia, sia real- e Vittoria Bertacchini; dal que- loro mi sono accorto che danno
mente integrata nella nostra stionario è emerso che spesso le stesse risposte che darebbero
società? La domanda potrebbe non vi sia neanche da parte di persone italiane.
essere anche ribaltata ed essere persone cattoliche un atteggia- Per esempio un ragazzo di colore,
valida per coloro che dall'Italia mento di completa apertura nei che è stato compagno di scuola
sono emigrati all'estero in passa- confronti degli immigrati. di mio fratello, immigrato in
to. Una persona immigrata dunque Italia da bambino usa lo stesso
Con l'aumentare del numero si trova in un primo momento a modo di esprimersi degli altri
degli immigrati sono aumentati dover affrontare una fase di adat- ragazzi suoi coetanei con modi di
anche i fenomeni di disugua- tamento all'ambiente in cui si fare ed espressioni tipiche dei
glianza e sempre più spesso assi- trova. È un momento molto fati- ragazzi italiani della sua età.
stiamo ad episodi di xenofobia e coso in cui deve spesso affronta- Penso che se non fosse per il
di razzismo. re molteplici ostacoli, pregiudizi, colore della pelle nessuno
Il clima di tensione è alimentato difficoltà economiche, linguisti- potrebbe avere dubbi sul fatto
spesso dai media che diffondono che, burocratiche, ecc. che possa essere considerato
notizie negative di cronaca legate Molto importante è il bagaglio come un ragazzo italiano a tutti
spesso a reati commessi da citta- culturale posseduto, inevitabil- gli effetti.
dini extracomunitari. mente unito al carico di espe- Ritengo che l'integrazione inter-
Mi vengono in mente per esem- rienze di vita acquisite nel paese culturale debba essere un aspetto
pio molti episodi legati alla vio- d'origine (i propri valori, la reli- su cui riflettere profondamente
lenza sulle donne: si ha la perce- gione, le usanze ecc): sono fatto- in quanto è un tema molto attua-
zione dai media che siano reati ri che lo possono sia aiutare che le nella nostra società e lo sarà
commessi per lo più da stranieri; ostacolare nel suo tentativo di molto probabilmente sempre di
andando però ad analizzare più a integrarsi. più, nel futuro considerando le
fondo il fenomeno si scopre che In generale, riguardo al tema del- dimensioni che ha assunto il
la percentuale più alta di chi l'integrazione mi domando quan- fenomeno dell'immigrazione nel
compie tali atti, riguardi familia- do una persona si può considera- nostro paese.
ri o conoscenti delle vittime. re integrata in un gruppo o in

il Bradipo 30/11/2010
12 rete interculturale

UN PADRE GRECO-ORTODOSSO IN
REDAZIONE
L'incontro con l'Archimandrita Dionisios Papavasileiou
PADRE DIONISIOS PAPAVASILEIOU, SACERDOTE DELLA CHIESA ORTODOSSA DI
BOLOGNA, ARRIVA ALLA REDAZIONE DEL BRADIPO LA SERA DEL 15 APRILE 2010.
INIZIA IL SUO RACCONTO CON UNA BREVE PRESENTAZIONE DI SÉ E DEL PER-
CORSO FATTO FINO AD OGGI.
di VALERIA MAGRI sicuramente ciò che
Padre Dionisio è un monaco, importante - dice conta è
ha fatto il noviziato al Monte Padre Dionisios - l'omolo-
Athos ed è in Italia da dieci mantenere la pro- gazione,
anni. Alcuni vissuti personali pria tradizione anziché
riferiscono di momenti di dif- rimanendo in la spinta
ficoltà legati all'inserimento una posizione di verso
nella comunità di Bologna, la apertura, senza una cre-
quale inviava un messaggio di bastonare la scit a
indifferenza: "il quartiere non comunità, ma indivi-
ci voleva vedere …" - dice cercare di fare duale
Padre Dionisio. dialogo. Occorre che sap-
Ascoltandolo notiamo che il spogliarsi delle pia con-
suo discorso si fa sempre più categorie e capire durre la
interessante, la sua modalità ciò che dice l'al- persona
comunicativa è semplice, pro- tro". a valori
fonda e ricca di significati ed "La tendenza della Icona Natività, di San Tommaso umani di
è come se ci portasse nel religione ortodos- p a c e ,
cuore della Chiesa ortodossa sa - dice Padre Dionisios - è il ascolto, tolleranza, forza di
di Bologna, dei suoi valori e nazionalismo, essere naziona- volontà, solidarietà ecc.
degli aspetti più rilevanti. lista vuol dire escludere le Padre Dionisios ci ha portato
Ci introduce al discorso del altre culture. Viviamo in un messaggio di pace, ci ha
cambiamento ponendoci un un'epoca dove non c'è identi- parlato delle sue esperienze
problema: "Ciò che bisogne- tà. I ragazzi fanno le cose per come responsabile della
rebbe cambiare - dice - non omologazione. Ricevono comunità ortodossa, delle sue
sono i problemi teologici, ma informazioni ma non impara- preoccupazioni, ed anche dei
occorrerebbe combattere no a usare la loro testa". suoi dubbi nel dover, spesso,
l'ignoranza, la paura dell'al- Usciti da questo incontro assolvere ad un compito di
tro". Il suo racconto si anima rimane in noi della redazione guida che gli viene chiesto e
sempre più e si focalizza sulla un profondo senso di umani- che lui cerca di fare nel
descrizione della sua esperien- tà e di vicinanza. Il messaggio migliore dei modi possibili:
za quotidiana con le giovani di Padre Dionisios è di gran- ascoltando gli altri, sospen-
generazioni. "I giovani - dice - de apertura agli altri. Ciò che dendo il giudizio e il pregiudi-
tendono a chiudersi nella sentiamo nella semplicità e zio, accogliendo la diversità
loro religione anziché aprirsi nella profondità delle sue per scoprire mondi
agli altri. Gli studenti finisco- parole è la volontà di acco- nuovi.Non sentire giudizi,
no con l'essere depressi o glienza del diverso e il deside- non sentire categorie, etichet-
alcoolisti: che è una fascia di rio di comprendere realmen- te e soprattutto sentirci liberi
fuga per risolvere i problemi; te il mondo dell'altro senza di esprimere i nostri dubbi
la tendenza dei giovani è quel- etichettarlo. Padre Dionisios come anche le nostre curiosi-
la di chiudersi in una stretta ci fa sentire la sua preoccupa- tà, è stato per noi della reda-
elite di ortodossi, disprezzare zione per un mondo giovani- zione, un momento di grande
le altre religioni e culture e le così particolarmente com- benessere, serenità e arricchi-
non volerli quasi vedere". "E' plesso e problematico, dove mento.

il Bradipo 30/09/2010
13 rete interculturale

L'INCONTRO CON L'INCONTRO CON L'INCONTRO CON


PADRE DIONISIOS PADRE DIONISIOS PADRE DIONISIOS
"ETICHETTA: "PAPÀ PERCHÉ SOLO IL COMUNE
PAURA OD DEVO CREDERE INTERESSE
IGNORANZA?" IN DIO?" PER L'ALTRO
di PIERLUIGI GRAZIANO di GIANLUCA SIDA PERMETTE
Una cosa che mi ha colpito del- L'incontro è stato abbastanza
l'incontro con padre Dionisios è positivo, anche se il mio approc- LO SVILUPPO
stata l'impressione negativa che cio forse non è stato dei migliori. DELLA
ha avuto appena arrivato a A me piace sempre dire quello
Bologna. Dopo aver passato un che penso ma all'inizio sono stato CONOSCENZA
periodo di studi a Venezia si è attento ad ascoltare. Io vengo da
dovuto trasferire nella nostra città una famiglia cristiano-cattolica e
per diventare la nuova guida spiri- sia mia madre sia mia sorella mag-
tuale della comunità greco-orto- di DAVIDE BRACCHI
giore sono molto credenti anche
dossa di Bologna. Ci ha racconta- se non molto praticanti. Io, al Dopo le rispettive presentazioni
to delle difficoltà che ha vissuto e contrario di loro, pur avendo padre Dionisio ha mostrato una
del fatto che non si sentì per nien- fatto sin da piccolo catechismo, breve panoramica delle caratteri-
te accolto. Si ritrovò a far parte di religione a scuola, comunione stiche della confessione greco-
una minoranza religiosa che aveva ecc., vedevo la religione cattolica ortodossa e della sua storia.
però la necessità di integrarsi con Molto interessante è stato a mio
come una cosa solo culturale e
la religione cattolica presente.
quindi obbligata, anche se mi avviso il momento in cui abbiamo
Non sentendosi accolto fece una
gran fatica, anche perché vide che affascinava tanto l'idea di essere parlato di ecumenismo, cioè il
qui il suo abito ed il suo titolo protetto, amato e visto da un Dio dialogo tra le varie confessioni cri-
religioso non contavano quasi su in cielo. Oggi, essendo cresciu- stiane. Padre Dionisio ha raccon-
niente. Si trovò di fronte al pro- to, devo dire che, con tutto quello tato come molte persone apparte-
blema di andare incontro agli che purtroppo si sente alla televi- nenti alla sua confessione si senta-
uomini che lo ghettizzavano ed a sione o in altri mezzi di comuni- no migliori rispetto ai cattolici o a
giovani studenti ortodossi che cazione, tendo a non credere coloro che professano altre con-
pregavano solo quando avevano molto alla chiesa, anche se questo fessioni, in quanto ritengono che
bisogno di aiuto, spesso per pro- un po' mi dispiace. Ovviamente solo la religione greco-ortodossa
blemi di depressione o di abuso non bisogna "far di ogni erba un abbia sempre rispettato fedelmen-
di sostanze tossiche. Considerato fascio" ed, infatti, mi ha colpito te la tradizione cristiana. Secondo
che i Bolognesi non li volevano, si proprio la sincerità delle cose Padre Dionisio per ora è molto
ritrovò a combattere la tendenza a dette da padre Dionisios e la difficile, se non impossibile, fare
chiudersi della propria comunità disinvoltura nel credere in quello dei passi avanti in tema ecumeni-
religiosa. Oggi in qualche modo è che fa. Ci ha mostrato una menta- co. Da parte mia, come apparte-
riuscito a limitare queste difficol- lità molto aperta e nel finale nente al cattolicesimo, posso dire
tà e per questo vive meglio, facen- abbiamo insieme toccato vari che questa presunzione non mi
do vivere meglio anche la propria argomenti, anche pesanti, con sembra così diffusa nel mondo
comunità. Nonostante ciò ci ha molta disinvoltura. Avrei però cattolico e per il futuro spero viva-
fatto capire che l'etichettamento voluto domandargli questo: e se mente che gli uomini, con l'aiuto
subito da parte della nostra cultu- un domani mio figlio di Dio, possano buttare giù questi
ra, religiosa e non, è stato forte e mi dovesse chiedere: "papà perché steccati che col passare dei secoli
duro da affrontare. Tutto ciò mi devo credere in Dio?" , io cosa gli sono stati eretti per separare gli
fa pensare che non sono l'unico uni dagli altri. Questo lo spero
dovrei rispondere?
che facilmente etichetta il diverso
non solo per quanto riguarda il
e che fa fatica a modificare la pro-
pria idea. Secondo lei, padre Le domande contenute negli arti- percorso ecumenico, ma anche
Dionisios, perché molti tendono coli vengono trasmesse a padre per ogni questione culturale e
ad etichettare il diverso? Per paura Dionisio. religiosa. Solo il comune interesse
o per ignoranza? Ci riserviamo di pubblicare le per l'altro permette lo sviluppo
risposte nel prossimo numero. della conoscenza.

il Bradipo 30/11/2010
14 rete interculturale

LA STELE DI R OSETTA
TOLLERANZA
E STECCATI DELLA FEDE
LE RIFLESSIONI DI DAVIDE BRACCHI SONO INTERESSANTI PERCHÉ, PUR NON ESSENDO PRESENTE
ALL'INCONTRO, OBBLIGANO A PRENDERE IN CONSIDERAZIONE IL TEMA DELLA SERATA.
di LEONARDO BENVENUTI
be il termine di paragone
Il tema dell'abbattimento degli di una lotta che contrappo-
steccati, e non solo in ambito ne persone in funzione di
religioso, è uno dei grandi temi uno scontro di potere non
della convivenza tra persone in univoco ma, storicamente,
quanto seguaci di idee politiche, estremamente simile nelle
religiose, familiari, riguardanti la proprie manifestazioni:
stirpe, la razza ecc. e sono alme- l'integrale uomo orale (per
no due le domande che mi ven- il quale non vi era separa-
gono spontanee, pur nell'estrema zione tra aspetti cognitivi e
sinteticità del commento all'in- dimensione affettiva) della
contro: fondazione della città eter-
- perché uno steccato tra na che forse agiva avendo
due approcci che si rifanno alla come paradigma la propria
stessa origine religiosa? discendenza al punto da
- e perché gli steccati come negare quella dello stesso
presenze nella vita? fratello, poteva trovare un
analogo negli ambiti di una
Rispetto agli steccati tra persone dimensione religiosa,
che si rifanno alla stessa origine o comunque garantita dalla
sorgente religiosa, culturale, divinità.
familiare, ecc.: è una domanda Nudo blu, Matisse
A partire da quanto illustrato
importante, direi, visto che sem- nell'editoriale, la tolleranza, per
bra essere presente nella storia l'uomo dell'oralità può essere vis- dall'hobbesiana guerra di tutti
dell'umanità da molto tempo, suta come una sorta di credito contro tutti (bellum omnium
così come ci ricorda la storia di verso l'altro, comunque all'om- contra omnes), senza riguardo a
Romolo e Remo fratelli che alla bra del divino: l'uomo è attore valori e concezioni. In tale ottica
fine si scontrano. Perché? ma non giudice. lo scontro può finire con il per-
Un'ipotesi potrebbe essere quella Per l'uomo post-medioevale del- dere le sue caratteristiche prece-
della convinzione di avere sem- l'individualismo e della soggetti- denti per diventare ancora una
pre e comunque la verità in tasca, vità - letto nell'ottica di una sorta volta il luogo di affermazione di
come si suole dire. In questo di deriva storica delle forme orga- sé: a comandare, questa volta, è
senso forse la nascita di Roma nizzative umane - anche la dimen- l'autoreferenza di chi tutto ha
nulla centrava con la disputa, sione religiosa può finire con il compreso. L'uomo, appunto, è
così come la religione nella divi- sottostare al potere personale attore e giudice dei propri atti. In
sione tra cattolici ed ortodossi: anche per approcci che si richia- tale ultima ottica la tolleranza
probabilmente è un tipo di con- mino a valori esterni a quelli acquista un significato particola-
trapposizione del tutto umana individualistici: ogni aspetto re, forse oggi, alla luce delle
che nulla ha a che fare con la della vita, religione inclusa, può riflessioni attuali, non troppo
fede. L'uomo, dunque, diverreb- finire con l'essere caratterizzato condivisibile.

il Bradipo 30/11/2010
15 formazione

PRIMI APPROCCI CON GLI ALUNNI


DELLE CLASSI PRIME ALL'I.P.S.I.A "G. VALLAURI" DI CARPI

MOMENTO DI INCONTRO PERSONALE


DEDICATO A CIASCUN STUDENTE
TESTI CONDIVISI CON GLI INSEGNANTI PARTECIPI DEL PERCORSO: GIUSEPPE MARGIOTTA 1A;
VANNA VALENTINI 1B; ROBERTA RIGHI 1C; TIZIANA TIBALDI 1D; CHIARA LUGLI 1E; CARMINE
ROMANELLI 1H.
di CHIARA LUGLI
Il primo approccio viene realizzato
da due docenti del Consiglio di
Classe, ed in rappresentanza di que-
sto. Di norma uno dei due docenti
ha già condotto dei colloqui negli
anni passati ed è il conduttore prin-
cipale del colloquio. L'altro docente
ha inizialmente il ruolo di osservato-
re, poi potrà intervenire alla fine.
Entrambi sono in atteggiamento di
ascolto.
>Il colloquio inizia con la domanda
"Sai che cosa facciamo qui?". Lo
scopo è quello di far emergere le
motivazioni che hanno portato a
questa attività: stabilire un contatto
tra educatore e studente; presentare
i docenti come punto di riferimento
a scuola; favorire la libera espressio-
ne delle attese e dei desideri nei con- La conversazione 1908-12, Matisse

fronti della nuova esperienza scola- - nome, cognome, classe, approccio" che ciascun alunno ha
stica; contribuire alla formazione di data del colloquio compilato nelle prime settimane di
un gruppo classe positivo. - dati dell'alunno: luogo e scuola ed il conduttore del colloquio
Implicitamente i docenti sottolinea- data di nascita, indirizzo e numero prende appunti sulla scheda del-
no l'importanza del rispetto dei ruoli di cellulare dell'alunno l'alunno.
e del potere di indirizzo dell'inse- - composizione famigliare: > La scheda personale viene
gnante in classe. nomi, età, impiego, telefono condivisa con il Consiglio di classe.
>Il colloquio prosegue con la richie- - Il colloquio prosegue relati- Ad ogni incontro del Consiglio il
sta di conoscere alcuni dati dell'alun- vamente alla storia personale e scola- coordinatore/tutor predispone una
no e della sua famiglia, anche per stica dell'alunno (scelta della scuola, sintesi dei colloqui e delle attività
avere la possibilità di contattare i hobby e lavoro, eventuale storia della effettuati. È previsto un coordina-
genitori o fratelli maggiorenni o migrazione in Italia, ecc.). Le succes- mento con lo sportello psicologico.
l'alunno stesso. L'alunno completa sive domande si basano principal-
una traccia in cui sono indicati: mente sul questionario "Il primo ..segue Raffaele Facci

il Bradipo 30/11/2010
16 formazione

CREDIBILITA' CHE GENERA FIDUCIA


Un lavoro di squadra in rete di intenti condivisi
di RAFFAELE FACCI
"Dovete continuare a fare questi colloqui perché venendo qua con voi mi è cambiata l'opinione su di voi. Ho
scoperto che mi siete vicini……..
"….così conoscete il vero Hassan. E' uno stimolo a noi studenti per fare meglio….."
"….penso che si possa creare un bel rapporto di fiducia…………………………….."
Quando il colloquio sta per terminare uno dei due insegnanti si rivolge allo studente più o meno così:
"Ascolta xxxxx ti chiediamo una indicazione. Abbiamo fatto questa domanda anche ai tuoi compagni: Per noi
insegnanti è impegnativo trovare lo spazio e il tempo per fare un primo approccio personale con ciascun stu-
dente delle prime. Sarebbe più utile dedicare il tempo ad altre modalità od iniziative. Tu che cosa ci consigli?"
Le risposte sono sempre del tipo soprariportato. Ci sorprende l'insistenza e l'apprezzamento dei ragazzi per que-
sti colloqui.
L'intenzione di noi insegnanti è quella di sottolineare i rispettivi ruoli di studente ed insegnante, di evidenziar-
ne la utilità in un rapporto di costruzione personale e collettiva nel percorso di apprendimento. L'intento for-
mativo coinvolge tutte le persone che si incontrano a scuola con le famiglie. Non è un compito semplice. Trova
la sua possibilità nella relazione di credibilità che genera fiducia. Favorisce un lavoro di squadra in rete di inten-
ti condivisi.

Il Bradipo
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Editrice:
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S.A.T. Casa Gianni
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Cel.:392/9014186
Segretaria di Redazione:
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Stampa:
DIGI GRAF snc
www.digi-graf.com
Hanno collaborato
a questo numero:
Maurizio Maccaferri, Mattia Tascone,
Chiara Lugli, Gianluca Sida, Davide
Bracchi, Pierluigi Graziani, Domenico
La Musique, Matisse Catelli.

il Bradipo 30/11/2010