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Erving Goffinan

La vita quotidiana
come rappresentazione

il Mulino BhiBìBIHBI
Ormai riconosciuto come-una delle figrie più rilevanti della
sociologia- contemporanea, Go.Uina^i in questo ^ro -,
probabilmente il suo^lavoro più noto - esaminò la vita sociale
come tessuto di relaziotit elementari; automaUsnù,
comportamentì ricorrenti, incontri casuah, mterazioni
episodiche,:frammenti di c^wersazione:- tutto - un teatro - del
quotidiano dove -la- messa- in - scena- è .opera’ di - gruppi- che- sono
vere e -■ proprie - équipes teatrali -e che - si muovono ■ in-'uno spazio
scenico diviso - tra ribalta e'-retroscena. La'posta in. gioco -è il
successo - nella presentazione - di - se- stessi. - Che - qttesto’ -«tour de
fo’rce» analitico, - rigorosmuente condotto,- sia.anche uno dei più
limpidi ed eleganti- libri di sotìologia mai- scritti -si' deve alle
straordinarie doti -stilistiche-' dell'atitore- e alla - vas'ta - quanto - ...
singolare-raccolta- di testimonianze -e -^servazioni -che ne
arricchiscono-il discorso. '

Nato nel f922, Goffinan è ■ scomparso nel 1982. I suoi -studi hanno
«scoperto» fenomeni . sociologici in precedenza ignorati. Tra -le sue •
numerose - opere il - Mulino ha.pubblicato «Forme del parlare» (1987) ,
<<Il rituale dell'interazione» (1988^) e - «L'interazione strategica» (1988“). -

Cover design: Miguel Sal & C.


ISBN 978-88-15-05962-8

Società editrice il Mulino lillllllll


9 788815 059628
Erving Goffman

La vita quotidiana
come rappresentazione
.

Società editrice il Mulino


Introduzione all'edizione italiana

l. The Presentation of Se l/ in Everyday Li/e è la prima e for­


se la più conosciuta monografia di Erving Goffman. Pubbli­
cata originariamente in Scozia nel1956 e poi, in versione rivista
e ampliata, nel1959 negli Stati Uniti, essa assicurò al suo au­
tore un immediato successo accademico e di pubblico. Nel1961
ottenne il prestigioso premio Maclver conferito dall'Ameri­
can Sociological Association per un contributo prominente allo
sviluppo della sociologia e, nel1980, a vent'anni dalla sua pub­
blicazione effettiva, aveva venduto più di mezzo milione di
copie ed era stata tradotta in dieci lingue, cinese incluso.
Eppure, malgrado l'unanime riconoscimento di trovarsi di
fronte a un'opera di prim'ordine, le interpretazioni di The Pre­
sentation of Self e, più in generale, di tutta l'opera di Goff­
man, sono state contraddittorie 1, parziali e spesso fuorvianti.
Almeno in parte, questo è imputabile a Goffman stesso. Da
un lato, proprio le sue caratteristiche più appariscenti - la
grazia e l'ironia dello stile, la straordinaria acutezza e preci­
sione descrittiva nel cogliere la complessità del sociale in atti
minimi della vita quotidiana fino allora trascurati dalla socio­
logia, la voluta irriverenza con cui, sfidando le tradizionali ge­
rarchie intellettuali, sono accostate nella stessa pagina citazioni
colte, riferimenti a manuali di etichetta e curiosi ritagli di gior­
nale - lo rendevano un sociologo fuori dal comune e, soprat­
tutto, difficile da catalogare in qualche corrente riconosciuta.
Dall'altro, Goffman si è sempre rifiutato di esplicitare la pro­
pria posizione. Incurante delle diverse etichette di scuola che
gli sono state attribuite, non è mai intervenuto nelle discus­
sioni suscitate dai suoi lavori e non ha mai risposto ai suoi
critici 2• Le sue formulazioni teoriche, compresse in poche ri­
ghe alla fine dei suoi saggi o dei suoi libri, sono per lo più obli­
que e allusive e manifestano una certa distanza da ciò che passa
comunemente per teoria sociale. Inoltre, si è preoccupato as-

IX
sai poco di dare una manifesta continuità teorica ai suoi scrit­
ti: benchè in ogni suo lavoro si possa trovare una messe di con­
cetti creati ex nova - Goffman aveva una mente fortemente
analitica ed era quasi ossessionato dalla necessità delle tasso­
nomie - essi vengono raramente ripresi nei suoi saggi suc­
cessivi.
Non fa quindi meraviglia che una gran parte dei suoi col­
leghi lo considerasse una sorta di enfant terrible della sociolo­
gia, un saggista, sia pure acuto, brillante e pieno di intuizioni,
relegato però ai margini della disciplina. Anche quando, nel
giro di pochi anni, da giovane debuttante Goffman si trasfor­
mò in una delle maggiori figure della sociologia contempora­
nea, furono in pochi ad occuparsi seriamente degli aspetti
teorici del suo lavoro. Fra questi un posto di primo piano spetta
ad Alvin Gouldner, per il quale Goffman illustra, rispetto al
funzionalismo parsoniano, una nuova visione della società che
articola l'esperienza sociale della nuova classe media america­
na. L'insistenza del modello drammaturgico sui labili confini
tra realtà e finzione, tra sincerità e cinismo e l'importanza che
esso assegna al controllo delle impressioni rifletterebbero «la
transizione da una vecchia economia incentrata sulla produ­
zione ad una nuova economia basata sulla pubblicità e sul mar­
keting di massa, incluso il marketing del se !f. .. In un sistema
economico e politico che non offre reali alternative, le varietà
di stile danno l'illusione della scelta. Lo stile diviene la strate­
gia della legittimazione interpersonale per coloro che non si
impegnano più nel lavoro e per i quali la morale stessa è dive­
nuta un elemento di prudente convenienza... La drammatur­
gia di Goffman ... accoglie un nuovo tipo di utilitarismo di
mercato; essa crede nell'utilità delle apparenze in quanto tali:
la presentazione e il controllo del self» 3. Non troppo dissimile
da questa analisi è quella dedicata qualche anno dopo da un
allievo di Bourdieu, Luc Boltanski, all'apparizione in france­
se della Presentation of Sel/4• Infine, ancora più recentemen­
te, uno dei maggiori antropologi americani, Clifford Geertz,
sembra convergere con tali interpretazioni, sottolineando la
componente utilitaristica dell'approccio goffmaniano: «l'im­
magine della società che emerge dall'opera di Goffman... è quel­
la di un ininterrotto flusso di mosse, strattagemmi, bluffi,
mascheramenti, cospirazioni e imposture eseguite da indivi-

x
dui e gruppi in lotta tra loro... Quella di Goffman è una visio­
ne delle cose radicalmente a-romantica e consciamente acre e
desolata» 5.
Una tale concordanza di giudizio sembrerebbe definitiva.
Tuttavia, anche se questa linea interpretativa gode di un in­
dubbio favore, non ci sembra, come cercheremo di mostrare,
che essa individui il reale, seppure scarsamente esplicitato, nu­
cleo teorico del lavoro di Goffman.

2. Le principali tradizioni teoriche che hanno influenzato


l'opera di Goffman sono due. La prima è rappresentata dalla
scuola di Chicago, l'università dove egli ha ricevuto il suo ad­
destramento professionale tra la fine degli anni quaranta e i
primi anni cinquanta. In quel periodo, il dipartimento di so­
ciologia di Chicago costituiva una sorta di controaltare ai due
centri universitari della East Coast, Harvard e Columbia, do­
ve si andava elaborando la sociologia funzionalista. Per un ver­
so, vi si manteneva ancora assai viva la tradizione dei suoi padri
fondatori, i grandi sociologi urbani degli anni venti, Park, Bur­
gess e Wirth; per un altro, la psicologia sociale di G. H. Mead
veniva elaborata empiricamente da un gruppo di sociologi e
etnografi del lavoro, riuniti intorno a Everett Hughes 6. Non
è difficile vedere come questi filoni di ricerca siano presenti,
sia pure in forma rielaborata, nell'opera di Goffman. Sebbe­
ne non si sia mai occupato specificamente di sociologia
urbana 7, egli è sempre estremamente conscio della dimensio­
ne ecologica del comportamento sociale: si pensi per esempio
al suo concetto di «territorio» personale, alla sua divisione dello
spazio interazionale in front e back regions, alla sua frequente
definizione delle istituzioni in termini squisitamente spa­
ziali 8. Da Hughes, invece, Goffman ha ripreso non tanto la
sua ispirazione meadiana, quanto la sua strategia di ricerca.
Essa consisteva nello scegliere un tema comune all'uomo al la­
varo - ad esempio i cicli di carriera, gli errori sul lavoro, il
rapposto tra sel/ e tipi di occupazione - e nell'esaminare i mec­
canismi sociali costruiti intorno ad esso nelle più varie profes­
sioni e occupazioni, indipendentemente dal prestigio di cui
godevano o dalle caratteristiche morali che venivano loro at­
tribuite. In questa strategia, secondo la quale, per Hughes, il
sociologo può imparare qualcosa «sui medici studiando gli idrau-

XI
lici e sulle prostitute studiando gli psichiatri», era implicito
non solo un progetto teorico, ma anche una maliziosa confu­
sione tra alto e basso della scala sociale, una ironica negazione
delle gerarchie e delle classificazioni socialmente legittimate
e, in parte, una critica sociale che saranno comuni a tutta una
generazione di sociologi che usciranno in quegli anni dalla scuola
di Chicago. Esse si ritrovano per esempio nelle analisi della
devianza svolte da coetanei di Goffman come Lemert e Bec­
ker, secondo i quali non solo tra fenomeni normali e devianti
esiste una frequente sovrapposizione, ma proprio le principali
istituzioni create dalla società per prevenire, reprimere e cu­
rare la devianza divengono la principale causa della devianza
stessa.
In Goffman questo approccio, che con la felice espressio­
ne di Kenneth Burke potrebbe essere chiamato perspective by
incongruity 9, non è applicato ad uno specifico settore di ricer­
ca come la devianza o il lavoro, ma diviene un metodo gene­
ralizzato di guardare alla realtà sociale. Isolando un modello
o un termine dal contesto in cui è abitualmente impiegato e
applicandolo ad un altro, esso rende problematiche le nostre
categorie culturali e, come ogni metafora, fa apparire l'ogget­
to esaminato in una luce nuova e inattesa. Così, per esempio,
le vicissitudini dei ricoverati negli ospedali mentali vengono
analizzate col concetto di carriera; la modesta routine di un
artigiano che ripara utensili domestici è assunta come model­
lo interpretativo della professione psichiatrica; il mondo, le
attività e la terminologia dello spionaggio sono usate per de­
scrivere le interazioni quotidiane più abitudinarie 10. Questa
studiata inappropriatezza caratterizza anche lo stile di Goff­
man, nelle cui frasi sono spesso sovrapposte idee, concetti e
categorie sociali alquanto diverse. Per non fare che un paio
di esempi:

Ciò che è importante riguardo ai criminali - e altri desperados so­


ciali come i bambini, i comici, i sabotatori, e coloro certificati come
pazzi - non è ciò che fanno o perchè lo fanno... ma la luce che per
contrasto la loro situazione getta su ciò che noi facciamo ...

Una persona con un carcinoma alla vescica può, se vuole, morire


con maggiore grazia e decoro sociale ... di quanto un uomo con un
labbro leporino possa ordinare una fetta di torta 11

XII
Criminali e bambini, comici e terroristi, malati terminali
e persone con fastidiose imperfezioni fisiche che peraltro non
minacciano la loro salute: è in virtù di questi paragoni e con­
trasti che le pagine di Goffman appaiono cosl sorprendenti e
piene di intuizioni per il lettore. Tuttavia, maneggiare questa
prospettiva retorica non è facile, perchè essa rischia continua­
mente di scivolare nella perorazione moralistica o nel cinismo
a buon mercato. Per evitare questi pericoli sono necessari, co­
me nel caso di Goffman, rigore descrittivo e un distacco di­
sciplinato, quasi clinico, di fronte ai dettagli più intimi o più
crudeli della vita sociale. Ma soprattutto è necessario che l'ac­
costamento di categorie incongrue sia sociologicamente illu­
minante. Persone con un difetto di eloquio e moribondi, bam­
bini e criminali non sono certamente del tutto simili: ma il con­
trasto tra i primi ci permette di cogliere il lavoro che incon­
sciamente facciamo in ogni momento per ottemperare agli
standard del decoro; e la disperazione sociale comune ai se­
condi rivela la natura della nostra normalità. È a causa di que­
sto commitment scientifico, oltre che per la sua naturale an­
tipatia per gli slogan e le facili prese di posizione, che Goff­
man ha sempre evitato di schierarsi politicamente. Certo non
mancano nei suoi scritti accenni che lasciano trapelare la sua
avversione per la compiaciuta mediocrità dell'autorità costi­
tuita 12 e la sua simpatia per alcune categorie di devianti, co­
me i malati mentali, è reale: ma essa sembra derivare meno
dalle pratiche disumanizzanti di cui sono vittime che da ciò
che questi individui ci insegnano sulla struttura delle norme
di comportamento faccia a faccia che essi violano con la loro
condotta. Ciò vale anche a livello metodologico. In contrasto
con quelle correnti sociologiche che, specialmente negli anni
sessanta e settanta, incoraggiavano una identificazione empa­
tica con gli underdogs e i devianti, Goffman ha sostenuto che
la comprensione della devianza non va attribuita ad un atteg­
giamento psicologico favorevole del ricercatore o alla presun­
ta profondità della sua natura umana, ma al fondamentale
isomorfismo delle situazioni sociali 13. Niente è più distorcen­
te dunque che interpretare rozzamente alcuni scritti di Goff­
man come una sorta di manifesto dell'antipsichiatria, come è
stato fatto in Italia, o attribuirgli posizioni politiche radicali,
come è stato talvolta tentato negli Stati Uniti. In realtà, egli

XIII
rimane un analista freddo e distaccato, anche se non indiffe­
rente, della vita sociale, alieno dalla sentimentalità banale e
dall'indignazione scontata; e forse, come nel caso dello stra­
niero di Simmel, che è in parte il suo implicito modello, è pro­
prio questa distanza che gli ha permesso di vedere e analizzare
fenomeni che occhi più politicamente impegnati non sono nep­
pure in grado di scorgere.
Ma se l'influenza della scuola di Chicago ci aiuta a capire
lo stile del lavoro sociologico di Goffman, ciò non vale altret­
tanto per la sua sostanza. Infatti, al contrario di quanto è sta­
to spesso sostenuto, essa è solo scarsamente indebitata all'in­
terazionismo simbolico 14 e si ricollega ad una corrente teori­
ca completamente diversa, le tradizione durkheimiana 15, me­
diata dall'antropologia sociale britannica. È probabile che anche
la sociologia di Durkheim sia divenuta familiare a Goffman
durante il suo periodo di studente a Chicago, sebbene tramite
un membro piuttosto marginale nel dipartimento 16. Dopo
aver studiato a Taranto sotto la direzione di Hart, un seguace
di Radcliffe-Brown, Goffman a Chicago fu infatti allievo di
W. Lloyd Warner, un antropologo australiano della scuola fun­
zionalista inglese che si era trasferito negli Stati Uniti dove
stava cercando di applicare alcuni concetti di origine durkhei­
miana all'organizzazione sociale del New England. Goffman
fu anche assistente di ricerca di Warner collaborando con lui
all'analisi del materiale che sarebbe stato presentato nella fa­
mosa serie «Yankee City».
Ma, a differenza di Warner, Goffman non era interessato
al problema dell'integrazione istituzionale, né ai rapporti sim­
bolici tra le varie classi. La sua intuizione fondamentale è con­
sistita invece nell'elaborare a livello microsociologico due
cruciali affermazioni di Durkheim: la prima è che la divinità
è il prodotto di rituali collettivi; la seconda è che, nella socie­
tà moderna, l'oggetto della vita religiosa è rappresentato dal
«culto dell'individuo», dal riconoscimento del suo specifico selj.
Tutta la sociologia di Goffman può essere considerata una ri­
flessione su questi due punti. Essa è un minuzioso tentativo
di individuare i rituali che nella società contemporanea affer­
mano la sacralità dell'individuo, di indagare la natura cerimo­
niale dell'identità, di esaminare i meccanismi mediante i quali
questo equilibrio rituale viene ristabilito quando è stato tur-

XIV
bato. Beninteso Goffman non si riferisce piÒ ai grandi rituali
pubblici, ai quali pensava ancora Durkheim, ma prende in con­
siderazione quei piccoli riti apparentemente banali che costel­
lano l'interazione faccia a faccia nella vita quotidiana, quei
«gesti che talvolta consideriamo insignificanti, ma che, di fat­
to, sono forse i più significativi». Goffman affronta questo tema
nei suoi due primi saggi importanti, Pace- Work (1955) e The
Nature o/Deference and Demeanor (1956), pubblicati quasi con­
temporaneamente alla prima edizione della Presentation of Self.
Val la pena di citare la conclusione del secondo per la chiarez­
za inconsueta con cui Goffman illustra il proprio programma
teorico:

Le regole di condotta che vincolano attore e destinario sono


le regole della società. Tuttavia molti atti che sono guidati da que­
ste regole hanno luogo raramente... Le occasioni per affermare l'or­
dine morale e la società potrebbero quindi essere assai rare. È qui
che intervengono le regole cerimoniali per svolgere la loro funzio­
ne sociale; infatti molti atti che sono guidati da queste regole du­
rano un attimo, non implicano nessun costo sostanziale e posso­
no essere compiuti in ogni occasione sociale. Qualunque attività,
anche la più profanamente strumentale, può offrire molte oppor­
tunità per cerimonie minori se sono presenti altre persone ... Me­
diante questi riti, guidati da obblighi e aspettative cerimoniali, la
società viene investita da un costante flusso di indulgenze; e gli
altri co-presenti rammentano costantemente all'individuo che egli
deve comportarsi come una persona capace di tenere un buon con­
tegno, affermando cosl la sacralità di questi altri. I gesti che con­
sideriamo talvolta privi di significato sono forse di fatto i più si­
gnificativi.
È quindi importante constatare come il sé sia parte di un ogget­
to cerimoniale, qualcosa di sacro che deve esser trattato con la do­
vuta attenzione rituale e che, a sua volta, deve esser presentato agli
altri nella sua giusta luce ...
In questo saggio ho sostenuto che la concezione durkheimiana
della religione pri nitiva può esser tradotta nei concetti di deferen­
za e di contegno e che questi concetti si aiutano a comprendere me­
glio alcuni aspetti della vita secolare urbana. Ciò implica che, in un
certo senso, questo mondo secolare non è cosl irreligioso come si
potrebbe pensare. Ci siamo sbarazzati di molti dei, ma l'individuo
rimane ostinatamente una divinità di notevole importanza 17•

xv
Si noti come questa prospettiva di analisi differisca netta­
mente da quella dell'interazionismo simbolico. Riprendendo
l'intuizione durkheimiana che la divinità è il prodotto di ri­
tuali collettivi e applicandola al se!/, Goffman non afferma sem­
plicemente, come fanno gli interazionisti, che l'identità è
fortemente influenzata dai rapporti sociali con gli «altri signi­
ficativi». Sostiene qualcosa di molto più radicale: il selfè creato
mediante il rituale virtualmente dal niente. I rituali dell'inte­
razione non delimitano un'arena in cui identità pre-esistenti
giostrano tra loro cercando di definire se stesse e la situazio­
ne, ma sono piuttosto gli strumenti con cui queste identità sono
costruite localmente. In breve, l'identità non è qualcosa di sta­
bile e duraturo nel tempo (sia pure sottoposto a sviluppo), ma
un effetto strutturale prodotto e riprodotto discontinuamen­
te nei vari balletti rituali della vita quotidiana. Come si espri­
me Goffman,

il sé ... non è qualcosa di organico che abbia una sua collocazione


specifica, il cui principale destino sia quello di nascere, maturare e
morire; è piuttosto un effetto drammaturgico che emerge da una sce­
na che viene rappresentata 18.

La logica conseguenza di questa posizione teorica è la sua


marcata componente antipsicologica 19. Se durkheimianamen­
te prima viene la società e poi l'individuo, se il self non è ine­
rente alla persona, ma emerge da una situazione sociale, è inutile
cercarlo all'interno della persona stessa: «è meglio cominciare
a lavorare dall'esterno dell'individuo verso l'interno, che vi­
ceversa» 20• Il caso più appariscente di questo approccio me­
todologico è costituito dall'interpretazione di Goffman del
comportamento dei ricoverati nei manicomi in termini non delle
loro presunte deficienze psichiche, ma di ribalta e di retrosce­
na; ma ancora più sottili sono le sue analisi dell'imbarazzo,
dell'autoinganno, dell'alienazione dall'interazione, dell'insince­
rità 21, cioè di fenomeni abitualmente considerati esclusiva­
mente in chiave psicologica. Anzi si può osservare come il socio­
centrismo di Goffman divenga sempre più netto col progredi­
re della sua carriera intellettuale. Nella Presentation of Self vi
sono ancora dei commenti, seppure occasionali e ad hoc, rela­
tivi all' «attore» in quanto entità psico-biologica che agisce dietro

XVI
il «personaggio»; e in certi passaggi di Asylums sembra emer­
gere una immagine non socializzata dell'individuo, che si af­
ferma come tale proprio distanziandosi e opponendosi agli
imperativi di ruolo. Ma nell'importante saggio Role Distan­
ce 22, che pure avrebbe potuto elaborare il tema di una irri­
ducibile soggettività che sorge in contrasto con le obbligazio­
ni sociali, il problema è affrontato in maniera assai diversa.
In primo luogo, osserva Goffman, è possibile distanziarsi dal­
l'immagine del self proiettata in un ruolo solo perché abbiamo
a disposizione altri ruoli che permettono di colorire espressi­
vamente le nostre « rappresentazioni» con messaggi incongrui
rispetto ad una prestazione di ruolo eseguita alla lettera (cioè,
l'identità non nasce dal contrasto tra individuo e società, ma
dal contrasto tra diversi ruoli, tra diverse sfere sociali). Inol­
tre, e soprattutto, la dialettica tra persona e ruolo, tra essere
e fare, dietro la quale sembrerebbe trasparire la nostra sog­
gettività più autentica, è in realtà imposta e regolata socialmente
nelle società moderne. Il sei/, dunque,

non è un'entità mezzo nascosta dietro gli eventi, ma una formula


mutevole per gestirci tra essi. Come la situazione prescrive la ma­
schera ufficiale dietro la quale nasconderei, così prescrive pure dove
e come trasparire, e la cultura prescrive che tipo di entità ci dobbiamo
credere per aver qualcosa da mostrare in questo modo 23•

E negli ultimi due lavori di Goffman, Frame Analysis e


Forms ofTalk, il rapporto tra soggetto e senso proprio a tutte
le sociologie di impianto individualistico è radicalmente capo­
volto: non sono gli stati interni dell'individuo che determi­
nano il senso della sua azione, ma sono piuttosto iframes me­
tacomunicativi che circondano le attività che permettono di
inferire un senso della soggettività degli individui che vi sono
coinvolti.
Durkheim riteneva che l'immagine delia unicità e della spe­
cificità dell'individuo, assente nelle società a solidarietà mec­
canica, fosse un caratteristico prodotto delle moderne società
differenziate. Goffman non si pronuncia apertamente su que­
sta ipotesi evolutiva, ma la sua analisi offre ulteriori elementi
a suo favore e la porta alle sue estreme conseguenze. Nella so­
cietà contemporanea, egli afferma, il sei/ è il codice indispen-

XVII
sabile per conferire significato a tutte le attività sociali e per
fornire una base per organizzarle 24. Ma, in realtà, siamo ob­
bligati ad esibire un self non perchè davvero l'abbiamo, ma
perchè la società ci obbliga a comportarci come se l'avessimo. E,
naturalmente, ce ne offre anche la possibilità. Il contrasto tra
ribalta e retroscena, ruolo e distanza dal ruolo, frame è conte­
nuto del frame dà infatti l'impressione che dietro a tutte le
immagini di se stesso che l'individuo presenta vi sia un'iden­
tità ultima e definitiva che organizza e gestisce tutte le altre.
Ma si tratta di una impressione illusoria. Dietro quest_a imma­
gine multistratificata dell'individuo non vi è niente. E solo la
complessità e la differenziazione della società che fornendo mol­
teplici pubblici, ruoli e occasioni rende possibili queste nume­
rose sfaccettature del self. Questo non significa ovviamente
che l'individuo non abbia una sua identità biografica stabile
nel tempo e rinforzata dai processi di identificazione e stan­
dardizzazione dello stato moderno e delle altre organizzazio­
ni complesse 25; significa però che l'individuo può essere
considerato «un complesso di cose abbastanza diverse, tenute
insieme in parte a causa delle nostre credenze culturali relati­
ve all'identità» 26.
È abbastanza evidente che l'enfasi di Goffman, rimasta
costante dai suoi primi saggi ai suoi ultimi scritti, sulla costi­
tuzione rituale dell'individuo ha ben poco da spartire coll'uti­
litarismo. Coloro che hanno sostenuto la tesi di un Goffman
utilitarista si sono fondati specialmente su due testi, The Pre­
sentation of Self e Strategie Interaction, argomentando che essi
presentano una concezione dell'interazione come un campo di
forze generato dalle tattiche essenzialmente egoistiche e stru­
mentali dei singoli interattori. Ma questa ci sembra una lettu­
ra abbastanza riduttiva. In realtà, The Presentation ofSelfnon
fa che articolare coerentemente la prospettiva rituale già avan­
zata in The Nature o/ De/erence and Demeanor. La domanda
che Goffman si pone è la seguente: se il selfè il prodotto dei
rituali dell'interazione, in che modo viene preparato il mate­
riale liturgico che verrà impiegato nella cerimonia e quali so­
no le tecniche collaborative degli attori necessarie perché que­
ste scene rituali filino spedite e senza intoppi? Da buon anali­
sta del teatro, Goffman sa infatti bene che non tutto nelle rap­
presentazioni è finzione e che proprio per generare illusioni

XVTTT
convincenti sono necessari supporti reali- un palcoscenico,
gli arredi scenici, le disposizioni degli attori a ben recitare (in
questo senso Asylums rappresenta una dimostrazione a con­
trario dell'importanza del rituale nella costituzione dell'iden­
tità, mostrando quanto sia facile distruggere la fiducia nel
proprio self dei reclusi nelle istituzioni totali che non hanno
a disposizione i mezzi materiali per celebrare i riti simbolici
della deferenza e del contegno). Necessariamente, da questo
punto di vista drammaturgico, l'analisi degli scopi degli attori
diviene eticamente neutra: le tecniche necessarie per celebra­
re una «sacra rappresentazione» possono non essere dissimili
da quelle per eseguire una performance amorale e in tal senso,
come attori, siamo tutti dei «trafficanti di moralità». Ma il fatto
importante che è stato ignorato dai critici è che il modello dram­
maturgico non contiene un modello psicologico della coscien­
za dell'attore 27, non afferma che questo è il modo in cui il
soggetto interpreta il mondo. Esso è un quadro di riferimento
euristico che acquista maggiore potere illustrativo proprio quan­
do esiste una differenza tra la prospettiva dell'analista e quel­
la dell'attore, che permette al primo di distaccarsi dall'«atteg­
giamento naturale» del secondo e gli consente di tematizzar­
lo. Quindi è certamente incongruente con l'approccio goffma­
niano attribuire costantemente agli individui un atteggiamento
calcolatore e circospetto nei riguardi del self che presentano
e di coloro a cui viene rappresentato: questi sono attributi

tecnico-funzionali di una rappresentazione efficace, non ca­


ratteristiche psicologiche degli attori (anzi, è proprio quando
il soggetto si rende conto degli effetti drammaturgici del suo
comportamento che diviene alienato da se stesso e dall'inte­
razione 28).
Un discorso simile vale per Strategie Interaction. Certo, co­
me tutti i teorici dell'ordine, Goffman percepisce acutamente
l'esistenza di elementi conflittuali nella vita sociale e prevede
la possibilità che l'interazione divenga una sequenza di mosse
strategiche. Ma anche in questo saggio, dove egli sembra av­
vicinarsi più apertamente alla corrente più scaltrita del neo­
utilitarismo, la teoria dei giochi, la problematica centrale è
tutt'altro che utilitaristica. Il quesito che Goffman si pone -
come è possibile che le parti impegnate in un conflitto strate­
gico non scivolino in una spirale del sospetto potenzialmente

XIX
aperta ad una regressione senza fine? - è infatti nella sostan­
za lo stesso che Durkheim poneva all'utilitarismo. E la rispo­
sta che offre non è altro che una versione del celebre argomento
durkheimiano degli elementi precontrattuali del contratto, an­
che se caratterizzata da un tocco tipicamente goffmaniano,
quando egli afferma che nella nostra cultura, sempre meno im­
pregnata di valori morali, dobbiamo sforzarci di impiegare una
retorica di natura utilitaristica per giustificare la nostra con­
dotta proprio perché non possiamo confessare di agire secon­
do principi morali 29.

Abbiamo insistito sul durkheimismo di Goffman sia per­


ché ciò permette di ancorare il suo lavoro, troppo spesso esa­
minato in un vuoto di riferimenti teorici, ad un filone classico
del pensiero sociologico, sia perché lo differenzia nettamente
da altri approcci, come quello dell'interazionismo simbolico,
con il quale è stato frequentemente confuso. In effetti, di­
versi temi centrali di Goffman - la priorità della società sul­
l'individuo, l'attenzione per la componente rituale dell'azio­
ne, la polemica con l'utilitarismo, il rifiuto di spiegazioni in
termini psicologici - sono tutti temi distintivi della tradizio­
ne durkheimiana. Detto questo, tuttavia, l'argomento va ne­
cessariamente qualificato, perché se la sociologia di Goffman,
come egli stesso riconosce a più riprese 30, è fortemente inde­
bitata a Durkheim, tra i due autori esistono anche indubbie
differenze.
In Durkheim, e nella tradizione durkheimiana propriamente
detta, vi è sempre una forte attenzione dedicata al complesso
di valori che regge l'intera società, al fluire di questi valori
da un centro istituzionale all'interno dei singoli individui, al­
l'importanza dei processi di socializzazione primaria e secon­
daria. In Goffman questa enfasi è alquanto attenuata. Il peso
morale della cultura è ridotto a un «prurito» 31 che genera solo
un vago senso di fastidio, poca importanza è attribuita all'a­
nalisi dei valori e della loro interiorizzazione, gli attori, mal­
grado il loro comportamento non sia riconducibile al quadro
di riferimento dell'utilitarismo, sembrano adeguarsi ad una mo­
ralità esterna più per necessità funzionali che per intima con­
vinzione, il sacro è precariamente risuscitato solo negli interstizi
della vita istituzionale ufficiale. Insomma si tratta di un durk-

xx
heimismo rattrappito sul quotidiano, ridotto ai minimi ter­
mini, un durkheimismo più metodologico che sostanziale. Lo
stesso consenso «operativo» presupposto a base dell'interazio­
ne è una sottile crosta di ghiaccio, una vernice di accordo «fa­
cilitata dal fatto che ogni partecipante nasconde i propri de­
sideri dietro affermazioni che asseriscono valori a cui tutti i
partecipanti si sentono obbligati ad aderire almeno super­
ficialmente» 32•
Tuttavia, per quanto limitato, questo accordo operativo,
punteggiato e ratificato da regole cerimoniali e piccoli rituali
ormai convenzionalizzati, è per Goffman d'importanza capi­
tale, non solo perché la costituzione del self è affidata a tali
regole, ma perché è ad esse piuttosto che «al carattere incrol­
labile del mondo esterno che dobbiamo il nostro sentimento
incrollabile della realtà» 33. E qui possiamo di nuovo scorge­
re su Goffman l'influenza della lezione durkheimiana. In Durk­
heim, infatti, la contraintenon ha solo una dimensione morale,
ma anche una dimensione cognitiva, perché è la società che
fornisce agli individui l'apparato necessario alle percezione e
alla conoscenza. Goffman condivide completamente questa con­
cezione. Come Durkheim, è intensamente consapevole che la
natura della realtà sociale è arbitraria e convenzionale; ma, an­
cora come Durkheim, è allo stesso tempo convinto che essa
è esterna e costrittiva· nei riguardi dell'individuo 34• Il suo
concetto di frame, ripreso da Bateson e arricchito dall'appor­
to della sociolinguistica, cerca di catturare questi due aspetti,
collegando, anche se in maniera meno rigida di Durkheim, i
quadri percettivi all'organizzazione sociale. Ma, dif ferenzian­
dosi su questo punto da Durkheim, Goffman sottolinea an­
che che, proprio per la sua natura arbitraria, un senso condiviso
della realtà sociale può facilmente divenire fragile:

essere rozzo o sciatto, parlare o muoversi in modo sbagliato, si­


gnifica essere un pericoloso gigante, un distruttore di mondi. E, co­
me dovrebbe sapere ogni psicotico e ogni comico, qualsiasi mossa
studiatamente impropria può lacerare il velo sottile della realtà im­
mediata35.

Il reciproco sostegno rituale tra i partecipanti all'intera­


zione non serve dunque soltanto a sostenere un'identità ge-

XXI
nerata localmente, ma risponde anche all'obbiettivo funzio­
nale di garantire un ordine cognitivo. Amante com'è dei ma­
nuali di etichetta, Goffman chiama spesso questa attività
cooperativa «cortesia» o «tatto». Ma i termini non devono
ingannare, facendo pensare ad un'indebita reificazione da
parte di Goffman degli stili di vita di ceti ormai in via di
scomparsa. Evidentemente il contenuto del tatto può cambia­
re, ma, come è stato notato 36, il tatto rimane un elemento
cruciale di ogni incontro sociale perché produce una sorta di
latente accordo concettuale necessario per mantenere la fidu­
cia nelle «apparenze normali» della vita quotidiana o, come
direbbe Schiitz, per sostenere l' «atteggiamento naturale».
Quando questo ordine cerimoniale viene infranto e non sono
fornite le opportune riparazioni, la grammaticalità stessa del­
la vita sociale è profondamente minacciata ed essa rischia di
precipitare nell'anomia e nel caos cognitivo.
In conclusione, per Goffman, come per Durkheim, la fi­
ducia è la necessaria base pre-razionale della vita sociale. Ma,
rispetto a Durkheim, egli la situa a un livello più profondo:
ciò che permette alla società di funzionare non è tanto un con­
senso di fondo su valori e norme chiaramente articolate, ma
un accordo morale-cognitivo implicito sulla apparenza della real­
tà sociale, che sta prima e al di là delle ovvie manipolazioni
strategiche di cui è intessuta l'interazione.

3. In questi ultimi anni la «microsociologia» è cresciuta vi­


gorosamente. L'analisi di aspetti di routine della vita quotidia­
na, di frammenti di conversazione, di classificazioni di senso
comune, di fuggevoli definizioni del selfe della situazione è or­
mai un legittimo oggetto di studio perseguito da un notevole
numero di sociologi con la stessa cura e serietà fino a poco tempo
fa riservate ai fenomeni macroscopici dell'organizzazione so­
ciale. Le giustificazioni addotte per questo nuovo interesse, che
val la pena di tenere analiticamente distinte, anche se spesso
sono intrecciate tra loro, sono principalmente due. La prima
è di ordine metodologico-epistemologico. I suoi maggiori pro­
ponenti, gli etnometodologi (o almeno i più radicali tra essi),
sostengono che l'interazione faccia a faccia è l'unica realtà so­
ciale empiricamente esistente a cui possono essere ridotte con
successo le caratteristiche macrosociologiche della società e che

XXII
quindi i concetti che si riferiscono a queste ultime sono indebi­
te reificazioni e astrazioni. Da questo punto di vista, la microa­
nalisi sarebbe l'unico possibile terreno di studio della sociologia.
La seconda giustificazione è di ordine, per così dire, critico­
morale. I suoi sostenitori argomentano che le complesse e ra­
zionalizzate società contemporanee sono divenute sempre più
opache per i loro membri e che la vita quotidiana, per quanto
minacciata di «colonizzazione», è rimasta l'unico rifugio in cui
si dispiegherebbe un'esistenza sociale autentica in opposizione
ai mondi alienati dalle grandi organizzazioni e delle macra­
strutture.
Goffman era certamente contento dello sviluppo della mi­
crosociologia. Nello spazio di una generazione aveva visto un
settore che aveva creato quasi dal nulla affermarsi e divenire
rispettabile e affollato. Tuttavia non condivideva nessuna di
queste due legittimazioni di questo campo di ricerca. Da un
lato, non aveva alcuna romantica nostalgia per una presunta pie­
nezza dei «mondi vitali»: anzi i suoi lavori mostrano che la vita
quotidiana non è affatto semplice e trasparente, ma complessa
e inquietante e che sono proprio le relazioni di tipo Gemein­
scha/t (la famiglia, i gruppi primari, ecc.) quelle più esposte al­
l'inganno e alla manipolazione. Dall'altro, ha esplicitamente
affermato che le proposte degli etnometodologi gli erano poco
congeniali e che non riteneva affatto che il comportamento faccia
a faccia fosse in alcun senso più reale dei rapporti tra grandi
organizzazioni e di altri fenomeni macrosociologici 37•
L'interesse che aveva per l'analisi microsociologica era di
natura più modesta, ma più specifica. Era basato sull'ipotesi
che la rescissione analitica del mondo dell'interazione faccia a
faccia dalla vita sociale che lo circonda fosse giustificata dal fatto
che gli elementi del sistema interazionale sono maggiormente
connessi tra loro che con elementi strutturali esterni e che quindi
il loro studio permette di individuare e classificare sociologica­
mente ciò che è intrinseco all'interazione in quanto tale. Natu­
ralmente, questa ipotesi non significa affatto che le pratiche
interazionali possano essere adeguatamente comprese prescin­
dendo dalla cultura in cui sono inserite; né che i mutamenti
spaziali e temporali dell'idioma cerimoniale siano svincolati da
variazioni della struttura sociale (anche se i collegamenti sono
più complessi di quanto abitualmente si pensi); né che le forme

XXIII
di vita interazionale non siano vulnerabili da eventi esterni; né,
infine, che le forme di cortesia e di deferenza che gli individui
si scambiano interazionalmente non ci offrano importanti in­
formazioni sui loro attributi strutturali esterni. Significa però
che non esiste una rigida corrispondenza biunivoca tra ordine
strutturale e ordine dell'interazione e che quest'ultimo gode di
una autonomia relativa dalle altre sfere della vita sociale.
Anche se non si limita solo a questo (come abbiamo detto
sopra, esso ci sembra una sofisticata rielaborazione di alcuni
temi della tradizione durkheimiana che riguarda la teoria so­
ciologica in generale e non solo la microsociologia), il lavoro di
Goffman ha contribuito enormemente a individuare la parti­
colare struttura dell'interazione e a mostrarne l'importanza per
un'adeguata comprensione del comportamento sociale. Tutta­
via non ha affrontato esplicitamente il problema di integrare
i risultati di questa analisi con quelli di altri settori della ricer­
ca sociologica lasciando indefiniti i rapporti d'interfaccia tra pra­
tiche interazionali ed elementi esterni ad esse. Sebbene alcuni
interessanti tentativi in questa direzione siano già iniziati 38,
questo terreno rimane largamente inesplorato. Se i sociologi non
vogliono considerare Goffman solo come una brillante meteo­
ra che ha illuminato, vividamente ma fugacemente, il loro ter­
ritorio rivelandone dimensioni sconosciute, è questa la sfida con
cui si debbono misurare.

PIER PAOLO GIGLIOLI

NOTE

I Per esempio, di volta in volta, Goffman è stato considerato un inte­


razionista simbolico, un neo-utilitarista, uno strutturalista, un compagno di
viaggio degli etnometodologi; alcuni sociologi americani hanno perfino ten·
tato di utilizzare i suoi contributi in una chiave neo-marxista.
2 L'unica eccezione è la sua replica ad una recensione particolarmente
biased di Frame Analysis: cfr. «Contemporary Sociology», vol. X (1981), pp.
60-68.
3 A. Gouldner, The Coming Crisis of Western Sociology, N ew York, Ba­
sic Books, 1970, trad. i t. La crisi della sociologia, Bologna, Il Mulino, 1972,
pp. 556, 557, 560 (traduzione leggermente modificata).

XXIV
4 L. Boltanski, Erving Goffman et le temps du supçon, «Information sur
les sciences sociales», vol. XII (1973), 3, pp. 127-47.
5 C. Geertz, Local Knowledge: Further Essays in Interpretive Anthropo­
logy, New York, Basic Books, 1983, p. 25.
" Riassumo qui sinteticamente alcune osservazioni di un mio prece­
dente saggio, Selfe interazione nellasociologia di Erving Go/fman, introduzione
a E. Goffman, Modelli d'interazione, Bologna, Il Mulino, 1971, pp. VIII e ss.

7 Tuttavia Goffman ha frequentemente trattato il comportamento in


pubblico nelle grandi metropoli: si veda per esempio Relations in Public, New
York, Basic Books, 1971 (la traduzione italiana di questo volume, Relazioni
.;n pubblico, Milano, Bompiani, 1981 è purtroppo cosl sciatta e piena di erro­
ri grossolani da risultare in buona parte inutilizzabile).
8 Cfr. rispettivamente Relations in Public, cit., The Presentation of Self
inEveryday Life, New York, Doubleday, 1959 (trad. it. in questo volume),
Asylums, New York, Doubleday, 1961 (trad. it., Asylums, Torino, Einaudi,
1968).
9 Cfr. K. Burke, Permanence and Change, New York, Bo bbs-Merrill,
1965, pp. 89 e ss.
IO Cfr. Asylums , cit.; Strategie Interaction, Philadelphia, University of
Pennsylvania Press, 1969 (trad. it. in Modelli d'interazione, cit.).
11 Cfr. Relazioni in pubblico, cit., pp. 290-91 e 231 (in questa citazio­
ne, come talvolta in altri casi successivi, ho modificato l'attuale traduzione
italiana per renderla più fedele al testo originale).
12 Per esempio, commentando l'occupazione nel 1968 da parte degli
studenti dell'ufficio dell'allora presidente della Columbia University, Gray­
son Kirk, e la frase di Kirk, dopo aver visto il disordine che gli studenti ave­
vano lasciato, «Mio Dio, come possono degli esseri umani fare cose simili!»,
Goffman mostra scarsa simpatia per il presidente della Columbia osservando:
«Naturalmente, il grande problema sociologico non è come degli esseri uma­
ni possano fare delle cose simili, ma piuttosto la ragione per cui le fanno cosl
raramente. In che modo le autorità hanno avuto tanto successo nel persuade­
re i propri subordinati dal non devastare i loro uffici?» (Relazioni in pubblico,
cit., p. 294). Ancora più mordaci sono i commenti di Goffman relativi agli
psichiatri.
13 Cf. E. Goffman, Stigma, Englewood Cliffs, N.]., Prentice-Hall,
1963 (trad. it., Stigma, Bari, Laterza, 1970, p. 196).
14 Al massimo, si può sostenere che l'interazionismo simbolico ha of­
ferto a Goffman un oggetto di analisi, il self, ma non gli strumenti per analiz­
zarlo, che Goffman trae da Durkheim.
15 Mi baso qui largamente su due miei precedenti articoli, Un durkhei­
miano nella inner city, «<l Muliho», n. 275 (1981), pp. 489-99 e Una lettura
durkheimiana di Go/fman, «Rassegna italiana di sociologia», XXV (1984), pp.
401-27.

xxv
16 Cfr. su questo punto R. Collins, Riflessioni sul passaggio delle gene­
razioni intellettuali, «Rassegna italiana di sociologia», XXV (1984), pp. 351"68.
17 E. Goffman, Interaction Ritual, New York, Doubleday, 1967, (trad.
it. in Modelli d'interazione, cit., pp. 99, 103-104).
18 Cfr. questo volume, p. 289.
19 Per più ampie osservazioni su questo punto cfr. P.P. Giglioli, Self
e interazione, cit., pp. XVIII-XIX.
20 Cfr. questo volume, p. 124
21
Cfr. Modelli d'interazione, cit. pp. 105-50 e questo volume, passim.
22 In E. Goffman, Encountel!, Indianapolis, Bobbs-Merrill, 1961 (trad.
it., Espressione e identità, Milano, Mondadori, 1979).
23 E. Goffman, Frame Analysis, New York, Harper and Row, 1974,
pp. 573-74, corsivo nostro.
24 Cfr. Relazioni in pubblico, cit., pp. 217-54.
25 Cfr. Stigma, cit., pp. 96-97.
26 Frame Analysis, cit., p. 519.
2 7 Cfr. su questo punto le acute osservazioni di S.L. Messinger et al.,
Li/e as Theatre: Some Notes on the Dramaturgic Approach to Social Reality,
«Sociometry», vol. XXV (1962), pp. 98-110.
28 Cfr. E. Goffman, Alienazione dall'interazione, in Modelli d'interazio­
ne, cit., pp. 123-50.
29 Cfr. Modelli d'interazione, cit., pp. 461-62.
30 Si vedano per esempio le seguenti indicative citazioni di Durkheim:
Modelli d'interazione, cit., pp. 51-52, 103-104; in questo volume, p. 81; Rela­
zioni in pubblico, pp. 43-45, 122, 248.
31 Cfr. Relazioni in pubblico, cit., p. 120.
32 In questo volume, p. 20.
33 Espressione e identità, cit., p. 79.
34 Per esempio, riferendosi al famoso detto di Thomas, Goffman os­
serva: «Presumibilmente, si può quasi sempre trovare una 'definizione della
situazione', ma, generalmente, coloro che sono in una situazione non creano
questa definizione, anche se si può dire che la loro società Io faccia; general­
mente, tutto quello che fanno è valutare correttamente la situazione e agire
di conseguenza» (Frame Analysis, cit., pp. 1-2). Questa posizione è ovviamente
assai distante dall'interazionismo simbolico.
35 Espressione e identità, cit., p. 79.
36 Cfr. A. Giddens, Corpo, riflessività, riproduzione sociale: Erving Golf
man e la teoria sociale, «Rassegna italiana di sociologia», XXV (1984), pp.
369-400.
37 E. Goffman, The Interaction Order, «American Sociological Review»,
vol. 42, (1982) pp. 854-67.

XXVI
38 Si veda, per esempio, l'importante volume di R. Collins, Conflict So­
ciology, New York, Academic Press, 1975 (trad. it., Sociologia, Bologna, Za·
nichelli, 1980), dove si tenta di integrare gli apporti di micro e macrosociolo­
gia e, per quanto riguarda la sociologia politica, un articolo di W.A. Gam­
son, Goffman's Legacy to Politica! Sociology, «Theory and Society», vol. XIV
(1985), pp. 605-28.

XXVII
Erving Goffman

La vita quotidiana
come rappresentazione
Le maschere sono espressioni fermate nel
tempo e mirabili echi del sentimento: fedeli,
discrete e meravigliose al tempo stesso. Le cose
viventi al contatto dell'aria devono acquistare
una pellicola, e nessuno se la prende con le
pellicole se non hanno un'anima. Ci sono inve­
ce dei filosofi che se la prendono con le imma­
gini perché non sono cose e con le parole per­
ché non sono sentimenti. Le parole e le im­
magini sono come conchiglie che sono parte
integrale della natura non meno delle sostanze
che racchiudono, ma che colpiscono di piu l'oc­
chio e sono piu facili da osservare. Non penso
che la sostanza esista in funzione delle appa­
renze, né i volti in funzione delle maschere
o le passioni in funzione della poesia e della
virtu. In natura niente è creato in funzione di
qualcos'altro: tutti questi aspetti e questi risul­
tati sono ugualmente coinvolti nel cerchio del-·
l'esistenza...

George Santayana, Soliloquies in


England and Later Soliloquies,
New York, Scribner's, 1922, pp.
131-32.
Prefazione

Con questo lavoro ho voluto scrivere quasi un ma­


nuale che illustri una delle prospettive sociologiche at­
traverso le quali si può studiare la vita sociale, in par­
_ticolare quel tipo di vita sociale che si svolge entro
i confini fisici di un edificio o di una fabbrica. Verrà
descritto un gruppo di caratteristiche che, nel loro in­
sieme, costituiscono uno schema di riferimento che può
essere utilizzato nell'analisi di ogni sistema sociale, sia
esso familiare, industriale o commerciale.
La prospettiva che viene usata in questo lavoro è
quella della rappresentazione teatrale; i principi che ne
derivano sono di tipo drammaturgico . .Prenderò in esa­
me il modo in cui un individuo, in normali situazioni
di lavoro, presenta se stesso e le sue azioni agli altri, il
modo in cui guida e controlla le imp�essioni che costoro
si fanno di lui, e il genere di cose che può o non può
fare mentre svolge la sua rappresentazione in loro pre­
senza. Nell'usare questo modello, non cercherò di celare
1e sue palesi carenze : il palcoscenico presenta delle fin­

zioni ; presumibilmente, invece, la vita presenta cose


vere e non sempre ben imparate in precedenza . Cosa
ancora piu importante, forse, è che in teatro un attore
si presenta nelle vesti di un personaggio che si riflette
nei personaggi proiettati dagli altri attori ; il pubblico
costituisce un terzo elemento dell'interazione : elemento
essenziale, che, tuttavia, se la rappresentazione fosse
realtà , non avrebbe occasione di esistere. Nella vita
quotidiana i tre elementi si riducono a due soli; la parte
rappresentata da un individuo è adattata alle parti rap­
presentate dagli altri, ma questi, a loro volta, costitui­
scono anche il pubblico. Altre insufficienze del mo­
dello drammaturgico nello studio della vita quotidiana

9
verranno alla luce nel corso del lavoro.
Il materiale illustrativo presentato in quest() lavoro è
di vario tipo : parte è stato ricavato da ricerche scienti­
fiche ; parte da documenti impressionistici scritti da gente
curiosa ; parte sta a metà fra i due generi. Inoltre
mi sono spesso servito di un mio studio su di una
comunità di piccoli coltivatori delle isole Shetland 1•
La giustificazione di questo metodo - che mi sem­
bra essere anche quella di Simmel - è da trovarsi nel
fatto che gli esempi, nel loro complesso, formano uno
schema coerente che ricompone i frammenti delle espe­
rienze vissute dal lettore e che fornisce allo studioso
uno schema che val la pena verificare in studi partico­
lari della vita sociale istituzionalizzata.
Lo schema sarà presentato per gradi logici. L'intro­
duzione è necessariamente astratta e può essere ignorata .
Il lavoro presentato in queste pagine è stato elaborato
in concomitanza , da un lato, con uno studio sull'intera­
zione promosso dal Department of Social Anthropology
e dal Social Sciences Research Committee della Univer­
sity of Edinburgh, e dall'altro con uno studio sulla stra­
tificazione sociale finanziato dalla Ford Foundation e
diretto dal professar E. A. Shils della University of
Chicago. Sono grato a queste fonti di guida e di ap­
poggio e desidero altresf esprimere il mio ringrazia­
mento ai miei maestri : C . W . M. Hart, W. L. Warner e
E. C. Hughes . Voglio anche ringraziare Elizabeth Bott,
James Littlejohn ed Edward Banfield che mi hanno aiu­
tato nelle fasi iniziali dello studio, nonché quei colleghi
dell'University of Chicago che lo hanno fatto in seguito.
Senza l'aiuto di mia moglie, Angelica S. Goffman, sa­
rebbe stato impossibile scrivere questo lavoro .

1 In parte riportato io E. Goffman, Communication Conduci


in an Island Community (dissertazione per il conseguimento del
dottorato, Department of Sociology, University of Chicago, 1953 )
.

Da ora in poi la comunità verrà denominata (< Shetland Isle >>.

IO
Introduzione

Quando un individuo viene a trovarsi alla pr.esenza


di altre persone, queste, in genere , cercano di avere
informazioni sul suo conto o di servirsi di quanto già
sanno di lui . È probabile che il loro interesse verta
sul suo status socio-economico, sulla concezione che
egli ha di sé, sul suo atteggiamento nei loro confronti,
sulle sue capacità, sulla sua serietà, ecc. Per quanto
possa sembrare che alcune di queste informazioni sia­
no cercate come fine a se stesse, generalmente, alla loro
base, stanno motivi molto pratici. Le notizie riguardanti
l'individuo aiutano a definire una situazione, permet­
tendo agli altri di sapere in anticipo che cosa egli si
aspetti da loro e che cosa essi, a loro volta, possono
aspettarsi da lui : tali informazioni indicheranno come
meglio agire per ottenere una sua determinata reazione.
I presenti possono ricavare informazioni da diverse
fonti e molti indicatori (o « strumenti segnici » ) sono
disponibili a questo scopo. Se non conoscono affatto
l'individuo, gli osservatori possono raccogliere indizi dalla
sua_ condotta e dalla sua apparenza, cosi da potersi ser­
vire di precedenti esperienze fatte con persone abbastanza
simili all'individuo presente, o, cosa piu importante,
applicare ad esso stereotipi non controllati in prece­
denza . Da esperienze anteriori si può anche desumere
che in un certo ambito sociale ci si può aspettare di tro­
vare solo un determinato tipo di individuo . Si può fare
affidamento su quanto l'individuo dice di sé, o sulla
documentazione che egli offre in merito alla sua iden­
tità. Se gli osserva tori conoscono l'individuo o ne sanno
qualcosa in base a esperienze precedenti all 'interazione
in esame, essi possono agire nel presupposto che le sue
caratteristiche psicologiche abbiano un carattere di gene-

11
ral ità e continuità e possano quindi essere utilizzate
per prevedere i] suo comportamento.
Tu ttavia, durante il periodo in cui l 'individuo è alla
presenza diretta di altre persone, si verificano pochi avve­
nimenti tali da procurare agli astanti quelle informazioni
decisive che sono loro necessarie per determinare a ragion
veduta le loro azioni. Molti fatti cruciali restano al di
fuori dei limiti spaziali e temporali dell'interazione o,
pur essendovi compresi, non sono evidenti. Per fare un
esempio, le convinzioni, gli · atteggiamenti, le emozioni
« vere » o « reali » dell 'individuo possono essere accer­

tate solo indirettamente, attraverso le sue dichiarazioni o


ciò che appare essere un comportamento espressivo in­
volontario. Analogamente, qualora l'individuo presenti
agli altri un prodotto o un servizio, costoro si accorge­
ranno spesso che, durante l'interazione, non ci sarà né il
tempo né Io spazio per accertare subito la natura di
quanto è stato loro offerto. Gli osservatori saranno
infatti obbligati ad accettare certi avvenimenti come
segni convenzionali o naturali di qualcosa che non è
direttamente percettibile ai sensi. Riportando le parole
di Ichheiser 1 , l 'individuo dovrà agire in modo da espri­
mersi piu o meno intenzionalmente, e i presenti, a
loro volta, dovranno riportare un'impressione sul suo
conto.
L'espressività dell'individuo (e perciò la sua capaci tà
di fare impressione su terzi) sembra basarsi su due tipi
di attività semantica radicalmente diversi : l 'espressione
assunta intenzionalmente e quella « lasciata trasparire » .
La prima comporta quei simboli verbali, o quei loro
sostituti , che l'individuo usa deliberatamente e soltanto
per comunicare le informazioni che egli stesso e gli
altri convengono di attribuire a tali simboli: questa è
comunicazione nel senso tradizionale e ristretto del ter­
mine. La seconda comprende una vasta gamma di azio­
n i che gli osservatori possono considerare come sinto­
matiche dell'attore: si dà per scontato, infatti, che
l 'azione sia rappresentata per u n motivo diverso da
quello di trasmettere quella determinata informazione.

12
Come vedremo, questa distinzione ha soltanto una va­
lidità iniziale. L'individuo può naturalmente comuni­
care di proposito informazioni fuorvianti per mezzo di
questi due tipi di comunicazione : nel primo caso avre­
mo un inganno, nel secondo una finzione.
Prendendo i n esame la comunicazione, sia nel signi­
ficato piu ampio sia in quello piu ristretto del termine,
si vedrà che, quando l'individuo si trova alla presenza
diretta di altri, la sua attività ha il carattere di una pro­
messa. Gli osservatori si accorgeranno di dover accettare
l'individuo sulla fiducia, facendogli credito, mentre è in
loro presenza, per qualcosa il cui vero valore sarà accer­
tabile soltanto dopo che egli se ne sarà andato. (Natu­
ralmente gli osservatori devono agire sulla base di dedu­
zioni del genere anche nei loro contatti con la realtà
fisica, ma è soltanto nel mondo dell'interazione sociale
che l'oggetto della deduzione è in grado di facilitare o
ostacolare deliberatamente il processo deduttivo).
La sicurezza che gli osservatori sentono nel trarre
conclusioni circa l'individuo, varia naturalmente a se­
conda di fattori quali la quantità delle informazioni pos­
sedute, ma, qualunque essa sia, gli osservatori non po­
tranno sottrarsi del tutto alla necessità di agire sulla
base di deduzioni. Come nota William I. Thomas:

� inoltre della massima importanza renderei conto del


fatto che in pratica conduciamo la nostra vita, prendiamo
le nostre decisioni o raggiungiamo i nostri fini non sulla
base di statistiche o considerazioni scientifiche. Viviamo ba­
sandoci su deduzioni. Mettiamo, ad esempio, che io sia vo­
stro ospite ; voi non potete sapere, né affermare su basi scien­
tifiche che io non vi ruberò del denaro o delle posate;
tuttavia si deduce che non lo farò, e di conseguenza mi
accetterete come vostro ospite 2•

Lasciamo ora da parte gli osservatori, e consideriamo


l'individuo che si presenta alla loro attenzione: egli potr�
desiderare la loro stima, o potrà voler far credere di
averne nei loro riguardi ; potrà sinceramente desiderare
che essi avvertano i suoi sentimenti nei loro confronti,

13
o addirittura potrà non volere che riportino un 'impres­
sione definita su di lui. Può darsi che l 'individuo desideri
assicurarsi quel tanto di armonia che renda possibile
l'interazione, o può invece darsi che voglia imbrogliarli ,
allontanarli , confonderli, ingannarli , opporsi ad essi o
insultarli . A parte l'obiettivo specifico che l 'individuo
si propone e i motivi che lo spingono ad agire, sarà suo
in teresse controllare la condotta altrui, e in particolare il
trattamento che gli verrà usato 3 • Questo controllo è
soprattutto ottenuto agendo sulla definizione della si­
tuazione formulata dagli altri : l'individuo può raggiun­
gere questo fine esprimendosi in modo tale da dar loro
quel tipo di impressione che li indurrà ad agire volon­
tariamente secondo la sua volontà.
Perciò, quando un individuo compare alla presenza
di al tri, avrà generalmente qualche buon motivo per
agire in modo da comunicare agli altri quell 'impressio­
ne che è suo interesse dare. Poiché, ad esempio, le
compagne di collegio di u na studentessa misurano la
·
sua popolarità dal numero di telefonate che essa riceve ,
possiamo facilmente immaginare che alcune ragazze fa­
ranno in modo da essere chiamate spesso al telefono, e
prevedere cosf quanto ha osservato Willard Waller:

f. stato riferito da molti osservatori che una ragazza che


viene chiamata al telefono nei collegi, spesso si fa richia­
mare varie volte, cosf che tutte le altre ragazze possano
notare quanto sia ricercata 4•

Dei due tipi di comunicazione - espressioni assunte


o trasmesse volontariamente ed espressioni lasciate tra­
pelare -, questo studio si occuperà principalmente del
secondo, del tipo cioè di spiccato carattere teatrale e
contestuale, di genere non verbale e presumibilmente
non intenzionale, a prescindere dal fatto che questa co­
municazione sia stata piu o meno volutamente costruita.
Come esempio di ciò che dobbiamo cercare di esami­
nare, vorrei riportare per esteso l 'episodio di un romanzo
in cui Preèdy, inglese in vacanza, fa la sua prima appa-

14
riZione sulla spiaggia dell'albergo tn una località di vil­
leg gi atu ra deJia Spagna :

Ma in ogni modo cercò di non incrociare lo sguardo di


nessuno. Per prima cosa doveva mostrare chiaramente a
quei potenziald compagni di vacanza che essi non lo
interessavano minimamente. Guardava at traverso , intorno,
sopra a loro, con lo sguardo perso nel vuoto: la spiaggia
avrebbe potuto essere deserta. Se per caso una palla veniva
lanciata, nella sua direzione, sembrava stupi to ; poi faceva
vagare su l suo volto un sorriso diverti to (che gentile quel
Preedy ! ), si guardava attorno sorpreso di accorgersi che
c'era gente sulla spiaggia, rilanciava la palla sorridendo a se
stesso e non alla gente, e riprendeva quindi con indifferenza
i l suo disinvolto studio dello spazio.
Era ora di fare un po' di messa in scena, la messa in
scena di un Preedy Uomo Ideale. Con complicati maneggi
dava modo a chiunque ne avesse voglia di leggere il titolo
del suo libro - una traduzione spagnola di Omero. perciò
un classico - ma non troppo - e anche di tono cosmopo­
lita; poi riuniva l'accappatoio e la borsa in un'ordinata co­
struzione impenetrabile alla sabbia (che giudizioso e metodico
quel Preedy! ), si alzava lentamente per st irare meglio la
sua enorme corporatura (che gat tone quel Preedy ! ), e infi­
ne gettava via i sandali ( dopo rutto anche spensierato quel
Preedy ! ).
Ecco poi lo sposalizio di Preedy con il mare ! Eranll
possibili due diversi riti. Il primo consisteva in una cammi­
natina che diventava corsa e tuffo nelle onde, e quindi si
allungava in un potente crawl senza spruzzi, verso l'oriz­
zonte. Ma, naturalmente, Preedy non arrivava fino alla linea
dell'orizzonte: d'improvviso egli si girava sulla schiena, sol­
levava grandi spruzzi di spuma con le gambe, mostrando
cosi che, se solo avesse voluto, avrebbe potuto nuotare
ancora, e poi emergeva dall'acqua quasi a mezzo busto per­
ché tutti potessero vedere chi era .
L'altra alternativa era piu semplice , evitava il brivido
dell'acqua fredda ed il rischio di apparire troppo entusiasta.
Il segreto consisteva nel mostrarsi cosi abituato al mare,
al Mediterraneo e a questa particolare spiaggia, che non
aveva importanza l'essere in acqua o fuori. Il rito si effet­
tuava mediante una lenta passeggiata fino all 'acqua � sen­
za neppure accorgersi che i piedi si stavano bagnando, ranro
la terra e il mare gli erano uguali ! - con gli occhi fissi al
cielo a studiare i cambiamenti del tempo da segni invisibili
agli altri (vecchio lupo di mare, qu el Preedy ! ) 5•

Lo scrittore vuoi farci notare che Preedy si preoccupa


in modo eccessivo delle varie impressioni che egli seme
di lasciar trapelare mediante i movimenti del suo corpo
a beneficio di coloro che lo circondano. Possiamo con­

tinuare a malignare su Preedy supponendo che le sue


azioni abbiano esclusivamente Io scopo di produrre un'im­
pressione particolare, che questa sia una falsa impres­
sione o, peggio ancora, ricevano quella particolare im­
pressione che Preedy sta ostentatamente cercando di dar
loro. Ma in questo caso, il punto importante per noi
è che il tipo d•impressione che Preedy crede di dare,
è effettivamente l'impressione che gli osservatori, a
torto o a ragione, ricavano da qualcuno che si trova
fra di loro.
Ho già indicato che, quando un individuo compare
di fronte ad altri, le sue azioni influenzano' la definizione
che questi danno della situazione. A volte l'individuo
agirà in modo del tutto calcolato, esprimendosi in una
determinata maniera solo per dare agli altri il tipo d'im­
pressione che ha probabilità di sollecitare in loro la par­
ticolare reazione che egli ha interesse di ottenere. Altre
volte egli agirà per calcolo , pur non essendone che rela­
tivamente consapevole, altre volte ancora si esprimerà
intenzionalmente e coscientemente in un determinato
modo soprattutto perché la tradizione del suo gruppo,
o il suo status sociale lo richiedono, e non per ottenere
una particolare reazione ( a parte una vaga accettazione
o approvazione). Infine, altre volte ancora, le tradizioni
implicite nel ruolo dell'individuo lo porteranno à dare
un 'impressione ben precisa, malgrado egli non cerchi,
consciamente o inconsciamente, di creare tale impres­
sione. Gli altri, a loro volta, possono essere adeguata­
mente impressionati dai tentativi . fatti dall'individuo per
comunicare loro qualcosa, o possono non comprendere la
situazione ed arrivare a conclusioni diverse da quelle

l (}
volute dall'individuo o non giustificate dai fatti". Ad ogni
modo, fintanto che gli altri agiscono « come se » l'indi­
viduo avesse trasmesso una particolare impressione, pos­
siamo adottare una prospettiva funzionale o pragma­
tica e dire che l'individuo ha « realmente e efficace­
mente )) proiettato una data definizione della situazione.
C'è un aspetto della reazione altrui che richiede qui
un particolare commento. Gli osservatori, sapendo che
l'individuo tende a presentarsi sotto una luce favorevole,
possono dividere la scena a cui assistono i n due parti:
l 'una, che l 'individuo può facilmente controllare a pia­
cere e che riguarda in massima parte le sue affermazioni
verbali ; l'altra che sembra sfuggire al controllo o non
rivestire alcun interesse per l'individuo e che consiste
in massima parte nelle espressioni che « lascia traspa·
rire ». Gli altri possono allora servirsi di quelli che ven­
gono considerati gli aspetti non controllabili del suo
comportamento espressivo come mezzo per verificare la
verità di quanto è trasmesso dagli aspetti controllabili.
Con ciò viene dimostrata la fondamentale asimmetria del
processo di comunicazione, poiché, presumibilmente, l'in­
dividuo è consapevole di un solo livello della sua comu­
nicazione, mentre gli osservatori sono consapevoli di
questo livello e di un altro. A Shetland Isle, ad esempio,
la moglie di u n crofter *, che sta servendo specialità
locali a un visitatore proveniente dalla terraferma bri­
tannica, ascolta con un sorriso cortese le cortesi dichia­
razioni dell'ospite sulla bontà del cibo. Contemporanea­
mente essa prende nota della rapidità con cui il vi­
sitatore porta la forchetta o il cucchiaio alla bocca,
dell'avidità con cui mette in bocca il cibo, e della sod­
disfazione che esprime nel masticarlo, usando questi segni
per controllare la veridicità di quanto affermato. La stessa
donna, per scoprire ciò che un conoscente ( A) pensa
« realmente » di un altro conoscente ( B ) , in genere

aspetta che B sia in presenza di A, ma stia conversando


con una terza persona (C). La donna osserva di nasco·

* Termine scozzese: alfi t ruario di un pin:olu podere. [ N.d.T. ] .

17
sto le espressioni del volto di A 4uando 4uesti osserva
a sua volta B, impegnato in conversazione con C. Non
essendo in diretto contatto con B, e quindi non essen­
do oggetto della sua osservazione, A può a volte al­
lentare il suo abituale riserbo ed esprimere liberamente
quanto effettivamente sente nei confronti di B. In con­
clusione, questa donna, cosi facendo, osserva l 'osser­
vatore che non sa di essere a sua volta osservato.
Poiché è probabile che gli altri valutino gli aspetti
piu controllabili del comportamento sulla base di quelli
meno controllabili , non è da escludere che l 'individuo
a volte tenti tli sfruttare egli stesso questa possibilità
manipolando l'impressione creata per mezzo del com­
portamento che viene generalmente considerato fonte di
informazioni attendibili (1 . Per esempio, venendo a far par­
te di un gruppo sociale esclusivo, l'osservatore parteci­
pante può non solo mostrare un atteggiamento dispo­
nibile ,quando parla con un informatore, ma anche
stare attento a man tenere la stessa espressione mentre
sta osservando l 'informatore quando parla con altri : gli
osservatori dell 'osservatore, in questo modo, non potran­
no facilmen te scoprire 4uale sia in effetti la sua posi­
Zione.
Può essere u tile un esempio specifico tratto da una
osservazione fatta a Shetland I sle . Il vicino, che viene
a prendere una tazza di tè, generalmente abbozza alme­
no le parvenze di un caloroso sorriso di aspettativa
mentre varca la porta d'ingresso. Poiché, se non ci sono
ostacoli intorno alla casa e l'interno è relativamente buio,
si può osservare, inosservati , il visitatore mentre si av­
vicina, alcuni isolani a volte si divertono a guardare
l 'ospite che sostituisce l'espressione precedente con una di
cortesia, proprio un momento prima di raggiungere la
porta d'ingresso. Certi visitatori , però, rendendosi con­
to di questo fatto, adottano alla cieca una espressione
affabi le quando sono ancora molto lontani dalla ca­
sa . assicurandosi cosf la proiezione di un'immagine co­
stante.
Questo tipo di co nt rol lo sulla reci tazione dell'at tore

IK
restaura la simmetria del processo di comunicazione é
prepara lo scenario per una specie di gioco delle infor­
mazioni : un ciclo potenzialmente infinito di dissimula­
zioni, scoperte, false rivelazioni e riscoperte. Si deve ag­
giungere che, poiché in genere gli osservatori tendono a
fidarsi dell'aspetto presumibilmente incontrollato della
condotta dell 'individuo, egli può avvan taggiarsi di molto
esercitando un controllo su di esso. Gli osservatori pos­
sono però accorgersi che l 'individuo sta contraffacendo
gli aspetti presumibilmente spontanei del suo comporta­
mento, e cercheranno allora nella contraffazione stessa
quelle sfumature della condotta che l 'individuo non è
riuscito a controllare. Ciò fornisce di nuovo uno stru­
mento di controllo sul comportamento dell'individuo, in
questo caso sul comportamento che si presume non
con trollato, e l'asimmetria del processo di comunicazione
è perciò ristabilita.
Qui vorrei anche aggiungere che l'arte di sma­
scherare un individuo che finge di non fingere, sembra
piu sviluppata della nostra capaci tà di fingere. Perciò,
a prescindere dal punto di sviluppo a cui il gioco delle
informazioni è giunto, è probabile che l 'osservatore sia
avvantaggiato nei confronti dell'attore , ed è anche pro­
babile che si perpetui l'iniziale asimmetria del processo
di comunicazione.
Una volta ammesso che l 'individuo proietta una defi­
nizione della situazione quando si trova in presenza di
terzi, dobbiamo anche considerare che gli altri, per quanto
il loro ruolo possa sembrare passivo, proiettano anche
essi una definizione della situazione in virtu della loro
reazione all 'individuo e in virtu della linea d'azione, qua­
lunque essa sia, che essi adottano nei suoi confronti . Ge­
neralmente le definizioni della situazione proiettate dai
diversi partecipanti sono abbastanza in armonia l'una con
l 'altra, cosf che un'aperta contraddizione non avrà mai
luogo. Con questo non intendo dire che ci sarà quella
specie di consenso che sorge allorché ogni individuo pre­
sente esprime candidamente ciò che in realtà sente, e ap­
prova sinceramente i sentimenti espressi dagli altri pre-

19
sentì. Questo genere di armonia costltutsce un ideale
ot timistico e non è necessario per un buon funzionamento
della società . Piuttosto ci si aspetta che ogn i partecipante
reprima i suoi sentimenti immediati, offrendo un 'inter­
pretazione della situazione che egli considera almeno mo­
mentaneamente accettabile dagli altri . Il mantenimento
di questa parvenza di accordo - questa vernice di con­
senso - è facilitato dal fatto che ogni partecipante na­
sconde i propri desideri dietro affermazioni che asseri­
scono valori a cui tutti i presenti si sentono obbligati ad
aderire, almeno superficialmente.
Inoltre bisogna notare che in genere esiste una spe­
cie di divisione del lavoro in fatto di definizioni. Ad ogni
partecipante è permesso di istruire delle regole, o alme­
no di tentare di farlo, su argomenti che sono vitali
per lui, ma non di immediata importanza per gli altri,
e cioè le razionalizzazioni e giustificazioni con le qua­
li risponde della sua passata attività. In cambio di
questo privilegio egli tace oppure non s'impegna nei con­
fronti di fatti importanti per gli altri, ma non d'immedia­
to rilievo per quanto lo riguarda : si raggiunge cos( nel­
l 'interazione una specie di modus vivendi. Assieme, i par­
tecipanti contribuiscono ad un'unica e generale defini­
zione della situazione che implica non tanto u n vero ac­
cordo circa ciò che è, quanto piuttosto u n 'effettiva intesa
circa le pretese e gli argomenti che verranno presi
in considerazione in un determinato momento. Esisterà
anche un accordo effettivo sull 'opportunità di evitare
un conflitto aperto fra definizioni contrastanti della si­
tuazione 7• Indicherò d 'ora innanzi questo tipo di ac­
cordo con il termine di « consenso operativo » . Resta
inteso che il consenso operativo raggiunto in un de­
terminato ambito interazionistico sarà, nel suo conte­
nu to, completamente diverso dal consenso che si stabi­
lisce in un ambito diverso. Ad esempio, due amici che
fanno colazione assieme mantengono u n atteggiamento
di reciproco affetto, rispetto e interesse. D'altra parte,
Io specialista, nell'esercizio della sua professione, offre
spesso u n 'immagine di partecipazione disinteressata ai

20
problemi del cliente ; questi, a sua volta, reagisce con
una dimostrazione di rispetto per la competenza e la
capacit à dello specialista. Trascurando queste differenze
di contenuto, tuttavia, la forma generale di queste com­
binazioni operative è la stessa.
Possiamo renderei conto dell'importanza cruciale
delle informazioni possedute inizialmente o acquisi­
te dall'individuo in merito ai propri compagni, osser­
vando la tendenza dimostrata da ogni partecipante ad
accettare le dichiarazioni definitorie fatte dagli altri pre­
senti . È infatti sulla base di queste prime informazioni
che l 'individuo comincia a definire l a . situazione e a
impostare una linea di reazione. La situazione inizial­
mente proiettata dall'individuo vincola questo nei con­
fronti di ciò che egli si propone di essere e richiede da
parte sua l 'abbandono di ogni pretesa di essere diverso.
Con lo snodarsi dell'interazione fra i partecipanti, avran­
no certo luogo aggiunte e modifiche a questo iniziale
bagaglio d'informazioni, ma è essenziale che gli sviluppi
successivi non contraddicano le posizioni inizialmente
prese dai diversi partecipanti, anzi derivino da queste.
Sembra che un individuo sia piu libero di scegliere il
tipo di trattamento che egli intende chiedere ed offrire
agli altri presenti al principio di un incontro, che non
di cambiarlo, una volta che l'interazione sia in atto.
Naturalmente nella vita quotidiana esiste la comune
convinzione che le prime i mpressioni sono quelle che piu
contano .- Perciò un buon adattamento al lavoro da parte
di quanti sono impiegati in attività di servizio spesso
si impernierà sulla capacità di prendere e mantenere nelle
proprie mani l 'iniziativa del rapporto, capacità che ri­
chiede una sottile aggressività da parte del commesso,
quando questi appartenga a uno status socio-economico
inferiore a quello del cliente. W . F. Whyte porta come
esempio la cameriera di un ristorante :

Il primo punto di rilievo è che la cameriera, che resiste


alla pressione, non soltanto reagisce ai propri clienti, ma
agisce con una certa destrezza nel controllare il loro compor-

21
tamento. La prima domanda che dobbiamo fare osservando
il rapporto con i l cliente è la seguente : « Chi è che fa la
prima mossa? La cameriera o il cliente? ». La cameriera capa­
ce conosce l'importanza cruciale di questo problema . . .
L a cameriera capace affronta i l cliente con disinvoltura
e senza esitazione. Per esempio, le può capitare che un
nuovo cliente, sedutosi prima che lei abbia avuto il tempo
di togliere i piatti sporchi e cambiare la tovaglia, si ap­
poggi al tavolo studiando il menu. Essa lo saluta con un :
« Posso cambiare il coperto , per piacere ? » e, senza aspet­
tare la risposta, gli toglie il menu di mano cosi che egli si
scosti dal tavolo e lei possa svolgere il suo lavoro. Il rap­
porto è controllato con cortesia ma con fermezza e non è
mai in dubbio chi lo dirige 8•

Quando l 'interazione a cui hanno dato luogo le cc pri­


me impressioni » è soltanto la prima di una piu ampia
serie di interazioni tra medesimi partecipanti , diciamo
che « si parte con il piede giusto », e sappiamo che
questo fatto è della massima importanza. Alcuni mse­
gnanti , ad esempio, adottano la seguente tattica :

Non puoi mai !asciarti prendere la mano, altrimenti sei


finito. Perciò io attacco deciso. Il primo giorno che mi arriva
una nuova scolaresca, faccio subito capire chi è che coman­
da . . . Bisogna cominciare risoluti , poi si possono allentare le
redini andando avanti. Se si comincia con le buone, quando
si vuole diventare risoluti , i ragazzi ti stanno a guardare e
ridono 9•

Analogamente, gli inservienti di cliniche per malattie


mentali pensano che molte difficoltà future potranno
essere evitate se il paziente è chiaramente tenuto al suo
posto e istruito su chi sia il capo durante il suo primo
giorno nel reparto 10•
Poiché l'individuo, trovandosi alla presenza di al­
tri , proietta una definizione della situazione, è facile
immaginare che durante il processo interattivo pos­
sano accadere fatti che contraddicono, screditano o met­
tono altrimenti in dubbio la proiezione stessa. Quando
tali turbati ve si verificano, l 'interazione stessa può a r-

22
restarsi con una certa confusione ed imbarazzo . Alcuni dei
presupposti in base ai quali era stata prevista una certa
reazione da parte dei partecipanti diventano insostenibili ,
ed i partecipanti stessi si ritrovano in un 'interazione ri­
spetto alla quale non solo la situazione è stata definita
erroneamente, ma ora non lo è nemmeno piu . L'indi­
viduo la cui presentazione è stata screditata, in tali fran­
genti, può provare vergogna, mentre gli altri presenti
magari gli sono ostili , e tutti i partecipanti finiscono per
sentirsi a disagio, perplessi , sconcertati , imbarazza ti, spe­
rimentando quella specie di anomia che viene a crearsi
quando crolla il minuzioso sistema sociale dell'intera­
zione « faccia a faccia >> .
Nel dar rilievo al fatto che la definizione della si­
tuazione proiettata inizialmente da un i ndividuo tende a
fornire un programma per l 'attività cooperativa che ne
segue - nell 'insistere cioè sull'importanza dell'elemento
di azione - non dobbiamo trascurare il fatto basilare che
una definizione proiettata possiede anche un preciso ca­
rattere morale : quest'ultimo è l 'aspetto che maggiormente
ci interessa nel presente studio. La società è organizzata
sul principio che qualsiasi individuo che possieda certe
caratteristiche sociali ha il diritto morale di prete'ndere
che gli altri lo valutino e lo trattino in modo appro­
priato. Esiste un secondo principio connesso a questo,
e cioè che un individuo il quale implicitamente o espli­
citamente dichiara di avere certe caratteristiche sociali
dovrebbe in effetti essere ciò che pretende di essere. Di
conseguenza, quando un individuo proietta una defini­
zione della situazione, e perciò implicitamente o esplici­
tamente afferma di essere persona di un certo tipo, auto­
maticamente compie una richiesta morale nei confronti
degli altri, obbligandoli a valutario e trattarlo nel modo
in cui persone del suo tipo hanno i l diritto ad essere
trattate. Egli , sempre implicitamente, rinuncia al diritto
ad essere ciò che non appare 1 1 e quindi rinuncia al trat­
tamento che sarebbe appropriato a tali individui. Gli
altri ritengono quindi che l'individuo li abbia informati
circa ciò che è e circa ciò che essi devono pensare che
egli sia .
Non si può valutare l'importanza delle alterazioni
delle definizioni della situazione dalla frequenza con cui
queste avvengono; infatti, esse capiterebbero piu spesso
se non si prendessero continuamente delle precauzioni.
Vediamo infatti che, per evitare queste situazioni, si fa
continuo ricorso ad azioni preventive, e che azioni
correttive sono costantemente usate per compensare
il discredito che non è stato possibile evitare. Quando
un individuo si serve di queste tattiche e strategie per
proteggere la propria definizione della situazione, pos­
siamo parlare di « tecniche di difesa » ; quando un parte­
cipante se ne serve per salvare la definizione della situa­
z!()ne proiettata da un altro, parliamo di « tecniche
protettive » o di « tatto » . Le azioni difensive e protet­
tive, nel loro complesso, comprendono quelle tecniche
che l'individuo, trovandosi in presenza di altri, adopera
per salvaguardare le impressioni da lui incoraggiate ne­
gli altri. Bisogna poi aggiungere che, benché siamo pron­
ti ad ammettere che in mancanza di misure difensive
non sopravviverebbe alcuna delle impressioni suscitate,
siamo forse meno disposti a concedere che poche im­
pressioni potrebbero sopravvivere se quanti le ricevono
non si sforzassero ad usare tatto nel riceverle.
In aggiunta al fatto che vengono prese precauzioni
per prevenire l'alterazione delle definizioni proiettate, si
può anche rilevare che vi è un notevole interesse per
questi turbamenti e che esso viene a svolgere un impor­
tante ruolo nella vita sociale del gruppo : si organizzano,
cioè, scherzi e giuochi di società nei quali viene apposita­
mente architettata una situazione imbarazzante che non
deve essere presa sul serio 12 • Si inventano storie fanta­
stiche nelle quali capitano episodi sconvolgenti; aned­
doti del passato - veri, verosimili, o del tutto imma­
ginari - sono detti e ridetti, con dovizia di dettagli,
sugli incidenti accaduti, quasi accaduti o realmente ac­
caduti e mirabilmente risolti . Non sembrano esistere
gruppi che non abbiano pron ta una provvista di 4uesti
scherzi , fantasticherk· e s to r ie ammoni trici Ja adoperarsi
come fonte di umorismo - una catarsi per l'ansietà -
e come sanzione per indurre gli individui ad essere mo­
desti nelle loro pretese e ragionevoli nelle aspettative
proiettate. L'individuo si rivela attraverso sogni di si­
tuazioni impossibili nelle quali si viene a trovare; storie
familiari riportano l 'episodio di quell'ospite che, con­
fondendo le date, arrivò quando non era pronta né la
casa né alcuno per riceverlo ; giornalisti raccontano di
quando ebbe luogo quell'errore di stampa cosi mador­
nale che la fama di obiettività e decoro del giornale ne
fu umoristicamente screditata. Impiegati pubblici nar­
rano delle occasioni in cui uno del pubblico, interpre­
tando male le istruzioni di un modulo, dette risposte
che sottintendevano una imprevista e bizzarra definizio­
ne della situazione 13• Marinai, che quando sono lon­
tani da casa usano un linguaggio particolarmente « vi­
rile » , raccontano di esser tornati a casa ed aver chiesto
inavvertitamente alla propria madre di « passare quel
burro fottuto » 14• Diplomatici raccontano dell'occasione
in cui una regina miope chiese all'ambasciatore di una
repubblica notizie sulla salute del 8UO sovrano 1 5 •
Quindi, per riassumere, parto dal presupposto che
quando un individuo è in presenza di altri abbia molte
ragioni per cercare di controllare le impressioni che essi
ricevono della situazione. Questo studio riguarda alcune
delle tecniche piu comunemente adoperate al fine di man­
tenere tali impressioni e alcune delle evenienze che si
verificano piu di frequente nell'impiego di queste tecni­
che. Il contenuto specifico delle attività o del ruolo
di un individuo non saranno oggetto della presente
discussione. Al centro dell'interesse sono solo i proble­
mi drammaturgici incontrati da un attore nel presentare
la sua attività di fronte ad altri . Questi problemi dram­
maturgici possono sembrare banali, ma si verificano in
ogni momento e dovunque nella vita sociale, offrendo
precise dimensioni per un'analisi sociologica formale.
È opportuno concludere quest'introduzione con al­
cune definizioni che sono sottintese in ciò che è stato
detto fin qui , ma che sono necessarie per quanto se-

25
gue . Nel contesto di questo studio l'interazione « fac­
cia a faccia » può sommariamente esser definita come
l 'influenza reciproca che individui che si trovano nel­
l 'immediata presenza altrui esercitano gli uni sulle azio­
ni degli altri . Un'interazione può essere definita come
tutto quel processo interattivo che ha luogo durante una
qualsiasi occasione, allorché gli individui di un dato
gruppo si trovano in presenza gli uni. degli altri con­
tinuativamente per un certo periodo di tempo; il termine
« incontro » farebbe ugualmente al caso. Una « rappre­

sentazione » può essere definita come tutta quell'attività


svolta da un partecipante in una determinata occasio­
ne e volta in qualche modo ad influenzare uno qual­
siasi degli altri partecipanti. Prendendo come punto di
riferimento un partecipante e la sua rappresentazione,
possiamo riferirei a coloro che forniscono le altre rap­
presentazioni come a u� pubblico, o come a osservato­
ri o copartecipanti . Il modello di azione prestabilito che
si sviluppa durante una rappresentazione e che può
esser presentato o rappresentato in altre occasioni, può
esser chiamato « parte )> o « routine )) 11'. Questi ter­
mini possono facilmente essere messi in relazione con
quelli propri dell'analisi strutturale. Quando un indivi­
duo o un attore interpreta , in occasioni diverse, la
stessa parte di fronte allo stesso pubblico, è probabile
che ne sorga un rapporto sociale. Se definiamo un ruolo
sociale come il complesso di diritti e doveri connessi
con una determinata posizione sociale, possiamo dire
che un ruolo sociale coinvolgerà una o piu parti e che
ciascuna di queste diverse parti potrà essere presentata
dall'attore in una serie di occasioni allo stesso tipo di
pubblico o a uno composto dalle stesse persone.1

NOTE ALL'INTRODUZIONE

1 Gustav Ichheiser, Misunderstandings in Human Relations,


supplemento a « The American Journal of Sociology », LV ( 1949 ),
pp. 6-7.

26
2 Contributiuns uf W. l . "J'humul lo l 'ht:ory an d Sociul Re·
search , i n Social Behavior and Personalily, a cura d i E. H. Vol­
kart, New York, Social Science Research Cou nci l , 1 9 5 1 , p. 5.
·' A questo proposito devo esprimere il mio debito nei con­
fronti di un saggio ( non pubblicato) di Tom Burns della Uni­
versity of Edi n burgh. Egli sostiene che i n ogni t i po di i n tera­
zione un importante tema sott i nteso è cos t i t u i to dal desiderio di
ogni partecipante di gu idare e controllare le reazioni degli altri
presenti. Simile è la posizione presa da Jay Haley in un suo
recente saggio ( non pubblica to), per quanto qui s i t ratti di un
particolare tipo di controllo, quello relativo, cioè, alla definizione
della natura del rapporto che i ntercorre fra quanti sono coinvolt i
nell'interazione.
� Wil lard Waller, The Rating and Dating Complex, in « Ame­
rican Sociological Review )) , I I ( 1 937 ), p. 730.
5 William Sansom . A Contesi o/ Ladies, London, l loganh,
1 956, pp. 230-32.
6 I popolari c piuttosto ilt tendibili scritti di Stephen Potter
t rattano i n par te di quei segni che possono essere artefa tti i n
modo d a dare a un at ten to osservatore i sintomi inciden tali che
gli occorrono per scoprire le virtu nascost e che l 'individuo in ef­
feni non possiede.
7 Una specifica i nterazione può essere pred isposta in ora e
luogo deter minati a l lo scopo di discu tere opin ioni con trastanti ;
m a in tale caso i partecipanti devono cercare di essere d 'accordo
sul giusto tono di voce, sul vocabolario e sul grado di serietà
della discussione, nonché sul reciproco rispetto che i parteci panti
di opinione opposta devono con t inuare a esprimere gli u ni verso
gli altri. Questa definizione della situazione, che possiamo defi­
nire accademica o di diba t t i to, può anche essere improvvisamente
e saggiamen te richiesta come mezzo per ridu rre un grave contrasto
di idee in uno schema accet tabile da parte di t u t t i i presen t i .
8 W . F. Whyte, Whcn W1orkerr ami Customers Meet, cap. V I I ,
lndustry and Society, a cura d i W . F. Whyte, New York, Mc
Graw-Hill, 1 946, pp. 1 32- 3 3 .
9 I n tervista con u n insegnante c i t a t a d a Howard S. Becker,
Soc:ial Class Variatiom in tbc Teacher-Pupil Re/ationship , in
c< Journal of Educational Sociology )) , XXV ( 1 95 1 ), p. 459.

IJ Harold Taxel, Autborily Structure in a Menta/ Hospital


W ard, tesi non pubblicata per il conseguimento di M . A . , Deparr­
mcnt of Sociology, Uni versity of Chicago, 1 9 5 3 .
1 1 L 'importanza che il test i mone h a nel limita re ciò che l'in­

dividuo può essere è stata sot tolineata dagli esistenzial isti che
vedono nel fenomeno una minaccia fondamemale alla libertà del­
l ' individuo. Si veda Jean-Paul Sartre , L 'Eire et le Néan l , Paris.
Gallimard , 1 94 3 , trad . it., L'esrere t ' il nulla . Milano, Il Saggiato·
re, 1 96 5 , pp. 7 4 1 ss.
12 Goffman . n p. cii . , pp. ' 1 9-27 .

27
u Peter Blau, Dynamics of Bureaucracy , dissertazione per il
conseguimento del dottorato, Department of Sociology, Columbia
University; successivamente pubblicato dalla University of Chi­
cago Press, 2" ed. riveduta, 1 963, pp. 127-129.
1 4 Walter M. Beattie, Jr., The Merchant Seaman, tesi non
pubblicata per il conseguimento del M. A., Departmenr of Socio­
]ogy, University of Chicago, 19.50, p. 35.
1 5 Sir Frederick Ponsonby, Recollections of Three Reigns,
New York, Dutton, 19.52, p. 46.
16 L'importanza di distinguere fra una routine d'interazione e
una qualsiasi occasione in cui essa sia messa in atto è discussa
da John von Neumann e Oskar Morgenstern, The Theory of
Games and Economie Behaviour, 2• ed., Princeton, N.J., Prince­
ton University Press, 1 947. p. 49.

2X
Capitolo primo

Rappresentazioni

Rappresentazioni tn buona fede e rappresentazioni in


mala fede.

Quando un individuo interpreta una parte, implici­


tamente richiede agli astanti di prendere sul serio quan­
to vedranno accadere sotto i loro occhi. Egli chiede
loro di credere che · il personaggio che essi vedono pos­
sieda effettivamente quegli attributi che sembra posse­
dere, che la sua attività avrà le conseguenze che impli­
citamente afferma di avere, e che in generale le cose
sono quali esse appaiono. Tutto ciò è perfettamente
coerente con la comune opinione che un individuo insceni
la propria rappresentazione e reciti « a beneficio degli
altri ». Sarà opportuno, però, cominciare a esaminare
le rappresentazioni capovolgendo il discorso e · conside­
rare cioè la fiducia che l'individuo stesso ripone nell'im­
pressione della realtà che egli tenta di sollecitare in quanti
gli sono d 'intorno.
Guardando le cose sotto questo profilo, ci accorgiamo
che, ad u n estremo, l'attore .può essere completamente
assorbito dalla propria recitazione ed essere sinceramente
convinto che l'impressione della realtà che egli mette in
scena sia la realtà. Qualora anche il pubblico sia ugual­
mente convinto de1la sua recitazione (e questo sembra
essere il caso tipico ) , allora, almeno momentaneamente,
soltanto il sociologo o uno scettico potranno aver dubbi
sulla veridicità di quanto viene presentato. Ad un altro
estremo, ci accorgiamo invece che l'attore può non essere
affatto convinto della propria routine. La cosa è perfet­
tamente possibile poiché, per vagliare la veridicità del­
l 'azione, n�ssuno è in posizione tanto favorevole quanto
lo stesso soggetto che la mette in scena . Contempo-

29
raneamente l'attore può essere indotto a plasmare l 'opi­
nione del pubblico soltanto come mezzo per altri fi­
ni, non nutrendo alcun in teresse per il concetto che
il pubblico ha di lui o della situazione in sé. Quando
l 'individuo non è convinto della propria reci tazione e
non è in teressato all 'opinione del pubblico , possiamo de­
finirlo « cinico » , serbando invece il termine << sincero >>
per coloro che credono ne li 'i mprcssi!Jne comunicata con
la propria azione. Naturalmente il cinico, con tutto il
suo distacco, può ricavare un piacere personale e privato
da quanto cerca di dare ad intendere, provando una
specie di piacevole aggressione spirituale nel baloccarsi
a suo piacimento con qualcosa che il pubblico deve invece

prendere su l serio 1 •
Ciò non significa, naturalmen te, che ogni cinico voglia
ingannare il suo pubblico per interesse o per vantaggio
personale ; infatti , egli può anche ingannare i propri ascol­
tatori per ciò che egli considera il loro bene o il bene
della comuni tà. Per illustrare questo punto non occorre
riferirei a figure di iJJuminati e disincantati istrioni quali
Marco Aurelio o Hsun Tzu . Sappiamo, ad esempio, che
nello svolgere le loro attività certi professionisti - che
altrimenti sarebbero sinceri - sono talvolta obbligati ad
ingannare il cliente, perché è lui che lo vuole. Me­
dici indotti a prescrivere rimedi inu tili, addetti ai di­
stributori di benzina che controllano ripetutamente e
con rassegnazione la pressione dei pneumatici di inquiete
guidatrici, commessi di negozi di calzature che vendono
alla cliente la scarpa che le calza bene ma dicendo che
è di una misura inferiore : tu tti costoro sono attori cinici
ai quali il pubblico non permette di essere sinceri. Allo
stesso modo, è stato documentato che compiacenti rico­
verati in istituti psichiatrici talvolta simulano sintomi biz­
zarri, cosi che le allieve infermiere non siano deluse
da una rappresen tazione del tutto normale 2 • Cosi
pure, quando dei dipendenti si affannano per accogliere
nel migliore dei modi i superiori in visita, il desiderio
egoistico di ottenere dei favori può non essere il mo­
vente principale : il sottoposto , infatti , può cercare di

30
metter con tatto a suo agio il <( pezzo grosso » , simu­
lando un genere di atmosfera a cui egli crede che il
superiore sia abituato.
Ho citato due casi estremi : una persona può esser
convinta delle proprie azioni o può essere cinica. Questi
estremi sono qualche cosa di piu che non i due estremi
di un continuum. Ognuno fornisce aWattore una posi­
zione che ha garanzie e difese proprie, e perciò coloro
che si sono avvicinati a uno di essi , tendono ad ade­
guarvisi completamente. Partendo da una mancanza di fi­
ducia nel proprio' ruolo, rindi viduo può seguire la ten­
denza naturale descritta da Park :

Probabilmente non è un caso . che la parola « persona » ,


nel suo significato originale, volesse dire maschera. Questo
implica il riconoscimento del fatto che ognuno sempre e
dappertutto, piu o meno coscientemente, impersona una
parte � in questi ruoli che ci conosciamo gli uni gli altri ;
...

è in questi ruoli che conosciamo noi stessi 3 •


In un certo senso, e in quanto questa maschera rappre­
senta il concetto che ci siamo fatti di noi stessi - il ruolo
di cui cerchiamo di essere all 'altezza -, lJUesta maschera
rappresenta il nostro vero « io •> . l'io che vorremmo essere.
Alla fine la concezione del nostro ruolo diventa una secon­
da natura e parte integrante della nostra personalità. Entria­
mo nel mondo come individui. acquistiamo un carattere e
diventiamo persone 4•

A questo proposito si possono citare esempi trat­


ti dallo studio su Shetland I sle 5•
Negli ultimi quattro o cinque anni , l 'albergo del­
l 'isola è stato gestito da una coppia di coniugi del luogo
di origine contadina , che ne erano anche i proprietari.
Fin dall'inizio essi furono obbligati a mettere da parte
le loro convinzioni sul modo di vivere, attrezzando in­
vece l'albergo di servizi e attrattive tipici della classe
media. Ultimamente, però, sembra che i gestori siano
diventati meno cinici in merito alla loro messa in sce­
na : loro stessi si stanno imborghesendo e sempre piu
innamorando dell'identità che i clienti attribuiscono lo-

31
ro. Un ulteriore esemp1o lo si può trovare nel caso
della recluta che inizialmente segue la disciplina mili­
tare per evitare punizioni fisiche e infine si adegua ai
regolamenti cosi da non screditare l'organizzazione cui
appartien� e ottenere il rispetto dei propri commilitoni.
Come già accennato, il ciclo che va dalla mancanza
all'acquisto di fiducia nella propria parte . può essere per­
corso in senso inverso, iniziando dalla convinzione, o
da un'incerta aspirazione, e sconfinando poi nel cinismo.
Professioni, per le quali il pubblico nutre un sacro ri­
spetto, spesso permettono alle proprie reclute di seguire
il ciclo in questa direzione, e spesso questo viene per­
corso non perché i soggetti vengano lentamente accor­
gendosi di star ingannando il proprio pubblico - infatti,
a giudicare dai comuni standard sodali, le loro asserzioni
possono esser prese come valide -, ma perché possano
servirsi di questo cinismo come mezzo per isolare la
parte piu intima di loro stessi dal contatto con gli ascol­
tatori. Ci possiamo anche aspettare di trovare cicli com­
plessi caratterizzati da successivi atteggiamenti e gradi di
fiducia : l'individuo comincia con un certo impegno nella
rappresentazione che gli vien richiesta e poi oscilla varie
volte fra sincerità e cinismo, prima di completare tutte
le fasi e le svolte cruciali necessarie ad acquistare quella
fiducia in sé che si addice a una persona nella sua posi­
zione. Per questo, quanti studiano i problemi delle fa­
:coltà di medicina consigliano ai principianti pieni di
ideali di metter da parte i loro sacri entusiasmi per un
certo tempo. Durante i primi due anni, infatti, gli
studenti si accorgono che il loro interesse per la medi­
cina dev'essere messo da parte per poter dedicare tutto
il tempo al compito di imparare come superare gli
esami. Durante i due anni successivi , poi, il loro inte­
resse è rivolto allo studio delle malattie e non alle
persone che ne sono affette. È soltanto dopo aver finito
l'università che gli ex-studenti possono riaffermare i
loro originari ideali nella medicina 6•
Pur aspettandoci di trovare un naturale movimento
pendolare fra cinismo e sincerità, tuttavia non dobbiamo

32
escludere quella specie di punto di trl:lnstztone che può
essere mantenuto in forza di una certa dose di auto-illu­
sione. Vediamo infatti che l 'individuo può tentare d'in­
durre il proprio pubblico a giudicarlo in una data ma­
niera, perseguendo questo giudizio come fine ultimo,
ma tuttavia senza essere completamente convinto di
meritare il giudizio che sta chiedendo, o dubitando della
validità dell'interpretazione della realtà offerta agli astan­
ti. Un'altra commistione di cinismo e sincerità viene
suggerita dalle affermazioni di Kroeber sullo sciama­
nesimo :

Inoltre, c'è la vecchia questione dell'inganno. Probabil­


mente la maggior parte degli sciamani o degli stregoni, in
tutto il mondo, si aiuta con giuochi di prestigio nelle cure
e soprattutto nell'esibizione del proprio potere. Questi giuo­
chi sono talvolta intenzionali; in molti casi, tuttavia, la con­
sapevolezza non va oltre la precoscienza. L'atteggiamento
- sia che vi sia stata repressione o meno - sembra essere
quello che si nutre verso una pia impostura. Gli etnografi
che hanno compiuto ricerche nel campo sembrano quasi
sempre convinti del fatto che persi no gli stregoni che sanno
di compiere frodi, tuttavia credono anche nel proprio potere,
e soprattutto in quello degli altri stregoni che essi consulta­
no quando loro o i loro figli sono malati 7 •

La facciata.

Sto adoperando la parola « rappresentazione » per


indicare tutta quell'attività di un individuo che si svolge
durante un periodo caratterizzato dalla sua continua pre­
senza dinanzi a un particolare gruppo di osservatori
e tale da avere una certa influenza su di essi. Sarà op­
portuno classificare come· <c facciata >> quella parte della
rappresentazione dell'individuo che di regola funziona in
maniera fissa e generalizzata allo scopo di definire la
situazione per quanti la stanno osservando. La facciata
costituisce quindi l 'equipaggiamento espressivo di tipo
stl:lndardizzato che l'individuo impiega intenzionalmente
o involontariamente durantè la propria rappresentazione.

33
Sarà quindi opportuno differenziare e denominare quel­
]e che sembrano essere le parti tipiche della facciata.
Anzitutto c'è l '(< ambientazione » che comprende il
mobilio, gli ornamenti, l'equipaggiamento fisico : insom­
ma tutti quei dettagli di sfondo che forniscono lo scena­
rio e gli arredi per quelle i mprovvisazioni di azioni uma­
ne che vi hanno luogo dentro, davanti e sopra . In ter­
mini di spazio un 'ambientazione tende ad essere ferma
e quindi coloro che se ne servono come parte integrante
della loro rappresentazione, non possono cominciare la
loro azione .fintanto che non si trovano nel luogo ap­
propriato e devono terminarla entro quei medesimi
confini . È soltanto in circostanze eccezionali che l 'am­
bientazione segue gli attori : un esempio di questo fe­
nomeno lo troviamo nei cortei funebri , nelle parate,
processioni o cortei da fiaba in cui culminano le inco­
ronazioni di re e regine. I n generale, queste eccezioni
sembrano offrire un'ulteriore protezione a quegli attori
che sono - o sono momentaneamente diventati - sacri.
Questi personaggi, naturalmente, debbono essere distinti
dagli at tori profani del tipo dei venditori ambulanti
che spostano il loro luogo di lavoro fra un'azione e
l'altra , spesso essendovi obbligati. Un sovrano può es­
sere troppo sacro e un venditore ambulante troppo pro­
fano per meritare un 'ambientazione fissa.
Considerando l'aspetto scenico della facciata abbia­
mo la tendenza di pensare al soggiorno di una casa parti­
colare ed al ristretto numero di attori che possono
identificarvisi completamente . Abbiamo invece dedicato
insufficiente attenzione all'esame di quell'attrezzatura se­
mantica che per brevi periodi di tempo un gran nu­
mero di attori può considerare come propria . È tipico
dei paesi dell'Europ-a occidentale, e senza dubbio un
motivo della loro stabilità, che un gran numero di lus­
suose ambientazioni possa essere affittato da chiunque
- purché si tratti delle persone « giuste » - se lo puè>
permettere. A titolo di esempio si può citare uno
studio compiuto sugli alti funzionari dello stato in
Gran Br�t�g_na:....

34
Fino a che punto funzionari statali di grado elevato assu­
mano il tono e l'aspetto di una classe sociale diversa da
quella cui appartengono per nascita, costituisce un problema
delicato e difficile. L'unica informazione precisa al riguardo
è data dal numero di quanti appartengono ai grandi club
di Londra. Piu di tre quarti dei nostri alti funzionari ammi­
nistrativi appartengono ad uno o piu club di grande pres ti­
gio e notevole lusso, la cui tassa di ammissione può raggiun­
gere ed oltrepassare le venti ghinee e la cui quota annua
si aggira fra le dodici e le venti ghinee. Queste isti tuzioni
sono tipiche dei ceti sociali superiori - neppure di quelli
medio-superiori - per i loro locali, il loro arredamento,
lo stile di vita che vi si pratica ed insomma per tutta la
loro atmosfera . Benché molti dei soci non possano esser detti
propriamente ricchi . soltanto una persona di norevoli possi­
bilità finanziarie sarebbe in grado di offrire a sé ed alla pro­
pria famiglia lo spazio, i cibi , le bevande , i servizi e tutte
le comodità che si possono trovare aii 'Union , al Travellers'
o al Reform 11•

Un al tro esempio può esser trovato nel recente svi­


luppo della professione medica, dove vediamo che un
dottore assegna sempre maggior importanza al fatto di
poter accedere all'elaborato palcoscenico scientifico co­
stituito dai grandi ospedali, cosf che un sempre minor
numero di profc;ssionisti può considerare la propria am­
bientazione come qualcosa che si possa chiudere alla
sera 9•
Se prendiamo il termine « ambientazione >> per rife­
rirei alle parti sceniche di un equipaggiamento espres­
sivo, possiamo usare il termine « facciata personale » per
riferirei a quegli altri elementi dell'equipaggiamento
espressivo che identifichiamo strettamente con l 'attore
stesso e che naturalmente lo seguiranno ovunque (o al­
meno cosf ci immaginiamo). Fra gli elementi che com­
pongono la facciata personale possiamo includere : i di­
stintivi di rango o di carica ; . il vestiario ; il sesso, l 'età
e le caratteristiche razziali ; la taglia e l'aspetto ; il porta­

mento ; il modo di parlare; l'espressione del viso ; i ges�i


della persona, e via di seguito. Alcuni di questi strumenti
semantici , quali le caratteristiche r�ziali, sono generai-

35
mente fissi e non variano nel tempo, né da una
situazione ad un'altra ; altri, invece, sono relativamente
mobili e transitori - come le espressioni del viso -
e possono variare durante l 'azione e da un momento
all'altro.
Talvolta conviene scindere in « apparenza » e « ma­
niera » gli stimoli che formano la facciata personale, a
seconda della funzione svolta dalle informazioni che essi
trasmettono. « Apparenza » può indicare quegli stimoli
che suggeriscono gli status dell'attore o che ci informano
della condizione rituale temporaneamente vissuta dall'in­
dividuo, e cioè ci dicono se egli è im pegnato in un 'atti­
vità sociale ufficiale, in un lavoro o i � una semplice
attività ricreativa, se sta o meno celebrando una nuova
fase di un ciclo s tagionale o del suo ciclo vitale. Il
termine <( maniera )) indica invece quegli stimoli la cui
funzione in un dato momento è quella di avvisarci del
ruolo interattivo che l 'attore pensa di svolgere nella si­
tuazione che sta per verificarsi . Cosf una maniera altez­
zosa ed aggressiva può dar l 'impressione che l 'attore si
aspetti di esser colui che darà inizio all'interazione ver­
bale e che ne dirigerà lo svolgimento ; una maniera mite
e dimessa può invece dare l 'impressione che l 'attore si
aspetti di seguire la guida al trui , o almeno che possa
essere indotto a farlo .
Spesso naturalmente ci aspettiamo una coerenza re­
ciproca fra apparenza e maniera ; ci aspettiamo, cioè, che
le differenze di status sociale fra quanti sono coinvolti
nell'interazione verranno espresse in qualche modo da
corrispondenti differenze riscontrabili nelle i ndicazioni
che vengono date circa il ruolo interattivo previsto. Que­
sto tipo di coerenza interna della facciata può essere
esemplificato dalla descrizione del corteo di un mandarino
che si snoda att�averso una città cinese:

Seguendo da presso... la lussuosa portantina del manda­


rino, sorretta da otto portatori occupa tutto lo spazio dispo­
nibile della strada. Egli è il sindaco della città e in pratica
il detentore di ogni potere. Il mandarino è un funzionario

36
dall'aspetto ideale, grande e di struttura mass1cc1a, allo
stesso tempo dotato di uno sguardo severo e inflessibile, qua­
le viene considerato necessario per ogni magistrato che speri
di mantener ordine fra i propri sudditi ; il suo aspetto è
rigido e riservato come se si stesse avviando al patibolo per
assistere all'esecuzione di qualche criminale : è cosi che si
atteggiano i mandarini quando appaiono in pubblico. Nel
corso di molti anni di esperienza, non ne ho mai visto uno
- dal piu al meno altolocato - sul cui volto vagasse un
sorriso o che gettasse uno sguardo di benevolenza sulla folla
radunata lungo il percorso del suo corteo 10.

Naturalmente, però, aspetto e maniera possono anche


tendere a contraddirsi a vicenda, come avviene nel caso
di un attore che, pur sembrando di condizione supe­
riore a quella del suo pubblico, agisce inaspettatamente
in maniera ugualitaria, confidenziale o di auto-giustifi­
cazione e nel caso di colui che, rivestito dei simboli
di un grado elevato, si presenta a un individuo in posi­
zione ancor piu elevata.
Oltre alla coerenza fra apparenz2 e maniera, ci
aspettiamo di trovare naturalmente anche una certa coe­
renza fra ambientazione, apparenza e maniera 11• Tale coe­
renza rappresenta un tipo ideale che ci stimola a prestare
attenzione e i nteresse alle eccezioni. Nel far ciò lo stu­
dioso è aiutato dai giornalisti, poiché le eccezioni alla
coerenza prevista fra ambientazione, apparenza e maniera
forniscono l'elemento piccante e fascinoso di molte car­
riere e sono la fonte dell'attrattiva esercitata da molti
articoli giornalistici. Ad esempio, un articolo del « New
Yorker )) su Roger Stevens ( l'agente immobiliare che
combinò la vendita dell'Empire State Building) rileva
con sorpresa il fatto che Stevens possegga una casa pic­
cola, un ufficio modesto e addirittura carta da lettere
non intestata 12•
Per poter esplorare in modo piu esauriente !l rap­
porto fra le diverse parti che formano la facciata di un
individuo, ci sarà utile adesso considerare una signifi­
cativa caratteristica delle informazioni che vengono tra­
smesse dalla facciata, vale a aire la loro astrattezza e

l7
generalità.
Per quanto una routine· possa essere unica e specia­
lizzata, la sua facciata - tenendo conto di certe ecce­
zioni - tenderà a convalidare fatti che possono esser
ugualmente sostenu ti ed asseriti a proposito di altre
routines abbastanza diverse. Ad esempio molti mestie­
ri offrono ai loro clienti una rappresentazione che è
tutta punteggiata da manifestazioni di pulizia, moder­
nità, competenza ed integrità. Mentre in effetti queste
caratteristiche astratte hanno un diverso significato per le
varie rappresentazioni professionali , Posservatore è indot­
to a dar rilievo alle somiglianze che esistono in astratto.
Questo costituisce un grande vantaggio per l 'osservatore,
anche se a volte può essere fuorviante. Anziché riservare
un modello di aspettative e di trattamento differenziati
per ogni attore e rappresentazione leggermente diversi,
egli può collocare la situazione entro una vasta catego­
ria intorno a cui gli risulta facile organizzare la sua
passata esperienza e un modo di pensare stereotipato.
Basta allora che gli osservatori conoscano un ristretto
e quindi agevole repertorio di facciate, e sappiano come
reagirvi , perché si possano orientare in una vasta gamma
di situazioni. Cosi a Londra il fatto che sia gli spazza­
camini 13 sia i commessi di profumeria indossino camici
bianchi, tende a far si che il cliente ritenga che i delicati
compiti affidati a queste persone saranno eseguiti se­
condo quello che è diventato il loro modo di fare standar­
dizzato, igienico e confidenziale.
Ci sono fondati motivi per ritenere che la tendenza
a presentare un gran numero di atti differenziati dietro
un ristretto numero di facciate, costituisca un naturale
sviluppo dell'organizzazione sociale. Radcliffe-Brown con­
ferma quest'ipotesi quando afferma che un sistema di
parentela « descrittivo » , che cioè assegni ogni persona
a un unico posto, può funzionare solo in una piccolis­
sima comunit�, ma che, aumentando il numero degli in­
dividui, la segmentazione del clan diventa necessaria
come strumento per fornire un sistema di identificazione
e trattamento meno complicati 14 • Possiamo trovare esem-
pi di questa tendenza in fabbriche, caserme ed altre
grandi organizzazioni sociali. Quanti si occupano della
loro amministrazione si trovano nella impossibilità di
provvedere mense, modi di pagamento, ferie e assistenza
sanitaria differenziate per ognuna delle categorie di status
della line e dello stalf dell'organizzazione, e, pur tuttavia,
sono consapevoli del fatto che persone di categorie
diverse non dovrebbero essere raggruppate e classificate
tutte assieme. A mo' di compromesso, l'intera gamma
delle diverse categorie viene spezzata in alcuni punti
cruciali , e tutti quelli che vengono a trovarsi in un de­
terminato raggruppamento possono o sono obbligati a
mantenere la stessa facciata sociale in determinate si­
tuazioni.
In aggiunta al fatto che differenti routines possono
servirsi della stessa facciata, è da tener presente che
questa tende a divenire istituzionalizzata e ad assumere
un significato e una stabilità che prescindono dai com­
piti specifici che in quel momento capita siano rappre­
sentati in suo nome . La facciata diventa « rappresenta­
zione collettiva » e realtà a sé stante.
Quando un attore assume un determinato ruolo so­
ciale, generalmente scopre che a questo è già stata asse­
gnata una particolare facciata . L 'attore può aver rive­
stito il ruolo per svolgere le funzioni da esso previste,
o semplicemente per desiderio di utilizzare la relativa
facciata, ma in ogni caso ben presto si accorgerà che
le due cose non possono essere fatte separatamente.
Inoltre, se un individuo assume un compito che non
solo è nuovo per lui, ma è anche senza precedenti in
quella data società, o se egli tenta di cambiare il punto
di vista da cui viene considerato il suo compito, molto
probabilmente troverà che già esistono ben definite fac­
ciate fra le quali fare una scelta. Perciò, quando a un
compito vien data una nuova 'facciata , raramente pos­
siamo affermare che questa sia di per sé originale.
Dato che di solito le facciate sono scelte e non
create, è probabile che sorgano difficoltà quando coloro
che svolgono un determinato compito sono obbligati a

39
scegliersene una adatta fra le molte disponibili e fra loro
diverse. Cosi, nelle organizzazioni militari si creano in
continuazione compiti nuovi che si pensa richiedano auto­
rità e capacità eccessive per poter essere svolti dietro la
facciata appartenente ad un certo livello del personale,
e d'altra parte implicano autorità e capacità troppo scarse
per poter essere svolti dietro la facciata tipica del gradino
gerarchico i!Jlmediata mente superiore. Poiché esistono
scatti piuttosto notevoli fra i diversi gradi , può darsi
infatti che l'incarico comporti un rango troppo elevato o
troppo basso.
Un'interessante illustrazione del dilemma in cui si
trova chi deve scegliere una facciata adatta fra le molte
disponibili che non sono del tutto appropriate, si può
trovare oggi nei complessi ospedalieri americani con rife­
rimento al compito dell 'anestesista 1 5 • In alcuni ospedali
sono ancora le infermiere quelle che somministrano l'ane­
stesia , dietro queJla facciata che si permette loro di avere
- a prescindere dai compiti svolti -, una facciata che
comporta una cerimoniosa sottomissione ai medici ed
una retribuzione pi uttosto bassa. Allo scopo di affermare
l'anestesiologia come autonoma specializzazione medica,
gli anestesisti hanno dovuto energicamente sostenere
l 'idea che somministrare l'anestesia è compito sufficien­
temente complesso ed importante da giustificare una
deferenza e una retribuzione pari a quelle che vengono
corrisposte ai medici : ·La·. differenza fra la facciata esi­
bita da un'infermkr:1 e quella esibita da un medico è
notevole : molte cose accettabili per l'infermiera sono
degradanti per i.1� .nedico. Alcuni sanitari ritengono che
il rango dell'infermiera non sia sufficiente per sommini­
strare l'anestesia e che d'altra parte il rango dei medici
sia persino eccessivo : se fra la posizione di medico e
quella di infermiera ne esistesse un'altra ufficialmente
riconosciuta , sarebbe forse possibile trovare una piu fa­
cile soluzione al JJmblema 16 • Analogamente, se nell'eser­
cito canadese esistesse un grado intermedio fra quello
di tenente e quello di capitano - due galloni e mezzo,
anziché due o tre - ai capitani del Corpo Odontoia-

.:IO
trico, fra cui molti di origini etniche modeste, sarebbe
forse stato attribuito un grado piu appropriato ( almeno
secondo gli altri ufficiali) di quello di capitano che
vien loro conferito.
Con questo non intendo sottolineare solo il caso di
un'organizzazione formale o di una società : anche l'indi­
viduo, nel caso in cui possieda una limitata gamma
di repertorio semantico, deve compiere delle scelte che
non sono sempre facili. Cosi nella comunità rurale stu­
diata dallo scrivente, la gente spesso puntualizzava la
visita di un amico offrendo un bicchierino di liquore,
del vino, qualche bibita fatta in casa, o anche una sem­
plice tazza di tè. Piu elevata era la posizione del visitatore
o il rango temporaneamente assegnatogli dal cerimoniale,
e piu era probabile che venisse offerto il liquore. Peraltro
un problema attinente a questo repertorio semantico con­
sisteva nel fatto che alcuni isolani non si potevano per­
mettere il lusso di tener in casa una bottiglia di liquore,
e cosi il vino finiva per esser la maggior espressione di
cortesia di cui potessero fare sfoggio. Forse una difficoltà
ancor piu comune era rappresentata dal fatto che certi
visitatori, dato il loro status permanente e quello tem­
poraneo assunto nella data occasione, occupavano un ran­
go superiore a quello consono ad una data bevanda, ma
non erano però all'altezza di quella immediatamente suc­
cessiva nella graduatoria. C'era spesso il pericolo che il
visitatore si sentisse vagamente offeso, o di contro, che
la riserva di liquidi costosi e peraltro limitati del padrone
di casa fosse usata a sproposito. Nei ceti medi americani
sorge lo stesso problema quando una padrona di casa deve
decidere se adoperare o meno l'argenteria « buona », o
se è piu appropriato indossare il miglior abito da pome­
riggio o il piu modesto dei vestiti da sera.
Ho indicato che la facciata sociale può essere divisa
in parti tradizionali quali l'ambientazione, l'apparenza, la
maniera e che - poiché differenti routines possono esser
presentate dietro una stessa facciata - può darsi che
non sia possibile trovare un perfetto adattamento fra il
carattere specifico di una rappresentazione e il modo

41
in cui essa appare dal punto di vista sociale. Questi
due fatti presi assieme permettono di osservare co­
me non solo gli elementi che compongono la facciata
di una particolare routine siano comuni ad un'intera
gamma di routines, ma anche come l 'intera gamma di rou­
tines nella quale è rinvenibile un dato elemento del
repertorio semantico differisca dalla gamma di routines
nella quale è rinvenibile un altro elemento facente parte
della medesima facciata sociale. Cosi, ad esempio, un
avvocato parlerà al proprio cliente in un'ambientazione
sociale usata soltanto per questo scopo ( o per studio),
ma gli abiti adatti per tali occasioni li potrà adoperare
con uguale appropriatezza anche per un pranzo con col­
leghi o per andare a teatro con la moglie; analogamente
le stampe appese alle pareti o il tappeto possono essere
usati anche in case private. Naturalmente in occasioni
che comportano una notevole dose di cerimoniale, l'am­
bientazione , la maniera, e l'apparenza possono essere
specifiche ed usate unicamente per rappresentazioni di un
solo tipo di routine, ma tale uso esclusivo del repertorio
semantico è piu un'eccezione che la regola.

Qualità teatrali della realizzazione.

Quando è in presenza di terzi, l'individuo puntua­


lizza tipicamente la propria attività con segni che ac­
centuino in modo teatrale fatti che altrimenti potreb­
bero passare inosservati o apparire oscuri. Infatti se
l'attività di un individuo deve avere un significato per
gli osservatori, è necessario che egli la svolga in modo
da esprimere durante l'interazione quanto desidera co­
municare ; anzi, non solo gli può venir richiesto di mo­
strare le sue pretese capacità durante l'interazione, ma
di darne prova nel giro di un secondo. Cosi un ar­
bitro di baseball, per poter dare l'impressione di esser
sicuro del proprio giudizio, deve rinunciare all'attimo di
riflessione che gliene darebbe la sicurezza : deve cioè
decidere immediatamt:nte cosi che il pubblico sia con-

42
vinto che egli è sicuro del fatto suo 1 7 •
Si può rilevare che nel caso di certi status, la resa
teatrale non costituisce alcun problema, poiché certi
atti che sono strumentalmente essenziali per il compi·
mento della funzione principale inerente ad un determi­
nato status, sono contemporaneamente molto adatti - dal
punto di vista della comunicazione - a trasmettere con
efficacia le qualità e gli attributi affermati da colui che
sta agendo. I ruoli dei pugili, dei chirurghi , dei violinisti
e dei poliziotti costituiscono altrettanti esempi di questo
fenomeno. Queste professioni permettono una tale mes­
sa in scena che i loro migliori esponenti - lo siano
essi nella realtà o solo nella finzione - diventano fa­
mosi e occupano un posto speciale nelle mitologie or­
ganizzate dei mass-media.
In molti casi, però , la resa teatrale del proprio lavoro
costituisce effettivamente un problema . Questa afferma­
zione può esser illustrata da uno studio compiuto in un
ospedale che mostra come il personale infermieristico
nel reparto di medicina interna, abbia problemi che
non si presentano a quello del reparto di chirurgia :

Ciò che un 'infermiera fa per il paziente nella fase post­


operatoria in un reparto di chirurgia, è spesso di importanza
accertabile anche da parte di pazienti che ignorano le pra­
tiche ospedaliere. Il paziente, ad esempio, vede l'infermiera
che gli , cambia le fasciature, rimette a posto gli apparecchi
ortopedici, e si rende conto che queste attività hanno tutte
uno scopo . Anche se l 'infermiera non può restargli vicino,
egli può ugualmente apprezzare gli scopi della sua attività.
Anche l'assistenza infermieristica nel reparto di medicina
interna richiede grande specializzazione. .. La diagnosi del
clinicò si deve basare su un'attenta osservazione di sintomi,
condotta per un certo periodo di tempo, mentre quella del
chirurgo generalmente si fonda su fenomeni visibili. La
mancanza di visibilità di molti sintomi crea problemi per
il clinico. Un paziente vedrà la sua infermiera fermarsi a
scambiare quattro parole con il malato del letto accanto:
eg�i non sa che essa sta osservando il respiro difficile, il
colore e l'aspetto della pelle, ma crede che essa stia solo li
a perdere tempo. E questa, purtroppo, è anche l'opinione

4.3
dei suoi familiari, i quali magari concludono che le infer­
miere non sono poi troppo in gamba. Se l'infermiera si trat­
tiene piu a lungo presso il letto del malato vicino, il pazien­
te si sente trascurato . . . Le infermiere sono accusate di « per­
der tempo » se non corrono in giro, impegn ate in attività
visibili, come quella di somministrare ipodermocli si I B .

Allo stesso modo, il proprietario di un esercizio com­


merciale può incontrare difficoltà a valorizzare ciò che
vien fatto per i clienti, poiché questi non possono « ve­
dere » le spese generali necessarie per la prestazione
che vien loro resa. Cosi gli impresari di pompe funebri
devono alzare molto i prezzi di quella parte del loro
servizio che è visibile, cioè la bara elevata a dignità
di sarcofago, poiché molti degli altri costi che sono ne­
cessari allo svolgimento di un funerale non possono
facilmente essere· visibili 19• Anche i commercianti deb­
bono alzare i prezzi di articoli che appaiono intrinse­
camente costosi per compensare l'investimento in cose
come le assicurazioni, i risparmi per i periodi di ma­
gra, ecc., che peraltro non attirano mai l'attenzione del
.cliente.
Il problema di valorizzare la propria attività è piu
complesso di quanto non sia il far soltanto figurare
costi che non appaiono. Il lavoro che deve essere svolto
da coloro che detengono certi status è spesso tanto po­
co adatto all'espressione del significato desiderato, che
il detentore , se vuole valorizzare il carattere del pro­
prio ruolo, deve dedicare buona parte delle proprie ener­
gie solo a questo fine. Quest'attività rivolta a scopi di
comunicazione richiederà spesso attributi diversi da quel­
li che si vuole valorizzare. Cosi, per arredare una casa
che appaia semplice e di buon gusto, il proprietario
dovrà frequentare vendite all'asta, mercanteggiare con
antiquari e setacciare ostinatamente tutti i negozi del
luogo per trovare carta da parati e tappezzerie adatte.
Analogamente, per una conversazione radiofonica che
risulti veramente improvvisata, spontanea e rilassata,
l'oratore dovrà comporre il suo testo con la massima

44
cura ed attenzione, soppesando ogni frase per adeguare
il contenuto, il linguaggio, il ritmo e la frequenza a quel­
li del parlare quotidiano 20• Cosi anche una modella di
« Vogue », con il suo modo di vestire, l'atteggiamento e

l'espressione del volto, è capace di esprimere u n colto


interessamento per il libro con cui sta posando, ma quan­
ti si danno la pena di esprimersi in modo cosi appro­
priato, hanno poi molto poco tempo da dedicare alla
lettura. Come dice Sartre : « L'allievo attento che vuoi
essere attento, l'occhio fisso sul maestro, le orecchie be­
ne aperte in ascolto, si esaurisce a tal punto rappresen­
tando la parte dell'attento, che finisce per non ascoltare
nulla » 2 1 • Ed è cosi che spesso gli individui finiscono
per trovarsi di fronte al dilemma : espressione o azione.
Coloro che hanno il tempo e le capacità per svolgere
bene un compito, proprio per questo possono non aver
il tempo e la capacità di render visibile il fatto che
lo stanno facendo. È da osservare che alcune organiz­
zazioni risolvono questo dilemma delegando ufficialmen­
te la funzione drammaturgica ad uno specialista che si
occuperà soltanto di esprimere il significato di un dato
compito, senza perder tempo a doverlo effettivamente
svolgere.
Se per un momento cambiamo il nostro schema di
riferimento, spostandoci dalla rappresentazione indivi­
duale agli individui che la rappresentano, possiamo consi­
derare u n fatto interessante a proposito del ciclo delle
differenti routines che qualsiasi gruppo o classe di in­
dividui contribuisce a svolgere. Quando esaminiamo u n
gruppo o u n a classe, vediamo infatti che i suoi membri
hanno la tendenza ad impegnare il proprio « io » prin­
cipalmente in certe routines, dando meno importanza
ad altre. Cosi un professionista può essere disposto ad
impersonare un ruolo di scarso rilievo quando è per
strada, i n un negozio o a casa sua , ma, trovandosi nel
gruppo sociale nel quale esibisce la propria competen­
za professionale, metterà molta cura nel presentarsi be­
ne. NelJ 'organizzare i) proprio comportamento per una
rappresentazione, egli si preoccuperà non tanto di tutto

45
il ciclo delle diverse roulines rappresentate, ma soltan­
to di quella da cui dipende la sua reputazione profes­
sionale. È perciò che alcuni scrittori . hanno preferito di­
stinguere i gruppi con abitudini aristocratiche (quale
che sia il loro status sociale) da quelli con il carattere
dei ceti medi. È stato detto che il costume aristocrati­
co è quello che nobilita e conferisce un 'espressione di
carattere, forza e rango elevato a tutte quelle attività
secondarie che esulano dalle incombenze « serie » di per­
tinenza delle altre classi sociali .

Quali sono le azioni prescritte al giovane nobiluomo per


mantenere la dignità del suo rango e 11er rendersi degno
di quella superiorità nei confronti dei suoi concittadini alla
quale i suoi antenati erano stati innalzati per virtu ? Si tratta
forse di conoscenza, industriosità, pazienza, abnegazione o
virtu? Poiché tutte le sue mosse e parole sono seguite con
attenzione, egli si abitua a controllare in ogni circostanza il suo
comportamento quotidiano e cerca di eseguire tutti i piu pic­
coli incarichi con la massima compitezza. Essendo consape­
vole di quanto sia osservato e di quanto l'umanità sia di­
sposta a favorire tutti i suoi desideri, egli agisce nelle piu
diverse circostanze con quella libertà e superiorità che un
tale pensiero naturalmente ispira. Il suo aspetto, le sue ma­
niere, il suo comportamento, tutto contribuisce a sottolinea­
re quell'elegante e piacevole senso della propria superiorità,
che quanti sono di condizioni sociali inferiori possono dif­
ficilmente raggiungere. Queste sono le arti con le quali si
propone di render l'umanità piu facilmente sottomettibile al­
la propria autorità e di padroneggiare le sue tendenze a
proprio piacimento : in ciò egli è raramente deluso. Queste
arti, unite al rango e alla posizione sociale, sono - in con­
dizioni ordinarie - sufficienti per governare il mondo 22•

Se tali virtuosi effettivamente esistessero, costi­


tuirebbero un gruppo adatto per lo studio delle tecni­
che attraverso le quali un'a ttività è trasformata in una
messa in scena.

46
l dealizzazione.

È stato detto in precedenza che la rappresentazione


di una routine presenta al pubblico, attraverso la pro­
pria facciata, delle pretese piuttosto astratte che con
ogni probabilità sono simili a quelle avanzate nel corso
della rappresentazione di altre routines. Ciò costituisce
uno dei modi in cui una rappresentazione è « socializ­
zata )) 1 plasmata e modificata per adattarla alla compren­
sione ed alle aspettative della società nella quale viene
presentata. Voglio ora prendere in considerazione un
altro importante aspetto di questo processo di socializ­
zazione, e cioè la tendenza che hanno gli attori a offrire
ai propri osservatori un'impressione che è idealizzata in
·

molti modi diversi.


La consapevolezza che una rappresentazione presen­
ti una visione idealizzata della situazione, è natural­
mente molto comune. A mo' d'esempio possiamo citare
l'opinione di Cooley :

Se non tentassimo mai · di mostrarci un poco migliori di


quello che effettivamente siamo, come potremmo migliorar­
ci o svilupparci interiormente traendo spunti dal mondo
esterno? Ed è lo · stesso impulso di mostrare al mondo un
aspetto migliore e piu idealizzato di noi stessi che trova
poi espressione organizzata nelle varie classi e professioni ,
ciascuna delle quali h a in certo modo, u n gergo ed un at­
teggiamento che ognuno dei suoi membri assume perlopiu
inconsciamente, ma che ha lo stesso effetto di un complotto
per far leva sulla credulità altrui. Esiste un linguaggio non
soltanto della teologia e della filantropia, ma anche della
giurisprudenza , della medicina , dell'insegnamento e perfino
della scienza - forse, in questo momento in particolare della
scienza, poiché tanto piu uno specifico merito è riconosciuto
ed ammirato, tanto piu è probabile che venga accethlto « al
buio )) dal profano 2·' .

Pertanto, quando l'individuo si presenta davanti a


terzi , la sua rappresentazione tenderà ad incorporare ed
esemplificare i valori sociali già accreditati, anche d i piu

-17
di quanto non compor t i l ' i ns ie me del suo co m po rta­
mento.
Per vedere fino a che punto una rappresentazione
sottolinei i valori ufficiali diffusi nella società entro cui
ha luogo, possiamo considerarla, nella tradizione di Durk­
heim e Radcliffe-Brown, come una cerimonia - come
un ringiovanimento espressivo ed una riaffermazione dei
valori morali della comunità. Inoltre, nella misura in
cui la deformazione espressiva delle rappresentazioni vie­
ne accettata come realtà, ciò che viene accettato come
realtà in un determinato momento avrà alcune delle
caratteristiche proprie di una cerimonia. Non trovarsi
nella stanza dove si svolge la festa, o star lontano dal
luogo dove il professionista riceve il cliente, significa
star lontano da dove la realtà è messa in atto. I l mon­
do, in effetti, è una cerimonia nuziale.
Una delle fonti piu ricche di dati relativi a rap­
presentazioni idealizzate è costituita dalla letteratura
sulla mobilità sociale. In quasi tutte le società sembra
esistere un sistema generalizzato di stratificazione, non­
ché un 'idealizzazione dei ranghi piu elevati ed una cer­
ta aspirazione da parte di chi si trova nei piu bassi ad
ascendere ai piu alti . (Bisogna rendersi conto che ciò
implica non soltanto il desiderio di un posto prestigioso,
ma anche di un posto vicino al centro dei valori comuni
consacrati dalla società). I n genere, la mobilità verticale
implica la messa in scena di rappresentazioni appropria­
te, e gli sforzi per salire e quelli per evitare di scendere
socialmente sono espressione di sacrifici fatti per il man­
tenimento della facciata. Una volta che è entrato in pos­
sesso dell'appropriato repertorio di simboli ed ha acqui­
stato una certa familiarità nel maneggiarlo, rindividuo
può adoperarlo per abbellire ed illustrare le proprie rap­
presentazioni quotidiane con uno stile sociale accettabile.
Forse l 'elemento piu importante del repertorio di
simboli connesso al sistema delle classi sociali, consiste
nei simboli di status attraverso i quali viene espressa la
ricchezza materiale. La società americana, sotto questo
aspetto, è simile ad altre, ma a quanto sembra, è con-

48
siderata come un esempio-limite di una struttura di
classe orientata verso la ricchezza, e questo perché forse
in America la facol tà di impiegare simboli di ricchezza
e le possibilità economiche per farlo sono cosi largamen­
te distribuite. La società indiana, invece, è stata citata
a volte non solo come una società in cui la mobilità è
possibile a livello di casta - e non di individui -, ma
anche come una società in cui le rappresentazioni hanno
la tendenza ad affermare valori non materiali . Recen­
temente uno studioso indiano ha affermato quanto segue:

Il sistema delle caste è lungi dall'essere un sistema rigido


nel quale la posizione di ogni componente è fissata per
sempre. Il movimento è sempre stato possibile, soprattutto
ai livelli medi della gerarchia. Una casta inferiore poteva,
nell'arco di una o due generazioni, ascendere ad una posi­
zione gerarchica superiore, diventando vegetariana o aste­
mia e adattando il ritualie e il pantheon sanscriti. Insomma,
poteva per quanto possibile assumere le usanze, i riti e le
credenze dei bramini e l'adozione di uno stile di vita bra­
minico da parte di una casta inferiore sembra sia stato fre­
quente, anche se teoricamente proibito...
La tendenza da parte delle caste inferiori ad imitare
quelle superiori, ha costituito un fattore importante nel­
la diffusione dei riti e dei costumi sanscriti e nel raggiungi­
mento di un certo livello di uniformità culturale, non sol­
tanto a tutti i livelli della scala castuale, ma anche in tutta
l'India 24•

Ovviamente, ci sono molti gruppi indu i cui mem­


bri si preoccupano molto di dare u n tocco di ric­
chezza, lusso e prestigio sociale alle proprie atti­
vità quotidiane e che attribuiscono tanto poco valore
alla purezza ascetica, da trascurarla completamente. In
ugual modo, ci sono sempre stati negli Stati Uniti grup­
pi influenti i cui membri ritengono che certi aspetti
di ogni rappresentazione debbano minimizzare l'espres­
sione della pura e semplice ricchezza allo scopo di fa­
vorire l'impressione che ciò che piu conta sono le ori-

49
gini sociali , la cultura o la dirittura morale di un in­
dividuo.
Forse per via dell'atteggiamento favorevole nei con­
fronti della mobilità sociale comune alle principali
società odierne, abbiamo la tendenza a supporre che
in una rappresentazione gli accenti espressivi tenda­
no necessariamente ad attribuire all'attore uno status
sociale piu elevato di quanto altrimenti gli verrebbe
accordato. Per esempio, non ci sorprende la seguente
descrizione della passata vita domestica in Scozia :

� certo che i proprietari terrieri di livello medio e le


loro famiglie conducevano in genere una vita ben piu fru­
gale di quella che mostravano quando avevano ospiti. In
quest i casi , infatti, si mettevano all'altezza delle grandi oc­
casioni, servendo pietanze che ricordavano i banchetti della
nobiltà medievale ; ma , fra un ricevimento e l'altro essi ,
come i loro antenati, stavano « a porte chiuse » - come si era
soliti dire -, conducevano cioè una vita assai modesta. Il se­
greto era ben custodito. Anche Edward Burt , con tutta la sua
conoscenza sugli highlanders, ebbe gran difficoltà a descrivere
i loro pasti quotidiani . Tutto ciò che poté affermare con
sicurezza fu che ogni volta che essi ospitavano un inglese
gli davano fin troppo da mangiare, e aggiungeva : « � stato
spesso detto che essi preferirebbero ridurre alla miseria i
loro affittuari piuttosto che darci un'impressione modesta
delle loro case. Comunque ho sentito dire da molte perso­
ne che hanno lavorato presso di loro . . . che, benché il pran­
zo fosse servito da cinque o sei servitori, spesso il pasto si
limitava a farina d'avena cucinata in vari modi, aringa affu·
micata o altri simil1i cibi economici e modesti » 25.

In realtà è certo che molti gruppi di persone •hanno


avuto svariate ragioni per esprimere sistematicamente
la modestia e per sminuire qualsiasi apparenza di ric­
chezza, talento, forza morale o rispetto di sé.
Le maniere da ignoranti, incapa'Ci, e buontemponi
che i negri del Sud degli Stati Uniti a volte si sentivano
obbligati a mostrare al cospetto dei bianchi, costituisco­
no un esempio di come una rappresentazione po�sa esal­
tare valori ideali che attribuiscono all'attore una posi-

50
zione inferiore a quella. con cui egli privatamente si
identifica . Ecco una versione moderna di questa ma­
scherata :

Al di sopra del livello dei lavori non specializzati, qua­


lora esista un'effettiva competizione per im pieghi abitual­
mente considerati « per bianchi », alcuni negri accetteranno
di loro spontanea volontà simboli di condizione sociale infe­
riore pur svolgendo mansioni di rango superiore. Ecco quin­
di che l'impiegato di uno spedizioniere assumerà il titolo
e la paga di un fattorino; una governante permetterà che
la si consideri domestica, ed un pedicure andrà nelle case dei
bianchi di notte, entrando dalla porta di servizio 26•

Le studentesse universitarie americane avevano l'abi­


tudine, e certamente l 'hanno tuttora, di sminuire la pro­
pria intelligenza, capacità e forza di carattere quando
erano alla presenza di giovanotti « papabili », dimostran­
do con ciò una forte disciplina psichica, nonostante
la loro internazionale reputazione di volubilità Il. Si di­
ce che esse permettano ai propri corteggiatori di spie­
gare tediosamente cose loro già note ; che nascondano
ai loro compagni meno capaci la propria abilità in ma­
tematica ; e che si lascino battere a ping-pong proprio
alla fine della partita. Inoltre, come racconta un'inter­
vistata,

una delle tecniche piu raffinate è quella di scrivere talvolta


in modo errato le parole lunghe. Il mio ragazzo sembra
proprio divertircisi e mi risponde : « Tesoro, non sai proprio
scrivere ! » 28•

Tutto questo serve a dimostrare la naturale supe­


riorità del maschio e ad affermare il ruolo piu debole
della donna.
In egual modo mi è stato detto dagli abitanti di
Shetland che i loro nonni si astenevano dal migliorare
l'aspetto delle loro abitazioni perché non volevano che
il proprietario interpretasse tali miglioramenti come un
segnale che poteva estorcere loro affitti piu elevati. Trae-

51
ce di questa abitudine si . possono ancora trovare nel­
l 'esibizione di povertà che talvolta viene inscenata di
fronte al funzionario addetto all'assistenza dell 'isola. Piu
importante comunque è il fatto che oggi molti isolani
hanno da tempo abbandonato l 'agricoltura di sussisten­
za, la faticosa vita caratterizzata da un lavoro senza tre­
gua, da poche comodità e da una dieta a base di pesce
e patate che tradizionalmente toccava loro in sorte, ma
spesso continuano a indossare nei locali pubblici i giub­
botti di pelle rovesciata e gli stivali di gomma che noto­
riamente sono il simbolo dci crofters. Essi si presentano
alla comunità come persone senza un secondo « volto » ,
fedeli alla condizione sociale dei propri conterranei, e
interpretano la loro parte con sincerità e calore, sfog­
giando il dialetto giusto e una grande disinvoltura. Tut­
tavia nell'intimità delle loro cucine questa fedeltà si
allenta e anch'essi si godono alcune delle comodità mo­
derne del ceto medio a cui hanno fatto l 'abitudine.
Naturalmente questa specie di idealizzazione negativa
era frequente anche negli Stati Uniti durante la depres­
sione, quando le condizioni di miseria di una famiglia
erano talvolta esagerate per ingannare gli assistenti so­
ciali, dando prova del fatto che, ovunque esista u n con­
trollo delle risorse economiche, è probabile che s1 veri­
fichino forme esibizionistiche di povertà.

Un'ispettrice della DPC '� ha riferito interessanti espe­


rienze a questo riguardo. Essa è i taliana, ma è di carnagione
chiara e bionda e decisamente non sembra i taliana. La sua
principale incombenza è quella di investigare sul conto di
famiglie italiane assistite dalla FERA. Il fatto che essa non
sembri italiana le permette di sorprendere conversazioni in
italiano che dimostrano l 'atteggiamento degli assistiti verso
l 'ufficio di assistenza. Ad esempio, stando seduta nel tinello
con una donna le capita di sentire questa invitare il figlio a
venire a salutare l 'assistente sociale, non prima però di
essersi infilato il paio di scarpe piu malandato. O magari

* Questa e la seguente sono sigle di agenzie assistenziali che

furono istituite durante la depressione [ N.d.T. ].

52
sente il padre o la madre' dire a qualcuno nelle retrostanze
di riporre i l vino o i cibi prima dell'arrivo dell'ispettrice 29•

Un ulteriore esempio può esser ricavato da un recen­


te studio sui rigattieri, nel quale vengono forniti dati
sul genere d 'impressione che essi ritengono di dover
dare :

... I l robivecchio ambulante ha tutto l'interesse ad


essere in condizione di nascondere al grosso pubblico i l
valore reale della sua merce . Egli vuole mantenere il mito
che la « roba vecchia » non ha alcun valore e che gli indi­
vidui che la raccolgono sono dei disgraziati di cui bisogna
aver compassione 30.

Queste impressioni hanno un aspetto idealizzato poi­


ché, per aver successo, l 'attore deve poter offrire quel
genere di messa in scena che si adegua agli stereotipi
della piu squallida miseria posseduti dagli osservatori.
Come ulteriore illustrazione di tali routines idealiz­
zate non ce n'è forse alcuna che abbia tanto fascino so­
ciologico quanto le rappresentazioni inscenate dagli ac­
çattoni. Nel mondo occidentale, tuttavia, a partire dagli
inizi di questo secolo, gli spettacoli messi in scena dagli
accattoni sembrano aver perso mordente. Oggi sentiamo
parlar meno del trucco della « famiglia pulita », cioè
della famiglia che, pur essendo in stracci , ha un aspetto
estremamente lindo, con i visi dei bambini lucenti per
una passata di sapone, tirata a lustro con un panno mor­
bido. Né assistiamo piu a quella commedia in cui un
uomo seminudo soffoca per una misera crosta di pane,
che egli sembra troppo debole per poter inghiottire ; né
a quella scena in cui un uomo in stracci scaccia un pas­
serotto da un pezzo 'di pane che egli poi raccoglie, pu­
lisce lentamente sulla manica della giacca e, apparente­
mente dimentico della gente che gli si è intanto raduna­
ta d'intorno, cerca di mangiare. È anche diventato raro
il « povero vergognoso » che implora timidamente con
gli occhi ciò che la sua delicata sensibilità sembra im­
pedirgli di chiedere. Incidentalmente, le rappresentazio-

53
ni inscenate dai mendicanti sono state chiamate con vari
nomi -- inghippi, bidoni , sotterfugi , rackets, raggiri ,
buffonate - arricchendo il nos tro vocabolario di termi­
ni che descrivono benissimo certe rappresentazioni del
mondo d'oggi , forse piu legali, ma certamente meno
artistiche 31 •
Se durante una rappresentazione un individuo deve
esprimere norme ideali, sarà obbligato ad as tenersi dal
compiere un'azione che risulti incongruente con quelle
norme, quanto meno apertamente. Quando un compor·
tamento inappropriato di questo tipo offre peraltro qual­
che vantaggio - come spesso accade - ci si accorge
spesso che in privato -ognuno vi si abbandona : in tal
modo l'individuo salva le apparenze e fa il comodo suo .
Ad esempio, negli Stati Uniti vediamo che bambini di
otto anni dichiarano di non provare interesse per i pro­
grammi televisivi dedicati ai bambini di cinque o sei
anni, ma che tuttavia li gJ.Jardano talvolta di nascosto 32•
In ugual modo, le donne di casa del ceto medio adope­
rano, di nascosto e furtivamente, surrogati di caffè, di
gelati e di burro : cosf facendo esse risparmiano denaro,
fatica e tempo, pur continuando a dar l'impressione di
servir cibi di qualità 33• Le stesse padrone di casa lasce­
ranno sul tavolo del salotto il « Saturday Evening Post » ,
ma nasconderanno in camera la copia di << True Roman­
ce » ( « Dev'esser qualcosa che la donna delle pulizie ha
dimenticato in giro ») 34• È stato scritto che un com­
portamento analogo, che potremmo chiamare di « _con­
sumo nascosto », si può riscontrare fra gli indu.

Trovandosi in pubblico si uniformano a tutte le loro


usanze, ma non sono altrettanto scrupolosi in privato 35•
Sono stato informato da fonti attendibili che certi bra­
mini sono andati segretamente, a piccoli gruppi, in case di
Sudra di cui si potevano fidare, per consumare senza scru­
poli carne e liquori 36.
Il consumo segreto di bevande inebrianti è ancor piu
comune di quello di cibi proibiti , poiché è piu facile na­
sconderle. Tuttavia è impensabile incontrare in pubblico un
bramino ubriaco .t7•

54
Si può aggiungere che recentemente i rapporti Kinsey
hanno dato nuovo impulso allo studio ed all'analisi dei
consumi nascosti 38•
È importante rilevare che, quando un individuo dà
luogo ad una rappresentazione, egli in genere nasconde
qualcosa di piu dei piaceri sconvenienti o dei ·propri sfor­
zi di far economia . Ecco alcune altre cose che costitui­
scono oggetto di occultamento.
In primo luogo, oltre ai piaceri segreti ed alle eco­
nomie, l'attore può esser impegnato in una attività lucra­
riva che resta nascosta al suo pubblico e che è incom­
patibile con l 'impressione che spera di dare della sua
attività. Il caso tipico e quasi umoristicamente evidente
è quello del negozio di tabaccaio che funziona anche da
botteghino per le scommesse sulle corse di cavalli ; ma
qualcosa dello spirito di queste istituzioni si può trovare
anche in altri posti. Un sorprendente numero di lavora­
tori sembra giustificare a se stesso il proprio lavoro con
gli utensili che riesce a rubare o le derrate alimentari che
può rivendere, oppure con i viaggi che può fare a spese
della ditta, il materiale pubblicitario che può distribuire,
o anche con i contatti che riesce ad allacciare e sfruttare
vantaggiosamente 39• In tutti questi casi, posto di lavoro
ed attività ufficiale diventano una specie di guscio che
nasconde la vera attività dell'attore.
In secondo luogo vediamo che sbagli ed errori spes­
so vengono corretti prima che abbia luogo la rappresen­
tazione, mentre. i segni che potrebbero svelare gli errori
che sono stati fatti e poi corretti, vengono essi stessi oc­
cultati : in tal modo vien mantenuta quell'impressione
d'infallibilità che è cos.i importante in tante rappresen­
tazioni. È famoso il detto che i medici seppelliscono i
propri errori. Un altro esempio è offerto da un recente
saggio sull'interazione sociale in tre uffici governativi, il
quale mette in luce come i funzionari non gradiscano
dettare i loro rapporti a una stenografa, in quanto pre­
feriscono poter riguardare le loro relazioni e correggerne
gli errori prima che la stenografa e naturalmente i supe­
riori abbiano modo di vederle 40•
In terzo luogo, in quelle interazioni in cui un indi­
viduo presenta un prodotto ad altri, egli avrà la ten­
denza a presentare soltanto l 'opera finita, e il pubblico
sarà indotto a giudicare il presentatore sulla base di
qualcosa di completo, rifinito e ben presentato. In al­
cuni casi, si cercherà di nascondere il fatto che l 'oggetto
è costato pochissimo lavoro ; in altri, resteranno nascoste
le lunghe e tediose ore di lavoro solitario che sono state
necessarie. A mo' di esempio possiamo paragonare con
profitto lo stile disinvolto e sereno proprio di certi saggi
eruditi con le ore di lavoro febbrile che l 'autore ha ma­
gari impiegato per completare tempestivamente l'indice,
o con i bisticci avuti con l'editore per fargli aumentare la
dimensione dell'iniziale del cognome sulla copertina del
libro.
Una quarta dissonanza fra le apparenze e la realtà
globale è la seguente : molte rappresentazioni non po­
trebbero aver luogo se prima non fossero stati eseguiti
dei lavori fisicamente poco puliti, semi-illegali, crudeli e
in qualche modo qegradanti; eppure questi aspetti im­
barazzanti vengono espressi raramente durante una rap­
presentazione. Come dice Hughes, cerchiamo di nascon­
dere al nostro pubblico ogni traccia di « lavoro " spor­
co , )> , sia che lo facciamo personalmente sia che lo affi­
diamo a un domestico, all'impersonalità del mercato,
a uno specialista autorizzato oppure a uno illegittimo.
Strettamente collegata al concetto di « lavoro " spor­
co , » è anche una quinta incongruenza fra apparenza
ed attività reale. Se l'attività di un individuo deve in­
carnare con successo standard ideali diversi, è proba­
bile che alcuni di questi vengano sostenuti in pubblico,
grazie al sacrificio compiuto in privato di alcuni degli
altri. Spesso, naturalmente, l'attore sacrificherà quegli
standard la cui violazione può essere occultabile, allo
scopo di mantenere quelli il cui mancato rispetto ri­
sulterebbe subito evidente. Cosi, in periodi di raziona­
mento, se un ristorante, una pizzicheria o una macelleria
devono continuare a far sfoggio della loro usuale varie­
tà di prodotti per mantenere la stima dei clienti , il ricor-
rere di nascosto al « mercato nero » potrà costltutre
una soluzione. Analogamente, se un'attività viene giudi­
cata sulla base della rapidità e qualità del servizio, è
probabile che per prima cosa verrà a mancare quest'ul­
tima, poiché una qualità scadente può esser occultata, ma
non cosi un servizio troppo lento. Allo stesso modo, se
i sorveglianti di una clinica per malattie mentali devo­
no mantenere l'ordine senza picchiare i degenti - ed è
difficile rispettare questa combinazione di norme - può
darsi che il paziente turbolento venga « imbavagliato »
,
con un asciugamano bagnato e ridotto all impotenza in
maniera da non lasciare tracce visibili di maltrattamen­
ti 4 1 • Si può simulare l'assenza di maltrattamenti, ma non
la disciplina:

Le istruzioni , i regolamenti e gli ordini che vengono in


genere rispettati , sono quelli per cui è facile rilevare se
sono stati osservati o meno , come ad esempio, le regole
che si riferiscono alla pulizia del reparto, al chiudere a
chiave le porte , all'uso di bevande alcooliche durante il
,
servizio, all uso di mezzi di coercizione, ecc 4F.
. . .

Sarebbe un errore mostrarsi troppo cinici a questo


proposito. Spesso vediamo che per poter realizzare i fini
principali di un'organizzazione, è necessario trascurare
momentaneamente altri ideali, pur mantenendo l'impres­
sione che essi sono pur sempre rispettati. In questi casi
il sacrificio di altre norme non vien fatto per permettere
l'affermazione degli ideali piu facilmente controllabili ,
ma di quelli legittimamente piu importanti. Un saggio
sulla burocrazia della marina da guerra ce ne dà un
esempio :

Questa caratteristica [ la segretezza imposta dal grup­


po] non è assolutamente dovuta soltanto al fatto che i
componenti temano l'emergere di elementi negativi . Mentre
questo timore di esporre «" l'aspetto vero delle cose )) gioca
sempre un certo ruolo in qualsiasi burocrazia, è ad uno de­
gli aspetti della struttura informale in sé che bisogna dare
maggiore importanza. Infatti ,q uesta strut tura svolge l'im-

57
portante funzione di permettere di aggirare le regole uffi­
cialmente prescritte e i metodi procedurali. Nessuna orga­
nizzazione se la sente, però, di pubblicizzare quei metodi
(con i quali, è bene ricordarlo, certi problemi vengon peral­
tro risol ti ) che sono contrari a quanto prescritto ufficialmen­
te (e, in questo caso, le prescrizioni sono particolarmente
fort i in quanto tendono a salvaguardare le tradizioni del
gruppo ) 43•

Infine vediamo spesso gli attori dare l'impressione


di aver avuto motivi ideali per procurarsi il ruolo che
stanno rappresentando, di aver tuttora le qualità ideali
per svolgerlo , di non aver dovuto sopportare alcuna of­
fesa, insulto, umiliazione né di aver dovuto lavorare
« sotto banco » per ottenere quel particolare ruolo . (Men­

tre questa generale impressione di sacra compatibilità


fra l'uomo e il suo lavoro è forse piu spesso incorag­
giata dai membri delle professioni di maggior importan­
za , un elemento simile lo si trova anche in quelle mi­
nori ) . Per sottolineare queste impressioni ideali esiste
una specie di « retorica delraddestramento » per mezzo
della quale sindacati, università, associazioni commer­
ciali ed altri gruppi riconosciuti, richiedono per i propri
neofiti un periodo di addestramento dal valore quasi
mistico, in parte per facilitare la conservazione del mo­
nopolio sull 'attività, ma in parte per dare l 'impressione
che l'individuo, una volta diplomato, è qualcuno che
è stato formato ex novo dalla sua esperienza di studio
ed è perciò diverso dal resto dell'umanità .
Cosi, uno studente scrive che i farmacisti ritengono
il periodo di quattro anni di università, richiesto per
ottenere la licenza, « positivo » per la professione, ma
alcuni ammettono che tre mesi di istruzione sarebbero
piu che sufficienti 44 • Si può aggiungere che, durante la
seconda guerra mondiale, l 'esercito americano conside­
rava tranquillamente solo da un punto di vista strumen­
tale professioni come quella di farmacista e di orologiaio,
addestrando efficienti professionisti in un periodo di cin­
que o sei settimane con grande scandalo dei membri uf­
ficiali di queste professioni . Analogamente vediamo che

58
i membri del clero danno l 'impressione di aver intra­
preso la vita ecclesiastica perché chiamati da una voca­
zione : in America , cercando di nascondere il loro interes­
se ad un 'ascesa sociale ; in Gran Bretagna , cercando in­
vece di non dare a vedere il loro desiderio di non scen­
dere troppo in basso. Ed ancora, questi stessi ecclesia­
stici cercano di dar l 'impressione di aver scelto l 'attuale
loro congregazione per ciò che essa può offrir loro spiri­
tualmente e non, come spesso invece accade, perché l 'as­
semblea degli anziani ha offerto loro una bella casa o il
completo rimborso delle spese di trasloco.
E ancora : le scuole mediche americane hanno la te n·
denza a reclutare i propri studenti, almeno in parte, sul­
la base delle loro origini etniche, e certamente i pa­
;lienti tengono conto di questo fattore nella scelta di un
medico ; nell 'effettiva interazione fra medico e paziente
è comunque ammesso che si sviluppi l 'impressione che
il dot tore è medico sol tanto perché ha speciali atti tudini
ed un addestramento particolare. Allo stesso modo al­
cuni dirigenti diffondono l'impressicme di essere compe­
tenti e in pieno controJlo della situa7.ione. mascherando
a sé e al prossimo il fa t to che, in parte, essi occupano
quel posto perc hé ha n no l 'aspetto di dirigenti e non
perché siano i n !=!rado di a�i re come tali :

Pochi funzionari si accorgono dell'importanza crit ica che


il loro aspetto fisico può avere agli occhi di un datore di
lavoro. L'esperta di collocamento, Ann Hoff. osserva che i
datori di lavoro sembrano cercare oggi il tipo ideale « alla
Hollywood )), Una società ha respinto un candidato perché
aveva « denti troppo quadrati » ed altri sono stati squali­
ficati per aver orecchie a sventola, o perché avevano bevuto
e fumato troppo durante l 'intervista. Anche requis i ti di raz­
za e religione sono spesso oggetto di espliciti patteggiamenti
da parte dei datori di lavoro 4�.

Alcuni attori possono anche tentare di dar l 'impres­


sione che la loro sicurezza ed abilità sia qualcosa che
hanno sempre posseduto e che non hanno mai dovuto
imparare con �rande fa tica. In tutto questo l 'attore può
ricevere un tacito appoggio dall'istituzione en tro la quale
agisce. Cosf molte scuole ed altre istituzioni annunciano
rigidi requisiti ed esami di ammissione, ma di fatto re­
spingono ben pochi candidat i . Ad esempio, un ospedale
psichiatrico può richiedere ai candidati al posto di sor­
vegliante di sottoporsi a un test di Rorschach e ad una
lunga intervista, ma in pratica assumerà chiunque si
presenti 46•
È interessante rilevare che, quando l 'importar:tza del­
le qualifiche non ufficiali diventa uno scandalo o una
istanza politica, alcuni individui che ne sono notoria­
mente sprovveduti vengono magari ammessi con grande
clamore pubblicitario e destinati a ruoli molto visibili a
dimostrazione del fatto che le cose vengono fatte corret­
tamente : è cosi che si crea un'impressione di legit­
timità �.
Ho accennato al fatto che un attore ha la tendenza
a nascondere o sminuite quelle attività, fatti e motivi
che sono incompatibili con una versione idealizzata di
se stesso e dei suoi prodotti. Si deve aggiungere che u n
attore genera sovente nei suoi ascoltatori l a convinzione
che egli è legato a loro da un rapporto che è piu ideale
di quanto non lo sia effettivamente. Due esempi di va­
lore generalizzato fanno al caso nostro.
lnnanzitutto gli individui spesso incoraggiano l'im­
pressione che la routine che stanno rappresentando al
momento sia l'unica da essi rappresentata o almeno la
piu importante. Come già detto, il pubblico a sua volta
spesso ritiene che il personaggio che viene loro mo­
strato esaurisca tutto ciò che esiste dell'individuo che lo
sta impersonando. Com'è detto nel ben noto passo di
William james :

... in pratica possiamo dire che egli ha tanti diversi « io


sociali » quanti sono i gruppi di persone della cui opinione
egli si preoccupa. Generalmente egli mostra un diverso aspet­
to di sé ad ognuno di questi gruppi diversi . Molti giovani che
sono abbastanza riservati davanti a genitori o insegnanti,
bestemmiano come turchi e fanno i duri con gli amici . Non

60
ci mostriamo ai nostri figli come agli amici del circolo, ai
nostri clienti come ai nostri dipendenti, ai nostri padroni
e datori di lavoro come agli amici i n t i mi 48 .

Quale effetto e al tempo stesso causa principale di


questo genere d'impegno nei confronti della parte rap­
presentata in un determinato momento, vediamo che si
verifica una « segregazione del pubblico » . Per mezzo di
questa l'individuo si assicura che çoloro davanti ai quali
egli rappresenta una delle sue parti, non saranno gli stessi
davanti ai quali egli rappresenterà un 'altra parte in un am­
bito diverso. Tratteremo in altra sede della segregazio­
ne del pubblico come accorgimento per proteggere le
impressioni desiderate. Solamente, vorrei far notare sin
d 'ora che anche se gli attori tentassero di distruggere
questa segregazione e l'inganno che ne deriva, spesso il
pubblico impedirebbe loro di farlo. Il pubblico infatti si
accorge che c 'è gran risparmio di tempo ed energia emo­
tiva nel trattare l 'attore per quello che appare, come
se, cioè, l 'attore fosse solamente e veramente ciò che
l'uniforme del momento lo fa sembrare 49 •
La vita urbana diventerebbe insopportabile per mol­
ti se ogni contatto fra due esseri comportasse un dover
condividere fatiche, preoccupazioni e segreti. Cosi se un
uomo vuoi consumare un pasto tranquillo può preferire
di esser servito da una cameriera anziché dalla moglie .
In secondo luogo, gli attori tendono a comunicare
l 'impressione che la rappresentazione in corso della loro
routine ed il loro rapporto con l 'attuale pubblico hanno
qualcosa di unico e speciale. Il carattere abitudinario
della rappresentazione viene sminuito ( l'attore stesso è
spesso inconsapevole di quanto sia in realtà frutto di
abitudine la sua azione) , mentre vengono accentuati gli
aspetti spontanei della si tuazione. Il caso del medico ci
offre un esempio ovvio. Come è !itato scritto :

... egli deve far finta di ricordarsi tutto. Il paziente, co­


sciente delt'i mportanza unica dei fatti che si svolgono dentro
di lui , ricorda ogni cosa e nella gioia di raccontare al medico
si abbandona a una �< rievocazione completa ». Il paziente

61
non può capacitarsi che ancht! il medico non ricordi cJ i l
suo amor prop rio vien profondamente ft!rito se questi gli
fa capire che egli non ha perfettamente in mente che tipo
di pastiglie ha prescritto durante la visita precedente, quan­
te bisognava prenderne ed a che ora �'1 •

Analoga men te, come riferisce un recente studio su


alcuni medici di Chicago , un medico generico presenta
uno specialista ad un paziente come il migliore nel suo
campo, mentre in effetti lo specialista può esser stato
scelto in parte per legami professionali , o per un accor­
do sulla divisione dell'onorario, o per qualche altro
quid pro quo ben definito fra i due medici s • . Nella no­
stra vita commerciale questa caratteristica di certe rap­
presentazioni è stata sfruttata e diffamata con i l nome
di « servizio personalizzato » ; in altri casi scherziamo
sul « viso di circostanza » o sulla pacca sulla spalla ( spes­
so trascurando di accennare che, quali attori nel ruolo di
clienti , anche noi cerchiamo con tatto di riprodurre que­
st'effetto « personalizzante », volendo dar l 'impressione
di non aver guardato a cos 'al tro offriva il mercato prima
di chiedere una data prestazione né di aver pensato di
poterla trovare altrove ) . Forse è il . nostro senso di colpa
che ha indirizzato la nostra attenzione verso queste aree
di grossolana « pseudo-Gemeinscha/1 » poiché non esiste
quasi rappresentazione , in qualsiasi campo della vita, che
non faccia affidamento sul tocco personale per esagerare
l'unicità del rapporto intercorrente fra attore e pubbli­
co. Ad esempio, rimaniamo leggermente delusi quando
sentiamo un caro amico, i cui gesti spontanei e calorosi
credevamo fossero nostra esclusiva proprietà, parlare con
tono di intimità con qualche suo altro amico ( particolar­
mente se non lo conosciamo) . Un libro americano di ga­
lateo dell' '800 fa esplicito riferimento a questo argo­
mento :

Se avete fatto un complimento ad una persona o se gli


avete usato particolari rigua rd i , non dovrete avere la stes­
sa condotta con nessun altro in sua presenza . Ad esempio,
se un signore viene a casa a trovarvi e gli dite con calorosa

62
simpatia che siete <c felice· di vederlo •> egli ne sarà contento
e forse vi ringrazierà ; ma se egli vi sente ripetere la stessa
cosa a venti altre persone, non solo capirà che la vostra cor­
tesia non aveva alcun valore, ma proverà anche del risen­
timento per esser stato ingannato 52•

Conservazione del controllo dell'espressione.

Abbiamo detto che l'at tore può contare sul fa tto che
il pubblico accetti indicazioni di secondaria importanza
come una prova dell'importanza della sua rappresen­
tazione : questo fatto, di per sé di grande utilità, com-.
porta però un inconveniente. In virtu della medesima
tendenza a recepire quelle indicazioni , il pubblico può
fraintendere il significato che un 'indicazione avrebbe do­
vuto esprimere, o può scorgere un significato imbaraz­
zante in ges ti o avvenimenti acciden tali , inavvertiti o
fortuiti ai quali l'attore non intendeva dare alcun si­
gnificato.
A causa di questo cara ttere ambiguo della comunica­
zione , gli attori tentano di eserci tare una specie di re­
sponsabilità che la figura della sineddoche ci aiuta a com­
prendere, assicurandosi cioè che durante la rappresenta­
zione il maggior numero possibile di fat ti secondari ( per
quanto irrilevanti questi possano essere da un punto
di vista strumentale) abbia luogo in modo da non comu­
nicare alcuna impressione, o almeno un 'impressione che
sia compatibile e coerente con la definizione della situa­
zione in corso . Quando sappiamo che il pubblico è in
cuor suo scettico circa la realtà che gli vogliamo presen­
tare, ci accorgiamo subito della sua tendenza a interpre­
tare imperfezioni marginali come segno della falsità del­
l' intera messa in scena, ma come studiosi della vita so­
ciale siamo meno pronti nel renderei conto che anche
la fiducia di un pubblico comprensivo può essere mo­
mentaneamente turbata, scandalizzata ed indebolita nel­
lo scoprire trascurabili dissonanze nelle impressioni pre­
sentate. Alcuni di questi incidenti minori e di ques ti

63
« gesti involontari » sono di natura tale da dare un 'im­
pressione che contraddice quella voluta dall 'attore, tan­
to che il pubblico non può fare a meno di esser di­
stratto da un'adeguata concentrazione nell 'interazione ,
anche se, in ultima analisi, capisce che l'avvenimento
di disturbo è in effetti senza importanza e dovrebbe
esser completamente trascurato. Il punto cruciale non
consiste tanto nel fatto che la fugace definizione della
situazione causata da un gesto involontario sia di per
sé riprovevole, quanto piuttosto nel fatto che essa è
diversa . da quella ufficialmente proiettata. Questa diffe­
renza causa una notevole ed imbarazzante discrepanza
fra la realtà e la sua proiezione ufficiale, poiché è ca­
ratteristica essenziale di quest'ultima il fatto di esser
l'unica possibile nella circostanza specifica. Forse, allo­
ra , ·non dovremmo analizzare le rappresentazioni in ter­
mini di standard meccanici, quasi che questi permetta­
no ad un largo margine di compensare una piccola per­
dita, o ad un grande peso di bilanciarne uno piu pic­
colo. Un'immagine artistica sarebbe piu appropriata, poi­
ché ci prepara al fatto che una sola nota stonata può
distruggere l'armonia di tutta una rappresentazione.
Nella nostra società certi gesti involontari avvengono
in una cosi vasta varietà di · rappresentazioni e comunica­
no impressioni generalmente tanto incompatibili con
quelle presentate che questi avvenimenti inopportuni
hanno acquistato uno status simbolico collettivo : possia­
mo citarne approssimativamente tre gruppi. Anzitutto
un attore può accidentalmente comunicare incapacità,
scorrettezza, o insolenza perdendo momentaneamente
il controllo dei propri muscoli. Può inciampare, ruzzo­
lare, cascare ; ruttare, sbadigliare, fare una « papera » ,
grattarsi o aver flatulenze; può anche accidentalmente
urtare contro un altro partecipante. In secondo luogo,
l'attore può agire in modo da dare l'impressione di es­
sere troppo o troppo poco interessato all'interazione,
balbettando, dimenticando la sua parte, apparendo ner­
voso, colpevole o imbarazzato, abbandonandosi a risate
fuori luogo, a rabbia o ad altre esibizioni che momen-
taneamente gl 'impediscono l 'in terazione, facendolo sem­
brare troppo o troppo poco coinvolto ed interessato.
Infine, l 'attore può metter in scena rappresentazioni che
risentono di una regia inadeguata. L'ambientazione può
esser disordinata, o può esser stata preparata per una
rappresentazione diversa, o può alterarsi durante l'azio­
ne ; fatti imprevisti possono far calcolare male la sin­
cronia dei tempi in cui l'attore deve arrivare o partire,
o causare pause imbarazzanti durante l 'interazione 53•
Le varie rappresentazioni, naturalmente, richiedono
un grado diverso di accuratezza espressiva : nel caso di
culture diverse dalla nostra, siamo in grado di apprezza­
re un notevole grado di coerenza espressiva. Le rappre­
sentazioni alle quali, in Cina, i figli danno luogo tro­
vandosi in presenza dei genitori sono cosf descritte da
Granet :

I loro bei vestiti sono già di per sé un riguardo ; le loro


buone maniere saranno considerate un segno di rispetto. I n
presenza dei genitori la solennità è d i prammatica: bisogna
perciò badare a non ruttare, starnutire, tossire, sbadigliare,
soffiarsi il naso o sputare. Qualsiasi tipo di espettorazione
rischierebbe di profanare la sacralità della figura paterna.
Sarebbe un delitto far scorgere la fodera dei propri abiti .
Per mostrare al padre che lo si riconosce come capo, biso­
gnerebbe sempre star in piedi in sua presenza, gli occhi at­
tenti, la persona eretta senza mai appoggiarsi, chinarsi, o
star ritti su di un piede solo. È cosf che, con la voce bas­
sa e rispettosa che si addice ad un sottoposto, si viene alla
sera ed al mattino a render omaggio : dopodiché si aspet­
tano gli ordini 54•

Anche nella nos tra cultura, in certe occasioni che ri­


guardano personaggi importanti impegnati in azioni alta­
mente simboliche, è richiesta una certa coer�nza. Sir
Frederick Ponsonby , già regio scudiero alla corte d'In­
ghilterra, scrive :

Quando prestavo serv izio a corte mi colpiva sempre l 'i n­


congru i t à della musica esegu ita dalla banda e mi proposi di
fare il possibile per porvi rimedio. La maggior parte del

65
personale, non avendo alcun orecchio musicale, voleva me­
lodie popolari... lo invece sostenevo che queste musiche
popolari togliev!lno qualsiasi dignità alle cerimonie. Spesso
per una signora era un grande avvenimento esser presentata
a corte, ma se mentre passava davanti al re e alla regina
la banda suonava His nose was redder t han il was *, tutto
l'effetto veniva sciupato. Quel che ci voleva , a mio avviso,
erano minuetti , arie antiche o musica operistica che avesse
un che di « misterioso � 5�.
Mi occupai anche della musica che veniva eseguita dalla
banda della guardia d'onore durante le cerimonie di inve­
sti tura e ne scrissi al capitano Rogan, suo direttore. Ciò che
non approvavo era il vedere eminenti personaggi ricevere
l'investitura mentre la banda, fuori , suonava rid icole musi­
chette o anche vedere il segretario di Stato leggere solen­
nemente l'atto eroico compiuto da un individuo che stava
per esser decorato con l'Albert Medal, mentre la banda suo­
nava un two-step che defraudava la cerimonia di qualsiasi
decoro. Proposi di far eseguire musica operistica di tipo
drammatico ed egli fu pienamente d'accordo 56•

Analogamente, nel ceto medio americano, in occasio­


ne di qualche funerale, il conducente del carro fune·
bre, decorosamente vestito di nero, può - durante la
cerimonia - ritirarsi discretamente ai margini del cimi­
tero e fumarsi una sigaretta, ma è probabile che scan­
dalizzi e urti i familiari addolorati se per caso butta la
cicca in un cespuglio facendole fare un bell'arco, anzi­
ché farla cascare in terra senza che nessuno se ne ac­
corga 5 7 •
Oltre a renderei conto della coerenza richiesta in
circostanze, per cosi dire, (( sacre » , siamo anche ben
consapevoli che nel caso di conflitti (( profani �> so­
-

prattutto se ad alto livello - ciascun protagonista deve


attentamente badare al proprio comportamento per non
offrire all'avversario punti vulnerabili suscettibili di cri­
tica. Cosi, Dale, parlando dell'iter di formazione profes­
sionale dei funzionari statali, dice :

* Letteralmente : Il suo naso era piu rosso di quanto sem­


brava. [ N . d.T. ] .

66
Un'attenzione ancor piu scrupolosa [ di quella accordata
alle dichiarazioni ] viene data alla stesura delle lettere uffi­
ciali : infatti un'affermazione i nesatta o una frase i nfelice nel
testo di una lettera dal contenuto del tutto innocuo e irrile­
vante, posson metter l'intero ministero a soqquadro se ca­
pi tano sotto gli occhi di uno di quei tanti per cui il piu
trascurabile errore commesso in un ministero costituisce un
prelibato bocconcino da buttare in pasto al pubblico. Tre o
quattro anni di questa disciplina durante il periodo ancora
formativo, fra i ventiquattro e i ventotto anni, plasmano
per sempre la mente ed il carattere, creando una propensione
per i fatti precisi e le deduzioni esatte e una diffidenza asso­
luta per le vaghe general izzazioni 58 •

Malgrado la nostra propensione a renderei conto dei


requisiti espressivi di queste varie specie di situazioni,
abbiamo la tendenza a considerarle come casi particolari :
siamo, cioè, inclini ad ignorare il fatto che nella nostra
stessa società molte rappresentazioni profane della vita
di ogni giorno devono esser sottoposte ad un controllo
rigoroso di conformità, convenienza, correttezza e de­
coro . Forse quest'ignoranza è dovuta in parte al fatto che
come attori siamo spesso piu consapevoli dei criteri che
avremmo potuto, ma non abbiamo applicato alla nostra
attività, che non di quelli che abbiamo usato senza ren­
dercene conto. Ad ogni modo, come studiosi dobbiamo
esser pronti ad esaminare la stonatura creata dalla scor­
ret ta pronuncia di una parola o da una sottoveste che
spunta dalla sottana, e capire perché un idraulico mio­
pe, per di fendere l'immagine di forza o rudezza - di
rigore nella sua professione - senta la necessità di na­
scondere rapidamente in tasca gli occhiali quando l'avvi­
cinarsi della padrona di casa trasforma il suo lavoro in
una rappresentazione ; o perché un tecnico della televi­
sione, seguendo le istruzioni di un esperto di relazioni
pubbliche, riponga con i propri attrezzi, anche quelle
viti che non ha rimesso nell'apparecchio, cosi che le
parti che. non ha saputo accomodare non facciano una
cattiva impressione. In altre parole, dobbiamo esser di­
sposti a rilevare che l'impressione della realtà suscitata

67
da una rappresentazione è qualcosa di fragile e delicato
che può esser incrinato dalla minima trascura tezza .
La coerenza espressiva richiesta nelle rappresenta­
zioni indica una netta dissonanza fra il nostro fin troppo
umano <c io >> ed un « io » soc i a li zza t o . Come esseri
umani siamo principalmente creature dagli impulsi va­
riabili, con umori ed energie che cambiano da un mo­
mento all'altro : come personaggi davanti ad un pubbli­
co, tuttavia, non possiamo permetterei alti e bassi. Per
dirla con Durkheim , le forme superiori della nostra at­
tività sociale « non sono al seguito del corpo come le
nostre sensazioni e i nostri stati cinestetici » 59• Si pre­
tende una certa bùrocratizzazione dello spirito per ga­
rantirsi una rappresentazione perfettamente omogenea
ogni qualvolta questa viene richiesta . Come indica San­
tayana, il processo di socializzazione ha una funzione
non solo di trasfigurazione ma anche di fissaggio :

1'4 a sia che assumi amo un 'espressione gioiosa o una tri­


ste, nel farla nostra e nel sottolinearla diamo la definizione
del nostro umore dominante. Quindi , fintanto che restiamo
sotto 1 'influenza di questa nostra consapevolezza , non sol­
tanto viviamo ma reci tiamo : creiamo e rappresentiamo il
personaggio che d siamo scelti , indossiamo i calzari della
riflessione, difendiamo ed idealizziamo le nostre passioni, ci
incoraggiamo con eloquenza ad esser ciò che siamo, affezio­
nati, sprezzanti , indifferenti o severi ; reci tiamo soliloqui
( davanti ad un pubblico immaginario ) e ci avvolgiamo con
grazia nel manto del nostro inalienabile personaggio. Cosi
drappeggiati chiediamo l ' applauso e ci aspettiamo di morire
in un rispettoso silenzio. Ci ripromettiamo di vivere secon­
do i nobili sentimenti che abbiamo espresso, cosf come cer­
chiamo di credere nella religione che professiamo. Maggiori
sono le difficoltà e piu grand� è il nostro zelo. Dietro i prin­
cipi da noi professati ed il nostro li nguaggio impegnato dob­
biamo nascondere con cura tutte le dissonanze dei nostri
umori o comportamenti , e ciò senza ipocrisia, poiché il no­
stro carattere « riflesso » è l a parte piu genuina di noi stes·
si , piu di quanto non lo sia il flusso dei nostri sogni invo­
lontari. I l quadro che dipingiamo in q�esto modo e mostria­
mo come nostro vero ritratto può ben essere solenne come

68
vuole la tradizione, con c9lon ne, tendaggi, paesaggi lontani
e dita sollevate ad indicare mappamondi o il teschio di Yo­
rick, ma se questo stile ci è naturale e la nostra arte è sin·
cera, quanto piu trasfigurerà il suo originale , tanto piu sarà
veramente e profondamente artistico. L'austero torso di una
scultura arcaica, un blocco a malapena umano, esprimerà
un'anima assai meglio dell'aria addormentata di un indi­
viduo che si è appena svegliato o delle sue occasionali smor­
fie. Chiunque sia sicuro delle proprie idee, fiero del proprio
lavoro o sollecito del proprio dovere, assume una maschera
tragica : la reputa essere il suo io e le affida quasi tutta la
sua vanità. Pur essendo ancor vivo e quindi sottoposto,
come tutto ciò che esiste, al flusso insidioso della sua stes­
sa sostanza , egli ha cristallizzato la sua anima in un'idea e,
con piu orgoglio che rimpianto, ha immolato la propria vita
sull 'altare delle Muse. La coscienza di sé , come qualsiasi
arte o scienza, trasforma la sua materia in un nuovo mezzo
di comunicazione - quello delle idee - nel quale perde le
dimensioni ed il posto precedenti. Le nostre abitudini ani­
mali sono trasformate dalla coscienza in lealtà e doveri , e
diventiamo <( persone » o maschere w.

Att raverso l a disciplina sociale, quindi , la maschera


delle buone maniere può esser regolata dal « di dentro » .
Ma, come dice Simone de Beauvoir, veniamo aiutati a
mantenere quest'atteggiamento da « gangli » fissati di­
rettamente su l nostro corpo, alcuni nascosti, altri vi­
sibili :

Anche se ogni donna si veste secondo la sua condizione,


c'è sempre un gioco in questo. L'artifizio, come l 'arte, ap­
partiene al regno dell'immaginario. Non soltanto guaina,
reggipetto, tinture, trucco trasformano corpo e viso; ma la
donna meno sofisticata dal momento in cui è « abbigliata »
non si offre piu al�a percezione : è come i l quadro, la statua,
come l 'attore sulla scena , un mezzo attraverso il quale è pro­
.
posto un oggetto assente che è il suo personaggio, ma che
essa non è. E questa confusione con un oggetto irreale, ne­
cessario, perfetto come un eroe di romanzo, come una pittu­
ra o un busto, che la appaga ; si sforza di alienarsi in lui e
di apparire anche a se stessa pietrificata, giustificata 61 •

69
l<a p prcJ('I/1 azimu / uomiun/1.

È stato piu sopra de t t o che un pubhlico è in grado


di orien tarsi i n una data s i tuazione accertando in buona
fede le indicazioni rappresentate, tra t tan_do �mesti sim­
boli come prove d i qualcosa di piu grande o di di verso
dai si mboli stessi . Se questa tendenza del pubblico di
a cce r t a r e si mbol i . mette l 'a ttore in condizione d i esser
fra i n tt·so , t: esige da lui una particolare cura espressiva
in r u t to ci(J che fa quando si trova davanti a u n pub­
bl ico , msf la s tessa tendenza mette il pubblico in condi­
zione di essere gabbato e sviato, poiché sono pochi i
si mboli che non si possono adoperare per indicare la
presenza di qualcosa che effettivamente non c'è. Ed è
chiaro che piu di un anore ha grandi capacità e motivi
per mascherare i fa tti ; soltanto la vergogna , il senso di
col pa o la paura glielo potranno impedire.
Come membri di un pubblico è natu rale che ci sem­
bri che l 'impressione che l 'attore cerca di dare possa es­
ser vera o falsa , since ra o finta, valida o « fasulla » .
Questo dubbio è cosi comune che, come è s tato già det­
to, spesso prestiamo particolare attenzione a quegli a­
spetti delia rappresentazione che non possono esser fa­
cilmente manipolati , cos{ da permetterei di giudicare la
a ttendibilità di queJli che piu si prestano ad inganni. ( Il
lavoro della polizia scientifica ed i test proiettivi sono
esempi-limite dell 'applicazione di questa tendenza) . E se,
controvoglia , permettiamo a certi simboli di s tatus di
affermare il diritto di un attore ad un determinato trat­
tamento, siamo sempre pronti a sfruttare una qualsiasi
incrinatura nella sua armatura simbolica per screditare
le sue pretese.
Quando pensiamo a quelli che mostrano una falsa
facciata o « solamente » una facciata , a coloro che fin­
gono, ingannano e imbrogliano, pensiamo ad una con­
traddizione fra apparenza e realtà. Ci rendiamo anche
conto della posizione precaria in cui si mettono questi
attori , poiché in qualsiasi momento della loro rappresen­
tazione può capi tar qualcosa che li sbugiarda e contrad-

70
dice malamente quanto avevano affermato, causando loro
un 'immediata umiliazione e talvolta una definitiva per­
dita di reputazione. Spesso ci sembra che siano proprio
queste le terribili conseguenze dell'esser colti in flagrante,
in un evidente atto di rappresentazione fuorviante, che
un attore onesto è capace di evitare : comunque questa
opinione dettata dal buon senso è di limitata utilità ana­
litica.
A volte, quando ci chiediamo se l 'impressione susci­
tata sia vera o falsa , in reahà intendiamo chiederci se
Pattore sia o meno autorizzato a dar luogo a quella rap­
presentazione e non siamo interessati eccessivamente alla
rappresentazione in sé. Quando ci accorgiamo che una
delle persone con cui stiamo trattando è un impostore e
un perfetto imbroglione, scopriamo che egli non aveva
il diritto di recitare la parte che stava reci tando, che
non erà, cioè, un autorizzato titolare dello status in
questione. Riteniamo che la rappresentazione dell'im­
postore, oltre al fatto di darci un'impressione fuorviante,
sia sbagliata sotto altri punti di vista , ma spesso l'impo­
stura verrà scoperta prima che sia possibile uotare una
qualche altra differenza fra la rappresentazione falsa e
quella legittima. Paradossalmente, quanto piu la rap­
presentazione dell'impostore si avvicina a quella vera ,
tanto piu ne possiamo esser minacciati, poiché una rap­
presentazione recitata con competenza da qualcuno che
si rivela poi un impostore può indebolire nella nostra
mente i l nesso morale fra au torizzazione legittima a in­
terpretare una parte e capacità di farlo. ( L'abilità mi­
mica di certe persone, che fanno capire per tutto il
tempo della rappresentazione che non stanno facendo
sul serio, sembra fornirci un mezzo per poter superare
alcune di queste incertezze) .
Tuttavia, l a definizione sociale dell 'assunzione di
una personalità fittizia non è di per sé molto coerente.
Ad esempio, mentre vien considerato un delitto imper­
donabile contro la comunicazione sociale, far finta di
essere qualcuno di status « sacro », come un medico o
un sacerdote, siamo spesso meno intransigenti quando

71
si finge di essere qualcuno di status inferiore, non im­
portante, o « profano » , come un vagabondo o un ma­
novale. Quando .veniamo a sapere di aver avuto a che
fare con un attore di status piu elevato di quello che egli
ci aveva fatto credere, troviamo un buon precedente
nella tradizione cristiana, per reagire con meraviglia e
con rammarico piuttosto che con ostilità. La mitologia e
i nostri rotocalchi di successo sono pieni di storie ro­
mantiche in cui il « cattivo >> e l'eroe fanno ambedue di­
chiarazioni false che vengono poi screditate nell'ultimo
capitolo, dove si dimostra che il « cattivo >> non è di
condizione elevata, e l'eroe il contrario.
Inoltre, mentre possiamo considerare con un at teg­
giamento di particolare severità quegli attori che, come
i veri e propri imbroglioni , falsano coscientemente tut­
to quello che riguarda la loro vita privata, il nostro at­
teggiamento può essere di compassione verso coloro che
cercano di nascondere qualcosa che può essere conside­
rato come una grave menomazione, il fatto, cioè, di es­
sere, per esempio, ex-carcerati, epilettici o di razza mi­
sta , anziché ammettere la loro colpa compiendo il lode­
vole tentativo di sminuirla. Facciamo anche distinzione
fra il recitare la parte di un individuo ben determinato, co­
sa che generalmente consideriamo proprio imperdonabile ,
e il recitare invece quella di membro di una categoria,
cosa che consideriamo meno grave . Cosf pure, giudichia­
mo in modo diverso coloro che danno luogo a rappre­
sentazioni fuorvianti di se stessi allo scopo di difendere
quelle che considerano le giuste pretese di una colletti­
vità, coloro che lo fanno casualmente o per divertimento,
coloro che lo fanno al fine di guadagnarci psicologica­
mente o materialmente qualcosa.
Infine, poiché sotto certi aspetti il concetto di status
non è ben definito, cosi per certi versi anche il concetto di
assunzione di una personalità fittizia non è ben chiaro. Ad
esempio, esistono molti status per appartenere ai quali,
ovviamente, non è necessaria una ratificazione formale. La
pretesa di essere un laureato in giurisprudenza può esser
verificata su basi empiriche, ma la pretesa di essere un

72
amico, un sincero credente, un musicofilo può essere
convalidata o misconosciuta solo in modo relativo. Dove
i criteri di competenza non sono oggettivi, e dove profes­
sionisti veri e propri non sono organizzati collettivamen­
te per proteggere il loro ordine, un individuo può atteg­
giarsi ad esperto ed esserne punito da niente di piu che
sarcasmo.
Tutte queste fonti di confusione sono esemplificate
in modo molto istruttivo dai vari atteggiamenti che ab­
biamo nei confronti dell'età e dello status sessuale. È
una colpa per un giovane quindicenne fingere di aver
diciotto ann� per guidare l 'automobile o bere all 'osteria * ,
ma ci sono molti conte�ti sociali entro i quali sarebbe
inappropriato per una donna il non fingersi piu giovane
e piu sessualmente attraente di quanto non sia in effetti.
Quando diciamo che una donna non è veramente cosi
ben fatta come sembra, o che la stessa donna non è ve­
ramente un medico come sembrerebbe, adoperiamo il
termine « veramente » con accezioni diverse. Inoltre,
modificazioni della propria facciata che vengono consi­
derate rappresentazioni fuorvianti un anno, qualche an­
no piu tardi possono esser considerate soltanto deco­
rative, e differenze del genere esistono anche contempo­
raneamente fra i vari sottogruppi della nostra società.
Ad esempio, ultimamente è diventata cosa accettata tin­
gersi i capelli per nascondere quelli grigi, per quanto
esistano ancora settori della popolazione che lo consi­
derano una sconvenienza 62• Viene ammesso che gli im­
migrati imitino i nativi americani nel modo di vestire
e di comportarsi, ma è ancora incerto se sia ammesso
l'americanizzare il proprio nome 61 o il proprio naso 64 •
Tentiamo adesso un altro approccio per capire le rap­
presentazioni fuorvianti. Una bugia che sia chiara, « a­
perta » e « sfacciata » è per definizione una bugia per cui
esiste un'incontrovertibile prova che chi l'ha detta sa­
peva di mentire e l'ha fatto deliberatamente ; l'afferma-

• In alcuni Stati degli Stati Uniti non è permessa la vendita

di bevande alcooliche a minorenni . [ N.d.T. ] .

73
zione di esser in un posto pa r t ico l a re ad un 'ora deter­
minata , quando ciò non è vero, ne costitu isce un esem­
pio. ( Alcuni casi di assunzione di una personalità fit­
tizia, ma non tutti , richiedono tali bugie, e molte di
queste non comportano l 'assunzione di una personalità
fittizia ) . Quanti vengono colti in flagrante nel dire sfac­
ciatamente bugie non solo sono screditati durante quel­
l 'interazione particolare, ma possono anche esserlo per
sempre, poiché molti ascoltatori pensano che se un in­
dividuo può arrivare a dire anche una sola volta menzo�
gne cosi grandi , non dovrebbe aver piu il diritto di ri­
scuotere la fiducia di nessuno. Tuttavia sono molte le
« bugie a buon fine )) dette da medici , ospiti potenziali

ed altri, presumibilmente allo scopo di proteggere i sen­


timenti del pubblico a cui stanno mentendo, eppure que­
sto genere di inesattezze non è considerato disonorevole.
( Le menzogne di questo tipo, al fine di proteggere il
prossimo anziché di difendere se stessi, verranno prese
in esame in segui to) . Inoltre nella vita quotidiana, in
genere, l'attore riesce a creare i ntenzionalmente quasi
ogni tipo di falsa impressione senza doversi porre nella
insostenibile situazione di aver detto una menzogna sfac­
ciata. Tecniche di comunicazione quali l'allusione, l'am­
biguità strategica, l 'omissione di fatti importanti per­
mettono all'impostore di approfittare delle bugie senza
averne detta tecnicamente alcuna. I mezzi di comunica­
zione di massa hanno una loro versione di questo fatto e
dimostrano che, con abili inquadrature e montaggi, quel­
lo che è solo un modesto plauso di simpatia nei confron­
ti di una certa personalità, può essere trasformato in
scrosciante ovazione 65 •
È stato dato riconoscimento ufficiale alle sfumature
che corrono fra verità e menzogne ed alle imbarazzanti
difficol tà causate da questo continuum. Organizzazioni
come le agenzie di compra-vendita hanno elaborato un
codice che esplicitamente specifica fino a che punto si
possano dare impressioni incerte con affermazioni trop­
po o troppo poco enfatiche e con omissioni M. Gli im­
piegat i statali in Gran Bretagna semhra d1c si regoli no

7 -J
all'incirca a ll o stesso modo :

La regola in materia [ circa quelle « affermazioni che so­


no dirette al pubbl ico o che probabilmente diventeranno
pubbliche >> ] è semplice. Non si deve dir niente che non sia
vero, ma è altrettanto inutile ed a volte perfino indeside­
rabi le, anche nell'interesse pubbliw, dire tutto ciò che è
vero : i fatti possono esser presentati in qualsiasi modo con­
venga. E<: straordinario ciò che entro questi limiti può fare
una persona che sappia scrivere. Si può affermare cinica­
mente, ma con una certa dose di veri tà, che la risposta per­
fetta a una interrogazione parlamentare è quella breve, che
sembra rispondere completamente alla domanda, che può
esser dimostrata precisa in ogni suo termine qualora sia fat­
ta oggetto di critiche, che non si presta a strascichi imba­
razzanti , ma che in realtà non rivela proprio niente 67 •

La legge annulla molte convenzioni sociali sostituen­


dole con le proprie norme. Nella legge americana i con­
cetti di atto volontario, colpa e responsabilità sono ben
distinti : una rappresentazione fuorviante è considerata
un a t to in tenzionale che pu ò aver origine da parole o da
fatti, da affermazioni ambigue o da affermazioni vere
alla lettera ma atte a fuorviare, da omissioni o condotte
tali da impedire di venire a conoscere la verità 6�. La
colpa commessa mediante omissione può essere variabile ,
a seconda del caso, ed esiste un criterio per la pubblici­
tà e un altro per i consulenti professionali. Inoltre la
legge tende a sostenere che

una rappresentazione, sia pure fatta in buona fede, può


ugualmente costituire una negligenza per mancato accerta­
mento dei fatti, o per il modo in cui è stata espressa , o
per la mancanza della capacità e competenza richieste da
una particolare occupazione e professione (.9_
. . . il fatto che il querelato fosse disin teressato, che fosse
animato dai migliori motivi e che pensasse di star facendo
una cortesia al querelante, non lo assolverà dalla sua re­
sponsabilità se la sua intenzione è effettivamente stata quella
di ingannare 7i1•

7.5
Quando passiamo da impersonificazioni evidenti e
bugie sfacciate ad altri tipi di rappresentazione fuor­
vianti, il buon senso che ci dovrebbe guidare nella di­
stinzione fra impressioni vere e false ci soccorre ancor
meno. Un 'attività professionale considerata una ciarlata­
neria per un decennio, talvolta in quello successivo di­
venta accettabile e legale 7 1 • Vediamo che certe attività
considerate legi ttime da un certo pubblico della nostra
società, in altre sono viste come rackets.
Cosa ancor piu importante , vediamo che non esisto­
no quasi attività legittime o rapporti quotidiani i cui
attori non si impegnino in maneggi occulti , incompati­
bili , peraltro, con le impressioni che cercano di dare.
Benché rappresentazioni specifiche ed anche parti o rou­
tines particolari , possano metter un attore nella posi­
zione di non aver niente da nascondere , in qualche pun­
to della complessa gamma delle sue attività vi è sempre
qualcosa che egli non può render completamente palese.
Quanto piu grande è H numero degli argomenti e il nu­
mero delle parti rappresentate che rientrano nella sfera
di quel dato ruolo o rapporto, tanto maggiore è il nu­
mero degli eventuali punti di segretezza . Cosi, nei ma­
trimoni ben riusciti è scontato che ognuno dei coniugi
tenga segreto all 'altro argomenti inerenti a questioni e­
conomiche, esperienze passate, flirts in corso, abitudini
« cattive » o costose , aspirazioni e preoccupazioni per­

sonali, azioni dei figli , opinioni sincere su parenti e ami­


ci comuni 72 • Con la collocazione stra tegica di tali punti
di segretezza è possibile mantenere un equilibrio favo­
revole nel rapporto senza dover estendere indistinta­
mente tale arrangiamento a tutti i settori della vita so·
dale.
Forse la cosa piu importante che dobbiamo notare
è il fatto che la falsa impressione data da un individuo in
una qualsiasi delle sue routines può costituire una mi­
naccia per l'intero rapporto o ruolo di cui la routin� spe­
cifica è soltanto una parte, poiché una rivelazione ·che
lo discrediti in uno dei campi della sua attività può far
sorgere dubbi relativamente a tutti gli altri campi in

76
cui egli non avrebbe niente da nascondere . Cosi, se rin­
dividuo deve occultare una sola cosa durante la rappre­
sentazione, e persino se 1e probabilità di venir scoperto
si presentano soltanto ad un particolare stadio o fase di
questa, può ben darsi che la preoccupazione dell'attore
si estenda a tutta la rappresentazione.
Nei precedenti paragrafi di questo capitolo sono sta­
te indicate alcune caratteristiche generali della rappresen­
tazione: l'attività orientata verso compiti strumentali
tende ad esser convertita in attivi tà orientata verso la
comunicazione ; la facciata dietro cui vien presentata una
certa routine è adat ta anche per altre in parte diverse,
e cosi con ogni probabilità non si adatterà completa­
mente a nessuna di esse ; esiste un auto-controllo suffi­
ciente al mantenimento di u n'intesa operativa ; vien of­
ferta un'impressione idealizzata attraverso l'accentuazio­
ne di certi fa tti e l 'occultamento di altri ; l'attore man­
tiene la coerenza espressiva prestando alle piccole dis­
sonanze un'at tenzione che è maggiore di quella che il
pubblico potrebbe essere indotto a pensare necessaria
sulla base di quello che è il fine dichiarato della rap­
presen tazione.
Tutte queste caratteristiche generali della rappre­
sen t�.zione possono esser considerate come remore alla
interazione che, agendo sull'individuo, trasformano le
sue attività in rappresentazioni . Invece di eseguire sem­
plicemente il proprio compito dando sfogo ai propri
sentimenti , l'attore ne esprime l'esecuzione, trasmetten­
do in maniera accettabile quanto sen te. Generalmente
la rappresen tazione di un'attività è , in certa misura, di­
versa dalla attività stessa e quindi inevitabilmente la
falsa. E poiché all'individuo è richiesto di servirsi di
simboli per costruire la rappresentazione della sua a t­
tività , l'immagine che crea, per quanto fedele ai fatti,
è soggetta a tu tte le incongruenze a cui sono sottoposte
le impressioni .
Mentre su perficialmente potremmo ritenere che solo
una realtà con trastante può scredi tare le impressioni su­
scitate, in effetti spesso non c'è alcun motivo per afler-


mare che i fa tti contrastanti con le impressioni suscitate
siano una realtà piu vera di quella rappresentata e che
essi contraddicono. Una visione cinica delle rappresen­
tazioni quotidiane può esser altrettanto parziale quanto
quella volu ta dall'attore. Per molti problemi sociologi­
ci può non esser nemmeno necessario decidere se sia
piu vera l 'impressione suscitata o quella che l 'attore si
sforza di non far arrivare al suo pubblico. La considera­
zione sociologica veramente importante, almeno nel con­
testo di questo studio, è semplicemente che le impres­
sioni suscitate dalle rappresentazioni della vita di ogni
giorno sono soggette ad alterazioni . Ciò che vogliamo
sapere è qual è il tipo di impressione della realtà che
può distruggere 1 'impressione della realtà che è stata
creata, ma la ricerca di che cosa sia veramente la realtà è
compito di altri studiosi. Dobbiamo chiederci : « Qua­
li sono i modi in cui una data impressione può esser
screditata ? » e questo non è precisamente lo stesso che
chiedere : « In che senso una data impressione è falsa ? » .
Ci accorgiamo allora di nuovo che, mentre l a rap­
presentazione offerta da impostori e bugiardi è aperta­
mente falsa e differisce perciò dalle rappresentazioni co­
muni , essa ha in comune con queste ultime l'attenzione
che gli attori devono prestare affinché l'impressione su­
scitata non venga distrutta. Cosi, sappiamo ad esempio
che i regolamenti dei funzionari britannici 73 e degli ar­
bitri di baseball americani 74 , non solo li obbligano ad
astenersi da accordi scorretti , ma anche dal compiere
degli innocui gesti che potrebbero dare forse la ( errata)
impressione che essi stanno combinando qualcosa di
·

poco « pulito » . Sia che un attore onesto desideri co­


municare la verità, sia che un impostore voglia comuni­
care una menzogna, ambedue debbono punteggiare le
loro rappresentazioni con le espressioni adatte , esclude­
re quelle che potrebbero screditare le impressioni de­
siderate 75, e badare a che il pubblico non attribuisca
significati non voluti a ciò che trasmettono . Per via di
questi tratti drammaturgici comuni possiamo studiare
con profitto le rappresentazioni false onde imparar qual-

78
cosa circa quelle oneste 7".
Ho già detto dei modi in cui la rappresentazione di
un individuo accentua certi aspetti e ne nasconde altri.
Se consideriamo la percezione come una forma di con­
tatto e comunione, allora il controllo di ciò che viene
percepito è un controllo del contatto che si crea e i
limiti e le regole posti a ciò che vien mostrato sono
anche i limiti e le regole del contatto . Esiste un rap­
porto fra le informazioni e le prescrizioni rituali. Il non
riuscire a regolare le informazioni ricevute dal pubblico
comporta una possibile alterazione della definizione del­
la situazione proiettata ; la mancata regolazione del con­
tatto può significare una contaminazione rituale dell 'at­
tore.
È opinione largamente diffusa che l 'imporre restri­
zioni al contatto, cioè il mantenere le d is tanze , sia utile
al fine di creare e mantenere il rispetto del pubblico
- un modo, come ha detto Kenneth Burke, in cui si
può tenere il pubblico in uno stato di mistificazione
nei confronti dell'attore. L'affermazione di Cooley può
servire come esempio:

In che misura sia possibile ad un uomo imporsi agli


altri tramite un falso concetto di sé, dipende da una varietà
di circostanze. Com 'è già stato indicato, l'individuo stesso
può esser una banale coincidenza senza un rapporto defini­
to con l 'idea che esiste di lui, dal momento che questa è un
prodotto separato della fantasia. Ciò generalmente non av­
viene, ecceho nel caso in cui non esista un immediato con­
tatto fra il capo ed i seguaci , ed in parte spiega perché l'au­
torità, specialmente quando nasconde un'intrinseca debolezza
personale, ha sempre la tendenza a circondarsi di formalità
e artificiosa segretezza con lo scopo d'impedire contatti
intimi e di dare cosi alla fantasia la possibi lità di idealiz­
zare . . . La disciplina dell 'esercito e della marina, ad esempio.
riconosce molto chiaramente la necessità di quelle for­
malità che separano il superiore dall'inferiore, aiu tando co­
sf a stabilire un indiscusso ascendente del primo. Allo stes­
so modo il galateo, come osserva il professor Ross nel suo
lavoro sul controllo sociale, è spesso sfruttato dagli uomini
di mondo come un mezzo per nascondersi e ciò a sua volta
serve, tra l'altro, a mantenere una specte di ascendente su­
gli inesperti 77 •

Ponsonby, dando consigli al re di Norvegia , confer­


ma la stessa teoria :

Una sera , re Haakon m i parlò delle sue difficoltà nei


confronti delle tendenze repubblicane dell'opposizione e di
quanto dovesse in conseguenza badare a tutto quanto dice·
va o faceva . Dichiarò che intendeva andare fra la gente i l
piu possibile e pensava che sarebbe stato apprezzato se lui
e la regina Maud anziché gi rare in macchina si fossero ser­
viti del tram.
Gli dissi francamente che ri tenevo che questo sarebbe
stato un errore poiché la familiarità genera il disprezzo. Co­
me ufficiale di marina avrebbe dovuto sapere che i l coman­
dante di una nave non mangia mai con gl i altri ufficiali, ma
resta in disparte: questo, naturalmente, per impedire i l
nascere di ogni familiari tà. Gli dissi che doveva met tersi su
di un piedistallo e restarci. E se poi, di tanto in tanto, ne
fosse sceso, non ci sarebbe stato niente di male. La gente
non vuole un re con cui stare gomito a gomito, ma qualcosa
di nebuloso come l'oracolo di Delfi. La monarchia è effetti­
vamente una creazione nata dal cervello di ognuno : a cia­
scuno piace pensare che cosa farebbe se fosse lui il re. La
gente investe un monarca di ogni vit·tu e talento. Perciò
ci sarebbe stata un'inevitabile delusione se lo si fosse visto
andare in giro per le strade come un uomo qualunque 78•

Se questa teoria, vera o falsa che sia , è s pi n t a fino


alle sue estreme conseguenze, si arriverà ad impedire
completamente al pubblico di guardare l'attore e questo
è ciò che a volte, quando l 'attore si attribuisce qualità e
poteri ultraterreni , è realmente :.�ccad u to.

Naturalmente, è spesso il pubblico stesso che con­


tribuisce a mantenere le distanze sociali, con i l suo
comportamento deferente e con un riguardoso rispetto
per la sacralità che viene attribuita all 'attore. Come
dice Si mmel :

Agire sulla base della seconda di queste decisioni si­


gn ifica riconoscere il concetto ( operante anche al trove ) che

80
una sfera ideale circondi ogni essere umano. Per quanto
possa differire a seconda delle direzioni e delle persone con
cui si hanno rapporti, questa sfera non può essere penetrata
se non distruggendo il valore della personalità dell'indivi­
duo. L'« onore » colloca una sfera di questo genere attorno
ad ognuno. Linguisticamente si è soliti designare molto acu­
tamente un 'offesa al proprio onore con l'espressione « farsi
troppo vicino » * : è come se il raggio di questa sfera segnas­
se la distanza che altri non possono varcare senza ledere
l'onore di un sogget to 79•

Durkheim adotta un punto di vista analogo:

La persona è quasi cinta da un'aureola di santità che la


isola . . . Ma nello stesso tempo essa è l'oggetto eminente
della nostra simpatia; tutti i nostri sforzi tendono a svi­
lupparla 80•

Bisogna ben chiarire, in contraddizione a quanto im­


plicito nelle affermazioni di Cooley, che il rispetto e la
distanza sono avvertiti sia nei confronti di attori di
status uguale e inferiore, sia (benché non in ugual misu­
ra) nei confronti di attori di status superiore.
Qualunque funzione abbiano tali inibizioni per il
pubblico, esse accordano all'attore u n certo spazio en­
tro il quale costruire un'impressione di sua scelta e gli
permettono di fungere - a beneficio suo e del pubbli­
co - da protezione o minaccia , cosa che gli sarebbe
impossibile se egli venisse controllato da vicino.
Vorrei ancora aggiungere che i fatti che il pubblico
trascura per deferenza all'attore sono probabilmente
quelli di cui egli si vergognerebbe se per caso dovessero
venire alla luce. Come ha detto Riezler, esiste una fon­
damentale moneta sociale : la deferenza è su un lato,
la vergogna sta sul suo rovescio 81 • Il pubblico immagina
misteri e poteri segreti dietro la rappresentazione ; l 'at­
tore si rende conto che i suoi segreti principali sono in
realtà di poco rilievo. Come infinite leggende popolari
e riti d'iniziazione stanno a dimostrare, spesso il vero

* In inglese : coming Joo dose. [ N.d.T. ].

81
segreto che si cela dietro al mistero è che questo non
esiste. Il punto cruciale è d'i mpedire che il pubblico
arrivi a rendersi conto anche di questo.

Realtà e artificio.

Nella cultura anglo-americana sembrano esistere due


modelli di buon senso, in base ai quali possiamo for­
mare i nostri concetti del comportamento: la rappresen­
tazione vera, sincera e onesta, e quella falsa, accurata­
mente messa in scena, sia che la si debba prendere alla
leggera - come nel caso di attori teatrali - o seria­
mente - come nel caso di imbroglioni . Abbiamo la ten­
denza a considerare le rappresentazioni vere come qual­
cosa di nient 'affatto artificiale, un prodotto non inten­
zionale dell 'individuo che reagisce automaticamente alla
situazione di fatto. D'altra parte consideriamo le rap­
presentazioni artefatte come qualcosa di faticosamente
messo assieme, una fihzione dopo l'altra, poiché non esi­
ste una realtà rispetto alla quale i diversi elementi del
comportamento sono una reazione diretta. Sarà ora ne­
cessario vedere come queste concezioni dicotomiche co­
stituiscano l 'ideologia dell'uomo onesto, procurando for­
za allo spettacolo inscenato, ma peraltro offrendo una
pessima base per l'analisi.
I n primo luogo va detto che ci sono molti individui
che credono sinceramente che la definizione della situa­
zione che essi abitualmente proiettano sia la vera realtà.
I n questo studio non i ntendo pormi il problema di quale
sia il loro numero, ma piuttosto accertare che rappor­
to strutturale vi sia tra la loro sincerità e le rappresen­
tazioni che essi offrono. Una rappresentazione riesce nel­
la misura in cui i testimoni possono credere che gli at­
tori siano sinceri. Questa è la çollocaiione strutturale
della sincerità nel dramma degli avvenimenti . Gli attori
possono essere sinceri - o insinceri , ma schiettamente
convinti della loro sinceri tà - ma questo genere di at­
taccamento alla propria parte non è necessario per la

X2
persuasività della rappresen tazione . Non ci sono mol ti
cuochi francesi che siano veramente spie russe e forse
non ci sono neppure molte donne che recitino la parte
di moglie con un uomo e quella di amante con un altro ;
tuttavia queste doppiezze si verificano, e spesso durano
a lungo e con successo. Ciò dimostra che , pur essendo
in genere le persone quello che appaiono, niente viéta
che tali sembianze siano artificiali . Esiste quindi un rap­
porto statistico fra apparenza e real tà, non uno intrin­
seco e necessario. Anzi , dati i pericoli imprevisti che
incombono su di una rappresentazione, e data la ne­
cessità ( di cui si parlerà in seguito) di mantenere rap­
porti di solidarietà con i propri colleghi attori ed una
certa distanza dai testimoni, vediamo che una rigida in­
capacità a disfarsi della propria visione della realtà può
a volte compromettere la rappresentazione. Certe rap­
presentazioni sono risolte brillantemente con la piu to­
tale disonestà, altre con la piu completa onestà ; ma per
le rappresentazioni i n genere, non è essenziale nessuno
di questi estremi, nè essi sono forse consigliabili da un
punto di vista drammaturgico .
Vogliamo quindi i n questa sede sottolineare che una
rappresentazione onesta, sincera e seria è meno stretta·
mente connessa con il mondo della real tà di quanto non
si potrebbe credere a prima vista. Questa affermazione
trova conferma se consideriamo nuovamente la distanza
che intercorre generalmente fra le rappresentazioni com­
pletamente oneste e quelle del tutto inventate. A questo
proposito si pensi, ad esempio, al rimarchevole fenomeno
della recitazione teatrale. Ci vogliono una grande abilità,
un lungo addestramento e doti psicologiche particolari
per diventare un buon attore di teatro. Ma questo fatto
non deve nasconderei un altro, e cioè che quasi tutti
possono imparare rapidamente quel tanto di copione che
basta a dare a un pubblico ben disposto un senso di
realtà a. quanto gli viene allestito davanti . E questo sem­
bra avvenire perché il comune rapporto sociale è di per
sé organizzato come una scena , con sca mbio di azioni tea­
tralmente gonfia te, contro-azioni e ba ttute finali. l co-

83
pioni possono diventare vivi anche i n mano ad attori
inesperti, poiché la vita stessa è una recita . NAturalmen­
te non tu tto il mondo è un palcoscenico, ma non è facile
specificare esattamente i motivi per cui non lo è.
L'uso recente dello « psicodramma » come tecnica
terapeutica chiarisce un altro pun to a questo riguardo.
I n queste scene allestite ai fini psichiatrici , i pazienti
non soltanto recitano le loro parti con una certa sugge­
stività, ma non si servono di alcun copione per farlo.
Essi si valgono del proprio passato in una forma che
permetta loro di inscenare un riepilogo. Sembra che una
vol t a rappresentata onestamente e si nceramente una pa r­
te , l'attore possa in seguito riuscire a ripeterla ; inoltre
pare che egli si possa avvalere anche di parti cht: per­
sone per lui importanti hanno impersonato in passato,
permettendogli di trasformarsi dalla persona che era ,
in quelle persone che altri erano per lui. Che esista que­
sta capacità di scambiare con altri la parte recitata quan­
do sia necessario è prevedi bile: apparentemente chiun­
que può farlo. Infa tti, imparando a reci tare la nos tra
parte nella vita reale, controlliamo la nostra reci tazio­
ne mantenendo, in modo non del tutto consapevole, una
incipiente familiarità con la rouline di q uelli a cui ci
rivolgiamo . E quando diventiamo finalmente capaci di
impersonare con efficacia una vera routinc, ci è possi­
bile farlo in parte per via di una « socializzazione an·
ticipata » 82, in quanto siamo già stati addestra t i nella
realtà che sta per avverarsi davan ti a noi .
Quando un individuo assume una nuova posizione
nella società e gli vien data una nuova parte da recitare,
è probabile che non riceva chiare indicazioni sul come
comportarsi, né i fatti della nuova situazione saranno
fin dagli inizi cosi pressanti da determinare automatica­
mente la sua condotta. In genere, gli vengono dati solo
pochi accenni, indicazioni e ordini di scen a , e si presume
che egli possegga già nel suo repertorio un gran numero
di pezzi e ritagli di rappresentazioni che saranno richiesti
nel nuovo copione. L'individuo avrà già una discreta
idea di che cosa siano la modestia, la deferenza , l'indi-

84
gnazione giustificata e potrà cavarsela recitando questi
brani quando sarà necessario. Magari reciterà anche la
parte del soggetto ipnotizzato 83 o potrà commettere un
delitto « contro il suo volere » 84 sulla base dei modelli
di queste attività che già conosce.
Una rappresenrazione teatrale o la messa in scena di
una truffa richiedono un copione completo del contenuto
parlato della routine, ma non ci sono copioni per la
maggior parte della espressività non intenzionale. Ci si
i mmagina che l'individuo che inscena una finzione sappia
già in buona parte come adoperare il volto, la voce, ed il
corpo, quantunque - come chiunque altro lo diriga -
egli possa trovare difficile dire esattamente quanto sa
sull 'argomento. Ed in ciò naturalmente ci avviciniamo
alla condizione dell 'onesto uomo qualunque. La socia­
lizzazione può non tanto estendersi sino a comprendere
la conoscenza completa dei molti e specifici dettagli
di una determinata parte - spesso ne mancherebbero
il tempo e l 'energia. Ciò che veramente si vuole dal­
l'individuo è che egli impari quelle parti espressive che
sono sufficienti per cavarsela in un modo o nell 'altro in
qualsiasi parte gli possa esser assegnata. Le rappresenta­
zioni quotidiane legittime non sono « recitate » o « insce­
nate » nel senso che l 'at tore sa in an ticipo esattamente
quello che deve fare e qui ndi agisce in un certo modo
solo per raggiungere quel dato effetto . Le espressioni
che si presuppone gli siano sfuggite suo malgrado, gli
saranno particolarmente « inaccessibili » K�. Ma, come nel
caso di attori meno legittimi , l 'incapacità di un comune
individuo di dire in an ticipo quali siano i movimenti degli
occhi e del corpo adatti alJa parte non significa che egli
non sappia esprimersi per mezzo di questi accorgimen­
ti in una maniera drammatica e precostituita del suo
repertorio. Insomma, tutti recitiamo meglio di quanto
pensiamo di farlo . .
Quando alla televisione vediamo un incontro di lot­
ta libera in cui uno dei due bara al gioco , usa mezzi
sleali e offende l 'avversario, capiamo subito che, mal­
grado le apparenze , egl i � ç sa di essere soltanto quello

R5
c.:hc fa la patte del <( c.:a u i vo )) c c.:hc i n un al t ro incon­
tro gli può capi tare l 'opposto ruolo del lottatore « buo­
no )> , che egli svolgerà con pari « verve )> e abili tà. Tut­
tavia siamo magari meno pron ti a capire che, mentre
dettagli quali il numero ed il genere delle cadute pos­
sono esser fissati in anticipo, i det tagli delle espressioni
e dei movimenti usa ti non provengono da un copione ,
ma dalla padronanza di un linguaggio, padronanza che
vien esercitata di momento in momento, con scarso cal­
colo o premedi tazione.
Quando si legge di persone che , nelle Indie Occiden­
tali , diventano « cavallo )> ovvero sono possedute da uno
spirito voodoo 86, è importante ricordare che la persona
posseduta sarà c.:apace di offrire un ritratto esatto del dio
che la possiede per via della « conoscenza e dei ricordi
accumulati in una vita passata a visitare le ·congregazioni
del culto )) lf1; che la persona posseduta avrà esattamente
il giusto rapporto sociale con le persone che la s tanno
a guardare ; che l'in vasamento avrà luogo nel momento
piu opportuno del cerimoniale, cosi che l'invasato adem­
pirà ai suoi obblighi ri tuali fino al punto di prendere
parte ad una specie di pantomima con al tre persone
possedu te in quello stesso momento da altri spiriti . Ma
nel renderei conto di tutto questo è importante capire
anche che questa stru tturazione contestuale del ruolo del
cavallo permette comunque ai partecipanti al rito di
credere che l 'i nvasamento è qualcosa di reale e che gli
individui sono posseduti a caso da dei che essi non
possono scegliere.
Quando osserviamo una giovane americana del ceto
medio che si fa passare per stupida con il suo corteg­
giatore, siamo pront i a trovare elementi di astuzia ed arti­
ficio nel suo comportamento. Ma come lei e come il
suo amico, anche noi accettiamo come un dato di fatto
che quest 'attore è una ragazza del ceto medio americano.
I ndubbiamente, però, nel far questo, trascuriamo la par­
te piu importante della rappresentazione. È un luogo
comune dire che i diversi gruppi sociali esprimono di­
versamente attributi come l 'e tà , il sesso, la provenienza
del u n•• de te r min a ta re�ione e lo sta tu s di classe, e che
in ogni l':lso a questi scarni termini co rr i spondono spe­
cifiche e complesse configurazioni culturali dei modi ap­
propriati in cui comportarsi. Essere un particolare tipo
di pe rson a , quindi , non implica solamente possedere gli
attributi necessari, ma- anche mantenere gli standard di
condotta ed apparenza che i l proprio gruppo sociale com­
porta. La spensierata facilità con la quale gli attori am­
ministrano sistematicamente le routines che perpetuano
quegli standard, non nega il fatto che una rappresenta­
zione abbia avuto luogo, ma soltanto che i partecipanti
ne siano stati consapevoli.
Uno status, una posizione, insomma una nicchia so­
ciale non è qualcosa di materiale da possedere e poi met­
tere in mostra, ma piuttosto un modello di comporta­
mento appropriato, coerente, abbellito e ben articolato.
Rappresentato con disinvoltura o con impaccio, consape­
volmente o no, con astuzia o con sincerità, è nondimeno
qualcosa che dev'essere inscenato e illustrato, insomma
che dev'esser realizzato. Sartre ce ne dà una buona il­
lustrazione:

Consideriamo questo çameriere. Ha il gesto vivace e


pronunciato, un po' troppo preciso, un po' troppo rapido,
viene verso gli avventori con un passo un po' troppo vivace,
si china con troppa premura, la voce, gli occhi esprimono un
interesse un po' troppo pieno di sollecitudine per il co­
mando del cliente, poi ecco che torna tentando di imitare
nelL'andatura il rigore inflessibile di una specie di automa,
portando il vassoio con una specie di temerarietà da funam­
bolo, in un equilibrio perpetuamente instabile e perpetua­
mente rotto, che perpetuamente ristabilisce con un movi­
mento leggero del braccio e della mano. Tutta la sua con­
dotta sembra un gioco. Si sforza di concatenare i movimenti
rome se fossero degli ingranaggi che si comandano l'un l'al­
tro, la mimica e perfino la voce paiono meccanismi; egli
assume lia prestezza e la rapidità spietata delle cose. Gioca, si
diverte. Ma a che cosa gioca? non occorre osservare molto
per rendersene conto ; gioca ad essere cameriere. Non c'è qui
nulla che possa sorprendere ; il gioco è una specie di con­
trollo c di investi�azione. 1 1 ragazzo �ioca t·ol suo mrpo per

87
esplorarlo, per farne l'inventario; il cameriere gioca con la
�ua _ condi�Qile per re_a_lizzarla-' Quest'obbligo non differisce
__

da quello che si impone a tutti i commercianti ; la loro con­


dizione è tutta di cerimonia, il pubblico reclama da essi che
la realizzino come una cerimonia, c'è la danza del droghiere,
del sarto, dello stimatore, con cui si sforzano di persuadere
la loro clientela che non sono altro che un droghiere, uno
stimatore , un sarto. Un droghiere che sogna è offensivo per
il compratore, perché non è piu assoliutamente un droghiere.
Cortesia esige che egli si comporti nella sua funzione di dro­
ghiere, come il soldato sull'attenti si fa cosa-soldato con lo
sguardo diritto che non vede, non è fatto per vedere, poiché
è il regolamento e non l'interesse del momento a determi­
nare il punto che deve fissare { « lo sguardo fisso a dieci pas­
si � ). Ecco tante precauzioni per imprigionare l 'uomo in ciò
che è. Come se vivessimo nel timore perpetuo che ne sfug­
ga, ne trabocchi , eluda improvvisamente la sua condizione 88 •

NOTE AL CAPITOLO PR IMO

1 Forse la vera colpa dell'imbroglione non consiste tanto nel


fatto che egli carpisce ti denaro alle sue vittime, quanto nel fatto
che deruba tutti noi dell'idea che maniere e apparenze del ceto
medio possono essere mantenute solo da persone di quel ceto. Un
professionista spregiudicato può esser cinicamente ostile nei con­
fronti dell'at teggiamento servizievole che i suoi clienti si aspet­
tano da lui ; l'imbroglione è nella posizione di considerare tutto
il mondo civile con questo disprezzo.
2 Vedi Taxel, op. cit. , p. 4. Harry Stack Sullivan sostiene che
il tatto di ospiti di istituzioni totali può operare in direzione
opposta; ne deriva una specie di guarigione noblesse oblige. Si
veda il suo articolo Sociopsychialric Research , in « American Jour­
nal of Psychiatry » , X ( 1893), pp. 987-88. « Uno studio di qual­
che anno fa, sulle " guarigioni sociali " in uno dei nostri grandi
ospedali psichiatrici, m'insegnò che spesso certi pazienti venivano
dimessi perché avevano imparato a non mostrare piu i loro sin­
tomi a quanti li circondavano; in altre parole, avevano sufficiente­
mente in tegrato l'ambiente che li circondava per capire i pre­
giudizi esistenti nei confronti delle loro allucinazioni. Sembrava
quasi che fossero diventati tanto saggi da sopportare l'imbecillità
circostante, avendo finalmente scoperto che si trattava di stupi­
dità e non di cattiveria. Essi potevano allora provare soddisfa-

88
zione dal contatto con altri, scaricando parte delle loro ossessioni
con mezzi psicotici ,..
J Robert Ezra Park, Race and Culture, Glencoe, 111., Free
Press, 1950, p. 249.
4 Ibidem, p. 250.
5 Studio su Shetland lsle.
6 H. S. Becker e Bianche Greer, The Fate of ldealism in
Medicai School, in « American Sociological Review », 2.3, pp.
50-.56.
7 A. L. Kroeber, The Nature of Culture, Chicago, University
of Chicago Press, 19.52, p . .3 1 1 [ trad. it.,La natura della cultura,
Bologna, Il Mulino, 1974; il saggio da cui è tratta questa cita­
zione non è compreso nell'ed. it.] .
8 H. E. Dale, The Higher Civil Service in Great Britain,
Oxford, Oxford University Press, 1 94 1 , p . .50.
9 David Solomon, Career Contingencies o/ Chicago Physicians,
tesi non pubblicata per il conseguimento del dottorato, Depart­
ment of Sociology, University of Chicago, 1952, p. 74.
IO J . Macgowan, Sidelights on Chinese Li/e, Philaddphia,

Lippincott, 1908, p. 187.


I l Si vedano le osservazioni di Kenneth Burke sul « rapporto

scena-atto-agente », A Grammar o/ Motives, New York, Prentice­


Hall, 194.5, pp. 6-9.
1 2 E. J. Kahn, Jr., Closings and Openings, in « The New
Yorker » , 1 3 e 20 febbraio 1 9.54.
13 Si veda Mervyn J ones, Wbite as a Sweep, in « The New
Statesman and Nation », 6 dicembre 19.52.
1 4 A. R. Radcliffe-Brown, The Social Organization of .Austra­
lian Tribes, in « Oceania », I, p. 440.
IS Vedere l'approfondito studio di questo problema in Dan

C. Lortie, Doctors without Patients: The Anesthesiologist, a New


Medicai Speciality , tesi non pubblicata per il conseguimento del
M.A., Universityc of Chicago, 19.50. Vi veda anche la trilogia
dedicata da Mark Murphy al dottor Rovenstine. Anesthesiologist,
in « The New Yorker », 2.5 ottobre, l e 8 novembre 1947.
1 6 I n alcuni ospedali il neo-laureato che sta svolgendo l'inter­
nato e gli studenti di medicina svol_gono compiti che sono al di
sotto di quelli di un medico e al di sopra di quelli di un'infer­
miera. E da presumersi che tali compiti non richiedano grande
esperienza e addestramento pratico : infatti, benché questa con­
dizione intermedia di apprendisti-medici costituisca un aspetto per­
manente degli ospedali, in effetti tutti quelli che la occupano,
lo fanno solo tempontneamente.
17 Vedasi Babe Pinelli nel suo racconto dedicato a Joe King,
Mr. Ump, Philadelphia, Westminster Press, 19.5.3, p. 7.5.
18 Edith Lentz, A Comparison o/ Medicai and Surgical Floors,
ciclostilato, New York State School of Industriai and Labor Re­
lations. Cornell University, 1 954 , pp. 2-3.

89
1" Tutto il materiale rdativu ai funerali usato i n lfUesto studio
è tratto da Robert W. Habenstein, The American Funeral Director,
tesi non pubblicata per il conseguimento del dottorato, Depart­
ment of Sociology, University of Chicago, 1 954. Ho un grande
debito nei confronti del signor Habenstein per la sua analisi
del funerale come rappresentazione .
.» John Hilton, Calculated Spontaneity, in Ox/ord Book o/
English Talk, Oxford, Clarendon Press, 1953, pp. 399-404.
z• Sartre, L'P.tre et le Néant, trad. it. ci t., p. 1 02.
!!
Adam Smith, The Theory of Moral Sentiments, London ,
Henry Bohn, 1853, p. 75.
23 Charles H. Cooley, Human Nature and the Social Order,

New York, Scribner's, 1 922, pp. 35-53.


24 M. N. Srinivas, Religion and Society among the Coorgs of

South India, · Oxford, Oxford University Press, 1 952, p. 30.


25 Marjorie Plant, The Domestic Li/e of Scotland in the

Einghteenth Century, Edinburgh, University of Edinburgh Press,


1 952, pp. 96-97 .
26 Charles Johnson, Patterns o/ Negro Segregation, New York,

Harper Bros., 1 943, p. 273.


27 Mirra Komarovsky , Cultura/ Contradictions and Sex Roles,
in « American Journal of Sociology », LII ( 1 946), pp. 186-88.
28 Ibidem, p. 187.

29 E. Wight Bakke, The Unemployed Worker, New Haven ,


Yale University Press, 1 940, p. 37 1 .
30 ]. B . Ralph, The ]unk Business and the ] unk Peddler,
tesi non pubblicata per il conseguimento del M.A., Department
of Sociology, University of Chicago, 1 950, p. 26.
l i Per dettagli sui mendicanti si veda Henry Mayhew, London
Labour and the London Poor ( 4 voll.), London, Griffin-Bohn :
vol. l , 1 86 1 , pp. 4 1 5- 1 7 ; vol. IV, 1862, pp. 404-38.
l2 Relazioni non pubblicate di ricerche svolte da Social Re·
search , I nc., Chicago. Sono grato a Social Research, Inc., per
avermi concesso di usare questi e altri dei loro dati nel presente
studio.
ll Relazioni non pubblicate di ricerche svolte da Social Re·
search, lnc.
l4 Riferito dal professar W. L . Warner dell'University of
Chicago, nel corso di un seminario nel 1 95 1 .
l5 Abbé J . A . Dubois, Character, Manners and Customs o/ the
People o/ India, 2 voli., Philadelphia, M 'Carey & Son, 1 8 1 8 ,
vol. l , p . 235.
l6 Ibidem, p . 237 .
J7 Ibidem, p. 238.
38 Come dice Adam Smith, op. ·cit. , p. 88, tanto le virtu che i
vizi possono esser nascosti : « Gli uomini vanitosi spesso fingono
u n'elegante dissolutezza, che in cuor loro non approvano e di
cui forse non sono realmente consapevoli. Vogliono esser lodati

t) O
per d(l l·he loro sh:ssi non considerano Je�no Ji lode e si
vergognano di virtu poco alla moda che comunque talvolta
seguono in privaw c per le quali nutrono segretamente un certo
grado di autentica venerazione ».
:w Recentemente due studiosi delle prestazioni degli assistenti
sociali proponevano il termine « racket esterno ·� in riferimento
alle fonti segrete di reddito a disposizione degli assistenti sociali
impiegati dalla pubblica amministrazione di Chicago. Si veda Earl
Bogdanoff e Arnold Glass, The Sociology of the Public Case
Worker in an Urban Area, tesi non pubblicata per il consegui­
mento del M.A. , Department of Sociology, University of Chica­
go, 1 953.
-"3 Blau, op. cii., p . 1 84.
4 1 Robert H . Willoughby, The Allendant in the Sta/e Menta/
Hospilal, tesi non pubblicata per il conseguimento del M.A ..
Department of Sociology, University of Chicago, 1953, p. 44.
42 Ibidem , pp. 45-46.
41 Charles Hunt Page, Bureaucracy 's Othcr Face, in « Social
Forces », XXV ( 1 946), p. 90.
44 Anthony Weinlein, Pharmacy as a Profession in Wisconsin,
tesi non pubblicata per il conseguimento del M.A., Department
of Sociology, University of Chicago, 1943, p. 89.
45 Perrin Stryker, How Executives Get ]obs, in (! Fortune »,
agosto 1953, p. 182.
* Willoughby, op. cii., pp. 22-23.
47 Si veda, ad esempio, William Kornhauser, The Negro Union
0/ficial: A Study o/ Sponsorship and Contro/, in « American
Journal of Sociology », LVI I ( 1951 ), pp. 443-52, e Scott Greer,
Situated Pressures and Functional Role o/ Ethnic l..abor Leaders,
in « Social Forces », XXXII ( 1 95 3 ), pp. 41-45.
48 William James, The Philo:rophy of William ]ames, a cura
della Modero Library, New York, Random House, s.d., pp.
1 28-29.
49� Sono grato a Warren· Peterson per questo e altri suggeri­
menti.
so C. E. M. Joad, 011 Doclors, in « The New Statesman and
Nation », 7 marzo 1 953, pp. 255-56.
S I Solomon, op. cii., p. 146.
s2
The Canons o/ Good Breeding: Or the Handbook of the
Man of Fashion, Philadelphia, Lee and Blanchard, 1839, p. 87.
SJ Un modo di reagire di fronte a situazioni di disturbo non
previste è, per coloro che sono impegnati nell'interazione, di
rideme a significare che ciò che l'incidente implica sul piano
espressivo è stato capito ma non preso sul serio. Ammesso questo,
il saggio di Bergson sul riso può esser inteso come una descri­
zione dei modi in cui ci aspettiamo che l'attore si attenga alla
capacità propria degli uomini di muoversi, della tendenza del
puhblico ad attrihuire questa capacità all'attore fin dall'inizio

91
dell 'interazionc e dei modi in cui 4uesta proi�:zione di etfenu
viene turbata quando l'artore si muove in maniera non umana.
In ugual modo, i saggi di Freud sul motto di spirito e sulla psico­
patalogia della vi ta quotidiana possono esser presi, a un certo
livello, come descriziom· dei modi attraverso i quali ci aspettiamo
che gli attori abbiano raggiunto certi standard di tatto, modestia
� virtu e come descrizione dei modi in cui queste proiezioni pos­
sono esser screditate da sviste che sono motivo d'ilarità per il
profano, ma costitu iscono precisi sintomi per l'analista.
5 4 Marcel Granet , Chint'H' Civilhation. trad. ingl.. London.
Kegan Pau!, 1 930, p. 328.
�s Ponsonby , op. l'il
. . pp. I K2-K l .
56 Ibidem, p. 183.
57 Habenstein, op. CII.
58 Dale, op. àt. , p. 8 1 .
59 Emile Durkheim, Les formes élémentaires de la vit.' rdi·
gieuse, Paris, Alcan, 1912, trad. it. Le forme elementari Jella
religione, Milano, Comunità, l 97 J2, p. 297.
60 Santayana, op. ci t., pp. 1 3 3-34.
6 1 Simone de Beauvoir, Il secondo n•sso . Milano, Il Saggia·

tore, vol . I l , p. 3 1 5.
62 Si veda, ad esempio, Tintair, in •• Fortune » , novembre
1951 , p. 1 02.
61 Si veda, ad esempio, H . L. Mencken, The American Lan ­
R.uage, 4" ed., New York, Knopf, 1936, pp. 474-525.
64 Si veda, ad esempio, Plastic Surgery, in « Ebony », maggio
1949, e F. C. Macgregor e B. Schaffner, Screening Patienls for
Nasa/ Plastic Operations: Some Sociologica/ and Psychiatric Con·
siderations, in « Psychosomatic Medicine », X I I , pp. 277-9 1 .
65 Un buon esempio d i questo fenomeno è rinvenibile i n uno
studio sull'arrivo di MacArthur a Chicago durante la Convenzione
nazionale repubblicana del 1952. Si veda K. e G. Lang, The Uni­
que Perspective of Television and I ts Elfects: A Pilo/ Study, in
<� American Sociological Revie'yV » , XVIII ( 1 9.5 3), pp. 3-12.

66 Si veda, ad esempio, E. C. Hughes, Study of a Secular


l nstitution: The Chicago Rea/ Estate Board, tesi non pubblicata
per il conseguimento del dottorato, Department of Sociology,
University of Chicago, 1928, p. 85.
67 Dale, op. cit., p. 105.
68 Si veda William L. Prosser, Handbook of the Law of
Torts, Hornbook Series, St. Paul, Minn., West Publishing Co.,
1 94 1 , pp. 701-76.
m Ibidem, p. 733 .
70 Ibidem, p. 728.
7 1 Si veda Harold D. McDowell, Osteopathy: A Study of a
Semiorthodox Healing Agency and the Recruitment of lls Clien­
tele, tesi non pubblicata per il conseguimento del M. A . , Depart­
ment of Sociology, University of Chicago, 1951.

92
72 Si veda, ad esempio, David Dressler, Whal Don'/ They
Tell Each Other, in <c This Week » , 1 .3 settembre 1 953.
n Dale, op. cii. , p. 10.3.
74 PineIli, op. cii. , p. 1 00.
75 Si deve citare un'eccezione a questo paragone, malgrado
essa sia tale da non rendere giustizia agli attori onesti . Come già
detto, le rappresentazioni legittime tendono ad accentuare il grado
di unicità di una data rnuline. D'altra parte, rappresentazioni
completamente false possono accentuare un che di abitudinario
allo scopo di allontanare sospetti .
1b Ci sono altri motivi che giustificano il prestar attenzione

a rappresentazioni e facciate apertamente false. Quando vediamo


che finte antenne televisive vengono vendute a persone che non
hanno televisori , o pacchetti di etichette di alberghi di lusso a
persone che non si sono mai mosse da casa, e ruote a raggi di
tipo sportivo ad automobilisti con macchine molto comuni, ab­
biamo una chiara testimonianza clelia funzione espressiva di og­
getti strumentali . Quando studiamo cose autentiche, cioè le per­
sone con vere antenne e veri televisori , in molti casi può esser
difficile dimostrare in modo inequivocabile la funzione di ciò che
può esser chiamato un atto spontaneo o strumentale.
77 Cooley, op. cii., p . .3 5 1 .
78 Ponsonby, op. cii. , p . 277.
79 The Sociology of G'eorg Simmel, a cura e trad. di K. H.
Wolff, Glencoe, I I I , 1 950, p . .32 1 .
�� Emile Durkheim, Les règles de la méthode sociologique,
Paris, Alcan, 1 895, trad. il. Le regole del metodo sociologico,
Milano , Comunità, l 96.3 , p . 1 7 7 .
� • Kurt Riezler, Commen/ on the Social Psychology of Shame,
in « Ameritan Journal of Sociology », XLV I I I ( 1 942 ), pp. 462 ss.
82 Si veda R. K. Merton , Social Theory on Social Structure,

Glencoe, The Free Press, 1957, trad. it. Teoria e slrullura so­
ciale , Bologna, Il Mulino, 1 966, pp. 426 ss.
83 Questa concezione dell'ipnosi è presentata efficacemente da
T. R. Sarbin , Contributions lo Role-Taking Theory. 1 : Hypnotic
Behavior, in « Psychological Review », 57, pp. 255-70.
84 Si veda D. R. Cressey, The Differential Association Theory
and Compulsive Crimes, in « Journal of Criminal Law, Crimino­
logy and Police Science », 45, pp. 29-40.
115 Questo concetto proviene da T. R. Sarbin, Role Theory,
in Gardner Lindzey, Handbook o/ Social Psychology , Cambridge,
Mass., Addison-Wesley , 1 9 54, vol. l , pp. 235-36.
M Si veda, ad esempio, Alfred Métraux, Dramatic Elemenls
in Ritual Possessions, in « Diogenes », 1 1 , pp. 1 8-36.
1!7 Ibidem, p. 24.
88 Sartre, L''Etre el le Néant, trad. it. cit., pp. 1 00- 1 0 1 .

93
Capitolo secondo

Equipes

Quando si pensa a una rappresentazione vi è la ten­


denza a considerare il contenuto della rappresentazione
stessa come una semplice estensione espressiva del carat­
tere dell'attore, e a vedere perciò la sua funzione in
termini personali. Si tratta però di una prospettiva li­
mitata che impedisce di cogliere le diverse funzioni che
la rappresentazione può avere per l'interazione nel suo
complesso.
In primo luogo succede spesso che la rappresentazione
serva essenzialmente per esprimere le caratteristiche del
compito svolto e non quelle dell'at tore. Ad esempio le
persone impiegate presso agenzie fornitrici di servizi ,
i burocrati, gli uomini d'affari, e gli artigiani, sottoli­
neano il loro modo di lavorare con mosse che esprimono
abilità e onestà, ma qualsiasi cosa queste mosse ci rive­
lino sulle persone in quanto tali, spesso il loro scopo
principale è quello di dare una definizione positiva del
servizio o del prodotto offerti. lnoltre, spesso osservia­
mo che la facciata personale dell'attore viene impiegata
non tanto perché gli permette di presentarsi cosi come
gli piacerebbe apparire, ma perché la sua apparenza e
le sue maniere possono permettergli di agire su una
scena piu vasta. E sotto questa luce che possiamo capire
come la selezione propria della vita urbana conduca le
ragazze dotate di una buona educazione e di un accento
corretto a svolgere un lavoro come quello della receptio­
nist, dove esse possono presentare una facciata tanto
per l'organizzazione che per se stesse.
Comunque la cosa piu importante è che la definizione
della situazione proiettata da un certo partecipante è
parte integrale di una proiezione che è attivata e man­
tenuta dalla stretta cooperazione di piu partecipanti. Per

95
esempio, in un ospedale i due medici internisti di ruolo
possono esigere da quanti stanno facendo il loro periodo
di internato che essi, durante il loro tirocinio, esaminino
la cartella di ogni paziente dando la propria opinione su
ogni voce. I giovani magari possono non rendersi conto
che la dimostrazione di relativa ignoranza, che essi han­
no dato, è dovuta in parte al fatto che gli internisti
hanno avuto modo di studiare la cartella la sera avanti :
essi inoltre non si rendono conto del fatto che quel­
l 'impressione è doppiamente garantita da un tacito ac­
cordo tra la équipe medica di ruolo che assegna
lo studio di solo metà di ogni cartella clinica ad
ognuno dei due internisti 1 • Tale lavoro di équipe ga­
rantisce allo stalf di far buona figura - sempre che,
naturalmente, ciascuno dei due in ternisti sia in grado
di assumere la sua parte al momento giusto.
Inoltre si verifica spesso il caso che - affinché l 'ef­
fetto generale dell 'équipe sia soddisfacente - ad ogni
membro di essa venga chiesto di mostrarsi sotto luci
diverse. Cosi, se una famiglia deve dare un pranzo im­
portante, ci vorrà qualcuno in uniforme o in livrea come
parte dell'équipe di lavoro. L 'individuo che recita questa
parte deve applicare a se stesso la definizione sociale di
servitore . Contemporaneamente la persona che fa la parte
della padrona di casa deve applicare a se stessa e creare
con le sue maniere e la sua apparenza , la definizione
sociale di qualcuno che è naturale debba essere servito.
Questo fatto era efficacemente illustrato nell'albergo del­
l 'isola studiata dallo scrivente ( che in seguito verrà sem­
pre chiamato Shetland Hotel) . La direzione riusciva a
dare l'impressione di quel serviz io che si confà al ceto
medio, assegnando ai proprietari il ruolo di padroni di
casa ed ai loro impiegati quello di domestici, quantun­
que, nella struttura sociale locale, le ragazze che face­
vano le cameriere fossero di status leggermente piu ele­
vato di quello degli albergatori che le avevano assunte.
Quando non c'erano ospiti in albergo, una differenza di
status del tipo « serva-padrona )) veniva mal toJJerata
dalle cameriere. Un altro esempio lo si può trovare nella

96
vita familiare del ceto medio. Nella nostra società,
quando una coppia di coniugi si trova in compagnia
di gente conosciuta da poco, la moglie può mostrare
una piu rispettosa sottomissione alla volontà e alle opi­
nioni del marito di quanto faccia trovandosi sola con lui
o fra vecchi amici. Dal momento che la moglie assume un
ruolo di sottomissione, il marito assume il ruolo do­
minante, e quando ognuno dei membri dell 'équipe matri­
moniale rappresenta il suo ruolo specifico, l'unità coniu­
gale, in quanto tale, può suscitare l'impressione che il
pubblico si aspetta. Nel Sud degli Stati Uniti , l 'etichetta
razziale offre un altro esempio. Charles Johnson sostiene
che quando non sono presenti altri bianchi, il negro può
chiamare per nome · il bianco con cui lavora , ma rico­
mincerà a dargli del « signore >> non appena si avvicine­
ranno altri bianchi 2• L'etichetta vigente nel mondo degli
affari ci offre un altro esempio del genere :

Quando sono presenti degli estranei , una sfumatura di


formalità professionale è ancora piu importante. Si può
chiamare per tutto i l resto del tempo « Mary >> la propri a
segretaria e « Joe » il proprio collega , ma se in ufficio c'è
un estraneo bisognerebbe rivolgersi ai propri colleghi in
quella forma che si pretende dall'estraneo : signorina o si­
gnore. Si può essere in rapporti scherzosi con la centralini­
sta , ma si userà un tono serio quando si ha occasione di fare
una telefonata in presenza di un estraneo 3 •
[ La vostra segretaria] vuoi essere chiamata signora o
signorina davanti agli estranei, e sarà quanto meno poco
lusingata se il vostro « Mary » permetterà a tutti gli altri
di apostrofarla con familiarità 4•

Adopererò il termine « équipe di rappresentazione » ,


o piu brevemente équipe, per riferirmi ad un qualsiasi
complesso di individui che collaborano nell 'inscenare
una singola routine.
Fino a questo punto dello . studio abbiamo considerato
come punto di riferimento la rappresentazione dell'indi­
viduo e ci siamo occupati di due ordini di fatti : l 'indi­
viduo e la sua rappresentazione, da un lato, e tutto il

97
complesso dei partecipanti t: l 'in tcra:tione nel suo com­
plesso dal l 'al tro. Per lo studio di certi tipi di interazione
o di certi loro aspetti , questa prospettiva può sembrare
sufficiente ; tutto ciò che non rientra in un tale schema ,
può quindi esser trattato come una complicazione anche
se superabile. Cosi la col laborazione fra due attori , ognu­
no dei quali sia visibilmente impegnato nella presen ta­
zione della sua specifica rappresentazione può essere
analizzata come un t i po di << coalizione » o accordo,
senza alcuna altermdone dello schema di riferimento .
Tuttavia, nello studio approfondito di particolari orga­
nizzazioni social i , l 'attività di collaborazione di alcuni
partecipanti sembra troppo im portante per poter esser
trattata soltanto come variante di un tema precedente.
Sia che i membri di un 'équipe i nscenino rappresenta­
zioni individuali si mili o che ne inscenino di differenti
- che però si fondono in una sola routine - ne emer­
ge un' impressione di équipe che può essere adeguata­
men te tra:ttata come fatto a sé st ante, come qualcosa
che si trova a un terzo livello, fra la rappresen tazione
i ndividuale, da un lato, e il complesso delle interazioni
dei partecipan ti , dall 'altro. Si può addiri ttura sostenere
che se nos tro pri ncipale interesse è quel lo di studiare
come vengono create e con trollate le im pressioni, i pro­
blemi doè che si presen tano nel suscitare un'impressione
e le tecniche per affrontarl i , allora l 'équipe e le rappre­
sentazioni di équipe possono certamente essere conside­
rate le unità piu adatte come punto di riferimento fon­
damentale 5• È infatti possibile ricondurre a un tale sche­
ma situazion i quali l'interazione fra due persone, de­
scrivendole come in terazioni di due équipes , ognuna
delle quali è formata da un solo membro. (A rigor di
logica, si potrebbe persino dire che un pubblico debi­
tamente suggestionato da una particolare messa in scena
alla quale nessun altro assiste, sarebbe un pubblico
presente alla rappresentazione di una équipe i cui com­
ponenti non esistono) .
Il concetto di équipe non solo ci permette di pren­
dere in considerazione rappresentazioni date da uno o

98
ri u a t t ori . ma è anche ap pl ica b i l e a u n �t l t ro Gl so . ' A b­
biamo già detto ch e u n at tore può e ssere sug�cstionato
dalla prorria rap presen t a z i on e cosf da essere �onv i n to
che l ' i mpressiont• del la re a l t à che egl i s ta suscitando .si<l
l un ica e so l a real tà . I n tali casi l'a t tore cos t i t u isce il
'

proprio pubblico , diventando contem poraneamen te a t to­


re e osservatore. Probabi lmente e�li i n tercet ta o incor­
ro ra �li standard che cerca di man tenere in prc se m :a d i
a l t r i , cosf che la sua coscienza gli impone d i agire i n
un mo do socialmente appropri ato. Sarà s t a Lo necessario
per l 'individuo, quando a�isce nella sua qualità di at­
t ore , nascondere a quella parte di sé che costi tuisce
il pubbl ico, quegl i aspe t t i negativi della rappresentazione
che ha dovu to i m pa rare : i n parole povere ci sono cose
che sa o ha saputo e che non è capace di dire a se
s tesso. Questa complicata manovra di auto-inganno av­
viene continuamen te: gli psicanalisti ci hanno forni to in­
teressanti dati relativi a fenomeni del genere che essi
indicano coi term i n i « repressione » e <c dissociazione » tt.
Forse da · qui na sçe ciò che è s ta t o chiamato « distanzia­
mento da sé » e cioè quel processo attraverso il quale
una persona viene a sentirsi estraniata dal suo << io » 7 •
Quando un attore si conforma nella sua condotta
privata a determinate norme morali che ha fatto proprie,
egli puè) attribuire tali norme ad un gruppo di riferi­
mento creando cosi un pubblko ( assente) per la propria
attività. Questa possibilità ci porta a prenderne in con­
siderazione un'altra. L'individuo in privato può rispet­
tare certe regole, pur non credendovi personalmente,
perché è fermamente convinto della presenza di un pub­
blico invisibile capace di punire le eventuali deviazioni
da tali norme. In altre parole un i ndividuo può costi­
tuire il proprio pubblico o può immaginare la presenza
Ji un pubblico. ( I n tut to ciò rileviamo la differenza
ana1i tica fra il concetto di équipe · e q ue l l o di singolo
attore) . Questo dovrebbe portarci a capire che anche
un'équipe può mettere in scena una rappresentazione
per un pubblico che non è fisicamente presente alla
scena . Cosi in certi ospedali psich iatrici in A m er ica , per
i pazienti che: sono morti senza esser stati reclamati
dalle famiglie, può aver luogo una cerimonia funebre
abbastanza complessa · nei locali dell 'istituto. I ndubbia­
mente questo aiuta ad assicurare il mantenimento di un
minimo di standard civili in un ambiente dove le con­
dizioni esisten ti c il generale disinteresse della società
possono merterli in pericolo. In ogni modo, se non si
presen tano i parenti del defunto, il cappellano, il di­
rettore del servizio pompe funebri dell 'ospedale e uno
o due degli altri funzionari possono loro stessi svolgere

i ruoli richiesti da un funerale, compiendo una civile di­


mostrazione di riguardo per il paziente morto, H esposto,
davanti a un pubblico assente.
È chiaro che gli individui membri di una medesima
équipe, per questo stesso fatto verranno ad avere un
rapporto reciproco caratterizzato dalle seguenti sue com­
ponenti principali .
Anzitutto si può affermare che durante lo svolgimento
di una rappresentazione di équipe, ogni membro ha la
possibilità di far fallire lo spettacolo o di disturbarlo con
un comportamento inappropriato. Ogni componente del­
l'équipe è obbligato a fidarsi della buona condotta e del
comportamento dei suoi compagni , e questi, a loro volta ,
sono obbligati a fidarsi di lui : si sviluppa quindi neces­
sariamente un vincolo d 'interdipendenza reciproca fra di
loro. Quando in un sistema sociale i membri di un 'équipe
hanno uno status formale e u n rango differenti, come del
resto spesso accade, possiamo rilevare che l'interdipen­
denza creata dall'appartenere alla stessa équipe, può
probabilmente superare . le divisioni strutturali o so­
ciali del sistema, contribuendo cosi alla sua coesione.
Là dove i diversi status dello stalf e della line tendono
a dividere un 'organizzazione, le équipes di attori pos­
sono tendere verso l 'integrazione delle varie unità orga­
nizzative.
In secondo luogo, se i membri di un gruppo debbono
cooperare per mantenere una determinata definizione della
situazione nei confronti del loro pubblico, sarà loro diffi­
cile mantenere quella stessa impressione nei confronti di

1 00
loro stessi . Complici nel far sf che la situazione appaia
quella che essi vogliono, essi sono obbligati a definirsi
gli uni gli altri come · persone messe a parte del « se­
greto » , persone, cioè, davanti alle quali non si può
mantenere quella particolare facciata. I compagni di équi­
pe, allora , in misura proporzionale alla frequenza con cui
agiscono come équipe e al numero dei fatti che ricadono
entro questa azione di difesa delle impressioni , tendono
ad essere legati da ciò che si potrebbe chiamare « fa­
miliari tà » . Fra compagni di équipe, i l privilegio della
familiarità - che può costituire una specie di intimità
senza calore - può non essere tanto qualcosa di orga­
nico, che si sviluppa lentamente con il passare del tempo,
quanto piu ttosto un -rapporto formale che viene auto­
maticamente offerto e accettato non appena l'individuo
occupa un posto nell'équipe.
Quando affermiamo che i compagni di équipe ten­
dono ad esser legati gli uni con gli al tri da rapporti
di reciproca interdipendenza e familiari tà, non " dobbia­
mo confondere questo t ipo di gruppo con altri, ad esem­
pio i gruppi informali o le « cricche ». Il compagno
di équipe è una persona sulJa quale si conta per una
col1aborazione sul piano drammaturgico, allo . scopo di
suscitare una certa definizione della situazione e che,
anche se non si dimostra sensibile alle sanzioni infQrmali
ed insiste nel tradire la rappresentazione o nel velerle
dare un accento particolare, nondimeno fa parte del­
l'équipe, anzi proprio perché ne fa parte può causare
questa specie di guai. Cos{ in una fabbrica l 'individuo
isolato che fa l'« allena tore » * continua ugualmente
a far parte dell 'équipe, anche se il suo ri tmo di lavoro
mette in pericolo l 'impressione che gli altri operai stan­
no tentando di dare su quelio che costituisce una « giu­
sta » giornata di lavoro. Come oggetto di amicizia egli
potrà essere perfettamente ignorato, ma non potrà es-

* In i nglese r(l/t' buster: il termine designa l'operaio che,


d'accordo con il padrone. svolge il suo lavoro a un ritmo tale da
dart: a questi i l pretesto di alzare i cottimi. [ N.d.T. ].

101
serio come potenziale minaccia alla definizione della si­
tuazione data dall'équipe. Ugualmente, ad una festa, una
ragazza che si dimostri sfacciatamente « disponibile » ,
può essere evitata .dalle altre ragazze presenti, m a per
certi aspetti essa fa parte della loro équipe e come tale
può mettere in pericolo la definizione che esse stanno
collettivamente difendendo, e cioè che le ragazze costi­
t uiscono un ambito premio sessuale. Pertanto, pur se i
compagni di équipe sono spesso persone che, al fine
di au to-proteggersi , si accordano ufficiosamente nell'orien­
tare i loro sforzi in una certa direzione, costituendo in
tal modo un gruppo non formale, questo accordo infor­
male non rappresenta un cri terio per definire il concetto
di équipe.
I m embri di un gruppo informale, intendendo con
questo termine un gruppo di persone che si riuniscono
per svaghi informali, possono però anche costituire una
équipe, poiché è probabile che essi debbano collaborare
per nascondere ·con tatto ad alcuni di coloro che non
sorto membri del gruppo l'esclusività del gruppo stes­
so, mentre la fanno invece notare snobisticamente ad
altri . Tuttavia, esiste un contras to significativo fra il
concetto di équipe e quello di gruppo informale. I n
vasti complessi soci ali , gli individui appartenenti a una
certa categoria di status vengono a trovarsi raggrup­
pati in virtu del fatto che essi debbono cooperare per
mantenere una definizione della si tuazione verso quanti
sono al di sopra e al di sotto di essi. Cosi un insieme
di individui che potrebbero essere differenti sotto impor­
tanti aspetti e perciò desiderosi di mantenere le rispettive
distanze sociali, si trova ad essere in un rapporto di
familiarità imposta che è caratteristico dei compagni di
équipe impegnati a metter su uno spettacolo. Spesso
si direbbe che si formino ristretti gruppi informali non
tanto per favorire gli interessi di coloro con i quali l'in­
dividuo inscena uno spettacolo, ma piuttosto per proteg­
gerlo da un'indesiderata identificazione con essi. Tali
gruppi hanno quindi spesso la funzione di proteggere l 'in­
dividuo non dalle persone di rango diverso , ma da quell e

1 02
!:1�1 proprio rango . Perciò, mem re tutti i membri del pro­
prio gruppo possono essere di uguale status, può essere
di importanza cruciale il f-a tto che non tu tte le persone
deJ proprio status siano ammesse a fa r parte del gruppo 8 •
Bisogna aggiungere yn ultimo chiarimento su ciò che
un 'équipe non è. Determ inati individui possono riunirsi
formalmente o informalmente in un gruppo di azione
allo scopo di promuovere fini da tutti condivisi o quanto
meno tra di loro simili con gli strumenti a loro disposi­
zione. Fintanto che essi cooperano nel mantenere una
data impressione servendosi di questo espediente come
mezzo per raggiungere i loro scopi , essi costituiscono ciò
che qui abbiamo definito un'équipe. Ma bisogna tener
presente che, oltre alla collaborazione drammaturgica, esi­
stono molti mezzi con i quali un gruppo di azione può
raggiungere certi fini. Altri strumenti per il raggiungi­
mento del fine - la forza , il potere di contrattazione -
possono essere aumentati o diminuiti, manovrando strate­
gicamente le impressioni, ma l'esercizio della forza o del
potere di contrat tazione dà a un insieme di individui
una potenzialità di generare gruppi che non è connessa
al fatto che in certe circostanze il raggruppamento cosi
formato probabilmente agirà, in termini drammaturgici,
come un'équipe. ( Analogamente un individuo che è in
posizione di potere o di leadership può aumentare o dimi­
nuire la sua forza nella misura in cui la sua apparenza e
le sue maniere appaiono appropriate e convincenti, ma
non si pretende che le qualità drammaturgiche della sua
azione siano sempre o anche nella maggior parte dei casi
alla base della sua posizione) .
Se dobbiamo impiegc�re il concetto di équipe come
punto di riferimento fondamentale, sarà opportuno torna­
re sui nostri passi e definire nuovamente il nostro schema
terminologico per poter adoperare come unità di base
Péquipe anziché il singolo at tore .
.:È stato detto che lo scopo dell'attore è quello di
perpetuare una particolare definizione della situazione,
dal momento che questa costituisce per cosf dire la sua
versione di ciò che è la realtà. Come équipe formata da

1 03
un solo individuo, senza compagni a cui comunicare le
proprie scelte, egli · può rapidamente decidere quale adot­
tare tra le possibili posizioni nei confronti di un argo­
mento, agendo poi senza ripensamenti come se la sua
scelta fosse la sola possibile. La scelta poi può essere
perfettamente adattata alla sua situazione e ai suoi inte­
ressi particolari.
· Quando passiamo dalla équipe composta da un solo
individuo a quelle piu numerose, cambia il carattere della
realtà che viene adottata dal gruppo . Invece di una defi­
nizione complessa della si tuazione, la realtà può essere
ridotta a una linea collettiva piuttosto tenue poiché può
darsi che questa non sia ugualmente gradita a tutti i
membri dell'équipe. Ci saranno magari le osservazioni iro­
niche con le quali un membro dell 'équipe .fin ge di rifiu­
tare la linea collettiva, mentre in effetti la sta accettando.
D'altra parte ci sarà un nuovo fattore - la lealtà verso
l'équipe e i propri compagni - tale da favorire l 'adesione
alla linea adottata.
È ben noto il fatto che u n pubblico disaccordo fra
i membri del gruppo, non t;olo li rende incapaci di agire
in modo unitario, ma scredita anche la realtà che l 'équipe
cerca di far credere. Per proteggere questa impressione
di realtà, può esser richiesto ai membri dell'équipe di ·
posporre ogni pubblica presa di posizione, fintanto che
la posizione dell'équipe non sia stata definita e, una volta
che il gruppo abbia deciso in un dato modo, tutti i
membri possono essere obbligati a conformarvisi . ( Il pro­
blema di quanta « auto-critica alla sovietica » · sia tollerata
e da parte di chi sia permessa, non è qui in discussione ) .
Un esempio lo si può trovare neiJ 'impiego pubblico :

In tali riunioni [ di comitati di gabinetto] i funzionari


intervengono nelle discussioni ed esprimono liberamente i
loro punti di vista, fermo restando un punto : che essi, cioè ,
non contraddicano direttamente i l loro ministro. La possi­
bilità di un cosf aperto dissenso sorge molto di rado, né
dovrebbe mai aver luogo : in nove casi su dieci il ministro
e il funzionario presente alla riunione si sono accordati in
precedenza sulla linea da segu ire, ed anche nel decimo caso

1 04
l 'impiegato che non si trovasse d'accordo su un dato punto
con il suo mi nistro, si asterrà dall'intervenire alla seduta 9 •

. Si può citare u n altro esempio ricavato da un recente


studio sul la stru ttura di potere di una piccola cit tà :

Chiunque abbia svolto un lavoro di comunità a un qual­


siasi livello è col pito a ogni occasione da ciò che si potrebbe
definire il « principio di unanimità ». Non appena i leaders
della comunità abbiano stabilito una linea politica, immedia­
tamente richiedono il piu stretto conformismo di opinioni. Ge­
neralmente le decisioni non vengono prese alla svelta. C'è am­
pio tempo, specialmente per i leaders piu importanti, di
discutere la maggior parte dei programmi prima che venga
decisa una linea di azione. Questo vale per i programmi di
comunità. Finito il tempo per le discussioni e decisa la
linea da adottare, vien richiesta l 'unanimità. Vengono fatte
pressioni sui dissenzienti e il progetto è avviato 10•

Un aperto dissenso di fronte al p ubb lico crea, come


si suoi dire , una nota falsa . Si può affermare che le vere
stonature vengono evitate per lo stesso motivo per cui
si cerca di e v i t a re que1 le metaforiche; i n ambedue i casi
si tratta di man tenere una certa definizione della si t ua ­
zione. Questo può essere illus tra to da un breve saggio
sui problemi di lavoro del l 'accompagnatore professionista
nei concerti :

Il cantante ed il pianista , per avvicinarsi quanto piu


possibile ad un'esecuzione perfetta, devono fare esattamen­
te ciò che vuole il compositore ; tuttavia il cantante a volte
es ige dal l 'accompagnatore qualcosa che è in aperto contra­
sto con le indicazioni del compositore. Vuole un accento
dove non ce ne sono , fa una pausa dove non occorre, in­
troduce un « rallentando » dove dovrebbe andarci un « a
tempo ,> , canta (< forte » dove dovrebbe cantare (< piano » ,
fa i l sentimentale dove l 'aria è (< nobile » .
E la lista non è certo finita. I l cantante giura con la
mano sul cuore e le lacrime agli occhi che egli cerca sempre
di comportarsi secondo quanto ha scritto il compositore. È
mol to i mba razza n te : se lui canta in un modo e il pianista
suona in un al t ro . il risulta to è caotico . Le discussioni non

105
sono di alcun aiuto. Ma l'accompa�natore che può farci ?
Durante la r apprese n tazione egli deve seguire il cantante,
ma dopo ne cancellerà il ricordo dalla memoria . . . 1 1 •

Tuttavia spesso l'unanimità non è il solo requisito


della proiezione dell ' équ ipe. Tu tti sembrano convinti del
fatto che nella vita le cose piu vere e concrete sono quelle
sulla cui descrizione gli individui si trovano, ognuno per
conto proprio, d 'accordo. In genere riteniamo che se due
persone prendono parte ad un avveni mento e decidono
poi di raccontarlo nel modo piu sincero possibile, le loro
posizioni saranno abbastanza simili anche se esse non si
sono consultate prima di fare la propria relazione :
l'intenzione di dire la veri tà, peraltro, rende tali consulta­
zioni preventive inutili. E siamo anche portati a pensare
che se due individui vogliono mentire o distorcere la
versione dell'avvenimento che presentano, allora non
salo sarà necessario che si consultino a vicenda per, come
si suoi Jire, « accordarsi sulla versione da dare )), ma
dovranno anche nascondere il fauo che sia stato · loro
possibile accordarsi preventivamente. In altre parole,
nel proiettare la definizione di una situazione, sarà neces­
sario che i vari membri della équipe siano una nimi nelle
posizioni da prendere e tacciano il fatto che queste non
sono state raggiunte indipendentemen te. ( Per inciso va
der.to che se i membri dell'équipe sono anche impegnati
a mantenere un atteggiamento di reciproco rispetto, può
esser necessario che essi sappiano quale è la linea Ja
seguire e l'adottino senza ammettere a se stessi c l'uno
con l'altro fino a che punto la loro posizione non sia
stata raggiunta indipendentemente. Ma tali problemi c i
portano assai oltre H problema della rappresentazione di
équipe come punto di riferimento di base) .
È d a rilevare che, proprio come un membro de ll'équi­
pe prima di prendere la sua posizione deve at tendere
la versione ufficiale, cosi questa gli de ve esser com u ni ­
cat a in modo da permettcrgli di svol�crt· Ja sua parte
nella équipe sentcndosc n� partecipe.
Ad esempio, ne ll 'esa m i na re t·nmt• i merca n t i ci nesi fts-

1 06
sino i prezzi delle loro mercanzie a seconda dell'aspetto
del cliente, uno scrittore dice :

Un particolare risultato di questo studio sui clienti è co­


stituito dal fatto che se in Cina qua lcuno entra in un nego­
zio e, dopo aver guardato vari oggetti , ne chiede i l prezzo,
a meno che sia chiaro che egli ha parlato con un solo com­
messo , non otterrà alcuna risposta da colui al quale ha ri­
volto la domanda, se prima non sia stato chiesto ad ogni
commesso se abbia già indicato un prezzo al cliente . Se,
come molto raramente accade , questa importante precauzio­
ne viene trascurata, la cifra indicata dai vari commessi sarà
quasi sempre d iversa, mostrando cosf che non esiste un ac­
cordo sul la valu tazione che ognuno fa del cliente 12•

Nascondere a un membro dell'équipe informazioni


sulla posizione che questa nel suo complesso adotterà è
come privarlo del suo personaggio, poiché se egli non
sa quale posizione dovrà prendere, può essergli im­
possibile affermare il suo « io » in pubblico. Cosi se
un çhirurgo dovrà operare un paziente presentatcgli da un
altro medico, è norma di cortesia che il chirurgo dica al
medico quando avrà luogo l 'operazione, e, se questi non
assiste all'operazione, gli telefoni il risultato dell'interven­
to : il medico cosf informato, può presentarsi con maggiore
efficacia ai parenti del malato come partecipe dell'azione
medica 11•
Vorrei aggiungere un'altra considerazione generale cir­
ca il mantenere la « linea collettiva » durante la rappre­
sentazione. Quando un membro dell'équipe commette un
errore davanti al pubblico, i suoi compagni spesso devono
reprimere l'immediato desiderio di punire e correggere il
trasgressore fino a quando il pubblico non sia piu presen­
te . Dopo tutto, un'immediata sanzione correttiva servireb­
be spesso solo a disturbare ulteriormente l'interazione e,
come già detto, renderebbe il pubblico partecipe di un
aspetto che dovrebbe esser riservato ai membri dell'équi­
pe. Cosi, in organizzazioni di tipo autoritario, dove
l'équipe dei superiori deve sempre « aver ragione )) e
far fronte comune, vige spesso la regola che un fun-

1 07
ziomtrio non devt: .nai mos trare o s ti lità o ma nca nza di
rispetto verso un altro fu nzionario q u a ndo è in pre­
senza di un membro di un 'équipe subalterna . Nelle forze
armate gli ufficiali si mostrano d'accordo trovandosi
davanti ai solda ti , e cosi pure i genitori in presenza dei
figli 14, i dirigen ti in presenza degli operai, le infermiere
in presenza dei pazien ti 1\ c cosi via . Naturalmente quando
i sottoposti sono assenti può scatenarsi, e di fa t to si sca­
tena, un 'aspra e violenta critica . Ad esempio, in un re­
cente studio sulla p rofess i one dell'insegnante, si è visto
che i docenti ritengono che per mantenere un'impres­
sione di competenza professionale c d i au torità istitu­
zionale, devono assicurarsi che , quando i genitori adirati
vengono a lamentarsi a sc uol a , il pre si de appoggerà la
posizione degl i insegnan ti, almeno fino a q uan do i ge­
n itori non se ne siano andati 1". In u gual modo gli
insegnanti sono dell'idea che i loro colleghi non debba­
no dissentire da loro o contraddirli in presenza degli
studenti . « Lascia che un'altra insegnante faccia una so­
la smorfia di critica e che quelli [ gli scolari ] se ne ac­
corgano - e non perdono mai una battuta - e i l loro
rispetto per te è finito » 17• Pariment i sappiamo che la
professione medica possiede un severo codice di etichetta
professionale, cosi che, se un medico è chia mato a consul­
to alla presenza del paziente e del suo dottore, baderà a
non dire mai niente che possa turbare l'impressione di
competenza che il medico curante cerca di suscitare. Come
dice Hughes : « L'etichetta [ professiona le ] è un insieme
di riti che si sviluppa informalmente allo scopo di
proteggere davanti ai clienti il fronte comune della pro­
fessione » 111• Naturalmente questa specie di solidarietà
esibita davanti a subalterni si manifesta anche quando
gli attori si trovano in presenza di superiori . Per esem­
pio, da un recente studio sulla polizia risulta che nelle
pattuglie formate da un'équipe di due poliziotti , cia­
scuno di essi assiste agli atti illega l i o semi-illegali del­
l'altro, e pur essendo in ottima posizione per scredi­
tare lo spettacolo di legalità che i l collega recita davanti
al giudice, rimane eroicamente solidale verso il collega c,

1 08
resta fedele alla versione dei fatti data dall'altro - an­
che se questa nasconde abusi o è assai poco credibile 19•
È chiaro che se gli attori sono i mpegnati a mantenere
un certo programma, sceglieranno come compagni di
équipe persone sulle quali si può far affidamento per
una buona recitazione. Cosi i bambini sono spesso esclu­
si dai trattenimenti poiché spesso non è sicuro che
essi sappiano « comportarsi » , cioè che sappiano tratte­
nersi dall'agire in un modo che sarebbe incongruente
con l 'impressione che i padroni di casa desiderano su­
scitare 20• In ugual modo, coloro che notoriamente non
<( tengono l'alcool » , diventando loquaci e « difficili » quan­

do hanno bevuto, costituiscono un rischio per la rap­


presentazione, come del resto lo sono coloro che pur
senza avere bevuto sono scioccamente indiscreti, e co­
loro che rifiutano di « entrare nello spirito » della cir­
costanza e non aiutano a creare l 'impressione che gli
ospiti tutti assieme vogliono tacitamente dare al padro­
ne di casa .
Ho detto che in molte situazioni d 'interazione alcuni
dei partecipanti cooperano assieme come équipes o sono
in una pOsizione in cui dipendono da questa cooperazione
per poter mantenere una particolare definizione della
situazione. Ora, nello studio di specifiche organizzazioni
sociali, vediamo che spesso si può dire che, per certi im­
portanti aspetti, gli altri partecipanti costituiscono essi
stessi un'équipe per le varie rappresentazioni che vengono
inscenat.e in risposta allo spettacolo che l 'altra équipe ha
messo in scena per loro . Poiché ogni équipe reciterà per
l'altra la sua routine, si può parlare di interazione dram­
maturgica , non di azione drammaturgica, e possiamo vede­
re l 'interazione non come una fusione di tante voci quanti
sono i partecipanti, ma piuttosto· come una specie di
dialogo e di scambio fra due équipes. Non conosco nessun
motivo generale del perché l'inter...zione in ambiti natu­
rali assuma la forma di uno scambio fra due équipe.r, o
sia risolvibile in questa forma piuttosto che in una impli­
cante un maggior numero di équipes, ma a livello empi­
rico sembra che questo sia ciò che accade . Perciò nelle

1 09
gra ndi organ i:l:t.azioni suda t i , Jovt esis tono vari l i ve l l i di
status, vediamo che per la durata Ji ogni specifica intera­
zione, partecipan ti con status diversi presumibilmente si
riuniranno - �Imeno per il momento - in due rag­
gruppamenti di équipes. Per esempio , un tenente in
date situazioni si troverà allineato con tutti gli altri
ufficiali e in antitesi con i soldati; altre volte si troverà
allineato con gli ufficiali inferiori mettendo in scena as­
sieme a loro uno spettacolo a beneficio degli ufficiali
superiori presenti . Ci sono, naturalmen te, aspetti di certe
interazioni per i quali il modello delle due équipes non
è evidentemente adatto. Ad esempio, importanti ele­
menti delle udienze dei giudizi di arbitrato sembrano
adattarsi ad un modello formato da tre équipes e gli
aspetti di certe si tuazioni competi tive e « sociali » sem­
brano suggerire u n modello a équipes multiple. Biso­
gna inoltre tener presen te che, qualunque sia il numero
delle équipes, l'interazione potrà essere · sempre analizza­
ta in termini dello sforzo a cui tu tti i partecipanti
cooperano per man tenere un consenso opera tivo.
Se consideriamo l 'interazione come un dialogo fra
due équipes, sarà talvolta comodo chiamarne una « gli
attori )) e l 'altra « il pubblico )) o <c gli osservatori )> 1
.trascurando momentaneamente il fatto che anche il pub­
blico sta presentando una rappresentazione in équipe. I n
certi casi , come quando due equipes formate ciascuna da
un solo individuo sono coi nvolte in un'interazione in
casa di comuni amici o in un 'istituzione pubblica, pos­
siamo indicare arbi trariamen te come attore ( o pubblico)
uno qualsiasi dei soggetti ; In molte situazioni sociali
importan ti, tuttavia, la scena entro la quale si svolge
l'in terazione viene montata e controllata da una sola
delle due équipes e contribuisce quindi in modo piu vivo
allo spettacolo inscenato da questa équipe che non alla
reazione messa in scena dall 'altra. Un acquirente in un
negozio, un cliente in un ufficio, un gruppo di ospiti in
casa altrui, organizzano una rappresentazione e manten­
gono una facciata, ma la scena entro cui ciò si svolge
sfugge al loro immediato controllo, in quanto è parte inte-

l 10
gran tl· dd l;l prcsl·nt azionc: offerta da co lo ro alla cui pre­
senza ess i sono ven u t i a t rov a rs i . I n t a l i casi sarà spesso
u t ile ind icélrc l 'équipe che controlla la scena come l '« é­
quipt' di a t tori )) e l'altra come « l 'équipe del pubblico ».
( :osi pure sarà talvolta opportuno chiamare « attore )>
l éq u ipe che piu contribuisce all'interazione o che vi
'

reci ta la parte piu importante sotto il profilo dramma­


turgico, o che stabilisce il ritmo e la direzione che do­
vranno segu ire le due équipt'J" nel loro dialogo inte-
ràttivo. .

Bisogna precisare, pur se può apparire ovvio, che se


l 'équipe deve mantenere l 'impressione che cerca di dare,
essa deve fare in modo di essere sicura che nessun
individuo possa unirsi contemporaneamente all ' équipe e
al pubblico. Cosi, ad esempio, se il proprietatio di una
boutique è solito mettere in vendita i vestiti a prezzo
ridotto dicendo alle clienti che sono leggermente sciupati
o che sono gli ultimi di una partita o che si t ratta di una
svendita per fine stagione, ecc., per nascondere il fatto che
in realtà il prezzo è ribassato perché l 'articolo non si
vende, o è di cattivo gusto, oppure vuole impressi.onare
le clienti parlando di un ufficio acquisti a New York
( che non esiste) , o di una sarta per adattare i vestiti, che
in realtà è solo una commessa , egli dovrà assicurarsi che,
se deve assumere saltuariamente una commessa a ore,
questa non abiti negli immediati dintorni del negozio, co­
si da potervi essere capitata a fare acquisti in passato
o da potervi tornare in futuro 21 •
Avere il controllo della scena durante l'interazione
viene spesso considerato un v�fn taggio. A ri gore questo
controllo permette all 'équipe di adottare espedienti stra­
tegici per determinare quali informazioni il pubblico sarà
in grado di procurarsi. Cosi se i medici devono impedire
che i malati di cancro sappiano qual è l a loro malattia,
sarà opportuno sparpagliarli in vari reparti dell'ospe­
dale, cosi che essi non possano capire dal nome del
reparto quale è il loro male. ( Incidentalmente, per potere
realizzare questa me�sa in scena st rategka , i l personale
os1x·dal i<:ro puèJ esser�;· o bhl i ga t o a pcn.ll·rc pi1i ll'mpo dd

11 1
necessario percorrendo i corridoi e spostando apparecchia­
ture). Analogamente, il capo-barbiere che regola il turno
degli appuntament i dei clienti servendosi di un'agenda
esposta al pubblico, è in grado di salvaguardare l 'inter­
vallo per i l suo caffè, segnando sotto un nome fittizio
un appuntamento per l 'ora scelta a questo scopo. L'even­
tuale cliente può cosi controllare da sé che non gli è
possibile fissare un appuntamento per quell'ora. Un altro
interessante uso della scena e degli arredi scenici è
quello riferito da un articolo sulle sororities * americane,
dove è descritto come le sode, invitando per un tè quelle
che aspirano a diventarlo, possono fare la loro scelta
su chi accettare o meno senza dare l 'impressione che le
ospiti vengano trattate in modo diverso.

« Anche prendendo degli appunti, è difficile ricordarsi


di 967 ragazze dopo averle viste solo per qualche minuto
di presentazioni ufficiali )> ammise Carol. « Cosi abbiamo esco­
gitato questo stratagemma che ci permette di separare le
ragazze che c'interessano da quelle noiose. Abbiamo tre
vassoi per i biglietti da visita delle aspiranti - uno per i
casi piu promettenti, uno per quelli da rivedere ed uno per
quelli senza speranza. L'incaricata che durante il ricevimen­
to parla con l'aspirante, deve guidarla con scaltrezza verso
il vassoio appropriato quando essa sta per lasciare il suo
biglietto )> . Carol aggiunge : « Le aspiranti non capiscono
mai che cosa stiamo facendo » 22•

Un uso molto comune negli alberghi ci offre un ulte­


riore esempio. Se un membro del personale dell'albergo ha
qualche sospetto circa le intenzioni o il carattere di una
coppia ospitata, può, con un gesto convenuto, dire
al portabagagli di « far scattare il segnale )> .

* · Organizzazioni che riuniscono giovani universitarie - l'equi·


valente maschile è la /ralernity - sulla base del merito scola­
stico e della posizione sociale e le cui funzioni sono in parte
equivalenti a quelle della Casa dello studente. L'essere ammessi a
una particolare sorority costituisce per certe ragazze il raggiungi­
mento di un ambito traguardo sociale. [N.d.T. ] .

1 12
Questo è semplicemente uno stratagemma che rende
piu facile a� personale il tener d'occhio le coppie sospette.
Dopo aver accompagnato la coppia in camera, il portaba­
gagli nel richiudere la porta dietro di sé, preme un piccolo
pulsante all'interno del pomo della maniglia. Questo fa gi­
rare un piccolo tamburo nella serratura che provoca l'ap·
parire, sulla parte esterna della porta, di una striscia nera
al centro della maniglia. Gli ospiti non si accorgono di
niente, ma . le cameriere, gli inservienti ed i portabagagli
sono tutti addestrati a farvi attenzione ... riferendo le con­
versazioni a voce troppo elevata e gli episodi strani che pos­
sano accadere nella camera contrassegnata 13•

Piu in generale, il controllo della scena può dare al­


l'équipe che lo possiede un senso di sicurezza. Come rife­
risce uno studioso a proposito del rapporto tra medico e
farmacista :

La farmacia è un altro elemento. I l medico entra spesso


nd negozio del farmacista per le medicine, per un po' d'in­
formazioni e per fare quattro chiacchiere. In queste con­
versazioni l'uomo dietro il banco ha all'incirca lo stesso van­
taggio che possiede una persona in piedi parlando ad un
pubblico seduto 24•
Una cosa che contribuisce a questo senso d'indipenden­
za del farmacista è il suo negozio: questo, infatti, fa in
certo modo parte del farmacista. Come Nettuno viene raf­
figurato sorgente dai flutti, pur essendo contemporaneamen­
te il mare, cos( nell 'ethos della professione esiste una visione
del dignitoso farmacista che torreggia su scaffali e banconi di
boccette e apparecchiature, facendo allo stesso tempo parte
della loro essenza 25.

Un bell 'esempio letterario sugli effetti dell'esser de­


rubati del controllo della propria scena, lo possiamo
trovare ne Il processo di Franz Kafka, là dove è de­
scritto l'incontro di K . , co n le autorità nella sua pen­
sione :

Quando fu pronto dové passare dinanzi a Willem e


traversare la stanza accanto che era vuota, sino a quella
successiva la cu i porta era spalancata con tutt'e due i bat-

113
tenti. Questa stanza, come K . hen sa pcv;l , era tl<.'<.·upata da
qualche tempo da una certa signorina Aii rs tncr una d�t t t i ·
.

lografa che era solita andare molto d i huon'ora al lavoro,


rientrava tardi e non aveva mlJi scambiato con K. piu di
un saluto. Adesso il suo comodino era stato trascinato nel
mezzo della stanza e dietro di esso sedeva l'ispettore. Tene­
va le gambe accavallate e un braccio appoggiato alla spallie­
ra della seggiola.
. . . « Josef K.? » disse l'ispettore forse soltanto per ri­
chiamare su di sé lo sguardo distratto di K.
« Gli avvenimenti di stamane l'avranno certamente mol­
to sorpresa », disse l'ispettore e con le mani rimosse il paio
di oggetti che stavano sul comodino, la candela con la scato­
la di fiammiferi, un libro e il cuscinetto degli spilli, quasi
fossero oggetti che gli servivano nell'interrogatorio.
« Certo », disse K. e dentro di sé si compiacque di
trovarsi alla fine davanti a un uomo ragionevole con cui
parlare di questo affare : « Certo, sono sorpreso, ma non
troppo ».
(< Non troppo? » chiese l'ispettore e rimise la candela
nel mezzo del tavolino raggruppandovi attorno gli altri og­
getti.
« Forse lei mi fraintende », si affrettò ad osservare K.
(( Volevo dire », e K. s'interruppe cercando con gli occhi
una seggiola : « Posso sedermi? ».
(( Non si usa », rispose l'ispettore .26 .

Certo bisogna pagare uno scotto per avere il privilegio


di fare una rappresentazione in casa propria : si ha la
possibilità di comunicare informazioni su di sé con mezzi
scenici, ma non vi è la possibilità di nascondere quei
fatti che sono rivelati dallo scenario. È quindi possi­
bile che un potenziale attore debba evitare il proprio
palcoscenico e la possibilità quindi di utilizzare il suo
controllo su di esso per impedire una rappresentazione
che non tornerebbe a suo vantaggio, e ciò può compor­
tare qualcosa di piu del rimandare un trattenimento mon­
dano perché il nuovo mobilio non è ancora arrivato. Cosi,
a proposito di uno slum londinese leggiamo che :

... Le madri di questa zona, piu di quelle abitanti altro­


ve, p referiscono che i loro fi�li nascano i n nspcdn ll·. I l mo-

1 14
tivo principa'le di questa preferenza sembra essere la spcsél
che comporta una nascita in casa, poiché bisognerebbe ac­
quistare tutto il necessario - asciugamani e catinelle, ad
esempio - cosi che ogni cosa corrisponda alle esigenze del­
la levatrice. Ed inoltre la presenza in casa di una donna
estranea significherebbe il dover fare speciali pulizie 27•

Quando s i esamina una rappresentazione di équipe ,


si nota spesso che a qualcuno viene attribuito il compito
di · dirigere e controllare lo svolgersi dello spettacolo.
Il maestro di cerimonia ne è un esempio. A volte
l'individuo chè domina in tal modo lo spettacolo e , in
certo senso, ne è il regista, recita anche una vera e propria
parte nella rappresentazione che dirige. Ciò ci viene illu­
strato dall'interpretazione data da un romanziere alle fun­
zioni del sacerdote nel corso di una cerimonia nuziale:

Il prelato lasciò la porta socchiusa, cosi che essi [ Robert,


lo sposo, c Lione) , il testimone] potessero intendere il se­
gnale convenuto ed en trare senza indugio. Questi stavano
intanto dietro la porta come ad origliare. Lione! frugò nel
taschino e sfiorò il contorno circolare dell'anello, poi mise
la mano sul gomito di Robert. Avvicinandosi il momento
prestabilito aprf la porta ed al segnale convenuto spinse
avanti Robert.
La cerimonia si svolse senza difficoltà sotto la guida
esperta e ferma del prelato , che dava l'« imbeccata » e ag­
grottava le sopracciglia per tener sotto controllo gli attori .
Gli invitati non si accorsero del fatto che Robert riusd solo
con grande difficoltà ad infilare l'anello al dito della sposa,
ma comunque ebbero modo di notare che il padre sparse
abbondanti lacrime mentre la madre non pianse affatto. Que­
ste, peraltro, furono piccolezze presto dimenticate 28 •

In genere i membri del l 'équipe differiscono fra di loro


per -quanto riguarda i modi ed il grado in cui vien loro per­
messo di d i ri gere l a rappre sent a zione . Si può incidental­
mente osservare che le somiglianze strutturali di routines
i n apparenza diverse sono adegua t;�men te rispecchiate nel­
l 'affinità di vedute che carat terizza ovunlJue i registi. Sia
che si tratti di un funerale, di un matrimonio, di una

115
partita di bridge, di una liqu idazione commerciale, di
un'esecuzione capitale, o di un pic-nic, il regista tenderà
a giudicare la rappresentazione in termini della sua
« riuscita », dell'assenza di intoppi, dall'abilità dimostra­

ta nel prevedere t utte le possibili occasioni di disturbo .


I n molte rappresentazioni ci sono due importanti fun­
zioni da svolgere e se l'équipe ha un regista, è a lui che
vengono spesso affidati tali compiti particolari.
Anzitutto al regista può essere affidato il compito di
« rimettere al suo posto » qualsiasi membro dell'équipe

la cui rappresentazione diventi sconveniente. Ammansire


e rimproverare sono i processi correttivi generalmente
usati a questo scopo. Il ruolo svolto dall'arbitro di base­
ball nel mantene're l'apparenza di una particolare specie
di realtà di fronte agli spettatori può essere preso come
esempio.

Tutti gli arbitri insistono sul fatto che i giuocatori sap­


piano controllarsi e si trattengano da qualsiasi gesto che
rispecchi disprezzo per le loro decisioni 29•

Come giuocatore avevo sempre fatto capire molto bene


come la pensassi e sapevo che doveva esserci una valvola di
sicurezza per scaricare la grande tensione . Come arbitro po­
tevo sentirmi tutto dalla parte dei giuocatori, ma in quanto
tale dovevo anche decidere fino a che punto potevo dar
corda ad un giuocatore senza che la partita rallentasse e
senza che egli mi insultasse, mi attaccasse o mi mettesse in
ridicolo e sminuisse il giuoco. Evitare guai durante la par­
tita con i giuocatori era importante quanto il prendere le
decisioni corret te - e forse anche piu difficile.
Per qualsiasi arbitro è facile squalificare un giuocatore ;
è spesso assai piu difficile farlo restare in giuoco, capendo
e prevedendo le sue lamentele, cosi che non possa nascere
una spiacevole gazzarra 30•

lo non tollero le pagliacciate sul campo, e neppure lo


permetterebbero altri arbitri. I commedianti vanno bene per
il teatro o la televisione, non per il baseball. Una parodia o
una farsa dd gioco servono sohanto a svilirlo, screditando
perdippiu l'arbitro che permette una tale scena . È perciò che

l 16
vedrai espellere i buffoni e quelli che vogliono fare i furbi:
non appena incominciano le loro reci te 3 1 ,
·

Spesso naturalmente il regista dovrà non tanto repri­


mere le forme scorrette di partecipazione, quanto invece
dovrà stimolare una dimostrazione di impegno appro­
priato : « scaldare l'ambiente » * è la frase che a volte
si adopera per questo compito nei circoli del Rotary.
In secondo luogo al regista può essere affidato lo
speciale compito di distribuire le parti nella rappresen­
tazione e la facciata individuale richiesta per ogni parte:
infatti, ogni istituzione può essere vista come una con­
gerie di parti diverse da distribuire a possibili attori �
come un insieme di apparati simbolici e attrezzature da
cerimonia da assegnare.
È evidente che, se il regista corregge le recitazioni
scorrette e distribuisce le prerogative di maggiore e mi­
nore importanza , gli altri membri dell'équipe (probabil­
mente impegnati sia nello spettacolo da inscenare gli uni
per gli altri, che in quello da mettere in scena assieme
per il pubblico), avranno verso di lui un atteggiamento
diverso da quello nutrito per gli altri compagni di équipe.
Inoltre, se il pubblico si rende conto del fatto che la rap­
presentazione ha un regista, probabilmente tenderà a con­
siderare quest'ultimo piuttosto che gli altri attori come
il responsabile del successo della rappresentazione. Il re­
gista, a sua volta, può reagire di fatto a questa respon­
sabilità esigendo dalla rappresentazione qualità teatrali
che gli attori non saprebbero richiedere a loro stessi.
Questo forse si aggiunge al senso di alienazione che
essi possono già sentire nei suoi confronti. Quindi un
regista, pur essendo inizialmente un membro dell'équipe,
può gradatamente trovarsi a ricoprire un ruolo margi­
nale fra pubblico e attori, mezzo dentro e mezzo fuori
rispetto ai due campi; una specie di intermediario senza
la protezione che in genere spetta alle persone che fanno

* In inglese, sparking the show; letteralmente « far far scin­


tille aJlo spettacolo » [N.d.T.].

1 17
parte Jci Juc ca mpi . ll capo delle squadre di operai nelle
fabbriche costituisce un esempio studiato di recen te ·'2•
Quando studiamo una routine che per la sua presenta­
zione richiede un 'équipe di diversi attori , ci accorgiamo
che a volte un membro ne diventa l'astro , la guida, il
centro dell'at tenzione. Un esempio limite di ciò lo si può
trovare nella tradizionale vita di cor te, dove una sala
piena di cortigiani sarà sistemata come un quadro vivente,
in modo che lo sguardo, partendo da un p-unto qualsiasi
della sala, sarà guidato verso il centro di a ttenzione costi­
tuito dal monarca Tale star della rc1ppresen tazione può
anche essere vestita in modo piu appariscente o essere
seduta piu in alto degli altri presen ti . Una forma ancora
piu spettacolare per mettere in risalto il centro della
scena è quella della coreografia delle grandi commedie mu­
sicali, là dove quaranta o cinquan ta balleri ni si prostrano
davanti alla diva.
Le favolose rappresentazioni organizzate per le appa­
rizioni regali non devono farci perdere di vista l 'u tilità del
concetto di « corte » : le corti infatti si trovano spesso
al di fuori dei palazzi , e i produttori degli studi cinema­
tografici di Hollywood ne sono un esempio.
In teoria, gli individui sembrano essere endogami
nelle loro attività mondane, tendendo a limitare i loro
legami informali alJe persone del loro . s tatus sociale,
tuttavia se osserviamo attentamente u na classe sociale ci
accorgiamo che questa è composta di unità sociali sepa­
rate, ognuna delle quali contiene uno ed un solo gruppo
di attori dispost i nelle diverse posizioni . Spesso una di
queste unità si raggruppa intorno ad una figura pre­
minente che viene costantemente mantenuta al centro
della attenzione nel mezzo della scena. Evelyn Waugh
illustra questo tema parlando dei ceti elevati in Gran
Bretagna :

.
Andiamo indietro di venucmque anni all'epoca in cui
esisteva ancora una struttura artistocratica abbastanza salda
ed il paese era ancora diviso in sfere d'influenza fra maggio­
renti ereditari . A qua nto ricordo, i nobili si evitavano l'u n

1 18
meno che non avessero stre tti legami di parentella :
l ' al tro a
s'incontravano solo nelle occasioni important i c sui campi
delle corse , ma non frequentavano le rispettive case. In un
castello ducale si potevano trovare persone di tutti i generi
- convalescenti, parenti poveri , esperti consiglieri, adulato­
ri, gigolos e ricattatori puri e semplici -; una cosa si po­
teva esser certi di non trovarvi mai : un consesso di altri
duchi. A me sembrava che la società ingliese fosse un in­
sieme di tribu , ognuna con il suo capo, i suoi anziani, i
suoi stregoni ed i suoi bravi ; ognuna con il proprio dialetto
e la propria religione, ognuna marcatamente xenofoba 3\

Nella vita di società condotta dal corpo docente delle


nostre università e dalle altre burocrazie intellettuali,
questi fenomeni sembrano riprodursi : le cricche e le
fazioni che formano i partiti piu piccoli della politica
amministrativa costituiscono le corti della vita mondana,
ed è qui che gli eroi locali possono tranquillamente far
valere il loro spirito, la loro competenza e la loro cultura.
I n generale, quindi, possiamo dire che coloro che
collaborano a una rappresentazione in équipe differisco­
no nel grado di leader.rhip espressiva attribuita a cia­
scuno, e che la routim· di ogni équipe differisce da
quella delle altre a seconda della misura in cui vengono
attribuite differenziazioni di leadership ai suoi membri.
I concetti di leadership espressiva e di leadership di
regia, come due opposti tipi di potere che si trovano in
ogni rappresentazione, possono essere applicati , mutatis
muta�tdis, a un'interazione nel suo insieme, dove sarà
possibile indicare quale delle due équipes abbia preva­
lenza nei due tipi di potere e quali attori (di tutte e
due le équipes) primeggino sotto questi due aspetti.
Naturalmente è frequente che l 'at tore, o l'équipe, che
ha un tipo di leadership abbia anche l 'al tro, ma que­
sto non avviene certo in ogni caso. Ad esempio, duran­
te una ceri mo nia funebre, l 'a mbien t a zione sociale e tutti
i parteci panti, cioè le due équipcs dei parcRti e del per­
sonale dell 'impresa di pompe funebri , saranno d i sposte in
modo da ris pecch ia re i rd�1 tivi sentimenti cd il loro legame
l'Un il defu nto: questi cost i t u i rà il n:n l ru de l lo spet tacolo

1 19
e sarà l'attore piu importante in senso drammaturgi­
co. Tuttavia, dal momento che i parenti sono mesper­
ti oltre che sconvolti dal dolore e che il divo dello
spettacolo deve rappresentare la parte di una persona im­
mersa in un sonno profondo, l'impresario stesso dirigerà
la cerimonia benché egli possa tenersi lontano dalla
salma per tutto i l tempo della cerimonia, oppure stare in
un'altra stanza dell'impresa, preparandosi ad un'altra ce­
rimonia.
Bisogna chiarire che leadership espressiva e leader­
ship di regia sono termini dramma turgici e che gli
attori che godono di tali attributi possono non avere alcun
altro tipo di potere o di autorità. È noto che attori in
posizione di evidente leadership, sono spesso tali solo
simbolicamen te, scel ti in base ad un compromesso, o
come un mezzo per neutralizzare posizioni potenzialmente
minacciose o per nascondere strategicamente i l potere
dietro le quinte, e quindi anche il potere che sta dietro il
potere dietro le quinte. Cosi, ogni volta che ti tolari di
una carica, in via provvisoria o privi di esperienza , sono
investiti di un'autorità formale su subalterni esperti , ve­
diamo che le persone ufficialmente in possesso del po­
tere vengono spesso allettate con una parte che ha
un'importanza solo drammaturgica, mentre sono i su­
balterni che in realtà dirigono lo spettacolo 34• Cosi è
stato spesso detto, a proposito della fanteria britannica
durante la prima guerra mondiale, che esperti sergenti
di origine operaia riuscivano nel delicato compito di
insegnare di nascosto ai loro nuovi tenenti ad assu­
mere un ruolo teatrale ed espressivo alla testa del plo­
tone e a morire subito in una posizione drammatica­
mente importante, come si addiceva ad ex-alunni delle
public schools * . I sergenti, da parte loro prendevano
poi un modes to posto alla coda del plotone e cercavano
di sopravvivere per con tinuare ad is truire altri sergenti.

* Scuole maschili britqnniche che, con trariamen tt.: a quanto


potrebbe far sospettare l'aggettivo, sono piuttosto escl usiw nella
selezione degli studen ti. ·L'averne frequentata un11 ( Rughy. E ton ,
ecc ) costitu isce simbolu di pres tig io soehtle [ N.d.T. ] .
. ,

1 20
La leadership espressiva e la leadership di regia sono
state indicate come due dimensioni lungo le quali può
situarsi ogni posizione dell'équipe ; spostando un poco il
.punto di riferimento, possiamo vedere una terza dimen­
sione. Generalmente coloro che partecipano all'attività che
si svolge in u n complesso sociale diventano membri di
un 'équipe quando cooperano assieme per presentare la lo­
ro attività sotto una luce particolare. Tuttavia nell'assu­
mere il ruolo di attore non occorre che l'individuo smetta
di dedicare parte delle sue fatiche ad a ttività sprovviste
di qualità drammatur�iche, cioè a quelle stesse attività
di cui la rappt"esentazione offre un 'accettabile resa tea­
trale. Può ac�adere allora che· gli individui che fanno parte
di una particol?.re équipe si differenzino fra di loro a
seconda del modo i n cui distribuiscono il loro tempo
fra semplice attività e semplice rappresentazione.' Ad un
estremo vi sono individui che raramente apoaiono in
pubblico e si curano poco delle apparenze ; all'altro ci
sono ouelH che talora vengono detti « ruoli puramente
di cerimonia » , i cui at tori· si occupano quasi esclusiva­
mente dell'apparenza . Per esemoio, sia il presidente
che il direttore dell 'ufficio studi di un sindacato possono
intrattenersi nell 'ufficio principale del quartiere �ene­
rale del sindacato indossando il vestito adatto e usando il
linguaggio anoropriato in modo da dare all'organizzazione
un asoetto di risoettabilità. Tuttavia può accadere che il
oresidente prenda anche molte decisioni importanti e
invece il diret tore dell'ufficio studi abbia poco da fare,
fuorché esser presente di persona come parte del « se­
guito » del presidente. I sindacalisti considerano tali
ruoli e�dusivamente da cerimonia come « ruoli da ve­
trina » 35 • Possiamo osservare uno stesso genere di divi­
sione del lavoro nell'ambiente domestico, là dove deve
essere messo in mostra qualcosa di piu generale delle
qualità funzionali . Il familiare tema dei « consumi co­
spicui » descrive come i mariti, nelle società moderne,
abbiano il compito di procurare lo status socio-economico
e le mogli quello di esibirlo . In tempi meno recenti il

121
cameriere forniva un esempio �•m:he piu evidente di que­
sta specializzazione :

Ma il principale valore d i u n cameriere era Jiret tamente


rinvenibile in uno Ji questi servizi [ domestici ] , c cioè nel­
l'efficacia con cui propagandava l'entità della ricchezza del
suo padrone. Tutti i dome5tid servivano a questo scopo,
poiché la loro presenza in una casa dimostrava che il pa­
drone era in grado di pagarli e mantenerli in cambio di
poco o addirittura nessun lavoro produttivo. Ma non tutti
erano ugualmente abili sotto questo profilo. Quelli che per
capacità non comuni e speciale addestramento meritavano
u n compenso elevato, procuravano maggior prestigio ai loro
datori di lavoro di quelli pagati poco ; quelli che avevano
compiti piu appariscenti esaltavano le ricchezze del padro­
ne meglio di quelli che lavoravano senza esser mai visti. Il
personale in livrea, dal cocchiere al valletto, era il piu rap­
presentativo .. Le loro routines li dotavano di un grado di
visibilità massimo e, per di piu, la livrea ne accentuava il
distacco da ogni lavoro produttivo. La massima suggestività
era raggiunta dallo staffiere, poiché la sua routine lo metteva
sistematicamente piu in vista di tutti gli altri . Di conseguen­
za egli era uno degli elementi piu essenziali della messa in
scena del suo padrone 36•

Si può osservare che non è necessario che un indi­


viduo con un ruolo meramente di cerimonia sia anche
importante sotto il profilo drammaturgico.
Un'équipe, quindi , può essere definita come un in·
sieme di individui che debbono collaborare per il man­
tenimento di una certa definizione della situazione. La
équipe è un raggruppamento, ma non in relazione a
una struttura o a un'organizzazione sociale, quanto piut­
tosto a un'interazione o una serie di interazioni in cui
viene mantenu ta la definizione appropriata della situa­
Zione.
Abbiamo visto c vedremo ancora piu oltre che se una
rappresentazione deve conseguire un certo effetto è pro:
babile che l 'intensità ed il carattere della collaborazione
che Io rendono possibile siano nascosti e tenuti segreti .
L'équipe, dunque, ha qualcosa del carattere di una società

1 22
segreta. Il pubblico naturalmente può rendersi conto del
fatto che tutti i membri della équipe sono uniti da legami
che nessun membro del pubblico condivide. Cosi, ad esem­
pio, quando i clienti entrano nella sede di una impresa
fornitrice di servizi, si rendono ben conto del fatto che
gli impiegati sono divel"si dai clienti in virtu di questo
ruolo ufficiale. Tuttavia gli individui che fanno parte di
un'organizzazione non fanno parte di un 'équipe in virtu
del loro status di membr� dell'organizzazione, ma soltanto
in virtu della collaborazione messa in opera . per sostene­
re una data definizione della -si [Uazione. I n molti casi
non vien fatto alcuno sforzo per nascondere chi siano i
membri del gruppo, ma quegli individui formano una so­
cietà segreta, un'équipe, nella misura in cui mantengono
-
il segreto su come essi collaborano per mantenere una par­
ticolare definizione della situazione. Le équipes possono
essere create da individui per aiutare il gruppo a cui
appartengono, ma nell'aiutare se stessi ed il loro gruppo
in questo modo drammaturgico, essi agiscono come équipe
e non come gruppo. Perciò l'équipe, nella accezione da
noi data al termine, è una specie di società segreta i cui
membri possono essere considerati dai non-membri quali
componenti di una società, magari esclusiva, ma che
non è quella che essi costituiscono agendo come équipe.
Poiché tutti partecipiamo ad équipes, dobbiamo tut­
ti avere in noi qualcosa della dolce colpevolezza dei cospi­
ratori. E poiché ogni équipe è impegnata a mantenere la
stabilità di certe definizioni della situazione, nascondendo
o sminuendo di proposito certi fatti, è da immaginarsi
che l'attore viva un po' furtivamente la sua carriera di
cospiratore.

NOTE AL CAPITOLO SECONDO

l Studio non pubblicato dello scrivente su una istituzione


sanitaria.
2 Charles S. Johnson, op. cit., pp. 1 37-38.

12_1
3 Esquire Etiquette, Philadelphia, Lippincott, 1 9 5 3 , p. 6.
4 Ibidem, p. 1 5 .
5 Prendo d a von Neumann, op. cii . , l 'uso del « Leam ,, [qui
tradotto con équipe. N.d.T. ] ( in con Lrapposi:t.ione all 'a t to ri:) come
unità fondamentale d'analisi. Si veda specialmente a p. 5 3 dove il
bridge viene analizzato' come un giuoco fra due giuocatori ognuno
dei quali, in certo modo, possiede due individualità separate che
partecipano alla p a r t ita .
6 Gli approcci di tipo individui.!listico te n do no a tr a r t are i pro·
cessi di auto-inganno e auto-su gge st ione come debolezze d i carat ­
tere generate nei profondi recessi della pe rsonal i t à dell ' individuo.
t tuttavia meglio cominciare dall'esterno dell'individuo a lavorare
verso l'interno che non viceversa. Possi amo affermare che il punto
di partenza per tutto ciò che dovrà poi seguire consiste nell 'indi­
viduo-attore che mantiene una certa definizione della si tu azionl'
davanti a u n pubblico. L'individuo au tomaticamen t e diventa i n­
sincero quando aderisce all'obbligo di mantenere un consenso
operativo e partecipa a diverse routines o rappresenta un ruolo
determinato davanti a pubblici differenti. L'au to-suiotgcstione può
esser vista come qualcosa che emerge allorché d ue: ruoli di vers i ,
attore e pubblico, sono concen trati entro lo stesso ind i v i d uo.
7 Si veda Karl Mannheim, Essays on the Sociology of Culture,
London, Routledge & Kegan Pau), 19_56, p. 209.
8 Naturalmente i gruppi informali possono formarsi su basi
diverse. Edward Gross nel suo Informai Relations and the Social
Organizations of Work in an Industriai Oflice (dissertazione non
pubblicata per il conseguimento del dottorato, Department of
Sociology, University of Chicago, 1 949), sostiene che i gruppi
possono ignorare le normali differenze di origine etnica e di età
allo scopo di riunire individui la c u i attività non è vista come un
riflesso competitivo degli uni sugli altri.
9 Dale, op. cit., p. 1 4 1 .
IO Floyd Hunter, Community Power Structure, Chapel Hill,

University of Carolina Prcss, 1 9 53, p. 1 8 1 . Si vedano anche le


pp. 1 18 e 2 1 2 .
I l Gerald Moore, The Un asham ed Accompanist, New York,
Macmillan, 1944, p. 60.
u Ches ter Holcombe, The Rea/ Chinaman, New York, Dodd,
Mead, 1895, p. 293.
13 Solomon, op. cit. , p. 7_5 ,
14 Un'interessante difficoltà di tipo dramma turgico è costi­
tuita dal fatto che in una famiglia la solidarietà di sesso e quella
di « sangue » non agiscono nello stesso senso di quella con i ugale ,
rendono difficile ai coniugi il « darsi man forte �• i n un 'esihi1.ionc
di autorità davanti ai figli o nel tener le distanze o, al contrario,
nell'aver rapporti familiari con il parentado. Come già detto, tale
incrociarsi di influenze impedisce l'allargarsi ddlt.' fral lurc strut­
turali.

124
15 Taxel, op. t:it. , pp. H-54.
16 Howard S. Becker, The Teacher in the Authority System
of the Public School, in <c Journal of Educational Sociology »,
XXV I I ( 1953 ), p. 134.
17 I bidem, da un'i ntervista, p. 139.
111 E. C. Hughes, l nstitutions, in New Outline of the Principles

o/ Sociology, a cura di Alfred M. Lee , New York, Barnes &


Noble, 1946, p. 2i 3.
1 9 William Westley, The Police, dissertazione non pubblicata

per il conseguimento del dottorato, Department of Sociology,


University of Chicago, 1952, pp. 187-96.
20 l bambini, in quanto definiti come « non persone », hanno
in certa misura il permesso di commettere atti maldestri senza
che il pubblico ne prenda troppo sul serio le implicazioni espres­
sive. Tuttavia, sia che siano o meno trattati come « non per­
sone >) , i bambini hanno la possibilità di svelare segreti importanti.
21 Q uesti esempi sono ricavati da George Rosenbaum, An
Analysis o/ Personalization in Neighborhood Appare/ Retailing,
tesi non pubblicata per il conseguimento del M.A., Department
of Sociology, University of Chicago, 1953 , pp. 86-87.
22 Joan Beck, What's Wrong with Sorority Rushing?, in

<c Chicago Tribune Magazine », 1 0 gennaio 1954, pp. 20-21 .


23 Dev Collans con Stewart Sterling, I Was a House Detec­
tive, New York, Dutton, 1954, p. 56. ( Puntini di sospensione
degli autori).
24 Weinlein, op. cit. , p. 105.
25 Ibidem, pp. 105-6.

2.6 Frank Kafka, Il processo, Torino, Frassinelli, pp. 28-30.


27 B. M. Spinley, The Deprived and the Privileged, London,
Routledge and Kegan Paul, 1953, p. 45.
'
28 Warren Miller, The Sleep of Reason, Boston, Little, Brown
& Co., 1 958, p. 254.
29 Pinelli, op. cii., p. 1 4 1 .
J(l Ibidem, p. 1 3 1 .
3 1 Ibidem, p. 139.
32 Si veda, ad esempio, Donald E. Wray, Marginai Men o/
Industry: The Foreman , in << America! Journal of Sociology »,
LIV 0948), pp. 298-30 1 , e Fritz Roethlisberger, The Foreman:
Masler and Victim od Double Talk, in « Harvard Business
Review » , XXI I I ( 1944 ), pp. 285-94. I l ruolo dell'intermediario
verrà considerato in seguito.
3J Evelyn Waugh, An Open Letter, in Noblesse Oblige, a
cura di Nancy Mitford, London, Hamish Hamilton, 1956, p. 78.
34 • Si veda David Riesman in collaborazione con Reuel Denny
e Nathan Glazer, · Tbe Lonely Growd, New Haven, Yale Uni­
versity Press, 1 950, trad. it. La folla solitaria, Bologna, Il Mulino,
1967, pp. 358-360 ( l a ed . Paperbacks, 1975).
35 Vedi Harold L. Wilensky, The Stalf « Exper/ »: A Study

1 2.5
o/ the lntelligencc: hmction in A merican Trade Vnions, disserta­
zione non pubblicata per il conseguimento dd dottorato, Depart­
ment of Sociology, Univers i ty of Chicago, 1953, capitolo IV.
Oltre che per il materiale della s u a tes i , sono riconoscente a
Wilensky per molti spunti.
Jto J . J - Hecht, The Domestic Servant Class in Eighteenth­
Century EnJ!.land, London, Rou tledge & Kegan Pau ! , 195 6, PP-
5 3-54 -

1 26
Capitolo terzo

Comportamento e ambito territoriale

Un territorio può esser definito come un qualsiasi


spazio che sia delimitato da ostacoli alla percezione.
Naturalmente non tutti i territori sono delimitati nella
stessa misura e mediante ostacoli dello stesso tipo.
Cosi i pannelli di vetro degli studi radiotelevisivi pos­
sono isolare acusticamente un territorio ma non iso­
lario visivamente, mentre per un ufficio delimitato da
divisori di legno vale il contrario.
Nella società anglo-americana (che vive prevalente­
mente al chiuso) , le rappresentazioni avvengono general­
mente in un territorio ben circoscritto e spesso esistono
anche limitazioni di tempo. L'impressione e la compren­
sione volute dalla rappresentazione tenderanno a saturare
quei certi spazi ed intervalli di tempo, cosi che ogni indi­
viduo che si trovi in questa combinazione di spazio-tempo,
sia nella posizione di poter osservare la rappresentazio­
ne ed esser guidato dalla definizione della situazione
proiettata 1 •
Spesso una rappresentazione include un solo centro
di attenzione visiva sia per quanto riguarda l 'attore che
per quanto riguarda il pubblico, come ad esempio quando
viene tenuto un comizio in una sala, o quando un paziente
parla con un medico nel suo gabinetto di consultazione.
Tuttavia molte rappresentazioni includono, come elementi
costitutivi, gangli o nodi separati di interazione verbale.
Cosi un cocktail implica, quasi per definizione, diversi
sottogruppi di conversazione che continuamente cambiano
per numero e componenti. Analogamente, lo spettacolo
inscenato in un negozio implica in genere diversi centri
di interazione verbale, ciascuno dei quali è composto da
coppie formate da un commesso ed un cliente.
Se prendiamo in considerazione una particolare rap-

127
presentazione è talvolta utile servirsi del termine « ri­
balta » per indicare il luogo dove si svolge la rappresenta­
zione. Abbiamo già accennato come l 'equipaggiamento
semantico fisso proprio di tale luogo costituisce quella
parte della facciata che viene chiamata « scena �> : osser­
veremo ora come certi aspetti della rappresentazione
sembrino esser eseguiti non tanto per il pubblico quan­
to per la ribalta.
La rappresentazione di u n individuo sulla ribalta può
esser considerata come u n tentativo per mostrare che la
sua attività entro quel territorio segue certe norme.
Queste sembrano riconducibili a due vaste categorie.
La prima si riferisce al modo in cui l 'attore tratta il
pubblico mentre è impegnato con questo in una conver­
sazione o in uno scambio di gesti, sostitutivo della pa­
rola; talvolta possiamo riferirei alle norme di questa
categoria col termine di « cortesia ». La seconda cate­
goria si riferisce invece al modo in cui l'attore si com­
porta quando può essere visto o udito dal pubblico,
ma non è necessariamente impegnato a parlargli. Mi ser­
virò del termine « decoro » per riferirmi a questa se­
conda categoria di norme, ma tale uso postula alcune
spiegazioni e qualificazioni .
Se prendiamo in considerazione le regole territoriali
del decoro - non specificatamente pertinenti alle rego­
le della conversazione - possiamo dividerle in regole
morali e regole strumentali. Le regole morali sono un
fine in se stesse e presumibilmente si riferiscono a pre­
scrizioni che riguardano il non interferire ed il non mo­
lestare il prossimo, il corretto comportamento sessuale,
il rispetto per i luoghi sacri , ecc. Le regole strumentali,
invece, non sono dei fini in sé, e presumibilmente si
riferiscono agli obblighi quali quelli che un datore di
lavoro può pretendere dai propri dipendenti - buona
conservazione delle attrezzature, livello produttivo sod­
disfacente, ecc. Si ritiene che il termine decoro si riferisca
soltanto alle norme morali e che si debba tròvarne un
altro per quelle strumentali. Tuttavia esaminando
l'ordine che viene mantenuto in un dato territorio ci

1 28
accorgiamo che questi due tipi di richieste - morali e
strumentali - sembrano influenzare in modo simile l'in­
dividuo al quale sono rivolte e che motivi o razionaliz­
zazioni di ambedue i tipi - morali e strumentali -
sono portati come giustificazione della maggior parte
delle norme che devono esser rispettate. A condizione
che esse siano garantite da sanzioni e da qualcuno che
le applichi, sarà di poca importanza per l 'attore il fatto
che le norme siano giustificate su basi essenzialmente
morali o strumentali, e che gli sia o meno richiesto
di farle proprie.
Si può osservare che quella parte della facciata perso­
nale che ho chiamato « maniera )> è importante dal punto
di vista della cortesia, e che la parte chiamata « appa­
renza » è rilevante dal punto di vista del decoro . Si tenga
anche presente che, benché un comportamento decoroso
possa assu mere la forma di una dimostrazione di rispetto
nei confronti del territorio e della scena o ambito entro
i quali l'individuo si trova , questa dimostrazione può
naturalmente essere causata dal desiderio di impressionare
favorevolmente il pubblico, evitare sanzioni ecc. Infine
è da tenere presente che le regole del decoro sono co­
strittive in tutto il territorio al contrario di quelle della
cortesia. Un pubblico può assoggettare un 'intera ribalta a
un'ispezione ininterrotta per quanto riguarda il decoro,
ma, men_tre è impegnato in. tale operazione, nessuno o
forse solo alcuni degli attori, saranno obbligati a parlar­
gli e quindi a mostrargli cortesia : gli at tori possono
astenersi dal dare impressioni , ma non possono evitare
di !asciarle trasparire.
Nello studio delle istituzioni sociali è importante de­
scrivere le norme di decoro che vigono in esse, ma questa
è un'impresa difficile poiché tanto gli informatori che
gli studiosi tendono a dare queste norme per scon tate,
non rendendosi conto che ciò è possibile solo e fino
a che non abbia luogo un incidente, una crisi o un epi­
sodio particolare. È risaputo, ad esempio, che negli
uffici commerciali esistono regole diverse per quanto ri­
guarda l'ammissipilità di chiacchiere informali fra gli

1 29
impiega ti, ma è soltanto quando ci accade di studiare un
ufficio dove sia impiegato un cospicuo numero di profughi
stranieri, che ci rendiamo improvvisamente conto del fatto
che il permesso di fare quattro chiacchiere non equivale
a quello di farle in lingua straniera 2•

Siamo abituati a ritenere che le regole di decoro che


prevalgono nei luoghi sacri, come ad esempio nelle chiese,
siano molto diverse da quelle che prevalgono sul lavoro.
Ciononostante non si deve pensare che le norme che
vigano nei luoghi sacri siano piu numerose o piu rigide
di quelle che troviamo sui luoghi di lavoro. In chiesa,
infatti, è ammesso che una donna stia seduta, sogni ad
occhi aperti e magari dormicchi, ma una commessa di
un negozio di abbigliamento deve stare in piedi, all'erta,
evitare di masticare chewing-gum, sorridere, anche se non
sta parlando con nessuno, e indossare abiti che può a
malapena permettersi.
Una forma di decoro che è stata studiata nelle istitu­
zioni sociali è ciò che si può chiamare « far finta di lavo­
rare » . In molti stabilimenti si sa che non solo è richiesto
agli operai di produrre un certo quantitativo entro un
certo tempo, ma si pretende altresf che essi, in determi­
nate situazioni, diano l 'impressione di star lavorando in­
tensamente. Ecco quanto si racconta a proposito di un
cantiere navale :

Era divertente osservare l'improvvisa trasformazione che


aveva luogo tutte le volte che correva voce che il capo­
cantiere era sullo scafo o nell'officina o che stava per arri­
vare un dirigente. Tutti i capireparto correvano dai loro
operai e li incitavano a darsi da fare ostentando un'atti­
vità qualsiasi. « Non lasciatevi pescare seduti », era la pa­
rola d'ordine, e anche dove non c'era niente da fare, un
tubo veniva laboriosamente piegato e filettato, o un bullone
già saldamente fissato al suo posto veniva assoggettato a
una piu forte e inutile stretta. Questo era l'omaggio formale
che invariabilmente veniva tributato a ogni capo in visita e
il rituale era tanto ben conosciuto sia daglli operai che dai
capi, quanto lo è nell'esercito quello riservato all'ispezione
di un generale di corpo d'armata. ID trascurare un qualsiasi

1 30
dettaglio dell'inutile esibizione a vuoto sarebbe interpretato
come un segno di particolare mancanza di rispetto 3 •

Cose del genere sembrano avvemre m un reparto di


ospedale :

Durante il primo giorno di lavoro nel reparto, gli altri


inservienti dissero esplicitamente al ricercatore di non « farsi
pescare �> mentre picchiava un malato, di mostrarsi indaffa.
rato quando la caporeparto faceva il suo giro, e di non
parlarle se lei per prima non gli avesse rivolto la parola . Era
evidente che alcuni inservienti stavano di guardia in at tesa
dell'avvicinarsi della caporeparto per poter avvisare i loro
compagni, cosi che questi non si facessero trovare mentre
compivano atti indesiderabili. Certi inservienti trascuravano
una parte del lavoro cosi da poterla compiere alla presenza
della caporeparto per poter apparire occupati e non ricevere
quindi ulteriori mansioni da svolgere. Nella maggior parte
dei casi, il cambiamento di comportamento degli inservienti
alla presenza della caporeparto non era cosi evidente ed esi­
stevano variazioni che erano funzione degli individui, della
caporeparto e della situazione del reparto. Tuttavia in quasi
tutti gli inservienti si notava un certo cambiamento di com·
portamento quando era presente un superiore - come la
caporeparto. Non esisteva un'aperta violazione delle regole
e delle disposizioni. . . 4 •

Dalla considerazione del « far finta di lavorare » a


quella di altre norme di lavoro, secondo le quali bi­
sogna mantenere le apparenze, come il ritmo, un inte­
resse personale, l'economia, la precisione, ecc. 5, il pas­
so è breve. E da una considerazione delle norme di
lavoro in generale si arriva subito anche alla conside­
razione di altri e piu importanti aspetti strumentali e
morali del decoro nei luoghi di lavoro , quali il modo
di vestirsi, il livello di rumore permesso, i diversivi, le
indulgenze e le espressioni affettive proibite.
Il far finta di lavorare, unitamente ad altri aspetti
del decoro nei luoghi di lavoro, viene generalmente visto
come il particolare fardello delle persone di umile con­
dizione. Tut tavia, un'angolazione drammaturgica esige che

1 .3 1
oltre a l prob lem a di far finta di lavorare si prenda in
considerazione anche il suo opposto, cioè il far finta
di non lavorare. Cosi a pprendi a mo da uno scritto su lla
vita dei ceti a m a l a pe n a « hene » del primo '800 :

La gente era particolarmente formalista e cerimoniosa


per quanto riguardava l'argomento « visite » : si ricorderà la
visita descritta in Il mulino sulla Floss. Le visite venivano ri­
petute a intervam regolari , cosi che fosse quasi noto il giorno
in cui si andavano a fare o si ricevevano, e implicavano un
cerimoniale che conteneva molte formalità e finzioni . Nes­
suno, ad esempio, doveva essere sorpreso mentre eseguiva
un lavoro qualsiasi. Nelle famiglie « bene » si fingeva che
le signore non facessero mai niente di serio o di utile dopo
colazione: si pensava che il pomeriggio dovesse essere de­
dicato alle passeggiate, al far visite o al gingillarsi elegante­
mente per casa. Perciò se al momento della visita le ragazze
erano impegnate in qualche lavoro utile, lo nascondevano
sotto al divano e fingevano di leggere un libro, o di di­
pingere o di lavorare a maglia o di essere infervorate in una
frivola conversazione alla moda. Non ho mai capito perché
si assoggettassero a questa complicata finzione, quando tutti
sapevano che le ragazze del posto erano sempre occupate a
far qualcosa, si trattasse di rammendare, ta�liare, imbastire,
allargare, guarnire, rivoltare, o disegnare modelli . Come cre­
dete che le figlie dell'avvocato avrebbero potuto mostrarsi
cosi ben vestite la domenica se non fossero state abbastanza
brave -nel riaccomodarsi i vestiti? Tutti naturalmente lo sa­
pevano, e perché le ragazze non volessero ammetterlo aper­
tamente, oggi non si riesce a capirlo. Forse si trattava del
dubbio o della vaga speranza o del folle sogno che una re­
putazione . di signorile inutilità potesse loro permettere di
passare il Rubicone al gran ballo della contea, riuscendo a
mescolarsi con i signorotti locali 6•

Dovrebbe esser chiaro che, benché le persone che


fanno finta di lavorare e quelle che fingono il contrario
si trovino probabilmente su fronti opposti, esse sono
comunque dalla stessa parte rispetto alle luci della ribalta .
È stato detto prima che, quando si svolge un'attività
in presenza di altre persone, l'espressione di alcuni aspetti
viene accentuata, mentre altri aspetti che potrebbero sere-

1 32
ditare l 'impressione voluta vengono soppressi. È chiaro
che i fatti accentuati appaiono in quella che ho chiamato
ribalta e dovrebbe essere altrettanto chiaro che ci può
essere un altro territorio - chiamiamolo retroscena -
dove fanno la loro comparsa i fatti che sono stati
soppressi.
Nei confronti di una data rappresentazione il retro­
scena può esser definito come il luogo dove l'impressione
voluta dalla rappresentazione stessa è scientemente e si­
stematicamente negata. Le funzioni caratteristiche di tali
luoghi sono naturalmente molte. È qui che viene fatico­
samente costruita la capacità di una rappresentazione �
esprimere qualcosa che vada oltre se stessa; è qui che
apertamente si creano illusioni e impressioni . È qui che
si possono custodire arredi scenici e componenti della
facciata personale in una specie di composizione smon­
tabile di interi repertori di azioni e personaggi 7• Sempre
qui si possono nascondere i diversi tipi di equipaggia­
mento disponibili per un dato cerimoniale, come i diversi
tipi di liquore o di vestiario, cosi che il pubblico non pos­
sa paragonare il genere di trattamento che gli viene riser­
vato con quello che avrebbe potuto ricevere. Qui, stru­
menti come il telefono restano isolati e possono essere
adoperati << privatamente ». Qui i costumi e le altre parti
della facciata individuale possono essere accomodati, ri­
cercandone i difetti . Qui l 'équipe può ripassare la sua
rappresentazione cercando di eliminare le espressioni of­
fensive, che in presenza del pubblico potrebbero risultare
offensive : qui i membri dell 'équipe, la cui prestazione
non sia soddisfacente sotto il profilo dell'espressione ,
possono esser corretti o scartati dalla rappresentazione .
Qui l'attore può rilassarsi , abbandonare la sua facciata,
smetter di recitare la sua parte e uscire dal suo ruolo .
Simone de Beauvoir ci offre un quadro piu ttosto vivace
di quest 'attività di retroscena , descrivendo situazioni nel­
le quali è assente il pubblico maschi le :

Ciò che dà valore a tali rapport i , è la verità che essi


comportane·. Davanti all'uomo, la donna recita sempre ; es-

1 33
sa mente fingendo di accettarsi come l'altro inessenziale,
mente presentandogli attraverso mimiche, vestiti, parole con­
certate un personaggio immaginario; questa commedia esige
una costante tensiùne; vicino al marito, all'amante, ogni
donna pensa piu o meno : « non sono me stessa >> ; il mon­
do maschile è duro. ha degli spigoli tagl ienti, in esso le
voci sono troppo sonore , le luci troppo crude, i contatti
violenti. Vicino ad al tre donne, la donna è dietro le scene ;
prepara le arm i , non combatte: pensa a un vestito, inventa
un t rucco, prepara i suoi stratagemmi: si aggira in panto­
fole e accappatoio tra le quinte prima di entrare in scena :
ama questa atmosfera tiepida, dolce , distesa . . .
Per certe donne, questa intimità frivoli! e calda è piu
preziosa ddlc relazioni con gli uomini -� .

I n genere i l retroscena di una rappresentazione st


trova a un estremo del luogo dove è pres en ta to lo
s pet taco l o , ed è scp:t ra to da questo da un d ivisorio e
da un passaggio sorv egl ia to . I n tal modo, essendo la
ribalta e il retroscena adiacen ti, un a t tore che si t rov i
sulla ribalta può ricevere assistenza dal retrosce na durante
lo svolgimento della rappresentazione c può momenta­
neame n t e i n terro mpe r la per brevi periodi di distensione.
In gene re , natural men te, il retrosccna cos ti tuisce per l'at­
tore un luogo sicuro nel senso che nessu no del pubblico
può entrarvi.
Poiché nel rc t ros cc tia i segreti vitali dello s petta co lo
sono visibili e poiché quando si trovano i n questa zona
gli a ttori abbandonano i loro ruoli , è n a t u rale che i l
passaggio dalla ribal ta a l rc t roscena resti inaccessibile al
pubblico o che il retroscena venga tenuto in teramente
nascosto. Si tra t ta di una tecnica molto usata per il con­
trollo delle impressio n i ed è necess ario quindi che se ne
parli
. ulteriormente.
Ovviamente il con t rollo del retroscena ha u n ruolo
molto significativo in quel processo di << controllo sul
proprio lavoro » per . mezzo del q ua l e gli individui ten­
tano di difendersi dalle esigenze deterministiche che li
circondano. Se un operaio di fa bbrica deve dare i ' impres­
sione di lavorar S('do t u tto il giorno. deve po te r avere u n

1 3 -J
posto sicuro dove nascondersi cosf da poter produrre il
lavoro di una giornata lavorando solo per una parte di
essa 9• Se si deve dare ai congiunti l'impressione che il
morto è davvero immerso in un sonno profondo e' sere­
no, l 'impresario deve poter tener i parenti lontano dalla
stanza di lavoro dove i cadaveri sono imbalsamati e
dipinti per la cerimonia finale 10• Se il personale di un
manicomio desidera dare a quelli che vengono a visi­
tare i propri parenti ricoverati una buona impressione
dell'istituzione, bisogna impedire ai visitatori di entrare
nei reparti, specialmente in quelli dei malati cronici,
limitando le zone aperte al pubblico a speciali parlatori
dove sarà possibile avere un mobilio decoroso e far sf
che durante la visita tutti i pazienti presenti appaiano
ben vestiti, puliti, ben trattati e si comportino in modo
relativamente corretto. Analogamente, in molti laboratori
di artigiani, il cliente è pregato di lasciare l'oggetto che
ha bisogno di riparazioni, in modo che l'artigiaD-o possa
lavorarci sopra in privato. Quando il cliente torna a
ritirare la sua auto - o il suo orologio, i suoi pantaloni
o la sua radio -, questa gli viene restituita in ordine e
funzionante, il che, incidentalmente, nasconde la qualità
e la quantità del lavoro che è stato necessario, il numero
degli errori commessi prima di riuscire nella riparazione,
e altri dettagli che il cliente dovrebbe poter conoscere per
giudicare se il compenso richiesto è giusto.
Il personale che esegue servizi per il pubblico si ar­
roga cosf spesso il diritto di tener lontano il pubblico dal
retroscena che l'attenzione è piu attirata dai casi in cui
questa comune manovra non può essere applicata che non
dai casi in cui può esserlo . Ad esempio in America il
gerente di una stazione di servizio incontra molte diffi­
coltà sotto questo punto di vista 1 1 • Se occorre una ripa­
razione, spesso i clienti si rifiutano di lasciare la mac­
china fino all'indomani o per tutta una giornata, come
invece farebbero se l 'avessero portata in un garage. Inol­
tre, quando il meccanico ripara o accomoda una macchina,
spesso i clienti ritengono di avere il diritto di starlo a
guardare. Pertanto se si vuole eseguire e far pagare un

1 35
servizio non necessario, questo deve essere fatto alla pre­
senza della persona interessata. I clienti in effetti non
solo ignorano il diritto che i dipendenti della stazione di
servizio hanno a un proprio retroscena , ma inoltre defi­
.
niscono spesso la stazione stessa come una specie di città
aperta a disposizione del sesso maschile, un posto dove
si rischia di macchiarsi il vestiario e dove perciò si ha
il diritto di chiedere tutti i privilegi del retroscena. Cosi
gli automobilisti vengono H a bighellonare, spingono in­
dietro il cappello, sputano, imprecano e domandano
assis tenza e consigli di viaggio gratuiti. S 'infilano con
disinvoltura dentro i locali della stazione per servirsi
del gabinetto, degli arnesi, del telefono o per cercare nel
magazzino quanto loro occorre 12• Per evitare i semafori
certi automobilisti attraversano addirittura il piazzale dei
distributori, del tutto dimentichi del diritto di proprietà
del gestore.
Lo Shetland Hotel offre un altro esempio dei pro­
blemi che incontrano quanti lavorano senza aver suffi­
ciente controllo del proprio retroscena. Nella cucina del­
l'albergo dove veniva preparato il cibo per gli ospiti e
dove il personale mangiava e trascorreva buona parte
della giornata , tendeva a prevalere la cultura dei crofters :
accennerò ad alcuni dei suoi tratti caratteristici . I n cucina
questa cultura caratterizzava i rapporti fra proprietari e
dipendent i ; il chiamarsi per nome · di battesimo era reci­
proco, benché il lavapiatti avesse quattordici anni e il
proprietario piu di trenta . I coniugi, padroni dell'albergo ,
e i loro dipendenti mangiavano tutti assieme, parteci­
pando piu o meno alla pari, durante il pasto, alle chiac­
chiere e ai pettegolezzi : i dipendenti partecipavano anche
alle festicciole informati che i proprietari organizzavano
in cucina per i loro amici e parenti. Questo reciproco
atteggiamento d'intimità e uguaglianza fra direzione e
dipendenti contrastava con l'atteggiamento di cui tanto
gli uni che gli altri facevano mostra in presenza degli
ospiti, come del resto contrastava con la nozione che gli
ospiti avevano delle distanze sociali che avrebbero dovuto
esistere fra il proprietario, a cui avevano scrit to per com-

1 36
binare il loro soggiorno, e il portabagagli e le cameriere
che portavano in camera il bagaglio, lucidavano ogni sera
le loro scarpe e vuotavano i loro vasi da notte.
In cucina si seguivano le abitudini isolane anche nel
mangiare. La carne, quando ce n 'era, era generalmente
lessa. Il pesce, che si mangiava spesso, era in genere les·
so o sotto sale. Le patate, un inevitabile ingrediente del­
l'unico pasto completo della giornata, erano quasi sempre
lessate con la buccia e mangiate alla maniera isolana ;
ogni commensale, cioè, prendeva con le mani una patata
dal piatto in mezzo alla tavola, poi l'infilava sulla for­
chetta e la pelava con il coltello, tenendo le bucce in
un mucchietto ordinato vicino al piatto, per raccoglierle
poi con il coltello una volta finito il pasto. La tavola
era coperta da tela cerata. Quasi tutti i pasti iniziavano
con una scodella di minestra e le stesse scodelle tende­
vano ad essere usate invece dei piatti per le portate
successive. Comunque, dato che quasi tutti i cibi erano
bolliti, questa era un'usanza abbastanza pratica. Coltelli
e forchette erano a volte impugnati malamente, e il tè
servito in tazze senza piattino. Benché la dieta isolana
fosse per molti versi sufficiente, e le buone maniere
potessero essere rispettate con grande delicatezza e cu­
ra - e spesso lo fossero -, per gli isolani era sot­
tinteso che il loro modo di mangiare non soltanto era
diverso da quello del ceto medio britannico, ma ne costi­
tuiva quasi una violazione. Forse questa differenza diven­
tava piu evidente quando lo stesso cibo servito agli
ospiti veniva consumato anche in cucina . ( Ciò non era
raro, ma non accadeva troppo spesso, poiché il personale
preferiva il mangiare isolano a quello che veniva offerto
agli ospiti) . In tali occasioni le porzioni per la cucina
venivano preparate e servite alla maniera isolana, dando
poca importanza alle singole porzioni e dandone invece
di piu al piatto centrale da cui si servivano tutti. Spesso
venivano serviti gli avanzi di un grosso pezzo di carne o
i resti spezzettati di una crostata - lo stesso cibo che
era comparso nella sala da pranzo degli ospiti, ma in
condizioni leggermente diverse e tuttavia non offensive

137
secondo gli standard del la cucina isolana. Se un pudding
fatto con residui di pane e focaccia non era considerato
abbastanza buono per essere servito agli ospiti, veniva
consumato in cucina.
Anche il vestiario e gli atteggiamenti tipici della cultu­
ra crofter tendevano a far la loro comparsa in cucina.
Cosi il direttore, seguendo l'usanza locale, teneva a volte
il berretto in testa ; i lavapiatti si serviranno del secchio
del carbone come bersaglio per ben centrati sputi, ed il
personale femminile si riposava stando seduto con le
gambe sollevate, in posizione tutt 'altro che distinta.
Nell'albergo, in aggiunta a queste differenze dovute
alla cultura, c'erano altre fonti di incongruenza fra i modi
usati in cucina e quelli usati in salotto, poiché alcuni
degli standard del servizio d'albergo, mostrati o sottin­
tesi nel territorio degli ospiti, non erano affatto rispettati
in cucina. Qui, nella zona dalla parte dell'acquario, si
formava talvolta la muffa sulla minestra avanzata ; i
calzini bagnati venivano fatti asciugare sui fornelli, po­
sandoli su bricco bollente - abitudine diffusissima nel­
l'isola . Il tè, quando gli ospiti lo chiedevano fatto di
fre�co, veniva preparato in una teiera dal fondo incro­
stato con le foglie delle settimane precedenti. Le arin­
ghe fresche venivano pulite aprendole e raspandone via
le interiora con carta di giornale . Pani di burro, sciolti
e parzialmente adoperati durante la loro comparsa in sala
da pranzo, venivano riavvolti in modo da farli sem­
brare freschi ed erano nuovamente serviti in tavola . Suc­
culenti budini, troppo buoni per essere consumati in cu­
cina, venivano assaggiati con un'energica ditata, prima
della loro distribuzione agli ospiti. Durante l'ora di punta
del pasto, i bicchieri già usati erano, talvolta, solo vuotati
ed asciugati senza esser stati lavati cosi da poter essere
velocemente rimessi in circolazione 13•
Dati quindi i vari modi in cui l'attività in cucina con­
traddiceva l'impressione che si cercava di dare nel terri­
torio dell'albergo riservato agli ospiti, si può capire perché
le porte di comunicazione fra la cuciria e le altre parti del­
l'albergo costituissero sempre un punto dolente nell'orga-

1 38
nizzazionc del lavoro. Le cam eriere volevano yueste porte
sempre aperte per poter p\)rtare avanti e indietro con mi­
nor fatica i vassoi co n le v i v.tnde, vedere se gli ospiti fos­
sero pronti per il servizio che andava loro reso, e mante­
nersi quanto piu possibile in contatto con yuelle persone
per conoscere le quali erano venute a lavorare all'albergo .
Le cameriere che svolgevano davanti agl i ospiti un ruolo
da serve, ri tenevano di non aver m ol to da perdere se
gli ospiti, passando davanti alle porte aperte, avessero
gettato un'occhiata in cucina e le avessero vis te nel loro
ambiente. I proprietari , d 'al tra parte, insistevano a che
le porte fossero tenute chiuse cosf che il ruolo da ceto
medio che veniva loro attribuito dagli ospiti, non venisse
screditato dalla scoperta delle abitudini che regnavano
in cucina. Non passava y uasi giorno che yueste porte
non venissero sbattacchiate con rabbia e rispalancate
subito dopo con ugual rabbia . Una porta a molla del tipo
usato dai ristoranti moderni avrebbe risolto almeno par­
zialmente questo problema di scenografia. Un finestrino
aperto nelle porte a m o ' di spia -· un accorgimento di

scena usato in mol t i piccoli locali - avrebbe potuto


essere ugualmente u r.ile.
Troviamo un altro interessante esempio di problemi
di retroscena nel lavoro radiotelevisivo. In queste si­
tuazioni sì tende a definire come retroscena tutti quei
luoghi che non vengono momentaneamente inquadrati
dalJa macchina da presa, o tutti i posti fuori dal raggio
dei microfoni in azione. Cosi un annunciatore può tenere
il prodotto reclamizzato con il braccio teso davanti alla
telecamera mentre con l'altra mano, dato che il suo volto
è fuori campo, si tappa il naso, scherzando con i compagni
di équipe. I professionisti naturalmente raccontano molte
storie di persone che credevano di trovarsi nel retroscena
mentre invece erano in onda, e di come questo comporta­
mento di retroscena abbia screditato la definizione della
situazione data dalla trasmissione. Per motivi tecnici,
quindi , i muri dietro ai quali si nascondono gli annun­
cia tori possono essere molto malfidi, avendo la ten­
dent:a J crollare per ltl sca t t o di u n interruttore o uno

1 39
spostamento della macchina da presa : gli artisti della
radiotelevisione vivono sempre in questa situazione di pe­
ricolo, per quanto riguarda la loro posizione.
Un esempio abbastanza simile di particolari difficoltà
del retroscena lo si può trovare nell'architettura di certi
edifici moderni. Infatti i muri, che in realtà sono solo
sottili divisori, possono separare solo visualmente le abi­
tazioni, permettendo ai rumori prodotti dalle attività del
retroscena e della ribalta di una famiglia di giungere sin
nell'abitazione adiacente. Perciò i ricercatori britannici
usano il termine party wall * e ne descrivono cosi le
conseguenze :

Gli abitanti sono consapevoli di molti rumori « di vi­


cinato » che vanno dal solito chiasso per festeggiare un
compleanno, al rumore delle abitudini quotidiane. Gli in­
formatori indicano la radio, il bambino che piange d.urante
la notte, la tosse, le scarpe che vengon fatte cadere al mo­
mento di andare a ]letto, i bambini che corrono su e giu
per le scale o in camera da letto, lo strimpellare del piano·
forte, le risate o il parlar forte. Nella camera da letto ma­
trimoniale, i rumori che segnalano la presenza del vicino
possono anche essere disgustosi : « Si può anche sentirli
adoperare ili vaso; questo dimostra quanto la situazione sia
insopportabile. È terribile! » ; o fastidiosi : « Li ho sentiti
litigare quando erano a letto: uno voleva leggere, l'altro dor­
mire. È imbarazzante sentire i rumori quando si è a letto,
cosi ho spostato il mio letto » .. . « Mi piace leggere a ' Ietto
e sono di udito fine, perciò mi disturba sentirli parlare » ; o
inibenti : « A volte si sente che si dicono cose piuttosto pri­
vate, come, ad esempio, un uomo che dice alla mogl/ie che
essa ha i piedi freddi. Cose del genere fanno sentire obbli­
gato anche te a parlare di cose private in un bisbiglio » . Op­
pure: « Ti fa sentire un po' inibito, come se la sera do­
vessi entrare in punta di piedi in camera tua » 14•

In questi casi, vicini che magari si conoscono molto


poco si trovano nell'imbarazzante condizione di sapere
che l'uno sa fin troppo dell'altro.

* Muro in comune [N.d.T. l .

1 40
Un ultimo esempio dei problemi del retroscena è rin­
venibile fra le difficoltà che comporta l'esser una persona
al tolocata. Certi individui possono diventare cosi impor·
tanti che l 'unica apparizione loro possibile è quella
al centro di un corteo e di una cerimonia ; può anzi
esser considerato inappropriato che essi appaiano davanti
alla gente in altri contesti, quasi che tali apparizioni in­
formali potessero screditare le qualità magiche loro attri­
buite. Perciò il pubblico deve esser tenuto lontano da
tutti quei luoghi dove è probabile che il personaggio
importante si rilassi, e se quelli costituiscono un territorio
piuttosto esteso - come avveniva nel caso dell'imperatore
della Cina nell'Ot tocento -, o se non si è ben certi del­
l'itinerario che percorrerà l 'alto personaggio, vi sono no­
tevoli difficoltà nel prevenire intrusioni. Perciò la regina
Vittoria impose la regola che chiunque la vedesse avvici­
narsi alla guida dei suoi ponies nei giardini reali, dovesse
girare la testa o camminare in direzione opposta; per que­
sto a volte era richiesto a grandi statisti di sacrificare la
propria dignità e saltare dietro un cespuglio quando la
regina faceva la sua inattesa apparizione 15•
Benche alcuni di questi esempi dei problemi inerenti
al retroscena costituiscano casi limite, si PlJÒ dire che
non si possa studiare alcuna istituzione sociale senza che
si presentino problemi . connessi con il controllo del re­
troscena .
I territori di lavoro e ricreazione rappresentano due
aree per il controllo del retroscena. Un'altra area viene
indicata da quella tendenza, molto comune nella nostra
società, che conferisce agli attori il controllo di un luogo
dove accudire a quelle che vengono chiamate necessità
biologiche. Nella nostra società, la defecazione coinvolge
un individuo in un'attività che è in contrasto con gli
standard di pulizia e purezza espressi in molte delle nostre
rappresentazioni. Una tale attività fa sf che l'individuo
metta in disordine il proprio vestiario e sia « fuori giuo­
co », ossia perda quella maschera espressiva che adopera
nell'interazione faccia a faccia. Contemporaneamente al­
l 'individuo diventa difficile poter ricomporre la propria

141
facci ata se gli accaJe Ji Jover improvvisamente es sere
coinvolto in un'interazione : è forse per questo che nella
nostra società le porte dei gabinetti possono essere chiuse
a chiave.
Un individuo che giace a letto addormentato è, dal
punto di vista espressivo, anche immobilizzato, e, per
qualche minuto dopo il risveglio, può non essergli pos­
sibile mettersi in posizione appropriata per l'interazione
o dare un 'espressione socievole al volto : questo fatto
offre una possibile spiegazione alla tendenza di allontana­
re la camera da letto dalla parte attiva della casa. La
utilità di un tale isolamento viene ribadita dal fatto
che è con ogni probabilità nelle camere da letto che ha
luogo l'attività sessuale - una forma d'interazione,
questa, che rende impossibile ai suoi attori di esser coin­
volti subito in un'altra interazione.
Uno dei momenti piu interessanti per osservare l'at­
tività di controllo delle impressioni è quello in cui un
attore lascia il retroscena ed entra nel luogo dove si
trova il pubblico, o anche quando ne esce, poiché è
in questi momenti che lo si può agevolmente sorprendere
mentre si riveste o si spoglia di un particolare ruolo .
Orwell, parlando dei camerieri e del punto di vista dei
lavapiatti che vedono le cose dal retroscena, ce ne dà
un esempio :

Osservare l'entrata di un cameriere nella sala d a pranzo


di un albergo è uno spettacolo istruttivo. Varcando la porta
avviene in lui un improvviso mutamento. Cambia l'assetto
delle sue spalle ; tutto lo sporco, la fretta e l'irritazione spa­
riscono in un attimo. Con solenne aria sacerdotale egli sci­
vola sul tappeto. Ricordo il nostro maitre d'hotel in secon­
da, un focoso italiano, fermarsi sulla porta della sala da
pranzo per rimproverare un apprendista che aveva rotto
una bottiglia di vino. Agitando il pugno sopra la testa si
mise a gridare (per fortuna la porta non lasciava quasi
passare i suoni ): « Tu me fais . . Ti ritieni un cameriere,
.

pezzo d'animale? Tu un cameriere ! Non saresti nemmeno


capace di lavare it pavimento del bordello da dove viene tua
madre . . . Maquereau! )> . Mancandogli le parole si volse verso

142
la porta e, aprendola, lanciò un insulto finale come Squirc
Western in Tom Jones.
Poi entrò in sala da pranze scivolando con la grazia di
un cigno recando il vassoio in mano: dopo dieci secondi
s'inchinava ossequiosamente davanti al cliente. Guardandolo
inchinarsi e sorridere con il benevolo sorriso del cameriere
ben addestrato, non si poteva fare a meno di pensare che
l'avventore provasse una certa vergogna nell'esser servito
da un simile aristocratico H•.

Un ulteriore esemoio ci viene fornito da un 'altra in­


glese, osservatrice e partecipe della vita dei ceti sociali
piu bassi:

Questa cameriera - scoprii che si chiamava Addie - e


le altre due sue colleghe si comportavano come gente che
recita in una commedia. Entravano in cucina come se, la­
sciata la ribalta, venissero fra le quinte con in mano i vassoi
bilanciati in alto e un'espressione altezzosa anc.ora sul volto ;
si rilassavano un momento nella frenesia di ricevere i nuo­
vi piatti pronti . e poi scivolavano via da capo con i volti
preparati per la nuova entrata in sal a. [ ] cu oco e io resta­
vamo come gli inservienti di tea tro fra le quinte e, avendo
visto uno spiraglio di un altro mondo, quasi ci aspettavamo
di sentire gli applausi di un pubblico i nvisibile 1 7 •

I l progressivo scomparire del personale addetto ai


servizi domestici ha imposto rapidi cambiamenti , del
genere ricordato da Orwell, alla padrona di casa del
ceto medio. Se essa vuole offrire un pranzo agli amici ,
deve organizzare tutto il lavoro di cucina in modo tale
da poter passare continuamente dal ruolo di domestica
a quello di padrona di casa, cambiando attività, ma­
niere, e umore, in rapporto all'ingresso e all'uscita dalla
sala da pranzo. I libri di galateo danno utili consigli
per facilitare questi cambiamenti, suggerendo che se la
padrona deve ritirarsi per un lungo periodo di tempo
nel retroscena - come quando va a rifare i letti -,
il padrone di casa porti gli ospiti a . fare un giretto in
giardino, aiutando cosi a conservare le apparenze.
La separazione che esiste tra la ribalta e il retroscena

l·H
trova innumerevoli illustrazioni nella nostra società . Co­
me già detto, la camera da letto e la camera da bagno,
eccetto che nelle case dei ceti sociali piu bassi, sono
luoghi dai quali il pubblico in visita può essere escluso.
I corpi che vengono puliti, vestiti, e truccati in queste
stanze, potranno in altre essere mostrati agli amici . In
cucina, poi, viene fatto al cibo quanto in camera da
letto e in bagno vien fatto al corpo umano . In effetti
è la presenza di questi accorgimenti scenografici che di­
stingue il modo di vivere del ceto medio da quello in­
feriore. In tutte le classi della nostra società, c'è poi
la tendenza a trattare diversamente la facciata anteriore
e quella posteriore delle case . La facciata anteriore è
in genere ben rifinita, ben accomodata e in ordine ; quella
posteriore invece è assai meno attraente. Di conseguenza
gli adulti con un certo status sociale entrano dal davanti,
e spesso persone con uno status sociale inferiore o non
ancora acquisito - domestici, fattorini e bambini
entrano dal retro.
Tutti conosciamo bene gli arrangiamenti scenici re­
lativi all'in terno e all'esterno delle abitazioni , ma in
genere non ci rendiamo conto altrettanto facilmente di
altri arrangiamenti scenici . Nei quartieri residenziali
americani , i ragazzi dagli otto ai quattordici anni e altri
estranei si rendono conto del fatto che gli accessi a
sentieri o vialetti « di servizio » conducono da qualche
parte e devono essere adoperati; essi vedono questi
varchi con una chiarezza che perderanno diventando adul­
ti. Analogamente i custodi e le donne delle pulizie
hanno una chiara percezione degli ingressi di servizio
che conducono al retroscena dei palazzi e conoscono
bene il profano sistema di trasporti necessario per tra­
sportare gli at trezzi per le pulizie, i grandi arredi sce·
nici e loro stessi . Cosf anche nei negozi i retro-bot tega
e i magazzini servono da retroscena.
Dati i valori di una particolare società, è evidente
che le cara tteristiche fisiche del retroscena siano ma­
terialmente incorpora te nella costruzione di certi locali
e che in rapporto alle aree adiacen ti questi luoghi siano

1 44
inevitabil mente un retroscena .
Nella nostra società l'arte dell'arredatore spesso . prov­
vede a questo scopo , assegnando colori scuri e mattoni
a vista alle parti di una costruzione adibite ai servizi e
intonaco bianco alla ribalta ; le attrezzature permanenti
ribadiscono questa divisione . I datori di lavoro comple­
tano l'armonia, i mpiegando gente dall'aspetto poco at­
traente per i lavori che vengono svolti nel retroscena, e
piazzando gente che « faccia buona impressione » sulla
ribalta. Riserve di manodopera sprovviste di bella pre­
senza possono essere adoperate non solo per svolgere
le attività che devono essere celate al pubblico, ma anche
per quelle che possono essere nascoste senza tuttavia che
questo sia necessario. Come ha detto Everett Hughes 18 ,
nelle fabbriche americane è piu facile che vengano as­
sunti per incarichi professionalmente quotati dei negri,
se, come nel caso dei chimici, essi possono esser tenuti
lontani dalle zone in cui si svolge la maggior parte del­
le attività della fabbrica . ( Tu tto questo implica una
specie di selezione territoriale, che è ben nota ma vien
poco studiata). E spesso ci si aspetta che quanti lavorano
nel retroscena raggiungano certi s tandard tecnici, mentre
quanti lavorano sulla ribalta debbono attenersi a standard
espressivi.
Le decorazioni e le att rezza ture permanenti di un
luogo dove in genere si svolge una certa rappresenta­
zione, come pure gli at tori e la rappresentazione che vi
si trovano abitualmente, tendono a creargli intorno
una specie di alone magico ; anche quando la rappresen­
tazione non è in atto, il luogo mantiene in genere un po'
del suo carattere di ribalta. Cosi una cattedrale e un'aula
scolastica mantengono qualcosa del loro tono anche
quando vi siano presenti solo operai addetti alla ma­
nutenzione, e benché queste persone, compiendo il loro
lavoro , possano comportarsi in maniera irriverente, pu­
re la loro irriverenza tende ad esser di tipo strutturale,
specificamente orientata verso quello che, in certo sen­
so, essi dovrebbero sentire ma non sentono. Analoga­
mente, quindi, un dato luogo può essere talmente iden-

1 45
tificato con un rifugio nel q u a l e non è necessario siano
man tenu ti certi standard , da diven tare in permanenza
un retroscena : i padiglioni da caccia e gli spogliatoi
degli impianti sportivi ne sono un esempio. Anche i
luoghi di villeggiatura sembrano garantire una certa per­
missivi tà nei . confronti della facciata, permettendo a gen­
te in genere assai convenzionale di mostrarsi in pubblico
con abbigliamenti che in altri luoghi non indosserebbe
in presenza di estranei. Cosf pure si possono trovare
locali pubblici frequen tati da criminali o anche interi
quartieri malfamati dove non è necessario far finta di
essere « a posto con l a legge >� . A questo proposito si
raccon ta che esistesse a Parigi un interessante esempio
di questo tipo :

Nel '600, perciò, per diventare u n Argotier provetto era


necessario non solo chiedere l 'elemosina come uri qualsiasi
mendicante, ma anche possedere la destrezza del taglia-borse
e del ladro. Queste arti venivano imparate nei luoghi che
servivano come abituali ritrovi per la feccia della società e
che erano generalmente conosciuti con il nome di Cours des
Miracles. Queste case, o meglio questi luoghi, erano stati
cosf chiamati, se dobbiamo credere a uno scrittore dei primi
del '600, « perché i furfanti ed altri . . . che tutto il giorno
erano stati storpi, mutilati, idropici e piagati da ogni sorta
di malattie fisiche, tornavano a casa la sera, portando sotto
al braccio una lombata di manzo, o un grosso pezzo di
vitello o una coscia di montone, non senza aver appeso una
bottiglia di vino alla cintola. Non appena entrati nel cortile
buttavano via le grucce, riprendevano il loro vigoroso e ga­
gliardo aspetto, e, imitando le orge degli antichi baccanali,
ballavano ogni sorta di danze con i loro trofei in mano,
mentre l'oste preparava il pranzo. Esiste miracolo piu gran­
de di quello che si può vedere in questo cortile, dove gli
storpi camminano diritti? >> 19•

In un retroscena come questo, il solo fatto che non


si aspiri ad alcun effetto particolare, dà il tono dell'in­
terazione, inducendo quanti si trovano in quel luogo ad
agire come se fossero in tutti i sensi in rapporto di
reciproca fa m iliari t à
.

l ..J6
Comunque. pur esis tend o hl tendenza a ident ificare
un terri torio come la ribalta e un altro come il retros'cena
della rappresentazione, esi stono mol ti territori che, in
un momento particolare e in un certo senso, funzionano
come ribalta e altre volte e in altro senso come retro­
scena . Cosi l'ufficio privato di un funzionario cos tituisce
certamente una ribalta dove il suo status nell 'organiz­
zazione viene espresso con grande efficacia per mezzo del­
l'arredamento dell'ufficio. E d'altra parte è proprio qui
che egli può togliersi la giacca , allentarsi la cravatta,
tenere sottomano una bottiglia di liquore e comportarsi
amichevolmente ed anche rumorosamente con i colleghi
funzionari di pari rango 20• Cosi anche un 'organizzazione
commerciale che, per la corrispondenza con persone estra­
nee alla ditta, si serve di elegante carta intestata, può
seguire questo consiglio :

Il tipo di carta per la corrispondenza interna è dettato


piu da ragioni di economia che di rappresen tanza. Carta
andante, carta colorata, carta ciclostilata o sta�Dpata - tutto
va bene quando « si è in famiglia » 21 •

Tuttavia la stessa fonte de tta dei limiti a questa


definizione di situazione da retroscena :

La carta da appunti intestata , che serve generalmente


per- scarabocchiare appunti in ufficio, può anche essere pra­
tica e informale. Una sola precauzione, però : i piu giovani
non dovrebbero ordinare di loro iniziativa questi blocchi
per appunti, per quanto economici. Come un tappeto per
terra e la targhetta con il nome sulla porta, i blocchi di
carta intestata costituiscono si mbolo di status in certi uffici 22•

Analogamente, la domenica mattina tu tta una fami­


glia può servirsi delle mura domestiche per nascondere
un rilassato disordine nel vestiario e nel comportamento ,
estendendo a tutte le stanze J'informalità generalmente
riservata alla cucina e aJle camere da letto. Cosi pure
nei quartieri del ceto medio americano, nel pomeriggio,
la zona fra terreno di giuoco dei bambini e casa può

1 47
essere definita come un retroscena dalle madri che l'at­
traversano indossando jeans e mocassini , pochissimo
truccate, con una sigaretta fra le labbra, mentre spin­
gono le carrozzine e parlano apertamente di questioni
domestiche con le vicine . Cosi la mattina presto nei
quartieri operai di Parigi, le donne ritengono di avere
diritto ad allargare il retroscena fino a comprendervi i
negozi del vicinato, scendendo quindi per strada a com­
perare il latte ed il pane fresco in ciabatte e vestaglia,
con una rete sui capelli e senza trucco. Nelle grandi
città americane si possono incontrare modelle che, indos­
sando i vestiti con i quali saranno fotografate, cammina­
no in fretta per le strade piu eleganti, quasi dimentiche
di chi sta loro attorno; una cappelliera in mano, una
retina sui capelli per proteggere la pettinatura, si com­
portano non in modo tale da creare un effetto, ma in
modo tale da evitare di guastare il loro aspetto durante
il tragitto verso lo scenario sul quale avrà luogo la loro
vera rappresentazione, che sarà debitamente fotografata .
E naturalmente un territorio definito compiutamente co­
me ribalta per l'abituale rappresentazione di una parti­
colare routine, spesso - prima e dopo la rappresen­
tazione - funziona da retroscena perché è allora che le
attrezzature permanenti possono subire riparazioni, re­
stauri e cambiamenti, o gli attori possono provarsi i ve­
stiti. Per renderei conto di ciò basta dare un 'occhiata in
un ristorante, in un negozio o in una casa, pochi minuti
prima che questi locali si aprano al pubblico . In genere,
quindi, bisogna ricordarsi che trattando di retroscena o
di ribalta, ne parliamo dal punto di vista di una partico­
lare rappresentazione, e parliamo della funzione che quel
luogo assolve in quel momento, per quella data rap­
presentazione.
È stato detto che le persone che cooperano nel met­
tere in scena la medesima rappresentazione di équipe
tendono ad avere rapporti di familiarità le une con le
altre. Questa familiarità è in genere: espressa soltanto
quando non è presente il pubblico, perché comunica
un'impressione di sé e. dd çom pag no di équipe che è

1 48
abitualmente in contrasto con quella che si vuol soste­
nere davanti al pubblico. Poiché il retroscena è per
definizione inaccessibile ai membri del pubblico, è H
che possiamo aspettarci di trovare quella familiarità re­
ciproca che determina il tono del rapporto sociale. Ana­
logamente è sulla ribalta che possiamo immaginare pre­
varrà un tono di formalità.
In tutte le società occidentali esistono, almeno ten­
denzialmente, tanto un repertorio informale di compor­
tamenti che un repertorio formale riservato alle occasioni
in cui viene data la rappresentazione. Il repertorio da
retroscena comprende il chiamarsi a vicenda per nome,
decidere collettivamente, imprecare, fare espliciti commen­
ti a sfondo sessuale, mugugnare, fumare, vestirsi in modo
trasandato, star seduti o in piedi in posizioni scomposte,
usare termini dialettali o errati, borbottare e urlare,
avere scherzose manifestazioni di aggressività o di presa in
giro, dar prova di trascurare la presenza del prossimo con
atti secondari ma potenzialmente simbolici, coinvolgere se
stessi \n atti fisici secondari come cantarellare, fischiare,
masticare, rosicchiare, ruttare o avere flatulenze. Il reper­
torio di comportamenti da ribalta non può comprendere
tutto ciò ( e in certo senso ne è quindi l'opposto). I n ge­
nerale quindi il comportamento da retroscena è quello
che permette atti secondari che facilmente possono es­
ser presi come segno di intimità e mancanza di rispetto
nei confronti degli altri presenti e del territorio, mentre
il comportamento da ribalta è quello che non permette
atti potenzialmente offensivi. Si può osservare che il
comportamento da retroscena possiede quello che gli psi­
cologi potrebbero chiamare un carattere « regressivo » .
Resta d a stabilire, naturalmente, s e i l retroscena d à agli
individui la possibilità di regredire o se la regressione
- in senso clinico - è u n comportamento da retro­
scena adottato in occasioni inappropriate per motivi so­
cialmente disapprovati.
Adottando uno stile da retroscena, la gente può tra­
sformare qualsiasi territorio in un retroscena . Cosi ve­
diamo che in mQhç istit�_i<;mi sociali gli attori si ap-

1 49
propriano di un settore della rib,tlta, e assumendo un
comportamento familiàre, lo staccano simbolicamente dal
resto del territorio. Per esempio, in certi ristoranti in
America, specialmente in quelli composti di un solo lo­
cale, il personale si riunisce in uno degli scomparti piu
lontani dalla porta o piu vicini alla cucina, e H si com­
porta - almeno sotto certi aspetti - come se fosse
nel retroscena. Ugualmente, nei voli notturni non affollati
delle linee aree, le hostess dopo aver adempiuto ai loro
doveri coincidenti con l 'inizio del volo si accomodano
nei sedili di fondo, si tolgono le scarpe dell 'uniforme
calzando invece pantofole, accendono una sigaretta e
creano cosi un tranquillo angolo di riposo fuori-servizio,
talvolta estendendolo fino a comprendervi anche uno o
due dei passeggeri piu vicini . È anche piu importante
tener presente che nella realtà è difficile riscontrare si­
tuazioni che siano esempi di pura condotta formale o
informale, quantunque esista sempre la tendenza a in­
dirizzare la definizione della situazione in una di queste
due direzioni. Non troveremo i due casi estremi allo
stato puro, poiché quelli che sono i compagni di équipe
in una rappresentazione costitu iranno in certa misura
attori e pubblico in un'al tra e, a loro volta, attori e
pubblico di uno spettacolo, per yuanto limitatamente,
saranno compagni di équipe in occasione di un 'altra
rappresentazione. Perciò in una situazione concreta pos­
siamo aspettarci il predominio dell 'uno o dell'altro stile,
con un certo senso di colpa o di dubbio al riguardo del­
l'effettiva combinazione o equilibrio che viene realizzato
fra i due stili.
Vorrei sottolineare il farw che l 'att ività svolta in una
situazione concreta costituisce sempre un compromesso
fra lo stile formale e yuello informale. Possiamo ricor­
dare tre tipi di limiti molto diffusi all 'informalità del
retroscena . Anzitu tto, quando il pubblico non è presente
è probabile che ogni membro dell'équipe voglia dare
l 'impressione che i segreti dell'équipe possono essergli
tranquillamente afliJati e che non farà brutte ligure
reci tando la s u a parte davanti al pubbl ico . Benché ogni

1 .5 11
membro dell 'équipe desideri che il pubblico lo reputi un
personaggio di qualche valore, è probabile che dai propri
compagni d'équipe egli desideri esser considerato un
attore fidato e ben disciplinato. In secondo luogo vi sono
dei momenti nel retroscena in cui gli attori devono
sostenersi a vicenda il morale, dando l'impressione che
lo spettacolo che sta per esser messo in scena andrà
molto bene o che quello appena rappresentato non è
andato poi troppo male. In terzo luogo, se l'équipe con­
tiene soggetti appartenenti a diverse categorie sociali
fondamentali - come ad esempio gruppi di età, gruppi
etnici, ecc. -, la libertà di azione nel retroscena è vo­
lontariamente limitata. Qui, senza dubbio, una delle di­
visioni piu importanti è quella tra i sessi, poiché non
sembra esistere società nella quale i componenti dei
due sessi - per quanto in rapporti stretti - non man­
tengano una certa formalità nei confronti gli uni degli
altri. In America, ad esempio, apprendiamo quanto se­
gue a proposito dei cantieri navali della costa del
Pacifico:

Nel loro quotidiano rapporto con le operaie, la maggio­


ranza degli uomini era cortese e galante. Via via che le
donne venivano a lavorare nelle baracche e negli scafi piu
lontani del cantiere, gli uomini cortesemente toglievano dai
muri le loro collezioni di nudi e di immagini pornografiche e
le rinchiudevano nell'oscurità della cassetta degli arnesi. In
segno di rispetto per la presenza del « gentil sesso », le
maniere erano piu controllate, i volti rasati piu spesso, e il
tono del linguaggio piu pacato. Il tabu nei confronti del
linguaggio << pesante » entro l'area dove poteva essere udito
dalle donne era cosi severo da risultare quasi divertente,
soprattutto perché spesso erano le donne stesse a dare prova
del fatto che le parole proibite non erano per loro né sco­
nosciute né fonte d'imbarazzo. Tuttavia ho spesso visto uo­
mini che volendo usare - e per buoni motivi - un lin­
guaggio volgare, arrossivano improvvisamente imbarazzati e
smorzavano la voce in un mormorio, non appena si accor­
gevano della presenza del pubblico femminile. Nella familia­
rità dell'ora dei pasti, quando uomini e donne si ritrovavano
tutti assieme, nelle chiacchiere casuali dei momenti di ripo-

151
so, in tutto quello che implicava rapporti sociali informali,
anche nell'ambiente poco attraente del cantiere, gli uomini
mantenevano quasi intatto il modello di comportamento
che usavano a casa: rispetto per la brava moglie e la buo­
na madre, at teggiamento cautamente amichevole verso la
sorella ed anche un'affettuosa protezione per l'inesperta figlia
di famiglia 23•

Chesterfield fa osservazioni analoghe a proposito di


un altro tipo di società:

Nelle compagnie promiscue con i vostri pari (poiché neH�


compagnie promiscue tutti sono piu o meno pari ) è per­
messa piu disinvoltura e piu libertà, ma anche questo ha
un limite in una certa buona creanza che deve essere man­
tenuta. È necessario un certo rispetto sociale : si può av­
viare il proprio discorso con moderazione, stando tuttavia
molto attenti a non parlare mai di corda in casa dell'impic­
cato. Le vostre parole, gesti ed atteggiamento possono es­
sere anche piu liberi, per quanto non si può superare un cer­
to limite. È permesso stare con le mani in tasca, fiutare ta­
bacco, sedersi, stare in piedi - o occasionalmente cammina­
re - come piu vi piaccia ; ma sono sicuro che non consi­
derereste molto educato fischiettare, tenere in testa il cap­
pello, allentare le giarrettiere o slacciare le scarpe, stendervi
su un divano o dormire raggomitolato in una comoda pol­
trona. Queste sono trascuratezze e libertà che si possono
prendere soltanto quando siamo soli ; sarebbero ingiuriose
per i superiori, scandalose e offensive per i pari e insultanti
e brutali per gli inferiori 24•

I dati del rapporto Kinsey relativi al tabu esistente


fra coniugi per quanto riguarda la nudità, specialmente
nella generazione piu an"ziana della classe operaia ame­
ricana, documentano gli stessi punti 25• Qui il pudore,
naturalmente, non costituisce l'unico fattore determi­
nante. Cosi due ragazze di Shetland Isle che stavano per
sposarsi dichiararono che a letto avrebbero sempre por­
tato la camicia da notte, non soltanto per pudore, ma
anche perché la loro figura era troppo lontana da quelli
che consideravano i moderni canoni di bellezza del mon­
do cittadino. Potevano indicare una o due ragazze fra le

1 52
loro amiche che non avevano bisogno di tali accorgi­
menti : probabilmente un 'improvvisa riduzione di peso
avrebbe fatto diminuire anche il loro pudore.
Quando diciamo che gli attori si comportano in mo­
do relativamente informale, familiare e rilassato quando
sono nel retroscena e che sono piu circospetti quando
inscenano una rappresentazione, non vogliamo dire che
le piacevolezze della vita inter-personale - cortesia, cor­
dialità, generosità e piacere dell'altrui compagnia - sia­
no sempre riservate a quelli che stanno nel retroscena , e
che il sospetto, lo snobismo e l'esibizione di autorità
siano riservate alle attività sulla ribalta . Spesso anzi
sembra che riserviamo tutto l'entusiasmo e l'interesse di
cui siamo capaci · per coloro davanti ai quali mettiamo
in scena uno spettacolo e che il segno piu inconfondibile
di solidarietà del retroscena sia quello di considerare
innocuo l'abbandonarsi a un umore a-sociale, imbron­
ciato e di silenziosa irritazione.
È interessante osservare che, benché ogni équipe sia
in condizione di poter rendersi conto degli aspetti poco
attraenti e « non recitati » del proprio comportamento
da retroscena, probabilmente non è in condizione di arri­
vare a una simile conclusione per quanto riguarda i grup­
pi con i quali interagisce. Quando gli scolari lasciano
l'aul,!l e vanno fuori per concedersi una pausa di familia­
rità reciproca e di condotta sfrenata, spesso non si accor­
gono che anche i loro insegnanti si sono ritirati in una
« sala dei professori » per imprecare e fumare, conce­

dendosi una pausa analoga di comportamento da retro­


scena. Sappiamo naturalmente che l 'équipe composta da
un solo individuo può avere. un 'opinione di sé molto ne­
gativa, e che non pochi psicoterapisti trovano lavoro
alleviando questo senso di colpa, e si guadagnano la vita
raccontando alla gente i fatti dell'esis tenza altrui. Dietro
questa autoconsapevolezza e queste illusioni nei con­
fronti degli altri è ravvisabile una delle importanti fonti
della dinamica e della delusione della mobilità sociale, sia
che si tratti di mobilità ascendente. discendente o oriz­
zontale . Nel tentativo di evadere da un mondo bi-fronte

153
caratterizzato da comportamento da retroscena e da ri­
balta, gli individui possono credere che, una volta rag­
giunta la nuova posizione che stanno tentando di conqui­
stare, essi saranno il pers0naggio proiettato dagli indi­
vidui in quella posizione, senza esserne contemporanea­
mente anche gli attori . Tuttavia , raggiunta la nuova posi­
zione, inevitabilmente si accorgono che la nuova si­
tuazione ha molti punti in comune con la precedente :
ambedue implicano la presentazione di una facciata a un
pubblico, e ambedue coinvolgono il presentatore nel me­
schino e indiscreto compito di inscenare uno spettacolo .
Si pensa a volte che una familiarità grossolana sia
soltanto un fatto culturale, una caratteristica, per cosi
dire, delle classi operaie, e che quanti si trovano in po­
sizione sociale piu elevata non si comportino in tal modo.
Naturalmente la spiegazione di questa opinione risiede
nel fatto che le persone di alto rango hanno tendenza ad
agire in piccole équipes e a trascorrere la maggior parte
della giornata in rappresentazioni dialogate, mentre ì
membri della classe operaia tendono ad essere i compo­
nenti di équipes numerose e a trascorrere molta della
loro giornata nel retroscena o in rappresentazioni senza
dialogo. Perciò, quanto piu alto è il posto che si occupa
nella piramide sociale, tanto piu piccolo è il numero del­
le persone con cui si può avere familiarità e minore è
anche il tempo da trascorrere nel retroscena, e tanto piu
'
quindi è probabile che si debba esser educati e decorosi.
Tuttavia, al momento giusto e con la compagnia
adatta, anche gli attori « sacri » si comportano, e
vien loro richiesto di comportarsi, in modo molto volga­
re. Per motivi di numero e di strategia, comunque, è piu
probabile che si venga a sapere che gli operai usano manie­
re da retroscena e meno probabile che si scopra che anche
persone appartenenti a ceti sociali elevati fanno altrettan­
to. È interessante osservare un caso che fa eccez.ione a que­
sta situazione e che riguarda i capi di stato che non han­
no compagni di équipe. A volte queste persone, nei mo­
menti di rilassamento e di distensione, possono servirsi
di un gruppo di intimi ai quali conferiscono graziosa-

1 54
mente il rango di compagni di équipe : ciò costituisce un
esempio della funzione del « compagno fidato » a cui
abbiamo accennato.
Gli scudieri di corte spesso assolvono questo com­
pito, come è illustrato da Ponsonby nella sua descrizione
della visita di re Edoardo alla corte danese nel 1 904 :

I l pranzo comprendeva parecchie portate e molti vini. e


generalmente durava un 'ora e mezzo. Poi, tutti in corteo ,
passavamo nel salone dei ricevimenti dove il re di Dani­
marca con tutta la famiglia reale di nuovo girava attorno alla
stanza in processione. Alle otto ci ritiravamo nelle nostre
stanze per fumare, ma, dal momento che il seguito danese
ci accompagnava , la conversazione si limitava a cortesi do­
mande circa le abitudini dei due paesi. Alle nove facevamo
ritorno nel salone dove si facevano giuochi di società ; ge­
neralmente giuocavamo a Loo 1', senza una posta. Alle dieci
eravamo provvidenzialmente messi in libertà e ci era per­
messo ritirarci in camera.
Queste serate erano un tormento per tutti, ma i! re si
comportava angelicamente, giuocando a whist a quell'epo·
-

ca ormai completamente fuor di moda - facendo puntate


molto basse. Dopo una settimana di questa musica decidem­
mo finalmente di giuocare a bridge, ma soltanto dopo che il
re di Danimarca si fosse ritirato. Dovevamo rispettare la
solita r.?utine fino alle dieci, poi il principe Demidoff, della
delegazione russa, veniva negli appartamenti del mio sovrano
c giuocava a bridge con il re, Seymour Fortescue e me, con
puntate abbastanza alte. Continuammo a questo modo fino
al termine della nostra visita, e questa atmosfera rilassata
dopo la rigidità della corte danese era un vero piacere 26•

Dobbiamo toccare un altro argomento a proposito


dei rapporti nel retroscena. Quando si dice che le perso­
ne che collaborano nel presentare una rappresentazione
possono e spri mere - in assenza del pubblico - fami­
liarità reciproca, bisogna anche ammet tere che ci si può
talmente assuefare alla propria attività sulla ribalta ( e
a l carattere che l e è proprioi che può esser quasi neces-

* Gioco di carte con puntate in denaro. [ N .d.T. ].

] 55
sarìo comportarsi anche durante i periodi di disimpe­
gno come durante la rappresentazione. ç:i si può sentire
obbligati, nel retroscena, ad agire al di fuori della pro­
pria parte, in maniera informale, e ciò può diventare
una posa piu della rappresentazione stessa dalla quale ci
si sta rilassando.
In questo capitolo ho parlato dell'utilità del con­
trollo sul retroscena e delle difficoltà drammaturgiche
che sorgono allorché questo controllo non può essere
esercitato. Vorrei adesso esaminare il problema che ri­
guarda il controllo dell 'accesso alla ribalta, ma per far
questo sarà necessario allargare un poco lo schema di
riferimento originario.
Abbiamo esaminato due specie di territori : quello
della ribalta dove si sta svolgendo o si svolgerà una
data rappresentazione e quello del retroscena dove av­
vengono azioni pertinenti alla rappresentazione, ma in­
coerenti con l'apparenza che questa cerca di dare. Sem­
bra opportuno aggiungere un terzo territorio - resi­
duale -, che comprende tutti i luoghi all'infuori di
quelli già indicati : tale territorio può esser chiamato
« esterno » . La nozione di un territorio esterno che non

costituisce né retroscena né ribalta nei confronti di una


rappresentazione particolare, è perfettamente compatibile
con la nostra nozione di isti tuzioni sociali , poiché, se
osserviamo la maggior parte degli edifici , vediamo che
dentro ci sono delle stanze che regolarmente o tempora­
neamente sono usate come retroscena e ribalta, e che le
mura perimetrali dell 'edificio isolano i due tipi di am­
bienti dal mondo esterno. Gli individui che si trovano
al di fuori dell'edificio possono essere chiamati «estra­
nei » .
Quantunque la nozione d i territorio esterno sia evi­
dente, se non la usiamo con una certa cautela, essa può
sviarci e confonderci , poiché, quando spostiamo la no­
stra attenzione dal retroscena o dalla ribalta all'esterno,
abbiamo anche la tendenza a spostare il nostro punto di
riferimento da una rappresentazione all'altra. Prendendo
come punto di riferimento una certa rappresentazione

1 56
in atto, gli estranei rispetto ad essa sòriò le persone per
le quali gli attori stanno inscenando, almeno potenzial·
mente, uno spettacolo , anche se ( come vedremo) questo
è di tipo differente, o anche troppo simile a quello che
si sta svolgendo sulla ribalta. Quando degli estranei en­
trano inaspettatamente nel retroscena o sulla ribalta di
una particolare rappresentazione in atto , la conseguenza
della loro presenza inopportuna può spesso esser stu­
diata non tanto in termini dei suoi effetti sulla rappre­
sentazione, quanto in termini dei suoi effetti su di una
rappresentazione diversa , ossia quella che gli attori o il
pubblico generalmente presenterebbero agli estranei:
quando e dove essi costituissero il pubblico previsto.
È necessario usare anche un altro tipo di cautela. Il
muro che divide il retroscena e la ribalta dall'esterno
ha ovviamente una funzione nella rappresentazione insce­
nata e rappresentata in questi territori , ma le decora­
zioni esterne del fabbricato devono essere guardate an­
che come aspetti di un altro spettacolo - e a . volte que­
sto può essere quello principale. Ecco quanto appren­
diamo a proposito delle case di un piccolo paese inglese :

Il tipo di stoffe da tende, che veniva adoperato per le


finestre della maggior parte delle case del paese, variava in
proporzione diretta con la visibilità generale di ogni finestra.
Le tende « migliori » erano appese là dove potevano esser
viste piu chiaramente, ed erano di gran lunga di qualhà su­
periore a quelle delle finestre che restavano nascoste al pub­
blico. Inoltre spesso le stoffe stampate da un solo lato erano
usate in modo che il disegno fosse visibile dall'esterno. L'uso
di stoffe piu alla moda e piu costose in modo da valorizzarne
i pregi, è u n modo caratteristico per aumentare il proprio
p restigio 27•

Nel primo capitolo di questo lavoro abbiamo detto


che gli attori hanno la tendenza a dar l'impressione, o
a non contraddirla, che il ruolo che stanno rappresen­
tando in quel momento sia il loro ruolo piu importante
e che gli a ttributi che hanno dichiarato o che vengono
loro attribuiti siano quelli piu caratteristici ed essenziali.

1 57
Quando gli individui assistono a uno spettacolo che non
era rivolto a loro, possono esserne delusi, come pure
possono restar delusi dallo spettacolo che era invece ri­
volto a loro. Anche l 'a ttore, come dice Kenneth Burke,
può confondersi :

Il comportamento settoriale fa si che siamo tutti come


quel tale che è un tiranno in ufficio e un debole in famiglia,
o come il musicista che s'impone nella sua arte, ma non fa
attrettanto nei rapporti personali. Questa dissociazione co­
stituisce una difficoltà quando cerchiamo di riunire tali sfere
diverse ( se l'uomo che è tirannico in ufficio e debole in
famiglia dovesse improvvisamente assumere la moglie o i
figli, si accorgerebbe che il suo meccanismo dissociativo è
inadeguato e potrebbe sentirsi disorientato e angosciato) 28•

Questi problemi possono diventare particolarmente


gravi qualora uno degli spettacoli dell'individuo dipenda
da una complicata messa in scena. Di qui l'inespressa
delusione che si nota nel racconto di Herman Melville
a proposito del capitano che non lo « vedeva » incon­
trandolo a bordo della nave, ma lo trattò affabilmente
una volta che, finito il suo servizio militare, l'incontrò
per caso ad un ricevimento a Washington :

E sebbene, a bordo della fregata, il capitano non mi


avesse mai personalmente rivolto la parola, né io a lui,
tuttavia, al ricevimento del ministro, divenimmo oltremodo
loquaci ; né mancai d'osservare, fra quella folla di dignitari
stranieri e di magnati di tutte le parti d'America, che il
mio illustre amico non appariva cosi presuntuoso come quan­
do s'appoggiava solo contro la ringhiera d'ottone del cassero
di poppa dell'Inaffondabile. Come molti altri gentiluomini
faceva miglior figura ed era trattato con maggior deferenza
in quella sua casa, che era la fregata 29•

La soluzione a questo problema consiste nella segre­


gazione del pubblico compiuta dall'attore in modo tale
che gli individui che lo vedono in uno dei suoi ruoli
non lo vedano mentre ne incarna un altro. Perciò certi
preti franco-canadesi non vogliono osservare una regola

1 58
di vita cosi severa che non permetta loro di andare sulla
spiaggia a nuotare con gli amici, ma reputano che sia
meglio andare a nuotare con gente che non sia della
loro parrocchia, poiché la familiarità richiesta sulla spiag­
gia è incompatibile con la distanza sociale e il rispetto
richiesti in parrocchia. Il controllo della ribalta costi­
tuisce una misura della segregazione del pubblico. L'in­
capacità a mantenere questo controllo lascia l'attore nella
condizione di non sapere quale personaggio dovrà rap­
presentare da un momento all 'altro, rendendogli difficile
rappresentarne con successo uno qualsiasi . Non è diffi­
cile compatire il farmacista * che agisce come commesso
o affannato barista con la cliente che gli si presenta
con la ricetta in mano, mentre un momento piu tar­
di proietta il suo atteggiamento da medico, digni­
toso, disinteressato, professionalmente perfetto, per qual­
cuno che vuole un francobollo da tre centesimi o un
gelato al cioccolato 30•
È necessario sottolineare che, come per l'attore è
utile escludere dal pubblico quelle persone che lo pos­
sono vedere in un'altra rappresentazione - diversa e
contrastante -, cosi gli è anche utile escludere dal pub­
blico coloro davanti ai quali in passato ha rappresentato
uno spettacolo contrastante con quello attuale. Le per­
sone che hanno sperimentato una notevole mobilità so­
dale verso l'alto o verso il basso cercano di risolvere
questo problema drasticamente, abbandonando addirit­
tura il proprio luogo di origine. E come è opportuno
recitare le proprie differenti routines davanti a spettatori
diversi, cosi è anche opportuno separare gli spettatori
di una stessa routine poiché questo è il solo modo in
cui ognuno può essere indotto a pensare che, pur esi­
stendo altri spettatori della stessa routine, nessuno ne
ha una rappresentazione cosi perfetta. Anche in questo
caso è importante il controllo della ribalta.
Programmando opportunamente le pr<?prie rappre-

* Negli Stati Uniti molte farmacie sono attrezzate anche


per la vendita di bibite, gelati, francobolli, ecc. [N.d.T. ] .

159
sentazioni è possibile non solo tenere i propri spettatori
separati gli uni dagli altri ( mostrandosi loro su differenti
ribalte o consecutivamente sulla medesima ) , ma anche
disporre di qualche minuto di intervallo fra . una rap­
presentazione e l'altra cosf da potersi districare psico­
logicamente e fisicamente da una facciata prima di as­
sumerne un 'altra. A volte sorgono comunque problemi
in quelle istituzioni sociali dove gli stessi o diversi mem­
bri dell'équipe devono trattare con piu pubblici contem­
poraneamente. Se diversi pubblici si trovano a distanza
tale da potersi reciprocamente udire, sarà difficile man­
tenere l'impressione che ognuno stia ricevendo un'at­
tenzione speciale e unica . Cosf se una padrona di casa
desidera dare un particolare saluto di benvenuto o di
commiato a ogni ospite - una rappresentazione speciale,
insomma - deve sistemare le cose in modo da poter
fare questo in un'anticamera separata dalla stanza dove
si trovano gli altri ospiti . In ugual modo, qualora una
ditta di pompe funebri debba celebrare due funerali
nello stesso giorno, sarà opportuno far entrare i due
gruppi di spettatori per vie diverse, facendo in modo
che non s 'incontrino, affinché la loro sensazione di aver
trovato un sostituto della propria casa nei locali dell'im­
presa non venga distrutta. Cosf pure nei negozi di mo­
bili, un commesso che distoglie il cliente da un gruppo
·di mobili per guidarlo verso un altro piu caro, deve
badare a tenere il suo pubblico fuori dal campo uditivo
di un altro commesso che magari sta distogliendo un al­
tro cliente da un gruppo di mobili ancor piu economico
per avviarlo verso quello da cui il primo commesso sta
cercando di distogliere il proprio cliente, poiché in tali
occasioni il gruppo di mobili che un commesso ha scre­
ditato è quello che verrà lodato dall 'altro 3 1 • Natural­
mente se delle pareti separano i due pubblici, l 'attore
potrà mantenere l 'impressione voluta, passando rapida­
mente da una zona all'altra. Questo espediente scenico,
reso possibile dall'esistenza di due ambulatori, incontra
sempre maggior successo fra i dentisti e i medici ame­
rlcam.

1 60
Quando la segregazione del pubblico non riesce e
un estraneo capita in mezzo a rappresentazioni che non
erano rivolte a lui, diventa difficile controllare le im­
pressioni. Si possono citare due tecniche per far fronte
a queste difficoltà. Anzitutto quanti fanno già parte del
pubblico possono improvvisamente ricevere e accetta­
re un temporaneo status da ·retroscena , divenendo com­
plici dell'attore nell'inscenare uno spettacolo che possa
essere osservato senza pericolo dall'intruso. Cosi, marito
e moglie nel bel mezzo del loro battibecco quotidiano,
trovandosi improvvisamente faccia a faccia con un
ospite conosciuto da poco , metteranno da parte i loro
bisticci e fingeranno fra di loro una relazione distante
ed amichevole come quella esistente nei confronti del­
l'improvviso spettatore. I rapporti e il ti po di conversa­
zione che non possono essere condivisi dai tre vengono
lasciati da parte. In generale, quindi, se il nuovo venuto
deve esser trattato nel modo a cui è abituato, l'attore
dovrà passare rapidamente dalla rappresentazione che
stava svolgendo a quella che il nuovo venuto riterrà ap­
propriata. È raro che si riesca a fare tutto ciò agevol­
mente, salvando per il nuovo venuto l'impressione che
lo spettacolo improvvisato sia quello abituale dell'attore.
E anche . se si riuscisse in questo intento, il pubblico già
presente probabilmente si accorgerà che ciò che credeva
essere il sé essenziale dell'attore non lo era poi troppo.
È stato detto che un 'intrusione può essere risolta
con il rapido passaggio dei presenti a una definizione
della situazione entro cui possa essere incorporato l'in­
truso. Un secondo modo per risolvere il problema consi­
ste nel dare all'es traneo uno schietto benvenu to , comé se
egli fosse qualcuno che avrebbe dovuto essere comunque
presente in quella zona : cosi lo stesso spettacolo può
piu o meno continuare, ma in modo da includere anche
il nuovo venuto. Perciò, quando un individuo si pre­
senta non invitato a casa di un amicò che sta dando una
festa, è generalmente accolto a gran voce e persuaso a
restare. Se il benvenuto non fosse entusiastico, la sco­
perta di esser stato escluso dalla festa potrebbe sere-

161
ditare la parvenza di amtctzta e di affetto prevalente in
altre circostanze nei rapporti fra l'intruso e i padroni
di casa.
Di solito, però, nessuna delle due tecniche sembra
essere molto efficace. Generalmente quando degli intrusi
compaiono sulla ribalta, gli attori tendono ad allestire
rapidameme la rappresentazione . che insceneranno per
gli estranei in un altro momento e luogo, e questa im­
provvisa prontezza ad agire in un modo particolare por­
ta quanto meno ad una momentanea confusione della
linea di azione in cui essi sono già impegnati. Gli attori
si troveranno temporaneamente combattuti fra due pos­
sibili rea ltà, e fino a quando non sarà possibile lo scam­
bio di segnali , i membri dell'équipe restano senza una
guida circa la linea da seguire : ne consegue in ogni caso
imbarazzo. In tali situazioni è comprensibile che all'estra­
neo non sia accordato nessuno dei due trattamenti con­
cilianti che abbiamo indica to, ma piuttosto che egli ven­
ga trattato come se non ci fosse o addiri ttura con poche
ceri monie sia pregato di andarsene.

NOTE AL CAPITOLO TERZO

l Sotto il termine di « ambientazione del c.:omportamento >> ,


Wright e Barker, in una relazione sulla metodologia della ricerca,
offrono un'esposizione molto chiara del modo in cui aspettative
relative alla condotta vengano associate a luoghi particolari. Si
veda Herbert F. Wright e Roger G. Barker, Methods in Psycho­
logical Ecology. Topeka, Kansas, Ray's Printing Service, 1 950.
2 Vedi Gross, op. cit. , p . 1 86.
3 Katherine Archibald, Wartime Shipyard, Berkeley e Los
Angeles, University of California Press, 1 947, p. 1 59.
4 Willoughby, op. cit ., p. 43.
5 Un'analisi dei principali standard di lavoro è rinvenibile in
Gross, op. cit., donde i precedenti esempi sono stati tolti.
6 Sir W alter Besant, Fifty Years Ago, in << The Graphic Jubi­
lee Number » , 1 887, citato da J ames Laver in Victorian Vista,
Boston, Houghton Mifflin, 1955, p. 147.
7 Come dice Métraux ( op. cit . , p . 24) anche la pratica del rito

1 62
Voodoo richiede tali presupposti: «Ogni caso di invasamento ha
il suo lato teatrale, come è dimostrato 'da-quanto riguarda i tra­
vestimenti. Le stanze del santuario non sono diverse dalle quinte
di un teatro dove gli invasati trovano gli accessori necessari.
Diversamente dall’isterico che esprime la sua angoscia e i suoi
desideri attraverso certi sintomi — un mezzo personale di espres­
sione — il rituale dell’invasamento deve conformarsi all’immagine
classica di un personaggio mitico ».
B De Beauvoir, op. cit., pp. 325 e 327.
9 Si veda Orvis Collins, Melville Dalton e Donald Roy,
Restriction of Output and Social Cleavage in Industry, in << Ap­
plied Anthropology » (adesso « Human Organization )) ), IV (1944 ),
pp. l-14 e specialmente p. 9.
W Habenstein nel corso di un seminario ha affermato che in
certi stati l’impresario delle pompe funebri ha il diritto legale di
impedire ai parenti del defunto di entrare nella stanza dove si
sta preparando il morto. Forse la vista di ciò che deve esser fatto
ai cadaveri per farli sembrare attraenti, sarebbe un colpo troppo
duro per i non addetti e soprattutto per i parenti stretti. Haben­
stein sostiene anche che i parenti forse vogliono esser tenuti
lontano da questa stanza per timore della propria morbosa cu­
riosità.
” Le affermazioni che seguono sono state tolte da uno studio
condotto da Social Research Inc., su un campione di duecento
managers di piccole aziende.
12 La scena seguente mi fu riferita dal direttore di un garage
di macchine sportive a proposito di un cliente che andando da
sé nel magazzino a prendere una guarnizione gliela mostrò da
dietro il banco.
Cliente: « Quant’è? ».
Direttore: « Signore, da dove è entrato? E che cosa acca­
drebbe se in una banca Lei andasse dietro al banco a prendersi
un pacchetto di monete e poi le portasse all’impiegato allo spor­
tello? >>.
Cliente: « Ma questa non è una banca! >>.
Direttore: « Beh! Quelle sono le mie monete. Allora che cosa
desidera? ».
Cliente: « Se Lei la pensa cosi, va bene: è suo diritto. Vorrei
una guarnizione per un’Anglia '51 >>.
Direttore: « Quella è per il modello del '54 ».
Pur se l’aneddoto non può riprodurre fedelmente le parole
e le azioni che furono effettivamente scambiate, tuttavia sembra
essere accurato per quanto riguarda la situazione e Io stato d’ani­
mo del direttore.
■3 Questi esempi di divario fra realtà e apparenze degli stan­
dard non debbono esser considerati casi limite. Un’attenta osser­
vazione del retroscena di una qualsiasi casa del ceto medio nelle
città occidentali probabilmente rivelerebbe differenze «tltrettanto

163
grandi fra realtà e apparenze. E ovunque esista un certo grado
di commercializzazione il divario è anche maggiore.
14 Leo Kuper, Blueprint for Living Together, in Leo Kuper
e altri, Living in Towns, London, The Cresset Press, 1953, pp.
1 4-15.
1 5 Ponsonby, op. cit., p . 32.
lb George Orwell, Down and Out in Paris and London,

London, Secker & Warburg, 195 1 , pp. 68-69.


17 Monica Dickens, One Pair of Hands, London , Michael
Joseph, Mermaid Books, 1952, p. 13.
18 Dichiarazione fatta nel corso di un seminario tenuto al­

l'University of Chicago.
1 9 Paul La Croix, Manners, Custom and Dress during the
Middle Ages and the Renaissance Period, London, Chapman and
Hall, 1876, p. 47 1 .
20 La possibilità di trasformare u n piccolo ufficio privato in
un retroscena per il semplice fatto di essere le sole persone a
occuparlo, è uno dei motivi per cui le dattilografe preferiscono
a volte lavorare in un ufficio privato anziché nei grandi reparti­
copia. In questi ultimi è probabile che sia sempre presente qual­
cuno davanti al quale bisogna mantenere un'impressione di alacre
attività; in un piccolo ufficio la pretesa di lavorare e avere un
comportamento decoroso può esser abbandonata appena va via
il principale. Si veda Richard Rencke, Tbe Status Characteristics
of Jobs in a Factory, tesi non pubblicata per il conseguimento
del M.A. , Department of Sociology, University of Chicago, 1953,
p. 53.
2 1 Esquire Etiquette, cit . , p. 65.
22 Ibidem, p. 65.
23 Archibald, op. ci t., pp. 16-17.
24 Letters of Lord Chesterfield to His Son, Everyman's Ed.,
New York, Dutton, 1929, p. 239.
25 Alfred C. Kinsey, Wardell B. Pomeroy e Clyde E. Martin,
Sexual Behavior in the Human Male, Philadelphia, Saunders,
1948, trad. it. Il comportamento sessuale dell'uomo, Milano,
Bompiani, 1 963, p. 459.
26 Ponsonby, op. cit . , p. 269.
27 W. M. Williams, The Sociology of an English Vil/age,
London, Routledge & Kegan Paul, 1956,' p. 1 12.
28 Kenneth Burke, Permanence and Change, New York, New
Republic Inc., 1953, p. 309.
29 Herman Melville,
. Giacchetta bianca, Firenze, Sansoni, 1967,
p. 297.
J() Si veda Weinlein, op. cit., pp. 147-48.
3l Si veda Louise Conant, Tbe Borax House, in « The Ame­
rican Mercury », XVII ( 1940), p. 172.

1 64
Capitolo quarto

Ruoli incongruenti

Il fine generico di ogni équipe è quello di mante­


nere la definizione della situazione proiettata durante la
rappresentazione. Ciò può implicare un'iper-comunicazio­
ne di certi fatti e un'ipo-comunicazione di altri. Data la
fragilità e la necessità di coerenza espressiva della realtà
che viene messa in scena, vi sono dei fatti che, se venis­
sero notati durante lo spettacolo, screditérebbero o ren­
derebbero inutile l'impressione che si cerca di dare. Si
può dire che questi fatti procurano « informazioni di­
struttive ». Il problema fondamentale di molte rappre­
sentazioni, quindi, consiste nel mantenere il controllo
delle informazioni : agli spettatori non deve esser pos­
sibile ottenere informazioni distruttive sulle situazioni
che vengono definite. In altre parole un'équipe deve es­
ser capace di mantenere e far mantenere i propri se­
greti.
Prima di procedere oltre è opportuno aggiungere
qualche indicazione circa i diversi tipi di segreti, poiché
la rivelazione di un tipo di segreto piuttosto che di un
altro può avere conseguenze diverse . La tipologia pre­
sentata è basata sulla funzione che il segreto svolge e
sul rapporto che esso ha con il concetto che gli altri
hanno della persona che lo detiene : premetto che un
segreto può essere di piu tipi.
Anzitutto ci sono quelli che a volte sono chiamati
segreti « oscuri » . Questi sono costituiti da fatti relativi
a un'équipe che questa conosce e nasconde, e che non
sono compatibili con l'immagine di sé che essa cerca di
mantenere davanti al proprio pubblico . Tali segreti natu­
ralmente sono duplici : da un lato il fatto importante
è nascosto, e dall'altro alcuni fatti importanti non sono
apertamente confessati. Abbiamo preso in considerazione

165
i segreti oscuri nel paragrafo dedicato alle rappresenta­
zioni fuorvianti del primo capitolo.
In secondo luogo esistono quelli che si potrebbero
chiamare segreti « strategici » . Questi si riferiscono alle
intenzioni e alle capacità di un'équipe che li nasconde
al proprio pubblico per impedire che questo reagisca
con efficacia a quanto l'équipe sta progettando di mette­
re in atto. Sono segreti strategici quelli di cui si servono
i militari e gli uomini d 'affari nel programmare future
azioni contro i propri rivali . Fintanto che una équipe non
finge di non possedere segreti strategici, non è necessa­
rio che questi siano oscuri. Tuttavia bisogna rilevare che,
anche quando i segreti strategici di un gruppo non sono
oscuri, rivelare o scoprire tali segreti altera la rappresen­
tazione dell'équipe, poiché improvvisamente e inaspetta­
tamente questa si trova nella situazione di dover consi­
derare inutile il mantenere la cura, la reticenza e la stu­
diata ambiguità d'azione che erano necessarie prima che
fosse stato divulgato il segreto. Si può anche aggiungere
che i segreti meramente strategici sono in genere rivelati
dal gruppo una volta che l'azione basata su di essi sia
stata compiuta, mentre può darsi che si cerchi di non
rivelare mai i segreti oscuri. Possiamo ancora aggiungere
che talvolta non vengono rilasciate informazioni non
tanto perché esse hanno una importanza strategica , quan­
to perché si pensa che un giorno la potranno avere.
In terzo luogo esistono quelli che si possono chia­
mare segreti « interni » . Questi sono segreti il cui pos­
sesso definisce un individuo come membro di un gruppo
e contribuisce a farlo sentire diverso da coloro che « non
sono al corrente » 1• Questi segreti danno un contenuto
intellettuale oggettivo alle distanze sociali percepite dai
soggetti. Quasi tutte le informazioni all'interno di
un'istituzione sociale hanno qualche traccia di questa
funzione di esclusione.
I segreti interni possono avere poca importanza stra­
tegica e possono non essere molto oscuri : in questo caso
tali segreti possono essere scoperti o accidentalmente ri­
velati, senza che la rappresentazione dell'équipe ne sia

1 66
radicalmente sconvolta ; occorre solo che gli attori spo­
stino le loro prerogative segrete a qualche altro argomen­
to. Naturalmente i segreti strategici e/o oscuri servono
molto bene come segreti interni e vediamo infatti che il
loro carattere strategico o oscuro viene spesso accen­
tuato a questo scopo. È abbastanza interessante osser­
vare come i capi di gruppi sociali siano a volte preda di
dubbi per quanto riguarda segreti strategici importanti.
Quanti del gruppo non sono a parte del segreto si senti­
ranno esclusi e offesi quando il segreto infine verrà sve­
lato ; d'altra parte maggiore è il numero di quelli che
conoscono il segreto e maggiore è il rischio di rivelazioni
fortuite o intenzionali.
In base alla conoscenza che un'équipe può avere dei
segreti di un'altra, possiamo definire altri due tipi di
segreti. In primo luogo abbiamo ciò che si potrebbe chia­
mare un segreto <� vincolante » , e che consiste in quel
tipo di segreto che obbliga chi lo detiene a mantenerlo
per via del proprio rapporto con l'équipe alla quale il
segreto si riferisce. Se un individuo a cui è affidato un
segreto deve dimostrare di essere la persona che dichiara
di essere, allora è obbligato a mantenerlo, malgrado non
si tratti di un segreto che lo riguarda personalmente.
Perciò, ad esempio, quando un avvocato rivela le scor­
rettezze dei suoi clienti, due rappresentazioni del tutto
dive'rse vengono a essere minacciate : la pretesa d'inno­
cenza del cliente davanti al tribunale e la pretesa di leal­
tà dell'avvocato nei confronti del cliente. È anche da
rilevare il fatto che i segreti strategici di un 'équipe
- siano essi oscuri o meno -, sono probabilmente se­
greti vincolanti per ogni membro dell'équipe, poiché è
probabile che ognuno di questi si presenti ai propri col­
leghi come persona leale nei confronti dell'équipe.
Il secondo tipo di informazioni circa i segreti altrui
può essere detto « libero ». Un segreto libero consiste
in un segreto altrui di cui siamo a conoscenza e che
potremmo svelare senza screditare l'immagine che deside­
riamo presentare di noi stessi. Una persona può appren­
dere i segreti liberi scoprendoli personalmente, o a se-

1 67
guito di rivelazioni involontarie, ammissioni indiscrete,
pettegolezzi, ecc. In generale i segreti liberi o vincolanti
per un'équipe possono essere segreti oscuri o strategici
per un'altra, e perciò un'équipe i cui segreti vitali siano.
posseduti da altri, cercherà di obbligare quanti li cono­
scono a considerarli segreti vincolanti e non liberi.
Questo capitolo riguarda le persone che vengono a
conoscenza dei segreti di un'équipe, e tratta altresf delle
basi della loro posizione privilegiata e dei fatti che pos­
sono minacciarla . Prima di procedere oltre, comunque,
è bene chiarire che non tutte le informazioni distruttive
sono segreti e che il controllo delle informazioni implica
qualcosa di piu del mantenere il segreto. Per esempio,
sembra che esistano fatti relativi a quasi tutte le rappre­
sentazioni che sono incompatibili con l'impressione vo­
luta dalle rappresentazioni stesse, ma che non sono riu­
niti e organizzati in una forma utilizzabile . Ad esempio,
il giornale di un sindacato può avere cosf pochi lettori
che il direttore, preoccupato per la sicurezza del pro­
prio lavoro, impedirà che venga compiuta un'indagine
sulla diffusione del periodico, assicurandosi cosi che né
lui né altri possano avere la prova della sospettata inef­
ficienza del suo lavoro 2• Questi sono segreti latenti e il
problema di mantenere i segreti è completamente di­
verso da quello che consiste nel mantenere tali i segreti
latenti. Un altro esempio di informazioni distruttive, che
non costituiscono un segreto, è rinvenibile in avveni­
menti quali i gesti involontari dei quali è stato già detto.
Tali eventi danno informazioni - definiscono situazio­
ni - incompatibili con le pretese degli attori, ma que­
sti avvenimenti incontrollati non costituiscono dei se­
greti. Anche l'evitare tali avvenimenti inappropriati sot­
to il profilo espressivo costituisce una specie di controllo
dell'informazione, ma l'argomento non sarà esaminato
in auesto capitolo.
Prendendo come punto di riferimento una data rap­
presentazione possiamo distinguere, in base alla funzio­
ne, tre ruoli cruciali, e cioè gli attori, il pubblico e gli
estranei che non prendono parte né osservano lo spetta-

1 68
colo. Possiamo anche distinguere questi ruoli sulla base
delle informazioni delle quali in genere dispongono le
persone che li ricoprono. Gli attori sanno quali impres­
sioni stanno cercando di dare e generalmente posseg­
gono anche informazioni distruttive nei confronti dello
spettacolo. Il pubblico cònosce ciò che gli è permesso
di vedere, nonché ciò che ufficiosamente riesce a captare
osservando attentamente. Nelle sue linee essenziali, co­
nosce la definizione della situazione che la rappresen­
tazione vuole creare, ma non possiede le informazioni
distruttive. Gli estranei non conoscono né i segreti della
rappresentazione né l'apparenza di realtà che questa vuo­
le dare. Infine i tre · ruoli fondamentali citati possono
esser definiti sulla base dei territori ai quali ha accesso
l'attore che li ricopre, e cosi possiamo dire che gli attori
compaiono sulla ribalta e nel retroscena, il pubblico è
presente soltanto sulla ribaltà, e gli es t ranei sono esclusi
da ambedue. Si deve perciò tener presente che durante
la rappresentazione possiamo aspettarci di trovare una
correlazione fra la funzione, le informazioni disponibili
e i territori accessibili cosi che, ad esempio, se cono­
sciamo i territori ai quali può accedere un individuo
possiamo sapere qual è il ruolo che egli rappresenta
e quali sono le i nformazioni relative alla rappresenta­
zione che egli possiede.
Nella realtà dei fatti, tuttavia, la congruenza fra fun­
zione, informazi one e territori accessibili è raramente
completa. Infatti si vengono a creare ulteriori punti di
osservazione privilegiati nei confronti dello spettacolo
che complicano la semplice relazione esistente fra que­
sti tre elementi. Alcune di queste posizioni particolari
vengono cosi spesso adottate e il loro significato per la
rappresentazione è cosi chiaro, che possiamo conside­
rarle veri e propri ruoli - quantunque, in relazione ai
tre ruoli fondamentali, sia piu corretto chiamarli ruoli
incongruenti. Esamineremo qui alcuni dei piu evidenti.
Forse i ruoli piu chiaramente incongruenti sono
quelli che introducono u n a persona in una istituzione
sociale sotto falst' apparcnzt' : possiamo ci tare una va-

1 69
rietà di casi.
Innanzitutto esiste il ruolo dell'« informatore ». Que­
sti è la persona che fingendo con gli attori di esser mem­
bro della loro équipe, può ' entrare nel retroscena, otte­
nere informazioni distruttive e poi, apertamente o di
nascosto, screditare lo spettacolo davanti al pubblico .
Di questo ruolo sono famose le varianti politiche, mili­
tari, industriali e criminali. Se risulta che in origine
l'individuo si era unito all'équipe in buona fede e non
con il premeditato proposito di rivelarne i segreti, lo
chiameremo di volta in volta traditore, voltagabbana o
disertore, tanto piu se egli è il tipo di persona che
avrebbe dovuto dimostrarsi un leale compagno di équipe.
L'individuo che ha sempre inteso dare notizie riguardanti
l'équipe e che fin dall'inizio ne è divenuto membro sol­
tanto a questo fine, viene a volte chiamato spia. È
stato spesso rilevato che, naturalmente, gli informat�ri
- traditori o spie che siano - sono molte volte in
ottima posizione per fare il doppio giuoco, rivelando i
segreti di coloro ai quali per altro verso li forniscono.
Gli informatori possono essere classificati in altri modi,
naturalmente ; come dice Hans Speier, alcuni sono adde­
strati per il loro lavoro su basi professionali , altri sono
dilettanti; alcuni sono di alto rango e altri di rango
meno elevato; alcuni lavorano per denaro, altri per con­
vinzione 3•
In secondo luogo esiste il ruolo del « compare
(shill) » . Questi è colui che agisce come se fosse un qual­
siasi membro del pubblico, ma in realtà è d'accordo con
gli attori. È compito del compare dare al pubblico un
modello evidente del genere di reazione che gli attori
vogliono suscitare, oppure di fornire quel genere di rea­
zione da parte del pubblico che è necessaria in quel mo­
mento per sviluppare la rappresentazione. I termini qua­
le claque, spalla, e altri del genere, adoperati nel mondo
dello spettacolo, sono divenuti di uso comune. La no­
stra comprensione del ruolo del compare è certamente
facilitata dalla conoscenza di quanto di svolge ne1le fiere

1 70
e nei luna-park; le seguenti definizioni indicano l'origi­
ne del concetto:

Stick: un individuo (a volte un povero diavolo del luogo)


ingaggiato dall'organizzazione di un set-joint [ un gioco di
azzardo truccato ] , allo scopo di vincere premi vistosi e in­
durre la folla a giuocare. Quando il giuoco è avviato, gli
sticks spariscono dalla circolazione, consegnando le vincite
a un estraneo che non ha alcun legame apparente con l'or­
ganizzatore 4 •
Shillaber: uno del circo che corre al botteghino del
circo nel momento psicologicamente appropriato, quando
cioè l'imbonitore ha finito la sua arringa. Lui ed i suoi
compagni, acquistati i biglietti, entrano e la folla davanti
al botteghino non tarda a imitarli 5 •

Non dobbiamo però concludere che i compari esi­


stano solo nelle rappresentazioni poco « rispettabili »
(anche se forse è soltanto in queste che essi svolgono
il loro ruolo sistematicamente e senza illusioni perso­
nali) . Ad 'esempio, nelle conversazioni informali, è facile
che una moglie mostri interesse quando il marito rac­
conta un aneddoto, e gli fornisca indicazioni e spunti
appropriati, quantunque in realtà essa abbia già sentito
raccontare la storia molte altre volte e sappia che il
marito sta solo fingendo di raccontare la storiella per
la prima volta. Un compare, quindi, è colui che, pur
sembrando soltanto un qualsiasi insospettabile membro
del pubblico, impiega la sua non manifesta abilità a van­
taggio dell'équipe di attori.
Consideriamo adesso un altro impostore presente fra
il pubblico , ma questa volta quello che si serve del suo
artificio a beneficio del pubblico e non degli attori. Que­
sto tipo può essere esemplificato dalla persona che viene
impiegata per controllare gli standard mantenuti dagli
attori allo scopo di assicurarsi che, sotto certi aspetti,
le apparenze create non si allontanino troppo dalla realtà.
Egli agisce, ufficialmente o meno, come agente di pro­
tezione nei confronti di un pubblico senza sospetti, rap­
presentando il suo ruolo di spettatore con acume e seve-

171
.dtà etica maggiori di quelle che osservatori comuni pro­
babilmente impiegherebbero.
A volte questi agenti giuocano a carte scoperte, av­
visando gli attori che la prossima rappresentazione sta
per esser presa in esame. Cosf gli attori a una « prima »
e gli individui tratti in arresto sono avvisati del fatto
che qualsiasi cosa diranno, potrà essere utilizzata poi
come prova in giudizio. Un osservatore partecipante che
rivela il suo scopo fin dal principio della sua ricerca,
offre una simile possibilità agli attori che sta osservando.
A volte però l'agente non si presenta come tale e,
comportandosi come un qualsiasi membro ignaro del
pubblico, dà agli attori la corda che può servir loro
per impiccarsi. Negli Stati Uniti, nelle imprese commer­
ciali, gli agenti che arrivano senza dar preavviso sono
chiamati spotters * - adopereremo qui lo stesso termi­
ne - e sono comprensibilmente malvisti. Una commes­
sa può scoprire di esser stata scortese e impaziente con
un cliente che in realtà è un ispettore in borghetie man­
dato dalla ditta per controllare il trattamento che rice­
vono i clienti. Un droghiere può accorgersi di aver
venduto ad avventori che sono ispettori annonari generi
alimentari a prezzi illegali. Il personale ferroviario in­
contra le stesse difficoltà :

Una volta un dipendente delle ferrovie poteva preten­


dere rispetto dai passeggeri : ora uno spotter può prenderlo
in trappola se egli non si toglie il berretto entrando in uno
scompartimento dove vi siano delle donne , e non mostri
quell'untuoso servilismo che l'accresciuta coscienza di cla sse,
lia diffusione dei modelli europei e del mondo alberghiero, e
la competizione con altri tipi di trasporto, gli hanno im­
posto 6•

I n ugual modo a una prostituta può talvolta capita­


re che l'incoraggiamento del pubblico .p.elle fasi iniziali
della sua routine provenga da un cliente che in realtà

* Termine che designa un « agente in borghese ». St a lliJ.ch�

per « detective » o « investigatore » [N.d.T. ].

172
è un poliziotto 7, e questa possibilità sempre presente
la rende un po' diffidente e circospetta nei confronti di
un pubblico che non conosce, sciupando cosf in parte
la sua rappresentazione.
Incidentalmente dobbiamo stare attenti a distinguere
i veri spotters da quelli che si auto-definiscono tali e che
spesso sono detti « rompiscatole » o « dritti » ; questi
non posseggono la conoscenza delle operazioni del re­
troscena che sostengono di avere, e non sono autoriz­
zati né dalla legge né dalla consuetudine a rappresenta­
re il pubblico.
Oggi siamo abituati a pensare agli agenti che con­
trollano gli standard di una rappresentazione e ai rela­
tivi attori ( sia che ciò sia fatto scopertamente o senza
preavviso) come a una parte della struttura dei servizi,
specialmente come elemento costitutivo del controllo so­
ciale che viene esercitato dagli organi governativi sul
consumatore e sul contribuente. Spesso, tuttavia, que­
sto tipo di lavoro è svolto in un piu vasto campo so­
ciale. Gli istituti di araldica e quelli del protocollo for­
niscono esempi ben noti : la funzione di questi organi
è di tenere al giusto posto la nobiltà, gli alti funzionari
dello stato e quanti altri pretendono di essere ciò che
non sono.
Si può trovare fra il pubblico un altro tipo di indi­
viduo : cioè, quella persona che occupa un posto mode­
sto e che passa inosservata nel pubblico, lasciando il
territorio assieme al pubblico una volta finita la rap­
presentazione, ma andando poi subito dal proprio da­
tore di lavoro, un rivale dell'équipe di cui ha visto lo
spettacolo, per riferire ciò che ha appena visto. Egli è
l'agente di Gimbel's da Macy's * e quello di Macy's da
Gimbel's ; è la spia del mondo della moda, lo straniero
ai Nation Air Meets. Il compratore è la persona che
tecnicamente ha diritto di assistere . allo spettacolo, ma
che a volte si ritiene dovrebbe avere la delicatezza di

* Nomi di due grandi magazzini con filiali sparse in tutti gli

Stati Uniti [N.d.T. ] .

173
restare nel proprio retroscena, poiché il suo interesse
nello spettacolo parte da una prospettiva sbagliata - ed
è quindi piu vivace e contemporaneamente piu annoia­
to di quello di uno spettatore legittimo .
Un altro ruolo incongruente è quello spesso detto
dell'« intermediario » o « mediatore ». L'intermediario
impara i segreti delle due parti e dà a ognuno l'impres­
sione corrispondente alla realtà che egli li manterrà,
tendendo peraltro a dare · a . ognuno l'erronea impres­
sione di esser piu leale nei suoi confronti che nei con­
fronti degli altri. A volte, come nel caso dell'arbitro
nelle vertenze sindacali, l'intermediario può funzionare
come lo strumento attraverso il quale due équipes ob­
bligatoriamente ostili possono arrivare a un accordo di
convenienza reciproca. Altre volte, come nel caso di un
agente teatrale, l'intermediario può funzionare come il
mezzo che fornisce a ognuna delle due parti una versione
« sfasata » dell'altra in modo da rendere possibile la crea­

zione di un rapporto il piu intimo possibile fra le due.


Ancora altre volte, come nel caso dei sensali di matri­
monio, l'intermediario può servire come mezzo per tra­
smettere ·quei sondaggi fra una parte e l'altra, che, se
fatti apertamente, potrebbero portare a imbarazzanti ac­
cettazioni o dinieghi.
Quando un intermediario agisce alla presenza delle
due équipes delle quali è . membro, abbiamo uno spèt­
tacolo straordinario, non diverso da quello che si avreb­
be se un individuo cercasse di giuocare a tennis con se
stesso. Siamo nuovamente obbligati a rilevare che, dal
nostro punto di vista, non è la persona che costituisce
l'unità naturale, bensi l'équipe e i suoi membri. Se guar­
diamo l'intermediario come individuo, la sua attività è
bizzarra, insostenibile, priva di dignità, oscillante com'è
fra un insieme di apparenze e lealtà e un altro ; se invece
consideriamo l'intermediario come elemento costitutivo
delle due équipes, i suoi oscillamenti sono piu che com­
prensibili. L 'intermediario può anche esser visto come
un individuo che svolge una duplice fu nz ione di com­
pare.

1 74
Un'esemplificazione del ruolo dell'intermedio è of­
ferta dai recenti studi sulle funzioni del caporeparto nei
complessi industriali. Non soltanto egli deve accettare
gli obblighi del regista, dirigendo lo spettacolo del re­
parto per il pubblico costituito dalla direzione, ma deve
anche tradurre ciò che sa e ciò che il pubblico vede in
una forma verbale accettabile da parte della propria co­
scienza e del pubblico 8• Un altro esempio del ruolo
dell'intermediario è dato da colui che dirige un dibattito.
Dopo aver aperto la seduta e presentato il conferenziere
invitato, è probabile che egli costituisca un ben visibile
esempio per gli altri ascoltatori, illustrando con espres­
sioni esagerate l'interesse e l'apprezzamento che essi stes­
si dovrebbero mostrare, e segnalando loro in anticipo
quando debbono sottolineare o meno una particolare di­
chiarazione con serietà, risate o sorrisi compiaciuti. Gli
oratori accettano di parlare basandosi sul presupposto
che chi presiede la seduta « li proteggerà », cosa che il
presidente fa mostrandosi un ascoltatore modello e con­
fermando energicamente il concetto che il discorso ha
un profondo significato. La rappresentazione del presi­
dente è efficace in parte perché gli ascoltatori hanno de­
gli obblighi nei suoi confronti; sono obbligati, cioè, a
confermare la definizione della situazione che egli accet­
ta: in breve, sono obbligati ad adottare l'atteggiamento
di ascolto che egli assume. Il compito drammaturgico di
assicurarsi che l'oratore sia apprezzato e che gli ascolta­
tori siano entusiasti, non è certo facile, e spesso non
consente al presidente uno stato d'animo che gli permet­
ta di fare attenzione a quello che tanto vistosamente
sta ascoltando.
Il ruolo d'intermediario sembra particolarmente dif­
fuso nelle interazioni conviviali informati, dimostrando
ancora una volta l'utilità del concentrare l'attenzione su
un modello analitico costituito da due équipes. Quando
in una conversazione un individuo intraprende un'azio­
ne o un discorso che riceve la concorde attenzione degli
altri presenti, egli definisce la situazione e può definirla
in un modo non facilmente accettabile dai presenti. Al-

175
cuni di questi sentiranno phi degli altri una responsa­
bilità per e verso di lui e possiamo immaginare che
queste persone faranno uno sforzo per smussare le dif­
ferenze fra l'oratore e gli ascoltatori trasformandole in
opinioni piu accettabili di quanto non lo fosse l'afferma­
zione originaria. Successivamente, quando qualcun altro
prende la parola, altri individui potranno trovarsi in
condizione di dover assumere il ruolo d'intermediario
e mediatore. Insomma un brano di conversazione infor­
male può esser visto come un processo di composizione e
ricomposizione di équipes e di creazione ripetuta di
intermediari.
Sono stati . indicati alcuni ruoli incongruenti : l'in­
formatore, il compare, lo spotter e l'intermediario.
In ognuno dei casi troviamo un rapporto inatte­
so e non facilmente visibile fra il ruolo simulato,
le informazioni possedute e i territori accessibili. E in
ognuno dei casi abbiamo a che fare con qualcuno che
può partecipare all'effettiva interazione fra gli attori e
il pubblico. Possiamo prendere in considerazione ancora
un altro ruolo incongruente, quello della « non-perso­
na » : coloro che svolgono questo ruolo sono presenti
durante l'interazione, ma sotto certi aspetti non assu­
mono il ruolo di attore o quello di pubblico , né (come
fanno gli informatori, i compari e gli ispettori) preten­
dono di essere ciò che non sono 9 •
Forse nella nostra società l'esempio classico della
non-persona è il domestico. Si pretende che questa per­
sona sia presente sulla ribalta mentre il padrone di casa
inscena una rappresentazione di ospitalità in onore degli
invitati. Mentre sotto un certo aspetto la persona di
servizio fa parte della équipe del padrone di casa (come
ho spiegato piu addietro), sotto altri aspetti tanto gli
attori che il pubblico la considerano come inesistente.
In certi gruppi si permette addirittura alle persone di
servizio di frequentare liberamente il retroscena, quasi
che per esse non si debba mantenere alcuna apparenza.
Mrs. Trollope ce ne dà qualche esempio :

1 76
Ebbi effettivamente molte occasioni per osservare que­
sta indifferenza nei confronti dei loro schiavi. Parlano di
loro, della loro condizione, dellJe loro capacità, della loro
condotta, esattamente come se non potessero sentire. Ho vi­
sto una volta una giovane che, seduta a tavola fra un uomo
e una donna, fu indotta dal suo pudore a sbilanciarsi del
tutto sulla sedia della vicina, per evitare la sconvenienza di
toccare il gomito di un uomo. Era la stessa fanciulla che
un'altra volta ho visto allacciarsi il busto con la piu asso­
luta indifferenza davanti a un cameriere negro. Un signore
della Virginia mi raccontò che da quando si era sposato,
aveva l'abitudine di tenere una ragazza negra a dormire
nella stessa camera sua e di sua moglie. Gli chiesi che scopo
avesse quest'assistenza notturna : « Dio mio - fu la ri­
sposta - se durante Ila notte volessi un bicchier d'acqua,
che ne sarebbe di me ? » 10•

Questo è un esempio limite. Pur essendoci la ten­


denza ad apostrofare la servitu soltanto per « chiedere »
i suoi servigi, tuttavia la sua presenza nel territorio
impone in genere delle restrizioni al comportamento di
quelli che sono presenti, e apparentemente restrizioni
tanto maggiori, quanto minore è la distanza sociale fra
chi serve e chi è servito. Nella nostra società nel caso
di altri ruoli di questo genere, come quello del li/t o del
tassista, sembra esistere, dal punto di vista delle · due
parti nel rapporto, un'incertezza circa quali siano le
intimità lecite in presenza della non-persona. In aggiunta
ai ruoli del personale di servizio, ci sono altre cate­
gorie generiche di persone che, pur presenti, vengono
considerate come se non d fossero ; gli esempi piu co­
muni sono i giovanissimi, i vecchi e i malati. Inoltre
oggi abbiamo un crescente numero di ruoli tecnici
- stenografi, tecnici radiotelevisivi, fotografi, polizia se­
greta, ecc. - che pur svolgendo un ruolo tecnico duran­
te importanti cerimonie, non sono previsti dal copione.
Potrebbe sembrare che il ruolo della non-persona
generalmente comporti subordinazione e mancanza di ri­
spetto nei confronti del soggetto che lo ricopre, ma non
dobbiamo sottovalutare quanto possa servirsene come

1 77
difesa la persona a cui è dato questo ruolo o che tale
ruolo sceglie. Bisogna anche aggiungere che possono sor­
gere situazioni nelle quali i subordinati scoprono che
l'unica maniera di trattare i superiori è quella di fare
come se questi non fossero presenti. Cosi a Shetland
Isle, quando il medico inglese di un certo rango sociale
visitava i pazienti nelle case dei crofters poveri, questi
a volte risolvevano la difficoltà di trattare con il medico
come meglio potevano, trattandolo, cioè, come se non
fosse presente. Possiamo ancora dire che un'équipe può
trattare un individuo come · se egli non fosse presente,
non perché trovi la cosa naturale o l'unica possibile, ma
per esprimere disapprovazione nei confronti di un indi­
viduo che si è comportato scorrettamente. In tali situa­
zioni la rappresentazione importante consiste nel far
vedere al malcapitato che egli è ignorato, e l'attività
che viene svolta per dimostrarglielo può essere di per
sé di secondaria importanza.
Abbiamo esaminato alcuni tipi di persone che, a
rigore, non sarebbero né attori né pubblico e nemmeno
estranei, avendo accesso a territori e informazioni che
non avremmo sospettato. Esamineremo ora altri quattro
ruoli incongruenti, relativi in generale a persone non
presenti durante una rappresentazione, ma che ne sono
insospettatamente al corrente.
Per primo c'è l'importante ruolo che si potrebbe chia­
mare di « addetto ai servizi ». Questo è ricoperto da
individui che si specializzano nel costruire, riparare e
mantenere lo spettacolo che i loro clienti inscenano per
altre persone. Alcuni di questi lavoratori, come gli ar·
redatori e i mobilieri, si specializzano nell'ambientazio·
ne; altri come il dentista, il parrucchiere, il dermatologo,
hanno a che fare con la facciata personale dell'individuo ;
altri ancora, come il personale amministrativo, i conta­
bili, gli avvocati e i ricercatori, formulano gli elementi
concreti della presentazione verbale del cliente, cioè
a dire la tesi da seguire o la posizione intellettuale della
sua équipe. .
Sulla base di ricerche concrete sembrerebbe di poter

1 78
concludere che gli addetti ai serv1z1 non possano quasi
accudire alle necessità individuali di un attore senza
acquistare altrettante o anche piu informazioni distrut­
tive nei confronti di una certa rappresentazione dell'in­
dividuo, di quante ne possegga lui stesso. Questi spe­
cialisti sono come i membri dell'équipe nel senso che
conoscono i segreti dello spettacolo e possono averne
una prospettiva da retroscena. Tuttavia , a differenza dei
membri dell'équipe, lo specialista non condivide il ri­
schio, la colpa, e la soddisfazione di presentare al pub­
blico la rappresentazione a cui ha contribuito. E, diver­
samente dai membri di un 'équipe, pur venendo a co­
noscenza dei segreti altrui, resta del tutto impenetrabile
alla curiosità degli altri. È in questo contesto che pos­
siamo capire perché l'etica professionale spesso obblighi
lo specialista a mostrare « discrezione », cioè a non tra­
dire quei segreti di rappresentazione dei quali i suo\
doveri l'hanno reso partecipe. Perciò, per esempio, gli
psicoterapeuti, che oggi sono a parte in modo cosf am­
pio, anche se vicario, delle tensioni familiari, hanno l'ob­
bligo di tacere ciò che hanno appreso, eccetto che con i
loro superiori. .
Quando lo specialis-ta è di condizione sociale supe­
riore a quella degli individui ai quali rende servizi, la
valutazione sociale che egli ha di loro può esser confer­
mata dai particolari di cui deve venire a conoscenza. In al­
cune situazioni ciò costituisce un fattore importante per il
mantenimento dello status quo. Cosf nelle città americane,
i banchieri che curano gli affari della classe medio-superio­
re, scoprono che i piccoli commercianti, per evitare il fisco,
dichiarano un giro di affari che non corrisponde a quello
deducibile dalle loro transazioni bancarie, e che altri uomi­
ni d'affari fanno sfoggio in pubblico di ricchezza, mentre
in privato mendicano prestiti . I medici del ceto medio
che, per dovere di carità, curano malattie vergognose
in ambienti degradanti si trovano nella stessa posizio­
ne, perché rendono impossibile a persone di condizione
sociale inferiore di auto-proteggersi dall'intrusione dei
propri superiori. Analogamente, il padrone di casa sco-

179
pre che tutti i suoi inquilini agiscono come se essi fos­
sero persone che pagano puntualmente la pigione, ma
per alcuni si tratta solo di una finzione. ( Altre per­
sone, non addette ai servizi, fanno talvolta scoperte del­
lo stesso genere: In molte organizzazioni, ad esempio,
i funzionari debbono assistere all'esibizione del perso­
nale che finge di essere occupatissimo e -competente,
quantunque in privato essi' sappiano benissimo che tipi
sono quelli che lavorano sotto di loro) .
A volte, naturalmente, succede che lo status sociale
del cliente sia piu alto di quello dello specialista che
deve occuparsi della sua facciata. In questi casi sorge
un'interessante ambiguità di status, poiché da un lato
abbiamo status elevato e scarso controllo sulle infor­
mazioni e dall'altro l 'inverso. In tali casi lo specialista
può essere cosi colpito dalle debolezze dello spettacolo
inscenato da chi gli è supçriore, da dimenticarsi delle
proprie. Di cohseguenza, questi specialisti sviluppano
a volte una caratteristica ambivalenza sentendosi cinici
nei confronti del « bel mondo » per le stesse ragioni
che li rendono intimi dello stesso. Cosf, il portiere, in
virtu del servizio che svolge, viene a sapere quali liquori
bevano gli inquilini, quali cibi mangino, quali lettere
ricevano, quali siano i conti che pagano, se un 'inqui­
lina, dietro la sua facciata incontaminata, abbia le me­
struazioni, e se gli inquilini tengano la cucina, il ba­
gno e gli altri retroscena puliti 11• In ugual modo, il ge­
store di una stazione di servizio è in posizione di sa­
pere se il cliente che ostenta una Cadillac può permet­
tersi solo un dollaro di benzina, acquisti quella di qua­
lità inferiore, o cerchi addiri ttura di ottenere servizi
gratuiti . Ed egli sa anche quanto sia falsa la presunzione
tipicamente maschile di certi clienti di saper distinguere le
varie automobili, dal momento che vede che essi non san­
no diagnosticare con esattezza il guasto della loro mac­
china - quantunque sos tengano il contrario -, né san­
no accostare l'automobile alle pompe in maniera compe­
tente. Cosi, pure, i commercianti di generi di abbigliamen­
to scoprono che clienti, dai quali mai se lo sarebbero aspet-

1 80
tato, indossano talvolta biancheria sporca e che in ogni ca­
so i clienti giudicano un indumento in base alla capacità
che esso ha di dar loro un 'apparenza diversa dalla realtà.
Chi vende abbigliamento maschile scopre poi che l'in­
differenza affettata da molti uomini per quanto riguarda
il loro aspetto, è a volte soltanto una finzione e che
uomini robusti e silenziosi · si misurano un vestito dopo
l'altro, un cappello dopo l'altro, fintanto che non si
vedono nello specchio esattamente con l'aspetto che vo­
gliono avere. Cosi anche i poliziotti scoprono, da ciò
che rispettabili uomini d'affari chiedono o non chiedono
loro di fare, che i pilastri della società sono un po'
traballanti 12• Le cameriere d'albergo vengono a sapere
che gli ospiti maschili, che al piano di sopra si pren­
dono delle libertà, non sono esattamente ciò che il loro
comportamento in pubblico farebbe pensare 13• Il per­
sonale di sicurezza di un albergo, o meglio i detectives
privati, come vengono piu spesso chiamati, sanno che
un cestino per la carta straccia può nascondere due mi­
nute diverse del biglietto di addio di un suicida :

Tesoro.
Quando riceverai questa sarò dove qualsiasi cosa tu fac­
cia non può piu ferirmi...
Quando leggerai questa, niente di quello che farai potrà
.
ptu, farmt. male.. . 14 .

Queste righe mostrano come gli ultimi sentimenti di


una persona, sia pure disperatamente intollerante del
compromesso, siano · stati provati e riprovati in modo
da assumere il tono giusto, e che in ogni modo non so­
no definitivi. Gli specialisti di dubbia reputazione, che
hanno i loro uffici in zone fuori mano della città, dove
il cliente in cerca di assistenza non corre rischi di esser
scoperto, offrono un ulteriore esempio . Nelle parole di
Hughes :
Nella letteratura è comune la scena della signora alto­
locata che, velata e solitaria, cerca l'indirizzo della chiro­
mante o della levatrice di dubbia fama in un oscuro angolo
della città. L'anonimato di certe zone della città permette

181
alla gente di cercare servizi specializzati da parte di persone
in compagnia delle quali non vorrebbero farsi scorgere da
membri del proprio gruppo sociale 15•

Lo specialista, naturalmente, può portare con sé il


suo anonimato come avviene per il disinfestatore che
redamizza il fatto che egli si reca alle case dei clienti
con un furgoncino senza scritte. Qualsiasi garanzia di
anonimato è certamente una dimostrazione piuttosto evi­
dente del fatto che il cliente ne ha necessità ed è disposto
a servirsene.
È chiaro che per la gente sarà causa d'imbarazzo lo
specialista il cui lavoro richiede una veduta da retro­
scena delle loro rappresentazioni. Cambiando lo spet­
tacolo che serve da punto di riferimento, si possono ve­
dere altre conseguenze. Osserviamo che certi clienti, ad
esempio, ingaggiano uno specialista non tanto per averne
aiuto in uno spettacolo che stanno mettendo in scena
per altri, quanto per il fatto stesso di avere a che fare
con lui. Sembra, infatti, che molte donne frequentino
gli istituti di bellezza per sentirsi servite e riverite e
non soltanto perché abbiano bisogno del parrucchiere.
È stato a volte detto, ad esempio, che nell'India in­
duista il procurarsi lo specialista giusto per riti parti­
colarmente importanti sia di grandissima importanza per
. confermare la propria posizione di casta 16• In casi come
questi l'attore può avere interesse a esser giudicato sulla
base ·dello specialista che lo serve e non sulla base della
rappresentazione che il servizio gli permetterà di rap­
presentare. Vediamo cosi che esistono particolari specia­
listi che soddisfano esigenze che il cliente si vergogne­
rebbe di sottoporre ad altri specialisti, davanti ai quali
peraltro in genere non si vergogna. Cosi la rappresenta­
zione che un cliente inscena per il proprio medico a
volte lo obbliga a rivolgersi al farmacista per ottenere
abortivi, anticoncezionali e cure per malattie veneree 17•
In ugual modo in America un individuo implicato in
questioni poco « pulite » può preferire di rivolgersi a un
avvocato di colore per evitare la vergogna che potrebbe
provare andando da un avvocato bianco 18,

182
È evidente che gli <( addetti ai servizi » che posseg­
gono segreti vincolanti sono nella condizione di sfruttare
tale loro conoscenza per ottenere concessioni dall'attore
a cui i segreti si riferiscono. La legge, l'etica profes­
sionale e un illuminato interesse personale spesso met­
tono un freno alle forme di ricatto piu volgari, ma pic­
coli favori chiesti con tatto sfuggono spesso a queste
forme di controllo speciale. Forse la tendenza sempre
piu marcata da parte delle imprese commerciali e indu­
striali ad assicurarsi su base stabile i servizi degli av­
vocati, contabili, economisti o altri specialisti in facciate
verbali, e ad assumere nell'impresa coloro che erano in
precedenza in tale posizione, rappresenta in parte uno
sforzo per assicurarsene la discrezione; una volta che
lo specialista è diventato parte di un 'organizzazione si
possono presumibilmente impiegare altri metodi per as­
sicurarsene la riservatezza . Includendo lo specialista nella
propria organizzazione e anche nella propria équipe, si
è anche piu sicuri che egli imt>ieghi le sue capacità nel­
l'interesse dello spettacolo dell'équipe e non per otte­
nere cose pregevoli ma irrilevanti, quali l'imparzialità o
la raccolta di interessanti dati teorici per il proprio pub­
blico professionale 19 •
Va aggiunta una nota circa una variante del ruolo
di specialista, che è quella dello specialista <( istruttore » .
Gli individui che svolgono questo ruolo hanno il com­
plesso compito d'insegnare all'attore come costruire una
impressione desiderabile, mentre allo stesso tempo re­
citano la parte del pubblico, illustrando con sanzioni le
conseguenze delle scorrettezze : genitori e insegnanti co­
stituiscono forse gli esempi basilari di questo ruolo nella
nostra società; i iergenti che istruiscono gli allievi uf­
ficiali ne sono un altro esempio.
Gli attori si sentono spesso imbarazzati in presenza
dell'istruttore, le cui lezioni sono state ormai appre­
se, anzi vengono date per scontate. Gli istruttori ten­
dono infatti a evocare negli attori quella vivida immagine
di loro stessi che era stata repressa : l'immagine di per­
sone impegnate nel goffo e imbarazzato processo del

183
divenire. L'attore può dimenticare quanto sciocco egli
fosse una volta, ma non può farlo dimenticare all'istrut­
tore. Come dice Riezler a proposito di un'· qualsiasi fatto
di cui ci si vergogna : « se altri ne sono a conoscenza il
fatto è definito e l'immagine di noi stessi non è piu tra
le cose che si possono ricordare o dimenticare a piaci­
mento » 20• Forse non esiste una posizione facile e coeren­
te -da assumere nei confronti di persone che hanno vi­
sto dietro la nostra attuale facciata - persone che « ci
conoscevano al tempo in cui... » - se allo stesso tem­
po esse devono simboleggiare la reazione del pubblico
nei nostri riguardi e non possono perciò essere accettate
come lo potrebbero essere vecchi compagni di équipe.
L'addetto ai servizi è stato citato come esempio del
tipo di persona che, pur non essendo un attore, tuttavia
ha accesso al retroscena e alle informazioni distruttive.
Un secondo tipo è costituito da colui che svolge il ruolo
del « confidente ». Queste sono persone alle quali l'at­
tore confessa le proprie colpe, spiegando dettagliatamen­
te come l'impressione data durante una rappresentazione
fosse soltanto tale. Normalmente i confidenti sono estra­
nei e parteci�ano quindi solo in modo vicario alle at­
tività del retroscena e della ribalta. È a una persona
di questo genere, per esempio, che un marito tu�ti i gior­
ni a casa riferisce dettagliatamente come se la sia cavata
con gli stratagemmi, gli intrighi, le commedie· e i blu/fs
dell'ufficio ; e quando scrive una lettera per chiedere,
rinunciare o accettare un impiego, è questa stessa per­
sona che controlla la minuta per assicurarsi che la lettera
abbia toccato le note giuste. Cosf, quando gli ex-diplo­
matici o gli ex-pugili scrivono le loro memorie, i lettori
vengono condotti nel retroscena diventando indiretta­
mente confidenti di un grande spettacolo, anche se ormai
si tratta di uno spettacolo da tempo concluso.
La persona di cui un'altra ha fiducia, diversamente
da quanto fa lo specialista, non specula sulle confidenze
ricevute: accoglie l'informazione senza pretendere una ri­
compensa, come espressione dell 'amicizia e del riguar­
do che la persona che si confida ripone in lui. Vediamo

1 84
tuttavia che spesso i clienti tentano di trasformare i
loro specialisti in confidenti ( forse per assicurarsene la
discrezione), specialmente quando il lavoro dello specia­
lista è solo quello di ascoltare e parlare, come nel caso
dei preti e degli psicoterapeuti.
Resta da prendere in considerazione un terzo ruolo .
Come quello dello specialista e del confidente, anche il
ruolo del « collega » fornisce a chi lo svolge informa­
zioni circa una rappresentazione a cui non assiste.
I colleghi possono esser definiti come quelle persone
che presentano la stessa routine allo stesso genere di
pubblico, ma che non compaiono contemporaneamente
davanti a uno stesso pubblico nello stesso tempo e luogo ,
come fanno invece i compagni di équipe. I colleghi,
come si suoi dire, condividono la stessa sorte. Dovendo
inscenare la stessa specie di rappresentazione, vengono a
conoscenza delle comuni difficoltà e dei comuni punti
di vista; in qualsiasi lingua, parlano lo stesso linguaggio
sociale. E benché i colleghi che si disputano un pubblico
possano nascondere gli uni agli altri !legreti strategici,
non possono agevolmente fare altrettanto per quanto
riguarda le cose che riescono a nascondere al pubblico.
La facciata, che dev'essere mantenuta davanti a terzi,
pup non essere mantenuta fra di loro; la distensione
diventa possibile. Recentemente Hughes ha dato un con­
tributo alla definizione delle complessità di questo ge­
nere di solidarietà :

La discrezione fa parte del codice di lavoro di · un im­


piego, permettendo ai colleghi di scambiarsi confidenze re­
lative ai loro rapporti con altre persone. Fra le confidenze
vi sono espressioni di cinismo che riguardano il proprio
incarico, la propria competenza, le debolezze dei superiori , se
stessi, i clienti, i subalterni e il pubblico in generale. Tali
esoressioni servono da sfogo e anche da difesa : la reciproca
fiducia sulla quale esse tacitamente si fondano, presuppone
innanzi tutto che i colleghi non fraintendano; in secondo
luogo, che essi non ripetano a orecchie estranee quanto viene
loro detto. La certezza del fatto che un nuovo collega non
fraintenderà quanto gli viene comunicato, la si ottiene me-

185
diame piccole schermaglie di gesti sociali. Probabilmente
lo zelante che trasforma la piccola schermaglia in una vera
zuffa 6 che prende troppo sul serio un consiglio amichevole,
non è persona a cui si possano confidare i commenti scher­
zosi, i dubbi e le perplessità sul proprio lavoro, né egli può
imparare quelle parti del codice di lavoro che sono comu­
nicate solo da accenni o da gesti. Non si può avere fiducia
di una persona del genere perché, malgrado non sia adatta
agli stratagemmi, si sospetta sia propensa al tradimento.
Perché le persone possano comunicare in piena libertà e
confidenza, è necessario che esse conoscano a fondo molti
dei reciproci sentimenti : devono sentirsi tranquille di ciò
che dicono come di ciò che tacciono 2 1 •

Un'altra buona esposizione di altri aspetti di solida­


rietà tra colleghi vien data da Simone de Beauvoir: la
sua intenzione è di descrivere la particolare situazione
delle donne, il risultato è di parlarci di gruppi di col­
leghi:

Le amicizie femminili che riesce a mantenere o a creare


saranno preziose per la donna ; hanno un carattere molto
diverso dalle relazioni che conoscono gli uomini ; questi co­
municano tra di loro in quanto individui attraverso le · idee,
i progetti loro personali ; le donne, chiuse nella generalità del
loro destino di donne, sono unite da una specie di complici­
tà immanente. E ciò che innanzitutto cercano le une dalle
altre, · è l'affermazione dell'universo che è loro comune. Non
discutono delle opinioni : scambiano delle confidenze e delle
ricette; si uniscono per creare una specie di contro-universo
i cui valori prevalgano sui valori maschili ; riunite, esse tro­
vano la forza di liberarsi dalle loro catene; negano il domi­
nio sessuale delll'uomo confidandosi reciprocamente la loro
frigidità, beffandosi cinicamente dei desideri del maschio, o
della sua goffaggine; contestano ironicamente la superiorità
morale e intellettuale del marito e degli uomini in generale.
Confrontano le loro esperienze ; gravidanza, parti, malattie
dei bambini, malattie personali, faccende domestiche diven­
tano gli avvenimenti della storia umana. Il loro lavoro
non è una tecnica : scambiandosi ricette per la cucina, per
la casa, gli danno la dignità di una scienza segreta fondata
su delle tradizioni orali 22.

1 86
Dovrebbe perciò esser chiara la ragione per la quale
i termini usati per indicare i propri colleghi e quelli per
indicare i propri compagni di équipe siano termini di
in-group, mentre i termini usati per indicare il pub­
blico tendono a esser carichi di sentimenti da out-groups.
È interessante osservare che quando i compagni di
équipe vengono a contatto con un estraneo che sia loro
collega, a questo può venire accordata temporaneamente
la condizione di membro ad honorem dell'équipe. Esiste
un complesso di solidarietà che fa si che i compagni di
équipe trattino il visitatore come se egli improvvisamente
si trovasse con loro in rapporti intimi e di vecchia data:
quali che possano essere le prerogative dell'associazione,
c'è la tendenza ad attribuire pari diritti anche a lui.
Queste cortesie vengono rese particolarmente quando ca­
pita che il visitatore e gli ospiti siano stati addestrati
nella stessa istituzione dagli stessi istruttori. Coloro che
provengono dalla stessa famiglia o dalla medesima scuola
professionale, dallo stesso penitenziario o dalla stessa
università o dallo stesso paese, costituiscono esempi evi­
denti di questo. Quando i « compagni di una volta » si
incontrano può diventare difficile mantenere la rumoro­
sa giovialità del retroscena e l'abbandonare il proprio at­
teggiamento abituale può divenite un'altra posa e un
obbligo, ma può esser ancora piu difficile fare diversa­
mente.
Un interessante sottinteso di queste affermazioni è
che un'équipe che svolga costantemente una stessa rou­
tine davanti a uno stesso pubblico, può esser comunque
socialmente piu distante da questo pubblico di quanto
non lo sia da un collega con cui viene solo momenta­
neamente in contatto. Cosi i signorotti di Shetland Isle
conoscevano benissimo i cro/ters del vicinato, avendo
rappresentato fin dall'infanzia davanti ad essi il ruolo di
classe agiata. Tuttavia, un visitatore del loro stesso rango,
adeguatamente presentato e introdotto, poteva, nel corso
di un tè pomeridiano, diventare piu intimo con questi
signorotti locali di quanto non fosse possibile a un
crofter nel corso di tutta una vita di contatti. Infatti

187
il tè dei signorotti costitUiva una situazione da retro­
scena rispetto al rapporto fra questi e i crofters : in tali
occasioni questi ultimi venivano presi in giro, e i modi
controllati generalmente tenuti in loro presenza venivano
abbandonati a favore di una gioviale libertà di modi. Sem­
pre in tali occasioni i signorotti si trovavano a rilevare sia
la loro sostanziale somiglianza con i crofters sia le indesi­
derabili differenze esistenti : il tutto con una segreta bona­
rietà di cui molti crofters non li sospettavano capaci 23 •
Si potrebbe dire che la buona volontà che un collega
cerimoniosamente offre ad un altro sia una specie di
offerta di pace : « Tu non sparlerai di noi, e noi non
lo faremo di te ». Ciò in parte spiega perché i medici
e i negozianti spesso facciano omaggi professionali o ri­
duzioni di prezzo a coloro che in qualche modo siano
nella stessa attività. Si ha cosi una specie di corruzione
di quelli che potrebbero essere abbastanza informati per
buttar all'aria il giuoco.
La natura del rapporto fra colleghi ci permette di
capire alcuni aspetti dell'importante processo sociale del­
l'endogamia che fa si che famiglie della medesima classe,
casta, occupazione, religione o gruppo etnico, tendano a
limitare i legami matrimoniali a famiglie della stessa
condizione. Le persone unite da legami di affinità ven­
gono a essere in una posizione tale che ciascuno può
vedere cosa vi è dietro la facciata degli altri; ciò è
sempre imbarazzante, ma lo è meno se i nuovi arrivati
hanno messo in scena lo stesso spettacolo nel retroscena
o se sono stati a conoscenza delle stesse informazioni
distruttive. Una mesaillance porta invece nel retroscena
e nell'équipe qualcuno che dovrebbe restare un estraneo
o almeno fra il pubblico. .
È da ricordare che quanti sono colleghi in un'at­
tività, e perciò in termini di reciproca familiarità, pos­
sono non essere colleghi sotto altri aspetti. Si ha a
volte la sensazione che un collega che per altri versi è
un uomo di potere o status inferiori possa eccedere nelle
sue pretese di familiarità, minacciando cosi la distanza
sociale che dovrebbe esser mantenuta sulla base di que-

1 88
sti altri status. Nella società americana le persone del
ceto medio, app.artenenti a un gruppo etnico con status
relativamente basso, sono spesso minacciate in tal modo
dalle pretese dei loro confratelli con status ancor piu
basso. Come dice Hughes a proposito del rapporto inter­
razziale fra colleghi :

Il dilemma sorge dal fatto che, pur essendo dannoso per


la professione il permettere al profano di vedere delle fratture
nei ranghi di essa, può esser dannoso per l'individuo l'esser
associato agli occhi del suo attuale o potenziale paziente,
con persone - anche colleghi - di un gruppo tanto di­
sprezzato come quello dei negri. Il modo preferito per evi­
tare questo dilemma è di evitare i contatti con professionisti
di colore 24•

Parimenti, datori di lavoro che palesemente hanno


uno status sociale basso, come ad esempio negli Stati
Uniti certi gestori di stazioni di servizio, spesso si ac­
corgono che i loro impiegati pretendono che tutte le
operazioni siano condotte in forma di retroscena, e che
gli ordini e le istruzioni siano dati solo sotto forma di
richiesta di favore o di scherzo. Naturalmente questo ge­
nere di minaccia è reso piu grave dal fatto che i non-col­
leghi possono a loro volta semplificare la situazione e
giudicare l'individuo soltanto dal genere di colleghi che
frequenta. Ma qui di nuovo abbiamo a che fare con
problemi che non possono esser completamente appro­
fonditi a meno di non cambiare il punto di riferimento
spostandoci da una · rappresentazione a un'altra.
Cosi come si considera che certe persone causino dif­
ficoltà dando troppa importanza al fatto di esser colle­
ghi di qualcuno, cosi altre possono creare complicazioni
non dandovi importanza alcuna. Un collega disincantato
può sempre diventare un traditore, cedendo al pubblico
i segreti dell 'atto che i suoi confratelli di un tempo stan­
no ancora rappresentando. Ogni ruolo ha il suo « spre­
tato » che racconta che cosa accada nella confraternita, e
la stampa ha sempre dimostrato un vivo interesse per
queste confessioni e rivelazioni. Perciò un medico può

1 89
metter per iscritto come i suoi colleghi si dividano le
ricompense, si rubino i pazienti a vicenda, e si specializ­
zino in operazioni inutili che richiedono quel genere di
apparato che offre al paziente solo uno « show medico >>
in cambio di quanto ha pagato 25• Per dirla con Burke,
in tal modo apprendiamo qualcosa circa la « retorica del­
la medicina >> :

Applicando quest'affermazione al nostro caso, potremmo


rilevare che persino gli strumenti professionali di un dottore
non devono essere giudicati puramente dal punto di vista
della loro utilità diagnostica, ma anche sotto il profilo della
loro funzione nella retorica della medicina. Qualunque sia
la loro utilità sotto il profillo tecnico, essi sono anche attraen­
ti come insieme di immagini visive; se un uomo è stato
sottoposto alla serie completa di percussioni, osservazioni e
auscultazioni con l'aiuto dei vari strumenti, può esser sod­
disfatto di aver partecipato come paziente a un'azione tanto
istrionica, benché in senso sostanziale non gli sia stato
fatto nulla ; ma potrebbe sentirsi truffato se gli fosse stata
prescritta una cura senza tutta quella messa in scena 26 •

Naturalmente, e in senso limitato, ogni volta che si


permette ad un non-collega di divenire un confidente,
si verifica un tradimento.
I traditori spesso assumono un atteggiamento di mo­
ralità, sostenendo che è meglio esser fedeli agli ideali
di un ruolo che agli attori che falsamente li rappresen­
tano. Un tipo diverso di «disamoramento» ha luogo quan­
do un collega si lascia andare o scivola verso il basso,
non tentando in alcun modo di mantenere quel genere di
facciata che i suoi colleghi e il pubblico sono indotti
a pretendere dal suo status ufficiale : si dice che tali
casi devianti degradino la categoria. Perciò gli abitanti
di Shetland Isle nel loro sforzo di mostrarsi degli agri­
coltori progressisti di fronte ai visitatori provenienti dal
mondo esterno, nutrivano una certa ostilità verso quei
crofters visibilmente trascurati che rifiutavano di lavarsi
o farsi la barba, o di costruire un piazzale davanti .casa,
o di sostituire il tetto di paglia del loro cottage con

1 90
qualcosa di meno simbolico del tradizionale status con­
tadino. Cosi pure, a Chicago c'è stata un'organizzazione
di ciechi di guerra che, nel loro desiderio di non accet­
tare ruoli che li rendessero oggetto di compassione, J.ler­
lustravano la città per scovare i loro compagni di cecità
che degradavano la categoria chiedendo l'elemosina per
strada.
Deve essere aggiunta una considerazione finale, circa
la condizione di collega. Ci sono delle categorie di col­
leghi i cui membri sono raramente considerati respon­
sabili della buona condotta degli altri. Cosi in un certo
senso le madri costituiscono un gruppo di colleghi, e
tuttavia gli errori di una o le sue ammissioni non sem­
brano influenzare troppo il rispetto accordato alle
altre. D'altra parte ci sono gruppi di colleghi dotati
di maggior carattere corporativo, i cui membri sono cosf
intimamente e reciprocamente identificati agli occhi del
pubblico, che la buona reputazione di un professionista
dipende dalla buona condotta degli altri. Se un membro
dà scandalo , tut ti gli altri perdono un po' della loro repu­
tazione. Come causa ed effetto al tempo stesso di una
tale identificazione, vediamo spesso che i membri dei
gruppi sono formalmente organizzati i n un'unica collet­
tività alla quale è permesso rappresentare gli interessi
professionali del gruppo e richiamare all'ordine qualsiasi
membro minacci di screditare la definizione della situa­
zione voluta dagli altri membri . Ovviamente i colleghi
di questo genere costituiscono una specie di équipe:
un'équipe, tuttavia, che differisce da quelle comuni, per
il fatto che i membri del suo pubblico non sono in
contatto immediato, faccia a faccia, gli uni con gli
altri e devono comunicarsi le loro impressioni quando
gli spettacoli visti non sono piu davanti a loro.
Se la considerazione dei gruppi di colleghi implica
tutto questo, è necessario modificare parzialmente Io
schema definitorio iniziale. Dobbiamo infatti prendere in
considerazione anche ] 'esistenza di un tipo di pubblico
marginale, « debole », i cui membri non sono in con­
tatto, faccia a faccia, gli uni con gli altri durante la

191
rappresentazione, ma che finiranno per accomunare in un
secondo tempo le loro reazioni alla rappresentazione che
ognuno ha visto per conto proprio. I gruppi di colleghi
non sono, naturalmente, i soli · gruppi di attori che ab­
biano un pubblico di questo genere. Per esempio un
Dipartimento di Stato o un Ministero degli Esteri pos­
sono indicare a diplomatici sparpagliati in tutto il
mondo la comune linea ufficiale da seguire. Ovviamente,
nella misura in cui si attengono fedelmente a tali diret­
tive e agiscono quindi in modo coordinato e secondo
i tempi previsti, i diplomatici agiscono o dovrebbero
agire come una sola équipe, inscenando un'unica rappre­
sentazione in tutto il mondo . Ma, naturalmente, in questi
casi i vari membri del pubblico non sono in immediato
contatto, faccia a faccia, gli uni con gli altri.

NOTE AL CAPITOLO QUARTO

l Si veda la discussione di Riesman del (( bene informato )) '


op. cit., pp. 219-26.
l Riportato da Wilensky, op. cit. , cap. VII.
3 Hans Speier, Social Order and t be Risks of War, Glencoe,
Free Press, 1952, p. 264.
4 David Maurer, Carnival Cant, in (( American Speech >> , VI
( 1930), p. 336.
5 P. W. White, A Circus List, in (( American Speech >> , I
( 1 925), p. 283.
6 W. Fred Cottrell, The Railroader, Stanford. Stanford Uni­
versity Press, 1940, p. 87.
7 ]. M. Murtagh e Sara Harris, Cast the First Stone, New
York, Pocket Books, Cardinal Edition, 1958, pp. 100 e 225-30.
8 Vedi Roethlisberger, op. cit.
9 Per una piu completa trattazione di questo ruolo si veda
Goffman, op. cit., cap. XVI.
I O Mrs. Trollope, Domestic Manners of the Americans, 2 voli.,

London, Whittaker, Treacher, 1832, vol. II, pp. 56-57.


I l Si veda Ray Gold, The Chicago Flat ]anitor, tesi non pub­

blicata per il conseguimento del M.A., Department of Socio­


logy, University of Chicago, 1950, specialmente il cap. IV, The
Garbage.

1 92
12 Westley, op. cit., p. 1 3 1 .
13 Studio dell'autore sullo Shetland Hotel.
14 Collans, op. cit., p. 156.
1 5 E. C. Hughes e Helen M. Hughes, Wbere People Meet,
Glencoe, The Free Press, 1952, p. 171 .
16 Sono grato a McKim Marriott per questo e altri dati sul­
l 'India e per i suoi consigli in generale.
17 Weinlein, op. cit., p. 106:
18 William H. Hale, The Career Development o/ the Negro

Lawyer, dissertazione non pubblicata per il conseguimento del


dottorato, Department of Sociology, University of Chicago, 1949,
p. 72.
19 Ci si aspetta che lo specialista in facciate verbali, inserito
in una organizzazione, riunisca e presenti i dati in modo da
dare il massimo appoggio alle pretese avanzate in quel momento
dall 'équipe. I fatti del caso costituiranno generalmente una que­
stione incidentale, e soltanto uno degli elementi che debbono
esser considerati assiçme ad altri, quali le probabili tesi degli
oppositori, l'atteggiamento del pubblico al quale l'équipe può
voler ricorrere per l'appoggio, i principi ai quali tutti gli interes­
sati si sentiranno obbligati ad aderire formalmente, ecc. È in­
teressante rilevare che l'individuo che aiuta il riunire e a formu­
lare la serie di fatti usati dall'esposizione verbale di un'équipe,
può anche essere impiegato nel ben diverso compito di presen­
tare o esporre di persona questa facciata davanti -al pubblico.
È la stessa differenza che corre fra lo scrivere il copione per uno
spettacolo e recitare nello spettacolo. Qui esiste un potenziale
dilemma. Quanto piu lo specialista può riporre i suoi standard
professionali, considerando solo gli interessi dell'équipe che lo
impiega, tanto piu utili possono essere gli �ugomenti che egli
formula per essa ; ma quanto piu egli ha la reputazione di essere
un professionista indipendente ed imparziale, tanto piu sarà
efficace comparendo davanti al pubblico per presentare i suoi
risultati. Una ricca fonte di dati su questi fatti è rinvenibile in
Wilensky, op. cit.
20 Riezler, op. cit., p. 458.
2 1 Hughes e Hughes, op. cir pp. 168·69.
. •

22 De Beauvoir, op. cit., pp. 324-25.


23 I signorotti dell'isola parlavano a volte di come sarebbe
stato quasi impossibile far vita sociale con i crofters, per la loro
mancanza quasi totale di interessi comuni. Mentre con queste
affermazioni essi mostravano una certa perspicacia prevedendo
ciò che sarebbe successo se un crofter fosse realmente venuto
per il tè pomeridiano, sembravano meno coscienti di quanto
l'atmosfera del tè dipendesse dall'esistenza di crofters da non
invitare in quell'occasione.
24 Hughes e Hughes, op. cit., p. 172.

193
25 Lewis G. Arrowsmith, The Young Doctor in New York,
in <<The American Mercury », XXII ( 1 945), pp. 1-10.
26 Kenneth Burke, A Rhetoric of Motives, New York, Pren­
tice Hall, 1953, p. 171 .

1 94
Capitolo quinto

Comunicazioni che contraddicono il personaggio

Quando due équipes st mcontrano per interagire,


i membri di ciascuna di esse tendono a comportarsi in
modo da dare l'impressione di essere ciò che affermano
di essere; tendono, cioè, a restare nel personaggio. La
familiarità tipica del retroscena deve scomparire affin­
ché non venga meno il giuoco delle parti contrapposte
e tutti i partecipanti vengano a trovarsi nella medesi­
ma équipe, senza nessuno davanti al quale poter mettere
in scena lo spettacolo. Nell'interazione, in genere, ogni
pat·tecipante cerca di conoscere e tenere il proprio po­
ste, mantenendo l'equilibrio di formalità e informalità
che è stato stabilito per quella interazione, fino al pun­
to di estendere questo trattamento anche ai propri com­
pagni di équipe. Contemporaneamente, ogni équipe ten­
de a sopprimere l'immagine reale di se stessa e dell'altra
per proiettare invece un concetto di sé e dell'altra équipe
che sia abbastanza accettabile per quest'ultima. E, per
. assicurarsi che le comunicazioni seguano un canale ri­
stretto e prestabilito, ogni équipe è pronta ad aiutare ta­
citamente e con tatto l'altra a mantenere l 'impressione
che essa sta tentando di dare.
Naturalmente, in momenti di grande crisi, una nuova
serie di motivazioni può improvvisamente acquistare va­
lidità e la distanza sociale predeterminata fra le due
équipes può aumentare o diminuire bruscamente. Pos­
siamo citare un esempio ricavato dallo studio di un re­
parto di ospedale dove si prestavano cure di carattere
sperimentale a volontari soflerenti di disturbi del meta­
bolismo, disturbi dei quali si sapeva poco e per i quali
esistevano poche cure 1• Di fronte alle prestazioni richie­
ste ai malati a fini di ricerca e a causa del diffuso sco­
raggiamento derivante dalle difficoltà diagnostiche, la

1 95
linea di separazione fra medico e paziente veniva a es­
sere smussata. I medici discutevano a lungo e rispetto­
samente con i pazienti dei loro sintomi, e i pazienti fi­
nivano per sentirsi in parte coinvolti nella ricerca. Tut­
tavia, in generale, una volta risolta la crisi è proba­
bile che si ristabilisca - anche se con qualche difficol­
tà - il consenso operativo preesistente. La stessa cosa
succede quando una rappresentazione viene interrotta
bruscamente, e soprattutto quando vien scoperta una
falsa identità : il « personaggio » può momentaneamen­
te scomparire, mentre l'attore che lo impersona dimen­
tica se stesso e sbotta in un'esclamazione piuttosto spon­
tanea. Cosi la moglie di un generale americano racconta
l'incidente che capitò a lei e a suo marito, che era ve­
stito « in borghese » , una volta che uscirono a fare un
giretto con una jeep dell'esercito in una sera d'estate :

Subito dopo udimmo il rumore dei freni prodotto da


una jeep dellla polizia militare che ci intimava di portarci al
lato della strada. Gli uomini saltarono giu dalla loro mac­
china e . vennero verso di noi.
« Lei usa una macchina militare e per di piu per traspor­
tarci una signora », ci disse il piu rude dei militari. « Vedia­
mo un po' il foglio di viaggio! ».
Naturalmente nell'esercito nessuno può servirsi di un
veicolo militare senza un permesso. Il soldato faceva il pi­
gnolo e chiese a Wayne anche la patente, altro documento
che Wayne avrebbe dovuto avere : naturalmente non aveva
né l'uno né l'altro. Ma sul sedile, accanto a sé, aveva invece
il berretto dell'uniforme con le quattro stellette. Se lo mise
in capo rapidamente e senza rumore, mentre i militari cer­
cavano nella loro jeep il blocchetto delle contravvenzioni su
cui progettavano di incriminare Wayne per tutti i reati in
cui era incorso. Trovato il blocchetto, tornarono verso di
noi ; poi si fermarono impalati e ammutoliti , · a bocca aperta.
Quattro stellette !
Senza pensare, il soldato che ci aveva apostrofato escla­
mò « Buon Dio ! » e poi, spaventatissimo, si tappò la bocca
con la mano. Fece quindi un eroico sforzo per riprendersi
alla meglio dall'infelice situazione dicendo : « Non l'avevo
riconosciuta, signor genera1ie ! » 2•

1 96
Bisogna notare che nella società anglo-americana, e­
spressione come « Dio mio », « Buon Dio », ecc. , .e le
espressioni del volto in certo qual modo equivalenti,
servono spesso all'attore per ammettere di essersi tem­
poraneamente messo in una posizione nella quale è evi­
dente che non può essere rappresen tata alcuna parte. Que­
ste espressioni costituiscono una forma limite di comu­
nicazioni che esulano dal personaggio, ma che tuttavia
sono diventate cosi convenzionali da costituire quasi
una richiesta rituale di perdono in nome della nostra
comune sorte di poveri attori.
Queste crisi, tuttavia, sono eccezionali : in genere il
consenso operativo resiste e tutti sanno stare al proprio
posto. Dietro questo tipico gentleman's agreement ci sono
tuttavia correnti di comunicazione piu comuni ma meno
appariscen ti. Se queste correnti non fossero nascoste, se
questi concetti fossero comunicati apertamente anziché in
modo furtivo, finirebbero per contraddire e screditare
la definizione ufficiale della situazione proiettata dai par­
tecipanti. Quando si i studia un'is tituzione sociale tro­
viamo quasi sempre contraddizioni del genere, che stanno
a dimostrare che, anche se l'attore agisce come se la
sua reazione a una situazione fosse immediata, pronta e'
spontanea e, persino se egli ne è effettivamente convinto,
tuttavia è sempre possibile che in determinati casi Io
stesso attore trasmetta a uno o due dei presenti infor­
mazioni atte a far trapelare che lo spettacolo che si sta
svolgendo è soltanto e semplicemente uno spettacolo.
La presenza, quindi, delle comunicazioni che contraddi­
cono il personaggio dimostra l'opportunità di studiare
le rappresentazioni in termini di équipes e di potenziali
disturbi dell'interazione. Torniamo a dire che non si
pretende affatto che le comunicazioni furtive siano piu
« vere » di quanto non lo siano le comunicazioni ufficia­

li con cui sono in contrasto ; il punto importante è che


l'attore è impegnato su due fronti e a questo doppio
impegno deve essere dedicata particolare cura, affinché
non ne siano screditate le posizioni ufficiali. Dei molti
tipi di comunicazioni in cui l'attore s'impegna e che tra-

19ì
smettono informazioni incompatibili con l'impressione
che si vuole dare durante l'interazione, ne studieremo
quattro ; il trattamento degli assenti, le discussioni sulla
messa in scena, le cospirazioni d'équipe e le azioni di
ti-allineamento.

Il trattamento degli assenti.

Quando i membri di un'équipe vanno nel retroscena


dove il pubblico non può né vederli né udirli, regolar­
mente denigrano il pubblico : tutto il contrario di
quello che fanno quando sono in sua presenza. Nelle
imprese fornitrici di servizi, ad esempio, gli avventori
che sono trattati con rispetto durante la rappresenta­
zione, sono spesso messi in ridicolo, fatti oggetto di pet­
tegolezili, caricature, maledizioni e critiche non appena
gli attori si ritrovano fra di loro nel retroscena : in que­
sta sede si possono anche preparare piani per imbro­
gliarli, adescarli o tenerli buoni 3 •
Cosf, nella cucina dello Shetland Hotel ci si riferiva
agli ospiti chiamandoli con dei soprannomi; si imitava il
loro modo di parlare, il tono della loro voce e le loro pose,
divertendosi un mondo a criticarli; si discuteva con un'at­
tenzione quasi clinica delle loro manie, debolezze e con­
dizioni sociali; le loro richieste di servizi di minima
importanza venivano accolte con smorfie grottesche e
imprecazioni, quando gli ospiti non potevano piu né ve­
dere né sentire. Queste licenze di comportamento erano
d'altro lato largamente compensate dal fatto che gli ospi­
ti, quando erano tra di loro, definivano il personale del­
l 'albergo con gli appellativi di « pigri maiali », « primi­
tivi a livello di vita vegetativa » e « bestie affamate di
denaro » . Tuttavia, alla presenza gli ùni degli ahri, il
personale e gli ospiti esibivano un rispetto reciproco e
anche una certa affabilità. La stessa cosa succede nei
rapporti di amicizia: sono · rarissime le occasioni in cui
non ci siano problemi nel ripetere alla presenza dell'ami­
co le espressioni usate alle sue spalle.

1 98
A volte, naturalmente, si verifica l'opposto, cioè che
gli attori trattino il loro pubblico nel retroscena meglio
di quanto sarebbe loro possibile in presenza del pubbli­
co stesso . Ma sembra che le critiche siano assai piu dif­
fuse delle lodi ; probabilmente perché il parlar male del
pubblico serve a mantenere unita l 'équipe accentuando
a spese degli assenti il reciproco rispetto e compensan­
do, forse, la perdita di dignità che si può subire nei
contatti faccia a faccia con il pubblico, quando bisogna
mostrarsi accomodanti.
Due sono . le piu comuni tecniche di denigrazione nei
confronti del pubblico assente. Anzitutto, quando gli at­
tori sono nel te�ritorio nel quale appaiono davanti al
pubblico, ma quèsto se n'è andato o non è ancora ar­
rivato, essi possono mettere in scena una satira della
loro interazione con il pubblico , mentre alcuni di loro
assumono il ruolo di pubblico . Frances Donovan , ad
esempio, parlando degli svaghi delle commesse riferisce
quanto segue :

Ma, a meno che non siano occupate, le ragazze non re­


stano a lungo appartate. Un'irresistibile attrazione le fa
tornare tutte assieme. Appena possono, giuocano a fare <( la
cliente », un giuoco che hanno inventato e che non sembra
mai stancarle ( a teatro non ho mai visto uno spettacolo cosf
ben riuscito e cosf comico). Una delle ragazze fa la parte
della commessa, un'altra quella della cliente in cerca di un
vestito e insieme metton su una scenetta che delizierebbe il
pubblico di un vaudeville 4.

Dennis Kincaid descrive una situazione del genere


parlando dei trattenimenti che la popolazione indigena
organizzava per gli inglesi, durante i primi tempi della
dominazione britannica in India :

I funzionari si divertivano poco a questi trattenimenti,


ma anche i loro ospiti, malgrado la soddisfazione che in altre
circostanze avrebbero tratto dalla grazia di Raji o dall'arguzia
di Kaliani, erano . troppo a disagio per potersi godere· la loro
festa fintanto che i funzionari non se ne fossero andati Era

1 99
allora che si svolgeva un trattenimento di cui pochi inglesi
erano al corrente. Le porte venivano chiuse, e le giovani
danzatrici, ottime mime come tutti gli indiani; facevano il
verso agli · ospiti annoiati che se ne erano appena andati: la
spiacevole tensione delle ulltime ore si dispc:rdeva fra scoppi
di allegre risate.
Mentre le carrozze degli inglesi correvano verso le loro
case, Raji e Kaliani si mascheravano, facendo una caricatura
della moda inglese ed eseguivano con indecente esagerazio­
ne la versione orientale dei balli ingl/esi - quei minuetti e
danze campagnole che sembravano co�( naturali e innocenti
agli occhi degli inglesi, tanto diversi dalle provocanti posi­
zioni delle danzatrici indiane, ma che agli indiani sembra­
vano del tutto scandalosi 5.

Tra l 'altro questa - attività sembra che dia luogo a


una specie di profanazione rituale della ribalta e del
pubblico 6 •
In secondo luogo spesso esiste una differenza siste­
matica fra i termini usati per riferirsi a persone assenti
e i termini usati per rivolgersi ai presenti. In presenza
degli spettatori gli attori si rivolgono generalmente a
loro in termini rispettosi. Nella società americana si usa
un termine di cortesia formale come sir o Mr , o un. . .

termine familiare piu cordiale, come il nome di batte­


simo o un vezzeggiativo, a seconda del desiderio della
persona a cui ci si rivolge. In assenza del pubblico si
adopera normalmente il solo cognome, il solo nome quan­
do ciò non è permesso in presenza dell'interessato, oppu­
re ancora un nomignolo o una storpiatura dell'intero
nome. A volte non ci si riferisce a membri del pubbli­
co neppure con un soprannome, ma con una parola con­
venzionale che li assimila completamente a una catego­
.
ria astratta. Cosf un medico può riferirsi a u n malato
assente chiamandolo « il cardiaco » ; i barbieri in privato
indicano i loro clienti chiamandoli « teste ». Analoga­
mente ci si può riferire al pubblico assente con un ter­
mine collettivo che indichi insieme distanza e disprezzo,
suggerendo una frattura fra il gruppo e gli « altri ». Cosi
i membri di un complesso musicale possono chiamare i

200
loro clienti « ma tusa »; le dattilografe americane posso­
no riferirsi alle loro colleghe straniere chiamandole « G.
R.s » 7 ; i soldati americani possono riferirsi a quelli in­
glesi chiamandoli limeys 8 ; gli imbonitori del luna-park
rivolgono i loro appelli a gente che in privato chiamano
straccioni, indigeni, o provinciali ; gli ebrei recitano le
routines della 'società dei loro padri davanti a un pub­
blico chiamato gQyim * , mentre i negri, tra di loro, a
volte si riferiscono ai bianchi, chiamandoli ofay. La stes­
sa osservazione viene fatta in un ottimo studio sulle ban­
de di ladruncoli :

Per i ladruncoli De tasche della vttuma sono importanti


soltanto perché contengono soldi. In effetti le tasche sono
diventate talmente il simbolo della vittima e del suo de­
naro, che spesso - anzi quasi sempre - questa è identi­
ficata con la tasca, e cosi si dice che « un pantalone sinistro »,
« un'interna » o « un'esterna » sono stati presi di mira in un
dato luogo e momento. In effetti si pensa alla vittima in ter­
mini della tasca che è stata vuotata, e tutta la banda con­
divide quest'immagine 9•

Forse la cosa piu crudele è quando un individuo chie­


de di esser chiamato con un nome familiare - e lo è
in sua presenza -, ma poi , in sua · assenza, torna a es­
sere designato con un nome formale. Cosf, a Shetland
Isle un fore5ttiero chiese ai crofters di esser chiamato
con il suo nome di battesimo e qualche volta fu accon­
tentato quando era presente, ma in sua assenza un ter­
mine di riferimento formale lo rimetteva subito al suo
posto.
Ho indicato i due metodi caratteristici mediante
i quali gli attori denigrano il pubblico : facendo la sua
caricatura e riferendosi a lui in termini poco rispettosi .
Ci sono anche altri metodi altrettanto caratteristici. Quan­
do il pubblico è assente, i membri di un'équipe posso­
no riferirsi a certi aspetti della loro routine in modo ci­
nico o semplicemente tecnico, dimostrando a loro stessi

* Termine yiddish per indicare persone non ebree [N.d.T. ] .

20 1
che non guardano la loro attività con gli occhi del pub­
blico. Quando i membri dell'équipe sono avvisati che il
pubblico sta per avvicinarsi, possono rinviare deliberata­
mente l'inizio della loro rappresentazione fino all'ultimo
momento, cosi che il pubblico possa quasi intravedere
l'attività del retroscena. Analogamente, l'équipe può af­
frettarsi verso l'atmosfera distensiva del retroscena non
appena il pubblico se ne sia andato. Per mezzo di que··
sto rapido ed intenzionale saltare dentro o fuori dalla
parte, l'équipe in certo senso può contaminare e profa­
nare il pubblico con una condotta da retroscena, o ri­
bellarsi contro l'obbligo di rappresentare lo spettacolo
davanti al pubblico , o sottolineare chiaramente la diffe­
renza fra équipe e pubblico e tutto questo senza essere
colti in fallo dal pubblico.
Un'altra forma di aggressività nei confronti degli as­
senti si rivela negli scherzi e nei lazzi all'indirizzo di
un compagno di équipe che stia per lasciare i colleghi
( o semplicemente desideri andarsene) . In tali occasioni
il compagno può esser trattato come se si fosse già stac­
cato dall'équipe e potesse essere impunemente fatto og­
getto di un comportamento insultante o eccessivamente
familiare che colpisce lui e implicitamente anche il pub­
blico . Un ultimo esempio di aggressività si ha quando
qualcuno del pubblico viene ufficialmente ammesso a far
parte dell'équipe. Anche in questo caso egli può essere
strapazzatO" per scherzo « facendogliela veder brutta » , e
proprio per lo stesso motivo per cui è stato insultato dal­
l'équipe che ha appena lasciata 10•
Le tecniche di denigrazione che abbiamo considerato
stanno a indicare che, sul piano verbale, gli individui
vengono trattati abbastanza bene in loro presenza, ma
abbastanza male non appena volgono le spalle. Sembra
che questa sia una delle generalizzazioni piu importanti
che si possono fare a proposito dell'interazione, ma non
è necessario andare a cercare la spiegazione di questo
comportamento nella nostra natura sin troppo umana.
Come detto poc'anzi, la denigrazione del pubblico che
avviene nel retroscena serve a m antene re alto il morale

202
dell 'équipe . Quando il pubblico è presente, invece, è ne­
cessario trattarlo rispettosamente, non tanto e non solo
per amor suo, quanto per assicurarsi una pacifica e ordi­
nata continuità dell'interazione. I « veri » sentimenti
nutriti dagli attori nei confronti di un membro del pub­
blico ( siano essi negativi o positivi) sembrano aver po­
co a che fare con il problema che stiamo esaminando,
sia per quanto riguarda il trattamento che questo mem­
bro del pubblico riceve in sua presenza, sia per .quanto
riguarda il trattamento che riceve in sua assenza. Può
esser vero che l'attività del retroscena prende spesso la
forma di un consiglio di guerra, ma quando le due
équipes s'incontrano sul campo dell'interazione non sem­
bra che s 'incontrino in regime di pace o di guerra. S 'in­
contrano sulJa base di una tregua temporanea, un con­
senso operativo, che ha lo scopo di permettere lo svol­
gimento delle attività volute.

Discussioni sulla messa in scena.

Quando i membri di una équipe non sono in pre­


senza del pubblico, la conversazione spesso verte sul
problema della messa in scena. Si sollevano problemi
sulla condizione degli strumenti scenici ; si mettono in
chiaro atteggiamenti, linee e posizioni; si analizzano van­
taggi e svantaggi delle ribalte disponibili ; si prende in
esame l 'entità e il carattere dell'eventuale pubblico del­
la rappresentazione ; si parla delle interruzioni della rap­
presentazione che si sono verificate o possono verificarsi;
si comunicano notizie relative alle équipes di colleghi ;
si rimugina - post mortém - sull'accoglienza tributata
all'ultima rappresentazione; si leccano le ferite e ci si
« tjra su » il morale per lo spettacolo successivo.
I discorsi relativi alla messa in scena, chiamati an­
che con altri nomi : pettegolezzo , « parlar di cose d 'uffi­
cio », sono una nozione ben nota. L'ho messo qui in ri­
salto perché aiuta a sottolineare il fatto che individui
con ruoli sociali molto diversi vivono nello stesso eli-

203
ma di esperienza dramrnaturgica . I discorsi che fanno
gli attori e gli studiosi sono completamente diversi,
ma i discorsi che fanno a proposito dei propri discorsi
sono del tutto simili . È sorprendente, ma prima del
discorso tutti gli oratori parlano ai loro amici di ciò
che interesserà o meno al pubblico, di ciò che potrà
piu o meno offenderlo; dopo il discorso, tutti gli oratori
raccontano ai loro amici del genere di sala in cui han­
no parlato, del genere di pubblico che hanno attirato e
del genere di accoglienza che hanno ricevuto. Abbiamo
già parlato delle conversazioni sulla messa in scena ,
esaminando l'attività del retroscena e della solidarietà tra
colleghi, e quindi qui non ci dilungheremo ulteriormen­
te sull'argomento .

Cospirazioni.

Quando un partecipante comunica qualcosa durante


l'interazione, ci aspettiamo che egli parli soltanto per
bocca del personaggio che vuole rappresentare, rivolgen­
do apertamente le sue osservazioni a tutta l'interazio­
ne in corso, cosf che tutti i presenti siano in grado di
ricevere · la comunicazione. Perciò, ad esempio, parlare
·
sottovoce è spesso considerato scorretto e addirittura vie­
tato, poiché in tal modo si può distruggere l'impressio­
ne che l'attore sia soltanto quello che sembra essere e
che le cose stiano come egli ha detto 1 1 •
Nonostante ci si aspetti che tutto ciò che dice l'at­
tore sia coerente con la definizione della situazione che
egli vuole dare, durante l'interazione egli può trasmet­
tere molte cose che esulano dal suo personaggio, comu­
nicandole in un modo tale da impedire al pubblico di
accorgersi che è stato comunicato qualcosa in contra­
sto con la definizione della situazione. Le persone messe
a parte di questo messaggio segreto vengono a tro­
varsi « in combutta » rispetto al resto dei parteci­
panti. Sapendo di celare ai presenti segreti importanti ,
esse riconoscono che la sincerità che esibiscono, la pre-

204
tesa di essere solo i personaggi che ufficialmente dichia­
rano di essere, è soltanto una :finzione. Per mezzo di
tale « controscena » , gli attori possono trovare una soli­
darietà da retroscena, pur essendo impegnati in una
rappresentazione, ed esprimere impunemente cose inam­
missibili nei riguardi del pubblico e di loro stessi. Chia­
merò « cospirazione di équipe » qualsiasi comunicazione
trasmessa volutamente in modo tale da non mettere in
pericolo l 'illusione che si vuole creare nel pubblico.
Troviamo un importante tipo di cospirazione di équi­
pe nel sistema di segnali segreti con i quali gli atto­
ri possono furtivamente ricevere o trasmettere informa­
zioni, domande di aiuto e altri fatti necessari per la
buona riuscita di uno spettacolo. Normalmente questi
segnali di scena fanno capo al regista della rappresen­
tazione, il poter disporre di un tale linguaggio segreto
semplifica molto il suo compito di controllo delle im­
pressioni. I segnali di scena spesso collegano le persone
impegnate nella rappresentazione con quelle che offrono
assistenza o aiuto dal retroscena. Cosf, per mezzo di un
pulsante a piede, la padrona di casa può dare indicazioni
al personale di cucina, mentre finge di essere completa­
mente assorta nella conversazione che si sta svolgendo
fra i commensali. Analogamente, durante una trasmissio­
ne radiotelevisiva, le persone nella cabina di controllo
adoperano un repertorio di segnali per dirigere gli at­
tori - soprattutto per quanto riguarda i tempi di in­
tervento - senza permettere al pubblico di rendersi
conto che è in azione un sistema di comunicazione con­
trollata in aggiunta a quello a cui attori e pubblico stan­
no ufficialmente partecipando. Cosi pure in certi uffici i
dirigenti che vogliono por fine cortesemente e rapida­
mente ai colloqui, dicono alle loro segretarie di interrom­
pere il colloquio al momento giusto con una scusa ap­
propriata. Un altro esempio ci viene dai negozi di scarpe.
A volte un cliente che vuole una scarpa di misura piu
grande rispetto a quella disponibile o a quella che è la
misura giusta per lui, può esser trattato nel modo se­
guente :

205
.Per dare al cliente l'impressione di fare quello che lui
vuole, il commesso può dire al cliente che farà allargare le
sue scarpe col thirtyfour last * . Questa frase segnala all'.ad­
detto alla preparazione del pacco di non allargare le scarpe,
ma di incartarle cosi come sono e tenerle sotto il banco per
qualche minuto 12•

Segnali di scena vengono naturalmente scambiati an­


che fra gli attori e il compare o complice presente tra
il pubblico, come avviene nel caso dello « scambio di
battute » tra l'imbonitore e la << spalla » davanti ai sem­
pliciotti che li stanno a guardare. Piu spesso tali segnali
vengono usati dai membri di équipes impegnate in una
rappresentazione, fornendoci in tal modo una ulteriore.
giustificazione dell'uso del concetto di équipe al posto
di un'analisi dell'interazione in termini di un modello
di rappresentazioni individuali. Questa specie di cospi­
razione fra compagni di équipe, ad esempio, svolge un
ruolo importante nell'attività di controllo delle impres­
sioni nei negozi americani. In genere commessi di un
negozio creano un proprio sistema di segnali per con­
trollare la rappresentazione che danno per il cliente,
benché certi termini del repertorio siano relativamente
standardizzati e si ripetano nella stessa forma in molti
negozi sparsi in tutto il paese. Quando i commessi fan­
no parte di un diverso gruppo linguistico, come a volte
capita, possono servirsi della loro lingua per comunica­
zioni segrete; tale usanza è analoga a quella dei genitori
che in presenza dei bambini piu piccoli, scandiscono le
parole lettera per lettera senza emettere suoni, o a quel­
la di membri delle classi americane piu elevate che par­
lano francese fra di loro quando non vogliono che bam­
bini, servitu o negozianti capiscano. Tuttavia questa tat­
tica, come il parlare sottovoce, è scortese e grossolana ;
in tal modo si possono, sf, tenere i segreti, ma non celare
il fatto che esistono segreti. In tali circostanze è dif­
ficile per i compagni di équipe mantenere il loro atteg­
giamento di finta sincerità e sollecitudine nd confronti

* Espressione tecnica convenzionale [N.d.T.].

206
dell'avventore (o di franchezza verso i bambini, ecc.).
Per i commessi sono di maggiore utilità frasi in ap­
parenza innocenti e che il cliente crede di capire. Ad
esempio, se una cliente in un negoziò di scarpe chiede
insistentemente la misura, diciamo, B, il commesso la
può convincere che questa è proprio la misura della
scarpa che le sta offrendo :

... il commesso chiamerà da lontano un altro commesso


e gli dirà: « Benny! che numero è questa scarpa? ». Chia­
mando il collega « Benny » implicitamente gli fa capire che
la risposta deve essere <' B » 13.

Un interessante esempio di questa ·specie di cospi­


razione ci vien data da un saggio sulla ditta di mobili
Borax :

La cliente è nel negozio; immag1mamo che non la si


possa convincere a fare acquisti. Il prezzo è troppo alto;
deve consultare il marito; era uscita solo per far la spesa.
Lasciarla « gironzolare » (cioè andar via senza comprar nien­
te) sarebbe un tradimento per la ditta Borax. Cosi il com­
messo, per mezzo di un pulsante a piede, - ce ne sono
tanti nel negozio - lancia un S.O.S. In ua attimo compare
sulla scena il « direttore » indaffaratissimo attorno a certi
mobili e completamente indifferente al « richiamo di Aladi­
no ». « Mi scusi, Mr. Dixon - dice il commesso, simulando
riluttanza nel disturbare un simile, indaffarato personag­
gio - chissà se lei potesse aiutare la mia cliente. Dice che
il prezzo di questi mobili è troppo alto. Signora, questo è
il nostro direttore Mr. Dixon ».
Mr. Dixon si schiarisce la voce: è alto, ha i capelli grigi
e all'occhiello porta il distintivo di una loggia massonica.
Nessuno dal suo aspetto potrebbe immaginare che egli è
soltanto un uomo di paglia, il commesso speciale a cui si
affidano i clienti difficili.
« Si - dice Mr. Dixon, accarezzandosi il mento ben
rasato -, capisco. Lascia stare Bennett : mi occupo io della
signora. I n questo momento non ho poi troppo da fare! ».
Il primo commesso scivola via servilmente, ma rimpro­
vererà poi severamente Dixon se questo si lascerà scappare
l'affare 14•

207
La procedura qui descritta, in virtu della quale il
cliente è passato a un altro commesso che impersona
il ruolo di direttore, appare assai spesso in molti negozi
di vendita al minuto. Altri esempi ci vengono da u n
saggio sul linguaggio dei commessi dei negozi di mobili :

« Dammi il numero di quest'articolo », è una domanda


che si riferisce al prezzo dell'articolo. La risposta è in co­
dice. Il codice è unico in tutti gli Stati Uniti e il numero
trasmesso corrisponde semp]icemente al doppio del costo
della merce; il commesso sa poi quale sia la percentuale di
guadagno da aggiungere 1 5 •
<< Verlier » è una parola adoperata come un ordine . . .
Significa �< taglia l a corda » . Viene usata quando un commes­
so vuoi fare capire a un collega che la sua presenza di­
sturba la vendita 16•

È facile vedere, nelle aree semi-illegali e caratteriz­


zate da estrema competizione che sono al margine della
vita commerciale, compagni di équipe servirsi di un
ricco vocabolario, imparato apposta, per mezzo del qua­
le comunicano segretamente notizie di rilievo per lo
spettacolo . Presumibilmente, questo tipo di codice non
viene usato spesso in ambienti molto rispettabili 17• Tutta­
via , vediamo che ovunque i compagni di équipe si ser­
vono di un vocabolario, appreso informalmente e spesso
inconsapevolmente, fatto di gesti e di sguardi che ser­
vono a comunicare segnali di intesa.
Talvolta queste segnalazioni ufficiose danno inizio a
una fase di una rappresentazione. Cosi durante un rice­
vimento u n marito può comunicare alla moglie con una
quasi impercettibile inflessione della voce o cambiando
posizione, che essi dovrebbero cominciare a prendere
commiato. L'équipe coniugale in tal modo può mante­
nere un 'apparente unità d'azione che sembra sponta­
nea, ma che spesso presuppone una severa disciplina .
A volte possiamo rilevare segnali che servono a un at­
tore per ammonire un altro che egli sta dicendo qualcosa
che « non va » . Il calcio sotto al tavolo e la strizzatina
d'occhi sono diventati esempi quasi da barzelletta. Un

208
accompagnatore di pianoforte segnala la nota giusta at
can tanti stonati :

Egli [ l'accompagnatore ] lo fa marcando di piu il tono,


di modo che questo raggiunga l'orecchio del cantante, at­
traverso o piuttosto sopra la sua voce. Forse una delle note
dell'accompagnamento del pianoforte è proprio quella che il
cantante dovrebbe cantare e cos{ il pianista la accentua par­
ticolarmente. Quando questa precisa nota non è scritta nella
parte del pianoforte, egli la deve aggiungere nelle note alte,
cosi che il cantante la senta chiara e ben forte. Se questo
sta cantando di un'ottava troppo alto o troppo basso sarà
difficile che riesca a continuare a stonare, specialmente se
l'accompagnatore continua a marcare la nota giusta per tutta
la frase musicale. Una volta che l'accompagnatore si sia
accorto del pericolo, continuerà a stare sul « chi vive » e
marcherà di tanto in tanto la nota del cantante 18•

Lo stesso autore dice anche qualcosa che st può ap­


plica re a molti tipi di rappresen tazioni :

Al cantante sensibile occorre solo un segnale appena per­


cettibile da parte del suo partner. In realtà questo può
esser cos{ sottile che il cantante stesso, pur approfittandone,
può quasi non esserne consapevole. Meno sensibile è il
cantante e piu marcati e quindi ovvi dovranno essere i
segnali 19•

Un altro esempio può esser ricavato da quanto Dale


dice di quei funzionari che durante una riunione avvi­
sano il loro ministro che egli si sta avventurando su
un terreno pericoloso :

Ma nel corso di una conversazione, possono sorgere


argomenti nuovi e imprevisti. Se, durante una seduta, un
funzionario si accorge che il suo ministro sta prendendo
una direzione ch'egli ritiene sbagliata, non glielo dice aper­
tamente: o gli scrive in fretta un bigmetto, o con finezza
espone qualche fatto o suggerisce una lieve modifica del
punto di vista del ministro. Un ministro « navigato �� ca­
pisce subito l'antifona e si ritira accortamente, o almeno
rimanda la discussione. � chiaro che il connubio ministro-

209
funzionario, in certe occasioni, richiede tatto e prontezza
di riflessi da ambedue le parti 20•

Molto spesso i segnali di scena informali avvisano


i membri dell'équipe. che si. trova inaspettatamente di
fronte al pubblico. Cosi, nello Shetland Hotel, · quando
un ospite si prendeva la libertà di entrare in cucina
senza essere stato invitato, la prima persona ad accor­
gersene chiamava con un tono di voce particolare il
nome di un membro- del personale presente, oppure di­
ceva « Ragazzi ! » se era presente piu di una persona.
A questo segnale gli uomini si cavavano il berretto e
toglievano i piedi dalle sedie, le donne si riassestavano
in posizioni piu composte e tutti i presenti si irrigidi­
vano visibilmente pronti per una rappresentazione for­
zata. Un ben noto segnale di rappresentazione, codificato
anche sul piano formale, è quello visivo adoperato ne­
gli studi radiotelevisivi : questo, letteralmente e simbo­
licamente, dice « Sei in onda » . Un simile, esplicito es.:m­
pio è riferito da Ponsonby :

La regina [ Vittoria] spesso si addormentava durante


questi giri in carrozza, e perché non fosse vista cosi da­
gli abitanti del paese, non appena vedevo da lontano un
affollamento, davo una forte speronata al mio cavallo:
cosi il povero animale, sorpreso, si metteva a caracolla­
re,· facendo rumore. La principessa Beatrice sapeva che que­
sto voleva sempre dire gente in vista e se la regina non
si svegliava per il rumore la svegliava lei stessa 21•

Molte altre persone, naturalmente, hanno fatto la


guardia al riposo di attori di altro tipo ; come esempio
possiamo ricorrere a uno studio compiuto da Katherine
Archibald sul lavoro in un cantiere navale :

A volte, quando il lavoro era particolarmente fiacco, io


stessa facevo la guardia sulla porta di . un ripostiglio per
attrezzi, pronta a segnalare l'arrivo di un dirigente o ispet­
torè, mentre, giorno dopo giorno, nove o dieci sorveglian­
ti minori e operai giuocavano a poker con estrema con­
centrazione :22 .

210
Cos{ pure ci sono tipici segnali di scena che dicono
agli attori che il campo è libero e che ci si può rilassare.
Altri segnali avvisano gli attori che, anche se sembra
che ci si possa rilassare, sono invece presenti membri
del pubblico, il che non rende consigliabile tale atteg­
giamento. Anzi nel mondo della malavita, è talmente
importante sapere se orecchie indiscrete stanno ascol­
tando od occhi indiscreti stanno guardando, che si usa
un'espressione particolare : « fare il palo » . Naturalmente
tali segnali possono anche segnalare all'équipe che . un
membro del pubblico dall'aria innocente è in realtà uno
spotter, un agente « in borghese », o qualcuno che è
insomma diverso da ciò che sembra.
Sarebbe difficile per qualsiasi équipe - la famiglia,
ad esempio - controllare le impressioni che cerca di
creare senza avere a disposizione una vasta gamma di
questi segnali di preavviso. Il caso di una madre e di
una figlia che abitavano a Londra in una sola stanza, ci
fornisce il seguente esempio:

Per strada, oltrepassato il negozio di Gennaro, inco­


minciai a preoccuparmi della nostra colazione, pensando a
come mia madre avrebbe accolto Scotty [ una manicure sua
collega che aveva invitato per la prima volta a casa per
colazione] e a che cosa Scotty avrebbe pensato di .mia ma­
dre. Non appena fummo per le scale cominciai a parlare a
voce molto alta, per avvertire mia madre che non ero sola.
Infatti, questo era un segnale di intesa fra noi, perché
quando due persone vivono in un'unica stanza, ci si può
ben immaginare il disordine che può accogliere l'inaspet­
tato visitatore. C'era quasi sempre una pentola o un piatto
sporco dove non dovrebbero esserci, oppure delle calze
o una sottoveste ad asciugare sullla stufa. Mia madre, mes­
sa sull'avviso dalla voce piu forte della sua esuberante
figlia, con la velocità di un'acrobata correva in giro na­
scondendo la pentola, il piatto, le calze, mutandosi poi in
una statua di marmo, dignitosa, calma e prònta per la
visita. Se aveva fatto sparire le cose troppo in fretta e
aveva dimenticato in giro qualcosa di molto evidente, vedevo
i suoi occhi vigili fissarsi su di esso: era inteso che io

211
provvedessi m qualche modo, senza che l 'ospite se ne ac­
corgesse 23 •

Si deve infine osservare che, quanto piu queste indi­


cazioni vengono apprese e applicate inconsapevolmente,
tanto piu è facile ai membri dell'équipe nascondere an­
che a se stessi il fatto che agiscono come una vera e
propria équipe. Abbiamo già detto, infatti, che una
équipe può essere una società segreta, anche per i suoi
membri.
In stretta relazione con i segnali di scena, vediamo
che le équipes trovano modo di comunicarsi a vicenda
lunghi messaggi verbali , in modo da salvaguardare l'im­
pressione voluta e che potrebbe essere minacciata se il
pubblico si accorgesse di questo scambio di informazioni.
Ancora un esempio tratto dal mondo degli alti fun­
zionar� inglesi :

È cosa molto diversa per un funzionario l'esser incari­


cato di vigilare su un progetto di legge al vaglio del parla­
mento o di partecipare a un dibattito in una delle due came­
re. Egli non può parlare in prima persona; può soltanto
fornire materiale e suggerimenti a] ministro, con la speranza
che questi se ne sappia servire bene. È quasi superfluo dire
che al ministro è stata data in anticipo un'accurata minuta
di qualsiasi discorso previsto, come quelli sulla seconda o
terza lettura di un importante disegno di legge, o per la
presentazione del bilancio annuale. In tali occasioni il mi­
nistro è fornito di indicazioni complete su qualsiasi argo­
mento possa esser solllevato, ivi compresi aneddoti e « ame­
nità » compatibili con il decoro e la natura ufficiale dell'oc­
casione. Egli stesso, il suo segretario privato e il segreta­
rio permanente probabilmente impiegano molto tempo per
scegliere da queste note i punti piu salienti, riordinandoli
nel miglior modo ed escogitando un discorso d'effetto. Tutto
questo è facile per iD ministro e i suoi funzionari e viene
svolto con calma e tranquillità. Le difficoltà nascono con il
dibattito alla fine del discorso. Allora il ministro deve
contare quasi sulle sue sole forze . È vero che i funzionari
seduti con rassegnata sopportazione nella piccolla galleria a
destra dello speaker o all'ingresso della camera dei pari,

212
hanno annotato le inesattezze e l'alterazione dei fatti, le
conclusioni solo apparentemente logiche, le distorsioni delle
proposte fatte dal governo e tutti i punti suscettibili di at­
tacco nelle argomentazioni dell'opposizione; spesso è comun­
que difficile fare arrivare questi elementi a chi sta << in
prima linea ». A volte il segretario parlamentare del mi­
nistro si alza dal suo sedile, posto proprio dietro a quello
del suo superiore, passeggia con indifferenza fino alla galle­
ria ufficiale e scambia qualche parola con i funzionari ; a
volte un biglietto arriva fino al ministro; molto raramente
egli stesso viene per un momento a fare una domanda.
Tutte queste minute comunicazioni si svolgono sotto gli
occhi dei parlamentari e nessun ministro vuoi apparire co­
me un attore che non sa la parte e chiede aiuto al sugge­
ritore 24•

L'etichetta del mondo degli affari, forse piu preoc­


cupata dei segreti strategici che di quelli morali, offre
questi consigli :

... Quando fai uso del telefono controlla che non sia
presente un estraneo. Se stai ricevendo una comunicazione
e vuoi essere sicuro di aver capito bene, non ripetere il
messaggio : domanda invece a chi ha chiamato di ripeterlo,
cosi che le tue parole non facciano capire a tutti i presenti
che si tratta di comunicazione privata .
... Copri le . tue carte prima che entri un visitatore, o
prendi l'abitudine di custodirle in carpette o di tenerle
coperte da un foglio bianco .
. . . Se devi parlare con qualcuno della tua organizzazione
mentre questi è con un estraneo o con qualcuno che non
ha a che fare con il tuo messaggio, fallo in modo che la
terza persona non possa captare alcuna informazione. Ado­
pera quindi il telefono interno invece del citofono, oppu­
re scrivi un biglietto che puoi porgere anziché dire le cose
in pubblico 25•
Una visita attesa dovrebbe esser annunciata subito. Se
sei nel tuo ufficio con un'altra persona, la tua segretaria
t'interromperà e dirà qualcosa come : « La persona che aveva
appuntamento per le tre è arrivata : ho pensato di avvertir­
la ». ( Essa non dirà il nome del visitatore, trovandosi nel
raggio uditivo di un çstr;�n�o. Se per caso non ti ricordi

213
chi sia « B'appuntamento delle tre », essa scriverà il nome
su un pezzetto di carta e te lo porgerà o si servirà del tuo
telefono privato invece che del citofono) 26•

Abbiamo p�rlato dei segnali di Scena come di uno


dei tipi principali di cospirazione di équipe. Un altro
tipo implica comunicazioni che hanno soprattutto la fun­
zione di confermare all'attore il fatto che egli non parte­
cipa in realtà al consenso operativo e che lo spettacolo
che mette in scena è soltanto uno spettacolo, procu­
randogli almeno cosi una difesa privata contro le pretese
del pubblico . Possiamo definire quest'attività come una
« cospirazione denigratoria » dal momento che implica in
genere un segreto disprezzo del pubblico . A volte, co­
munque, ·posson9 esser comunicate concezioni del pub­
blico che . sono troppo complimentose per adattarsi al
consenso operativo. Abbiamo qui una furtiva contropar­
tita pubblica di ciò . che è stato descritto sotto il titolo
« trattamento degli assenti » .
L a « cospirazione denigratoria » avviene forse con
maggiore frequenza fra un attore e se stesso . Gli scolari
ce ne danno un esempio incrociando le dita quando dico­
no una bugia o facendo boccacce alla maestra se essa si
sposta un momento in· una posizione dalla quale non
può vedere il gesto . Cosi, pure, gli impieg�ti fanao boc­
cacce all'indirizzo del principale o gli << fanno le corna »,
compiendo questi atti di disprezzo e d'insubordinazione
da una posizione invisibile a coloro ai quali sono in­
dirizzati. Forse le forme piu timide di questo genere di
cospirazione le vediamo nell'abitudine di far scarabocchi
o rifugiarsi in un mondo di sogni a occhi aperti, pur
fingendo allo stesso tempo di rappresentare la parte di
ascoltatore.
La cospirazione denigratoria ha anche luogo fra i
membri di una équipe mentre presentar-o uno spettaco­
lo. Cosf, se un codice segreto d'insulti verbali può forse
essere impiegato soltanto nelle sfere piu marginali della
nostra vita commerciale, non c'è situazione commerciale
per quanto rispettabile in cui gli impiegati non si lancino

214
occhiate d'intesa quando sono presenti clienti sgraditi
o quando clienti per altro graditi si comportano in modo
indesiderabile. In ugual modo. nella nostra società, .è
molto difficile che una coppia di coniugi, o due amici
intimi, trascorrano una serata in compagnia di una
terza persona senza scambiarsi qualche volta occhiate
tali da contraddire segretamente l'atteggiamento ufficia­
le mantenuto nei confronti di questa.
Una forma ancor piu dannosa di questo genere di
aggressività verso il pubblico, la troviamo in situazioni
in cui l'attore è obbligato a prendere una linea di azione
che contrasta profondamente con i suoi sentimenti. Dia­
mo un esempio tratto da un rapporto che . descrive al­
cune delle azioni difensive usate dai prigionieri di g_uer­
ra nei campi d'indottrinamento cinesi :

Bisogna tuttavia rilevare che i prigionieri escogitavano


mollti espedienti per obbedire alla lettera ma non allo spi­
rito delle richieste dei cinesi. Per esempio, durante le se­
dute pubbliche di autocritica spesso davano eccessivo rilie­
vo a , parole scorrette, ridicolizzando cosi tutto il rituale :
« Mi dispiace di aver chiamato il compagno Wong un lurido
figlio di puttana ». Un'altra astuzia era quella di promette­
re di « non lasciarsi mai piu pescare » a commettere un certo
reato. Queste astuzie erano molto efficaci perché, anche se
i cinesi sapevano l'inglese, non conoscevano abbastanza le
espressioni idiomatiche o gergali da avvertire la presa in
giro 27•

Una comunicazione dello stesso tipo ha luogo allor­


ché Ufl: membro di un'équipe rappresenta la sua parte
in modo da far divertire i suoi compagni e solo essi;
ad esempio, egli può recitare la sua parte con finto en­
tusiasmo, esagerato e preciso nello stesso tempo, ma
cosf vicino a �iò che il pubblico si aspetta, che questo
non si rende conto, quanto meno con assoluta sicurezza,
di essere preso in giro. Cosf ì s.uonatori di jazz obbligati
a suonare musica « di maniera », l'accentueranno tal­
volta un poco piu del necessario e la leggera esagerazione
servirà ad essi come mezzo per comunicare ai compagni

215
il loro disprezzo per il pubblico e la loro dedizione a
cose piu serie 28• Una forma di cospirazione abbastanza
simile ha luogo allorché uno dei membri di un'équipe
tenta di stuzzicare un collega, anch'esso impegnato nella
rappresentazione. In questi casi Io scopo immediato è
quello di far scoppiare a ridere il proprio compagno, o
farlo incespicare, o fargli comunque perdere la padro­
nanza di sé. Nello Shetland Hotel, ad esempio, il cuoco
a volte si fermava sulla porta della cucina, all'entrata
del territorio della ribalta dell'albergo e rispondeva con
dignitosa solennità e in perfetto inglese alle domande
che gli venivano rivolte dagli ospiti : dalla cucina in­
tanto le donne, di nascosto ma con insistenza, gli fa­
cevano il verso. Cmzonando il pubblico o stuzzicando
un compagno di équipe, l'attore non soltanto dimostra
di non essere legato dall'iriterazione ufficiale, ma anche
di tenere a tal punto l 'interazione sotto controllo da
poterla usare come strumento di divertimento.
Possiamo ricordare un'ultima forma di doppio giuoco
denigratorio. Spesso quando un individuo è impegnato in
un'interazione con un altro soggetto che in qualche modo
diventa offensivo, egli cercherà di cogliere lo sguardo
di una terza persona - che per definizione è estranea
all'in terazione - confermando in tal modo che egli
non deve esser ritenuto responsabile del carattere o del
comportamento del suo in terlocurore diretto. Si può
concludere osservando che tutte queste forme di cospira­
zione denigratoria tendono a sorgere quasi involontaria­
mente, per mezzo di segnali emessi prima di poter esser
controllati .
Dato che esistono tutti questi modi di trasmettere
comunicazioni estranee al personaggio, è prevedibile che
gli attori si affezionino a questo genere di attività, an­
che quando non sa rebbe affatto necessario, e pertanto
siano ben lieti di avere dei partners per i loro « a solo )) .
È perciò comprensibile che esista uno speciale ruolo
di équipe, il ruolo del « compagno fidato » : la persona
che ricopre questo ruolo può essere coinvolta nella rap­
presentazione su richiesta di un altro soggetto che può

216
cosf godere dei vantaggi che derivano dall 'avere un com­
pagno di équipe. Probabilmente soggetti trattati come
« oggetto di comodo » di altre persone esistono ovunque

si riscontrano marcate differenze di potere e non ci sono


tabu sui rapporti sociali fra chi ha il potere e chi ne è
privo. Il ruolo sociale della dama di compagnia che oggi
va scomparendo è un esempio di questo fenomeno : ecco
com 'è descritto in un'autobiografia romanzata della fine
del Settecento :

In breve, questi erano i m1e1 comp1t1 : esser sempre


pronta, su brevissimo preavviso, per andare con la mia pa­
drona a tutte le riunieni mondane e di affari che voleva .
La mattina l'accompagnavo a tutte le vendite, aste, espo­
sizioni e .via di seguito, e soprattutto ero immancabilmente
presente durante l 'essenziale funzione delle compere. Ac·
compagnavo la mia padrona a tutte le visite, a meno che
la riunione non fosse particolarmente scelta ; a casa presen­
ziavo a qualsiasi riunione, e mi comportavo come una spe­
cie di domestica di rango piu elevato 29•

Sembra quindi che tale incarico richiedesse all 'inte­


ressato di esser sempre a disposizione del padrone non
per svolgere compiti manuali, o meglio non solo a que­
sto scopo, ma affinché il padrone avesse sempre qual­
cuno con cui far fronte comune contro gli altri presenti.

Azioni di ri-allineamento.
È stato detto che quando degli individui si Incon­
trano per interagire, ognuno aderisce alla parte che gli
è stata assegnata nell'ambito della routine della sua équi­
pe, e collabora con i compagni nel man tenere un ap­
propriato dosaggio di formalità e informalità, di di­
stanza e _ d'intimità nei confronti dei membri dell'altra
équipe. Ciò non significa che i membri della équipe
adottino nei confronti dei loro compagni lo stesso trat­
tamento riservato al pubblico, ma in genere significa
che si comportano nei rapporti reciproci in un modo
diverso da quello che sarebbe stato per loro quello piu

217
« naturale ». Abbiamo visto che i messaggi tra membri
« in combutta » fra di loro costituiscono un mezzo attra­
verso il quale i compagni di équipe possono liberarsi un
poco dai vincoli che limitano l'interazione fra équipes; si
tratta di una specie di deviazione dalla norma della quale è
sottinteso che il pubblico non debba accorgersi e che tende
perciò a lasciare intatto lo status quo. Tuttavia, gli attori
raramente si accontentano dei canali prestabiliti per espri­
mere il loro scontento nei confronti del consenso opera­
tivo. Spesso essi tentano di parlare in modo non previsto
dalla loro parte, cosf da essere uditi dal pubblico ma
senza con questo mettere apertamente in pericolo l'in­
tegrità delle due équipes e neppure la distanza so­
ciale tra di esse. Questi d-allineamenti temporanei, non
ufficiali o controllati e spesso di carattere aggressivo,
d offrono un'area di studio interessante.
Quando due équipes stabiliscono ufficialmente un
consenso operativo a garanzia di un'interazione sicura,
possiamo in genere scoprire che esiste una linea ufficiosa
di comunicazione tra le due équipes. Queste comuni­
cazioni possono consistere in sottintesi, parodie, mimi­
che, pause significative, allusioni velate, canzonature in­
tenzionali, accentuazioni marcate e via di seguito. Le re­
gole relative a queste manifestazioni sono molto rigide. ·
Colui che si esprime h a il diritto di negare che la sua
azione « volesse avere un significato » qualora gli ascol­
tatori dovessero accusarlo apertamente di aver trasmes­
so qualcosa di inaccettabile ; d'altra parte questi ultimi
hanno il diritto di comportarsi come se la comunicazio­
ne non fosse avvenuta o quanto . meno come se il mes­
sagJZio trasmesso fosse del tutto innocuo.
Forse lo scopo piu c_omune di tali comunicazioni è
quello di porre abilmente la propria équipe in buona
luce e l'altra in luce sfavorevole, spesso dietro il pa­
ravento di cortesie verbali e complimenti che appa­
rentemente vogliono significare il contrario 30• Le équi­
pes, in questi casi, spesso si ribellano ai vincoli del
consenso operativo. È molto interessante osservare che
spesso sono questi tentativi segreti di incensare se stes-

218
si e denigrare gli altri, e non i rituali sociali di tipo piu
convenzionale, a introdurre una monotona e oppressiva
rigidità negli incontri sociali.
In molte forme d'interazione sociale, la comunica­
zione non ufficiale fornisce a una équipe il modo di of­
frire all'altra un invito, · preciso ma non vincolante, ad
aumentare o . diminuire la distanza sociale e la formalità o
a modificare l 'interazione per potervi comprendere anche
la rappresentazione di un nuovo insieme di ruoli.
A volte si allude a questa attività che implica rive­
lazioni guardinghe e domande allusive con l'espressione
« tastare il terreno » . Per mezzo di dichiarazioni voluta­

mente ambigue o che hanno un significato segreto per


l'iniziato, un attore può scoprire - senza perder la
sua posizione difensiva - se il fare a meno della de­
finizione della situazione in corso sia cosa piu o meno
raccomandabile. Ad esempio, poiché non è necessario
mantenere le distanze o stare in guardia con quelli èhe
sono i propri compagni di lavoro, ideologia� origine
etnica, classe, ecc., esiste in genere un codice di segni
segreti che sembrano innocui ai non-colleghi, mentre
invece comunicano all'iniziato che egli è fra « amici »
e può abbandonare la posa riservata al pubblico. Cosf,
i feroci Thug dell'India ottocentesca, che commettevano
le loro annuali rapine dopo avtr dimostrato per nove
mesi · di condurre una vita impeccabile, avevano un co­
dice per riconoscersi l'un l'altro. Come dice uno scrit­
tore:

Quando i Thug s'incontrano, anche se non si conosco­


no, c'è qualcosa nei loro modi che presto li rivela e per
assicurarsi del sospetto sorto, uno dice « Ali Khan »; tale
esclamazione ripetuta dall'altro fornisce il segnale di rico­
noscimento 31 •

Cosf anche alcuni membri della classe operaia in­


glese domandano ancora oggi alle persone che incon­
trano per la prima volta « quanto a Est essi siano » : i
frammassoni sanno come rispondere a questa parola d'or-

219
dine e sanno che, se essi risponderanno nel modo conve­
nuto, i presenti potranno esprimere liberamente intol­
leranza nei confronti dei cattolici e delle classi deca­
dute. (Nella società anglo-americana il cognome e l'a­
spetto della persona alla quale si viene presentati, han­
no una funzione simile, e permettono di accertare con­
tro quali sezioni della popolazione non sia opportuno
esprimere nel corso della conversazione commenti ne­
gativi). Analogamente alcuni clienti dei negozi di de­
licatessen * chiedono che i loro sandwich siano fatti con
pane di segala e senza burro, indicando cosi al perso­
nale quale origine etnica vogliono sia loro attribuita 32•
Le frasi convenute che due membri di una società
segreta usano per riconoscersi l'uno con l'altro sono
forse la versione meno raffinata di tali comunicazioni.
Nella vita di tutti i giorni si svolge · un processo molto
piu delicato. Quando due individui ignorano le reciproche
opinioni e i reciproci status, si svolge un processo di
sondaggio in base al quale un soggetto rivela poco per
volta all'altro le sue opinioni o il suo status. Dopo
aver abbassato un poco la propria guardia, egli attende
che l'altro gli dimostri che la cosa non lo disturba e,
rassicurato su questo punto, potrà scoprirsi ancora di
piu con una certa tranquillità. Parlando in modo via via
piu aperto ma sempre in termini ambigui, l'individuo
può sospendere il procedimento di rivelazione non appe­
na non riceva piu via libera da parte dell'interlocutore, e,
quando questo avviene, può comportarsi come se la sua
ultima dichiarazione non fosse stata affatto un tentativo
di approccio. Cosi, quando durante una conversazione
due persone tentano di scoprire fino a che punto pos­
sono spingersi nel manifestare le proprie reali opinioni
politiche, una delle due può fermare le ·sue graduali
rivelazioni sulle sue convinzioni di destra o di sinistra,
nel momento in cui si accorge che l'altra è arrivata al
punto estremo delle sue idee politiche. In tali casi la

* Locale simile ad una pizzicheria-tavola calda dove spesso so­

no serviti cibi prescritti dalla dieta degli ebrei ortodossi [ N.d.T. ] .

220
persona di idee piu radicali si comporterà con tatto,
come se le sue opinioni non fossero in realtà piu estre·
mistiche di quelle del proprio interlocutore.
Questo processo di rivelazioni graduali e guardinghe
si ritrova anche nei miti e in alcuni aspetti della vita
eterosessuale della nostra società. Il rapporto sessuale è
definito come un · rapporto di intimità in cui l'iniziativa
spetta al maschio. Infatti, il corteggiamento consiste
in una preordinata azione aggressiva da parte del ma­
schio contro l'allineamento fra i sessi ; l'uomo cioè tenta
di porre una persona, per cui da principio deve mostrare
rispetto, in una posizione di intima inferiorità 33 • Tutta­
via, un'azione ancor piu aggressiva contro le rispettive
posizioni dei sessi si verifica in quelle situazioni in cui
il consenso operativo è inizialmente definito in termini
di superiorità e distanza da parte di un attore, che si
dà il caso sia una donna, e di subordinazione da parte
dell'altro attore, che si dà il caso sia un uomo. Sorge al:
lora la possibilità che l'attore maschio debba ridefinire
la situazione, accentuando la sua superiorità sessuale in
contrapposizione alla sua subordinazione socio-economi­
ca 34• Nella nostra letteratura, ad esempio, è l'uo­
mo povero che prende l'iniziativa per questa ride­
finizione nei confronti della donna ricca : L'amante
di Lady Chatterley, com'è stato spesso rilevato, ne è un
esempio lampante. Quando studiamo occupazioni che
comportano prestazioni di servizi, soprattutto quelli piu
umili, inevitabilmente vediamo che chi li presta è pron­
to a raccontare di occasioni in cui egli o un suo collega
ridefinirono il rapporto servile in uno sessuale (o se lo
fecero ridefinire). Racconti di tali forme di attività ag­
gressiva a fini di ridefinizione hanno una parte importan­
te nella mitologia non solo di certi mestieri, ma anche
della subcultura maschile in generale.
Ri-allineamenti temporanei per mezzo dei quali la
direzione della interazione può esser ufficiosamente as­
sunta da un subordinato o ufficiosamente esser concessa
dal superiore al subordinato stesso, raggiungono una
specie di stabilità e istituzionalizzazione in ciò che a

221
volte viene definito il doubl�talk 35• Con questa tecnica
di comunicazione due individui possono passarsi notizie
in modo o su fatti che sono in contràsto con il rapporto
ufficiale che esiste tra di loro. Il doubte-talk comprende
una serie di sottintesi che possono essere comunicati da
ambedue le parti ed essere mantenuti per lungo tempo. È
una specie di messaggio tra persone che stanno cospirando,
differente dagli altri tipi di còspirazione per il fatto che i
personaggi contro i quali si cospira sono rappresentati
dalle stesse persone che fanno parte della cospirazione. In
genere il double-talk ha luogo durante l'interazione fra un
subordinato e il suo superiore, in merito a fatti che uffi­
cialmente sono estranei alla competenza e giurisdizione
del subordinato, ma che in effetti dipendono da lui.
Usando il double-talk il subordinato può prendere ini­
ziative senza doverne riconoscere apertamente le conse­
guenze sul piano espressivo e senza mettere quindi a
repentaglio la differenza di condizione fra sé e il suo
superiore. Le caserme e le prigioni, a quanto pare, ab­
bondano di esempi di doubl.e-talk. Altri esempi li tro­
viamo spesso in quelle situazioni in cui il subordinato
e non il superiore hanno una lunga esperienza di lavoro
( ne è · esempio tipico la frattura che si verifica negli
uffici governativi fra un vice-ministro « permanente » e
un ministro di nomina politica), oppure in quei casi in
cui un subordinato parla la lingua di un gruppo d'im­
piegati che il principale non conosce. Possiamo inoltre
aver double-talk nelle situazioni in cui due persone giun"
gono aJ accordi illeciti: attraverso questa tecnica la
comunicazione è possibile e nello stesso tempo nessuno
dei due partecipanti viene a trovarsi nella situazione
di doversi mettere nelle mani dell'altro. A volte una
simile forma di cospirazione la troviamo fra due équipes
che debbono mantenere l'impressione di essere relati­
vamente ostili e relativamente distanti l'una dall'altra,
ma che tuttavia trovano utile accordarsi su certi fatti,
pur prendendo ogni precauzione affinché ciò non faccia
crollare la parvenza di ostilità che debbono mantenere 36•
In altre parole, si possono fare scambi senza creare quel

222
rapporto di mutua solidarietà a cui generalmente danno
luogo tali rapporti. Forse anche piu importante è il fat­
to che il double-talk venga usato regolarmente in si­
tuazioni di intimità domestica e di lavoro, in cui oc­
corre uno strumento sicuro per fare e rifiutare richieste
e ordini che non si potrebbero fare o apertamente rifiu­
tare senza alterare il rapporto.
Ho esaminato alcune delle piu comuni azioni di ri-ai­
lineamento - i movimenti intorno, sopra, o al di fuori
della linea che separa le équipes. Processi quali le pro­
teste nascoste, le esplorazioni graduali e il double-talk
sono stati indicati come esempi. Vorrei aggiungere qual­
che altro esempio.
Quando il consenso operativo stabilito fra due équi­
pes implica un'apertà opposizione, vediamo che la divi­
sione del lavoro in ogni gruppo può condurre in ultima
analisi a momentanei d-allineamenti tali da permetterei
di constatare che non soltanto gli eserciti hanno il pro­
blema della fraternizzazione. Il professionista di una
équipe può scoprire di aver molti punti in comune con
il professionista dell'altra équipe, e che insieme essi
parlano un linguaggio che tende ad allearli in una stes­
sa équipe contrapposta a tutti gli altri partecipanti. Per­
ciò durante le trattative sindacali, gli avvocati dei cam­
pi opposti possono accorgersi di scambiarsi sguardi di
intesa quando un profano di una delle due équipes
cade in un evidente errore di diritto. Quando i pro­
fessionisti non fanno permanentemente. parte di un' équi­
pe particolare, ma si prestano solo per la durata dei nego­
ziati, è piu probabile che rimangano fedeli alla loro vo­
cazione e ai loro colleghi che non al gruppo che stanno
servendo in quel momento. Se poi deve essere mante­
nuta l'impressione di ostilità fra le due équipes, i senti­
menti dei professionisti che contrastino con la loro af­
filiazione di équipe devono esser soppressi o espressi
furtivamente. Perciò gli avvocati, accorgendosi che i
loro clienti vogliono che essi siano ostili verso gli av­
vocati della controparte, possono aspettare un interval­
lo di atmosfera da retroscena per fare un'amichevole

223
chiacchierata fra colleghi sul caso in discussione. Parlan­
do del ruolo che i funzionari statali svolgono nei dibat­
titi parlamentari, Dale fa un esemp io si mile :

Un dibattito stabilito su di un argomento .. , generalmen­


te occupa una sola giornata. Se un ministero è cosi sfortu­
nato da avere un lungo e controverso progetto di legge in
discussione in assemblea, il ministro e i funzionari incari­
cati devono essere presenti dalle quattro pomeridiane fino
alle undici di sera ( o anche piu tardi se viene revocato il
termine delle undici ), magari giorno dopo giorno, dal lunedi
fino al giovedf di ogni settimana . . . Tuttavia, i funzionari ri­
cevono un compenso per il loro sacrificio. È in questi mo­
menti che, con maggior probabilità, essi possono rinnovare
o allargare le loro conoscenze in parlamento. Fra deputati e
funzionari allora la tensione è minore, certamente inferiore
a quella che serpeggia durante un normale dibattito di un
solo giorno : è legittimo quindi passare dalla sala del dibat­
tito a una delle salette o alla terrazza e intraprendere una
brillante conversazione, mentre un noto scocciatore presen­
ta un emendamento di cui già tutti conoscono l'inammissi­
bilità. Sorge una certa camaraderie fra tutti quelli impegnati
una sera dopo l'altra con il progetto di legge, siano essi
membri del partito al governo o delli'opposizione, o fun­
zionari 37•

È anche interessante notare come in certi casi il fra­


ternizzare nel retroscena può essere considerato un pe­
ricolo per lo spettacolo . Perciò ai giuocatori di base-ball,
le cui équipes rappresentano schiere opposte di tifosi ,
è richiesto dal regolamento di astenersi da conversazioni
amichevoli nel periodo di tempo che precede la partita.
Questa è una disposizione facilmente comprensibile.
Non sarebbe verosimile vedere i giuocatori conversare
amichevolmente come se fossero a un tè, e poi sperare
di far credere che si battono disperatamente gli uni
contro gli altri - cosa che in realtà fanno -, non
appena incomincia la partita . Debbono comportarsi in.
ogni momento come avversari 38•
In tutti questi casi che implicano la tendenza a fra­
ternizzare fra professionisti avversari, non si teme tanto

224
che vengano rivelati i segreti delle équipes o che ne ab­
biano a soffrire i loro interessi ( quantunque ciò possa
accadere o almeno possa sembrare), quanto invece che
possa essere screditata l'impressione che le équipes cer­
cano di dare di essere in campi opposti . Il contributo
del professionista deve sembrare una reazione spontanea
alla contesa, sufficiente di per sé a porlo in posizione
di antagonismo nei confronti dell'altra équipe. Quando
egli fraternizza con il suo collega - il professionista
del campo opposto - il valore tecnico del suo contri­
buto può non soffrirne, ma in termini drammaturgici
si mette in evidenza ciò che in parte è vero, che si tratta,
cioè , della rappresentazione pagata di una routine.
Non intendo dire con questo che la tendenza a frater­
nizzare si verifichi soltanto fra professionisti che tempo­
raneamente si trovano in campi opposti . Ogni volta che
si verifica un conflitto di lealtà, un gruppo di persone può
formare ufficialmente una coppia di équipe e informai­
mente un 'altra del tutto diversa. Ogni volta che due
équipes debbono mantenere un livello elevato di anta­
gonismo, di distanza sociale, o di antagonismo e distanza
contemporaneamente, si può scegliere e definire un ter­
ritorio ben delimitato non soltanto come retroscena per
le rappresentazioni sostenute dalle équipes, ma anche co­
me luogo aperto ai membri di ambedue le équipes. Ad
esempio, negli ospedali psichiatrici si può spesso notare
una stanza o una parte isolata dei giardini, dove i pa­
zienti e gli inservienti possono svolgere insieme attività
quali il giuocare a poker o chiacchierare come vecchie
conoscenze, con il chiaro sottinteso che in tali luoghi
gli inservienti non baderanno alla disciplina. I campi
militari hanno talvolta simili territori . Una biografià di
vita marinata ce ne dà un altro esempio :

Una vecchia regola stabilisce che nella cambusa di una


nave ognuno possa dire ciò che vuole impunemente, come
a Hyde Park Corner a Londra. Un ufficiale che accusasse
un uomo per qualcosa che ha detto in cambusa, si vedrebbe
sabotato dall'equipaggio della nave o mandato a Coventry 39•

225
Per prima cosa non · si resta mai: soli con il cuoco. C'è
sempre qualcuno in giro che ascolta i suoi pettegollezzi o
le sue pene, standosene seduto comodamente sulla panchi­
na, appoggiato alla parete riscaldata, dirimpetto alla stufa,
con i piedi posati sulla ringhiera e le guance accese. La
ringhiera per i piedi fornisce la spiegazione : la cambusa è,
sulla nave, come la piazza di un paese, e iD cuoco e la sua
cambusa sono come il chiosco degli hot-dogs. È il solo
posto dove ufficiali e marinai si incontrino su un piede di
completa uguaglianza, come presto può scoprire il giovane
marinaio che entra dandosi arie di superiorità. Il cuoco,
dandogli subito del « caro » o « bocciuolo », lo rimette al
suo posto, che è sulla panchina, accanto a Hank, il fuo­
chista . . .
Senza questa libertà d i parola i n cambusa, la nave è
permeata dallo scontento. Tutti sanno che ai tropici la ten­
sione aumenta e diventa piu difficile trattare le ciurme.
Alcuni l'attriQuiscono al caldo, altri sanno che ciò è do­
vuto alla mancanza di una valvola di sicurezza: la cam­
busa 40•

Spesso, tra due équipes che interagiscono, ve ne è


una di prestigio piu modesto dell'altra. Ordinariamente,
in tali casi, quando pensiamo ad azioni di ri-allineamen­
to, pensiamo ai tentativi da parte dell 'équipe di minor
prestigio di modificare le basi dell'interazione per otte­
nere condizioni piu favorevoli o per diminuire la di­
stanza sociale fra sé e l'équipe di prestigio piu elevato.
È interessante rilevare che vi sono invece occasioni nelle
quali l'équipe di prestigio piu elevato ha interesse ad
abbassare le barriere e a permettere eh� l'équipe in con­
dizione di inferiorità venga portata su di un piano di
maggiore uguaglianza e intimità. Pur tenendo presenti
i pericoli di una maggior familiarità, tipica del retrosce­
na, con gli inferiori, a lunga scadenza può essere van­
taggioso agire momentaneamente in tal modo. Perciò, per
impedire uno sciopero, Mr. Batnard ci dice di aver deli­
beratamente bestemmiato davanti a una commissioné di
operai disoccupati, dicendo anche di esser consapevole
del significato del suo gesto :

226
A mio avviso - e secondo l'opinione di altri che ri­
spetto - per una persona in posizione superiore, è gene­
ralmente una pessima abitudine quella di bestemmiare da­
vanti a persone subordinate o di · status inferiore, malgrado
queste non facciano obiezioni alla bestemmia e sappiano
che il superiore ha l'abitudine di imprecare. Ho conosciuto
pochissimi uomini che se lo potessero permettere senza una
perdita di prestigio. Penso che la ragione di questo fatto
stia nell'osservazione che una cosa che sminuisce la dignità
di una posizione superiore rende al tempo stesso piu diffi­
cile accettare i dislivelli tra le posizioni. Inoltre, quando
sia coinvolta una sola organizzazione nella quale la posizione
superiore è il simbolo dell'intera organizzazione, si ritiene
che il prestigio di questa possa essere danneggiato. Nel
caso attuale, un'eccezione, la bestemmia era intenzionale e
accompagnata da grandi pugni sul tavolo 41 •

Vediamo una situazione del genere in quegli ospedali


psichiatrici dove si pratica la terapia ambientale. Ammet­
tendo le infermiere e anche gli inservienti a quelle che
sono in genere sacrosante riunioni dello stalf medico,
le persone che non fanno parte di questo sentono di­
minuire le distanze fra sé e i medici e possono dimo­
strarsi piu disposti ad adottare il punto di vista dei me­
dici nei confronti dei malati. Sacrificando l'esclusivismo
di coloro che sono al vertice, si ritiene che si possa mi­
gliorare il morale di coloro che occupano i livelli piu
bassi. Un sobrio resoconto di questo processo ci vien dato
da Maxwell Jones nell'esposizione delle sue esperienze
in Gran Bretagna con la terapia ambientale :

Nel reparto abbiamo tentato di . sviluppare il ruolo del


medico in modo consono ai fini della nostra cura limitata
e abbiamo cercato di evitare ogni esibizionismo. Ciò ha si­
gnificato un considerevole distacco dalla tradizione ospe­
daliera. Non ci vestiamo in modo da conformarci allb ste­
reotipo comune del professionista; abbiamo abolito il ca­
mice bianco, lo stetoscopio in vista e l'aggressività del
martello da percussione, quali estensioni della nostra imma­
gine fisica 42•

227
ln realtà, quando studiamo l'interazione fra due équi­
pes nelle situazioni della vita di ogni giorno, spesso ve­
diamo che ci si aspetta che il gruppo piu elevato si abbas­
si di un poco. Innanzi tutto una simile distensione della
facciata crea una base di scambio : il superiore riceve
un servizio o un bene mentre il subordinato riceve
un'indulgente concessione d'intimità. Cosi è risaputo, in
Gran Bretagna, che la riservatezza mantenuta dai membri
dei ceti elevati durante. l'interazione con commercianti
o piccoli impiegati, è momentaneamente abbandonata
quando è necessario chiedere la concessione di un favore
particolare. Inoltre il venire meno delle distapze crea
le condizioni necessarie per il sorgere di un sentimento
di spontaneità e interesse durante l'interazione. A ogni
modo, l'interazione fra due équipes spesso implica il
prendersi piccole libertà, se non altro come mezzo per
tastare il terreno e vedere se si possa ottenere inaspet­
tatamente una posizione di superiorità nei confronti della
parte avversa.
Quando un attore rifiuta di mantenere il proprio po­
sto, sia esso in posizione di superiorità o di inferiorità nei
confronti del pubblico, possiamo prevedere che il re­
gista ( se ce n'è uno) e il pubblico siano irritati nei suoi
confronti. In molti casi, anche il resto della troupe gli sa­
rà contrario. Come abbiamo detto in precedenza a propo
sito degli « allenatori » (rate-busters), qualsiasi concessione
extra fatta al pubblico da parte di un membro della
équipe è una minaccia alla posizione assunta dagli altri
e alla sicurezza che deriva loro dal conoscere e control­
lare la posizione che dovranno assumere. Perciò, quan­
do in una scuola una insegnante è molto comprensiva
nei confronti dei suoi allievi, partedpa ai giuochi degli
scolari durante l'intervallo, o desidera avere maggiori
contatti con quelli di status piu basso, gli altri insegnan­
ti vedranno presto in pericolo la definizione di ciò che
desiderano venga consideraw il loro lavoro 43• Anzi,
quando gli at tori passano la linea che separa le équipes,
quando diventano troppo intimi, indulgenti od ostili,
possiamo prevedere che si metterà in moto un mecèa·

228
nismo di reazioni tali da alterare la posizione del gruppo
subordinato, di quello dominante e dei singoli trasgres­
sori.
Un accenno a tali -reazioni può esser ricavato da un
recente studio sulla marina mercantile, là dove l'autore
dice che quando gli ufficiali litigano per fatti che ri­
guardano la conduzione della nave, i marinai approfittano
dello screzio per offrire la loro simpatia all'ufficiale a
cui sembra loro sia stato fatto un torto :

Facendo ciò [ adulando uno dei litiganti] i marinai si


aspettavano che l'ufficiale abbandonasse il suo atteggiamento
di superiorità e permettesse agli uomini di prendere una
certa posizione di parità mentre discutevano l'accaduto. Ciò
portò presto alla pretesa da parte loro di privilegi, come il
trattenersi nella cabina del timone, anziché ai lati del pon­
te. Approfittavano delle dispute fra colleghi per migliorare
�a loro condizione subordinata 44•

Recenti orientamenti nel trattamento psichiatrico CI


offrono altri esempi : vorrei menzionarne alcuni. Un e..
sempio può esser ricavato dalla relazione di Maxwell
Jones, quantunque il suo studio sia favorevole alla ridu­
zione delle differenze di status fra i vari livelli dello
staff e fra questo e i pazienti :
L'integrità del gruppo di infermiere può esser sconvolta
dall'indiscrezione di una sola componente. Un'infermiera
che si permetta di soddisfare apertamente le sue esigenze
sessuali con un paziente, altera l'atteggiamento del paziente
verso il gruppo delle infermiere, rendendo il loro ruolo tera­
peutico meno efficace 45 .

Troviamo un altro esempio nei commenti di Bettel­


heim sulle esperienze avute nell'organizzare un ambiente
terapeutico presso la Sonia Shankman Orthogenic School
dell'University of Chicago :

Entro l'intero complesso terapeutico, la sicurezza per­


sonale, l'adeguata gratificazione istintuale, la compattezza
del gruppo: tutto sensibilizza il bambino a rapporti inter-

229
personali. Naturalmente sarebbe controproducente ai fini
della terapia ambientale se i bambini non fossero protetti
da quella specie di delusione che hanno già sperimentato
neUe loro situazioni originarie . Perciò la coerenza dello
stalf costituisce un'importante fonte di 5icurezza personale,
e i membri dello stalf restano sordi ai tentativi dei bam­
bini di istigare un membro del personale contro l'altro.
In origine, molti bambini ottengono l'affetto di uno dei
genitori soltanto a spese delle dichiarazioni di affetto vetso
l 'altro. La capacità del bambino di spadroneggiare in una
famiglia aizzando un genitore contro l'altro, si sviluppa
spesso su queste basi, ma gli concede pur sempre una si­
curezza solo relativa. I bambini che si sono serviti di que­
sta tecnica con par cicalare successo hanno in seguito una
capacità ridotta di intrattenere rapporti non ambivalenti.
In ogni modo, poiché i bambini creano nuove situazioni
epidiche nella scuola, essi creano anche legami positivi,
negativi o ambivalenti nei confronti dei vari membri del­
lo stalf. È essenziale che questi rapporti fra bambini e
singoli membri dello staff non danneggino i rapporti fra
questi ultimi. Se non vi è coerenza dell'intero ambiente
in questo campo, tali legami possono degenerare in rap­
porti nevrotici e distruggere ogni possibilità di identifica­
zione e di legami affettivi permanenti 46•

Possiamo togliere un ultimo esempio da un progetto


di terapia di gruppo, in cui sono abbozzati suggerimenti
per trattare i ricorrenti problemi di interazione causati
da pazienti difficili :

Si fanno tentativi per stabilire uno speciale rapporto


con il medico. I pazienti spesso tentano di coltivare l'illu­
sione di una segreta intesa con il medico, cercando, ad
esempio, di cogliere il suo sguardo se un altro ammalato
dice quakhe « pazzia ». Se riescono ad avere dal medico
una risposta che possono interpretare come un vincolo spe­
ciale, ciò può diventare deleterio per il gruppo. Poiche
questo genere di azione a latere ha la caratteristica di non
esser verbale, il medico deve controllare in modo partico­
lare la sua attività non-verbale 47•

Forse queste citazioni rivelano piu i sentimenti so-

230
dali, in parte nascosti, degli scrittori che i processi gene­
rali che possono aver luogo quando qualcuno si comporta
come non dovrebbe. Recentemente, tuttavia, nel lavoro
di Stanton e Schwartz, è stato presentato un resoconto
abbastanza dettagliato della serie di conseguenze che sor­
gono quando viene varcata la linea fra le due équipes 48•
Abbiamo già notato che in momenti di crisi le linee
possono temporaneamente dissolversi e i membri di équi­
pes opposte possono dimenticare il posto assegnato a
ognuno di loro. Abbiamo pure detto che certi fini possono
a volte esser raggiunti abbassando le barriere fra le
équip.es, e che per realizzare questi fini, le équipes di ran­
go piu elevato possono momentaneamente unirsi a quelle
dei ranghi piu bassi. Bisogna aggiungere, a mo' di caso
limite, che a volt<! équipes interagenti sembrano di­
sposte a uscire dallo schema drammaturgico delle loro
azioni, abbandonandosi per lunghi periodi a un'orgia pro­
miscua di analisi clinica, religiosa o etica. Possiamo tro­
vare una impressionante versione di questo processo nei
movimenti sociali evangelici che impiegano la confessione
pubblica . Un peccatore , talvolta di status pàlesemente
non molto elevato, si alza e dice ai presenti cose che
ordinariamente cercherebbe di nascondere o di raziona­
lizzare; egli sacrifica i suoi segreti e la distanza che lo
separa e protegge dagli altri e questo fatto tende a creare
una solidarità da retroscena fra tutti i presenti. La tera­
pia di gruppo si serve di un meccanismo simile per crea­
re uno spirito di équipe e una solidarietà da retroscena.
Un peccatore della psiche si alza, parlando di sé e invi­
tando gli altri a parlare di lui in un modo che sarebbe
inaccettabile nelle normali interazioni : da tutto ciò ten­
de a emergere una solidarietà quale si può formare in
un gruppo primario, e questo « aiuto sociale », come
vien definito, ha probabilmente un valore terapeutico.
( In termini profani l'unica cosa che il paziente perde in
questo modo è il rispetto di se stesso). Forse si deve
vedere un'eco di questo negli incontri infermiere-medici
a cui abbiamo piu sopra accennato.
Può essere che questi passaggi dall'isolamento all'in-

231
timità avvengano in periodi di tensione cronica, o forse
li possiamo vedere come parte di un movimento sociale
a carattere anti-drammaturgico, un culto della confes­
sione. Forse questo abbassamento delle barriere rappre­
senta una fase naturale del mutamento sociale che tra­
sforma un'équipe in un'altra: probabilmente le équipes
opposte si scambiano segreti affinché sin dall'inizio si pos­
sano cominciare a raccogliere scheletri da riporre poi
nell'armadio di famiglia che condivideranno. A ogni mo­
do, in certi casi , équipes opposte - siano esse indu­
striali, coniugali o nazionali - sembrano pronte non
solo a raccontare i loro segreti agli stessi specialisti, ma
anche a compiere queste rivelazioni alla presenza del
nemico 49•
Possiamo suggerire che il luogo piu adatto per stu­
diare le azioni di ti-allineamento - particolarmente i
tradimenti temporanei - può essere non un complesso
gerarchicamente organi:aato, ma una serie di interazioni
informali fra persone di sta:tus relativamente uguale.
In effetti, l'obbligatorietà di queste aggressioni sembra
essere una delle precise caratteristiche della nostra vita
sociale. In tali occasioni è spesso previsto che due
persone intraprendano un vivace dibattito, a beneficio
del pubblico e che ognuno tenti, in tono faceto, di
screditare la posizione presa dall'altro. Può essere il
flirt in cui il maschio tenterà di far crollare l'atteg­
giamento femminile di intangibilità verginale ; d'altra
parte, la donna può tentare di ottenere dall'uomo un
pegno di interessamento, senza allo stesso tempo inde­
bolire la sua posizione difensiva. (Tradimenti o diser­
zioni di natura non troppo impegnativa si verificano an­
che nel caso in cui le persone che « flirtano » sono con­
temporaneamente membri di équipes coniugali diverse).
Quando cinque o sei persone sono immerse nella conver;
sazione, possono essere messi da parte a cuor leggero gli
allineamenti basilari - come quelli fra coppie di co­
niugi, o fra padron di casa e ospiti, o fra uomini e
donne -, e i partecipanti sono pronti a cambiare e
ricambiare gli allineamenti delle équipes al minimo pre-

232
testo, unendosi scherzosamente al pubblico, contro quelli
che erano i loro compagni di équipe, tradendoli sfac­
ciatamente e partecipando a finte comunicazioni cospira­
torie contro di loro. In tali casi può anche non essere
considerato sconveniente far ubriacare qualche impor­
tante personaggio, cosi da fargli perdere la faccia
e permettere a persone meno importanti di prendersi
delle libertà nei suoi confronti . A volte si ottiene la
stessa atmosfera aggressiva anche se con minore eleganza,
facendo giuochi o scherzi in cui la persona che costituisce
il bersaglio sia obbligata per gioco a prendere una
posizione ridicola e insostenibile.
Prima di concludere vorrei met tere in rilievo una
caratteristica di fondo che sembra emergere da queste
considerazioni sul comportamento di équipe. Qualun­
que ne sia l'origine, sembra che gli uomini abbiano
bisogno di contatti sociali e di compagnia sotto un du­
plice profilo; da un lato essi necessitano di u n pubblico
davanti al quale recitare le proprie vanterie, dall'altro
di compagni di équipe con i quali entrare in cospi razioni
segrete e rilassarsi nel retroscena. Ma ora la struttura
di questo studio comincia a essere troppo rigida per i
fatti che mette in evidenza. Mentre le due funzioni
che gli « altri » possono svolgere per noi sono general­
mente separate ( questo studio è prevalentemente dedi­
cato al motivo per cui questa separazione di funzioni è
necessaria), ci sono indubbiamente momenti in cui le due
funzioni sono svolte quasi simultaneamente dagli stessi
« altri ». Come abbiamo detto, ciò può accadere su basi
di reciprocità nelle riunioni amichevoli ; ma, naturalmen­
te, questa duplice funzione può essere anche conside­
rata un _dovere da compiere da parte, ad esempio , di
chi riveste il ruolo del << compagno fidato » ; il deten­
tore di tale ruolo sarà infatti· sempre a disposizione, sia
per ricevere, come testimone, l'i mpressione che il « pa­
drone » vuole dare, sia per aiu tarlo a trasmetterla. Cosi
negli ospedali psichi at ri ci , in certi reparti fuori mano,
possiamo trovare inservienti e pazienti che sono invec­
chiati insieme, c osserveremo quindi come a momenti il

233
paziente sia il bersaglio degli scherzi dell'inserviente,
mentre in altri riceva da questi un'occhiata di intesa :
il paziente riceve questo tipo di aiuto terapeutico ogni
volta che lo desidera. Forse. anche la figura odierna
dell'aiutante di campo degli alti ufficiali può esser in
parte vista in termini di « compagno fidat-o » : il deten­
tore di questo ruolo fornisce infatti all'ufficiale un
compagno di équipe che può essere a piacere escluso
dall'équipe e usato come membro del pubblico . Alcuni
membri di bande di delinquenti e certi giovani funzio­
nari delle corti che si formano attorno ai produttori di
Hollywood ci forniscono altri esempi dello stesso fe­
nomeno.
In questo capitolo sono. stati studiati quattro tipi di
comunicazione che contraddicono il personaggio rappre­
sentato : trattamento degli assenti, discorsi sulla messa
in scena, cospirazione di équipe e azioni di ti-allineamen­
to. Ognuno di questi quattro tipi di condotta conferma
la stessa ipotesi, e cioè .che la rappresentazione fatta da
un'équipe non è una reazione spontanea e immediata
alla situazione, tale da assorbire tutte le energie del
gruppo, costituendone la sola realtà sociale. La rappre­
'sentazione è piuttosto qualcosa da cui i membri del­
l'équipe possono ritrarsi, portandosi abbastanza lontani
da essa da immaginare o rappresentare simultaneamente
altri tipi di spettacolo relativi ad altre realtà. Sia che· gli
attori considerino che lo spettacolo da loro ufficialmente
offerto è la realtà piu « reale », sia che questo non av­
venhl, essi daranno furtivamente origine a molte visioni
della realtà e ognuna di queste tenderà ad essere incom­
patibile con le altre.

NOTE AL CAPITOLO QUINTO

1 Renee Claire Fax, A Sociological Study of Stress: Physician


and Patient on a Research Ward, dissertazione non pubblicata
per il conseguimento del dottorato, Department of Social Rela-

234
rivns, Raciditie College, 195.3.
2 Mrs. Mark Clark {Ma:.nine Clark ), Captain's Bride, Genc­
ral's Lady, New York, McGraw-Hill, 1956, pp. 128-29.
J Si veda ad esempio lo studio del caso del Centrai Ha­
berdashery, in Human Relatio'ls in Administration, a cura di
Robert Duhin, New York, Prentice�Hall, pp. 56iJ-63 .
4 Frances Donovan, The Saleslady, Chicago, University of
Chicago Press, 1929, p. 39. Esempi specifici sono citati alle
pp. 39-40.
5 Dennis Kincaid, British Social Li/e in India, 1608-1937,

London, Routledge, 1938, pp. 106-7.


6 Può essere citata un'abitudine in qualche modo simile. In
certi uffici dove il personale è distribuito nei vari locali a se­
conda della sua posizione e del suo rango, l'intervallo della
colazione è l'occasione in cui il personale dirigente lascia gli
uffici e tutti gli altri rimasti si spostano nei locali superiori per
mangiare o per fare quattro chiacchiere. Il possesso momentaneo
del posto di lavoro dei propri superiori sembra offrire, fra l'al­
tro, un'occasione per profanarlo in qualche modo.
7 << German Refugees » (profughi tedeschi). Si veda Gross,

op. cit., p. 186.


8 Si veda Daniel Glaser, A Study of Relations between
British and American Enlisted Men at « SHAEF », tesi non
pubblicata per il conseguimento del M. A.; Department of So­
ciology, University of Chicago, 147. Glaser, a p. 16, dice: << Il
termine limey usato dagli americani al posto di british era gene­
ralmente impiegato con significato derisorio. Evitavano di ado­
perarlo in presenza degli inglesi, anche se questi o non sapevano
che cosa volesse dire, o non gli attribuivano un significato de­
nigratorio. In effetti, a questo riguardo la condotta degli ameri­
cani era molto simile a quella dei bianchi del Nord degli Stati
Uniti che adoperano il termine nigger, ma evitano di usarlo in
presenza di negri. L'uso dei soprannomi è, d'altra parte, una
càratteristica di tutti i rapporti etnici in cui prevalgono contatti
categorici » .
9 David W. Maurer, Whi:r. Mob, Gainesville, Florida, Ame­
rican Dialect Society, 1955, p. 1 1 3 .

IO Si veda Kenneth Burke, A Rhetorù: of Motives (pp. 234

ss. ) : il passo citato costituisce un'analisi sociale dell'individuo che


viene iniziato, usando come termine chiave ha:r.ing. [ To ha:r.e si
riferisce proprio a quel tipo di scherzi, a volte « pesanti », che
vengono adoperati dai membri di gruppi sociali nell'iniziazione dei
propri addetti. Si pensi ad esempio agli scherzi alle matricole
o, in ambienti militari, alle reclute. N.d.T. ].
11 Nei giuochi di società, le consultazioni segrete possono

esser accettabili, cosi come lo sono davanti a bambini o stra­


nieri ai quali non è necessario prestar troppa attenzione. Tutta­
via, in riunioni di società, dove si formano gruppi separati di

23 5
conversazione, pur restando non troppo distanti fra di loro, �ia­
scun gruppo si sforza di condurre la conversazione come se
quello che si sta dicendo potesse esser ripetuto anche negli altri
gruppi - benché in realtà ciò non sia possibile.
12 David Geller, Ungo of the Shoe Salesman, in « American
Speech », IX ( 1934), p. 285.
13 David Geller, op. cit., p. 284.
14 Conant, op. cit. , p. 174.
15 Charles Miller, Furniture Ungo, in << American Speech ��.
VI ( 1931 ), p. 128.
16 Ibidem, p. 126.
17 Un'eccezione, naturalmente, si riscontra nel rapporto fra
principale e segretaria in · uffici « rispettabili ». Esquire Etiquette,
per esempio, consiglia quanto segue (p. 24 ) : « Se dividete il
vostro ufficio con la segretaria, sarà opportuno che vi accordiate
su un segnale che le faccia capire di andarsene per permettervi
di parlare in privato con u n visitatore. " Ci vuoi lasciar soli,
Miss Smith? ", è una frase che imbarazzerebbe tutti. � piu
facile, in tutti i sensi, usare tma frase convenzionale concordata
in precedenza: " Le dispiace vedere se può sistemare quella
questione con l'ufficio acquisti, Miss Smith? " ».
18 Moore, op. cit., pp. 56-57.
19 Ibidem, p. 57.
20 Dale, op. cit., p. 141 .
2 1 Ponsonby, op. cit., p. 102.

22 Archibald, op. cit., p. 194.


J23 Mrs. Robert Henry, Madeleine Grown Up, New York,
Dutton, 1953, pp. 46-47.
24 Dale, op. cit., pp. 148-49.
25 Esquire Etiquette, cit., p. 7. ( Puntini di sospensione degli
autori).
26 Esquire Etiquette, cit., pp. 2i-23.
27 E. H . Schein, Tbe Chinese Indoctrination Program for
Prisoners of War, in « Psychiatry », 19, pp. 159-60.
28 Comunicazione personale di Howard S. Becker.

� Da « Lady's Magazine », XX ( 1789), p. 135. Citato in


Hecht, op. cit., p. 63.
30 Il termine di Potter per descrivere questo fenomeno è one
upmanship [ termine implicante il concetto dell'« uno a zero »
di certe interazioni competitive - N.d.T. ] . Lo stesso fenomeno
viene considerato col termine making points, in E. Goffman, On
Pace Work, in « Psychiatry », 18, pp. 221-22, e col termine
status-forcing, in A. Strauss, Mirrors and Masks: In Search
for Identity, Glencoe, Free Press, 1959. In certi gruppi america­
ni l'espressione putting a person down [nel senso di mortifica­
re qualcuno - N.d.T.] è usata proprio a questo proposito. Un'ot­
tima applicazione ad un tipo di rapporto sociale è data da Jay
Haley, The Art of Psychoanalysis, i n « ETC �>, XV ( 1957), PJ?·.

2 36
189-200.
31 Col. J. L. Sleeman, Thugs or a Million Murders, London,
Sampson Low, p. 79.
l2 Team Work and Performance in a ]ewish Delicatessen,
saggio non pubblicato di Louis Hirsch.
n Le routines che permettono una rivelazione graduale e
cauta del proprio status, hanno nel mondo omosessuale una fun­
zione duplice: il rivelare l'appartenenza ad una società segreta
ed il permettere tentativi di approccio fra singoli membri di
questa. Un buon esempio letterario può esser trovato nel rac­
conto di Gore Vidal, Three Stratagems, in A Thirsty Evi/, New
York, Signet Pocket Boòks, 1 958; specialmente alle pp. 7-17.
34 Forse per rispetto all'etica freudianà, alcuni sociologi sem­
brano comportarsi come se fosse di cattivo gusto, sacrilego o
vergognoso definire il rapporto sessuale come parte del sistema
cerimoniale, un rituale reciproco recitato per confermare simbo­
licamente una relazione sociale esclusiva. Questo capitolo è molto
basato sul lavoro di Kenneth Burke che chiaramente assume
una prospettiva . sociologica nel definire il corteggiamento come
un principio di retorica attraverso il quale sono superate distanze
sociali. Si veda Burke, A Rhetoric of Motives, pp. 208 ss. e
267-68.
35 Nel linguaggio quotidiano americano il termine double­
talk è usato in altri due sensi : è cioè adoperato per riferirsi
a frasi nelle quali sono stati introdotti suoni che potrebbero
sembrare significativi, ma in realtà non lo sono; ed è anche
adoperato per indicare le risposte ambigue date a scopo di auto­
protezione a domande per le quali l'interrogante desiderava una
risposta ben definita.
36 Si veda Dale, op. cit., pp. 182-83. Si tratta di un'illu­
strazione dei taciti compromessi che intercorrono fra due équipes
ufficialmente antagoniste. Si veda anche Melville Dalton, Unof­
ficial Union-Management Relatio'ns, in « American Sociological
Review », XV ( 1950), pp. 61 1-19.
37 Dale, op. cit., p. 150.
38 Pinelli, op. cit., p. 169.
39 Jan de Hartog, A Sailor's Life, New York, Harper Brothers,
1955, p. 155.
40 Ibidem, pp. 154-55.
41 Chester Barnard, Organization and Management, Cambridge,
Mass., Harvard University Press, 1949, n. pp. 73-74. Questo
tipo di condotta deve essere . chiaramente distinto dal comporta­
mento e dal linguaggio volgari adoperati da u n superiore che
entra nell'équipe dei suoi impiegati e li voglia fare lavorare met­
tendosi sul loro piano.
42. Maxwell Jones, The Therapeutic Community, New York,
Basic Books, 1953, p. 40.
43 Comunicazione personale di Helen Blaw, insegnante.

237
44 Beattie, op. cit. , pp. 25-26.
45 Maxwell Jones, op. cit., p. 38.
46 Bruno Bettelheim è Emmy Sylvester, Milieu Therapy, in
<( Psychoanalytic Review )), XXXVI ( 1948), 65.

47 Florence B. Powdermaker e altri, Preliminary Report /or


the National Research Council: Group Therapy Research Pro;ect,
p. 26.
Tradire la propria équipe cogliendo lo sguardo di un membro
dell'altra è, come si sa, cosa che si verifica di frequente. Si
può notare che nella vita quotidiana rifiutarsi di partecipare mo­
mentaneamente a una cospirazione di questo tipo - quando
si è stati · invitati a farlo - costituisce di per sé un'offesa, sia
pure non grave, nei confronti di chi ha effettuato l'invito. Ci
si può trovare in un dilemma : tradire la persona nei cui con­
fronti la cospirazione è• richiesta o offendere la persona che la
richiede? Un esempio è offerto da Ivy çompton-Burnett (A
Family and a Fortune, London, Eyre & Spottiswoode, 1948, p.
13):
(( " M a non stavo russando " , disse Bianche con il tono di
perder il controllo della situazione. " Me ne sarei accorta io
stessa. Non è possibile essere svegli, fare un rumore e non
sentirlo ".
Justine lanciò un'occhiata impertinente a chiunque l'avesse
voluta cogliere. Edgar, per dovere, la colse e altrettanto per do­
vere volse gli occhi ».
43 Alfred H. Stanton e Morris S. Schwartz, The Management
of a Type of Institutional Partecipation in Mental Illnes, in
(( Psychiatry )), XII ( 1949), pp. 23-26. In questo articolo gli au­
tori descri�ono il trattamento speciale riservato a certi pazienti
da parte delle infermiere in relazione agli effetti che questo
ha nei confronti di altri pazienti, dello staff e dei trasgressori.
49 Un esempio può esser visto nel ruolo che i componenti
del gruppo del Tavistock Institute dichiarano di avere come cli­
nici che (( risolvo.no )) l'antagonismo fra manodopera e mana­
gement nei complessi industriali. Si vedano i rapporti consultivi
riferiti da Eliot Jaques, The Changing Culture of a Factory,
London, Tavistock Ltd., 1951.

238
Capitolo sesto

L'arte del controllare le impressioni

In questo capitolo vorrei riunire tutto ciò che è


stato detto o sottinteso sugli attributi richiesti a un
attore per rappresentare con successo una parte. Par­
lerò perciò in breve di alcune delle tecniche per il
controllo delle impressioni, tecniche nelle quali questi
attributi vengono sfruttati. Prima di tutto è però ne­
cessario parlare - in alcuni casi per la seconda· volta -
di alcuni dei principali tipi di disturbo della rappresen­
tazione, poiché le tecniche di controllo dell'impressio­
ne hanno lo scopo di cercare di limitare proprio questi
disturbi.
All'inizio di questo studio, a proposito delle carat­
teristiche generali della rappresentazione, è stato detto
che l'attore deve stare molto attento a come si esprime
perché è facile commettere atti di per sé di importanza
secondaria e trascurabili, ma tali da comunicare chia­
ramente impressioni intempestive. Abbiamo chiamato que­
sti eventi « gesti non intenzionali » . Ponsonby illustra
il tentativo di un addetto diplomatico che, per evitare
un gesto non intenzionale, ne provocò un altro :

Uno degli addetti alla Legazione doveva portare il cu­


scino su cui posavano le decorazioni, e, per impedire che
cascassero, aveva infilato lo spillo, attaccato alla Stella, nel
cuscino di velluto. L'addetto, non contento, volle chiudere
lo spillo addirittura col gancio. Il risultato fu che quando il
principe Alessandro, dopo aver fatto un adeguato discorso,
volle prendere le decorazioni, le trovò saldamente attaccate
al cuscino e gli ci volle un po' di tempo per riuscire a sfi­
larle. Ciò in parte sciupò il momento piu suggestivo di tutta
la cerimonia 1 •

239
Bisogna ancora aggiungere che l'individuo che si
rende responsabile di un gesto non intenzionale, può
con esso screditare soprattutto la propria rappresenta­
zione, quella di un compagno di équipe o la rappresen­
tazione inscenata dal proprio pubblico.
Quando un estraneo entra accidentalmente in un ter­
ritorio dove si sta svolgendo una rappresentazione, o
quando un membro del pubblico entra improvvisamente
nel retroscena, l'intruso probabilmente coglie i presenti
in P,agrante delicto. Del· tutto involontariamente le per­
sone presenti nel territorio possono accorgersi di esser
state viste mentre svolgevano attività palesemente incom­
patibili con l'impressione che, in virtu di ragioni sociali
piu generali, devono mantenere agli occhi dell'intruso.
Qui abbiamo a che fare con quelle che talvolta . sono
dette « intrusioni inopportune » .
Il passato di un determinato attore e le attività che
egli sta svolgendo includono quasi sempre almeno alcuni
fatti che, se introdotti nella rappresentazione, danneg­
gerebbero o almeno indebolirebbero l'immagine di sé
che egli sta cercando di proiettare come parte della
definizione della situazione. Questi fatti possono esse­
re oscuri segreti ben celati o cara.tteristiche negative
che ognuno può vedere ma a cui nessuno deve far
cenno. L'introduzione di tali fatti crea in genere im­
barazzo e può naturalmente avvenire per effetto di
gesti non intenzionali o intrusioni inopportune, anche
se, piu spesso, essi sono introdotti da dichiarazioni ver­
bali intenzionali oppure da atti non-verbali, il cui signi­
ficato noQ è del tutto compreso dall'individuo che li sta
offrendo all'interazione in corso. Seguendo l'uso comune,
tali disturbi delle proiezioni possono esser detti « passi
falsi >> .
Quando un attore, mediante il suo comportamento
non intenzionale ma incauto, distrugge l'immagine della
propria équipe, possiamo parlare di gaffes o di « pa­
pere » . Nel caso in cui un attore comprometta l'im­
magine di sé proiettata dall'altra équipe, possiamo di-

240
re si tratta di bricks ,., , o si dice anche che egli « ci ha mes­
so il piede sopra ». I manuali di galateo danno consigli
classici per evitare tali imprudenze :

Se fra i presenti ci sono persone che non conosci , ba­


da a non !asciarti scappare delle battute o piccoli sarcasmi
divertenti. Potresti parlare di corda in casa dell'impiccato.
Il primo requisito per sostenere una conversazione brillante
è quello di conoscere bene tutta la compagnia 2•
Incontrando un amico che non vedi da molto tempo
e di cui non conosci in modo approfondito e aggiornato
le vicende familiari , evita di fare domande o allusioni a
singoli membri della sua famiglia fintanto che non sei
messo al corrente di quanto è loro accaduto. Alcuni posso­
no essere morti, altri possono essersi comportati male, o
avere divorziato ed altri ancora possono esser stati colpiti
da dolorose disgrazie l .

I gesti non intenzionali , le intrusioni inopportune


e i passi falsi sono fonti d'imbarazzo e di stonature,
chiaramente non volute dalla persona che le ha messe
in atto e che sa rebbero state evitate se l'individuo avesse
preveduto le conseguenze della sua azione. Tuttavia esi­
stono situazioni, spesso dette « scene » o « scenate » ,
in cui l'individuo agisce in modo da distruggere o met­
tere in grave pericolo il consenso che apparentemente
la cortesia degli interlocutori crea e in cui, benché egli
non agisca solamente per il gusto di creare un tale
scompiglio, pure agisce ben sapendo che questo può av­
venire. L'espressione comunemente usata in questi casi,
« fare una s cena ta », è appropriatissima, perché effettiva­

mente con questo disturbo si crea una nuova scena. Il


precedente rapporto preordinato fra le équipe.s è im­
provvisamente messo da parte e un nuovo dramma ne
prende di forza il pos to. È sintomatico che questa nuova
scena implichi spesso un improvviso « rimpasto » e una
_
�' Termine che non ha un equivalente nella lingua italiana.

Sta a designare una situazione in cui uno dei presenti <( peggiora
la situazione )) facendo rilevare l'« incidente )) o la <( papera )) in
cui è incorso un membro dell'altra équipè . [ N.d.T. ]

241
suddivisione dei membri della precedente équipe in due
nuove équipes.
Certe scenate si verificano quando i membri di una
équipe non possono piu sopportare la maldestra reci­
tazione dei loro stessi colleghi e si lasciano sfuggire cri­
tiche immediate e pubbliche di quegli stessi individui
con i quali dovrebbero cooperare nella rappresentazione .
Tali incidenti sono spesso fatali alla rappresentazione che
i litiganti dovrebbero rappresentare : una conseguen­
za di essi è quella di offrire al pubblico una veduta
del retroscena; un'altra è quella di !asciarli con la sen­
sazione che ci sia qualcosa . di veramente sospetto nella
rappresentazione se anche quelli che la conoscono me­
glio non riescono ad andare d'accordo. Un altro tipo di
scena�a ha luogo quando il pubblico decide che non può
piu continuare a recita:e la parte di cortese interazione
o che non vuole piu farlo e pertanto atlronta gli attori
con fatti o atti espressivi che ambedue le équipes sanno
essere inammissibili. Questo capita quando un individuo
decide di farsi coraggio e di « vuotare il sacco » , o di « dir­
ne quattro » a un altro. I processi penali hanno istitu­
zionalizzato questo tipo di conflitto e la stessa cosa in
genere accade nell'ultimo capitolo dei libri gialli, là dove
un individuo che fino a quel momento si è comportato
come se fosse innocente si trova di fronte, in presenza
di terzi, a prove incontrovertibili" sul piano dell'espres­
sione della falsità del suo atteggiamento. Un ulteriore
tipo di scenata capita allorché l'interazione fra due persone
diventa cosi rumorosa, animata o tale da richiamare in
qualche modo l'attenzione delle persone vicine impegnate
nella loro interazione, che queste sono obbligate a di­
ventarne i testimoni o anche a prendervi parte. Possiamo
indicare un ultimo tipo di scena : quando una persona
che agisce come équipe singola pone tutto il suo impe­
gno nel presentare una richiesta o pretesa e non si lascia
vie di uscita - nel caso le prime fossero rifiutare dal pub­
blico -, in genere si assicura che le sue richieste o
pretese siano tali da poter ottenere facilmente l 'appro­
vazione o l'accettazione da parte del pubblico. Se i suoi

242
motivi sono abbastanza gravi, comunque, a un individuo
può capitare di avanzare una pretesa o di aspettarsi qual­
cosa che egli sa che il pubblico potrà difficilmente con­
cedergli . A ragion veduta egli in casi del genere ri­
nuncia alle sue difese nei confronti del pubblico, rimet­
tendosi, come si suoi dire, alla sua misericordia. Con
un tale atto l 'individuo chiede umilmente al pubblico di
comportarsi come se facesse parte della sua équipe o di
permettergli di comportarsi come se egli fosse parte
della loro. Questo tipo di scena è abbastanza imbaraz­
zante di per sé, ma quando poi ciò che è stato chiesto
rinunciando ad ogni difesa viene rifiutato apertamente e
direttamente, il soggetto è vittima di ciò che si chiama
una umiliazione.
Ho considerato alcune delle forme principali di distur­
bo della rappresentazione : gesti non intenzionali, intru­
sioni inopportune, passi falsi e scenate. Tali disturbi, nel
linguaggio di ogni giorno sono detti spesso « incidenti » .
Quando capita u n incidente, l a realtà che gli attori vo­
gliono far apparire è minacciata. I presenti reagiranno
diventando agitati, a disagio, imbarazzati, nervosi e via
di seguito: i partecipanti possono sentirsi letteralmente
fuori di sé. Quando si avvertono tali nervosismi o sinto­
mi d'imbarazzo, la realtà che si vuole far apparire me­
diante la rappresentazione ne risulta probabilmente an­
cor piu danneggiata e indebolita, poiché .tali segni di
nervosismo in molti casi sono un aspetto dell'individuo
che presenta un personaggio e non un aspetto del perso­
naggio rappresentato : il pubblico è costretto a vedere
ciò che si cela dietro alla maschera dell'attore.
Allo scopo di prevenire incidenti e l'imbarazzo che
ad essi consegue, sarà necessario che tutti i partecipanti
nell'interazione, e anche chi ad essa non partecipa attiva­
mente, posseggano certi attributi e li esprimano in azioni
idonee a salvaguardare lo spettacolo . Tali attributi e tali
azioni tecniche verranno classificate in tre gruppi che pas­
seremo in rassegna separatamente: strumenti difensivi
adoperati dagli attori per salvare la loro rappresentazione,
strumenti protettivi \l�ati da pubblico ed estranei per as-

243
sistere agli attori nel salvataggio del loro spettacolo, e
infine strumenti che gli attori devono impiegare per ren­
dere possibile al P.ubblico e agli estranei di far uso degli
strumenti protettivi a · beneficio degli attori.

Attributi e tecniche di difesa.

l . Lealtà drammaturgica. È evidente che se l'équipe


deve atteaersi alla linea di condotta adottata, i compo­
nenti della medesima dovranno agire come se avessero
accettato certi obblighi morali. Essi non dovranno, cioè,
tradire i segreti dell'équipe fra una rappresentazione e
l'altra per interesse personale, per principio o per man­
canza di discrezione. Cosf, i membri adulti di una fa­
miglia devono spesso stare attenti a che i bambini non
ascoltino le loro chiacchiere o c()nfidenze, visto che non
si può mai sapere a chi i bambini comunicheranno i loro
segreti. Ne consegue che soltanto quando i bambini hanno
raggiunto 11età della discrezione, le voci dei loro geni­
tori smetteranno di abbassarsi al loro ingresso nella stan­
za . Scrittori del diciottesimo secolo che hanno trattato
il problema della servitu si occupano di argomenti de]
genere, ma in questo caso in relazione a persone ab­
bastanza mature per sapere come comportarsi.

Questa mancanza di devozione [ dei domestici verso i


padroni] dava origine a una quantità di piccole seccature
dalle quali pochi padroni erano del tutto immuni. Tra
queste era particolarmente sentita la tendenza dei servi a
raccontare gli affari del proprio padrone. Defoe prende atto
di questo e ammonisce le domestiche : « Aggiungete alle
vostre altre virtu la pietà che vi insegnerà la prudenza nel
mantenere i segreti di famiglia, la cui mancanza è assai
lamentata . » 4 •
. .

S i abbassa la voce anche all'avvicinarsi di dome­


stici, ma all'inizio del diciottesimo secolo venne intro­
dotto un altro mezzo per tenere nascosti ai domestici
i segreti d'équipe:

244
Il servo-muto era un tavolo a ripiani che prima del­
l'ora di pranzo veniva riempito dai servi di cibo, bevande
e stoviglie: i domestici poi si ritiravano, lasciando che gli
ospiti si servissero da soli s.

Sull'introduzione di questo strumento scenico in In­


ghilterra, cosi scriveva Mary Hamilton:

Mio cugino Charles Cathcarr ha pranzato con noi da


Lady Stormont; c'erano servi-muti, cosicché la nostra con­
versazione non' era limitata in alcun modo dalla presenza
dei servi 6•
A pranzo c'erano i comodi servi-muti, cosicché non
eravamo costretti dalla presenza dei servi a controllare in
modo spiacevole la nostra conversazione 7•

Inoltre i membri dell'équipe non devono sfrut tare


la loro presenza sulla ribalta per mettere in scena un
loro spettacolo privato come fanno, per esempio, le ste­
nografe in età da marito che qualche volta ingombrano
i dintorni del loro ufficio con un lussureggiante sotto­
bosco di alta moda. Né essi devono usare il periodo di
rappresentazione come un'occasione per screditare la loro
équipe. Essi devono invece essere disposti ad accettare
parti minori con buona grazia, a recitare con entusia­
smo in qualunque momento, in qualunque posto e per
chiunque, assecondando la volontà del complesso dei­
l'équipe e immedesimarsi nella rappresentazione quel
tanto che basti per evitare di apparire vuoti e falsi agli
occhi del pubblico.
Forse il problema centrale nel mantenere la lealtà
nei membri della équipe (e, a quanto pare, questo vale
anche per i membri di altri tipi di collettività) consiste
nell'impedire che gli attori si affezionino al pubblico al
punto da svelargli quali conseguenze l'impressione che
esso sta ricevendo avrà per i suoi vari componenti, o,
in altro modo, far si che l'intera équipe paghi per que­
sto attaccamento. In piccole comunità della Gran Bre­
tagna, ad esempio, i gestori di certi negozi sono spesso
fedeli alla ditta e descrivono il prodotto da vendere al

24 5
cliente con termini entusiastici frammini a consù�li solo
apparentemente sinceri. Tuttavia, si possono spesso tro­
vare commessi che non si limitano a dare l'impressione
di essere dalla parte del cliente nel dare consigli, ma
che effettivamente lo sono . A Shetland Isle, ad esempio,
ho sentito un commesso dire al cliente consegnandogli
una bottiglietta di sciroppo di ciliegia : « Non so come
lei faccia a bere quella roba ». Nessuno dei presenti
trovò sorprendente tale franchezza, e commenti simili si
potevano sentire ogni giorno nei negozi dell'isola . Cosi,
pure i gestori delle stazioni di servizio a volte disap­
provano le mance, poiché queste possono indurre i di­
pendenti a fornire servizi non dovuti e non retribuiti a
pochi eletti, mentre altri clienti vengono lasciati ad
aspettare.
Una tecnica fondamentale che l'équipe può immagi­
nare per difendere se stessa contro tale . slealtà è di
creare un'elevata solidariétà di gruppo all'interno del­
l'équipe, creando al tempo stesso nel retroscena un'im­
magine del pubblico che lo renda sufficientemente disu­
mano da permettere agli attori di ingannarlo senza con­
seguenze sul piano emotivo e morale. Nella misura in
cui i componenti dell'équipe e i loro compagni formano
una comunità sociale completa che offre a ogni attore
un posto e una fonte di aiuto morale senza riguardo al
fatto che egli riesca o meno a conservare la sua fac­
ciata davanti al pubblico, sembra che gli attori possano
proteggere se stessi dal dubbio e dal rimorso e possano
praticare ogni genere d'inganno . Forse possiamo spiegare
la spietata abilità artistica dei Thug facendo riferimento
alle credenze religiose e alle pratiche rituali nelle quali
si integravano le loro rapine, e forse possiamo anche
spiegare l'insensibilità che è alla base del successo dei
truffatori facendo riferimento alla solidarietà sociale che
esiste all'interno di ciò che . essi chiamano la « mala »
e al tono denigratorio col quale si riferiscono al mondo
« rispettabile ». Questo meccanismo probabilmente ci per·
mette di capire in parte perché gruppi che sono alienati
o non ancora integrati rispetto alla comunità sono cosi

246
adatti a svolgere traffici loschi e quel tipo di servizi
che comportano l'uso abituale di inganni.
Una seconda tecnica per sventare il pericolo di le­
gami affettivi fra attori e pubblico è quella di cambiare
periodicamente pubblico . Cosi i gestori di stazioni di
servizio venivano periodicamente trasferiti da una sta­
zione all'altra per prevenire la formazione di forti le­
gami personali con determinati clienti. Era infatti stato
rilevato che quando era possibile la formazione di tali
legami, il gestore talvolta anteponeva gli interessi di un
amico bisognoso di credito a quelli della ditta 8• Di­
rettori di banca e ministri del culto venivano regolar­
mente trasferiti per simili motivi, e lo stesso si verificava
per certi amministratori coloniali . Alcune professioniste
forniscono un altro esempio della stessa tecnica, come
conferma il seguente accenno alla prostituzione orga­
nizzata :

Il sindacato si occupa di questo problema. Le ragazze


non stanno in un posto abbastanza a lungo da entrare in
buoni rapporti con qualcuno. Non ci sono grandi probabilità
che una ragazza s'innamori · di qualche tipo - non so se
mi spiego - e che crei uno scompiglio. In ogni modo la
prostituta che è a Chicago questa settimana, sarà a St. Louis
la prossima, oppure gira in mezza dozzina di posti in città
prima di essere mandata in qualche altro luogo. Ed esse
non sanno mai dove andranno, finché non ricevono l'ordine
di trasferirsi 9.

2. Disciplina drammaturgica. È decisivo per il man­


tenimento della rappresentazione d'équipe che ogni suo
componente sia dotato di un senso di disciplina dram­
maturgica e che poi vi si attenga presentando la sua parte.
Mi riferisco al fatto che, mentre da un lato l'attore deve
apparire immerso e infervorato nell 'attività che sta rap­
presentando ed essere esteriormente assorbito dalle sue
azioni in un modo spontaneo e non calcolato, d'altro
lato - dal punto di vista affettivo - egli deve essere
distaccato dalla sua recitazione cosi da essere in grado
di porre rimedio agli incidenti di indole drammaturgica

247
che possono capitare. Egli deve offrire un'esibizione
di partecipazione intellettuale ed emotiva all'attività che
sta presentando, ma non deve lasciarsi realmente tra­
sportare dalla sua parte, poiché questo potrebbe essere
un fattore negativo ai fini del suo contributo alla messa
in scena di una rappresentazione che abbia successo.
Dal punto di vista drammaturgico, un attore è di,
sciplinato quando ricorda la sua parte, evita di commet­
tere gesti non intenzionali, o passi falsi durante la rap­
presentazione, è discreto e non rivela i punti deboli
dello spettacolo divulgandone involontariamente i segreti.
È disciplinato l'attore che ha « presenza di spirito �> e
che può ovviare con tempestività al comportamento inap­
propriato dei suoi compagni di équipe, pur continuando
a dare l'impressione çhe egli sta soltanto recitando la sua
parte. E qualora un 'interruzione della rappresentazione
non possa essere evitata o tenuta nascosta, l'attore disci­
plinato sarà pronto a fornire una ragione plausibile per
sminuire l'elemento di disturbo, una formula scherzosa
per annullarne l 'importanza, o profonde scuse e mani­
festazioni di au to-umiliazione per reintegrare al loro po­
sto nella équipe coloro che ne sono ritenuti i responsabili .
È attore. disciplinato anche colui che possiede « auto-con­
trollo » . Egli è in grado di sopprimere ogni reazione
emqtiva ai propri problemi privati, agli errori dei com­
pagni d'équipe, e al pubblico quando questo provochi
in lui sentimenti d'affetto o di ostilità. Egli è anche
capace di smettere di ridere per questioni che vengono
definite cose serie e di smettere di prendere sul serio
questioni definite come scherzose . In altre parole, egli
riesce a sopprimere i suoi sen timenti spontanei in modo
da dare l ' impressione di aderire alle linee affettive - lo
status quo espressivo - -- definite da11a rappresentazione
della sua équipe, poiché la manifestazione di un senti­
mento proibito può non solo condurre a rivelazioni im­
proprie e alterat·e il consenso operativo, ma può anche
implicitamente a m met tere il pubbl ico allo status di mem­
bro dell'équipe. Infine, l 'a t tore discipli nato ha sufficiente
equilibrio da essere in grado di spostarsi da luoghi pri-

248
vati nei quali regna l'informalità a luoghi pubblici ca­
ratterizzati da vari gradi di formalità, senza permettere
che tali cambiamenti creino in lui alcuna confusione 10•
Forse il punto centrale della disciplina drammatur­
gica è da ravvisarsi nel controllo del proprio viso e della
propria voce. Questa è la prova decisiva dell'abilità di
un attore. La reazione affettiva vera deve essere tenuta
nascosta e al suo posto occorre esibire la reazione affet­
tiva adatta alla situazione. Il « prendere in giro » sembra
che sia un meccanismo informale d'iniziazione spesso
usato dall'équipe per esercitare e saggiare la capacità
dei suoi nuovi membri di « stare allo scherzo », di man­
tenere, cioè, un atteggiamento amichevole, pur non pro­
vandalo. Quando uh individuo supera una tale prova
di controllo dell'espressione - sia che questa gli venga
posta dai suoi nuovi compagni di équipe mediante frizzi
scherzosi, sia dalla necessità imprevista di recitare in
una rappresentazione seria - potrà, da allora in avanti,
proseguire come un attore che può aver fiducia in
se stesso e meritare la fiducia degli altri . Un'ottima
illustrazione di ciò è data in un saggio di Howard S.
Becker sui fumatori di marijuana. Becker sostiene che
il consumatore saltuario di droga ha· una gran paura di
trovarsi, mentre è sotto l'influsso della droga, alla pre­
senza di genitori o compagni di lavoro che si aspettano
da lui una rappresentazione di genere intimo tale da
non poter essere effettuata da un drogato. Sembra che
il consumatore saltuario non diventi un consumatore
abituale fino a quando non si sia reso conto del fatto
che . può essere « su di giri » eppure eseguire senza
tradirsi una rappresentazione davanti a non-fumatori.
Lo stesso problema sorge, forse in forma meno dram­
matica, nella vita delle famiglie quando bisogna de­
cidere in quale momento della loro educazione i giovani
membri dell'équipe possano essere condotti a cerimonie
pubbliche e semi-pubbliche, poiché solo quando il bam­
bino è capace di controllarsi egli diviene un membro del
quale ci si può fidare.

249
3 . Circospezione drammaturgica. Lealtà e disciplina,
nel senso drammaturgico di questi termini, sono attri­
buti richiesti ai componenti dell'équipe per la messa in
scena dello spettacolo. Inoltre sarà molto utile che i
membri dell'équipe sappiano prevedere e programmare in
modo da determinare in anticipo il modo migliore di
mettere in scena uno spettacolo. Occorre prudenza :
quando c'è poca probabilità di essere visti, si può ap­
profittarne per rilassarsi ; quando c'è poca probabilità di
esser messi alla prova, si possono portare alla luce i
fatti cosf come sono e gli attori possono dare pieno
risalto alla loro parte investendola di completa dignità.
Qualora non vengano esercitate attenzione e onestà, è
probabile che avvengano interruzioni; se invece gli at­
tori saranno rigorosamente attenti e onesti, allora non
è probabile che vengano capiti « fin troppo bene » , ma
piuttosto che siano fraintesi, scarsamente compresi, o
limitati in grande misura in ciò che essi possono costruire
con le risorse drammaturgiche a loro disposizione. In
altre parole , nell'interesse dell'équipe si richiederà che gli
attori usino prudenza e circospezione nel mettere in sce­
na lo spettacolo, preparandosi in anticipo a possibili
contingenze e sfruttando le possibilità che rimangono .
L'esercizio, o l 'espressione, della circospezione dramma­
turgica assume forme ben note; alcune di queste tecni­
che di controllo delle impressioni verranno esaminate
qui per esteso.
Ovviamente, una di queste tecniche consiste nella
scelta da parte dell'équipe di membri leali e disciplinati ;
in secondo luogo, è opportuno che l'équipe sappia chia­
ramente in che misura può fare affidamento sulla lealtà
e disciplina del complesso dei suoi membri, perché da
questo dipenderà in gran parte la probabilità di riuscita
della messa in scena e quindi la sicurezza di dare alla
rappresentazione serietà, importanza e dignità.
L'attore circospetto tenterà anche di scegliere il tipo
di pubblico che dia il minimo fastidio in termini dello
spettacolo che egli desidera inscenare e dello spettacolo
che egli non vuole esser costretto ad inscenare. Cosi

250
si dice che gli insegnanti spesso desiderano scolari che
non appartengano né ai ceti piu bassi né ai ceti · piu
elevati, poiché entrambi i gruppi possono rendere - dif­
ficile il mantenere in classe il tipo di definizione della
situazione che esalta il ruolo professionale dell'insegnan­
te 11• Quindi molti insegnanti chiederanno di essere tra­
sferiti a scuole del ceto medio proprio per questi mo­
tivi drammaturgici. Cosf si dice anche che alcune infer­
miere preferiscano lavorare . in sala operatoria anziché
in corsia, poiché in sala operatoria si prendono misure
per assicurare che il pubblico, che consiste di una sola
persona, sia presto dimentico delle debolezze dello spet­
tacolo, permettendo all'équipe che opera di rilassarsi e
dedicarsi agli aspetti tecnici delle azioni piu che a
quelli drammaturgici 12• Una volta che il pubblico sia
addormentato è anche possibile introdurre un « chi­
rurgo fantasma » per eseguire i compiti che altri, pre­
senti, dichiareranno in seguito di aver svolto 13 • Ana­
logamente, se una coppia di coniugi deve esprimere soli­
darietà coniugale nel mostrare stima per gli ospiti, � è
necessario che non inviti persone nei confronti delle
quali nutrono sentimenti diversi l'uno dall'altra 14• Cosi,
pure, sarà utile che un uomo potente e influente che
desideri essere sicuro di poter assumere un ruolo ami­
chevole nei rapporti di ufficio, abbia un ascensore privato
e barriere protettive di impiegati e segretarie, affinché
non possa venire a trovarlo nessuno che egli debba
trattare in modo duro e altezzoso.
È ovvio che un metodo di efficacia automatica per
diminuire i rischi che i membri dell'équipe e del pub­
blico agiscano in modo inappropriato consiste nel li­
mitare il piu possibile le dimensioni di entrambe le
équipes. Ceteris paribus, meno sono i membri e minore
è la possibilità di errori, « difficoltà » e tradimenti. Cosi
i commessi preferiscono avere a che fare con clienti non
accompagnati, dal momento che si ritiene in genere piu
difficile « darla da intendere >> a due persone, che non
a una sola. Cosi pure in alcune scuole esiste una regola
informate secondo la quale nessun insegnante entrerà

251
nell'aula in cui un collega stia tenendo lezione; eviden­
temente si presume probabile che il nuovo attore possa
fare qualcosa che gli occhi attenti della scolaresca vedreb­
bero come incompatibile con l'impressione voluta dal
suo insegnante 15• Comunque ci sono almeno due ragioni
per cui questo espediente di limitare il numero dei
presenti ha, esso stesso, dei limiti . Anzitutto, alcune
rappresentazioni non possono essere messe in scena senza
l'assistenza tecnica di un numero piuttosto elevato di
compagni di équipe. Cosi, sebbene lo stato maggiore
di un esercito sappia bene che piu sono gli ufficiali che
conoscono i piani della prossima fase d'azione, piu sono
anche le possibilità che qualcuno agisca in modo tale da
svelare segreti strategici, pure dovranno essere messi a
parte dei segreti uomini in numero sufficiente a pro­
grammare e organizzare l'operazione. In secondo luogo
sembra che gli individui, in quanto parti di un equipag·
giamento espressivo, siano in qualche modo piu efficaci
delle parti non-umane della scena. Qualora si debba dare
a un individuo un posto di grande risalto nello spetta­
colo, può rendersi necessario l'uso di una vera e propria
« corte ·» affinché si abbia attorno all'attore principale

un'efficace esibizione di adulazione.


Ho suggerito che un attore può salvaguardare il suo
spettacolo limitandosi ai fatti, ma ciò può impedirgli di
mettere in scena uno spettacolo, . molto elaborato. Se si
vuoi mettere in scena senza incidenti uno spettacolo
molto elaborato, può esser piu utile staccarsi dai fatti
piuttosto che aderire ad essi. Un ministro di culto può
mettere in scena una rappresentazione solenne e impo­
nente, proprio perché non vi è nessun modo riconosciuto
per screditare le sue pretese. Analogamente, i profes­
sionisti pensano che i servizi da essi resi debbano venire
giudicati non in base ai risultati raggiunti, ma in base
al modo in cui sono state applicate con profitto le co­
noscenze professionali disponibili e, naturalmente sempre
secondo i professionisti, solo il gruppo dei colleghi
può dare un giudizio di questo genere. Il professio­
nista può quindi impegnare a fondo nella rappresen-

252
tazione tutta la sua importanza e dignità, sapendo che
solo uno sbaglio molto sciocco sarà capace di annullare
l'impressione creata. Cosi il tentativo dei commercian,ti
di ottenere uno status professionale può esser interpre­
tato come un tentativo di acquistare il controllo sulla
realtà che essi presentano ai loro clienti, il che a sua
volta esemplifica come tale controllo renda inutile il com­
portarsi con prudenza e umiltà nel compiere un lavoro.
Sembra che vi sia una relazione tra la modestia im­
piegata e la durata temporale della rappresentazione. Se
il pubblico deve assistere solo a una breve rappresen­
tazione, allora la probabilità di un avvenimento imbaraz­
zante sarà relativamente piccola e non sarà di alcun
pericolo per l'attore - soprattutto in un clima di anoni­
mità - il mantenere una facciata piuttosto falsa'16• Nella
società americana esiste ciò che si chiama « voce aa te­
lefono », una forma cortese di linguaggio che non si usa
nella conversazione faccia a faccia in quanto ciò sareb­
be pericoloso. I n Gran Bretagna, nei tipi di contatto fra
estranei che sono sicuramente molto brevi, e tali da
implicare solo espressioni del tipo : « Per piacere »,
« Grazie », « Scusi » e « Posso parlare con », si sentono

molti piu accenti da public school di quante non siano


le persone che le hanno frequentate. Cosi pure nella
società anglo-americana, la maggior parte delle case
private non possiede un'attrezzatura scenica sufficiente
a mantenere l'impressione di cortese ospitalità nei con­
fronti di ospiti che si fermino per piu di poche ore :
solo nelle case dei ceti medio-elevati e di quelli elevati
troviamo ospiti per un intero week-end, perché è solo in
tali classi sociali che gli attori sentono di possedere una
attrezzatura scenica sufficiente a mettere in scena uno
spettacolo prolungato. Ugualmente, a Shetland Isle, al­
cuni crofters pensavano di poter sostenere uno spet­
tacolo da ceto medio per la durata di un tè, in alcuni
casi di un pranzo e in uno o due casi anche di un
week-end ; ma molti isolani pensavano che una rappre­
sentazione per un pubblico del ceto medio potesse es­
sere messa in scena soltanto in giardino o , ancor meglio,

253
in un locale pubblico, dove gli sforzi e le responsabilità
dello spettacolo potevano essere condivisi da numerosi
compagni di équipe.
L'attore che vuole essere prudente da un punto di
vista drammaturgico dovrà adattare la sua rappresenta­
zione alle condizioni di informazione in cui lo spettacolo
deve esser inscenato . Nella Londra dell'Ottocento, le pro­
stitute non piu giovani che frequentavano per la loro at­
tività solo parchi oscuri affinché la vista dei loro volti
non indebolisse la loro attrazione sul pubblico , mettevano
in atto una strategia persino piu vecchia della loro pro­
fessione 17• Oltre a tençr conto di ciò che può esser
visto, l'attore deve anche prender in considerazione le
conoscenze che il pubblico già possiede sul suo conto.
Maggiori sono le informazioni possedute da parte del
pubblico, meno probabile è che quanto impara durante
l'interazione eserciti un'influenza radicale. D'altra parte,
qualora non vi siano informazioni, possiamo aspettarci
che quelle captate durante l'interazione siano abbastan­
za importanti. Ecco perché, in generale, possiamo aspet­
tarci che gli individui allentino il controllo sulla loro
facciata in presenza di coloro che conoscono da molto
tempo e che invece si irrigidiscano · trovandosi in pre-.
senza di persone nuove. In presenza di persone che
non conosciamo bene sono necessarie rappresentazioni
molto accurate.
Possiamo citare un altro fattore connesso alle comu­
nicazioni. L'attore circospetto dovrà prendere in conside­
razione in che misura il pubblico ha accesso a fonti di
informazioni estranee all'interazione. Per esempio, si dice
che membri della setta indiana dei Thug abbiano dato
le seguenti rappresentazioni all'inizio dell'Ottocento :

In generale essi fingevano di essere mercanti o soldati,


e viaggiavano senza armi allo scopo di allontanare ogni so­
spetto, cosa che dava loro un'eccellente scusa per cercare
di accompagnare i viaggiatori, dato che non v'era niente
di allarmante nel loro aspetto. Per lo piu i Thug erano di
aspetto mite e particolarmente cortesi : questo maschera-
·

254
mento faceva parte dei loro strumenti di lavoro e viaggia­
tori ben armati non esitavano a permettere che questi
banditi si unissero a loro. Fatto con successo questo primo
passo, i Thug si guadagnavano gradualmente la confidenza
delle loro vittime designate con un comportamento umile
e riconoscente, fingendo interesse per i loro affari fino a che
venivano a conoscere bene .anche le particolarità delle loro
case e a sapere se era probabile che qualcuno sentisse la
loro mancanza in caso fossero stati assassinati, e se cono­
scevano qualcuno nelle vicinanze. A volte essi viaggiava­
no insieme alle vittime per lunghi tratti prima che si pre­
sentasse un'occasione adatta al tradimento; si è registrato
il caso di una banda che viaggiò con una famiglia di undici
persone per venti giorni, coprendo dgecento miglia; pri­
ma di riuscire ad assassinare l'intera comitiva senza essere
scoperta 18•

I Thug potevano mettere in scena queste rappre­


sentazioni malgrado che il loro pubblico fosse sempre
in guardia nei confronti di attori del "genere (e condan­
nassero subito a. morte coloro che venivano riconosciuti
come Thug), in parte per via della mancanza di in­
formazioni durante il viaggio. Infatti, una volta che un
gruppo fosse partito per una meta lontana non c'era alcun
modo di controllare l'identità di coloro che incontrava
per via e, qualora fosse accaduto qualcosa alla comitiva du­
rante il tragitto, sarebbero passati mesi prima che essa
fosse considerata in ritardo : a quell'epoca i Thug che ave­
vano inscenato una rappresentazione per i suoi compo­
nenti e poi li avevano uccisi sarebbero stati irraggiungibili .
Ma nei loro villag12;i di origine i membri della setta es­
sendo conosciuti. fissi e in condizione di poter rispon­
dere delle loro colpe, si co mportavano in modo esemplare .
Allo stesso modo, americani circospetti che di solito non
rischierebbero mai di dar luogo a una rappresentazione
fuorviante nei confronti del loro status sociale, possono
tentare di farlo quando si trovino per un breve periodo
in una loca�ità di villeggiatura estiva.
Abbiamo visto che le fonti di informazioni esterne
all'interazione sono uno dei fattori che l'attore circospetto

255
deve prendere in considerazione; le fonti di informazione
interna all'interazione costituiscono un altro di tali fat­
tori. Cosi l'attore circospetto adatterà la sua azione al
carattere degli arredi scenici e dei compiti sulla cui base
egli deve costruire la sua rappresentazione . .J?er esem­
pio, i commercianti di abbigliamento negli Stati Uniti
devono essere relativamente circospetti nel fare asserzioni
esagerate, poiché i clienti possono esaminare e toccare
ciò che vien loro mostrato, ma i venditori di mobili non
hanno bisogno di essere cosi attenti poiché pochi mem­
bri del pubblico sono in grado di giudicare che cosa ci
sia dietro la facciata di vernice e impiallacciatura che
viene loro presentata 19• Nello Shetland Hotel, il perso­
nale aveva una grande libertà per quanto riguardava ciò
che veniva messo .nelle minestre e nei budini, in quanto
è difficile capire esat tamente di che cosa questi siano
fatti. Le minestre, spprattutto, erano facili da metter in
scena ; esse tendevano a essere di natura « additiva » :
gli avanzi di una minestra, piu tutto quello che si tro­
vava in giro , servivano per iniziare la preparazione di
quella per il giorno dopo . Con le carni, la cui vera natura
poteva esserè giudicata piu facilmente, erano possibili
minori libertà ; e per la verità in questo campo gli stan­
dard dello sta!f erano piu rìgidi di quelli degli ospiti della
terraferma, poiché ciò che sapeva di « passato » al palato
degli isolani, poteva sembrare invece « ben frollato » a
quello dei visitatori. Cosi pure nell'isola c'è una tradi­
zione che consente ai crofters di una certa età di fin­
gere di essere malati per evitare i lavori pesanti attribuiti
a ogni adulto, dal momento che è altrimenti inconcepibile
che una persona sia cosi vecchia da non poter lavorare .
Si dava per scontato che i medici dell'isola - sebbene
quello attuale non collaborasse troppo in questo sen­
so - si attenessero al principio che nessuno può sapere
con sicurezza quali malattie si nascondono nel corpo
umano e che quindi si limi tassero cortesemente a dia­
gnosticare in modo esatto disturbi visibili esternamente.
Allo stesso modo, se una casalinga vuole mostrare che
essa mantiene certi standard di pulizia, è probabile che

256
essa concentri la sua attenzione sulle superfici in vetro
del soggiorno ( perché · è facile vedere se un vetro è
sporco) prestando invece minore attenzione al tappeto
-· piu scuro e meno rivelatore - che può esser stato
scelto in base al principio che « i colori scuri tengono
lo sporco » . Per lo stesso principio un artista non deve
preoccuparsi molto delle condizioni del suo studio : in
effetti lo studio di un artista è diventato lo stereotipo
del luogo nel quale coloro che lavorano nel retroscena
non si preoccupano di chi li vede e delle condizioni in
cui sono visti, in parte perché il pieno valore del pro­
dotto dell'artista può, o almeno dovrebbe, essere im­
mediatamente percepibile. I ritrattisti, d'altra parte, devo­
no promettere di rendere le pose piacevoli e tendono
a servirsi di studi relativamente attraen ti, dall'aspetto
sontuoso, a mo' di garanzia delle promesse fatte. Pari­
menti troviamo che i truffatori devono usare facciate
personali elaborate e meticolose e spesso progettare me­
ticolose ambientazioni sociali, non tanto perché essi
vivono di menzogne ma perché per farla franca con
attività truffaldine su grande scala devono averè a che
fare con persone che siano e rimangano estranee e far
si che i singoli rapporti siano conclusi nel piu breve
tempo possibile. Il vero uomo d'affari che volesse con­
cludere un accordo in buona fede in circostanze del
genere dovrebbe essere altrettanto meticoloso nell'espri­
mersi, poiché è proprio in tali circostanze che i poten­
ziali contraenti studiano attentamente il carattere di
coloro che fanno un'offerta. In breve, poiché un com­
merciante disonesto deve truffare i « clienti » proprio
in circostanze in cui questi si rendono conto che po­
trebbero essere vittime di una truffa, egli dovrà stare
molto attento a non dare l'impressione di poter es­
sere ciò che in effetti è, proprio come un commercian­
te onesto - nelle stesse circostanze - dovrà evitare
attentamente di dare l'impressione di poter essere ciò
che invece non è.
È chiaro che occorrerà la massima cautela in quelle
situazioni in cui dalla condotta dell'attore potranno sca-

257
turire conseguenze per lui particolarmente importanti :
il migliore esempio di una situazione del genere è co­
stituito dalle interviste per l'assunzione a un posto di
lavoro. Spesso l'intervistatore dovrà prendere decisioni
di grande importanza per l'intervistato sulla sola base
delle informazioni ottenute dalla rappresentazione da
questi messa in scena . È probabile che l'intervistato sen­
ta - e a buon diritto - che a ogni sua azione sarà dato
un significato simbolico molto rilevante e che quindi
si prepari con cura alla rappresentazione. In· tali occa­
sioni ci aspettiamo che egli presti grande attenzione al
suo aspetto e atteggiamento, non solo per creare una
impressione favorevole, ma anche per avere un margine
di sicurezza e prevenire ogni impressione sfavorevole
che potrebbe essere involontariamente trasmessa . Pos­
siamo richiamare un altro esempio : quelli che lavorano
nel campo della radiodiffusione - e soprattutto delle
trasmissioni televisive - sanno perfettamente che la
impressione che essi danno in un particolare momento
avrà effetto sull'opinione che la gran massa del pub­
blico si farà su · di loro, ed è proprio in questo settore
dell'industria delle comunicazioni di massa che si fa gran­
de attenzione a dare l'impressione giusta e si teme an­
siosamente che l'impressione data possa non essere ap­
propriata. L'intensità di queste preoccupazioni trova
espressione negli umilianti trattamenti cui attori di gran­
de importanza si sottopongono per ottenere l'impressio­
ne desiderata : membri del parlamento si lasciano truc­
care e consigliare sull'abito da indossare ; pugili profes­
sionisti si abbassano a esibizioni da lotta libera , invece
di impegnarsi seriamente in una ripresa 20•
La circospezione degli attori si esprime anche nel
modo in cui essi si comportano auando è loro per­
messo di allentare il controllo sulle apparenze. Solo
quando un gruppo è fisicamente lontano dal pubblico
che lo controlla ed è improbabile una visita di sorpresa
è possibile un gran rilassamento. Cosf leggiamo che
durante l'ultima guerra alcune piccole basi della mari­
na americana, situate in isole del Pacifico, erano mandate

258
avantl m maniera molto informale, mentre si rendeva
necessario un ritorno a un comportamento militarmen­
te piu corretto quando il personale veniva trasferito
in luoghi dove era piu probabile che si aggirassero mem­
bri del pubblico 21 • Quando i controllori hanno facile
accesso al posto dove l'équipe svolge il suo lavoro,
allora il grado di rilassamento possibile dipenderà dal­
l'efficienza e sicurezza del sistema di allarme di cui
dispone. Bisogna notare che un completo rilassamento
richiede non solo un sistema di allarme, ma anche un
notevole lasso di tempo fra l'allarme e la visita, poi­
ché il gruppo potrà rilassarsi solo nella misura in cui
riuscirà a ricomporsi durante tale intervallo. Cosi, quando
un'insegnante esce per un 'momento dalla sua classe, gli
scolari possono assumere posizioni scorrette e iniziare
conversazioni a bassa voce, poiché queste trasgressioni
possono esser corrette entro i pochi secondi di preav­
viso che gli scolari hanno del ritorno dell'insegnante;
ma sarà poco probabile che gli allievi riescano a fu­
mare di nascosto una sigaretta, perché l'odore del fumo
non è cosa di cui ci si possa sbarazzare rapidamente. È
interessante rilevare che, come altri attori, anche gli
scolari si divertono a correre rischi allontanandosi appo­
sta dai loro banchi, cosi che quando arriva l'allarme do­
vranno correre difilato al loro posto per non essere
colti in flagrante. Qui, naturalmente, può divenire im­
portante la natura del terreno. A Shetland Isle, ad
esempio, non c'erano alberi che ostruissero la veduta
e le case erano lontane le une da1le altre. I vicini aveva­
no il diritto di scambiarsi visite ogni qualvolta si trova­
vano nei paraggi di una abitazione, ma era in genere
possibile vederli arrivare già alcuni minuti prima del
loro ingresso in casa. Gli onnipresenti cani accentua­
vano in genere questo avvertimento visivo, accompa­
gnando con i loro latrati . il visitatore fin quasi dentro
casa. Era quindi possibile una completa distensione
perché vi erano sempre alcuni provvidenziali minuti
per rimettere in ordine la seena. Con un tale avverti­
mento, naturalmente, il bussare alla porta non aveva piu

259
una delle sue funzioni prìncipali e i crofters non si
scambiavano tali segni di cortesia ; comunque alcuni ave­
vano l'abitudine di stropicciare un poco i piedi, prima di
entrare, a mo' di avvertimento finale. Le case il cui porto­
ne si apre solo quando l'occupante preme un bottone dal­
l'interno offrono una garanzia di ampio preavviso del
genere e permettono quindi una distensione di pari
completezza.
Vorrei indicare un altro modo nel quale si esplica
la circospezione drammaturgica. Quando delle équipes
vengono in contatto diretto, possono capitare miriadi di
incidenti secondari capaci di produrre un'impressione
genera1e incongruente con quella voluta. Questa in­
certezza espressiva è una caratteristica fondamentale
dell'interazione faccia a faccia. Si può far fronte a que­
sta difficoltà - lo abbiamo già detto - scegliendo
compagni di équipes che siano disciplinati e non reci­
tino le loro parti in modo goffo, maldestro o imbaraz­
zato . Un altro metodo per ottenere lo stesso risultato
è qudlo di prepararsi in anticipo a ogni sorta di eve­
nienza . Un'applicazione di questa strategia consiste nel
preparare, prima dell'evento, un programma completo
indicando l'ordine esatto di svolgimento degli interventi.
In ta] modo possono essere evitate confusioni e inter­
ruzioni e di conseguenza· anche le impressioni che tali
intoppi potrebbero trasmettere al pubblico. (Vi è na­
turalmente un pericolo. Una rappresentazione basata
su di un copione completo - come accade nella mes­
sa in scena delle rappresentazioni teatrali - è molto
efficace a patto che nessun avvenimento sfavorevole
scompigli la sequenza prevista di dichiarazioni e di atti.
Infatti, una volta che questa sia stata alterata, gli
attori possono non essere in grado di ritrovare lo
spunto che rende loro possibile riprendere la rappre­
sentazione da] punto in cui la sequenza è stata interrotta.
Gli attori che recitano con un copione, quindi, possono
venirsi a trovare in posizione peggiore di quella in cui
si trovano quanti rappresentano uno spettacolo meno or­
ganizzato). Un'altra applicazione di questa tecnica di pro-

260
grammazione consiste nel dare per scontato il fatto che
avvenimenti di nessuna importanza sostanziale (quali chi
debba entrare per primo in una stanza o chi debba stare
seduto accanto alla padrona di casa) saranno considerati
espressioni di riguardo, e nel distribuire consapevolmente
questi privilegi sulla base di criteri di valutazione tali
da non offendere nessuno dei presenti, come l'età, l'ap­
prossimativa anzianità di rango, il sesso, lo status ceri­
moniale temporaneo, ecc. Cosi, secondo un punto di ·vista
di notevole importanza, il protocollo non costituisce tanto
un mezzo per esprimere valutazioni durante l'interazione,
quanto un meccanismo per « scaricare >> espressio­
ni dotate di un potenziale di disturbo in modo che
divengano accettabili (o innocue) dai presenti. Una terza
applicazione consiste nel provare l'intera routine, cosi
che gli attori possano acquistare pratica delle loro parti e
le contingenze impreviste capitino in circostanze che per­
mettano di porvi rimedio. Una quarta applicazione con­
siste nell'illustrare in anticipo al pubblico il tipo di rea­
zione che deve avere di fronte allo spettacolo. Quando
ha luogo questo genere di « addestramento », natural­
mente, diventa difficile distinguere chi faccia parte del
pubblico e chi siano gli attori. Una cospirazione di que­
sto tipo ha soprattutto luogo quando lo status del­
l'attore è di natura estremamente sacra ed egli non può
essere abbandonato alla mercé delle reazioni spontanee del
pubblico . In Gran Bretagna, ad esempio, le signore che
devono esser presentate a corte ( e che possono essere con­
siderate come il pubblico degli attori regali ), sono accu­
ratamente istruite in precedenza circa il tipo di abito da
indossare, il tipo di macchina sulla quale arrivare, la rive­
renza da eseguire e cosa dire.

Tecniche di protezione.

Ho indicato i tre attributi che sono necessari ai


membri dell'équipe per assicurare il buon funzionamento
di questa, e precisamente la lealtà, la disciplina e la cir-

26 1
cospezione. Ognuno di questi elementi trova espressione
in molte tecniche standardizzate di difesa per mezzo delle
quali un gruppo di attori può salvare la propria rappre­
sentazione. Abbiamo già passato in rassegna alcune di
queste tecniche di controllo delle impressioni : altre -
come le tecniche che permettono di controllare l'accesso
al retroscena e alla ribalta - sono state discusse nei ca­
pi toli precedenti. In questa parte dello studio intendo
sottolineare il fatto che. per lo piu, tali tecniche di difesa
diretta al controllo delle impressioni trovano una contro­
partita nel fatto che il pubblico e gli estranei tendono ad
agire con ratto e cau tela cosf Ja aiutare gli attori a sal­
vaguardare il loro spettacolo. Poiché in genere si sotto­
valuta la di pendenza degli attori dalla protezione del
pubblico e degli estranei , passeremo in rassegna in questo
paragrafo alcune delle tecniche protettive piu comune­
mente impiegate, anche se, da un punto di vista analitico ,
ogni tecnica di protezione dovrebbe esser presa in consi­
derazione assieme aila corrispondente tecnica di difesa.
In primo luogo, bisogna che sia chiaro il fatto che
l 'accesso al retroscena e alla ribalta di una rappresenta­
zione è controllato non solo dagli attori, ma anche da
altri. La gente, di sua iniziativa, non penetra in quei
luoghi in cui non sia stata invitata. ( Questo tipo di tatto
nei confronti di un luogo corrisponde alla « discrezione » ,
cioè come abbiamo già detto al tatto dimostrato nei con­
fronti di fatti) . Qualora gli estranei si rendano conto che
stanno per entrare in tale territorio, spesso daranno a
quanti vi siano già presenti un preavviso - sotto forma
di un messaggio, con un colpo alla porta o u n colpetto
di tosse - cosf che l'intrusione possa esser rimandata, se
necessario, o l'ambientazione possa essere rapidamente
messa in ordine ed espressioni appropriate possano essere
fissate sui volti dei presenti 22• Questo tipo di tatto può
presentarsi in varianti di grande eleganza. Cosi, quando
ci si deve presentare ad un estraneo per mezzo di una
lettera di introduzione, è considerato cortese far perve­
nire la lettera al destinatario prima di comparire in ef­
fetti alla sua presenza. Il destinatario della lettera ha

262
cosi modo di decidere che tipo di accoglienza dare al
portatore di essa e ha tempo di studiare un atteggia­
mento espressivo appropriato per l'occasione 23•
Osserviamo spesso che, quando l'interazione deve a­
ver luogo alla presenza di estranei, questi dimostreranno
il loro tatto comportandosi in una maniera disinteressata,
disimpegnata, distratta, cosi che, se non è possibile un
isolamento fisico dovuto all'esistenza di pareti o di note­
voli distanze , si possa perlomeno ot tenere un effetto
simile per mezzo di convenzioni. Cosi quando due
gruppi di persone si trovano a tavoli adiacenti di un ri­
storante, è scontato che nessuno dei due sfrutterà la pos­
sibilità di ascoltare la conversazione dell'altro.
Le norme che regolano il disinteresse diplomatico e
la privacy che ne deriva variano naturalmente da una
società all'altra e da una subcultura a un'altra. Nel ceto
medio della società anglo-americana ci si aspetta che
la gente non metta in pubblico il naso negli affari degli
altri e badi ai propri . È solo quando a una donna cade
di mano un pacchetto, o un automobilista ha un guasto
in mezzo alla strada, o un bambino lasciato solo in
carrozzina si mette a piangere, che individui del ceto
medio si ritengono in diritto di infrangere momenta­
neamente i muri che li circondano. A Shetland Isle
esistono regole diverse. Se a qualcuno capita di vedere
altri isolani impeghati in un lavoro ci si aspetta che
egli dia una mano, specialmente se il lavoro è abbastanza
breve ma faticoso. Tale forma di aiuto reciproco spon­
taneo è data per scontata ed è espressione semplice­
mente del comune status di conterraneo.
Una volta che il pubblico sia stato ammesso a una
rappresentazione, la necessità · di dimostrare tatto non
viene meno. Vediamo che esiste un'elabora ta etichetta
per mezzo della quale i componenti del pubblico si
orientano. Questa richiede che si prestino sufficiente
interesse e attenzione, che si mantenga il controllo della
propria rappresentazione in modo da non introdurvi trop­
pe contraddizioni, interruzioni o richieste di attenzio­
ne, che ci si astenga da tutti quegli atti o quelle di-

26.3
chiarazioni che potrebbero dar luogo a un passo falso
e, soprattutto, che si cerchi di evitare ogni scena. Tali
dimostrazioni di tatto da parte del pubblico sono tal­
mente diffuse che possiamo aspettarci di trovarle an­
che presso quegli individui - noti per la loro con­
dotta fuorviante - che sono pazienti di ospedali psi­
chiatrici . In proposito, ecco . quanto riferisce un gruppo
di ricerca :

Un'altra volta lo staff, senza discuterne con i pazienti,


decise di organizzare per loro una festa nel giorno di san
Valentino. Molti dei pazienti non avevano voglia di andarci ,
ma finirono per partecipare comunque, poiché non volevano
offendere le allieve infermiere che avevano organizzato la
festa. I giuochi organizzati dalle infermiere erano a un
livello molto elementare ; molti pazienti si sentivano scioc­
chi nel partedparvi e furono ben contenti quando, finita
la festa, poterono tornare a dedicarsi ad attività di loro
scelta 24•
In un altro ospedale psichiatrico fu osservato che quan­
do le organizzazioni di certi gruppi etnici formavano co­
mitati femminili per organizzare balli per i pazienti nel
padiglione della Croce Rossa dell'ospedale - e offrivano
in tal modo un'esperienza di lavoro di beneficenza ad alcune
delle loro figlie meno dotate - il rappresentante dell'ospe­
dale qualche volta riusciva a convincere alcuni dei pazienti
a ballare con queste ragazze , al fine di dare l'impressi�ne
che le visitatrici concedevano la loro compagnia a persone
piu bisognose di loro stesse 2s.

Quando gli attori fanno un passo falso, mostrando


una palese incongruenza fra l'impressione che vogliono
dare e la realtà, il pubblico può diplomaticamente « non
vedere » la svista o accettare prontamente la scusa che
viene offerta. E quando gli attori hanno momenti di
crisi, può avvenire che tutto il pubblico si metta tacita­
mente d'accordo per aiutarli . Cosf, quando negli ospe­
dali psichiatrici un paziente muore in un modo che
contraddice quell'impressione di cure efficaci che lo
staff cerca di dare, glì altri pazienti, in genere piu che
disposti a crear guai per lo staf/, possono manifestare

264
il loro tatto stipulando una specie di tregua d'armi,
e ·aiutan�o con gran delicatezza a dare l'impressione
del tutto infondata che essi non hanno capito il signi­
ficato di quello che è successo 26• Analogamente al mo­
mento di un'ispezione - sia questa in una scuola, nelle
caserme, " in ospedale o a casa - è probabile che il pub­
blico si comporti in maniera esemplare, cosi che gli attori,
oggetto dell'ispezione, possano inscenare uno spettacolo
modello. In tali occasioni, i confini che dividono le
varie équipes tendono leggermente e momentaneamente
a spostarsi, cosi che quanti fanno l'ispezione - ispet­
tore, generale, direttore o . ospite che siano - si tro­
veranno davanti, coalizzati, attori e pubblico .
Può esser citato un ultimo esempio di tatto nei con­
fronti dell'attore : quando questi è notoriamente un prin­
cipiante, e quindi soggetto piu del normale. a errori
imbarazzanti, il pubblico spesso mostra speciale con­
siderazione trattenendosi dal creare quelle difficoltà che
potrebbe altrimenti provocare.

Il pubblico è spinto ad agire con tatto a causa di una


immediata identificazione con gli �tttori, o per il desiderio
di evitare una scenata, o infine per ingraziarsi gli at tori
cosi da poter chiedere loro favori. Forse quest'ultima è
la spiegazione preferita. Cosi sembra che le donne di
strada di successo siano quelle che sono capaci di dimo­
strare un apprezzamento per il comportamento dei loro
clienti, confermando in tal modo sul piano drammatur­
gico la triste realtà che le innamorate e le mogli non
sono le sole componenti del loro sesso a doversi impe­
gnare nelle forme superiori della prostituzione:

Mary Lee diçe che non fa niente per Mr. Blakesee che
non faccia anche per gli altri clienti ricchi.
« Faccio quello che so loro vogliono : gli faccio credere
che sono tutta matta di loro. A volte agiscono come ra­
gazzini che giuocano : Mr. Blakesee è uno di questi ; fa
.

l'uomo delle caverne : viene al mio appartamento, mi prende


fra le braccia e mi tiene fino a che crede di avermi fatta
soffocare. È un disastro! Dopo che h� fatto all'amore con
me, gli devo dire : " Tesoro, mi hai fatto cosi felice da farmi

26 5
piangere ! " . Non si crederebbe che un uomo adulto voglia
giuocare in questo modo. Ma invece a lui piace, e non
solo a lui : quasi a tutti i ricchi ».
Mary Lee è talmente convinta che il suo pezzo forte
negli affari con i clienti sia la sua capacità di agire spon­
taneamente, che di recente si 6 sottoposta .a un'operazione
per evitare gravidanze. Lo considera un investimento per
la sua carriera 27..

Ma di nuovo, anche a questo proposito, lo schema


analitico adopera to in questo studio si rivela limitato :
infatti queste dimostrazioni di tatto da parte del pubblico
possono diventare piu elaborate della rappresentazione
nei confronti della quale costituiscono una reazione.
Desidero aggiungere un'ultima osservazione a pro­
posito del tatto. Ogni volta che il pubblico dimostra
tatto, sorge la possibilità che gli attori se ne rendano
conto. Quando questo si verifica, si presenta l'ulteriore
possibilità che il pubblico si renda conto del fatto che
gli attori sanno di essere oggetto della sua dimostra­
zione di tatto. E allora, a loro volta, gli attori potranno
rendersi conto del fatto che il pubblico sa che gli attori
sanno di essere protetti dal tatto del pubblico. Qualora
esista un tale stato di cose, si arriverà a un momento
della rappresentazione in cui l'individualità dell'équipe
verrà meno, per essere · momentaneamente sostituita da
uno scambio di sguardi attraverso il quale ogni équipe
apertamente comunica all'altra ciò che essa sa . In tali
occasioni l'intera struttura drammaturgica dell'intera­
zione sociale è improvvisamente e crudamente messa a
nudo, e la linea che separa le due équipes momenta­
neamente sparisce. Sia che una tale intimità provochi
riso o vergogna, è probabile che le équipes riprendano
rapidamente possesso dei personaggi previsti per la rap­
presentazione.

Tatto di fronte al tatto.

È stato detto che il pubblico contribuisce in maniera

266
significativa allo svolgimento dello spettacolo , dimostran­
do tatto o mettendo in atto accorgimenti protettivi nei
confronti degli attori. È evidente che se il pubblico deve
dimos trare tatto nei confronti degli attori, questi devono
comportarsi in modo da rendere possibile una tale forma
di aiuto. Ciò richiederà un tipo particolare di disciplina e
circospezione. Ad esempio, abbiamo già notato come gli
estranei che vogliono essere discreti, trovandosi nella
posizione di sorprendere un'interazione non rivolta a
loro, possono diplomaticamente mostrare di non avervi
fatto attenzione. Per collaborare a questa manifestazio­
ne di tatto, gli attori che si rendono conto della pos­
sibilità che le lorò conversazioni possano giungere al­
l'orecchio di estranei , possono omettere tutto ciò che
richiederebbe l 'adozione di una tale manifestazione di
diplomazia da parte degli estranei stessi , ma allo stesso
tempo possono introdurre un certo numero di dettagli
confidenziali, sia pure di secondaria importanza , per
far vedere che essi non diffidano della scenà di ritira­
ta fatta dagli estranei. Analogamente, se una segretaria
deve dire con tatto a un visitatore che la persona ché
egli desidera vedere non c'è, sarà opportuno che il visi­
tatore si allontani dal tavolo della segretaria, cosi da non
sentire ciò che vien detto ad essa dalla persona che do­
vrebbe essere assente.
Vorrei concludere facendo cenno a due strategie ge­
nerali che riguardano il tatto di fronte al tatto. Anzitutto
l'attore deve esser ben attento a cogliere i minimi sug­
gerimenti e a seguirli poiché è attraverso questi che
il pubblico può avvertirlo del fatto che il suo spettacolo
è inaccettabile e che egli farà meglio a modificarlo se
vuole salvare la situazione. In secondo luogo, se l'attore
deve distorcere comunque i fatti, deve almeno farlo
secondo le regole della rappresentazione fuorviante:
non deve, cioè, mettersi in una posizione da cui persino
la scusa meno convincente e il pubblico piu cooperante
non possano districarlo. Nel dire una cosa non vera,
l'attore deve quindi far sf che nella sua voce sia per­
cepibile una sfumatura scherzosa , cosf che se viene sco-

267
perto, possa rinnegare ogni pretesa di serietà, dicendo
che stava solo scherzando. Nel dare una rappresentazione
fuorviante della sua apparenza fisica, l'attore è anche
obbligato a usare un metodo che permetta una scusa
innocente. Cosi, gli uomini dall'incipiente calvizie che
portano un cappello dentro e fuori casa, sono piu o
meno scusati, poiché può darsi che abbiano un raffred­
dore, che abbiano semplicemente dimenticato di togliersi
il cappello, o che possa piovere anche nei luoghi piu
impensati; un tupé, invece, non offre nessuna scusa
a chi l'indossa e rende impossibile al pubblico di tro­
vare giustificazioni. In effetti, dal nostro punto di vista,
l'impostore - al quale abbiamo già accennato in pre­
cedenza - può essere definito come colui che rende
impossibile al proprio pubblico di dimostrare tatto in
occasione di rappresentazioni fuorvianti percepite.
Anche se gli attori e il pubblico impiegano tutte
queste tecniche di controllo delle impressioni - e molte
altre ancora - sappiamo, naturalmente, che capitano
incidenti, e che spiragli su ciò che avviene dietro le quinte
di una rappresentazione vengono inavvertitamente aperti
agli occhi del pubblico. In tali casi, gli spettatori talvolta
imparano un'importante lezione, di maggior importanza
per loro del piacere aggressivo che possono ricavare dallo
scoprire i segreti oscuri, vincolanti, interni o strategici di
qualcuno : possono scoprire, cioè, una fondamentale ugua­
glianza che è in genere ben celata. Sia che il personaggio
che viene presentato . sia serio o spensierato, di status
elevato o umile, l'individuo che lo presenta verrà visto
per quello che egli per lo piu è : un attore solitario intento
a una frenetica attività per metter in scena la sua rap­
presentazione. Dietro alle molte maschere e ai molti per­
sonaggi, ogni attore tende a avere un solo aspetto, un
aspetto nudo, non socializzato, di concentrazione; l'aspet­
to di qualcuno impegnato in un compito difficile e tradi­
tore. La de Beauvoir, nel suo libro sulle donne, ce ne
dà un esempio :

E malgrado tutta là sua prudenza è vittima di disgrazie:

268
una goccia di vino cade sul suo vestito, una sigaretta lo
brucia; alllora scompare la creatura di lusso e di festa che
si pavoneggiava sorridendo per il salotto: prende l'aspetto
serio e duro della massaia; si scopre all'improvviso che il suo
vestito non era uno zampillo, un fuoco d'artificio, uno splen­
dore gratuito e transitorio destinato ad illu_minare genero­
samente un istante: è una ricchezza, un capitale, un impe­
gno di danaro ; è costato dei sacrifici ; la sua perdita è un
disastro irreparabile. Macchie, strappi, vestiti sbagliati, per­
manenti mal . riuscite sono catastrofi ancora piu gravi di un
arrosto bruciato o di un vaso rotto : perché la donna ambi­
ziosa non si è soltanto alienata nelle cose, si è voluta cosa,
e si sente in pericolo nel mondo senza intermediario. I rap­
porti che ha con sarta e modista, le sue impazienze, le sue
esigenze esprimono la sua serietà e la sua mancanza di si­
curezza. Il vestito riuscito crea in lei il personaggio del suo
sogno; ma in .un abito sbiadito, mal riuscito, si sente di­
minuita 28.

Sapendo che il suo pubblico è capace di formarsi


cattive impressioni di lui, l'individuo può vergognarsi di
un atto onesto e benitenzionato solo perché il contesto'
della sua rappresentazione offre delle impressioni false
e negative. Provando questa vergogna ingiustificata, può
pensare che i suoi sentimenti siano visibili; ritenendo
di essersi scoperto, pensa che la sua apparenza confermi
le conclusioni errate · nei propri confronti. L'individuo
può rendere la situazione ancor piu precaria effettuando
quelle manovre difensive che adopererebbe se fosse ve­
ramente colpevole. In tal modo è possibile per tutti
noi diventare temporaneamente ai nostri occhi esatta­
mente come pensiamo che gli altri possano immaginarci
nella peggiore delle ipotesi.
E nella misura in cui l'individuo rappresenta davanti
ad altri uno spettacolo al quale egli non crede, finisce con
il provare uno speciale tipo di alienazione nei propri con­
fronti e uno speciale tipo di sospetto verso gli altri.
Come una studentessa universitaria americana ha di­
chiarato :

A volte, quando sono fuori con un ragazzo, mi faccio

269
passare pt:r stupida, rnà mì rimane un sapore amaro m
bocca. Le emozioni sono complesse. Una parte di me si
diverte a prendere in giro l'uomo che nulla sospetta. Ma
questo senso di superiorità nei suoi confronti è misto
a un senso di colpa per la mia ipocrisia. Verso il ragazzo
sento un certo disprezzo, perché si è lasciato ingannare
dalla mia tecnica e, se si tratta di qualcuno che mi piace,
provo una specie di condiscendenza materna. A volte mi fa
rabbia ! Perché non è superiore a me cosi come dovrebbe
essere un uomo, di modo che io possa essere veramente me
stessa? E che ci sto a fare qui con lui, comunque? Una
visita di beneficenza?
E la cosa buffa è che non penso che il ragazzo sia
sempre tanto ingenuo. Può accorgersi della verità, e sen­
tirsi a disagio nella relazione. « A che giuoco giuochiamo?
Lei mi sta prendendo in giro, o i suoi complimenti sono
seri? È rimasta veramente colpita da quel mio discorsetto
o ha solo fatto finta di non saper niente di politica? ».
Una o due volte mi è sembrato che fossi io la persona
presa in giro: il ragazzo si era accorto dei miei giochetti
e mi disprezzava per essermi abbassata a tanto .29•

Condividere con al tri i problemi della messa in sceua,


preoccuparsi per come le cose appaiono, sentirsi colpe­
voli con o sènza giustificazione, nutrire ambivalenza nei
propri confronti e in quelli del pubblico : questi sono al­
cuni degli elementi drammaturgici della situazione umana�

NOTE AL CAPITOLO SESTO

t Ponsonby, op. cit., p. 351 .


l The Laws of Etiquette, Philadelphia, Carey, Lee & Blan­
chard, 1836, p. 101.
3 The Canons of Good Breeding, p. 80.
4 Hecht, op. cit., p. 81. Citazione da Daniel Defoe, The
Maid-Servant's Modest Defense.
5 Hecht, op. cit., p. 208.
6 Ibidem, p. 208.
7 Ibidem, p. 208.
8 Naturalmente questo tipo · di <� tradimento » è del tu.ttq

270
normale in certe istituzioni commerciali dove il cliente riceve un
trattamento « di favore >> da parte di un commesso che sostiene:
di agire in questo modo per procacciarsi un cliente personale
fisso.
9 Charles Hamilton, Men o/ the Underworld, New York,
Macmillan, 1952, p. 222.
10 Per esempio, si veda Page, op. cit., pp. 91-92.
1 1 Becker, Social Class Variations. . , cit., pp. 461-62.
12 Rapporto di ricerca non pubblicato di Edith Lentz. Si
.

può rilevare che la prassi talvolta adottata di trasmettere musica


per mezzo di una cuffia radiofonica ad un paziente sottoposto ad
un'operazione senza anestesia generale, costituisce un mezzo effi­
cace per distrarlo dai discorsi dell'équipe che sta eseguendo
l'operazione.
13 Solomon, op. cit., p. 108.
14 Questo argomento è trattato da Mary McCarthy in una
novella, A Friend of the Family, ristampato in Mary McCarthy,
Cast a Cold Eye, No.w York, Harcourt Brace, 1950.
15 Becker, The Teacher in the Authority System of the Public
School, cit., p. 139.
16 Nelle imprese di servizi che comportano rapporti comuni

brevi ed anonimi gli addetti divengono abilissimi nell'individuare


quella che considerano una simulazione. Comunque, siccome
la loro posizione è definita dal loro ruolo di addetti al servizio,
non possono facilmente ricambiare simulazione con- simulazione.
Contemporaneamente, quei clienti che sono quello che dicono di
essere, talvolta avvertono che colui che rende il servizio può
non rendersene conto. Il cliente può allora provare vergogna
perché si sente come si sentirebbe se egli fosse tanto falso quanto
appare.
17 Mayhew, op. cit., vol. IV, p. 90.
18 Sleeman, op. cit., pp. 25-26.
19 Conant, op. cit., p. 169, fa questa osservazione.
20 Si veda la rubrica settimanale di John Lardner in « News­
week », 22 febbraio 1954, p .59.
21 Page, op. cit., p. 92.

il2 Talvolta le domestiche sono abituate a entrare in una


stanza senza bussare all'Qscio o a entrare subito dopo aver
bussato forse in base al ragionamento che esse sono non-persone,
davanti alle quali coloro che si trovano nella stanza non hanno
bisogno di mantenere pretese o disponibilità all'interazione. Le
casalinghe che siano in rapporto di amicizia, entreranno nelle
rispettive cucine con simile libertà, sottolineando con ciò il fatto
che esse non hanno da nascondere niente l'una all'altra.
23 Esquire Etiquette, cit., p. 73.
24 William Caudill, Frederick C. Redlich, Helen R. Gilmore
e Eugene B. Brody, Social Structure and Interaction Processes
on a Psychiatric Ward, in « American Joumal of Orthopsychia-

271
try », XXII ( 195 1 ), pp. 321-22.
25 Studio dello scrivente, 1953-54.
26 Si veda Taxel, op. cit., p. 1 1 8. Q uando due équipes cono­
scono un fatto imbarazzante ed ognuna sa che l'altra lo sa, e
però nessuna delle due apertamente l'ammette, abbiamo. un esem­
pio di quello che Robert Dubin ha chiamato (( organizational
fictions ». Si veda Dubin, op. cit., pp. 341-45.
il7 Murtagh e Harris, op. cit., p. 165. Si vedano anche le
pp. 161-67.
2B De Beauvoir, op. cit., pp. 3 1 8-19.
29. Komarovsky, op. cit., p. 188.

272
Conclusione

Lo schema di riferimento.

Un'istituzione sociale è un luogo circondato da bar­


riere permanenti tali da ostacolare la percezione, entro
il quale si svolge regolarmente un certo tipo di atti­
vità. Ho detto che ogni istituzione sociale può essere
utilmente studiata dal punto di vista del controllo delle
impressioni. Entro le mura di un'istituzione troviamo
un'équipe di attori che cooperano per presentare al pub­
blico una certa definizione della situazione. Questo com­
porta la concezione della propria équipe e Jel pubblico
e postula un ethos che deve essere mantenuto per mezzo
di norme di educazione e decoro. Spesso troviamo una
divisione fra retroscena - dove la rappresentazione di
una routine viene preparata - e ribalta - dove la rap­
presentazione è presentata. L'accesso a questi territori è
controllato in modo da non permettere ad estranei di
entrare in una rappresentazione che non è rivolta a loro.
Tra i membri dell'équipe tende ad instaurarsi un senso
di familiarità e di solidarietà e tutti tengono nascosti
quei segreti che potrebbero rovinare lo spettacolo. At­
tori e pubblico, tacitamente d'accordo, agiscono come
se fra loro esistesse un certo grado di antagonismo e
di concordia: generalmente, ma non sempre, la seconda
è accentuata e il primo sottaciuto. Il consenso operativo
che ne emerge tende a esser contraddetto dall'atteggia­
mento che gli attori esprimono nei confronti del pubblico
assente e dalle comunicazioni che esulano dalla parte rap­
presentata che gli attori trasmettono, sia pure con estrema
cautela, anche in presenza del pubblico. Vediamo che
esistono ruoli incongruenti : alcuni degli individui che a
prima vista appaiono essere compagni di équipe, o mem-

273
bri del pubblico, o estranei, sono in possesso di informa­
zioni relative alla rappresentazione e ai rapporti con
l'équipe che non sono facilmente visibili e che complicano
il problema di mettere in scena uno spettacolo. Talvolta
si verificano degli incidenti, a seguito di gesti non in­
tenzionali, passi falsi e scene che screditano o contrad­
dicono la definizione della situazione proiettata. La mi­
tologia dell'équipe si nutre da questi avvenimenti di­
struttivi. Troviamo che attori, pubblico ed estranei, uti­
lizzano tutti tecniche per salvare lo spettacolo, sia evi­
tando probabili incidenti, sia ponendo rimedio ·a quelli
occorsi , o rendendo possibile ad altri il farlo. Per ga­
rantirsi l'eventuale ricorso a queste tecniche, l'équipe
tende a scegliere membri che siano leali, ben disciplinati
e cauti e a scegliere un pubblico che abbia tatto.
Queste caratteristiche e questi elementi fanno dunque
parte dello schema di riferimento che io sostengo sia
proprio in gran parte dell'interazione sociale che ha luogo
in ambientazioni naturali nella società anglo-ame­
ricana. Questo schema è formale e astratto nel senso che
può essere applicato a qualsiasi istituzione sociale, ma
non è solo una classificazione statica. Infatti esso ha a
che fare con problemi di natura dinamica creati dal desi­
derio di sostenere una definizione della situazione che
è stata proiettata davanti ad altri.

Il contesto analitico.

Questo studio ha soprattutto trattato le istituzioni


sociali come se fossero sistemi relativamente chiusi.
Abbiamo dato per scontato sinora che il rapporto di
un'istituzione con un'altra costituisca un campo di studio
diverso e sia tale da dover esser trattato analiticamente
come parte di un diverso ordine di fatti : quello del­
l'integrazione istituzionale. Può ora essere opportuno
collocare la prospettiva adottata in questo studio nel
contesto delle altre comunemente adoperate - in ma­
niera piu o meno esplicita - nello studio delle istitu-

274
zioni come sistemi ch iusi. Possiamo individuare almeno
quattro prospettive diverse.
« T�cnicamente » un'istituzione può esser vista in -ter­

mini della sua efficienza o inefficienza quale sistema di


attività intenzionalmente organizzata per il raggiungimen­
to di obiettivi prestabiliti. « Politicamente » un'istitu­
zione può esser vista in termini delle azioni che ogni
membro (o categoria di membri) può pretendere dagli
altri, dei tipi di punizioni e ricompense che possono
esser distribuiti per sanzionare tali pretese, e dei tipi
di controllo sociale che guidano l'esercizio del comando
e l'uso delle sanzioni. « Strutturalmente » un'istituzione
può esser vista in termini delle divisioni di status, oriz�
zontali e verticali, e dei tipi di rapporti sociali che
connettono questi diversi raggruppamenti fra di loro.
« Culturalmente », infine, un'istituzione può esser vista

in termini dei valori morali che influenzano l 'attività


nell'istituzione stessa, valori che riguardano le mode,
le abitudini e le questioni di gusto, la buona educ@­
zione e il decoro, i fini ultimi e le restrizioni n.or­
mative dei fini, ecc. Va osservato che tutti i fatti che
possono essere scoperti a proposito di un 'istituzione
sono rilevanti per tutte e quattro le prospettive, ma
che ognuna di esse dà loro una diversa priorità .
A me pare che quella drammaturgica possa costituire
una quinta prospettiva sullo stesso piano di quella tec­
nica, politica, strutturale e culturale 1 • La prospettiva
drammaturgica, cosi come le altre quattro, può essere
impiegata come un obiettivo dell'analisi, come una ma­
niera definitiva di ordinare i fatti.. Questo ci permette­
rebbe di descrivere le tecniche di controllo delle impres­
sioni adoperate in una data istituzione, i principali pro­
blemi che sorgono in tale attività di controllo nell'isti­
tuzione medesima, l'identità delle diverse équipes che
operano nell'istituzione e i rapporti che esistono tra di
loro. Ma, come i fatti utilizzati in ognuna delle altre
quattro prospettive, anche quelli relativi al controllo
delle impressioni sono .rilevanti per i problemi che sono
alla base di tutte le altre prospettive. Può essere utile

27 '5
illustrare brevemente questo punto .
La prospettiva tecnica e quella drammaturgica si so­
vrappongono nel modo piu evidente in materia di stan­
dard di lavoro. Importante per ambedue le prospettive è
il fatto che un gruppo di individui vuole vagliare le carat­
teristiche e le qualità non apparenti del lave<>ro compiuto
da un altro gruppo di individui, e che questi, a loro
volta, cercano di dare l'impressione che il loro lavoro
incarni tali attributi nascosti. La prospettiva politica e
quella drammaturgica si sovrappongono in modo evidente
per quanto riguarda la capacità di un individuo di dirigere
l'attività di un altro. Anzitutto, se un individuo deve
dirigere altri, spesso troverà utile tener nascosti a
questi segreti strategici . Inoltre, se un individuo tenta
di dirigere l'attività di altri per mezzo di esempi, consi­
gli illuminati, persuasione, scambi, manipolazione, auto­
rità, minacce, punizioni o coercizione, sarà necessario
- qualunque sia la sua posizione di potere -.- che egli
trasmetta efficacemente quanto vuole sia fatto, quello
che è preparato a fare affinché lo scopo si?t raggiunto
e quello che farà se non lo fosse. Ogni tipo di potere
deve essere rivestito di mezzi efficaci per metterlo in
evidenza e avrà effetti diversi a seconda di come sia
stato realizzato sul piano drammaturgico. (Naturalmente
la .capacità di trasmettere efficacemente una definizione
della situazione può esser di scarsa utilità se non si ha
la possibilità di dare esempi, ricambiare, punire, ecc.).
Cosi la forma piu oggettiva di potere puro, cioè la
coercizione fisica, spesso non è né oggettiva né pura,
ma funziona invece come mezzo di dimostrazione per
persuadere il pubblico; è spesso un mezzo di comuni­
cazione, non semplicemente uno di azione. La prospet­
tiva strutturale e quella drammaturgica sembrano so­
vrapporsi piu chiaramente per quanto riguarda la di­
stanza sociale. L'immagine che un gruppo di status è
capace di mantenere agli occhi di un pubblico costituito
da altri gruppi di status, dipenderà dalla capacità dimo­
strata dagli attori nel restringere i canali di comunicazione
con il pubblico . La prospettiva culturale e quella dram-

276
maturgica infine si sovrappongono piu chiaramente per
quanto riguarda il mantenimento degli standard morali. I
valori culturali di un'istituzione determineranno nei par­
ticolari cosa .i membri di essa devono pensare di molti
argomenti e allo stesso tempo stabiliranno uno schema di
apparenze che devono essere salvaguardate, vi siano o
meno dietro di essa sentimenti sinceri .

Personalità-interazione-società.

Negli ultimi anni vi sono stati diversi tentativi di


ricondurre a uno schemà unico i concetti e i risultati rica­
vati da tre diverse aree di ricerca : quella della personalità
individuale, quella dell'interazione sociale e quella della
società . Vorrei qui prospettare una semplice aggiunta a
questi tentativi di sistemazione interdisciplinare.
Quando un individuo viene a trovarsi in presenza
di altri, egli proietta consapevolmente e inconsapevol­
mente una definizione della situazione nella quale la con­
cezione che egli ha di se stesso giuoca una parte im­
portante. Quando capita un episodio che è incompati­
bile sul piano espressivo con questa impressione volu­
ta si verificano contemporaneamente conseguenze signi­
ficative a tre livelli della realtà sociale ; ognuno di questi
livelli implica un diverso punto di riferimento e un
diverso ordine di fatti.
Anzi tutto, l'interazione sociale - qui trattata come
dialogo fra due équipes -· può subire un arresto con
conseguente imbarazzo e confusione; la situazione può
nqn essere piu definita, le posizioni precedenti diventa­
no insostenibili e i partecipanti possono trovarsi sprov­
visti di una chiara linea di azione. Essi, in genere,
avvertono una nota falsa nella situazione e comincia­
no a sentirsi a disagio, confusi e, letteralmente, fuori
di sé. In altre parole, il minuscolo sistema sociale creato
e mantenuto dall'interazione sociale disciplinata diventa

disorganizzato. Qu�s�ç �ono le conseguenze che, dal

277
punto di vi sta dell 'interazione , derivano da una in­
terruzione.
In secondo luogo, oltre a quella temporanea disorga­
nizzazione dell'azione, le interruzioni della rappresenta­
zione possono aver conseguenze di tipo piu generale .
Il pubblico tende ad accettare il sé proiettato dal singolo
attore durante una qualsiasi rappresentazione come re­
sponsabile . rappresentante del suo gruppo di colleghi,
della sua équipe e della sua istituzione sociale. Il pub­
blico accetta anche lo spettacolo dell'individuo come pro­
va della sua capacità di rappresentare la routine e persi­
no come prova della sua capacità di rappresentare qual­
siasi routine. In certo senso queste unità sociali piu
vaste - équipes, istituzioni, ecc. - vengono chiamate
in causa ogni volta che l'individuo rappresenta la sua
routine; con ogni nuova rappresentazione la legittimità
di queste unità viene messa alla prova e la loro repu­
tazione è messa in questione. Questo tipo di impegno
è particolarmente sentito durante certe rappresentazio­
ni. Cosf, se un chirurgo e la sua infermiera si allonta­
nano dal tavolo operatorio e il paziente anestetizzato cade
e muore, non solo l'operazione risulterà disturbatoria in
modo imbarazzante, ma potranno anche essere indebolite
la rèputazione del medico - come tale e come uomo -
e quelle dell'ospedale. Queste sono le conseguenze che
le interruzioni possono avere dal punto di vista della
struttura sociale.
Infine, spesso possiamo constatare che l'individuo im­
pegna profondamente il suo ego nell'identificarsi con una
specifica parte, istituzione e gruppo e nel concepire se
stesso come qualcuno che non interrompe l'interazione
o rinnega le unità sociali che da essa dipendono. Quando
capita un'interruzione, quindi, possiamo vedere come l'atl­
to-concezione attorno alla quale è costruita la sua perso­
nalità venga ad essere screditata. Queste sono le conse­
guenze che le interruzioni possono avere dal punto di vista
della personalità individuale.
Le interruzioni della rappresentazione, quindi, hanno
conseguenze a tre livelli di astrazione, e cioè a quello

278
della personalità, a quello dell'interazione e a quello della
struttura sociale. Benché la possibilità di interruzioni vari
ampiamente da -un'interazione a un'altra, e benché l'im­
portanza sociale delle interruzioni possibili vari anch'essa
da un'interazione a un'altra, pure sembra che non ci sia
alcuna interazione entro la quale i partecipanti non cor­
rano notevoli rischi di essere posti in situazioni imba­
razzanti o addirittura il rischio di essere profondamente
umiliati. La vita può non essere un gioco d'azzardo, ma
l'interazione invece lo è. Inoltre, nella misura in cui gli
individui si sforzano di evitare interruzioni o ovviare a
quelle che non possono essere evitate, anche questi loro
sforzi avranno conseguenze a tre livelli. Siamo quindi di
fronte a un semplice modo per articolare tre livelli di
astrazione e tre prospettive secondo cui è stata studiata
la vita sociale.

Studio e analisi comparative.

In questo studio sono stati adoperati anche esempi


relativi a società diverse da quella anglo-americana. Con
questo non si è voluto però lasciare intendere che lo
schema presentato sia svincolato da condizionamenti cul­
turali o sia applicabile alle stesse aree della vita sociale
di società non occidentali e della nostra vita sociale. Noi
conduciamo una vita sociale al chiuso : nostre specialità
sono le ambientazioni permanenti, il tener fuori gli estra­
nei e il dare all'attore quel tanto di privacy che gli per­
metta di prepararsi per lo spettacolo. Una volta comin­
ciata la rappresentazione tendiamo a finirla, e siamo
sensibili alle note stonate. Se veniamo « pescati » in una
rappresentazione fuorviante ne siamo profondamente
umiliati . Una volta esaminate le nostre regole dram­
maturgiche generali e i nostri gusti nel condurre l'azione,
non dobbiamo però trascurare aree della vita in altre
società nelle quali apparentemente sono seguite altre
regole. I racconti dei viaggiatori occidentali sono pieni
di casi nei quali il loro senso drammaturgico è stato

279
offeso o sorpreso : se dobbiamo estendere le nostre ge­
neralizzazioni ad altre culture, dobbiamo prendere in
considerazione anche questi casi oltre a quelli che sem­
brano adatti a confermarli . In Cina, ad esempio, dobbiamo
esser pronti a vedere che, mentre le azioni e l'ambienta­
zione possono essere perfettamente armoniose e coerenti
in una sala da tè privata, pasti elaboratissimi possono
essere invece serviti in modestissimi ristoranti, e che
negozi che sembrano pertugi, con commessi sgarbati e
che si prendono troppe libertà, possono nascondere nei
loro recessi - avvolti in vecchia carta da pacchi -
meravigliosi rotoli di seta 2• E a proposito di una po­
polazione conosciuta per essere pronta a collaborare
per salvare le apparenze, dobbiamo nondimeno essere
anche pronti a leggere che:

Per fortuna i cinesi non credono alla privacy di una ca­


sa come invece ci crediamo noi. A loro non importa che
tutti i dettagli della vita quotidiana siano visti da chiunque
voglia guardare. Come vivono, cosa mangiano e anche gli
scherzi familliari che noi cercheremmo di nascondere al pub­
blico, qui sembrano essere di proprietà comune e non ap­
partenere in esclusiva alla famiglia che è la diretta inte­
·

ressata 3•

Dobbiamo anche essere pronti a vedere che in società


caratterizzate da rigidi sistemi di status non ugualitari
e da forti orientamenti religiosi, gli individui sono tal­
volta meno zelanti di noi nei confronti della messa in
scena richiesta dagli obblighi civici e scavalcano le bar­
riere sociali con brevi gesti, che rivelano l'uomo che
esiste dietro la maschera piu di quanto noi troveremmo
permissibile.
Inoltre dobbiamo esser molto cauti nei tentativi di
caratterizzare la nostra società sotto il profilo delle tecni­
che drammaturgiche. Negli attuali rapporti fra manage­
ment e manodopera , ad esempio , sappiamo che un'équipe
può partecipare a riunioni con l'opposizione ben sapen­
do che potrà esser necessario far finta di abbandonare

280
la riunione in uno scoppio di ira. Anche le équipes
di diplomatici · talvolta si esibiscono in spettacoli di
questo genere. In altre parole, mentre in genere nella
nostra società le équipes sono obbligate a nascondere
il loro risentimento dietro un'apparenza di consenso ope�
rativo, ci sono altre volte nelle quali devono invece
nascondere l'apparenza di ragionata opposizione dietro
un'esibizione di ira. Analogamente, ci sono occasioni
nelle quali gli individui si sentiranno obbligati - sia
che lo vogliano o meno - a distruggere un'interaziorie
per poter salvare il proprio onore e la propria faccia .
Sarebbe piu prudente, allora, cominciare dall'analisi di
unità minori - istituzioni sociali o classi di istituzioni, o
particolari status - e documentare confronti e cambia­
menti a un livello piu circoscritto, per mezzo dello stu­
dio di casi. Ad esempio , per quanto riguarda gli spetta­
coli che gli uomini d'affari sono legalmente autorizzati
a inscenare, sappiamo quanto segue :

Gli ultimi cinquant'anni hanno visto un notevole cam­


biamento nell'atteggiamento dei tribunali in materia di affi­
damento. In precedenza, le decisioni, nello spirito della
prevalente dottrina dd cavea/ emptor, davano grande risalto
al « dovere �) del querelante di proteggere se stesso e di
non fidarsi della controparte e sostenevano che egli non
dovesse neanche tener conto di positive affermazioni di
fatto rilasciate da qualcuno con cui trattava personalmen­
te. Era scontato che chiunque ne avesse la possibilità avreb­
be cercato di approfittare del proprio prossimo negli affari ,
e che solo uno sciocco avrebbe potuto aspettarsi un com­
portamento onesto. Perciò il contraente doveva fare un'ac­
curata indagine, formando poi il suo giudizio. Il ricono­
scimento di un nuovo standard. etico nel mondo degli af­
fari, implicante l'obbligo di dichiarazioni almeno oneste e
11.ccurate. e in molti casi con garanzia assoluta di rispon­
denza al vero, ha portato a un quasi completo capovolgi­
mento di questo punto di vista.
Adesso si ritiene che asserzioni di fatto circa la quan­
tità e la qualità di terreni e beni venduti, la situazione
finanziaria delle società e simili questioni relative a transa­
zioni commerciali possano essere oggetto di affidamento

28 1
senza che occorra un'investigazione. E questo non solo dove
tali indagini sarebbero difficili e complicate - come nei
casi di terreni venduti da lontano - ma anche dove la
falsità della dichiarazione potrebbe esser scoperta facilmente
con mezzi facilmente attendibili 4 •

E mentre la franchezza sembra in aumento nei rap­


porti di ufficio, vediamo invece che i consulenti matrimo­
niali si trovano sempre d'accordo nel sostenere che un
individuo non dovrebbe sentirsi obbligato a raccontare
al proprio coniuge le « relazioni » avute in precedenza,
poiché questo potrebbe solo condurre a inutili tensioni .
Si possono citare altri esempi . Sappiamo che in Gran
Bretagna fino intorno al 1 830 i pubs offrivano agli operai
un'ambientazione da retroscena poco diversa da quella
delle loro èucine e che a quell'epoca il gin palace com­
parve improvvisamente sulle scene offrendo, piu o meno
agli stessi clien ti, una ribalta molto piu elegante di quella
che loro si sarebbero sognati ·�. Abbiamo resoconti della
storia sociale di certe città americane che ci dicono del
recente declino delle elaborate facciate domestiche e di
svago del ceto superiore locale. È anche disponibile del
materiale che, al contrario, descrive la recente tendenza a
dotarsi di un'ambientazione sempre piu elaborata di
certe organizzazioni sindacali 6 , e .della crescente utiliz­
'
·

zazione di esperti con preparazione universitaria che


conferiscano all'organizzazione aria colta e rispettabile 7•
Possiamo anche individuare cambiamenti nella distribu­
zione dei locali di specifiche organizzazioni industriali
e commerciali, cambiamenti che riservano maggior spa­
zio alla ribalta, non solo per quanto riguarda l'esterno
dell'edificio principale, · ma anche per ciò che riguarda
le sale per conferenze , i corridoi e le sale d'aspetto di
questi edifici . In una comunità di crofters possiamo
osservare che la stalla, che· costituiva un tempo il retro­
scena della cucina ed era accessibile da una porticina
vicino alla stufa, è adesso lontana dalla casa, e la casa
stessa, un tempo piazzata senza alcuna eleganza nel bel
mezzo dell'orto, degli attrezzi agricoli , del letamaio e

282
del bestiame al pascolo, sta in certo senso diventando
consapevole delle relazioni pubbliche con il suo cortile
cintato abbastanza ordinato, la presentazione della par­
te « rivestita » dell'edificio verso la comunità e i rifiuti
gettati alla rinfusa nel retroscena. E mentre la stalla
sparisce e il retrocucina comincia ad essere meno fre­
quente, possiamo osservare il « nobilitarsi » delle isti­
tuzioni domestiche : la cucina, ad esempio, che un tempo
possedeva il suo retroscena, adesso sta diventando il
luogo meno presentabile di casa , mentre allo stesso
tempo diventa sempre piu presentabile. Possiamo anche
individuare un particolare movimento sociale che ha in­
dotto certe fabbriche, navi, ristoranti e case private a
ripulire il proprio retroscena a un punto tale che - co­
me i frati, i comunisti o gli assessori comunali tede­
schi - esse sono sempre in guardia e non esiste posto
dove la facciata sia rilassata, mentre nello stesso tempo
i membri del pubblico diventano tanto infatuati dell'id
della società da esplorare quei luoghi che sono stati
ripuliti per loro . La presenza di un pubblico pagante
alle prove dei concerti sinfonici è uno degli esempi
piu recenti di questa tendenza. Possiamo osservare ciò
che Everett Hughes chiama mobilità collettiva : per mez­
zo di questa, coloro che detengono uno status tentano
di alterare il complesso dei compiti svolti, cosf che non
sia richiesto alcun atto incongruente sul piano espressivo
con l'immagine del sé che essi cercano di proiet­
tare. All'interno di certe istituzioni sociali possiamo
anche osservare un processo paralleio - che potreb­
be essere detto « operazione ruolo » - : attraverso il qua­
le un individuo cerca non tanto di salire a una posizionS!
piu elevata già esistente, quarito di crearsi una nuova po­
sizione che comporti doveri tali da permettergli di espri­
mere quegli attributi che piu gli sono congeniali. È pos­
sibile anche osservare il processo di specializzazione in
seguito al quale molti attori vengono a poter usare sia
pure per brevissimo termine elaboratissime ambientazio­
ni sociali in comune con altri, pur accontentandosi d'altra
parte di dormire da soli in stanzette di nessuna pretesa.

283
Sempre piu diffuse diventano certe facciate di grande
importanza - quali il complesso culturale del laboratorio
completo di vetri, acciai inossidabili, guanti di gomma,
piastrelle bianche e camice - che offrono a un numero
sempre crescente di persone addette a compiti ritenuti
umilianti un mezzo di auto-purificazione. Cominciando
dalla tendenza rinvenibile in organizzazioni altamente au­
toritarie a far si che un'équipe si occupi di eseguire una
rigorosa e ordinata pulizia nell'ambiente dove un'altra
équipe eseguirà la propria rappresentazione, possiamo
individuare in istituzioni come ospedali, basi delle forze
aeree e grandi case private, un declino della rigidità
ipertrofica di tali ambientazioni. E da ultimo possiamo
seguire lo svilupparsi e il diffondersi dei modelli cul­
turali del jazz e della « costa del Pacifico �> , dove ter­
mini come bit, goof, scene, drag e dig * costituiscono
una moneta corrente che permette agli individui di man­
tenere qualcosa del rapporto dell'attore professionale con
gli aspetti tecnici delle rappresentazioni quotidiane.

La funzione dell'espressione è di trasmettere impressioni


del « sé ».

Forse, giunti alla fine, ci è permessa una nota morale.


In questo studio la componente espressiva della vita
sociale è stata trattata come fonte delle impressioni date
dagli altri o da essi ricevute. L'impressione, a sua volta,
è stata trattata come fonte d'informazione circa fatti non
apparenti e come strumento per mezzo del quale coloro
che la ricevono possono guidare la loro reazione senza
dover aspettare che si facciano sentire del tutto le con­
seguenze delle azioni dell'informatore. L'espressione,
poi, è stata trattata in termini della funzione di comu­
nicazione che svolge durante l'interazione sociale, e

* Termini senza un preciso equivalente italiano, nati appun­

to nel mondo dello jazz e poi passati nel repertorio linguistico


generale americano [N.d.T. ].

284
non, ad esempio, in termini della funzione di catarsi o
di dist�nsione che può avere per chi l'ha espressa 8�
Sottesa a tutta l'interazione sociale sembra esserci una
dialettica fondamentale. Quando un individuo viene a
trovarsi alla presenza di altri, vorrà essere al corrente dei
fatti della situazione. Se egli ne fosse informato, potrebbe
sapere e prevedere che cosa potrebbe succedere e potteb­
be dare agli altri presenti quanto spetta loro, tenendo
conto dei suoi interessi personali. Per conoscere com­
pletamente gli elementi di fatto che caratterizzano la si­
tuazione, l'individuo dovrebbe poter disporre di tutti i
dati rilevanti relativi allo status sociale degli altri . Gli
sarebbe anche necessario conoscere sia l'effettivo risul­
tato o prodotto finale dell'attività altrui, sia gli altrui
sentimenti nei s�oi confronti. Tutti questi dati sono ra­
ramente a sua disposizione ; in loro mancanza, l'indivi­
duo tende a impiegare sostituti - spunti, prove, accen­
ni, gesti espressivi, simboli di status, ecc. - co"me mez­
zi di previsione. In breve, poiché la realtà che interessa
l'individuo è al momento imperscrutabile, bisogna che
egli faccia affidamento sulle apparenze. E, paradossal­
mente, piu l'individuo dà importanza alla realtà che
non è percepibile, e piu deve concentrare la sua atten­
zione sulle apparenze .
L'individuo tende a trattare i presenti sulla base del­
le impressioni che essi in quel momento clan� per ciò
che riguarda il loro comportamento passato e futuro.
Perciò gli atti di comunicazione si traducono in atti
morali. Le impressioni date dagli altri tendono a essere
trattate come pretese e promesse implicite e le pretese
e le promesse tendono ad avere un carattere morale.
In cuor suo l'individuo dice: « Sto usando queste im­
pressioni di te per controllare te e la tua attività, e non
dovresti cercare di imbrogliarmi » . La cosa straordinaria
a questo proposito è che l'individuo è incline ad assu­
mere questa posizione anche se crede che gli altri non
siano consapevoli di molti dei loro comportamenti e­
spressivi, anche se si propone di sfruttarli sulla base
delle informazioni che riesce a procurarsi sul loro conto.

285
Poiché le fonti di impressione adoperate dall'osservato­
re implicano una molteplicità di standard di buone ma­
niere e decoro sia nei rapporti sociali che nell'esecuzio­
ne dei compiti, possiamo una volta di piu renderei con­
'
to di quanto la vita quotidiana sia irretita in linee mo­
rali di discriminazione .
Spostiamoci adesso a considerare il punto di vista
degli altri. Essi si comportano da gentiluomini e fanno
il giuoco dell'attore principale se non badano al fatto che
vengono giudicati, ma agiscono piuttosto senza astuzia
e sotterfugi, permettendo all'attore di ricevere valide
impressioni di loro e dei loro sforzi. E se per caso pen­
sano al fatto che qualcuno li sta osservando, non de­
vono permettere che questa considerazione li influenzi
in maniera eccessiva, tranquilli come sono nella convin­
zione che questo otterrà una impressione giusta e per­
ciò li tratterà come meritano. Se poi vogliono influire
sul trattamento che riceveranno dagli altri - e questo
è abbastanza probabile - hanno a disposizione un « mez­
zo da gentiluomini » per farlo. Infatti basta semplice­
mente che -essi si comportino in quel momento in modo
tale che le conseguenze future delle loro azioni siano
tali da indurre un attore non prevenuto a trattarli nel
modo che essi desiderano; una volta che questo sia fat­
to, non resta loro altro che contare sulla percettività
ed equità dell'individuo che li sta osservando.
Talvolta coloro che sono oggetto di osservazioni ado­
perano in effetti questi mezzi lenti per influire sul
modo in cui l'osservatore li tratta. Ma esiste anche un'al­
tra maniera - piu rapida e piu efficace - per mezzo del­
la quale le persone osservate possono esercitare influenza
sull'osservatore . Invece di permettere che un'impressione
della loro attività emerga come prodotto secondario e
accidentale dell'attività stessa, essi possono ri-orientare il
loro schema di riferimento, dedicando i loro sforzi alla
creazione delle impressioni desiderate. Invece di cercare
di raggiungere certi fini con strumenti leciti, possono
cercare di dare l 'impressione che stanno cercando di per­
seguire certi scopi per mezzo di strumenti leciti. È sem-

286
pre possibile manipolare l'impressione che l'osservatore
adopera come sostituto della realtà, perché un segno sim­
bolico della presenza di una cosa - pur non essendo
affatto quella cosa - può essere adoperato in sua as­
senza. Il fatto che l'osservatore debba necessariamente
fare affidamento sulle rappresentazioni, crea di per sé la
possibilità di una rappresentazione fuorviante.
Ci sono molti gruppi di persone che non ritengono
di potersela cavare negli affari - di qualunque tipo -
se si limitano a usare « mezzi da gentiluomini » per
esercitare influenza sull'individuo che li osserva. A un
determinato punto della loro attività, sembra loro che
sia necessario far combutta e manipolare direttamente
l'impressione che formano. Le persone osservate diven­
tano l'équipe di attori e gli osservatori diventano il
pubblico . Azioni che sembrano fatte all'indirizzo di co­
se, diventano gesti all'indirizzo del pubblico . Il ciclo
di attività viene drammatizzato.
Arriviamo cosf alla dialettica fondamenta�e. Nella
loro veste di attori gli individui hanno interesse a man­
tenere l'impressione che essi stianO' vivendo all'altezza
dei molti standard secondo i quali essi e i loro prodotti
verranno giudicati. Siccome questi standard sono cosi
numerosi e onnicomprensivi, gli individui-attori vivono
piu di quanto possiamo credere in un mondo morale. Ma
in quanto attori, gli individui non sono tanto interessati
al problema morale di realizzare questi standard, quanto
a quello a-morale di costruire un'impressione convincente
del fatto che questi siano raggiunti. La nostra attività,
quindi , ha soprattutto a che fare con questioni morali,
ma, in quanto attori, non la consideriamo nelle sue con­
seguenze morali : come attori siamo dei trafficanti di mo­
ra'ità. La nostra giornata è tutta presa dal contatto con
i beni che met tiarno in mostra e nelle nostre menti vi
è piena comprensione di essi, ma può ben darsi che piu
facciamo attenzione a quei beni e piu lontani ci sentiamo
da essi e da quanti sono cosi creduli da comprarli. Per
adoperare una diversa immagine : il fatto stesso che sia
utile e perfino necessario apparire sempre sotto una

287
luçe morale uniforme, ed essere un personaggio socia­
lizzato costringe l'individuo a diventare un esperto delle
arti del palcoscenico.

La messa in scena e il « sé » .

L'osservazione del fatto che ognuno di noi rappre­


senta se stesso dinanzi agli altri non è certo originale ;
quello che, concludendo, dovrebbe essere sottolineato è
che la stessa struttura del sé può esser vista in termini
delle tecniche e degli strumenti adottati per tali rappre­
sentazioni nella società anglo-americana.
In questo studio l'individuo è stato implicitamente
diviso in due parti fondamentali : è stato considerato co­
me attore, un affaticato fabbricante d'impressioni, im­
merso nel fin troppo umano compito di mettere in sce­
na una rappresentazione, ed è stato considerato come
personaggio, una figura per definizione dotata di carat­
tere positivo, il cui spiri to, forza e altre qualità ecce­
zionali debbono essere evocati dalla rappresentazione.
Gli attributi dell'attore e quelli di un personaggio sono
di ordine diverso, e anche in modo fondamentale ; co­
munque ambedue posseggono un significato in relazione
allo spettacolo che deve continuare.
Anzitutto consideriamo il personaggio. Nella nostra
società il personaggio che uno rappresenta e il proprio sé
sono in certo modo identificati e il sé-in-quanto-personag­
gio è in genere visto come qualcosa che alberga nel
corpo di colui che lo possiede - soprattutto nelle par­
ti superiori del corpo -, costituendo un ganglio nella
psicobiologia della personalità. Questa concezione è parte
implicita di quanto cerchiamo tutti di presentare, ma ,
oroprio per questo, costituisce un pessimo strumento per
l'analisi della presentazione . In questo studio il sé rap­
presentato è stato visto come una specie di immagine -
in genere attendibile - che l'individuo, su un palcosce­
nico e nelle vesti di un personaggio, cercà con ogni mez­
zo di far passare come suo proprio. Ma se l'individuo è

288
visto in questo modo - tanto che gli viene attribuito un
sé -, quest'ultimo non ha origine nella persona del sog­
getto, bensi nel complesso della scena della sua azione,
in quanto scaturisce da quegli at tributi degli eventi lo­
cali che la rende comprensibile ai testimoni. Una scena
ben congegnata e rappresentata induce il pubblico ad
attribuire un sé a un personaggio rappresentato, ma ciò
che viene at tribuito - il sé - è il prodotto di una
scena che viene rappresentata e non una sua causa. Il
sé, quindi, come personaggio rappresentato non è qualco­
sa di organico che abbia una collocazione specifica, il
cui principale destino sia quello di nascere, maturare, e
morire; è piuttosto un effetto drammaturgico che emer­
ge Ja una scena ·'che viene presentata. Il problema fon­
damentale, il punto cruciale, è se verrà cred uto o meno.
Nell'analizzare il sé siamo yuinJi allon tanati Jal suo
detentore, dalla persona che piu ne profitta o ne è dan­
neggiata, poiché lui e il suo corpo costituiscono sempli­
cemente un gancio al quale sarà attaccato per un certo
periodo il prodotto di un'azione collettiva. E i mezzi
per produrre e mantenere il sé non sono da cercarsi nel
gancio, ma sono spesso insiti entro l'istituzione sociale.
Ci sarà un retroscena con gli utensili per plasmare il
corpo, e una ribalta con i suoi arredi permanenti. Ci
sarà un 'équipe di persone la cui attività sul palcosceni­
co, in connessione con gli arredi a disposizione, costitui­
rà la scena dalla quale emergerà il sé del personaggio
rappresentato, e un'altra équipe - il pubblico -- la
cui attività di interpretazione sarà necessaria per questa
apparizione. Il sé è un prodotto di tu tte queste combi­
nazioni e in tutte le sue parti reca il marchio di una
tale genesi.
L 'intero complesso per la )1roduzione del sé è natu­
ralmente macchinoso, e talvolta si guasta, mettendo in
vista le parti di cui è composto: controllo del retroscena,
cospirazione di équipe, tatto da parte del pubblico e via
di seguito. Ma, se è ben · lubrificato, le impressioni po­
tranno scaturirne con rapidità su fficiente a collocarci
nella realtà : la rappresentazione prenderà l'avvio e il sé

289
attribuito a ogni personaggio rappresentato sembrerà e­
manato intrinsecamente dal suo attore.
Volgiamo adesso l'at tenzione dall'individuo come per·
sonaggio rappresentato all'individuo come at tore. Egli ha
capaci tà di imparare, e questa capaci tà viene eserci tata
per prepararsi a una parte. .E pronto ad avere fanta­
sie e sogni , alcuni che ot timisticamente immaginano una
rappresentazione trionfale, altri pieni di ansietà e timo­
re che la rappresentazione sia screditata su una pub­
blica ribalta. Spesso egli sente il desiderio di compagni
di équipe e di pubblico, e manifesta una considerazione
piena di tatto per le loro preoccupazioni ; ha inoltre
la capaci tà di avvertire profondamente il seme della ver­
gogna c ciò lo induce a ridurre al minimo il rischio di
esporsi.
Questi at tribu ti dell'individuo in quanto attore non
sono semplicemente l'impronta pittorica di particolari
rappresentazion i : essi sono di natura psicobiologica, e
pure sembrano emergere da una stretta interazione con
le contingenze implicite nella messa in scena di rappre­
sentazioni.
E adesso un'ultima osservazione. Nello sviluppare lo
schema conce ttuale adoperato in questo studio, è stato
fatto uso di un linguaggio teatrale. Ho parlato di attori c
di pubblico, di routines e di parti, di rappresen tazioni che
riescono e di rappresentazioni che si afflosciano, di « im"
beccate », di ambientazione scenica e di retroscena, di
esigenze, capacità e di strategie drammaturgiche. Adesso
bisogna ammettere che il tentativo di spingere una sem­
plice analogia fino a questo punto è stato in ·parte fru tto
di uno stratagemma retorico.
L'affermazione che tutto il mondo è un palcoscenico
è abbastanza comune e tale che i lettori ne conoscono i
limiti e la tollerano, sapendo che in qualsiasi momento
sarà loro facile dimostrare a se stessi . che non va presa
troppo sul serio. Un'azione inscenata in un teatro è una
illusione alquanto artefatta e come tale riconosciuta; al
contrario di quanto capita nella vita quotidiana, niente
può realmente o effettivamente accadere ai personaggi

290
rappresen tati, benché a un altro livello, naturalmente,
qualcosa di reale ed effettivo possa accadere alla reputa­
zione degli attori che, in quanto professionisti, svolgono
il lavoro di met tere in scena rappresentazioni teatrali.
E perciò a questo punto il linguaggio e la maschera
del palcoscenico devono essere abbandonati. Le impalca­
ture, dopo tutto, devono servire per costruire altre cose
e dovrebbero sempre essere erette tenendo presente che

vanno poi smantellate. Questo studio non riguarda que­


gli aspetti del teatro che si introducono nella vita quo­
tidiana, ma tratta della strut tura degli incontri sociali : la
struttura sociale di quelle entità della vita sociale che
esistono ogni volta che le persone entrano nell'imme­
diata presenza fisica di altri .
La cara t t eris tica fondament;_:�.ie di questa struttura è
costituita dal mafl (CI1imento di un'unica definizione della
sit uazione, che deve essere espressa e difesa di fronte a
una moltitudine di possibili incidenti. ,
Un personaggio rappresentato in teatro non è per
certi versi reale, né ha lo stesso tipo di conseguenze
reali che può avere il personaggio costruito da un im­
broglione; ma il mettere in scena con successo questi due
tipi di figure non corrispondenti a realtà implica l'uso di
tecniche reali - quelle stesse che servono alle persone
comuni per sos tenere la loro situazione sociale. Quanti
sono impegnati in interazioni faccia-a-faccia sul palco­
scenico di un teatro devono ottemperare alle esigenze di
base delle situazioni reali : devono, cioè, mantenere una
definizione della situazione sul piano espressivo, ma que­
sto avviene in circostanze tali da facilitare lo sviluppo
di una terminologia appropriata allo studio dei compiti
di in terazione che noi tutti condividiamo.

NOTE AL CAPITOLO SETT I MO

l Si paragoni con la posizione presa da Uswald Hall nei


confronti delle possibili prospettive da adottare nello studio dei
sistemi chiusi : Methods and Techniques of Research in Human

29 1
Relations ( aprile 1952 ), citato da E. C. Hughes et al., Ct�seJ on
Fie/d Work.
2 Macgowan, op. cit . , pp. 1 78-79.
·' I bidem, pp. 1 80-8 1 .
4 Prosser, op. cit., pp. 749-50.
:; M. Gorham e H. Dunnett, lnside the Pub, London, The
Architectural Press, 1950, pp. 23-24.
6 Si veda, ad esempio, Hunter, op. cit . , p. 19.
7 Si veda Wilensky, op. cit., cap. IV, per una discussione
della funzione di << messa in scena » di certi esperti membri dello
Jtaff. Per riferimenti a ciò che avviene nel mondo degli affari,
si veda Riesman, op. cit., pp. 1 38-39.
s Un 'analisi recente di questo tipo può essere rinvenuta in
Talco t t Parsons, Robert F. Bales e Edward A . Shils, W orking
Papers in the Theory of Action, Glencoe, Free Press, 1953,
cap. I I , The Theory of Symbolism in Relatifln to Acti'Jn.

292
Bibliografia degli scritti
di Erving Goffman
Bibliografia degli scritti
di Erving Goffman

195 1 Symbols of Class Status, in «British Journal of Sociology»,


2, n. 4, pp. 294-304.

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297
.

Frontespizio 3
Il Libro 2
Introduzione all'edizione italiana 4
Esergo 26
Prefazione 28
Introduzione 30
1. Rappresentazioni 48
Rappresentazioni in buona fede e rappresentazioni in mala fede 48
La facciata 52
Qualità teatrali della realizzazione 61
ldealizzazione 66
Conservazione del controllo dell'espressione 82
Rappresentazioni fuorvianti 89
Realtà e artificio 101
Note 107
2. Equipes 114
Note 142
3. Comportamento e ambito territoriale 146
Note 181
4. Ruoli incongruenti 184
Note 211
5. Comunicazioni che contraddicono il personaggio 214
Il trattamento degli assenti 217
Discussioni sulla messa in scena 222
Cospirazioni. 223
Azioni di ri-allineamento 236
Note 253
6. L'arte del controllare le impressioni 258
Attributi e tecniche di difesa 263
l . Lealtà drammaturgica 263
2. Disciplina drammaturgica 266
3. Circospezione drammaturgica 269
Tecniche di protezione 280
Tatto di fronte al tatto 285
Note 289
Conclusione 292
Lo schema di riferimento 292
Il contesto analitico 293
Personalità-interazione-società 296
Studio e analisi comparative 298
La funzione dell'espressione è di trasmettere impressioni del « sé » 303
La messa in scena e il « sé » 307
Note 310
Bibliografia degli scritti di Erving Goffman 314