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APPENDICE B

I KHWAJAGAN

La tradizione afferma che c'è un circolo interno alla comunità Sufi che preserva i segreti più vitali
delle tecniche di sviluppo interiore ed anche i segreti dei metodi più concreti di manipolazione
dell'ambiente per i programmi di sviluppo. Questa tradizione è chiamato i Khwajagan, in persiano:
"Maestri".
La successione di individui leader in questa tradizione è conosciuta ed è stata inclusa in un'opera
dello scrittore turco, Hasan L. Shushud.
Ne presentiamo un riassunto autorizzato.

I Khwajagan

La tradizione sostiene che durante migliaia di anni c'è stato un "Circolo Interno dell'Umanità"
capace di pensare in termini di millenni e che possiedono conoscenze e poteri di un ordine
superiore. I suoi membri intervengono periodicamente nei temi umani.
Fanno questo, non come leader o maestri dell'umanità, bensì discretamente, introducendo certe
idee e tecniche. Questo intervento opera in modo tale che rettifica deviazioni del corso predestinato
della storia umana. Si assicura che questo circolo interno concentra le sue attività su quelle aree ed
epoche in cui la situazione è critica per l'umanità.
Il periodo del 950-1450 si dice che fu una di queste epoche. In quel tempo orde provenienti
dall'Asia Centrale inondarono i decadenti imperi della Cina, India, Baghdad, Bisanzio e Roma. Nel
centro di questi tumulti apparve un'organizzazione chiamata i Khwajagan. I suoi membri erano
principalmente turchi o persiani, ed i suoi principali centri furono Bokhara, Samarcanda, Balkh,
Herat e la regione dell'Indù Kush.
Quest’area aveva una lunga storia di attività spirituale, Zoroastro (600 a.c.) passò la maggior parte
della sua vita in Balkh, e Salman il Persiano, uno dei primi convertiti della religione dei Magi che si
trasformò in compagno di Mohammed, proveniva dalla stessa zona. Probabilmente l'aritmetica fu
scoperta in questa regione. EI-Harmezi (844) fece progressi significativi in algebra, e Abu-Masher
di Balkh, morì nel 866, influenzò lo sviluppo dell'astronomia in Occidente, attraverso le traduzioni
di Adelardo di Bath.
Il primo capo dei Khwajagan fu Yusuf Hamadani (1048-1140) che fu conosciuto come il Qutub ul
Evliyya, o "Asse dei Santi".
Da bambino aveva studiato a Baghdad con Abu Ishak Farih, seguace dell’Imam Abu Hanifa.
Quindi viaggiò per un certo tempo studiando con vari erudito, ma più tardi respinse tutto lo studio e
si dedicò all’orazione, asceticismo e la lotta interna con la sua propria natura. Finito questo periodo
si mise sotto la direzione dello Sheikh Abu Ali Farmadhi. Farmadhi era maestro di El-Ghazali, ed
era in linea di diretta discendenza spirituale di Bayazid Bistami, Imam Reza ed altri antichi sacri
Sufi.
Prima di arrivare ai trent’anni, Yususf Hamadani aveva la reputazione di essere un maestro della
scienza spirituale. Allora riunì alcuni discepoli scelti e questi sono quelli che diventarono i membri
fondatori dei Khwajagan.
Hamadani, grazie alla sua percezione introdusse tecniche nuove nella pratica Sufi - tecniche che
non sarebbero diventate disponibili per tutti, fino a che l'invasione dei mongoli non avesse perso
parte della sua forza nella seconda metà del secolo XIII. Queste tecniche includevano la Halka o
gruppo, e l'uso di Sohbat o "conversazione" come veicolo per la trasmissione della forza spirituale
della baraka. Hamadani istruì un gruppo speciale di undici uomini in queste tecniche e perfezionò
anche un metodo di comunicazione senza parole.
Il primo successore di Hamadani fu Abdullah Berki di Khwarizm, morì nel 1160, mistico con
straordinari poteri spirituali che trasmise i suoi propri segreti ai suoi seguaci. Il secondo successore
fu Masan Andaki, uno degli undici iniziati da Hamadani.
Il successore di Andaki fu Ahmed Yasavi, 1042?-1166?, proveniente da Yasí nel Turquestán
Orientale, ora Sinkiang. Yasavi aveva studiato lì alchimia con Baba Arslán, il quale, quando stava
morendo, gli disse di andare a Bokhara, mille miglia verso l'ovest, e che lì entrasse al servizio di
Hamadani. Poi a Yasavi succedette Hasán Andaki che divenne il quarto capo dei Khwajagan.
Yasavi non si mantenne nella posizione per lungo tempo. Ricevette un'indicazione interna che
doveva ritornare in Turquestán e trasmise il suo carico ad Abdul Khaliq Gujduwani. Al sua volta in
Turquestán orientale, Yasavi fondò l'Ordine Derviscio Yasawiyya.
Si dice che quest’Ordine sopravvive ancora oggi, operando nell'area del Deserto del Gobi per
trasmettere la scienza spirituale dei Khwajagan.
L'Ordine Yasawiyya fa uso di movimenti rituali e danze accompagnate da musiche chiamate
Salna. Questa, se è compresa correttamente, abilita lo studente a sottomettere la sua mente
all'Intelligenza Suprema e raggiungere la maestria sul suo corpo.
Gujduwani divenne così il quarto successore di Yusuf Hamadani, fondatore dei Khwajagan, ma la
leggenda afferma che fu iniziato indipendentemente dallo stesso Khidr. Si dice che imparò la
tecnica conosciuta come il Discorso del Cuore (Dhikr-i-Qalbi) direttamente dal Khidr. Tuttavia ha
potuto avere una trasmissione parallela di questa tecnica attraverso i mantra praticati dai monaci
Buddisti dell'Hindu-Kush.
Gujduwani formulò i precetti dei Khwajagan in otto regole succinte, Essenza dell'Insegnamento
dei Maestri, e fu anche l'autore di Precetti per Vivere.
Gujduwani morì nel 1190 e gli succedette Ahmed Sadik di Bokhara, che prese il comando in un
momento di grande pericolo per la missione Sufi. Quando Gengis Khan fu acclamato gran Khan di
tutti i mongoli nel 1206, Sadik trasportò il Circolo Interno dei Maestri a Bokhara, dove rimase per
secoli. Tre linee di difesa furono preparate in opposizione all'interruzione dell’attività Sufi che
sarebbe derivata dalle invasioni dei mongole.
1. alcuni Sufi emigrarono.
2. alcuni rimasero e deliberatamente presero servizio nel nuovo regime.
3. alcuni rimasero e conservarono la loro attività mediante il travestimento della forma esteriore.
Tra quelli che emigrarono si trovava il padre di Jalaluddin Rumi. Era teologo e mistico della
"Scuola Occidentale", un seguace di lbn el-Arabi. Il padre di Rumi, davanti al pericolo mongolo,
lasciò la sua casa in Balkh e fuggì con suo figlio a Baghdad, poi a Damasco, e alla fine a Konia. Un
altro emigrante della stessa scuola fu Nijemeddin Daya anche lui arrivò a Konia che avrebbe
trasformato in un centro di attività spirituale fino al secolo XX.
Tra i Sufi che rimasero, alcuni riuscirono a diventare consiglieri di fiducia di Gengis Khan, ed
erano dietro l'effettiva amministrazione mediante la quale il Khan governava le terre conquistate.
Tra questi c’erano Mahmud Yalvaj e suo figlio Mas'ud Yalvaji.
Nei convulsi due secoli che seguirono i Khwajagan continuarono senza interruzione il loro
compito di insegnare il cammino accelerato di sviluppo spirituale, e preparare un'elite attraverso la
quale questa influenza fu estesa attraverso l’Asia, l’Europa ed il Nord dell'Africa.
Il gruppo "sotterraneo" potrebbe essersi ritirato nei passi montagnosi del fiume Syr Darya, dove il
gran sistema di grotte permetterebbe l'esistenza segreta di una comunità spirituale completamente
isolata dal mondo.
Durante l'invasione dei mongoli i Khwajagan furono guidati da Khwaja Arif Riwgari, quarto
successore di Gujduwani. A questi seguì Mahmud Fagnawi, e dopo Azizan Ali al-Ramitani.
Nell'epoca in cui questo accadeva, metà del secolo XIII, l'Impero Mongolo aveva raggiunto la sua
massima espansione, e era pericoloso per i Khwajagan riapparire apertamente. Le tecniche spirituali
che portarono con loro dopo mezzo secolo di isolamento apparvero come una sorpresa per molti
ordini Sufi che erano rimasti "nel mondo."
Gli ordini Sufi ortodossi non conoscevano alcune di queste tecniche che includevano la Halka o
gruppo, il Sohbat o conversazione tra maestro e discepolo, lo Zikr o esercizio spirituale, ed il
Mujaheda, vigilanza costante delle proprie debolezze. Usavano anche "svegliare" per mezzo di
spaventi e sorprese. E promuovevano se stessi in imprese pratiche nella vita ordinaria.
Ad Azizan Ali al-Ramitani è attribuito il possesso di grandi poteri spirituali. Poteva comunicarsi
con altri Maestri e con discepoli a distanza.
Poteva leggere il pensiero di discepoli ed era conosciute come guaritore mediante ipnotismo.
Azizan Ali fu seguito da suo figlio Ibrahim, e più tardi per Mohammed Baba Samasi. Il suo
quarto successore fu il Seyed Emir Kulal Naqshband, fondatore dell'Ordine Naqshbandi che si è
esteso attraverso il mondo.
Nella sua gioventù Kulal stava prendendo parte ad una competizione di lotta quando Baba Samasi
fissò il suo sguardo su lui. Immediatamente smise di lottare e divenne suo discepolo. Più tardi
divenne l'istruttore di Sayed Bahaudin Naqshband; la cui nascita era stata profetizzata da Samasi.
Bahauddin Naqshband mostrò segni di santità nell’infanzia, e nel suo Halka, essendo solo un
bambino, vide Abdul Khaliq Gujduwani seduto su un trono coi suoi successori intorno. Si dice che
Bahauddin ereditò la baraka di Gujduwani.
Bahauddin lasciò il circolo dell'Emiro Kulal e si unì alla Halka di Mewlana Arif di Kikkeran, con
cui viaggiò in ricerca di un gruppo conosciuto come gli Ahl-i-Hakk, La Gente della Verità. Quando
Mewlana Arif morì, Bahauddin passò un breve periodo con uno Sheikh turco chiamato Kasim di
Bokhara, dopo servì per dodici anni sotto un altro Sufi turco, Halil Ata, che era consigliere del
Sultano. Bahauddin lo accompagnò alla corte, ma non ebbe nessun desiderio di ereditare una
posizione nella corte. Molti dei suoi discepoli, comunque, sarebbero diventati maestri e consiglieri
di principi e governanti di molte nazioni.
Il posto di Bahauddin nella Tradizione dei Maestri non è quello di chi fondò un nuovo ordine,
bensì di colui che sintetizzò le tecniche individuali di molti maestri in forza di molti anni di ricerca
e trasmise l’insieme delle tecniche ai suoi seguaci.
L'Ordine Naqshbandi dichiara che essi sono i successori dei Khwajagan e hanno ereditato il loro
baraka e la loro conoscenza.