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THOMAS MANN

Dolore e grandezza
di Richard Wagner
PREFAZIONE DI MAZZINO MONTINARI

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Indice

p. vn Thomas Mann (e Nietzsche) su Wagner


di Mazzino Montinari

I Dolore e grandezza di Richard Wagner


57 L'arte di Richard Wagner
61 Richard Wagner e L'Anello del Nibelungo

87 I nostri rapporti attuali con Wagner


91 Ibsen e Wagner "
95 Risposta alla « Protesta di Monaco città Wagneriana ››
99 In difesa di Wagner
107 Wagner-senza fine
111 Maestri cantori
113 Lettere di Richard Wagner. The Burrell Collection

125 Indice dei nomi

\\
THOMAS MANN

Dolore e grandezza
di Richard Wagner
PREFAZIONE DI MAZZINO MONTINARI

discanto edizioni

discanto edizioni
Sezione ed
editoriale
toriale della
d lla Casalini libri
Fiesole (Firenze)
Indice

I brani Dolore e grandezza di R. W., R. W. e L'Anello


L’Anello del Nibe- p. VII Thomas Mann (e Nietzsche) su Wagner
lungo, I nostri rapporti attuali con W., Ibsen e W., sono qui ripub-
ripub­ di Mazzino Montinari
blicati per gentile autorizzazione della Arnoldo Mondadori Editore.
Gli altri scritti appaiono per la prima volta in italiano nella presente
edizione, tradotti da TH. m a n n , Gesammelte Wer/ee,
t h . MANN, Werke, S. Fischer Verlag, II Dolore e grandezza di Richard Wagner
Frankfurt am Main 1960-1974.
57 L”arte
L’arte di Richard Wagner
61 Richard Wagner e L'Anello
L ’Anello del Nihelungo
Nibelungo
87 I nostri rapporti attuali con Wagner
91
91 Ibsen e Wagner
95 Risposta alla « Protesta di Monaco città wagneriana ››»
99 In difesa di Wagner
107 Wagner-senza fine
fine
iIII
n Maestri cantori
113 Lettere di Richard Wagner. The Burrell Collection

125 Indice dei nomi

© Copyright (pp. 3-56, 61-93) 1979 by discanto edizioni, Fiesole


8:
& Arnoldo Mondadori Editore, Milano
© Copyright (pp. 57-6o,
57-60, 95-123) 1979 by diseanto
discanto edizioni, Fiesole
8:
& S. Fischer Verlag, Frankfurt am Main
Prima edizione: settembre 1979
Stampa: Grafica
Grafica Toscana, s.a.s. - Firenze
Prefazione

Thomas Mann
M ann (e Nietzsche) su Wagner
W agner

Riproporre all'attenzione
all’attenzione del lettore italiano di questi giorni
i saggi, maggiori e minori, che Thomas Mann dedicò a 'Wagner Wagner
è utile per opporsi ad almeno tre aspetti dell’attuale
dell'attuale confusione
delle lingue. In primo luogo al riemergere della cosiddetta cul­ cul-
tura di destra, che — _ camuflandosi
camuffandosi da cultura europea - — a
Parigi va rispolverando tutto l'armamentario,
l’armamentario, dimenticato da
circa quattro decenni, della decrepita mitologia razzista dei
Gohineau, Ludwig Schemann, Houston Stewart Chamberlain
Gobineau, Chamherlain
e lo riveste di qualche aggiornamento etologico come salvacon­
salvacon-
dotto e passaporto per il resto d’Europa:
d'Europa: in Italia stanno arri-
arri­
vando i primi messaggi di questa “ “ nuova scuola ”.”. In secondo
luogo, al sincretismo culturale privo di principi, che pretende
di salvare per la sinistra la reazionaria critica romantica del
capitalismo. In terzo luogo, infine, alla superficialità
superficialita dei hen-
ben­
pensanti democratici, per i quali, quando si parla di Wagner
o di Nietzsche o di Schopenhauer, tutto si riduce alla genea- genea­
logia del nazismo, all’elenco
all'elenco dei precursori di Hitler. Leggere
questo Thomas Mann ci aiuta ad aflerrare
afferrare la rugosità della sto-
sto­
ria, la complessità del secolo XIX,
X IX , di cui Wagner fu l’artista
l'artista
sintetico, ci aiuta _— insomma — - a pensare le condizioni nelle
quali furono possibili la sua arte, il suo successo e la sua vasta
influenza su tutta la “ “decadenza
decadenza ”” dagli ultimi decenni del-del­
l'Ottocento
l’Ottocento alla vigilia della prima catastrofe mondiale, alla
fine del « mondo di ieri».
ieri ».
Nei suoi saggi, infatti, Thomas Mann offre delle linee di
interpretazione storica, che a me sembrano di grande impor- impor­
tanza, perché invitano a lavorarci sopra, ad approfondirle:
vediamole. I
Prima di tutto: Wagner non fu un fenomeno isolato, inat-

VII
tuale, ma, come ebbe già gia a vedere Nietzsche (il maestro di prenderlo _ — era un adoratore della musica di Wagner. Pa- Pa­
Thomas Mann), si collocava entro una schiera di artisti che ganesimo nordico e cristianesimo celtico, nazionalismo ger- ger­
esprimevano l'Ottocento
l’Ottocento pieno: l'anima
l’anima wagneriana proviene manico e cosmopolitismo europeo, socialismo tedesco e deca­ deca-
da « una sfera europea preesistente agli stati nazionali».nazionali ». La denza parigina: questa è la straordinaria miscela di elementi
filosofia erotica, la sua metafisica
sua ƒilosofia metafisica atea, il suo mito cosmo-
cosmo­ eterogenei che si disvela a chi faccia il tentativo di ““ interpre­
interpre-
gonico sono romantici, sono europei. Fratelli in arte di Wag- Wag­ tare ”” Wagner, o piú più semplicemente di intenderlo per quello
ner sono in Europa: Zola col suo naturalismo estremo, che che fu.
rasenta il simbolo e il misticismo; Tolstoj, che si avvicina a C'è poi il pubblico di Wagner. Che per il rivoluzionario
C’è
Wagner come poeta epico, ma anche per il suo moralismo so- so­ doveva essere il «<< popolo »›› e che invece si trasformò, nella
ciale, per la sua polemica contro il « lusso ››, », contro la « mo-
mo­ fatale estate del 1876,
i 8 j 6, nella massa dei seguaci ““ wagnetizzati ”,
da ››;
»; Ibsen, che nel dramma ha innovato come Wagner nel­ nel- degli spettatori cosmopolitici, nevrotici e dediti, sotto il pre­ pre-
l'opera, e che, rivoluzionario in gioventii,
l’opera, gioventù, conosce una parabola testo della vacanza culturale a Bayreuth, ad inseguire ciascuno
politico-filosofico-religiosa simile a quella di Wagner. Comune
politico-filosoƒico-religiosa la propria piccola o grande passione personale, tutti annoiati
aa tutti è il colossale della loro impresa artistica, ma anche la della vita, tutti pessimisti, tutti... innamorati. Questo fu il
coscienziosità borghese-artigianale della forma. Wagner è Otto- Otto­ pubblico reale, ma io non credo che sia mai esistito, in contrap­ contrap-
cento, anzi è Gründerzeit, perché unisce le fortune della sua posto ad esso, un pubblico ideale, più piii vasto, piú
più popolo. Un'ar-
Un’ar­
grandiosa gesta bayreuthiana ai primordi del Secondo Reich, te di lusso che combatteva il lusso, un’arte un'arte di moda che di­ di-
a Bismarck, ma anche perché accoglie in sé due elementi appa- appa­ sprezzava la moda. L I/unico
’unico pubblico ideale fu ed è quello di
rentemente contrastanti di quel tempo. coloro che amarono e continuano ad amare, ma ad occhi aperti
Il primo elemento è quello del “lusso “ lusso ”, della pompa, del (come Thomas Mann) la musica del grande mago Wagner,

“ raso ” ” (il suo debole per vesti rinascimentali alla Dürer), Durer), tutta la sua arte, come frutto maturo ed estremo di una ci­ ci-
che si ritrova nei quadri storicheggianti di un Hans Ma/eart, Makart, viltà che _ nell'Anello del Nibelungo _
— «e/LAnello — moriva, sapendo di
tipici del gusto parvenu dell'età
dell’età bismarc/eiana.
bismarckiana. È dimostrazione morire; moriva, esaltandosi nella morte; come Sigfrido e Bru- Bru­
di grande senso storico da parte di Thomas Mann che egli nilde, che fin dal loro primo incontro cantano «amore « amore lumi-
lumi­
abbia indicato questa parentela di Wagner con Maleart, Makart, senza noso, ridente morte ››. ». Il fatto è che il fondo di quell'arte
quell’arte era
conoscere, come ormai li conosciamo noi, certi seguaci di Wag- Wag­ l'autodistruzione, Tannichilamento.
Vautodistruzione, Fannichilamento. La musica di Wagner è
ner che fin dai primi anni 7o 70 del secolo scorso accomunavano l'espressione piú alta di una ƒilosofia,
l’espressione più filosofia, meglio di una cultura
nello stesso entusiamo l'Abundantia
/'Abundantia di Makart,
Maleart, il Lohengrin pessimistica, anzi nichilistica. Nella sua prospettiva estremisti-
estremisti­
di Wagner e la Nascita della tragedia di Nietzsche: mi riferisco ca essa ammette, nel particolare, manifestazioni « secondarie »››
allo junker slesiano Carl von Gersdorfl,
Gersdorff, wagneriano e nietz­nietz- come l'odio
l’odio per coloro che _ — a ragione o a torto — _ sono
scheano, antisemita e vegetariano, schopenhaueriano tutto d'un d’un sentiti essere i rappresentanti dell’«
dell'<< ottimismo ››,
», un odio che
pezzo, come solo poteva esserlo un nobile prussiano di senti- senti­ diventa parossistico e patologico nei riguardi degli Ebrei, in
menti generosi e un po' po’ stolido, vornehm appunto (e fedelissi-
fedelissi­ prima linea, ma poi anche della cultura francese o della lati- lati­
mo amico di Nietzsche).
Nietzsche). nita (sempre «superficiale»),
nità « superficiale ››). E non si può negare che Ador- Ador­
L'altro
L ’altro elemento, assai piú
più rapinato
raffinato ed europeo, anzi ““ fran-
fran­ no abbia ragione nel delineare i tratti di quest'odio,
quest’odio, quando
cese”, è la sottile atmosfera da « fiori del male ››, », che pervade analizza il modo con cui nell’Anello
nell'Anello del Nibelungo sono trattati
tutta l'arte
l’arte wagneriana, il senso del peccato, del male « per il Alberico e Mime. Ma proprio la tensione sovrumana dell’amore dell'amore
piacere di farlofarlo»›› (Mérimée), della piaga insanabile. Baude- Baude­ di Tristano e Isotta, del desiderio di fine di Wotan o della
laire _ — e il Nietzsche maturo, antiwagneriano, esultò nell'ap- nell’ap- mistica rigenerazione di Parsifal nasconde, quasi non fa piú più av-

VIII IX

2
vertire la crudeltà, il cinismo addirittura dei sentimenti riser- riser­
vati ai « mediocri»,
mediocri », ai « normali ››,
», agli « ottimisti ››.
». Questa
musica grandissima è un oppio pericoloso.
Solo la sbornia e il consumo di tutte le droghe orientali e
occidentali, buddhistiche e cristiane, poteva far dimenticare I
il nulla, il vuoto pauroso che sbadiglia dietro la facciata di tutti
i misteri e i miti wagneriani. Nietzsche, prima e forse piú piu acu-
acu­
tamente di Thomas Mann, se ne rese conto. Molte volte mi
sono domandato se anche dietro le grandi creazioni dell'artista
Thomas Mann non vaneggi il baratro del nulla, della negazione
estrema della vita. Non sempre sono riuscito a negarlo e Dolore
Dolore ee grandezza
grandezza di
di Richard
Richard Wagner
W agner
solo nel Thomas Mann politico e saggista ho ritrovato sempre
la tensione costruttiva verso il positivo, lo spirito conciliante
e umano di Goethe, di cui Mann ebbe tanto piú piu bisogno per
superare, come Nietzsche, la piúpiu possente ed ultima incarna-
incarna­
zione del nichilismo romantico:
romantico: Wagner ovvero la filosofia filosofia
schopenhaueriana messa in musica.
Mazzino Montinari

X
X
Il y a là mes blâmes,
mes éloges et tout ce
que j’ai
j”ai dit.
ivmuiuci: BARRES
MAURICE BARRÈS

Questo saggio _— Leiden und Grösse Richard Wagners, uscito in Grande e dolorosa comecorne il secolo di cui essa è espressione
« Die neue Rundschau ››,
» , xLIv
x l i v (1933), fasc.
fase. 4, Berlin e raccolto in Leiden
und Grösse der Meister, S. Fischer, Berlin 1935 1933 —_ corrisponde quasi im-
im­
perfetta, il diciannovesimo, mi sta dinanzi agli occhi la figurafigura
mutato al discorso tenuto da Thomas Mann nell'Università
nell’Università di Monaco di di Richard Wagner. Solcata nel volto da tutte le impronte del
Baviera il io
io febbraio 1933, per il cinquantenario della morte di Wagner. suo tempo, gravata da tutti i suoi istinti, cosí
cosi la vedo e appena
Fu imprevedutamente il congedo dell'autore
dell’autore dal suo paese, poiché egli
parti Pindomani per ripetere la conferenza ad Amsterdam, Bruxelles e
partì l’indomani riesco a scindere l'amore
Pamore per l'opera
l ’opera sua _
— fenomeno fra i piúpiu
Parigi, e fu poi indotto dagli eventi succedutisi in quel periodo in grandiosi, ambigui, complessi ed affascinanti nel mondo della
Germania dopo la salita al potere di Hitler a non rientrare in patria. creazione —_ dall'amore
dall’amore per il suo secolo, che la sua vita quasi
Accolto con entusiasmo dai tedeschi in un primo tempo, il discorso fu
poi invece pretesto ad accuse di sacrilega irrispettosità verso un genio tutta riempie, questa vita nomade ed inquieta, tormentosa ed
nazionale e oggetto di vive polemiche. ossessa, misconosciuta e pur conclusa nella luce della gloria
La versione italiana è di L. Mazzucchetti. universale.
Noi uomini moderni, assorbiti come siamo da compiti di
inaudita novità e difficoltà, abbiamo pochissimo tempo e poca
voglia di render giustizia all'epoca
all’epoca che si inabissa alle nostre
spalle (e che noi chiamiamo l’età
l'età borghese); di fronte al secolo
diciannovesimo ci comportiamo come figli figli di fronte al padre,
pieni cioè di spirito critico, il che è ben naturale. Crolliamo
le spalle dinanzi alla sua fede, che era un credere nelle idee,
ed anche dinanzi alla sua miscredenza, cioè al suo melanconico
relativismo. L'attaccamento
L’attaccamento del suo liberalismo alla ragione e al
progresso ci appare ridicolo; il suo materialismo troppo
massiccio, la sua presunzione monistica di saper sciogliere gli
“enimmi del mondo”
mondo” estremamente superficiale.
superficiale. Tuttavia il
suo orgoglio scientifico
scientifico era compensato, anzi superato, dal
pessimismo, dalla fraternità musicale con la notte e con la
morte, che forse un giorno ci apparirà quale nota preponderante
sovra tutte le altre. A ciò si accomuna la predilezione per il
gran formato, il monumentale, lo standard-work, per tutto
ciò che è colossale; ma a ciò va anche unita, stranissima cosa, la
compiacenza per il minuscolo ed il minuzioso, per il particolare

33
psicologico. Sì:
Sí: grandezza è la sua impronta; una grandezza fo- fo­ bettío
bettio sensuale dell'umanità;
dell’umanità; Nanà era anche il soprannome di
sca, dolorante, a un tempo scettica e amaramente smaniosa di Istar, divinità babilonese. Lo ha saputo Zola? Ma ancor piú piu
verità, che sa trovare una breve felicità incredula nell’ebrezza
nell'ebrezza strano e significativo sarebbe se egli l'avesse
l’avesse ignorato.
fugace di un estetismo voluttuoso. Una statua eretta a quel Anche Tolstoj possiede la vastità di proporzioni del natura- natura­
secolo dovrebbe avere una muscolatura morale degna d'Atlan- d ’Atlan­ lismo, il democratico uso delle masse. Anch'egli
Anch’egli ha il Leitmotiv,
te, simile a quella delle figurefigure michelangiolesche. Quali pesi Pautocitazione,
l ’autocitazione, la perifrasi ritornante a caratterizzare le sue
di giganti furon portati a quei giorni! Epici pondi nel significato
significato figure.
figure. Spesso gli è stata rimproverata l'inesorabilità
l’inesorabilità nello svi-
svi­
piú
piu grave dell’epiteto
dell'epiteto grandioso, se cosi
cosí diciamo non pensando luppare, nel ripetere e nell'insistere,
nell’insistere, nel non risparmiare nulla
soltanto a Balzac e a Tolstoj, ma anche a Wagner. Quando al lettore, la possente volontà di riuscir noioso; ma anche di
questi nel 1851 espose a Liszt in una solenne epistola il piano Wagner, Nietzsche afferma che è il piú piu scortese tra i geni
l’amico gli rispose da Weimar: « Mettiti
dei suoi Nibelunghi, l'amico col suo modo di non prendere per buono lo spettatore, ripeten- ripeten­
al lavoro e dédicati senza limiti all'opera
all’opera tua, alla quale si con-
con­ dogli ogni cosa fino fino alla disperazione o alla persuasione. Anche
verrebbe il programma medesimo che il Capitolo del Duo­ Duo- questa è un'affinità;
un’affinità; ma un'altra
un’altra piú
piu profonda la troviamo nel
mo di Siviglia ha imposto all’architetto
all'architetto costruttore della catte-
catte­ campo etico-sociale a loro comune, e poco importa se Wagner
drale: “Erigeteci un tempio tale che le generazioni future ha veduto nell'arte
nell’arte un sacro arcano, un farmaco universale
debban chiamare pazzo il Capitolo per aver osato una cosí cosi per la società, mentre Tolstoj alla fine fine della sua vita la rinnegava
impresa!” Ma pure la Cattedrale è sorta! ››.
eccezionale impresal” ». Que-
Que­ come lusso e frivolezza. Anche Wagner la rinnegò in quanto
sto è Ottocento! lusso. La purificazione e la beatificazione artistica volevan
Il giardino fatato della pittura impressionistica di Francia, dire per lui purificare e santificare
santificare una società corrotta. Wagner
il romanzo inglese, francese, russo, le scienze naturali tedesche, era l'uomo
l ’uomo della catarsi, che si proponeva di liberare la so­ so-
la musica tedesca... no, non è un”epoca
un’epoca povera, e volgendoci cietà dal lusso, dal predominio dell'oro dell’oro e dalla mancanza
a guardarla vediamo una foresta di grandi uomini. Ma è sol- sol­ d'amore,
d ’amore, col farmaco della consacrazione estetica; egli era
tanto questo sguardo retrospettivo, questa distanza, che ci per- per­ quindi, nel suo moralismo sociale, molto vicino al narratore
l’aria di famiglia che li unisce, l'impron-
mette di riconoscere l'aria l’impron­ russo. Per ambedue inoltre si è voluto riscontrare a torto una
ta comune che, malgrado le differenze della natura e del scissura, venuta a spezzare il loro carattere e le loro convin- convin­
l’epoca a tutti impone. Ecco per esempio Zola
valore singolo, l'epoca zioni, determinando una specie di collasso morale, mentre
e Wagner, i Rougon-Macquart e L'Anello L ’Anello del Nibelungo: cin- cin­ in realtà quelle due vite ci presentano la piú piu perfetta e con-
con­
quantanni or sono difficilmente a qualcuno poteva venir l’idea
quant'anni l'idea clusa continuità logica. Quando alla gente parve che Tolstoj
di nominare insieme questi creatori e queste creazioni. Eppure fosse stato colpito in vecchiaia da una specie di follía follia religiosa,
essi sono fra loro legati. L’affinità
L'afHnità dello spirito, degli intenti, essa non vedeva come la fase estrema della sua vita fosse già pre- pre­
dei mezzi è oggi di chiara evidenza. Ma non li accomuna sol- sol­ disposta da quelle precedenti: dimenticava 0o non aveva mai
tanto l'ambizione
l’ambizione della grandiosità, il gusto estetico del monu-
monu­ osservato che in certi personaggi, come Pëtr Besuchov di
mentale e del colossale, non soltanto, nella tecnica, il Leitmotiv Guerra e pace oppure Levin di Anna Karenina, già preesisteva
bensì anzitutto il naturalismo trascendente nel sim-
omerico, bensi sim­ il Tolstoj della vecchiaia. E quando Nietzsche ci presenta l'ul- l’ul­
bolo e nella mistica. Chi infatti vorrebbe misconoscere nel- nel­ timo Wagner come uno che, vinto, si abbatta improvvisamen-improvvisamen­
l’epopea zoliana il simbolismo, la volontà mitica che innalza le
l'epopea te ai piedi della Croce di Cristo, egli non vede, o vuole che
sue figure
figure oltre il mondo della realtà? Quell'Astarte
Quell’Astarte del Se­ Se- non si veda, quanto l”atmosfera
l’atmosfera sentimentale del Tannh'àuser
Tannhiiuser
condo Impero chiamata Nanà, non è forse simbolo e mito? Di preannunzi quella del Parsifal, sintesi di una produzione fonda­ fonda-
dove ha il suo nome? È un suono primitivo, un remoto bal- mentalmente romantica e cristiana, portata alla conclusione

4 55

I .
con perfetta coerenza. L'ultima
L’ultima opera di Wagner è anche la ganizzazione degli effetti, nel culto del minuzioso, nei traboc- traboc­
piú teatrale, ed è raro che una carriera di artista si presenti
piu chetti a doppio fondo del simbolo, inesauribili nel celebrare
piú logica della sua. Un’arte
piu Un'arte pregna di sensualità e di formali-
formali­ la trovata, nel poetizzare l'intelletto.
l’intelletto. Erano anche sempre uo- uo­
smo simbolico — _ il Leitmotiv è una formula, anzi un osten- osten­ mini di musica, come è senz'altro
senz’altro sottinteso per uomini del
sorio, rivendica un'autorità
un’autorità quasi già sacrale _ — riporta ne- ne­ Nord, non soltanto Wagner, che l'aveva l’aveva appresa di proposito,
cessariamente al rito e alla Chiesa: io credo anzi che l'aspira-l’aspira­ per servirsene come conquistatore, ma anche Ibsen, benché nel
zione segreta, l'estrema
l’estrema ambizione di ogni teatro sia il rito, da modo piupiú nascosto, piú
piu spirituale e celato dietro la parola.
cui esso è del resto derivato presso pagani e cristiani. Arte Ma ciò che li rende addirittura simili sino ad essere confon-confon­
teatrale è già per se stessa arte barocca, cattolicesimo, Chiesa: dibili è il sorprendente processo di sublimazione che una forma
un artista avvezzo al par di Wagner a maneggiar simboli e d'arte
d ’arte preesistente, e preesistente anzi in condizioni modeste, ha
ad innalzare ostensori doveva finire finire per sentirsi fratello del potuto subire per opera loro. Questa forma artistica era nel
sacerdote, sacerdote egli stesso. caso di Wagner il melodramma, in quello di Ibsen il dramma
Ho spesso cercato di seguire i rapporti che intercorrono fra borghese. Goethe dice: « Ogni cosa perfetta nel genere suo
Wagner e Ibsen, e mi parve difficile
difficile distinguere tra affinità del-
del­ deve superare il suo genere, deve divenire diversa ed incom- incom­
l’epoca
l'epoca e quella piú piu intima, non legata alla contemporaneità. parabile. In certi suoi suoni l'usignuolo
l ’usignuolo è ancora uccello; poi
Mi fu impossibile non riscontrare nel dialogo del dramma supera la sua classe e sembra voglia far capire agli altri pennuti
borghese ibseniano mezzi ed effetti, seduzioni ed allettamenti a che cosa significhi in fondo il cantare ››. ». Proprio a questo
me ben noti dal mondo musicale di Wagner, non vedervi una modo Wagner e Ibsen hanno reso perfetti l'opera l ’opera e il dramma,
fraternità consistente certo in parte nella loro grandezza, ma facendone qualcosa di diverso e di incomparabile. In loro si
non poco anche nel loro modo di essere grandi. Quanti aspetti ritrova anche quel residuo, quella sopravvivenza del para- para­
nell’insieme dell'opera
comuni nell'insieme dell’opera loro, di inaudita interezza, di gone goethiano: talvolta e sino all'ultimo,
all’ultimo, sino al Parsifal,
perfetta sfericità, assoluta nella possanza rivoluzionaria e Wagner fa ancora del melodramma; talvolta in Ibsen riecheg- riecheg­
sociale, in giovinezza, trascolorata in vecchiaia verso il pal­ pal- gia la tecnica del teatro di Dumas. Ma ambedue creano nel
lore mitico e rituale! Quando noi morti ci destiamo, una con- con­ senso di superamento e di perfezionamento, svolgendo, da ciò
fessione rabbrividente dell'uomo
dell’uomo vissuto per la sua opera e %
che è dato, ciò che è nuovo e ancora imprevisto.
giunto al rimpianto, una tardiva, troppo tardiva dichiarazione
d ’amore alla “vita”,
d'amore “vita”, ed il Parsifal, ll”oratorio
’oratorio della Redenzio­
Redenzio- Che cosa innalza di tanto l'opera
l’opera di Wagner al disopra di
ne: ben sono avvezzo a vederle, a sentirle come unità, queste ogni precedente dramma musicale? Sono due le forze che
due celebrazioni di congedo, parole estreme prima del1'estre-dell’estre­ concorrono a tale sublimazione, forze e vocazioni geniali che
mo silenzio, opere celestiali senili, nella loro stanchezza mae­ mae- dovrebbero ritenersi opposte ed ostili e di cui oggi appunto
stosa e sclerotica, nella fissazione ormai meccanizzata di tutti ci si compiace di riaffermare la contraddittorietà: si chiamano
i mezzi, nella particolare miscela di riassunto, rievocazione, psicologia e mito. Si vuol ora negare la possibilità della loro
autocitazione e disgregazione. unione: la psicologia appare qualcosa di troppo razionale
Quello che si suol chiamare fin de siècle non era forse il perché ci si induca a considerarla ostacolo superabile nel
meschino satyron di una piccola epoca, dopo il vero e cammino che porta alla terra del mito. Essa è ritenuta antitesi
venerando finale
finale del secolo fissatosi
fissatosi nelle opere di vec- vec­ al mito, così
cosí come è antitetica alla musica, benché quello
chiezza dei due gran maghi? Maghi del Nord, vecchi stregoni stesso nesso di psicologia, di mito e di musica ci si presenti
maligni ed astuti, lo son stati ambedue, ben esperti in tutti agli occhi subito, come realtà organica, in due grandi casi, in
i suggerimenti di un'arte
un’arte diabolica raffinatissima, grandi nell'or-
nell’or- Nietzsche e in Wagner.

6 7
Si potrebbe scrivere un libro intero attorno a Wagner psi­ psi- della musica interpretatrice. Siamo di fronte a un misterioso
cologo, cioè sull'arte
sull’arte psicologica del musicista e del poeta, se complesso materno, affiorante dal subcosciente, misto di
pure questi due aspetti sono scindibili in lui. La tecnica del sessualità e di angoscia (alludo al motivo fiabesco della paura
motivo-ricordo, già occasionalmente usata nell'antica
nell’antica opera che Sigfrido vorrebbe conoscere), un complesso cioè che ci
lirica, viene elaborata a sistema di raffinato virtuosismo, che mostra Wagner psicologo in singolare concordanza intuitiva con
rende la musica, come mai in passato, strumento di allusioni, altro tipico figlio
figlio dell'Ottocento,
dell’Ottocento, con lo psicanalista Siegmund
di approfondimenti, di riferimenti psicologici. La trasforma­
trasforma- Freud. Quando, nel fantasticar di Sigfrido sotto il tiglio, la
zione dell’ingenuo
dell'ingenuo motivo del filtro incantato in un mezzo nostalgia della madre si colora di erotismo, quando Mime cer- cer­
per far prorompere una passione già preesistente _ — in realtà ca di spiegare al discepolo la paura, mentre in orchestra
gli amanti potrebbero bere acqua pura, giacché solo la loro echeggia oscuramente deformato il motivo di Brunilde addor­ addor-
credenza di avere veduto la morte li scioglie nell'intimo nell’intimo fiamme, abbiamo Freud: psicanalisi, null'altro
mentata tra le fiamme, null’altro
dalla legge morale del giorno _ — è la trovata poetica di un che psicanalisi. E dobbiamo pure rammentare che anche in
grande psicologo. Sin dall'inizio
dall’inizio la poesia supera in Wagner Freud, il cui radicale scandaglio dell'anima
dell’anima è stato precorso
il libretto e ciò non tanto nello stile quanto nell’approfon­
nell'approfon- a grandi linee da Nietzsche, l'interesse
l’interesse per il mitico, il primor-
primor­
dimento delle anime. L'Olandese
L’Olandese dice, nel bel duetto con Senta diale, il preistorico e preculturale, va strettamente connesso con
del primo atto dell'Olandese
dell 'Olandese volante:
volante-. l'interesse
l ’interesse psicologico. «« L”amore
L’amore nella sua completa realtà
_
— dice Wagner _ — è possibile soltanto nell'ambito
nell’ambito del sesso:
Die düstre Glut,
G lut, die hier ich fühle brennen,
Soll ich Unseliger sie Liebe nennen? solo come uomo e come donna i mortali possono amarsi in
Ach nein, die Sehnsucht ist es nach dem Heil. tutta verità, mentre ogni altro amore è una derivazione tratta
Würd°
W ü rd ’ es durch solchen Engel mir zuteil! * da questo, che ad esso si riferisce, tentando artificiosamente
artificiosamente di
imitarlo ››.». È erroneo considerare questo amore (vale a dire
Sono parole cantabili, ma non mai prima di allora si era l'amor
l ’amor sessuale) «« quale una delle manifestazioni dell'amore,
dell’amore,
destinato al canto qualcosa di cosí cosi complesso nel pensiero, mentre accanto ad esso se ne dovrebbero ammettere altre e
cosí psicologicamente tortuoso. Il dannato ama di primo
di cosi ben piúpiu nobili rivelazioni ».››. Questo ricondurre ogni “amore”
“amore”
acchito quella fanciulla, ma dice a se stesso che in fondo il suo al sesso presenta inequivocabilmente carattere analitico. Vi si
amore non va a lei, ma alla Salute, alla Redenzione. Essa ritrova quel medesimo naturalismo psicologico che è pure nella
d'altronde
d’altronde personifica
personifica per lui la possibilità di salvezza e cosí
cosi formula metafisica schopenhaueriana del «<< punto focale della
egli non sa né vuol distinguere tra desiderio di redenzione spi­spi- volontà », ››, nonché nelle teorie freudiane sulla sublimazio-sublimazio­
rituale e desiderio d'amore.
d ’amore. La sua speranza ha assunto il ne e sulla cultura. Siamo in pieno Ottocento.
sembiante di lei, ed ormai egli non può volere che ne abbia Il complesso erotico materno lo si ritrova del resto anche
un altro, cioè egli nella redenzione ama questa fanciulla. Quale nel Parsifal,
Parsifal, nella scena della seduzione al secondo atto, e
intrico nell'ambivalenza
nell’ambivalenza degli affetti, quale sguardo gettato ne­
ne- siamo cosí
cosi giunti alla figura
figura di Kundry, la piú piu forte, la piúpiu
gli astrusi abissi di un sentimento! E È analisi: questa parola poeticamente audace tra quelle che Wagner ha concepite: egli
s'impone in senso ancor piu
s’impone piú audace e moderno se consideriamo stesso ne ha sentito l'eccezionalità.
l’eccezionaiità. Non da lei aveva preso le
lo sbocciare primaverile della vita erotica in Sigfrido fanciullo, mosse, bensi
bensì dalle emozioni del Venerdi
Venerdì Santo, ma ben presto
cosí
cosi come Wagner gli dà evidenza con la parola e l’ausilio l'ausilio l'interesse
l ’interesse ideale e creativo va convergendo intorno a Kundry, e
l'idea
l ’idea che la selvaggia messaggera del Graal debba identi- identi­
* Il cupo ardore che qui sento bruciare // Dovrei, me sciagurato,
chiamarlo amore? /Ah
/A h no! È nostalgia di salvezza. // Oh, me la recasse ficarsi
ficarsi con la femmina seduttrice, il pensiero cioè di quella du- du­
un simile angelo! plicità psichica, diviene decisa ispirazione e allettamento, fa

88 9
scaturire la voluttà piú più segreta della meravigliosa impresa. guaggio con una innata immediatezza che non trova altro
«Da
« Da quando questo mi si è rivelato _ — scrive Wagner — _ esempio nell’arte.
nell'arte. È il linguaggio dell'“un
dell’“un giorno”, nel suo
tutto mi è chiaro ». E un'altra
un’altra volta: « Sempre piu piú viva e duplice valore di passato e di futuro.
piú
piu affascinante mi appare una strana creatura, una femmina Insuperabile è l'atmosfera
l’atmosfera mitologica estremamente densa,
mirabilmente demoniaca, la messaggera del Graal. Se com- com­ per esempio nella scena delle Norne Nome all'inizio
all’inizio del Crepuscolo
pirò ancora questo poema, dovrei fare qualcosa di molto ori- ori­ degli Dei, quando le tre figlie di Erda si abbandonano ad una
ginale ››.
». «Originale
« Originale ››» è un epiteto infinitamente
infinitamente riservato e specie di sacro pettegolezzo sull'Empireo,
sull’Empireo, oppure nelle appari-
appari­
modesto per quello che in realtà egli portò a termine. Le eroine zioni di Erda stessa nell’Oro
nell'Oro del Reno e nel Sigfrido. I gran- gran­
Wagneriane
wagneriane presentano sempre un tratto di nobile isterismo, diosi accenti musicali che accompagnano la salma di Sigfrido
di sonnambulismo, di estasi visionaria, che aggiunge al loro non si rivolgono piúpiu al fanciullo della foresta partito per cono-
cono­
pathos romantico uno strano e preoccupante elemento di mo- mo­ scere la paura; essi rivelano al nostro sentimento ciò che in
figura di Kundry, rosa dell'inferno,
dernità. Ma la figura dell’inferno, è addirittura realtà si svolge dietro calanti veli nebbiosi: l'eroe
l’eroe solare giace
un campione di patologia mitica: instrumentum diaboli ed sulla bara, atterrato dal livore delle tenebre. La parola soccorre
insieme peccatrice penitente, è tratteggiata nella sua tormen­ tormen- ed interpreta il sentimento: <<« Fu la rabbia di un cinghiale sel- sel­
tosa duplicità con tale verità e brutalità clinica, con tale au- au­ vaggio ››;
»; e piú
piu avanti Gunther dice, accennando a Hagen:
dacia naturalistica nello studio e nell'esposizione
nell’esposizione di una psiche « Ecco il maledetto ciìighiale
cinghiale cheddilaniò
che dilaniò questo eroe ››.». La pro-
pro­
mostruosamente morbosa, che mi è sempre apparsa insupera- insupera­ spettiva che qui si spa
spalanca riconduce
anca ricon uce ai primi sogni immaginosi
bile per scienza e per maestria. Ma non essa sola tra le figure dell”umanità,
dell’umanità, Tamus, Adonis, abbattuti da un cinghiale, Osiri­ Osiri-
del Parsifal presenta questo carattere estremo. Quando negli de, Dionisos, essi pure dilaniati, che ritorneranno sotto l'aspet-
l’aspet­
abbozzi di quest'ultima
quest’ultima opera è detto che Klingsor è il demone to nel Crocifisso,
Crocifisso, al quale una lancia romana dovrà lacerare
del peccato nascosto, l’impotenza
l'impotenza della ribellione al peccato, ci il fianco
fianco perché sia riconosciuto... Qui la visione mitica ab- ab­
sentiamo trasportati in un mondo di cristiana dimestichezza braccia tutto ciò che fu e sempre è, l'intero
l’intero mondo della bellez-
bellez­
con stati d'animo
d ’animo rari e infernali, ci sentiamo giunti insom- insom­ za sacrificata
sacrificata e distrutta dal rigore invernale: non si dica
ma al mondo di Dostoevskij. dunque che il creatore del Sigfrido ha tradito se stesso crean­ crean-
\ 1 ¬
Wagner come mitologo, come scopritore del mito per il me­ me- do il Parsifal.
~ 1
o “fir* 1 lodramma, come redentore dell'opera
U x'TbUDÇO Ö
I *I
dell’opera in grazia del mito:
ecco la seconda sua forza. In realtà egli non ha eguali nell'af-nell’af­ La passione per l'opera
l’opera incantatrice di Wagner accompagna
finità
finità psichica con quel mondo di immagini e di idee, non ha la mia vita da quando ne ebbi conoscenza e comincai a con- con­
eguali nella capacità di rievocare e vivificare
vivificare il mito. Dall'opera
Dall’opera quistarla, a compenetrarla. Quel che le debbo di godimento
storica al mito, Wagner aveva ritrovato se stesso, e ascoltandolo e d'insegnamento
d ’insegnamento non lo potrò mai dimenticare, né obliare le
vien fatto di credere che la musica non sia creata per altro, le ore di profonda felicità solitaria pur tra le folle dei teatri,
non possa mai porsi altro compito fuorché servire il mito. dell’intelletto, illu­
ore piene di brividi e di voluttà dei nervi e dell'intelletto, illu-
Sia che ci appaia quale messo di una sfera di purezza, inviato minate da comprensioni commoventi e grandiose, quali solo
a soccorrere Pinnocenza
l’innocenza e costretto purtroppo, non essendo quest'arte
quest’arte sa concedere. Mai si è rilassata la mia curiosità, mai
salda la fede, a ritornare là donde è venuto, sia che ci riveli mi sono saziato di ascoltarla, di ammirarla, di sorvegliarla...
nella parola e nel canto l”inízio
l’inizio e la fine
fine del mondo, con filo-filo­ non senza diffidenza, lo ammetto; ma i dubbi, le riserve, le
sofia
sofia cosmogonica e fiabesca:
fiabesca: sempre son colti la sua essenza, censure, per nulla intaccarono quell°arte,
quell’arte, non piu dell’im­
piú dell'im-
la sua natura, il suo tono con incomparabile sicurezza, con mortale critica antiwagneriana di Nietzsche, che a me è
affinità ed intuizione istintiva, sempre vi si parla il suo lin- sempre apparsa un panegirico con segno opposto, una nuova

io
IO _ II
ii
forma di esaltazione. Essa era amoroso odio, autoflagellazione. e di cui riteneva legge fondamentale la rappresentazione del
L'arte
L’arte di Wagner fu la grande passione nella vita di Nietzsche. sensibile. È nota la formazione della Tetralogia. Wagner,
Egli l'ha
l’ha amata non meno di Baudelaire, il poeta dei Fiori intento a plasmare il primo oggetto drammatico della Morte di
del male, di cui si racconta che ancora in agonia, nell’imbecilli-
nell'imbecilli- Sigfrido, non tollerò, come egli stesso narra, che vi fosse
mento paralitico dei suoi ultimi giorni, sorridesse di gioia se tanto antefatto da inserire poi nel corso dell'opera.
dell’opera. Prevalse
veniva pronunciato il nome di Wagner: « Il a souri d'allégres- d’allégres­ il suo bisogno di dare concretezza sensibile a quelle premesse,
se ».
››. Cosi, nella notte della paralisi, Nietzsche pareva ridestarsi ed egli cominciò cosícosì a scrivere a ritroso: compose Il II Giovane
al suono di quel nome e diceva: <<« Quello l’ho l'ho molto amato ››. ». Sigfrido, poi La Valchiria, poi L'Oro L ’Oro del Reno; non trovò
Egli lo aveva molto odiato, per ragioni intellettuali ed etico-cul-
etico-cul­ pace finché non ebbe portato sulla scena tutto in assoluta
turali che non occorre piú piu analizzare. Ma sarebbe strano se presenza, tutto in quattro sere, dalla cellula prima, dal
mi trovassi solo con la mia esperienza, essere la polemica Mi bemolle dei fagotti nel preludio dell'Oro dell’Oro del Reno, con
nietzscheana contro Wagner piuttosto un incitamento che uno cui egli inizia solennemente e quasi impercettibilmente il
spegnitoio all'entusiasmo.
all’entusiasmo. suo racconto grandioso. Ne nacque qualcosa di mirabile, e
Quel che io sempre criticai, o meglio quel che sempre mi ben si comprende l'entusiasmo
l’entusiasmo da cui fu colto il creatore mede-
mede­
lasciò indifferente, è la teoria Wagneriana,
wagneriana, e a malapena mi simo di fronte all'attuazione
all’attuazione del suo piano gigantesco, capace
induco a credere che mai alcuno l'abbia l’abbia presa sul serio. di cosí
così nuovi e profondi effetti. Ma che cosa ne era sorto in
Che dire di questa addizione fra musica, parola, pittura e realtà? L'estetica
L’estetica ha condannato ripetutamente la forma arti- arti­
gesto che vuol spacciarsi per sola verità, per esaudimento di stica del dramma scisso in parti. Cosí Così ha fatto ad esempio
ogni aspirazione artistica? di una estetica in base alla quale Grillparzer, il quale riteneva che i rapporti fra le diverse parti
il Tasso dovrebbe essere inferiore al Sigfrido?Sigfrido? Ci voleva un conferiscono all'insieme
all’insieme un carattere epico, pur aggiungendogli
bel coraggio, a mio avviso, per dedurre le singole arti dalla grandiosità. Ma con ciò si definisce appunto la natura della
decadenza di una originaria unità teatrale cui avrebbero Tetralogia wagneriana, il genere della sua grandezza, e noi
dovuto tornare per loro salvezza. L'arte L’arte è intera e perfetta constatiamo che quel capolavoro deve la sua grandiosità essen- essen­
in ognuna delle sue manifestazioni: non occorre sommarne i zialmente allo spirito epico, dalla cui sfera del resto proveniva
generi per renderla perfetta. Ragionare cosi cosí è rimanere nel il soggetto. LL'Anello
’Anello è un'epopea
un’epopea scenica nata dalla ripugnanza
cattivo Ottocento, in un modo di pensare penosamente mec­ mec- per ll'antefatto
’antefatto in agguato dietro le quinte, ripugnanza che,
canico, né la vittoriosa opera wagneriana è dimostrazione come è noto, non fu condivisa né dalla tragedia classica né
della sua teoria, bensí
bensì solo di se stessa. Essa vive e vivrà a da quella francese. Ibsen, con la sua tecnica analitica e la sua
lungo, ma l'arte
l’arte le sopravviverà nelle arti, commovendo gli abilità nel dare l'esposizione,
l ’esposizione} è in ciò molto piú piu vicino al
uomini come sempre ha fatto e sempre farà. Sarebbe puerile dramma classico. Non è privo di una certa ironia il fatto che
barbarie ritenere che l'altezza
l’altezza e l'intensità
l’intensità dell'eH-icacia
dell’efficacia artistica fu proprio il suo teorema sul sensibile nell'artenell’arte drammatica a
possano risultare dall'assommarsi
dall’assommarsi di una sua aggressione sedurre Wagner in modo cosí così meraviglioso verso le vie
sensuale. dell'epica.
dell’epica.
Wagner, appassionato uomo di teatro, si può anzi dire Il suo rapporto con le singole arti, dalle quali veniva a com- com­
monomane del teatro, inclinava a tale credo, giudicando prima porsi la sua « opera d'arte d ’arte totale ››,
», è degno di meditazione,
esigenza dell'arte
dell’arte la trasmissione piú piu diretta e completa di serve a qualcosa di stranamente dilettantesco, e del resto
tutto il dicibile ai sensi. Ma è ben strano osservare nell'Anello
nell’Anello Nietzsche nella sua quarta Considerazione inattuale, ancora
del Nibelungo la sorte toccata proprio in grazia di tale Wagnerianamente ortodossa, dice dell'adolescenza
wagnerianamente \Vagner:
dell’adolescenza di Wagner:
inesorabile esigenza al dramma cui pur mirava ogni suo sforzo « La sua giovinezza è quello di un dilettante eclettico che pare

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non approdi a nulla. Non lo limitava alcuna disciplina artistica chiaro che egli ha tu tt’altra relazione con la poesia. Questa gli
tutt'altra
ereditaria o familiare. La pittura, la poesia, l'arte
l’arte drammatica, la ha sempre largito doni infiniti, per tutta la vita, specialmente
musica, lo interessavano non piu piú della preparazione ad una con Shakespeare, benché le sue teorie estetiche con l'autoesal- l’autoesal-
carriera erudita; a chi guardasse superficialmente,
superficialmente, egli poteva tazione dell'opera
dell’opera propria lo facessero parlare quasi in tono
sembrare destinato al dilettantesimo ». >›. In realtà, se guardiamo compassionevole dei « poeti da letteratura ». >›. Ma che importa
non già superficialmente,
superficialmente, ma con passione ed ammirazione, pos- pos­ tutto ciò, se egli stesso ha donato alla poesia opere possenti,
siamo aflermare,
affermare, anche a rischio di essere fraintesi, che l’arte l'arte delle quali peraltro non va dimenticato che non sono destinate
di Wagner è un dilettantesimo reso monumentale, elevato anzi alla lettura, non sono in realtà opere della lingua, bensì bensí “atmo­
“ atmo-
sino alla genialità, dall'estrema
dall’estrema energia volitiva. L'ideaL’idea mede-
mede­ sfera musicale”, ed hanno bisogno del gesto, dell'immagine,
dell’immagine, del
sima di una fusione delle arti implica qualcosa di dilettantesco suono e si completano soltanto con la loro collaborazione?
e nel dilettantesimo sarebbe naufragata, se non le avesse tutte Considerate solo stilisticamente hanno spesso qualcosa di am- am­
assorbite con forza sublime il suo inaudito genio espressivo. polloso e di barocco, ma anche di puerile, rivelano tracce di
Vi è qualcosa di equivoco nel suo rapporto con le arti; grandioso e sovrano arbitrio, con venature di assoluta genialità,
benché sembri assurdo, esso tradisce talvolta un'insensibilità
un’insensibilità di forza, di sintesi, di autentica bellezza disperdidisperditrice
trice d'ogni
d ’ogni
L'Italia, le arti figurative,
artistica. L’Italia, figurative, lo lasciano in fondo del dubbio... Permane tuttavia il senso che si tratti di produzioni
tutto indifferente. Scrive a Roma alla Wesendonk: «<< Veda e dell’ambito delle grandi let­
rimaste un poco in disparte, fuor dell'ambito let-
guardi anche per me: ho bisogno che qualcuno lo faccia per terature europee, quasi didascalie per uno spettacolo teatrale
conto mio. Io sono un caso strano: me ne sono avveduto spesso che esige fra l'altro
l ’altro anche la parola. A proposito delle genia- genia­
e finalmente,
finalmente, con molta chiarezza, in Italia. Per un certo tempo lità di linguaggio frammiste alle temerità dilettantesche, penso
le cose colpiscono con molta intensità il mio occhio, ma non AYAnello del Nibelungo e al Lo/øengrin
specialmente all'/lnello Lohengrin che, preso
dura a lungo... A quanto pare l’occhio l'occhio a me non è bastante quale testo poetico, è forse quanto di piú piu puro e di piupiú nobile
quale organo per percepire il mondo ››. ». sia riuscito a Wagner.
Si capisce! Egli è un uomo dell'udito,
dell’udito, è musico e poeta, Il suo genio è una sintesi drammatica delle arti che risponde
però appare strano che possa scrivere da Parigi alla stessa desti- desti­ soltanto come totalità, come sintesi appunto, al concetto del­ del-
nataria: <<« Come la piccina si gode Raffaello e la pittura! Come l'opera
l’opera autentica e legittima. Le sue componenti, persino la
è bello, gentile e rasserenante! Solo a me non vuole arrivare! musica, in quanto son mezzo alla totalità, conservano alcunché di
Io sono pur sempre il Vandalo, che dopo un anno di soggiorno selvatico e di illegittimo che si annulla soltanto nella sublimità
a Parigi non è ancora riuscito a visitare il Louvre! Non basta dell”insieme.
dell’insieme. Il rapporto di Wagner con la lingua non poteva
questo a dirle tutto? ». ››. Non tutto, ma già qualcosa di molto essere quello dei nostri grandi poeti e scrittori: manca in esso
caratteristico. La pittura è una grande arte, grande quanto quell'austerítà e quella delicatezza che regnano là dove il lin-
quell’austerità lin­
l’arte totale della teoria Wagneriana.
l”arte wagneriana. Ha sussistito prima di guaggio è sentito come patrimonio supremo aflidato all'artista,
affidato all’artista,
quella e dopo di quella sussisterà, ma a lui non arriva. Wagner e questo risulta chiaro nelle sue poesie di circostanza, nei dol- dol­
dovrebbe essere meno grande per sentircene offesi oflesi in nome ciastri e romantici componimenti di dedica e di omaggio per
della pittura! L’arte figurativa non ha nulla da dirgli, né come
L'arte figurativa Luigi di Baviera, nelle sue rime pretenziose e gioviali ad amici
passato, né come vivo presente. Intravede appena la grandezza e protettori. Ogni strofetta buttata giú giu occasionalmente da
che va sorgendo accanto all'opera
all’opera sua: Pimpressionismo fran-
l’impressionismo fran­ Goethe è tanto oro, è alta letteratura in confronto a queste
miseriole verbali, a queste banalità rimate, che strappano a
cese. I suoi rapporti con esso si limitano all`averall’aver Renoir dipin-
dipin­
stento alla nostra generazione un sorriso. Teniamoci in com- com­
to il suo ritratto, un ritratto che non idealizza eroicamente il
penso ai saggi in prosa di Wagner, ai manifesti estetico-critici e
soggetto e che con tutta probabilità non gli è piaciuto. È ben

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alle autoanalisi, componimenti di stupefacente lucidità e di ». Questa è caratteristica depressione, senza valore in
da cavare ››.
meditata energia, benché certo non comparabili ai lavori estetici ogni parola, e Liszt risponde infatti per le rime, rimproveran­
rimproveran-
di Schiller, ad esempio all’immortale
all'immortale studio intorno alla Poesia dogli la sua « pazza ingiustizia contro se medesimo ». ››. Ogni
ingenua e sentimentale. Vi è sempre in essi qualcosa di fati­ fati- artista del resto conosce un simile pudore improvviso di fronte
coso, di vago e insieme di rigido, ma anche qualche elemento al capolavoro passato o contemporaneo; esso deriva dal fatto
selvatico e dilettantesco; non entrano in realtà nel gruppo dei che ogni attuazione artistica rappresenta un adattamento nuovo
grandi saggi critici tedeschi ed europei, non sono opere di uno difficile delle limitazioni individuali dell'arte,
ed in sé già diflicile dell’arte, cosi
cosí
scrittore nato, ma frutti sorti per necessità ed in linea seconda-
seconda­ che il singolo, pur dopo opere riuscite ed apprezzate, se si con­ con-
ria. Per Wagner ogni attività particolare fu sempre solo ne- ne­ fronta con la maestria altrui, può chiedersi dd'un ’un tratto: « Come
cessità: felice, legittimo, grande e perfetto egli si sente soltanto è mai possibile mettere sullo stesso piano il mio accomodamen-
accomodamen­
nell'opera
nell’opera totale. to personale con quelle grandi cose? ››. ».
Wagner non è forse stato anche musicista solo per necessità, Ma un simile grado di avvilimento depressivo, di disperazio-
disperazio­
per giungere alla possente totalità con la forza del volere? ne di fronte alla musica, da parte di chi sta componendo il ter- ter­
Nietzsche osserva una volta che il cosiddetto “dono” “dono” non è zo atto del Tristano,
Tristano, rimane un fenomeno psicologico sorpren-sorpren­
elemento essenziale del genio. dente. Invero la sicurezza dittatoriale
dittatoria le di Wagner vecchio, allor-
allor­
«<< Come fu scarso ad esempio - — egli esclama -- — il dono, ché nella <<« Gazzetta di Bayreuth » scherniva e condannava tan­ tan-
l'ispirazione in Richard Wagner! Ci fu mai musicista che nel
l’ispirazione ta nobile arte, Mendelssohn, Schumann e Brahms ad esaltazione
suo ventottesimo anno fosse ancora tanto povero? ››» In realtà della propria, è una coscienza di sé pagata con molto sgomento
la musica di Wagner sboccia da inizi esitanti, scarsi, poco origi-
origi­ contrito negli anni precedenti. Perché quegli eccessi? Certo
nali, e quegli inizi cadono in un'epoca
un’epoca della sua vita piú
piu tarda perché egli medesimo in tali momenti commetteva l'errore l’errore di
che non per altri grandi compositori. Egli stesso dice: « Ram- Ram­ isolare la sua capacità musicale, comparandola con le piú piu alte
mento di essermi chiesto ancora dubbioso, verso il mio trente-trente­ vette, mentre essa va considerata soltanto sub specie della sua
simo anno, se ci fosse davvero in me la stoffa di una somma capacità poetica e viceversa. Sempre da questo errore trasse
individualità artistica: nei miei lavori avvertivo ancora in- in­ origine ll'ostilità
’ostilità accanita che la sua musica dovette superare.
fluenze e imitazioni, e solo con ansia osavo pensare al mio Noi che dobbiamo al mondo miracoloso di quelle armonie e
ulteriore sviluppo di creatore originale ››. ». Questa è una remi­
remi- alla loro magia intellettuale tanta gioia e tanto rapimento, tan- tan­
niscenza del 1862 degli anni della sua maestria. Ma solo tre to stupore per l'inaudita
l’inaudita possanza originale, comprendiamo a
anni prima, quarantaseienne, scrive a Liszt, da Lucerna, in certe malapena certe ostilità e ripugnanze. Per noi talune espressioni
giornate in cui il Tristano non vuol procedere: «Non « Non potrò usate contro la musica di Wagner _ — epiteti come “fredda”,
mai dirti forte abbastanza quale lacrimevole musicista io mi “algebrica”, “informe”
“informe” -- — appaiono nate da una tremenda
senta: dal profondo del cuore mi considero un assoluto buono incomprensione e cecità, testimonianze di insensibilità pachi- pachi­
a nulla. Dovresti vedermi talvolta, líli seduto a ripetermi: “Do-
“Do­ dermica, e siamo indotti a credere che simili giudizi dovessero
vrò pure spuntarlal”
spuntarla!” e passare poi al piano e mettere insieme partire soltanto da sciagurati ambienti musicali, angusti ed
qualche miserabile porcheria, per poi rinunciarvi imbecillito. ottusi. Nemmeno per sogno! Molti che così cosí giudicarono, che
Che cosa non provo! Quale intima convinzione della mia strac­ strac- così dovevano giudicare, non erano affatto spiriti angusti, ma
cosí
cioneria musicale! Ed ecco che arrivi tu, che sprizzi musica da anime di artisti, musicisti e amanti della musica, persone cui
fiumi e sorgenti e cascate... ed io devo accettare le
tutti i pori, fiumi la sorte della musica stava a cuore e che potevano a buon
tue parole! Non crederle mera ironia, riesce davvero difficile... diritto presumere di distinguere fra musica e non musica...
Dilettissimo, è una brutta storia, e credi che da me c’è c'è poco ed essi appunto trovarono che non era musica! La loro opinio- opinio--

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ne è stata clamorosamente vinta, ha subito una sconfitta per Ma di quali meravigliosi dilettantesimi! Wagner è uno di
tutti i secoli. Ma se quel giudizio era errato, era poi anche quei musicisti che convertono alla musica anche i meno mu- mu­
ingiustificabile? La musica di Wagner non è in tutto e per tut-
ingiustificabile? tut­ sicali. Questa è forse una riserva per gli esoterici e gli aristo­ aristo-
to musica, cosi cosí come la trama drammatica da essa completata cratici dell'arte,
dell’arte, ma che dire, se fra i non musicali troviamo
a poema non è letteratura. È psicologia, simbolo, musica, en- en­ uomini ed artisti come Baudelaire? Per Baudelaire ll'incontro ’incontro
fasi... tutto, ma non musica nel senso puro e pieno di quei con Wagner fu senz'altro l'incontro con la musica. Era amu-
senz’altro l’incontro amu­
critici sconcertati. I testi ai quali si abbarbica e che trasforma sicale. Egli medesimo scrisse a Wagner di non capir nulla di
in dramma non sono letteratura, ma lo è bensi bensì la musica. Essa, musica e di non conoscere altro che pochi bei brani di Weber
che sembra prorompere come un sofl-ione soffione dalle profondità e di Beethoven. Ed ora lo coglie tale fanatismo da suggerirgli
preistoriche del mito (e non sembra soltanto, ma in realtà ne l'ambizione
l ’ambizione di comporre musica con il linguaggio, di emulare
erompe), è però anche meditata, calcolata, cerebrale, raffina- raffina­ con esso il compositore: tentativo che ha avuto grandi conse- conse­
tamente astuta, di ispirazione letteraria quanto i suoi testi sono guenze per la lirica francese. Una musica non specifica, per
di ispirazione musicale. La musica, risolta nei suoi elementi profani, può ben tollerare simili risveglíati
risvegliati 'ee proseliti; molti
primordiali, deve servire a porre in rilievo i filosofemi
filosofemi mitici. ortodossi potrebbero invidiarglieli. In questa musica per pro- pro­
Il cromatismo implacabile del tema della morte è una conce­ conce- fani vi sono cose di tale mirabile genialità da render ridicole
zione letteraria e non lo sono meno il fluire delle acque del siffatte distinzioni. Il motivo del cigno nel Lohengrin e nel
Reno, i blocchi massicci dei sette accordi che erigono il Parsifal-, gli accenti della notte lunare alla fine
Parsifal; fine del secondo
Walhalla. Un celebre maestro, accompagnandomi a casa dopo atto dei Maestri Cantori e il quintetto del terzo; il brano in
aver diretto il Tristano, mi diceva ««N on è piú
Non piu musica
musica».››. Lo La bemolle nel secondo atto del Tristano e la visione di Trista- Trista­
diceva interpretando la nostra comune commozione. Ma quel- quel­ no dell’amata
dell'amata che traversa il mare; l'incantesimo
l’incantesimo del Venerdi
Venerdì
lo che noi oggi esprimiamo quale adesione positiva, come Santo e il possente intermezzo del terzo atto del Parsifal;Parsifal-, il me­
me-
avrebbe potuto non suonare da principio negazione irosa? raviglioso duetto fra Sigfrido e Brunilde al principio del Cre- Cre­
Musica come quella del viaggio sul Reno o del lamento per puscolo, con ll'intonazíone
’intonazione di canto popolare « Vuoi darmi il tuo
l’ucciso Sigfrido, brani di indicibile bellezza al nostro orecchio
l'ucciso amore ››» e il trascinante « Salve a te, Brunilde, astro splenden-
splenden­
e al nostro spirito, non erano mai stati uditi, erano inauditi nel te ››;
»; certe parti del rifacimento parigino dal balletto del
senso piu Tannbäuser...
Tannhäuser... tutte queste sono pagine di fronte alle quali la
piú scandaloso del vocabolo. Imporre questo allineamento
musica assoluta potrebbe impallidire dd'invidia
’invidia o arrossire ammi­
ammi-
di citazioni musicali simboliche, immerse come masse rocciose
rata. Ed è d'altra
d ’altra parte caso o arbitrio che io citi proprio
nel torrente di processi musicali elementari, quasi fosse musica
queste. Potrei enumerarne ancor altre o ricordare ll'arte mira-
’arte mira­
nel senso di Bach, di Mozart e di Beethoven, era troppa pre­ pre- bile con cui Wagner piega, trasforma e modifica un motivo già
tesa. Era troppa pretesa chiamar musica l’accordo
l'accordo in Mi bemolle intervenuto nel processo musicale. Si pensi ad esempio al
che costituisce il preludio dell'Oro
dell’Oro del Reno. Non era musica, preludio al terzo atto dei Maestri Cantori, dove la canzone del
ma un’idea
un'idea acustica: l'idea
l’idea del principio di tutte le cose. Era calzolaio, già apparsa in tono umoristico come robusto canto
lo sfruttamento prepotente e dilettantesco della musica per la
10 artigiano nel secondo atto, va sublimandosi a impreveduta poe- poe­
rappresentazione di un'idea
un’idea mitica. La psicanalisi crede di sapere sia, o ancora si pensi alla trasformazione armonica e ritmica,
che l'amore
l’amore è fatto di sole perversioni. Ma esso rimane pur alla reinterpretazione che il cosí così detto motivo della fede subisce
sempre l'amore, piú divino fenomeno del mondo. Orbene:
l’amore, il piu ripetutamente nel corso del Parsifal. È difficile parlare di queste
il
11 genio di Richard Wagner è proprio fatto dei suoi di- cose, quando per rievocarle non si ha a disposizione altro che
lettantesimi.
lettan tesimi. la parola. Perché mai, mentre parlo della musica di Wagner, mi

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all’orecchio un particolare, un semplice arabesco,
si ridesta all'orecchio dell’interpretazione; egli non muta soltanto la ma-
morfosi e dell'interpretazione; ma­
come il passaggio per corno tecnicamente precisabilissimo e pu- pu­ schera umana; pervade la natura, parla dalla tempesta e dal
re in fondo indescrivibile, che nel lamento alla morte di Sigfri- Sigfri­ vento, dallo stormir delle foglie e dallo scintillio delle onde,
do introduce il motivo amoroso dei suoi genitori? In simili dalla danza di fuoco e dall'arcobaleno.
dall’arcobaleno. La cappa magica di
momenti non si sa distinguer bene se è Parte l’arte specifica e perso-
perso­ Alberico è il simbolo complessivo per questo genio della ma- ma­
nale di Wagner che ammiriamo oppure se è la musica in sé che schera, per questa perfezione imitativa, che si sente a suo agio
tanto ci commuove. Insomma: è divino, e non ci vergogniamo cosi nella bassa vita del rospo saltellante tra le pozze come
di questa parola femmineamente esaltatrice, cui solo la musica nella serena beatitudine degli Asi celesti.
sa costringere il labbro. Tale eccezionale capacità nel rappresentare riesce a produrre
Al carattere psichico e generale della musica wagneriana è opere estremamente eterogenee, come i tedeschissimi Mae- Mae­
inerente un elemento pessimistico e greve, lento, nostalgico, stri Cantori di luterano vigore accanto all'ebra all’ebra estasi di morte
spezzato nel ritmo da caotiche tenebrosità, anelante alla reden- reden­ del Tristano. Essa scinde Luna l'una dall'altra
dall’altra opera, svolgendo cia- cia­
un’anima oppressa, che non
zione nella bellezza. È la musica di un'anima scuna dal suo tono primario e inconfondibile, tanto che,
si rivolge con ritmo danzante ai muscoli, è uno scavare, un nell'insieme della produzione, che pur costituisce un gran
nell’insieme
urgere e trascinarsi e premere nordicamente faticoso. Ben la cosmo personale, ogni singolo melodramma forma una con- con­
caratterizzava la naturale arguzia di Lenbach, quando disse un clusa unità planetaria. Vi sono fra essi punti di contatto e di
giorno a Wagner: <<« La vostra musica... già, è un carro-trasporti unione musicale, da cui si intuisce ll'unità
’unità organica dell”insieme.
dell’insieme.
per il paradiso ››.
». Ma essa non è questo soltanto. La sua gravez- gravez­ Nel Parsifal troviamo accenti dei Maestri Cantori;Cantori; nell'Olana'ese
nell’Olandese
za non deve farci dimenticare l'audacia,
l’audacia, la serenità baldanzosa volante possiamo scoprire anticipazioni musicali del Lohengrin
che sa pure offrirci, per esempio nei temi cavallereschi, nei e nel suo libretto preannunzi dell'estatico
dell’estatico linguaggio del Parsifal;
Parsifal;
motivi di Lohengrin, di Stolzing e di Parsifal, non la ingenua nel cristiano Lohengrin i residui pagani personificati personificati in Or-
scherzosità gentile nei terzetti tra le figlie del Reno, non la truda ispirano già toni nibelungici. Ma nell’insiemenell'insieme ciascuna
parodia e la burlesca vivacità erudita nel preludio dei Maestri opera è circoscritta in rapporto alle altre con modi stilistici
Cantori, non infine
infine la letizia paesana della danza popolare al tali da rendere evidente che il segreto dello stile è il nocciolo
terzo atto. Wagner riesce a tutto, è impareggiabile nel caratte- caratte­ dell'arte,
dell’arte, e quasi l'arte
l’arte medesima; il segreto cioè del connubio
rizzare; comprendere la sua musica in questo suo aspetto vuol fra personalità e oggettività. In ogni sua opera Wagner è
dire ammirarla senza limiti. Quest’arte
Quest`arte pittoresca, anzi grotte-
grotte­ tutto se stesso, ogni battuta non può essere che sua, rivela la
sca, calcola i suoi effetti sulla distanza, come lo esige il teatro, sua inconfondibile formula e fattura. Ma in pari tempo ciascuna
ma è poi ricca di inventive anche nel particolare, duttile ed opera rimane un mondo stilistico a sé, prodotto di una dedizio­ dedizio-
agile nel seguire quelle fittizie
fittizie parvenze, nel farle parlare e ge­ ge- ne oggettiva che fa da contrappeso all°arbitrío
all’arbitrio personale con­
con-
stire, come non lo era mai stata si perfetta misura. Trion- Trion­ ducendo ad un perfetto equilibrio. Il miracolo massimo per
fa poi nei singoli personaggi: ecco per esempio la figura figura questo aspetto è forse l'opera
l’opera del settantenne, il Parsifal, che
poetico-musicale dell
dell'Olandese
'Olandese nella sua aureola di solitudine... raggiunge limiti estremi nell'esplorare
nell’esplorare ed esprimere sacri
di dannazione, accompagnata dall'ur1o dall’urlo del mare selvaggio... mondi paurosamente remoti; l'opera piú temeraria, malgrado il
l’opera piu
Ecco Pincommensurabilità
l’incommensurabilità elementare e la perfida grazia di Tristano e Isotta; testimonianza di un’adattabilità
un'aclattabilità psichica e
Loge. Ecco l°occhieggiare
l’occhieggiare e il contorcersi dello gnomesco men- men­ stilistica che finisce
finisce per superare pur la misura in lui abituale,
tore di Sigfrido, la buffonesca e perfida stoltizia di Beckmesser. ricca d'accenti,
d’accenti, che ascoltiamo con crescente inquietudine, cu- cu­
Il gran mimo dionisiaco, con la sua arte, con le sue arti, se si riosità e suggestione.
vuole, si rivela in questa onnipotenza ed ubiquità della meta- «Che
« Che brutta storia! ››» scrive Wagner nel maggio 1859 da

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2I
Lucerna, durante lo struggente lavoro al terzo atto del stituiscono una specie di contrasto umoristico al Tannbäuser.
Tannhäuser.
Tristano, che gli va perturbando la figura figura di Amfortas da Questo decennio dal 1840 al 1870,
1850, al cui centro egli compie i
lungo intraveduta ed abbozzata. «Una « Una brutta storia! Pensi un trentadue anni, presenta senza lacune, dall'Olandese
àaWOlandese sino al
po',
po’, in nome di Dio, che cosa mi è accaduto! D'un D ’un tratto mi Parsifal, tutto il piano di lavoro della sua vita, e poi va distri-
distri­
fu ben chiaro: Amfortas è il mio Tristano del terzo atto nel candosi e attuandosi nei susseguenti quattro decenni, sino al
suo inconcepibile potenziamento ››. ». Questo ««potenziamento»
potenziamento » 1881, con simultaneo lavoro interiore a tutte le sue parti. L'ope-
L’ope­
è l'inconscia
l’inconscia legge di vita e di formazione dell'opera
dell’opera wagneria-
wagneria­ ra wagneriana, a voler essere precisi, non conosce cronologia:
na. Gli accenti di contrizione e di tormentoso pentimento di sorge bensi
bensì nel tempo, ma è preesistente ed improvvisa. L”ulti-
L’ulti­
Amfortas hanno accompagnato tutta la sua esistenza: già ma fatica, presagita da tanto come tale, redatta a sessantanove
esistono nel sospiro di Tannhäuser «« Quanto mi opprime il anni, significa liberazione e salvezza, anche perché significa
significa
peso del peccato! »; ››; nel Tristano sembrano essere il non plus fine, sbocco e completamento da piú piu nulla seguito. Il lavoro
ultra dell'espressività
dell’espressività disperata; ma il Parsifal, lo riconoscerà del vegliardo, di un artista che si è già tutto prodigato, non è
con terrore, supererà quei toni con un « inconcepibile potenzia­ potenzia- piú
piu che stesura: l'opera
l’opera gigantesca è compiuta ed il cuore, che
mento ». ››. Si tratta di spingere all'estremo
all’estremo certi accenti, crean-
crean­ ha resistito per settant°anni
settantanni alle estreme esigenze, può final-
final­
do loro inconsciamente provocazioni e situazioni sempre piú piu mente arrestarsi in un ultimo battito.
forti. I soggetti, le singole opere, sono gradi e metamorfosi
sempre superantisi di un'unità,
un’unità, dell'opera
dell’opera conclusa e sferica che Il pondo di tanta creazione grava su spalle che non sono
è in perenne evoluzione, ma pur in certo modo esiste sin dal- dal­ affatto quelle di un Cristoforo, su un organismo gracile per
ll'inizio.
’inizio. Di qui l’intersecarsi l’intrecciarsi delle concezioni, per
Pintersecarsi e Pintrecciarsi apparenza e per autoconvinzione, al quale nessuno avrebbe
cui un creatore di tal sorta e di tale forma non è preso soltanto osato preconizzare il raggiungimento della mèta con si sí pesante
dall’opera
dall'opera cui lavora, ma sente tutto il resto contemporanea­
contemporanea- bagaglio. È una natura che ad ogni istante si sente sull'orlosull’orlo
mente gravare sul proprio attimo creativo. Ne nasce qualcosa dell'esaurimento
dell’esaurimento e conosce la salute solo come eccezione. Costi-Costi­
che in apparenza (ma solo in semiparvenza) è preordinato a un pato, melanconico, insonne, sempre tormentato, quest'uomo
quest’uomo
piano vitale, tanto che Wagner nel 1862, mentre scrive i a trent'anni
trent’anni è ridotto a tal punto che deve sedersi e sfogarsi
Maestri Cantori, in una lettera a Bülow Biilow può predire con tutta in pianto per quarti d'ora.
d ’ora. Non vedrà il Tannbiiuser
Tannhäuser finito,
finito, non
precisione a ben vent'anni
vent’anni di distanza che il Parsifal sarà l'ulti-
l’ulti­ vi può credere. Gli pare temerità affrontare a trentasei l'attua-
l’attua­
ma opera sua. zione del piano nibelungico, e quando ne ha quaranta «« pen­ pen-
Infatti dovrà prima comporre il Sigfrido, preceduto a sua sa ogni giorno alla morte ››, », proprio lui che scriverà il
volta da Tristano e Maestri Cantori, nonché l°intero l’intero Crepuscolo Parsifal a settanta.
degli Dei, perché sian colmate le lacune del gran piano crea- crea­ Lo tormenta una malattia nervosa, una di quelle affezioni
tivo. Durante tutto il Tristano incombe su di lui l'Anello, YAnello, nel non precisabili organicamente che scherniscono per anni la loro
quale sin dal principio si affaccia il Parsifal. Questo è presente vittima, minacciando di renderle insopportabile la vita, pur
già durante la luterana sanità dei Maestri Cantori e attende non mettendola mai in pericolo. La vittima ha però buone
dall’anno 1845, sin dalla prima rappresentazione
in realtà sin dall'anno ragioni per non ritenerla innocua, e piú
piu di un passo dell’episto­
dell'episto-
Tannahäuser. Al 1848 appartiene l°abbozzo
del Tannabäuser. l’abbozzo in prosa che lario wagneriano rivela la sua convinzione di essere segnato
concreta in dramma il mito dei Nibelungbi
Nibelunghi e la redazione della dalla morte. « I miei nervi _ — scrive trentanovenne a sua
Morte di Sigfrido, dalla quale nascerà Il II Crepuscolo degli Dei. sorella —-- sono già in piena consunzione; forse un mutamento
Nel frattempo però, dal 1846 al 1847, è già composto il esteriore nella mia esistenza riuscirà a ritardare artificiosamente
Lohengrin e schizzato il soggetto dei Maestri Cantori, che co- di alcuni anni la morte: ma questa solo potrebbe venir trat-

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tenuta, il mio sfacelo è ormai ineluttabile ››. ». Nello stesso anno: Quale confessione confusamente ingenua e commovente!
« Sono molto malato di nervi e dopo diversi tentativi di cure Spera che l’acqua
l'acqua fredda lo guarisca dalliarte,
dall’arte, cioè da quella sua
radicali non ho piu piú speranza di guarigione... Il mio lavoro è natura fisica
fisica che lo fa artista! Il suo rapporto con l’arte, l'arte, che
quello che mi sorregge, ma già i nervi del mio cervello son tanto è suo destino, è di una complessità quasi inestricabile ed estre- estre­
rovinati che non posso dedicare al lavoro piú piu di due ore gior-
gior­ mamente contraddittoria ed egli talvolta vi si dibatte come in
naliere, ed anche queste riesco a strapparle solo se dopo il una rete di sofismi. <<« E una roba simile dovrei fare ››? »? esclama
lavoro mi corico per due ore e trovo finalmente un poco di il quarantenne, dopo essersi espanso sul contenuto psicologico
sonno ››.
». Due ore al giorno! Ed è a cosí cosi piccole tappe che, in e simbolico del progettato Parsifal. <<« E metterla per di piú piu
certi periodi almeno, si costruisce la gigantesca opera sua. È in musica? Tante grazie! Lo faccia chi ne ha voglia; io me ne
una lotta con una forza sempre facile ad esaurirsi, dono di terrò bene alla larga ››. ». Si avverta l'accento
l’accento di civetteria femmi­
femmi-
un'elastica tenacia, da cui l'energia
un’elastica l’energia facile a rilassarsi attinge nea di queste parole, dove già trema la smania dell'opera, dell’opera, già
breve rinnovamento e che ha moralmente per nome “pa­ “pa- la coscienza dell'imperativo
dell’imperativo accanto ad un voluttuoso scher­ scher-
zienza”.
zienza”. <<« La vera pazienza è testimonio di grande elasticità ››» mirsi! Il sogno di liberarsi dall”arte,
dall’arte, di poter vivere invece che di
annota Novalis, e Schopenhauer esalta la pazienza quale au- au­ dover creare, di essere ““ felice”, ritorna di continuo nelle sue
tentico coraggio. È appunto questa sintesi fisico-morale di lettere; le parole ««felicità
felicità ››,
», « nobile felicità »,››, «nobile
« nobile godi-
godi­
elasticità, di pazienza e di coraggio, che concede a Wagner di mento di vita ››» affiorano nell'epistolario
nell’epistolario come concetto anti­ anti-
adempiere la sua missione: non è facile incontrare altra vita tetico al destino dell'artista,
dell’artista, insieme alla visione dell'arte
dell’arte quale
d'artista
d’artista in cui si possa cosi cosí ben studiare la specifica costituzio-
costituzio­ surrogato ad ogni immediatezza di piacere. A trentanove anni
ne del genio, la miscela di sensibilità e di forza, di delicatezza scrive a Liszt: « Io mi avvio di giorno in giorno verso la
e di perseveranza, di sfida sfida e di autosorpresa da cui nascono le
sicura rovina: vivo una vita indicibilmente indegna! Delle
grandi opere e che fatalmente ingenera col tempo il senso di
vere gioie della vita nessuna conosco: per me la gioia della
essere in balia di una volontà estranea, quella del proprio
vita, l'arnore,
l’amore, [è lui che sottolinea] non è altro che oggetto
assunto. Si,C/J ›-\ e è diffìcile
difficile non credere ad una volontarietà metafisica
insita all'opera
all’opera stessa, che tende all’attuazioneall'attuazione e per cui la d'immaginazione,
d ’immaginazione, non di esperienza. Cosi il cuore ha dovuto
vita dell”autore
dell’autore non è che strumento od olocausto piu piú o meno prendere il posto del cervello e la mia vita diventare artifi- artifi­
inconscio. «« In verità ci si sente male, ma ci si sente ». ››. Ecco ciosa: io non posso piú piu vivere altro che come artista; nell'arti-
nell’arti­
un'esclamazione
un’esclamazione di sconfortato e bizzarro sarcasmo nelle lettere sta è naufragato l’uomo l'uomo ››.». Bisogna confessare che mai con
di Wagner. Né egli manca di stabilire un nesso causale fra parole piu piú brutali, con piú piu disperata sincerità si è definita
il suo soffrire e il suo essere artista: vede la malattia e l'arte l’arte l'arte come stupefacente, come bascisc,
l’arte hascisc, come paradiso artificiale.
come un'unica
un’unica e medesima maledizione, col risultato che cerca Troviamo altri accessi di folle rivolta contro questa esistenza
di sottrarvisi, e proprio molto ingenuamente, a mezzo dei fittizia, quando per esempio, compiendo i quarant’anni,quarant°anni, scrive
bagni freddi. « Un anno fa — _ scrive _ — mi trovai in una casa a Liszt: «Mi« Mi voglio far ribattezzare, non mi faresti da padri- padri­
di cure idroterapiche, col proposito di diventare un uomo del no? Vorrei che noi ci mettessimo in cammino per l'ampio l’ampio
tutto sano e di sensibilità normale. Sognavo in segreto la sa- sa­ mondol... Vieni con me, e foss’anche
mondo!... foss'anche per finirla
finirla allegramente,
lute, che mi avrebbe permesso di sottrarmi completamente al per andare a sfracellarci in letizia in qualche abisso! ››. ». Si
martirio della mia vita, all'arte; un'ultima lotta disperata
all’arte; fu un’ultima pensa a Tannhäuser che si aggrappa a Wolfram per trascinarlo
per conquistare la felicità, la vera e nobile gioia di vivere, con sé entro il Monte di Venere, giacché qui il mondo e la
quale può essere concessa soltanto a chi è conscio della propria vita son proprio veduti dalla fantasia della rinuncia come
sanità ».
››. Monte di Venere, come sede di uno spensierato je-m’en-fichisme
je-rn'en-ficbisrne

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ove si può « finirla allegramente ››, », come sintesi insomma di appena questa smania, per reazione al suo vano tentativo di
tutto ciò per cui l”arte l'indegno surrogato ››.
l ’arte dovrà offrirgli « l’indegno ». godimento diretto, predomina, l'arte l’arte (ed ecco una nuova com-com­
Ma per contrapposizione, o meglio per strana intersecazione, plicazione in quel rapporto!) gli appare vero ostacolo alla
l'arte
l’arte gli appare sotto una diversa luce, quale via per redimersi, salvezza. Si ripete qui per affinità il tolstoiano ripudio dell'arte,
dell’arte,
quale sedativo, stato di pura abulia contemplativa, poiché cosí cosi la crudele negazione del proprio genio per amore dello “spi- “spi­
gli ha insegnato a vederla la filosofia, ed egli vorrebbe obbedir­obbedir- rito”. Ohimè, l'arte!
l’arte! Aveva ben ragione Buddha di definirla definirla
le con la volonterosità docile del “fanciullino”.
“ fanciullino ”. Certo egli la piú
piu sicura deviazione dalla salute! Wagner lo spiega in una
è un idealista! La vita non ha la sua ragione in se stessa, bensì bensi lunga, impetuosa lettera da Venezia a Matilde Wesendonk del
in qualcosa di superiore, nella missione, nella creazione... 1858, dopo aver esposto all'amica all’amica il piano di un dramma
<<« Dover sempre lottare per procurarmi il necessario, non poter buddista: I vincitori. Dramma buddista: ecco la difficoltà! È
sovente per lunghi periodi pensare ad altro, se non al modo una contradictio in adjecto;
adjecto; egli se ne è reso conto di fronte
di conquistarmi la pace all'esterno
all’esterno e Pindispensabile
l’indispensabile per l'esi-
resi­ alla difficoltà di fare dell'uomo
dell’uomo perfettamente liberato, spoglio
stenza; dover perciò violentare la mia vera natura per apparire di ogni passione, del Buddha insomma, il protagonista di una
tutt'altro
tu tt’altro a coloro da cui attendo un appoggio... tutto ciò è elaborazione musicale. Ciò che è puro, santo, pacificato dalla
davvero esasperante... Simili preoccupazioni ben si convengono a conoscenza, è artisticamente morto: la santità e il dramma
chi considera la vita come fine a se stessa, e nella caccia al non sono conciliabili, questo è chiaro. Ed è una fortuna che
necessario trova appunto il pimento per il piacere immagi- immagi­ Sakyamuni-Buddha, in base alle fonti, si trovi implicato in
nario di quei beni conquistati: per questo in realtà nessuno un ultimo conflitto:
conflitto: egli deve risolversi, contro i principi
princìpi sino
può capire come mai a gente par nostra tanto repugni ciò che a quel momento seguiti, ad accogliere nella comunità dei santi
pure è sorte e condizione di tutti. Che qualcuno non consideri la giovinetta ciandala, Savitri. Grazie a Dio, a questo modo il
la vita fine
fine a se stessa, ma mezzo indispensabile ad una mèta Buddha diventa un possibile oggetto dell'arte. dell’arte. Wagner se ne
piú
piu alta, chi mai lo può comprendere con profondità e chia- chia­ rallegra, ma nell'istante
nell’istante stesso la sua coscienza è turbata da
rezza? ››» (lettera da Venezia a Matilde Wesendonk dell'ot- dell’ot­ questo nesso fra l'artel’arte e la vita, dal riconoscimento del suo
tobre 1858). potere di seduzione. Non si è forse sorpreso a desiderare il
E davvero è penoso ed avvilente dover lottare a questo dramma e non la santità? Senza l'arte l’arte egli potrebbe essere un
modo per la vita e andar mendicando, quando non alla vita si santo; con Parte
l’arte non lo diverrà mai. Il supremo sapere, la
tende, bensì
bensi ad uno scopo piú piu alto, posto al difuori e al piú profonda visione, se anche gli toccassero, lo farebbero
piu
disopra di noi: all'arte,
all’arte, alla creazione, che esige da noi la soltanto poeta ed artista, gli apparirebbero con intensità evi- evi
quiete e la pace e che nella luce della quiete e della pace ci dente, ma sotto forma di “immagine affascinante”, che egli
appare. Ma quando si è conquistata a stento la libertà per il sarebbe indotto a realizzare con la sua creazione. Non basta:
fine
fine essenziale, per il lavoro le cui premesse del resto sono piut- piut­ egli si compiace doppiamente di questa diabolica antinomia!
tosto esigenti, comincia tosto l'altro
l’altro impegno, quello vero e pro-
pro­ È orribile, ma è pure suggestiva... Già sorge il desiderio di
duttivo, comincia la lotta per l’arte,
l'arte, su cui egli, immerso nella trarne un'opera
un’opera psicologico-romantica, il che Wagner quasi
piú
piu vasta lotta per la vita, nutriva illusioni filosofiche, giacché già fa nella sua lettera a Matilde Wesendonk. La lettera è
essa non è affatto conoscenza redentrice, né pura “rappresen- “rappresen­ un vero abbozzo. Goethe constata: « Per sottrarsi al mondo
tazione”, bensí
bensì spasmodica tensione della volontà; è insomma, non vi è nulla di piúpiu sicuro dell’arte,
dell'arte, e mai ci si lega ad esso piú
piu
piú
piu che mai, una “ruota di Issione”. saldamente che per mezzo dell'artedell’arte ››.
». Si veda quello che una
Purità e pace: nel suo petto sussiste, senso complementare constatazione pacata e riconoscente diviene nella testa di un
alla sete di vita, anche una profonda nostalgia di esse, ed romantico.

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Comunque sia però il problema dell’arte, dell'arte, anche se essa ruba uomo allegro, fatto per dare allegria, un organizzatore di spet­ spet-
la felicità dei sensi ed insieme la redenzione, l'opera l’opera sua, in tacoli e di feste: profondo contrasto, molto giovevole del
grazia di energie elastiche che Wagner è costretto a tacitamente resto alla salute, con l'uomol’uomo che sa e giudica, con l'uomo l ’uomo
ammirare, procede ineluttabile: gli spartiti si moltiplicano, e dell'assoluta
dell’assoluta austerità tipo Nietzsche. Conviene constatare come
ciò solo importa. Quest’uomo
Quest'uomo ignora al pari di noi tutti il ll'artista,
’artista, anche quello domiciliato nelle piú piu solenni regioni
giusto modo di vivere: egli “viene vissuto”, la vita spreme dell'arte, non è creatura perfettamente austera; egli aspira anzi
dell’arte,
da lui quel che essa vuole, cioè l'opera l’opera sua, senza curarsi dei all'ef-fetto, al divertimento superiore, giacché tragedia e farsa
all’effetto,
tortuosi pensieri in cui si è irretito: <<« Bambina! Questo procedono in fondo dalla stessa radice. Uno spostamento di
Tristano diventa qualcosa di spaventoso!
spaventoso\ L’ultimo
L'ultirno atto!!! Temo luci trasforma ll'una’una nell'altra;
nell’altra; la farsa è una segreta tragedia,
che l’opera
l'opera venga proibita, a meno che una cattiva esecuzione la tragedia è una beffa sublime.
non muti tutto in parodia... solo esecuzioni mediocri possono La serietà dell'artista:
dell’artista: un capitolo degno di meditazione!
salvarmi! Quelle perfettamente buone farebbero impazzire la Lo si può persino trovare equivoco, ove tratti della serietà in- in­
gente... Non posso pensar altro. A questo punto sono arrivato!! tellettuale dell'artista
dell’artista e del suo senso di verità,_
verità, giacché è fuor
Ohimè! Ero proprio in vena! Addio! ››. ». È un biglietto alla di discussione la serietà artistica, la famosa “serietà nel gioco”,
Wesendonk. Un biglietto non certo da buddista, pieno di un riso questa forma purissima e commoventissima di umana nobiltà.
fantastico e atterrito per la folle temerità di ciò che sta Ma che cosa dobbiamo pensare di quell'altra quell’altra serietà, quella
creando. Enormi risorse di buon umore, di indistruttibile reatti- reatti­ ad esempio di Wagner cercatore di verità, pensatore ed apo­ apo-
vità, permangono in questo stanco ipocondriaco, la cui malattia stolo? Le idee e le dottrine ascetico-cristiane della sua vecchiaia,
non è che una sottospecie non borghese della salute. Quale il concetto dell'Eucaristia
dell’Eucaristia che santifica con la rinuncia al
fascino vitale doveva irradiare dall'uomo
dall’uomo la cui intimità rima- rima­ “godimento della carne” carne” in ogni senso del termine, queste
se nel ricordo di Nietzsche come l’unica l'unica grande felicità di opinioni e teorie di cui il Parsifal è esponente, smentiscono,
sua vita! Non gli manca intanto l'inestimabile
l ’inestimabile dono di saper cancellano e abiurano innegabilmente il rivoluzionarismo sen- sen­
mettere da parte ogni pathos per abbandonarsi alla banalità. suale della giovinezza di Wagner, che costituisce invece l'atmo- l’atmo­
A Bayreuth, dopo l'operosa
l’operosa giornata di alta tensione artistica, sfera e il contenuto del Sigfrido. Quel contenuto non c'è c’è piú,
piu,
proclamava l'inizio
l ’inizio della piúpiu gioviale allegria annunciando: non dovrebbe piú piu esserci. Se Wagner si prendesse veramente
«Ed
« Ed ora nemmeno una parola seria! ››. ». Appena si trova tra i a cuore quelle nuove tarde verità, che dovrebbero pur essere
suoi cantanti, piccola gente di teatro utile per realizzare l'opera l’opera definitive,
definitive, bisognerebbe che le opere della prima epoca, ormai
e della quale, figlio
figlio d”arte
d’arte egli stesso, si sente buon camerata riconosciute erronee, peccaminose, corruttrici, venissero rinne- rinne­
sul carro di Tespi, ci vive a suo agio, malgrado il grande disli- disli­ gate e distrutte, arse dalla mano stessa dell'autore,
dell’autore, per non
vello spirituale. Il suo modesto amico Heckel di Mamiheim, Mannheim, esporre mai piú piu l'umanità
l ’umanità ai loro influssi
influssi nemici della Salvezza.
primo azionista di Bayreuth, ce ne dà un quadro squisito. Ma Wagner neppure ci pensa. Proprio cosi: così: neppure sorge in
« Spesso _— egli scrive _ — regnava nei rapporti fra Wagner lui quel pensiero. Chi vorrebbe mai distruggere opere tanto
ed i suoi artisti la piú
piu esuberante vivacità. Durante l'ultima
l’ultima pro-
pro­ belle? Tutto rimane in simultaneità, tutto continua ad essere
va al pianoforte nel salone dell'Hotel
dell’Hotel Sommer, si mise proprio rappresentato giacché l'artefice
l’artefice rispetta la propria biografia.
biografia.
giu ››.
a testa in giú ». Questo rammenta Tolstoj, voglio dire la scena Wagner si abbandona agli svariati stati psicologici e fisiologici
tormen­ di ciascun’epoca
ciascun'epoca di vita e li interpreta in opere che spiritualmen-
spiritualmen­
in cui, per mera baldanza vitale, il vecchio profeta e tormen-
te si contraddicono, ma che tutte sono belle, tutte degne di
tato cristiano si arrampica sulle spalle del suocero Behrs.
essere conservate. Per l'artista
l’artista nuove tappe di “verità” signi-
“verità” signi­
È un artista non altrimenti dai tenori e dalle prime donne che
ficano
ficano soltanto nuovi eccitamenti e possibilità di espressioni.
lo apostrofano “maestro”
“maestro” e ciò significa in fondo essere un

28 29
29

L i
Egli crede in esse, le prende sul serio solo nella misura indispen-
indispen­ Schopenhauer dall”aspetto
dall’aspetto tanto burbero ed invece cosí cosi infi-
infi­
sabile a portarle all°espressione
all’espressione suprema, provocando con ciò nitamente buono! Quando il sentimento mi ha portato ben
la piú
piu profonda impressione. Le prende dunque sul serio, sino lontano, ben nel profondo, quale impareggiabile sollievo aprire
alle lacrime... ma non del tutto, e quindi per nulla affatto! quel libro! Mi ritrovo d'un d ’un tratto, mi vedo compreso e chia- chia­
La sua serietà artistica è “serietà nel gioco”, di carattere as- as­ ramente espresso, se pure da quel ben diverso linguaggio che
soluto. La sua serietà intellettuale invece non è assoluta, giac-giac­ fa subito del dolore oggetto di conoscenza... È una meraviglio-meraviglio­
ché mira alla finalità del gioco. Fra compagni l'artista
l’artista è sempre sa reciprocità, uno scambio che dà incomparabile gioia, e
pronto a schernire la propria solennità; Wagner potrà inviare questo effetto è ogni volta nuovo, perché sempre piú piu forte...
a Nietzsche il poema del Parsifal con la dedica: «Richard « Richard Come è bello che quel vecchio ignori ciò che egli è per me,
Wagner, Superconsigliere Ecclesiastico ››. ». Ma Nietzsche non ciò che io per merito suo sono a me stesso! ››. ».
era un collega in arte; quel gioviale e scherzoso ammic- ammic­ La fortuna di una simile conscia affinità può avverarsi fra
care non addomesticava la sua austerità tetra e assoluta, ricon-
ricon­ uomini produttivi soltanto quando essi parlino due lingue di­ di-
ciliandolo con il cristianesimo cattolicizzante di un libretto che verse, altrimenti diviene una catastrofe, un ,tragico tragico dilemma:
a lui apparve «<< sfida
sfida suprema alla musica ››.». Se Wagner, in « O lui o io ››. ». In un contatto di questo genere invece, da
un momento di puerilità, scaraventava dal piano uno spartito una categoria all’altra,
all”altra, dalla figurazione
figurazione alla speculazione, cade
di Brahms, quell’accesso
quell'accesso di gelosia artistica e di prepotenza ogni gelosia altrimenti inevitabile nel parallelismo, nella du- du­
dittatoriale recava un profondo dolore a Nietzsche, facendogli plicità degli individui d'eccezione
d’eccezione e delle anime. Qui non vale
esclamare: « In quell'istante
quell’istante Wagner non era grande! ››. ». E piú
piu il pereant qui ante nos nostra dixerunt e neppure il quesito
quando il maestro cercava una pausa di svago nella cordialità, goethiano: <<« Viviamo anche noi se vivono altri? ››. ». Al contra-
contra­
dicendo sciocchezze o raccontando barzellette sassoni, Nietzsche rio: il fatto che l'altro
l’altro viva è un aiuto e una conferma insperata,
arrossiva per lui: e ben comprendiamo il suo pudore offeso per una chiarificazione del proprio essere. Il bisogno della crea- crea­
cosi rapido spostamento di livello, benché qualcosa in noi
cosí tura premuta da oscure forze artistiche di avere un appoggio
— sarà forse il nostro essere artisti! _
_ — ci consigli di non com­
com- spirituale, una giustificazione e un insegnamento nel pensiero
prenderlo troppo a fondo. di un altro, non ha forse in tutta la storia delle anime così cosí
mirabile appagamento come quando Wagner incontrò Schopen- Schopen­
L'incontro
L’incontro con la filosofia
filosofia di Arthur Schopenhauer è l’evento
l'evento hauer.
culminante nella vita di Wagner. Nessuna esperienza intellet-
intellet­ Il mondo come volontà e rappresentazione: rimem-
rappresentazione: quante rimem­
tuale precedente, non quella ad esempio di Feuerbach, lo branze di giovanili ebrezze intellettuali, di gioia e di gratitudine
eguaglia per importanza personale e storica, giacché essa signi-
signi­ affiorano pensando al connubio dell'opera Wagneriana col libro
dell’opera wagneriana
ficò
ficò conforto supremo, profonda conferma di sé, redenzione che critica e ordina il mondo, con questo poema della cono- cono­
spirituale per colui che ne veniva legittimamente “toccato”, scenza, con questa metafisica artistica dell'istinto
dell’istinto e dello spi­
spi-
e senza dubbio essa sola apri alla sua musica il coraggioso varco rito, della volontà e della contemplazione, con questo magico
liberatore. Wagner non credeva molto alla realtà dell'amicizia;
dell’amicizia; edificio del pensiero etico-pessimistico-musicale, che rivela una
le barriere individuali che separano le anime rendevano ai suoi affinità profonda, storica ed umana, con lo spartito del Tristano!
Tristanoì
occhi, e per la sua esperienza, insuperabile la solitudine, im- im­ Riaffiorano le vecchie parole con cui il giovane descriveva in
possibile una piena comprensione. Qui si senti compreso e per- per­ un romanzo l'esperienza
l ’esperienza schopenhaueriana del suo protagonista
fettamente comprese: « Il mio amico Schopenhauer ››, », « Un borghese: « Lo pervase una dolcezza nuova, vasta e riconoscen- riconoscen­
dono celeste nella mia solitudine ››. ». <<« Ho però un amico te. Provò l'incomparabile
l ’incomparabile soddisfazione di vedere un cervello
_ scrive _
— — che mi divien sempre piu piú caro. È il mio vecchio grandiosamente superiore impadronirsi di questa vita aspra,

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4
crudele e sarcastica per dominarla e per condannarla... la sod­ sod- tutta serietà che il Tristano non ha subito influssi influssi dalla filosofia
filosofia
disfazione del sofferente che, di fronte alla dura freddezza della di Schopenhauer. Questo è prova di strana incomprensione.
vita, ha celato pudicamente il suo soffrire e che d'un d’un tratto Certo che non è specificamente schopenhaueriana Pesaltazione l’esaltazione
riceve dalla mano di un grande, di un saggio, il diritto fonda- arciromantica della notte in quell'opera
quell’opera sublime e morbosa,
mentale e solenne a soffrire del mondo; di questo migliore dei struggente e suggestiva, iniziata a tutti i piú piu malefici e piú
piu augu-
augu­
mondi possibili, che vien dimostrato con agile scherno essere an- an­ sti misteri del romanticismo. Le intuizioni sensuali e metafìsiche
metafisiche
che il peggiore dei mondi pensabili ››. ». Ecco, risorgono in me le del Tristano hanno piú piu remota origine, vengono dal fervore ma- ma­
antiche parole di riconoscenza e di esaltazione, scia di una lun- lun­ lato di Novalis, che scrive: « Le nozze che ci dànno una compa­ compa-
ga estasi intellettuale, del risveglio notturno, improvviso e gna per la notte sono unione conclusa anche per la morte. Nella
delizioso, da un breve sonno profondo, con in cuore il ger­ ger- morte l”amore
l’amore ha la maggiore dolcezza; per l'amante l’amante la morte
metafisica che ci mostra l'“io”
me di una metafisica P“io” come illusione, la è una notte nuziale, un mistero di dolci riti ››. ». E negli Inni
morte come liberazione dalla sua insufficienza, il mondo come alla notte lamenta: « Perché deve sempre ritornare il giorno?
prodotto della volontà e suo eterno possesso fino fino a quando Non ha mai fine fine il potere di ciò che è terrestre? Non arderà mai
quella volontà non annullerà se stessa uscendo dall'illusione
dall’illusione per la segreta fiamma sacrificale dell'amore? ››.
sacrificale dell’amore? ». Tristano ed Isotta
trovare la pace. Questa è la dottrina di saggezza e di reden- reden­ si proclamano « sacrati alla notte ››» e la formula sta letteral- letteral­
zione aggiunta in appendice ad una filosofiafilosofia della volontà che mente in Novalis: « Der Nacht Geweihte ››. ». Ma ancor piú piu
originariamente con la saggezza e la pace ha poco di comune. singolari per la storia delle idee, ancora piú piu caratteristici per
Era infatti una concezione conforme soltanto a un'indole
un’indole voli-
voli­ l'origine e lo sfondo sentimentale e filosofico del Tristano,
l’origine
tiva ed istintiva, tormentosamente indomabile, in cui però sono i suoi rapporti con un libricciuolo di cattiva fama, con
gli impulsi di purificazione,
purificazione, di spiritualizzazione e di conoscenza la Lucinda di Friedrich Schlegel, dove leggiamo: « Noi siamo
non eran meno forti degli istinti piúpiu oscuri; era una concezione immortali quanto l'amore.
l’amore. Io non posso piu piú dire il mio amore
d’erotismo universale, che dichiara senz’altro
d'erotismo senz'altro il sesso punto fo- fo­ o il tuo amore: ambedue sono eguali e perfettamente riuniti
cale della volontà e vuol considerato lo stato estetico come in totalità, l'amore
l ’amore ed il suo ricambio. È connubio, unità
quello della contemplazione pura e disinteressata, unica via sino- sino­ eterna, congiunzione dei nostri istinti non soltanto per ciò
ra concessa per sottrarsi alla tortura dell'istinto.
dell’istinto. Questa filosofia, che noi chiamiamo questo o l'altro l’altro mondo, ma per un
negazione intellettuale della volontà, è però sgorgata dalla volon-
volon­ infinito e inscindibile, vero e indefinibile per tutto
mondo infinito
tà, è inconsciamente generata dal desiderio: cosi l'ha l’ha sentita il nostro eterno essere ed esistere ». ››. Ed ecco il pensiero del
Wagner, natura profondamente e fraternamente affine al filo- filo­ filtro
filtro di morte e d'amore:
d’amore: « Per questo io, se me ne sembrasse
sofo, e l'ha
l’ha fatta sua, rendendosene interprete con fervida grati-grati­ giunta l'ora,
l ’ora, sarei altrettanto lieto di vuotare con te una coppa
tudine. Anche l’indole
l'indole sua si componeva di un'oscura
un’oscura e tormen­
tormen- di lauro velenoso, come l'ultimo l’ultimo bicchiere di sciampagna che
tosa volontà di potenza e di piacere, ma insieme anche di tracannammo insieme mentre io dicevo: “Beviamo il resto
aspirazione alla purità etica e alla salvezza; era passionalità della nostra vita...!”
vita...!” ››.
». Ed ecco anche l'idea l’idea della morte
e nostalgia pacifica. Un sistema filosofico che rappresenta la d`amore:
d ’amore: «<< Lo so che tu non mi vorresti sopravvivere: segui- segui­
piu pacifismo e di eroismo, che dichiara la
piú strana miscela di pacifismo resti il frettoloso consorte nella bara e scenderesti gioiosa- gioiosa­
“felicità” una chimera e fa intravedere quale mèta suprema
“felicità” mente per amore nell'abisso
nell’abisso fiammeggiante cui una folle legge
e migliore un’esistenza
un'esistenza “eroica”, oh, quanto doveva esaltare un costringe le donne indiane, profanando e distruggendo la
uomo come Wagner, apparirgli quasi nata da lui e per lui stesso delicata santità dell’arbitrio
dell'arbitrio con la voluta asprezza del co­ co-
creata! mando ››.». E vi si parla dell'« dell’« entusiasmo della voluttà ››, », che
In alcune opere di critica wagneriana
Wagneriana ufliciale
ufficiale si afferma con è pure una formula Wagneriana. wagneriana. Vi incontriamo anche in

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r
prosa l’inno
l'inno erotico-quietista al sonno, paradiso della pace, che quella notte musicale è la notte d'amore, d ’amore, «ove
« ove l'estasi
l’estasi
sacro silenzio della passività, che nel Tristano diventerà il di amore ci sorride ››, », e che, se mai il dramma contiene una filo- filo­
cullante motivo del corno e il canto alterno dei violini. Fu una sofia,
sofia, questa è proprio
p ro p rio opposta
o p p o sta alla negazione della volontà, e
vera scoperta di storia letteraria quando io, giovanissimo, che perciò appunto l'opera l’opera è del tutto indipendente dalla
segnai nel dialogo amoroso fra Lucinda e Giulio la battuta metafisica
metafisica schopenhaueriana, allora dànno prova di strana
estatica: « Ho sete eterna! Ma finalmente svanirà spento il insensibilità psicologica. La negazione della volontà nella filo­ filo-
vano irraggiare, lo sterile ardore del giorno, e la grande notte sofia di Schopenhauer è la componente etico-intellettuale poco
d ’amore ritroverà la sua eterna pace... ››,
d'amore », annotando in margi-
margi­ decisiva, anzi secondaria. Il suo sistema è una filosofia della
ne: Tristano. Non so ancor oggi se l'identità
l’identità letterale di volontà a base erotica; ed appunto in quanto lo è, il Tristano
questa inconscia reminiscenza sia stata già osservata, e cosi ne appare del tutto impregnato. Lo spegnersi della fiaccola,
ignoro se la filologia sappia che il titolo di Nietzsche Gaia sottolineato in orchestra all'inizio
all’inizio del secondo atto dal motivo
Scienza risalga alla Lucinda di Schlegel. di morte, l'estatico
l’estatico grido degli amanti: « Io stesso allora sarò
Per il suo culto della notte, per le invettive al giorno, il il mondo ››» col motivo nostalgico veniente dalle profondità di
Tristano si rivela opera romantica, profondamente legata al un commento musicale psicologico e metafisico: tutto ciò non
pensiero e al sentimento del romanticismo, né avrebbe avuto sarebbe forse Schopenhauer? Wagner nel Tristano non è
bisogno di Schopenhauer come padrino. La notte è patria meno poeta di miti che nell'Anello:
ne\YAnello: anche nel dramma d'amore d ’amore
e regno di ogni romanticismo; scoprendola esso ha sempre si tratta di un mito cosmogonico. « Io guardo spesso nostalgi- nostalgi­
veduto in lei la verità, in contrasto alla vaga illusione del camente _ — scriveva nel 1870 da Parigi a Matilde Wesen-
giorno, il regno del sentimento in antitesi a quello della ragione. donk _ — verso la terra del nirvana. Ma il nirvana si trasforma
Non dimenticherò mai l'impressione
l’impressione che ebbi la prima volta tosto per me in Tristano; voi conoscete la teoria buddista
a Linderhof, visitando il castello del malato e sciagurato re sull'origine
sull’origine del mondo. Un alito turba la limpidezza del cielo ››, »,
Luigi e trovandovi espressa nelle proporzioni dei vani interni e scrive le quattro note cromatiche ascendenti con cui si inizia
quella medesima preponderanza della notte. Le camere di il suo opus rnetapbysieum
metaphysicum con cui esso conclude, sol diesis,
soggiorno del castello situato in una meravigliosa solitudine la, la diesis, si;
si-, « esso si gonfia,
gonfia, si addensa e alla fine fine mi sta
montana sono piccole e relativamente modeste. Ma vi è un di fronte di nuovo il mondo intero in tutta la sua massiccia im- im­
solo salone di ampiezza veramente enorme, arredato con lusso penetrabilità ››.». È il pensiero musicale che si vuol indicare
fastoso di ori e di sete: la camera da letto, con il gran bal- bal­ come motivo della nostalgia e che nella cosmogonia del Tristano
dacchino ai cui lati si ergono candelabri d'oro,
d’oro, la vera stanza significa l'inizio
l’inizio di tutte le cose, come nella Tetralogia il Mi
di gala della reggia, consacrata alla notte. Questo deciso pre- pre­ bemolle del motivo del Reno. È la “volontà” “volontà” di Schopenhauer,
dominio della ««piú
piu vaga metà ››» del giorno è prettamente ro- ro­ rappresentata da ciò che Schopenhauer chiama « punto focale
mantico; il romanticismo vi si congiunge al culto del mito della volontà ››, », desiderio d'amore.
d ’amore. E questa parificazione
parificazione mi-mi­
lunare-materno, che si oppone sin dai remoti mondi preistorici tica del principio dolce e doloroso creatore del mondo, primo
all'adorazione
all’adorazione del sole, alla religione del giorno virile e pa- pa­ perturbatore della celeste limpidità del nulla, con il desiderio
terno; il Tristano di Wagner soggiace al fascino di questo sessuale, è talmente schopenhaueriano,
Schopenhaueriano, che l'insistenza
l’insistenza degli
mondo. adepti nel negarlo diviene strana ostinazione.
Ma quando gli esegeti di Wagner dichiarano che Tristano e « Come potremmo morire _ — chiede Tristano nel primo
Isotta è un dramma d'amore
d’amore e come tale include in sé la progetto di Wagner, nella redazione non ancora versificata del
suprema affermazione della volontà di vita, non avendo quindi poema _ — che cosa si potrebbe uccidere in noi che non fosse
nulla a che fare con Schopenhauer; quando insistono nel dire amore? Non siamo forse tutto e soltanto amore? Può il

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I1
nostro amore avere mai fine? Potrei mai non voler piú piu amare denominatore, ma esso è a sua volta cosi così cangiante e com- com­
l'amore?
l’amore? Se io volessi ora morire, morrebbe forse anche plesso, da significare piuttosto una rinuncia a definire definire che
l'amore,
l’amore, per il quale soltanto siamo noi? ››. ». Questo passo ci una definizione effettiva.
mostra la decisa parificazione
parificazione fra volontà e amore. Essa Solo nel romanticismo convergono le possibilità di popo- popo­
costituisce semplicemente la volontà di vivere, che non può fi- fi­ larità e di estrema ricercatezza, di sazia <<« nefandità ››» (per usare
nire nella morte, ma si libera dai vincoli dell'individuazione.
dell’individuazione. un termine caro a E. T. A. Hoffmann) nei mezzi e negli effetti;
Riesce del resto molto interessante vedere come nel dramma il esso solo rende possibile la « doppia ottica »>> di cui parla
mito d'amore
d ’amore viene fissato spiritualmente e salvaguardato da Nietzsche a proposito di Wagner, rivolta ad un tempo agli
ogni alterazione storico-religiosa. Espressioni quali «vada « vada ascoltatori piú
piu grossolani e ai piu
piú eletti _— incoscientemente, si
all’inferno oppure in cielo »,
all'inferno ›>, le vediamo ancora nel primo ab- ab­ sa, ché
che sarebbe banale introdurre qui l'idea l’idea di una specula-
specula­
bozzo, ma sono tolte nella redazione. Questo significasignifica attutire zione _ — con il risultato che opere tipo Lohengrin possono
bensì coscientemente il colorito storico, ma lo si fa soltanto
bensi estasiare il poeta dei Fiori
Viori del male e insieme servire all°inge-
all’inge­
dell’elemento filosofico e intellettuale. Ciò procede
a favore dell'elemento nua edificazione
edificazione popolare; possono condurre insomma al pari
mirabilmente insieme ad un intenso colorismo nei riguardi del di Kundry una duplice esistenza, come melodrammi domenica- domenica­
paesaggio, della razza, della cultura, e con una raffinatezza li e come oggetti di amore per anime esperte sofferenti e raffi- raffi­
stilistica indicibilmente sicura nel sentimento e nella tecnica. nate. Il romanticismo, e tanto piú piu se alleato alla musica, alla
L’arte mimetica di Wagner non ha mai tanto misteriosamente
L'arte quale tende per natura e senza la quale non poté potè trovare adem-
adem­
trionfato come nella stilizzazione del Tristano, che non si pimento, non conosce esclusivismi, ignora il patbos pathos della di-di­
limita al linguaggio, non si esaurisce attingendo modi di dire stanza, non dice a nessuno: « Questo non fa per te ››; »; con una
dall’epica
dall'epica aulica, ma riesce ad accogliere con genialità intuitiva parte dell'essere
dell’essere suo si rivolge anche all'ultimo
all’ultimo povero diavolo
nel complesso poetico-musicale l’elemento un’atmosfera
l'elemento celtico, un'atmosfera ascoltatore e non si venga a dire che è sempre così cosí di ogni
anglo-normanno-francese, e questo con uno spirito assimila- grande arte. È forse altre volte riuscito alla grande arte di
tore che lascia comprendere sino dove l’anima wagneriana
l'anima Wagneriana fondere la puerilità col sublime, ma l'unionel ’unione della bonarietà
provenga in realtà da una sfera europea preesistente agli stati fiabesca
fiabesca con l'astuzia,
l’astuzia, il coraggio di concretare le piú
piu alte visioni
nazionali. Solo nel campo del pensiero speculativo domina dello spirito come orgia dei sensi e renderle cosí così “popolari”,
“popolari”,
questa rinuncia allo storicismo, la psichica libertà umana al la capacità infine di rivestire il grottesco della santità eucaristica
servigio del mito erotico. Solo perciò vengono esclusi il cielo e della melodiosa magia magìa del rito, di accoppiare arte e reli- reli­
l’inferno. Non vi è cristianesimo, mentre sarebbe storicamente
e l'inferno. gione in un audacissimo melodramma del sesso, e di immagi- immagi­
indicato. Non vi è in genere religione alcuna. Non vi è Dio: nare addirittura in piena Europa quella sacra profanazione
nessuno lo nomina, nessuno lo invoca. Vi è soltanto una artistica come una grotta miracolosa, una Lourdes teatrale per
filosofia
filosofia erotica, una metafisica
metafisica atea, il mito cosmogonico, nel la libidine mistica di un mondo abusato e stanco... tutto questo
quale il motivo del desiderio fa nascere il mondo. è soltanto romantico, è inconcepibile nella sfera artistica inne- inne­
gabilmente aristocratica del classicismo e dell'umanesimo.
dell’umanesimo. Guar-
Guar­
Il sano modo di Wagner d'esserd ’esser malato, la sua morbosità diamo l'elenco
l’elenco dei personaggi del Parsifal:
Parsifal-, che strana brigata!
nell'essere eroico, non è che un esempio per l'intricata
nell’essere con-
l’intricata con­ quale somma di bizzarrie estreme e scandalose! Uno stregone
traddittorietà dell'indole
dell’indole sua: duplicità, anzi polivalenza, già che si è evirato di sua mano; un essere ibrido tra la seduttrice
manifesta nell'unione
nell’unione di caratteri in apparenza antitetici come e la Maddalena pentita, con trapassi catalettici tra le due forme
quello mitico e quello psicologico. Il concetto di romantico di esistenza; un gran sacerdote erotomane che attende la sal­ sal-
è pur sempre il piú
piu atto a ricondurre la sua natura ad un comun vezza da un casto adolescente e, questi medesimo, il puro folle, il

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fanciullo-redentore, ben dissimile dallo sveglio risvegliatore di al dolore sia divenuta la psiche dell”Occidente
dell’Occidente nel corso del-del­
Brunilde, ma a modo suo altro soggetto stranamente anormale: l'Ottocento,
l’Ottocento, in confronto all'epoca
all’epoca di Goethe, Nietzsche può
la brigata ci rammenta l'accolta ficcati nella celebre
l’accolta di mostri ficcati essere un esempio non meno buono di Wagner. Effetti ad
carrozza di Achim von Arnim: l'ambigua l’ambigua strega zingaresca, il un tempo ipnotici ed eccitanti li provoca non meno di
morto Bärenhäuter,
Bärenbiiuter, Golem in aspetto di donna e il marescial- marescial­ Wagner anche il mare; ma di fronte a lui nessuno troverebbe
lo Cornelio Nepote, che è una radice di mandragola cresciuta opportuno far della psicologia analitica. Quel che si conviene
ai piedi della forca. Il paragone appare blasfemo, ma pure i alla grande natura dovrebbe esser lecito alla grande arte, e
solenni caratteri del Parsifal vengono non meno dei perso- perso­ quando Baudelaire, assolutamente scevro d'ogni d ’ogni moralismo,
naggi grotteschi di Arnim dalla stessa sfera estetica dell'estre-dell’estre­ parla con ingenuo entusiasmo d'artista
d ’artista dell'«
dell’« estasi di voluttà
mismo romantico; se li incontrassimo nella novella li ricono- ricono­ e di conoscenza ››» in cui l'ha
l’ha immerso il preludio del Lohengrin
sceremmo piu piú facilmente; solo la musica, vestendoli di mito e si bea delle « ebrezze dell'oppio
dell’oppio ›>,
», dell'«
dell’« infinito piacere che
e di santità, dissimula quella parentela: è il suo spirito patetico regna sulle altitudini ››,
», rivela certo maggior coraggio di vita
che genera, invece di un capriccio scherzoso e orripilante come e maggior libertà di spirito che non Nietzsche con la sua
per il romantico letterato, un sacro mistero di alta religiosità. sospettosa “prudenza”.
“prudenza”. Rimane tuttavia giustificata
giustificata la defini-
defini­
È proprio dei giovani il lasciarsi eccitare dall’iridescente
dall'iridescente zione nietzscheana del wagnerismo come di una <<« leggera
problema dell’arte
dell'arte e dell'artista,
dell’artista, compiacersi melanconicamente epidemia di sensualità inconscia ››, », ed appunto questo “incon-
“incon­
alle ironie che giocano fra essenza ed effetto dell'arte. Rammen-
dell’arte. Rammen­ scio”
scio” può urtare un certo bisogno di chiarezza in chi assiste
to certe affermazioni dei miei giovani anni, sintomatiche per la alla popolarità romantica di Wagner: può anzi indurre a “te- “te­
passione Wagneriana
wagneriana filtrata
filtrata dalla critica di Nietzsche, ispirate a nersi in disparte”.
disparte”.
quel « disgusto della conoscenza ››» che apprendevamo da lui
come specifica
specifica nota giovanile. Nietzsche dichiara che non La capacità drammatica di Wagner di riunire in una figura figura
tocca lo spartito del Tristano se non coi guanti. « Chi oserà l'elemento
l’elemento popolaresco con quello intellettuale si manifesta so- so­
— esclama _
_ — la parola appropriata per gli ardori della mu- mu­ prattutto nel mirabile eroe della sua epoca rivoluzionaria, in
sica del Tristano? ». ››. Oggi, molto meglio che non a venticin- venticin­ Sigfrido. Il «rapimento
« rapimento che mozza il respiro »›› provato un
que anni, posso sentire la comicità un poco pulzellona di giorno dal futuro direttore del teatro di Bayreuth mentre assi- assi­
quella domanda retorica. Che cosa vi è da osare? Sensualità, sen- sen­ steva ad uno spettacolo di marionette _ — ne parla egli stesso nel
sualità grandiosa, spiritualizzata, spinta sino al misticismo e saggio Attori e cantanti _ — è un entusiasmo pratico, divenuto
dipinta con un verismo estremo, sensualità che nulla varrà produttivo nella messa in scena della Tetralogia, centone popo­
popo-
a saziare: eccola la “parola”;
“parola”; e ci si domanda di dove mai lare con eroico protagonista intemerato. Come negare la
sorga improvviso in Nietzsche, nello « spirito libero, liberissi- liberissi­ grande somiglianza di questo Sigfrido con l'Arlecchino
l’Arlecchino da
mo ›>,
», l'odio
l’odio contro la sessualità implicito nel tono psicologico fiera? Ma in pari tempo egli è figlio della luce, nordico mito
fiera?
denunciatario della sua interrogazione. Non tradisce egli cosí cosi solare, il che non gli impedisce di essere in terzo luogo alcun-
alcun­
la sua parte di campione della vita contro la morale? Non sbuca ché di molto moderno e ottocentesco, cioè l'uomol’uomo libero, di-di­
fuori Parcimoralista,
l’arcimoralista, il figlio
figlio del pastore luterano? Egli ap- ap­ struttore delle antiche tavole, rinnovatore di una società fra- fra­
plica al Tristano la formula dei mistici “voluttà dell'inferno”.
dell’inferno”. dicia, un Bakunin, come suole senz'altro
senz’altro chiamarlo nel suo
Giusto: e basta confrontare la mistica di Tristano con quella allegro razionalismo Bernard Shaw. Si, Sì, è pagliaccio, dio solare
della «Beata
« Beata nostalgia ››» di Goethe e del suo <<« sublime e rivoluzionario socialista anarcoide ad un tempo; il teatro non
connubio ››,», per intuire tutta la distanza che separa Wagner può esigere di piú,piu, e quest'arte
quest’arte della mistura non esprime
dalla sfera goethiana. Ma per comprendere quanto piu piú aperta altro che la natura di Wagner stesso, commista e polivalente sot-

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to tutti gli aspetti. Egli non è un poeta né un musicista, ma ditato e rimeditato, prima di trovar finalmente ciò che mi con­ con-
una terza cosa, in cui si fondono in modo nuovissimo quelle veniva ››.
».
due doti, e cioè un Dioniso teatrale capace di dar fondamen- fondamen­ Insomma: la sua opera di poeta e d'artistad’artista si riattacca non
to poetico e pressoché razionale a inauditi processi espressivi. tanto a periodi «ben
« ben remoti dai nostri ›>, », quanto ad altri, in
Ma là dove è pur sempre poeta, non lo è nel senso moderno, cui si è già da tempo attuato lo sviluppo cerebrale in senso
culturale e letterario della parola, non per lo spirito e la co- co­ moderno-intellettualistico, e a ciò corrisponde l'inscindibile
l’inscindibile mi-
mi­
scienza, ma in un modo piú piu sacro e profondo: è l'animal’anima del stura di demonismo e di borghesismo che forma il suo essere:
popolo che canta in lui e con lui: egli ne è soltanto la bocca e proprio come per Schopenhauer, che in ciò è a lui strettamente
10 strumento, il <<« ventriloquo di Dio ›>,
lo », se vogliamo ripetere contemporaneo ed affine. L’estremismo
L'estremismo antiborghese dell'in-
dell’in­
l’arguto scherzo di Nietzsche. Questa almeno è la interpreta-
l”arguto interpreta­ dole sua, di cui Wagner fa responsabile la musica — _ « Essa mi
zione corretta e ortodossa del suo poetare, e quel tanto di trasforma in fondo in uomo esclamativo, e il punto d'esclama- d ’esclama­
grandioso dilettantismo che vi riscontriamo dal punto di vista zione è in realtà l'unica
l’unica interpunzione che mi basti, appena mi
culturale e letterario sembra confermare tale concezione. stacco dalle mie note! ›>» _
— si manifesta nel carattere esaltato di
Egli d'a1tra
d ’altra parte è capace di scrivere in una sua lettera: ogni suo stadio, e soprattutto di quelli depressivi; appare nel- nel­
« Non dobbiamo sottovalutare la forza della riflessione; riflessione; l'opera
l’opera la sorte esteriore (giacché il destino non è che proiezione del
d'arte
d ’arte creata incoscientemente appartiene a periodi ben remoti carattere), nella inconciliabilità col mondo, nell'esistenza
nell’esistenza in-
in­
dai nostri:
nostri’, l'opera
l’opera d'arte
d’arte dell'età
dell’età di suprema cultura non può quieta, perseguitata, sbattuta in ogni senso, che egli formula
prodursi che nella consapevolezza ››. ». Questo è uno schiaffo con drammatico lirismo per bocca del suo Siegmund « Mi
alla teoria di un'origine
un’origine prettamente mitica della sua produ- produ­ sento sospinto verso gli uomini e le donne: quanti ne incontrai,
dovunque li trovai, cercassi un amico o una donna, sempre fui
zione; in realtà in essa, accanto a parti che recano in fronte
respinto; la sventura grava su di me. Se consigliavo il bene,
il
11 marchio dell'ispirazione,
dell’ispirazione, della cieca estasi beata, troviamo
agli altri appariva male; quel che sembrava male a me,
tanto di pensato con fine fine arguzia, tante allusioni e combinazioni
aveva il favore altrui. Dovunque io fossi venivo a lotta; ovun- ovun­
razionali, tanto lavorìo da gnomo intelligente accoppiato
que andassi mi colpiva l'ira.
l ’ira. Se aspiravo alla gioia, coglievo
all'impeto
all’impeto del dio e del gigante, che non si può certo credere solo dolore! ››.
». Ogni parola sgorga dall'esperienza,
dall’esperienza, non ve n'è n ’è
a una creazione sorta oscuramente dall'inconscio.
dall’inconscio. L'intelligenza
L’intelligenza una che non sia coniata sulla sua vita, e quei versi ripetono ciò
eccezionale che Wagner dimostra nei suoi scritti critici non ser- ser­ ch'egli
ch’egli scrive in prosa a Matilde Wesendonk: « Poiché il mon- mon­
ve in ín fondo lo spirito, la “verità”, la conoscenza astratta, bensi bensì do, ad esser precisi, non mi vuole ›>, », oppure al marito di lei:
l'opera
l’opera sua, cui egli vuole, commentandola e giustificandola,giustificandola, « È cosi difficile trovarmi un posto in questo mondo... che
aprire la via all'interno
all’interno e all'esterno,
all’esterno, ma quell'intelligenza
quell’intelligenza è pur non possono mancare i mille errori... È un brutto affare con
sempre un dato di fatto. Rimarrebbe l'ipotesi l’ipotesi che egli creando me... Eccoci, il mondo ed io, due ostinati messi a fronte, di
restasse del tutto escluso, cedesse per cosi dire il posto al cui naturalmente quel che ha la testa men dura se la fa rom­ rom-
dell'anima popolare. Ma la nostra persuasione
suggerimento dell’anima pere: dal che derivano probabilmente le mie emicranie ner- ner­
che cosi non sia stato trova conferma in numerose testimo- testimo­ vose ».
›>. Anche questa disperata arguzia fa parte del quadro. Una
nianze, piú
piu o meno autentiche, del suo ambiente, che ci dico­ dico- volta, quarantottenne, parla della ««pazza pazza allegria ››» con cui
no come spesso in lui la perseveranza abbia supplito alla spon- spon­ ha intrattenuto a Weimar la gente, soltanto perché non poteva
taneità, come egli, per sua stessa ammissione, abbia dato il me­ me- permettersi di esser serio senza cadere in un sentimentalismo
glio di sé solo aiutato dalla riflessione,
riflessione, e ci riferiscono infine
infine dissolvente: « È questo un difetto della mia indole, che va
motti di questo genere: «« Ohimè, ho tentato e ritentato, me- sempre piú
piu accentuandosi; cerco di difendermene come posso,

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› › n
perché mi pare talvolta di finire col consumarmi in lacrime ››. ». quello del buon artigiano antico tedesco, ll'elemento
’elemento di paziente
Quale intemperante debolezza! Quale eccentricità hoffmannia- giovialità, di fedeltà all'opera,
all’opera, di pensosa industriosità che
na, degna del maestro di cappella Kreisler! Egli ha rappre- rappre­ ne è pure parte essenziale. Scrive ad Otto Wesendonk: «<< Per- Per­
sentato nel modo piú piu espressivo questa inquietudine passionale, mettete che v'informi
v’informi sullo stato del mio lavoro. Quando mi
pathos tragico e impetuoso della sua natura, stilizzando in
il patbos ci misi, m m'abbandonai
’abbandonai alla speranza di poterlo finire finire con gran
fosco l'Olandese
l’Olandese volante, quel personaggio demoniaco, ma- ma­ rapidità... In parte fui trattenuto da cure e da affanni d'ogni d ’ogni
ledetto, assetato di pace e di redenzione. Si è valso di quei sorta, sino ad essere spesso e per lungo tempo incapace di
tratti per ravvivare e colorire la figura: figura: sono i grandi inter-
inter­ produrre, in parte poi presi cosi chiara e immutabile coscien­ coscien-
valli in cui ondeggia il canto del protagonista, che dànno danno già za del mio strano rapporto rispetto ai miei lavori presenti
una caratteristica impressione di esagitata inquietudine. (non riesco affatto a buttarli giu giú superficialmente,
superficialmente, ma posso
No, un uomo simile non è un borghese nel senso di rego­ rego- compiacermene solo se debbo anche il minimo particolare
larità o conformismo. Tuttavia lo avvolge l'atmosferal’atmosfera borghe­
borghe- sempre a buone ispirazioni e se le elaboro adeguatamente), che
se, l'aria
l’aria della sua epoca, in cui vive anche Schopenhauer, dovetti rinunciare ad un lavoro abbozzato e schizzato, il solo
filosofo
filosofo capitalista: c’è c°è il pessimismo morale, il senso del possibile in cosí
cosi breve lasso di tempo ››. ». Questa è la « tena­
tena-
decadentismo messo in musica, propri dell’Ottocento,
dell'Ottocento, che li cia ed onestà ››» che Schopenhauer ha ereditato dai suoi avi
congiunge alla monumentalità, alla grande forma, quasi che gran- gran­ mercanti e ha voluto trapiantare nel campo intellettuale. È
dezza sia attributo necessario della morale. Intorno a lui, ri­ ri- la coscienziosità, la diligenza assidua tutta borghese che si ri- ri­
peto, vi è l'atmosfera
l’atmosfera borghese, e non soltanto in questo senso specchia negli spartiti Wagneriani,
wagneriani, non tormentosamente scara­ scara-
generale, ma anche in uno ben piú piu personale. Non insisterò bocchiati, ma scritti con nitida accuratezza; persino quello
sul fatto che Wagner fu un rivoluzionario del 1848, cioè un dell 'opera piú
dell’opera piu estatica, il manoscritto del Tristano, è un modello
combattente del ceto medio, un borghese politico, giacché egli di calligrafia chiara ed attenta.
nell’interesse della pro­
lo fu in modo specifico, come artista, nell'interesse pro- Non si può negare d'altra
d ’altra parte che ll'inclinazione
’inclinazione di Wagner
pria arte rivoluzionaria, per la quale da un rivolgimento poli- poli­ all'eleganza
all’eleganza borghese tende a degenerare, ad assumere un
tico attendeva vantaggi ideali e migliori possibilità d'azione. d’azione. carattere che non ha piu piú nulla a che vedere col Cinquecento
Vi son tratti piu piú intimi della sua persona che, pur fra tanto tedesco, con la dignità del nobile artigiano e il berretto alla
genio ispirato, hanno carattere decisamente borghese. Ad Dürer, ma è pessimo Ottocento internazionale: è insomma il
esempio: dall'asilo
dall’asilo sulla verde collina presso Zurigo, in carattere del bourgeois. Anche tale nota è innegabile nella sua
pieno benessere, scrive a Liszt: ««Tutto Tutto è assestato secondo il personalità privata ed artistica, e questo gusto del lusso, della
desiderio e Toccorrenza,
l'occorrenza, nulla è provvisorio; tutto è al ricchezza, del velluto, della seta e dello sfarzo, caratteristico per
posto che gli conviene. Il mio studio è arredato con la pedan­ pedan- quell'epoca
quell’epoca attorno al 1870, se è dapprima un aspetto della
teria e l'elegante
l’elegante comodità cbe che ti son note;
note; lo scrittoio è vicino vita privata, invade poi anche quella intellettuale ed artistica.
alla grande finestra...
finestra... ››.
». Ordine pedantesco ed anche eleganza In fondo, ll'arte
’arte di Wagner e il bouquet à la Makart con pen- pen­
borghese d'ambiente,
d’ambiente, a lui indispensabili per lavorare, s'accor-
s’accor­ ne di pavone che adornava i salotti imbottiti e dorati della
dano con quel tanto di assiduità meditata che non manca al borghesia tedesca hanno la stessa origine nel tempo e nel
demonismo della sua produzione, costituendone appunto l'ele- l’ele­ gusto, ed è del resto noto che Wagner ebbe l'intenzione l’intenzione di
mento borghese. Quando piú piu tardi si metterà in scena come farsi dipingere degli scenari da Makart. Scrive alla signora
« Maestro teutonico ›>, », con berretto alla Dürer, la stilizzazione Ritter: « Da qualche tempo mi è tornata la mania del lusso
avrà una legittimità interiore spontanea; sarebbe erroneo tra­ tra- (chi intuisse quel che esso deve surrogarmi, mi troverebbe
scurare nell'opera
nell’opera sua, per gli aspetti vulcanici ed ardenti, tuttavia di facile contentatura): la mattina mi accomodo in

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mezzo a questo lusso, e lavoro; e qui sta l’essenziale,
l°essenziale, giacché temente piú più dispendiose, solo che si potrebbero immaginare
una mattina senza lavoro vuol dire una giornata d'inferno...
d’inferno... ».››. aiuti accessori, costumi monastici o militari per esempio,
Non si sa che cosa sia qui piú piu borghese: l'amore
l’amore per il lusso meglio opportuni al rigido sacerdozio dell'arte dell’arte che le vestaglie
o il ritenere insopportabile una mattina senza lavoro. Ma ci di raso. Ma nell'uno
nell’uno e nell'altro
nell’altro caso si tratta d'unaduna nota inno­
inno-
avviciniamo al punto in cui la nota superborghese rimbalza in cua e pur misteriosa di patologia dell'artista,
dell’artista, dalla quale soltanto
quella misteriosamente artistica, folle ed equivoca, assumendo il filisteo
filisteo si lascia sconcertare. Una differenza peraltro è in- in­
un carattere di morbosità commovente ed interessante, per il Nell’opera schilleriana non vi è traccia delle mele
negabile. Nell'opera
quale l’epiteto “borghese” non appare piu
l'epiteto di “borghese” piú adatto: siamo fradicie, il cui puzzo gli faceva da stimolante. Ma chi potrebbe
nello strano campo della stimulazione che Wagner para- para­ negare che in qualche modo il raso è rimasto nell'opera nell’opera
frasa con parole riservate in una lettera a Liszt: « È però in Wagneriana?
wagneriana? È vero: la volontà idealistica di Schiller si realizza
fondo con vera disperazione che io ogni volta riprendo l’arte: l'arte: attraverso l'influsso
l’influsso dell'opera
dell’opera sua, nel modo con cui essa con­ con-
se questo accade e se debbo di nuovo rinunciare alla realtà, l’umanità, cioè ben piú
quistò l'umanità, più puramente e inequivocabilmente
lanciarmi ancora nelle acque della fantasia artistica per appa- appa­ di quanto la concezione etica di Wagner abbia saputo espri- espri­
garmi in un mondo immaginario, bisogna per lo meno che mersi nell’influsso
nell'influsso dell'opera
dell’opera sua. Le sue idee di riforma cul- cul­
la mia fantasia venga aiutata, la mia immaginazione soccorsa. turale si indirizzavano contro l’arte l'arte come lusso e contro il lus­ lus-
Non posso allora vivere come un cane, giacere sulla paglia so nell'arte;
nell’arte; miravano a purificare,
purificare, a spiritualizzare il melo- melo­
e trovar ristoro nell'acquavite:
nell’acquavite: bisogna che qualcosa mi lusinghi dramma, il cui concetto coincideva per lui con quello dell'arte. dell’arte.
e m’accarezzi
m'accarezzi perché la mia mente riesca nel compito crudele Egli defini
definì Rossini sprezzantemente « il voluttuoso figlio d'Italia d ’Italia
di plasmare un mondo inesistente... Quando ora ripresi il sorridente in grembo al lusso piú più sfarzoso ›>, », chiamò ll'opera
’opera
Nibelunghi e della loro effettiva redazione, molte
piano dei Nibelungbi lirica italiana una <<« donna di piacere »›› e quella francese una
cose dovettero cooperare a far sorgere in me la necessaria « civetta dal gelido sorriso ››. ». Ma quest'opposizione,
quest’opposizione, quest'odio
quest’odio
disposizione artistico-voluttuosa: mi fu inevitabile condurre del moralista artistico, questa antipatia riescono poi davvero a
una vita migliore che negli ultimi tempi! ››. ». La sua «<< smania di manifestarsi nell’essenza
nell'essenza e nelle forme dell'arte
dell’arte sua, in ciò che
lusso »,›>, i mezzi per lusingare e accarezzare, per soccorrere la gli valse ad affascinare e a soggiogare la società borghese d°Eu- d ’Eu­
sua immaginazione sono ben noti. Son le seriche vestaglie im- im­ ropa? Non fu piuttosto quel tanto di estatico, di ardore sensua­ sensua-
bottite in cui si ravvolge, le coperte da letto di raso con le e struggente, non fu la greve ebrezza, l'ipnotica l’ipnotica carezza,
bordi e ghirlande di rose, sogni concreti di prodigalità fastosa l'imbottitura
l’imbottitura e il trapunto, non fu insomma il lusso della sua
per i quali egli contrae debiti di migliaia di franchi. Gli indu- indu­ musica a buttargli fra le braccia le folle borghesi? Eichendorff,
menti di raso colorato sono il lusso di cui si adorna per affron- affron­ nella sua poesia dei baldi camerati, di cui uno sciupa la vita
tare il mattino il compito crudele. E proprio cosi paludato tro- tro­ nella lussuria, per caratterizzare l'elementol’elemento della perdizione,
va la « disposizione artistico-voluttuosa ››» per rievocare l'epopea
l’epopea parla di « onde seduttrici », ›>, nonché del « variegato abisso delle
nordica, il sacro simbolismo della natura, per far forgiare dal­ dal- onde ».››. È meraviglioso. Solo un romantico sa dipingere con
l'eroico
l’eroico fanciullo solare sul maglio sfavillante il brando vitto- vitto­ tanta suggestione il peccato, e Wagner lo eguaglia nel Tann- Tann­
rioso; per creare quelle immagini che alla gioventú gioventù tedesca bäuser e nel Parsifal. Ma non è anche la sua orchestra un
häuser
gonfiano il petto d'alti
d ’alti sensi virili. « variegato abisso ››» dal quale ci si ridesta, come il baldo giovin- giovin­
Il contrasto non prova nulla. Le mele fradicie nel cassetto di cello di Eichendorff, « stanchi e invecchiati »? ››?
Schiller, il cui odore faceva quasi svenire Goethe, non servono Se si può rispondere in parte affermativamente a queste
a nessuno come argomento contro l'autentical’autentica sublimità del- del­ domande, è per constatare una “tragica antinomia”, una di
l'opera sua. Le condizioni di lavoro di Wagner furono fortui-
l’opera quelle antitesi e intricate contraddizioni del carattere di

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Wagner che andiamo qui indagando. Esse son numerose, caratteristico per il senso democratico-rivoluzionario di Wagner
poiché non poche riguardano il rapporto fra l'intenzionel’intenzione e l'ef-
l’ef­ artista, per la sua concezione dell”arte
dell’arte quale libero appello al
fetto, è assai importante insistere sull'assoluta
sull’assoluta e specchiata sentimento popolare, in un contrasto deciso alla concezione auli- auli­
purezza, sull’idealismo dell’arte sua, allontanandone ogni ma-
sulllidealismo dell'arte ma­ ca classicheggiante, da cui venne il motto di Voltaire: « Quand
linteso a cui potrebbe indurre il carattere massiccio del suc- suc­ la populace se mêle de raisonner, tout est perdu ». ››. Tuttavia,
cesso di Wagner, gran seduttore di masse. Ogni critica, anche se Wagner legge Plutarco, egli, ben diverso da Karl Moor dei
quella di Nietzsche, tende a ricondurre gli effetti di un’arte un'arte Masnadieri, prova repugnanza per quei «<< grandi uomini ››» e non
all’intenzione
all'intenzione cosciente e calcolatrice dell'artista,
dell’artista, suggerendo vorrebbe a nessun conto essere uno di loro: «Brutte « Brutte nature
il sospetto di una speculazione, ma ciò è falso, è del tutto erro- erro­ meschine, violente, insaziabili, non avendo nulla in se stesse
neo, come se ogni artista non creasse proprio ciò che è in debbono di continuo rimpinzarsi dall'esterno.
dall’esterno. Lasciatemi in
lui, che a lui par buono e par bello: quasi esistesse un”arte un’arte pace con questi grandi uomini! Evviva la massima di Schopen- Schopen­
all’artista medesimo, e non in
i cui effetti son motivo di scherno all'artista hauer, essere degno di ammirazione non il conquistatore, ma il
prima linea effetti da lui stesso subiti! superatore del mondo! Dio mi salvi da queste nature “possen­ “ possen-
Se anche innocenza è la parola meno applicabile all'arte, all’arte, tti”,
i ”, questi Napoleoni e simili! ››.
». Wagner è stato un superatore
l’artista è innocente. Un successo fantastico, come quello otte-
l'artista otte­ o un conquistatore del mondo? Quale dei due è il senso del
nuto dal dramma musicale di Wagner, non è mai altra volta suo « Allora sono io stesso il mondo »›› accentuato dal tema
Cinquant’anni dopo la morte del
toccato alla grande arte. Cinquant'anni dell'erotismo universale?
dell’erotismo
maestro, il globo terrestre è ogni sera avvolto in quella musica. L'insinuazione
L ’insinuazione di un suo calcolo ambizioso in senso volgar- volgar­
In quest'arte
quest’arte del teatro e della commozione di masse son mente mondano è da respingersi comunque, giacché cominciò
contenuti elementi imperialistici e prepotenti, veementi, di- di­ a comporre senza alcuna speranza di immediata efficacia, essen- essen­
spotici, sconcertanti, sovversivi e demagogici, che sembrereb- sembrereb­ done ogni probabilità negata dalle circostanze e dalle condi- condi­
bero avere come movente una profonda ambizione, una ce- ce­ zioni dei tempi; egli creò nel vuoto della sua fantasia per un
sarea volontà di potenza. La verità è un'altra.
un’altra. « Questo le dico teatro ideale immaginario, la cui realizzazione era allora im- im­
_— scrive Wagner da Parigi all'amata
all’amata _ — Solo il senso della pensabile. No, in queste parole ad Otto Wesendonk non vi è
purità mi dà questa forza: io mi sento puro: puro-, nell'intimo
nell’intimo del certo traccia di calcolo prudente e di vanitoso sfruttamento di
mio io so di avere operato sempre per altri, non per me, e possibilità eventuali: « Una cosa comprendo: sono completa- compieta-
le mie sofferenze ne sono testimonianza ». ››. Se anche non è mente quel che io sono soltanto mentre creo. L'esecuzione L’esecuzione
vero, è però tanto verosimile, che ogni scetticismo ammuto- ammuto­ concreta delle mie opere appartiene ad un'epoca
un’epoca piúpiu purificata,
purificata,
lisce. Wagner ignora l'ambizione.
l’ambizione. <<« Della grandezza, della ad un tempo che io debbo prima preparare con le mie sofferen- sofferen­
gloria e del dominio sulla folla non so che farmene »>› assicura a ze! Gli amici a me piú piu affini hanno tutt'al piú stupore per
tu tt’al piu
Liszt. Anche del dominio sulla folla? Forse, almeno nella mite le mie nuove opere: chiunque abbia dimestichezza con la nostra
forma della popolarità, quale irradia dai Maestri Cantori con vita artistica pubblica si sente troppo debole per la speranza.
tanta bonomia cordiale, come mèta ed aspirazione, come at- at­ Non incontro che compassione e malinconia. Ed hanno ben
teggiamento romantico-democratico dell'arte
dell’arte e dell'artista.
dell’artista. Si, ragione. Nulla potrebbe meglio mostrarmi con quale balzo
la popolarità di Hans Sachs, contro il quale nulla può la terribile io abbia superato ciò che mi attornia ››. ». Mai la solitu­
solitu-
« scuola intera ›>,
», perché il popolo lo porta in palma di mano, dine del genio, il suo distacco dalla realtà ha trovato parole
è proprio l”inconscio
l’inconscio sogno di Wagner. Se nei Maestri Can- Can­ piú
piu commoventi. Ma saremmo noi, gli ultimi decenni del secolo
tori si cerca di lusingare il popolo quale giudice supremo diciannovesimo e il primo terzo del ventesimo con la guerra
in cose d’arte,
d'arte, ciò è antitetico alla rigidità aristocratica, ed è anzi mondiale e la decomposizione del tardo capitalismo; proprio

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ss
noi, mentre la musica Wagneriana
wagneriana domina i grandi teatri Cantori: ««Andasse
Cantori: Andasse anche in polvere/il Sacro Romano Im-
trionfando dovunque in esecuzioni perfette, quel ««mondo mondo piú piu pero/a noi resterebbe sempre/la sacra arte tedesca! ›>, », fanno
purificato ››» che egli doveva <<« preparare con le sue sofferenze ››? »? della vera demagogia per ottenere cosi tendenziosamente un
L'umanità
L’umanità fra il 1880 e il 1933 è davvero quella atta a dimo­ dimo- effetto patriottico. Proprio questi versi, i primi definitivi che
strare, con il successo grandioso prodigato a quell'arte, quell’arte, la sua già si trovano alla chiusa del piu piú antico abbozzo di Marienbad
altezza e la sua bontà? del 1845, attestano ll'assoluta
’assoluta purezza apolitica del nazionalismo.
nazionalismo,
Non chiediamocelo. Constatiamo piuttosto la riconferma di Wagneriano;
wagneriano; essi provano un'indifferenza
un’indifferenza addirittura anarchica
quella sua grandezza vedendola farsi incontro al mondo e di fronte all’idea
all'idea dello stato, purché sia conservato soltanto il
cercar di adeguarvisi senza potervi riuscire. Una piccola opera patrimonio spirituale tedesco, « l'arte l’arte tedesca ».››. Che egli poi
comica, un satyron
satyr on dopo il Tannbäuser,
Tannhäuser, a sollievo suo e degli pensasse in fondo non proprio all'arte all’arte tedesca ma al suo teatro,
altri, sincero desiderio di qualcosa di leggero e di gradevole: che non è del tutto tedesco ed ha accolto in sé non solo Weber,
ed ecco ne nascono i Maestri Cantori! Cantori. Facciamo una volta Marschner e Lortzing, bensi bensì anche Spontini e la <<« grande
qualcosa d'italiano,
d’italiano, di melodico e di cantabile, con pochi per- per­ opera ››,
», è un altro affare. Egli forse pensava in cuor suo come
sonaggi, di facile esecuzione, ci riusciremo certo: ma quel piú grande dei non-patrioti, Goethe, secondo lPinsinuazione
il piu ’insinuazione
che gli sorge tra mano è il Tristano. Non si può rendersi piú piu di Börne: « Ma che cosa vogliono i tedeschi? Hanno già me ››. ».
piccini di quel che si è, non si può farsi diversi: si crea quel Richard Wagner durante tutta la vita per le sue idee po- po­
che si è: l'arte
l’arte è la verità, la verità sull’artista.
sull'artista. litiche non fu certo patriota nel senso dello stato-potenza, ma
L'inaudita
L’inaudita efficacia universale di quest'arte
quest’arte ha dunque per­ per- piuttosto socialista, utopista culturale mirante ad una società
sonalmente e originariamente una spiegazione spirituale e senza distinzione di classi, liberata dal lusso e dalla maledizio- maledizio­
pura, e ciò anzitutto in grazia del suo livello, che nulla tanto dell’oro, fondata sull’amore;
ne dell'oro, sull'amore; insomma il pubblico ideale so- so­
dispregia quanto l'effetto,
l’effetto, «<< l'effetto
l’effetto senza causa ››.». Ed anche gnato per la sua arte. Il suo cuore era per i poveri contro i ric- ric­
perché in essa l’atteggiamento
l'atteggiamento imperiale, demagogico e domi­ domi- chi. La partecipazione ai moti del ’48, '48, che gli costò un tormen-
tormen­
natore di masse va inteso in senso totalmente disinteressato toso esilio di dodici anni, fu da lui sin dove possibile sminuita
e ideale e va riferito a condizioni che converrebbe prima di e rinnegata piu piú tardi, quando si vcrgognava
vergognava del suo “nefando”
“nefando”
tutto sovvertire. Questa ingenuità artistica è evidente dove ottimismo e si sforzava di scambiare la realtà concreta dell'im- dell’im­
la volontà dd'entusiasmo
’entusiasmo si manifesta con ricca strumentazione pero bismarckiano con l'attuazione
l ’attuazione dei suoi sogni. Egli ha
in appello nazionale, in glorificazione del germanesimo, come percorso il cammino della borghesia tedesca: dalla rivoluzio- rivoluzio­
nel Lohengrin con la « spada tedesca ››» del re Enrico o nei ne alla delusione, al pessimismo e all'intimismo all’intimismo rassegnato
Maestri Cantori per bocca di Hans Sachs. Non è assolutamente all'ombra
all’ombra del potere. Tuttavia nei suoi scritti troviamo queste
lecito conferire ai gesti e alle apostrofi
apostrofi nazionaliste di Wagner parole non molto tedesche: « Chi se la svigna dalla politica
un significato odierno, il significato che avrebbero oggigiorno. mentisce a se stesso! ››. ». Uno spirito cosi cosí vivo e radicale aveva
Questo vuol dire falsificarle ed abusarne, contaminandone la naturalmente chiara coscienza della unità del problema umano,
purezza romantica. della inscindibilità fra spirito e politica: egli non ha condiviso
L'idea nazionale, quando Wagner la inseri
L’idea nell'opera sua
inserì nell’opera l'autoillusione
l ’autoillusione del borghese tedesco di poter essere uomo di
come elemento di intima efficacia, si trovava, prima dell’attua­ dell'attua- cultura all'infuori
all’infuori della politica, il folle errore, responsabile
zione, nella sua epoca eroica e storicamente legittima: aveva della sventura tedesca. Il suo rapporto con la patria rimase,
il suo buon momento vitale e sincero, era poesia e spirito, fino alla fondazione dell'impero
dell’impero e sino a Bayreuth, quello di
era un valore avvenire. Quando oggi i bassi lanciano in platea un solitario incompreso e nauseato, pieno di critica e di scherno.
le note del « tedesco brando »›› o il motto finale dei Maestri « Ah, come mi entusiasma la Federazione tedesca delle nazioni

48 49

Ii
germaniche! ››, », scrive da Lucerna nel 1859. «<< Per l’amor l'amor di del suo sogno, ricca come sempre di compromessi. Wagner
Dio, che il sacrilego Luigi Napoleone non mi tocchi la diletta fu abbastanza buon politico da associare la sua causa con quella
Federazione: sarei disperato se qualcosa dovesse mutare! ››. ». La del Reich bismarckiano: vide un successo inaudito e vi ac- ac­
nostalgia della Germania, che lo consuma in esilio, viene ama- ama­ cordò il proprio. L’egemonia dell’arte sua divenne l'ap-
L'egemonia europea dell'arte l ’ap­
ramente delusa dalle esperienze del ritorno. ««È È un miserabile pendice culturale all’egemonia
all'egemonia politica di Bismarck. Il grande
paese _ — esclama _ — ed un certo Ruge ha ragione quando uomo di stato alla cui opera egli legò la propria, di quest'ulti-
quest’ulti-
afferma: “Il Tedesco è ignobilel”
ignobile!” ››.
». Badiamo però: queste ma non capiva nulla affatto: mai nemmeno se ne curò, anzi
aspre dichiarazioni si riferiscono alla impreparazione della giudicava Wagner una testa matta. Ma il vecchio Imperatore,
Germania ad accogliere l'opera
l’opera sua, hanno cioè un tono pueril- pueril­ che non comprendeva certo di piu, piú, andò a Bayreuth e disse:
mente personale. La Germania è buona o cattiva a seconda « Non avrei mai pensato che Lei riuscisse a spuntarla! ». ››. L'arte
L’arte
che crede in lui o gli nega la sua fiducia. Ma ancora nel 1875, Wagneriana,
wagneriana, insediata ormai come una causa nazionale, era
a chi gli vanta che il pubblico tedesco ha dimostrato a lui divenuta ufliciosa
ufficiosa ed è rimasta in un certo senso legata al- al­
maggior favore che mai ad altri, ribatte con amara ironia: ll'Impero
’Impero bianco-rosso-nero, benché, sia nella sua profonda
« Ma si! Il Sultano e il Kedivé d'Egitto d ’Egitto hanno aderito al essenza, sia per il genere del suo germanesimo, abbia cosi poco
Patronato ››.». a vedere con un qualsiasi potere autoritario e bellicoso.
Fa onore al suo cuore d'artista
d ’artista che egli ciò nonostante, Dove si parla della natura contraddittoria di Wagner nella
altrimenti da Nietzsche, abbia potuto scorgere nella fonda- fonda­ complessità dei suoi contrasti, non si può trascurare la simul- simul­
zione del Reich con le guerre di Bismarck Padempimentol’adempimento dei taneità e la grandiosa confusione di tedeschismo e di mondanità
suoi voti tedeschi, vedendo in quell'impero,
quell’impero, per il quale che a quell’indole
quell'indole son proprie, conferendole un’unicità
un'unicità degna di
Nietzsche non trova parole di maledizione abbastanza appas- appas­ riflessione. Sempre vi fu e vi è anche oggi un'arte un’arte tedesca di
sionate, il terreno opportuno e propizio alla sua missione cul­ cul- alto livello _ — penso in particolare al campo letterario — _ la
turale. La rinascita, pur nei confini ridotti, dell'Impero
dell’Impero ger-
ger­ quale appartiene cosí cosi strettamente alla Germania silenziosa e
manico, fenomeno che ebbe enorme successo storico, rafforzò ignorata, che è cosicosí specificamente
specificamente tedesca da poter suscitare
in Wagner, secondo spiega l’amicol'amico suo Heckel, la fede nello consensi e venerazione soltanto, in nobilissimo modo, in un
sviluppo di un'arte
un’arte e di una cultura tedesche, vale a dire la ambito intimo e discreto, mentre le son vietate le risonanze
possibilità di efficacia dell'opera
dell’opera sua nel melodramma subli­ subli- europee e mondiali. Questa è una sorte come un'altra, un’altra, non ha
mato. Da questa fede venne la Marcia imperiale, venne la poesia nulla a che fare con l'intrinseco
l’intrinseco valore. Prodotti molto infe­ infe-
all'esercito
all’esercito tedesco alle porte di Parigi, che solo dimostra riori, merci democratiche di uso generale, superano con gran
come Wagner senza musica non sia un poeta; ne venne Una facilità tutti i confini
confini appunto perché volgari, e son dovunque
capitolazione, satira di indicibile cattivo gusto ma assai rive- rive­ anche troppo accessibili. Esistono bensi bensì anche opere che per
latrice, sulla caduta di Parigi nel 1871. Quella stessa fiducia fiducia nulla la cedono in dignità ed altezza a quell'artequell’arte esclusiva e
ispirò il suo manifesto « Sulla rappresentazione del festival nazionale, ma che si dimostrano unte da qualche goccia del- del­
teatrale L'Anello
L’Anello del Nibelungo ›>, », cui fece eco una sola ade- ade­ l'olio
l’olio democratico ed europeo, bastante a schiudere loro il
sione amica, quella del commerciante in pianoforti Heckel di mondo e ad assicurarne la comprensione internazionale.
Mannheim. Le resistenze alle finalità finalità di Wagner e alle sue L'arte di Wagner è di questo genere, solo che per essa
L’arte
pretese, il timore di aderire apertamente a lui, rimasero pro- pro­ non si può parlare di poche gocce di quell’olio,
quell'olio, ché anzi tutta
fondi; ma con la fondazione dell'Impero
dellTmpero coincide anche la ne gronda. La sua germanicità è profonda, possente e índubita- indubita­
fondazione della prima Società Wagneriana,
wagneriana, il lancio delle azioni bile. La nascita del dramma dalla musica, quale essa si attua
di patronato per il Festival, si inizia l'attuazione
l’attuazione e la fissazione almeno una volta, al culmine della creazione Wagneriana,wagneriana, nel

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jI

i
Tristano e Isotta, con affascinante purezza, non poteva scatu- scatu­ cità innata di successo cosmopolita. L'arteL’arte di Wagner è la piú piu
rire che dalla vita tedesca, e tedesca nel senso piú piu alto della sensazionale autoesibizione ed autocritica della natura tedesca
parola va proclamata la sua sublimità, la sua tendenza mitica che sia mai concepibile, fatta in modo da rendere interessante
ed aspirazione metafisica,
metafisica, già il suo austero orgoglio, l'alta
l’alta e il germanesimo anche per lo straniero piú piu ottuso: occuparsi
solenne concezione dell'arte,
dell’arte, anzi del teatro di cui è pregna di lei con passione significa
significa sempre anche occuparsi appassio-
appassio­
e che da essa irradia. Ma insieme quell°arte
quell’arte è cosi adatta al natamente di quel tedeschismo che essa esalta in forma critico­ critico-
mondo, cosi appetibile per il mondo come mai fu dato ad decorativa. In ciò sta il suo nazionalismo, ma questo naziona-naziona­
alcuna creazione tedesca di simile livello, e si rimane fedeli lismo è tanto compenetrato da estetismo europeo, da renderlo
al prediletto pensiero del suo creatore quando dalla sua forma inetto a qualunque semplificazione.
semplificazione.
empirica si risale alla sua “volontà”
“volontà” e al suo carattere. Già « Voi servirete la causa di colui che l'avvenire
l’avvenire proclamerà
altra volta ho segnalato il libro di un non tedesco, dello svedese il piú
piu celebre fra i Maestri ››.». Cosi
Così scriveva Charles Baudelaire,
Wilhelm Peterson-Berger, RicbardRichard Wagner come fenomeno nel 1849, a un entusiasta Wagneriano
wagneriano di Germania. La profe-profe­
culturale, che tratta con particolare intelligenza questo punto. zia, stupefacente per la sua sicurezza, nasce da un amore
L'autore vi parla del nazionalismo di Wagner, dell'arte
L’autore dell’arte sua co-
co­ appassionato, da una fervida affinità, ed è prova del genio
me arte tedesca e nazionale, ed osserva che la musica popolare critico di Nietzsche ll'aver
’aver riconosciuto tale parentela senza
tedesca è il solo indirizzo che non rientra nella sua sintesi. nulla sapere delle sue manifestazioni. « Se Baudelaire fu a
Al fine di attinger colorito egli talvolta, per esempio nei suo tempo il primo profeta e sostenitore di Delacroix »›› dice
Maestri Cantori e nel Sigfrido, sa assumere il tono popolare, negli studi sul Caso Wagner «forse « forse oggi sarebbe il primo
ma questo non costituisce la tonalità e il punto di partenza Wagneriano
wagneriano di Parigi. In Baudelaire c'è c’è molto Wagner ››.». Solo
della sua musica, non è mai la sorgente da cui essa sgorghi parecchi anni dopo gli viene tra mano la lettera in cui Wagner
spontanea, come in Schumann, in Schubert o in Brahms. È ringrazia il poeta francese del suo omaggio e ne trionfa. Si,
necessario, dice Berger, distinguere tra arte popolare ed arte Baudelaire, primissimo ammiratore di Delacroix, di questo
nazionale; la prima definizione mira all'interno,
all’interno, l'altra
l’altra al-
al­ Wagner della pittura, fu infatti anche il primo Wagneriano wagneriano
l'esterno. La musica di Wagner è piú
l’esterno. piu nazionale che popolare; di Parigi ed uno in genere dei piú piu veri, dei piú
piu commossi e
essa ha bensi
bensì molti caratteri sentiti particolarmente dallo stra­
stra- piú chiaroveggenti fra tutti gli adepti. Il suo scritto del
dei piu
niero come tedeschi, ma serba pur sempre (cosí (cosi si esprime il 1861 sul Tannbäuser
Tannhäuser fu la prima parola decisiva per aprir la
critico svedese) un marchio inequivocabilmente cosmopolita. via a Wagner, ed è rimasta quella storicamente piú piu importante.
Qui a mio parere la complessità del problema «<< germanesimo Simile felicità del ritrovare se stesso nelle intenzioni di un altro
di Wagner ››» è sentito e accennato con grande acume. Si, artista, come gliela procurava la musica di Wagner, non la
Wagner è tedesco, è nazionale, lo è in modo esemplare, forse conobbe che una sola altra volta, incontrando Edgar Allan Poe.
troppo esemplare. Giacché la sua vasta opera, oltre a rappre- rappre­ Ambedue, Wagner e Poe, sono le divinità di Baudelaire: strano
sentare una rivelazione eruttiva della natura tedesca, ne è an- an­ accostamento per un orecchio tedesco! Tal vicinanza spinge
che un’interpretazione
un'interpretazione scenica, il cui intellettualismo e la cui d'un
d ’un tratto l'arte
l’arte di Wagner entro una luce, verso nessi psico- psico­
efficacia
efficacia pubblicitaria giungono sino al grottesco, sino alla logici in cui i suoi patriottici esegeti non ci hanno abituato a
parodia, trascinando il pubblico internazionale a gridar fra vederla. All'udire
All’udire quel nome ci si apre dinanzi il mondo
brividi di curiosità: « Ah, ça c'est
c’est bien allemand, par exem­exem- colorito e fantastico, voglioso di morte e di bellezza, del tardo
ple! ››.
». Questo germanesimo dunque, benché vero e possente, romanticismo occidentale, il mondo del pessimismo, esperto
è venato e pervaso di modernità, è decorativo, analitico, in- in­ di rari stupefacenti e di raflinatezze
raffinatezze sensuali, che si compiace
tellettuale, e da ciò deriva la sua forza suggestiva, la sua capa- di svariate speculazioni panestetiche, sognando con Hoffmann-

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1
Kreisler la corrispondenza e la intima unione fra colori suoni mondiale in tedesco e con il volto di un bravo maestro can- can­
unificati... Dentro
e profumi e la mistica evoluzione dei sensi unificati... tore, gli era predestinato dalla sua stessa natura.
questo mondo converrà vedere e comprendere Richard Wag- Wag­ Un'ultima
Un’ultima parola su Wagner come spirito, sul suo rapporto
ner, il fratello e il compagno piú piu glorioso di tutti i sofferenti con il passato e con l'avvenire.
l ’avvenire. Anche qui sussistono una
dell’estasi, simbolisti che
della vita, seguaci della pietà, cercatori dell'estasi, duplicità e una interferenza di apparenti contraddizioni nel suo
mescolano le arti adorando 1’«l'« art suggestif ››» nel bisogno « d'al-
d’al­ carattere, rispondenti all'antitesi
all’antitesi fra germanesimo ed europei­
europei-
ler au delà, plus outre que l'humanité
l’humanité ››» come disse Maurice smo. Nella figura
figura artistica di Wagner vi sono tratti reazionari,
Barrés, l'ultimo
Barrès, l’ultimo dei battezzati da quest'acqua,
quest’acqua, l'amante
l’amante della tendenze ad un fosco culto del passato; in questo senso potrebbe
lagunare città di Tristano, il poeta del sangue, del piacere e venire interpretata non meno la predilezione per il misticismo
della morte, nazionalista alla fine, fine, Wagneriano
wagneriano dal principio e per le leggende mitiche e il nazionalismo protestante dei
alla fine. Maestri Cantori, che la tendenza cattolica del Parsifal, la sim- sim­
patia per il Medio Evo, per il mondo aulico e cavalleresco, per
Sind es WWellen
ellen _— sanfter Lüfte? i miracoli ed i fervori religiosi. Tuttavia, conoscendo la piú piu
Sind es Wogen
W ogen — _ wonniger Düfte?
D üfte? profonda e vera essenza di quest’arte
quest'arte mirante al rinnovamento,
Wie
W ie sie schwellen, — _ mich umrauschen,
soll ich atmen, _ — soll ich lauschen? al mutamento, alla liberazione, non possiamo prendere alla
Soll ich schlürfen _ — untertauchen, lettera il suo linguaggio ed il suo modo di esprimersi, ma
süss in Düften
D üften —_ mich verhauchen? dobbiamo vederlo per quel che è: un idioma da artista molto
In
In des Wonncmeeres
W onnemeeres _ — Wogendem
wogendem Schwall, inesatto, che vuol di continuo lasciar indovinare qualcosa di
in der Duftwellen
D uftw ellen _
— tönendem Schall,
in des Weltatems
W eltatem s _— wehendem All
diverso, di prettamente rivoluzionario. No, a nessun reazio­ reazio-
ertrinken _— versinken nario timorato o violento sarà lecito reclamare per sé questo
unbewusst
unbew usst _
— höchste Lust *. creatore impetuosamente progressivo e vitale malgrado la sua
anima greve e la sua fraternità con la morte; l'esaltatore
l’esaltatore di
colui che nascendo dal piú piu libero amore infrange ogni ordine;
l'estrema e piú
Questa è l’estrema più sublime parola di quel mondo, la
l'audacissimo
l’audacissimo fra gli innovatori musicali che nel Tristano sta
sua incoronazione, il suo trionfo, improntato e impregnato
già con un piede sul terreno dell'atonalità,
dell’atonalità, ed oggi certo sarebbe
sta­
del suo spirito, la cui raffinatezza europea mistico-sensuale è sta-
detto un “bolscevico della cultura”, questo uomo del popolo,
ta da Wagner e dal primo Nietzsche tradotta e stilizzata in
che per tutta la vita ha negato il potere, il denaro, la violenza
germanismo culturale, ricondotta alla tragedia con punti di
germaniSmo
e la guerra e che voleva donare il suo teatro, deformato piú piu
riferimento a Euripide, Shakespeare e Beethoven. Nietzsche,
tardi dai tempi, ad una comunità senza distinzione di classe:
irritato da una certa equivocità tedesca in fatto di psicologia,
no, Wagner può essere invocato soltanto da ogni volontà che
si corregge piu
piú tardi pentito, esagerando l'abilità
l’abilità europea di
si rivolga verso l’avvenire.
l'avvenire.
l’atteggiamento da Meister. A torto.
Wagner e schernendone Patteggiamento
Ma è ozioso voler trasferire grandi uomini dalla loro eternità
Il germanesimo di Wagner era autentico e possente: e che
entro i confini
confini dell'oggi
dell’oggi per interpellarli su questioni di vita
il romanticismo giungesse alla sua vetta e ottenesse il successo
presente che a loro non furon poste e che al loro spirito sono
fatalmente estranee. Che atteggiamento assumerebbe Richard
** Sei tu l'onda _ de le brezze // Sei tu nube _
l’onda — — fatta d'incensi
d’incensi //
che m'inonda
m’inonda —_ che mi avvolge? // Ch'io
Ch’io ti aspiri _
— che in te spiri! // Wagner di fronte ai nostri problemi, ai nostri bisogni ed ai
In te immensa _ — e sommersa // sento l'esser
Tesser mio svanir! // Ne l'ímmenso
l’immenso nostri compiti? Questa forma ipotetica è vacua e inconsistente,
ondeggiare, // nel crescente clangor —
_ nel fulgor // d'una
d’una luce immortal
immortai // non è in fondo pensabile. Le opinioni non sono essenziali già per
avvolta _— rapita // me smarrir! _— O gioir!
gioír! [Versione di P. Floridia
Fioridia del
libretto pubblicata da Ricordi]. i contemporanei, e tanto meno viste da lontano! Ciò che ri-

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I
mane è l'individuo
l’individuo e il prodotto della sua lotta, l'opera
l’opera sua. L'arte
L ’arte di Richard Wagner
W agner *
Accontentiamoci di venerare l'opera
l’opera di Wagner quale fenomeno
possente e complesso di vita tedesca ed europea, da cui
sempre partiranno eccitamenti profondi per Parte
l’arte e per la
conoscenza.

Quanto io debba a Richard Wagner di felicità ed arricchi­ arricchi-


mento interiore, non lo potrò mai dimenticare, dovessi anche
allontanarmene ancor di più spiritualmente. Prosatore, narra- narra­
tore, psicologo, io non avevo niente di diretto, di utile per me
dal punto di vista artigianale da imparare dal sinfonista e
dall'uomo
dall’uomo di teatro, il cui modus operandi, come quello di
Klopstock è al di fuori del campo dell'individuale
dell’individuale e il cui stile
di prosatore, nonostante il mio amore per il musicista, ho
sempre trovato perlomeno imbarazzante. Ma le singole arti
sono in realtà solo le manifestazioni diverse di un'unica
un’unica Arte
che resta essenzialmente la stessa in tutte e Wagner non
avrebbe avuto bisogno di essere quel grande miscelatore delle
arti che in realtà fu, per poter influire in modo attivo, inse- inse­
gnando ed arricchendo, su ogni tipo di operazione artistica.
Ciò che soprattutto ha dato un carattere di intima imme- imme­
diatezza al mio rapporto con lui è stata la circostanza che io,
dentro di me, ho sempre visto ed amato in lui, a dispetto di
ogni teatralità, un grande poeta epico. Il motivo conduttore,
l'autocitazione,
l’autocitazione, la formula simbolica, le significative
significative ricorrenze
verbali e musicali lungo tutto l'arco dell'opera, era­
l’arco amplissimo dell’opera, era-
no tutti mezzi espressivi tipici dell'epopea
dell’epopea per la mia sensi-sensi­
bilità e già come tali mi ammaliavano; e ben presto ho avver- avver­
tito che le opere di Wagner come nessun’altra
nessun'altra mi erano di
stimolo nel mio periodo giovanile, suscitavano continuamente

* Uber
Über die Kunst Richard Wagners. \_Antwort
[Antwort auf eine Rundfragel.
Rundfrage].
Scritto apparso la prima volta col titolo Auseinandersetzung mit
Richard Wagner, in «N «Neue
eue Zeitschrift für Musik»,
M usik», LXXVIII
l x x v i i i (1911),
n. 31-32, München, successivamente raccolto in Rede und Antwort,
S. Fischer, Berlin 1922. Versione italiana di G. De Angelis.

56
$6 57

I
in me un moto di ammirazione misto ad invidia e mi solleci- solleci­ un arricchimento superfluo del suo talento, la sua opera sa- sa­
tavano a creare qualcosa di analogo, sia pure in tono minore. rebbe oggi senza dubbio diventata indifendibile come la teo­ teo-
In verità non è difficile cogliere un soffio dell’ispirazione
dell'ispirazione del- ria stessa, e mai nessuno l'avrebbe
l’avrebbe presa sul serio neppure un
VAnello
l'Anello del Nibelungo nei miei Buddenbrook, quest’epopea ge-
Buddenbroo/e, quest'epopea ge­ istante se non esistesse l'opera
l’opera che, finché si è in teatro, sem-
sem­
nerazionale tutta intessuta e resa compatta da un intreccio bra dimostrare la validità della teoria mentre in effetti non
di motivi conduttori. dimostra altro che la propria validità. Ma chi mai ha preso
Il nome dell'uomo
dell’uomo di Bayreuth fu per molto tempo un sul serio questo teorizzare? Chi mai ha creduto ad una confluen-
confluen
punto fisso di riferimento per il mio pensiero di artista ope- ope­ za di pittura, musica, parola e gestualità che Wagner disinvol-
disinvol­
rante. Per lungo tempo, mi sembrò che ogni aspirazione ed tamente spacciò per l`esaudimento
l ’esaudimento di ogni aspirazione artistica?
dell’artista che ero sfociassero in questo nome pos-
intenzione dell'artista pos­ Chi crede ad una gerarchia dei generi letterari in base alla
sente. Ma in nessun momento, neppure nel periodo in cui quale il Tasso di Goethe dovrebbe essere inferiore al Sigfrido?
Sigfrido?
non mancai ad una sola delle rappresentazioni del Tristano Ma si leggono ancora gli scritti teorici di Wagner? E da che
al Teatro Reale di Monaco, la mia professione di fede nell”ar- nell’ar­ cosa propriamente deriva questa mancanza di interesse per
tista fu incondizionatamente tale anche nei confronti del- del­ il Wagner teorico? Forse dal fatto che i suoi scritti sono
l'uomo.
l’uomo. opere tendenziose, vogliono dimostrare una tesi? Forse per- per­
Dal punto di vista spirituale ed umano Wagner mi pareva ché esse costituiscono un commento molto lacunoso e fuor- fuor­
sospetto, dal punto di vista artistico mi sembrava irresisti- irresisti­ viante alla sua opera creativa nella quale egli veramente vive
viarne
bile, sia pure in modo profondamente ambiguo e problematico nella sua dolorosa grandezza? Si dovrebbero far valere queste
per quanto riguarda la nobiltà, la purezza e l'integrità
l’integrità morale scusanti, ma resta pur sempre vero che dagli scritti di Wagner
delle sue produzioni artistiche e mai la mia giovinezza si con­ con- ben poco si può imparare su di lui.
fidente dedizione con la quale si era affi-
cesse a lui con la fidente affi­ Io invece parlo della sua opera possente, che ha toccato
data ai grandi poeti e scrittori, a quegli spiriti eletti che Wagner oggi il culmine della popolarità presso il pubblico borghese,
credeva di poter definire in tono quasi compassionevole « poeti parlo della sua arte come gusto, come stile, come visione del
da letteratura ››.». Il mio amore per lui era un amore senza la mondo. Non ci si lasci ingannare dall'entusiasmo
dall’entusiasmo rumoroso
fede e, d'altronde,
d ’altronde, mi è sempre sembrato pedantesco il non dei giovanotti che occupano i posti in piedi in fondo alla
poter amare senza credere. Era un rapporto scettico, pessimisti- platea. In verità, c'è
c’è oggi presso i giovani migliori uno svilup-
svilup­
co, chiaroveggente, quasi antagonistico, peraltro appassionato ed pato senso critico nei confronti di Wagner, una forte diffidenza
incredibilmente eccitante. Mirabili ore di profonda felicità istintiva, magari inespressa, sí, si, diciamolo pure, c'è
c’è molta in-in­
solitaria pur tra le folle dei teatri, ore piene di brividi e fugaci differenza. E come potrebbe essere altrimenti? Wagner è l'Otto-l’Otto­
rapimenti, piene di voluttà dei nervi e dell'intelletto,
dell’intelletto, illumi-
illumi­ cento per eccellenza, è l'artista
l’artista tedesco rappresentativo di
nate da comprensioni commoventi e grandiose, quali solo quest'epoca, la quale sopravviverà nella memoria degli uomini
quest’epoca,
quest'arte insuperabile sa concedere.
quest’arte forse come grande, certamente come infelice. Ma se penso al
Tuttavia oggi non credo piú, piu, se pur mai vi ho creduto, che capolavoro del ventesimo secolo mi viene subito in mente
il vertice di un'opera
un’opera d'arte
d ’arte consista nella insuperabile ric- ric­ che cosa lo distingue dall’opera
dall'opera wagneriana
Wagneriana in modo essen-
essen­
chezza dei suoi mezzi espressivi. E ritengo di poter affermare ziale e credo vantaggioso un qualcosa di eccezionalmente logi­ logi-
che la stella di Wagner nel cielo dello spirito tedesco stia co, formalmente compiuto e nitido, qualcosa di vigoroso e
per calare. gioioso ad un tempo, cui è sottesa una non minore tensione
Non parlo delle sue teorie estetiche, della sua poetica. Se della volontà, ma di una spiritualità piu piú fredda e forse piú piu
quest'ultima non fosse qualcosa di assolutamente secondario,
quest’ultima sana, qualcosa che non cerca la sua grandezza nel colossale-

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barocco e non cerca la sua bellezza nel rapimento estatico l Richard Wagner
W agner e L'Anello
L ’Anello del Nibelungo *
_ una nuova classicità, a me sembra, dovrà emergere.

Ma ancora e sempre, basta che inatteso un suono, una frase
wagneriana familiare mi colpiscano l'orecchio,
Wagneriana Porecchio, ecco che io
subito spaurisco di gioia, una specie di nostalgia della patria
e della giovinezza mi investe e ancora una volta, come un
tempo, il mio spirito soggiace a quell’incantatore
quell'incantatore saggio e
ingegnoso, nostalgico e scaltro.

Signore e signori. Nella conferenza su Richard Wagner con


la quale io, sono passati ormai cinque anni, nell'aula nell’aula magna
dell'Università
dell’Università di Monaco presi congedo, senza saperlo né
presagirlo, dalla Germania, usai queste parole: « La passione
per l'opera
l’opera incantatrice di Wagner accompagna la mia vita da
quando io ne ebbi conoscenza e cominciai a conquistarla, compe- compe­
netrarla. Quel che le debbo di godimento e d'insegnamento
d ’insegnamento non
lo
10 potrò mai dimenticare, né obliare le ore di profonda felicità
solitaria pur tra le folle dei teatri, ore piene di brividi e
voluttà dei nervi e dell'intelletto,
dell’intelletto, illuminate da comprensioni
commoventi e grandiose quali solo quest'arte
quest’arte sa concedere ››. ». In
esse parla un'ammirazione
un’ammirazione che nessuno scetticismo, nessun
abuso ostile, a cui pure il grande soggetto può offrire facile
il
11 destro, hanno potuto minimamente danneggiare e neppure
sfiorare.
sfiorare. Ed è una fortuna. L'ammirazione
L’ammirazione è infatti la cosa
migliore che abbiamo; anzi se mi si chiedesse quale sentimento,
quale dei rapporti affettivi che ci legano ai fenomeni dell'arte dell’arte
e della vita, io ritenga piúpiu bello, piúpiu felice, piupiú atto a farci
progredire, piú
piu indispensabile, senza esitanza risponderei: l'am- l’am­
mirazione. E come potrebbe essere altrimenti? Che cosa sa- sa­
rebbe non solo l’uomo,
l'uomo, ma anche l'artista,
l’artista, senza l’ammira­
l'ammira-
zione, senza Pentusiasmo?
l ’entusiasmo? Se non fosse pervaso da qualche
cosa a cui s'abbandona,
s’abbandona, qualche cosa che non è lui stesso, che
è troppo grande per essere lui; ma che egli pur sente altamente
* Richard Wagner und Der Ring des Nibelungen. Conferenza tenuta
a Zurigo nell'Aula
nell’Aula Magna dell'Università
dell’Università il 16 novembre 1937 (quando
il teatro della città preannunciava Pesecuzione
l’esecuzione della Tetralogia), pubbli­
pubbli-
cata in «M
« Mass
ass und W Wort ››, I1 (1938), fasc.
ort», fase. 3, Zürich, e raccolta in Adel
Ães
des Geistes, Bermann-Fischer, Stockholm 1945. Versione italiana di B.
rzem.
Arzeni.

6o
6o 61
consona e affine e a cui desidera con passione di avvicinarsi l'espressione
l’espressione di ciò che ha accolto con tanta abbondanza.
per poterne fare una conquista consapevole del suo spirito, e L'essenza
L’essenza del genio è la forza: forza d'amore
d ’amore e di vita, forza
cosi interamente sua? Ammirazione è la sorgente dell'amore, dell’amore, d'appropriarsi
d ’appropriarsi ciò che gli è necessario ed affine, forza dunque
è già amore: e amore non sarebbe amore profondo, non sa- sa­ ricettiva, che nel momento della sua maggior pienezza deve
rebbe passione, non sarebbe soprattutto spirito se non cono­ cono- diventare necessariamente feconda.
scesse anche il dubbio e il dolore. L'ammirazione
L’ammirazione è nello stesso Ripetiamo: il contenuto di verità obiettiva racchiuso in
tempo umile ed orgogliosa, orgogliosa di sé. Conosce la gelo- gelo­ questa confessione è indiscutibile. Dire che il dono dell'ammi-
dell’ammi­
sia, conosce quella domanda giovanilmente provocante: «<< Che razione, la facoltà di amare e d'imparare,
d ’imparare, la forza per cui il
cosa ne sapete voi? ». ››. È la cosa piú
piu pura e feconda. Sollevan-
Sollevan­ nostro spirito s’impossessa
s'impossessa di certi elementi e li assimila e tra­ tra-
do a lei il nostro sguardo ci sentiamo spinti all'emulazione
all’emulazione e sforma ai fini di meglio educarsi, è alla base di ogni grande
alla gara. Essa insegna a porre l'esigenzal’esigenza piú
piu alta ed è lo dono di natura, è dir cosa non meno bella e generosa che vera.
stimolo piúpiu fortemente e severamente educativo, perché vuole E a noi, che ci siamo qui ritrovati per ammirare una grande
che anche noi portiamo il nostro contributo spirituale. L”am- L’am­ opera, per prepararci in spirito alla sua ricomparsa solenne,
mirazione è la radice di ogni talento: dove essa manca, dove ben conviene di cominciare con un omaggio convinto all'am- all’am­
muore, nulla piu l’impoverimento, il deserto.
piú germoglia, là è l'impoverimento, mirazione.
Con questa mia professione di fede nell'ammirazione
nell’ammirazione come Un grande ammiratore _ — e non solo nella classica età del- del­
forza produttiva non sono altro, signore e signori, che uno l'entusiasmo,
l’entusiasmo, nella giovinezza, ma anche, secondo la sua potente
scolaro di quell'artista
quell’artista straordinario del quale una volta parlai vitalità, fin nella tarda vecchiaia, fino
fino alla fine
fine della vita _ — fu
a Monaco e di cui oggi riparlo. Nella famosa Comunicazione il creatore di questa opera. Ci è stato tramandato come nel- nel­
ai miei amici Wagner ha ricondotto la facoltà artistica addirit- addirit­ l'ultimo
l’ultimo periodo della sua vita, a palazzo Vendramin, a
tura alla capacità di ammirare o, come egli si esprime, alla « for- for­ Venezia, e del resto anche prima, a Bayreuth, egli fosse solito,
za della facoltà ricettiva ››.». <<« Il primo moto volontario verso come trattenimento serale, di leggere o di suonare alla fami- fami­
l’arte
l'arte —_ egli dice _— non è altro che la soddisfazione dell'istinto
dell’istinto glia e agli amici ogni specie di poesie e di brani musicali:
involontario di imitare ciò che ci ha fortemente impressionato ››. ». Shakespeare, Calderón e Lope, poesie indiane e nordiche, Bach,
Parole estremamente significative: prima di tutto per la per- per­ Mozart e Beethoven, commentando, discutendo, elogiando,
sona che le pronuncia e per il suo genio, radicati ambedue in con definizioni caratteristiche, precise ed entusiastiche. È
un mondo teatrale, imitativo; ma anche, nello stesso tempo, commovente sentirlo parlare « del delicato genio della luce e
per il molto valore di verità obiettiva che contengono. Egli dell'amore
dell’amore », ›>, di Mozart, che egli senza dubbio ammirò sempre
dice che quel che determina il carattere artistico; diversissimo profondamente, ma che forse soltanto allora, nella contempla- contempla­
dal carattere politico che riferisce il mondo esteriore solo a tiva vecchiezza, compiuta e messa ormai al sicuro l'opera l’opera sua
sé e al proprio utile, non però mai sé a se stesso, è l’abban­ l'abban- tanto meno celeste, tanto piú piu pesante e piú
piu carica, era in grado
donarsi senza riserve alle impressioni che colpiscono simpatica-
simpatica­ di ammirare con aperto e puro abbandono. E invero sembra
mente i propri organi ricettivi; impressioni della vita e soprat- soprat­ l’ammirazione per opere di bellezza create da altri, ben
che Pammirazione
dell’arte. La potenza di queste si misura appunto dalla
tutto dell'arte. lungi dall'essere
dall’essere un privilegio degli anni dell'attività
dell’attività e della
forza del potere ricettivo dell'artista,
dell’artista, che deve saturarsene fino lotta, forse solo nella vecchiaia liberamente e senza impacci si
all’entusiasmo per trasformarle poi in un impulso espressivo.
all'entusiasmo manifesti, quando, finita l'operal’opera nostra, non abbiamo piú piu
dall’intensità di quella satu­
La forza artistica è condizionata dall'intensità satu- bisogno di riferirci, per specchio e confronto, all'opera
all’opera altrui.
razione, di quell'entusiasmo.
quell’entusiasmo. « È bello _ — dice Kant _ — ciò che piace senza interesse ››. ». Ora
Esso non è altro che il bisogno di liberarsi per mezzo del- forse soltanto colui al quale fu dato di creare il bello è anche

62 63

6
in grado di ammirare compiutamente il bello creato da altri. ormai ha avverato pienamente se stesso e può senza tema
La sua lode non ha allora piu un’adulazione,
piú bisogno di essere un'adulazione, aprirsi all'influsso
all’influsso dell'altrui
dell’altrui genio, quelle supreme confi- confi­
una conferma, una difesa di se stesso. Il vecchio maestro am- am­ gurazioni artistiche del mondo e degli uomini, attuate col solo
mira Mendelssohn, lo chiama esempio di un senso artistico fine, mezzo della parola, che egli certo ora vede ben alte sopra
riflessivo,
riflessivo, pieno di misura. Parole di lode che non potrebbero di sé, come già Goethe dichiarava di averle vedute sull’oriz­ sull'oriz-
certo convenire a lui stesso. È un'ammirazione
un’ammirazione obiettiva, zonte della sua vita.
scevra d’egoismo.
d'egoismo. Beethoven gli apparve sempre la piú piu alta E Goethe stesso? Anche lui troviamo in queste serate vene­ vene-
manifestazione del genio. «Non « Non si può parlare di lui _ — dice ziane, anche con lui s'incontra,
s’incontra, e in un terreno molto caratte-
caratte­
ancora da vecchio — _ senza cadere nel tono dell’estasi ». Ma
dell'estasi ››. ristico, la gioia ammirativa del vecchio maestro. È la classica
dopo aver sentito la Sonata per lo Hammerklavier,
Hammer/elavier, incantato notte di Valpurga, nella seconda parte del Faust, Taust, che il grande
dalla purezza di quei suoni in cui, come la luce nello spettro, creatore di miti legge di preferenza in quella cerchia ristretta
l’essere
l'essere si manifesta, prorompe in queste strane parole: « Cose e sulla quale si effonde in parole di stupita simpatia. <<« Questo
come queste sono pensabili solo per il pianoforte... Semplice- è certo quanto di piu piú originale e artisticamente perfetto _ — so- so­
mente assurdo suonarle dinanzi alla folla ». ››. E questo dice il leva dire _ — Goethe abbia creato. Una rievocazione singola- singola­
grande dominatore del palcoscenico, colui che sapeva trascinar rissima dell'antichità,
dell’antichità, fatta nella forma piu piú libera, animata da
l’eroe dell’orchestra
le masse, l'eroe nell’alta
dell'orchestra che sempre si appellò, nell'alta un magistrale umorismo, vivacemente e genialmente intuita,
maniera a lui propria, alla folla e della folla abbisognò per attua­ attua- espressa nella lingua della piu piú fine
fine cultura artistica ››.
». E sem­sem-
re la sua missione! Quel che egli dice sulla sonata per piano- piano­ pre esclama trattarsi di una manifestazione incomparabile. Fa
forte non è forse il vero generoso riconoscimento di una inti­ inti- piacere veder Wagner in privato _ — nei suoi scritti per quel
mità, di una sdegnosa solitarietà dell'anima,
dell’anima, di cui non si sente ch'io
ch’io sappia ciò non avviene mai _ — inchinarsi davanti a Goethe.
l’amorosa e, sí,
capace, l'amorosa si, anche gelosa difesa di un grado di vita È un ben notevole avvenimento il contatto di queste due sfere
spirituale con cui sa di non potersi misurare? Non è questa pur cosi
così opposte, cosi polarmente lontane fra loro! Vedere
un’ammirazione del tutto disinteressata?
un”ammirazione d'un
d ’un tratto davanti a noi, amichevolmente vicine, due manife- manife­
Vicino a Beethoven egli non sa porre altro che Shakespeare: stazioni cosi contraddittorie e potenti di un’unica
un'unica e molteplice
accanto alla piúpiu alta idealità il realismo piú piu alto, lo specchio germanicità è un'esperienza
un’esperienza che insieme rinfranca e ristora.
terribile della vita. Legge ai suoi i drammi dei re, 1'/lmleto,
VAmleto, il La forma musicale nordica e la forma plastica, mediterranea;
Macbeth, e spesso ll'autore
’autore del Tristano deve interrompersi: l'una
luna moralisticamente dottrinaria e grave di nubi, l'altra l’altra lu-
lu­
lacrime di rapimento artistico inumidiscono i suoi occhi. « Che minosamente serena, l'una l ’una di una primitività etnica e leggenda-
leggenda­
quest’uomo! »›› egli esclama. «« Che cosa egli
cosa ha veduto quest'uomo! ria, l'altra
l’altra europea. Da un lato la Germania come l'espressio-
l’espressio­
ha veduto! Resta incomparabile! Si può intenderlo solo come ne piú
piu alta di una interiorità fantastica, dall'altro
dall’altro la Germa-
Germa­
un miracolo! ››. ». Ma come? Il dramma di parole, ««la la poesia nia come spirito e civile costumatezza. Wagner e Goethe:
», come talora prima l'aveva
letteraria ›>, l’aveva chiamata con accento noi siamo loro; ed essi sono noi: la Germania. I loro nomi
di disprezzo, ha creato dunque d'un d ’un tratto il miracolo, l'in- l’in­ sono i piúpiu alti per definire le due anime che albergano nel
comparabile? Che ne è del messaggio che egli aveva annun- annun­ nostro petto, anime che vorrebbero dividersi, ma il cui contra- contra­
ciato come un nuovo vangelo, del dramma che doveva racco- racco­ sto dobbiamo sempre di nuovo riconoscere eternamente fe- fe­
gliere tutte le altre arti e che nell'avvenire
nell’avvenire sarebbe stato l'unica
l’unica condo, vitale sorgente d'interiore
d ’interiore ricchezza. Ed è questa du­ du-
dell’arte? Quella era dialettica di polemista,
manifestazione dell'arte? plicità dell’anima
dell'anima tedesca, questo dissidio, sempre in atto nel- nel­
appassionata e indispensabile propaganda di sé. Resti pur l'intimo
l’intimo dei piúpiu nobili spiriti di nostra gente, che qui, nell'ammi-
nell’ammi­
relegata nelle pagine dei libri! A voce egli onora, egli che razione disinteressata del vecchio Wagner per la fantasmagoria

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greca di Goethe, vediamo con profondo piacere per un mo- mo­ a imprimerle una serietà veramente tedesca. Questo cammino,
mento placato e risolto. questo sviluppo son sempre degni di nuovo studio e rimarranno
Non è naturalmente un caso che proprio il mito abbia offerto sempre altamente memorabili nella storia del teatro e dell’arte.
dell”arte.
il terreno adatto per questo incontro. Il vecchio creatore inter­ inter- Ma anche l'interesse
l’interesse umano per questo procedimento è grande
L ’Olandese volante aveva dichiarato
prete di miti, che già dopo L'Olandese perché ai motivi e agli impulsi estetici e artistici altri se ne
d ’ora innanzi raccontare fiabe soltanto, è incantato di
di voler d`ora congiungono: motivi complessi, che riguardano il costume,
incontrare il suo rivale, figlio di un'alta
un’alta cultura cittadina, sul l'etica,
l’etica, la società, l’arte,
l'arte, la morale e sono questi appunto a
primitivo terreno del mito. Quel terreno è ben suo ed egli dargli tutta la pienezza del suo pathos. Si tratta di un processo
non si stanca di rallegrarsi e di ammirare la grazia leggera, catartico, di purificazione, elevazione, spiritualizzamento, che
intelligente, sovrana, con cui l'altro
l’altro ivi procede e si muove. da un punto di vista umano è da computar tanto piú piu alto quanto
Che differenza invero tra il modo di trattare il mito nell'unonell’uno piú
piu passionale; sconvolta da impulsi oscuri e violentemente
nell’altro! E ciò prescindendo dalla diversità delle sfere mi­
e nell'altro! mi- bramosi del successo, della potenza, del piacere, era la natura
tiche, dal fatto cioè che Goethe non popolò il suo teatro spiri- spiri­ che se lo impose e nella quale si compi. compì.
tuale di mostri, giganti, nani, ma di sfingi, grifoni, ninfe, sirene, È noto come dapprima l'impeto l’impeto di questa cosí
cosi ricca natura
psilli e marsi, cioè di mitiche figure tratte non dal primitivo dd”artista,
’artista, ricca fino alla perigliosità, si gettò sulla grande opera
mondo germanico ma europeo, mondo che certamente agli oc- oc­ storica e in essa nella forma tradizionale, diletta al pubblico,
chi di \Vagner
Wagner non appariva nella sua intima essenza abba- abba­ ottenne col Rienzi un successo che avrebbe indotto ogni altro
stanza tedesco per poter essere musicato. Ma pur altre differen-
differen­ a proseguire per lo stesso facile cammino. Ma Wagner ne fu
ze ci sono: quale antagonismo nell'atteggiamento
nell’atteggiamento e nella men-
men­ impedito dalla profondità stessa della sua coscienza spirituale,
talità artistica dei due! Grandezza indubitabile, grandezza nel- nel­ dalla sua capacità di sentire il disgusto, dalla sua ripugnanza
l'uno
l’uno e nell'altro.
nell’altro. «Figure
« Figure grandi, grandi le memorie ››!»! Ma la istintiva e non ancora cosciente contro quella funzione di piatto
grandiosità della visione goethiana è priva di ogni accento e lussurioso divertimento che il teatro musicale aveva fin fin allora
patetico e tragico. Non celebra il mito, ma scherza con esso; esaurito in mezzo alla società borghese. Ma è soprattutto il
lo tratta con una familiarità bonaria e scherzosa, lo domina concetto troppo religioso, troppo tedesco, tedesco nell’alto nell'alto e
fin nei piú
piu minuti e remoti particolari, e le sue parole serene e antico senso della parola, che egli ha della musica, a fargli
spiritose ce lo mettono davanti agli occhi con una precisione sentire come ll'intima
’intima natura di questa venga tradita dalla
che certo contiene piu piú elementi comici, perfino di delicata pa- pa­ grande opera. Gli sembra, a dirla con semplici parole, che la
rodia, che sublimi. È un divertimento mitico, come meglio si musica sia sprecata se debba servire solo come ornamento
addice al carattere di quella operistica rivista del mondo che sonoro di uno spettacolo pomposamente borghese. E per
è la poesia del Faust. Non ci può esser nulla di meno Wagneria-
wagneria­ questo cerca di unirla con forme drammatiche piu piú convenienti
no del modo ironico con cui Goethe evoca il mito e senza e piu
piú pure. Nell'Olandese
Nell’Olandese volante, nel Tannhiiuser,
Tannhäuser, nel Lohen-
Lohen­
dubbio quando Wagner sarà stato piú piu giovane, tutto ancor grin lo vediamo con fortuna sempre maggiore alla ricerca di
legato alla sua opera, non vi avrà scoperto che poco o niente queste forme piú piu degne. Il suo approfondirsi produttivo nel
di interessante. mondo romantico-leggendario va di pari passo con la conquista
Il personale cammino che Wagner segui verso il mito ci dice di elementi puramente umani. Egli trova che questi ancor piu piú
come egli sviluppandosi fuor dell'opera
dell’opera tradizionale si affermò di quelli storico-politici hanno la loro vera patria nella musica.
rivoluzionario e scopritore di una specie nuova di dramma. Ma questo rivolgersi al passato significa anche il distacco dal
Dramma nato dalla musica e dal mito, atto ad elevare straordi-
straordi­ mondo borghese di una corrotta cultura e di una falsa spiritua­ spiritua-
nariamente il livello spirituale e la dignità artistica dell”opera
dell’opera e lità, dominato dal denaro, dalla sterile adulazione, dall'annoiata
dall’annoiata

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piattitudine di una vita senz'anima,
senz’anima, per far ritorno al popolo classi. Le opposizioni e lo sdegno che egli suscitò, non tanto
come forza etnica e razziale. Il popolo infatti gli appare sempre si volsero contro la sua rivoluzione della forma, contro il
piu come l'elemento
di piú l’elemento redentore e purificatore a cui, social- social­ suo romper con le regole di un genere artistico da cui s'era s’era
l’avvenire.
mente e artisticamente, appartiene l'avvenire. apertamente staccato, quanto contro il suo ripudio di una ben
Wagner ha vissuto la cultura moderna, la cultura della diversa tradizione. Il tedesco cresciuto alla scuola di Goethe,
società borghese, attraverso le forme da essa assunte nel melo- melo­ che sapeva a memoria il suo Faust, elevò una protesta di
dramma. La posizione dell'arte,
dell’arte, o almeno di ciò che artistica-
artistica­ rabbia sprezzante, meritevole tuttavia di rispetto perché la
mente doveva rappresentarla nel mondo moderno, gli divenne cultura a cui egli si sentiva legato era pur sempre quella
il criterio per giudicare il generale valore della cultura bor- bor­ dell'umanesimo
dell’umanesimo e del classicismo tedeschi. Ma da essa appunto
ghese. Nessuna meraviglia che l'odiasse
l’odiasse e sprezzasse. Egli vedeva Wagner mirava a liberarsi. Il borghese tedesco, umanistica- umanistica­
l’arte trasformata in un mezzo festaiolo e voluttuario, l'artista
l'arte l’artista mente colto, rise di Wagalaweia e di tutte quelle allitterazioni,
superficialità e il pigro
abbassato a schiavo del denaro e la superficialità come di una barbara bizzarria. Se allora fosse già esistita la pa- pa­
andazzo quotidiano sostituirsi alla sacra serietà e alla religiosa rola, avrebbe chiamato Wagner un bolscevico della cultura,
consacrazione della bellezza. Vedeva con dispetto uno sperpero e non senza ragione. Il successo straordinario, diremmo pla­ pla-
di mezzi straordinari, e non per attuare quel grande ideale che netario, che piúpiu tardi tuttavia il mondo borghese, la borghesia
aveva in mente, bensi
bensì per raggiungere la cosa che egli come internazionale, prepararono a quest'artequest’arte in grazia delle sue
artista sopra ogni altra disprezzava: l'effetto.
l’effetto. Non vedendo in- in­ attrattive sensuali, nervose, intellettuali, è un tragicomico pa- pa­
torno a sé nessuno soffrire di quelle cose per cui egli tanto si radosso. Ma non perciò dobbiamo dimenticare che questa arte
affliggeva, ne inferi l’indegnità
l'indegnità delle condizioni politiche e sociali è stata pensata per tutt'altro
tu tt’altro pubblico e che, da un punto di vista
che quella cultura avevano prodotto e con la quale erano con- con­ sociale e morale, tende molto piu piú lontano e ben al di là di
giunte; e la necessità, quindi, di un rivolgimento rivoluzionario. una società borghese-capitalista. È un'arte un’arte che si rivolge a
Cosi Wagner divenne rivoluzionario. Lo divenne come ar- ar­ un mondo umano affratellato, libero dall'illusione
dall’illusione della po-po­
tista, perché dal cambiamento di tutte le cose si riprometteva tenza, dal dominio dell'oro,
dell’oro, i cui fondamenti sono la giustizia
piu felici per l'arte,
condizioni piú l’arte, per la sua arte, per il dramma e l’amore.
l'amore.
musicale con carattere mitico popolare. Egli stesso ha sempre Il mito è per Wagner il linguaggio del popolo ancora poeti- poeti­
negato di essere propriamente un uomo politico e non ha camente creatore; perciò egli l”ama l ’ama e come artista vi si abban­
abban-
fatto mai nessun mistero della sua repugnanza per tutti gli dona completamente. Il mito significa per lui semplicità, estra- estra­
intrighi dei partiti. Se egli acconsenti, partecipandovi, alla ri- ri­ neità alla cultura, sublimità, purezza, in una parola: ciò che
voluzione del 1848, ciò avvenne per una generale simpatia egli chiama il « solamente e unicamente umano ››» e che, nello
rivoluzionaria e non per i fini fini concreti di quella rivoluzione stesso tempo, è anche l’unicamente
l'unicamente musicale. Mito e musica:
che i suoi sogni e le sue aspirazioni di tanto superavano, ecco il dramma, ecco l'artel ’arte stessa, perché solo ciò che è asso­ asso-
quanto erano superiori alla stessa età borghese. Bisogna ren- ren­ lutamente umano gli sembra capace della vita dell'arte. dell’arte. Quan-
Quan­
dersi ben chiaro che un’opera L ’Anello del Nibelungo,
un'opera come L'/lnello to poco convengano all'arte,
all’arte, o a quel che egli intende per tale,
concepita dopo il Lohengrin, è, in fondo, indirizzata e scritta tutti gli elementi storicamente formali e relativi _ contrap-
— contrap­
contro la cultura e l’educazione
l'educazione borghese quali avevano domi- domi­ posti all”originaria
all’originaria purezza di ciò che è eternamente umano _ —
nato dal Rinascimento in poi. Con questa opera Wagner, egli comprende piú piu che mai quando deve scegliere fra due
seguendo gli impulsi della sua natura, in cui antichità primor- primor­ soggetti, che già durante la composizione del Lohengrin si
diale ed avvenire si mescolano, volge lo sguardo a un mondo erano impadroniti della sua fantasia: Federico Barbarossa e la
che in realtà non esiste, etnicamente fuso, senza differenza di Morte di Sigfrido. Una grande, lunga lotta, intramezzata da

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molte elucubrazioni teoriche, precede questa scelta. Come alla alle origini, fino
fino al fondo pretedesco, scandinavo e primordial­ primordial-
fine
fine il mito dell'eroe
dell’eroe primitivo riuscisse a vincere sulla storia mente germanico del mito, fino fino all'Edda:
all ’Edda: là solo era la sacra
dell’imperatore ci è raccontato dallo stesso Wagner in quella
dell'imperatore profondità del passato, l'unica l’unica rispondente al suo ideale del- del­
grandiosa Comunicazione ai miei amici che egli scrisse piú piu l'avvenire. Egli non sapeva ancora che anche nell'interno
l’avvenire. nell’interno della
tardi in Svizzera. È questa una delle piu infor­
piú ricche fonti di infor- sua opera non gli sarebbe stato possibile arrestarsi ad un
mazioni sulla vita del grande artista e lo dobbiamo al suo gioio- gioio­ principio gravato in qualche modo di realtà storica e che non
so bisogno di confessarsi. Egli spiega come il soggetto del avrebbe potuto cominciare, per cosí così dire, in media: médias res.
Barbarossa che lo attraeva perché appartenente all'antica
all’antica storia Non sapeva che in un modo stupendo sarebbe stato costretto a
tedesca, appunto per il suo carattere storico politico, si sa- sa­ risalire all”origine
all’origine dell'origine,
dell’origine, al fondo primordiale delle cose,
rebbe potuto trattar solo nella forma di un dramma parlato, alla cellula iniziale, al preludio del preludio; che suo compito
rinunciando del tutto alla musica. Ma proprio della musica sarebbe stato di comporre una cosmogonia musicale, un cosmo
egli, per completare e attuare pienamente la sua poesia, aveva mitico fornito di una vita organica, ricca di profondo pen- pen­
bisogno. Al tempo del Rienzi, quando era ancora un composi- composi­ siero: il poema visivo e sonoro del principio e della fine fine del
tore di opere, avrebbe potuto pensare a mettere in musica mondo. Ma una cosa fin fin dd'allora
’allora sapeva: con questo suo insa- insa­
un dramma come quello di Federico; ma ora egli non era piú piu ziabile risalire alle sorgenti, alla primitiva e suprema profon- profon­
un compositore di melodrammi, non poteva regredire a quello dità, aveva trovato anche l’uomo l'uomo e l’eroe,
l'eroe, mèta di tutte le
stadio della sua attività artistica né tanto meno augurarselo. sue aspirazioni, l'eroe
l ’eroe che egli, come Brunilde, aveva amato
Con assoluto candore aveva sempre posto sullo stesso piano ancor prima che fosse venuto al mondo, il suo .tuo Sigfrido, una fi­fi-
l'arte
l’arte sua e il suo destino personale d'artista.
d ’artista. Era convinto che gura che esaltava e soddisfaceva del pari la sua passione per il
l'opera
l’opera come il dramma parlato, una volta che egli li avesse passato e la sua gioia per il futuro, perché era senza tempo:
superati, sarebbero dovuti scomparire per sempre: l’avvenire l'avvenire « L'uomo
L’uomo _ — io cito le sue stesse parole -- — nella manifesta-
manifesta­
spettava al nuovo che egli recava con sé, cioè al teatro musicale zione sua piú piu naturale, ricca di tutti i doni dei sensi, piena e
mitico. Ma per questo teatro si prestava soltanto l'elementol’elemento serena; lo spirito vírilmente
virilmente incarnato di quella forza involon- involon­
solamente e unicamente umano, fuori della storia, liberato da taria che, unica, perenne, genera e crea: l’esecutore l'esecutore di vere
ogni convenzione. E come fu lieto Wagner quando nello azioni nella pienezza della forza piú piu alta e spontanea e della
studiar sempre meglio la saga di Sigfrido, ché per questa piú schietta inequivocabile amabilità ».
piu ››. Questa mitica figura figura
s'era alfine
s’era alfine deciso, poté
potè sempre piúpiu liberare il soggetto da di luce dunque, l'uomol ’uomo non condizionato e non ristretto da
tutte le scorie storiche e, spogliandolo via via, strato dopo alcuna realtà storica, senza schermi né difese, che su se stesso si
strato, dei travestimenti posteriori, ricondurlo alla sorgente don- don­ fonda, che di se stesso vive, in una raggiante libertà; l'eroe l’eroe
de era prima sgorgato nella sua forma umana piu piú pura: all”ani-
all’ani­ innocente e senza paura, che adempie il destino e, col sublime
ma del popolo che ne era stato il poeta. Questo singolare rivo- rivo­ evento della sua morte a cui tutta la natura partecipa, fa sì sí
luzionario era ugualmente radicale e per il passato e per le che le vecchie potenze fin fin allora dominatrici nel mondo, logore
cose del futuro! La saga non poteva accontentarlo: doveva alfine,
alfine, calino nel crepuscolo e si spengano; l'eroe, l’eroe, che redime il
risalire piú
piu addietro, al mito primitivo. Il poema dei Nibe- Nibe­ mondo elevandolo a un nuovo grado di conoscenza e di mo- mo­
lunghi nella sua forma medievale era già una cosa moderna: ralità: questo fu scelto da Wagner a protagonista di quel
deformazione, specchio di costumi, storia. Per una rielabora- rielabora­ dramma scritto per la musica che egli intitolò La morte di
zione artistica cosi
cosí come egli l'intendeva
l’intendeva mancavano ad esso Sigfrido. I versi in cui ne buttò giù l’abbozzo l'abbozzo non sono piú più
i due requisiti fondamentali: la musicalità e il carattere primi- primi­ modernamente rimati, ma allitterati, sull'esempio sull’esempio dell'antico
dell’antico
tivamente popolare. Egli doveva risalire alla scaturigine prima, testo nordico a cui egli si ispira.

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Ma quest'opera
quest’opera egli non doveva condurre a termine in tire come egli dica ciò apertamente, nella sua tragica felicità
patria. Implicato nei moti di Dresda del 1848, Wagner diventò pagata a cosí
così alto prezzo; è bello, perché è la pura verità.
da un giorno all'altro
all’altro un esule politico e costretto a vivere in Nessuna definizione
definizione si confà meglio a queste inaudite manifesta-
manifesta­
terra straniera. Terra straniera in tedesco significa, significa, secondo zioni dell'arte.
dell’arte. Nella storia della produzione artistica nessun”al-
nessun’al-
ll'etimologia
’etimologia della parola (Ausland-Elend),
(Auslanal-Elend), terra di miseria e tra opera, tolti certi capolavori architettonici, in ogni caso un
di pena. Ma terra straniera, cruccio e pena del suo cuore, non paio di cattedrali gotiche, potrebbe meritar meglio tal nome:
fu ll'estero,
’estero, non fu la Svizzera dove presto trovò amici quali col quale del resto non si vuol indicare cosa assolutamente
ancora non aveva trovati in patria, non la repubblica alla cui perfetta. Non saremmo, per esempio, tentati a definir miraco- miraco­
ombra e protezione poté potè maturar fino
fino al Parsifal tutta la sua losi altri preziosi e indispensabili prodotti della cultura e
opera successiva, ma la Germania stessa. Egli soffri allora per il dell'anima
dell’anima come l'Amleto
VAmleto e VIfigenia
l'Ifigem`a o anche la Nona :info- sinfo­
fallimento della rivoluzione come piu piú tardi per le vittorie prus­
prus- nia. Ma la partitura del Tristano, specie per la sua vicinanza
siane sull'Austria
sull’Austria e per lo stabilirsi dell'egemonia
dell’egemonia prussiana psicologicamente quasi inconcepibile, quasi provocatoria, con
sulla Germania. Tutta l'evoluzione
l’evoluzione politica tedesca finofino al 1870 i Maestri Cantori;
Cantori; e queste due opere intese poi come un
_
— e chi sa se solo fino a quel termine! — _ si è svolta contro riposo, una pausa dopo la costruzione minuziosamente gigan­ gigan-
i suoi desideri, che dovevano dunque essere falsi. Ma adorare il tesca déPAnello
dell'Anello del Nibelungo: questo, sí, sì, è miracoloso! Esplo-
Esplo­
fatto compiuto non è certo, nei riguardi della storia, atteggia­ atteggia- sione piú
piu unica che rara di talento e di genio, opera nello stesso
mento molto coraggioso; e la storia non è poi qualche cosa tempo profondamente seria e affascinante, composta da un
di tanto imponente che si debbano compiangere in particolar mago pieno di sentimento ed ebbro della sua accortezza e della
modo i piccoli popoli privi della possibilità o con ben poca sua sapienza.
possibilità di partecipare ad essa; o che s'abbia s’abbia a tributar Aver offerto sicuro asilo e ospitalità per così cosí lungo tempo a
meno onore ai desideri che alcuni grandi uomini vagheggia- vagheggia­ un uomo straordinario rimarrà per la Svizzera evento sempre
rono, e che essa storia disperse. Chi sa, forse migliore sarebbe memorabile. E una rappresentazione dell'intero
dell’intero ciclo dell'Anello
dell’Anello
oggi la situazione della Germania e dell'Europa,
dell’Europa, se la storia te-te­ del Nibelungo quale la città di Zurigo si propone di offrire
desca si fosse sviluppata secondo i desideri di Wagner, cioè porge un'occasione
un’occasione viva per rievocare i rapporti, che nessun
nel senso della libertà. Quando questi desideri, che erano del altro luogo può vantare uguali, tra questa città e quell'opera.
quell’opera.
resto condivisi da altri grandi tedeschi, definitivamente
definitivamente naufra-
naufra­ Se è un caso, è certo ben significativo e merita ogni lode.
garono, il poeta della Morte di Sigfrido si vide costretto ad Sí,
Sì, perché è giusto e conveniente che proprio quest'audace quest’audace
abbandonare la patria e a rifugiarsi in Svizzera. opera dello spirito tedesco, opera che doveva conquistare il
Ma non perciò lo compiangeremo. In nessun luogo, nem- nem­ mondo, sia nata nella libera e tollerante atmosfera di questa
meno in patria, la sua opera avrebbe potuto svilupparsi con città cosmopolita non per grandezza, ma per situazione e
tanto rigoglio come qui, e non mancano documenti che ci missione, che sempre accolse benevolmente, e speriamo sia
dimostrano come egli ne fosse consapevolmente grato. <<« La- La­ cosí per il futuro, tutte le piu
anche così piú ardite manifestazioni di
sciatemi lavorare tranquillamente alla mia opera ›>, », scrive nel-
nel­ avanguardia. Wagner visse qui verso la metà del secolo scorso,
l”autunno del 18
l’autunno 59 a Otto Wesendonk. «Lasciatemi
1859 « Lasciatemi crear le periodo che vide elaborarsi la poesia e attuarsi la musica di
mie opere colà dove prima ne ricevetti ll'ispirazione,
’ispirazione, in questa gran parte della sua opera. Qui «nella « nella sala inferiore della
magnifica
magnifica e tranquilla terra svizzera, con lo sguardo rivolto dépendance dell’Hotel
dell'Hotel Baur ››» ebbe luogo in quattro sere conti-
conti­
alle sublimi montagne che ll'oro ’oro del sole incorona. Sono opere nuate, dal 16 al 19 febbraio 18 53, dinanzi a un pubblico dd'in-
1853, ’in­
miracolose e in nessun altro luogo (altrimenti) me ne sarebbe vitati, la prima lettura dei drammi. Di qui son datate innu­ innu-
potuta venire l°ispirazione
l’ispirazione ››.
». Opere miracolose: è bello sen- merevoli lettere che offrono notizia del progredire dell’opera:
dell'opera:

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le pause, gli entusiastici sforzi, le notizie programmatiche, cosí cosi ner non si era proposto di mettere in scena un’opera
un'opera che avesse
dense di calda vita. Come questa del marzo 1854, alla nipote a rappresentarsi in quattro sere e tale da suscitar lo stupore
Clara Brockhaus: <<« L'Oro del Reno, cominciato a novembre, è del mondo. Che egli invece avrebbe dovuto far cosí cosi venne a
già finito: ora lo sto istrumentando. In estate comporrò poi La saperlo, con una gioia sgomenta, ma anche orgogliosa, dall'opera
dall’opera
Valcbiria.
Valchiria. Nella primavera dell'anno
dell’anno prossimo comincerò Il II stessa. Aveva composto il Lobengrin,
Lohengrin, ora voleva comporre la
Giovane Sigfrido cosícosi che fra due anni in estate penso di aver Morte di Sigfrido. Ne aveva già scritto il testo poetico o per
finito anche la Morte di Sigfrido ››. ». S'ingannava.
S’ingannava. Quando e dove lo
10 meno una buona metà. Ora voleva metterlo in musica, ma la
Il Crepuscolo degli Dei venne poi terminato, si può leggere cosa non andava, ancora non andava. Non si poteva portar
nell'epigrafe
nell’epigrafe commemorativa posta sulla casa di Tribschen. l'opera cosi
l’opera cosí senz'altro
senz’altro sulla scena dinanzi al pubblico del suo
Il maestro dell'Anello
ÔÆAnello era un artista estremamente critico e sogno; era doveroso, prima di tutto, prepararlo. E come? Con
delicato che, come egli si esprime in un'altra un’altra lettera, poteva un altro dramma. Ma questo era pieno di dati riferentisi alla
provar piacere alla sua opera solo quando anche il minimo storia antecedente. Era in vero l'epilogo
l’epilogo di tutto un mito che
particolare (e la sua opera gigantesca è piena di “minimi “ minimi parti-
parti­ egli aveva dinanzi a sé e che bisognava raccontare mescolan- mescolan­
colari”) forse il frutto di una felice ispirazione. E le ispirazio-
colari”) ispirazio­ dolo all'opera
all’opera o ammettere come già noto. Il primo mezzo era
ni non si hanno tutti i giorni. Ma se ora Zurigo si rappre- rappre­ artisticamente scomodo, il secondo poneva esigenze culturali al- al­
senta davanti agli occhi la Tetralogia nel suo insieme, può lo spettatore. E Wagner odiava le esigenze culturali. Non era
ben ripetere le parole del Duca nel Tasso di Goethe: « E posso uomo da porne. Quando si metteva ad un'opera, un’opera, tutto il
dirla, in certo senso, mia... ››.
». mondo cominciava con quella e nessuno aveva bisogno di
Da Zurigo, o meglio da Albisbrunn, dove aveva fatto una saper qualche cosa per capire. Forse presenti fin dall'inizio
dall’inizio che
gita, è anche datata la grande lettera del 20 novembre 1851 a proprio in un’opera
un”opera come quella il mondo doveva cominciare
Liszt, nella quale Wagner comunica e spiega per la prima dal principio, tuttavia non volle confessarselo. Per prima cosa
volta al suo grande protettore ed amico il piano dell’opera. dell°opera. cominciò col riconoscere che le troppe esigenze e premesse
« Questa mia ti faccia sapere — _ comincia egli solennemente _ — poste alla facoltà associativa dello spettatore contraddicevano
conformemente alla piú piu assoluta verità la storia del piano arti- arti­ 1il1 carattere di primitiva semplicità mitica con cui l'opera l’opera
stico a cui sto dedicandomi da vario tempo e quale piega esso si presentava alla sua mente. Comprese che prima avrebbe
abbia dovuto necessariamente assumere ››. ». Si fa quindi a raccon-
raccon­ dovuto scrivere II Il Giovane Sigfrido in cui gli antefatti venis­
venis-
tare questa storia straordinaria e per lui cosi cosí inattesa, cosi
cosí sor-
sor­ sero rappresentati in un modo diretto, con una semplicità che
prendente, cosí
cosi felice! Bisogna sentirla raccontare con le sue parlasse l’immediato
l'immediato linguaggio dei sensi. Scrisse la scena della
parole per capire quanto poco un artista sa, all'inizio, all’inizio, del-
del­ foresta e la trovò incantevole. Subito si mise a musicarla e
l'opera
l’opera sua; quanto male conosce l'ostinatezza dell'essere che
l’ostinatezza dell’essere ciò gli riuscì
riuscí con facilità. Ma all’improvviso
all'improvviso gli venne in mente
ha preso a trattare, quanto poco presagisce quel che ll”opera ’opera che doveva far pur qualche cosa per la sua salute e si recò
vuole, deve, appunto come opera sua, divenire e dinanzi alla in uno stabilimento termale. Ma questa era una gherminella,
quale abbastanza spesso egli si trova nello stato d'animo d ’animo che la malattia presa come scappatoia per sfuggire al lavoro! Aveva
si esprime nelle parole: «<< Questo io non l'ho l’ho voluto, ma infatti la piú
piu grande voglia e, nello stesso tempo, non la
ora lo debbo. Dio m'assista!
m’assista! ››.
». La livida ambizione dell’io dell'io vera voglia di lavorare. Qualche cosa senza dubbio non era
non sta all'inizio
all’inizio delle grandi opere, non alla loro origine. a posto. Non si trattava della sua salute, delicata, si, sí, ma alla
L'ambizione non è dell'artista,
L’ambizione dell’artista, ma dell'opera,
dell’opera, che vuol se quale non avrebbe certo allora pensato. Si trattava di ben
stessa piú
piu grande di quel che l'artista
l’artista credeva di poter spe- spe­ altro: della sua coscienza. Dovette confessare a se stesso
rare e di dover temere, e che gli impone la sua volontà. Wag- un'altra cosa: Il Giovane Sigfrido non bastava, non si poteva
un’altra

74 75
cominciare con esso. Troppe necessarie relazioni, troppi rap- rap­ sembra piúpiu attendibile di questa dichiarazione se si consideri
porti che, sviluppati ora nei due drammi, danno all'azione all’azione ciò che venne poi attuato nel corso di due decenni, un
e ai personaggi tutta la loro importanza e la loro efficacia, non non plus ultra di pensieri quasi impenetrabili, una soggiogante
venivano direttamente messi davanti agli occhi dello spettatore, ricchezza di significati. L'entusiasmo quest'opera suscita
L’entusiasmo che quest’opera
bensí
bensì lasciati alla ricostruzione della sua fantasia. Ma ciò non in noi, il senso di suprema magnificenza che spesso proviamo
rispondeva all'esigenza
all’esigenza dell'opera,
dell’opera, se pur a quelle dell'artista,
dell’artista, osservandola, possono paragonarsi con i sentimenti che ci
di una creatura in fondo esitante, che vorrebbe dir sempre: ispira la natura nelle sue piu piú eccelse manifestazioni: le vette
« Signore, allontanate da me questo calice ››. ». Ma questo era un delle Alpi, la luce della sera, il frangersi dei marosi. Dall'entu-
Dall’entu­
calice che doveva esser bevuto sino alla fine! fine! Era certo una siasmo nostro di spettatori possiamo immaginare quello di lui
buona idea pensare a ciò che una volta era accaduto e che quando la compose. Ma qual parte proprio di riflessione si me- me­
non veniva presentato sulla scena, idea che egli avrebbe saputo scoli nell'entusiasmo
nell’entusiasmo di chi l'opera
l’opera creò e di chi ammirando
certo sfruttare in maniera commovente e significativa. E tut­ tut- gode: se in questo caso si possano proprio nettamente dividere
tavia ciò che una volta era avvenuto doveva pur una volta riflessioni ed entusiasmo, riflessione e sentimento,
sentimento, son altre
esser presente! Bisognava soltanto ricordarsene, perché una questioni e per rispondere ad esse sarà bene, io penso, non
volta si era stati partecipi a quegli eventi, ed ora bastava che aflidarsi
affidarsi completamente alle affermazioni di Wagner, quando
la musica ne evocasse il ricordo. Siegmund, Sieglinde, la pena egli dice che per lui il sentimento è tutto e l'intelletto
l’intelletto nulla,
di Wotan e Brunilde che lo provoca altezzosa, mentre pur che la sua arte si rivolge solo al primo e che il secondo non v'ha v’ha
agisce secondo la sua vera volontà: tutto questo doveva venir parte alcuna. Spesso l’artista
l'artista s'inganna
s’inganna sul proprio conto e
rappresentato in una prima sera, qual che si fosse il tormento forse Wagner era piú piu vicino alla vera comprensione di sé
di un compito simile e quanti anni pur dovesse costare! Ora quando scriveva: « Non computiamo troppo bassamente la
bisognava scrivere La Valchiria,
Valchiria. Ma quando seppe questo, forza della riflessione;
riflessione; l'opera
l’opera dd'arte
’arte creata incoscientemente
seppe naturalmente che tre sere non sarebbero bastate, che appartiene a periodi remoti dal nostro. L'opera L’opera d'arte
d ’arte in pe-
pe­
logicamente doveva precedere una quarta, il primissimo pre­ pre- riodi di alta cultura non può essere altro che un'opera un’opera consa-
consa­
ludio, in cui fin
fin le ultime cose, cioè le prime, quelle dell'assoluto
dell’assoluto pevole ››.
». Queste parole son sue. E in vero nelle sue opere e
principio, sarebbero state rappresentate: il ratto dell'oro,
dell’oro, le specialmente nella Tetralogia, vicino a cose che portano in
imprecazioni di Alberico, l'imprecazione
l ’imprecazione contro l'amore,
l’amore, la fronte il sigillo delllispirazione
dell’ispirazione e della cieca e travolgente
maledizione dell'oro
dell’oro e il primo lampeggiare del pensiero della beatitudine dell'entusiasmo,
dell’entusiasmo, se ne incontrano molte altre troppo
spada nella testa di Wotan... Tutto ciò doveva essere posto e troppo sottilmente escogitate: allusioni, intromissioni, det- det­
visibilmente, sensibilmente, dinanzi agli occhi del popolo. In tate solo dal ragionamento. Vicino all'operaall’opera divina del gigante
principio era il Reno. si nota troppo l'opera
l’opera accorta e ponderata del nano, cosí cosi che
Cosi egli, il creatore tormentato dall'inesorabilità
dall’inesorabilità organica non ci è possibile credere a una specie di trance, di creazione
della creatura, scriveva a Liszt e lo supplicava non volesse al buio. Ma proprio perché il suo genio consiste in una mesco- mesco­
credere quel folle piano nato dal calcolo di un freddo ca- ca­ lanza senza esempio della piú piu alta modernità e intellettualità
priccio! Esso gli si era imposto come la conseguenza necessa­ necessa- con gli elementi di un mondo primordialmente mitico e po- po­
ria del carattere e del contenuto stesso del soggetto, che ormai polare, proprio per questo il suo fascino è davvero unico.
si era impossessato di lui e che era costretto di condurre a Che in lui e nella sua opera sia necessario separare e contrap- contrap­
compimento. « Tu comprenderai _ — scrive — _ che non la porre nettamente riflessione e entusiasmo ci vien suggerito
riflessione,
riflessione, come si potrebbe forse immaginare, ma proprio dal suo rapporto con la “musica”.“musica”. Rapporto precipuamente
l'entusiasmo
l’entusiasmo mi ha suggerito il mio ultimo piano». piano ». Nulla spirituale, anzi intellettuale, e che fu di decisiva importanza

76 77
nel determinare lo sviluppo del piano del Nibelungo da sem- sem­ nell'ultima scena del Faust di Gounod). Ora nel
popolare, nell’ultima
plice dramma a tetralogia. caso del mito dei Nibelunghi un processo tecnico di cosí cosi
Di ciò non si parla nella grande lettera a Liszt. E tuttavia meditata spiritualità prometteva godimenti artistici ed effetti di
sembra certo che non il dramma come tale, ma la musica sia una imponenza e di una sacra solennità fin allora sconosciute.
stata colpevole di tutti quegli sviluppi e trasformazioni. Perché Ma volendo cosí,
cosi, senz'altro,
senz’altro, mettersi a comporre la Morte
non potè
poté cominciare con la Morte di Sigfrido ma dovette ri­ ri- di Sigfrido, gli parve che le premesse necessarie all’attuazione
all'attuazione
all’origine di tutte le cose? Forse perché il dramma non
salire all”origine di un tal disegno non fossero ancora soddisfatte e ciò lo costrinse
consentiva di accogliere in sé gli antecedenti? Ma il dramma in a nuove meditazioni e a nuovi indugi. Egli ben poteva entrare
sé non ha nulla che lo vieti. All'opposto
All’opposto prova anzi spesso pia- pia­ nel dramma poetico facendo allusioni agli antefatti epici e in
cere a svilupparli, con quel metodo che si chiama analitico. parte presupponendoli noti. Ma non poteva ugualmente entrare
Il dramma antico e il francese se ne sono serviti e anche Ibsen, nel dramma musicale perché anche la musica doveva avere la
molto vicino al dramma classico, se ne servi. Se Wagner sua preistoria e di una profondità ugualmente primordiale come
si fosse espresso solo poeticamente, avrebbe potuto anch'egli anch’egli il dramma. Preistoria che non poteva venir raccontata. Il dram- dram­
valersi di questo metodo. Ma egli non era solo poeta, era anche ma non poteva nutrirsi spiritualmente di essa, vivere musical-
musico, e non secondariamente, per un di piú, piu, bensí
bensì l'uno
l’uno mente dei suoi ricordi, pervenire ai piu piú alti e piú
piu profondi
l’altro in uguale misura e tutt'e
e l'altro tu tt’e due formavano una primi-primi­ trionfi della nuova tecnica, se prima non fosse davvero risuona-
risuona­
tiva unità. Era musico in quanto poeta e poeta in quanto mu- mu­ ta, contemporaneamente al momento drammatico, questa musica
sico. Il suo rapporto con la poesia era quello del musico, si primordiale. Certo, per la morte del <<« piúpiu sublime eroe ››» del
che la sua lingua era costretta dalla musica a risalire al suo mondo e per la sua marcia funebre si poteva scrivere una
stato primitivo, e i suoi drammi senza musica erano soltanto musica piena di profonda forza emotiva, nata dal momento
poesie a metà. D'altra
D ’altra parte il suo rapporto con la musica non tragico, a sé stante, priva di altri rapporti. Ma non sarebbe
era puramente musicale ma poetico, perché l'elemento l’elemento spiri-
spiri­ stato fare un po'po’ come i vecchi autori di melodrammi, che
tuale della musica, il suo simbolismo, il fascino del suo signi- signi­ scrivevano dei “pezzi”
“pezzi” dedicando tutta la loro virtú
virtu inventiva
ficato, il suo valore come ricordo, l'incanto
ficato, l’incanto dei suoi riferimenti ad un
un'unica
’unica scena, senza rapporto con il tutto e con le sue
hanno, nel determinarlo, una decisiva influenza. influenza. Era stato finalità poetiche? Che sarebbe se egli allargasse ora enorme- enorme­
il suo poetar musicale che lo aveva a poco a poco condotto ad mente il suo metodo e avvolgesse non solo una scena, non solo
abbandonare le tradizionali forme del melodramma e a sug­ sug- un dramma nello stesso tessuto tematico ma un'intera un’intera serie
gerirgli una nuova tecnica nell'intrecciare
nell’intrecciare e contessere temi epica di drammi, in cui tutto fosse rappresentato fin fin dal
e motivi; nuova in quanto non mai prima era stata appli- appli­ principio? Ciò darebbe modo di celebrare una complessità varia
cata, con tanta estensione e ricchezza, a tutto il dramma. di rapporti, schiuderebbe un intero mondo ricco di allusioni
Aveva cominciato a far ciò con L ’Olandese il cui nocciolo e ger­
L'Olandese ger- spiritualmente profonde. Qualche volta la commozione e la
me musicale è tutto contenuto nella ballata di Senta del secondo grandiosità del ricordo musicale potrebbero forse esser tali che
atto: l’immagine
l'immagine concentrata del dramma, il cui motivo tema- tema­ nessuno riuscirebbe a frenare lacrime d'entusiasmo,
d’entusiasmo, di quell'en-
quell’en­
tico si distende poi come una fitta fitta rete per tutta ll'opera.
’opera. Nel tusiasmo che egli stesso provava al solo pensiero di attuar
Tannhäuser e nel Lohengrin questo procedimento poetico-
Tannbäuser tanto sogno, e di cui dava notizia a Liszt. Allora il lamento
musicale venne perfezionato e affinato afiinato con un’arte
un'arte sempre per la morte di Sigfrido, la cosi
cosí detta Marcia ƒuneåre,
funebre, diverrebbe
piu
piú evoluta, ampiamente rielaborando la semplice reminiscenza altra cosa che una pompe funèbre
funebre pur sempre melodrammatica
musicale già usata da altri compositori (si pensi al commo­ commo- quantunque espressiva: una cerimonia avvincente del pensiero e
vente ripetersi del motivo del valzer, tratto da una festa del ricordo. La domanda nostalgicamente ansiosa del fanciullo al-

78 79
la madre; il motivo eroico della sua stirpe che un dio non e dall'animo
dall’animo lieto e coloro che covano odio, cruccio e ribellione
libero si creò per compiere un'azione un’azione empiamente libera; il s'incontrano
s’incontrano in un’azione
un'azione fiabesca
fiabesca dal significato
significato profondo. Il
motivo d'amore
d ’amore dei suoi genitori che sono fratelli, meravigliosa­
meravigliosa- contrapposto di Sigfrido è Hagen. Né la poesia antica né la mo- mo­
mente evocato; la spada che esce possente dal fodero; la derna, né il poema dei Nibelunghi né la tragedia di Hebbel ave-
grande formula in cui, a suon di fanfara, si esprime il carattere van saputo incarnare questa figura con tanta fosca potenza. La
della sua natura e che intendiamo per la prima volta in anti- anti­ forza teatrale e poetica di rappresentazione di Wagner forse
cipo dalla bocca della Valchiria; il suono del suo corno allar­ allar- non s'afferma
s’afferma mai tanto vittoriosamente come nella figura
gato in ritmi inauditi, la soave musica del suo amore per di questa sorta di mezzo Alberico generato dall'invidia,
dall’invidia, e la pa­
pa-
colei che egli ha una volta risvegliato all'amore; all’amore; l’antico
l'antico rola ha parte grandissima in questa rappresentazione. Cosi
lamento delle figlie
figlie del Reno per l'orol’oro rapito; la fosca cadenza quando Hagen alla domanda perché non abbia preso parte al
che accompagna l'imprecazione
l’imprecazione di Alberico: tutti questi moniti giuramento dei fratelli risponde ironicamente caratterizzando
fatali, sublimi, gravi di sentimento, si riudirebbero tra i sus- sus­ se stesso:
sulti della terra e le tempeste del cielo, mentre passa l”eroe l’eroe
sull'alta
sull’alta sua bara. Questo era un solo esempio per tutta la solen- solen­ Mein Blut verdarb’
verdärb” euch den Trank!
nità spirituale, per l'alta
l ’alta atmosfera mitica che promettevano di Nicht fliesst
fliesst mir's
mir’s echt
attuarsi quando il dramma fosse divenuto un epos sceneggiato. und edel wie euch;
störrisch und kalt
Indietro dunque alla sorgente, al principio di tutte le cose e stockt’s in mir;
stockt's
della loro musica! La profondità del Reno, col suo luccicante nicht will's
will’s die Wange mir röten.
tesoro, di cui le sue figlie giocando si rallegrano, era lo stadio Drum bleib'
bleib’ ich fern
primitivo del mondo innocente e non ancora macchiato dal vom feurigen Bund *.
desiderio e dalla maledizione. Esso era, nello stesso tempo,
il principio della musica. Non solo della musica mitica: egli Questa è una figura, una maschera mitico-teatrale sobria-
sobria­
stesso, il musico poeta, creerebbe il mito della musica, filosofia filosofia mente disegnata per esprimere un carattere. Hagen che parla
mitica e poema della creazione musicale, costruito per un mondo nel sonno in colloquio notturno con Alberich; Hagen, che solo
organicamente contesto di simboli, derivato dal triplice accordo sta a guardia nella sala mentre i liberi fratelli e gli allegri
in Mi bemolle maggiore che s'eleva s’eleva dai profondi flutti
flutti irrom-
irrom­ garzoni debbono prender per lui l”anello
l’anello del dominio del mon-
mon­
penti del Reno. do; e in particolare Hagen come banditore selvaggiamente umo-
umo­
Cosí
Cosi venne concepita l'operal’opera gigantesca, che, senza esage- esage­ ristico alle infelici nozze di Gunther: scene piú
piu di queste
rare e senza voler diminuire altre creazioni artistiche apparte- apparte­ imbevute di demonicità il teatro non conosce.
nenti a una sfera forse perfino piú piu pura, possiamo ben dire in- in­ A me è parso sempre assurdo mettere in dubbio la capacità
comparabile. Un'opera
Un’opera sui generis che sembra uscir fuori dalla poetica di Wagner. Che cosa può esserci di poeticamente piú piu
modernità, primitiva per il suo pathos e per la sua volontà bello e profondo del rapporto fra Wotan e Sigfrido, dell'affetto
dell’affetto
romanticamente rivoluzionaria e tuttavia nel raflinamento, raffinamento, paternamente ironico e superiore del dio per il suo distruttore,
nel cosciente e tardo sviluppo dei suoi mezzi espressivi, di una dell'abdicazione
dell’abdicazione della vecchia potenza a favore di ciò che
estrema modernità. Un poema che è la storia del mondo è eternamente giovane? I suoni meravigliosi che qui il musico
concresciuto con la musica e con la natura, preannunziante il trova, li deve al poeta. Ma che cosa a sua volta il poeta non
futuro, e nel quale agiscono gli elementi primigeni dell'essere,
dell’essere,
dove notte e giorno tengono colloquio tra di loro, e figure figure * Il mio sangue guasterebbe la vostra bevanda! // Non limpido mi
tipiche, fondamentali dell'umanità,
dell’umanità, i luminosi dai capelli d'orod’oro scorre // e nobil come a voi; // fermo e freddo // in me ristagna; // non
vuol colorirmi la guancia. // Per questo lontano resto // dal patto di fuoco.

80 81
deve al musico! Quante volte sembra che egli comprenda se È il naturalismo del secolo XIXxix consacrato dal mito. Sí,
Si, Wagner
stesso solo quando, a completare e a interpretare il linguaggio non è soltanto un insuperabile pittore della natura nelle sue ma- ma­
della poesia, ricorre a quello della musica! Essa è in lui vera- vera­ nifestazioni esteriori: tempeste e bufere, sussurro di foglie e
mente il regno che si agita sotterraneamente profondo e la luccichio di onde, danzar di fiamme fiamme e flettersi di arcobaleni.
cui sapienza è ignota lassú,
lassù, nel regno della luce, alla parola. È anche un grande rivelatore della natura psichica, dell'eterno
dell’eterno
Il tentativo di Mime dd'insegnare
’insegnare a Sigfrido la paura, la sua dell'uomo. Intorno alla rocca della verginità pone a
cuore dell’uomo.
goffa descrizione dei brividi e dei contorcimenti della paura, difesa il fuoco della paura. Ma il principio maschile, in forza
è sottolineato dal motivo oscuramente deformante della vam- vam­ stessa del suo destino, che è quello di risvegliare e di fecon- fecon­
pa e da quello _ — anch’esso
anch'esso una deformazione dai colori dare, supera alla finefine questo ostacolo. Quando però si trova
alterati _
— di Brunilde dormiente. E cosi cosí nella descrizione della alla vista di ciò che ha paurosamente bramato, prorompe in
paura fatta dal nano risuona anche il motivo di quell'elemento
quell’elemento un grido supplichevole verso la santità muliebre da cui egli
che nel mondo dell'Anello
dell’Anello è il simbolo piúpiu alto della paura, di stesso deriva, verso la madre. Soltanto in Wagner e nella sua
tutto ciò che crea e suscita la paura, dell’elemento
dell'elemento che difende opera si incontrano momenti di una cosí così elementare poesia
la rupe: il fuoco. Ma Sigfrido non lo temerà, anzi, senza im- im­ dell'anima,
dell’anima, di un mondo primitivo, semplicissimo, antecedente
parar la paura, riuscirà a dominarlo. Ma intanto, giú giu nel alle convenzioni e alla società. La sua opera è il contributo
dell'orchestra, comincia oscuramente a preannunziarsi,
fondo dell’orchestra, tedesco all”arte
all’arte monumentale del secolo XIX, xix, che in altre
come uno spettro, il motivo di ciò che davvero gli insegnerà la nazioni si mostra principalmente nella forma del romanzo.
paura: il motivo di colei che è prigioniera nell'incantesimo
nell’incantesimo del Dickens, Thackeray, Tolstoj, Dostoevskij, Balzac, Zola... le
sonno e della quale egli, che è pur destinato a svegliarla, ora loro opere che torreggiano nel tempo, sostenute da una mede- mede­
non sa nulla. E cosícosi il nano che tutto vede e tutto sente viene sima tendenza verso la grandezza morale, sono secolo dician- dician­
trasportato a ritroso, alla fine fine della vigilia, e comprende che novesimo, società e ambiente sociale europeo, criticamente ri-
tondo dell'anima
nel fondo dell’anima di Sigfrido, cosicosí nuova a ogni senso di specchiati nella letteratura. Il contributo tedesco, la forma te- te­
paura, comincia ad agitarsi un presentimento di ciò che dav- dav­ desca in cui questa grandezza si manifesta non sa né vuol sapere
vero mette paura: l’amore.
l'amore. L’ingenuo
L'ingenuo Sigfrido non lo conosce nulla dell'elemento
dell’elemento sociale, perché privo di musica e gene- gene­
ancora, ma lo conoscerà appunto insieme con la paura. Amo- Amo­ ralmente refrattario all'arte.
all’arte. Solo ll”elemento
’elemento mitico e assoluta-
re e paura sono qui psichicamente e musicalmente la stessa cosa. mente umano, solo la poesia primitiva della natura e del
Prima, sotto il tiglio, aveva sognato che aspetto doveva aver cuore, senza tempo e senza storia, offrono oggetto all'arte. all’arte.
avuto sua madre: sua madre, una creatura umana, una donna. Il Questa poesia, fuggendo dalla società, la purifica. Dal suo seno
motivo dell'amore
dell’amore della donna, il tema <<« della voluttà e del lo spirito tedesco crea quello che di piú piu imperiosamente subli­
subli-
donna », il tema del racconto di Loge nella secon­
valore della donna», secon- me può forse offrire il secolo xix. XIX. La poesia primordiale, aso­aso-
dell’Oro del Reno vien qui ricordato dall’orchestra.
da scena dell'Oro dall'orchestra. ciale, è il suo mito, la tipicità, nazionalmente fondata, della sua
Ed è di nuovo questo complesso psichico dell'immagine
dell’immagine della natura, per cui si distingue dagli altri tipi e spiriti europei. Tra
madre e dell'amore
dell’amore per la donna che prorompe in parola, quan- quan­ Zola e Wagner, tra il naturalismo simbolico dei romanzi dei
do Sigfrido libera la Valchiria dalla corazza e scopre: <<« Non è Rougon-Macquart e l'arte l’arte di Wagner, ci sono molti elementi
un uomo! ››: »: « Fiammeggiante paura stringe i miei occhi, i miei storicamente comuni: e non penso soltanto al Leitmotiv. Ma
sensi vacillano presi da vertigine. Chi chiamerò per salvezza, la differenza tipicamente essenziale consiste nello spirito di
perché mi aiuti? O madre! Ricordati di me! ››. ». società del francese e nella mitica poesia primordiale del
Nulla è piú Wagneriano di questa mescolanza di mitica pri-
piu wagneriano pri­ tedesco. La vecchia, difficile domanda: «« Che cosa è tedesco? »››
mitività e di psicologia, meglio ancora, di moderna psicanalisi. trova forse nell'accertamento
nell’accertamento di questa differenza la piú piu per-
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suasiva risposta. Lo spirito tedesco ha nel suo insieme pochi dall'età
dall’età della cultura borghese per barattarla con uno stato tota-
tota­
interessi sociali e politici. Nel suo profondo (e l’operal'opera d'arte
d’arte litario, che assassina lo spirito. Lo spirito tedesco era per lui
viene dal profondo, si può anzi riconoscere in ciò un suo carat- carat­ tutto _— lo stato tedesco nulla _ — come egli già proclama
tere determinante) la sfera di questi interessi gli è aliena. E nelle parole profetiche dei Maestri Cantori:
Cantori-. « Se anche andasse
questa estraneità non va intesa soltanto in senso negativo, ma, in polvere il sacro romano impero, ci rimarrebbe la sacra arte
se si vuole, si può parlare di un deficit,
deficit, di una mancanza, ed è tedesca! ».
››. Nella grande opera che fra poco rivedremo egli ha
ben vero che in tempi in cui il problema sociale è predomi­ predomi- dell’oro e ha fatto sí
insegnato la maledizione dell'oro si che l”avidità
l’avidità del
nante, in cui l'idea
l’idea di un equilibrio sociale, di un ordinamento potere intimamente si trasformi e si converta: d'ora d ’ora in poi
economico piú piu giusto è viva piúpiu di ogni altra in ogni vigile essa potrà amare soltanto colui che, vincendola, la riscatta.
coscienza e la sua attuazione è sentita come il compito moral­ moral- La vera profezia di Wagner non sono beni materiali né oro
mente piúpiu urgente; è ben vero, dico, che in tali momenti questa né fasto tirannico né ingannatrice alleanza di torbidi patti, ma
mancanza, per altri rispetti cosícosi profonda, possa apparirci in è la divina melodia che alla fine fine del Crepuscolo degli Dei
una luce poco favorevole e non essere in armonia con lo spirito sale dalla rocca in fiamme
fiamme della potenza terrestre e che ci reca
dei tempi. Di fronte ai problemi del tempo essa può condurre a con la voce della musica lo stesso messaggio con cui si chiude
tentativi di soluzioni che sono scappatoie e in cui, invece del l'altro
l’altro poema tedesco di vita universale, il Faust:
Faust-.
carattere veramente sociale, si ritrovano le impronte di mistici
surrogati. Ed oggi, nell'esperimento
nell’esperimento sociale e politico che si Das E wig-Weibliche
Ewig-Weibliche
Zieht uns hinan *.
tenta in Germania, non è difficile vedere tali impronte. Tradu- Tradu­
cendo in termini psicologici il fatto politico odierno si po- po­
trebbe dire cosí:
cosi: « Io rifiuto l'elemento
l’elemento sociale per sostituirvi
la fiaba
fiaba ››.
». Ma le fiabe, nel campo della politica, diventano altra
cosa e prendono altro nome: menzogne.
Quando al principio di questa conferenza dissi che la grande
figura
figura di Wagner è spesso abusivamente sfruttata, sapevo che
sarei ritornato su questo punto. E È infatti impossibile parlare
oggi di Wagner, senza elevar protesta contro tale abuso:
Wagner profeta e corifeo, nel campo dell'arte,
dell’arte, di un presente
politico che vorrebbe in lui rispecchiarsi. Ma ormai già piú piu
d'un
d ’un profeta si è ribellato con orrore contro la realizzazione di
quel che egli stesso aveva predicato e, piuttosto che sapersi
sepolto nel paese dove i suoi ideali si attuavano in tal modo,
ha preferito cercare la sua tomba in terra straniera. Ma
oífenderemmo quanto in noi v'è
offenderemmo v’è di meglio e la nostra stessa
ammirazione se concedessimo che in questo caso si possa
parlare di attuamento, nemmeno nel senso di una caricatura.
Il popolo, la spada, il mito e tutti gli altri ingredienti eroici
del mondo nordico sono su certe spregevoli bocche furti al
vocabolario dell'idioma
dell’idioma artistico wagneriano.
Wagneriano. L'autore dell'Anel-
L’autore àùVAnel­
lo con la sua arte ebbra di passato e di futuro non si staccò L”eterno femminino // ci trae lassù!
* L’eterno lassú!

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I nostri rapporti attuali con Wagner
W agner *

Apprendo con sincero interesse della nuova messinscena del


Lohengrin progettata dal Suo teatro, e che Lei vuol solennizzare
anche con un contributo letterario. Lei mi richiama in mente
diverse cose che, in vari libri e pubblicazioni, ho detto
su Wagner, e anche contro di lui; ma ritengo che in
un’occasione come questa sarebbero oltremodo inopportune
un'occasione
delle constatazioni critiche sul tramonto dell’astro
dell'astro wagneriano
Wagneriano
nel cielo dello spirito tedesco... anzi, si potrebbe persin par- par­
lare della sua scomparsa dietro l’orizzonte.
l'orizzonte. Ho sempre cor- cor­
dialmente detestato la miserabile, saputa suflicienza
sufficienza con cui
certi letterati liquidano un genio, e mi disprezzerei da me
stesso se sentissi anche solo la tentazione di mettermi senten- senten­
ziosamente in prima fila fila ripudiando le piú
piu profonde, istruttive,
determinanti esperienze della mia gioventú.
gioventù. So benissimo che
Bayreuth, oggigiorno, è più piú un fenomeno che interessa il turista
di San Francisco che non lo spirito tedesco e il suo avvenire. Ma
ciò non toglie nulla al fatto che Wagner, considerato come
potenza artistica, è stato una figura
figura quasi senza confronti, forse
il piú
più gran talento dell'intera
dell’intera storia dell'arte.
dell’arte. Dove si ritrova
una seconda volta una tale unione di possanza e di squisitezza,
di sensualità e di sublime perversità, di popolarità e di diabo­ diabo-
lica scaltrezza artistica? Egli rimane il modello dell’artista
dell'artista che
conquista il mondo intero, e l'Europa
l’Europa soggiacque alle sue capa- capa­
cità come soggiacque alla politica di Bismarck. Non sapevano
molto l’uno
l”uno dell'altro,
dell’altro, questi due, ma insieme costituiscono il
culmine di un'egemonia
un’egemonia romantica dello spirito tedesco.

* Wie ste/:en
stehen wir beute
heute zu Richard Wagner? Lettera a un direttore
d'opera
d’opera datata München 15 novembre 1927, raccolta in Die Forderung
des Tages, S. Fischer, Berlin 1930. Versione italiana di I. A. Chiusano.

87
87
Di ciò che è umano, morale, poetico parleremo quando si ho ampiamente trattato durante la guerra nelle mie Conside- Conside­
tratta di Goethe. L L'/lnello
’Anello del Nibelungo, per me, resta invece razioni dz'
di un apolitico. Alla constatazione storico-psicologica di
il modello dell'opera
dell’opera d`arte
d ’arte per eccellenza. Wagner, contraria­
contraria- Nietzsche, però, possiamo aggiungere soltanto che I Maestri
mente a Goethe, era in tutto e per tutto l'uomo l’uomo che si annul-
annul­ cantori furono una grande e universalmente riconosciuta vit- vit­
nell’opera, un artista interamente vòlto
la nell'opera, vólto al mondo, alla po­ po- toria tedesca, un completo trionfo dell’anticiviltà
dell”anticiviltà germanica e
tenza, al successo, e in tal senso un uomo politico, sicché, nono- nono­ che tale, storicamente, resteranno in qualunque caso.
stante la sfericità, la compattezza e la compiutezza delle sue Oggi, è strano, il mio interesse va specialmente all'opera
all’opera della
creazioni, sono talvolta portato a pensare che un uomo come vecchiaia di Wagner, al Parsifal, forse perché è quella che ho
lui non vivesse completamente. Per vivere completamente, conosciuto per ultima e che domino ancora di meno. È nono- nono­
penso allora, avrebbe dovuto, accanto all’operaall'opera politica desti-
desti­ stante il Tristano e Isotta e nonostante che certi effetti cominci-
cominci­
nata al mondo, tenere un diario segreto e assolutamente sin­ sin- no già a divenirvi automatici, la piúpiu avanzata delle sue opere,
cero... non so se riesco a spiegarmi. Egli fu un uomo di una capacità di adattamento stilistico-spirituale che supera,
d'azione,
d’azione, privo di ogni piú piu profonda intimità. La sua autobio­
autobio- alla fine,
fine, la stessa misura cui Wagner ci aveva abituati, piena
grafia è nulla e insignificante.
grafia insignificante. Si potrebbe quasi dire che di suoni in cui m”immergo
m’immergo con un’inquietudine,
un'inquietudine, una curiosità
immortale non è già lui ma la sua opera, quest'efiìcacissima
quest’efficacissima e un incantamento sempre rinnovati.
opera in cui la sua vita si è colata senza residui.
Nessuno piúpiu di lui è indicato a stimolare il nostro istinto
produttivo e artigiano. La nostra parte umana e poetica si
volge invece a Goethe. Sotto il primo rapporto gli sono
debitore di doni ineffabili, e non dubito che le tracce del
mio precoce e persistente contatto assimilativo con l'opera l’opera
Wagneriana
wagneriana siano dovunque riconoscibili in ciò che produco.
Il Lohengrin l'ho
l’ho conosciuto per primo, l'hol’ho sentito un'infinità
un’infinità
di volte, e ancor oggi lo so quasi a memoria, sia il testo sia la
musica. Il suo primo atto è un portento di economia dram- dram­
matica e di efficacia teatrale; il preludio è qualcosa di assoluta-
mente incantevole, il vertice del Romanticismo. Ci fu un tem- tem­
po in cui non perdevo una sola rappresentazione del Tristano
all'I-Ioftheater di Monaco: di quest'opera
all’Hoftheater quest’opera che è la piu piú alta
e pericolosa tra quante Wagner ne scrisse, e che nel suo ardore
sensuale e ultrasensibile a un tempo, nel suo voluttuoso ane- ane­
lito al sonno è come fatta apposta per i giovani, per l'età l’età
in cui domina il sentimento erotico. Sui Maestri cantori
Nietzsche ha detto le piú piu folgoranti verità psicologiche. Non
mi riferisco, ora, alla sua mirabile analisi del preludio, ma a
un'osservazione
un’osservazione sull'opera
sull’opera in genere e la sua posizione spiri- spiri­
tuale: « I Maestri cantori _ — scrive Nietzsche — _ contro la ci­ ci-
viltà. Spirito tedesco contro spirito francese ». ››. Che cosa s’in­
s'in-
tenda, qui, per « civiltà »›› e per «« spirito ›>,
», è un problema che

88 89
89
Ibsen e Wagner
W agner *

Le produzioni drammatiche di Ibsen e di Wagner sono


le due grandi manifestazioni che lo spirito artistico nordico-nordico­
germanico del secolo XIX xix affianca alle creazioni di eguale
livello espresse da altre razze: al romanzo francese, russo e
inglese, alla pittura impressionistica francese. Nella loro gran- gran­
dezza e nella loro raffinatezza, nella loro titanica morbosità esse
resteranno estremamente indicative dell'epoca
dell’epoca che le generò,
cioè appunto il secolo XIX, xix, di cui oggi è di moda parlar con
disprezzo e commiserazione, ma che, almeno per statura, è
cosi
così infinitamente
infinitamente superiore al nostro striminzito presente eu­ eu-
ropeo. La grandezza, e precisamente una grandezza cupa e
dolente, insieme scettica e piena di amara verità, di fanatismo
per la verità, che, nell’estasi
nell'estasi fugace della bellezza, sa attingere
una breve felicità priva di fede, fu il suo carattere e il suo
distintivo, e chi vada ricercando i rapporti che uniscono tra
loro Wagner e Ibsen, i suoi legittimi figli, figli, trova assai difficile
distinguere tra affinità puramente storiche e affinità di natura
piú
piu intima. La nostra esperienza, l°esperienza
l’esperienza di una genera­
genera-
zione, li collega insieme, come li collega con Tolstoj e con Zola,
ma una loro fraternità personale li separa da questi due. Un
celebre direttore d'orchestra
d’orchestra di Bayreuth, che a Monaco di
Baviera vide per la prima volta un dramma di Ibsen, giudicò
alla fine: «<< Tutto questo è ridicolo... oppure è grande come
Wagner ». ››. Era abbastanza sconvolto per prendere in consi- consi­
derazione la prima ipotesi come una teorica possibilità, ma è
chiaro che una tale alternativa, esclude di per se stessa il pro-

* Ibsen und Wagner. Scritto uscito nella « Vossische Zeitung ›>, »,


Berlin 18 marzo 1928 e raccolto in Die Forderung des Tages, S. Fischer,
Berlin 1930. Versione italiana di I.A.
L A . Chiusano.

QI
91
prio corno negativo, e che perciò non è tale. Ridicolo o gran- gran­ automatici, in quel loro ultramaturo carattere di riassunto, di
de, non significa
significa che grande, grande come Wagner, e altrettanto ripensamento retrospettivo, di autocitazione, di dissolvimento.
grande nella sua stessa ““ moderna ”, audace e interessantissima Ciò che fu detto fin fin de siècle non è stato forse un misero
maniera. Quel tale, Hermann Levi, benché musicista e certo non dramma satiresco di piccoli uomini in confronto con la vera
molto ferrato
ferraro in campo letterario, era abbastanza artista per rico-rico­ e propria, venerabile conclusione del secolo, che si compí compì
noscere, nel dialogo del dramma ““ borghese ”, mezzi, effetti, se- se­ nelle due opere della vecchiaia di quei due grandi maghi?
duzioni, intime bellezze che gli erano familiari in quel mondo dei Nordici maghi, infatti, pericolosi e astuti vecchi stregoni
suoni, per sentire una fraternità non solo attraverso la grandez-
grandez­ furono entrambi, versatissimi in ogni suggestione e sortilegio
za, ma nella grandezza, che sarà sempre sentita e confermata. di un’arte
un'arte diabolica, sensuosa e calcolata all'estremo,
all’estremo, grandi
Ibsen e Wagner non si amano come si ama Goethe, o nell'organizzare gli effetti, nel culto del minimo particolare,
nell’organizzare
almeno non con lo stesso amore. Il loro precipuo, amoroso in ogni sorta di polisenso e di simbolismo, nella celebrazione
interesse non va già alla vita, ma all'opera,
all’opera, ed essi perciò sono della ““ trovata ”, nella poetizzazione dell'intelletto:
dell’intelletto: insieme
assai piu
piú indicati a stimolare il nostro istinto fattivo e produt-
produt­ e per di piúpiu musicisti, com'è
com’è naturale trattandosi di nordici:
tivo che non Goethe, il quale aveva bens ereditato dal padre e non solo l'uno,
l’uno, che aveva imparato la musica a ragion ve­ ve-
l’imperativo duta e perché ne aveva bisogno come di un’arma un'arma di conquista,
Pimperativo etico-artigiano del «<< condurre a perfezione ››, », ma la
cui compiutezza canonica e umana, ha pur qualcosa di fram­ fram- sebbene non l’avesse
1'avesse trovata fin dalla nascita, non gli fosse
mentario e di occasionale. Splendido, umanissimo ed eletto stata messa nella culla, ma anche l'altro,
l’altro, benché solo in forma
mondo dell'esperienza,
dell’esperienza, dell'autoformazione,
dell’autoformazione, della confessione, segreta e tutta spirituale, dietro il diaframma della parola.
cui la realtà obiettiva non è nota, in fondo, che come poetica Ma ora mi viene in mente ciò che piú piu strettamente li lega
ironia, dobbiamo considerar vincolante e definitiva
definitiva la nostra insieme. È il processo di sublimazione, da nessuno prima
predilezione per te? Dobbiamo vedere la produttività come la di loro immaginato possibile, che sotto le mani sia dell'uno dell’uno
bella traccia lasciata dalla vita di un artista, come un leggiadro che dell'altro
dell’altro ebbe a subire un genere artistico già esistente,
frutto accessorio, oppure come forma, come l'espressione pri-
l’espressione pri­ ed esistente su un livello spirituale assai modesto. Questo
maria della volontà stessa? È piu piú importante distinguere che genere artistico fu, nel caso di Wagner, ll'opera ’opera musicale, in
decidersi. Ibsen e Wagner, contrariamente a Goethe, furono quello di Ibsen il dramma borghese. Dice Goethe: «<< Ogni
in tutto e per tutto legati alla loro opera, interamente vólti vòlti cosa perfetta nel suo genere deve trascendere il suo genere, deve
al mondo, alla potenza, al successo, e in tal senso uomini diventare un'altra,
un’altra, incomparabile cosa. In alcune sue note
politici, il che spiega la straordinaria compattezza, sfericità, l'usignolo è ancora uccello; poi trascende la sua classe e par
l’usignolo
compiutezza delle loro poderose creazioni teatrali, quelle gio- gio­ quasi voler dimostrare a ogni pennuto che cosa significhi vera- vera­
vanili dd'impronta
’impronta social-rivoluzionaria, quelle della vecchiaia mente cantare ». ››. È proprio cosí
cosi che Wagner e Ibsen hanno
sempre piupiú trascoloranti nel magico e nel rituale. Quando noi reso “ perfetti”
perfetti ” l'opera
l ’opera in musica e il dramma borghese: ne
morti ci destiamo, Pagghiacciante
l’agghiacciante confessione sussurrata dal fecero un'altra,
un’altra, incomparabile cosa. E anche quel tanto di
grande artefice che rimpiange la sua troppo tardiva dichiara- dichiara­ scorie, di momentanei regressi cui accenna la similitudine goe-
zione dd'amore
’amore alla vita, e il Parsifal, l’oratorio
l'oratorio della ““ redenzio-
redenzio­ thiana si ritrova in loro: talvolta, e fino all'ultimo,
all’ultimo, fin dentro
ne ”... come sono avvezzo a considerarli insieme, a sentirli il Parsifal, in Wagner si sente ancora l’opera;
l'opera; talvolta in Ibsen
insieme, questi due grandi addii in forma di mistero scenico, cigola ancor la tecnica del dramma dumasiano. Ma entrambi
queste ““ parole estreme ”” prima del silenzio eterno, queste cele- sono creatori (cioè perfezionatori e trasfiguratori) proprio in
celestiali opere senili di due grandi ambiziosi nella loro maesto-
maesto­ quanto _ — e ciò li affratella intimamente _ — sanno trar fuori
sa e sclerotica stanchezza, nei loro effetti divenuti ormai già il nuovo e l'imprevedibile
l’imprevedibile dalle forme tradizionali.

92 93
Risposta alla « Protesta di Monaco città Wagneriana
wagneriana ››*
»*

«<< La passione per l'opera


l’opera incantatrice di Wagner accompa­
accompa-
gna la mia vita da quando ne ebbi conoscenza e cominciai a
conquistarla, a compenetrarla
compenetrarla»›› [cfr. p. 11].
n ] . Sto citando una
mia frase tratta dall'ampio
dall’ampio saggio pubblicato sul numero di
aprile della <<« Neue Rundschau »›› con il titolo Dolore e Gran-Gran­
dezza dz'di Richard Wagner, un titolo che denota l'orientamento
l’orientamento
personale dell'autore
dell’autore e il tono di quello scritto. Il saggio con-
con­
tiene molte frasi analoghe, ma ciò non ha impedito che esso
divenisse il bersaglio di una violenta protesta, corredata delle
firme di un gran numero di notabili di Monaco e diffusa non
solo tramite le « Münchner Neuesten Nachrichten ››» ma anche
trasmessa da radio Monaco.
Il suo testo, costellato di pesanti ingiurie nei miei con­ con-
fronti, in quanto persona e in quanto scrittore, non prende
direttamente ed esplicitamente in considerazione il mio saggio
nella sua integrità; non ne cita il titolo, non ne precisa il
luogo di pubblicazione, rendendo in tal modo difficile per
il lettore controllare la fondatezza delle critiche che mi si
muovono. Si parla di conferenze che ho tenuto in varie città
fuori di Germania e nelle quali io avrei calunniato il nome
del maestro tedesco in terra straniera. Per appoggiare le sue
tesi, il compilatore della protesta isola dal contesto del mio
saggio alcune citazioni che, gettate in pasto agli ascoltatori
della radio, potevano ostacolare la comprensione del mio

* [Erwiderung auf den «<< Protest der Richard-Wagner-Stadt


Ricbard-Wagner-Stadt Mün­
Mün-
cben››].
chen»']. Scritto datato Lugano 19 aprile 1933, pubblicato col titolo
Erwiderung in «Vossische
« Vossische Zeitung»,
Zeitung », Berlin 21 aprile 1933, in
«Deutsche
« Deutsche Allgemeine Zeitung»,
Zeitung », Berlin, in «Neue
« Neue Freie Presse»,
Presse »,
Wien, e, col titolo Eine V Verteidigung,
erteidigung, in ««Frankfurter
Frankfurter Zeitung»,
Zeitung », 22
aprile 1933. Versione italiana di G. De Angelis.

95
95

s8
pensiero e si prestavano a suscitare contro di me l'indignazione
l’indignazione Scongiuro gli amici silenziosi del mio lavoro in Germania
nazionale. di non farsi trarre in inganno da nessuno per quanto riguarda
In realtà le 52 pagine di questo lungo studio sono un com- com­ il mio stretto legame con la civiltà e con la tradizione tedesche,
pendio delle mie esperienze d'ascoltatore
d ’ascoltatore Wagneriano,
wagneriano, pervaso e il mio stretto legame con loro.
da un'intima
un’intima dedizione al tema trattato, e corrispondono quasi
integralmente al testo di una conferenza che ho già tenuto in
quattro diverse occasioni nel cinquantenario della morte del
maestro. Se nel caso del saggio, per il suo stesso carattere piu piú
letterario, si può parlare di uno stile piúpiu riflessivo,
riflessivo, quasi una
professione di fede attenta alle sfaccettature e alle sfumature
del pensiero, la conferenza era invece chiaramente destinata
ad un fine pratico, ed ovviamente doveva rinunciare a qual­ qual-
siasi sottigliezza psicologica, che avrebbe potuto contraddire il
senso stesso dell'occasione
dell’occasione celebrativa. Ho tenuto il mio
discorso per la prima volta il ro io febbraio dietro invito della
Società Goethe di Monaco nel Grande Auditorio dell'Univer- dell’Univer­
sità _ — tra gli applausi calorosi di un migliaio di ascoltatori
e senza la minima opposizione da parte di alcuno. L’ho L'ho ripetuto,
sempre per le celebrazioni del cinquantenario Wagneriano,
wagneriano, al
Concertgebouw di Amsterdam e, in seguito, in francese, a
Bruxelles e a Parigi: riscontrando ogni volta la partecipazione
tesa e appassionata di un pubblico animato da fervore wagne- wagne­
riano. I rappresentanti del Terzo Reich in quelle capitali erano
presenti a queste manifestazioni e mi hanno uficialmente rin-
ufficialmente rin­
graziato per il servizio da me reso al buon nome della Ger- Ger­
mania. Ma la protesta di « Monaco città Wagneriana
wagneriana ››,», come
si autodefiniscono
autodefiniscono collettivamente i firmatari, mi accusa del
contrario.
Per un dovere che ho nei confronti dell'opinione
dell’opinione pubblica
e di me stesso, mi vedo dunque costretto ad affermare che
questa protesta è nata da un grosso equivoco e mi fa una
grossa, amara ingiustizia sia per il contenuto sia per la for- for­
ma. Ritengo che neppure uno degli spettabili ed eminenti
personaggi che hanno apposto la loro firma firma al testo abbia
letto integralmente il mio saggio, perché solo un'ignoranza
un’ignoranza
totale del ruolo che la gigantesca opera di Richard Wagner
aveva avuto nella mia vita di uomo e di scrittore poteva giu­ giu-
stificare la loro decisione di rendersi corresponsabili di questa
cattiva azione nei confronti di uno scrittore tedesco.

96 97

I
In difesa di Wagner.
W agner.
Lettera al direttore di « Common Sense ››*
»*

Le sono molto grato per il cortese invio del numero di no- no­
vembre della Sua rivista nel quale ho letto l'articolo
l’articolo di Peter
Viereck, Hitler e Richard Wagner. Lei dà come scontato che
io, in quanto ammiratore professo dell'arte
dell’arte di Richard Wagner
abbia molte obiezioni da fare a questo saggio e intenda deci- deci­
samente protestare contro di esso. La devo disingannare. Non
è questo il caso. Ho letto il lavoro del signor Viereck con
adesione quasi incondizionata e lo ritengo particolarmente
valido. Per la prima volta in America, per quanto mi risulta,
i complicati e dolorosi rapporti che innegabilmente intercor-
intercor­
rono tra il mondo ideologico Wagneriano
wagneriano e la pestilenza
nazista sono oggetto d iun'analisi
iun’analisi acuta e impietosa che
sgombra il campo da un’eccessiva
un”eccessiva ed ingenua fiduciosità.
fiduciosità. La
costernazione, la confusione mentale e la disillusione che questa
analisi può provocare in molti cuori e cervelli troppo ben
disposti, non è altro che quella suscitata dalla vera conoscen­
conoscen-
za, e deve essere considerata come un sovrappiúsovrappiù nel conto
di quel servizio che in tal modo si rende alla verità.
Posso ben capire l'ilarità
l’ilarità amara del suo collaboratore nel
sentire un oratore che, in occasione di quel concerto Wagne- wagne­
riano ““ alla moda”
moda ” distingueva solennemente tra la Germa­ Germa-
nia di Hitler e quella di Wagner, la quale poi sarebbe stata
una Germania in cui l'arte
l’arte era libera, in cui c'erano
c’erano la demo­
demo-
crazia e la tolleranza razziale. Arte libera _ — posso anche ac-

* [Zu Wagners Verteidigung. Brief an den Herausgeber


Herausgeher des « Com­
Com-
mon Sense »]. Saggio uscito in traduzione inglese col titolo In Defence
Sense»].
of Wagner. A Letter on the German culture that produced both
Wagner and Hitler, in «Common Sense», rx ix (1940), New York. La
stesura originale tedesca apparve in « Die Zeit», XXIX (1974), n. 32. Ver-
Zeit », xxix Ver­
sione italiana di G. De Angelis.

99
cettarlo. Erano in realtà tipici di un'arte
un’arte molto libera questi suo sistema creativo tutti gli elementi emotivi del proprio
capolavori intellettual-sentimentali di un genio istrionico dram- secolo, dal rivoluzionario democratico al nazionalistico, come
matico-musicale che, in un mondo ancora imbevuto di tradi- tradi­ D'Annunzio
D ’Annunzio ha poi cercato di fare nel suo piccolo, imitandolo.
zione umanistica, iniziavano la loro marcia trionfale in mezzo Nietzsche ha parlato della « doppia ottica ›>, », che caratteriz-
caratteriz­
ai piúpiu violenti contrasti e alle piú
piu feroci irrisioni ed è sicu-
sicu­ za il gigantesco talento di Wagner, della sua ambizione di
rissimo che Wagner sarebbe stato definito un bolscevico conseguire contemporaneamente il massimo di forza e di
culturale, se il termine a quell'epoca
quell’epoca fosse già entrato in raffinatezza. Egli ci è riuscito ed il risultato è quel certo disa- disa­
uso. Ma si può parlare di tolleranza razziale? di democrazia? gio che una parte dei suoi ammiratori prova di fronte ad
Qui le cose vanno un po' po’ peggio. Nietzsche non aveva ancora altri che pur professano la stessa fede. Una ulteriore conse- conse­
rotto apertamente con Wagner e si riteneva ancora suo seguace, guenza della ambiziosa ambiguità di questa arte è una ana- ana­
quando approntava questa riflessione:
riflessione: «Maestri
« Maestri cantori _ — loga ambiguità della critica piu piú qualificata
qualificata quando si occupa
contro la civiltà. Spirito tedesco contro spirito francese ››. ». di essa: a una critica di questo livello sarà sempre inerente
Questa non è ancora polemica, ma è già una presa di posi- posi­ un qualcosa di scisso e di appassionatamente ironico, essa
zione. È già qui avvertibile una specie di passaggio dalla rico- rico­ sarà sempre una singolare commistione di adesione e di difli- diffi­
gnizione rigorosamente critica alla ripulsa del germanesimo denza e farà sempre pensare a quell'amore
quell’amore della filosofia
filosofia per
di Wagner, e già traspare in modo significativo
significativo il fatto che la « vita »,
›>, del quale Nietzsche dice che esso è un po' po’ come
II Maestri cantori erano destinati a diventare l'opera l’opera predi-
predi­ l'amore
l’amore per una donna, della quale « non si è mai sicuri ». ››.
letta del nostro povero signor Hitler. Wagner è uno dei piú piu difficili, ma anche uno dei piupiú affasci-
affasci­
Se a due persone piace la stessa cosa, e una delle due nanti eventi della storia dell'arte
dell’arte e dello spirito, per il modo
è di minor valore, non viene il dubbio che anche l'oggetto l’oggetto in cui sollecita fin
fin dal piu
piú profondo la nostra coscienza psico­ psico-
dell’ammirazione
dell'ammirazione possa valere meno? Si legga l'impareggia-
l’impareggia­ logica. Ma ciò che mi lascia perplesso è il fatto che il signor
bile passo che Nietzsche ha dedicato al Prologo dei Maestri Viereck, nel suo eccellente articolo, suscita l'impressione
l’impressione che
cantori. Si rilegga anche la celebre pagina sul Tristano in io mi sia mostrato sordo alla gravità del fenomeno e abbia
Ecce Homo. Uno dei primi wagneriani fu Baudelaire. Ma pertanto contribuito alla interpretazione semplicistica secondo
l'altro poeta da lui amato particolarmente insieme all'autore
l’altro all’autore del cui Wagner sarebbe un rappresentante univoco della ««buo- buo­
Lohengrin era Edgar Allan Poe. L'accostamento,
L’accostamento, strano al na Germania » in contrapposizione alla Germania cattiva del
limite dell’incomprensibilità
dell'incomprensibilità per orecchie tedesche (dove tede- tede­ signor Hitler. Egli cita quello che io ho detto in una confe- confe­
sco è un sinonimo di completa mancanza di psicologia), rivela renza sugli scritti wagneriani di filosofia
filosofia dell'arte,
dell’arte, ma lo fa
chi e che cosa Wagner propriamente fosse _ — a parte il in modo non del tutto esatto o perlomeno incompleto. Io ho
fatto che era un « maestro tedesco ››» e « contro la civiltà: affermato che i saggi di Wagner sarebbero, secondo me, testi
cioè un artista europeo di estrema raffinatezza, abbeveratosi a di sorprendente acutezza, ma avrebbero un carattere di pro- pro­
tutte le fonti seducenti del romanticismo, un consolatore, un paganda pro domo sua e pertanto non avrebbero niente a
benefattore, un incantatore di anime dolorose e pluriesperte, che vedere con l'autentica
l ’autentica critica estetica. Quanto al tedesco
la cui produzione non a caso ha avuto un'influenza
un’influenza mondiale, di questi scritti, che, considerato semplicemente come mezzo
come non è mai piú piu toccato in sorte a nessun tedesco di espressivo e senza tener conto del contenuto, ha senza dub- dub­
grande statura; il creatore della piu piú sconvolgente visione e bio qualcosa di tipicamente nazionalsocialista, io allora ho
rappresentazione drammatica che possa offrire il moderno preferito tacere per delicatezza. Dopo tutto, si trattava di
Occidente, uno scaltro regista del mito, pieno di sentimento e un discorso celebrativo che mi era stato richiesto da associa- associa­
di buon senso, la cui sfrenata esaltazione fanatica attrasse nel zioni culturali straniere, di Amsterdam e di Parigi, per il cin-

ioo
IO0 IIOI
OI
quantenario della morte di Richard Wagner. Ma il signor del proprio carattere e diventano qualcosa di diverso da ciò
Viereck dimentica oppure ignora che questo discorso risale che comunemente sono, nei casi di prima grandezza come in
esattamente al 1933 e fu l’elemento
l'elemento determinante per la mia quelli di minor peso. Wagner era musicista in quanto poeta e
emigrazione, o, a esser piú piu esatti, per il mio mancato ritorno poeta in quanto musicista; il suo rapporto con la poesia era
in Germania, poiché il mio entusiasmo di oratore era talmente tipico del musicista, cosí
cosi che la sua lingua dalla musica veniva
ricco di sfaccettature e di riserve che i nazisti andarono su fatta arretrare ad uno stadio primitivo e i suoi drammi senza
tutte le furie. Per questa gentaglia, le sfumature sono quello musica erano solo poemi dimidiati; e il suo stesso rapporto
che il panno rosso è per il toro. Ma dalle sfumature non si con la musica non era strettamente musicale, ma poetico nella
può prescindere ogni qual volta si venga a parlare di Wagner. misura in cui la parte spirituale, il simbolismo della musica,
Mi è permesso dire che proprio di queste sento un po’ po' il fascino del suo significato
significato e la sua forza d'attrazione
d ’attrazione lo
la mancanza nella pur penetrante caratterizzazione che di determinano in modo decisivo. Da questo ibridismo all'enne- all’enne­
Wagner ci dà il signor Viereck? Intendo le sfumature che sima potenza ebbe origine L'Anello
L ’Anello del Nibelungo un pro­ pro-
conosce l”amore,
l’amore, l’esperienza
l°esperienza personale appassionata di questa dotto sui generis, un'opera
un’opera che esula apparentemente da ogni
arte indubbiamente stracolma di doni e degna della massima modernità e tuttavia è estremamente moderna proprio per
ammirazione? Wagner, còlto da ingenuo stupore nel conside- conside­ la raffinatezza, la consapevolezza e lo sviluppo sottilissimo
rare la propria opera l'ha
l’ha definita «miracolosa
« miracolosa ››.
». Dopo tutto, dei mezzi espressivi, pur restando primitiva per il suo pathos
è la parola giusta. Nessuna definizione si adatta meglio a e la sua volontà rivoluzionaria in senso romantico: un poema
queste manifestazioni abnormi e senza precedenti _ — e a niente cosmico imbevuto di musica e di preveggente natura, in cui
altro si adatta meglio nella storia della produzione artistica _ — agiscono gli elementi primordiali dell’esistenza,
dell°esistenza, in cui collo-
collo­
anche se da parte nostra con questo non si vuol dire e soste- soste­ quiano il giorno e la notte, in cui vengono a contatto nel
nere che siano qualcosa di incondizionatamente sublime. Noi corso di un'azione
un’azione profondamente fiabesca
fiabesca archetipi mitici
non saremmo certo altrettanto tentati di definire « miracolosi ››» dell'umanità,
dell’umanità, gli dèi gioiosi, biondi, luminosi e i nani che cova-cova­
altri preziosi e inalienabili possessi della cultura e dell'anima
dell’anima no il loro odio e meditano la rivolta nelle tenebre. Mostruo-Mostruo­
Ifigenia, oppure la Nona sinfonia di Beethoven.
come Amleto, Ifigenia, samente prodigioso in tutto ciò è un radicalismo etico, per
Ma la partitura del Tristano, questa sí si che è un'opera
un’opera miraco­
miraco- il quale non cesserò mai di professare il mio entusiasmo; que- que­
losa, soprattutto se si pensa alla sua vicinanza spirituale ai sto radicalismo degli Inizi, questo ritorno alle scaturigini e al
Maestri cantori _ — vicinanza mal comprensibile e quasi irri- irri­ principio primo di tutte le cose, alla cellula originaria, al pri- pri­
tante _— e se poi si ricorda che le due opere in questione mo Mi bemolle dei contrabbassi del prologo del Prologo, questa
furono per Wagner un semplice intermezzo ricreativo, una ossessione di voler creare una cosmogonia musicale, anzi costrui-
costrui­
specie di vacanza che l”autore
l’autore si concesse nel corso del punti-
punti­ re un cosmo musicale e conferirgli una vita organica profonda-
profonda­
glioso lavoro di edificazione
edificazione della gigantesca struttura di pen-pen­ mente pensosa il suonante poema teatrale del principio e della
siero dell'Anello
dell’Anello del Nihelungo.
Nibelungo. Il Tristano è frutto di una fine
fine del mondo. Si definisca pure ciarlatanesca e impura la
vera esplosione di talento e di genio, l'operal’opera profondamen-
profondamen­ commistione di poesia e di musica — _ lo è, posso anche
te seria e stregante di un incantatore ebbro di spiritualità e concederlo. Vi sono casi in cui si può concedere tutto il possi- possi­
di scaltra saggezza. bile, ma rimane sempre qualcosa di ineliminabile. Il paralle- paralle­
È un caso del tutto unico e — _ lo si deve confessare ancora lismo tra la concretezza del mondo poetico e la musica rende
una volta _ — un caso altamente criticabile dal punto di vista l'inizio
l’inizio epico del mondo simile all'inizio
all’inizio della musica: il
spirituale, questa combinazione di attività poetica e musicale mito della musica è contesto con quello del mondo, e davanti
per la quale necessariamente esse perdono un po’ po' della purezza ai nostri sensi nasce e si sviluppa una filosofia
filosofia mitica e un

102
IO2 103
poema della genesi della musica, si completa, dispiegandosi si può parlare di un vuoto, di una lacuna, di una deficienza, ed
fino
fino ad arrivare al denso mondo simbolico, partendo dal- dal­ è vero che in un’epoca
un'epoca dichiaratamente sociale e politicizzata
l'accordo
l’accordo in Mi bemolle maggiore dei gorghi profondi del come la nostra, questa deficienza,
deficienza, spesso cos fruttifera, assume
Reno. un carattere fatale, direi catastrofico: di fronte ai problemi
È senza dubbio un'0pera
un’opera mostruosamente ed esemplarmen-
esemplarmen­ del mondo contemporaneo, ciò induce a tentativi di soluzioni
te tedesca e questa è un’affermazione
un'aífermazione inquietante, se si pensa che sono pessimi palliativi ed hanno tutta l’aria l'aria di essere sur­
sur-
ai collegamenti messi in luce dal signor Viereck. Essa ci porta rogati mitici per le soluzioni effettive dei problemi sociali. Ma
a identificare
identificare ll'0pera Wagneriana con qualcosa che oggi a
’opera wagneriana qui siamo già al nazionalsocialismo.
tutti conviene rinnegare. Ma la verità è questa: un’opera un”0pera del Il nazismo proclama: « non voglio assolutamente sentir par­ par-
genere poteva scaturire solo dallo spirito tedesco. Forse _ — ma lare di “sociale”, voglio la fiabafiaba popolare ». s’intende che
››. Ben s'intende
non è certo _ — il sangue ebraico vi ha una certa influenza:influenza: con ciò si riduce il nazismo alla sua formula piú piu blanda e piú piu spi-
spi­
lo rivelano certe qualità di quest’arte,
quest'arte, la sua sensualità e il ritualizzata. Se poi in realtà esso è una lurida barbarie ciò deri- deri­
suo intellettualismo. Ma l'0pera
l’opera è anzitutto tedesca ed in gra- gra­ va dal fatto che in campo politico la fiaba fiaba diviene menzogna.
do elevatissimo. È il contributo della Germania all’arte all'arte mo-
mo­ Il nazionalsocialismo, in tutta la sua incredibilmente empi- empi­
numentale dell'Ott0cento
dell’Ottocento che, nelle altre nazioni, si mani- mani­
rica volgarità, è la tragica conseguenza della estraneità (di
festa prevalentemente sotto l’aspetto l'aspett0 della grande narrativa
tipo mitico) alla politica da parte dello spirito tedesco. — _ Co-Co­
come specchio della società. Dickens, Thackeray, Tolstoj,
me Ella vede, io mi spingo un po' po’ piú
piu oltre del signor Viereck.
Dostoevskij, Balzac, Zola _ — le loro opere torreggiami
torreggianti ed
ispirate allo stesso anelito di grandezza morale ritraggono e Io trovo l'elemento
l’elemento nazista non solo nella problematica “lettera-
“lettera­
studiano la società dell'Ottocent0
dell’Ottocento europeo, ne costituiscono tura”
tura” di Wagner, ma lo trovo anche nella sua “musica”, nella
un'analisi
un’analisi critica. Il contributo tedesco, la manifestazione spe- spe­ sua, e sia pure nel senso piú piu elevato, problematica opera — _
cificatamente
cificatamente tedesca di questa grandezza, non sa niente né eppure io l'h0l’ho tanto amata che ancora oggi, se un suono iso­ iso-
niente vuole sapere dell'elemento
dell’elemento sociale; infatti, per i tede­ tede- lato proveniente da quel mondo a me familiare mi colpisce
schi, esso non è musicale e soprattutto non è soggetto che si l'orecchi0, mi metto ad ascoltare commosso. L’entusiasmo
l’orecchio, L'entusiasmo che
presti all'arte.
all’arte. Ad essa si presta solo il puramente-uman0-
puramente-umano- genera, il senso di grandiosità che cosi cosí spesso ascoltando
mitico, la poesia primordiale atemporale ed astorica della na- na­ Wagner si impadronisce di noi, ed è paragonabile solo alle
tura e del cuore: cosí cosi vuole lo spirito tedesco; tale è il suo sensazioni che in noi suscita la natura nei suoi aspetti piu piú
istinto, al di là e prima di ogni decisione cosciente. Col natu- natu­ grandiosi, le vette delle montagne al crepuscolo, il mare in
ralismo simbolistico del ciclo dei Rougon-Macquart, L'Anello L ’Anello tempesta, non ci può far dimenticare che quest'opera quest’opera (la
del Nibelungo ha forse in comune l'appr0fondimento
l’approfondimento psico-psico­ quale è stata creata « contro la civiltà », ›>, contro la cultura e
logico. Ma l'essenziale
l ’essenziale e tipica differenza nazionale è quella l ’educazione nel loro complesso, quali si sono affermate e
Peducazione
tra l'attenzi0ne
l’attenzione per la società, tipica del francese, e lo spirito ancora predominano fin dal Rinascimento), è espressione del- del­
mitico, poetico-primordiale che forma l'opera l’opera del tedesco. La ll'epoca
’epoca umanistico-borghese allo stesso modo della dottrina
vecchia complessa questione <<« che cosa è tedesco? >›» trova forse hitleriana; non possiamo dimenticare che, col suo Wdgalaweia Wagalaweia
nella constatazione di questa differenza la sua risposta piú piu con-
con­ e con le sue rime allitterative, con la sua mistura di primiti- primiti­
vincente. Lo L0 spirito tedesco è fondamentalmente alieno da tutto vismo e di futurismo, con il suo appello ad un popolo-massa
ciò che è sociale e politico; questa sfera gli è profondamente senza divisione di classe, con il suo rivoluzionarismo reaziona- reaziona­
estranea. Però, le sue prestazioni non ci autorizzano a consi- consi­ rio-mitico, essa è l'esatta
l’esatta prefigurazione spirituale di quel movi- movi­
derare questo dato di fatto come del tutto negativo. Eppure qui mento “metapolitico”
“metapolitico” che oggi incute terrore al mondo intero

104 105
e che dev”essere
dev’essere battuto, se in Europa si dovrà pur arrivare Wagner-senza
W agner-senza fine. A Emil Preetorius *
a un autentico ordine nuovo della società.
Non ci nascondiamo l’amara
l'amara realtà. Dire che il nazismo
dev'essere
dev’essere battuto oggi purtroppo significa significa in pratica che
dev'essere
dev’essere battuta la Germania. E ciò è da intendere in un
senso ben preciso, anche dal punto di vista spirituale. Perché
c'è
c’è una sola Germania. Non ce ne sono due, una buona e una
cattiva, e Hitler, in tutta la sua infinita
infinita miseria, non è un acci-
acci­
dente della storia: egli non sarebbe stato possibile senza certi
precondizionamenti psicologici, da ricercare piú piu in profondo,
come nell'inflazione,
nell’inflazione, nella disoccupazione, nella speculazione Mi è sembrato piu piú lungo di quanto desideravo il tempo
capitalistica e negli intrighi dei politici. Ma è vero che i intercorso tra la Sua lettera e l'arrivo
l’arrivo della pubblicazione
popoli non mostrano sempre la stessa faccia e che ci sono Wagneriana.
wagneriana. Quanto ancora l'argomento
l’argomento mi sta a cuore, lo
epoche e circostanze storiche in cui emergono le loro qualità dimostra il fatto che ho súbito
subito aperto l'opuscolo
l’opuscolo _ — dandogli
costanti. Oggi la Germania mostra un volto spaventoso. È il la precedenza rispetto a tante altre letture _ — e non me ne
tormento del mondo, _ — non perché sia “cattiva”, ma proprio sono piupiú potuto staccare, leggendolo tutto d'und ’un fiato.
fiato. Mi ca-ca­
perché è al tempo stesso anche “buona”, un dato di fatto que- que­ pita di rado di bere tutto in un sorso solo; mi stanco facil- facil­
sto di cui si rende ben conto l’umorismo
l”um0rismo anglosassone. L'emi-
L’emi­ mente, ma di fronte a questo tema e al modo sapiente ed amo- amo­
nente scrittore Harold Nicolson ha detto: « Il carattere te- te­ rosamente penetrante, nutrito di un impegno profondo, con
desco è uno dei migliori ma dei piu piú imbarazzanti sviluppi della cui esso è trattato non mi è stato possibile fare altrimenti. Il
natura umana! ››» suo discorso coinvolge anche perché si fa continuamente piú piu
La Germania dev'essere
dev’essere battuta. Ciò significa:
significa: essa deve complesso. Nell'opuscolo
Nell’opuscolo il problema sembra all'inizio impo-
all’inizio impo­
esser costretta a riattivare tutto ciò che il suo specifico patri- patri­ stato solo dal punto di vista del regista moderno e la frase
monio tradizionale dei primi secoli porta in sé di elementi in cui si afferma che proprio da tale punto di vista « il valore
sociahnente positivi, per esser capace di inserirsi nella confede-
socialmente confede­ sovratemporale dell'opera
dell’opera Wagneriana
wagneriana e la possibilità di so­ so-
razione europea, in quella associazione di stati per la quale pravvivenza della sua efficacia, diventano una questione molto
l°Europa
l’Europa è matura e per cui ad ogni singolo popolo si richiede particolare, estremamente complessa e di grande responsabi­ responsabi-
un sacrificio
sacrificio in termini di sovranità e di egoismo nazionale. ›>, risulta effettivamente la frase centrale dell'intero
lità », dell’intero di-di­
Questa guerra viene combattuta in favore della Germania — _ ma scorso critico. Ma il libro, poi, si arricchisce di notazioni e il
attualmente sarebbe chiedere troppo che la Germania lo suo discorso si amplia al di là di tutte le questioni particolari
capisse. Essa è combattuta per potere creare una situazione che e, con sottile penetrazione e cognizione profonda, quasi ini­ ini-
liberi la Germania dalla maledizione della politica di potenza, ziatica, finisce
finisce per abbraciare audacemente il colossale feno- feno­
della quale essa sta morendo come nessun altro popolo; per meno nella sua totalità. E se talvolta c'è c’è qualcosa di troppo
un'Europa pacificata,
un’Europa pacificata, spoliticizzata, nella cui atmosfera sola- sola­ pomposo, ampolloso e “tedesco”
“tedesco” bisogna rassegnarsi, perché
mente la Germania potrà essere grande e felice perché essa l'argomento stesso lo richiede e lo comporta. Comunque, non ci
l’argomento
restituisce al suo operare l'innocenza
l ’innocenza politica e ai suoi ammi-
ammi­
ratori la buona coscienza, cosí cosi che essi non dovranno piú piu * Wagner und kein Ende. /ln An Emil Preetorius. Lettera datata Pacific
Pacific
sospirare: <<« è grande, è magnifica,
magnifica, ma è “contro la civiltà” ››.
civiltà” ». Palisades, California, 6 dicembre 1949, pubblicata nella « Süddeutsche
Zeitung», München, 6 luglio 1950 e raccolta in Altes und I Neues, S.
Fischer, Frankfurt am Main 1953. Versione italiana di G. De Angelis.

106 107

i
si dimentica mai di trovarsi di fronte a un interlocutore di voluttuosa rete metafisica
metafisica sia piuttosto un qualcosa che riguar­
riguar-
grande cultura filosofica ed estetica. da quei giovani i quali non vedono ancora chiaro nella loro
Ma quale argomento è mai questo! E di che peso! Vor- Vor­ sessualità. Ma nel suonare al pianoforte ancora una volta di
rei poterne discutere insieme a voce per tre ore davanti a recente il primo atto con tutta la sua realistica drammaticità,
una tazza di tè e fumando qualche sigaretta. Ci comprenderem-
comprenderem­ mi sono entusiasmato senza riserve. Il canto d'Isotta
d ’Isotta a pro-
pro­
mo bene nel nostro entusiasmo, _ — e nelle Sue sfaccettature posito di «una
« una navicella piccola e debole ›>,», la scena inten-
inten­
critiche. Nel Suo saggio, Lei dimostra una fede eccessiva in sissima tra i due protagonisti che inizia alle parole «« coman-coman­
Wagner, omette involontariamente e necessariamente troppo date signora quel ch'è
eh’è vostro desiderio ››» ed è dominata dal
giustifica il successo mon­
di quanto in lui vi era di repulsivo e giustifica mon- tema introduttivo « non sai tu forse quel ch'ioch’io desidero ››» _ —
diale di Wagner, che è tale da sfioraresfiorare quasi l'illecito.
l’illecito. Crede tocca semplicemente il vertice della potenza espressiva. E la
seriamente _ — ma non è possibile! _ — che questa marcia trion- trion­ lingua è contenuta entro limpidi limiti stilistici, secondo il
fale di conquista del mondo borghese sia dovuta alla bramosia di modello epico. Tuttavia, io non potrei piu piú sostenere l’ascolto
l'ascolto
« risprofondare nell’abisso
nell'abisso che riunifica
riunifica e nella sacra notte », ››, _
— del Tristano nella sua totalità. Ma il Lohengrin,
Lohengrin, il cui pro- pro­
e non viceversa alla commistione tipicamente tedesca di bar- bar­ logo è forse la cosa piú
piu meravigliosa in assoluto che egli abbia
barie e di raffinatezza, con la quale anche Bismarck si era già mai composto, e che io, nella sua azzurro-argentea bellezza
imposto all”Europa
all’Europa e ad un erotismo che prima di allora non amo pur sempre nel piupiú intimo di me stesso — _ è un amore di
era mai stato esibito in pubblico? Riesce ancora ad ascoltare gioventú,
gioventù, puro, durevole e che si rinnovella ad ogni nuovo ac- ac­
la musica del Venusberg nella versione parigina del Tann- Tann­ costamento. Ho ancora un vecchio disco dell’“dell'“ aurea Delia ”” *
hiiuser?
häuser? Essa talvolta è veramente insopportabile. E c”è c’è del-
del­ (che qui di recente è stata purtroppo costretta ad interrom-
interrom­
l’altro. Può Ella sopportare facilmente la teatralità di Hans
l'altro. pere, per una indisposizione, un concerto di Lieder in cui la
quell’oca che è la cara piccola Eva, 1’«
Sachs, quell'oca l'« ebreo in cro­ cro- accompagnava al piano Bruno Walter) nella parte di Elsa che
», Beckmesser?
ce ››, D ’altra parte la pantomima di quest'ultimo,
Beckmesser.? D'altra quest’ultimo, canta Sola in tristi giorni e quando entra in pianissimo la
fino al momento in cui trova il manoscritto del Lied è sempli-
fino sempli­ tromba alla frase ««nello
nello splendore delle armi lucenti s’appres­
s'appres-
cemente splendida, il prologo al terzo atto è magnifico, il sò un cavaliere ›>,
», ogni volta io mi sento rapire in un'estasi
un’estasi lu-
lu­
quintetto è un brano mirabile. E poi una potenza espressiva, minosa come avessi diciotto anni. È il vertice del romanticismo.
un talento, un’arte
un'arte del porgere incredibili. Ma un'affettazione,
un’affettazione, Come vorrei vedere il Lohengrin nella Sua messa in scena!
una pretenziosità, un’adorazione
un'adorazione di se stesso e una messa E il Parsifal, lo ha mai fatto? L'opera
L’opera della vecchiaia di
in scena di se stesso mistagogica, anch'esse
anch’esse incredibili e in- in­ Wagner, molto sottovalutata, è veramente la piu piú interessante
sopportabili. Perché poi quest'opera
quest’opera che tutto comprende in
* Delia Reinhardt, soprano tedesca, nata a Elberfeld nel 1892, morta
virtú di una sintesi personalissima debba anche essere plasma-
virtù plasma­ a Dornach nel 1974. Studia a Francoforte e inizia la carriera nel 1913.
trice del popolo e redentrice del mondo, lo sanno gli dèi! C'è C’è Entra a far parte della compagnia del Teatro di Monaco, dove rimane
nelle rodomontate di Wagner, nel suo eterno sproloquiare, nel dal 1917 al 1924, anni in cui collaborò
collabore) con Bruno Walter, figurando
figurando
nella compagnia della prima del Palestrina di Hans Pfitzner.
Pfitzner. La sua car­
car-
volere esser lui solo a parlare, nel voler mettere bocca in tutto, riera in Germania prosegue a1l'Opera
all’Opera di Stato di Berlino fino fino al 1933,
una indicibile presunzione, che prefigura
prefigura quella di Hitler, _ — anno in cui i nazisti la costringono a lasciare il paese. Amica personale
certamente, c'èc’è molto di Hitler in Wagner, e Lei non ne ha di Thomas Mann fino fino da quegli anni e particolarmente apprezzata dallo
scrittore, che la definí
definì « aurea Delia ›>,
», la sua carriera prosegue all’estero
all'estero
fatto cenno, e naturalmente non poteva farlo. Come poteva al Covent Garden (Londra) e al Metropolitan (New York). Fra i ruoli
Lei collegare con Hitler l'opera
l’opera al cui servizio si è messo! Quel del suo repertorio stimati in modo particolare si vogliono qui ricordare,
fra gli altri, Cherubino, Fiordiligi, Pamina, Senta, Elisabeth, Elsa, Èva. Eva.
collegamento c'èc’è stato ed è durato fin fin troppo. Il disco di cui parla Thomas Mann è stato pubblicato nel 1929 dalla
Oggi io ritengo che il secondo atto del Tristano, con la sua Grammophon, n. 66867, tnatr.matr. 1653B1vI.
1633BM. [N.d.T.].

108 109
in assoluto tra i drammi del maestro. Vi è in essa la musica Maestri cantori *
piú
piu grandiosa (il cambiamento di scena nel terzo atto) e il
personaggio di Kundry è senza dubbio la sua piú piu alta riuscita
di poeta. E lui lo sapeva.
Lettere cosí
cosi lunghe, egregio signore, io non ne scrivo piu, piú,
ma quando si comincia a parlare di Wagner, io ridivento gio­ gio-
vane. Si abbia dunque il mio ringraziamento per la sollecitazio-
sollecitazio­
ne e per il risveglio d'interesse
d’interesse che il Suo libro ha suscitato in
me. Anche il Suo bello, anzi bellissimo appello alla « gola del
lupo ›>,
», io l'ho
l’ho allora accolto e letto con commozione. L'uomo
L’uomo
Illustrissimo Sig. Direttore,
intero nella sua unicità è rinato in me, al suo caldo, amorevole
quante testimonianze su Wagner e per Wagner, favorevoli e
appello.
Stia bene e riceva i migliori auguri di molti successi nei contrarie, mi sono state richieste e ho già respinte! Sembra
proprio che la questione non debba aver mai fine. fine. Wagner-senza
teatri di tutto il mondo!
fine.
fine. Cosi, infatti, è stato da me intitolato un breve saggio in
forma di lettera che due anni fa mandai ad un amico di Mona- Mona­
co a proposito di una sua pubblicazione Wagneriana
wagneriana e che è
apparso di recente sulla «Schweizerische
« Schweizerische Musikzetung ››. ». In
esso si parlava anche dei Maestri Cantori, l'incredibilmente
l’incredibilmente
gioiosa opera gemella del Tristano,
Trist ano, la abnorme, straripante com­
com-
media di un’anima
un'anima geniale, che repentinamente con essa si
trasferiva dall’atmosfera
dall'atmosfera di un'estrema
un’estrema ebbrezza di morte nella
radiosa gioia vitale in Do maggiore, di una pomposa probità
e mariuoleria tedesca. Con quest'opera
quest’opera ora il teatro di Ba- Ba­
silea inaugura il suo festival.
Non si devono fraintendere le punte polemiche che in quella
lettera mi vennero sotto la penna a proposito dei Maestri can­ can-
tori. Sono l'espressione
l ’espressione di quell'entusiasm0
quell’entusiasmo ambivalente che
ora caratterizza il mio rapporto con Wagner e che, bene 0o male,
si potrebbe definire
definire una passione. Ogni forma d'espressione,
d’espressione,
vuoi di tipo scettico-critico, vuoi di carattere entusiastico-elo-
giativo, si adatta bene a questa passione rimasta giovane. Non
sono le ripulse 0o le pseudoripulse della mia lettera a Preeto-
rius ad impedirmi di tenere il discorso in occasione della sua
nuova regía
regìa dei Maestri cantori. Vorrei poter fare un di-

* [Meistersinger].
[ Meistersinger]. Lettera al dr. Friedrich Schramm, direttore dello
Stadttheater di Basilea, apparso in « Theater-Zeitung des Stadttheaters
Basel», 1951, fase.
fasc. i1 e raccolta in Nachlese, S. Fischer, Berlin und
Frankfurt am
am Main 1956. Versione italiana di G. De Angelis.

no
IIO ili
III

9
piu esauriente; ma i bagni sono debilitanti, e
scorso migliore e piú Lettere di Richard W
Wagner.
agner. The Burrell Collection *
qui mi si proibisce qualsiasi tipo di attività. Quindi, di na­ na-
scosto al medico, solo questo saluto: la Sua scelta è buona e
un’opera felicissima, se mai
felicissima, I Maestri cantori sono un”0pera
una ve ne fu, degna di un festival, un poema in cui saggezza
e baldanza, ciò che è degno e ciò che è rivoluzionario, tradi­
tradi-
zione e futuro si sposano in un modo grandiosamente gioioso,
che suscita un profondo entusiasmo per la vita e per l’arte.
l'arte.
In giorni per Wagner personalmente tristi e deprimenti, anzi
privi di speranza, l'0pera
l’opera è nata dall'intima
dall’intima esultanza della
forza e della fede e la stessa esultanza l°opera
l’opera farà sempre Questa raccolta organica di lettere, in gran parte finora
rinascere anche adesso, proprio adesso, anche in Lei. ignote, dell'autore
dell’autore del Tristano, risalenti a vari periodi della sua
Si abbia i miei auguri di buona fortuna. vita, non è solo un vero dono degli dèi per la filologia filologia
Wagneriana
wagneriana ma deve o dovrebbe interessare anche chiunque
abbia personalmente sperimentato la magia della musica di
Wagner e pertanto si sia lasciato coinvolgere attivamente da
una delle personalità piú piu affascinanti, piú
piu umanamente com- com­
plesse e piu
piú artisticamente vittoriose di ogni tempo.
Riferisco in breve com'è
com’è nato questo grosso libro di oltre
650 pagine. Una signora inglese, Mary Burrell, moglie dell'ono-
dell’ono­
revole Willoughby Burrell, appassionata ammiratrice dell'arte dell’arte
del maestro tedesco e profondamente insoddisfatta delle bio- bio­
grafie fino
fino ad allora apparse, decise di scrivere la biografia
definitiva di Wagner qualche anno dopo la sua morte. Una
biografia
biografia esauriente, esatta, assolutamente veridica, basata su
documenti sicuri, alla cui stesura essa era disposta a dedicare
molto tempo e denaro, tutta la sua energia e il suo fiuto fiuto di
ricercatrice. Cominciò a viaggiare per l'Europa,
l’Europa, andò alla ricerca
di persone 0o discendenti di persone che erano state in rapporto
con il maestro scomparso ed entrò in contatto con esse. Si
dedicò all'acquisto
all’acquisto e alla raccolta di testimonianze della sua
vita sparse per il mondo: anzitutto lettere, poi abbozzi let- let­
terari e musicali, manoscritti completi, partiture a stampa,
quadri, programmi di concerto, certificati
certificati di nascita e di matri-

* Briefe Richard Wagners. The Burrell Collection. Saggio apparso


in «Neue
«N eue Schweizer Rundschau›>,
Rundschau», n.s., XVIII
x v m (1951), fase. 9, Zürich e
in «<<Almanach.
Almanach. Das 66. Jahr»,
Jahr », S. Fischer, Frankfurt am Main 1952,
successivamente raccolto in Altes und Neues, S. Fischer, Frankfurt am
Main 1953. Versione italiana di G. De Angelis.

II2 113
monio, contratti, passaporti e cosí
cosi via. Ma il risultato piupiú im-
im­ fried voleva impedirci di leggere: dichiarazioni, come quella
portante fu il reperimento di materiale che fino fino allora era sta­sta- contenuta in una lettera a Uhlig, straordinariamente indicati- indicati­
to presentato in modo scarsamente oggettivo, rimasto o addi­ addi- va, da cui risulta chiaro il rivoluzionarismo frenetico di
rittura tenuto nell’ombra
nell'ombra e qui bisogna precisare che dietro Wagner, anche dopo il 1848, la sua convinzione che le « stalle
allo zelo dell”aspirante
dell’aspirante biografa si celava una profonda sfiducia di Augia ››» della nostra civiltà basata sul denaro non si possano
verso la versione ufficiale della vita del suo eroe, verso ““ Bay- Bay­ ripulire seguendo le normali vie della politica, ma debbano
reuth”, verso “Wahnfried”, verso Cosima, una sfiducia condi­ condi- essere letteralmente date alle fiamme, in modo da poter purifi- purifi­
visa da piú
piu dd'una
’una persona che preferiva non consegnare i suoi care l'atmosfera,
l’atmosfera, cosí
cosi da preparare l”ambiente
l’ambiente vitale per un'arte
un’arte
tesori segreti alla cittadella del Graal sul rosso Meno, una sfi- sfi­ vera (la sua), un’arte
un'arte non assoggettata alle leggi del commer-
commer­
ducia per la quale io, a dire il vero, ho una comprensione piú piu cio. Tutto ciò può anche essere violenta ed appassionata follia
viva di quella del curatore di questo libro, che non vuol sentir di un artista ma sopprimere un documento del genere è sempli­ sempli-
dire che «<< Cosima avrebbe piegato ai suoi fini i documenti ››. ». cemente simbolo di un disonesto arrivismo.
A mio modo di vedere, la buona Mrs. Burrell aveva fonda- fonda­ Ma non si pensa solo a soppressioni e falsificazioni
falsificazioni di questo
mentalmente ragione. Sebbene fosse donna essa stessa, 0o forse tipo, quando si ritiene fin troppo giustificata l'avversione
l’avversione di
proprio per questo, aveva un istinto sicuro di quanto sia discu­ discu- Mrs. Burrell nei confronti di Cosima. Basta leggere nel nostro
tibile una gestione femminile del lascito degli uomini di ge- ge­ libro le parole della figlia di Ferdinand Heine, un vecchio
nio, discutibile o0 addirittura, in questo caso, scandalosa. E amico di Wagner, all'epoca
all’epoca in cui il maestro era direttore del- del­
oggi, a questo proposito, ne sappiamo molto piú piu di lei, infor-
infor­ l'Opera
l’Opera di Dresda, in una lettera da lei scritta nel 1895
mati come siamo di quanto ha perpetrato Elisabeth Förster- (cinquant'anni
(cinquant’anni dopo), alla figliafiglia di Mrs. Burrell: «<< Avendo
Nietzsche. Ciò che è accaduto nell'Archivio
nell’Archivio Nietzsche, in linea avuto il piacere di conoscere la sua gentile madre e di apprez- apprez­
generale, è accaduto anche a Bayreuth e ciò si può spiegare con zarne il nobile lavoro di ricerca, non mi sognerei neppure di
la mentalità femminile. Io non posso dire con certezza se ve- ve­ far causa comune con la vedova Wagner. W/agner. Come quella donna
ramente siano <<« trascurabili ››» le differenze tra l'edizione
l’edizione uffi-
uffi­ ha trasformato i Festival cosí così nohilmente
nobilmente un tempo celebrati
ciale dell'autobiografia
dell’autobiografia di Wagner e la sua versione originale in a Bayreuth e quanto sono oggi diversi da come Richard
pochi esemplari, di cui Mrs. Burrell ha scovato una copia aveva vagheggiato! ››. ». Basta rileggere, dico io, queste parole
giacente presso un tipografo italiano *. Certo lo saranno. Ma per entrare nello spirito dell'influsso
dell’influsso malefico, in tutta la sua
il quadro particolareggiato che questo libro piú piu che onesto portata, che la “Donna”
“Donna” e nella fattispecie la figlia di Liszt,
ci dà del trattamento al quale la matita blu di Cosima, preoc- preoc­ ha esercitato sull'“Uomo”.
sull’“Uomo”. L'“U0m0”
L’“Uomo” nella sua manifestazione
cupata per il buon nome di Bayreuth, ha sottoposto le lettere piú
piu vulnerabile, cioè Wagner uomo di cultura. È da precisare
del maestro all'amico
all’amico Uhlig di Dresda, desta indignazione. La che anche sull'amministrazione
sull’amministrazione del suo patrimonio artistico si
figlia di Uhlig, che era violinista, aveva mandato a Bayreuth è esercitato questo influsso che fu determinante anche per la
gli originali di queste lettere, ma saggiamente ne aveva « palude ›>,
», come Nietzsche definídefinì i <<« Bayreuther Blãtter
Blätter ›>,
», e
trattenuto delle copie, per distruggere le quali Cosima che svilì
svilí il Festspielhaus al livello di teatro di corte di Hitler.
non lasciò niente di intentato. L'operazi0ne
L’operazione non riuscí
riuscì ed Credo che troveremo informazioni molto precise su questa
esse vennero in possesso della nostra collezionista. Quindi, vicenda nella biografia
biografia di Cosima che Franz Beidler, nipote
oggi possiamo leggere ciò che lo scrupolo censorio di Wahn- di Wagner, figlio di Isolde, sta preparando a Zurigo.
Mrs. Burrell dunque, dopo aver raccolto una messe abbon- abbon­
* Mrs. Burrell acquistò la copia della biografia
biografia dalla vedova di
dantissima di materiale documentario iniziò la stesura della
Bonfantini, un tipografo italiano che risiedeva a Basilea. [N.d.T.]. sua grande biografia.
biografia. Ma era una ricercatrice piú piu che una

114 115
i i 5
scrittrice nata. Il suo libro, per quel poco che ne scrisse, deve può ben dire costituiscono la pièce de resistance
résistance del libro in
essere stato un problema di non facile soluzione per lei; le questione. Abbiamo cosí
cosi a disposizione, nelle lettere di Richard
venne anche la singolare idea di presentare solo nell'originale
nelPoriginale a Minna e viceversa, l’intera
l'intera amara storia di questo matrimonio,
tutte le lettere di cui era venuta in possesso _ — e vi furono dalla prima dichiarazione d”amore
d ’amore fino alla separazione defi-
defi­
anche molti altri esempi di goffaggine. L'impresa
L’impresa si rivelò nitiva. Queste lettere ci insegnano molte cose: anzitutto, il vin­
vin-
superiore alle sue forze. Nel 1898, anno della sua morte, colo che legò Wagner a questa donna fu molto piú piu forte,
essa era arrivata al ventunesimo anno di Wagner e al primo profondamente radicato e duraturo di quanto si potesse im- im­
incontro con Minna Planer, quando Richard era ancora un maginare. Egli chiaramente l'ha l ’ha amata con piúpiu passione di
giovane direttore d'orchestra
d ’orchestra di provincia. Mrs. Burrell non tutte le altre che piu
piú tardi ne conquistarono il cuore: Jessie
aveva quindi avuto ancora occasione di sfruttare per il suo Laussot, Mathilde Wesendonck, Cosima Von Bülow, nelle
libro il materiale nuovo che avrebbe potuto offrire ai lettori. quali Minna per forza di cose doveva vedere solo delle dia- dia­
I suoi eredi pubblicarono il frammento di biografia.
biografìa. Quanto boliche seduttrici, mentre esse semplicemente le erano supe- supe­
alla Collezione, essa rimase per molti anni inaccessibile riori per la comprensione che avevano di Wagner come arti­ arti-
agli studiosi. Nel 1929 ne fu fatto un catalogo e cosí cosi si poté
potè sta. Quanto a lui, non ha mai dimenticato i tempi difficili,
un’idea generale di quanto in essa era con­
avere almeno un'idea con- quando essa gli rimase fedele al fianco fianco (cioè dal 1839 al
tenuto. Nel 1931, la Collezione venne messa in vendita e 1842, a Parigi), e si è comportato in modo decente dal punto
un'americana,
un’americana, Mary Louise Curtis, attualmente moglie di Efrem di vista finanziario
finanziario nei confronti della moglie anche dopo
Zimbalist, l'acquistò
l’acquistò e ne fece una donazione al Curtis Institu-
Institu­ averle scritto la lettera di congedo. E di ciò essa gli dette
te of Music *. Sono ottocentoquaranta numeri di catalogo, prin- prin­ atto poco prima deHadella morte. Veniamo anche a sapere che
cipalmente lettere, alle quali Mrs. Zimbalist ne aggiunse ven­ ven- Minna, bella e giovane attrice di successo con esperienze ne- ne­
ticinque di sua proprietà. Questa massa di documenti viene gative alle sue spalle (fu sedotta all'età
all’età di quindici anni)
ora per la prima volta offerta al pubblico in ordine cronologico non si legò a cuor leggero con un uomo sulla cui fronte ben si
nel libro che Mr. Burk ha curato corredandolo di note equili- equili­ poteva leggere fin fin dall'inizio
dall’inizio la predestinazione ad una vita
brate ed informate, rispettose e scritte con finezza,
finezza, nonché di tempestosa, eccentrica, sfrenata, in guerra dichiarata ed aperta
altrettanto pregiati brani di collegamento tra un testo e l'altro.
l’altro. contro ogni tipo di convenzione sociale. Essa ebbe la pru- pru­
Abbiamo cosí,
cosi, alla fine, una biografia Wagneriana quale la
biografia wagneriana denza tipica della donna, si mostrò ritrosa e riflessiva. Ma la
defunta Mrs. Burrell aveva sognato ma che le forze non le forza magnetica del corteggiatore si dimostrò irresistibile e la
consentirono di realizzare. “colpa” fu di lui. Ci è dato gettare uno sguardo su un destino
“colpa”
Il colpo di fortuna di questa grande entusiasta fu di riu- riu­ non dissimile da quello della povera contessa Tolstoj, la
scire a conquistarsi la fiducia e la simpatia di Natalie Bilz- quale avrebbe voluto che il suo caro Ljóvocka seguitasse a
Planer, figlia naturale di Minna, prima moglie di Wagner, che scrivere quei bei romanzi invece di predicare il cristianesimo
essa faceva passare come sua sorella. Ciò che contribuì
contribuí ad originario e condannare il denaro, gli eserciti, la chiesa e
accrescere la fiducia
fiducia reciproca, fu principalmente l'antipatia
l’antipatia la civiltà nel suo complesso. Per quanto la riguardava, Minna
comune per Cosima e, in tal modo, Mrs. Burrell riuscì riuscí ad avrebbe voluto che il suo Richard proseguisse sulla strada del- del­
ottenere dall'erede
dall’erede della copiosa collezione di sua madre mor- mor­ l'operista
l’operista di successo, quella che aveva imboccato felicemente
ta nel 1866, per denaro e forza di persuasione, una dopo con il Rienzi e il Tannhäuser. Lohengrin poteva ancora passa- passa­
l'altra,
l’altra, non meno di 128 lettere di Wagner a Minna, che si re. Ma lui, dopo essersi giocato il buon posto di direttore al- al­
l'Opera
l’Opera di Dresda per quei maledetti imbrogli politici, andò
* Attualmente la parte essenziale della raccolta si trova presso l’ar­
l`ar-
chivio di Bayreuth a Villa Wahnfried. [N.d.T.]. a perdersi in progetti fantastici e irrealizzabili sul piano pra-

116 117
)
tico, e che nessun teatro dd”opera’opera avrebbe mai accettato, e sta ammaestratore del mondo su qualsiasi argomento, leterno l’eterno
a questo punto Minna « non ne poté potè veramente piú piu ››.
». Lo attore, il teatrante fanatico dei costrumi, <<« parrucchiere e
scoglio contro cui s'infranse
s’infranse la navicella del matrimonio, ciò che ciarlatano ›>» come lo chiamò Gottfried Keller, che naturalmen-
naturalmen­
allontanò da lei l'avventur0so
l’avventuroso marito, fu il venir meno della te provava repulsione per la confusione tipicamente Wagne- wagne­
sua fede in lui _ — l'ultima
l ’ultima cosa che Wagner perdonava, lui riana tra rinunzia al mondo e ambizione di dominio mondano,
uomo di fede inaudita inconcussa in se stesso e nella propria per l'arciromantico
l’arciromantico sfruttamento della contrapposizione mal­ mal-
missione, che questa fede in lui esigeva da tutti gli altri e sana di sensualità e castità nella sua opera: noi abbiamo di
identificava la corruzione del mondo precisamente nel fatto
identificava nuovo davanti agli occhi questo Wagner e c'è c’è troppo di ripu-
ripu­
che esso gliela negava, negandogli insieme i mezzi di sussi­ sussi- gnante, troppo di Hitler, troppo nazismo latente e anche
stenza necessari al compimento della sua opera, che avrebbe palese, perché possano sembrare ammissibili la completa fiducia,
dovuto essere anzitutto espressione di quella fede. la venerazione con buona coscienza, l’amore
l°am0re che non si vergo-
vergo­
Mr. Burk trova parole molto efficaci per definire il rapporto gna di se stesso. Però! Chi non si sentirebbe commosso e pron- pron­
di Wagner con il mondo, analogo a quello del personaggio to a schierarsi al suo fianco
fianco nel leggere queste righe indiriz-
indiriz­
di Siegmund-Wehwalt
Siegmund-Wehwait * che rendeva la povera Minna cosí cosi zate da Biebrich sul Reno a Minna nel febbraio 1862: <<«U Un
n
infelice. Citiamo le sue parole: «Quasi « Quasi sempre nella vita di tempo verrà in cui chi riconsideri una vita quale è stata la
Wagner, ma soprattutto in questo periodo (intorno al 1850) mia, si vergognerà troppo tardi di come mi si lascia ingrata- ingrata­
il problema principale dell’artista
dell'artista fu quello di trovare mezzi mente e continuamente in balia dell'inquietudine,
dell’inquietudine, dell'insicu-
dell’insicu­
di sussistenza in un mondo di filistei
filistei che poco si interessavano a rezza e si avvedrà di quale miracolo abbia io compiuto nel
lui, e questo per realizzare il proprio destino di creatore e creare, in circostanze del genere, l°opera
l’opera a cui sto lavorando ». ››.
conquistare il mondo. Si era prefissato una mèta che avrebbe Ed era davvero un miracolo, e si può ben dire che si sia
sbigottito chiunque altro. Si trattava di trovare del denaro, comportato in modo deplorevolmente ingiusto contro quel
senza impantanarsi nella routine, scrivere partiture di conce- conce­ grande insopportabile un mondo che non ha memoria, e, oggi,
zione possente e difficoltà prodigiosa, risolvere infiniti pro- pro­ quando va in estasi per le sue opere, non si ricorda assoluta-
blemi pratici di esecuzione con artisti che lui avrebbe dovuto mente che un tempo le riteneva assurde e impossibili.
formare, in un teatro che avrebbe dovuto far costruire, davanti « L'opera
L’opera a cui sto lavorando ››» erano I Maestri cantori. È
a un pubblico che nutriva a proposito dell'opera dell’opera idee del fonte di ammirata meraviglia il fatto che il progetto di questa
tutto diverse. Quanto sia stata lunga e terribile questa lotta, opera nacque a Vienna nel corso di settimane e mesi tempe- tempe­
lo si può capire solo osservando la sua vita quotidiana a di- di­ stosi, quando, in occasione di un'auspicata
un’auspicata esecuzione del Tri­ Tri-
ravvicinatissima.
stanza ravvicinati ssima. Vediamo allora non sempre un uomo stano, il maestro lottò a lungo ed invano. Fu mai concepita
amabile, ma in ogni momento un artista dal coraggio e dalla un'opera
un’opera in un simile stato d'animo?
d’animo? Immaginate: da una
forza di persuasione incredibili ». ››. parte giace il gigantesco torso dell'Anello,
dell’Anello, presumibilmente ine- ine­
Non si potrebbe dire meglio di cosí, cosi, in modo piú
piu acuto ed seguibile per definizione,
definizione, dall’altra
dall'altra c’è
c'è Tristano e Isotta, l’ope­
l'ope-
equilibrato. ««Un
Un uomo amabile ›>, », no, non lo fu certamente. ra ispirata da Mathilde Wesendonk, ineseguibile anch’essa, anch'essa,
Egli era semmai un insopportabile provocatore agli occhi dei proprio in quella capitale austriaca un tempo cosi cosí ben dispo-
dispo­
suoi contemporanei. Wagner, il genio scroccone, il rivoluzio- rivoluzio­ sta verso il musicista e dove Wagner, tredici anni prima, aveva
nario bisognoso di lusso, il grande immodesto, pieno solo di potuto ascoltare il suo Lohengrin per la prima volta. Egli udí udì
se stesso, esternamente monologante e spaccone, il propagandi- allora un'opera
un’opera giovanile e tutto ciò che aveva creato in
seguito sembrava ora condannato ad un'esistenza
un’esistenza umbratile.
* Valchiria, atto 1. [N.d.T.]. Era molto abbattuto? Lo era. Ma durante il viaggio da

118 119
Karlsruhe a Vienna si era trattenuto per quattro giorni gettare uno sguardo nel laboratorio interiore di Wagner. È
_
— quattro interi giorni — _ a Norimberga, e là, la rapida del 30 gennaio 1844 ed è indirizzata da Dresda a Karl Gaillard,
visita alla città aveva fatto sí si che un'idea
un’idea nebulosa, un sogno, un amico di Berlino. Il musicista trentunenne scrive: <<« In ve- ve­
si concretassero in un punto fermo di riferimento, un con- con­ rità non mi fido troppo della mia vocazione di poeta e con­ con-
creto progetto di lavoro. Qualcosa di poderosamente tedesco, fesso che solo per stretta necessità, non essendomi stati
rivoluzionario in senso protestante, popolarescamente auda- auda­ offerti buoni testi da mettere in musica, mi è venuta l'idea l’idea di
ce e probo, gli sollecitava da tempo la fantasia, ma era un scriverne io stesso. E ormai mi sarebbe del tutto impossibile
progetto senza contorni ben definiti. Avrebbe dovuto essere musicare un libretto altrui e proprio per il seguente motivo:
forse qualcosa di relativo alle nozze di Lutero, ma poi l”idea l ’idea non mi è mai successo di scegliere un qualsiasi soggetto at- at­
finí
fini per concretarsi nei Maestri cantori di Norimberga, e tutte traente, di metterlo in versi, e poi riflettere a come corre- corre­
le tribolazioni, le preoccupazioni, i fastidi che gli aveva pro- pro­ darlo di una musica adeguata; procedendo in tal modo, sarei
curato il Tristano, per quanta importanza esistenziale aves- aves­ sempre esposto al rischio di dovermi entusiasmare due volte,
sero avuto, scalfirono appena la superficie della sua esistenza; il che è impossibile. Il mio modo di operare è diverso: anzi- anzi­
al di sotto di essa, nella verità e nella quiete, l'attività
l ’attività interiore tutto non posso avvicinarmi ad un soggetto se non si presen­ presen-
si concentrò tutta sul nuovo lavoro destinato a diventare un ta subito alla mia fantasia in tutto il suo significato non solo
glorioso sfogo dell’animo
dell'animo tedesco, della libertà e della mae- mae­ poetico ma anche musicale. Prima che io prenda a scrivere
stria tedesche in un festevole Do maggiore. un solo verso, ad abbozzare una sola scena, mi sento già
La depressione, le contrarietà, i disagi, la disperazione non rapito dall'inebriante
dall’inebriante profumo musicale della mia creazione,
sono ostacoli per le grandi ispirazioni. In certi casi ne costi- costi­ ho già in testa tutte le note, tutti i motivi caratterizzanti, cosí cosi
tuiscono il terreno di cultura piú piu favorevole. La vitalità tenace che, quando la stesura del poema è terminata e le scene
non è innata, il genio la fa affluire, e chi ha una missione sono nell’ordine
nell'ordine definitivo,
definitivo, per me l°operal’opera vera e propria
da adempire non può essere sconfitto.sconfitto. Quest°uomo
Quest’uomo che era stato è già finita e la messa a punto dettagliata è piú piu che altro
un bambino malaticcio, in seguito sarà eternamente vittima di un’appendice, frutto di tranquilla riflessione,
un'appendice, riflessione, del vero lavoro
eruzioni cutanee, díspepsia,
dispepsia, insonnia, nevrosi. A trent’anni
trent'anni è in compositivo. Di essa esistono già tutti i presupposti essenzia­essenzia-
un tale stato che « spesso si apparta per un quarto dd'ora ’ora a li ».
››. E Wagner aggiunge che gli servono soggetti che si pre- pre­
piangere ››;»; ha paura di morire prima di aver finito finito il Tann-
Tann­ stino ad esser trattati musicalmente. « Questo dovrebbe anche
hiiuser,
häuser, a trentacinque anni si considera troppo vecchio per essere il punto in cui opera e dramma si distinguono netta- netta­
l'esecuzione del progetto dell'Anello,
intraprendere l’esecuzione doWAnello, è sempre mente... Se oggi la missione del drammaturgo è quella di pu- pu­
esaurito, in ogni istante si sente « finito finito ›>,
», a quarant'anni
quarantanni pen- pen­ rificare e spiritualizzare gli interessi materiali della nostra epo­ epo-
sa ogni giorno alla morte _ infine, a circa settant'anni
— e infine, settant’anni ca dal punto di vista morale, cosí
cosi all'operista-poeta
all’operista-poeta è dato di rie-
rie­
metterà con il Parsifal il coronamento ad un vero e proprio vocare magicamente tutta la sacra poesia, quale ci è stata tra- tra­
cosmo, ad un minuzioso affresco di magica intellettualità, mandata dalle saghe e dalle cronache del tempo passato, di far­ far-
risultato di una intera vita. Si dice ciò che si vuole _ — è la rivivere con il profumo che le è proprio. Per la mia prossima
una vita d'artista
d ’artista creatore meravigliosa, stupefacente, eterna­ eterna- opera ho scelto la bella e cosi singolare saga di Tannhiiuser...
Tannhäuser... ››.».
mente affascinante. In un uomo ancora giovane, una cosi cosí consapevole e per
Manca nella nostra collezione una lettera come quella a definizione della propria irripetibile e perso-
sempre vincolante definizione perso­
Liszt del 1831,
1851, in cui il maestro sviluppa ed espone solenne- solenne­ nale vocazione d'artista!
d ’artista! _
— non senza la precisazione che sulla
mente il progetto dell'/lnello.
dell Anello. Eppure ve n'è n ’è una quasi al- al­ base di essa, alla sua maniera, l’opera
l'opera poteva essere portata su
trettanto ricca d'insegnamenti
d ’insegnamenti e che ci permette anch'essaanch’essa di un piano piu piú alto, riscattandola da quella umiliazione che le

1120
20 121
I2I
è stata inflitta
inflitta dandole come oggetto argomenti non musicali lui avrebbe progetti piú
piu audaci di realizzazione, per attuare i
(egli intende dire non romantici). quali gli sarebbero necessari non meno di ro.ooo 10.000 talleri. Vor­
Vor-
Per concludere solo una parola circa la storia della conce- conce­ rebbe far costruire un teatro sul Reno o in Svizzera o da
zione del Festival come si delinea in modo abbastanza singo- singo­ qualche altra parte, vorrebbe cercar di avere i migliori cantanti
lare in queste lettere. Essa è fondamentalmente di origine rivo­ rivo- e orchestrali e tutto ciò che fosse necessario (gli scenari e i co-co­
luzionaria ed è contenuta in nuce nella già citata folle lettera stumi), dovrebbe essere creato espressamente per questa oc- oc­
a Uhlig, in cui si chiarisce la necessità di dare alle fiamme casione in modo da poter garantire un”esecuzione
un’esecuzione perfetta. A
l”intera civiltà borghese, compreso il suo mondo del teatro
l’intera questo punto lui manderebbe biglietti d'invito d’invito a tutti coloro
diventato bottega. Dopo questa cura del fuoco, forse da che fossero dediti per vocazione alla sua arte, in modo che in
qualche parte un entusiasta (come lui) chiamerà a raccolta i teatro vi fossero solo persone spiritualmente ben disposte. Le
sopravvissuti di questo mondo degradato e dirà loro: « Chi rappresentazioni previste (ovviamente gratuite) dovrebbero
vuole aiutarmi a mettere in scena un dramma? ››. ». Solo uomini essere tre in una settimana. Dopo di ciò il teatro dovrebbe
dalla volontà veramente pura si presenterebbero, perché in essere abbattuto e tutto sarebbe finito.
finito.
un mondo rinnovellato non sarebbe piú piu possibile fare soldi Fantasia? Sogni? Dovevano avverarsi - — o se non proprio
con un'impresa
un’impresa del genere. Essi si radunerebbero allora in un “Bayreuth” con
avverarsi almeno realizzarsi. Doveva arrivare “Bayreuth”
edificio
edificio di legno costruito in breve tempo per mostrare al i biglietti a venti marchi l'uno,
l’uno, con re e imperatori e nababbi
popolo che cosa è l'Arte.
l’Arte. L'idea
L’idea di un teatro eccezionale, da internazionali e spaventosi scrittori di cose wagneriane come
festival, dedicato al popolo (in contrapposizione al detestato pubblico, con un grosso giro d'affari
d ’affari e prezzi proibitivi degli
teatro di corte), sopravvive tenace in lui, e vi affiora sempre. alloggi nella piccola città e brillanti feste e ricevimenti in
A Dresda, all'epoca
all’epoca in cui il Lohengrin verrà rifiutato
rifiutato dal tea­
tea- d’artificio a Villa Wahnfried, ormai viva
giardino, con fuochi d'artificio
tro con sua grande amarezza, egli delinea, nei colloqui con gli roccaforte di Wahn [follia] e di arroganza settaria. L'utopiaL’utopia
amici, progetti fortemente utopistici di un teatro ideale e era arrivata. E Nietzsche fuggi...
popolare del futuro. L°edificio
L’edificio dovrà ergersi su di un'altura;
un’altura;
sarà un tempio dell'arte
dell’arte visibile a distanza e da tutte le regio-
regio­
ni della Germania accorrerà la gente a lasciarsi iniziare alla
piú
piu alta e pura bellezza. Solo il Sublime nella forma rappre- rappre­
sentativa piú
piu degna sarà offerto agli spettatori. La nazione
stessa sarà l'organizzatríce
l ’organizzatrice del Festival e i fruitori non do- do­
vranno pagare nulla. Gli artisti dovranno dedicare gratuita- gratuita­
mente tempo e talento al servizio della grande causa, e cosí cosi
via. Alle obiezioni degli amici un po' po’ scettici, il maestro ri- ri­
sponde impetuosamente in dialetto sassone. C'è C’è già qui l°idea
l’idea
di un teatro popolare come istituzione di stato durevole, sta­ sta-
bile. Piú
Piu tardi, a metà strada della composizione dell'Anello,
dt\VAnello,
torna a pensare a qualcosa di provvisorio. Scrive da Zurigo
di essere nonostante tutto deciso a mettere in musica il suo
Sigfrido (a quest'epoca
quest’epoca si tratta ancora della Morte di Sigfrido)
Sigfrido)
ma di essere anche fermamente deciso di non permettere ad
un normale teatro d'opera
d ’opera di metterlo in scena. Al contrario,

1I22
22
123
I
Indice dei nomi

Arnim, A. von, 38. Gaillar, K., 121.


Gersdorfi,
GersdorflE, C. von, V111.
vin.
Bach, J. S., 18. Gobineau, J. A., vu.
VII. '
Bakunin, M. A., 39. Goethe, W.,
W-, X, 7, 13,
x, 7, Is, 27, 38, 39,
Balzac, H de, 4, 83, 104. 44, 49, 59)
44) 49> 59, 65, 66, 69, 74, 88,
Barrès,
Barrés, M., 3, 54.34. 92)
92 93-
Baudelaire, C., vm, vin , 12, 19, 39, Gounod., C. F., 79.
33,
53, I0°-
Ioo. Grillparzer, F., 13.
Beethoven, L. van, 18, 54, 63, 64.
Behrs, A. E., 28. Hebbel, C. F., 81.
Beidler, F., 115.
113. Heckel, E., 28, 5o.
Heckei, 30.
Bilz-Planer, N., 116. Heine, F., 115.
113.
Bismarck, O. von, vin, 5o, 51,
vin , 30, 31, Hitler, A., vir,
vu, 2, 99, 100, 101,
87. 106, 108, 115,
113, 119.
Börne, L., 49. Hoffmann, E. T. A., 37, 53.
33.
Brahms, I.,J., 17, 52.
32.
Brockhaus, C., 74. Ibsen, H., vV111,
in , 6, 7, 78, 91,
Buddha, 27.27,
Bülow, H. von, 22. 92, 93-
92›
Burk, ].N.,
J. N., 116, 118.
Burrell, M., 113, 114, 115, 113, 116. Kant, E., 63.
Burrell, W., 113. Keller, G., 119.
Klopstock, F. G., 57.
37.
Calderon de la Barca, P., 63.
Chamberlain, H. S., VII.
vu. Laussot, J., 117.
Curtis, M. L., 116. Lenbach, F. von, 2o.
20.
Levi, H., 92.
Delacroix, E., 33.
53. Liszt, F-, 4, 16, 17, 23,
F., 4, 25, 42, 44,
Dickens, C., 83, 104. 46,
46, 74,
74) 76, 78, 79,
76, 78, 79. 115, 126.
II5) 126.
Dostoevskij, F. M., 10, 83, 104. Lope de Vega, F., 63.
Dumas, A., 7. Lortzing, G. A., 49.
Dürer, A., v111,
vin , 42, 43. Luigi Napoleone, 5o.
30.
Luigi II di Baviera, 13.
15.
Eichendorff, ].K.
J. K. von, 45.
43.
Euridipe, 54.
34. Makart, M., vin
V111,, 43.
Mann, T., V11,
vu, V111,
vin , rx,
ix, x, 2.
Federico
Federico Barbarossa,
Barbarossa, 7o.
70. Marschner, H. A., 49.
Feuerbach,
Feuerbach, L., 3o.
L., 30. Mendelssohn, F., 17, 64.
Förster-Nietzsche, E.,
E., 114. Mérímée,
Mérimée, P., V111.
vin.
Freud, S., 9. Mozart, W.A.,
W. A., 18, 63.

125
125
J
Nicolson, H., 106.
io 6. Schumann, R., 17, 32.
52.
Nietzsche, F., v11,
v i i , vm,
v i i i , x,
x , 5,
3, 7, Shakespeare, W., 13,
15, 34,
54, 63, 64.
9, II,
9, i i , 13, 16,
16, 28, 29, 29, 3°,
30, 34, Shaw, G.B.,
G. B., 39.
37, 38,, 39,
37 , 38 39 , 4°,
4 0 , 446,
6 , 5°,
3 0 , 53, 54,,
33 , 34 Spontini, G., 49.
88, 100, 101, 115, 113, 123.
Novalis, 24, 33. Thackeray, W.W.M.,
M., 83, 104.
Tolstoj, L. N., vVIII,
in , 4, 3,
5, 28, 83,
Peterson-Berger, W., 52.
32. 91, _1o§,
104, 117.
Planer, M., 116, 117, 118, 119. Tolstoj, S..A.,
A., 117.
Plutarco, 47.
Poe, E. A., 53, 100. Uhlig, T., 114, 113,
115, 122.
Preetorius, E., 107.

Raffaello, 14. Viereck, P., 99, 101, 102, 104,


Reinhardt, D.,
£)., 109. 105.
Renoir, A., 14. Voltaire, 47.
Ritter, J., 43.
Rossini, G., 45. Wagner, C., 114, 113,
115, 117.
Walter, B., 109.
Schemann, L., vv11.
ii. Weber, C. M. von, 19, 49.
Schiller, F., 16, 44, 45. Wesendonk, M., 14, 26, 27, 28,
Schlegel, F., 33, 34. 33, 441,
35, 1 , i117›
l 7, II9-
H9-
Schopenhauer, A.,
A ., V11,
v i i , 24, 30, 31, Wesendonk, O., 43, 37,
57, 72.
33›, 34›
33 355, 4I›
34 , 33 4 1 , 42›
4 2> 43,
43 , 47-
47 -

fi
iii.
Schramm, F., 111. Zimbalist, E., 116.
Schubert, F., 52. Zola, E., v111,
v in , 4, 5,
3, 83, 91, 104.

1
126 l
I