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Laicizzazione del diritto e dello stato romano

Per indicare i principali punti che hanno visto lo spogliarsi delle leges regiae (ossia quegli atti normativi
emanati dal re con l’appoggio del papa) del loro abito sacro ed inviolabile, bisogna innanzitutto considerare
la realtà concernente il monopolio del beneplacito riguardante le norme comportamentali della polis. In
quanto l’ordine religioso, in questo caso la chiesa e il collegio dei pontefici, esercitava l’attività
interpretativa del diritto e delle leggi, determinando un ordinamento di tipo assolutistico.

Ed è proprio l’abbattimento di questo monopolio a sviluppare, tramite avvenimenti di un processo lungo e


non privo di travagli, il sorgere di una giurisprudenza veramente laica.

Possiamo intravedere l’apparizione delle prime impronte di tale laicizzazione, nel V sec. a.C., con la stesura
di norme dirette a regolare i rapporti tra le persone, la cui violazione non aveva alcun riscontro sul piano
religioso/divino. Nacquero così, distinzione e separazione tra ius civile e ius sacrum, che potremmo poi
identificare come le fondamenta sulle quali si è retta la divisione di potere temporale e potere spirituale.

Il monopolio dello stato ecclesiastico subisce un colpo significativo con la pubblicazione dei fasti e dei
formulari delle legis actiones, da parte di Cneo Flavio al tempo scriba di Appio Claudio Cieco. In tale
pubblicazione, vennero messi a nudo i criteri e le formule adottati per risolvere controversie di tipo legale,
portando alla luce precedenti processuali presi dall’archivio pontificio, svelando pubblicamente le regulae e
i fili conduttori seguiti per giungere alle sentenze emanate.

Altro avvenimento fondamentale, fu l’ingresso dei plebei nell’organico legislatore pontificio grazie alla lex
Ogulnia dell’anno 300 e tale legge, fu aspramente accettata dai patrizi depositari della tradizione sacrale,
vedendo in essa un considerevole ridimensionamento della loro posizione elitaria. Con questa norma, la
diffusione del sapere giuridico si amplificò, ma un avvenimento di maggior rilievo, sulla scia della
diffusione giuridica, fu rappresentato dalla decisione di Tiberio Coruncanio di dare i suoi responsi in
pubblico.

Al di là dei capisaldi che hanno dato il via alla scintilla di tale processo, la laicizzazione dello stato romano
non fu un percorso perentorio, vedendo in varie tappe, identificabili in diversi personaggi apparsi sulla scena
politica del tempo, l’evolversi dello studio e della diffusione degli studi giuridici. Potremmo altresì
identificare nella resa pubblica di tale conoscenza, l’elemento comune delle varie tappe, portando alla luce i
percorsi etici e legislatori che determinavano una condanna o l’assoluzione. Strappata la conoscenza
riservata ai pochi nell’esercizio delle sue funzioni, avviene lo snudarsi del diritto civico e con esso, la
laicizzazione di quest’ultimo che non avviene più per mezzo divino, ma processando informazioni e dati, da
uomini per gli uomini.

L’introduzione dell’informalità dettata da un riscontro più umano quindi, creò un equilibrio fra struttura
sociale ed evoluzione giuridica, voluta anche dai cambiamenti che videro Roma misurarsi quotidianamente
con fattori economici-culturali dettati dallo strato sociale del tempo. La città diviene una metropoli
mediterranea e si popola di mercanti stranieri che nel tempo non tarderanno ad inserirsi nella cornice dei
rapporti internazionali.

Dopo la fase regia, quindi, vi furono cambiamenti nella Costituzione romana che nel tempo portarono
gradualmente alla formazione della più matura res pubblica, dove vediamo la compresenza e l’interazione
delle magistrature (Senato e popolo). La continua discrepanza tra patrizi e plebei e le lotte che li videro
opporsi si conclusero con la conquista della parità di diritti civili e politici, dopo una sorta di sciopero
durante il quale il popolo abbandonò la città ritirandosi su un colle, rifiutandosi di combattere e lavorare. Va
da sé quindi, vedere nell’emancipazione delle barriere sociali e culturali, il seme della pianta che portò alla
laicizzazione dello stato romano e che tutt’ora, almeno in teoria, dovrebbe reggere il nostro quotidiano.