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Roma 12 aprile 2013

LA RIPETIZIONE DELL’INDEBITO BANCARIO: DIMENSIONE DEL

FENOMENO E PROBLEMATICHE APPLICATIVE.

Sommario. 1. Introduzione: i principi stabiliti dalla sentenza della Cassazione S.U. 24418/10.
2. La prescrizione nella ripetizione dell’indebito (pag. 2). 3. L’illegittimità della
capitalizzazione: risvolti economici (pag. 3). 4. La dimensione potenziale del fenomeno della
ripetizione dell’indebito (pag. 7). 5. Le problematiche tecnico-giuridiche insorte nelle
operazioni peritali (pag. 18).

1. Introduzione: i principi stabiliti dalla sentenza della Cassazione S.U.


24418/10.

La Sentenza della Cassazione S.U. 2 dicembre 2010 n. 24418 ha introdotto


significativi principi in tema di ripetizione e prescrizione degli indebiti pagamenti,
con risvolti di apprezzabile rilievo nei procedimenti di recupero degli illegittimi
interessi ultralegali e anatocistici.

La sentenza in parola si è occupata sostanzialmente di due rilevanti problemi:

a) se l'azione di ripetizione d'indebito proposta dal cliente di una banca, il quale


lamenti la nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi maturati
su un'apertura di credito in conto corrente e chieda perciò la restituzione di quanto a
questo titolo corrisposto alla banca, si prescriva a partire dalla data di chiusura del
conto o, partitamente, da quando è stato annotato in conto ciascun addebito per
interessi;
b) se, accertata la nullità dell'anzi detta clausola di capitalizzazione trimestrale, gli
interessi debbano essere computati con capitalizzazione annuale o senza
capitalizzazione alcuna.

Al riguardo la Cassazione, con puntuali e compiute argomentazioni, ha


espresso i seguenti principi di diritto:

dott. R. Marcelli, Studio: Via Bergamo, 43 - 00198 Roma, Tel. 06.8841269, Fax 06.233221032 P. IVA:
05415621001, C.F.: MRCRRT47M24B663C sito www.studiomarcelli.com e-mail: info@studiomarcelli.com
a) "Se, dopo la conclusione di un contratto di apertura di credito bancario regolato
in conto corrente, il correntista agisce per far dichiarare la nullità della clausola che
prevede la corresponsione di interessi anatocistici e per la ripetizione di quanto
pagato indebitamente a questo titolo, il termine di prescrizione decennale cui tale
azione di ripetizione è soggetta decorre, qualora i versamenti eseguiti dal correntista
in pendenza del rapporto abbiano avuto solo funzione ripristinatoria della provvista,
dalla data in cui è stato estinto il saldo di chiusura del conto in cui gli interessi non
dovuti sono stati registrati".

b) "L'interpretazione data dal giudice di merito all'art. 7 del contratto di conto


corrente bancario, stipulato dalle parti in epoca anteriore al 22 aprile 2000, secondo
la quale la previsione di capitalizzazione annuale degli interessi contemplata dal
comma 1, di detto articolo si riferisce ai soli interessi maturati a credito del
correntista, essendo invece la capitalizzazione degli interessi a debito prevista dal
comma successivo su base trimestrale, è conforme ai criteri legali d'interpretazione
del contratto ed, in particolare, a quello che prescrive l'interpretazione sistematica
delle clausole; con la conseguenza che, dichiarata la nullità della surriferita
previsione negoziale di capitalizzazione trimestrale, per contrasto con il divieto di
anatocismo stabilito dall'art. 1283 c.c., (il quale osterebbe anche ad un'eventuale
previsione negoziale di capitalizzazione annuale), gli interessi a debito del
correntista debbono essere calcolati senza operare capitalizzazione alcuna".

2. La prescrizione nella ripetizione dell’indebito.

La menzionata sentenza della Cassazione, pur riconoscendo formalmente


l’unicità del rapporto di conto, non disconosce completamente l’autonomia delle
singole operazioni di prelievo e versamento. Operando un distinguo fra i due rapporti
– conto corrente e apertura di credito – circoscrive solo a quest’ultima il rinvio del
termine di prescrizione del pagamento degli interessi all’estinzione del saldo di
chiusura1.

1
“Se, dopo la conclusione di un contratto di apertura di credito bancario regolato in conto
corrente, il correntista agisce per far dichiarare la nullità della clausola che prevede la
corresponsione di interessi anatocistici e per la ripetizione di quanto pagato indebitamente
a questo titolo, il termine di prescrizione decennale cui tale azione di ripetizione è soggetta

2
Per l’operatività che esula dall’apertura di credito, alle rimesse viene
riconosciuta una natura di pagamento, con riflessi di pregnante rilievo, oltre che nel
termine di prescrizione, nell’applicazione dell’art. 1194 c.c. e, conseguentemente,
nell’effetto anatocistico indotto sui relativi interessi.

A norma dell’art. 1422 c.c., mentre la nullità della clausola di capitalizzazione


trimestrale è imprescrittibile, la ripetizione di quanto indebitamente pagato a titolo di
interessi illegittimamente computati è soggetta alla prescrizione decennale. Per la
ripetizione dell’indebito il termine di prescrizione comincia a decorrere, ai sensi
dell’art. 2935 c.c., dal giorno in cui il diritto alla ripetizione può essere fatto valere,
che la sentenza riconduce a quello del pagamento all’intermediario bancario.

Con la Sentenza delle Sezioni Unite viene ridimensionato il precedente


orientamento giurisprudenziale di legittimità (Cfr. Cass. n. 5720/04, n. 19127/05) che,
senza distinzione alcuna, rinviava esclusivamente al termine del rapporto la
decorrenza della prescrizione, in considerazione dell’unitarietà del rapporto, seppur
articolato in una pluralità di atti esecutivi. Il nuovo orientamento delle Sezioni Unite
viene a temperare quegli elementi di instabilità ed incertezza dei rapporti giuridici che
si vengono a determinare a seguito della durata a tempo indeterminato del rapporto di
conto. La ripetizione di operazioni illegittime risalenti ai decenni precedenti –
ancorché l’azione di nullità sia imprescrittibile – incontra apprezzabili limiti e
contenimento nei criteri discriminanti introdotti dalla menzionata Cassazione S.U.

3. L’illegittimità della capitalizzazione: risvolti economici.

L’illegittimità della capitalizzazione viene estesa ad ogni forma di periodicità.


La sentenza delle Sezione Unite non ha ritenuto che le ragioni di nullità individuate
dalla giurisprudenza per le clausole di capitalizzazione degli interessi debitori
registrati in conto investano solo il profilo della loro periodizzazione trimestrale. Non
si è ritenuto sussistere alcuna base normativa per ammettere la capitalizzazione
annuale, che è pur sempre una forma di anatocismo. La giurisprudenza ha escluso di

decorre, qualora i versamenti eseguiti dal correntista in pendenza del rapporto abbiano
avuto solo funzione ripristinatoria della provvista, dalla data in cui è stato estinto il saldo
di chiusura del conto in cui gli interessi non dovuti sono stati registrati” (Cass. S.U.
24418/10).

3
poter ravvisare un uso normativo atto a giustificare una deroga ai limiti posti dall’art.
1283 c.c.: risulta, pertanto, “assolutamente arbitrario trarne la conseguenza che, nel
negare l’esistenza di usi normativi di capitalizzazione trimestrale degli interessi
debitori, quella medesima giurisprudenza avrebbe riconosciuto (implicitamente o
esplicitamente) la presenza di usi normativi di capitalizzazione annuale. Prima che
difettare di ‘normatività’, usi siffatti non si rinvengono nella realtà storica che (…)
non ha affatto conosciuto una consuetudine né di capitalizzazione annuale, né di
necessario bilanciamento con gli usi creditori”.

Nessun supporto normativo può essere ravvisato nell’art. 1284 c.c., che
stabilisce la cadenza annuale del tasso di interesse come metro di misura: il
riferimento all’anno per il calcolo del tasso di interesse non implica in alcun modo
una capitalizzazione annuale. Né si può ancorare un regime di capitalizzazione
annuale all’art. 1831, che prevede la chiusura periodica del conto corrente, perché
non richiamato dall’art. 1857 c.c. in materia di conto corrente bancario: le strutture
dei due rapporti risultano apprezzabilmente differenziate, proprio sull’elemento della
chiusura del conto e la liquidità in quel momento del saldo. Di conseguenza non si è
ravvisato alcun aspetto normativo a supporto della capitalizzazione annuale, ancorché
su base annuale vengano calcolati, per espressa previsione contrattuale, gli interessi.

La sentenza in argomento perviene, pertanto, alla conclusione che dalla nullità


dell’applicazione degli interessi debitori non può derivare alcuna capitalizzazione: in
altri termini, mentre per gli interessi a credito rimarrebbe valida la capitalizzazione
annuale convenuta, non essendo intervenuta per essa alcuna nullità, per gli interessi a
debito il relativo ammontare potrà essere esatto solo in sede di chiusura finale del
conto.

L’applicazione della capitalizzazione semplice agli interessi maturati in conto


comporta la loro imputazione alla fine del rapporto: l’effetto, rispetto alla
capitalizzazione annuale, non è di scarso rilievo, risultando l’anatocismo, seppur
annuale, assai incidente sul lungo periodo.

Mentre con la capitalizzazione semplice il processo di cumulo degli interessi


segue un andamento lineare, con la capitalizzazione annuale, la produzione degli
interessi sugli interessi induce nel processo di cumulo un andamento esponenziale.

4
CONFRONTO IMPORTO INTERESSI MATURATI
€ 6.000

€ 5.000

€ 4.000

€ 3.000

€ 2.000

€ 1.000

€-

91 92 93 94 95 96 97 98 99 00 01 02 03 04 05 06 07 08 09 10
19 19 19 19 19 19 19 19 19 20 20 20 20 20 20 20 20 20 20 20

cap. annuale cap. semplice

Ad esempio, per un saldo a debito di € 1.000, ad un tasso del 10% per un


periodo di 20 anni, il divario tra i due sistemi di capitalizzazione risulta assai ampio:
con la capitalizzazione semplice, ad invarianza di movimenti di conto, dopo 20 anni il
saldo a debito passa a € 3.000 (interessi € 2.000), mentre con la capitalizzazione
annuale il saldo a debito passa a € 6.727 (interessi € 5.727).

SALDO INIZIALE: -1.000 €; TASSO DEBITORE: 10%; DURATA: 20 ANNI

regime di saldo importo


saldo finale 7.000
capitalizzazione iniziale interessi 5.727
6.000
annuale -1.000 -6.727 5.727 5.000
4.000
semplice -1.000 -3.000 2.000 3.000 2.000
2.000
Differenza (€) 3.727 1.000
0
Differenza (%) 65% annuale semplice

Il divario fra l’impiego della capitalizzazione semplice e quella annuale risulta


tanto maggiore quanto più ampio è il periodo in rassegna e quanto più elevato è il
tasso di interesse.

IMPORTO INTERESSI ADDEBITATI PER DIVERSI TASSI DEBITORI (SALDO INIZIALE: -1.000€; DURATA: 20 ANNI)

Tasso Cap. annuale Cap. semplice Differenza Differenza %

5% 1.653 1.000 -653 -40%

10% 5.727 2.000 -3.727 -65%

15% 15.367 3.000 -12.367 -80%

5
IMPORTO INTERESSI ADDEBITATI PER DIVERSI TASSI
DEBITORI (saldo iniziale: -1.000 €; durata: 20 anni)
18.000
15.367
16.000
14.000
12.000
10.000
8.000
5.727
6.000
4.000 3.000
1.653 2.000
2.000 1.000
0
5% 10% 15%
Cap. annuale Cap. semplice

Rispetto alla capitalizzazione annuale, l’incidenza degli interessi in


capitalizzazione semplice dopo un ampio arco di tempo (20 anni) si riduce del 40%
per un interesse medio del 5%, del 65% per un interesse medio del 10% e dell’80%
per un interesse medio del 15%.

€ 1.000 in capitalizzazione annuale e semplice

Tasso regime 2 anni 5 anni 10 anni 15 anni 20 anni


annuale 1.040 1.104 1.219 1.346 1.486
2%
semplice 1.040 1.100 1.200 1.300 1.400
annuale 1.103 1.276 1.629 2.079 2.653
5%
semplice 1.100 1.250 1.500 1.750 2.000
annuale 1.210 1.611 2.594 4.177 6.727
10%
semplice 1.200 1.500 2.000 2.500 3.000
annuale 1.323 2.011 4.046 8.137 16.367
15%
semplice 1.300 1.750 2.500 3.250 4.000
annuale 1.440 2.488 6.192 15.407 38.338
20%
semplice 1.400 2.000 3.000 4.000 5.000

differenza capitalizzazione annuale - semplice


35.000

30.000

25.000

20.000

15.000

10.000

5.000

anni
-
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20
2% 5% 10% 15% 20%

6
Il divario del saldo e degli interessi maturati si accresce ancor più se il conto,
anziché presentare un andamento costantemente a debito, presenta invece
alternativamente saldi a credito e saldi a debito2.

Se da un lato, con la prescrizione decennale dei pagamenti, si è temperato


l’effetto nel tempo dell’azione di ripetizione dell’indebito, dall’altro l’estensione della
nullità ad ogni forma di capitalizzazione ha notevolmente accresciuto l’ammontare
degli interessi e commissioni ripetibili, non coperti da pagamenti prescritti.

4. La dimensione potenziale del fenomeno della ripetizione dell’indebito.

Un’attenta valutazione dell’impatto economico della pronuncia ha sollecitato


un pronto intervento legislativo. La dimensione del fenomeno ha indotto il Governo a
schierarsi a favore del sistema bancario: interessi più generali, di sistema, hanno fatto
premio, in sede politica, sulle rivendicazioni parcellizzate che, per altro, si perdono a
ritroso nel tempo.
La sentenza 78/12 della Corte Costituzionale, nel dichiarare l’illegittimità
costituzionale dell’art. 2, comma 61, del cosiddetto provvedimento ‘Milleproroghe’
(D.L. 225/10, conv. L. n. 10/11), ha tuttavia confermato e consolidato, con
circostanziate ed inequivocabili argomentazioni, i principi di diritto fissati dalla
sentenza della Cassazione S.U. 2 dicembre 2010 n. 244183.

Se si considera il generale immobilismo che, in assenza di concorrenza, ha


contraddistinto i rapporti bancari nel corso del tempo, non è così infrequente la

2
Al riguardo si sottolinea come le sentenze in materia di anatocismo riguardano
esclusivamente gli interessi a debito: gli interessi a credito mantengono invariato il loro
regime di capitalizzazione annuale. Tale circostanza incrementa apprezzabilmente il
divario. Mantenendo le ipotesi dell’esempio precedentemente illustrato – periodo di 20
anni, interesse debitore pari al 10% – con un interesse creditore del 0,5%, se si ipotizza
l’alternanza di saldi a debito e a credito in modo tale da mantenere un saldo medio a
debito di € 1.000 (in linea con l’esempio sopra riportato) si evidenzia una differenza dei
saldi che può arrivare a circa il 235%.
3
La Corte Costituzionale ha rilevato l’illegittimità dell’intervento legislativo, che verrebbe
ad esprimere un orientamento difforme, in contrasto con i limiti che presiedono l’adozione
di norme interpretative, non sussistendo dubbi che giustifichino un intervento di tal
genere.

7
presenza di contratti degli anni novanta, e talora anche ottanta, che si sono protratti
sino agli anni 2000.
Con il passare degli anni, sono ormai caduti in prescrizione i conti chiusi
prima del ’03, mentre risultano sostanzialmente allineati alla normativa i contratti
posti in essere successivamente alla Delibera CICR 9/2/00.
Rimane tuttavia, per tutti i restanti conti accesi nel tempo e ancora in essere, o
chiusi successivamente al 2003, la possibilità di richiedere la ripetizione degli
illegittimi addebiti operati dal sistema bancario negli anni precedenti la Delibera
CICR e, in talune circostanze, detta ripetizione può essere estesa anche al periodo
successivo alla menzionata Delibera.
Per tali contratti, spesso carenti nella formulazione e/o nella convenzione delle
condizioni, partendo dai tassi più elevati dei decenni precedenti l’ammontare
dell’importo ripetibile lievita in misura esponenziale con il tempo: seppur interessi
una quota minore di rapporti bancari, gli importi potenzialmente ripetibili assumono
una dimensione assai significativa.
Gli esiti giudiziari dei numerosi procedimenti conclusi nel corso degli anni
2000, ancorché fondati su principi di calcolo più cauti e moderati, hanno determinato
apprezzabili drenaggi economici dai bilanci bancari.
La sentenza della Cassazione S.U. n. 24418/10, sulla prescrizione e
capitalizzazione semplice nei rapporti di conto, e le successive tre sentenze della
Cassazione (n. 23974/10, n. 1842/11 e n. 2071/12), relative al così detto ‘saldo zero’,
accrescono notevolmente la dimensione del fenomeno, consolidando una
giurisprudenza che rende le procedure di recupero assai più cospicue, certe ed estese
nel tempo.
Rimane assai complesso valutare l’ammontare degli importi ripetibili che, a
seguito dell’anatocismo e di altre nullità contrattuali, il sistema bancario può essere
potenzialmente chiamato a rifondere alla clientela. Le combinazioni dei parametri che
intervengono nei variegati aspetti di nullità rendono gli effetti economicamente assai
diversificati; per altro i dati statistici risultano scarni e per taluni aspetti non
disponibili. Più che una stima puntuale attendibile, è possibile inferire indicazioni
sull’ordine di grandezza del fenomeno, individuandone i contorni, le peculiarità, la
distribuzione nel tempo.

8
Un primo utile riferimento informativo può essere ricavato partendo
dall’entità del beneficio economico che ad oggi è derivato al sistema bancario dal
provvedimento legislativo ‘salva banche’ D. Lgs n. 342/99 e dalla successiva
Delibera CICR 9/2/00, che hanno legittimato l’anatocismo trimestrale.
Dai dati statistici della Banca d’Italia sono stati rilevati – per il periodo
successivo alla Delibera CICR – gli Impieghi in c/c delle banche4.
Al valore della stima di detti finanziamenti è stato affiancato, oltre all’aliquota
di CMS, il tasso medio applicato alle aperture di credito in conto maggiori di € 5.000,
rivenienti dalla rilevazione trimestrale dei tassi per la determinazione delle soglie
d’usura: tale tasso per un verso sottostima l’effettivo tasso applicato che è più elevato
per i crediti minori, per altro verso sovrastima l’effettivo tasso, risultando una media
aritmetica non ponderata, che pertanto considera in pari misura i crediti minori, più
numerosi e a tasso più alto, e i crediti maggiori, meno numerosi e a tasso più basso.
Nella Tabella seguente è riportato l’effetto economico relativo all’anatocismo
infrannuale: per ciascun anno sono stati calcolati gli interessi e le CMS rivenienti
dagli interessi e CMS addebitati nei precedenti trimestri dell’anno.

ANATOCISMO INFRANNUALE (INTERESSI E CMS): IMPORTI ANNUALI (mil.ni/Euro) Tav. 1

Interessi e CMS
Impieghi in c/c, Totale impieghi in Tasso medio B.I.
TRIMESTRE CMS anatocismo
esclusi s.b.f.* c/c (ap. cred. > € 5.000)
nell'anno
Anno 2001 209.969 251.963 10,24% 0,50% 1.687
Anno 2002 216.232 259.478 9,68% 0,55% 1.635
Anno 2003 215.694 258.833 9,46% 0,61% 1.636
Anno 2004 216.059 259.271 9,46% 0,70% 1.745
Anno 2005 218.356 262.027 9,48% 0,79% 1.869
Anno 2006 223.771 268.525 9,56% 0,79% 1.948
Anno 2007 240.281 288.338 9,94% 0,72% 2.120
Anno 2008 259.931 311.918 9,92% 0,67% 2.219
Anno 2009 260.515 312.617 8,64% 0,66% 1.770
Anno 2010 251.354 301.624 9,43% 0,50% 1.758
Totale anatocismo infrannuale (interessi e CMS): 18.387
Valore composto al 2011 dell'anatocismo infrannuale (interessi e CMS) del decennio: 31.839
* Fonte Bollettino Statistico della Banca d'Italia. Nei dati non sono comprese le sofferenze, gli anticipi su effetti s.b.f. e gli
anticipi su carta di credito.

Detta voce non ricomprende le sofferenze, gli anticipi su effetti s.b.f. e gli anticipi su
4

carte di credito. Muovendo da rilevazioni campionarie curate dall’ABI, che stimano l’utilizzo
in conto corrente del credito s.b.f. nell’intorno del 20%, si è determinata – per il decennio
2001/2010 – una stima prudenziale del totale dei finanziamenti erogati in conto corrente
dal sistema bancario.

9
Nel corso del decennio 2001 – 2010, dall’applicazione trimestrale anziché
annuale degli interessi e CMS è derivato un beneficio per il sistema bancario
nell’ordine di € 1,6 – 2,2 mil.di all’anno5.
Nell’arco del decennio, l’ammontare complessivo dei benefici derivati via via
dall’applicazione trimestrale di interessi e CMS risulta pari a € 18,4 mil.di, che lievita
a € 31,8 mil.di in termini monetari al 2011, considerando gli ulteriori interessi
anatocistici prodotti sugli stessi nel corso del decennio.
Con riferimento al ventennio precedente, gli Impieghi in c/c si collocano su
valori più bassi, sostanzialmente sul trend descritto nell’ultimo decennio, che presenta
un moderato e costante movimento ascendente. A valori degli Impieghi in c/c più
bassi si sono tuttavia accompagnati tassi di interesse commisurati su aliquote
apprezzabilmente più alte di quelle attuali.
Il grafico che segue evidenzia l’andamento del Prime Rate ABI, il più
rilevante tasso di riferimento nei finanziamenti sino a tutto il ’04, anno nel quale ne è
stata sospesa la rilevazione.

"PRIME RATE" - TASSO MEDIO RILEVATO DALL'ABI (*)


25%

20%

15%

10%

5%

0%
1975 1980 1985 1990 1995 2000
PRIME RATE ABI linea di tendenza

(*) Media dei migliori tassi applicati alla clientela dalle principali banche italiane su operazioni non garantite in
conto corrente.

Da valori nell’intorno del 20% dei primi anni ottanta, il Prime Rate ABI è
passato gradualmente, su un trend discendente, su valori dei primi anni ’00 prossimi
all’8%. Il Prime Rate ABI è il tasso praticato alla clientela migliore: i tassi medi di

5
Il dato è fondato sul presupposto che tassi e CMS sarebbero rimasti invariati con la
periodicità annuale.

10
sistema hanno seguito un analogo andamento su aliquote collocate su 3 – 4 punti al di
sopra del Prime Rate ABI.

Questi primi due significativi riferimenti del fenomeno consentono di inferire,


per il ventennio precedente, una dimensione dell’anatocismo infrannuale
proporzionalmente non discosta da quella rilevata nell’ultimo decennio.

ANATOCISMO INFRANNUALE. (mil.ni/Euro) Tav. 2

Ammontare
Incidenza
Totale impieghi in c/c Interessi e CMS capitalizzazione
Anno capitalizzazione
(media annua) (valore medio annuo) infrannuale (media
infrannuale
annua)

1981 - 1990 134.666 19,80% 1,83% 2.345


1991 - 2000 206.063 14,07% 0,91% 1.825

Sulla base dei valori relativi all’ammontare e ai tassi praticati si perviene ad


una stima dell’anatocismo infrannuale pari complessivamente a € 23 mil.di per gli
anni ottanta e € 18 mil.di per gli anni novanta, oltre all’anatocismo maturato sugli
stessi successivamente.

I valori dell’anatocismo infrannuale, quando vengono annullati


congiuntamente a tutte le capitalizzazione trimestrali che si sono succedute sino ad
oggi, determinano valori differenziali che, percorrendo un andamento esponenziale
con il tempo, risultano multipli del valore iniziale (sino a 50 volte nell’intero periodo
dal 1981 al 2010). L’effetto produce, in un’ampia estensione temporale, drastici
ridimensionamenti dell’ammontare degli interessi addebitati, sin anche a capovolgere
il segno del saldo degli stessi nei conti che presentano alternativamente saldi a debito
e a credito.

Occorre inoltre osservare che, soprattutto per i rapporti risalenti nel tempo, un
secondo fenomeno, distinto e separato dall’anatocismo, si affianca e si combina con
quest’ultimo, esasperandone apprezzabilmente i risvolti economici.

I contratti di conto corrente di vecchia data, quando non sono andati persi
nelle frequenti fusioni ed incorporazioni bancarie intervenute nell’ultimo ventennio,
presentano molto frequentemente irregolarità e carenze che rendono illegittimi i tassi
ultralegali praticati, con la conseguente applicazione del tasso legale e/o del tasso ex

11
art. 117 TUB, oltre all’enucleazione di CMS e spese. In tali circostanze la
sostituzione del tasso legale agli elevati tassi dell’epoca e l’annullamento degli oneri
non convenuti, combinati all’impiego della capitalizzazione semplice, conduce ad
importi ripetibili notevolmente più significativi di quelli già rilevanti conseguibili con
il semplice anatocismo.

Prima del ’92, il riferimento agli usi di piazza costituiva pressoché la regola;
dopo la legge 154/92 e il T.U.B. D. Lgs. n. 385/93, l’adeguamento alle nuove norme
sulla trasparenza dei servizi bancari è intervenuto, soprattutto per i contratti in essere,
in maniera parziale e assai graduale nel corso degli anni ’90.

Una parte apprezzabile dei rapporti di conto posti in essere in epoca più
lontana risulta ormai prescritta o non più rivendicabile in assenza degli estratti conto.
Tuttavia anche una modesto numero di tali rapporti, per i quali rimane ancora
esperibile l’azione di ripetizione, in assenza di un regolare contratto, è suscettibile di
produrre importi ripetibili di rilevante dimensione.

Non sono disponibili dati dai quali inferire un’attendibile stima dell’entità di
tale aggregato. I procedimenti giudiziari intervenuti nel corso dell’ultimo decennio
mostrano però la presenza di una nutrita compagine di conti con le caratteristiche
sopra riportate.

L’ammontare degli impieghi in essere ad aprile ’00, stimato in € 235 mil.di,


costituisce, per la parte ancora in essere al 2003, lo stock dei rapporti sui quali
potenzialmente è esperibile l’azione di ripetibilità. Successivamente diviene operativa
la Delibera CICR 9/2/00.

Al fine di valutare e raffrontare l’entità degli ammontari ripetibili, occorre


procedere per ipotesi, confortate, in assenza di specifici dati statistici, dalle evidenze
emerse nei procedimenti intervenuti nell’ultimo decennio.

In un’ipotesi di cauta plausibilità, si potrebbe valutare che i depositi in essere


al valore ad aprile ’00, risalgano ai precedenti 20 anni in maniera coerente con il trend
di crescita descritto dagli Impieghi. Scontando i valori correnti del ‘00 così distribuiti,
sulla base dei tassi praticati nel ventennio, si ottiene la distribuzione degli Impieghi
originati in ciascun anno, per i quali risulterebbe ancora esperibile l’azione di
ripetizione dell’indebito.

12
Distribuzioni degli impieghi non prescritti per anno di origine (Euro/mil.ni).
Impieghi montante % del
Totale
Anno non Imp. non totale
Impieghi
prescritti prescritti Impieghi
1981 102.537 329 329 0,32%
impieghi non prescritti / tot. impieghi
1982 109.676 448 866 0,41% 7%
1983 116.816 594 1.673 0,51%
1984 123.956 774 2.829 0,62% 6%
1985 131.096 996 4.437 0,76%
1986 138.235 1.247 6.517 0,90%
5%
1987 145.375 1.537 9.172 1,06%
4%
1988 152.515 1.889 12.637 1,24%
1989 159.654 2.341 17.300 1,47% 3%
1990 166.794 2.882 23.270 1,73%
1991 173.934 3.525 30.815 2,03% 2%
1992 181.073 4.367 41.035 2,41%
1993 188.213 5.249 52.708 2,79% 1%
1994 195.353 6.173 65.893 3,16%
1995 202.493 7.374 83.313 3,64% 0%
1996 209.632 8.791 104.728 4,19% 1981 1984 1987 1990 1993 1996 1999
1997 216.772 10.498 131.439 4,84%
1998 223.912 12.352 162.080 5,52%
1999 231.051 14.199 194.759 6,15%
2000 238.191 4.100 234.614
N.B. Il montante ricomprende il conteggio trimestrale degli interessi maturati.

La tabella riporta una stima delle esposizioni accese in ciascun anno, che
capitalizzati ai tassi correnti nel corso del ventennio, costituiscono gli impieghi in
essere ad aprile ’00, relativi a rapporti per i quali non risultano prescritti i termini di
ripetibilità.

Sulla base dell’ipotesi assunta, lo 0,32% degli impieghi in essere nell’81 - in


termine di valori correnti dell’anno – risultano ancora in vita nel ’00, congiuntamente
a tutta la rivalutazione intervenuta negli anni; nell’82 si aggiunge lo 0,41% degli
impieghi in essere nell’anno e così via negli anni successivi.

Come detto l’ipotesi appare assai moderata nel distribuire l’origine degli
impieghi in essere ad aprile ’00, stimati pari a € 235 mil.di, che risultano di fatto non
prescritti, in parte chiusi successivamente al 2003 e in parte ancora in essere nel ’13.

Occorre tuttavia considerare anche la disponibilità della documentazione


relativa a rapporti che si estendono su più decenni: tale documentazione molto spesso
non è più disponibile né può essere richiesta alla banca la quale, decorsi i dieci anni,
non è tenuta a conservarla. Per questo aspetto, che assume un rilievo determinante ai
fini dell’azione di ripetibilità, in assenza di parametri attendibili, si possono
prospettare due scenari possibili, con valori percentuali tanto più modesti quanto più
distante è l’anno di riferimento.

13
DISPONIBILITA'
DOCUMENTAZIONE PER disponibilità documetazione per ciascun anno
CIASCUN ANNO
scenario scenario 90%
Anno
1 2
80%
1981 1,0% 2,0%
1982 1,7% 3,8% 70%
1983 2,7% 5,8%
1984 3,9% 8,1% 60%
1985 5,4% 10,6%
1986 7,2% 13,4% 50%
1987 9,2% 16,5%
40%
1988 11,5% 19,8%
1989 14,1% 23,4% 30%
1990 16,9% 27,2%
1991 20,0% 31,3% 20%
1992 23,4% 35,7%
1993 27,0% 40,3% 10%
1994 30,9% 45,2%
0%
1995 35,1% 50,4%
1996 39,5% 55,8% 1981 1984 1987 1990 1993 1996 1999
1997 44,3% 61,4%
1998 49,2% 67,3%
1999 54,5% 73,5% scenario 1 scenario 2
2000 60,0% 80,0%

Nel 1° scenario si ipotizza, per i conti non prescritti, una reperibilità della
documentazione pari all’1% per l’81, 1,7% per l’82 e via crescendo secondo una
curva di 2° grado, sino al 60% per il ’00; successivamente la reperibilità della
documentazione diviene certa (100%) potendo essere acquisita direttamente dalla
banca. Nel 2° scenario si ipotizza una reperibilità maggiore, secondo una curva
moderatamente più inclinata.

Sulla base delle ipotesi e degli scenari sopra prospettati, sono stati sviluppati i
conteggi relativi al bacino di recupero potenzialmente in essere, curando la
distinzione fra capitalizzazione annuale - frequentemente adottata, nei procedimenti
di ripetizione degli indebiti bancari, nel corso degli anni 2000 - e capitalizzazione
semplice (al termine del rapporto), come previsto dalla recente sentenza della
Cassazione S.U. n. 24418/10. Si è misurata altresì l’incidenza dovuta all’assenza dei
contratti e di condizioni uso piazza e/o, che inducono l’applicazione del tasso legale
e/o il tasso BOT: per questo aspetto si è ipotizzato che i rapporti precedenti l’entrata
in vigore del TUB (D. Lgs 385/93) presentino condizioni di irregolarità sostanziali6.

6
Gli importi calcolati non tengono conto dei valori di recupero che rivengono dai tassi a
credito praticati sui conti che, in assenza di regolari contratti, risulterebbero sostituiti dai
tassi legali. Tale aspetto, di più difficile valutazione, presenta risvolti economici non
trascurabili per i conti che presentano oscillazioni a debito e a credito.

14
STIMA DELL'IMPATTO ECONOMICO AL 2011 ANATOCISMO E TASSI ULTRALEGALI (Euro/mil.ni)
CAPITALIZZAZIONE ANNUALE CAPITALIZZAZIONE SEMPLICE

Impieghi disponibilità documentaz. disponibilità documentaz. disponibilità documentaz. disponibilità documentaz.


non . Scenario 1 Scenario 2 . Scenario 1 Scenario 2
prescritti Tassi medi
valori applicati dal
Anno
originari sistema anatocismo anatocismo anatocismo anatocismo
per bancario anatocismo e nullità anatocismo e nullità anatocismo e nullità anatocismo e nullità
ciascun contr. <'94 contr. <'94 contr. <'94 contr. <'94
anno
1981 329 25,54% 31 168 62 338 162 173 327 348
1982 448 24,87% 50 299 112 665 287 310 636 688
1983 594 22,60% 75 482 163 1.050 457 502 995 1.094
1984 774 21,08% 104 724 216 1.504 678 758 1.408 1.575
1985 996 20,06% 137 1.029 270 2.027 950 1.083 1.872 2.135
1986 1.247 17,59% 172 1.380 322 2.590 1.253 1.461 2.352 2.743
1987 1.537 16,15% 211 1.798 379 3.228 1.603 1.913 2.877 3.434
1988 1.889 16,17% 254 2.292 438 3.952 1.998 2.448 3.445 4.221
1989 2.341 17,23% 295 2.854 491 4.750 2.423 3.062 4.032 5.096
1990 2.882 16,77% 328 3.425 528 5.522 2.814 3.694 4.538 5.956
1991 3.525 16,26% 354 4.049 556 6.346 3.175 4.372 4.976 6.852
1992 4.367 17,78% 370 4.814 566 7.355 3.506 5.160 5.356 7.883
1993 5.249 14,81% 367 5.481 548 8.184 3.632 5.823 5.422 8.694
1994 6.173 12,69% 370 370 542 542 3.722 3.722 5.442 5.442
1995 7.374 14,44% 369 369 529 529 3.781 3.781 5.425 5.425
1996 8.791 14,36% 337 337 475 475 3.548 3.548 5.004 5.004
1997 10.498 14,66% 280 280 389 389 3.062 3.062 4.250 4.250
1998 12.352 13,24% 203 203 278 278 2.266 2.266 3.099 3.099
1999 14.199 10,94% 129 129 174 174 1.302 1.302 1.758 1.758
2000 4.100 11,53% 41 41 55 55 262 262 349 349
Totale 4.477 30.526 7.090 49.952 40.880 48.704 63.563 76.047

Le stime degli importi dei recuperi a cui si perviene risultano ragguardevoli,


apprezzabilmente superiori a quanto talvolta attribuito all’anatocismo. Il potenziale
recupero può essere valutato, nell’ambito degli scenari descritti, in un importo
complessivo compreso fra i 49 e i 76 mil.di di Euro.

Se da un lato la miriade di vertenze condotte nel corso dell’ultimo decennio


hanno in parte già ridotto il potenziale bacino delle azioni esperibili contro le banche,
le semplificazioni delle stime e le moderazioni delle ipotesi e scenari formulati fanno
ritenere tali valori approssimazioni prudenziali, ancorché la stima esprima la
dimensione del ‘bacino potenziale’, non l’ammontare effettivo delle future azioni di
ripetizione7.

Dai conteggi sviluppati emerge che una rilevante lievitazione degli ammontari
stimati riviene dalla capitalizzazione semplice, prevista dalla recente pronuncia delle
Sezioni Unite. In presenza di regolari condizioni contrattuali, il divario fra i due
sistemi di capitalizzazione si amplifica: gli importi ripetibili con la capitalizzazione

7
Oltre ad altri aspetti di contestazione - quali le valute e la regolarizzazione ad opera della
Delibera CICR, talvolta accolti dalla giurisprudenza – che per semplificazione non sono
stati considerati nella stima, occorre osservare che recenti sentenze della Cassazione sul
cosiddetto ‘saldo zero’ vengono di fatto a moderare l’indice di impraticabilità, rendendo in
parte possibile, in particolari circostanze, l’azione di ripetizione anche in assenza della
documentazione precedente il decennio di conservazione.

15
semplice si incrementano apprezzabilmente. La presenza di tassi ultralegali,
conseguente alle irregolarità contrattuali – assai ricorrenti nelle vertenze avviate nel
corso degli anni 2000 - contribuisce a far lievitare ulteriormente l’importo ripetibile.
D’altro canto la prescrizione delle rimesse solutorie precedenti il decennio è
suscettibile di ridurre apprezzabilmente gli importi ripetibili ma l’effettivo
ridimensionamento risulta strettamente condizionato ai criteri operativi di
applicazione dei principi dettati dalla Suprema Corte con la sentenza n. 24418/10.

Le ipotesi e gli scenari prospettati evidenziano che, anche la presenza di uno


sparuto residuo di conti risalenti nel tempo, documentabili e non ancora prescritti,
costituisce un potenziale fenomeno di importi ripetibili che pone il sistema bancario
in una situazione di rischio legale di indubbia grandezza. Considerevoli sono i riflessi
economici riconducibili alle irregolarità contrattuali, più frequenti nei contratti che
risalgono nel tempo, ma ancor più rilevante risulta l’esclusione di ogni forma di
capitalizzazione previsto dalla sentenza in argomento.

Ben si comprendono le pressioni intervenute in sede legislativa per porre un


limite temporale, determinato, certo e anticipato all’annotazione, per il decorso della
prescrizione delle azioni di ripetizione dell’indebito che, invece, in presenza di fidi
non sconfinati, si possono protrarre indefinitamente a ritroso nel tempo8.
Numerosi recuperi sono stati già avviati e conseguiti nell’ultimo decennio,
entro limiti e contorni di ripetibilità assai più contenuti di quelli recentemente stabiliti
dalla Suprema Corte. Al riguardo non si dispone di rilevazioni specifiche agli importi
ripetuti nel decennio per anatocismo e irregolarità contrattuali. Un’indicazione assai
spuria può essere dedotta dai dati statistici delle rettifiche e accantonamenti ai fondi
su crediti, che tuttavia si riferiscono al complesso delle motivazioni che riguardano
l’aggregato dei crediti incagliati o in sofferenza. In tale posta vengono ricomprese
anche le perdite conseguite e quelle accantonate sui crediti in contenzioso.

8
Anticipando all’annotazione il decorso dei termini di prescrizione, gli effetti risulterebbero
completamente sanati, prima del 2000 dalla prescrizione stessa e, dopo il 2000, da una
‘discutibile’ applicazione della Delibera CICR 9/2/00 (una parte non trascurabile della
giurisprudenza ritiene che, per i rapporti precedenti il 2000, non vi sarebbe possibilità
alcuna per la banca di modificare unilateralmente le condizione contrattuali, imponendo la
parità nella periodicità degli interessi per il periodo successivo alla Delibera stessa).

16
Incidenza delle
Margine di di cui: per rettifiche su
Margine di Risultato di Accantonamen
Anno Altri ricavi intermediazi Costi deterioramento crediti sul
interesse gestione ti e rettifiche di
one crediti risultato di
valore
gestione

1.994 31.033 10.874 42.029 28.834 13.195 9.774 6.231 47,2%


1.995 33.483 10.705 44.312 30.122 14.190 9.709 8.464 59,6%
1.996 33.278 13.626 46.904 31.313 15.591 9.040 6.420 41,2%
1.997 34.109 16.025 49.988 34.256 15.731 10.145 8.527 54,2%
1.998 33.805 22.013 55.818 33.962 21.855 7.547 7.076 32,4%
1.999 31.845 26.129 57.974 35.111 22.863 6.532 7.185 31,4%
2.000 34.364 31.353 65.717 36.667 29.050 6.377 6.200 21,3%
2.001 36.472 33.070 69.542 38.361 31.180 12.472 6.992 22,4%
2.002 38.174 29.180 67.354 40.372 27.181 11.192 7.595 27,9%
2.003 38.418 30.821 69.238 42.324 27.131 11.287 9.116 33,6%
2.004 38.928 31.002 69.697 42.191 27.506 6.760 7.226 26,3%
2.005 35.987 38.795 75.037 44.410 30.627 7.912 4.594 15,0%
2.006 39.940 44.130 84.070 48.040 36.309 7.541 4.748 13,1%
2.007 48.657 37.370 86.028 51.472 34.556 10.083 7.405 21,4%
2.008 60.462 32.027 92.488 61.721 30.769 21.130 14.037 45,6%
2.009 56.147 37.159 93.306 58.583 35.095 23.692 20.600 58,7%
2.010 52.656 37.232 89.888 58.858 31.029 21.088 17.915 57,7%

L’incidenza delle rettifiche su crediti, dopo aver toccato un minimo storico nel
’05 con un valore di € 4,6 mil.di, pari al 15,0% del risultato di gestione, hanno
segnato negli ultimi anni un marcato incremento, venendosi a ragguagliare nel ’10 al
57,7% del risultato di gestione. Nel ’10, il sistema bancario ha conseguito un risultato
di gestione di € 31,0 mil.di con accantonamenti e rettifiche per € 21,1 mil.di, di cui €
17,9 mil.di per ‘deterioramento di crediti’. Certamente l’incremento di quest’ultima
voce, soprattutto nell’ultimo biennio, è in buona parte riconducibile alla fase di
recessione che ha interessato il mercato: tuttavia, una quota non meglio definita della
posta ‘deterioramento di crediti’, può essere ricondotta alle numerose vertenze,
avviate gradualmente nel corso degli anni 2000 e giunte, con un gap temporale di
qualche anno, all’esito finale, oltre agli accantonamenti preventivi che
cautelativamente le banche operano in previsione dell’andamento delle vertenze in
corso.
Se da un lato il potenziale ‘bacino’ di recupero dell’indebito pregresso è
destinato in prospettiva a ridursi, dall’altro la maggiore e più diffusa sensibilità,
attenzione e informazione che è venuta crescendo nel tempo, congiuntamente ai
maggiori livelli di dimensione e certezza degli esiti giudiziari indotti dalle sentenze
della Cassazione, lasciano presagire una prosecuzione dei ricorsi giudiziari, seppur in
un trend tendenzialmente flettente, più accentuato nel numero, meno nella dimensione
dei valori economici ripetibili.

17
5. Le problematiche tecnico-giuridiche insorte nelle operazioni peritali.

Certamente, ancorché apprezzabilmente temperata dalla Cassazione S.U.


24418/10, permane l’annosa discrasia riconducibile alla circostanza che, a seguito
della nullità delle condizioni anatocistiche e dei tassi ultralegali riferiti all’uso piazza,
le banche possono, in talune circostanze, venir chiamate a rispondere indefinitamente
a ritroso nel tempo. Più recentemente la situazione è risultata altresì aggravata dalla
criticità insorta nella verifica dell’usura, a seguito dell’impiego delle Commissioni di
Massimo Scoperto in funzione surrogatoria degli interessi: la recenti sentenze della
Cassazione penale (n. 12028/10, n. 28743/10 e n. 46669/11) hanno dato la ‘stura’ ad
una lunga serie di procedimenti penali avviati presso numerose Procure.

Nell’ultimo ventennio il disegno strategico di condurre gradualmente il


sistema bancario alle logiche di mercato ha certamente indotto notevoli elementi di
efficienza produttiva dal lato dei costi, ma ha significativamente minato quel rapporto
fiduciario che, in precedenza, per lungo tempo aveva presieduto e sorretto il contratto
banchiere -imprenditore/risparmiatore. Forme estreme di concorrenza di mercato
esasperano le logiche di profitto e vengono di fatto a confliggere con i superiori
interessi pubblici connessi alla gestione del credito.

Si è venuti assistendo ad un diffuso e preordinato abuso del diritto: nel rispetto


più o meno formale dei limiti di legge, si sono perseguiti obiettivi del tutto difformi
da quelli per i quali la legge ha riconosciuto speciali diritti e prerogative
all’intermediario bancario.

Troppo spesso i comportamenti dell’operatore bancario occupano ed


impegnano la Magistratura, chiamata – non per singoli accadimenti ma per
circostanze generalizzate – a surrogare e colmare carenze istituzionali.

Occorre altresì osservare che la nullità delle clausole anatocistiche, a cui si


accompagnano le forme di nullità dei contratti non sottoscritti e/o condizioni
contrattuali riferite ad usi di piazza, non ha trovato una condivisa sanatoria nel D.Lgs
342/99 e nella Delibera CICR 9 febbraio ’00. Per i contratti preesistenti la Delibera,
in luogo di porre in essere un nuovo regolare contratto si è preferito ricorrere all’art. 7
della Delibera stessa, lasciando in tal modo impregiudicata la nullità, senza alcuna
forma di adesione scritta alle nuove condizioni stabilite dalla banca. La circostanza, la

18
cui criticità viene sempre più emergendo è suscettibile di creare pregiudizio alle
banche anche per il periodo successivo al 20009.

Le operazioni peritali condotte dai Consulenti Tecnici d’Ufficio, nelle


vertenze relative all’accertamento dell’indebito, risultano oltremodo complesse,
dovendo informare i criteri di calcolo in funzione del periodo prescritto/non
prescritto, precedente/successivo alla Delibera CICR 9/2/00, distinguendo le rimesse
solutorie da quelle ripristinatorie, gli interessi e competenze relative al fido e all’extra
fido, accertando tempo per tempo la legittima presenza e l’ammontare del fido.

Le scelte tecniche risultano pervase da pregnanti risvolti giuridici che, se non


opportunamente circostanziati nel quesito posto dal giudice, rimangono affidati alle
scelte del CTU, con significative contrapposizioni con i CT di parte, alimentate dai
ragguardevoli riflessi economici che discendono dalle scelte operate.

Ad oltre due anni dalla Sentenza, e dopo la definitiva pronuncia della Corte
Costituzionale n. 78/12 in merito al provvedimento legislativo 10/11 (legge ‘mille
proroghe’, comma 61 dell’art. 2), le posizioni al riguardo assunte dai Giudici
appaiono ancora incerte e frammentarie, rispecchiando la peculiarità e complessità
dei risvolti giuridici: nei quesiti spesso manca un’indicazione definita e circostanziata
dei criteri ai quali informare i calcoli peritali.

Nella ricostruzione contabile, curata in rispetto dei principi giuridici indicati


nella sentenza delle Sezioni Unite, insorgono perplessità di apprezzabile rilievo con
risvolti economici diametralmente opposti a seconda dei criteri tecnici adottati. A
parte aspetti collaterali e di dettaglio, la diatriba più significativa si pone nella
distinzione delle rimesse solutorie dalle rimesse ripristinatorie. A seconda che la

9
Una parte ormai prevalente dei tribunali viene disconoscendo la modifica delle condizioni
contrattuali introdotta conformemente all’art. 7 della Delibera CICR del 9/2/00. Cfr.:
Venezia, 22.1.2007, M. A. Maiolino; Torino, n. 6204 del 5/10/07, G. Rizzi; Benevento, n.
252 del 18.02.08; Chieti 23 aprile ’08; Mantova, 12/7/08, Aliprandi; Orvieto, n. 166 del
30/7/05, G. Baglioni; Pescara, n. 722 del 30/3/06, G. Falco; Torino n. 5480 del 4/7/05 e
n. 6204/07, G. Rapelli; Teramo n. 1071 dell’11/12/06, G. Marcheggiani; Crotone, 11/7/07,
M. Sessa; Mondovì, 10/2/09, Demarchi; Teramo, n. 84 dell’18.01.2010; Pordenone, L.
Dall’Armellina, n. 543 del 16/6/10; Lecce, Sez. Campi Salentina, n. 23 del 7/2/11, De
Pasquale; Treviso (Conegliano), n. 73 dell’1/3/11; Nola, 20/12/11, F. Maffei; Pordenone
745/12; Milano, L. Cosentino, 23/5/12 n. 6072; Taranto, n. 1418 del 28/6/12, G.
Coccioli; Lecce, n. 2523 del 13/11/2012, A. Ferraro; Corte d’Appello di Milano, n. 1796 del
22/5/12.

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distinzione sia effettuata prima o dopo la ricostruzione del conto, le risultanze peritali
cambiano sostanzialmente. Una rimessa che, al momento dell’accredito in conto,
risultava in extra fido e quindi solutoria, nella ricostruzione contabile – che distingua
nell’estratto conto il saldo legale dagli interessi, commissioni e spese annotate sulla
base di clausole nulle – può risultare entro il fido, quindi ripristinatoria.

Appare evidente come, tanto più elevate e frequenti sono le precedenti


annotazioni illegittime, tanto più distorta è la rappresentazione in extra fido, offerta
dagli estratti conto prodotti dalla banca; ciò viene a falsare la natura delle rimesse
che, sul piano oggettivo di diritto, potrebbero risultare pienamente ripristinatorie.

Un altro problema attiene agli interessi che risultano pagabili dalla rimessa
solutoria. Accertata la natura solutoria della rimessa, questa, secondo il 1194 c.c.
dovrebbe pagare solo gli interessi del capitale in extra fido, liquidi ed esigibili e non
anche gli interessi relativi al capitale affidato; parallelamente le CMS e le spese
devono essere assimilati nella prelazione agli interessi o seguono il pagamento del
capitale liquido ed esigibile.

I risvolti economici risultano diametralmente opposti a seconda che si


impieghi il saldo banca o il saldo rettificato (di tutte le poste nulle non coperte da
rimesse solutorie prescritte) e/o che risultino pagabili solo gli interessi relativi
all’extra fido.

Per conti ultradecennali, ancorché presentino significativi saldi in extra fido,


l’impiego del saldo rettificato conduce a recuperi significativi: il pagamento
anticipato degli interessi relativi all’extra fido ha, di regola, un impatto assai limitato
sul saldo finale rettificato.

Una simulazione delle risultanze del ricalcolo è esposto nel grafico che segue.

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SALDO CAPITALE ORIGINARIO E RETTIFICATO

150.000

100.000

50.000

-50.000

-100.000

-150.000

-200.000
dic-89 dic-91 dic-93 dic-95 dic-97 dic-99 dic-01 dic-03 dic-05

Saldo linea capitale originario saldo banca saldo linea capitale rettificato Fido

Nel grafico sopra riportato sono rappresentati il fido (€ 100.000) e il saldo


risultante dagli estratti conto della banca (in rosso), il saldo capitale depurato degli
interessi a debito e delle altre competenze (in blu) e, infine, il saldo capitale rettificato
(in verde), che rappresenta le effettive e legittime risultanze del conto.

Come si può rilevare, a parte il periodo sino alla prima metà del ‘92, le
rimesse sul saldo capitale rettificato si collocano entro il fido e gli interessi a debito
vengono conseguentemente posposti, in regime di capitalizzazione semplice, al
termine del rapporto (dicembre ’05). Delle competenze addebitate dalla banca –
rappresentate dalla distanza fra il saldo banca (in rosso) e il saldo capitale (in blu) –
solo una parte limitata viene ricompreso nel saldo rettificato (verde), per lo più al
termine del rapporto.

Al contrario, la generalizzata applicazione dell’art. 1194 c.c., e la distinzione


delle rimesse solutorie e ripristinatorie riferita al mero saldo riportato nell’estratto
conto prodotto dalla banca, condurrebbero ad una serie continua di rimesse solutorie,
con un saldo ricalcolato al termine del rapporto assai prossimo al saldo banca.

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SALDO CAPITALE ORIGINARIO E RETTIFICATO

150.000

100.000

50.000

-50.000

-100.000

-150.000

-200.000
dic-89 dic-91 dic-93 dic-95 dic-97 dic-99 dic-01 dic-03 dic-05

Saldo linea capitale originario saldo banca saldo linea capitale rettificato Fido

Delle competenze addebitate dalla banca – rappresentate dalla distanza fra il


saldo banca (in rosso) e il saldo capitale (in blu) – la parte prevalente viene
ricompresa nel saldo rettificato (verde): la differenza, al termine del rapporto, risulta
assai modesta (€ 14.000 su un totale competenze di € 230.000 nell’esempio
rappresentato).

Nell’azione di ripetizione dell’indebito, i dubbi e perplessità applicative sopra


indicati vengono altresì ad interagire con ulteriori problematicità giuridiche sulla
quali la giurisprudenza non ha ancora assunto una posizione definita ed uniforme:

1. L’accertamento del fido. Occorre necessariamente la produzione del contratto e/o


della delibera dell’intermediario, oppure è sufficiente la presunzione dedotta
dall’estratto conto o dalla segnalazione alla Centrale dei Rischi. Oppure può il fido
essere anche desunto per “facta concludentia” da esposizioni che si protraggono per
lungo tempo oltre il fido, senza un esplicito invito al rientro.

2. Per i conti precedenti la Delibera CICR 9/2/00, se manca la specifica sottoscrizione


della nuova periodicità, la nullità e quindi la capitalizzazione semplice si estende a
tutto il periodo, precedente e successivo alla Delibera stessa (rif. pag. 37 e segg. del
documento);
Un ulteriore aspetto riguarda la stessa applicazione della Delibera CICR 9/2/00.
Infatti, il 1° comma dell’art. 2 di tale Delibera prevede: “Nel conto corrente
l’accredito e l’addebito degli interessi avviene sulla base dei tassi e con le periodicità
contrattualmente stabiliti. Il saldo periodico produce interessi secondo le medesime
modalità”. Il passaggio della Delibera lascerebbe intendere che con l’annotazione in

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conto, si configura una capitalizzazione degli interessi da cui diparte una nuova
produzione di interessi. Sembrerebbe pertanto che, con il rispetto della pari
periodicità delle competenze a debito e a credito, a partire da tale Delibera, si deroghi
al principio sancito dalle Sezioni Unite n. 24418/10, configurandosi, con
l’annotazione delle competenze, il trasferimento patrimoniale, con passaggio a
capitale e produzione di nuovi interessi. In una diversa lettura del 1° comma dell’art.
2 della menzionata Delibera, gli interessi conservano la loro distinta natura, ancorché
si consenta loro di produrre ulteriori interessi. Con l’annotazione sorgerebbe il credito
per interessi verso il cliente che tuttavia troverebbe estinzione solo alla prima rimessa
solutoria. La formulazione del testo del 2° comma dell’art. 120 T.U.B. non consente
di escludere questa seconda lettura: “Il CICR stabilisce modalità e criteri per la
produzione di interessi sugli interessi maturati nelle operazioni poste in essere
nell’esercizio dell’attività bancaria, …”.

3. Nell’azione di ripetizione dell’indebito, l’attore deve indicare i pagamenti indebiti


di cui si richiede la ripetizione oppure essi risultano implicitamente dal pagamento
del saldo finale; se il conto non è ancora chiuso e presenta un saldo negativo si può
chiedere sia la ripetizione dei pagamenti indebiti che l’accertamento del saldo finale;
nell’opporre la prescrizione, devono essere specificatamente individuati i pagamenti
prescritti o può genericamente sostenersi che tutte le rimesse precedenti il dies a quo
sono pagamenti prescritti; se viene richiesto, non la ripetizione dell’indebito, bensì
l’accertamento del saldo del conto, è onere della banca produrre tutti gli estratti conto
pena il saldo iniziale zero in caso di produzione degli ultimi dieci anni; oppure il
saldo iniziale zero può essere solo impiegato per annullare un credito della banca, ma
non per reclamare un credito del cliente.

Si può ragionevolmente ritenere che i tempi necessari a definire e


metabolizzare i nuovi principi fissati dalla Cassazione e sciogliere i dubbi e
perplessità insorti negli ultimi anni si protrarranno nel tempo con indubbi riflessi
sull’efficienza e correttezza dei procedimenti di causa. La dimensione dei risvolti
economici implicati nelle vertenze lascia presagire confronti giuridici e di computo
particolarmente intensi.

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Si avverte una diffusa esigenza di pervenire in tempi ragionevoli ad una
definizione dei dubbi e perplessità insorti e, soprattutto, di criteri di calcolo condivisi,
che evitino una proliferazione di algoritmi tecnici pervasi da discrezionalità che dal
piano tecnico travalicano ineluttabilmente sul piano giuridico.

dott. Roberto Marcelli

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