Sei sulla pagina 1di 4

L’OPERA LIRICA

L’Opera lirica, o Melodramma, è la forma più importante dell’ottocento musicale e si


distingue totalmente dalle precedenti per varietà di espressioni e di contenuti.
E’ un “dramma in musica”, cioè una storia rappresentata a teatro nella quale i personaggi
si esprimono soprattutto cantando, mentre l’orchestra li accompagna e commenta ciò che
avviene sulla scena. L’insieme dei dialoghi e delle azioni è in genere tratto da un
romanzo o da una leggenda; i dialoghi vengono adattati e trascritti in versi da un letterato
o da un poeta che è il librettista. Questi versi vengono poi messi in musica
dal compositore, e costituiscono il libretto d’Opera, ovvero quel piccolo libro stampato
in molte copie che viene messo a disposizione degli spettatori per seguire meglio la
vicenda comprendendone le singole parole, che a volte nel canto si confondono. Altre
figure che ruotano attorno alla realizzazione di un’Opera lirica sono:
 L’impresario. Finanzia tutto il lavoro pagando cantanti, musicisti, scenografi ecc.
A lui va tutto l’incasso del botteghino e la sua figura corrisponde grosso modo a
quella di un attuale produttore di film;
 Il regista: dirige cantanti e musicisti, coordina tutto il lavoro e sceglie coloro che
contribuiranno alla realizzazione dell’Opera (scenografi, costumisti, comparse
ecc.);
 Il direttore d’orchestra: dirige l’orchestra nel “golfo mistico”, cioè nello spazio
riservato ai musicisti che si trova davanti al palco ma più in basso, in un’apposita
“buca”. Inizialmente il direttore d’orchestra era lo stesso compositore dell’opera;
 Lo scenografo e il costumista: progettano le scene ricostruendo ambienti e
paesaggi e disegnando i costumi dei personaggi.
 

LE FORME DELL’OPERA LIRICA


L’Opera lirica, da un punto di vista formale, cioè costruttivo, si compone di parti
strumentali destinate all’orchestra e di parti vocali destinate ai cantanti.
Le parti strumentali sono:
 L’Ouverture, detta anche Sinfonia d’Opera: è il brano orchestrale che si esegue
a sipario chiuso prima dell’inizio della rappresentazione vera e propria; spesso
preannuncia i principali temi che appariranno nel corso dell’azione drammatica,
 I Balletti: musiche destinate a eventuali balletti o danze inserite in un’opera;
 Gli Intermezzi: inizialmente composizioni autonome eseguite tra un atto e l’altro
e poi divenute brani strumentali collocati nel mezzo di una scena drammatica.
Le parti vocali invece sono:

 Il Recitativo (o Parlato melodico): illustra le situazioni della vicenda, intonando


le parole con chiarezza, una nota per ogni sillaba, e seguendo le inflessioni
naturali della pronuncia della frase; in esso la musica è strettamente legata alle
parole del dialogo;
 L’Aria: è un brano completamente cantato, dove la musica prevale sulle parole,
che segue una linea melodica molto varia e agile e che perciò permette al cantante
di mostrare la sua bravura; simile all’aria è l’Arioso, più “declamato” ma molto
melodico; nell’Ottocento il termine “Aria” venne anche sostituito con “Romanza;
 La Cavatina: è il pezzo con cui un personaggio si presenta al pubblico e
normalmente ha caratteristica di sfoggio di bravura;
 I Duetti, e i Terzetti, i Quartetti e i Concertati: brani per più voci e orchestra, in
cui spesso i cantanti cantano contemporaneamente, in sovrapposizione;
 I Cori: parti cantate da un gruppo di persone e che esprimono i sentimenti della
gente, del popolo.
 

LA CLASSIFICAZIONE DELLE VOCI


Le voci che cantano si distinguono innanzitutto in voci femminili e maschili. A queste
vanno poi aggiunte quelle dei bambini, dette voci bianche.
In base all’altezza, al timbro e al numero dei suoni che riescono a eseguire (estensione),
esse si suddividono ulteriormente, dalla più alta alla più bassa, come segue.
Voci femminili:
 soprano
 mezzosoprano
 contralto
Voci maschili:
 tenore
 baritono
 basso
Quando assistiamo alla rappresentazione di un’opera lirica o melodramma, la storia ci
viene narrata da personaggi che cantano con il sostegno musicale dell’orchestra, in
mezzo a ricche scenografie e complicati giochi di luce.
Al centro dell’attenzione ci sono quasi sempre loro, i personaggi, ai quali i vari cantanti
devono prestare la propria voce, facendoli diventare credibili anche nelle situazioni più
assurde. In fondo non dobbiamo mai dimenticare che si tratta di teatro.

Al momento di creare un’opera, il compositore assegna a ognuno dei protagonisti della


storia narrata un tipo di voce adeguato. Nell’Ottocento, vale a dire nel secolo d’oro del
melodramma, alcuni ruoli si standardizzarono. Vediamo quali sono queste voci:
La voce più acuta di tutte è quella di soprano ed è la più adatta per interpretare una
ragazza innamorata: le sue caratteristiche di agilità e di effervescenza possono infatti
ritrarre slanci, timidezze e abbandoni tipici del personaggio.
Le voci di mezzosoprano e di contralto costituiscono i registri più gravi della voce
femminile e ben si prestano a impersonare caratteri forti e determinati.
La voce di tenore, la più acuta delle voci maschili, ben si presta ad appassionate
dichiarazioni d’amore così come a vibranti affermazioni d’eroismo. È infatti la voce
prescelta per il ruolo di giovane amante, magari coraggioso o addirittura eroico.
E i malvagi, i cattivi di turno a chi affidarli? È facile che la scelta cada sulla voce di
baritono che, essendo una voce di mezzo, possiede caratteristiche ambigue, a volte
addirittura inquietanti; ma attenzione: la voce di baritono calza perfettamente anche a un
padre premuroso, così come a un rivale in amore.
La voce più grave di tutte è quella di basso ed è l’ideale per portare sulla scena
personaggi anziani, sacerdoti, eremiti, vecchi saggi o re, che proprio da quella profondità
possono trarre autorevolezza e credibilità oppure, per contrasto, può interpretare un
personaggio grottesco e quindi comico.
COME E’ FATTA L’OPERA
L’opera lirica è generalmente articolata in momenti diversi: recitativi, arie, duetti,
terzetti, quartetti ecc. Ciascuno di questi momenti ha funzioni e caratteristiche diverse.

Nei recitativi, attraverso i loro dialoghi, i personaggi ci fanno capire come la vicenda sta
procedendo. Il compito del recitativo è infatti quello di spiegare lo sviluppo della
storia ed è quindi importante che le parole siano comprensibili: il canto procede senza
eccessivi ornamenti e il ritmo segue quello del linguaggio parlato.
Nelle arie invece la vicenda si interrompe per lasciare spazio alle riflessioni e
alle emozioni dei personaggi. Qui la musica acquista un ruolo di primo piano e il canto
si arricchisce di fioriture e vocalizzi che rendono più difficile la comprensione delle
parole.
Ci sono poi i momenti in cui più personaggi cantano insieme: sono i duetti, i terzetti,
i quartetti ecc.
Nel finale d’atto è infine possibile trovare i concertati, brani piuttosto estesi ed elaborati
cui partecipano diversi personaggi e, a volte, anche il coro.
 
L’OPERA LIRICA: MAPPA CONCETTUALE