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Giosuè Carducci

La Vita
Nasce a Valdicastello, in Versilia, nel 1835, e Studia a Pisa alle scuole dei Padri Scolopi e si
trascorre la sua adolescenza nella Maremma laurea nel 1856 in Filosofia e Filologia alla
Toscana, per poi trasferirsi a Firenze in Scuola Normale. Partecipa alle polemiche che
seguito alla perdita del lavoro del padre, che dividono il panorama letterario tra
morirà nel 1861, un anno dopo al tragico manzoniani e antimanzoniani e fonda il
suicidio del figlio Dante. Carducci sposa gruppo degli Amici Pedanti, uniti per
Elvira Menicucci, da cui avrà 5 figli, uno dei difendere la tradizione classica. Nel 1856
quali, proprio di nome Dante, morirà a soli lavora come insegnante a San Miniato, ma
tre anni, nel 1870, anno della morte della nella piccola cittadina si sente oppresso, si
madre del poeta. In seguito a questi ribella e viene sospeso dall’insegnamento, per
avvenimenti il poeta avrà una crisi poi essere riammesso presso il liceo
depressiva, alleviata solo dalla relazione con Forteguerri di Pistoia; nel 1860 viene
Carolina Cristofori, la “Lidia” di alcune sue nominato docente di Letteratura Italiana
poesie. Nel 1906, solo due mesi prima della all’Università di Bologna, posto che lascerà a
sua morte (Febbraio 1907, Bologna) gli sarà Giovanni Pascoli nel 1904, dopo una paralisi
conferito il premio Nobel per la letteratura. al braccio destro.

Negli anni di carriera, a causa della frequentazione di ambienti mazziniani e repubblicani,


viene sottoposto a diversi provvedimenti disciplinari, tra cui il divieto di insegnamento per
aver celebrato il ventennale della Repubblica romana. Con il corso del tempo però, Carducci
mitiga le sue posizioni rivoluzionarie e cambia parere sul ruolo della monarchia, senza
abbandonare la concezione laica della politica. Questo cambiamento è influenzato anche
dall’incontro con la regina Margherita; molti iniziano a vedere il poeta come il traditore,
nonostante ciò riceve diversi riconoscimenti pubblici, tra cui la nomina a senatore del
Regno.

Le opere
Nel 1857 Carducci inizia a collaborare con l’editore Barbèra e pubblica Rime, opera dedicata
simbolicamente a Leopardi e a Pietro Giordani, maestri del classicismo ottocentesco.
o Juvenilia e Levia gravia → la prima è una raccolta di 100 poesie scritte tra il 1850 e il 1860,
a imitazione dei modelli classicisti, nelle quali si scaglia contro le mode e i luoghi comuni
della poesia ottocentesca. La seconda raccolta, che prevede 30 poesie scritte tra il 1861 e il
1871, fu pubblicata con lo pseudonimo di Enotrio Romano, dove Enotrio richiama l’antico
nome di una regione italiana, mentre Romano evoca il mondo classico. In questa raccolta
l’autore manifesta le sue idee repubblicane e una posizione avversa alla Chiesa.

o Giambi ed epodi → raccolta di 32 poesie scritte tra il 1867 e il 1879. Il titolo è dedicato a due
poeti: Archiloco, autore di giambi e Orazio, maestro dell’epodo. Nella letteratura greca, il
giambo era il ritmo formato da una sillaba corta e una lunga, ma generalmente il termine
veniva usato per indicare il genere poetico dell’invettiva e della satira; l’epodo invece è il
secondo verso di una strofa distica, il vocabolo però va ad indicare l’estensione della strofa
stessa: i grammatici chiamarono Epodi il suo libro di giambi. Questa raccolta è
caratterizzata da uno spirito fortemente polemico, infatti il poeta si scaglia contro il potere
temporale del papa, contro i politici, contro la corruzione e l’ipocrisia. La raccolta però si
chiude con il Canto dell’amore, poesia meno polemica.
o Rime nuove → è una raccolta del 1887 che vede 105 liriche divise in 9 sezioni. In queste
opere emergono il dolore e la malinconia del poeta, che devia l’ideale di arte pura che mira a
raggiungere l’equilibrio del classicismo. Nelle poesie vi sono riferimenti al contesto storico,
ma tra i temi vi è anche il ricordo, affiancato alla nostalgia e alla morte.

o Odi barbare → ve ne sono 2 edizioni: la prima del 1877, la seconda del 1893. Prendono
nome dall’esperimento metrico fatto dall’autore, che vedeva l’uso della metrica quantitativa
latina, basata sulla distinzione fra sillabe lunghe e brevi, affiancata alla metrica accentuativa
italiana, il cui verso è scandito dagli accenti ritmici. Alcune liriche di questa raccolta
riproducono i metri classici e rievocano eventi storici romani e medievali, altre liriche
invece confermano la tendenza al chiaroscuro: mentre da un lato prevale la solarità dei
ricordi passati, dall’altro entrano in gioco la malinconia, il dolore, e l’avvicinarsi alla morte.
Lo stile di Carducci oscilla tra l’elegante e il popolare, ma senza alcun dubbio, resta
fortemente ottocentesco, caratterizzato da un linguaggio solenne, ricco di latinismi,
arcaismi e auliscimi.

o Rime e ritmi → l’ultima raccolta è 1898 e vede testi composti secondo la metrica
tradizionale, ma anche testi che presentano una metrica barbara. I temi principali sono
sempre la malinconia e il ricordo, ma stavolta prevalgono le odi civili e politiche.

Oltre alle 4 raccolte poetiche, Carducci compone circa 26 volumi di prose. Essendo un
critico e un filologo possiamo ritrovare diversi studi e saggi sui principali autori italiani
(Parini, Leopardi, Ariosto, Tasso, Dante, Petrarca, Boccaccio). La sua critica si sofferma in particolare
sulla parola e sulla tecnica letteraria. La prosa di Carducci spazia in varie tipologie, e
rappresenta l’insieme tra alta letteratura ed espressioni di vita quotidiane.

I grandi temi
L’opera di Carducci si distingue per impregno sociale e tensione politica. Essa permette di
analizzare e comprendere in tutta la sua complessità il periodo storico in cui il poeta è
immerso, ovvero l’ottocento postunitario. Il poeta già da giovane si distingue per le sue idee,
era infatti disgustato dalla politica di Destra storica, e si distingue per gli attacchi al ceto
dirigente italiano e per l’avversione alla Chiesa. Di quest’ansia ribelle è testimonianza l’Inno
a Satana, un componimento del 1863 che esalta il progresso e la ribellione ad ogni
dogmatismo che limita la libertà individuale. Progresso e libertà sono l’esito della
Rivoluzione francese, e Carducci, così come altri intellettuali del tempo, vorrebbe che il
mondo si ispirasse a questi nuovi valori. Nonostante il cambiamento delle posizioni di
Carducci, nel corso del tempo, lui continua a concepire la letteratura come uno strumento
politico ed etico, e ribadisce il proprio dovere di giuda morale e civile e di custode di valori
assoluti. Tuttavia, ritiene di dover mitigare la sua indole ribelle e polemica. Diventa
necessario accantonare astiosità e invettive e porsi al di sopra delle parti e delle diverse
fazioni per il bene dell’Italia e diventa il cantore ufficiale della nazione stessa. Pur
rimanendo laico fino al termine dei suoi giorni, il poeta viene accusato di aver tradito gli
ideali della repubblica perché la scelta patriottica e nazionalista è considerata dai
repubblicani un vero tradimento.