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La vendita: definizione.

La vendita è il contratto che ha per oggetto il trasferimento della proprietà di una cosa
o il trasferimento di un altro diritto verso il corrispettivo di un prezzo (art. 1470 c.c.).
Il prezzo è elemento essenziale della vendita e consiste in un
corrispettivo in danaro .

Oggetto della vendita può essere qualsiasi bene o diritto trasferibile.


La vendita è un contratto consensuale: per il suo perfezionamento non
occorre la consegna della cosa, che, invece, costituisce una delle
obbligazioni del venditore.
La vendita è un contratto ad effetti reali, cioè la proprietà o il diritto
oggetto dello scambio si trasmettono automaticamente per effetto del
consenso delle parti.
Il prezzo deve essere determinato o determinabile: in difetto il contratto
è nullo.
La vendita viene attuata:
a) o dal produttore che può collocare sul mercato la propria produzione e direttamente presso i consumatori o
presso i rivenditori (commercianti);
b) o da un intermediario nella circolazione dei beni (art.2195.1.2 c.c.), che può a sua volta attuare il commercio
direttamente presso il pubblico, oppure tramite altri rivenditori (commercio all’ingrosso);
c) o da un venditore non professionale, che dispone del cespite (auto, tv...) non nell’esercizio di un’attività
continuativa, ma con carattere di occasionalità e con riguardo, di regola, a beni già usati.

Forma e pubblicità della vendita


La conclusione del contratto normalmente non richiede forme particolari;
occorre però la forma scritta per la validità della vendita di beni immobili o
diritti reali immobiliari (art. 1350 c.c.) e per la vendita di eredità (art.
1543 c.c.).
La vendita di beni immobili deve, quindi, farsi per atto scritto ed è
soggetta a trascrizione. A questa pubblicità soggiace anche la vendita di
beni mobili registrati

Vendita con effetti reali e vendita obbligatoria


La vendita ha di regola effetti reali, ossia produce, in virtù del consenso,
il trasferimento della proprietà della cosa o, in genere, del diritto
oggetto della vendita.
Il trasferimento della proprietà dell’oggetto venduto si verifica alla
conclusione del contratto, per effetto del semplice consenso manifestato
dalle parti: vendita con effetto reale immediato. A questo scopo occorre
però che l’oggetto esista attualmente nel patrimonio del venditore e sia
individuato; e occorre che le parti vogliano il trasferimento immediato.
Invece in alcuni casi gli effetti reali immediati della vendita sono solo
obbligatori: il venditore è obbligato a procurare al compratore l’acquisto,
che si verificherà in un momento successivo (vendita obbligatoria). Ciò
accade nei seguenti casi:
1) Vendita di cose determinate solo nel genere: la proprietà passa al
momento dell’individuazione (benzina, grano)
2) Vendita alternativa: la proprietà passa al momento della scelta
3) Vendita di cosa futura: occorre che la cosa venga ad esistenza (il
puledro che nascerà, il nuovo raccolto)
4) Vendita di cosa altrui: è possibile: occorre che la cosa venga procurata
dal venditore
5) Vendita sottoposta a termine o condizione

Le obbligazioni del compratore


L’obbligazione principale del compratore consiste nel dovere di pagare
il prezzo pattuito (art.1498 c.c.) nel termine e nel luogo fissati dal
contratto. Di regola il prezzo è oggetto di libero negoziato tra le parti,
che di solito,
concordano per il prezzo di mercato.
Le parti possono anche affidare la determinazione del prezzo ad un terzo
eletto nel contratto o da eleggere posteriormente.
Sarebbe nulla, per mancanza di un elemento essenziale, la vendita in cui
il prezzo non sia stato né espressamente né implicitamente determinato.

Il compratore deve pagare il prezzo e, salvo patto contrario, le spese della


vendita (artt. 1498, 1475 c.c.).

Le obbligazioni del venditore


Le prestazioni principali del venditore sono:
1) Quella di consegnare la cosa al compratore : la consegna deve avvenire
nel tempo e nel luogo fissati dal contratto. In mancanza di pattuizione
essa deve essere fatta appena è avvenuto il trasferimento del diritto e nel
luogo in cui la cosa si trovava quando l’obbligazione è sorta. Se il
venditore non consegna la cosa, o consegna una cosa diversa da quella
pattuita, il compratore può a sua scelta domandare l’adempimento oppure
la risoluzione del contratto secondo le regole generali.

2) Quella di fargli acquistare la proprietà della cosa o la titolarità del


diritto oggetto dello scambio;
3)Garantire il compratore dall’evizione e dai vizi della cosa. Regole
speciali valgono per l’ipotesi che il venditore consegni la cosa pattuita, ma
non faccia acquistare al compratore il diritto sulla cosa stessa. Operano qui
la garanzia per evizione e la garanzia per i vizi della cosa venduta.
La garanzia per evizione
Al riguardo vanno distinte due ipotesi:
1) Evizione totale. Per evizione si allude alla situazione del compratore
che sia rimasto soccombente nel giudizio istaurato contro di lui da un
terzo che pretende di essere il proprietario del bene e che riesce a far
condannare il compratore a consegnargli la cosa. Costituiscono evizione
per il compratore pure l’espropriazione forzata del bene o la sua
espropriazione per causa di pubblica utilità, ovvero un ordine di
distruzione della cosa. Il compratore convenuto in giudizio da un terzo
che vanti dei diritti sul bene ha l’onere di chiamare in causa il venditore,
in quanto quest’ultimo può essere in grado di fornire le prove necessarie
per dimostrare che l’azione intentata dal terzo è infondata. Se il
compratore subisce l’evizione ha diritto di pretendere dal venditore la
restituzione del prezzo e delle spese subìte ed ha altresì diritto al
risarcimento dei danni se ignorava l’altruità della cosa.
2) Evizione parziale. In questo caso, il compratore ha diritto alla
risoluzione del contratto qualora debba ritenersi che non avrebbe
acquistato la cosa senza la parte per la quale ha subìto l’evizione;
altrimenti può ottenere solo una riduzione del prezzo, salva in ogni caso
l’azione per il risarcimento dei danni qualora ignorasse l’altruità
parziale della cosa.
3) Cosa gravata da oneri o da diritti di godimento di terzi. Se la cosa
venduta è gravata da oneri o da diritti reali o personali non apparenti che
ne diminuiscono il libero godimento, il compratore che non ne abbia
avuto
conoscenza può domandare la risoluzione del contratto, qualora debba
ritenersi che non avrebbe acquistato la cosa se ne fosse stato a
conoscenza, oppure una riduzione del prezzo, oltre al diritto al
risarcimento dei danni.

La garanzia per evizione è dovuta dal venditore sia nell’ipotesi che egli
non abbia fatto acquistare al compratore la proprietà della cosa, perché
questa non gli apparteneva, sia nell’ipotesi che abbia trasferito una
proprietà gravata da vincoli o diritti altrui non previsti dal contratto.
La stessa garanzia è dovuta nella vendita di diritti diversi dalla proprietà.
La tutela del compratore è diversa secondo che, al momento della
conclusione del contratto, egli conoscesse, oppure no, il difetto del diritto
in capo al venditore. Se lo ignorava, può chiedere subito la risoluzione del
contratto; ma se la cosa è solo parzialmente altrui, o se è solo gravata da
diritti di godimento di terzi, il compratore può pretendere solo una
riduzione del prezzo, qualora si possa ritenere che egli avrebbe acquistato
ugualmente.
Se invece il compratore conosceva il difetto del diritto in capo al
venditore, occorre distinguere. Se si tratta di oneri o diritti di terzi che
limitino il godimento della cosa, il compratore che li conosceva non ha
alcuna azione. Se invece l’acquisto del diritto è mancato totalmente, o se la
cosa è gravata da grazie reali o da pignoramento o sequestro, il compratore
che conosceva la situazione potrà chiedere la risoluzione del contratto o la
riduzione del prezzo, oltre al risarcimento del danno, ma solo se subisce
l’evizione: cioè solo se il terzo gli sottrae effettivamente la cosa, facendo
valere il proprio diritto su di essa.

La garanzia per i vizi


Vizi di una cosa sono le imperfezioni o alterazioni del bene, dovute alla
sua produzione o alla sua conservazione.
Il compratore non ha diritto di protestare per qualsiasi difetto della cosa
acquistata. Il venditore è tenuto alla garanzia quando i vizi siano tali da
rendere il bene inidoneo all’uso a cui è destinato o quanto meno da
diminuire in modo apprezzabile il valore. La garanzia non è dovuta se, al
momento del contratto, il compratore, trattandosi di vendita di cosa
specifica, conosceva i vizi della cosa o si trattava di vizi facilmente
riconoscibili.
Il compratore, peraltro, se intende far valere la garanzia cui il venditore
è tenuto, ha l’onere di denunciare l’esistenza dei vizi entro 8 gg., che
decorrono dalla consegna se si tratta di vizi apparenti o dalla scoperta se
si tratta di vizi occulti.
Il vizio si dice apparente quando, con un esame diretto della cosa
condotto con criteri di diligenza, avrebbe dovuto accorgersene.
Ove ricorrano i requisiti indicati, il compratore ha diritto di chiedere, a
sua scelta, o la risoluzione del contratto, restituendo il bene e facendosi
restituire il prezzo pagato o liberandosi dall’obbligo di pagarlo, ovvero
la riduzione del prezzo, salvo in ogni caso il diritto al risarcimento del
danno, a meno che il venditore provi di avere ignorato senza colpa i vizi
della cosa.
L’azione del compratore è soggetta ad un termine di prescrizione di un
anno, che decorre dal momento della consegna.
Identica tutela spetta al compratore qualora la cosa venduta non abbia le
qualità promesse, ossia garantite dal venditore al momento della
conclusione del contratto.

La garanzia per vizi o per mancanza di qualità deve tutelare il


compratore nell’ipotesi che la cosa abbia difetti che la rendano inidonea
all’uso a cui è destinata o ne diminuiscano in modo apprezzabile il valore
(art. 1490 c.c.), e nell’ipotesi che la cosa venduta non abbia le qualità
promesse, ovvero quelle essenziali per l’uso a cui è destinata (art. 1497
c.c.).
La legge dispone che la garanzia non è dovuta se, al momento del
contratto, il compratore conosceva i vizi della cosa; parimenti non è
dovuta se i vizi erano facilmente riconoscibili, salvo, in questo caso, che il
venditore abbia dichiarato che la cosa era esente da vizi (art. 1491 c.c.).
Occorre poi evitare che vengano posti a carico del venditore difetti sopravvenuti con
l’uso, e dei quali non si possa più accertare con sicurezza la causa. Ed occorre che,
dopo un tempo ragionevole, il venditore possa considerare esaurito il rapporto. Perciò
la legge dispone che il compratore decade dalla garanzia se non denuncia i vizi al
venditore entro otto giorni dalla scoperta. L’azione si prescrive in un anno dalla
consegna (artt. 1494, 1497 c.c.).
Quando il compratore ha diritto alla garanzia, egli può scegliere o la risoluzione del
contratto con le conseguenti restituzioni (azione redibitoria), oppure la
riduzione del prezzo (azione estimatoria): art. 1492 c.c. Tanto nella garanzia per
evizione, quanto nella garanzia per vizi i rimedi che tendono ad eliminare lo
squilibrio tra le prestazioni sono concessi anche se non vi sia colpa del venditore;
invece la colpa è presupposto della responsabilità del venditore per i danni ulteriori.
In alcuni casi l’azione di garanzia per i vizi o per difetto di qualità della cosa venduta
può concorrere con l’azione di annullamento per errore. Si noti che quest’ultima
azione non è assoggettata al termine di decadenza e alla prescrizione breve dell’art.
1495 c.c., ma richiede che l’errore fosse riconoscibile dal venditore al momento della
conclusione del contratto; anche il risultato è diverso, perché in seguito
all’annullamento il danno risarcibile va valutato in base all’interesse negativo.

Promessa di vendita, opzione, prelazione


Nel preliminare di vendita le parti non trasferiscono ancora il diritto
oggetto dell’accordo, né si impegnano al pagamento del prezzo, ma si
limitano ad obbligarsi a stipulare successivamente la vendita (contratto
definitivo), al verificarsi di una condizione o allo scadere di un termine.
Solo con la stipulazione della vendita si verificheranno gli effetti tipici
di questo contratto, mentre dal preliminare derivano soltanto effetti
obbligatori e non il trasferimento del diritto.
Quando invece le parti hanno pattuito un’opzione di vendita, il
beneficiario non ha più bisogno del consenso della controparte e può
perfezionare la vendita con una sua dichiarazione unilaterale di
accettazione delle condizioni contrattuali fissate nell’opzione.
Molto frequente, infine, è la concessione di una prelazione per l’acquisto
di un bene. La violazione di quest’obbligo non comporta nessuna
conseguenza per la controparte acquirente, ma obbliga l’inadempiente al
risarcimento dei danni.

Vendita immobiliare
La vendita di immobili ( e il trasferimento di diritti immobiliari) deve farsi per
iscritto (art.1350 c.c.) ed è soggetta a trascrizione (art.2643.1 c.c.). si
distinguono, in relazione alla determinazione del prezzo, la vendita a
misura, in cui il prezzo è stabilito in proporzione delle unità di misura
(tanto a mt quadrato o a mt cubo), e la vendita a corpo, in cui l’immobile
è venduto per un prezzo globale.
L’art. 1537 c.c. parla di vendita a misura se il prezzo dell’immobile è determinato in ragione di un
tanto per unità di misura (es. 1.000 € al mq); mentre l’art. 1538 c.c. parla di vendita a corpo se il
prezzo è determinato in relazione al corpo dell’immobile e non alla sua misura (globalità
dell’immobile).

Vendita di cose mobili


In mancanza di patto o di uso contrario, la consegna della cosa deve avvenire nel luogo dove questa
si trovava al tempo della vendita, se le parti ne erano a conoscenza, ovvero nel luogo dove il
venditore aveva il suo domicilio o la sede dell’impresa.

Vendita con riserva di proprietà


Nella vendita a rate le parti stabiliscono che il prezzo debba essere
pagato frazionatamente entro un certo tempo e che la proprietà passi al
compratore solo quando sarà pagata l’ultima rata del prezzo stesso
(art.1523 c.c.).
Chi compra a rate non può alienare la cosa fin quando non ne ha
acquistato la proprietà .
Generalmente il compratore diventa proprietario della cosa al momento del consenso
o, se si tratta di cose fungibili, al momento dell’individuazione, anche se non ne
abbia ancora pagato il prezzo. Se il compratore cade in stato di insolvenza, il
venditore che gli abbia fatto credito rischia di perdere il prezzo e la cosa.
Il problema si risolve con una clausola che differisca il trasferimento della proprietà
al momento in cui il prezzo sia completamente pagato: si tratta dunque di un
trasferimento sottoposto a condizione sospensiva. Gli altri effetti del contratto,
invece, si producono immediatamente. La cosa viene consegnata al compratore, il
quale potrà così utilizzarla subito.
Il compratore potrà subito utilizzare la cosa, ma dovrà astenersi da ogni atto che
possa ledere il riservato dominio, che costituisce la garanzia del venditore.
Finché il prezzo non è pagato il compratore non ha la proprietà della cosa; ha però
un’aspettativa di acquisto, e ha il godimento. In considerazione di ciò la legge pone a
suo carico, dal momento della consegna, il rischio del perimento fortuito della cosa
(art. 1523 c.c.).
La proprietà riservata al venditore gli consente di rivendicare la cosa, se il prezzo non
viene pagato.
Nella vendita di immobili, o di altri beni iscritti in pubblici registri, il venditore
potrebbe garantirsi iscrivendo un’ipoteca.
Spesso il patto di riserva della proprietà appare in contratti di vendita a rate.
Se il contratto si risolve per inadempimento del compratore, il venditore deve
restituire le rate riscosse, salvo il diritto a un equo compenso per l’uso della cosa,
oltre al risarcimento del danno (art. 1526 c.c.).
Diritto di prelazione
Col patto di prelazione una parte promette all’altra di preferirla nella stipulazione di un contratto di
vendita, se si deciderà a vendere.
Prima di alienare a un terzo il venditore dovrà dunque interpellare l’avente diritto ala prelazione. Se
non lo fa e vende al terzo, si rende responsabile dei danni; l’avente diritto alla prelazione non potrà
pretendere di riscattare la cosa dal terzo acquirente, perché il patto di prelazione ha efficacia solo fra
le parti (efficacia obbligatoria).
Talvolta un diritto di prelazione è concesso dalla legge. I diritti di prelazione legale sono opponibili
al terzo acquirente e ai suoi aventi causa, dai quali l’avente diritto potrà riscattare la cosa (efficacia
reale).

La vendita con patto di riscatto


La vendita con patto di riscatto (artt.1500-1509 c.c.) è una vendita
sottoposta a condizione risolutiva potestativa : il venditore si riserva il
diritto di riavere la cosa venduta mediante la restituzione del prezzo e i
rimborsi di certe spese (stabiliti dalla legge ( art. 1500 c.c.).
Vi si ricorre di solito quando il venditore è indotto a vendere per
realizzare denaro liquido, ma spera di poter, entro un certo termine,
avere la somma necessaria per farsi restituire la cosa venduta.
Il venditore si riserverà la possibilità del riscatto quando vende malvolentieri, ma
spera che la situazione possa mutare.
La vendita produce i suoi effetti, ma questi si eliminano se il venditore
dichiara di voler riscattare la cosa venduta. Basta questa dichiarazione a
far rientrare la cosa nel patrimonio del venditore.
L’esercizio del diritto di riscatto è sottoposto ad un breve termine di
decadenza (art.1501 c.c.): i l riscatto può avvenire entro due anni per i beni
Mobili ed entro cinque anni per quelli Immobili.
Il venditore ha, quindi, un’aspettativa reale ed il riscatto ha effetto anche sui terzi ai quali il
compratore avesse alienato la cosa; perciò, il terzo dovrà rilasciare la cosa a meno che ne abbia
acquistato la proprietà incondizionata in base alla regola “Possesso vale Titolo” o per effetto di
regole sulla trascrizione.

Vendita a termine di titoli di credito


È una vendita nella quale il pagamento del prezzo e la consegna dei titoli sono rinviati entrambi a
una certa data.

Vendita di cose mobili


Dal 1° dicembre 1988 è entrata in vigore anche in Italia la “Convenzione di Vienna
sui contratti di vendita internazionale di beni mobili”, che detta una disciplina
internazionale uniforme, applicabile a tutti i casi in cui siano compravendute merci
tra le parti “le cui sedi di affari si trovano in Stati differenti”.
Nella vendita mobiliare ricorre spesso il patto volto a garantire al compratore “il
buon funzionamento” della cosa venduta e a garantire la presenza nelle cose
vendute delle qualità desiderate dal compratore.
Figure particolari di vendite mobiliari sono:
1) la vendita con riserva di gradimento (art.1520 c.c.);
2) la vendita a prova, nella quale la cosa venduta debba avere le qualità pattuite o
sia idonea all’uso a cui era destinata (art.1521 c.c.);
3) la vendita su campione;
4) la vendita su documenti che attribuiscono a chi li possiede il diritto ad ottenere
la consegna delle cose stesse dal detentore ed il potere di disposizione su di esse;
5) vendita cif ( cost, insurance, freight ); cioé la somma pagata dal compratore
comprende il prezzo vero e proprio della merce ( cost ), le spese di assicurazione
(insurance) e del trasporto ( freight );
6) vendita fob (franco stazione partenza): il venditore si assume, oltre le spese per
portare la cosa fino a mezzo di trasporto, anche quelle per il caricamento su tale
mezzo;
7) la vendita a termine di titoli di credito che trova frequente applicazione nelle
contrattazioni che avvengono in borsa.