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Fatica dei materiali

Stato di tensione multiassiale

Corso di Costruzione di macchine (07ALP)


Corso di laurea magistrale in Ingegneria meccanica

Antonio Gugliotta

Fatica multiassiale
In molte applicazioni i componenti meccanici sono
sollecitati con stati di tensione o deformazione multiassiali.
Lo stato di sollecitazione multiassiale si ha quando almeno
2 tensioni principali, o 2 deformazioni principali, sono
diverse da zero.

Si noti che ad uno stato di tensione uniassiale corrisponde


uno stato di deformazione triassiale: infatti nelle direzioni
ortogonali a quella in cui si ha la tensione si avranno delle
deformazioni trasversali
Ht = -QHl nelle altre due direzioni.

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Fatica multiassiale

Stato di tensione

Stato di deformazione

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Fatica multiassiale
Carico uniassiale di trazione
Cerchi di Mohr dello stato di deformazione in tre punti del
ciclo di carico

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Fatica multiassiale
Uno dei problemi maggiori nella fatica multiassiale è che
ognuna delle tensioni (o deformazioni) principali può avere
una storia temporale differente. Si possono distinguere i
seguenti casi:
stati di tensione multiassiali semplici: quando tutte le
tensioni principali raggiungono i valori massimi e minimi
nello stesso istante e le direzioni principali non cambiano la
loro direzione nel tempo. E’ il caso, ad esempio, di un
albero sollecitato a torsione alternata e flessione rotante,
con valori medi nulli, oppure quello della parete di un
recipiente in pressione con una pressione fluttuante (tutte
le componenti di tensione sono direttamente proporzionali
alla pressione stessa);

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Fatica multiassiale
stati di tensione multiassiali complessi: quando le varie
cause di sollecitazione non operano in fase e di
conseguenza le direzioni principali non sono fisse nel
tempo. Come è facile intuire, in questo secondo caso le
combinazioni che possono presentarsi sono praticamente
infinite.
un terzo caso, intermedio fra i due precedenti, si presenta
quando le cause di oscillazione risultano in fase ma le
direzioni principali non sono fisse a causa di tensioni medie
con direzioni principali non coincidenti con quelle principali
delle componenti alternate: è il caso, come esempio più
importante, di un albero soggetto a flessione rotante con
una tensione tangenziale dovuta al momento torcente
costante (ed eventualmente una componente alternata
anche della tensione tangenziale, in fase con quella di
flessione).
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Fatica multiassiale

Cicli di carico non


proporzionali di trazione e
torsione

Cerchi di Mohr della


deformazione in 8 punti
del ciclo di carico

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Fatica multiassiale
la presenza di intagli modifica uno stato di tensione
uniassiale rendendolo biassiale (sulla superficie) e triassiale
all’interno; peraltro lo stato di sollecitazione dovuto ad un
carico uniassiale è in fase (di tipo semplice) e l’effetto di
intaglio è stato tradizionalmente conglobato nelle
trattazioni uniassiali
Il problema della fatica multiassiale è stato affrontato da
diversi autori ma ancora oggi non si è arrivati ad una teoria
soddisfacente in tutti i casi.
In base al tipo di approccio si possono suddividere le varie
teorie presentate in diversi gruppi elencati nel seguito, in
cui sono riportati anche i nomi degli autori più
rappresentativi.

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Fatica multiassiale
Un primo gruppo è composto dai criteri di verifica basati
sulla ricerca di relazioni derivate o simili ai criteri di rottura
(ad esempio quella della tensione tangenziale massima) o
sostanzialmente basati su un approccio empirico, cioè su
relazioni che descrivono al meglio i dati sperimentali;
questo gruppo si è sviluppato principalmente, a partire dal
1886, fino al 1950 circa, anche se relazioni empiriche sono
state proposte fini ai nostri giorni (Gough e Pollard 1951,
Son Book Lee 1985).

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Fatica multiassiale
Un secondo gruppo, che ha avuto una notevole diffusione,
è quello dei criteri basati sugli invarianti delle tensioni; tali
criteri si sono sviluppati a partire dal 1950 e rispetto ai
criteri di tipo empirico l’approccio ha anche dei risvolti di
approfondimento teorico (Sines 1953-55 – Crossland
1956).
Negli anni ’60 si sviluppano gli studi sulla propagazione
delle cricche con i metodi della meccanica della frattura e
lo studio della fatica in controllo di deformazione (fatica
termica, fatica in campo oligociclico). Anche gli studi sulla
fatica multiassiale iniziano a descrivere i fenomeni in
termini di deformazione: una formulazione simile a quella
di Sines ma in termini di deformazione è riportata in un
codice ASME (American Society of Mechanical Engineers)
per recipienti in pressione.
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Fatica multiassiale
Un terzo gruppo, sviluppato essenzialmente dopo il 1970,
si basa sulla sull’individuazione di un piano critico, cioè il
piano su cui si nucleano le cricche di fatica e sull’analisi
dello stato di deformazione o di tensione ciclica su tale
piano al fine di calcolare il numero di cicli necessario per
questa fase, mentre il numero di cicli necessario per la
propagazione viene calcolato con i metodi della meccanica
della frattura (McDiarmid 1973 - Brown e Miller 1974 –
Lohr e Ellison 1980 – Socie 1985)

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Fatica multiassiale
Un quarto gruppo riguarda i criteri basati su grandezze di
tipo energetico, come ad esempio il lavoro di deformazione
plastica (Garud 1979, Ellyn 1993). Questi criteri sono stati
criticati anche in tempi non recenti (Findley 1961) perché
l’energia è uno scalare che non può tenere conto
dell’effettivo meccanismo di nucleazione, che avviene su
piani con una precisa orientazione.

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Fatica multiassiale
L’ultimo e più recente gruppo riguarda i criteri basati su
approcci microscopici, che vanno ad analizzare lo
deformazione plastica di alcuni grani favorevolmente
orientati: il metodo prevede un legame fra le tensioni e
deformazioni a livello microscopico, cioè a livello dei grani
cristallini, (PVijPHij) con lo stato di sollecitazione
“macroscopico” (VijHij). La rottura avviene se la tensione
tangenziale microscopica supera, anche per un numero
limitato di cicli, un valore limite che dipende dalla tensione
idrostatica microscopica (Dang Van 1987, Papadopulus
1993).

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Fatica multiassiale
Da notare che le sollecitazioni microscopiche possono
variare da un grano all’altro e che le sollecitazioni
macroscopiche in un punto P sono in realtà la media (su
un volume elementare) di quelle microscopiche; le tensioni
macroscopiche possono risultare quindi in campo elastico
anche quando in alcuni grani si hanno dei fenomeni di tipo
plastico. Come si può intuire il metodo è particolarmente
complicato e richiede per l’implementazione una procedura
impossibile da attuare senza opportuni programmi di
calcolo; peraltro questi criteri sono quelli che più si
appoggiano ai reali fenomeni fisici.

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Fatica multiassiale
La teoria di Sines
Sines ha proposto la sua teoria negli anni ’50 basandosi,
oltre che su propri esperimenti, sui risultati ottenuti da altri
autori; in particolare egli utilizzò i risultati ottenuti da W.
Sawert (1943), da H.J. Gough e H.V. Pollard (1935 -
1951). Gli studi di Gough e Pollard si riferiscono ad uno
stato di sollecitazione multiassiale semplice ottenuto su
provini cilindrici soggetti a torsione e flessione alternate in
fase, senza tensioni medie.

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Fatica multiassiale
Lo stato di sollecitazione nelle zone di nucleazione, cioè sulla superficie
dei provini, è biassiale i risultati delle prove possono essere visualizzati
come punti (rappresentanti i limiti di fatica ottenuti) su un piano V1-
V2, adimensionalizzate per chiarezza rispetto la limite di fatica
uniassiale.

V2 dati di Gough, 1951 V2 dati di Sawert, 1943


V D 1 V D 1
1.0 1.0
acciaio Cr-Va
ghisa

0 1.0 V1 0 1.0 V1
V D 1 V D 1

-1.0 -1.0

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Fatica multiassiale
Gough e Pollard presentarono i loro risultati un diagramma in
cui viene riportato su un asse il valore della tensione
tangenziale alternata e sull’altro il valore della corrispondente
tensione normale alternata ammissibile (limite di fatica).

W a MPa
30 Ni Cr Mo12
400
Rm=900 MPa
300
C 15
200 Rm=425 MPa

100

0 V a MPa
0 100 200 300 400 500 600

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Fatica multiassiale
La zona di sicurezza, interna alla curva, può essere
rappresentata, per i materiali con comportamento duttile, da:
2 2
§ Va · § Wa ·
¨ ¸ ¨ ¸ d1
© V D 1 ¹ © W D 1 ¹
2
§V ·
V  ¨ D 1 ¸ W a2 d V D21
2

© W D 1 ¹
a

Per gli acciai al carbonio e quelli da bonifica, le leghe di alluminio e


quelle di titanio, il rapporto fra il limite di fatica a torsione
alternata e quello a flessione rotante è pari a circa 0.6 si può
scrivere:
V D 1
W D 1 # 0.6 V D 1 #
3
V a2  3W a2 d V D 1

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Fatica multiassiale
Per i materiali con comportamento fragile, ed in particolare
per le ghise lamellari, Gough e Pollard proposero un’altra
equazione:
2 2
§ Wa · § Wa ·§ Va · § V D 1 · § V a ·
¨ ¸ ¨  1 ¸¨ ¸ ¨ 2  ¸¨ ¸ 1
© W D 1 ¹ © V a ¹ © V D 1 ¹ © W D 1 ¹ © V D 1 ¹

In realtà le ghise sembrano seguire anche nella fatica un’altra


ipotesi di rottura anche se non in modo perfetto e in
particolare quella della tensione normale massima

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Fatica multiassiale
Le formule di Gough e Pollard non considerano la presenza di
una tensione media (sia essa normale o tangenziale).
Sines ha analizzato l’effetto delle tensioni medie in vari casi
Va Wm
Wa
Vm a)
c)

Va
Wa
V m ,1  V m , 2 z 0 Vm Wm
V m,1  V m, 2 0

tensione media e alternata assiali tensione media e alternata di torsione

Vm Wm
Wa Wa
b) c)
d)

Wa Va
V m,1  V m, 2 z 0 Wm
Vm
V m,1  V m, 2 0

tensione media assiale e tensione alternata di tensione media di torsione e alternata di flessione
torsione

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Fatica multiassiale
Sines constatò che in generale la tensione media di trazione o di flessione
(Vm) influenza la tensione alterna limite di fatica (Va) (casi a e b), mentre
nel caso della torsione la componente media (Wm) è ininfluente sul valore
limite (Wa) (casi c e d).
Va Wm
Wa
Vm a)
c)

Va
Wa
V m ,1  V m , 2 z 0 Vm Wm
V m,1  V m, 2 0

tensione media e alternata assiali tensione media e alternata di torsione

Vm Wm
Wa Wa
b) c)
d)

Wa Va
V m,1  V m, 2 z 0 Wm
Vm
V m,1  V m, 2 0

tensione media assiale e tensione alternata di tensione media di torsione e alternata di flessione
torsione

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Fatica multiassiale
Si nota che le situazioni in cui non vi è influenza della
componente media è quella in cui la somma delle tensioni
principali medie (Vm,i) è nulla (casi c e d).
Va Wm
Wa
Vm a)
c)

Va
Wa
V m ,1  V m , 2 z 0 Vm Wm
V m,1  V m, 2 0

tensione media e alternata assiali tensione media e alternata di torsione

Vm Wm
Wa Wa
b) c)
d)

Wa Va
V m,1  V m, 2 z 0 Wm
Vm
V m,1  V m, 2 0

tensione media assiale e tensione alternata di tensione media di torsione e alternata di flessione
torsione

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Fatica multiassiale
Sines, estendendo le sue conclusioni al caso triassiale,
propose la seguente formula per la verifica a vita infinita per
sollecitazioni multiassiali in fase

1
V a,1  V a,2  V a,1  V a,3  V a,2  V a,3 
2 2 2

2
 m V m,1  V m,2  V m,3 d V D 1

Il primo termine rappresenta la tensione ottaedrica (Woct).


Il secondo termine rappresenta la tensione idrostatica.
Sines suggerì che la Woct rappresenta la media delle
tensioni tangenziali nei diversi piani di scorrimento.
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Fatica multiassiale
Il coefficiente m dipende dal materiale e può essere ricavato
considerando che la formula deve comprendere anche il caso
monoassiale. Annullando le tensioni principali 2 e 3 (alternate
e medie) si ottiene per la condizione limite:

V a ,1  m ˜ V m,1 V D 1

che è l’equazione di Goodman se:


V D 1
m
Rm

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Fatica multiassiale
Quando sono presenti sia una tensione normale media sia
una tensione tangenziale media, la somma delle tensioni
principali medie si riduce al valore della tensione media
normale, non comparendo nel primo invariante le tensioni
tangenziali. Quindi nel classico caso di un albero soggetto a
torsione e flessione alternate con una tensione normale media
non nulla il criterio di Sines diventa:

V a2  3W a2  m ˜ V m d V D 1

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Fatica multiassiale
Un modo alternativo di applicare le ipotesi di Sines è quello di
considerare sia il termine che contiene le tensioni alternate
sia termine che contiene le tensioni medie nella formula di
Sines come delle tensioni uniassiali equivalenti allo stato di
tensione multiassiale.

1
V a,1  V a,2  V a,1  V a,3  V a,2  V a,3
2 2 2
V a ,eq
2
V m,eq (V m,1  V m,2  V m,3 )

Nel caso di un albero sollecitato a flessione e torsione alternate la


tensione alternata equivalente diventa: .

V a ,eq V a2  3 ˜ W a2

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Fatica multiassiale
Il primo termine della formula di Sines corrisponde alla
tensione ideale di von Mises delle componenti alternate (cioè
il secondo invariante del tensore deviatore delle componenti
alternate), mentre la somma delle tensioni medie è il primo
invariante del tensore totale delle tensioni medie (che è
indipendente dal sistema di riferimento scelto essendo per
definizione di invariante):
(V m,1  V m,2  V m,3 ) (V m, x  V m, y  V m,z )

Poiché la tensione ideale di von Mises può esser riferita alla


energia di distorsione, parrebbe a prima vista che il criterio di
Sines sia di tipo energetico.
In realtà questa tensione ideale è anche interpretabile come
tensione normale ‘equivalente’ alla tensione tangenziale che
agisce su ognuno dei piani ottaedrici
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Fatica multiassiale
le tensioni sui piani ottaedrici valgono:

1
V 1  V 2  V 2  V 3  V 1  V 3
W ott
2 2 2

3
1 1
V ott V 1  V 2  V 3 I1 V H
3 3
Per valutare la tensione normale equivalente agente su
ciascun piano ottaedrico è sufficiente calcolare la tensione
tangenziale ottaedrica nel caso in cui sia presente una sola
tensione normale (prova di trazione ):
2 3
W ott V Ÿ V W ott
3 2

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Fatica multiassiale
se si suppone che la rottura avvenga quando la tensione
tangenziale ottaedrica raggiunge un valore limite per
definizione di tensione ideale si ha:

3 1
V id W ott V 1  V 2  V 2  V 3  V 1  V 3
2 2 2

2 2

che coincide con l’espressione della tensione ideale secondo


l’ipotesi di von Mises, nota peraltro anche come ipotesi della
tensione tangenziale ottaedrica.
In realtà quindi il criterio di Sines considera le tensioni
tangenziali e normali a dei particolari piani prefigurando
implicitamente gli approcci che individuano un piano critico
(che però, in generale, non coincide con uno di quelli
ottaedrici).
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Fatica multiassiale
Fuchs ha proposto una modifica della formula di Sines per
tener conto del fatto che le direzioni principali possano
variare, massimizzando la differenza delle tensioni alternate
nel tempo, (metodo del “maximum range of shear stress
criterion”, cioè:

 'V 22  'V 33  'V 33  'V 11  6 'V 12 


1
'V 11  'V 22
2
 'V 23  'V 31
2 2 2 2 2 2

2 2
 m V m,1  V m,2  V m,3 d V Dni1

con:
'V ij V ij ( t 1 )  V ij ( t 2 ) differenza di tensione
V ij ( t 1 ) componente di tensione al tempo t 1
V ij ( t 2 ) componente di tensione al tempo t 2

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