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LE CONVULSIONI DELLA RUSSIA ZARISTA

Nel primo Novecento scoppiò la Rivoluzione russa, “Rivoluzione d’ottobre”, nel 1917. La
Rivoluzione bolscevica costruirà un modello per numerosi moti rivoluzionari popolari, e causò
agitazioni socialiste che nel 1918 portarono al collasso del Reich tedesco e il “biennio rosso” in
Italia. La Russia zarista era scesa in guerra nel luglio del 1914 contro la Germania e l’Austria: dopo
qualche vittoria iniziale, l’esercito tedesco inflisse alle truppe dello zar diverse sconfitte. Oltre alle
tantissime perdite umane, la guerra provocò una gravissima crisi economica: miseria e fame
esasperavano la popolazione, mentre il regime zarista rivelava la sua totale inefficienza. Tutti i
problemi che affliggevano l’impero zarista peggiorarono stabilmente: la Russia era un paese
arretrato, gli zar avevano bloccato ogni tipo di riforma di tipo politico, e dopo la sconfitta subita
contro il Giappone scoppiarono rivolte, represse dal potere centrale. La situazione precipitò nei
primi mesi del 1917, durante il quale si svolse un’imponente manifestazione popolare contro lo zar
Nicola II nella città di Pietrogrado. I soldati inviati a reprimere i moti, però, rifiutarono di sparare e
solidarizzarono con i manifestanti. In questa rivolta, gli agitatori socialisti erano molto attivi e gli
operai delle fabbriche scesero in sciopero. Il 12 marzo si ribellò anche la Guardia Imperiale (corpo a
protezione dello zar) che occupò il Palazzo d’inverno a Pietrogrado, sede della monarchia. Lo zar
cercò di sciogliere la Duma, ma questo parlamento diede vita al Governo provvisorio. Il 15 marzo lo
zar Nicola II abdicò, suo fratello Michele rifiutò di succedergli e così finì la dinastia dei Romanov e
la monarchia russa. Lo zarismo non poteva fornire alcuna riforma strutturale: stavano emergendo
le masse popolari, appariva del tutto superato il cesarismo degli zar, simbolo di un potere assoluto
che non accettava limitazioni.