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Corso di Scrittura Narrativa Applicata alla Progettazione

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Il protagonista di una storia è fondamentale.

Alla sua caratterizzazione e progettazione è necessario dedicare


davvero molto tempo.

Se non conosci tutti i dettagli, anche minimi, del protagonista del tuo
romanzo, rischi di non riuscire a farlo emergere al meglio delle sue
possibilità; e di lasciarlo in disparte quando ovviamente deve essere in
primo piano.

Sai che amo il lavoro di progettazione narrativa che precede la stesura


del romanzo, perché permette poi di concentrarsi sulla qualità della
scrittura narrativa.

Uno dei primi passi per comunicare al lettore in modo efficace e


mostrato il protagonista della tua storia, è quello di aver passato molto
tempo con lui.

Riuscire nell’impresa di trasformare il personaggio in una persona è


difficilissimo, ma fondamentale se vorrai che il lettore vi si affezioni.

Dovrai quindi definire una serie di elementi fondamentali per dare


tridimensionalità al personaggio. Non basterà sapere che aspetto ha
(quasi mai è davvero importante soffermarsi solo sull’estetica) ma
dovrai dedicare molte delle tue energie all’arco di trasformazione del
protagonista (e degli altri personaggi) e soprattutto al tipo di evoluzione
(o involuzione) che avrà all’interno del romanzo che stai scrivendo.

Se hai letto e approfondito il mio corso Progettazione su Misura avrai


notato che le linee guida per creare una scheda del personaggio
adeguata e approfondita sono molte.

Stefania Crepaldi - EditorRomanzi.it


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È davvero fondamentale che tu faccia questo lavoro preliminare, scritto
(lo consiglio caldamente) o nella tua mente.

Ma prenditi del tempo per ragionare sulle caratteristiche che dovrà


avere il tuo protagonista, altrimenti non avrà un adeguato arco di
trasformazione, e la storia che ne deriverà sarà piatta e noiosa.

Amelia ha lavorato molto sulla caratterizzazione di Fortunata.

Il nostro obiettivo però non è darti tutti gli elementi per comprendere le
descrizioni di Fortunata; ma farti capire in che modo comunicare al
lettore, attraverso la scrittura narrativa, chi è il tuo protagonista e quale
sarà il conflitto dominante della sua storia.

Qui è necessario aprire una parentesi, e fare una riflessione importante.


Esistono romanzi scritti in prima, seconda (rari ma ci sono) e terza
persona. Ovviamente i romanzi alla prima prevedono quasi sempre che
il narratore della storia e il protagonista della storia coincidano.

Come si fa a descrivere in maniera efficace un protagonista che è


anche il narratore della storia? Non si rischia di rendere la scrittura
artificiosa?

Trovo che questa sia una domanda legittima, e che sia necessario
sviluppare un adeguato tono di voce del protagonista che narra alla
prima persona la sua storia.

Attraverso quello che vede, e di cui fa esperienza, il protagonista


comunica al lettore la sua personalità, i dettagli su cui si sofferma, le
sue paure, le ansie e le preoccupazioni, nonché l’inevitabile senso di
inadeguatezza che porta al cambiamento. Vorrei ora fare un esempio
citando un’autrice che ho inserito anche nella precedente lezione e che
stimo tantissimo.

Stefania Crepaldi - EditorRomanzi.it


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Ecco che si materializza proprio lui, Bastardo Junior. Andrea Serpieri: un metro e
così tanto che ci vuole una scala, occhi fastidiosamente blu, ricci biondi di quelli che
tolleri giusto sulle teste dei mocciosi, dovrebbe compiere ventuno anni ma è già
iscritto al secondo anno di specialistica della Bocconi, perché il figlio dell’ingegnere è
anche un mezzo genio. O, forse, alla materna non lo volevano più, perché creava
complessi d’inferiorità alle maestre. Moderato. Misurato. Perfetto. Allergico al
fallimento, incapace di delegare, non si scomoda per imprese meno che nobili.
Insomma, abbastanza per ucciderlo e invocare la legittima difesa. Ah, sta con quella
stronzetta di Agata Fibonacci. Lei è l’aggravante. Non c’è giuria al mondo che non
capirebbe. Agata è la versione femminile del suo boyfriend. Stucchevole come la
pubblicità di un cioccolatino, capelli di caramello, naso a punta. Conosco questi due
da tanto. Troppo. Una delle prime cose che ho pensato di Agata e Andrea è stata che
quei due fossero fatti per morire di noia insieme. E, infatti, due anni fa sono
convolati in una relazione ufficiale tra il tripudio delle amiche di lei, le pacche sulle
spalle degli amici di lui e la benedizione delle famiglie. Un giorno si riprodurranno
mettendo al mondo eserciti di bambine odiose con i capelli di caramello, e
improbabili putti destinati a superare il metro e novanta.

Questo è un lunghissimo passaggio di descrizione di un paio di


personaggi: Andrea Serpieri e la fidanzata Agata.

A parlare di loro in questi termini la protagonista, nonché voce narrante,


della storia, Elisa Hoffman.

In un romanzo rosa è fondamentale riuscire a calibrare al meglio i due


protagonisti, e creare un contrasto efficace che porti a una storia
travagliata e piena di scintille.

Nonostante l’autrice (Bianca Marconero, Un altro giorno ancora) abbia


scritto una sequenza descrittiva abbastanza canonica, partendo
dall’aspetto fisico e arrivando al suo pensiero su Andrea e fidanzata,
vorrei farti notare il tono di comunicazione della protagonista.

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Elisa è una ragazza con un dramma personale importante, del tutto
imperfetta e conscia di esserlo, polemica, irriverente e ironica. Non si
limita a descrivere il personaggio, ma lo mostra al lettore dal suo punto
di vista, con tutto lo sdegno e lo sprezzo possibili.

Descrivere altri personaggi attraverso gli occhi del


protagonista/narratore è molto complicato, perché se non si è riusciti a
sviluppare un tono di voce adeguato, il risultato potrebbe essere
disastroso.

Per cui ci sono almeno due cose che devi fare prima di capire come
descrivere il protagonista della tua storia: progettare attentamente la
sua personalità, in modo originale e accattivante; sviluppare un
adeguato tono di voce, che dovrà emergere attraverso i dialoghi, i
pensieri, i flussi di coscienza o i monologhi interiori, sia che il romanzo
venga narrato alla prima che alla terza persona.

Veniamo ora alla nostra amata Fortunata, e alla sua creatrice, Amelia.
Quando mi ha scritto, ormai un po’ di tempo fa, Amelia temeva di
mettersi in gioco e di dare vita a un romanzo piatto e banale, altamente
simile ad altri prodotti in commercio.

Io l’ho rassicurata – e voglio rassicurare anche te. Se sarai in grado di


progettare un protagonista (o una protagonista) fuori dagli schemi, il
tutto risulterà molto semplice e la scrittura fluirà senza alcun problema.

Fortunata è una giovane donna che aspira al cambiamento. Ha un


passato ingombrante, e una fama negativa, essendo la figlia del
becchino.

Ha subìto una serie di soprusi e angherie nella sua giovane vita,


situazioni legate soprattutto all’ambito scolastico.

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Non è dovuta uscire dalla sua amata città per frequentare il liceo, quindi
ha sempre avuto appiccicata addosso l’etichetta di porta sfiga, tenuta a
debita distanza da tutti per le sue mansioni all’interno dell’azienda di
famiglia.

Fortunata è una donna remissiva, che cerca di accontentare sempre


l’altro, che non riesce quasi mai a dire “no”. Allo stesso tempo però è
una donna che non teme la morte, perché fa talmente tanto parte del
suo quotidiano da non spaventarla.

La morte per lei è l’altra faccia della vita. Impedendo alla paura di morire
di governare la sua esistenza, Fortunata riesce a godere di ogni singolo
momento, anche se non è del tutto soddisfatta delle sue giornate.

È una donna molto rispettosa, che vorrebbe chiudere le pompe funebri


e aprire una sua agenzia come organizzatrice di eventi (matrimoni in
particolare). Passare dal consolare per il dolore al consolare per la
troppa felicità.

Questo crea un gran dolore nel padre, il signor M., che ha riposto nella
sua unica figlia tutte le sue aspettative, e non comprende perché voglia
separarsi dal mondo dei funerali viste le sue innegabili qualità di
tanatoesteta, la sua sensibilità e l’estrema capacità di prendersi cura del
prossimo in un momento di estremo dolore e di separazione.

Il Signor M., trova che il suo sia uno dei lavori più difficili e sottovalutati
del mondo, riconoscendo nella figlia il talento della sua famiglia, che lo
fa da diverse generazioni.

Fortunata è uguale alla madre, che ha perso quando era molto piccola.

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Il padre a volte sobbalza quando le compare davanti all’improvviso,
perché il dolore per quell’amore strappato via anni prima ritorna
prepotente quando confonde la figlia con la moglie.

La storia di Fortunata inizia dopo la sua laurea in economia e gestione


delle imprese. Il padre spera che la laurea serva a dare una sferzata
alle pompe funebri di famiglia; Fortunata invece annuncia di voler
divergere dal percorso stabilito dal padre, e di tentare una nuova strada.

Per fare questo, accompagnata dalla disapprovazione estrema del


padre (uno dei drammi portanti della sua caratterizzazione) Fortunata si
crea una seconda vita a Venezia, città in cui nessuno conosce la sua
attività di famiglia, e dove complice un nome d’arte, si inserisce nel
tessuto organizzativo di un prestigioso catering che organizza matrimoni
di lusso per committenti danarosi.

Durante uno dei suoi primi servizi, come hai potuto leggere dalla
precedente lezione, il padre della sposa muore in circostanze
misteriose. Questo darà il via alla trama del giallo di cui Fortunata è la
protagonista.

Amelia ha deciso di narrare le avventure di Fortunata usando la prima


persona. Ma ogni scrittore deve comprendere la giusta voce narrante
per il romanzo che ha scelto di scrivere.

Non esiste una formula perfetta. Esiste una formula perfetta per quella
storia e quel personaggio.

Io obbligo quasi sempre gli autori che seguo a fare parecchie


simulazioni prima di decidere qual è la forma più adeguata per la storia.

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Anche Amelia ha fatto due simulazioni per presentare il personaggio al
lettore, una alla prima persona e una alla terza. Ti mostrerò l’esito di
questi tentativi in una lezione dedicata al narratore alla prima e alla
terza (con una veloce spiegazione anche della seconda persona).

Ora quello che mi preme far notare è che Amelia ha lavorato molto bene
nell’attribuire vari livelli drammatici alla sua protagonista.

Conflitti familiari: la disapprovazione del padre, la madre morta


quando lei era troppo piccola per ricordarsela, una nonna che è l’unico
punto di riferimento femminile della sua vita.

Conflitti legati alla vita sociale: grave isolamento durante il percorso


scolastico, nessuna amicizia, nessuna esperienza amorosa, una
estrema e profonda solitudine, continue accuse di essere infettiva e di
passare qualche malattia derivata dai morti ai suoi compagni di classe.

Conflitti della trama: Fortunata diventa una testimone chiave


nell’indagine che il poliziotto apre dopo la morte misteriosa del padre
della sposa. Ancora una volta la giovane donna si ritrova ad avere a che
fare con la morte, da cui cerca di fuggire da tempo.

Questi sono tre livelli di conflitti che vanno a caratterizzare il passato, il


presente e il futuro prossimo della protagonista. Presta attenzione,
perché è molto importante progettare queste tre aree temporali del
protagonista per renderlo credibile agli occhi di un lettore.

E ora veniamo ad alcune simulazioni di scrittura. Nella lezione


precedente avevo chiesto ad Amelia di presentare altri personaggi
(comprimari, secondari e comparse) attraverso gli occhi di Fortunata.

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Ma come fare quando a doversi presentare direttamente al lettore è la
stessa protagonista alla prima persona?

Beh, qui non ti resta che abbondare il più possibile e dare al lettore
tantissimi indizi.

Non puoi concentrare la presentazione del protagonista in un unico


punto del romanzo, andando a scrivere un lunghissimo polpettone o
monologo sulla sua vita, riassumendo il riassumibile per poi proseguire.

Volendo in alcune parti lo si può anche fare, ma io eviterei.

Puoi scegliere se dare indizi al lettore, o mostrare la verità in modo


palese.

Ad ogni modo devi aver progettato tutto l’arco di trasformazione del


personaggio in modo accurato, per poter comprendere dove dare un
veloce accenno a un conflitto che deve rimanere celato ancora un po’; e
dove poter esprimere in maniera molto netta e rapida il problema che
angoscia la protagonista.

Considera anche che come nella vita reale, anche i personaggi di una
storia, che sono immersi nella loro vita romanzata, non hanno una
estrema lucidità dei fatti che vivono nel loro presente.

Mi spiego meglio: anche noi mentre viviamo le nostre giornate non ci


rendiamo sempre conto di un traguardo raggiunto, o di una ferita così
profonda che ci impedisce di progredire, di evolvere e di avvicinarci di
un altro passo alla felicità e al successo.

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A volte deve arrivare un’altra persona, un esterno (o estraneo) che ci
mostra qualcosa che non avevamo avuto il coraggio di confessare a noi
stessi.

Così accade anche nei romanzi alla prima persona.

Attraverso le relazioni che Fortunata intesse con gli altri personaggi,


evolverà e comprenderà molte cose che sono state sepolte sotto strati e
strati di positività e falso ottimismo.

Per cui Fortunata non avrà mai tutte le risposte. Però nel suo percorso e
negli eventi che vivrà, metterà in moto un processo di cambiamento.

Ora, veniamo alla parte pratica.

Ho chiesto ad Amelia di scrivere due simulazioni.

Una descrizione di Fortunata che lei fa attraverso i suoi occhi; e una di


Fortunata attraverso gli occhi di un altro personaggio.

Attenzione!

Questo, in un romanzo alla prima persona, presenta sempre dei


problemi strutturali.

Perché Fortunata possa captare quello che pensa di lei un altro


personaggio, deve essere presente nella scena.

Quindi o quest’altro personaggio le dice palesemente quello che pensa;


oppure lei deve trovarsi nascosta da qualche parte ad origliare quello
che quel personaggio afferma.

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Prima di leggere le simulazioni di Amelia, ti voglio mettere in guardia da
un altro terribile cliché e stereotipo abusato ormai in moltissimi romanzi,
anche di genere diverso: il/la protagonista che si guarda allo specchio e
mostra al lettore com’è attraverso il riflesso.

Sì, so che è comodo, ma cercare nuove idee di sicuro alza il livello della
tua scrittura narrativa, e ti costringe a mettere in campo soluzioni
originali e creative.

Esempio 1:

Entro nella boutique dei miei sogni. Non avrei mai pensato di poter mettere piede in
un negozio tanto lussuoso. Abiti color pastello, di seta cangiante e di leggero chiffon
mi danno il benvenuto. Mentre inspiro a occhi chiusi il profumo del cambiamento, e
mi inebrio di fronte a tinte allegre e sgargianti, sento il ticchettio di passi frettolosi
raggiungermi. Quando li riapro, sussulto: di fronte a me c’è Nadia.

Che ci fa a Venezia?

Cerco una via d’uscita, una scusa plausibile qualsiasi.

«Prego, come posso esserle utile?» pronuncia dopo avermi squadrato dalla testa ai
piedi.

«Sì. Ecco. Mi servirebbe un abito da sera. In seta. Indaco.» Forse non mi ha


riconosciuta?

«Ma certo» si volta e come un’operosa ape inizia a saccheggiare un espositore.


«Ottima scelta. L’indaco è un colore di tendenza. Ma prego, non stia ferma lì. Si
accomodi nel salottino di prova.»

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Seguo la direzione che mi suggerisce la sua mano, e mi dirigo stupefatta in fondo alla
boutique. Folta moquette attutisce i miei passi e un enorme lampadario fa bella
mostra di sé in un camerino così ampio da far invidia alla mia camera da letto.

Inizio a spogliarmi, inspirando ed espirando.

Fortunata, non ti ha riconosciuta. Sono passati sei anni dall’ultima volta che vi siete
viste e forse…

«Clelia, vieni un momento!»

Il richiamo mi fa sobbalzare.

«Per favore, porta questi abiti dentro al salottino. La cliente è una ragazza molto…
particolare e non voglio sfiorarla nemmeno con un dito.»

«D’accordo. Scusi sa, ma… devo prendere qualche precauzione particolare?»

«Oh, niente di più di un bel cornetto rosso e qualche gesto scaramantico. Dietro
quel corpo flessuoso e quei lisci capelli biondi, si nasconde la figlia di uno dei
becchini di Chioggia. Al liceo la chiamavamo “cassamortara”. Non l’ho cacciata solo
perché, sai com’è… i soldi non le mancano, vista l’attività di famiglia. Ma lavati bene
le mani dopo. Le usa per truccare i morti.»

Una lacrima solca il mio viso mentre mi mordo le labbra.

Sei anni e niente è cambiato.

Sei anni e sono di nuovo la reietta della società.

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In questo primo tentativo Amelia ha giocato sul far capire o meno che
cosa fa Fortunata nella vita.

Non aveva ancora deciso se inserirlo nell’incipit o lasciare il dubbio fino


a questa scena della boutique, che rappresenta un momento di grande
cambiamento per la ragazza, visto che sta acquistando il suo primo
vestito da sera per partecipare come aiutante all’organizzazione di un
matrimonio esclusivo.

Il suo momento di felicità estrema viene dunque distrutto dalla presenza


di una ex compagna di classe, che apre uno spiraglio sul passato di
Fortunata, che non è stato dei più semplici.

Questa è una descrizione molto efficace per evitare il classico flashback


dove mostrare la protagonista sui banchi di scuola (che può comunque
essere inserito in un altro momento, se dovesse servire, senza ripetere
le stesse informazioni al lettore).

Esempio 2:

«Papà, sei in casa?»

Accosto la porta d’entrata e imbocco il lungo corridoio della nostra casa. La


penombra rende gli oggetti sfumati e impalpabili. Una cornice d’argento, posta su
una libreria antica, attira la mia attenzione. È stata messa a testa in giù. So cosa
significa, purtroppo. Raggiungo lo studio di mio padre e faccio capolino.

«Papà?»

Lui sussulta, dandomi le spalle. È seduto sul tappeto, con le spalle che tremano e un
lamento tenue che gli esce a fior di labbra.

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Si volta piano, lo scintillio delle lacrime: «Sei davvero identica a lei, persino la
voce…»

Lei.

Mia madre.

L’unica donna della sua vita.

A volte mi domando se c’è mai stato davvero uno spazio nel suo cuore per amare me,
la sua unica figlia.

Non me la ricordo molto.

A volte un fugace ricordo, la memoria del suo profumo di talco e vaniglia, mi


sorprende. Eppure siamo davvero due gocce d’acqua. Gli stessi capelli biondi, lisci
come spaghetti; gli stessi occhi azzurri, colore del cielo; la stessa altezza e corporatura.
A confermarlo le foto con cui mio padre ha tappezzato la casa, immerso nel terrore
che la potessimo dimenticare.

Ma è impossibile ricordare qualcuno che non abbiamo mai davvero vissuto.

In questo secondo esempio, Amelia ha scelto di porre l’attenzione su un


altro dramma portante, quello familiare.

Fortunata, come molte figlie, assomiglia in un modo feroce alla madre,


moglie tanto amata, strappata al padre da tempo e mai dimenticata.

Questa somiglianza è servita alla scrittrice a dare alcuni dettagli della


sua fisicità e a mostrare al lettore il dolore che questa somiglianza in
alcuni particolari giorni provoca nel padre.

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Non limitarti dunque a descrivere il/la protagonista della tua storia in un
modo canonico e piatto.

Usa le diverse tecniche di descrizione (di cui parleremo ancora nelle


prossime lezioni) per aggiungere qualcosa sul dramma, il conflitto, o
l’ostacolo che impedisce al tuo protagonista di vivere una vita piena e
felice, che lo obbliga al cambiamento.

Fammi sapere nei commenti cosa pensi di questa lezione, se l’hai


trovata utile e se ti sono piaciuti i pezzi di scrittura di Amelia.

Buon lavoro e buon divertimento.

Stefania

CONTINUA A LEGGERE

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Ti ringrazio di cuore per aver partecipato a questa
lezione.

Molti me l’hanno chiesto in privato e io ho deciso di


estenderlo a tutti.

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Stefania Crepaldi - EditorRomanzi.it