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Linguistica testuale - Professore Manco


Linguistica del testo - Angela Ferrari Capitolo 1
- Ai confini della disciplina
Dallo studio della lingua allo studio delle parole
Ferdinand de Saussure è il fondatore della linguistica moderna che ha pre- sentato la
lingua come l'oggetto privilegiato della scienza linguistica. Se- condo lui la lingua si
contrappone alle parole. La prima consiste nel siste- ma astratto di segni
storicamente e socialmente determinato mentre la se- conda è l’azione e il risultato
dell'impiego della prima a scopo comunicati- vo. Chi si occupa della lingua descrive e
spiega le caratteristiche generali delle lingue naturali, mentre chi si occupa delle
parole descrive e spiega cosa si fa quando si utilizza la lingua per comunicare e quali
sono le forme che essa assume quando viene impiegata. Inizialmente si studiò
soltanto la lingua, poi a partire dagli anni 50-60 si è sentita la necessità di uno studio
che rendesse conto anche delle parole. Questo perché studiando soltanto la lingua si
presentavano dei limiti, il primo che si suggerisse l'immagine troppo semplificata
della comunicazione linguistica; il secondo consiste nella comprensione stessa della
lingua: essa non può essere compresa se non c’è lo studio anche delle parole.

Discipline centrate sul testo


Le discipline che pongono al centro dello studio il testo condividono l'idea che esso
sia l'unità fondamentale della comunicazione linguistica e che possieda
un'organizzazione di cui occorre proporre una descrizione e una spiegazione. Queste
discipline possono essere raggruppate in due classi: la prima si chiama “analisi
conversazionale”, che è di tradizione angloameri- cana. La seconda è nota come
linguistica testuale e si è sviluppata soprat- tutto in Germania. Oltre a queste due in
area francofona si è diffuso anche il termine di analisi del discorso.

Analisi conversazionale
Oggetto di questa analisi è l'interazione tipicamente parlata tra individui in tutte le
sue forme da quelle istituzionalizzate a quelle più ordinarie e spon- tanee, quindi dalle
interazioni in tribunale a quelle tra medico e paziente… il suo obiettivo è quello di
individuare l'organizzazione regolare del com- portamento nella conversazione
privilegiando la componente sociale. L'a-
nalisi deve essere empirica per quanto riguarda la raccolta dei dati, ma an- che per
quanto riguarda i metodi e gli strumenti concettuali utilizzati. Il punto di vista
adottato è sicuramente quello di partecipanti e attraverso le loro reazioni si
definiranno quali aspetti siano rilevanti per l'andamento della conversazione

Linguistica del testo


La linguistica del testo è molto diversa dall'analisi conversazionale, essa non
affonda le radici nelle scienze sociologiche, e offre alle lingue una po- sizione
predominante. Inoltre essa non si concentra sull'interazione orale, ma lavora su spazi
discorsivi, sia parlati che scritti con una predilezione per quelli scritti.

Analisi del discorso


L'analisi del discorso comprende in sostanza sia il tipo di studio dell'analisi
conversazionale, sia lo studio della linguistica del testo.

Capitolo 2 - La linguistica del testo dai suoi inizi ad oggi

La linguistica del testo è una disciplina particolare il cui obiettivo fonda- mentale
consiste nel capire come le frasi siano organizzate all'interno del testo e soprattutto
come definire quest'ultimo. I primi tentativi di defini- zione del testo si basavano su
criteri legati alla sua superficie sintattico - lessicale, ma è stato subito chiaro che se
voleva divisione obiettivi questi del testo doveva porre al centro i fenomeni legati al
suo significato.
In questo contesto è importante considerare il concetto di grammatica del testo la
quale ha il compito di dire quali sono le unità di composizione del testo e le regole a
partire da cui queste unità possono essere nominati in modo coerente. L'approccio
sintattico lessicale si definisce grammaticale della frase mentre invece l'approccio
semantico si definisce grammatica del testo. Sono stati proposti diverse ipotesi di
grammatica del testo, quella più nota si articola in una componente microstrutturale e
in una macro- strutturale.
Quella micro strutturale definisce la semantica del testo che è vista come una
sequenza di proposizioni.
La componente macrostrutturale è costituita da uno o più proposizioni di
carattere generale che prevedono un rapporto di trasformazione in cui in- tervengono
operazioni cognitive di astrazione, generalizzazione e conden- sazione.
Le grammatiche del testo fanno ricorso all'intuizione degli analisti ma an- che a testi
inventati con l'obiettivo di isolare i particolari fenomeni esame eliminando così i
fattori di disturbo presenti in ogni realtà comunicativa.
Esse nel corso del tempo hanno fatto passi avanti nella comprensione della gestualità,
il primo è quello di concepire il testo la superiorità in termini fondamentalmente
semantici e non relativi alla superficie linguistica. Ov- viamente il rapporto tra la
configurazione linguistica del testo e la sua struttura semantica non consiste
semplicemente nel concetto sintattico di frase o nella somma di dispositivi di
coesione come anafora, connettivi, e tempi verbali. Un’analisi linguistica infatti dice
che bisogna tener conto anche della punteggiatura, della differenza tra
subordinazione e coordina- zione, eccetera…

Capitolo 3 - Testo, discorso, linguistica del testo

Quando compiamo atti linguistici a scopo comunicativo, produciamo dei discorsi.


Essi sono entità molto complesse che per essere comprese devono essere analizzate in
alcuni punti di vista. Uno di questi è il dominio gram- maticale, che riguarda la
costruzione linguistica delle frasi che compongo- no il discorso; poi c'è il dominio
contestuale, che considera i fattori di tipo linguistico ed extralinguistico, fattori
sociali, culturali, cognitivi, eccete- ra… infine c'è il dominio testuale che concerne i
modi in cui le unità del discorso si intrecciano sia dal punto di vista del significato, sia
da quello della forma linguistica. Questo dominio è l'oggetto della disciplina a cui è
stato dato il nome di linguistica del testo. Quest'ultima ha infatti il compito di farci
capire come le frasi all'interno del discorso si legano l'una all’altra.

Decodifica e inferenza
L’interpretazione del testo mette in gioco due tipi diversi di operazione: la decodifica
e l’inferenza. Attraverso la decodifica associamo significati al- le espressioni
linguistiche. Con l'inferenza facciamo interagire questi signi- ficati con le nostre
conoscenze per arricchirli e trasformarli in vari modi.

Ieri Maria non è venuta alla riunione. Suo figlio si sentiva poco bene.

Grazie alla decodifica sappiamo che questa frase evoca il figlio di una per- sona non
identificata che in un momento precedente all'enunciato non sta- va molto bene.
Grazie all’inferenza, dalla seconda frase deduciamo anche che si tratta del figlio di
Maria e che il problema di salute si è presentato il
giorno prima dell'enunciazione. Volendo andare ancora oltre, diremmo an- che che la
salute del figlio è il motivo per cui Maria non si è presentata alla riunione. La
decodifica dunque può essere definita come un processo bot- tom-up, mentre
l’inferenza un processo top-down.

Testo e grammatica della frase


La lingua è dunque capace di offrire istruzioni relative all'organizzazione del testo.
Esse possono provenire da tutti livelli linguistici quali il lessico, la sintassi, la
punteggiatura. Tutti livelli linguistici dunque intervengono in modo paritario, e non
ce n'è uno che prevalga sull’altro.
Per quanto riguarda l'aspetto linguistico, l'elaborazione del discorso mette in opera
due sistemi costruttivi: la costruzione grammaticale della frase e la costruzione del
testo, cioè l'organizzazione delle frasi le une rispetto alle altre. La prova di questo è
dato dal fatto che si possono incontrare sequen- ze di frasi difettose dal punto di vista
grammaticale, ma perfettamente col- legate dal punto di vista testuale. Viceversa,
sequenze di frasi grammaticali possono essere testualmente collegate in modo non
adeguato. Naturalmen- te inoltre ci possono essere casi in cui fanno difetto entrambi i
sistemi di costruzione linguistica.

Capitolo 4 - La struttura del testo: una prima sistemazione

Il testo è l'unità fondamentale della comunicazione linguistica. Esso è pri- ma di tutto


una unità di significato semantica o concettuale.

Organizzazioni del testo: le relazioni tra le unità del testo


La sostanza del testo, essendo semantica, va vista come insieme di concetti di vario
tipo e variamente collegati. L'unità comunicativa è fondamentale perché è necessaria e
sufficiente affinché il testo esista.
In generale la unità del testo sono collegate ad una rete di relazioni che ap-
partengono a tre piani semantici diversi: Il piano logico, il piano referen- ziale, il
piano enunciativo.
• Il piano logico concerne la logica in base alla quale si collegano le diver- sità:

Ho studiato tutto il giorno. Eppure non sono stanco.

• Il piano referenziale concerne il collegamento dell'unità riguardo a ciò che esse


evocano:
La mia nonna era una grande donna. (soggetto sottinteso) Mi faceva sentire
sempre a
casa.

• Il piano enunciativo tiene conto dei diversi punti di vista o discorsi che si alternano
all'interno del testo. Ad esempio il punto di vista del narratore che lascia spazio a
quello del protagonista.

Una sequenza di unità comunicative che forma un testo è caratterizzata da tre


proprietà semantiche fondamentali:
• Unitarietà: quando il contenuto del testo può essere ricondotto a uno o più nuclei
semantici di cui esso è l'espansione attraverso la cancellazio- ne, l’astrazione e la
condensazione;
• Continuità: se ogni unità comunicativa si collega in qualche modo al contesto
precedente;
• Progressione: se ogni unità comunicativa contribuisce a modificare, an- nullare, o
arricchire quello che è stato comunicato in precedenza.

Capitolo 5 - La sostanza semantica del testo

Il contesto
Il testo è un'entità di natura semantica, il cui contenuto è il risultato di due operazioni
di carattere fondamentalmente diverso: la decodifica e l’inferenza. In particolare esse
si appoggiano a delle informazioni conte- stuali, che fanno quindi parte di un insieme
di informazioni a cui diamo il nome di contesto. Prima di definire il contesto, si parla
anche dello sfondo cognitivo, il quale coincide con l'insieme di conoscenze a partire
dalle qua- li viene ritagliato il contesto in senso stretto. Quest'ultimo dunque è costi-
tuito dall'insieme di conoscenze estratte dallo sfondo cognitivo, che si ri- velano
necessarie per capire il significato esplicito di un particolare discor- so e le
informazioni implicite che esso intende comunicare. Il contesto quindi è il
presupposto stesso della comunicazione. La costruzione del contesto avviene sotto la
guida della lingua che offre un insieme di indica- zioni riguardo al modo e alla
misura in cui va completato e arricchito il si- gnificato. Gli scopi della comunicazione
decidono quali tra le conoscenze che fanno parte dello sfondo cognitivo degli
interlocutori, vengano real- mente costituire il contesto e quali invece vadano scartate
o rielaborate.
Sulla base di questi scopi comunicativi quindi il contesto viene ulterior- mente
precisato e arricchito in funzione di un vasto insieme di principi tra cui il principio di
cortesia ( “Sono stanco morto”, da interpretare come “Gradirei che tu te ne andassi”)
e il principio di pertinenza (se sto parlando di Francesca, nella frase successiva
utilizzerò il pronome “la”, es. “La sti- mo molto”.

Significato esplicito
Il significato che risulta dal processo di decodifica ha la caratteristica di essere
povero ecco perché il contesto interviene per:
• arricchirlo: quando vengono aggiunti pronomi personali o avverbi deit- tici;
• precisarlo;
• completarlo: in questo caso è molto rilevante l’asserzione olofrastica del
“Sì”, es. “Sì, arrivo prima delle otto";
• disambiguarlo: interviene quando occorre scegliere una delle possibili
interpretazioni di espressioni ambigue.

Significato implicito
Il contesto svolge un fondamentale anche nella costruzione di significati impliciti, al
punto che porterà ad un'enunciazione esplicita.
Esistono due tipi fondamentali di significato implicito: le presupposizioni e le
implicature.
La presupposizione è un'inferenza che rimane vera anche nel caso in cui la
preposizione da cui deriva viene negata:

Giorgio è riuscito a fermarsi in tempo. Giorgio


non è riuscito a fermarsi in tempo.
Per entrambi questi due enunciati si può considerare la proposizione
“Giorgio ha cercato di fermarsi”.
Il concetto di enunciazione nel testo assume un valore particolare in quan- to si
presenta come direttamente o indirettamente già dato nel contesto di enunciazione.
In generale si ricorre ad un'interpretazione che può essere effettiva o meno: quando lo
è si dice che la presupposizione sia risolta, quando invece non lo e, ci sono due
possibilità. La prima consiste nell'accettare comunque la
presupposizione, e si parla di “accomodamento” di quest'ultima; la secon- da
consiste nella messa in discussione della presupposizione stessa. La presupposizione
è creata da particolari dispositivi linguistici a cui viene dato il nome di “attivatori
della presupposizione”, e tra questi ci sono ad esempio i verbi di cambiamento di
stato come smettere, iniziare, perdere, oppure gli avverbi come solo, persino, anche.

Per quanto riguarda invece le implicature, esse riguardano contenuti se- mantici che il
testo suggerisce grazie a ragionamento inferenziali. A diffe- renza delle supposizioni,
le implicature aggiungono sempre significati nuovi all'interno del testo. Si
distinguono diversi tipi di implicatura, molto lontani gli uni dagli altri. La più
importante è quella conversazionale (Gri- ce), che si divide a sua volta in
“implicatura di prevenzione”, e “implicatu- ra di riparazione”. Tutte le implicature
presenti nei testi scritti possono es- sere ricondotte a tutte e quattro le massime di
Grice (quantità, qualità, mo- do, relazione). Le implicature possono diventare delle
vere proprie unità comunicative, pienamente integrate nell'architettura semantica del
testo.

Capitolo 6 - Le unità del testo

L'unità fondamentale dell'articolazione semantica del testo è l’unità comu- nicativa. Il


suo corrispettivo linguistico è l’enunciato, il quale è caratteriz- zato da diversi
fenomeni linguistici, Che possono essere interpuntivi, sin- tattici, o lessicali.

Uno dei più importanti è sicuramente la punteggiatura, che si distingue in forte e


debole. La punteggiatura forte si associa solitamente ad un cambio di enunciato, ma
questo può avvenire anche nel caso della punteggiatura debole, come ad esempio con
la virgola. Vediamo infatti come nel caso della subordinazione avverbiale, le due
frasi si comportino come costituen- ti sintattici indipendenti dall'altro:

Gianni non accetterà mai, se mi è permesso parlare di lui.

Lo stesso vale anche per la coordinazione:

Provaci, e te ne pentirai.
Si ha un enunciato anche quando l'espressione linguistica è racchiusa tra parentesi o
tra trattini lunghi. Ad essi si da il nome di incisi, i quali si pon- gono su un piano
semantico diverso da quello realizzato degli altri enun- ciati. Essi possono sviluppare
un punto di vista alternativo a quello princi- pale o possono intervenire a sostenere il
piano principale del testo, com- pletando, precisando o spiegando.

Il contenuto semantico dell'enunciato può articolarsi in unità informative. L'unità


centrale prende il nome di nucleo, il quale può essere espresso da un sintagma, una
frase autonoma, una frase reggente, coordinata, subordi- nata o complessa. Tutte le
altre unità informative prendono il nome di uni- tà di sfondo, ed esse possono essere
realizzate da frasi subordinate o coor- dinate.

Le unità comunicative si riuniscono tipicamente in sequenze unitarie a cui si dà il


nome di “movimenti testuali”: E se si caratterizzano per il fatto di svolgere
globalmente una stessa funzione testuale. Il movimento testuale È tipicamente
costituito da una sequenza di enunciati globalmente unitaria e provvista di
un’organizzazione gerarchica interna. Essi si possono svilup- pare per:
• Esemplificazione;
• Narrazione;
• Descrizione;
• Citazione e domanda-risposta.
Un criterio importante per distinguere l'organizzazione interna dei vari movimenti
testuali è dato dal tipo di relazione logica che la sequenza di enunciati intrattiene con
l’enunciato principale.

Capitolo 7 - Le connessioni testuali

I contenuti delle unità nel testo sono collegati da diversi tipi di relazione:

• Le relazioni logiche, che riguardano la logica in base alla quale gli atti linguistici
e le proposizioni del testo si concatenano. Esse si distinguono tre tipi:
- Relazioni di composizione testuale, attraverso le quali si organizza il pensiero
all'interno del testo. Si può compiere quindi un atto di esempli- ficazione, di
motivazione, di opposizione. Oltre agli enunciati, le rela-
zioni di composizione testuale interessano anche le altre unità del testo, vale a dire
i movimenti testuali e le unità informative, le quali consistono in relazioni
esemplificate;
- Esistono però, al contrario, anche relazioni illocutive, come ad esempio la
relazione domanda-risposta. Esse sono caratteristiche della conversa-
zione orale o mediata dal computer;
- Infine abbiamo le relazioni tra processi dove si vede come un testo può essere
costruito anche attorno a relazioni logiche tra i processi evocati dalle varie unità
testuali: di tempo, di causa, di condizione, di opposizio- ne ecc…
• Le relazioni referenziali concernono la connessione dei referenti di vol- ta in
volta evocato nel testo. Essi prendono il nome di referenti testuali, i quali sono
caratterizzati da particolari status cognitivi e informativi. Si tratta dell'entità o
dell'evento che entra a far parte del discorso e che di- venta oggetto di esso. Questa
entità può essere di primo grado e quindi caratterizzata da persone, animali o cose,
oppure di livello superiore, fat- ta di astrazioni, processi o azioni. Una volta
evocato l'oggetto, ad esso si possono attribuire proprietà, azioni o eventi;
• Le relazioni enunciative, che riguardano il modo in cui le voci e i punti di vista si
alternano nel testo. Quest’alternanza coglie una dimensione
importante nell'organizzazione del testo. Si consideri infatti l'articolazio- ne del
testo secondo voci e punti di vista diversi che può essere segnala- to in molteplici
modi. Ad esempio nel caso del testo narrativo si guarda all'uso delle virgolette e dei
vari segni che identificano il discorso diretto o indiretto, in modo da attribuire
quello che viene detto alle voci del te- sto stesso.

Molto spesso le relazioni logiche, referenziali ed enunciative si intreccia- no,


variando e rafforzando la connessione semantica degli enunciati che compongono il
testo. Inoltre, possono anche compensarsi e prevalere gli uni sugli altri in funzione
del tipo di testo o del tipo di movimento testuale.

Capitolo 8 - Coerenza e coesione

Capitolo 9 - La dimensione logica del testo

All'interno delle relazioni di composizione testuale e delle relazioni tra processi


troviamo un importante elemento: i connettivi.
Il termine correttivo indica ciascuna delle forme linguistiche morfologi- camente
invariabili. Essi appartengono a classi diverse:
• Possono essere congiunzioni subordinanti (perchè, mentre, quando…);
• Possono essere congiunzioni coordinanti (e, o, ma….);
• Possono far parte della classe degli avverbiali ho dei sintagmi nominali e
preposizionali con funzione avverbiale (infatti, quindi, tuttavia, per esempio…);
• Possono essere preposizioni o locuzioni preposizionali (a causa di…).
Ci sono inoltre espressioni che non sono connettivi, ma in certi casi fun- zionano
come tali, ad esempio l'espressione “per questo”.
Il significato del connettivo può essere visto come un'istruzione offerta de- stinatario
per individuare la relazione logica che occorre introdurre nel te- sto. Queste istruzioni
possono essere povere, e quindi ritrovarsi arricchite per inferenza (come ad esempio
il connettivo “e”), oppure possono essere ricche nel senso che ogni connettivo
aggiunge dei tratti semantici specifici (come quando con “perché” viene descritta la
causa di qualcosa).

In base ai connettivi stessi, all'interno delle relazioni tra processi si instau- rano
queste relazioni:
• Relazione di opposizione: data dai connettivi ma, mentre, al contrario, invece…;
• Relazioni di tempo: che situa un evento nel tempo rispetto al secondo evento. Tra i
due ci può essere contemporaneità (quando, mentre, co- me…) anteriorità (prima
che, finché, fino a quando…) posteriorità (dopo, una volta, poi, prima…);
• Relazione di conseguenza: essa si esprime attraverso un costrutto con- secutivo
implicito o esplicito (talmente… che, tanto… da, di modo che…
);
• Relazione di fine: quando il motivo secondo dell'azione si colloca nel fu- turo e
coincide con un'intenzione dell’agente (perché, affinché…);
• Relazione di concessione: questa connessione è complessa e si divide in
concessione diretta O indiretta e può essere espressa da subordinate con perché,
malgrado, anche se, oppure da avverbi come ciononostante, tut- tavia, comunque;
• Relazione di condizione: quando la causa o il motivo non sono dati di fatto, ma
ipotesi. La manifestazione più caratteristica è data dalla subor-
dinata ipotetica, le cui forme verbali indicano il grado di realizzabilità che si
attribuisce all'ipotesi;
• Relazione di comparazione e relazione di esclusione: la prima fa dei paragoni, la
seconda è solitamente introdotta dall’avverbio “senza”.

Per quanto riguarda invece le relazioni di composizione testuale le relazio- ni che si


instaurano concernono la maniera in cui il locutore organizza il pensiero e la
comunicazione all'interno del testo e sono:
• Relazioni di consecuzione: che possono avere una vera e propria dimo- strazione
(come nel caso del sillogismo) o avere un valore contingente e relativo soltanto a
dei casi specifici. Questa relazione è introdotta da su- bordinate consecutive (sicché,
dunque, quindi, di conseguenza….) oppu- re da sintagmi preposizionali (per
questo, a causa di ciò, ne consegue che…);
• Relazione di motivazione: che può essere espressa dalle congiunzioni causali come
perché, infatti, difatti, oppure da espressioni come “il fatto che”, “basti pensare
che”…;
• Relazione di illustrazione ed esemplificazione: illustrazione quando un contenuto
viene proposto per rendere più comprensibile una precedente asserzione e si
manifesta spesso con i due punti; esemplificazione invece quando si vuole dare
un'ulteriore spiegazione, talvolta introdotta dall’espressione "per esempio";
• Relazione di riformulazione: quando cioè uno stesso contenuto viene espresso in
altre parole con connettivi come cioè, ossia, vale a dire che…;
• Relazione di opposizione: quando si accostano definizioni, idee o punti di vista
che sono in contrasto sono introdotte da connettivi come al con- trario, viceversa,
ma, invece…;
• Relazione di concessione: che si indica con espressioni non subordinanti come
eppure, tuttavia, ciononostante o con il costrutto coordinato “ma”;
• Relazione di aggiunta: quando si aggiungono degli enunciati evocando le
conseguenze di quanto detto nei precedenti; esse vengono introdotte dal
connettivo “addirittura”;
• Relazione di rettifica: quando viene ridimensionata la validità di un con- tenuto e
può manifestarsi o come l'annullamento di quanto si è detto in
precedenza, oppure come la semplice modifica (un'espressione tipica è “o
meglio…”);
• Relazione di specificazione e di generalizzazione: specificazione quan- do si
offrono maggiori dettagli ed è introdotta da in particolare, precisa- mente, specie…
Generalizzazione invece quando dalla proprietà specifi- ca si va a quella generale
(in generale…);
• Relazione di commento: quando il locutore abbandona la descrizione per
esprimere un commento sui contenuti, quindi quando si mettono delle
considerazioni tra parentesi;
• Relazione di background: quando un contenuto offre pertinenza ad un contenuto
che segue che sarà poi sviluppato in seguito. Questa relazione è vicina a quelle di
generalizzazione e di specificazione, ma si differenzia perché non va nei dettagli
come nelle altre due;
• Relazione di alternativa: quando due singoli contenuti sono altrettanto adeguati per
raggiungere un determinato scopo comunicativo;
• Relazione di dispositio: che sono segnalate da espressioni come dappri- ma, poi, in
seguito, Per concludere….

Capitolo 10 - La dimensione referenziale del testo

Collegamenti referenziali
Un collegamento referenziale si ha quando un'espressione linguistica si ri- ferisce ad
un referente (che può essere un individuo concreto, una proprie- tà, un’ astrazione o
un evento) che viene evocato altrove all'interno dello stesso testo. Oltre che in un
collegamento, un'espressione referenziale può essere coinvolta anche in altri tipi di
connessione testuale, le quali a loro volta possono essere dirette o indirette. I
collegamenti residenziali più co- muni sono dati dall’anafora e dalla catafora.

Anafora
L’anafora si ha quando gli elementi linguistici si collegano al cotesto pre- cedente.
Esse possono avvenire per ripetizione, quando la testa lessicale dell’espressione
analogica e quella dell’antecedente coincidono (viene ri- petuta la stessa cosa),
oppure per sostituzione quando si utilizza un'espres- sione linguistica diversa dalla
precedente.
Per quanto riguarda la ripetizione, sappiamo che essa è sempre stata anti- patica alla
lingua italiana, anche se la situazione oggi sta cambiando per- ché la scrittura
contemporanea, sempre più incline ad accogliere i modi del parlato, accetta di
conseguenza casi di ripetizione. È più importanti sono dati da:
• Scarto referenziale:

Stabilire un confine non rientrava tra i suoi obiettivi. Uno di questi obiettivi era…

• Cambiamento di discorso:

“Quando la Cina si sveglierà, il mondo tremerà". La Cina si è sveglia- ta…

• Scarto informativo, quando la ripetizione è per inciso:

L'incontro di Chomsky fu casuale, (del resto Chomsky aveva sempre coltivato tali
interessi…).
Per quanto riguarda invece la sostituzione, dal punto di vista della loro ca-
tegoria grammaticale, le espressioni anaforiche (per sostituzione) sono molto varie:
• Nomi comuni, solitamente accompagnati dall'articolo determinativo o da un
dimostrativo;
• Pronomi, personali, dimostrativi e indefiniti come entrambi, tutti… Si osserva in
particolare che la scelta tra sintagma nominale e pronome ha ragioni complesse.
Certo è che si preferisce il sintagma nominale quando È disponibile più di un
antecedente, nei casi quindi di ambiguità oppure quando con l'anafora non si vuole
solo mantenere lo stesso referente, ma anche inserire nel testo un arricchimento
semantico aggiungendo dei trat- ti descrittivi. Inoltre è importante anche la
distanza: se l'antecedente è di- stante, è necessaria una sua ri-nominalizzazione
attraverso un nome pro- prio o un sintagma nominale;
• Avverbi pronominali;
• Soggetto sottinteso, che è molto diffuso nella lingua italiana e si alterna con
pronomi soggettuali come egli, esso, essa…;
• Aggettivi possessivi.
L’anafora può anche contenere una valutazione, delle conoscenze che non
concernono i referenti in quanto tali, ma i sentimenti del parlante nei con- fronti del
referente stesso: in questi casi si parla di anafora empatica. Esse possono essere
trasmesse con gli elementi dimostrativi; se infatti utiliz- ziamo il pronome “quello”
per indicare qualcuno, si può dedurre una lon- tananza affettiva del parlante dal
soggetto che egli ha definito tale.

Catafora
La catafora si ha quando gli elementi linguistici si collegano al cotesto successivo. Le
espressioni che più caratteristicamente funzionano come catafore sono:
• Pronomi, particolarmente quelli personali di terza persona, ma anche aperti
terminali come “ci”,”vi”, i pronomi dimostrativi e i pronomi inde- finiti;
• Aggettivi possessivi, in particolare “suo”, che compare molto in ambito
giornalistico;
• Soggetto sottinteso;
• Sintagmi costruiti intorno al nome comune come “fatto”, “cosa”.

Inoltre, in testi di una certa ampiezza, la relazione tale espressione anafori- ca È


l'antecedente che instaura il referente è tipicamente mediata da altre espressioni
anaforiche. Si forma così una “catena anaforica": le anafore che la costituiscono
sono i suoi anelli, l’elemento che instaura per la prima volta il referente all'interno
del testo viene chiamato capo-catena. Tipica- mente, in un testo compaiono più catene
anaforiche, che possono essere parallele, intersecarsi, o diramarsi. Lo stesso vale
anche la catafora, per cui si creano catene anaforiche.

Capitolo 11 - La dimensione enunciativa del testo

La dimensione enunciativa del testo rende conto dei fenomeni che ruotano attorno all’
enunciazione. Quest'aspetto della testualità, è noto con il ter- mine di “discorso
riportato”, che da senso al testo facendo affidamento sulla parola di individui diversi
dal locutore, oppure sulle parole dello stes- so locutore proferite in un momento
diverso da quello dell'enunciazione del testo.
Le funzioni del discorso riportato sono molteplici.
Nei testi narrativi, il suo contributo si osserva soprattutto riguardo all'inte- razione
con il piano referenziale del testo. Riportare la parola altrui per- mette di mettere in
scena una rappresentazione "più vera", e dunque in un certo senso più vivace del
mondo narrato.
Per quanto riguarda i testi argomentativi ed esplicativi, il discorso riportato permette
di fare affidamento su parole considerate o presentate come auto- revoli. Inoltre può
essere una strategia per prendere le distanze da un de- terminato contenuto e dalle
condizioni che ne conseguono. In generale il ricorso al discorso altrui offre una
maggiore precisione al dettato e alla li- nea esplicativa prescelta.
Il discorso riportato può essere diretto o indiretto.

Il discorso diretto
Il discorso diretto è quello in cui il l'importo Mette in scena una forte vici- nanza con
il discorso originario, cioè con il discorso o pensiero che viene riprodotto. Questa
vicinanza è dovuta al fatto che il discorso diretto man- tiene intatto il suo centro di
riferimento, vale a dire il suo centro deittico (origine). Punto di vista linguistico, altre
tracce della vicinanza con il di- scorso originario consistono nel mantenimento di
tutte le forme lessicali della produzione originaria, in particolare le interiezioni e i
vari segnali di- scorsivi. Molte volte però capita che non ci sia nessun segno grafico
di di- scorso diretto (due punti, virgola, trattini…), cioè manca l'indicazione del- la
fonte e il verbo dire: in questo caso si parla di discorso diretto libero. Imparentate con
quest’ultimo, ci sono le cosiddette isole testuali, cioè frammenti di citazione diretta
che emergono dall'interno di discorsi indiret- ti o di discorsi narrativi.

Il discorso indiretto
Il discorso indiretto prevede che l'enunciazione originaria non sia riprodot- ta come
nel caso del discorso diretto, ma raccontata. Questo tipo di discor- so è
accompagnato da una cornice linguistica, la quale comprende l'indica- zione della
fonte enunciativa originaria e/o un verbo di dire o un verbo di percezione. Anche per
il discorso indiretto, troviamo la variante del di- scorso indiretto libero in cui si
intersecano il centro deittico del discorso citante E quella del discorso citato:

Disse che Maria doveva andarsene, e subito!


In questo caso vediamo come ci sia una trattamento dei pronomi personali tipico del
discorso indiretto cioè la terza persona e una struttura esclamati- va caratteristica del
discorso diretto.

Strutture linguistiche polifoniche


In un testo, il discorso riportato non è l'unico mezzo linguistico per dare voce ad
individui diversi dal locutore. Ci sono alcune strutture linguistiche che rinviano a
voci diverse da quella del locatore senza denunciarlo espli- citamente. Esse prendono
il nome di strutture polifoniche, le quali si di- stinguono in:
• Strutture concessive: esse possono essere estese a tutti gli impieghi con- cessivi del
connettivo “ma”, e spesso sono inoltre accompagnate dall'av- verbio confermativo
“certo”, che però non è necessario:

Certo fa bello, ma mi fanno male i piedi. Fa


bello, ma mi fanno male i piedi.
• Enunciati ironici: in genere sono visti come enunciati che consistono nel dire una
cosa per far capire, con maggiore forza, il suo contrario:

Proprio un bell’esame!

Questa frase può essere usata per far sapere all'interlocutore che in realtà giudica
l’esame un vero
disastro.
• La negazione: l'uso più naturale della negazione “non” è quello che mette in
relazione il contenuto dell’enunciato che lo contiene con la sua con- troparte
positiva:
A Secondo me, Pietro è intelligente. B
No, non è intelligente.

La relazione può essere anche polemica:

Pietro non è gentile. Al contrario, è detestabile.

O metalinguistica:
Pietro non è intelligente, È geniale.

• La presupposizione.

La deissi
La deissi consiste nel ricorso ad espressioni che in un enunciato facciano riferimento
alla situazione spazio-temporale in cui l'enunciato è emesso o alle persone che lo
emettono. Alle espressioni (avverbi, pronomi, verbi) che realizzano la deissi si da il
nome di elementi deittici. La deissi può es- sere:
• Personale: quando si fa riferimento alle persone che partecipano alla
comunicazione, in primis al locutore e all'interlocutore, ma anche ad altri soggetti
presenti nella situazione di enunciazione. Questo tipo di deissi è iscritta nei pronomi
personali e possessivi di prima e seconda persona singolare e plurale;
• Spaziale: quando un'espressione viene interpretata facendo riferimento al luogo in
cui si trova il locutore;
• Temporale: che si organizza attorno al momento dell'enunciazione E si realizza
grazie ad un ampio insieme di espressioni: gli avverbiali ora, adesso, allora, i
sintagmi come fra tre giorni, due settimane fa, gli agget- tivi temporali come
prossimo, ehi dimostrativi queste quello;
• Sociale: che è connessa al rapporto interattivo e sociale che lega tra loro i
personaggi della comunicazione.
In particolare vediamo come per mezzo delle espressioni deittiche spaziali e
temporali si può realizzare un altro tipo di deissi noto come “deissi te- stuale”. Essa
consiste in quella forma di deissi in cui un parlante nel di- scorso fa riferimento al
discorso stesso o al discorso in atto in quel mo- mento. Si potrebbe creare confusione
con l'anafora ma mentre gli elementi anaforici evocano un referente del mondo
rappresentato dal testo che è sta- to già introdotto da un'espressione nominale
presente nel cotesto, gli ele- menti dei tipici fa diretto riferimento alla materialità del
testo in corso.
Capitolo 12 - Tipi di testo

I testi scritti possono essere organizzati in tipi sulla base di criteri diversi, ognuno dei
quali privilegia un aspetto a scapito degli altri. L'idea è che il parametro
fondamentale consiste nell'intenzione di regolare in maniera più o meno rigida
l'attività interpretativa del destinatario. Distinguiamo così tre vincoli interpretativi:
• Testi fortemente vincolanti: dove l'emittente ritiene necessario dichiara il
bisogno di regolare la libertà di interpretazione del testo da parte del destinatario. A
questa classe appartengono i testi scientifici, quelli nor- mativi e quelli tecnico
operativi;
• Testi mediamente vincolanti: dove l'emittente ottiene che il destinatario abbiamo
un'interpretazione aderente alla sua e che egli proceda gradual- mente da un suo
precedente stato di conoscenza a quelle che eventual- mente gli vengono proposte.
Si tratta dei trattati, manuali di studio, enci- clopedie e saggi critici;
• Testi poco vincolanti: essi riguardano la classe della produzione lettera- ria Dove
l'emittente non pretende dal destinatario un'interpretazione ade- rente al proprio
pensiero, perché la materia che tratta è costituita da posi- zioni molto personali.
Questi diversi vincoli interpretativi sono caratterizzati dal fenomeno
dell'implicitezza, che è poco presente nei testi molto vincolanti e molto presente nei
testi poco vincolanti.

A partire da ciò, possiamo quindi descrivere quelle che sono le diverse ti- pologie di
testo:
• Testo narrativo;
• Testo dispositivo;
• Testo argomentativo;
• Testo descrittivo;
• Testo prescrittivo.
Oltre a questi, esistono anche delle sottodistinzioni e in questi casi si parla di generi
e sottogeneri. Ad esempio, se prendiamo in considerazione il sot- togenere “manuale
di geografia”, sappiamo che esso è incluso nel sottoge- nere “manuali studio”, che
appartiene al genere “saggi divulgativi”, che rientrano nel tipo “testi espositivi”.
Esistono inoltre anche i testi misti, ca- ratteristici della scrittura contemporanea e
rappresentati da prosa saggistica e giornalistica.

Testo narrativo (attenzione alle forme verbali)


Il testo narrativo si propone di raccontare un fatto o una storia, facendo af- fidamento
sulla percezione temporale degli eventi. La sua architettura se- mantica è molto
complessa. Per quanto riguarda la sua caratterizzazione globale esso si definisce
invasati parametri:
• Distanza degli eventi dal mondo narrato, per cui tanto più un evento è narrato nei
particolari, tanto minore è la distanza che il narratore interpo- ne tra lui e il mondo
narrato. Ad esempio un’autobiografia è un testo che ha una distanza narrativa molto
breve;
• Selezione degli eventi, che dipende proprio dagli eventi che si sceglie di narrare nel
testo, e quelli che al contrario si evitano.
In particolare queste due caratteristiche insieme determinano anche un'al- tra
grandezza che è la:
• Velocità degli eventi, che è data dal rapporto tra il tempo degli avveni- menti nel
mondo narrato e il tempo effettivo di lettura;
• Ordine degli eventi, che può rispettare quello degli eventi del mondo narrato
oppure distanziarsi da esso in vari modi, introducendo delle ana- cronie, che
possono avvenire per posticipazione (analessi), o per antici- pazione (prolessi).

Molto importante nel testo narrativo è anche la morfologia dei verbi, che indicano la
posizione temporale degli eventi rispetto al momento dell'e- nunciazione ed
eventualmente degli uni rispetto agli altri.
Ci sono alcune forme verbali che situano l'evento riguardo esclusivamen- te il
momento dell'enunciazione e che per questo vengono dette deittiche. Esse sono
l'indicativo presente, indicativo futuro, il passato prossimo, il passato remoto è
imperfetto. Esse decadono soltanto quando si passa dalla narrazione degli eventi alla
loro riproduzione, utilizzando il discorso diret- to.
Oltre alle forme verbali deittiche, ce ne sono altre che hanno una semanti-
ca temporale più complessa, e che si fondano sul momento dell'enuncia- zione e su un
altro momento fissato all'interno del mondo narrato:

Dopo che fu entrato in aula, si accorse improvvisamente della sua presen- za.

Ci sono qui due eventi situati in passato rispetto al momento dell'enuncia- zione, e in
particolare il secondo si verifica in un momento posteriore ri- spetto al primo. Le
forme verbali che caratterizzano questo tipo di frasi so- no il trapassato prossimo, il
trapassato remoto, il futuro anteriore e il con- dizionale composto.
La morfologia verbale definisce anche la gerarchia degli eventi rappresen- tati, in cui
si considerano l'aspetto perfettivo e quello imperfettivo.
L’aspetto perfettivo considera l'evento nella sua globalità con l’inclusione del
punto finale. In particolare esso tende ad essere associato ad una messa in rilievo di
alcuni eventi rispetto ad altri, a differenza dell'a- spetto imperfettivo che fa il
contrario.
Quest’ultimo considera l'evento nel suo svolgersi.

Testo espositivo (attenzione alla punteggiatura)


Il testo espositivo ha come scopo quello di trasmettere informazioni e ri- chiede la
comprensione dei concetti tramite analisi e sintesi. C’è dunque la trasmissione di un
sapere, che è accompagnata da una spiegazione. Dal punto di vista comunicativo,
esso si caratterizza per una asimmetria cogni- tiva tra il locutore e il destinatario non
molto marcata; infatti, chi produce un testo espositivo ne sa più di chi ascolta o
legge.
È possibile distinguere tra testi espositivi analitici e testi espositivi sinteti- ci. La
materia semantica dei primi è molto dettagliata e accompagnata da ampi movimenti
logici e esplicativi; la seconda invece è sommaria e schematica e rappresentata da
riassunti di vario tipo.
Il testo espositivo si caratterizza per un controllo molto attento alle rela- zioni
logiche che devono rendere più chiaro, preciso e fondato il suo con- tenuto, e anche
ad introdurre le informazioni in modo calibrato, marcan- done di volta in volta
l’importanza, la completezza e il grado di generalità.

Assodato che, all'interno del testo espositivo sia fondamentale l'espressio- ne


linguistica, consideriamo che la scelta della punteggiatura occupi una posizione di
rilievo.
In particolare, il punto segna dei confini linguistici già proiettati dalla sin- tassi; esso
crea autonomamente dei confini quando spezza delle unità sin- tattiche coese. In
particolare, quando stacca una subordinata avverbiale o una coordinata dalla frase a
cui esse si agganciano, gli atti linguistici e gli atti di costituzione testuale vengo a
moltiplicarsi:

Non ha superato l'esame. Perché non ha studiato.

Avviene lo stesso anche per i costituenti subfrasali:

Nicole per la prima del suo film aveva scelto un abito color ruggine legge- ro. Come
una sottoveste: si.
Si tratta quindi di una simulazione di dialogo, che con il punto acquista una
verosimiglianza.

La virgola invece, agisce sull'interpretazione del testo. La manifestazione superficiale


della vita, caratterizza tipicamente la coordinazione asindetica. Al contrario, la
cosiddetta “virgola-che-apre-e-che-chiude”, si manifesta sempre in coppia, e una
delle due può essere assorbita da un segno inter- puntivo più forte.

Testo argomentativo (attenzione alle espressioni connettive)


Il testo argomentativo ha l’obiettivo di sostenere una tesi attraverso un ra- gionamento
e che chiama in causa la valutazione di concetti posti in rela- zione tra loro. Esso può
essere dimostrativo o persuasivo. Il primo si fonda su premesse certe per arrivare a
conclusioni che si presentano come vere; il secondo parte da premesse la cui validità
è più contingente, per giungere a conclusioni probabili. Le argomentazioni
persuasive possono appoggiarsi a procedimenti cosiddetti associativi e dissociativi:
• Associativi, quando si sfruttano affinità tra elementi e proprietà, traspor- tando
elementi da una classe all'altra e estendendo proprietà da un ele- mento all’altro;
• Dissociativi, quando si procede per esempio alla ridefinizione di un ter- mine o alla
correzione dell'estensione della sua applicazione.

Il cuore di un testo argomentativo è costituito da tre elementi che sono la tesi,


l'argomento e la regola generale. Vi è inoltre la fonte, che può attri- buire autorità
all’argomento, oppure la riserva, che evoca un fatto che se si realizzasse finirebbe
con l'indebolire o annullare una tesi (introdotto spesso da “a meno che”), o ancora il
rinforzo che assume tipicamente la forma di un contro-argomento annullato
(introdotto spesso da “malgra- do”).

Quando le relazioni che strutturano il contesto sono esplicite, esse possono


appoggiarsi ai connettivi in senso stretto, oppure possono ricorrere ad espressioni non
intenzionalmente connettive, come in particolare i verbi e nomi. Solitamente i
connettivi hanno un significato intrinseco di tipo isti- tuzionale, mentre invece i verbi
e i nomi hanno un significato denotativo. Questi ultimi si caratterizzano in particolare
per le reazioni logiche a cui si riferiscono in quanto componenti descrittive.
Testo descrittivo (attenzione alle strutture sintattico-informative)
Il testo descrittivo delinea le caratteristiche di una persona, di un oggetto ecc.,
mettendo in discussione la capacità di riconoscerne le peculiarità. L'entità descritta
può essere reale o fittizia.
In genere si distingue tra descrizione oggettiva, che risulta da un’ osserva- zione
neutra, e descrizione soggettiva che è fortemente marcata dallo sguardo
dell'osservatore e dall'obiettivo della descrizione. In generale esse possono essere o
meno prospettiche: quando lo sono, mettono chiaramen- te in scena la scelta di un
punto di osservazione da parte di un descrittore.
Quando si descrive un'entità, si scelgono delle parti delle proprietà da ap- plicare
all’una o all'altra di esse: la descrizione è dunque sempre selettiva e la selezione è
guidata da diversi fattori, tra i quali occorre menzionare al- meno la coerenza con il
punto di osservazione e l'obiettivo globale della descrizione.
Colui che descrive Deve evocare gli elementi selezionati in una determina- ta
successione, anche se nella realtà essi si presentano in modo simultaneo. Questo
ordine può essere volutamente casuale, quando si intende suscitare l'effetto di
confusione o di semplice accumulo, oppure essere sottoposto ad un ordine di tipo
spaziale, per cui si introducono a mano a mano degli elementi nuovi.
Le strutture sintattiche degli enunciati che formano il testo descrittivo sono molto
diversificate. Esse possono essere:
• Strutture di base: che sono strutture presentative destinate ad evocare una
componente dell’entità descritta, ho strutture ricreative che nomina- no una
proprietà dell'entità;
• Strutture predicative: il cui predicato è costruito con un verbo pieno,
accompagnato dai suoi eventuali aggiunti, con un sintagma sostenuto dai verbi
essere o avere;
• Strutture sintattiche complesse: esse sono caratterizzate da più frasi e il passaggio
dall'una all'altra coincide con il cambiamento dell'indicazione spaziale; inoltre è
permesso creare gerarchie informative che sono al ser- vizio della costruzione e
dell'obiettivo globale della descrizione.

Testo prescrittivo (attenzione all'espressione della richiesta)


Il testo prescrittivo indica norme o impone obblighi e divieti. Esso si presta ad una
caratterizzazione linguistica specifica:
• Ricetta di cucina: essa è costituita da una sequenza di atti direttivi, tipi- camente al
modo imperativo e ordinati in funzione dei bisogni della loro realizzazione concreta,
che naturalmente è facoltativa;
• Testi giuridici: che contengono norme descrittive e norme costitutive. Le prima
stabiliscono obblighi, mentre le altre attuano il contenuto dell’enunciazione, oppure
sono attributive di uno stato o di una condi- zione. Il testo giuridico può essere
normativo o amministrativo;
• Foglio illustrativo dei farmaci: qui troviamo appunto le informazioni inerenti
farmaco, ma non è detto che al suo interno non ci siano anche al- tri esempi di testo,
infatti possiamo trovare anche dei paragrafi di caratte- re espositivo.

Capitolo 13 - Linguistica del testo e variazione linguistica

Come insegna la sociolinguistica, una lingua si manifesta necessariamente sotto


forma di varietà che vengono caratterizzate facendo riferimento a grandezze extra
linguistiche. Qui entrano in gioco diversi assi di variazio- ne:
• Diatopico: relativo al mutamento nello spazio;
• Diastratico: relativo agli strati e ai gruppi sociali;
• Diafasico: relativo al variare delle situazioni comunicative;
• Diamesico: relativo al mutare del mezzo fisico con cui si concretizza il discorso.
Dunque la varietà linguistica è un insieme di elementi di un sistema lingui- stico che
tendono a presentarsi in concomitanza con determinate caratteri extralinguistici; ogni
tipo e genere di testo dovrà essere caratterizzato an- che attraverso la sua natura
varietistica.
Questa relazione tra tipi e generi testuali con la varietà linguistica si mani- festa in
due modi diversi:
• Da una parte ci sono generi che per la loro natura implicano l'emergere di varietà
linguistiche specifiche (come il testo giuridico-normativo);
• Dall'altra ci sono generi che possono coniugarsi con varietà diverse, co- me la
discussione che può essere scritta o parlata, formale o informale.
A proposito di quest’ultima, molto importante riferimento che si può fare alla lingua
mediata dalla rete.
La lingua dei newsgroup
La lingua mediata dalla rete è un insieme di varietà eterogenee, provviste ognuna di
proprietà specifiche linguistiche, anche molto distanti le une dalle altre. Basti
pensare alle differenze che intercorrono tra i blog giorna- listici e le diverse
realizzazioni della chat: mentre la lingua dei primi è un tipo particolare di scrittura
formale, non molto distante da quella degli ar- ticoli giornalistici in forma cartacea, la
lingua delle seconde presenta molte caratteristiche del parlato conversazionale
informale. Dal punto di vista morfologico, a differenza della chat, il blog si indirizza
difficilmente verso scelte pronominali standard. Quanto alla sintassi, mentre la chat è
costruita con enunciati brevi e spesso nominali, il blog alterna questi costrutti con
denunciati più ampi, in cui le frasi si collegano per coordinazione o subor- dinazione.
Riguardo la costruzione testuale, la differenza tra i due tipi di intervento è abissale: la
chat è molto breve, mentre l'intervento nel blog è ampio e articolato in capoversi.
L'obiettivo dei newsgroup è quello di scambiare informazioni su particola- ri temi,
che interessano o appassionano gli utenti. L’interesse risiede so- prattutto nel fatto
che il discorso prodotto può appartenere a tutti i tipi di testo possibili: narrazione,
descrizione, esposizione, argomentazione, pre- scrizione. Inoltre la comunicazione dei
newsgroup è caratterizzata dalla dimensione pubblica. In merito
Una riflessione importante in merito può riguardare la dimensione via Messico E
quindi le caratteristiche della lingua utilizzata: non siamo di fronte al parlato
conversazionale vestito da scritto. Del parlato dialogico vero e proprio mancano le
manifestazioni più tipiche; in generale non si osservano frasi interrotte, nei
cambiamenti di programma sintattico, e non si può affermare che la punteggiatura
sia intesa a riprodurre aspetti proso- dici del parlato.
Per quanto riguarda la prosa, si può parlare di sintassi e di punteggiatura. La prima
caratteristica di entrambi è l’approssimazione. Essa è dovuta alla velocità della
scrittura, Così come all'abitudine di non rileggersi.
Per quanto riguarda la sintassi, si incontrano infatti incisi a cui manca la virgola di
chiusura, passaggi incoerenti da una frase all'altra, costruzioni implicite al posto di
costruzione esplicita, coordinate che dovrebbe essere subordinate, frasi indipendenti.
Le uniche subordinate davvero frequentate sono quelle obbligatorie dal punto di vista
sintattico-semantico; mancano inoltre subordinate e coordinate precedute dal punto.
La punteggiatura invece è utilizzata in modo parsimonioso, al punto che alcuni
interventi ne sono del tutto sprovvisti, in particolare quando si ne- cessita dell’uso
della virgola.