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Un senso a questi giorni

Viene chiesto al professor Lizzola una riflessione sul “senso” di questi


giorni tragici, partendo proprio dalla sua esperienza, zona
tremendamente colpita, Bergamo.

19 marzo 2020
L’intera opinione pubblica, come filosofi e teologi si stanno interrogando
alla ricerca di un senso a questi giorni. Nel giro di pochissime settimane
la nostra vita, il nostro vivere è cambiato.

Prima Oggi
la nostra unica siamo sospesi
preoccupazione nell’incertezza sul
riguardava i nostri futuro
progetti e previsioni -> l’incertezza
sul futuro (controllo). ormai è parte
-> c’era di noi.
SCONTATEZZA
= emozioni e novità
erano ormai
scontate.
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Ma la vita è: INCERTA,
PRECARIA e TITUBANTE.

A LIVELLO SOCIALE
Facciamo esperienza di 4 elementi:
1.DISTANZA -> Si fa esperienza della “distanza”: distanza di due metri, di
toccare e di abbracciare.
2.PROSSIMITÀ e CURA -> Viene a crearsi una DISTANZA-VICINANZA tra
donne e uomini (a livello emotivo e solidale) -> la cura di sé
rappresenta la cura dell’altro. Tutto ciò comporta dignità, giustizia,
gratuità fraterna. La prossimità e la cura appartengono a donne e
uomini non perfetti, ma riconoscenti.
3.DOLORE ASSOLUTO = la MORTE, la solitudine inevitabile (si muore
soli) non è solo abbandono, ma è anche accompagnamento, un
incontro tra poveri (si muore sempre poveri). -> si ha il desiderio
di “sentire ancora il tocco di quando siamo nati”, si spera di
sentire quel palmo sul volto mentre stiamo morendo.

A LIVELLO ECCLESIASTICO
Di conseguenza, torna la domanda antica di fronte al male estremo:
DOV’E’ DIO?
Se lo sono chiesti sia gli operatori che i pazienti nelle strutture
ospedaliere affollate durante l’emergenza sanitaria.
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 È una sfida anche per la fede = questo periodo difficile, caratterizzato


principalmente dalla morte, ci
riporta alla nuda fede, alla sua dimensione di affidamento gratuito.
 Questo perché quando si smaschera la nostra vulnerabilità, cadono le
nostre false sicurezze, così emerge l’appello alla fede.
 Questo “credere” ci permette di avere forza e riuscire a sconfiggere
il tormento che stiamo vivendo oggi.
Tutto ciò crea pratiche d’invocazione, quindi attesa e affidamento.

Perciò anche la Chiesa è colpita dalla pandemia, infatti, non si celebrano


più le messe in presenza.
Questo perché la pandemia entra, scuote e smuove coscienze, pensieri e
relazioni, i modi di vivere insieme e di vivere soli con sé stessi.
A LIVELLO POLITICO
La politica sta cercando di rispondere con i propri
mezzi a questa crisi. Le risposte in Europa sono
state di 2 tipi:
1.Quella italiana -> seguita da altri paesi;
2.Quella cinica e “menefreghista” del Premier inglese Boris Johnson;

Quale lezione sta dando questa pandemia alla politica?


La politica di fronte alla interpretano pratiche di vita
questione del futuro deve attente e responsabili.
focalizzarsi su un ripensamento
profondo ciò significa un
riorientamento radicale: quindi
deve pensare alla vita
partendo dalla salute,
coltivandola e curandola.

Senza dimenticarsi però che


ogni vita è vita comune, cioè
è vita gli uni degli altri e di
uni dagli altri.
Le politiche, infatti, sono efficaci
proprio quando orientano scelte,
Quindi la politica dovrà generazioni e le culture.
cambiare linguaggio e sguardo -> si
tratta di ridisegnare insieme una Quindi cura della nuova vita
nuova convivenza includendo comune, promuovendo la dignità e
sobrietà, attenzione alle fragilità, uso il riconoscimento, nessuno
dei saperi e dei poteri tra le escluso.

RIAPPARE LA PAURA
La paura comporta rabbia e risentimento, può scatenare conflitti
devastanti, come ad esempio, cercare colpevoli contro cui scagliarsi. I
social ne ospitano molta, continuando ad alimentare confronti vittimistici,
creando di conseguenza conflitti distruttivi.
Come orientare la paura portandoci a renderla umana?
Hans Jonas parlò di “euristica della paura”, la paura può avvicinarci al vero
e al giusto.
Questo perché la paura ci fa sentire esposti perciò ci sentiamo sicuri e ci
affidiamo al legame tra noi.
La paura che l’equilibrio della vita si rompa e pregiudichi il futuro ci
porta alla cura e a delle responsabilità. Di conseguenza, la paura può
coltivare il bisogno di vita.

Inoltre, in questo periodo, si è riaperta la questione dell’uomo: la


dispersione di tante vite, relazioni estenuate, disposizione alla
guerra e alla violenza…

A LIVELLO EUROPEO, IL NUOVO TEMPO


Proviamo ad immaginare il dopo, sappiamo che la ripresa sarà difficilissima
e terribile.
Dopo questa prova saremo più europei oppure ognuno dovrà chiudersi nella
sua piccola “fortezza”?
Si tratta di riprendere il cammino ora, segnato da: impoverimenti, acute
diseguaglianze, incertezza diffusa, il ricordo della paura provata. Ci
saranno però anche tante assenze di memorie, storie e comunità.

“E’ uno sconvolgimento così profondo quello che stiamo vivendo che il
futuro non potrà che essere una RICOSTRUZIONE”
Sia gli operatori sanitari che non ce l’hanno fatta, sia coloro che sono
morti in case isolate la ricostruzione l’hanno davvero fatta ->
ricostruendo la comunità nazionale, riavviando storie familiari e
legami tra generazioni. Uomini e donne semplici, normali, ma con un
senso di responsabilità: cercando di aprire e tener pulito il futuro dei
propri figli.

 SI COSTRUISCE INSIEME: DA SOLI NESSUNO REGGE E SI SALVA


Ci vorranno adulti e giovani adulti aventi cura del futuro di altri, con
un forte senso di fraternità e libertà responsabile. Esigenti sia con sé
stessi, sia con gli uni e gli altri.
QUINDI ESISTE UN SENSO A QUESTI GIORNI?
Da una parte c’è chi pensa ad una “selezione naturale” dei fragili, dei
vecchi e dei disabili, quindi i poveri e i marginali. I restanti prendono il
nome di “derattizzatori del terzo millennio”: nuovi promotori
dell’eccellenza e della purezza.
Dall’altra parte c’è chi ha ripreso le immagini del “flagello di Dio”,
della punizione e del castigo, della purificazione: il resto dei
perfetti resterà intoccato.

Ma l’umanità ha già mostrato, anche attraversando catastrofi, di saper


reagire alla logica della selezione naturale -> con la fraternità e la pietà,
quella dei tanti operatori sanitari.
Un’umanità, che oggi, di fronte alla sofferenza dura e ingiusta, affianca
l’attenzione alle vittime, agli altri, anche da lontano.

Nel tempo della paura e dell’angoscia, però, non emergono solo le


tensioni solidali, anzi, nell’emergenza sembrano cavarsela meglio gli
indifferenti, affermano gli psicologi e gli antropologi.
La filosofa Maria Zambrano cita <<Ogni disastro consente alla gente di
manifestarsi nella sua cruda realtà: è

strumento di rivelazione>>. Rivela quindi la forza del risentimento, della


separazione dall’altro.
Così si svela anche come l’uomo
europeo sia una creatura a cui
non basta nascere una volta
sola; anzi, ha bisogno di essere
ri-concepito.
La speranza è la nuova nascita.

CONCLUSIONI
Dobbiamo ancora sentire l’esperienza che la vita sta disegnando dentro
di noi, tra noi del nostro tempo. Ci sono esperienze che possono essere
risvegli. Esperienze limite, immaginali e di scelta, di intuizione
conoscitiva e di conversione che durano un passaggio.
Per aprire un nuovo inizio, quel passaggio deve diventare soglia che
introduce a un nuovo viaggio, sostenuti dalla speranza in un’ “ulteriorità”.
Allora riprenderà il cammino.